NUOVE CULTURE E INTERCULTURE: MOVIMENTI, CENTRI E COMUNITA'
Introduzione: questo campo riassume le più significative forme della nuova cultura: dal nomadismo alle nuove forme di relazione ra uomini e donne, dal femminismo alla new age. Un panorama straordinario di situazioni umane, emozionali e comportamentali, in costante mutazione, che sorgono spontaneamente e che danno vita a nuove integrazioni tra razze, popoli ed esseri umani.
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
LE DONNE: dal femminismo alla riscoperta della femminilità sacra
IL PROGETTO PORTO FRANCO: INTERCULTURALITA' DELLA VITA REALE
I CENTRI E LE COMUNITA' DI GAIA:
di Enrico Cheli
tratto a "L'età del risveglio interiore" Franco Angeli Editore
1. La cultura emergente della nuova era: una panoramica
Molti parlano di new age, ma pochi sanno davvero di cosa si tratta: una religione, una filosofia, una moda o cos'altro? Su quali presupposti si basa? Quali sono i suoi concetti chiave? Che metodi propone? E ancora: come si pone in rapporto ad altre religioni e filosofie? E alla politica?
Un'altra serie di domande riguarda poi le origini e gli scenari di questo fenomeno: dove, come e perché nasce la new age? Chi sono i suoi sostenitori e aderenti? Come mai suscita così tanto interesse e a quali bisogni risponde? Perché alcuni giornali e certi intellettuali la sottovalutano alla stregua di una moda o la attaccano come una grave eresia? Perché certi gruppi e adepti la sopravvalutano? Quali sono realmente i suoi pregi e limiti?
Per rispondere correttamente a tali quesiti dobbiamo per prima cosa distinguere tra "new age" intesa come idea o ideale di una nuova era e "new age" vista quale movimento anzi, insieme di movimenti che si ispira a tale ideale.
Come meglio sosterremo più oltre, l'idea di una imminente nuova era non è realmente nuova, e ricorre più volte nella storia degli ultimi millenni; nuovo è invece, almeno per molti aspetti, l'attuale movimento new age sviluppatosi negli ultimi decenni soprattutto negli Stati Uniti ed estesosi poi anche ad altri paesi occidentali, inclusa l'Italia. Tale movimento, pur non essendo del tutto esente da limiti e ingenuità di movimenti simili del passato, contiene un suo nucleo originale di idee e metodi di notevole interesse, ed è importante sottolineare l'appellativo "attuale" per distinguerlo dai movimenti new age del passato o anche da quella che era la sua realtà anche solo qualche decennio fa. In questo paragrafo faremo una prima ricognizione della new age attuale, mentre nel successivo esamineremo più specificamente il suo background storico e ideologico.
1.1 Fraintendimenti sulla new age
Ogni nuova realtà culturale, proprio perché nuova, risulta difficile da comprendere sulla base degli schemi consueti ed è quindi congenitamente soggetta a fraintendimenti. La situazione è poi ulteriormente complicata da alcune forze conservatrici, politiche e religiose, che vedono nella cultura emergente un pericoloso avversario e tentano perciò di creare un clima sfavorevole e confuso.
Per evitare di semplificare ed appiattire questo fenomeno e movimento così complesso e multiforme bisogna procedere con grande cautela, dato che vari giornalisti e studiosi tendono spesso a fare confusione e a classificare come "new age" idee, gruppi e correnti di pensiero che non lo sono affatto, trascurando magari di esaminare quelli che invece lo sono davvero.
Per prima cosa non sono new age le sette, di qualunque tipo, poiché lo spirito della new age è per la massima apertura e interscambio, mentre una setta è per definizione chiusa, una realtà a sé stante che distingue rigidamente tra noi e voi e richiede ai nuovi adepti l'adesione totale alla propria filosofia e alle proprie regole, una scelta radicale tra noi e gli altri. Inoltre, le sette si basano su guru o figure carismatiche, viventi o non, ma comunque esclusivi, indiscutibili, mentre la new age è per un apprendimento aperto, che attinge non da uno ma da più maestri, con l'obiettivo finale di sviluppare il proprio Maestro interiore, cioè prendere coscienza di quel nucleo di saggezza divina che risiederebbe in ognuno di noi (v. più oltre).
La confusione è dovuta spesso al fatto che alcune sette perseguono in parte ideali simili a quelli della new age, ma questo non è sufficiente ad accomunare queste due realtà: infatti, come abbiamo detto, l'idea/speranza di una nuova era non è affatto nuova nella storia, mentre quello che caratterizza in modo originale la new age è il modo in cui intende perseguire tale ideale e la sua non-organizzazione interna, libera e aperta. Un altro fattore di confusione è connesso con i metodi e le tecniche utilizzate: dato il suo orientamento sincretico e interculturale, la new age attinge da molteplici fonti dalla meditazione ai mantra, dallo sciamanesimo al pensiero positivo e dunque può capitare che anche altri vi attingano, ma ciò non significa che siano la stessa cosa. La new age non è nessuno dei frammenti di cui si compone, ma è l'insieme di essi, e la sua peculiarità è proprio quella di mettere insieme concetti e metodi diversi e integrarli in un sistema globale di libera fruizione per chiunque, senza cioè alcun obbligo di aderire a organizzazioni di qualsivoglia genere o sottostare a vincoli e gerarchie per potervi accedere.
Una confusione ancora più grave, talvolta ricorrente sui giornali, specie di provincia, è quella di affiancare la new age alle sette sataniche; se abbiamo già detto che la parola stessa "setta" è in antitesi con lo spirito della nuova era, a maggior ragione lo è il satanismo, che punta a ottenere ricchezze materiali e potere sugli altri, con metodi violenti e di disprezzo per la persona, laddove la nuova cultura emergente è invece orientata su valori esistenziali positivi, quali la pace, la coscienza planetaria e lo sviluppo armonico del potenziale umano.
E ancora, c'è ben poco di new age nei maghi, cartomanti, astrologhi e veggenti, spesso accomunati erroneamente o strumentalmente alla cultura emergente. Alcune branche della new age attingono, è vero, anche dall'ambito della divinazione, dell'astrologia, della medianità, ma con tutt'altro approccio, come vedremo in seguito. E' altresì vero che alcuni maghi e maghe si fregiano impropriamente dell'appellativo "new age", ma non fanno forse lo stesso con molti altri appellativi, altrettanto impropri, quali: professore, cavaliere, gran maestro etc.?
C'è poi chi crede che la new age sia una religione o un culto; che sia una moda che viene dalla California; che si tratti di una strategia commerciale; che sia immorale; che non creda in Dio; e c'è anche chi sostiene che la new age sia finita e ci sia già una next age. Ebbene, la new age non è nessuna di queste cose.
Non è affatto esaurita, per il semplice motivo che è appena agli inizi: se un bambino mostra qualche cambiamento, questo non va certo interpretato come un segno di decadenza ma semmai di crescita. Non è un culto, ma piuttosto un nuovo punto di vista sulla realtà e sul ruolo degli esseri umani su questo pianeta, insomma una cultura emergente. Non è una nuova religione, pur se profondamente spirituale; piuttosto una nuova visione della spiritualità e del sacro che non rimane confinata in una singola religione, in ununica dottrina, ma che spazia sullintero pianeta Terra e rende onore a tutte le realtà religiose, ricercando le verità più profonde di ognuna. Non è una moda, anche se, come tutti gli ambiti emergenti e non regolamentati, la new age attira anche qualche opportunista, che abusa di tale termine per ammantare di una patina nuova e stimolante la sua attività professionale o i suoi prodotti, che in realtà con la new age hanno spesso poco o niente a che vedere. Questo non contribuisce certo alla chiarezza, ma d'altra parte non si può dare la colpa alla new age se qualcuno usa a sproposito il suo nome: non essendo una struttura organizzata ma un movimento spontaneo, non può certo ricorrere alle vie legali per tutelarne l'uso.
Non è un business, almeno in Italia, nonostante che i mass media sottolineino spesso tale aspetto. Per quanto riguarda il nostro paese possiamo anzi affermare, senza timore di smentita, che niente è più lontano dal vero. Al di là di qualche caso sporadico, come il successo del libro La profezia di Celestino, che ha venduto da noi oltre settecentomila copie, e di pochi altri best seller, il "mercato" della new age è un mercato povero, fatto di piccole o piccolissime aziende, spesso artigianali, mosse più dalla passione che dallo spirito capitalistico, con i bilanci assai magri se non in passivo. Anche il mercato dei servizi è sostanzialmente povero, e nel corso delle ricerche svolte non si è mai riscontrato che qualcuno si sia arricchito con la professione di terapista olistico o di conduttore di seminari new age. Certo, non dobbiamo dimenticare che conferenze, stages, prestazioni professionali e terapeutiche sono opera di esseri umani che se non guadagnano non campano, ma da questo a parlare di business il passo è lungo. Se qualcuno si è arricchito con la new age, almeno in Italia, non sono certo i newagers, ma semmai alcune grandi case editrici e discografiche che non sono affatto new age ma hanno saputo sfruttare l'onda. E ciò va evidenziato senza alcuna critica verso tali aziende, che hanno semplicemente fatto il loro mestiere.
Il discorso è ovviamente diverso se ci riferiamo alla realtà americana, dove effettivamente la new age è anche un business, ma ciò non deve sorprenderci, perché là ogni cosa è business, e nessuno se ne scandalizza, anzi, più un certo ambito smuove risorse economiche, più alta è la considerazione che riceve, e questo vale anche per l'ambito spirituale.
A causa dei fraintendimenti elencati in questo paragrafo e anche per via di un certo abuso semplicistico del termine "new age", molti individui, movimenti, gruppi che pure ne condividono nella sostanza le finalità e i metodi, non amano riconoscersi in tale etichetta; parimenti, molte persone esterne a questo ambito ma potenzialmente interessate ai suoi temi, si tengono a distanza per diffidenza o paura. Naturalmente, assieme ai fraintendimenti e alle strumentalizzazioni vi sono anche limiti e ingenuità reali, su cui ci soffermeremo più oltre.
1.2 Verso un nuovo rinascimento
Dopo aver chiarito ciò che la new age non è, cerchiamo adesso di capirne l'essenza e i tratti principali, tenendo presente che si tratta di un fenomeno dalle molte sfaccettature. In prima battuta possiamo considerarla come la ricerca di un mondo migliore, basato su un nuovo modo di concepire il senso della vita, di vivere la spiritualità, di intendere il rapporto tra l'uomo e l'universo.
Questa nuova visione del mondo non cala dall'alto ma sorge spontaneamente dal basso, da un numero crescente di individui che non si riconoscono più nella vecchia cultura patriarcale, nella sterile contrapposizione tra materialismo e spiritualismo, nelle mille divisioni create dalla politica e dall'eccesso di razionalismo. La new age non è un movimento organizzato o una ennesima ideologia, "non è che esista perché qualcuno lo vuole. E' semplicemente quello che sta succedendo oggi, piaccia o no. E tanti ci si trovano dentro senza saperlo: tante persone che ora si stanno risvegliando non sanno niente della parola new age" (J. Redfield, autore del best seller La profezia di Celestino, citato da G. Cerquetti, 1999). Più che un movimento organizzato è semmai una nuova sensibilità culturale e spirituale che pone al centro l'essere umano, puntando alla sua crescita personale e spirituale e alla sua realizzazione in quanto individuo.
Tra le varie definizioni di questo fenomeno culturale, una tra le più appropriate e suggestive è quella di "nuovo rinascimento planetario". Il Rinascimento che conosciamo dalla storia fu per lo più circoscritto ad una ristretta parte del pianeta (l'Europa) e dell'umanità (le élites); oggi invece, grazie al processo di planetarizzazione e globalizzazione vi sono le condizioni per un fenomeno di più vasta portata, che investa l'intero pianeta.
Il rinascimento, come sappiamo, fu un periodo caratterizzato sia da un grande fiorire delle arti sia da un'enorme espansione degli orizzonti, dovuta alla scoperta di nuovi mondi, geografici, astronomici e culturali. Grazie a quegli esploratori e a quegli studiosi la nostra conoscenza e padronanza della realtà esterna è straordinariamente aumentata. Non sempre però con esiti positivi per il benessere e l'evoluzione umana, perché l'uomo si è trovato a maneggiare forze assai potenti e potenzialmente pericolose in modo totalmente egoistico, senza che la sua coscienza e la sua responsabilità si siano accresciute di pari passo. Il nuovo rinascimento planetario dovrà quindi essere anche un rinascimento dell'essere, volto a riequilibrare questa situazione, ponendo attenzione non solo alla conoscenza esteriore ma anche a quella interiore.
Sul piano culturale, lo scenario più significativo per capire la new age è quello della planetarizzazione e globalizzazione cui stiamo andando incontro da alcuni decenni, in conseguenza del grande sviluppo dei trasporti e delle telecomunicazioni. Tale fenomeno permette alla gran parte delle persone di conoscere, oltre alla propria, anche altre culture e religioni, e di poterle confrontare tra loro. Una delle conseguenze più importanti di tale confronto, consapevole o meno che sia, è il nascere di un forte senso di relativismo socioculturale, cioè la consapevolezza che niente è vero in assoluto e che sono possibili (e legittimi) molteplici punti di vista e modalità di approccio riguardo a uno stesso problema, situazione, questione. Ne derivano due importanti corollari: 1) la possibilità, tramite il confronto con altre culture, di rendersi conto dei limiti della propria cultura di appartenenza e quindi liberarsi da credenze false e valori superati; 2) la possibilità di prendere il meglio da ogni altra cultura, intendendo con "cultura" i vari saperi e consuetudini di un popolo, ivi incluse scienza, filosofia, religione.
Contrariamente alle culture e religioni tradizionali, che hanno sempre mal tollerato le differenze, guardandosi bene dall'aprirsi e "farsi contaminare" da altre realtà, la new age considera le differenze culturali non un motivo di conflitto, ma anzi una grande ricchezza dell'umanità che attende solo di essere capita e utilizzata. Ne deriva un eclettismo su molteplici piani, che alcuni criticano, ma che rappresenta invece uno dei punti qualificanti del pensiero e dei metodi della nuova era, sia per la visione olistica e interdisciplinare che ne consegue, sia per la grande libertà che implica.
La cultura della nuova era è consapevole delle grandi implicazioni positive insite nella multiculturalità, e si propone come una cornice unificante che collega tra loro diverse visioni del mondo facendole convergere verso l'obbiettivo di "un uomo migliore per un mondo migliore". Uno dei motti della nuova cultura emergente potrebbe essere "unità nella diversità"; vi è infatti un grande rispetto delle differenze e la propensione ad una coesistenza pacifica di paradigmi diversi, religioni diverse, culture diverse. Al contempo vi è una forte tendenza all'unione, all'unità, che si manifesta nella ricerca dei punti di contatto e delle somiglianze tra le diverse culture e religioni: finché si rimane a livello superficiale, appaiono più evidenti le differenze, ma se si va in profondità ci si accorge, man mano che ci si avvicina al nucleo, che vi sono somiglianze e vere e proprie identità. Come vedremo, è soprattutto in campo spirituale che questa ricerca si è sviluppata, portando la new age ad essere il primo (e per ora unico) sistema interreligioso che si conosca. Tuttavia, il medesimo principio di unità nella diversità può essere applicato anche in altri campi, come ad esempio quello della scienza, dove vari ricercatori stanno in effetti lavorando ad una visione unificante dei diversi paradigmi (cfr. Capra, F., 1988; E. Cheli, 2001; Grof S 2000; E. Laszlo, 1998; N. F. Montecucco, 2000; Wilber K., 2000).
L'emergere di una coscienza planetaria e della possibilità di una coesistenza e convergenza di sistemi filosofici e religiosi diversi si fa strada in un numero sempre maggiore di persone, molte delle quali non hanno mai sentito parlare di new age oppure ne danno giudizio superficiale o negativo: eppure, in un certo senso potremmo chiamare anch'essi newagers, così come chiamiamo "rinascimentali" molti personaggi che, all'epoca, non si sarebbero affatto riconosciuti in tale etichetta.
1.3 L'eutopia dentro se stessi: una rivoluzione silenziosa
L'espressione "nuovo rinascimento" descrive abbastanza bene l'aspetto macroscopico della "new age", i suoi tratti multiculturali, la sua visione olistica di interconnessione planetaria, la tendenza a conciliare unità e diversità; tuttavia, per comprendere l'essenza e le motivazioni più intime del fenomeno è necessario prendere in considerazione anche un livello più profondo e individuale per il quale ho coniato l'espressione: "eutopia dentro se stessi" (sulperché di "eutopia" invece di "utopia" v. link).
La cultura della nuova era è indubbiamente rivoluzionaria, ma non in direzione di una rivoluzione sociale, che si attua attraverso le armi o i movimenti collettivi di piazza. Se è pur vero che auspica il crollo di certe vecchie strutture, non si tratta di un crollo cruento, poiché non sono tanto le cose esteriori che devono crollare, quanto quelle interiori: gli schemi e i pregiudizi che risiedono in ogni persona, le paure e le rigidità, i bisogni di controllare e prevaricare gli altri, di bramare e accumulare ricchezze materiali ben oltre le proprie esigenze, di considerare valido solo il proprio punto di vista, negando e screditando quelli altrui. Come sostiene il mistico indiano J. Krishnamurti (1969, p. 30)
"Molti di noi desiderano assistere ad una trasformazione radicale della struttura sociale. Qui sta tutta la battaglia che si sta combattendo nel mondo: provocare una rivoluzione sociale, col sistema comunista o con altri mezzi. Ora, se vi è rivoluzione sociale, è questa una azione che riguarda la struttura esteriore dell'uomo; per quanto radicale possa essere tale rivoluzione, essa per sua stessa natura resterà statica se non vi sarà una rivoluzione all'interno dell'individuo, se non avrà luogo una trasformazione psicologica. Perciò per costruire una società che non sia ripetitiva, che non sia statica e disintegrante, una società continuamente viva, è del tutto imperativo che si abbia una rivoluzione nella struttura psicologica dell'individuo, poiché senza una rivoluzione interiore, psicologica, la mera trasformazione dell'esterno riveste ben scarso significato. (...) Perciò può aversi rivoluzione autentica soltanto quando tu, come individuo, divieni consapevole del tuo rapporto con gli altri. Senza dubbio ciò che tu sei, nel tuo rapporto con un altro, con tua moglie, con tuo figlio, col tuo capo, col tuo vicino, è la società. La società in se stessa non esiste. La società è ciò che voi e io, nel nostro rapporto, abbiamo creato; è la proiezione esterna di tutti i nostri stati psicologici interiori. (...) Non può verificarsi alcuna alterazione o modificazione significativa della società finché io non comprenderò me stesso in rapporto con te. Essendo confuso nel mio rapporto, creo una società che è la replica, l'espressione esteriore di quel che sono."
E' un percorso impegnativo che richiede disponibilità a mettersi in discussione e coraggio di sperimentare nuove strade, nuovi punti di vista, nuovi modi di affrontare la vita. Conoscere se stessi significa riconoscere e cambiare quei modi di pensare e di agire che ostacolano il proprio percorso evolutivo individuale, liberandosi da quei condizionamenti socioculturali che offuscano la libertà di giudizio, la creatività, la spontaneità
Alcuni intellettuali vedono la scelta di impegnarsi a cambiare se stessi, a crescere e valorizzarsi come individui, come una sorta di ritirata, di chiusura egoistica e asociale nel proprio guscio, una sorta di fuga dalla realtà, o addirittura di anarchia. A mio avviso il significato è ben altro, e si può dire che, con poche eccezioni, vi è, nei newagers, una grande sensibilità e attenzione nei confronti del sociale, che viene però visto non più come qualcosa da cambiare dall'alto, con leggi e norme morali, ma piuttosto da fare evolvere dal basso, quale risultante dell'insieme degli individui che lo compongono: più elevato il livello di consapevolezza e responsabilità dei singoli, maggiore il livello qualitativo della società che esprimono.
Più in particolare, si ritiene che al crescere del numero di individui interiormente liberi e autoresponsabili, anche i riflessi sulla società diverranno via via più tangibili, fino al punto in cui, superata una certa soglia, o massa critica (v. nota 1) si dovrebbe verificare una reazione a catena che "contagerà" anche la cosiddetta "maggioranza silenziosa", producendo mutamenti su larga scala, come sembra suggerire il cosiddetto "fenomeno della centesima scimmia" (vedi --). Cambiando noi stessi possiamo, per risonanza, innescare rivoluzionari cambiamenti nell'intera umanità. Ad ogni modo, se anche la massa critica non fosse raggiunta, se anche l'auspicato propagarsi del cambiamento dal livello individuale a quello collettivo non avvenisse, coloro che percorrono questa via non rimarranno a mani vuote, si sostiene: avranno comunque una maggiore conoscenza di se stessi, avranno coltivato e sviluppato il loro potenziale, i loro talenti, avranno cambiato in meglio la loro vita e il loro piccolo mondo, e questo non sarebbe affatto poco.
1.4 Né religione né partito
Qualcuno ha definito la new age una nuova religione o un nuovo movimento politico, ma, per quanto vi siano alcuni aspetti orientati in tal senso, entrambe le etichette sono nel complesso poco appropriate.
Iniziamo dalla prima: la new age è caratterizzata, è vero, da una intensa spiritualità, che però non segue la via della religione ma piuttosto della religiosità. Spieghiamo la differenza. Mentre "religione" denota una particolare dottrina e una collegata istituzione sociale, con una sua precisa organizzazione, gerarchia e ideologia, "religiosità" esprime un atteggiamento interiore, una dimensione privata, personale di contatto col "divino" che l'individuo può ricercare e trovare dentro di sé, senza che qualcuno lo guidi in modo autoritario e dogmatico.
Come meglio vedremo in seguito, la new age ritiene della massima importanza che ognuno sia libero di scegliere quale religione seguire o anche di costruirsi un proprio percorso interreligioso, che tragga cioè spunto da più di una religione. Tutte le realtà religiose vengono rispettate, e proprio per questo, non si approva l'idea di ricondurre i fermenti spirituali del nuovo millennio nell'ambito di una singola fede religiosa, poiché ciò creerebbe competizione e conflitto, nel tentativo di stabilire quale debba essere quell'unica fede, migliore delle altre, cui attribuire la supremazia. La new age è per il pluralismo e per la libertà di scelta ed è per questo che da parte sua non c'è conflitto con nessuna religione, sono semmai le religioni istituzionali, che pretendono di avere il monopolio della spiritualità, a viverla come una nuova, pericolosa concorrente da arginare, e poiché si tratta di un fenomeno essenzialmente occidentale, ciò coinvolge soprattutto la religione cristiana, specie cattolica. Se la chiesa cattolica, come vertice istituzionale, manifesta avversione nei confronti della new age, diverso è il discorso a livello di base: numerosi sacerdoti e monaci, specie i più giovani, e molte comunità cristiane, mostrano infatti interesse per la nuova spiritualità, che non vedono in antitesi ai principi del cristianesimo, ma anzi portatrice di valori e metodi che bene si integrano con il messaggio evangelico. Va poi sottolineato che una buona parte dei newagers si riconosce in un percorso cristiano, seppur non rigidamente canonico, e anche quelli che preferiscono altre religioni hanno comunque una alta considerazione di Gesù Cristo e del suo messaggio.
E veniamo adesso al secondo paragone, quello politico. La new age si pone, è vero, obbiettivi che riguardano anche il miglioramento della società, ma non intende perseguirli seguendo gli itinerari tradizionali della politica che, così come è stata finora impostata, si pone spesso come un agente di divisione più che di unione (vedremo meglio questi aspetti al cap. --). Inoltre la politica pretende di migliorare la società agendo dall'alto, con leggi, regolamenti e sanzioni, mentre la new age propende, come abbiamo detto, per una evoluzione dal basso, per una crescita della coscienza individuale che poi si traduca in coscienza collettiva e dunque in maturità sociale, tant'è che al centro di questa cultura troviamo l'essere umano e non la società: l'assunto base è infatti che per migliorare la società è necessario migliorare gli individui che la compongono, altrimenti ogni cambiamento, anche una rivoluzione, finisce per essere riassorbito dai vecchi schemi: cambiano le classi sociali e le persone al potere ma non la struttura della società. E' inutile cambiare i partiti se non cambiano interiormente (e non solo esteriormente) le persone che li rappresentano e quelle che li votano. L'approccio è dunque più pedagogico che politico, secondo una impostazione che non si rivolge però solo ai bambini ma anzi in primo luogo agli adulti. L'idea di fondo è di educare gli adulti ad essere realmente se stessi, a pensare con la propria testa, a liberarsi da quei condizionamenti e vincoli socioculturali che limitano ingiustamente il fiorire della propria individualità e la possibilità di intessere relazioni creative, fluide e reciprocamente soddisfacenti con altri esseri umani. E poiché, come vedremo, la new age è priva di strutture e di gerarchie, questa "educazione degli adulti" è soprattutto una autoeducazione, che si svolge inizialmente attraverso la lettura di libri e la partecipazione a seminari volti a tramettere le basi, i principi e i metodi, e poi in un lavoro personale del singolo che deve operare la sua individuale rielaborazione e sintesi di quanto appreso e trasferirla gradualmente nella dimensione della vita quotidiana.
1.5 Una visione olistica dell'uomo e dell'ambiente
Per quanto si interessi all'evoluzione della scienza in tutte le sue branche e propenda per una visione olistica della realtà ad ogni livello, il centro d'interesse della cultura emergente è senza dubbio l'essere umano. Esso viene considerato come una unità inscindibile, un "tutto" costituito da quattro dimensioni fondamentali tra loro interdipendenti: il corpo, le emozioni, la mente e lo spirito. Come l'essere umano, anche il pianeta Terra viene visto in una prospettiva olistica, come un sistema costituito da una serie di ambiti e livelli interdipendenti.
Da questa visione olistica nasce l'esigenza di nuove ricerche scientifiche che mettano a punto tecnologie meno dannose e devastanti (vedi ad es. l'agricoltura biodinamica) e a basso contenuto di energia inquinante (ad es. l'energia solare e quella eolica), mentre al contempo si ricorre sempre più alla bioarchitettura ed al Feng Shui per migliorare la qualità degli ambienti in cui viviamo quotidianamente. Nell'ambito di questa visione ecologica, non dobbiamo infine dimenticare il vegetarianesimo, che trova ampio, seppur non unanime riscontro, nella cultura emergente, con motivazioni che vanno al di là delle semplici regole igieniche, dietetiche, o religiose.
1.6 Provare per credere
A differenza di quanto solitamente avviene nei movimenti politici o religiosi, nella new age non vi sono ideologie da seguire, né tanto meno ricette certe e precostituite di felicità e salvezza, ma piuttosto una costante ricerca di risposte possibili, da vagliare e verificare empiricamente, collettivamente e anche individualmente.
Alla base della suddetta ricerca di risposte possibili troviamo, come presupposto indispensabile, la libertà di sperimentare, di constatare da soli, nella pratica, se e quanto certe idee o metodi funzionano e sono realmente positivi per noi. Nella vecchia era le ricette sul come vivere la propria vita venivano per lo più imposte dall'alto, attribuendole magari al volere di un dio, e si stabiliva a priori, dogmaticamente, che erano le migliori, le uniche, senza sottoporle ad alcuna reale verifica. Nello spirito della nuova era invece niente va stabilito a priori, ogni ricetta va provata alla luce dei fatti (e qui è evidente l'influenza del pragmatismo americano).
L'atteggiamento di fondo del newager non è dunque né quello del credente né quello dell'ateo, ma piuttosto dell'agnostico. "Credente" è colui che crede senza prove evidenti e senza una esperienza diretta, personale, dunque in modo pre-giudiziale; l'ateo, quanto ad atteggiamento, è assai simile al credente, poiché anch'egli non ha prove della non esistenza di una certa realtà e il suo non credere è quindi altrettanto pregiudiziale. L'agnostico è colui che sa di non sapere e che proprio per questo sospende il giudizio in attesa di saperne di più, ricercando prove e facendo esperienza diretta di ciò che vuol giudicare. Si tratta quindi di una valutazione non pregiudiziale ma alla luce dei fatti.
L'agnosticismo è alla base della scienza moderna e del metodo sperimentale (o, almeno, dovrebbe esserlo): ogni ipotesi è legittima, e finché non viene provata o confutata dalla sperimentazione e dall'osservazione empirica si deve sospendere ogni giudizio; insomma, non va né accettata né scartata a priori ma sottoposta a verifica. Questo stesso atteggiamento andrebbe applicato anche alla sfera della cultura, della religione e della politica, ma è ovvio che il concetto non è facile da accettare, provenendo tutti noi da secoli di indottrinamento basato sulla fede cieca in dogmi rigidi o in ideologie altrettanto rigide.
Ad ogni modo, grazie proprio all'avvento della scienza, la forza dei dogmi, delle ideologie e delle istituzioni che li sostenevano è andata via via scemando nel corso degli ultimi secoli e oggi, per la prima volta nella storia, l'individuo (almeno in occidente) ha il diritto e la possibilità di scegliere tra varie religioni, tra più filosofie e tra diverse proposte politiche, e anche di constatare poi se dette idee e metodi sono realmente validi. Oggi dunque è possibile percorrere strade diverse senza rischiare il rogo e senza essere ossessionati dalla paura di sbagliare, ed ecco perché i molti gruppi esistenti nell'universo new age sembrano talvolta assai diversi, anche distanti tra loro: stanno sperimentando aspetti diversi, percorrendo diramazioni diverse, ma sono accomunati da una stessa, sincera ricerca di libertà e di miglioramento, individuale e collettivo.
La libertà di scelta nella nuova cultura non è solo teorica, ma effettiva, poiché nasce da una esigenza di verifica empirica da parte dell'individuo: aprirsi a nuove possibilità non significa infatti crederci ciecamente a priori, altrimenti non si fa altro che passare dai vecchi dogmi a nuovi dogmi, che, per quanto nuovi, pur sempre dogmi sono, con tutte le conseguenze del caso. Si usa la parola "sperimentare" proprio per evidenziare che queste "novità" vanno provate, testate, verificate: se funzionano, se consentono di ottenere un miglioramento, bene, possono essere incluse nella nuova visione, altrimenti è meglio lasciarle perdere.
Ma attenzione! avvertono i newagers non critichiamole troppo frettolosamente se non riusciamo a capire razionalmente come e perché funzionano, se non siamo in grado di spiegarne scientificamente i meccanismi: l'importante è che servano allo scopo, la comprensione del perché e del come può venire anche in seguito; anche nella storia della scienza essa è spesso venuta dopo: l'invenzione della macchina a vapore e il suo utilizzo a fini pratici, ad esempio, hanno preceduto di un bel po' la formulazione delle leggi della termodinamica in grado di spiegarne scientificamente il funzionamento, e altrettanto è avvenuto in molti altri casi.
E se anche certi principi o certi metodi non rispondono alle attese, attenzione alle critiche facili: potrebbero non funzionare per alcuni ma andare benissimo per altri. Nella vita non c'è una sola strada ma molte possibili vie per giungere a destinazione, e poiché gli essere umani non sono tutti uguali, ma si differenziano per cultura, esperienze, carattere, formazione, etc., vi sono strade più adatte per alcuni e strade più adatte per altri. Il grande sopruso e il grande limite delle religioni organizzate e delle ideologie autoritarie è stato ed è quello di imporre a tutti le stesse idee, lo stesso percorso, senza tener conto delle differenze individuali, ambientali, culturali. All'individuo non era consentito in passato il diritto di scegliere, anzi l'idea stessa di scegliere autonomamente era ed è considerata inaccettabile dalla chiesa, una eresia e difatti la parola "eretico" vuol dire letteralmente "colui che sceglie da solo".
Da questo punto di vista la cultura emergente della nuova era è profondamente e dichiaratamente eretica, non solo nei confronti della religione cristiana, ma di ogni religione, dottrina e ideologia. La new age considera l'eresia non come qualcosa di cui vergognarsi ma anzi come un valore, uno degli emblemi distintivi del nuovo paradigma: ognuno ha il diritto di scegliere come vivere la propria vita, non solo sul piano della politica ma anche su quelli della spiritualità, della cultura e della vita quotidiana. E' utile consigliarsi con altri, ispirarsi a guide o maestri, ma l'ultima decisione deve sempre spettare al diretto interessato e purché non faccia del male ad altri nessuno deve sentirsi in diritto di imporgli la propria visione del mondo o la propria religione, neppure se si è convinti che per lui sia un bene.
Le attuali democrazie riconoscono, almeno sulla carta, il diritto all'autodeterminazione dell'individuo, che dopo millenni di schiavitù, fisica e ideologica, può finalmente farsi da solo le proprie idee e scegliere da solo in quale modo affrontare la vita. Tuttavia si tratta di un diritto che dalla carta va portato nella pratica e la new age si muove appunto in tal senso.
1.7 Percorsi e metodi di consapevolezza e crescita personale
Veniamo adesso agli strumenti di cui la cultura della nuova era si avvale, ai metodi operativi impiegati per realizzare l'eutopia e trasformare i sogni in realtà. Dato che si punta ad una evoluzione dal basso, la direzione principale è quella della "crescita personale", cioè della conoscenza di se stessi e dello sviluppo delle potenzialità latenti che giacciono in ogni essere umano, nella sua multidimensionalità corpo-cuore-mente-spirito. "Conosci te stesso" è il fulcro di ogni vera trasformazione e crescita personale: crediamo di conoscerci, ma in realtà conosciamo solo lo strato più superficiale del nostro essere, l'ego, fatto di abitudini meccaniche, di credenze inculcateci spesso da altri, di maschere; al massimo riusciamo ad essere coscienti della nostra parte razionale, mentre poco o niente sappiamo circa le sensazioni, le emozioni, i sentimenti e molti altri aspetti che appartengono al nostro lato "irrazionale"; questo significa che lessere umano è come "semi-addormentato" e vive gran parte delle attività "di veglia" non in modo pienamente "cosciente" ma per lo più "inconsciamente". Conoscersi davvero vuol dire mettersi in discussione e liberarsi da incrostazioni e apparenze, così da poter contattare il nucleo più profondo e genuino dell'essere (v. link).
I metodi e le tecniche per compiere questo percorso di autoconoscenza e ripulitura sono molteplici, di derivazione orientale e occidentale, psicologica e mistica, antica e moderna, e uno dei punti chiave della new age è proprio quello di riscoprire tali saperi e divulgarli, in una forma adeguata alle esigenze e ai linguaggi dell'uomo di oggi, così che non sia più indispensabile recarsi in India o in Egitto o altri luoghi remoti alla ricerca di scuole misteriche e non occorra più attendere anni prima di essere ammessi a quelle scuole né superare ardue prove iniziatiche. Nuova era è anche questo: ciò che era esoterico (cioè "per pochi") diviene essoterico (per tutti) e l'occulto (vale a dire "nascosto") esce alla luce del sole.
Oltre agli antichi metodi esoterici e mistici, si rendono oggi disponibili all'umanità anche metodi e tecniche di nuova concezione, originatisi da ricerche negli ambiti della psicoterapia, della sociologia, dell'antropologia, delle medicine naturali.
1.8 Musica per ascoltarsi dentro
Tra le molte diramazioni metodologiche della new age è d'obbligo un cenno all'omonimo genere musicale, tra i cui esponenti di punta ricordiamo William Ackerman, George Winston, Paul Winter, Brian Eno, Enya, Andreas Vollenweider, Kitaro, Vangelis, Ray Lynch, Wim Mertens, Loreena McKennit, solo per citarne alcuni tra i più noti. Si tratta di un genere musicale che si è sviluppato molto negli ultimi quindici anni, al punto che si può trovare in vendita non solo nei negozi specializzati ma anche in quelli macrobiotici, nei saloni di bellezza, nelle librerie, nelle edicole e perfino in alcune farmacie. Il rapporto tra musica new age e cultura new age non è una semplice questione di omonimia, ma si estende ben più a fondo; difatti, questo genere musicale è costituito da sonorità e ritmi per lo più tranquilli, intimi, che evocano stati d'animo particolari, adatti per riposare, per meditare, per sognare, per guarire e guarirsi. Ne nasce una musicalità tutta nuova e piena di fascino che unisce alle voci e agli strumenti musicali i canti degli animali e i suoni della natura. Dunque una musica che ben si integra con la meditazione, l'introspezione, l'armonia con gli altri, il contatto con l'ecosistema. Non a caso è stata definita "musica per ascoltarsi dentro" e viene anche largamente impiegata come supporto a molte terapie alternative, perché favorisce il contatto con le parti più profonde del nostro essere, riconnettendoci ai piani più elevati dellEsistenza.
Nella società contemporanea il rumore ha raggiunto un livello tale da far perdere al nostro corpo la sua armonia originale e il suo ritmo naturale e i generi musicali dominanti, dal rock alla disco music fino anche alla "classica" d'avanguardia, lungi dal contrastare questa tendenza, la rappresentano e assecondano senza mezzi termini. Questa aggressione sonora contribuisce abbondantemente a far aumentare il livello di stress che è già fin troppo alto. La musica new age rispecchia pertanto un bisogno diffuso di pace, di armonia, di contatto con la natura, bisogno di nutrire il proprio essere con suoni capaci di neutralizzare il rumore e la disarmonia, ripristinando l'equilibrio originario.
Un altro tratto interessante, e anch'esso emblematico della musica new age, è che, oltre ai grandi autori, esiste un gran numero di "dilettanti" che si cimentano in questo genere per puro piacere personale, per esprimere la propria creatività ed espressività, senza necessariamente competere con altri e puntare al successo artistico e commerciale.
1.9 L'inafferrabile new age
La nuova cultura può apparire talvolta incomprensibile, contraddittoria e anche un po' caotica, ma questo caos è un passaggio inevitabile per trasformare l'ordine esistente, è anzi il fattore essenziale di ogni vero cambiamento, di ogni passaggio dal vecchio al nuovo. Proveniamo da secoli, anzi da millenni di "regime" patriarcale", basato sull'ordine, sulla razionalità, sul dominio, sul controllo, sul materialismo e via dicendo; la cultura emergente tende a recuperare anche l'altro versante, quello femminile, più morbido, meno ossessionato dall'ordine, dal dominio, più orientato all'amore che al potere, più all'intuito e alle emozioni che alla razionalità. Perché avvenga questo passaggio epocale, questa riconciliazione tra maschile e femminile, tra razionale e irrazionale, è necessario che il vecchio, rigido ordine si allenti, cosicché il nuovo ordine trovi terreno libero su cui crescere. Quindi è coerente allo spirito e agli obiettivi della nuova cultura il fatto di essere un po' caotica, difficile da definire, contraddittoria in vari aspetti: che apporto innovativo potrebbe mai portare un movimento già ben ordinato, coerente, con una struttura definita e dei capi riconosciuti? Sarebbe un ennesimo partito politico in cerca di voti o una setta che aspira a diventare religione istituzionale insomma, cose già viste, niente di nuovo, niente a che vedere col cambiamento epocale!
La cultura emergente della nuova era è un movimento spontaneo, anzi una pluralità di movimenti spontanei, che emergono dal disgregarsi progressivo del vecchio ordine e operano per un nuovo, più aperto, libero e soddisfacente stato di cose. Si tratta di una cultura non verticista, anzi essenzialmente policentrica, sia sul piano delle idee che su quello dell'organizzazione: così come non ha veri e propri punti centrali, assunti base o fondamenti ideologici, non ha neppure esponenti centrali, capi riconosciuti, portavoce ufficiali. Non è un pensiero forte, ma neppure un pensiero debole, non è assimilabile ad una organizzazione, ad una ideologia o dottrina ma neppure ad un movimento anarchico; il modello che è forse meglio in grado di descrivere questo fenomeno è quello di rete di collegamento o network venuto alla ribalta con internet. E difatti vi sono molte analogie tra queste due realtà. Internet è il frutto di una interconnessione globale che si origina dal basso, da liberi rapporti di interconnessione tra singoli utenti, in cui non esiste né una gerarchia né una struttura rigida e prestabilita; analogamente, la new age tende ad una evoluzione globale dal basso, potenziando i singoli individui e i piccoli gruppi, e sviluppando la conoscenza e la comunicazione in modo libero, agerarchico.
Dal punto di vista della nuova cultura, il network può essere preso a modello per una nuova forma di organizzazione sociale, più fluida e creativa, e soprattutto più rispettosa delle esigenze del singolo individuo, dei piccoli gruppi, delle minoranze. Il network è una struttura aperta basata sulla libera comunicazione, senza censure o privilegi, senza discriminazioni tra alto e basso, tra periferia e centro: ogni componente può essere contemporaneamente al centro di questa rete. Essendo privi di gerarchia, di leaders e di burocrazia i networks sono fluttuanti, multipli, si manifestano con azioni convergenti senza concertazione né organizzazione, semplicemente in virtù del fatto che hanno principi e obiettivi analoghi; il contenuto invece può essere anche molto diverso. Come sistema aperto il network si mantiene in equilibrio in base alla sua costante fluttuazione e trasformazione e ciò spiega il suo enorme sviluppo nella società attuale, la sua organizzazione e propensione alla collaborazione e non alla competitività.
Il network comprende sia una dimensione tecnica sia una dimensione spirituale: esso è lo strumento più adeguato per relazioni di tipo globale ma rappresenta anche una forma di unione "mistica": la new age come network è in questo senso la metafora della nuova epoca della coscienza poiché evoluzione e interconnessione sono, nella visione olistica, due facce della stessa medaglia. (cfr. Ferguson M., La cospirazione dell'acquario, Marco Tropea ed.; Capra F., La rete della vita, Rizzoli ed.).
1.10 Le molte anime della nuova cultura e il suo ruolo di cornice unificante
Come internet, anche la new age può essere considerata una sorta di metanetwork, cioè un network che collega tra loro vari e distinti network, che presentano uno o più punti in comune tra loro. Elenchiamo di seguito i principali, tenendo presente che la suddivisione adottata ha uno scopo puramente indicativo, giacché tali network sono nella realtà alquanto intrecciati, con ampie aree di sovrapposizione tra gli uni e gli altri, come del resto vuole la logica stessa del metanetwork e come richiede l'impostazione olistica.
- il network delle medicine e terapie non convenzionali;
- il network delle tecniche psico-corporee di autoconsapevolezza e sviluppo del potenziale umano;
- il network delle "scuole" e dei metodi di ricerca spirituale;
- il network della alimentazione naturale, della bioarchitettura, dell'ecologia globale;
- il network delle comunità e dei movimenti;
- il network del rinnovamento culturale e delle scienze olistiche;
- il network dell'editoria specializzata.
A differenza di internet, tuttavia, la nuova cultura non si limita a connettere in modo passivo e meccanico i diversi network, ma agisce come forza unificante che rende espliciti i punti di collegamento e promuove una sempre minore conflittualità e una sempre maggiore interconnessione tra i vari network. Si tratta di un compito assai importante, reso possibile dal paradigma olistico cui si ispira e dalla spiccata propensione per la multiculturalità e l'eclettismo.
Vediamo adesso un po' più dettagliatamente la composizione di ciascun network.
Il network delle medicine e terapie non convenzionali rappresenta la componente forse più diffusa della nuova cultura; alla base di questa ampia diffusione troviamo, per un verso il crescente bisogno di salute e benessere, per l'altro l'incapacità della medicina e delle terapie convenzionali di risolvere determinate patologie e ancor più il loro atteggiamento di negazione dell'individuo in quanto essere umano. Le medicine e terapie non convenzionali invece danno una alta considerazione alla persona e considerano i suoi sintomi secondo un approccio olistico, come conseguenze di uno squilibrio non solo fisico ma spesso anche emozionale, mentale, ambientale o spirituale.
Rientrano in questo ambito molteplici metodi diagnostici e terapeutici, tra cui: l'omeopatia, l'agopuntura, la floriterapia, l'aromaterapia, la chiropratica, lo shatsu, la cristalloterapia, la cromoterapia, la pranoterapia, il reiki, la medicina ayurvedica, la medicina tibetana, vari metodi di massaggio e body-work etc. Molti di questi metodi vantano una solida tradizione nella propria cultura di appartenenza, anche se la scienza e la medicina occidentale in molti casi non ne riconoscono ancora pienamente la validità.
Il network delle tecniche psico-corporee di autoconsapevolezza e sviluppo del potenziale umano è forse un po' meno noto e frequentato del precedente, ma è rispetto ad esso più centrale e coerente col pensiero new age: mentre le persone che si avvalgono del network delle terapie non convenzionali non sempre conoscono e condividono i presupposti e lo spirito della nuova cultura emergente, e in molti casi tali terapie vengono avvicinate come "ultima spiaggia" o per sentito dire e non come frutto di una scelta basata sulla conoscenza e la condivisione dei loro fondamenti teorici, chi invece si avvicina alle tecniche di conoscenza di sé e sviluppo del potenziale umano lo fa quasi sempre per scelta consapevole che presuppone una certa conoscenza dei presupposti culturali di fondo. Fanno parte di questo network: la meditazione (nelle sue numerose varianti), la danzaterapia, le ginnastiche dolci, i metodi di "potenziamento" mentale (metodo Silva, Avatar, pensiero positivo etc.), le tecniche di autoguarigione, le tecniche di espressività artistica (danza creativa, improvvisazione vocale, teatro dell'anima, pittura interiore etc), i metodi per lo sviluppo della comunicazione e delle relazioni (dialogo delle voci, codipendenza, programmazione neurolinguistica, comunicazione del cuore etc.), le psicoterapie transpersonali, alcune discipline di derivazione yogica e via dicendo.
Il network delle "scuole" e dei metodi di ricerca spirituale è altrettanto importante dei due precedenti, visto che la new age è considerata da molti soprattutto una nuova forma di spiritualità. Fanno parte di questo network metodi e realtà tra loro anche molto diverse, per cui non sarà male raggrupparle e metterle in ordine per categorie o sub-network.
Iniziamo col sub-network dei metodi e pratiche mistiche, tra cui annoveriamo il misticismo cristiano, le varie branche dello yoga (hatha yoga, raja yoga, bakti yoga, kriya yoga etc.), il tantrismo, il taoismo, lo zen, lo sciamanesimo, il sufismo etc.
Vi è poi il sub-network delle pratiche divinatorie, quali l'astrologia, i tarocchi, la chiromanzia, la numerologia, la qabbalah e poi il channelling, la preveggenza e più in generale tutte quelle capacità note come parapsicologiche. Si tratta di un sub-network assai frequentato, ma solo in parte è coerente allo spirito new age, popolato com'è da ciarlatani e profittatori da un lato e da creduloni dall'altro. La new age è interessata allo studio e al recupero di questi metodi, visti come manifestazioni della mente irrazionale troppo ingiustamente penalizzata dal razionalismo moderno, ma il tutto con un atteggiamento critico e ponderato, evitando facili entusiasmi e altrettanto facili semplicismi e soprattutto distinguendo tra manifestazioni reali e falsificazioni messe in atto da personaggi di pochi scrupoli.
Abbiamo infine il sub-network dei culti ispirati a vari guru, prevalentemente orientali: i seguaci di Sai Baba, di Maharishi Mahesh yogi, di Babaji, di Paramahansa Yogananda, di Osho, di Aurobindo e Mère etc. Un sub-network che sconfina talvolta col settarismo e che purtuttavia ha una sua importanza nel fenomeno new age. Per quanto forse nessuno degli appartenenti a questo sub-network accetterebbe di definirsi "newager", dobbiamo tener presente che molti dei guru menzionati hanno svolto un ruolo importante nel divulgare filosofie e metodi di autoconoscenza e di ricerca spirituale e sono quindi in qualche modo co-autori del fenomeno globale di risveglio delle coscienze che chiamiamo new age.
Il network della alimentazione naturale, della bioarchitettura e dell'ecologia globale si presenta simile per certi versi a quello delle terapie non convenzionali: anch'esso in rapida crescita, interessa sia persone definibili propriamente newagers sia persone con interessi e bisogni più circoscritti. Punti cardine di questo network sono le aziende agricole a produzione biodinamica e i connessi canali di distribuzione e vendita di alimenti "biologici"; le aziende e i negozi di materiali "naturali" per l'edilizia e il fai da te; le fiere di settore (il "Sana" di Bologna e Napoli, il "Salus" di Milano etc.). Tra i vari network, questo è senz'altro quello più "mercificato" e connesso al business, anche se ha una sua dimensione culturale, che si esplica soprattutto nel filone dell'ecologia globale.
Il network delle comunità e dei movimenti è forse il più ristretto quanto a persone coinvolte direttamente (non più di qualche migliaio in Italia) ma non può essere tralasciato per la sua importanza storica e soprattutto strategica, non solo perché la new age si è sviluppata negli anni '60 - '70 proprio in alcune comunità (Findhorn, Esalen, Harbin Hot Springs, Auroville, Poona e poi le italiane Damanhur, Osho Miasto, Villaggio Verde etc.) ma anche perché le comunità continuano a rappresentare un modello di riferimento eutopico importante per i newagers, molti dei quali aspirano, almeno in linea di principio, a vivere in una comunità ideale, tra persone affini che mettano in pratica nel quotidiano i principi della nuova cultura, e se una comunità stabile non è alla portata, va bene anche una comunità transitoria, come quella che si crea, per qualche giorno, durante un seminario o una vacanza new age; oppure una comunità settoriale, come quella costituita dagli aderenti ad un centro, una associazione o un movimento new age; o anche una comunità virtuale, come quella che si crea tra i lettori di una rivista o i frequentatori di siti e forum su internet. La vita comunitaria stabile, transitoria o settoriale che sia è vista da molti come un banco di prova per le possibili eutopie, un laboratorio indispensabile per saggiare certi principi e metodi, per idearne e collaudarne di ulteriori.
Il network del mutamento culturale e delle scienze olistiche è il più ristretto ed esclusivo: ne fa parte l'intellighenzia della new age, costituita da una ristretta cerchia di intellettuali, scienziati, manager, docenti, operatori e terapeuti, autori di libri etc. Anche per questo network vale il discorso appena fatto per le comunità, e cioè che nonostante l'esiguità numerica degli appartenenti ha una importanza strategica perché è da qui che sono partiti e partono molti degli elementi costitutivi della nuova cultura, molti dei principi, delle proposte e dei metodi che la compongono, molte delle riscoperte e aggiornamenti in chiave moderna di antichi metodi sapienziali, molte delle iniziative di divulgazione della nuova cultura e di dialogo e interconnessione tra i network.
Il network della editoria specializzata si colloca trasversalmente agli altri network cui fa, in un certo senso, da portavoce. è costituito in buona misura da case editrici di piccole e piccolissime dimensioni, spesso fondate da simpatizzanti o operatori di uno o più network, dunque mosse più da uno spirito di servizio e divulgazione che non da motivazioni di profitto (non mancano tuttavia case editrici "normali", profit-oriented). Inoltre, da qualche anno anche i grandi editori si sono messi a pubblicare libri di tendenza new age, dopo aver constatato che questo è, al momento l'ambito culturale più effervescente e stimolante, e dunque anche più suscettibile di raggiungere buoni livelli di vendita. In Italia, l'ingresso dei grandi editori, tuttavia, pur se positivo in termini di diffusione del fenomeno, ha comportato una certa inflazione di libri tra cui non è facile orientarsi. Inoltre, essendo un settore del tutto nuovo e sconosciuto per tali editori, la scelta dei titoli da pubblicare non sempre ha rispettato gli standard di qualità, così che spesso le opere migliori sono quelle pubblicate da piccole case editrici che, però, hanno una distribuzione e presenza in libreria molto più bassa dei grandi editori.
Importante, anche se poco sviluppato in Italia, il sub-network delle riviste specializzate, pubblicate esclusivamente da piccole case editrici. Tra le principali a diffusione nazionale ricordiamo: Armonia, Alpha dimensione vita, Hera, Nexus, Renudo, Tan Tien. Vi è poi una moltitudine di riviste a diffusione regionale o cittadina, spesso gratuite, distribuite presso librerie, farmacie e erboristerie, centri di medicina e terapia alternativa e associazioni new age (ad es Hod a Milano, La salute olistica in toscana). Sia le riviste in edicola che quelle gratuite sono importanti per l'opera di divulgazione e dibattito che compiono, nonché per l'attività di informazione sulle conferenze, i gruppi e i seminari esperienziali attinenti i temi e i metodi della new age, che rappresentano, come vedremo più oltre, il vero crogiolo della nuova cultura e della nuova spiritualità.
1.11 Cosa trovano le persone nella new age? Chi sono i newagers?
Come già si è accennato, da alcuni decenni a questa parte l'occidente sta attraversando una profonda, multiforme crisi, che vede crollare gran parte delle colonne della vecchia cultura dominante, non più rispondenti alle nuove esigenze e al nuovo spirito del tempo. La cultura emergente della nuova era trova sempre più seguito nella gente proprio a causa dell'incapacità della cultura e delle religioni tradizionali di fornire risposte valide ai bisogni esistenziali e spirituali dell'individuo odierno: coloro che si avvicinano alla new age sono infatti per lo più persone deluse e disilluse dai percorsi tradizionali, alla ricerca di nuove risposte che siano in grado di dare una risposta ai loro problemi e interrogativi e soprattutto un senso alla loro esistenza.
"Negli anni cinquanta e sessanta gli psicoterapeuti hanno cominciato a trovarsi di fronte un nuovo tipo di "paziente" ... individui (che) non avevano alcun problema materiale o sociale (...) e stando al nostro modello culturale erano persone di successo. Perché dunque si rivolgevano al terapeuta? Avevano ottenuto tutto quel che secondo la società li avrebbe resi felici. E tuttavia lamentavano una vita vuota: "Ci deve essere qualcosa di più di questo", "è tutto senza senso", "Dentro mi sento vuoto". Si cominciò a parlare di "nevrosi esistenziale", o di infelicità basata su un bisogno insoddisfatto di significato. Oggi questo disagio è ancor più diffuso, poiché molti altri hanno raggiunto il benessere materiale e lo hanno trovato insoddisfacente." (Tart C., Psicologie transpersonali, ed. Crisalide, 1994: 10-11)
La parte più rappresentativa dei sostenitori della nuova cultura è costituita appunto da individui disillusi dalla visione del mondo tradizionale, materialistica, basata sul possesso materiale e sulle apparenze, sui dogmi e sulle gerarchie. Queste persone desiderano esplorare nuove e più soddisfacenti dimensioni dell'essere, vivere contatti più spontanei, aperti, sinceri con gli altri, scoprire chi sono veramente, esprimere genuinamente il proprio essere e vivere la loro vita a modo loro, senza che nessuno debba decidere al loro posto.
Vediamo adesso più da vicino chi sono i newagers, premettendo che non è facile fare un identikit che vada bene per tutti; iniziamo col considerare la situazione negli Stati Uniti d'America, dove il fenomeno è presente da più tempo e dove vari studiosi lo hanno esaminato e interpretato.
In una ricerca pubblicata sull'autorevole rivista American Demographics nel 1997, il sociologo Paul Ray stima la consistenza numerica di tali individui in circa un quarto della popolazione adulta degli USA, vale a dire 44 milioni di persone.
L'autore distingue la popolazione americana in tre tipologie o fasce principali: i conservatori; i modernisti e infine i post-modernisti, che egli chiama anche creativi culturali e che rappresentano il bacino di interesse della cultura new age. Essi si caratterizzano rispetto alle altre due tipologie per vari, importanti aspetti, che riportiamo di seguito citando direttamente dall'articolo suddetto, nella traduzione italiana riportata sulla rivista "Alba magica" (n. 1, 1998: 108-120).
"I Creativi culturali sono disincantati dall'idea di 'avere più cose', ma essi mettono una grande enfasi nell'avere nuove ed uniche esperienze. (...) Sei su dieci sono donne (...) Malgrado il loro numero, i Creativi Culturali hanno la tendenza a credere che poca gente condivide i loro valori. Questo è dovuto soprattutto al fatto che i loro punti di vista sono raramente rappresentati sui principali mass media, che sono posseduti e operano in accordo con il punto di vista dei modernisti. (...)."
I valori dei Creativi Culturali si differenziano da quelli del resto della società americana. "Essi hanno la tendenza a respingere l'edonismo, il materialismo, il cinismo. Per questa ragione, molti disdegnano i moderni media, i consumi e la cultura del business. Essi respingono anche le concezioni basate sulla mancanza di rispetto come gli orientamenti non ecologici degli ultra-conservatori e l'intolleranza dei diritti religiosi. I valori positivi dei Creativi (...) sono: la sostenibilità ecologica; il globalismo; la parità tra maschi e femmine; l'altruismo; la realizzazione di se stessi; la spiritualità; la coscienza sociale; l'ottimismo."
Anche sul piano dei consumi i creativi si differenziano dal resto del paese. "I creativi sono forti consumatori di prodotti culturali. Essi anche producono cultura: gradiscono più della media di essere coinvolti nelle arti come amatori o autori, di scrivere libri e articoli e di andare ad incontri culturali e seminari. (...) I Creativi hanno inventato il termine "autenticità" (...) Essi guidano la ribellione contro le cose che sono false, imitazioni, o fatte in modo scadente. Essi sentono molto fascino nei confronti di una elevata integrità." (...) I Creativi Culturali sono consumatori prototipici dell'industria dell'esperienza che vende esperienze di vita intense, illuminanti, piuttosto che cose: comprano psicoterapia, seminari nel weekend, riunioni spirituali ed esperienze di crescita personale in tutte le forme. Gestori di questi servizi devono essere Creativi Culturali loro stessi o falliscono il test di autenticità. I Creativi sono il mercato centrale per la psicoterapia, le terapie e medicine alternative e i cibi naturali. Ciò che lega insieme tutte queste cose tra loro è ritenere che corpo, mente e spirito dovrebbero essere uniti. Pur stando bene in salute, essi dedicano molto tempo e denaro alle pratiche volte al benessere." (Per ulteriori approfondimenti vedi anche: Ray P. H. and Anderson S. R., The Cultural Creatives, Harmony Books, New York 2000).
Ovviamente, l'interesse e il coinvolgimento nei temi e nei percorsi della cultura emergente non sono uguali per tutti, e quindi i newagers si possono dividere in vari segmenti o strati. Sulla base di una indagine sociologica svolta tra il 1995 e il 1998, si possono individuare i seguenti cinque strati concentrici: lo strato più esterno è rappresentato da coloro che, per cultura e atteggiamenti, sono aperti e intellettualmente ben disposti verso lo spirito di fondo della new age, ma ne hanno una conoscenza per lo più superficiale e si limitano sostanzialmente a seguire il fenomeno dall'esterno, appoggiandolo a livello di opinione ma non dedicandovisi direttamente. Vi sono poi coloro che presentano un interesse più personale, che però rimane confinato prevalentemente alla lettura di libri e riviste, o al più alla frequentazione di conferenze. Del terzo strato fanno invece parte coloro che passano dalla conoscenza teorica alla pratica, seppure non sistematicamente: persone cioè che hanno frequentato almeno uno o due seminari esperienziali basati su una o più delle molte vie di autoconsapevolezza e crescita personale della cultura new age. Il quarto strato é quello dei praticanti assidui, fortemente coinvolti e identificati nella nuova cultura: si tratta di persone che investono molte energie nella conoscenza di sé e nello sviluppo delle proprie potenzialità, che frequentano numerosi seminari e corsi e che spesso affiancano alla attività di gruppo anche una qualche forma di pratica e/o terapia individuale. Infine, il quinto e più interno strato raccoglie i veterani, coloro che da molti anni si dedicano con continuità a sperimentare i principi e i metodi della new age e che si impegnano ad applicare nella vita reale e nel quotidiano ciò che hanno appreso durante corsi e seminari. Una parte consistente di questi veterani svolge anche un qualche ruolo attivo di propagazione e divulgazione, sono cioè i terapeuti, gli istruttori, i conduttori di gruppi e seminari, gli organizzatori di centri e associazioni, gli autori di libri in materia. Condizione essenziale infatti per divenire insegnante, terapeuta o promotore è di aver prima fatto esperienza concreta si se stessi dei principi e delle tecniche che si vanno a proporre agli altri: non basta una conoscenza teorica, bisogna essere stati promossi sul campo.
Figura 1 - Gli interessati alla cultura della nuova era
Il modello a cinque strati sopra illustrato è risultato applicabile sia alla realtà italiana che a quelle di altri paesi occidentali, con l'avvertenza che la situazione del nostro paese è un po' diversa, almeno nei numeri, specie riguardo agli U.S.A., e ciò per vari motivi. In primo luogo perché il benessere materiale non è stato, da noi, altrettanto diffuso che in America, e come si è visto, il rendersi conto della insufficienza di tale aspetto è uno dei fattori scatenanti per mettere in discussione se stessi e la cultura di appartenenza. In secondo luogo, la new age è approdata da poco nel nostro paese, e solo una minoranza di persone ne conosce i contenuti e gli obiettivi. Infine, vi sono tra l'Italia e gli U.S.A varie differenze socioculturali, tra cui, non ultima, la presenza da noi di una forte chiesa cattolica, mentre negli Stati Uniti coesistono da sempre religioni diverse, con conseguente maggior apertura e tolleranza. Inoltre, la transizione dal moderno al post-moderno è, in Italia, molto in ritardo rispetto agli U.S.A.
Non sorprenda quindi che nel nostro paese la fascia di persone genericamente interessate alla new age sia, per il momento, assai inferiore al quarto della popolazione adulta rilevato in America, ed è stimabile in circa un decimo (4-5 milioni); un decimo che poi si suddivide in strati sempre più ristretti man mano che si va dalla periferia al nucleo, seguendo una ripartizione analoga a quella vista più sopra.
1.12 La new age, il potere e i mass media
La grande libertà e apertura propugnata dalla new age non è certo gradita a certi gruppi di potere, sia religiosi sia politici, che vedono nella new age un avversario ben più temibile di un normale concorrente. L'ingresso, all'interno di un sistema sociale, di un nuovo partito o di una nuova religione, per quanto malvisto da chi già vi occupa una qualche posizione consolidata, innesca un processo di concorrenza, sia essa politica, religiosa o economica, che può togliere, sì, qualche voto, qualche fedele, senza però destabilizzare il sistema; inoltre, coi nuovi arrivati si può sempre trovare un accordo, allearsi contro altri avversari, oppure intimorirli, mentre la new age non ha capi, non ha strutture, insomma non ci sono interlocutori da intimidire, corrompere o coinvolgere. Inoltre, con il richiamo alla libertà, al potere individuale, alla autodeterminazione, allo sviluppo del potenziale umano, alla ricerca della divinità interiore, vengono messe in discussione le fondamenta stesse dell'attuale, antico sistema di spartizione del potere, che si basa essenzialmente sulla divisione (non a caso la parola "partito" viene da "parte": cioè l'intero diviso) e sulla dipendenza, sia essa materiale, politica, culturale o religiosa: dipendenza da qualcuno più in alto, che ne sa di più, che è più vicino a Dio etc. Solo individui deboli, fragili, insicuri sono disposti a farsi guidare come pecorelle smarrite; l'uomo nuovo, l'essere umano auspicato dai movimenti della nuova coscienza, non avrà bisogno di ideologie e leaders politici che pensano per lui, né di pastori di anime che contattano Dio in sua vece, perché saprà pensare con la sua testa e contattare il divino col suo cuore, senza intermediari.
Non ci vuol molto per capire come tutto ciò possa essere malvisto dai poteri dominanti, e solo qualche secolo fa idee del genere avrebbero condotto direttamente al patibolo. In tempi di democrazia come quelli attuali, tali misure non sono più ammissibili, ma vi sono altri metodi di repressione, che utilizzano mezzi meno cruenti ma non meno efficaci, basati in gran parte sul controllo dei principali mezzi di informazione, tramite cui è possibile togliere ogni spazio e possibilità di comunicare ai gruppi e agli individui portatori di innovazioni sociali, culturali o tecnologiche ritenute "pericolose", capaci cioè di mettere in discussione l'egemonia dei detentori del potere. La strategia primaria in tali casi è quella del "materasso di gomma" o del "muro del silenzio", si evita cioè di parlare di tali innovazioni, si ignorano del tutto. Se poi però questa strategia si rivela insufficiente, perché certe idee riescono comunque a propagarsi anche senza la collaborazione dei media, allora si passa dall'ignorare il fenomeno al denigrarlo e screditarlo.
Molti si saranno resi forse conto di quanti articoli siano usciti in Italia a partire dal 1998 riguardo alla new age, mentre negli anni precedenti, in cui pure era presente e diffuso, il fenomeno risultava praticamente ignorato. Da una ricerca sociologica diretta dall'autore presso l'università di Siena, e volta a rilevare l'immagine della new age sui principali quotidiani e periodici italiani durante gli anni 1998 e 1999, è emersa una netta distinzione tra testate quotidiane e periodiche tradizionali, rivolte prevalentemente al pubblico maschile, e periodici femminili. Mentre sulla stampa "maschile" prevalgono articoli con un taglio più o meno denigratorio, sulla stampa femminile si rileva una grande apertura e simpatia nei confronti della nuova cultura. Non mancano, tuttavia, anche sulla stampa "maschile", singoli giornalisti che manifestano obiettività o addirittura apprezzamento nei confronti di questo movimento culturale.
Se passiamo dalla carta stampata alla TV il discorso non cambia di molto: nelle trasmissioni della mattina, rivolte prevalentemente a donne, vi è un certo spazio ed apertura verso la new age, mentre le trasmissioni della sera, più connotate politicamente e con un pubblico a maggior componente maschile, mostrano un atteggiamento di fondo prevalentemente ostile, che però si manifesta con modalità leggermente diverse da quelle della stampa, più "adatte" al mezzo televisivo, e cioè con la satira o il ridicolo più che non con la critica intellettuale: si tende ad esempio a scegliere come "portavoce" del pensiero new age da invitare in trasmissione non tanto i personaggi più rappresentativi e autorevoli, ma quelli più naif, più facilmente screditabili; oppure si affiancano personaggi autenticamente "new age" a maghi e fattucchiere da strapazzo, meglio se vestiti in modo ridicolo, così da contaminare con i secondi l'immagine e la credibilità dei primi. Naturalmente, non mancano, anche nel mondo della TV, casi di obiettività e anche simpatia nei confronti nella new age, e anche di curiosità intellettuale e genuina ricerca della verità. Ma, come per la carta stampata, si tratta per ora di casi minoritari, sia per l'esiguo numero che per la scarsa importanza delle trasmissioni. (Cfr. E. Cheli, La new age e la stampa italiana, in "Armonia" n. 14, dicembre 2000).
2. Origini e sviluppi dell'ideale di una nuova era
2.1 Un inquadramento storico
Storicamente, l'idea dell'imminente avvento di una nuova era non è realmente nuova, e, seppure in forme diverse, ricorre ciclicamente da millenni in gran parte delle culture del pianeta: la troviamo nell'attesa messianica del popolo ebraico; nella credenza buddhista della futura venuta di un nuovo Buddha, Maitreya, che condurrà l'umanità in un'era di perfezione spirituale; nel mito Tibetano circa un tempo futuro in cui la città santa di Shambala tornerà a governare il mondo; nelle aspettative millenaristiche delle popolazioni cristiane, e poi ancora molte altre volte nell'ambito del cristianesimo. Emblematico fu ad esempio il successo che ebbe nel XIII secolo la profezia fatta dal monaco calabrese Gioacchino da Fiore circa l'imminente avvento dell'età dello Spirito Santo.
Le coscienze popolari furono molto scosse dalle visioni delleremita calabrese: il desiderio del divino, di unetà dellamore dopo le tenebre di unepoca dominata dalla legge del più forte e dalla indotta rassegnazione del debole nel subirla in vista di una ricompensa nellaldilà, si propagò con una forza tale da suscitare entusiasmo e fanatismo. Non a caso, gli insegnamenti del monaco, trascurati mentre era in vita, suscitarono la reazione della Chiesa di Roma, che nel concilio laterano IV° del 1215 li condannò e successivamente bollò addirittura come eretici i gioachiniti, perseguitandoli con tutti i mezzi.
Come acutamente rileva Norman Cohn, in gran parte di questi casi, l'idea/profezia di una nuova era nasce all'interno di contesti di oppressione e degrado, come reazione ad una diffusa e profonda insoddisfazione verso le proprie condizioni di vita e verso la spiritualità e la società dei propri tempi. Gran parte di coloro che si mostravano più attratti da tali profezie appartenevano a classi sociali svantaggiate o a minoranze religiose oppresse ed è ben comprensibile come potessero essere affascinati dalla speranza di tempi migliori.
Anche l'idea attuale di una nuova era si può collocare in tale filone, ma soltanto sotto alcuni aspetti, mentre per altri se ne differenzia. Uno dei precursori più importanti dell'attuale movimento può essere individuato nella teosofia, un movimento fondato nella seconda metà del XIX secolo che intendeva riportare luomo, ritenuto prigioniero dei vincoli del materialismo della società contemporanea e dei dogmi delle chiese storiche, alle fonti dellantica sapienza, specie orientale. La società Teosofica, fondata da Helena Petrovna Blavatsky e Henry Steel Olcott, sosteneva la necessità di costruire ponti tra oriente ed occidente, tra cristianesimo ed altre religioni, tra nuovi movimenti religiosi e nuovi movimenti esoterici, poiché si stava avvicinando un'epoca nuova per l'umanità, in cui le forze oscure della separazione avrebbero lasciato il passo a quelle unificanti della luce e dell'amore. Questa idea di una nuova era derivava sia da comunicazioni ricevute dal mondo dello spirito da alcuni teosofi, dotati di talenti profetici, sia da calcoli astrologici che indicavano l'imminente transizione del pianeta Terra dalla costellazione dei pesci (che aveva caratterizzato gli ultimi duemila anni) alla costellazione dell'aquario. L'astrologia ritiene infatti che la storia terrestre sia suddivisa in ere della durata approssimativa di 2146 anni, ciascuna delle quali viene contrassegnata dalle caratteristiche della costellazione che si viene a trovare all'orizzonte est alla data dell'equinozio di primavera .
La parola "new age" (o anche "età dell'aquario") cominciò dunque a circolare e diffondersi in vari ambiti, creando attese e fermenti, che pur non trovando, all'epoca, alcuna conferma nei fatti, innescarono comunque un crescente interesse per le spiritualità orientali e per l'esoterismo, che nel corso della prima metà del XX secolo contribuì a rendere possibile la venuta (o la divulgazione) in occidente di alcuni importanti portavoce delle tradizioni mistiche dell'oriente, da J. Krishnamurti a G. I. Gurdjieff, da Paramahansa Yogananda a Sri Aurobindo, solo per citare alcuni nomi.
Più o meno nello stesso periodo e spesso in modo del tutto indipendente dalla Società Teosofica, altri gruppi spiritualisti più ristretti, situati soprattutto nel mondo anglosassone, ricevevano per via medianica messaggi sostanzialmente analoghi che lasciavano presagire, talvolta anche esplicitamente, l'imminente avvento di una nuova era. Entità spirituali altamente evolute, angeli e maestri ascesi avrebbero facilitato tale avvento e anzi, in molti casi si prefigurava un loro intervento diretto e globale: insomma, avrebbero compiuto loro tutto il lavoro e agli umani non restava che aspettare fiduciosi e prepararsi interiormente. Sì, prepararsi perché molti di quei messaggi e profezie (anche se non tutti) indicavano che l'avvento della tanto sospirata nuova era sarebbe stata preceduta da gravi catastrofi o comunque epurazioni di quella parte di umanità non meritevole o non pronta ad essere proiettata in una nuova dimensione. In questa ottica le due guerre mondiali potevano facilmente essere interpretate come parte di tale processo di morte e trasformazione.
Naturalmente, non tutti i messaggi e i gruppi erano di impostazione catastrofista, e ve ne erano anche di più ottimisti o equilibrati, per i quali la nuova era si prefigurava come una grazia all'umanità, senza il bisogno di ulteriori sofferenze, visto che ve ne erano state fin troppe nei duemila anni precedenti. Tuttavia, è indubbio che prevalessero i primi, sia per numero sia per capacità di attrarre persone.
A partire dagli anni 1950 si ebbe, specie negli U.S.A., un crescente rapido proliferare di gruppi del genere, che in molti casi aggiungevano un nuovo soggetto al già vasto panorama di entità evolute che si riteneva lavorassero per una nuova era: gli extraterrestri. Numerosi sensitivi e medium dichiaravano di essere in contatto con astronavi e esseri provenienti da altri sistemi stellari, pronti ad assistere il pianeta Terra nella sua fase di trasformazione o addirittura, in alcuni casi, disponibili ad evacuare in massa quella parte di umanità pronta e meritevole di essere portata su un altro e migliore pianeta, lasciando al proprio destino il resto dei terrestri.
A seguito di alcuni rilevanti fattori intervenuti a partire dagli anni '60 e '70 e che vedremo tra breve, questa componente profetica della new age è divenuta via via minoritaria, ma dato che il fenomeno "new age" si è molto esteso, coinvolgendo decine di milioni di persone, essa è comunque cresciuta in valore assoluto e soprattutto gode di maggiore visibilità, poiché viene maggiormente trattata dai media, sia perché più "sensazionalistica" e quindi notiziabile, sia perché contribuisce a gettare discredito sulla new age. Ecco perché si sente spesso parlare di confessioni religiose che proclamano l'imminente giorno del giudizio o l'avvento di un nuovo e definitivo messia; di catastrofisti informatici che paventano un blocco planetario dei computer; di sette suicide, di movimenti ufologici che attendono l'imminente sbarco dei fratelli dello spazio e via dicendo. Ed ecco anche perché, di converso, si sente assai meno parlare di quella parte della new age costituita da persone e gruppi che guardano alla nuova era come ad un processo graduale di mutamento epocale e si rapportano ad esso in modo pragmatico, attivo e creativo, impegnandosi a creare un mondo migliore lavorando concretamente a migliorare se stesse e il proprio mondo circostante. Queste persone sono le più qualificate del movimento new age, ma "non fanno notizia" o non fanno il gioco delle strategie di disinformazione messe in atto da alcuni gruppi di potere.
Tornando alle profezie, va rilevato che catastrofisti ed ottimisti, pur sembrando gli uni l'opposto degli altri, sono più simili tra loro di quanto si creda: entrambi infatti vedono la forza motrice dell'auspicato cambiamento come esterna a sé: gli ottimisti ritengono che esso avverrà grazie alla scienza, o agli extraterrestri, o a un nuovo messia; i catastrofisti invece credono che solo un evento drammatico possa innescarlo: una punizione divina oppure una catastrofe ecologica. Cambiano le modalità, ma entrambe le posizioni credono che solo dall'esterno possa giungere l'impulso per cambiare e quindi in entrambi i casi l'atteggiamento è più o meno passivo, di attesa, speranzosa o timorosa che sia: una visione ingenua e semplicistica facilitata dal fatto che spesso tali persone ignorano di non essere per niente originali, ma di ricalcare speranze e posizioni ricorrenti nella storia lontana e recente e sempre naufragate proprio a causa della loro ingenuità e passività. Assumere una prospettiva storica consentirebbe di evitare molti errori già fatti fin troppe volte da altri in passato e di enucleare invece la parte positiva e creativa che l'idea attuale di "nuova era" contiene.
2.2 Il presente della new age
Come abbiamo visto, l'idea di una imminente nuova era non è affatto nuova, così come non sono nuove le profezie a riguardo né le modalità con cui si ritiene che si avvereranno. Nuovo invece, almeno in alcune suoi importanti aspetti, è l'attuale movimento new age e la spiritualità e cultura emergente che lo contraddistinguono. E sottolineo attuale per distinguerlo da altri movimenti del passato e anche per distinguerlo dalle sue stesse radici, dalla teosofia ai vari altri gruppi spiritualisti in precedenza menzionati. Difatti, la new age come oggi si presenta è qualcosa di profondamente diverso e più ampio delle sue radici, sia perché è avvenuta una maturazione, almeno di certe sue idee e componenti, sia perché, a partire dagli anni 1960 - '70 essa si è incontrata e mescolata (soprattutto in America) con altri movimenti e linee di pensiero di impronta più laica e pragmatica, quali la psicologia umanistica e transpersonale, il pensiero olistico-sistemico e nel complesso la cosiddetta controcultura, nelle sue varie ramificazioni: dai figli dei fiori al pacifismo, dai movimenti ecologici alla rivoluzione sessuale alla nuova utopia. A ciò va poi aggiunto l'intersecarsi col processo di planetarizzazione e globalizzazione, che ha reso possibile l'emergere dell'anima interculturale della new age. Quale conseguenza di questi incontri e ibridazioni il movimento "new age" è venuto a perdere o porre in secondo piano le sue connotazioni teosofiche, astrologiche e profetiche divenendo quel vasto e composito fenomeno delle nuove spiritualità, della coscienza planetaria, dello sviluppo del potenziale umano che abbiamo definito "cultura emergente di un nuovo rinascimento planetario". Pertanto, pensare alla new age attuale in termini teosofici, profetici o astrologici è fuorviante e limitante, e da qui in avanti considereremo soprattutto lo stato attuale del fenomeno.
Tra le componenti esplicite della new age possiamo rintracciare due filoni: uno che comprende le filosofie e tradizioni mistiche dell'oriente, dall'induismo al buddhismo, dallo yoga al tantra, dal taoismo allo zen. L'altro essenzialmente occidentale, con contributi quali la psicologia umanistica, il movimento per il potenziale umano, la psicologia transpersonale, le scienze cibernetico-sistemiche, le medicine naturali, il costruttivismo (ivi incluso il pensiero positivo) e altre ancora. A fianco di questi due filoni centrali sono poi individuabili alcune ramificazioni secondarie, come quella dello sciamanesimo tipico di alcune culture tribali, dai nativi americani ai siberiani e mongoli fino ai popoli africani e agli aborigeni australiani. E ancora, troviamo contatti con il misticismo cristiano e il cristianesimo delle origini, con lo gnosticismo, con il sufismo, con gli esseni, insomma con quasi tutte le tradizioni e correnti spirituali del mondo, in una sorta di grande sintesi interculturale e interreligiosa all'insegna del più ampio sincretismo. Non si tratta, tuttavia, di un semplice collage di frammenti presi a caso qua e là, ma in molti casi vi è una attenta e creativa rielaborazione di tali pratiche e culture, in una chiave più attuale e olistica volta a cogliere punti in comune e analogie tra filosofie, culture e metodi molto distanti tra loro.
La fucina principale in cui tale rielaborazione e sintesi è stata ed è tuttora operata è senza dubbio la west coast degli Stati Uniti. L'America è la terra della nuova frontiera, il territorio dove è più facile esplorare empiricamente ideali e valori nuovi, senza essere derisi o ostacolati, al contrario dell'Europa (e ancor più l'Italia), molto legata alle tradizioni, al passato, spesso fino al punto da opporre strenua resistenza ad ogni tendenza innovativa, da qualsiasi parte provenga. Quella americana è una cultura in cui l'innovazione è attivamente ricercata e apprezzata, dove non ci si deve sempre confrontare col passato, dove non si deve per forza chiedere il permesso alla storia; un luogo quindi dove la realtà è meno distante dall'eutopia. La California, in specie, ha rappresentato fin dalla sua istituzione una sorta di terra promessa: terra d'immigrazione per eccellenza, è stata la prima ad effettuare la transizione dalla società industriale a quella postindustriale, dal materialismo al misticismo. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che la new age si sia sviluppata soprattutto in California e che lì vi sia la più alta concentrazione di comunità, gruppi ed esperienze new age.
Oltre alle componenti specifiche, sopra menzionate, vanno poi considerati i collegamenti generali con alcuni ambiti culturali, filosofici e scientifici che fanno da sfondo al fenomeno. Una nuova cultura e un nuovo paradigma non nascono dal nulla ma derivano da una critica al vecchio che poi sfocia in una proposta alternativa di nuovi punti di vista, di nuovi concetti e metodi. Nei prossimi tre paragrafi daremo qualche cenno a riguardo, riservandoci di tornare sull'argomento nei successivi capitoli.
2.3 Le influenze filosofiche
Molti autori sono d'accordo nel collocare la new age nell'ambito del post-moderno, di cui incorpora indubbiamente vari aspetti, dal relativismo al pensiero debole. Inoltre si pone anch'essa in posizione critica verso quelle degenerazioni della cultura e della scienza tradizionali note come positivismo, meccanicismo, materialismo, iper-razionalismo etc., e propone una sua epistemologia alternativa che coincide in molti aspetti con quella di filosofi e scienziati non new age. Tuttavia non sarebbe corretto definire la new age una filosofia, anche se nuova, poiché essa attinge non solo dalla filosofia ma anche dalla scienza e dalle religioni, il tutto con uno spirito fortemente pragmatico che la rende più simile ad un metodo empirico che non a una teoria. A questo riguardo ci troviamo sostanzialmente d'accordo con A. Terrin, secondo il quale essa può essere semmai vista come un metodo fenomenologico realizzato, espresso nel vissuto. "Il metodo di Husserl, di Merleau-Ponty, ecc., era un metodo di studio, un approccio teoretico. Con la new age quel metodo diventa, in qualche modo, un metodo di accostamento al mondo: una fenomenologia realizzata e vissuta nella vita di ogni giorno. Sotto questo profilo appare tutto il positivo della new age. E' un mettere in parentesi il tremendum del principio scientifico (maschile) della causalità per ritornare al fascinans del principio partecipativo (femminile) basato sulla similarità."
Oltre ai collegamenti con la fenomenologia, vanno evidenziati poi quelli con l'esistenzialismo, e con autori quali Sartre e Abbagnano; un esistenzialismo che nella new age assume però una colorazione assai più pragmatica e ottimistica, eutopica insomma. Seppur di impronta non esclusivamente filosofica, citiamo qui anche la cosiddetta "scuola di Francoforte", che vanta non poca influenza sul pensiero new age, in particolare attraverso l'opera di Herbert Marcuse (v. in part. L'uomo a una dimensione; Einaudi, 1967) e di Erich Fromm (Avere o essere, Mondadori, 1976; L'arte di amare, Il saggiatore, 1963) molte delle cui idee ricorreranno spesso anche in questo libro.
E andando ancora più indietro nel tempo non possiamo non evidenziare importanti collegamenti con Friedrich Nietzche, che con largo anticipo aveva previsto l'acuirsi della crisi delle religioni istituzionali e in particolare del cristianesimo e l'emergere di una nuova spiritualità dionisiaca, contrapposta al "dio" della trascendenza e della glorificazione della sofferenza e imperniata invece sulla natura e sulla gioia. L'uomo nuovo della new age, volto al pieno sviluppo delle potenzialità umane, assomiglia molto all'uomo nuovo di Nietzche, finalmente libero dal giogo della "menzogna bimillenaria" e da chi aveva la pretesa di parlare in nome di Dio (cfr. F. Nietzche, L'anticristo, ed. Adelphi).
Infine, un cenno a quella che può essere considerata l'influenza filosofica più esplicita: il pensiero di Gregory Bateson, nella sua duplice veste di alfiere di una critica sottile ma profonda al razionalismo cartesiano e ai suoi molteplici paradossi, che pervadono quasi tutta la scienza e la filosofia occidentale, e di fautore di un radicale cambiamento di paradigma nella scienza, in direzione di un approccio olistico alla realtà (cfr. G. Bateson, Verso una ecologia della mente; Mente e natura - entrambi editi da Adelphi).
2.4 L'anima scientifica della new age
Osservate come le cose che consideriamo giuste oggi sono quelle che venivano considerate impossibili ieri. Le cose che oggi stimiamo sbagliate sono quelle che saranno giudicate giuste domani.
Hudhaifa, mistico sufi (da I. Shah, La strada del sufi, ed. Astrolabio, pag. 149)
Nonostante che la new age venga presentata dai mass media soprattutto come una fiera dell'irrazionale, essa mostra, ad un esame più accurato, un'anima profondamente e autenticamente scientifica, come rivela il suo approccio agnostico e sperimentalista, assai vicino a quello della scienza moderna, seppur trasposto dall'oggettivo al soggettivo e dall'esteriore all'interiore. E lo rivelano anche i molti e profondi collegamenti con le scienze di frontiera, dalla microfisica alla psicologia transpersonale, dalla sociologia qualitativa all'antropologia culturale, dalle medicine alternative alle ricerche sui campi bioenergetici.
Se a certuni essa appare ascientifica o antiscientifica è semplicemente perché viene valutata secondo il punto di vista della scienza tradizionale e del paradigma dominante. Un paradigma iper-razionalistico e meccanicistico che la new age, e non solo essa, critica e rifiuta. Il meccanicismo infatti considera ogni "oggetto" alla stregua di una macchina, e quindi conoscerlo significa smontarlo pezzo a pezzo, scoprire cioè gli elementi semplici e le regole semplici a partire dalle quali si effettuano le varie combinazioni. E grazie a questo metodo di riduzione della complessità che la scienza chimico-fisica aveva, già nel secolo scorso, conseguito risultati importantissimi quali lequazione di stato dei gas, la tavola periodica degli elementi e via dicendo. Ed è in virtù di tali risultati che anche le altre scienze quelle biologiche, psicologiche e sociali hanno ritenuto vantaggioso adottare tale metodo ed il paradigma cui si ispira, senza però tenere conto che applicare tale metodo alle realtà umane e sociali significa inevitabilmente disumanizzarle e snaturarle, e pertanto fraintenderle completamente.Da alcuni decenni è in atto in vari ambiti della scienza e della filosofia una profonda critica a questo modo di intendere la conoscenza scientifica, ricercando un nuovo paradigma che non si ispiri più al dispositivo meccanico, come modello del reale, o alla scomposizione analitica pezzo a pezzo, come modello di riferimento per le varie metodologie di indagine.
La new age propende senza mezzi termini per un ampliamento degli orizzonti della scienza, per un nuovo paradigma i cui aspetti caratterizzanti siano, tra gli altri:
a) La disponibilità a prendere in seria considerazione scientifica anche aspetti della realtà quali:
- i vissuti psicologici soggettivi, o mondi interiori delle persone;
- i fenomeni parapsicologici (telepatia, chiaroveggenza etc.);
- le energie sottili o bioenergie (prana, ki, campi aurici);
- le coincidenze significative (principio della sincronicità) e più in generale tutti quei fenomeni che finora sono stati aggirati o derisi dalla scienza dominante che pretendeva di studiarli con gli stessi strumenti deterministici e materialistici con cui si accostava alla realtà fisica esteriore e tangibile.
b) La capacità di produrre una visione d'assieme di ogni realtà studiata, superando la prospettiva a compartimenti stagni tipica del metodo analitico e del riduzionismo meccanicista. E' indispensabile, si sostiene, una visione d'assieme, di sintesi, una visione che consideri gli oggetti e i processi nella loro interezza insomma una visione olistica della realtà (dal greco holos = tutto). La cibernetica e la Teoria generale dei sistemi sono state le avanguardie di questa rivoluzione di paradigma che ha trovato nell'ologramma uno stimolante modello esplicativo (cfr. E. Cheli, 2001).
2.5 Globalizzazione, interculturalità, sincretismo
Come abbiamo accennato in precedenza, l'ideale di una nuova era presenta alcuni punti in comune con le posizioni millenaristiche: all'inizio del secondo millennio il ruolo di fonte di ispirazione e faro di orientamento fu svolto dalla religione cristiana e poi dalla riscoperta cultura greca, romana e infine orientale e alessandrina; oggi invece, alle soglie del terzo millennio, non vi sono, nel panorama mondiale, punti di riferimento altrettanto forti e univoci. Segnali inequivocabili ci dicono anzi che è finito il tempo delle certezze e delle verità rivelate: siamo nell'era della globalizzazione, della comunicazione planetaria, del villaggio globale, della multiculturalità, della scienza, un'era che non crede più ai dogmi, alle ideologie, all'unica verità ma si evolve anzi in direzione di una visione sempre più pluralista e relativista della realtà. Non una sola ma molte religioni fungono oggi da fonte di ispirazione per la comunità planetaria e non in una sola ma in molte culture si ricercano modelli e valori per il nuovo millennio, e non solo culture del passato ma anche culture emergenti. Ci si apre all'idea che possano esistere molteplici punti di vista sulla realtà, con diritto di pari dignità, che possano esistere più soluzioni ad uno stesso problema, più strade possibili per migliorare la condizione umana. La new age attuale è fortemente e dichiaratamente interculturale e si inserisce appieno nel processo di globalizzazione "esploso" negli ultimi alcuni decenni, anche se iniziato molto tempo prima (vedi link)
Il presupposto da cui parte la new age è che nessuna cultura è perfetta e che c'è in essa del buono e del meno buono; dunque è possibile prendere da ciascuna il meglio e trarre così preziosi spunti sul piano delle regole sociali, dei costumi, dei valori, della spiritualità, del rapporto con la natura e con gli altri esseri umani e via dicendo temi sui quali molte popolazioni considerate primitive hanno molto da insegnare a noi occidentali, così come possono da noi imparare proficuamente in campo scientifico e tecnologico. Ciò delinea un nuovo assetto delle conoscenze, dei valori, dei modelli di comportamento, che da rigidamente monoculturali quali erano in passato si indirizzano sempre più verso la multiculturalità e l'interculturalità. In questo scenario, la new age si muove a suo perfetto agio, ed anzi può esserne considerata col suo ruolo di metanetwork visto al cap. I una degli artefici più dinamici.
2.6 Il contributo dell'oriente
Tra le aree geografiche che la cultura della nuova era privilegia troviamo al primo posto l'oriente, non perché sia in assoluto migliore dell'occidente, ma piuttosto perché alcuni suoi aspetti possono contribuire a colmare certe lacune della cultura e della religiosità occidentali. Ognuna di queste due metà del globo ha sviluppato punti di vista diversi sull'uomo e sulla realtà e può essere considerata complementare all'altra: l'oriente ha sviluppato a fondo tematiche quali l'interiorità, la spiritualità e la mente intuitiva, aspetti cioè che noi occidentali abbiamo assai trascurato e che ci mancano per divenire interi, compiuti; analogamente, l'occidente ha sviluppato scienza e tecnologia (la mente razionale e la materialità), sfere che gli orientali hanno trascurato e che adesso, per riequilibrarsi, stanno "importando" a piene mani.
Uno dei campi che l'occidente ha alquanto trascurato è lo studio della coscienza, la caratteristica più elevata e più tipicamente umana. La psicologia, che se ne sarebbe dovuta occupare, ha per vari motivi preferito dimenticare che psiche significa "anima" e si è rivolta più al comportamento esteriore che non agli stati interiori, salvo alcune frange minoritarie. Le "psicologie orientali", invece, che noi spesso etichettiamo superficialmente come "religioni" (per di più di serie B, secondo l'etnocentrismo occidentale) sono assai più dentro a questa materia, disponendo non solo di ricche e stimolanti teorie ma anche e soprattutto di metodi pratici, collaudati da millenni, per entrare a volontà in stati di coscienza non ordinari .
Le teorie, si sa, riflettono inevitabilmente la cultura e le credenze sociali e religiose di un popolo, quindi è ovvio che quelle orientali siano intrise di misticismo e che il linguaggio in cui sono espresse usi simboli e metafore che rinviano a divinità, a personaggi mitici etc.; ciò, tuttavia, non dovrebbe scoraggiare il vero ricercatore, poiché una cosa è il linguaggio e altra cosa è il contenuto o il metodo che tale linguaggio descrive. Del resto, un orientale potrebbe accusare le nostre teorie di essere intrise di materialismo e di meccanicismo, il che è senz'altro vero, ma non per questo dovrebbe sentirsi autorizzato a negare quanto di valido esse contengono. Il fatto è che noi occidentali non siamo meno immuni degli orientali al problema della contaminazione tra credenze di senso comune e teorie scientifiche. Tuttavia, se non ci si ferma alla forma esteriore, è possibile trovare del buono in entrambe le realtà e dalle scienze orientali vi è moltissimo da imparare sui mondi interiori, così come noi occidentali abbiamo molto da insegnare sul mondo esteriore, materiale. Ma l'aspetto più interessante delle scienze orientali non è rappresentato dalle teorie bensì dai metodi: metodi pratici che chiunque può praticare e sperimentare, allo scopo di affinare ed espandere la conoscenza di sé come si fanno esercizi ginnici per potenziare il corpo, o esercizi mnemonici per potenziare la mente, così è possibile acuire anche la consapevolezza, esercitandola opportunamente. Le tecniche di meditazione, su cui ci soffermeremo più oltre, rappresentano una parte cospicua di questo patrimonio scientifico empirico, cioè basato sulla sperimentazione: è una metodologia di ricerca, che, per quanto rivolta ai mondi interiori, presenta una sua "oggettività".
Non è un caso che fin dall'inizio del secolo l'oriente abbia affascinato molti dei nostri più aperti pensatori, da Hesse a Jung, da Huxley a Watts, tanto per citarne alcuni. Attraverso di loro alcuni concetti sono poi filtrati in ambiti più vasti del pensiero occidentale, prima influenzando e fecondando certi settori scientifico-filosofici (dalla microfisica alla psicoterapia, al pensiero olistico) e più tardi, a partire dagli anni '70, diffondendosi a vasto raggio e coinvolgendo migliaia e migliaia di occidentali, che si sono messi ad esplorare la visione ed i metodi orientali, alla ricerca di risposte che non erano riusciti a trovare nella loro cultura.
2.7 Dalla controcultura alla nuova cultura
Come abbiamo in precedenza accennato, i rapporti tra la controcultura degli anni '60 -'70 e la cultura emergente della nuova era non si limitano ad una mera successione cronologica ma si estendono su molti piani, tanto che la seconda va a mio avviso considerata per molti versi un proseguimento e una evoluzione della prima. Il processo di cambiamento sociale e culturale iniziato negli anni '50 e poi estesosi a macchia d'olio nei due decenni successivi, può essere infatti visto come la fucina in cui si sono create le condizioni e i presupposti per l'emergere della cultura new age come fenomeno di massa.
Pur con i suoi eccessi, quell'epoca ha rappresentato nelle società occidentali un momento focale di revisione critica e rinnovamento degli schemi e dei valori. Mettendo in discussione uno dopo l'altro, molti dei capisaldi della tradizionale cultura della repressione, dell'autorità, del moralismo, dell'ipocrisia, essa ha contribuito ad una più effettiva parità dei sessi, ad una maggiore libertà sessuale, ad un rispetto per la natura e per la qualità della vita, ad una maggiore attenzione ai diritti e alle peculiarità dei giovani e delle minoranze, e via dicendo.
Molti hanno considerato quell'epoca e i suoi risultati come un punto di arrivo: era in realtà solo l'inizio, un inizio un po' caotico, immaturo, anche contraddittorio se vogliamo, come tutti i processi nel loro stadio giovanile, ma anche energico, entusiasta, travolgente. Per quasi un ventennio tutte le società occidentali sono state scosse fino alle fondamenta da quella ondata di cambiamento, da quelle nuove, giovani forze, senza che la reazione conservatrice potesse far niente; poi, negli anni '80, le acque si sono via via acquietate, a causa dei limiti e delle ingenuità suddette, e anche, non ultimo, per l'insperato (o voluto?) aiuto fornito dall'AIDS, che ha gettato una doccia fredda sul processo di liberazione sessuale che era stato uno degli emblemi della contestazione. Le forze conservatrici hanno tirato un sospiro di sollievo, e anche molti dei protagonisti di quegli anni hanno creduto che il processo evolutivo fosse terminato e si sono chiusi nella loro delusione o si sono conformati al sistema. Ma il processo evolutivo non si è affatto interrotto, ha solo esaurito la sua fase esplosiva, continuando a scorrere in modo più calmo e capillare, a livello sotterraneo, riaffiorando qua e là in forme diverse, non sempre facilmente riconoscibili. Forse la più importante di queste nuove forme del cambiamento è rappresentata proprio dalla new age.
Spente le strumentalizzazioni politiche, cessata la ricerca dell'alternativo provocatorio, è infatti via via affiorato un interesse più personale, individuale, una ricerca volta a cambiare non tanto il mondo oggettivo, quanto il proprio mondo soggettivo, la propria limitata (ma vitale per l'individuo) sfera di realtà. I newagers non sono interessati ad agire politicamente sulla società, ma hanno scelto piuttosto di impegnarsi a cambiare in primo luogo se stessi, a crescere e valorizzarsi come individui, a liberarsi dentro prima ancora che fuori. Infatti, anche se il ricordo che serbiamo di quell'effervescente periodo è prevalentemente quello delle rivolte studentesche e dei grandi cortei e manifestazioni, va detto che quella politicizzata non era l'unica anima del movimento: vi erano infatti anche persone interessate alla dimensione interiore e spirituale. Persone che si ispiravano al flower power più che a Mao o a Che Guevara, a Imagine di John Lennon più che a manifesti politici di qualsivoglia colore. Non a caso alcuni autori fanno risalire la nascita della new age attuale all'anno 1968, e più precisamente all'uscita del celebre musical Hair, una delle cui canzoni recitava:
Armonia, lealtà, chiarezza, luce, verità!
Nessuno riuscirà a sopprimere la verità e a far tacere lo spirito.
Il misticismo ci farà capire e l'uomo imparerà a pensare
grazie al sorgere dell'Età dell'Acquario.
Dobbiamo tenere presente che le motivazioni e alle caratteristiche della controcultura non erano proprio le stesse in America e in Europa, e la new age, si è detto, è (ri)nata in America. Tra le maggiori differenze, proprio quella della politicizzazione e ideologizzazione del movimento, che negli U.S.A. è stata assai minore, vuoi per la diversa cultura, più pragmatica e meno ideologica, vuoi per il diverso sistema politico. In Europa invece, e massimamente in Italia, i movimenti degli anni '60-'70 rimasero invischiati nella palude della ideologia e della politica, fatto che deluse e allontanò molti iniziali sostenitori e che ha in seguito indurito e indotto a "conformarsi" gran parte dei rimasti. Grazie però anche a quell'"errore" molti hanno capito in seguito che non vi è vera crescita nel passaggio da una ideologia ad un'altra: per quanto la nuova possa apparire migliore, si finisce per sostituire nuovi dogmi a quelli appena demoliti. Se si vuole veramente cambiare in profondità, ciò che va fatto è superare radicalmente il pensiero ideologico e la tendenza a credere senza sperimentare, a lasciarsi plasmare da altri, ad acconsentire a ingurgitare idee e valori senza averli prima criticamente e consapevolmente verificati di persona.
Riassumendo, il fenomeno new age si inserisce per molti versi nel grande processo di mutamento socio-culturale che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo che possiamo così schematizzare:
1) Anni '50 e primi '60 fase preliminare. Affiorano le prime idee rivoluzionarie in una ristretta elite di pensatori e in alcune aree di confine della scienza, dell'arte, della spiritualità.
2) Anni '60 - '70 fase di messa in discussione e destrutturazione di massa. Si diffondono le idee su vasta scala: controcultura, movimento hippie, protesta studentesca, psichedelia, musica beat etc.
3) Anni '80 e '90 fase di transizione. Prosegue la fase 2 ma a livello più capillare, talvolta sotterraneo; declina la politicizzazione ed emergono spiritualità, individualismo e nuova socialità, cioè la cultura new age. Dalla destrutturazione della controcultura si passa ai tentativi di ricostruzione, si cercano nuovi principi, nuovi metodi pratici per vivere la dimensione dell'essere in tutte le sue articolazioni, dalla autoconoscenza alla spiritualità alle relazioni con gli altri.
4) Primi anni del terzo millennio. Fase di ricostruzione diffusa? Affermazione dei principi della nuova era? Dialogo tra la cultura emergente e la vecchia cultura dominante, e inizio di un processo di integrazione tra di esse? A questi interrogativi non è possibile rispondere adesso, e non rimane che attendere l'evolversi della situazione.
3. Limiti e ingenuità della new age
Abbiamo iniziato la prima parte di questo saggio parlando dei numerosi fraintendimenti che affliggono ingiustamente la new age e adesso la concluderemo mettendo a fuoco alcuni limiti realmente presenti in essa, con l'avvertenza di avere bene a mente che una cosa sono le idee e i metodi, altra cosa i singoli e i gruppi che le seguono, i quali, pur con tutta la buona volontà, riflettono sempre i loro pregi e limiti personali e non necessariamente quelli della cultura che seguono. Il fatto di riconoscersi nella cultura e spiritualità della nuova era e di seguirne principi e metodi non significa esserne buoni interpreti, né autorizza a giudicare la validità dei principi di tale cultura in base al comportamento dei singoli: come in ogni altra cultura e religione, vi si trovano persone intelligenti e non, pragmatici e ingenui, persone con una solida preparazione e praticoni semplicistici, dogmatici e flessibili e via dicendo. Dobbiamo inoltre tener presente che siamo appena agli inizi di questa nuova visione del mondo e ogni valutazione su scala sociale è prematura, cosi come sarebbe assurdo condannarla o assolverla basandosi su singoli casi.
Non è quindi mia intenzione imbastire un processo alla new age altri autori lo hanno già fatto dedicando per intero i loro libri all'argomento ma esaminarne con imparzialità alcuni dei principali limiti, sia per fornire al lettore una visione più obbiettiva del fenomeno, sia per permettere a coloro che più si riconoscono in questo ambito di fare una sana e sempre auspicabile autocritica.
3.1 Perché molti newagers non amano definirsi tali?
Si può capire facilmente perché un esterno non ami definirsi "new age", ma perché ciò accade anche con molte persone che condividono indubbiamente gli ideali della nuova era e ne seguono uno o più metodi? Perché accade perfino con molti operatori e addetti ai lavori? E' solo un diniego di facciata, frutto della strategia di disinformazione attuata da certi media e dalla conseguente squalificazione del termine "new age" o vi sono motivi più profondi?
Trattandosi di un fenomeno complesso e ramificato, per di più basato sulla multiculturalità e interreligiosità, la new age comprende più "anime", che non sono necessariamente presenti nella stessa proporzione negli individui e nei gruppi. Come abbiamo visto in precedenza vi è l'anima scientifica, quella filosofica, quella artistica, quella spirituale, quella esoterica, e così come alcune persone e gruppi sono più interessati alla "nuova scienza", altri sono più attente al recupero dell'irrazionale; pochissimi però, anche tra i "veterani" e gli addetti ai lavori, colgono la multidimensionalità del fenomeno in tutta la sua ampiezza, il che spesso crea problemi di comunicazione tra le varie componenti del movimento e anche problemi di identità, nel senso che si assiste in molti casi ad una sorta di ritrosia a riconoscersi nel termine new age: "Io faccio yoga, non seguo la new age"; "Io seguo il tale maestro, con i newagers non ho niente a che spartire". Queste prese di distanze dipendono spesso dai numerosi fraintendimenti che si sono creati attorno al termine new age, esaminati in un precedente paragrafo, ma non è infrequente che il motivo risieda in una sorta di vero e proprio "snobismo spirituale o intellettuale"; in entrambi i casi vi è un malinteso di fondo, nel senso che non si è capito che "new age" non è il nome di un ennesimo movimento o gruppuscolo ma l'appellativo che designa un'epoca, un paradigma. E' sì, un'etichetta, ma è anche il trait d'union che accumuna una serie di realtà, individui, movimenti aventi obbiettivi e metodi in certa misura analoghi, e fermo restando il diritto di ognuno ad affermare la propria originalità, non si può negare che essi si collochino all'interno di un fenomeno di ben più ampia portata. La new age è "la struttura che connette", direbbe Gregory Bateson, è la rete concettuale e metodologica che permette di collegare tra loro tutta una serie di modi alternativi di concepire il ruolo dell'essere umano su questo pianeta e i suoi rapporti con la vita quotidiana, la spiritualità, la scienza. Ognuna di queste concezioni ha una sua identità, una sua peculiarità, una sua antica o recente tradizione e finché si pone l'attenzione solo sugli aspetti peculiari è inevitabile percepirla come distinta e distante da tutti gli altri; la new age pone invece l'attenzione sulle somiglianze, sui punti in comune che esistono tra tali "frammenti di conoscenza" e così crea le basi per farli dialogare tra loro e collaborare al raggiungimento di obbiettivi comuni. Così, a prescindere dal fatto che alcune persone o gruppi siano più interessate al piano psicologico o a quello spirituale, a metodi esoterici o invece a tecniche più calate nel quotidiano, ad un approccio ecologico piuttosto che mistico, ad una religione o ad un'altra, ad un maestro o a un altro, vi possono essere dei principi comuni ai diversi percorsi che ci autorizzano a considerare tali persone o gruppi come orbitanti attorno alla "galassia new age", seppure con orbite più o meno centrali a seconda dei casi.
3.2 Limiti e ingenuità della new age
Iniziamo con uno dei tratti più diffusi e squalificanti per la cultura emergente: la tendenza a identificarla con gli aspetti più esoterici e parapsicologici della magmatica galassia new age. Questo è, sì, un fraintendimento sapientemente orchestrato dai media, ma riflette in certa misura anche l'orientamento di alcune frange non trascurabili del movimento new age. E' infatti innegabile che fin dagli inizi la new age abbia avuto un interesse spiccato per la divinazione (tarocchi, astrologia, I'King etc.), per l'uso dei cristalli, per i contatti con altre dimensioni (extraterrestri, spiriti guida etc.). Ciò riflette, tra l'altro, il rifiuto delle posizioni aridamente materialistiche tipiche della nostra epoca e l'egemonia del pensiero razionale e dunque l'interesse per l'occulto non va visto solo come un aspetto di colore, ma anche una scelta consapevole rivolta ad ampliare gli orizzonti della realtà e a riabilitare le dimensioni dell'irrazionale. Il problema da sottolineare non risiede tanto nel dare credito a divinazione, angeli e cristali sulla cui reale esistenza e validità non abbiamo al momento prove certe né a favore né contro ed è quindi corretto sospendere ogni giudizio quanto nel fatto che per alcuni, tali approcci sono considerati il fulcro della nuova era, il messaggio principale che essa ci porta e anche gli strumentoi attraverso i quali operare la trasformazione epocale. Questo costituisce indubbiamente un modo limitato e limitante di concepire la trasformazione, che perde di vista il contesto più generale e l'esigenza di una equilibrata priorità tra i diversi aspetti costitutivi della nuova cultura. Lo studio, lo sviluppo e l'utilizzo dei poteri psichici latenti nell'uomo e delle dimensioni immateriali o sottili della realtà può senz'altro rappresentare un'obbiettivo degno di attenzione in una cultura davvero nuova, ma certo non l'unico né il principale. Perfino la tanto ammirata saggezza orientale mette in guardia contro una eccessiva considerazione dei poteri psichici e sottolinea che essi possono essere presenti anche in individui tutt'altro che illuminati. L'uomo nuovo cui aspira la cultura emergente non si riconosce per i giochi pirotecnici e gli effetti psichedelici che sa fare ma in base alla conoscenza di sé che ha maturato, all'amore e alla compassione che sa manifestare, all'apertura mentale che ha conquistato, alla spontaneità che ne caratterizza l'agire.
Altro aspetto da stigmatizzare è un certo fraintendimento che si è venuto a creare attorno ad uno dei metodi più interessanti della nuova cultura: il pensiero positivo. I principi del pensiero positivo sono molto semplici, ed anche per questo ha trovato vasta affermazione: in sostanza consiste nel ripetere più volte, mentalmente o a voce alta, affermazioni positive del tipo: "la mia salute è ottima"; "sto guarendo rapidamente"; "io sono gioia" etc. Lo scopo è quello di riprogrammare l'inconscio con una realtà soggettiva più positiva: poiché molte, se non tutte, le malattie dipendono, in qualche misura, da stati d'animo e convinzioni negative, ereditate spesso durante l'infanzia dalla famiglia o dall'ambiente circostante, la pratica del pensiero positivo utilizza come antidoto l'elemento opposto delle convinzioni negative, cioè le convinzioni positive. Tuttavia, se in linea di massima tale credenza ha un suo fondamento, si assiste in molti newagers ad una fiducia cieca e indiscriminata nel potere creativo del proprio pensiero, e alla spasmodica ricerca di atteggiamenti ottimistici e positivi negando del tutto l'esistenza della sofferenza e l'importanza evolutiva del ruolo che essa svolge.
Questo eccesso comporta due rilevanti conseguenze: in un primo momento un distacco ancora maggiore dalla realtà e da se stessi, creando ulteriori strati di illusione e autoinganno; in un secondo tempo, un sentimento di profonda delusione quando ci si rende conto che nonostante tutti i propri sforzi di pensare positivo la vita non va nella direzione che si vorrebbe e i propri desideri non si realizzano se non in parte. A questo punto molte persone semplicemente abbandonano il campo, con una scelta altrettanto superficiale di quando avevano sposato con entusiasmo e senza alcuna critica l'idea che poi abbandonano. In effetti la responsabilità non va attribuita tanto al metodo in sé, quanto ad un eccessivo semplicismo nell'assumerne i principi quale unica regola di vita. Sia la psicologia (vedi ad es. le malattie psicosomatiche o la profezia che si autoavvera) sia l'epistemologia (v. costruttivismo) portano numerose evidenze circa il potere creativo o distruttivo della nostra mente ma con numerosi opportuni distinguo; inoltre bisogna considerare che la realtà costituisce un sistema altamente complesso in cui non un solo principio, ma una serie di principi sono all'opera, interagendo tra loro in modi diversi a seconda delle situazioni e dei livelli di realtà. Ogni buon psicologo o medico sa che un atteggiamento di sano ottimismo nei confronti della vita e degli altri è preferibile ad uno di rassegnato pessimismo, ma sano non significa fanatico o ossessivo. Contrariamente a quanto sostengono certi cattivi interpreti della new age, non esistono soluzioni veloci e a buon mercato, del tipo "pillola per il mal di testa", ma si richiede un serio e continuativo impegno e una effettiva disponibilità a mettersi in discussione e ad assumersi la responsabilità di se stessi; solo se questi requisiti sono presenti, è possibile avviare una crescita effettiva. Ben venga dunque il pensiero positivo purché si sia consapevoli dei suoi limiti e non si confonda un fattore concausale relativo e interconnesso con altri con una verità unica e assoluta.
Quanto visto sopra introduce il discorso ad un altro serio limite della cultura new age, che deriva peraltro da un suo pregio: la totale libertà e assenza di struttura e di gerarchia. Se ciò, come si è visto in precedenza, risulta da un lato positivo e anzi indispensabile per permettere l'esplorazione di nuove visioni della realtà e la creazione di nuove possibilità esistenziali, scevre da pregiudizi e dogmi, una assenza di struttura e di gerarchia presenta anche degli effetti collaterali da non sottovalutare. In questo clima di totale libertà infatti, chiunque può dire qualsiasi cosa senza timore di smentita, almeno a breve termine, chiunque può scrivere un libro in modo del tutto autoreferenziale, senza minimamente preoccuparsi di possibili contestazioni. Ecco dunque che è necessario essere accorti di fronte alla sterminata letteratura esistente, in quanto non pochi libri sono del tutto farneticanti (specie tra quelli di contenuto profetico, medianico e ufologico), scritti da individui che più che esponenti della nuova cultura sembrano casi da ospedale psichiatrico o da fanatismo religioso di altri tempi. Vi sono poi libri che, seppur più equilibrati, mescolano verità e fantasia, taluni in modo anche corretto, dove il lettore viene avvertito che certi significati vanno intesi in senso metaforico, altri invece in cui l'autore appare del tutto inconsapevole. In aumento, infine, specie negli USA, i libri "di cassetta" scritti da scrittori professionisti su commissione. Seppure meno farneticanti, tali libri presentano il limite di essere trattazioni di seconda o terza mano, scritte da persone che non hanno alcuna conoscenza diretta di ciò di cui parlano, il che è sempre deprecabile, ma a maggior ragione in un ambito come questo imperniato sull'integrità e l'esperienza personale.
Così come alcuni si improvvisano scrittori senza alcuna base consistente, altri, sulla base magari della manifestazione di qualche potere psichico o a seguito di visioni o altre esperienze ritenute spirituali si autodichiarano guru, maestri, guide spirituali, raccogliendo attorno a sé discepoli in cerca di ispirazione. Anche qui dobbiamo distinguere tra quelli illusi in buona fede, quelli in mala fede e quelli infine che hanno davvero qualcosa da dire. I primi sono in genere personalità deboli che, da sempre in attesa di un riscatto, colgono il manifestarsi di certi poteri psichici (frequente in chi pratica yoga, meditazione e altre discipline mistiche) come segno divino che è arrivato il loro momento di gloria; il loro inconscio inganna non solo gli altri ma anche se stessi. I secondi invece, in malafede, sono ben consapevoli di quel che fanno e sfruttano intenzionalmente la credulità e la genuina sete di verità di molti ricercatori a fini di ricchezza e potere personale. Gli ultimi quelli che hanno davvero qualcosa da dire non sono necessariamente i più visibili, e sono spesso modesti e alla mano, il genere di persone che difficilmente uno definirebbe leaders carismatici.
In tutti i casi, il criterio migliore per riconoscere la genuinità e la levatura del presunto maestro consiste nell'esaminare il modo in cui si rapporta ai discepoli: tanto più esso è gerarchico, distante, tanto più sottolinea le differenze e l'inferiorità dell'allievo, tanto meno è credibile e certamente non si colloca nello spirito della nuova era.
Lo stesso criterio risulta utile anche nel valutare i libri, che possono dirsi genuinamente ispirati alla nuova cultura solo se comunicano un senso di pariteticità e pari dignità tra autore e lettore, in cui l'autore non si pone su un piedistallo, ma quale essere umano come tanti altri, che ha avuto la ventura di fare, prima di essi o diversamente da essi, determinate esperienze: psicologiche, relazionali o spirituali che siano. Lo stile di cui diffidare è quello autoritario da lezione cattedratica, mentre i genuini esploratori della coscienza si basano su uno stile che ricorda semmai la condivisione, stimolando l'uditorio in modo positivo e rispettoso, senza fustigarlo e senza richiamarsi a teorie indubitabili o astratte, a gerarchie roboanti, a nomi altisonanti e via dicendo. E soprattutto, mostrano di essere consapevoli che niente è vero in assoluto e che tutto va comprovato alla luce dei fatti.
Un altro aspetto da rilevare è che in non pochi newagers prevale una visione unilateralmente negativa nei confronti della scienza, della tecnologia, della razionalità occidentali; una visione ipersemplicistica che considera solo i limiti di tali campi e non anche i pregi e che tende pertanto a fare di ogni erba un fascio. E' indubbio che la scienza attuale sia contrassegnata da non poche zone d'ombra, dall'eccessivo specialismo alla visione meccanicistica e materialistica della realtà (v. capitolo precedente). E' altresì vero che la tecnologia non è sempre al servizio del benessere dell'uomo e spesso comporta effetti collaterali di notevole gravità. Tuttavia la risposta non è, a mio avviso, nel tornare all'età delle caverne ma nell'impegnarsi ad attivare un processo di maturazione che porti a fare scienza con coscienza (v. cap. IV) e un processo di integrazione che dia dignità scientifica anche al nascente paradigma olistico senza per questo dover escludere quello specialistico.
Come ho più estesamente argomentato in un altro mio saggio (Cheli E. Le tre vie della conoscenza) i sostenitori del paradigma olistico non dovrebbero attuare una lotta per soppiantare la scienza meccanicista dominante, ma tentare piuttosto di avviare una comunicazione e una collaborazione con essa. So che non è facile, perché la scienza dominante si rapporta in modo spesso arrogante o sordo a quanti tentano di portare avanti visioni alternative. D'altra parte, è innegabile che entrambe le modalità conoscitive quella riduzionista specialistica e quella olistica sono utili, ed è quindi indispensabile una loro integrazione se si vuole pervenire ad una visione realmente nuova della realtà. Dobbiamo accettarle entrambi, con pari dignità, lasciando che ognuna porti avanti il suo approccio, ma non isolatamente, bensì comunicando con continuità e apertura, con sincera volontà di comprendere l'altro punto di vista: quanto più si conosce e si accetta "l'altro da sé", tanto più diminuisce la diffidenza e la paura e cresce la facilità ed il piacere di collaborare con esso.
Così come troviamo in alcuni casi una critica troppo generalizzata verso la cultura occidentale, troviamo, talvolta, una visione ingenua delle religioni orientali, considerate incondizionatamente e ingenuamente come superiori. Già negli anni '60 e '70 molti giovani occidentali, delusi e disillusi dal cristianesimo ufficiale, cattolico o protestante che fosse, si rivolsero all'oriente e alle sue molteplici e affascinanti religioni. Alcuni si fecero induisti, altri buddhisti, altri ancora seguaci di gruppi più circoscritti creatisi attorno a determinati guru o a tradizioni yogiche di vario tipo. Tuttavia, molti di quei giovani hanno poi preso le distanze, constatando come anche tali ambiti fossero tutt'altro che esenti da limiti e incongruenze. Lo stesso può dirsi per la cultura dell'oriente, che per alcuni aspetti può senz'altro contribuire a colmare certe lacune della cultura e della religiosità occidentali, ma senza dimenticare che l'oriente presenta anche grandi limiti; è indubbio che abbia sviluppato più a fondo dell'occidente tematiche quali l'interiorità, la spiritualità e la mente intuitiva, ma è assai sottosviluppato quanto a scienza, tecnologia e benessere materiale, ambiti in cui ha molto da imparare dall'occidente.
Anche in questo caso, come del resto in gran parte degli altri che costituiscono l'oggetto di questo capitolo, i limiti non dipendono tanto dalla cultura della nuova era ma da ingenuità e ignoranza di alcuni tra coloro che ad essa si ispirano.
Collegata per certi versi a quanto appena visto è la tendenza di certi newagers, inclusi anche autori di fama, a prendere troppo alla lettera determinati principi e contenuti, la cui natura è molto spesso simbolica, metaforica e richiede pertanto una interpretazione adeguata. Come si è visto, la new age attinge da pressoché tutte le culture e religioni del pianeta, utilizzando immagini, simboli, archetipi, metodi che contengono, sì, una parte di verità valida universalmente, ma anche una parte di sovrastruttura socioculturale che riflette le peculiarità e i limiti di quella certa realtà da cui sono tratti (come nel caso appena visto dell'adesione acritica a religioni orientali).
Se non sono infrequenti i casi di pressappochismo, va però detto che si tratta, in linea di massima, di persone in buona fede: i principi base della new age e le caratteristiche di coloro che compongono il suo bacino di utenza (in particolare l'attenzione verso i valori della genuinità e coerenza) agiscono infatti da filtro per eventuali tentativi di strumentalizzazione messi in atto da singoli o gruppi.
Un altro tratto, che taluni additano con sospetto ma che in realtà è assai poco presente è quello del proselitismo, e non potrebbe essere altrimenti, visto che questa nuova forma di spiritualità è aliena dal fanatismo in quanto dichiaratamente multiculturale e multireligiosa ed inoltre basata non su dogmi e sulla fede cieca ma sulla sperimentazione diretta, sul pluralismo, sulla crescita personale; se i newagers comunicano e divulgano i loro punti di vista lo fanno in genere senza secondi fini, e del resto non essendo la new age né una istituzione religiosa in cerca di fedeli né un movimento politico in cerca di voti o un gruppo economico in cerca di acquirenti, a che cosa e a chi gioverebbe il proselitismo?
Un altro importante aspetto da rimarcare è la tendenza di molte persone a passare da un libro ad un altro, da un seminario ad un altro senza mai impegnarsi a concretizzare e trasferire nella vita reale quanto appreso. Come vedremo al cap. VII, un seminario va inteso come una palestra preparatoria alla vita reale, un luogo in cui si amplia la propria visione della realtà (interiore e esteriore) e la capacità di agire efficacemente in essa. Come in ogni altro campo dell'apprendimento umano, non basta la bontà del metodo e l'abilità dell'insegnante, ma è necessario un costante impegno dell'allievo e una certa creatività nel trasferire quanto appreso in palestra nella vita quotidiana.
Vi è poi una certa tendenza a collocare e utilizzare i nuovi principi e i nuovi strumenti all'interno degli schemi e dei valori della vecchia cultura e spiritualità, (ad es. lo spirito di sacrificio). Ovviamente, si tratta di una tendenza comprensibile, dal momento che la nuova cultura è appena agli inizi e tutti coloro che vi si riconoscono sono stati educati e inculturati all'interno di un sistema fortemente radicato nella vecchia cultura; tuttavia, è necessario prendere atto di questo problema, se non si vogliono creare contraddizioni e confusioni.
Un ulteriore rilievo da fare concerne la tendenza a isolarsi o sentirsi isolati e di conseguenza a sviluppare un atteggiamento che distingue rigidamente tra "noi" e "gli altri". Non è propriamente lo stesso del settarismo dato che a differenza di questo non si richiede alcuna adesione totale alla propria filosofia e alle proprie regole però è innegabile che alcune persone e gruppi new age siano ancora lontani da quei principi di apertura e interscambio che questa cultura emergente desidera promuovere. Lo si vede nella resistenza di molti operatori e aziende a unirsi per collaborare, nella tendenza a criticare l'operato degli altri, nella diffidenza e miopia di molti che professano di seguire alti ideali "spirituali" e "olistici" di amore e fratellanza ma che in realtà sono più impegnati a separare che a unificare. Non che in questo la new age sia peggio della cultura tradizionale, intendiamoci, però è bene aver chiaro che non sono gli ideali ma le azioni, che fanno la differenza con la cultura patriarcale delle vecchia era e con le religioni tradizionali e le loro logiche di potere. Credo che molti newagers avrebbero bisogno di guardare a fondo nelle proprie ombre e capire il perché della loro diffidenza verso possibili forme di collaborazione con altri, non solo interni all'ambito della new age ma anche esterni. Come ho affermato nell'introduzione, questo libro vuole informare meglio coloro che si trovano all'esterno di questo ambito ma anche essere una occasione di autocritica e confronto per quelli che, in un modo o nell'altro, si trovano all'interno.
Un ultimo limite che vorrei segnalare riguarda la presenza di quell'atteggiamento di passiva attesa di qualche evento risolutivo esterno di cui abbiamo già trattato all'inizio del capitolo: seppure tale atteggiamento è in palese contraddizione con alcuni dei principi base della cultura emergente, è tuttavia innegabile che caratterizzi diversi gruppi e persone che pure sul piano degli ideali possono essere considerati new age. Ancora una volta è utile richiamare la distinzione tra "nuova era" come ideale e "nuova era" come movimento attuale e ricordare che ciò che può fare la differenza tra la new age attuale e le molteplici speranze e profezie irrealizzate del passato sono le azioni concrete, non certo gli ideali. Se la cultura emergente ha una qualche speranza di incidere positivamente sul processo di mutamento planetario in corso, non è certo in virtù dei soli ideali ma anche e soprattutto del suo spirito pragmatico, che la porta a lavorare sul piccolo prima che sul grande, a promuovere una autoconoscenza e trasformazione dell'individuo attraverso metodi che vorrei ricordarlo necessitano di una grande disponibilità a mettersi in discussione.
La new age è una entità astratta, una cultura di collegamento, un metanetwork i cui protagonisti concreti sono gruppi, scuole, individui di varia estrazione e orientamento, e queste realtà non sono certo esenti da limiti: non siamo di fronte ad una religione rivelata che si autodefinisce perfetta in quanto proveniente direttamente da un dio, né abbiamo a che fare con una ideologia, ugualmente poco incline alla autocritica: nella cultura della nuova era l'autocritica deve essere invece un tassello essenziale e continuativo, poiché si procede per tentativi ed errori ed è necessario essere ben consapevoli di quando e perché si sbaglia, ma senza farne drammi, anzi: non solo errare è umano, ma è necessario, perché solo imparando dai propri errori l'umano può andare verso il divino.
4.
ConclusioniE' importante ricordare che l'aggettivo "emergente" sta a significare un qualcosa che sta germogliando, ma non si è ancora affermato stabilmente, e anzi per il momento la cultura dominante pur se in crisi da alcuni decenni è ancora quella della vecchia era, con le sue contraddizioni, i suoi anacronismi, le sue rigidità patriarcali.
Molti credono che la nuova era pioverà dal cielo, grazie allaiuto di Dio, degli extraterrestri o dellinflusso astrologico di alcuni pianeti. Altri ritengono che non si affermerà mai, un sogno troppo bello per essere vero. E così, i primi non fanno niente e aspettano, convinti che tutto accadrà da solo; i secondi, pure, non fanno niente e si rassegnano a vivere in un mondo palesemente disumano, convinti che niente potrà cambiare. Personalmente non condivido nessuna di queste due posizioni e propendo, assieme a molti altri, per una via di mezzo, ottimistica e concreta allo stesso tempo, nello spirito del vecchio adagio: "aiutati che Dio ti aiuta".
Ho fiducia in un cambiamento positivo - e non cè bisogno di scomodare lastrologia per rendersi conto che questo momento storico presenta grandi potenzialità di trasformazione in senso positivo per lumanità. Bisogna però saperle cogliere, queste potenzialità, e utilizzarle nel verso giusto: in questo risiede il nostro libero arbitrio, e credo sia importante che ognuno si assuma la sua parte di responsabilità nel costruire, pazientemente, una nuova era. Ingredienti essenziali per questa costruzione sono limpegno, il coraggio verso il nuovo e lignoto, e la disponibilità a mettersi in discussione, collettivamente e prima ancora come individui. Lera a venire sarà davvero nuova se lumanità - o almeno una parte consistente di essa - si risveglierà dal torpore in cui giace da millenni, iniziando a comprendere che gran parte delle idee, dei valori, delle teorie in cui crediamo sono errate, pregiudiziali, innaturali; se smetteremo di credere ciecamente a tutto ciò che ci viene detto e impareremo a pensare con la nostra testa, sottoponendo a verifica ciò che ci viene detto. Sarà unera nuova se guarderemo avanti e non indietro, se ci apriremo a sperimentare anche vie originali invece di ispirarci solo al già noto e già fatto, alla storia, alla consuetudine. Sarà nuova se ci apriremo alla conoscenza di noi stessi, se impareremo a cercare le risposte dentro di noi e non solo allesterno, se daremo più spazio alla consapevolezza, allamore e al potere personale che giacciono in ognuno di noi, se onoreremo il nostro diritto di essere noi stessi: allora sì, avremo unera in cui il sogno diventa realtà.
Personalmente condivido appieno il principio di partire da noi stessi, conoscersi sempre più a fondo, sviluppando la consapevolezza e coltivando le qualità e i talenti che ci appartengono e che ci caratterizzano, così da vivere con coraggio, creatività e gioia la nostra unicità di individui. E importante però stare attenti a non chiudersi nel proprio mondo interiore e aprirsi anzi al sociale, imparando a comunicare in modo più spontaneo, senza maschere, senza attaccamenti, fluidamente, collaborando con chi percorre direzioni simili, evitando la vecchia logica della separazione tra "noi" e "voi". E infine, è importante comunicare e diffondere i nuovi valori, la nuova cultura, ma senza proselitismi, senza cercare di convincere a tutti i costi: questo appartiene alla vecchia era, alle religioni e alle forze politiche basate sui vecchi principi di predominio. Nella nuova era i mezzi devono essere coerenti alle finalità, dunque: condividere e comunicare sì, convertire no.
Come ogni novità, anche la New Age è difficile da comprendere finché si rimane ancorati ai vecchi schemi: è necessaria un po di fluidità e di approfondimento, prima di esprimere dei giudizi e soprattutto una disponibilità a sperimentare concretamente e in modo non pregiudiziale nuove strade, nuovi linguaggi, nuove possibili "verità", nuovi punti di vista, nuovi modi di affrontare la vita. Sperimentare non vuol dire aderire, ma solo farsi unidea di prima mano, constatare di persona leffettiva consistenza delle idee e metodi proposti; la New Age, come abbiamo visto, non è né una setta né un partito né una qualsiasi organizzazione intenzionata a fare proseliti. Certo, qua e là vi sono eccezioni, gruppi e individui che - in malafede o per ignoranza - si spacciano per New Age senza esserlo, ma questo avviene in ogni campo, dunque: occhi aperti, ma senza esagerare.
Non sta a me stabilirne il valore, ma è indubbio che la New Age sia lunica novità culturale e spirituale di rilievo emersa nel panorama mondiale negli ultimi venti-trentanni, un fenomeno che coinvolge negli USA varie decine di milioni di persone, in gran parte di cultura medio-alta, e che anche in Europa si sta diffondendo molto velocemente, specie in alcuni paesi. Fosse anche solo per questo mi sembra che meriti di essere considerata più attentamente di quanto si sia finora fatto. Spero che questo saggio dia un piccolo contributo a riguardo e rinvio per maggiori approfondimenti al mio libro L'età del risveglio interiore (FrancoAngeli editore, Milano, 2001).
PER SAPERNE DI PIU'
Indicazioni bibliografiche suddivise per argomenti;
cataloghi librari; riviste di settore; associazioni e centri; siti web
AA.VV. new age? a cura di J. Jacobelli, Bari, Laterza 1999.
BERZANO L. new age, Bologna, Il mulino 1999.
CERQUETTI G. Il futuro della new age, Ed. Alba Magica, Milano, 1999.
DE LUCA A., La new age, Ed. Xenia, Milano, 1994.
FERGUSON M. La cospirazione dell'acquario, Marco Tropea Editore, Milano 1999.
MURPHY M., Il futuro del corpo, Ed. Gruppo Futura, Milano, 1997.
REDFIELD J. La visione di Celestino, Milano, Corbaccio, 1998.
SPANGLER D. A Pilgrim in Aquarius, Findhorn Press, Forres, Scotland, 2000.
TERRIN A. N., new age. La religiosità del post-moderno, Bologna, 1997.
WATTS A. W. Il libro. Sui tabù che ci vietano la conoscenza di ciò che veramente siamo. Roma, Astrolabio 1976.
Parte II: cataloghi librari; riviste di settore; indirizzi di associazioni e centri; siti web
Cataloghi librari di vendita per corrispondenza di libri new age e affini
Il giardino dei libri - via S. Mauro 55 Bellaria (RN) tel 0541 344820 - www.ilgiardinodeilibri.it
Macrolibrarsi- via Savona 66 loc. Diegaro Cesena (FO) tel 0547 346290
Riviste di settore
Armonia - periodicità: bimestrale; distribuzione: per abbonamento e internet www.webitaly.com/araldi - indirizzo: M.I.R. Edizioni, tel 0571 671106 fax 0571 675835 - e-mail: araldi@webitaly.com
Bliss - Oltre la new age (rivista on line gratuita) - periodicità: mensile; distribuzione: internet www.bliss2000.com
Hod - periodicità: bimestrale; distribuzione (gratuita): a Milano in libreria, in centri e associazioni, farmacie ed erboristerie; indirizzo: ed. Alice, viale Col di lana, 4 20136 Milano; tel.: 028361347
La salute olistica - periodicità: bimestrale; distribuzione: in Toscana presso libreria, centri e associazioni, farmacie ed erboristerie e per abbonamento; indirizzo: Energy lab, via G. Da Montorsoli 7/B; tel.: 055473509
Associazioni e centri
(non è ovviamente possibile fornire un elenco completo e ci limitiamo solo ad alcune città e indirizzi; tuttavia, consultando le riviste sopra indicate sarà possibile avere indicazioni di ulteriori centri e associazioni che operano nel settore).
Napoli - Letà di crono, vico S. Filippo a Chiaia 4,
Latina - Il sentiero, via Campodivivo 43,Spigno Saturnia (LT) tel 077164693
Roma - Kivani, via S. Ginesio 11, 00162 tel.064460120, - Il giardino delle meraviglie, via T. da Celano 7, tel. 0678394821
Firenze - Risonanze , via S. Gervasio 26/28, 50133 tel.055575567, - C.L.I.P. 2000, Via de Benci, tel.0552638808
Siena - Osho Miasto, podere S. Giorgio Frosini (SI) tel.0577060124, - Biosfera, loc. Salceto 45, Poggibonsi tel 0577996899
Pistoia - Centro trasformazione, p.za S. Bartolomeo 12, tel.057331966
Lucca - Villaggio globale, villa demidoff, Bagni di Lucca (LU) tel.058386404
Milano - Il Balzo, via Fezzan 6, tel 0247710541, - I.S.P.A., Via A. De Togni 27, tel.0286452594, - Terza Onda, via Bellarmino 21, 20142, tel.028465286
Vicenza - Johwys, via Einaudi 8, Motta di Costabissara tel.0444557073, - Gaja, via dei mille, 39, tel. 0444326213
Padova - Il quarto chakra, via De Marchi 2, 35127 tel.0498022216, - Madre terra, via Roma 67, tel. 049658053
Siti internet
Esiste un motore di ricerca italiano specializzato sul campo new age: www. spiritualsearch.it - altri siti con numerosi link sono: www.newageinfo.com - www.freeweb.org/freeweb/pensieronewage - www.celestinian-center.com - www.webitaly.com/araldi
LE DONNE:
DAL FEMMINISMO ALLA RISCOPERTA DELLA FEMMINILITÀ SACRA
a cura di Maria Victoria Fantacci
Futuro femminile - alchimie della creatività collettiva delle donne
Intervista a Prem Upchara e Aseema
di Maria Fantacci
L'alchimia della creatività femminile è un processo terapeutico che affronta i condizionamenti culturali, così come sono stati assorbiti dall'inconscio collettivo delle donne, con strumenti e tecniche di gruppo. Presupposto è la presenza consolidata dei 'condizionamenti collettivi' che hanno radici e origine antiche. I1 percorso di autocoscienza è stato un contributo straordinario del risveglio delle donne ed ha tolto dall'ovvio, dal dire 'è così', 'questo è essere donne', la condizione subordinata, dipendente del femminile. I1 lavoro cui contribuiscono Upchara e Aseema, riconducibile alla ricerca della Mistery School presso la Osho Multiversity di Poona, si pone come proseguimento positivo di quella coscienza femminile, superando i limiti del femminismo storico, del punto morto dell' "è colpa loro", "è tutta colpa degli uomini".
Il processo conduce collettivamente le partecipanti a riconoscere in ognuna e in tutte quelle stesse matrici del condizionamento collettivo, ad accettarle nelle loro manifestazioni emotive negative - gelosia, rancore, risentimento, sfiducia in se stesse, repressione della creatività, dipendenza da giudizi negativi interiorizzati, senza cercare il colpevole fuori sa sé.
Lo schema scientifico di questo processo si radica sull'osservazione dei propri vissuti emotivi, con un distacco simile a quello proprio della ricerca e della sperimentazione scientifica. Con questo atteggiamento distaccato, ci si può avvicinare al rilassamento profondo e alla comprensione esistenziale che da esso scaturisce. In altre parole, oltrepassata l'identità condizionata, ci si può connettere alla propria essenza individuale libera, profonda, meditativa. La comprensione esistenziale consente anche di accedere ad esperienze di sincronicità, di risonanza con l'altra. La sincronicità, prospettata da Jung, diventa in questo processo un'esperienza viva, capace di dare nuovi spazi di comunicazione e di superamento dei ruoli terapista/terapeutizzato.
Le tecniche utilizzate sono l'ipnosi ericksoniana e il Tibetan Healing, una sintesi innovativa di antiche tecniche tantriche tibetane, che liberano l'energia nel corpo e che armonizzano il processo di trasformazione, oltre i confini dei condizionamenti collettivi.
I condizionamenti inconsci collettivi e l'accettazione
Upchara: Noi non lavoriamo sulle personalità individuali, ma osserviamo i condizionamenti dell'inconscio collettivo in noi stesse....il velo di colpevolezza, del giudizio su noi stesse, perché vogliamo renderci conto con sempre maggior chiarezza che non sono io, non sei tu ad essere gelosa: ogni donna, ogni essere umano - anche uomo del resto, vive la gelosia. Quando si sperimenta in gruppo, l'esperienza è vissuta collettivamente... avviene anche quando vivi collettivamente l'esperienza del rancore, della colpa e del risentimento che hai verso gli uomini, verso le donne e che tutti abbiamo. In questi gruppi, condividiamo questi sentimenti - senza cercare di cambiarli inizialmente - sperimentiamo semplicemente che in questo mondo, in questa società le cose stanno così... e qualcosa inizia a rilassarsi, questa è la mia esperienza, come se d'un tratto pensassi "aha! allora non ho bisogno di punirmi e nascondermi perché sono gelosa" oh... sì, la gelosia è una grossa questione e la possessività pure... qualcosa si rilassa in te e con le altre donne del gruppo. Questa è l'esperienza iniziale più vistosa ed è legata ad una delle chiavi fondamentali del processo dell'Alchimia che è l'accettazione. La conoscenza e l'accettazione di sé accadono affrontando i problemi, i sentimenti, con l'ottica dello scienziato - l'immagine che usiamo è proprio questa - osserviamo quello che c'è con la stessa modalità con cui gli scienziati osservano i dati oggettivi. Un ricercatore che osserva dei batteri al microscopio non dirà certo "Oh, che brutto e com'è disgustoso!" e non avrà bisogno di giudicare, dirà "aha! questo è il microbo che crea tale malattia..."
Noi ci comportiamo allo stesso modo con l'inconscio collettivo delle donne. Vi entriamo con il distacco che ha l'occhio al microscopio: "Oh, non è interessante che in questa situazione reagiamo più o meno tutte con gelosia". Un quid diventa più scientifico, oggettivo. Osservare... osservare e vedere. E così accade l'accettazione che la realtà emotiva personale è così quindi io sono così, lei è così, noi siamo così...
Aseema: Senza giudicare se quanto osserviamo in noi sia buono o cattivo. Semplicemente osserviamo con distacco quello che siamo.
Osservare se stessi
Domanda: ...senza avere qualcuno da incolpare... è colpa mia, è colpa sua...
Upchara: Esattamente! Non più. Grazie per averlo detto. E' una differenza fondamentale rispetto ai gruppi femministi storici, nei quali tutta l'attenzione era focalizzata su 'è colpa loro". Ero femminista a Roma negli anni '70 e so quanto fosse importante 'è colpa loro'. L'altra chiave è -dicevo che una è 1'accettazione, 1'osservare come uno scienziato - l'altra chiave è il rilassamento che accade quasi simultaneamente, quando ti rendi conto che non è tuo, che non devi incolpare te stessa e, allora, qualcosa si rilassa. Usiamo molte tecniche di ipnosi, parliamo alla mente inconscia e attraverso l'ipnosi creiamo, cerchiamo di creare uno spazio di rilassamento perché la comprensione avviene attraverso il rilassamento. Abbiamo sempre pensato che per capire occorresse uno sforzo, in verità più ci rilassiamo e più avviene una comprensione - quella esistenziale, che è l'unica comprensione che trasforma. Avendo studiato filosofia... ho capito molte cose con la mente che però non hanno cambiato la mia vita... la comprensione esistenziale... quella sì è trasformante, è, appunto, esistenziale. E' come se ogni cellula del corpo arrivasse a comprendere...
Sperimentare la sincronicità
Aseema: E' saggezza interiore. Quando siamo rilassate e non vi è spazio per la mente, rimane la coscienza. Allora, in quel momento, la saggezza interiore affiora e questa è la tua guida interiore...
Upchara: ...è lo spazio dentro di noi con cui entriamo in contatto, lo spazio dove sappiamo, dove le cose vengono rivelate. Siamo abituate a pensare - di nuovo si tratta di un pensiero collettivo condizionato - che la comprensione sia una funzione della mente razionale. Si inizia, invece, a entrare in un altro livello, in un certo senso, mistico. All'inizio bisogna viverlo, sperimentarlo, averne fiducia.
Domanda: Nelle donne, la saggezza intuitiva di cui parli è molto presente fra madre e figli...
Upchara: Come una madre... sappiamo che a volte anche a migliaia di chilometri di distanza, la madre sa che suo figlio è malato, anche quando il figlio è cresciuto e si è sposato in qualche posto. E' vero, una madre ce l'ha questa saggezza intuitiva. Beh, tu sei una madre Aseema quindi lo sai...
Aseema: Si, si!
Upchara: Sincronicità è un concetto ideato da Jung e molto usato nell'Alchimia mistica cioè... si tratta di quella situazione esperienziale in cui onde di energia vibrano tra persone... come accade, con sincronicità naturale, tra madre e figli. E' il vibrare sulla stessa frequenza d'onda, così che inizia una risonanza che può essere captata anche a distanza. La sincronicità è qualcosa con cui lavoriamo molto... anche perché toglie la tradizionale distanza fra terapista e cliente... con il riconoscere che, se come terapista sarei incapace di dire quello che per te è bene, posso però vibrare in sincronicità con te. Così nasce empatia e scopriamo qualcosa insieme. E' quello che amo di più del nostro modo di lavorare... non vi diamo troppa importanza, ma è un fatto scientifico, sta avvenendo e crea una comunicazione profonda fra le persone. E' qualcosa che accade naturalmente... senza lo scalpore californiano per i fenomeni psichici.
Aseema: Io penso che sia perché partiamo dal cuore. Non entriamo nella mente, nell'ego per dare importanza a quanto accade. Ci stiamo tutti volendo bene e l'energia circola attraverso il cuore. E' come se fossimo tutti compagni di viaggio e questo mantiene il lavoro in un cerchio d'amore. Siamo tutti sulla stessa barca, ne siamo sicure...
Circolazione di energia libera
Upchara: ...con i gruppi delle donne lavoriamo dunque sui fenomeni collettivi... sui condizionamenti collettivi che ci hanno tenute sotto, che dentro di noi stiamo riproducendo... 'non all'altezza', 'non posso farlo, non ci riesco' ...tutte queste voci... osservandole insieme si acquietano. I gruppi si chiamano 'Libertà di creare' perché l'altro punto per le donne è il non essere libere da ma per cosa. Libertà di creare, è quello che tutte e due sentiamo essere la cosa più importante, non libertà contro qualcosa o da qualcosa, ma verso qualcosa... Le donne hanno un potere creativo vasto, ma espresso nella donna emancipata, sopprimendo la parte femminile ad imitazione del modello culturale maschile.
Domanda: Volevo chiedere ad Aseema come sta integrando il Tibetan Pulsing con il processo dell'alchimia mistica...
Aseema: Da quando eravamo bambini abbiamo accumulato nei nostri organi - specialmente nelle ovaie essendo donne - molti shock, e l'energia vi si è stata bloccata. Il metodo di guarigione del Pulsing Tibetano... ha molto a che vedere con il canale di comprensione, la guida interiore... Quando pulsiamo, il blocco di energia che è nell'organo entra in sintonia con il canale di comprensione, con la luce interiore, con l'energia d'amore, il mio battito col tuo battito - è tantrico - si crea un circuito di luce e quest'energia può aprirsi, espandersi ed essere liberata. I nostri corpi sono così... dei vecchi amici. Se ci rivolgiamo ad essi possiamo innanzitutto, essendo donne, liberare l'energia nelle ovaie. Per il Tibetan Healing le ovaie contengono, infatti, il potenziale di luce e di vitalità della donna. E' stata la mia esperienza con Deeraj (maestro di Tibetan Pulsing n.d.r.). Dopo alcune sessioni non avrei mai immaginato la quantità di energia rilasciata e trasformata in creatività. Prima non avrei potuto fare quello che sto facendo adesso, perché ero così repressa, non ero padrona della mia vitalità. Liberata quell'energia... beh, è in parte il motivo per cui mi sto divertendo così tanto adesso!...
http://members.aol.com/pforpeace/PeaceWomen/dir14.htm#wilpf
Nella storia dellumanità, le donne hanno sempre lavorato per promuovere la pace, contro guerre ed ingiustizie che mettono a repentaglio il nostro pianeta ed il benessere dei nostri figli, degli uomini, delle donne e delle generazioni future. Se lenergia maschile, che è stata prevalente nella cultura mondiale degli ultimi secoli, tende verso la disgregazione, la conquista, la sopraffazione e la lotta, quella femminile tende tipicamente verso lunificazione e la prevenzione e spesso sono le proprio le donne le pioniere delle nuove frontiere della coscienza. Per questo motivo a livello internazionale (e su internet) non potevano mancare i gruppi femminili che lavorano per la pace e per leducazione ad una nuova coscienza planetaria.
La Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà
La Womens International Legue for Peace and Freedom, WILPF, fondata nel 1915, è una delle organizzazioni attiviste mondiali per la pace più antiche del mondo. Nella sua storia ha continuamente lavorato per dare alle donne di tutto il mondo il potere di lavorare insieme per promuovere la pace, la libertà e la giustizia per tutti. La WILPC lotta per: "Leguaglianza di tutti i popoli in un mondo libero da razzismo, sessismo, classismo, omofobia; il trasferimento delle risorse mondiali dalle esigenze militari a quelle umane; la fine di ogni genere di violenze: la violenza carnale, violenza fisica, povertà, sfruttamento, interventismo e guerra; il disarmo mondiale, e la risoluzione pacifica di conflitti internazionali tramite le Nazioni Unite." La lega opera in ambiti internazionali, nazionali e locali per educare, informare e mobilizzare donne in azioni tramite progetti e attività varie.
La WILPF riceve fondi per la gran parte del suo lavoro dalla Jane Addams Peace Association (JAPA). JAPA fu fondata nel 1915 da Jane Addams, la prima donna a ricevere il Premio Nobel per la Pace. Lo scopo di JAPA è di perpetuare lo spirito di amore e devozione per lumanità di Jane Addams per la causa della pace nel mondo, di promuovere progetti consistenti con questo obbiettivo e di raccogliere fondi necessari alla loro esecuzione tramite i programmi educativi dei Peace Links di JAPA e del WILPF. "Unite siamo molto più potenti di quanto non potremmo essere da sole. Insieme possiamo cambiare il mondo". Peace Links fu fondata da Betty Bumpers nel 1982 come risposta alla paura di sua figlia della guerra nucleare. Da quel giorno Peace Links è diventata una rete internazionale che organizza programmi educativi, comunità sulla cooperazione globale, risoluzioni non-violente dei conflitti, e risoluzione di problemi a livello comunitario. Anche se la guerra fredda è finita, Peace Links è ancora dedita ad incoraggiare una politica di cittadinanza globale.
INTERCULTURALITA' DELLA VITA REALE
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CHE
COS'E' PORTO FRANCO •"PORTO FRANCO. Toscana. Terra dei popoli e delle culture" è un progetto promosso e coordinato dalla Regione Toscana, in collaborazione con le Province, i Comuni, le Comunità Montane, le Università, il mondo della scuola, le istituzioni culturali e l'associazionismo. Strumento della programmazione regionale, sostenuto dalla legge regionale 29/2000 ("Interventi finalizzati allo sviluppo di strategie interculturali in Toscana"), si realizza attraverso l'integrazione delle politiche culturali, educative e sociali ad ogni livello istituzionale, sull'intero territorio toscano. Obiettivo generale del progetto è la promozione di una cultura fondata sui valori dell'incontro, del confronto e dello scambio tra tutte le persone che vivono in Toscana, indipendentemente dal sesso, dall'età, dalla provenienza. Il progetto si rivolge all'insieme della popolazione residente in Toscana, con particolare attenzione al mondo della scuola. Gli strumenti principali per la sua realizzazione sono: •una rete stabile di "centri interculturali", diffusa sull'intero territorio regionale, a partire da una prima rete di 60 centri nel 2000, ampliata a 80 nel 2001; •la produzione di nuovi saperi sui diversi terreni del confronto interculturale, attraverso "campus" tematici; •programmi di manifestazioni teatrali, musicali e convegnistiche; •la produzione di strumenti didattici e di informazione; •interventi di comunicazione. Con funzioni consultive sull'insieme delle strategie interculturali in Toscana, è stato istituito un comitato scientifico internazionale del quale fanno parte Luciano Berio, Remo Bodei, Rosi Braidotti, René Gallissot, Armando Gnisci, Mondher Kilani, Claude Jacquier, Stefano Levi Della Torre, Francesco Margiotta Broglio, Predrag Matvejevic, Rigoberta Menchu, Arianne Mnouchkine, Anna Maria Rivera, Edoardo Sanguineti, Romana Sansa, Antonio Tosi. una rete di "centri interculturali" Una rete stabile
di "centri interculturali" costituisce un obiettivo strategico del progetto regionale. In generale, un "centro interculturale" svolge funzioni di: •spazio organizzato per l'incontro e il confronto interculturale; •luogo di educazione alla diversità e di sviluppo della consapevolezza collettiva; •situazione di ordinario e attivo incontro per tutti, indipendentemente dal sesso, dall'età e dalla provenienza. La prima rete di 60 centri, istituita nell'anno 2000, sarà ampliata a
80 centri nel 2001. In ogni territorio
provinciale sono stati istituiti nel dicembre 1999 "tavoli di
concertazione" per la programmazione delle attività interculturali,
ai quali partecipano . i "campus" I "campus" di PORTO FRANCO sono strumenti per la produzione di indirizzi teorici e programmatici finalizzati all'orientamento della società toscana in una prospettiva interculturale. I primi
"campus" realizzati nell'anno 2000 (26 luglio-13 agosto) sono
stati dedicati a cinque settori tematici (le culture della storia e della
memoria; le culture della parola e della scrittura; le culture
dell'abitare; le culture della religione; le culture delle donne) e hanno
coinvolto ca. 150 partecipanti, provenienti dal territorio toscano e da
numerosi paesi del mondo. Questi primi "campus" hanno
attraversato Nell'anno 2001 i
"campus" si svolgeranno in precise aree territoriali,
coinvolgendo l'insieme delle strutture e delle associazioni della società
toscana.
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LE FASI DEL PROGETTO PORTO FRANCO DAL 1998 AL 2001
1998 Settembre Su iniziativa
dell'Assessore regionale alla cultura, Franco Cazzola, il documento
preliminare del Piano d'indirizzo della cultura 1999-2000 indica tra le
sue determinazioni programmatiche: "(...) in ogni settore
d'intervento, la realtà del multiculturalismo impone di dedicare la
massima attenzione al libero e aperto confronto tra linguaggi e culture,
con l'obiettivo di far emergere le identità e le differenze, i conflitti
e le reciproche influenze; in questo senso Novembre-Dicembre L'idea progettuale
della "Toscana dei popoli e delle culture" viene proposta dal
Dipartimento regionale alla cultura a Enti Locali, istituzioni e
associazioni culturali (italiane e non), situazioni di base, attraverso
incontri e interventi diretti sul territorio toscano. Nella "casa del
popolo" di Coiano, a Prato, si sperimenta un processo di
trasformazione in "casa dei popoli e delle culture" attraverso
gruppi di lavoro tematici sul confronto di genere (donne/uomini), tra
generazioni (giovani/anziani) e tra "popoli"
("autoctoni" e "immigrati"). 1999 Gennaio L'elaborazione progettuale si concentra sulla questione dei "centri interculturali"; viene prodotto il documento Le "case dei popoli e delle culture" in Toscana: primi elementi per la progettazione di un sistema, come strumento di lavoro per iniziare a costruire una rete di "centri". Febbraio Attraverso
incontri e accordi con le associazioni promotrici delle principali
manifestazioni musicali, teatrali, convegnistiche, legate alle tematiche
del multiculturalismo e del confronto interculturale (Fabbrica Europa,
Musica dei Popoli, Festival dei Popoli, Meeting internazionale
antirazzista, Toscana delle culture ecc.) viene costruito un calendario di
ca. 40 eventi che si svolgeranno da maggio a dicembre, coinvolgendo nel
mese di novembre la prima rete di "centri interculturali". Marzo Viene definita la
linea della comunicazione del progetto in collaborazione con Mario
Fiorenza. " Aprile Il Consiglio
regionale istituisce il Programma di Iniziativa Regionale "PORTO
FRANCO. Toscana. Terra dei popoli e delle culture" affidandone il
coordinamento a Lanfranco Binni, dirigente del Dipartimento delle
Politiche Formative e dei Beni Culturali, con un budget di L.350.000.000
di cui L.100.000.000 come sponsorizzazione delle banche tesoriere della
Regione. Maggio Il 10 maggio,
prima conferenza-stampa di PORTO FRANCO, a Firenze, presso Giugno Mentre prosegue la
sperimentazione di modelli di "centri interculturali" nelle
prime situazioni già individuate e l'elaborazione progettuale sui
"campus", vengono preparate le conferenze provinciali sulla base
della scelta dell'integrazione delle politiche culturali, educative e
sociali ad ogni livello della pubblica amministrazione toscana. Luglio Su iniziativa
della Regione, si svolgono le conferenze provinciali, con la
partecipazione degli assessori alle politiche culturali, educative e
sociali delle Province, dei Comuni e delle Comunità Montane: vengono
gettate le basi per la programmazione territoriale degli interventi a
finalità interculturali. Agosto A seguito delle
conferenze provinciali, le Province - in collaborazione con i Comuni, le
Comunità Montane, la società civile - iniziano a costruire le
"mappe" dell'esistente (associazioni, progetti locali, servizi
ecc.) per avviare processi di integrazione delle politiche sul territorio. Settembre Su proposta della
Regione, il 9 settembre viene istituita una prima rete di 14 "Comuni
di PORTO FRANCO" : Bucine (AR), Fucecchio (FI), Scandicci (FI),
Arcidosso (GR), Rosignano Marittimo (LI), Cecina (LI), Viareggio (LU),
Carrara (MS), Santa Croce sull'Arno (PI), Volterra (PI), Poggio a Caiano
(PO), Quarrata (PT), Sambuca Pistoiese (PT), Poggibonsi (SI). Sono Comuni
medio-piccoli con esperienze positive di integrazione tra politiche
culturali, educative e sociali, che possono costituire situazioni di
riferimento per altri Comuni che in Toscana - anche nell'ambito del
progetto regionale - stanno progettando interventi sui terreni
dell'intercultura. Ottobre E' pubblicato in
20.000 copie il primo numero del "giornale di PORTO FRANCO",
strumento di rete per costruire reti istituzionali e nella società
civile. Campagna di comunicazione attraverso l'affissione di manifesti Novembre-Dicembre Nell'intero
territorio regionale si svolgono le ca. 200 iniziative musicali, teatrali,
convegnistiche dei programmi "Popoli e culture in Toscana", a
partire dai primi centri interculturali della rete di PORTO FRANCO , e
"Sipario Aperto Intercultura", nei 53 piccoli teatri del
circuito regionale. 2000 Gennaio La segreteria regionale di PORTO FRANCO predispone il piano 2000 per il Consiglio regionale, che prevede l'inserimento di 60 centri interculurali in un sistema di rete e la realizzazione dei primi campus nell'estate Febbraio-Marzo A seguito della
sottoscrizione dei protocolli di intesa del 22 dicembre 1999, si tengono
le conferenze provinciali per la gestione dei protocolli; iniziano
processi di programmazione territoriale concertata tra Regione, enti
locali e responsabili dei centri interculturali della rete di PORTO
FRANCO. Aprile Regione Toscana e
ANCI Toscana sottoscrivono un protocollo di intesa per la realizzazione di
iniziative comuni nell'ambito di PORTO FRANCO; il protocollo prevede, tra
l'altro, la realizzazione di un programma di trasmissioni radiofoniche
settimanali a cura di una rete di radio coordinata da Controradio. Maggio "Conferenza regionale di Porto Franco sulla scuola"(Firenze, Auditorium del Consiglio regionale, 26 maggio), preceduta da un concerto, in Piazza Santo Spirito, con la partecipazione dei gruppi Pitura Freska, Nour Eddine e Lokshen); il programma è realizzato nell'ambito di un programma di collaborazione tra "Porto Franco" e il Ministero della Pubblica Istruzione, Commissione Intercultura. Nella conferenza regionale sulla scuola, alla quale partecipano ca. 200 docenti, esperti di didattica interculturale e responsabili dei "centri interculturali" viene discussa la piattaforma programmatica "Per una scuola pubblica interculturale" presentata da "Porto Franco" e viene avviata la costruzione di una rete di docenti impegnati nella didattica interculturale. A seguito delle elezioni amministrative regionali, all'Assessore regionale alla cultura Franco Cazzola subentra l'Assessore Mariella Zoppi. E' pubblicato in 20.000 copie il secondo numero de "Il Giornale di Porto Franco", strumento di informazione e condivisione dello stato di avanzamento del progetto. Pubblicazione degli Atti della prima conferenza regionale di Porto Franco-(Firenze, 30 ottobre 1999), secondo numero dei "Quaderni di Porto Franco", che contiene i documenti 1999-2000 del progetto. Giugno Si svolgono a
Firenze, presso la segreteria regionale del progetto, numerose riunioni
della rete istituzionale e dei "centri interculturali", per la
preparazione dei "campus" tematici che si svolgeranno tra la
fine di luglio e la metà di agosto. L'intera operazione dei
"campus" (cinque gruppi di esperte ed esperti provenienti dalla
Toscana e da tutto il mondo, laboratori itineranti per Luglio-Agosto Tra il 24 luglio e
il 13 agosto si svolgono i cinque "campus" tematici,
incontrandosi il 10 agosto sul Monte Amiata. Comuni e "centri
interculturali" promuovono iniziative sul territorio alle quali
prendono parte i partecipanti dei "campus". L'11 agosto, nello
spazio "tibetano" del Merigar, ad Arcidosso, i coordinatori e i
partecipanti dei diversi campus presentano e confrontano i risultati
finali. Nei giorni dell'incontro dei campus sull'Amiata si svolge il
programma di iniziative di spettacolo "Zibaldone di Porto
Franco", a cura dell'Accademia Amiata. Settembre-Novembre I coordinatori dei "campus" riordinano i materiali prodotti e li preparano per la pubblicazione a stampa o attraverso video vhs. Attraverso incontri periodici presso la segreteria regionale del progetto, le/i responsabili dei "centri interculturali" lavorano alla costruzione delle reti provinciali dei "centri", con il coinvolgimento dei Comuni e delle Province. NOVEMBRE E' pubblicato il terzo numero dei "Quaderni di Porto Franco",Atlante delle migrazioni, a cura di Walter Peruzzi: un quadro del fenomeno complesso delle migrazioni nel nostro paese, in particolare in Toscana, nel contesto delle migrazioni internazionali. Dicembre L'11 dicembre, a
Firenze, presso l'Auditorum del Consiglio regionale, viene presentato il
volume Le culture dell'abitare
con gli Atti del "campus" omonimo; il volume è prodotto in
collaborazione con 2001 Gennaio Presentazione dei risultati dei Campus 2000 e delle linee di sviluppo del progetto nel 2001, nei giorni 19 e 20, presso l'Auditorium del Consiglio regionale, con la partecipazione del comitato scientifico internazionale previsto dalla legge regionale "Interventi finalizzati allo sviluppo di strategie interculturali in Toscana" (L.R. 29/2000); partecipano Rosi Braidotti, René Gallissot, Armando Gnisci, Mondher Kilani, Claude Jacquier, Stefano Levi Della Torre, Francesco Margiotta Broglio, Predrag Matvejevic, Anna Maria Rivera, Edoardo Sanguineti, Romana Sansa, Antonio Tosi, i coordinatori e i partecipanti toscani dei campus 2000, le/i responsabili dei centri interculturali della rete. Febbraio Porto Franco, con un intervento simbolico che indica lo sviluppo del progetto "sulla strada" direttamente nei territori, partecipa alle sfilate del Carnevale di Viareggio: una "banda mista" di composta da quaranta musicisti, donne e uomini, adulti e bambini, sfila tra i carri del Carnevale. La banda è composta da tre gruppi musicali, i senegalesi dell'associazione Popoli Uniti di Fucecchio, i Rumeni di Transilvania Express residenti a Siena, gli Europei della Bandao di Poggibonsi. Il messaggio è: impariamo ad accordare i suoni, nel pieno rispetto dei suoni propri incontrandosi con i suoni degli altri. Marzo Convegno di studi
sulla tradizione del Carnevale, il 3 e il Aprile-Maggio Verifica dello
stato della rete 2000 dei "centri interculturali", in previsione
del suo ampliamento ad almeno 80 centri entro la fine dell'anno.
Definizione del calendario degli "eventi" di interesse
internazionale, nazionale e regionale. In numerose aree territoriali della
Toscana le Province, i Comuni e i "centri interculturali"
attivano i tavoli provinciali di concertazione e programmazione previsti
dai protocolli di intesa del dicembre 1999 per gestire le risorse (1
miliardo di finanziamento regionale che produce cofinanziamenti di enti
locali e privati per 1.400 milioni) destinate ai progetti dei
"centri" secondo |
Caos e Cibercultura
di Timothy Leary
Caos e Cibercultura, scritto dal profeta ultrasettantenne della controcultura Timothy Leary, ora entusiasta della cibercultura, illustra il nuovo mondo, con interventi di personaggi e interpreti che hanno animato l'immaginario degli ultimi trent'anni: William Burroughs, Allen Ginsberg, William Gibson, Susan Sarandon. Caos e Cibercultura presenta una visione, attraverso gli occhi di Timothy Leary, dell'emergere di un nuovo umanesimo che pone l'accento sul mettere in discussione l'autorita', sul pensiero indipendente, sulla creativita' individuale e sul potere che le persone hanno acquisito tramite i computer e altre tecnologie. L'opera piu' importante di Leary dopo gli anni '60.
Caos e Cibercultura, scritto dal profeta ultrasettantenne della controcultura Timothy Leary, ora entusiasta della cibercultura, illustra il nuovo mondo, con interventi di personaggi e interpreti che hanno animato l'immaginario degli ultimi trent'anni: William Burroughs, Allen Ginsberg, William Gibson, Susan Sarandon. Caos e Cibercultura presenta una visione, attraverso gli occhi di Timothy Leary, dell'emergere di un nuovo umanesimo che pone l'accento sul mettere in discussione l'autorita', sul pensiero indipendente, sulla creativita' individuale e sul potere che le persone hanno acquisito tramite i computer e altre tecnologie. L'opera piu' importante di Leary dopo gli anni '60.
La Filosofia eterna del Caos
Da diverse migliaia di anni ormai, sembra evidente che la natura fondamentale dell'universo sia quella di una complessita' estrema e di un disordine inesplicabile; quella cosa misteriosa, intricata e magnifica generalmente nota come il Caos. I poetici Indu' credevano che l'universo fosse una danza sognante di illusioni (maya). I Buddisti, paradossali e psicologici, parlavano di un vuoto troppo complesso - forse mille miliardi di volte troppo complesso - perche' ne potesse afferrare il significato il sistema di elaborazione delle parole (o mente) umano, fermo al livello A-B-C-1-2-3. Lao-tzu, poeta e filosofo cinese, ci ricorda in modo quasi beffardo come il Tao cambi perpetuamente le proprie complessità alla velocita' della luce, elusivo e inaccessibile per le nostre dita che laboriosamente digitano caratteri sulle nostre tastiere alfanumeriche e ai nostri sistemi operativi mentali. Socrate, orgoglioso e autonomo democratico ateniese spiffero' il pericoloso segreto suo malgrado quando disse, "Il segreto dell'umana vita consiste nel conoscere se stessi." E' questa senz'altro la T-shirt piu' sovversiva sbandierata nel corso dei secoli dagli umanisti, e' l'autoadesivo piu' eclatante affisso sulle loro neuro-auto-mobili. Il pensiero individualista e' il peccato originale delle bibbie giudeo-cristiano-islamiche. Sabota i tentativi delle autorita' di mettere ordine nel Caos. La prima regola di ogni sistema di legge-e-ordine e' quella di trivializzare-demonizzare i pericolosi concetti del Se', degli Scopi individuali e del Sapere personale.
Pensare per se' e' eretico, tradimento, blasfemo. Solo i diavoli e i satana lo fanno. Il pensiero creativo, commesso ad alta voce, e' reato capitale. Per varie centinaia di dissenzienti protestanti questa fu dura realta' durante le Inquisizioni, per non parlare dei roghi di streghe organizzati dai Protestanti una volta arrivati alla stanza dei bottoni del reparto Controllo Caos. Tutto era molto semplice per i controllori di legge-e-ordine. Ci sono gli dei e le dee immortali lassu' nella comunita' elite di Viale Olimpo. Poi, ci siamo noialtri mortali privi di significato che lavoriamo quaggiu' nelle pianure dove gli affitti sono bassi. Il concetto dell'individuo dotato della capacita' di scegliere, e di identita', sembrava follia totale, l'incubo piu' assoluto non solo per i burocrati autoritari ma anche per i liberal dotati di senso comune. Il Caos va controllato! Il sistema standard per ammansire e per addomesticare l'impossibile complessita' che ci circonda consiste nell'inventare un po' di dei sullo stile della "fatina dei denti", piu' infantili sono e meglio e', e nell'imporre un po' di regole infantili: onora la madre e il padre, eccetera.
Le regole sono semplici e logiche. Ubbidisci passivamente. Preghi. Ti sacrifichi. Lavori. Credi. E poi, sia lodata la Noia, che non ci siano nozioni terrorizzanti di individui che vanno in giro in questo universo privo di significato e di ordine alla ricerca di un modo di creare per se' un se' individuale.
Ingegneria del caos
Forse i primi ingegneri del Caos furono i saggi Indu' che studiarono un modo di far funzionare il cervello denominato yoga. Furono i Buddisti a produrre uno dei grandi manuali pratici per operare con il cervello: Il libro tibetano dei Morti. I Taoisti cinesi hanno sviluppato l'insegnamento del lasciarsi andare con il flusso senza aggrapparsi a strutture di idee ma lasciandosi cambiare ed evolvere. Il messaggio fu: Siate calmi. Niente panico. Il Caos e' bene. Il Caos crea possibilita' infinite. La matta idea socratica del fai-da-te (FDT), che ha creato la democrazia moderna, era una versione ateniese, furba e sensata dello yoga di Induisti, Buddisti e Taoisti. E vi ricordate dove sono arrivati India, Tibet e Cina con queste scemenze? Know-where! L'idea piu' pericolosa e' quella folle e socratica, da megalomani, del SAPERE! che osa definire come pensatore il servo-essere umano. Impudenza oltraggiosa. Incoraggiare lo schiavo a diventare filosofo! Il servo della gleba che cerca di essere psicologo! Potenzialmente un saggio di yoga.
Questa eresia precorre il motivo per cui in seguito gli evoluzionisti atei come Linneo e Darwin definirono la nostra specie di superscimpanze' come Femina (Homo) sapiens sapiens.
Il caos esterno
Per secoli esistette un tabù fanatico contro la comprensione scientifica. Per quale motivo? Per paura del Caos. I fatti riguardanti il nostro (apparentemente) insignificante ruolo nella danza galattica offendono i fanatici del controllo a tal punto che tentano, con tanta virilita', con tanta diligenza e serieta', di gestire il Caos, che vietano ogni tentativo intelligente di lanciare lo sguardo la' fuori e di comprendere la gloriosa complessita'. In un certo periodo, gli strumenti per l'alterazione della coscienza quali il microscopio e il telescopio erano criminalizzati per gli stessi identici motivi per i quali, in tempi successivi, vennero messe al bando le piante psichedeliche. Ci consentivano di scrutare pezzetti e zone del Caos. Galileo fini' in castigo e Giordano Bruno in fumo, per aver dimostrato che il sole non girava intorno alla Terra. I caosofobi religiosi e politici, per loro natura, vogliono un simpatico, ordinato e comodo universo che avvolga loro in un caldo abbraccio. Nel corso dell'ultimo secolo la scienza ha prodotto estensioni del sensorio umano che specificano il carattere realmente sbalorditivo delle realta' in cui abitiamo. L'astronomia stellare descrive la fantastica molteplicita' dell'universo. Cento miliardi di microscopici sistemi stellari nella nostra galassia; cento miliardi di galassie nel nostro microscopico universo.
Il caos interno
Negli ultimi decenni del Secolo XX gli scienziati cominciarono a studiare la complessita' esistente all'interno del cervello umano. Che Caos! Si scopre cose' che il cervello altro non e' che una rete galattica composta da cento miliardi di neuroni, ciascuno dei quali e' un sistema informatico complesso quanto un computer molto grande, o mainframe. Ciascuno dei neuroni e' in collegamento con altri diecimila suoi simili; ognuno di noi e' dotato di un universo di neurocomplessita' che e' imperscrutabile per le nostre menti alfanumeriche. Questa potenza cerebrale e' allo stesso tempo il segno piu' umiliante della nostra ignoranza attuale ma, una volta che avremo cominciato a imparare a far funzionare il nostro cervello, anche la prospettiva piu' entusiasmante della nostra divinita'.
Umanesimo: il piano di gioco del navigatore
La teoria del Caos ci consente di apprezzare la nostra missione: comprendere, godere, celebrare il carattere gioioso dell'universo, compresi i paradossi totalmente pazzi esistenti all'interno del nostro cervello. L'attivazione del cosiddetto cervello destro elimina uno degli ultimi tabu' che si oppongono alla comprensione del Caos e fornisce alla filosofia dell'umanesimo una base scientifica pratica e immediata, che ci incoraggia a unirci ad altri per progettare insieme le nostre versioni personali del Caos.
Negli ultimi mesi mi ha ossessionato l'estrema complessita' di ogni cosa. Non sappiamo chi, perche', dove, che cosa ne' quando noi siamo. Che spaventincubo! Siamo agenti speciali, ignoranti e alienati, inviati in missione senza ordini. La mia entusiasmante incomprensione del Gran Disordine, del Caos, e' naturalmente dovuta ai tre sintomi di senilita' che ho studiato con la dovuta diligenza:
La perdita della memoria a breve termine significa che ti dimentichi che cosa sta accadendo esattamente e di perche' sei qui.
L'aumento della memoria a lungo termine ti offre l'ambigua prospettiva delle soluzioni piu' strane che le nostre culture abbiano scoperto per spiegare il Mistero.
Temi di questo libro: progettare il caos e foggiare il disordine personale: Sugli schermi - Con strumenti cibernetici - In prospettive controculturali - Con sostanze chimiche informazionali (droghe del Caos) - Deliziandosi in ciberotica - Come artisti guerriglieri che esplorano le alternative di de-animazione - Facendo surf sulle onde della follia millennale per intravedere le gloriose selvagge impossibilita' e improbabilita' del secolo a venire. Godetevelo! E' nostro per giocare!
Firmato, con amore, Timothy Leary
Da poco Tim ha la sua home page a http://www.leary.com/. Qui si puo' visitare la sua casa, parlare con gli altri ospiti e conoscere i suoi scritti. Il sito e' in fase di costruzione.
Andando su http://www.urra.it/174.html si trovera' la copertina e l'indice di "Caos e Cibercultura" con una serie di puntatori a brani del libro. All'URL http://www.urra.it/174b.html c'e' la prefazione di "Caos e Cibercultura" e gli stessi puntatori ai brani del libro, senza la copertina per chi non vuole attendere il grafico. Una recensione del Manifesto si trova all'URL http://www.urra.it/recenur.html#leary.
di Thimothy Leary
...Gli individui sicuri di sé della razza Cyber sono stati chiamati mavericks, ronin, free-lancers, indipendenti, anticonformisti, strambi, combina guai, pazzoidi, visionari, iconoclasti, ribelli, sognatori a occhi aperti, solitari. Le organizzazioni religiose li hanno sempre chiamati eretici. I burocrati li chiamano dissidenti sovversivi, traditori o peggio. Ai vecchi tempi persino gente normale e di buon senso li chiamava pazzi. Durante le fasi tribali, feudali, industriali dell'evoluzione umana, i connotati logici per la sopravvivenza erano conformismo e affidabilità... Nella civiltà informativa - comunicativa del ventesimo secolo, la creatività e l'eccellenza mentale divengono la normale etica. Il mondo è diventato troppo dinamico, complesso e diversificato perché stabilità di pensiero e affidabilità di comportamento abbiano successo Oggi la "brava persona" è quella intelligente che può pensare di testa sua. La "persona problematica" nella società cibernetica del ventunesimo secolo è quella che obbedisce automaticamente, che non contraddice 1'autorità, che agisce per proteggere il suo stato ufficiale.
La parola Cyberpersona o Cybernauta ci riporta al senso originale di pilota e rimette in circolazione la persona autosufficiente. Le parole Cyberpersona, Cybernauta e il termine più pop Cyberpunk si riferiscono alla personalizzazione (e quindi popolarizzazione) di tecnologie del sapere e dell'informazione.
Un pensare innovativo da parte dell'individuo... Individuo abile e pieno di risorse che ha accesso e manovra la tecnologia del sapere e della comunicazione verso i suoi fini privati. Per piacere personale, profitto o crescita. Tutti quelli che confezionano coraggiosamente e manovrano le idee laddove i pensieri non sono mai andati prima.
...Cyber significa pilota. Una Cyberpersona è una che pilota la sua vita. Per definizione, la Cyberpersona é affascinata dalle informazioni per naviganti - specialmente mappe, tracciati, etichette, guide, manuali, che aiutano a pilotarsi attraverso la vita. La Cyberpersona cerca continuamente teorie, modelli, paradigmi, metafore, immagini, icone che aiutano a tracciare e definire la realtà che abitiamo. Cybertech si riferisce agli strumenti, apparecchiature e metodologie del sapere e del
comunicare. Linguistica, filosofia, semantica, semiotica, epistemologia pratica. Parole, icone, matite, torchi, schermi, tastiere, computer, dischetti.
Dopo le fasi larvali di sottomissione al potenziale genetico, lo stadio maturo del ciclo vitale umano è l'individuo che pensa di testa sua.
Da internet sono arrivati i meme!
a cura di Alfredo Passeri . E-mail: apasseri@attmihq.italy.attgis.com
"Un idea è qualcosa che tu hai, un ideologia è qualcosa che ti ha." Morris Berman
I meme sono una delle innumerevoli grandi invenzioni che si trovano su Internet. Sono un modo di comprendere la natura della mente e dei condizionamenti a cui tutti siamo costantemente sottoposti. Un meme (pronunciato miim) è una idea che si replica infettando come un parassita le menti umane (alterandone il comportamento) ed inducendole a propagare il meme (allo stesso modo in cui un virus si riproduce "dirottando" il DNA di un batterio). Al contrario del virus, che è codificato nelle molecole del DNA, il meme non è niente altro che un insieme ordinato (pattern) di informazioni evoluto in una forma che induce la gente a ripetere questo insieme di informazioni.
Slogan individuali, idee, frasi di moda, melodie, icone, invenzioni, mode, strutture della psiche individuale e collettiva sono tipici meme. Se un meme possa essere considerato una vera forma di vita o no è un argomento dibattuto, ma questo è irrilevante: essi si comportano in un modo simile ad una forma di vita permettendoci di combinare le tecniche analitiche di epidemologia , scienza della evoluzione, immonulogia, linguistica, semiotica in un sistema estremamente efficace conosciuto come "memetica". Piuttosto che discutere la "verità" o "falsità" di una idea, la memetica si preoccupa principalmente sul capire COME quella idea stessa possa replicarsi. La memetica è vitale per capire i culti, le ideologie, le campagne di marketing di tutti i tipi e fornisce la migliore immunità da pericolosi contagi di informazioni. Il lettore neofita, per esempio, dovrebbe essere cosciente che è appena stato infettato con un meta-meme, il meme che riguarda i meme. Questo che segue è un breve dizionario dei termini che si può dimostrare utile nello studio della memetica.
Dizionario memetico:
Meme: un insieme contagioso di informazioni che si replica infettando o "parassitando" le menti umane alterandone il comportamento e causando la propagazione dell'insieme (termine coniato da Dawkins, per analogia con gene). Slogan individuali, frasi di moda, melodie, icone, invenzioni e mode sono tipici meme. Un' idea o un insieme di informazioni non è un meme a meno che non forzi qualcuno a replicarlo e ripeterlo a qualcun altro. Tutta la conoscenza trasmessa è memetica . Notare che un meme non riflette necessariamente la "verità" per essere di successo. La replicazione memetica dipende più dall' attrattiva della struttura logica del meme che dalla sua completa verità . Esempi : - Di tutto di più - Un attimino - Un caffè è un piacere, se non è buono che piacere è - Nuovo ? No , lavato con ... - Cacao Meravigliao - etc. etc.
Memetico: chi studia la memetica , un ingegnere memetico.
Memetica: lo studio dei meme e dei suoi effetti sociali
Ospite: una persona che è stata infettata da un meme con successo: chiamato anche portatore ( non tutti i portatori sono memoidi).
Infezione: Attaccamento (con successo) di un meme nella memoria di un essere umano. Una infezione memetica può essere attiva o inattiva. È inattivo se l'ospite non si sente incline a trasmettere il meme ad altre persone. Una infezione attiva causa all'ospite la voglia di infettarne altri. Ospiti attivi fanatici sono membots o memoidi. Una persona che si è esposta ad un meme ma che non lo ricorda (consciamente o in altro modo) non è infetto (un ospite può essere infetto inconsciamente e persino trasmettere un meme senza una consapevolezza cosciente del fatto. Molte norme sociali sono trasmesse in questo modo). Alcuni memetici hanno usato l'infezione come un sinonimo di credenza (solo i credenti sono infetti, i non credenti no) Comunque questo uso ignora il fatto che la gente spesso trasmette meme "a cui non credono". Canzoni,barzellette e fantasie sono meme che non si basano sulla credenza per la strategia dell'infezione.
Strategia dell'infezione: qualsiasi infezione strategica che incoraggia l'infezione di un ospite. Comuni strategie dell'infezione sono "sentirsi vittime di una situazione", "paura della morte", "senso della comunità". In un complesso di meme l'esca racchiude la strategia dell' infezione: le barzellette incoraggiano l'infezione essendo umoristiche, le canzoni evocando varie emozioni, gli slogans e frasi di moda essendo concisi e continuamente ripetuti (vedi strategia della replicazione, mimicry)
Complesso di meme : un insieme di meme che si assistono mutuamente e che si sono co-evoluti in relazione simbiotica. Dogmi politici e religiosi, movimenti sociali, stili artistici, tradizioni e costumi, catena di "Sant'Antonio", paradigmi, linguaggi sono dei tipici complessi di meme. Tipi di co-meme comunemente trovati in uno schema sono l'esca, l'uncino, la minaccia, il vaccino. Uno schema di successo possiede comunemente i seguenti attributi: 1) scopo( obbiettivo finale) 2) opportunità per il portatore di partecipare e contribuire; 3) convinzione della propria verità autoevidente (Autorità); 4) allontanamento del terrore dell'ignoto offrendo ordine e senso.
Uncino: la parte del complesso di meme che stimola la replicazione; il gancio è spesso più efficiente quando non è una affermazione esplicita ma una logica consequenza del contenuto del meme (vedi esca, minaccia).
Esca: la parte del complesso di meme che promette di essere benefica all'ospite ( usualmente in cambio vuole la sua replicazione). L'esca usualmente giustifica, ma non pretende esplicitamente la replica. Chiamato anche co-meme ricompensante. In molte religione, l'esca è "La Salvezza", o la ricompensa promessa, la remissione dei peccati, il Paradiso. Altri comuni co-meme sono : beatitudine eterna, sicurezza, prosperità, libertà (vedi anche uncino, strategia dell'infezione).
Minaccia : la parte del complesso di meme che incoraggia l'adesione ma non incoraggia la replicazione errata (dannazione all'inferno è la minaccia co-meme in molti schemi religiosi).
Auto-tossico: pericoloso per se stesso. Meme altamente tossici sono solitamente auto-limitanti in quanto essi stessi promuovono la distruzione dei propri ospiti ( ad esempio : qualsiasi complesso di meme di indottrinamento militare, qualsiasi meme del martirio).
Esotossico : pericoloso per gli altri. Meme altamente esotossici promuovono la distruzione di altre persone che non siano i loro ospiti, in particolare di quelli che portano i meme rivali ( come: nazismo, inquisizione, pol pot) .
Ingegnere memetico : chi consciamente realizza meme attraverso separazione e sintesi, con l'intento di alterare il comportamento di altri . Scrittori di manifesti o di campagne pubblicitarie ( i cosiddetti creativi ) sono dei tipici ingegneri memetici..
Membot (meme-robot) : una persona la cui intera vita è stata subordinata alla propagazione del meme, meccanicamente e ad ogni opportunità (es . testimoni di geova, mormoni, hare krishnas). A causa della competizione interna, i più vocali ed estremi tendono a salire alla cima della gerarchia sociale. Un membot autodistruttivo è un memoide.
Memoide : Una persona il cui comportamento è cosi fortemente influenzato da un meme che la propria sopravvivenza diventa assolutamente irrilevante (ad esempio kamikaze, terroristi sciti.).
Allergia del meme: una forma di intolleranza, una condizione che impone alla persona di reagire in un modo estremamente violento quando è esposto a specifici stimoli semetiotici. Complessi di meme esotossici conferiscono pericolose allergie del meme ai loro ospiti. Spesso per far scatenare la reazione alla effettiva allergia al meme non deve essere presente un effettivo stimolo semiotico ma la semplice percezione. Comuni allergie al meme sono: pornofobia, anticomunismo paranoico, omofobia. Comuni forme di reazione meme allergiche sono: censura, vandalismo, abusi verbali, violenza fisica.
Tolleranze : un meta-mema che conferisce resistenza ad una grande varietà di meme ( ed i loro socio-tipo), senza provocare meme-allergie. Nella forma più pura la tolleranza permette ai suoi ospiti di essere continuamente esposti a meme rivali, persino intolleranti, senza infezione attiva o reazione meme allergica .La tolleranza è un co-meme centrale in molti schemi, in particolare liberalismo e democrazia. Senza di essa, uno schema diventa spesso eso-tossico e produce meme- allergia ai propri ospiti.
Vaccino: Qualsiasi meta-meme che conferisce resistenza o immunità verso uno o più meme, permettendo alla persona di essere esposta senza prendere una infezione attiva. Chiamato anche comunemente immuno-meme. Comuni immuno-meme sono "fede", " fedeltà ","scetticismo", "tolleranza". Ogni schema contiene dei vaccini per proteggersi contro meme rivali ad esempio: Conservatorismo: automaticamente resiste a tutti i nuovi meme. - Ortodossia : automaticamente rifiuta tutti i nuovi meme. - Scienza : controlla nuovi meme accertando la consistenza teorica e ( se applicabile) la ripetibilità empirica, continuamente rivaluta vecchi meme,accetta schemi in modo condizionato da futuri riassestamenti. - Radicalismo: abbraccia un nuovo schema, rifiuta tutti gli altri. - Nichilismo: rifiuta vecchi e nuovi schemi. - New age: accetta tutti i meme esteticamente piacevoli, vecchi e nuovi, indipendentemente dalla empirica ( o persino interna) consistenza , rifiuta gli altri (notare che questo non fornisce molta protezione). - Japponese: adatta (parte dei) nuovi schemi ai vecchi (moto, macchine, moda)
Immuno-depressivo : ogni cosa che tende a ridurre l'immunità memetica di una persona. Comuni immuno-depressivi sono: viaggiare ( disorientamento), esaurimento fisico ed emozionale, insicurezza, shock emozionale, perdita della casa o di qualche caro, shock futuri, shock culturale, stress da isolamento, situazioni sociali non familiari, certe droghe, solitudine, alienazione, paranoia, esposizione ripetuta, rispetto per l'Autorità, ipnosi (sospensione del giudizio critico). Reclutatori dei culti spesso mirano aereoporti o stazioni degli autobus perchè i viaggiatori sono facilmente soggetti ad un alto numero di questi immuno-depressivi.
Spazio delle credenze : siccome una persona può essere solo infettata con un certo numero di meme, c'e un limite nel loro spazio di credenze. I meme si evolvono in competizione alla conquista di nicchie nello spazio di credenze degli individui e società.
Censura : ogni tentativo di ostacolare la propagazione del meme eliminando i suoi vettori. La censura è analoga ai tentativi di fermare una malattia spruzzando insetticida. La censura non può mai completamente uccidere un meme offensivo e può effettivamente aiutarlo a promuovere un ceppo più virulento mentre può uccidere meme più leggeri.
Culto : un complesso di meme auto tossico di tipo sociale, composto ( o alla ricerca ) di memoidi o membot (ad es. Dianetics). Caratteristiche dei culti sono: - auto isolamento del gruppo infettato( o almeno degli ultimi reclutati); - lavaggio del cervello per mezzo di ripetute esposizioni ( inducendo stati mentali di dipendenza); - funzioni genetiche scoraggiate ( per mezzo di celibato, sterilizzazione, svalutazione della famiglia) a favore della replicazione (proselitismo); - culto della personalità.
Dormiente: meme attualmente senza ospiti umani. Gli antichi geroglifici egiziani sono esempi di schemi che giacciono dormienti per millenni in testi nascosti o non tradotti, aspettando di riattivarsi infettando archeologi.
Verme delle orecchie: Un suono o melodia che infetta la popolazione rapidamente (ad esempio "don't worry be happy")
Il meme millenario: alcuni dei diversi epidemici meme che predicono eventi catastrofici per l'anno 2000, includendo la battaglia di Armageddon, l'estasi, il millenario regno di Gesù. L' imminente "New age" meme è semplicemente una pan-denominazione di questo. (chiamato anche meme-finale).
Mimcry: una strategia di infezione nella quale un meme tenta di imitare la semiotica di altri meme di successo, ad esempio: pseudo-scienze ( Ufologia, Creazionismo), pseudo-ribellioni ( heavy metal) , sovversione per contraffazione ( ribaltamento della situazione).
Strategia di replica: ogni strategia di replica usata da un meme per incoraggiare i suoi ospiti a ripetere i meme ad altra gente. Il gancio co-meme di un complesso di meme.