EDUCAZIONE GLOBALE, FORMAZIONE E MASS MEDIA


Questa sezione comprende i seguenti capitoli:

  1. EDUCAZIONE GLOBALE:

  2. EDUCAZIONE INFANTILE:

  3. EDUCAZIONE ALLA PACE:

  4. EDUCAZIONE E STATO FLUIDO


EDUCAZIONE GLOBALE

Non abbiamo mai dubitato che un piccolo gruppo di cittadini attenti e impegnati possano cambiare il mondo. In verità questo è quanto è sempre accaduto. Margaret Mead

Introduzione all’educazione globale
di Nitamo Montecucco

Siamo entrati in un momento storico e culturale di estremo interesse; le antiche culture e visioni del mondo stanno perdendo consistenza, si aprono enormi crisi di valori, mentre si profila l'emergere di una nuova cultura allargata, multietnica e globale. Il processo di globalizzazione sta producendo la più massiccia confluenza mai esistita di culture, razze, ideologie, prodotti, religioni, leggi, linguaggi e visioni del mondo. Anacronistiche tradizioni e vetusti modi di vivere e di vedere il mondo soccombono sotto l’impatto di nuove visioni e comportamenti. Negli ultimi cinquant’anni le innovazioni della tecnica, della medicina, della scienza e dei mezzi di informazione e comunicazione hanno permesso il più grande salto culturale che l’umanità abbia mai vissuto: la nascita del Villaggio Globale e della cultura planetaria. La scienza si è tuttavia sviluppata più velocemente della coscienza. La rapidità con cui sono avvenute queste innovazioni e cambiamenti non hanno permesso al sistema educativo di potersi adeguare ai bisogni dei tempi.

La cultura planetaria si sta creando sotto i nostri occhi ma nessuno ci ha educato ad essere, o diventare, cittadini planetari, nessuna scuola ufficiale ci prepara all’etica e alla visione globale, alla comprensione umana e spirituale delle moltitudini interraziali che vivono sulla Terra.

Questa necessità è il tema del presente capitolo.

Educazione come evoluzione

Fino ad oggi l’educazione è stata una sorta di metodo per inserire informazioni nel cervello delle persone. Vorremmo che l’educazione diventasse un metodo di crescita armonica dell’essere umano in tutte le sue dimensioni, un sistema che permetta un’evoluzione del suo potenziale latente e delle sue più elevate capacità.

Le ultime ricerche sul cervello testimoniano che esiste in noi una enorme potenzialità che può dispiegarsi e diventare reale, creando armonia e unità non solo individuale, ma anche collettiva. Le ricerche di neuropsicologia affermano che si può creare una altissima armonia tra onde cerebrali in gruppi di persone, o anche di bambini, quando essi si trovano in empatia tra loro o in meditazione. L’empatia è la base della cooperazione e della coevoluzione.

Questi dati ci aiutano a proporre nuove visioni di come potrebbe svilupparsi una nuova umanità unita in una unica coscienza planetaria, una coscienza che abbraccia in se ogni forma vivente della Terra e che rappresenta la base profonda di ogni antica o nuova via spirituale. Come superare i nostri problemi attuali, il nostro senso di separazione e divisione interiore, con gli altri uomini e con la natura? Come concepire una nuova educazione globale necessaria ai tempi attuali per aiutarci in questo processo di crescita?

I tre livelli dell’educazione globale

Il nostro approccio educativo considera l'essere umano come una unità multidimensionale che nasce libera da condizionamenti e costrizioni, la cui finalità è di potersi manifestare con naturalezza in ogni sua dimensione. Il nostro approccio educativo opera dal locale al globale, dall'individuo al pianeta, e ritiene che per raggiungere una coscienza planetaria occorra operare contemporaneamente su tre livelli educativi che possono essere sintetizzati come educazione mentale, educazione alla consapevolezza psicofisica, e educazione alla trasformazione e alla crescita spirituale.

L’educazione globale della mente e l’informazione unitaria

L’educazione globale della mente comprende tutte quelle informazioni che permettono di comprendere con una visione unitaria e integrata la complessità umana, sociale e planetaria, e le loro molteplici interrelazioni. L’educazione alla cultura globale rappresenta il primo e più semplice momento di trasformazione umana. Essa avviene attraverso l'apprendimento intellettuale ed emozionale delle informazioni che permettono la conoscenza e la comprensione globale di noi stessi e dell'esistenza. Tra le materie non ancora presenti nei sistemi educativi ufficiali, quelle che più contribuiscono ad una visione olistica e planetaria sono: le basi di ecologia, storia, etica, scienza, medicina, psicosomatica e prevenzione, dei diritti umani e animali, di arte libera e di spiritualità comparata.

L’educazione alla consapevolezza psicofisica

I comportamenti umani possono cambiare sotto la spinta di una nuova educazione alla consapevolezza del corpo, delle emozioni e della mente, ai loro reali bisogni e alle loro funzioni. Possiamo riassumere questo nuovo livello educativo suddividendolo, per chiarezza, in:

Educazione alla trasformazione e allo sviluppo del potenziale umano

Se l’essere umano non cambia modo di pensare e di agire non ci sarà trasformazione nel futuro del pianeta. Il possibile cambiamento di comportamenti egoistici, inconsci, chiusi, rigidi, razzisti, ideologici, umanamente dannosi o ecologicamente insostenibili verso comportamenti etici, amorevoli, consapevoli, umani e responsabili non può essere il frutto di un insegnamento puramente intellettuale e teorico; tale trasformazione può nascere solamente da una differente e più profonda consapevolezza di noi stessi come unità di mente, corpo e spirito, dell’umanità come unita mutietnica, interrazziale e transculturale e del pianeta come gigantesco organismo vivente regolato da una delicatissima quanto complessa serie di reti di relazione. Questa comprensione unitaria può essere generata da una serie di esperienze differenti e dirette create per tale preciso scopo, come:

La coscienza unitaria e la visione globale

Quando la comprensione intellettuale delle informazioni teoriche, la consapevolezza dei reali bisogni psicofisici, la trasformazione dei comportamenti sociali e la crescita interiore saranno assimilate dalla persona e rispecchiate nel suo comportamento coerente si produrrà il vero passo in avanti della nuova educazione: l’essere umano integro e consapevole, con una coscienza unitaria di sé stesso e della realtà.

La terza fase educativa avviene quando la nuova informazione globale e l’esperienza globale si fondono e creano un essere umano integro, con una coscienza unitaria è l'esperienza che nasce dalla realizzazione unitaria, silenziosa e indivisa, del proprio essere o Sé.

Questa realizzazione della coscienza unitaria genera una sincronica unificazione della nostra conoscenza e delle nostre esperienze. Dall'esperienza di se stessi come una sola indivisa coscienza nasce il senso di unità con l'intera esistenza, di pace interiore e di amore per ogni creatura del mondo. Questa esperienza è la base di ogni forma spirituale e la sua realizzazione libera da dogmi religiosi o fideisti porta ad un profondo senso di ecumenismo religioso e di fratellanza. Essa quindi costituisce la vera e più importante componente della trasformazione umana verso la coscienza planetaria.

I primi passi verso l’educazione globale

Il primo impegno degli educatori sarà quindi di:

1) introdurre nell'insegnamento (scolastico e non) quelle materie che non sono ancora insegnate e che rappresentano una necessità impellente dei nostri tempi, come: cultura e coscienza planetaria, ecologia domestica, salute psicofisica globale, alimentazione, prevenzione e miglioramento della salute psicosomatica, spiritualità globale (religioni comparate), arte del vivere (comunicazione, sessualità) e arte del morire.

2) modificare il concetto stesso di educazione introducendo nuovi paradigmi più umani e profondi come il riconoscimento globale del bambino, i valori dei sentimenti umani, la coevoluzione (coscienza planetaria) uniti alla consapevolezza di ridurre al minimo i condizionamenti culturali.

3) istituire una scuola di cultura globale orientata alla coscienza planetaria, che sia in grado di formare educatori adatti ai compiti dell'immediato futuro che sappiano trasformarsi e crescere sufficientemente per non rappresentare un ostacolo all'evoluzione complessiva dei bambini e delle bambine.


Introduzione Generale – I Bambini e le Bambine di Gaia

I bambini dagli occhi di sole
di sri Aurobindo

Ho visto
i luminosi pionIeri dell’Onnipotente
al confine dove il cielo si volge verso la vita
scendere la scala d’ambra della nascita
i precursori della divina solitudine.

Venivano
sul sentiero della stella del mattino
nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti
attraverso la penombra di un’età
i bambini dagli occhi solitari
portatori di una meravigliosa aurora
i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti
gli abitatori delle barriere del mondo
i lottatori contro il destino nato dalla paura

Li ho visti
i lavoratori della casa degli Dei
i messaggeri di ciò
che non può essere comunicato
gli architetti dell’immortalità.

Li ho visti
cadere nella sfera umana
con volti
ancora luminosi della gloria immortale
con voci
che ancora parlavano con i pensieri di Dio
con corpi
resi splendidi dalla luce dello spirito.

Portavano
la magica parola
il mistico fuoco
la dionisiaca coppa della gioia.

Li ho visti
i bambini che rendono l’uomo migliore
coloro che cantano
uno sconosciuto inno dell’anima.

Ho sentito
l’eco dei loro passi
nei corridoi del tempo.

Ho visto
gli alti sacerdoti
della saggezza
della dolcezza
della potenza
della felicità celeste
i rivelatori delle vie solari della bellezza
i nuotatori delle acque tempestose dell’amore
i danzatori che aprono le porte d’oro
del nuovo tempo.

Sono qui
camminano fra noi
per mutare le sofferenze in gioia
per giustificare
la luce sul volto della natura.

Ho visto
i luminosi pionIeri dell’Onnipotente
al confine dove il cielo si volge verso la vita
scendere la scala d’ambra della nascita
i precursori della divina solitudine.

Venivano
sul sentiero della stella del mattino
nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti
attraverso la penombra di un’età
i bambini dagli occhi solitari
portatori di una meravigliosa aurora
i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti
gli abitatori delle barriere del mondo
i lottatori contro il destino nato dalla paura

Li ho visti
i lavoratori della casa degli Dei
i messaggeri di ciò
che non può essere comunicato
gli architetti dell’immortalità.

Li ho visti
cadere nella sfera umana
con volti
ancora luminosi della gloria immortale
con voci
che ancora parlavano con i pensieri di Dio
con corpi
resi splendidi dalla luce dello spirito.

Portavano
la magica parola
il mistico fuoco
la dionisiaca coppa della gioia.

Li ho visti
i bambini che rendono l’uomo migliore
coloro che cantano
uno sconosciuto inno dell’anima.

Ho sentito
l’eco dei loro passi
nei corridoi del tempo.

Ho visto
gli alti sacerdoti
della saggezza
della dolcezza
della potenza
della felicità celeste
i rivelatori delle vie solari della bellezza
i nuotatori delle acque tempestose dell’amore
i danzatori che aprono le porte d’oro
del nuovo tempo.

Sono qui
camminano fra noi
per mutare le sofferenze in gioia
per giustificare
la luce sul volto della natura.

Il profeta parla dei figli
di Kalil Gibran

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame che in sé stessa ha la vita.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi.
E non vi appartengono benché viviate insieme.
Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
Poi che essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
Poi che abitano case future, che neppure in sogno potete visitare.
Cercherete di imitarli, ma non potete farli simili a voi,
Poi che la vita procede e non s'attarda su ieri
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive,
sono scoccati lontano.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza
vi tende, affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
In gioia siate tesi nelle mani dell'Arciere;
Poi che, come ama il volo la freccia, così l'immobilità dell'arco.

Il bambino nuovo sei tu!

In questo momento storico di grande trasformazione,
nasce la necessità di una nuova educazione planetaria,
che dia una visione globale di se stessi e del mondo.
Per realizzarsi spiritualmente,
per liberarsi dai vecchi modi di pensare e di comportarsi,
per nutrire l'amore e la creatività.

Il punto di partenza

Vogliamo dedicare questo capitolo sull’educazione planetaria ai bambini e alle bambine, anime libere e cittadini di questa Terra. Un capitolo per definire i punti principali da cui far nascere un’educazione realmente al passo coi tempi. Un argomento per tutti.

Il punto di partenza è molto semplice: pensate in generale a un bambino o a una bambina dai sei ai quattordici anni, che frequenta una delle normali scuole esistenti sul pianeta, i cui genitori gli hanno trasmesso una certa lingua, cultura e religione. Prima di pensare al nostro paese immaginate la situazione in un paese africano, mediorientale o asiatico e cercate di comprendere quali e quanti profondi condizionamenti questo bambino o bambina ha già subito per il solo fatto di nascere in una certa nazione o famiglia o religione. La nostra domanda è questa: Chi insegnerà a questo bambino o a questa bambina di essere a tutti gli effetti un libero cittadino della Terra? Chi gli trasmetterà una cultura globale di pace, cooperazione e amore per l’intera umanità e per l’intero pianeta? Chi gli aprirà la strada alla comprensione delle sue reali potenzialità creative in senso umano e spirituale?

Tutti siamo stati condizionati a credere di appartenere a una cultura, a una religione, a una razza; nessuno di noi è stato educato a essere cittadino della Terra, a sviluppare la propria coscienza spirituale come parte di una religiosità planetaria realmente senza divisioni tra razze.

Tutti abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi in una dimensione più ampia. Dentro di noi esiste ancora un'anima bambina, un bambino ferito, una parte di noi che non si è potuta sviluppare nel suo pieno potenziale perché le condizioni di consapevolezza e conoscenza della nostra società non lo hanno permesso. La nuova educazione, sostenuta da moltissimi educatori, scienziati, filosofi e mistici del nostro tempo, considera il bambino e la bambina come una coscienza che prende corpo sul nostro pianeta, un'anima di delicata sensibilità e intelligenza che necessita di un ambiente protetto per sviluppare le sue potenzialità umane e spirituali in modo creativo. Tale ambiente oggi praticamente non esiste ancora e ancora meno quando siamo nati noi. Ciò che più ha bisogno un nuovo essere umano, neonato o adulto che sia, è un grande amore e una profonda comprensione. Le statistiche indicano che la maggioranza dei bambini non sono stati concepiti deliberatamente, sono "arrivati" e già dai primi mesi non hanno trovato un ambiente amorevole. La nostra società materialista porta ad una mancanza assoluta di riconoscimento dell'anima del bambino o della bambina, ad una negazione di fatto della sua individualità e potenzialità interiore. Questa profonda mancanza di essersi sentiti amati e compresi è alla base del 95% dei problemi psicosomatici degli adulti. In altre parole il novantacinque per cento delle terapie psicosomatiche o psicologiche vertono su questi due punti essenziali. Se riusciamo a comprendere questi condizionamenti collettivi a cui praticamente tutti siamo stati soggetti, possiamo anche imparare a de-condizionarci ed educare i bambini e le bambine alla libertà e all'evoluzione globale!


Educazione alla pace
Noi provocheremo un grande cambiamento su scala mondiale dell'attuale sistema educativo
Di S.S. Dalai Lama

Guida spirituale dei buddhisti tibetani, premio Nobel per la Pace

Prego che tutti i bambini accrescano la loro educazione e la trasformino in conoscenza interiore. La vera pace sorge dentro di noi, noi la creiamo. Dobbiamo cercare di dare questa pace e questo amore agli altri e a noi stessi. E' la cosa più importante che possiamo fare nella vita... Nella loro ricerca di felicità gli uomini spesso hanno usato vari metodi che sono risultati crudeli e ripugnanti. Se noi adottiamo nel rapporto con la vita un atteggiamento di tipo egocentrico, e cerchiamo continuamente di usare gli altri per i nostri interessi egoistici, potremo ottenere dei benefici momentanei, ma a lungo andare non riusciremo nemmeno a raggiungere la felicità personale. La pace mondiale sarà poi del tutto fuori questione... Un approccio di tipo spirituale potrebbe non risolvere tutti i problemi politici provocati dall'attuale sistema egocentrico di rapporti, ma, a lungo andare, avrà la meglio sulle fondamenta dei problemi che si rivelano oggi... Lo sviluppo di buon cuore - un sentimento di vero affetto per tutti gli esseri umani - non implica necessariamente quel carattere di religiosità che solitamente associamo alla pratica religiosa convenzionale: è per tutti, riguarda tutti senza distinzione di razza, religione o affiliazioni politiche. Quando ci si educa a questo modo di vedere le cose, la felicità individuale cessa di essere uno sforzo consapevole di ricerca egoistica e diventa un effetto secondario, automatico e di gran lunga più elevato. Un sottoprodotto dell'intero processo dell'amare e del servire gli altri... E' un sentimento potente che dovremmo sempre sviluppare e mettere in atto, mentre invece viene trascurato, particolarmente quando ci si trova nel fiore degli anni e si prova un falso senso di sicurezza e di benessere... Qualità umane come moralità, compassione, dignità, saggezza e così via, hanno costituito le basi della civiltà; si debbono coltivare e sostenere tali qualità attraverso un'educazione morale sistematica, in un ambiente favorevole, in modo che possa sorgere un mondo più umano. Si debbono creare le qualità necessarie per creare un tale mondo sin dall'inizio, dall'infanzia. Non possiamo permetterci di attendere la prossima generazione per fare questo cambiamento; la generazione attuale deve tentare un rinnovo dei fondamentali valori umani. Se c'è speranza essa è nelle generazioni future, ma solo se noi provocheremo un grande cambiamento su scala mondiale dell'attuale sistema educativo. (da "Il bambino realtà globale" di B.Beretta e L.Galiero)

Il grande compito degli educatori di questo pianeta
Di Robert Muller

Già consigliere di segretari generali all'ONU, Cancelliere dell'Università della Pace

L'educazione globale deve trascendere gli obiettivi materiali, scientifici ed intellettuali e deve raggiungere volutamente la sfera morale e spirituale. L'educazione globale deve preparare i nostri bambini all'avvento di un'era planetaria caratterizzata da interdipendenza, sicurezza, prosperità, amicizia, amore, felicità. Il punto di partenza è che ogni ora muoiono 6000 nostri fratelli e sorelle e nascono 15000 bambini sul globo. I nuovi venuti devono essere educati in modo da poter beneficiare di tutte le conoscenze, capacità tecniche già acquisite, nonchè godere una vita felice e realizzata e contribuire a vicenda alla continuazione e all'ulteriore sviluppo dell'umanità, su di un pianeta in buone condizioni... La vita umana individuale resta comunque l'espressione più elevata della consapevolezza universale sul nostro Pianeta. Oggi ci troviamo davanti alla centralità totale, alla dignità, al miracolo e alla divinità della vita umana nella sua individualità, indipendentemente da razza, sesso, status, età, nazione, capacità fisica e mentale. L'educazione delle nuove generazioni è essenzialmente basata sull'insegnamento del miracolo della vita, dell'arte di vivere e della realizzazione umana nell'ambito della nostra immensa conoscenza dello spazio e del tempo. Si tratta di far sentire ogni bambino come un re o una regina nell'Universo, un essere più esteso, reso più grande dalla vastità della nostra conoscenza che ora spazia dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, dal lontano passato al futuro... L'obiettivo dovrebbe essere quello di farci emanare una luminosa gioia di vivere, di essere testimoni della bellezza e della maestà della Creazione e delle nostre capacità. Sapere, pace, felicità, bontà e una vita pienamente consapevole, significativa e responsabile. Questi devono essere gli obiettivi dell'educazione. Un compito ed una responsabilità enormi spettano a tutti gli insegnanti ed educatori di questo Pianeta: niente meno che contribuire alla sopravvivenza e alla buona gestione della nostra dimora planetaria e delle specie, alla nostra futura e comune ascesa verso una civiltà universale, interdipendente e pacifica, assicurando la diffusione del sapere, dello sviluppo e permettendo la realizzazione di tutti gli esseri umani che passano attraverso le scuole della Terra. (da "il bambino realtà globale" di B.Beretta e L.Galiero)


Educare alla coscienza del pianeta
di Aurelio Peccei

Fondatore del Club di Roma, uno tra i personaggi italiani di maggiore spicco a livello internazionale per la consapevolezza planetaria

Il primo degli imperativi primari è che l’umanità nella sua totalità apprenda governare l’immenso conglomerato di società e di sistemi naturali e umani,sempre più complessi e intricati, che formano il nostro mondo moderno. E a tal fine è necessario che essa apprenda innanzi tutto a governare se stessa. E’ a questo punto che l’educazione può e deve entrare in scena. Solamente allora sarà possibile definire il suo ruolo. Nel frattempo, occorre comprendere in che cosa consiste l’educazione. Deve essere considerata con una ampiezza di vedute in armonia con la vastità delle funzioni che è chiamata ad assolvere... Non occorre nascondere la complessità e l'enormità dell'impresa... Esiste in ciascun essere umano, anche nei più sprovveduti o emarginati, una ricchezza innata di risorse profonde di comprensione,di immaginazione e di creatività che è stata dimenticata, trascurata, inutilizzata... Il futuro di noi tutti dipende quasi esclusivamente dalla nostra volontà di sfruttare questo potenziale naturale inutilizzato che è in ognuno di noi. Occorre un radicale cambiamento culturale, dobbiamo uscire dal passato per entrare responsabilmente nel presente e continuare, senza fermarci, verso il futuro. Lo strumento per realizzare tale salto di qualità non può essere che l’educazione, intesa nel suo senso più completo. Questa nuova educazione deve, a mio avviso, essere vicina più alla formazione e alla promozione umana che all’istruzione pura e semplice. Con l’ausilio dei migliori metodi di insegnamento, deve aprire tutte le vie all’apprendimento, inoltre, dovendo impegnare tutto l’essere e, di conseguenza, esigendo una perfetta efficienza psicofisica, essa deve essere accompagnata da efficaci politiche e strategie di alimentazione e di sanità. La nuova educazione deve liberarsi da ogni spirito conservatore, avere il gusto per l’innovazione, anche se ciò comporta rischi... Deve mirare alla comprensione e alla tolleranza per gli altri, a rivalorizzare la comunione con la natura e il trascendente... Ma allo stesso tempo deve essere una educazione partecipativa. La partecipazione dei cittadini all’elaborazione dei programmi della società, alla loro valutazione e alla loro revisione è una funzione chiave della nostra vita in comune, e di conseguenza della concezione e della realizzazione di un progetto educativo totalmente nuovo... E un grande ideale sta oggi sorgendo nel mondo: quello di... educare a una nuova coscienza planetaria. L’educazione dovrà prendere atto di tali esigenze globali e dei nuovi valori che esse comportano. Analogamente, dovrà tener conto della personalità umana in tutta la sua pienezza, abbandonando la tendenza attuale, che porta a vedere l’uomo sopratutto come un organismo biologico e una entità economica le cui esigenze materiali devono essere soddisfatte. Questo concetto riduttivo dell’uomo non fa che relegare in sfere subalterne gli ulteriori suoi bisogni elementari, spirituali, morali, estetici, la gioia di vivere, il desiderio di partecipazione, le speranze e tutta l’immensa gamma di valori di cui tali elementi non quantificabili sono portatori. (estratto dal libro: Il bambino realtà globale di B.Beretta e L.Galiero)


Le cinque dimensioni dell'educazione
di Osho

Maestro spirituale, ha iniziato migliaia di persone alla trasformazione interiore e alla coscienza planetaria

Il sistema educativo prevalso nel passato è molto insufficiente, incompleto e superficiale. Ha soltanto lo scopo di creare persone che possano guadagnarsi da vivere, ma non fornisce nessuna capacità di comprensione della vita in quanto tale. E non è soltanto incompleto, è anche dannoso, in quanto si basa sulla competizione. Ogni tipo di competizione, in fondo, è violenza, e crea persone incapaci di amare. Tutto il loro sforzo tende a raggiungere: un nome, una fama, ambizioni di ogni tipo. Ovviamente, per ottenere questo, quella gente deve combattere e vivere in un costante conflitto, e tutto ciò distrugge la loro capacità di gioire e di vivere in amicizia. Sembra che tutti siano in lotta contro il mondo intero.

Questo rende il futuro più importante del presente. Si sacrifica il presente per il futuro e questo, alla fine, diventa il tuo stile di vita: tu sacrifichi sempre il momento presente per qualcosa che ancora non c'è, e nella vita si crea un vuoto tremendo. Secondo la mia visione, l'educazione futura avrà cinque dimensioni... La prima è informativa, e include le notizie che riguardano la storia, la geografia e molte altre materie che possono essere trattate tramite la televisione e i computer. La seconda dovrebbe inglobare le scienze... esse possono essere trattate tramite la televisione e i computer ma, essendo più complesse, diventerà più necessaria la presenza di una guida. E la terza sarà la dimensione che è stata completamente trascurata dagli attuali sistemi educativi: l'arte di vivere. La gente dà per scontato di sapere cosa sia l'amore. Non lo sa; e quando si inizia a scoprirlo, è troppo tardi. Tutti i bambini dovrebbero essere aiutati a trasformare la loro rabbia, l'odio, la gelosia, in amore. Una parte importante di questa terza dimensione è il senso dell'umorismo. Il nostro cosiddetto sistema educativo rende le persone serie e tristi. E se un terzo della vita la sprechi a essere serio e triste nelle scuole, questa attitudine mette radici dentro di te; dimentichi il linguaggio della risata; e l'uomo che dimentica la risata, scorda il lato più vasto della vita. Quindi, amare, ridere e conoscere la vita, le sue meraviglie e i suoi misteri.... questi uccelli che cantano fra gli alberi non devono restare inascoltati. Le piante, i fiori e le stelle devono avere una rispondenza nel tuo cuore. L'alba e il tramonto, non sono cose che avvengono all'esterno, sono anche qualcosa di interiore. La riverenza per la vita dovrà essere il fondamento della terza dimensione. La gente è così poco rispettosa della vita. Continuano ad uccidere animali per mangiare. Si deve insegnare un rispetto reverenziale per la vita, perchè la vita è Dio, e non esiste altro Dio all'infuori della vita stessa. A questo si deve aggiungere l'educazione alla gioia, alla risata, al senso dell'umorismo; in breve, si deve insegnare uno spirito danzante e allegro. La quarta dimensione sarà l'arte e la creatività: pittura, musica, artigianato, scultura.... tutto ciò che è creativo... Potrai scegliere tra tutto l'arcobaleno delle arti creative, perchè se non impari ad essere creativo, non puoi sentirti parte dell'esistenza, che è costante creazione. Allorchè si è creativi, si diventa divini; la creatività è la sola preghiera possibile. E la quinta dimensione sarà l'arte di morire. In questa quinta dimensione saranno raccolte tutte le tecniche di meditazione, perchè tu possa sapere che la morte non esiste, perchè tu possa diventare consapevole di una vita eterna che è dentro di te. Questo sarà assolutamente essenziale, perchè tutti dovranno morire, nessuno può evitarlo, e sotto il grande ombrello della meditazione, puoi essere introdotto allo Zen, al Tao, allo Yoga, e a tutte le tecniche e a tutte le possibilità che esistono e sono esistite, delle quali l' insegnamento non si è mai curato.


Educazione alla pace interiore
di Lama Gangchen Rimpoche

Maestro tantrico e guaritore, attraverso la World Peace Foundation diffonde da anni in tutto il mondo l'autoguarigione e la pace interiore.

La pace interiore è il più solido fondamento della pace mondiale. Il mondo oggi è straziato da innumerevoli conflitti. Eppure le nazioni continuano a produrre armamenti: provano a proteggersi e, mancando di educazione alla pace, cercano la sicurezza nella direzione sbagliata... Si parla molto di pace nel mondo, ma non si parla abbastanza di pace interiore, anche se è proprio la pace interiore la condiziona necessaria alla realizzazione della pace mondiale. Preoccupandoci della pace interiore possiamo concretamente collaborare alla costruzione della pace nel mondo... Per imparare a farlo è necessaria una vera e propria educazione... se ne devono individuare le qualità essenziali. La pace è leggera, radiante, bella, preziosa, profonda. La pace interiore rinforza la memoria, aumenta la saggezza, dona la felicità. Quando siamo in pace ci sentiamo sereni, equilibrati e gioiosi; viviamo emozioni positive ed evitiamo le esperienze dannose. La pace è la nostra natura e, come tale, è essenzialmente pura, è simile a un cristallo. La nostra mente è naturalmente pacifica, ma se cadiamo preda della rabbia, lo spazio della pace interiore cessa di esistere. Le emozioni inquiete distruggono la pace. Le persone ricercano la pace e la felicità negli oggetti e nelle attività esterne: sbagliano e finiscono per sperimentare solo sofferenze e dolori. La pace non può essere trovata all'esterno. E per realizzarla non è sufficiente sedersi in un luogo tranquillo e meditare o a recitare mantra. La vera pace può essere raggiunta solo trasformando la mente impura e distruttiva nella originaria mente pura. Sviluppando una mente pacifica, decontaminata dalle emozioni dannose, come la rabbia e la gelosia, saremo in grado di integrare l'energia della pace in quello che facciamo, diciamo e pensiamo in ogni momento della vita. Non conoscendo la natura pacifica della mente, la gente utilizza l'energia violenta per realizzare i propri scopi. Tutti però hanno la capacità e il desiderio di capire e sperimentare la pace. Pace e spazio interiore non sono solo belle parole. Se ne può intendere il vero significato con un'approfondita ricerca personale... Quando c'è qualcosa che non ci piace, la nostra mente si chiude totalmente. Per sbloccarla dobbiamo usare la qualità dello spazio. Lo spazio è la base della pace. Lo spazio interiore di pace è detto Shunyata, ovvero la Vacuità... Sperimentando lo spazio interiore, sperimenteremo la pace. E siccome sarà vera e profonda pace, non ci abbandonerà mai, ci accompagnerà in ogni azione della vita, quando pensiamo, mangiamo, camminiamo... La pace interiore è l'unica cosa che possiamo custodire per sempre e che ci accompagnerà anche al momento della morte. Se giungiamo alla morte con una mente pacifica e felice, non proveremo paura e sofferenza...La pace è il seme per la reale liberazione e per l'illuminazione. Ottenere la pace è possibile perchè pacifica è la natura del mondo e degli esseri che lo abitano, della mente e dell'ambiente. La natura pacifica esiste, deve essere solo riscoperta e riscoprirla è il fine dell'educazione alla pace interiore... Lo stato mentale di inquietudine si riflette inevitabilmente sulla salute: quando si è arrabbiati, la temperatura sale, la circolazione del sangue si altera e il cuore batte più forte... Per non perdere la salute è molto importante mantenere la mente in pace. I metodi dell'autoguarigione e dell'autosviluppo ci permettono di accrescere la pace interiore e di curare il corpo fisico.


Educare l'anima a trovare il meglio in sé
Di Mère

Compagna spirituale di Aurobindo, autrice dei 13 volumi della "Agenda", fondatrice nel 1978 della città di Auroville

L’uomo è interiormente un’anima e un potere cosciente scaturito dal Divino. L’evoluzione di questo essere reale in noi è l’unico vero oggetto d’educazione e di tutta la vita umana se appena voglia trovare e vivere la Verità nascosta e la legge profonda del nostro essere. Ognuno ha in sé qualcosa di divino, qualcosa di suo particolare, un’occasione di perfezione e forza, anche se in misura piccolissima, che Dio gli offre per farne uso o rifiutarlo. Il nostro compito è di trovarlo, svilupparlo e usarlo. Lo scopo principale dell’educazione dovrebbe consistere nell’aiutare l’anima in crescita a trovare il meglio dentro di sé, a delinearlo e a renderlo perfetto per un uso nobile. (estratto dal libro "Il bambino realtà globale" di B.Beretta e L.Galiero)


Meditazione con i bambini
di Deborah Rozman

Psicologa americana, autrice del libro "Meditare con i bambini", insegna meditazione ai bambini dal 1971

Quando cominciai ad insegnare la meditazione ai bambini, qualcosa di meraviglioso si andava rivelando. Bambini irrequieti trovarono il centro del loro essere e una sorgente di profonda pace si evidenziava in essi. Bambini intelligenti scoprirono che la loro immaginazione poteva portarli oltre le loro fantasie, verso un' esperienza luminosa e vasta del loro universo interiore e altri bambini, lenti nell'apprendimento, si resero conto di poter attingere a molti livelli di un potenziale nascosto e quindi sentirsi bene. Scoprii che la meditazione e lo sviluppo della consapevolezza nell'infanzia è parte essenziale per una vita completa e può portare un miglioramento incredibile in salute, senso di benessere, creatività , effetti positivi nell'apprendimento e nella stima di se stessi. Così compresi che questo cammino poteva essere la chiave per un'evoluzione positiva del nostro pianeta. (estratto dal libro "Il bambino realtà globale" di B.Beretta e L.Galiero).


Educazione Universale
Di Lama Thubten Yeshe

Ogni azione, cultura, religione, filosofia, possiede già un patrimonio di saggezza e possiamo fare uso di questa saggezza per creare un’educazione universale. Comprendere se stessi, la propria psicologia, la propria condizione fisica, questo è ciò che chiamo educazione universale.


STATO FLUIDO E APPRENDIMENTO

Gli educatori raccomandano un apprendimento che duri tutta la vita

Stato fluido

Summit sull'educazione: gli educatori raccomandano un apprendimento che duri tutta la vita

I partecipanti di un recente incontro al vertice sull'educazione avvenuto all'Università George Mason a Fairfax, in Virginia, U.S.A., hanno formulato un progetto per chiedere il sostegno del partito democratico e di quello repubblicano per un nuovo indirizzo dell'educazione.

Nella loro concezione, un sistema educativo appropriato dovrebbe includere un apprendimento che duri tutta la vita, e la necessità di coinvolgere l'interesse degli studenti. Dovrebbe anche rafforzare il ruolo dell'insegnante come guida e fonte di risorse.

Il "nuovo indirizzo" è emerso da una conferenza di cinque giorni, dove hanno preso la parola una dozzina di noti educatori, psicologi dell'educazione è scienziati. Tra questi: Arthur Costa, presidente eletto della American Society for Curriculum and Development; Mihaly Csiksentimihalyi dell'Università di Chicago; Howard Gardner e David Perkins di Harvard; e Reuven Feurestein, psicologo dei processi cognitivi, israeliano. La manifestazione era sponsorizzata dalla IBM, dal Public Broadcasting System, dallo ASCD, dalla National Education Assn., dalla Boeing Corp. e dal John F. Kennedy Center for Performing Arts.

La scuola ottunde l'intelligenza

Dalla conferenza, a cui hanno partecipato principalmente insegnanti e presidi già coinvolti nel rinnovamento dell'educazione, sono emersi parecchi spunti. Il tema più coinvolgente è stato quello di capire che cosa motiva chi apprende. Csiksentimihalyi ha chiesto: "Perché nell'adolescenza c'è una così forte tendenza a distaccarsi dal proprio talento?" Secondo uno studio dell'Università di Chicago metà degli studenti liceali più dotati smettono di assecondare il loro peculiare talento mentre sono a scuola. Secondo le ricerche di Csiksentmihalyi, è probabile che il modo in cui la scuola propone il dato cognitivo produca ansietà o noia, più che uno stato ottimale di apprendimento. Feurenstein ha detto: "Le scuole: hanno fatto poco per creare intelligenza. Questo cambierà. La nostra epoca richiede qualcosa di nuovo dall'educazione." Ha predetto la nascita di una "nuova cultura" che forzerà il ripensamento dei metodi e dei fini dell'educazione. I nuovi orientamenti, dice ancora, saranno di creare degli individui che siano capaci di cambiare mantenendo nel contempo la loro identità."

Creare nuovi modelli che arricchiscano il significato. Feurenstein ha mostrato un video su pazienti israeliani soggetti alla sindrome di Down, che sono stati addestrati a prendersi cura di persone anziane. Ha inoltre discusso il suo approccio di apprendimento mediato (ispirato alle teorie di Lev Vygotsky). In questo approccio lo studente viene "arricchito" da un mediatore, una persona che aiuta a creare dei modelli e a generare significato. Larry Emerson, un educatore Navajo e artista, descrive il sua lavoro con bambini indiani americani usando il modello di apprendimento di Feurenstein. Riferisce un forte aumento di auto-stima e di capacità sociali tra gli studenti, che ricevono istruzioni sul modo di pensare nel contesto della casa, della comunità e della tribù.

Dee Dickinson, che dirige New Horizon for Learning, un gruppo di Seattle che ha organizzato la conferenza, ha detto: "Il 60% dei nostri giovani lascia la scuola prima di finire le scuole superiori, il 13% dei nostri adulti è illetterato e il 10% dei nostri bambini è classificato come carente nell'apprendimento. E' ormai tempo di cambiare questa situazione".

Lo stress e la noia riducono l'interesse degli studenti più dotati

Una delle grandi sfide dell'educazione è rappresentata dalla frequenza con cui giovani dotati abbandonano il loro campo di interesse. Al summit sull'educazione Mihaly Csikszentimihalyi ha avanzato l'ipotesi che il disimpegno degli studenti di talento può essere capito meglio esplorando la natura di attività che siano gratificanti di per sé, cosa che fa scattare lo stato che lui chiama "stato fluido". Sotto la sua supervisione, il Progetto Adolescenti dell'Università di Chicago ha esaminato quotidianamente le esperienze di 75 studenti di liceo che erano stati classificati come particolarmente dotati o con talenti particolari. Gli studenti riempivano dei questionari quando venivano chiamati con un cicalino.

Allora dicevano quello che stavano facendo e come si sentivano (sonnolenti, attenti, tristi, vergognosi; miserabili, forti, confusi e così via) Inoltre registravano come si erano sentiti mentre studiavano, mentre partecipavano alle classi, mentre guardavano la televisione, o parlavano con degli amici. I giovani con talento scientifico erano più spesso annoiati che non in uno stato fluido quando pensavano al loro soggetto migliore. Passavano in stato di ansietà più del triplo del tempo passato in uno stato fluido mentre erano coinvolti in altre materie. Gli studenti di matematica erano meno ansiosi e annoiati mentre lavoravano sul loro soggetto preferito, mentre per gli studenti di arte era probabile che passassero metà del tempo in stato fluido.

In parte ciò dipende dal rispetto rigoroso dell'orario scolastico, dicono i ricercatori. Altri fattori: una mancanza di scopi precisi, un senso di mancanza di controllo, l'assenza di una sfida eccitante. Csikszentmihalyi suggerisce che la presentazione lineare del materiale potrebbe non essere l'ideale, perché uno degli scopi dell'educatore è di catturare l'interesse dello studente. Egli invita a fare ricerche sul fenomeno sconcertante che le persone amano fare dello sport più che guardare la televisione, eppure passano un tempo dieci volte maggiore davanti alla TV.

Alcune caratteristiche dello stato fluido

Il livello di sfida e di abilità sono simili ed elevati. Il feed-back è chiaro. C'è un modo di valutare il progresso. L'azione segue da vicino l'ispirazione. Ci si può focalizzare sugli stimoli importanti. C'è un senso di presenza. Non si è "sotto controllo" di se stessi. Si è totalmente immersi in ciò che si fa. Si è relativamente inconsapevoli del trascorrere del tempo. La motivazione è intrinseca. L'azione stessa è la ricompensa.

Studi sullo stato fluido

Una presentazione esauriente degli studi sullo stato fluido viene fatta nel libro "Optimal experience", a cura di Mihaly e Isabella Csikszentmihalyi. Nel suo contributo a questo libro, Csikszentmihalyi fa la storia dell'interesse per lo stato fluido riportandolo a varie fonti come Maslow. Perché le persone si dedicano a certe attività stimolati dall'attività in quanto tale? Qual è il sentimento che ne ricavano, e cosa contribuisce a questo sentimento? Se vieni premiato perché fai qualcosa che ti piace fare, tendi a smettere di farlo, perché?

Gli psicologi, dice il ricercatore, sono arrivati tardi a interessarsi dello stato fluido, perché nel loro sforzo di essere scientifici hanno ignorato o trascurato "l'aspetto più ovvio dell'essere umano, vale a dire l'esistenza di un sé consapevole.

I ricercatori inducevano delle prove motivate intrinsecamente in laboratorio, ma non si preoccupavano di sapere come si sentiva la persona così motivata.

Erano preparati ad accettare l'esistenza di esperienze intrinsecamente motivate senza desiderare di sapere cosa fossero. Tutto quello che volevano sapere era come ciò influenzava la creatività o la costanza dei soggetti impegnati nelle prove. Sebbene anch'io fossi interessato in questi problemi, la mia prima preoccupazione era la qualità dell'esperienza soggettiva che rendeva un comportamento intrinsecamente gratificante.

Come veniva percepita la gratificazione intrinseca? Per rispondere a questa domanda io e i miei studenti (...) abbiamo intervistato in profondità più di 200 persone che, presumibilmente, avevano familiarità con la gratificazione intrinseca. Questi erano individui che trascorrevano molto tempo immersi in intense attività per le quali non erano retribuiti e ricevevano scarsi riconoscimenti, ad esempio atleti dilettanti, maestri di scacchi, scalatori, danzatori, giocatori di pallacanestro di liceo e compositori di musica.

Quello che volevamo scoprire era come queste persone descrivevano la loro attività quando andava particolarmente bene. I risultati di questo studio costituiscono la prima descrizione coerente dello stato fluido (...)

Dal punto di vista dell'esperienza soggettiva, lavoro e gioco non sono necessariamente opposti. Molte persone traggono più soddisfazione dal loro lavoro che non da quello che fanno nel tempo libero. Per loro la distinzione tradizionale tra lavoro e tempo libero ha poco senso..."

Famiglia e stato fluido

Un altro contributo sullo stato fluido pubblicato nel libro "Optimal experience" è quello di Kevin Rathunde: egli dimostra che gli adolescenti che considerano i loro genitori apportatori di possibilità di scelta, di centratura, di chiarezza, di impegno e di sfida nel contesto della famiglia, hanno più probabilità di avere esperienze positive degli adolescenti che percepiscono i loro genitori come carenti in questo senso. La conclusione più semplice è che lo stato fluido viene appreso nella famiglia. Quando la famiglia è strutturata in modo tale da favorire l'esperienza dello stato fluido, i bambini svilupperanno le doti necessarie per trasformare le situazioni della vita quotidiana in opportunità di gioire e di favorire la crescita. Le caratteristiche delle famiglie autoteliche, come vengono definite da Rathunde, si sovrappongono in parte coi criteri di durezza. Gli adulti che dimostrano controllo, impegno e capacità di rispondere alle sfide della vita sono più sani, più resistenti allo stress, e, sia detto per inciso, anche più motivati intrinsecamente.

La personalità nello stato fluido

E' ancora troppo presto per una conclusione sulla personalità autotelica. Non c'è alcun dubbio che alcune persone gioiscono di situazioni provocanti che stimolano la crescita più di altre.

Sembra anche chiaro che tali persone hanno un maggior senso di autostima, sono meno preoccupate di sé stessa, e hanno avuto la fortuna di crescere in famiglie che hanno insegnato loro come godere la vita. E' anche possibile che siano dotati di un modo più efficiente di elaborare l'informazione, che potrebbe essere stato ereditato geneticamente o sviluppato, nel tempo, con la pratica.

Cultura, comunicazione e cognizione: una prospettiva vigotskiana

Vygotsky, uno psicologo sovietico che morì a 38 anni nel 1934, sta acquistando la statura di un Wil

liam James. Le sue teorie, un tempo considerate di avanguardia nella ricerca sovietica, divennero underground, dopo la sua morte, per parecchi decenni, quando venne considerato un antimarxista. Le sue opere circolano sempre di più in Russia e stanno attraendo l'attenzione internazionale.

Vygotsky non aveva una singola teoria articolata come Pavlov, Jung o Freud. Da quando iniziò i suoi studi di letteratura generò un repertorio di idee, connesse tra di loro, come Shakespeare generò un repertorio di commedie. Un'idea spicca tra tutte le altre, un'osservazione che potrebbe fare più luce sull'educazione di qualunque idea recente. La Zona di Sviluppo Prossimale (ZSP o ZPD in inglese) è quello che potremmo chiamare un concetto di potenziale. I nostri modelli di apprendimento sono stati, fino ad oggi, coinvolti in una specie di "Catch 22". Quando noi affrontiamo uno studente, lo studente ci può mostrare soltanto la sua prontezza basata su esperienze passate. Noi assumiamo che lo studente sia così bravo in base soltanto alle sue prestazioni attuali; non abbiamo nessuna idea di quello che una persona può fare in una situazione di istruzione ottimale. Così accordiamo il nostro insegnamento al livello attuale di capacità invece che sperimentare con la capacità di apprendere dello studente. In altre parole, trattiamo la gente come se dovesse essere sempre intelligente o capace come è adesso, invece di tenere conto della loro storia. Le vittime più tragiche di questa assunzione sono i portatori di handicap. Il loro ZSP - la differenza tra quello che fanno e quello che potrebbero fare - è più grande del ZSP di quelli che hanno ricevuto più insegnamento, insegnamento privato o comunque sono più "acculturati". In altre parole, il loro stato presente è, probabilmente, meno rappresentativo del loro potenziale di quanto lo siano le prestazioni attuali di una persona della classe meno privilegiata. Se noi consideriamo delle persone come meno capaci di quello che sono, le annoiamo coi nostri metodi di insegnamento. Non vengono impegnate o stimolate. O, per usare una terminologia introdotta nei precedentemente, non gli si permette di avere accesso allo stato fluido. Perdono interesse per la loro educazione. Reuven Feurestein, il famoso studioso israeliano dell'educazione, ha adattato le idee di Vygotsky nel suo addestramento di giovani, principalmente orfani, che venivano considerati ritardati. Vygotsky dice chiaramente di stare molto attenti a stime di capacità basate sul livello attuale nei bambini cresciuti in ambiente sfavorevole.

Verso una scuola olistica

Come sarà il mondo del terzo millennio? Provate a pensare ad una scuola in cui sono presenti bambini e bambine di tutto il mondo... che cosa insegnereste loro?

Quali sono le informazioni e i significati veramente essenziali che un piccolo essere umano dovrebbe conoscere e comprendere per poter vivere agevolmente in una cultura globale?

Immaginate come potrebbe essere una scuola sperimentale olistica in cui ogni lato dell'essere umano viene coltivato con amore e intelligenza, in cui l'arte viene insegnata da un artista, in cui si parla di come armonizzare e approfondire le relazioni umane, in cui si praticano tutte quelle tecniche semplici ed efficaci di prevenzione psicosomatica comprendendo i meccanismi basilari del funzionamento umano in termini psicofisici globali. Una scuola che consideri ogni bambina, ragazzo o adulto un individuo unico in grado di sviluppare qualità particolari, non necessariamente intellettuali.

Video, computer e dischi laser aprono la strada ad una scuola multimediale. Le moderne conoscenze sul cervello, sulla psicosomatica, sulla psicologia, sull'ecologia e sulla meditazione sono di gran lunga più importanti, al fine di favorire uno sviluppo umano profondo, di pile di libri che appesantiscono la mente e che vengono dimenticati in pochi anni. Meglio insegnare l'essenziale e dare le conoscenze su come usare una libreria o un computer per accedere a banche di dati in cui possono essere trovate tutte le più precise e dettagliate informazioni su ogni argomento.

Insegnare la cooperazione invece dell'antagonismo, il dubbio invece che la cieca certezza, domande al posto di predigerite risposte. E trasmettere invece la saggezza, l'esperienza di come ognuno può arrivare al proprio cuore, al centro della propria coscienza e conoscere se stesso e avere un reale centro interiore che creerà stabilità e unità in ogni situazione, che darà il senso di correttezza e giudizio personale di fronte ad ogni nuova informazione, dato e teoria.

Presso il Villaggio Globale inizieranno corsi, conferenze, seminari e attività rivolte ad uno sviluppo globale dell'essere umano, dove ognuno avrà la possibilità di iniziare una nuova educazione e trasformazione individuale.


Bambini dotati? - Gli psicologi disegnano un nuovo ritratto dell'infanzia
da "Brain Mind" gennaio' 93

Quando osservi un neonato e ti senti sicuro che il bimbo è sensibile, attento e che capisce sei probabilmente nel giusto.

Ciò viene affermato da uno psicologo di San Diego, David Chamberlain, il quale recentemente ha riassunto ampie evidenze medico - scientifiche che contraddicono uno stereotipo vecchio più di un secolo: che gli infanti siano poco intelligenti, indifesi, creature non sviluppate che non pensano, raramente provano emozioni e non ricordano niente. Egli afferma che questo errore deriva in parte da un'ossessione legata allo sviluppo del cervello fisico piuttosto che dai più elusivi elementi della mente e della sensibilità.

Nel suo lavoro provocante dal titolo "I bambini non sono come noi pensiamo: appello per un nuovo paradigma", Chamberlain afferma che i modi di pensare non cambiano cosi velocemente come dovrebbero, nonostante l'abbondanza di nuove stimolanti ricerche. Egli ha utilizzato più di 160 ricerche medico - scientifiche, molte delle quali recenti, per dimostrare che i piccoli umani sono fortemente complessi e avanzati: anche prima della nascita - una descrizione che sposta notevolmente le opinioni anche di 25 anni fa. Uno spostamento di prospettiva è pienamente giustificato". "Allevierebbe le sofferenze all'inizio della vita, porterebbe a una società migliore e ci aiuterebbe a pensare a noi stessi in modo diverso. L'atteggiamento medico sui bambini cambia molto lentamente, e io sto cercando alcuni modi per velocizzare il processo".

Mettendo in guardia dal fatto che i bambini del 21esimo secolo siano trattati con i pregiudizi del 19esimo secolo, Chamberlain afferma che i vecchi paradigmi fisici relativi allo sviluppo umano si basavano sul presupposto che le strutture dovevano essere completamente sviluppate per poter essere funzionanti.

"Nell'ultimo quarto di secolo, le ricerche hanno demolito pezzo a pezzo questa fragile struttura". "Lo sviluppo non può più essere descritto come una progressione dal semplice al complesso o dai singoli sistemi ai sistemi integrati. Sempre più funzioni si evidenziano complesse all'inizio; una lista crescente di comportamenti vengono definiti innati. Ad esempio, molti organi iniziano a funzionare anche se ancora incompleti. I sensi del gusto e dell'udito sono attivi molto prima della nascita; l'olfatto giunge alla fine della gestazione. I feti sembrano essere consapevoli della luce nell'utero nonostante le loro palpebre sono ancora fuse insieme. Forti suoni possono provocare al feto delle risposte impaurite e violente."

Psicologicamente, Chamberlain descrive i bambini come consapevoli, espressivi e condizionati dalle interazioni con gli altri. Essi apprezzano gli stati alterati: le fasi REM del sogno sembrano avvenire addirittura nell'utero. Sebbene gli psicologi tradizionalmente abbiano affermato che un bambino non sviluppa un vero senso del sé fino a circa il secondo anno, Chamberlain è convinto che una certa autocoscienza è presente già dal primo giorno. Appena sette settimane dopo il concepimento, il feto produce già beta endorfine, sostanze che combattono gli effetti dello stress. La consapevolezza fetale di episodi traumatici può estendersi in età adulta.

Chamberlain descrive il fatto che diversi adolescenti abbiano tentato il suicidio nello stesso periodo dell'anno in cui erano stati quasi abortiti (senza che lo avessero saputo successivamente). Da qualche tempo la psicologia ha identificato molte persone per cui la perdita di un gemello nella fase uterina abbia prodotto disordini mentali nella vita successiva.

Molti bambini piccoli hanno dato un'accurata descrizione degli eventi di nascita e anche precedenti alla nascita, come ad esempio le canzoni cantate dalle loro madri durante la gravidanza.

La scienza del 19° secolo era materialistica nel vedere i bambini come corpi, cervello e materiale riflesso. Il paradigma del nuovo secolo si focalizzerà sulle loro sensazioni, emozioni, senso si sé, personalità, comunicazione, mente e coscienza.

"(...) ricordiamo che già Plutarco diceva: 'L'uomo non è un vaso da riempire, ma un fuoco da suscitare'. Educare, infatti, dovrebbe essere, come etimologicamente significa, e-ducere, tirare fuori dal di dentro, sviluppare".

Roberto Assaggioli

"Noi abbiamo basato in misura molto ampia la cultura e la civiltà sull'attenzione concentrata, sull'impiego della mente come un riflettore piuttosto che come un'illuminazione diffusa, e quindi sull'analisi del mondo in frammenti separati.

Il prezzo che paghiamo per questa visione del mondo in vividi particolari, è che perdiamo di vista le relazioni tra i vari frammenti e la loro unità.

Una forza di attenzione che considera il mondo pezzo per pezzo non ha tempo di esaminare tutti i pezzi possibili; deve porsi il programma di fissarsi solo su pezzi importanti: la sopravvivenza, l'avanzamento sociale e finanziario, e altri obiettivi fissi che escludono la possibilità di essere aperti alla sorpresa e a quelle gioie che sono eccezionalmente intense perché si presentano senza esser state rincorse.

La forza di un'abitudine da troppo tempo radicata in noi ci rende difficile capire che possiamo definirci e realmente sentirci come il totale complesso del cosmo."

Alan Watts


Tra parole e cose
di Aldous Huxley

Dobbiamo imparare a trattare efficacemente le parole, nello stesso tempo però dobbiamo osservare e, se necessario, intensificare la nostra capacità di guardare il mondo direttamente e non per il tramite dei concetti, che deformano ogni fatto nell'apparenza fin troppo familiare di etichette generiche o di facili astrazioni. Letteraria o scientifica, liberale o specializzata, tutta la nostra educazione è soprattutto verbale e quindi manca di adempiere agli scopi prefissi. Invece di trasformare i fanciulli in adulti pienamente sviluppati, essa fabbrica studenti di scienze naturali che sono del tutto inconsapevoli della Natura come fatto primo dell'esperienza; affligge gli studenti di Umanesimo che non sanno niente dell'umanità, né la propria né quella altrui.

Le discipline non verbali, le arti di essere direttamente consapevoli dei fatti della nostra esistenza, sono quasi completamente ignorate. Quando si tratta di scoprire come voi e io, i nostri figli e i nostri nipoti possiamo diventare più percettivi, più intensamente consapevoli della realtà interiore ed esteriore, più aperti allo Spirito, meno disposti, per difetti psicologici, ad ammalare fisicamente, quando si tratta di qualsiasi forma di educazione non verbale, nessuna persona rispettabile in nessuna università farà niente in proposito.

Il ragionamento sistematico è qualche cosa di cui, come specie o come individui, non potremmo assolutamente fare a meno. Ma dobbiamo assolutamente sviluppare la diretta percezione del mondo interiore e di quello esteriore, nei quali siamo nati. Questa realtà è un infinito che supera ogni comprensione, eppure è suscettibile di essere afferrata direttamente e in certo qual modo totalmente.

Con un sistema educativo più realistico, meno esclusivamente verbale del nostro, l'uomo non sarà più lo stesso uomo: sarà più saggio ma meno presuntuoso, più felice, ma meno soddisfatto di sé, più umile nel riconoscere la sua ignoranza, eppure più adatto a capire il rapporto tra parole e cose, tra il ragionamento sistematico e il Mistero insondabile che egli cerca, sempre invano, di comprendere.


Gaia University, la coscienza di essere parte del pianeta terra
di Nitamo Federico Montecucco

Gaia è l’antico nome greco della Dea della Terra, oggi comunemente utilizzato per indicare il nostro pianeta con senso di reverenza e sacralità. Sono appena tornato da Gaia Fjordvang, nel nord della Danimarca, dove si è tenuta una settimana di riunione internazionale del GEN - il Global Ecovillage Network di cui il Villaggio Globale di bagni di Lucca è parte - dove mi sono trovato con una quarantina di responsabili di ecovillaggi operanti in ogni continente, alcuni da decenni, come Auroville in India, Findhorn in Scozia, the Farm e Manitou negli USA. Scopo dell’incontro era la costituzione della Gaia University, la prima organizzazione planetaria per l’educazione ecosostenibile e l’evoluzione umana attraverso la realizzazione pratica e l’esperienza diretta negli Ecovillaggi. Per trasformare l’attuale inconsapevolezza umana in coscienza ecosistemica globale. Una grande possibilità/responsabilità per tutti gli Ecovillaggi e le persone responsabili di aiutare ad incrementare la coscienza planetaria.

Molti i docenti universitari, gli esperti di ecologia, di tecnologie rinnovabili, di educazione non formale, i consulenti dell’ONU e dell’UNESCO. Tutti praticanti una qualche forma di ricerca interiore e meditazione. La sensazione era di estrema fratellanza e di grande impegno per arginare l’incalzante, drammatica distruzione ecologica e etnica del nostro pianeta. Le riunioni iniziavano, erano scandite e terminavano con meditazioni di ogni tipo, con canti, esercizi, brani e poesie di grande spessore umano e spirituale.

Ho imparato molto da tutti loro che da molti anni stanno conducendo esperimenti di comunità ecosostenibili con un profondo senso di religiosità per la natura e di visione spirituale per il futuro umano. Alcuni, come il Dott. Rashmi Mayur, consulente dell’ONU e direttore dell’International Institute for Sustainable Future di Bombay, da anni conducono un durissimo lavoro nel terzo mondo per salvare le culture autoctone dalla selvaggia speculazione occidentale che distrugge le tradizioni millenarie di armonica e sostenibile relazione tra uomo, natura e divinità.

In molti punti ogni progetto è unico e particolare, così il nostro. Ho percepito come il Villaggio Globale sia ben strutturato in fatto di organizzazione, di competenze mediche ed economiche, ma che, per molti versi deve ancora crescere molto in senso di maggiore coerenza per quanto riguarda la bioarchitettura, la tenerezza, l’amicizia e la cooperazione spirituale tra tutti i partecipanti interni al progetto, senso di responsabilità ecologica nella nostra vita di tutti i giorni (alimentazione, stili di vita, divertimenti, ecc.).

Il nostro progetto è appena iniziato e grande è ancora il lavoro da compiere.

Concludo sottolineando che la spiritualità non deve essere considerata come un elemento secondario nel ben più concreto e drammatico bisogno ecologico planetario, ma come l’elemento chiave per una reale trasformazione della coscienza umana verso una reale coscienza planetaria. A questo proposito vi invito a leggere il contributo di Vàclav Havel: "La Divina Rivoluzione, che invita alla trasformazione spirituale come unico e "concreto" mezzo di evoluzione umana verso la consapevolezza di essere parti vive della grande coscienza di Gaia.


Cosa si può cambiare nell’educazione?
a cura di Baba Ceschi

Ognuno ha in sé qualcosa di suo particolare, un’occasione di perfezione e di forza anche se in maniera piccolissima, che gli viene offerta per farne uso o rifiutarla. Il nostro compito è di trovarla, svilupparla e usarla. Lo scopo dell’educazione dovrebbe consistere nell’aiutare l’anima in crescita a trovare il meglio dentro di sé a delinearlo e a renderlo perfetto per uso nobile.
"Mère"

Vorrei partire da un concetto fondamentale che ho scoperto non essere così ovvio come avrebbe, per un sacco di persone che conosco, me compresa. L'educazione dei bambini avviene in maniera silenziosa: non sono solo le regole che noi impartiamo ai nostri figli che rimangono impresse elle loro giovani menti, ma soprattutto i messaggi che trasmettiamo con il nostro comportamento, fin dalla loro nascita e anche prima. Se siamo delle persone pigre allora facilmente i figli assorbiranno la nostra pigrizia; se siamo disordinati, e ahimè io lo sono molto, loro tenderanno ad essere come noi perché, anche se non sembra, assorbono tutto ciò che noi facciamo, pensiamo e diciamo. E’ durante i primi cinque - dieci anni che possiamo impostare la loro vita nel modo migliore, scegliendo per quanto possibile gli insegnanti adatti, e dipenderà da questo periodo se riusciranno a combinare qualcosa in futuro, se riusciranno a cavarsela da soli. Dipenderà dall'amore che hanno ricevuto, dalla comprensione, dall'attenzione, dall'allegria, dalla generosità d'animo che avranno percepito. Più avanti, verso gli otto- dieci anni anche un po' di sofferenza aiuterà a crescere. Lo sport potrà comportare anche un po’ di sofferenza fisica, sicuramente salutare. Da come competeranno con se stessi, con i loro limiti, la loro pigrizia, il loro disordine dipenderà la loro riuscita nella vita.

Crescita umana

E' chiaro che una donna che al suo fianco ha un uomo vero, un uomo che ha il coraggio di prendere in mano la sua vita e tenerla sotto controllo con coscienza e senso della responsabilità si trova avvantaggiata rispetto alla norma perché riesce a vivere il suo ruolo più serenamente e di conseguenza lo sono i suoi figli. Ancora meglio se riesce a crescere insieme al suo uomo, al padre dei suoi bambini, diventare adulti insieme, a dispetto di chi al giorno d'oggi, pensa ancora che le donne debbano essere relegate ad un livello inferiore degli uomini. Che godimento per l'anima vedere di tanto in tanto coppie serene che si sostengono a vicenda, che hanno la stessa amorevole attenzione verso i loro figli, che condividono gioie e dolori, che si completano a vicenda. Forse non si è ancora capito che noi, uomini e donne abbiamo bisogno gli uni delle altre e viceversa; certo, ci sono differenze anche profonde tra noi ma dobbiamo metterci in testa che nessuno è superiore alla sua "metà" in quanto appartenente ad un genere piuttosto che ad un'altro.Siamo tutti uguali e sullo stesso piano di fronte a Dio, essendo noi uomini e donne dei microcosmi dentro ad un macrocosmo creato a Sua immagine e somiglianza. Dobbiamo aiutarci e sostenerci a vicenda per portare avanti quella missione così importante che ci è stata affidata quel giorno, sull'altare. Se i nostri figli assorbiranno questi semplici concetti da noi, avremo fatto già un grandissimo lavoro a favore dell'evoluzione della specie umana. E' però ancora abbastanza inusuale che un lui si avvalga della collaborazione della sua lei per quanto riguarda la propria crescita personale. Ciò nonostante, nella maggior parte dei casi, mi sembra di percepire che le donne che una volta erano relegate al massimo alla collaborazione domestica e al servizio dei figli adesso stanno sempre di più prendendo coscienza della loro realtà e vogliono approfondire ed allargare la loro visione dell'educazione, prendendo in esame il reale significato della parola: educare = tirare fuori (dal latino ex ducere.). Far emergere perciò le reali ed innate qualità dei figli. Certo, ci saranno sempre visioni diverse della vita, discussioni fra marito e moglie, ma saranno costruttive e dovranno avere una connotazione di base completamente differente dalla norma odierna. Per ottenere ciò dovremo metterci in discussione e attivare un contatto con il nostro sé per crescere dentro, diventare adulti cioè dotati di un corpo, un'anima ed uno spirito che sapremo far interagire tra loro e solo allora saremo in grado di portare avanti discorsi costruttivi per tutti i componenti del nucleo famigliare che abbiamo costituito, perché è da quel nucleo che partiranno le interrelazioni con la società moderna.

L'educazione dovrebbe cominciare prima della nascita

Secondo la mia esperienza di madre ho potuto rendermi conto di quanto sia importante giungere preparati alla propria funzione di genitori. Non credo assolutamente che il rapporto con i nostri figli debba essere vissuto solo in funzione di particolari regole pedagogiche per svolgere al meglio questo compito; credo che su di loro abbia una influenza fondamentale il nostro modo di vivere la vita prima e dopo la nascita dei nostri figli. Non c'è molto da soffermarsi sull'educazione dei bambini se non ci si ferma un po' a riflettere sul nostro modo di condurre la nostra esistenza come persone adulte. Dal momento che concepiamo una vita, il fatto che si sia fisicamente pronti per farlo diventa un assunto generalizzato e non ci si preoccupa se poi ciò non basta. Purtroppo al giorno d’oggi troppe persone evitano di prendere coscienza su se stesse e non si preoccupano di capire se sono pronte e mature per intraprendere il lavoro più difficile e complesso del mondo. Non si lavora su se stessi per migliorarsi, per essere delle persone complete, rotonde come dei piccoli mondi che racchiudono in se’ tutto il mistero e la saggezza dell’Universo. Il bambino che portiamo nella pancia ci percepisce già per quello che siamo. Il grande maestro Atisha, che visse all’epoca che corrisponde al nostro Medio Evo dice saggiamente:"...prima che tu possa fare questo con l’intera esistenza, devi iniziare da te stesso. Questo è uno dei segreti fondamentali della crescita interiore. Non puoi operare nulla rispetto agli altri (nel nostro caso rispetto ai bambini) che prima tu non lo abbia fatto con te stesso. Puoi ferire gli altri solo se prima hai ferito te stesso, sarai un fastidio per gli altri se sei un fastidio per te stesso, puoi essere una benedizione per gli altri solo se sei una benedizione a te stesso. Qualsiasi cosa puoi fare agli altri, in primo luogo, devi averla già fatta a te stesso, perché quella è la sola cosa che puoi condividere con loro. Puoi condividere con gli altri solo ciò che hai; non puoi spartire ciò che non possiedi".

Da dove possiamo incominciare questo cammino verso la consapevolezza?

Il primo passo che ho fatto è stato ripercorrere la mia storia personale dalla nascita in poi trovandovi molti fattori che hanno influenzato il naturale corso della mia esistenza rendendo la mia via difficile da individuare. Tradizioni, usanze familiari, attitudini dei genitori o della scuola, educazione spesso molesta fanno di noi un tipo di persona diverso da quella che potremmo e vorremmo essere in una situazione ottimale. Se cominciamo a decondizionare noi stessi specie se percepiamo che qualcosa non funziona in noi, anche solo lo stress della vita quotidiana, rimettendoci in discussione, facendoci venire il sano dubbio che forse non tutto va nel verso giusto nella nostra vita, facendo un bel lavoro di purificazione e ridimensionamento, scopriremo cosa non sta funzionando e perché non sta funzionando.

Il rapporto fra genitori e figli comincia dalla gravidanza

Il rapporto fra genitori e figli comincia dalla gravidanza, questo oramai è assodato. Ho letto tante volte che quel legame speciale che si instaura tra madre e figlio e, se il matrimonio va bene, anche tra padre e nascituro, diventa fondamentale man mano che si evolve la vita prenatale, ed avrà effetti caldi e meravigliosi sulla vita post-natale del piccolo. Addirittura sembra che già dal quarto mese di gravidanza, il feto sviluppi molto velocemente l’orecchio per poter ascoltare suoni, perciò fin da subito nostro figlio si mette in comunicazione con noi, la sua anima ci parla ed il suo orecchio ci ascolta. E questo una madre lo sa. Proviamo a rivisitare tutto fin dall’inizio e quindi fin dal concepimento della vita dentro di noi. Abbiamo mai provato a soffermarci su di un quesito molto importante come "In che condizioni dovrà essere concepito il bambino che tanto desideriamo?" Temo di no. Una gran parte dei bambini che nascono sono stati concepiti sotto l’effetto di uno stordimento, magari per tenere insieme un matrimonio. Ma che vita si può sprigionare da un atto consumato sotto l’effetto dell’alcool, che elementi possiamo introdurre in quel piccolo essere? Un figlio che nasce con un carico simile, sarà solo una vittima dei suoi genitori. Non si deve dare origine ad una vita soltanto per sfogare un istinto atavico di continuità, di conservazione della specie; un istinto che esiste, per carità, ma che va capito in un contesto più spirituale. Se la procreazione avviene senza la partecipazione del pensiero, dell’anima e dello spirito, il figlio che verrà avrà perso in partenza un prezioso legame con il mondo. Se poi in casa questi "adulti" si pongono di fronte ai loro giovani figli dando spettacolo dei loro litigi, delle loro bugie piccole o grandi che siano, delle loro disonestà, delle loro continue incoerenze, come possono pensare di essere degli educatori? E’ un fatto constatato che un bambino in tenerissima età si ammala più facilmente degli altri e manifesta disturbi emotivi se vive a stretto contatto con il disaccordo e le tensioni dei genitori. Succede che si crea un’atmosfera di disarmonia che il piccolo percepisce immediatamente perché ha ancora un legame molto stretto con i genitori e, anche se non ne è cosciente, la sua ricettività è massima ed il suo corpo eterico ne viene violentemente scosso. Penso che certi genitori debbano, più di altri, prendere coscienza delle loro responsabilità perché non hanno il
diritto di invitare delle entità ad incarnarsi nella loro famiglia se non sono in grado di prendersi la responsabilità di questo compito. Fortunatamente non sono tutti così sfortunati: per quante famiglie sbagliate io conosca ce ne sono almeno altrettante che rappresentano ai miei occhi la celebrazione della vita, la celebrazione di uno stile di vita che sarà la rivoluzione del Terzo Millennio e che porterà finalmente alla realizzazione del genere umano come emanazione di un’entità divina. Madri che concepiscono nell’Amore e nutrono i loro figli di amore. Padri che vivono per la loro famiglia e la supportano con coraggio e saggezza. Molte madri non si rendono quasi mai conto di quanta influenza abbiano i loro stati d’animo sul bambino che portano in grembo; si occuperanno di lui solo quando sarà nato e fino a quel momento lavorano, si arrabbi ano, litigano, guardano film violenti in televisione, come se nel loro grembo si stesse lentamente sviluppando un fagiolo. Senza rendersi conto perciò, che immettono elementi negativi, particelle di morte, di angoscia che daranno al bambino un seme da cui si svilupperanno tanti problemi per lui in primo luogo ma anche per i suoi genitori. Ma quando il bambino nasce sarà già troppo tardi perché sarà già formato in tutti i suoi aspetti e nessun educatore, nessun professore sarà in grado di trasformare in un bambino gli elementi che lui ha ricevuto nel seno e dal seno di sua madre, se questi erano di qualità inferiore. Riflettiamo: quanti di noi, prima di mettere al mondo dei figli, si sono preoccupati minimamente di verificare se erano in grado di offrire loro le condizioni adatte ad una sana crescita? Se godevano di buona salute, se avevano i mezzi materiali necessari ma soprattutto le qualità umane per essere un modello per loro, per dar loro sicurezza e appoggio in tutte le circostanze della vita.

Questo è un primo "esame di coscienza", secondo me fondamentale per ogni coppia, nel momento in cui prende in considerazione la possibilità di generare un figlio. Molti di noi non ci hanno mai pensato e intanto hanno generato figli destinati a crescere da soli, abbandonati a se stessi e alle "cure" di altri o di una "tata elettronica". Tante mamme e tanti papà, dentro di loro pensano che "tanto si arrangeranno" alla meglio perché loro hanno cose più importanti da fare, ma un giorno anche questi figli avranno dei figli, che dovranno crescere nelle stesse deplorevoli condizioni. Più vado avanti con la mia vita di madre osservando gli altri e più imparo ciò che non si deve fare. E ancor di più mi rendo conto quanto salato si pagheranno certi errori. Essere pronti comporta avere sentimenti, pensieri ed un comportamento tali da fungere da calamita per gli esseri evoluti che verranno. Non credo che sia un caso quando un certo bambino, un bambino speciale, nasce in una particolare famiglia, non è solo fortuna. Sono i suoi genitori che lo hanno attirato con il loro particolare stile di vita e con l’atteggiamento che hanno nei confronti della vita stessa. Ed è proprio per questo che certi genitori, ben preparati, hanno la facoltà di attirare, di chiamare consciamente a sé dei piccoli "geni", bambini speciali rispetto alla media, ma che in realtà sono perfettamente normali proprio perché non sono stati condizionati fin dalla nascita. Proprio perché sono coscienti che ognuno di noi ha in sé una scintilla di divinità, dal momento che siamo tutti figli di Dio e si comportano di conseguenza.

Mi viene in mente Valentina che, figlia unica nata in una famiglia che incarna l’armonia, è una meravigliosa ragazzina di quattordici anni. Dolce ed intelligentissima, riesce benissimo negli studi, è campionessa di nuoto, nuoto sincronizzato e atletica leggera. Selettiva nelle amicizie, non le piacciono i coetanei che fumano perché perfettamente consapevole dei rischi che il fumo comporta. Due genitori consapevoli della loro responsabilità nei suoi confronti e nei confronti della salute globale dell’uomo e del pianeta. Valentina è cresciuta in un’atmosfera di non giudizio, apertura mentale a 360° e tolleranza da parte della sua famiglia, nonni australiani compresi.

Botte

Cominciamo allora con il rivedere un concetto educativo fondamentalmente sbagliato: le botte. Con punizione corporale" in tempi relativamente lontani si intendeva "l’uso della forza fisica con l’intenzione di far provare al bambino il dolore, allo scopo di correggere un suo comportamento"; dunque l’uso di schiaffi e sculacciate veniva spesso assunto come rispettabile pratica educativa. Oggi per fortuna questa stupida abitudine viene vista dai più come un metodo assolutamente diseducativo perché produce bambini per la maggior parte antisociali e violenti. E quando un bambino sembra non aver subito conseguenze, possiamo star sicuri che avrà innalzato delle barriere emotive che alla lunga potranno causare patologie e stress che il suo organismo non sarà in grado di sopportare a lungo. Del resto, come si può pensare di educare un bambino alla civiltà se gli insegniamo la violenza?

Da un’indagine condotta dall’Università americana del New Hampshire e pubblicata dalla rivista americana "AMÀs Archives" specializzata nella medicina pediatrica e dell’adolescenza, sembra che nell’ambito di un gruppo sperimentale di 807 madri, sia i bambini che venivano sculacciati e schiaffeggiati di meno, che quelli che lo erano di più, sviluppavano un comportamento antisociale dicendo bugie, comportandosi come bulletti arroganti, senza chiedere scusa quando si comportavano male, spaccando oggetti senza alcun motivo, disobbedendo e disturbando a scuola. Conosco persone che senza nessuna remora si dichiarano favorevoli all’uso dei "ceffoni" come pratica educativa. Ma che tipo di messaggio pensiamo di trasmettere, usando una qualsiasi forma di violenza nei confronti di esseri più deboli, bambini che non sono in grado di difendersi? Ad una cena mi scontrai con la sorella di un mio amico che sosteneva il diritto di una madre di schiaffeggiare i suoi figli come e quando le pare, che quando era piccola i suoi bei schiaffoni li prendeva e tutto questo le sembrava normalissimo. In effetti questa persona mi ha dato l’impressione, quando è con i suoi bambini, di fare fatica a nascondere la rabbia che si porta dentro da quando era una bambina, una vittima di altre probabili vittime che covavano un rancore mai sopito nei confronti di coloro che avrebbero dovuto amarle e sostenerle e che invece non sono state giuste con loro, picchiandoli magari per un nonnulla. Mi fa rabbrividire ciò che ne emerse: in sintesi questa persona, più giovane di me di cinque anni, con due bambini all’incirca dell’età dei miei, era convinta che per un mestiere così antico come quello dell’educatore, non servissero preparazioni specifiche perché ognuno si portava dietro il proprio modello famigliare. D’accordo, ma se il modello famigliare è negativo? Spero solo che la "madre" in questione faccia parte oramai di una minoranza della popolazione, appartenente alla cosiddetta buona società di una grande metropoli. Una fetta di società cresciuta oramai lontana dall’ombra dell’ultima guerra, con abitudini che prendono origine dagli agi fortemente voluti negli anni cinquanta per dimenticare gli orrori di una guerra delirante che ha spazzato via valori e tradizioni che avrebbero potuto svilupparsi positivamente per tutti. Agi che hanno obnubilato la coscienza collettiva di una società che ha perso di vista valori di crescita personale, valori come il rispetto per il proprio prossimo, la serietà sul lavoro, la compassione, la lealtà. Il fenomeno del consumismo ha deviato le coscienze della gente che oramai non vedeva altro che il suo tornaconto personale; una volta attraversata l’adolescenza ci si rende conto che per diventare adulti, nell’immaginario collettivo ci si aspetta che uno si "faccia furbo". Se però mi sta a cuore l’interesse del "prossimo mio" come il mio, faccio quanto meno la figura dell’idiota che non arriverà mai da nessuna parte nella vita. Agi che, alla lunga, hanno creato un male di vivere, non una qualità della vita, che hanno accresciuto insicurezze invece di dare quelle certezze cercate invano nel Dio Danaro, senza capire che esso è una energia in grado di far ruotare le nostre vite attorno a principi interiori, concetti di Amore che fanno fiorire la vita dentro di noi, un’energia viva che può potenziare la qualità della nostra esistenza dandoci la possibilità di fare del bene al nostro prossimo, un bene che prima o poi ci ritornerà sotto qualche altra forma.

Per mia grande fortuna, a meno di non aver rimosso qualche terribile segreto, non ricordo nessuno alzare le mani su di me o sui miei fratelli. Ma che genere di persone sono questi genitori che non conoscono altri metodi che le botte per educare i loro figli? E’ evidente che soprattutto chi è cresciuto a suon di botte, possa trovare assolutamente legittimo comportarsi alla stessa maniera con i suoi figli ed è ovvio che chi usa le mani per offendere ha un grosso problema esistenziale da risolvere in fretta, sicuramente prima di avere dei figli, per non crearne un altro a chi potrebbe vivere felicemente senza. E’ altrettanto chiaro che se ogni tanto ci scappa uno scapaccione non dobbiamo sentirci per forza degli orchi. Può capitare a tutti di essere presi dall’esasperazione e di lasciarsi andare allo sculaccione di tanto in tanto e a nostro figlio non succederà nulla di male. Partendo dal concetto che i genitori devono fare solo ciò che è educativo ed intelligente per crescere i loro figli, sarà molto importante tener presente che, se mollano uno sculaccione lo dovranno fare senza che i loro occhi esprimano in nessun modo ostilità o nervosismo, né alcun sentimento negativo. I bambini dimenticano presto lo scapaccione ma si ricorderanno a lungo dello sguardo che lo accompagnava e si porteranno dentro il risentimento per l’umiliazione subita, per molto tempo. Per un po’, nel dubbio tra permissivismo e autoritarismo, io mantenendo il più possibile il buon umore, minacciavo i miei figli con degli scherzosi pizzicotti. Risolvevo la questione con la fermezza. Alla prima marachella, ponendo un limite senza farmi prendere dai nervi (un bel "no" disapprovante) incutevo un rispettoso timore minacciando un ridicolo pizzicotto, rassicurandoli poi sul mio amore incondizionato con una carezza. Certo, conosco chi avrebbe da ridire anche su quelli, ma si doveva pur trovare un’accettabile via di mezzo tra quello che si conosceva, le botte e ciò che invece sarebbe stato bene fare, le carezze ed il controllo di sé. Con i miei figli ha funzionato ma, forse, ho avuto fortuna. Non ho mai dovuto ricorrere ad un pizzicotto tranne quando me ne hanno fatto uno loro, per scherzo, facendomi anche un po’ male. Prontamente gliel’ho restituito facendoli rendere conto di cosa si prova a riceverlo ma senza farla passare come una punizione, evitando di farli minimamente sentire in colpa. Perché in fondo una colpa non era. Quel pizzicotto, per come l’ho recepito io, poteva essere tutto tranne che un dispetto fatto con l’intenzione di farmi del male. E da allora la scherzosa minaccia del pizzicotto veniva recepita come la restituzione di un innocuo dispetto. Il messaggio "Attenzione che so difendermi!" non so quanto sia giusto, ma funziona meglio delle botte. Penso che tutto abbia un limite e credo che per le botte il limite debba essere molto ma molto ristretto. Credo che il concetto base per capire l’assurdità di questo gesto senza nessun fondamento educativo scientificamente provato sia: vogliamo insegnare la pace o la violenza ai nostri figli? Vogliamo che comincino a loro volta a picchiarsi tra fratelli, a picchiare i loro compagni di scuola, a comportarsi con sempre maggiore arroganza man mano che crescono? Vogliamo che, una volta adolescenti, diventino facile preda degli spacciatori? Oppure che formino un branco di bulli? Il bullismo è ancora un fenomeno reale nella maggior parte delle scuole italiane. E poi, abbiamo mai cercato di capire che conseguenze hanno i nostri comportamenti sul loro carattere e come ci giudicano? Se sì, allora siamo persone adulte e non picchieremo mai più un bambino. Sicuramente saremo coscienti del fatto che loro hanno il diritto di farsi un giudizio su di noi e se lo faranno comunque, anche se impediti nell’esprimerlo. Se non riteniamo necessario porci queste domande allora siamo ancora persone molto infantili e probabilmente abbiamo dei problemi personali interiori da risolvere urgentemente. E non li risolveremo lasciando che qualcuno ci faccia sentire in colpa e portandoci dietro questa colpa, ma rendendoci finalmente conto che abbiamo bisogno di aiuto e perciò abbiamo il diritto di farci aiutare. Una volta consapevoli di questo nostro bisogno e con l’umiltà necessaria, diamo ascolto al nostro intuito e alle coincidenze che l’Universo vorrà fornirci e lasciamo che ci metta in contatto con chi potrà aiutarci.

La violenza psicologica

Questo tipo di violenza si può esprimere in molti modi, e di solito trova la sua espressione più comune nell’ambito famigliare. Conosco bene l’argomento! Purtroppo è diventato un assunto sociale, che si possa dare dello stupido oramai a chiunque, anche ad oggetti inanimati ("Per colpa di uno stupido cartello, ho sbagliato strada".) e credo che un insulto sia una forma di violenza psicologica che va ben oltre i limiti della decenza e che invade la sfera emozionale dell’individuo causando blocchi energetici dando luogo a gravi squilibri a livello psicologico prima e fisico poi. Se per esempio quando eravamo piccoli nostra madre ci ha ferito dandoci degli stupidi, e noi, sul punto di piangere siamo intervenuti per bloccare le lacrime ed i nostri sentimenti, dicendo a noi stessi che cose del genere non ci avrebbero colpito mai più, ecco che ci siamo costruiti un bel blocco emotivo per difenderci. Purtroppo da bambini ci si costruisce tanti blocchi emozionali quanti sono gli insulti "istituzionalizzati" che la vita ci riserva, perché sono tante le occasioni dove è facile ricevere messaggi negativi dalle persone di cui più ci fidiamo. Blocchi che pagheremo da adulti
somatizzandoli in diverse occasioni. Nella malaugurata ipotesi che i nostri figli siano già stati sottoposti a simili maltrattamenti psicologici, non deprimiamoci. Prendiamo coscienza che è successo, accogliamo la possibilità che possa essere successo anche nella nostra famiglia, (nessuno è perfetto!) e trasformiamo questa sventura in una occasione di crescita personale. Cominciamo chiedendoci se per caso non trattiamo male anche noi stessi ("Che stupida che sono stata" oppure "Ma sono proprio un’idiota a non essermene accorta prima") e vediamo di smettere di insultarci anche tra adulti. Quando questo succede seguo il consiglio del mio amico Giorgio Cerquetti, che mi invita energicamente a ripetermi queste frasi:"Io mi amo" "Io sono una bella donna" "Io sono intelligente". Una volta che abbiamo raggiunto questa consapevolezza, esercitiamoci ad evitare, ogni giorno di più, di dare dello stupido o del cretino a chiunque, soprattutto ai nostri figli.

Punizioni

Nella nostra società, la punizione assume diverse forme: il bambino sarà privato di qualcosa a cui tiene molto come, per esempio, vedere la televisione per un po’ (la punizione che preferisco!); il lavoratore di una promozione meritata, l’individuo della propria libertà e, in casi estremi, addirittura della vita. I grandi interrogativi che ci si pone a questo proposito sono: bisogna punire? Quali sono le punizioni efficaci ed accettabili? Abbiamo il diritto di punire i nostri figli? Qual è la reale funzione delle punizioni nell’educazione dei nostri figli? Ed infine, il ricorrere ad una punizione non è forse la prova di un fallimento, un segno di impotenza? Secondo il mio pediatra, che mi impedisce di insegnare a mio figlio che non si dovrebbero interrompere le persone mentre stanno parlando, non si dovrebbero punire i bambini. Io sono d’accordo con lui ma solo fino a un certo punto. Penso che i bambini devono capire che certe cose non si possono fare e se non hanno voglia di impararlo dovranno farlo attraverso le conseguenze dei loro atti. Se si ostinano a fare gli scavezzacolli senza un minimo di prudenza, la conseguenza sarà che cadranno e si faranno male. E questa è una "punizione del destino". E’ evidente che certe conseguenze sarà meglio evitarle per la loro pericolosità ed una punizione pensata con buonsenso sarà preferibile ed eviterà il peggio facendo capire al piccolo con molta fermezza che ci sono certi limiti da rispettare, se non altro per evitare danni a se stessi, agli altri, agli animali ed alle cose. Una mia amica usa spedire autorevolmente sua figlia in camera sua, il suo mondo, a riflettere su ciò che ha combinato, delle conseguenze che avrebbe potuto causare agli altri la sua mancanza di rispetto, per tornare da lei dopo un po’ e tirare le somme del suo comportamento, insieme. Premesso che io sono fondamentalmente contraria alla "punizione" nell’ambito di un sereno rapporto con i nostri figli, posso capire che, malgrado il suo aspetto negativo, la punizione possa sembrare necessaria all’equilibrio della nostra società. Ma se non è una punizione saggia non si otterrà nulla tranne il risentimento e la voglia di trasgredire ancora. Il fascino del proibito era, ai miei tempi, qualcosa di irresistibile. In tempi antichissimi, la società civile per eccellenza, quella andina degli Incas, tagliava la testa al governatore di una regione del Perù che non seminava un campo di grano per i più deboli come vedove con figli, vecchi e malati prima di quello destinato a se stesso e alla sua famiglia. Non oso pensare alla rivolta che ci sarebbe, se al Capo dello Stato venisse in mente di applicare ai nostri amministratori una sanzione di questo genere. Lo scopo essenziale della punizione è quello di far rispettare le regole, di mantenere all’interno di un gruppo, l’equilibrio necessario al buon funzionamento dell’insieme. Tuttavia, essendo spesso la punizione un’arma per esercitare il potere, ne è stato fatto abuso frequentemente e questo non è certo un modo vincente per farsi rispettare. Certo, noi genitori ogni tanto cadiamo in questa pratica senza volere, per disperazione, per sfinimento delle nostre facoltà mentali, specie se non abbiamo un appoggio consapevole e attivo da parte del nostro partner; tuttavia mi sono accorta a mie spese che, anche se stressati per qualche motivo, dobbiamo fare una grandissima attenzione, costi quel che costi, per evitare un atteggiamento ripetutamente punitivo, perché ciò potrà influire negativamente sul comportamento dei nostri figli in futuro. I Buddisti hanno un meraviglioso concetto della crescita interiore di un essere umano: l’educazione non formale o educazione alla pace interiore.


Differenze nell'EEG durante l'apprendimento di giovani meditatori


Il giardino interiore di Marco Columbro

Il bravo agricoltore sa che seminare un cattivo terreno significa ottenere un cattivo raccolto; sarà quindi sua premura dedicare molte cure al terreno al fine di renderlo fertile e meno inquinato possibile. Solo così otterrà un raccolto abbondante e di buona qualità. La famiglia, la scuola, le istituzioni laiche o religiose rappresentano il terreno nel quale la società fa crescere i suoi semi, i bambini. Riflettiamo bene prima di condannare quei giovani che crescono spacciando droga, che rubano o che arrivano persino ad uccidere per denaro. Essi purtroppo non sono che il raccolto di una semina in un cattivo terreno, ma quel terreno arido, inquinato, privo di nutrimento, siamo noi. Ognuno di noi è responsabile, soprattutto nei confronti dei propri figli, del comportamento che manifesta tanto sul piano privato quanto su quello sociale. Sappiamo bene che il bambino ha bisogno di punti di riferimento per il suo sviluppo fisico, mentale, emotivo e spirituale. Inizialmente il bambino si comporta come una spugna, apprendendo per imitazione, poi a poco a poco ciò che ha assorbito diventerà parte integrante del proprio carattere. E’ quindi di estrema importanza mettere a disposizione del bambino quanto più possibile esempi e valori positivi che siano di aiuto per uno sviluppo armonico della personalità. Il bambino crescendo dovrà essere aiutato a sviluppare il discernimento, uno strumento necessario per scegliere liberamente in ogni campo della vita. Lama Gangchen Rimpoche che da molti anni si dedica con amore ed infinita energia alla diffusione dell’educazione non formale, al fine di attuare una reale cultura di Pace opera in questo senso proprio come farebbe un buon agricoltore. Attraverso l’auto guarigione per bambini, Rimpoche rende il terreno sano e fertile, così che i bambini al pari di piccoli semi, come spesso egli ama ripetere, possano germinare crescere e sbocciare come tanti fiori di loto. Ricordo che i miei studi di pedagogia all’Università comprendevano la lettura di testi di autori laici, cattolici ebrei per cui non mi sorprende affatto, né deve preoccupare coloro che non sono buddisti il fatto che un lama tibetano attraverso un libro ed un’audiocassetta si occupi di educazione di bambini. Soprattutto perché per me Lama Gangchen, ancora prima di essere un lama Tibetano, è uno di quei rari esseri che, indipendentemente dalla razza o religione, si incarnano su questo pianeta con l’ingrato compito di aiutare noi poveri sonnambuli a risvegliarci più rapidamente possibile. Insegnare ai bambini l’autoguarigione permette loro di crescere con maggiore consapevolezza, e più si ha consapevolezza più si operano scelte non solo nella vita privata ma in ogni campo: economico, politico, sociale e ambientale. Un bambino che pratica l’autoguarigione svilupperà una migliore consapevolezza; crescerà quindi meno sonnambulo e più saggio. In questo consiste la grande opera di Lama Gangchen. In questo senso la grande opera di Lama Gangchen, attraverso l’autoguarigione, semina consapevolezza affinché le generazioni future possano raccogliere saggezza, qualità indispensabile per costruire un vero mondo di Pace. Un giorno sono andata al Centro Kumpen Lama Gangchen di Milano con mia figlia di sette anni ed ho incontrato il T.Y.S. Lama Gangchen Rimpoche. Subito abbiamo avvertito la pace emanata da questo dolcissimo personaggio. Da tempo seguo con grande interesse il pensiero del saggio Lama Gangchen Rimpoche, che viaggia da una parte all’altra del mondo per portare un messaggio di pace; è stato ricevuto dal Papa ed è amico di Kofi Annan oltre che di molte altre personalità internazionali, e anche secondo lui la New Age e un modo nuovo di approcciare la vita, è un voler portare qualcosa di nuovo alla nostra coscienza, che possa migliorare la nostra esistenza. E’ un progetto di vita che oramai molti vogliono fare proprio perché la mente di tutte le genti si sta aprendo, grazie anche alle comunicazioni, ad una visione olistica (Olos - il Tutto) del nostro pianeta, in rapporto all’Universo.

Notizie su Lama Gangchen

Lama Gangchen Tulku Rimpoche, maestro di filosofia tibetana e guaritore, nato in Tibet nel 1941, vive in occidente da dodici anni e viaggia regolarmente in tutto il mondo diffondendo i metodi per sviluppare la pace interiore e la pace nel mondo e per la cura dell’Ambiente. Nel 1992 ha fondato la Lama Gangchen World Peace Foundation, affiliata nel marzo 1997 come Organizzazione non governativa all’ONU, e ha proposto alle Nazioni Unite l’istituzione di un Forum Spirituale Permanente, che permetta ai rappresentanti delle diverse tradizioni religiose di lavorare insieme e di contribuire allo sviluppo della pace nel mondo. Ha anche fondato oltre cento centri per la pratica dell’autoguarigione e per l’educazione non formale alla pace in diversi paesi del mondo. Lama Rimpoche ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali tra i quali il "Premio San Francesco e Santa Chiara d’Assisi" dal Centro Francescano di studi per il dialogo interreligioso, ad Assisi nel 1994; il "Gioiello delle medicine alternative" presentato da Madre Teresa di Calcutta nel 1995; l’"Award of Excellence" dalla Società degli Scrittori delle Nazioni Unite a Madrid nel 1996; la "Laurea Onoraria per la promozione della dignità umana e delle solidarietà" dall’Associazione di Merito della Comunità Europea a Bruxelles nel 1997. I suoi insegnamenti si rivelano utilissimi a chiunque, di qualunque età, compresi i bambini di qualunque condizione sociale e religione. Già, perché non è necessario essere buddisti e neppure credenti per ricavarne un beneficio concreto. Dieci minuti al giorno della sua Autoguarigione sono sufficienti per ottenere e mantenere una salute fisica invidiabile ed una salute mentale ottimale, per sviluppare fiducia in se stessi, coraggio, stabilità e generosità. Chiacchierando con Rimpoche abbiamo parlato di molte cose tra cui l’educazione dei bambini al giorno d’oggi. Mi diede un articolo in cui era descritto il suo pensiero a proposito dell’educazione. I bambini di una scuola elementare nel Comasco dove il Lama era andato in visita, gli hanno chiesto che cosa potevano fare loro per la pace nel mondo. "I bambini sono quelli che possono fare di più per la pace nel mondo" ha risposto, "perché i bambini di oggi stanno preparando il mondo di domani; se tutti voi bambini lavorate per imparare la Pace interiore, automaticamente il mondo futuro sarà un mondo di pace."

Questa è l’educazione non formale, un tipo di educazione ancora molto lontano dalla mente della maggior parte delle persone. Se l’educazione formale aiuta a realizzare le capacità vocazionali e abitua ad usare la parte logica, razionale, cognitiva ed intellettuale del cervello, l’educazione non formale insegna a gestire gli aspetti intuitivi, emotivi, istintivi e artistici del subconscio della mente, che aiuteranno a sviluppare grandi capacità sociali, interpersonali, psicologiche ed emotive. Mentre il primo prepara molto bene al mondo del lavoro, i suoi limiti stanno nel fatto che non insegna a trattare le emozioni in periodi di stress e di crisi esistenziali, o come applicare aspetti astratti legati alla vita di tutti i giorni. Se oggi, con le nuove generazioni, riuscissimo ad integrare l’Educazione Non - Formale nel sistema educativo corrente, svilupperemmo in modo molto più equilibrato ed armonioso sia l’emisfero destro che quello sinistro del cervello degli adulti di domani. Questa integrazione potrà creare individui più equilibrati che potranno a loro volta creare e mantenere la pace e l’Armonia nelle città, adulti interessati a prendersi cura dell’Ambiente umano, urbano e naturale che li circonda. L’Educazione Non Formale non è destinata ad essere rimossa appena la scuola finisce ma sarà un insegnamento che rimarrà per tutta la vita e potrà aiutare chiunque abbia bisogno di sottrarsi allo stress urbano e sociale causato dalla grande competizione che l’intera umanità sosterrà per aggiudicarsi le sempre minori risorse umane come lavoro, denaro, spazio per vivere, cibo, acqua ed aria pulite. L’integrazione dell’Educazione Non Formale nel nostro sistema didattico è veramente necessaria perché ci fornisce un’educazione emotiva che ci permetterà di far fronte alla vita moderna. Le nostre vite saranno meno costose economicamente, energeticamente ed emotivamente. Persone di ogni cultura e religione ne hanno bisogno, come i padri dei loro padri hanno trovato nell’ambito degli insegnamenti religiosi. A differenza dell’altra, l’Educazione Non Formale può essere parte integrante in tutte le tappe della nostra vita: nel momento del concepimento, nel grembo materno, nell’età della scuola, nell’età della vita lavorativa, durante la malattia e la sofferenza, quando andiamo in pensione e ci rendiamo conto di essere vecchi e soprattutto quando affrontiamo la morte. Al di là di ogni necessità, ognuno di noi ha bisogno di questo tipo di educazione poiché, con essa riusciamo a pacificare le emozioni che non riusciamo a controllare e quei piccoli disturbi psicologici che ci avvelenano la vita quotidiana in modo che possiamo ritrovarci in una condizione di effettiva pace e serenità in qualsiasi situazione. Spesso diamo poca importanza a esperienze della vita di ogni giorno che per i bambini invece ne hanno molta, spesso le diamo addirittura per scontate e ciò produce in loro molto stress e sono causa di ansia. Sono il traffico intenso del mattino, gli insegnanti, il loro bisogno di essere amati ed accettati dagli altri bambini, di aver successo dal punto di vista scolastico. Questi fattori psicologici di paura, aggressione, timidezza, il sentirsi vittime ed il disinteresse da parte dei genitori influenzano in maniera devastante ma spesso non evidente lo sviluppo del bambino e se non si corre in fretta ai ripari e non vengono posti rimedi, questi bambini possono diventare individui alienati e violenti.

Secondo Rimpoche, se riuscissimo veramente a focalizzare la nostra attenzione sulla natura violenta delle nostre azioni e del nostro modo individualistico di vivere quando siamo violenti con noi stessi e con gli altri, non tenteremmo di distruggere i nostri valori positivi e riusciremmo consapevolmente a costruire una dimensione positiva della nostra vita.

Vorrei qui di seguito riportare una piccola parte, molto significativa, dell’esperienza e del pensiero, che condivido in pieno, di Jyoti Carlotta Brucco, una mia cara amica che sotto l’alto patrocinio del Dalai Lama, e sotto l’attento e affettuoso controllo del Lama Gangchen Rimpoche del Centro Tibetano Kumpen Lama Gangchen di Milano, ha fondato a Padova la Global Open University, una scuola di educazione alla Pace Interiore per adulti e da qualche tempo anche per i bambini, con grande successo. Da quando la conosco, Jyoti Carlotta ha dato un senso a tutte quelle aggrovigliate sensazioni e teorie che provavo dentro di me per quanto riguarda l’educazione dei miei figli.

Jyoti Carlotta, come vedi tu l’educazione migliore per un essere umano?

"Nell’adulto la comunicazione è andata via via scemando; gli sono rimaste solo tante proiezioni che creano tante separazioni e quindi più sofferenza. I bambini sono portatori della comunicazione della semplicità. Ciò che l’adulto si porta dietro dall’infanzia è, in genere, solo l’immaturità. Ho deciso di insegnare l’educazione alla pace interiore anche ai bambini, sebbene il mio lavoro si svolga soprattutto con gli adulti, perché nei loro occhi vedo chiaramente quello spazio infinito, bellissimo, con poche strutture ancora e disposto alla vera comprensione e non solo al capire intellettuale. Se il bambino capisce comprende fino in fondo, porta ciò che coglie con l’intelletto nella sua esperienza; non si accontenta di sapere ma vuole vivere l’insegnamento. Tuttavia proprio per questo motivo è molto difficile educare i bambini alla pace interiore: impossibile spiegare loro il Dharma (l’insegnamento) senza mostrare contemporaneamente un esempio concreto, diretto in cui possano osservare l’insegnamento stesso in azione. Sono molto pratici, non si accontentano dei concetti e delle belle parole. Così si insegna loro attraverso tutte le situazioni del vivere quotidiano: guardando la televisione, mangiando il gelato, correndo nei prati, facendo il bagno con l’idromassaggio. I bambini sanno apprendere divertendosi e questa è una delle qualità della loro semplicità. L’adulto, in genere, si nutre di sapere intellettuale e non si occupa del vero vivere; pensa di dover essere serio, quando invece è solo triste. La via della pace non deve essere vissuta come un lavoro faticoso, ma piuttosto come un gioco nel quale bisogna dare il meglio di sé usando amore, coraggio e saggezza."

A Jyoti Carlotta piace ricordare un aneddoto molto significativo della profondità d’animo che hanno i bambini, prima che intervengano gli adulti per togliergliela. Un giorno, mentre si stavano allenando nell’esercizio di cogliere insegnamenti da tutto ciò che vediamo, sentiamo e percepiamo, chiese ai suoi studenti che cosa avrebbero potuto imparare dal bel tappeto persiano sul quale erano seduti. Velocemente, l’unico bambino del gruppo, un bambino di undici anni che ama frequentare corsi e ritiri per adulti e che si distingueva da loro per la chiarezza e la purezza della sua mente, rispose: "Quando il tappeto viene calpestato dalle persone non perde la sua bellezza. Così anche noi, se veniamo calpestati, aggrediti dagli altri non possiamo perdere la nostra bellezza. La vera natura della nostra mente è magnifica e indistruttibile." Jyoti Carlotta ha il potere di trasmettere una grande pace a chi le sta vicino e mi ha meravigliata con la sua semplicità e la sua umiltà, un atteggiamento che a mio vedere ha un che di divino. Lei è Buddista ma io non posso fare a meno di intravedere in questa ragazza generosa tanti insegnamenti di Nostro Signore. Non dice praticamente niente che non possa essere anche stato detto da Gesù ed è per quello che non posso che convincermi sempre di più che tutte le maggiori Religioni abbiano qualcosa in comune, anzi molte cose. Mi dice cose come: "Io non sono nessuno, solo un piccolo messaggero di pace, ma con un grande desiderio: sentire il sorriso degli insetti, degli esseri più insignificanti, e con tutti gli esseri viventi echeggiare nell’universo intero."

Ma com’è possibile raggiungere l’energia di pace nel mondo, mettere d’accordo gli individui di ogni razza e Religione, affinché non ci siano più guerre, raggiungere la serenità interiore per poter dare amore? Per i buddisti la pace deve cominciare da noi: solo se parte da ogni singolo individuo raggiungerà le altre persone, e dalle altre persone ad altre persone ancora fino a raggiungere tutti gli angoli della terra. Se insegniamo ai nostri bambini queste semplici verità, la massa di pace aumenterà sempre di più tanto da soverchiare tutte le forme di energia negativa che ancora esistono ed avere la meglio sul Male, proprio come sta scritto nel Vangelo. Come dovrà essere la scuola dei miei figli? Finalmente anche per nostro figlio o nostra figlia arriva il grande giorno: il primo giorno di scuola! Il lavoro che hanno condotto fino adesso con non poco impegno è stato importante ma era preminentemente giocoso. D’ora in poi dovranno imparare a concentrarsi su quello che stanno facendo, su quello che la persona preposta a trasmettere loro cultura, la maestra, dirà durante le ore passate in classe. Sperando che la maestra sappia rendersi interessante e abbia quel modo di comunicare con i bambini che viene dal cuore senza essere noioso o troppo freddo e distaccato. Sperando che abbia una mente elastica e aperta, che non faccia il suo lavoro come una routine faticosa, che consideri il suo lavoro una missione. Di solito, passato il primo periodo di novità, come per l’asilo incomincia un periodo di crisi. Purtroppo i bambini vengono educati fin dall’inizio della loro "carriera" scolastica ad una cultura di paura. La paura del voto, della figuraccia con i compagni di classe, l’ansia del giudizio e molti di loro considerano le loro prime esperienze scolastiche molto stressanti. La forzosa immobilità dei banchi di scuola è difficile da accettare, ma se il bambino o la bambina hanno imparato a superare i momenti di crisi, qualunque essi siano, e con la respirazione incanalare l’energia, si accorgeranno che stare attenti e magari trovare interessanti le cose dette dalla Maestra, non sarà una grande fatica. Da parte nostra è importantissimo, innanzitutto, saper risvegliare una viva curiosità nei bambini rispondendo con intelligenza e molta chiarezza a tutte le domande che ci pongono. Con risposte interessanti si possono suscitare altre curiosità e così apprendere diventerà per loro più facile che a scuola. Anche con loro, però, sarà bene essere onesti: se non sappiamo rispondere, indirizziamoli a chi può saperne più di noi oppure indichiamo loro un buon libro che tratti l’argomento in questione dove potrà trovare le risposte che cerca. In questa maniera risveglieremo in loro progressivamente il gusto per lo studio fatto seriamente, con costanza e metodo per amore del sapere. Al di là di tutti i costosissimi giochi che normalmente vengono acquistati per comprare i nostri piccoli, questo è il dono più prezioso che possiamo fare a loro: abituarli piano piano ad amare ad apprendere e piano piano farsi una cultura. In questo modo se la scuola non è proprio come ce l’aspettavamo, Pierino sarà in grado, in futuro, di essere autonomo e saprà discernere quello che interessa a lui senza farsi influenzare troppo da un metodo che non condivide, saprà vedere con la sua mente quella che sarà la sua strada all’interno della scuola prima, e nella vita poi. Quante persone con bambini piccoli hanno già pensato alle caratteristiche che la loro futura scuola dovrà avere? Il livello delle scuole in Italia, se confrontato con quello di altri paesi, è piuttosto buono, malgrado l’impressione che si trae leggendo le cronache, che periodicamente si rincorrono, sui problemi organizzativi che questa istituzione può avere (scioperi, rinnovo del contratto per i docenti, malcontento degli studenti ecc...). E’ noto tuttavia, che gli studenti italiani che vanno a studiare all’estero, specialmente in America, si trovano molto bene perché i loro coetanei hanno un livello di preparazione inferiore, perciò si può dire che la scuola italiana dia una buona preparazione culturale ai ragazzi, e specialmente, almeno per quanto è stata la mia esperienza, la scuola pubblica. Quando i bambini erano piccoli e c’era da cominciare a ragionare sul tipo di scelta scolastica da fare, mio marito ed io abbiamo fatto lo stesso ragionamento di molte altre famiglie che volevano assicurarsi una continuità nella qualità dell’educazione dei loro bambini ed abbiamo iscritto i nostri figli ad una scuola privata, condotta da suore che osservava principi che sembravano sani a prima vista. Mi fu consigliato di iscrivere mia figlia già alla scuola materna di quel complesso scolastico per alleggerire il grande salto di vita che Costanza avrebbe dovuto fare passando da lì alla scuola elementare e mi è sembrata una buona idea. Per farla breve, mi accorsi ben presto che la prima era nettamente superiore all’altra per quanto riguarda l’impostazione educativa. Il corpo insegnante prescolare, per esempio sosteneva l’importanza di avere tre classi divise non per età ma con le tre categorie insieme: piccoli, mezzani e grandi tutti in una classe. In questo modo ottenevano una buona interazione fra le tre età, che in questa fase della vita è molto importante da imparare. Ho visto bambini grandi che accompagnavano i piccolini al bagno e li aiutavano a far pipì o a lavarsi le mani, che li imboccavano a tavola se occorreva, sentendosi importanti oltre ad avere la piacevole sensazione di rendersi utili alla maestra che ha già tante cose da fare e non può distogliere la sua attenzione dalla classe. Questa convivenza fra grandi e piccini creava una sorta di comunità ideale e dava ai piccolini una ulteriore sensazione di sicurezza, come quella che ti da la presenza di un fratello o una sorella più grande, valore sempre meno frequente nella società odierna a causa del calo delle nascite. La direttrice di questo asilo, Suor Pierangela, è una donna illuminata, che filtra tutto con il cuore oltre che con la ragione e ha fatto di questa scuola materna un modello. Purtroppo però il percorso educativo di quel complesso scolastico subiva una interruzione alla fine della scuola materna e prendeva una direzione opposta per la scuola elementare. Durante il primo anno di elementari mia figlia ha sofferto abbastanza per il cambiamento radicale che si era instaurato nel suo rapporto con il corpo insegnante. Essendo una bambina molto affettuosa verso chi si occupava di lei e le dava attenzione era sempre portata ad esternare il suo affetto in modo prorompente e per la prima volta sperimentava un muro di freddezza che mi ha lasciato sconcertata e delusa. Poco per volta scoprii che il loro concetto di scolarizzazione ed educazione era basato sulla paura. Incutevano la paura del voto, la paura del giudizio umano della direttrice; la direttrice, una suora arcigna che incuteva timore solo a guardarla veniva chiamata da Costanza "la Diavolaccia", perché metteva in ansia i bambini per ottenere impegno ed applicazione nell’apprendere.

In un articolo di Giulio Benedetti sul Corriere della Sera del 13 settembre 1997 che aveva catturato la mia attenzione, emerge una indagine Eurispes che rivela un fatto ben poco edificante per la scuola italiana di oggi. Si legge che per un ragazzo su due la scuola è solo un dovere; uno strazio insomma, per la maggior parte degli studenti italiani. Un posto che si frequenta malvolentieri, fonte di ansia o addirittura di paura. Su di una fetta di 2 mila 514 alunni di 136 scuole italiane, il 42,2 % dei ragazzi dopo essersi faticosamente alzato, ci va solo per senso del dovere, un altro 10,7% ne è quotidianamente affaticato e per il 9,5% viene preso dall’ansia e dalla paura alla sola vista di un banco. In opposizione a questo deprimente scenario troviamo un modestissimo 19,6% che prova piacere nello studio e solo un misero 4,6% che si dichiara entusiasta. Questo disagio riguarda soprattutto gli aspetti della vita in classe: i risultati (36,2%), il clima (33,1%), il rapporto con i compagni (23,7%), mentre stranamente il rapporto con gli insegnanti influisce pochissimo. Che siano scontenti come i loro alunni? Per uno studente su tre (27,8%) il disagio provato in aula proviene dai rapporti con la famiglia. Oltre a ciò, gli studenti delle scuole superiori lamentano il fatto che la scuola non approfondisce i programmi (per il 37,6%) non è al passo con i tempi usando metodi troppo "tradizionali" per insegnare (69,5%) o addirittura "superati"(9,8%) Oltre la metà degli intervistati vorrebbe l’introduzione dell’informatica tra le materie obbligatorie, ma l’accusa più grave che mi vede molto solidale con loro è la mancanza di valorizzazione delle reali capacità e dell’intelligenza dei ragazzi. In questo la scuola si rivela totalmente incapace per il 9,3% degli intervistati. Controbatte il Professor Benedetto Vertecchi, esperto di sistemi internazionali di istruzione, che il saper leggere e scrivere correttamente resta per tutta la vita mentre un calcolatore ed il suo linguaggio resistono fino alla prossima generazione di macchine. Sono assolutamente contraria a chi dota il proprio figlio di un computer già in tenera età (conosco chi glielo ha addirittura piazzato in camera da letto insieme alla televisione a cinque anni!). E’ un’abitudine malsana che crea problemi di salute fisica e mentale allo stesso tempo, creando campi magnetici dannosissimi per la salute limitando la fantasia e la cultura generale. Io penso che si possa imparare ad usare il computer verso i nove/dieci anni, una volta raggiunto un buon livello di conoscenza nella propria cultura generale per cui l’intelletto e il sapere di ogni studente sappia già trovare la sua naturale espressione attraverso il saper leggere ed il saper scrivere. Solo allora si potrà avere un equilibrato e competente utilizzo del mezzo mediatico. Cosa possiamo dedurre da questa indagine? Che sempre di più nel nostro paese, la trasmissione del sapere viene affidata ai criteri di comunicazione di massa, cioè alle trasmissioni televisive, dove prevale per l’appunto l’emotività, un criterio che sta all’opposto degli scopi che la comunicazione educativa si prefigge, cioè fornire delle competenze diverse. Che gli insegnanti, presi da una crisi di identità, si siano fatti attrarre anche loro dalla musa televisiva? Io spero di no perché la mia concezione di scuola e di trasmissione del sapere ha poco a che fare con il tubo catodico.

Amare ad apprendere il messaggio di Mère

La mia concezione di educazione scolastica e non scolastica, si avvicina molto a ciò che ho appreso dagli scritti di Mirra Alfassa detta Mère, una delle donne più carismatiche di questo secolo, moglie di un pittore francese, Henry Morrisset e amica di Rodin, Matisse e dei grandi pittori impressionisti. Nel 1914 a Pondicherry, Mère conobbe Sri Auribondo, grande maestro indiano con il quale lavorò fino al momento in cui lasciò definitivamente il suo corpo. Oggi ancor più che cent’anni fa, l’istruzione di un giovane essere umano era considerata come educazione mentale necessaria. Una volta imbottito il cervello di un bambino per anni con nozioni e calcoli, crediamo di aver fatto il necessario perché riesca ad integrarsi nella società; in realtà gli abbiamo dato solo un ammaestramento per quanto fatto con misura e discernimento, rimane pur sempre una buona ginnastica mentale, ottima per l’agilità del cervello ma non abbastanza utile per il suo completo sviluppo mentale. Albert Einstein sosteneva che l’Uomo utilizza solo il 10% delle sue facoltà mentali; questo fatto mi ha sconvolto quando l’ho sentito la prima volta e mi affascina che noi tutti abbiamo insospettate potenzialità maggiori di quelle che normalmente usiamo per far lavorare il nostro cervello. Secondo Mère la vera educazione dell’uomo e della donna del terzo Millennio è quella che li preparerà ad una vita superiore, raccogliendo l’invito del grande scienziato a fare uso del cervello con più impegno di quello che abbiamo impiegato finora al fine di ottenere una qualità di vita migliore per tutti. Una vita superiore a quella che già vivono, superiore allo stile mediocre che si percepisce globalmente alla fine di questo travagliato Secolo. Un’utopia?

Questo tipo di educazione ha cinque fasi principali: 1) Lo sviluppo del proprio potere di concentrazione e della capacità di attenzione. 2) Lo sviluppo delle capacità di espansione, allargamento, complessità e ricchezza del proprio potenziale mentale. 3) La capacità di organizzare le proprie idee attorno ad un’idea centrale, un ideale superiore o comunque un’idea sovrana e luminosa che servirà da guida nella vita. 4) Il controllo dei propri pensieri, rifiutando quelli indesiderati per abituarsi a pensare solo a ciò che si vuole e quando lo si vuole. 5) Lo sviluppo di un silenzio mentale, una perfetta calma che diviene ricettività sempre più grande alle ispirazioni provenienti dalle regioni superiori dell’essere.

Come ho potuto constatare da quando mi interesso di piccoli esseri umani, una delle cose che ostacola di più il loro progresso mentale è la costante dispersione del pensiero che usa vagare di qua e di là come una farfallina da un fiore all’altro, e che, per fermarlo e stabilizzarlo, loro fanno un grande sforzo. Tuttavia ho anche notato che come li si interessa ad una cosa, la loro attenzione è totale, distrarli diventa difficile oltre che abbastanza sbagliato. Credo che favorire l’attenzione e la concentrazione sia molto utile. Basterebbe anche solo non interromperli in quello che si sono impegnati a fare, cosa piuttosto difficile, ma non impossibile se si è padroni di sé, se ci sta a cuore lo sviluppo armonico dei nostri figli e soprattutto se disponiamo di una grande pazienza. Rimane comunque tutto affidato all’abilità di chi educa i giovani, renderli a poco a poco capaci di un costante sforzo di attenzione e di un potere di assorbimento sempre più totale rispetto al lavoro che c’è da fare. Sono validi tutti i mezzi per sviluppare questa facoltà, dai giochi alle ricompense ma se vogliamo possiamo ottenere grandi cose con l’ attenzione psicologica verso il bambino per suscitare l’interesse, il gusto per il lavoro, la volontà per progredire. L’importante è ottenere l’amore per l’apprendere, e tutte le circostanze tutti gli avvenimenti abituali sono occasioni costantemente rinnovate di apprendere ancora e sempre di più. E’ fondamentale che, a scuola come a casa, i piccoli vengano stimolati molto di più sulla crescita della comprensione che su quella della memoria. Non si può sapere che ciò che si è compreso e ciò che si è comprende non si scorda più. E guai a rifiutarsi di spiegare il come ed il perché delle cose. E’ molto facile risvegliare l’intelligenza dei piccoli se si risponde con chiarezza alle loro innumerevoli domande. La ragione per cui molti bambini a scuola fanno fatica a concentrarsi per imparare può essere trovata, oltre che per il fatto di essere in troppi in classe con cui dividere il sapere, anche nell’incapacità dell’insegnante a rendersi interessante. Per prevenire questo danno sarà importantissimo cercare di provocare in loro il gusto per la buona lettura: tutti i giornalini che si trovano in commercio adesso lasciano il tempo che trovano, ma un buon libro adatto alla loro età, può fare miracoli; un libro di qualità, letto a puntate ogni sera prima di dormire si imprime nella memoria durante il sonno e facilmente favorisce sogni bellissimi. Mia figlia comincia adesso che ha sette anni a leggere con un po’ di disinvoltura e vedo che ogni occasione è buona per lei per soddisfare la sua naturale curiosità della parola scritta. Lo fa con un godimento che mi commuove e farò del mio meglio per stimolare nella maniera giusta questa sua inclinazione. Un mio carissimo amico di Vicenza, dotato di una buona cultura ed un ottimo uso della parola e del cervello, mi raccontava che nei suoi ricordi di bambino una delle abitudini più belle che i suoi genitori gli avevano trasmesso era che quando uscivano al sabato per andare a fare quattro passi rilassanti in centro lo lasciavano, come premio per essere stato bravo, anche un’ora da Galla, la libreria più fornita della città a sognare tra tutti quei libri, dandogli la possibilità di sceglierne uno per portarselo a casa al loro ritorno. Questi genitori forse non hanno creato un genio con ciò ma sicuramente una persona dalla mentalità aperta e disponibile al dialogo, una persona che è riuscita a sviluppare un potenziale mentale superiore alla media. Per aumentare l’elasticità mentale dei bambini non si deve solo badare al numero e alla varietà delle materie studiate ma far loro comprendere che ci sono molti modi per affrontare uno stesso problema sia pratico che intellettuale, di considerarlo e di risolverlo. Questo toglie rigidità al loro cervello, arricchendo il loro pensiero e li preparerà ad una sintesi più complessa e comprensiva. In questo modo acquisiranno il senso della relatività del sapere mentale e piano piano risveglieremo in loro l’aspirazione ad una fonte di conoscenza più vera. Crescendo poi, la sfera mentale del bambino matura ed acquisisce una maggiore capacità di avere idee generali e con loro un logico bisogno di certezze per creare la base di una costruzione mentale che permetterà di mettere in ordine tutte le nozioni che si sono accumulate nel cervello. Una classificazione necessaria contro l’inevitabile caos che si produrrebbe nel suo cervello, che deve essere guidata con saggezza da chi si sta occupando della sua educazione. Insegnammo loro a considerare ogni problema da tutti i punti di vista possibili, per ottenere da loro pensieri attivi e creativi e per ottenere ciò il pensiero dovrà essere la sintesi naturale e logica di tutti i punti di vista adottati. Se vogliamo creare una forza dinamica e costruttrice dovremo aver molta cura nella scelta dell’idea centrale nella nostra sintesi mentale perché questa le darà valore e dovremo coltivare questa abitudine con costante dedizione. La sfera mentale per mantenere la sua giovinezza nel tempo ed il suo naturale vigore, dovrà progredire giorno per giorno, rivedere le nozioni alla luce di nuove conoscenze, allargare la propria visione globale, riorganizzare costantemente le proprie idee affinché siano tutte al loro posto, per avere un armonioso ordine mentale.