ECONOMIA
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
I precursori della nuova economia per la dignità dell'uomo e dell'ambiente,
per riconciliare libertà di profitto e imperativi umani
di Niccolò Branca
Nella lingua greca la parola 'economia' appare come parola composta. In essa, infatti, entrano altre due parole: oikos e nomìa, nomos. Oikos nel significato più diffuso, vuol dire casa, dimora. Ma in un significato più forte, più metaforico, può voler dire anche luogo del pieno, approdo, luogo in cui Si sta, ci si acquieta. Quindi luogo del non più errare e del non errore..., luogo insomma della verità. Oikos, dimora come ciò che rimanda ad un ordine di verità. Nomos significa valore, legge infatti. Quindi la parola 'economia', nel suo significato etimologico, è doppiamente impegnata con il tema metafisico della verità, come la parola ecologia ha a che fare con il rapporto con il vero, con il bello, con il giusto, con quella forma di saggezza che Pitagora chiamava 'filosofia'. La proposta oggi di un discorso sull'economia in una rivista dedicata alla saggezza olistica mi sembra perciò pertinente. Essa non tocca solo il lato empirico dei fenomeni di comunicazione tra gli esseri umani e la natura nella forma del lavoro e dell'utile, piuttosto essa vuole mantenere un ragionamento complesso che lega economia e metafisica, etica e saggezza politica.
Percorsi storici
A conclusione di questo secondo millennio s'impone l'esigenza di un sereno ma severo détour della ragione sul senso del suo stesso accadere, un bilancio libero e spregiudicato dei percorsi che ne hanno scandito il ritmo, almeno qui da noi in occidente. Nel corso di questi dieci secoli si sono date trasformazioni o innovazioni veramente radicali che hanno marcato in modo decisivo e talora spettacolare il destino dell'umanità e il processo del suo innegabile e complesso, tortuoso e contraddittorio sviluppo. Ricordiamo i luoghi generali dei momenti innovativi:
- la scoperta e la realizzazione del mercato come spazio libero di circolazione di merci e possibilità umane
- la progressiva realizzazione della dignità della persona nel senso universale ispirato al Cristianesimo (Habeas Corpus, Magna Charta, San Paolo lettera ai Galati, 3, 28: 'non c'è più giudeo né greco, non c'è schiavo né libero...')
- la conseguente valorizzazione e realizzazione delle libertà politiche (attraverso il Comune, la riforma protestante, le rivoluzioni inglese, americana e francese) .
- le rivoluzioni scientifiche del '600
- la stagione del grande sviluppo della tecnica dall'Ottocento in poi.
Utopia cristiana e tempo del mercante
La grandiosa utopia cristiana di 'cieli e terra nuovi', di un mondo fraterno non solo sul piano umano ma anche lungo la vita animale tutta ( il lupo e l'agnello goderanno di relazioni di solidarietà), paradossalmente, nonostante il trionfo esteriore della Chiesa che è durato per il millennio del medioevo, è rimasta inattuata, perciò storicamente sconfitta. Così, sempre paradossalmente, si può affermare che là dove doveva venire il Regno si affermò al contrario il 'tempo del mercante' (Le Goff). L'esito è stato il costituirsi di una nuova antrotipologia: al posto dell'uomo 'buono' si è fatto strada l'uomo dell'astuzia e della forza, l'uomo che sa essere 'golpe' et 'lione' di Machiavelli. Tra cultura della bontà e della saggezza e cultura della scaltrezza, del dominio su esseri umani e mondi vitali ridotti a strumento, ad oggetti si è affermata quest'ultima. Perciò il bilancio del nuovo umanesimo che si è imposto alla vita pratica è tragico, ovvero è caratterizzato dallo spirito di scissione: da un lato il nuovo umanesimo dispiega un'eccezionale promozione e liberazione di forze, di libertà, di valorizzazione del singolo, della ricerca, della democrazia, della scienza e della tecnica. Dall'altro mostra un'inedita e pesante forma di schiavizzazione verso la natura (i pesanti esiti erano visibili al recente Summit di Rio), verso il genere umano (la cui maggioranza non è in grado di accedere ai livelli minimi di dignità di esistenza).
Per un nuovo progetto umanistico
Noi vogliamo operare su questa immane contraddizione, facendo scendere in campo un nuovo, più alto programma di evoluzione, in nuovo più complesso progetto umanistico: un umanesimo che, mentre sa tornare ad essere "fedele alla terra", alla natura, "alla stoffa dell'universo", si mantiene anche aperto a "guardare le stelle", al senso dell'incanto e dello stupore per la bellezza e l'armonia del creato e all'inabissamento nelle vertiginose profondità dello spirito.
Per ricordare una figura: un umanesimo planetario alla Tehilard de Chardin, in cui scienza e tecnica, etica, metafisica e misticismo si tengono insieme in un intreccio sapiente e fecondo.
In questa mappa di ragione buona e aperta, si dà anche spazio per ridefinire la relazione tra etica ed economia.
La più alta e nuova forma di umanità a cui pensiamo, infatti, dovrà saper conciliare la libertà del profitto con gli imperativi morali, trattare ogni essere umano come fine e non come mezzo, come persona e non come individuo, numero o cosa. Siamo felicemente coinvolti in un 'avventura corale, noi, "i nuovi viandanti".
L'uomo sociale positivo crea una società di soggetti integri
di Niccolò Branca
Macintyre rappresenta, nell'attuale filosofia morale e politica statunitense, una delle voci più autorevoli. In particolare, Macintyre, nella sua fase post marxista, si è caratterizzato per una delle critiche più severe al processo di secolarizzazione, di relativismo etico del 'moderno'. Più precisamente Macintyre, con M. Walzer e C.West, è la punta avanzata del pensiero etico-politico personalistico e comunitario, scevro dal conservatorismo della scuola di Leo Strauss che invoca un ritorno al pensiero metafisico ed elitario di Platone.
Macintyre oppone alla decadenza del 'moderno' per mancanza di valori filosofici e metafisici fondati, la ripresa dell'ottimismo aristotelico della positività della legge natural-sociale. Per Aristotele l'essere umano seguendo la propria vocazione più intima, più appropriata, si realizza come animale sociale e politico, aperto al positivo riconoscimento della comune, universale dignità dei soggetti, cosoggetti, aperto alla realizzazione di una società integra(con esclusione per Aristotele degli schiavi e delle donne). Questo sfondo etico-politico sarà ripreso e approfondito nel Medioevo da San Tommaso che aggiungerà alla socialità naturale aristotelica il valore sociale dell'amore, della carità. Attitudine sociale e dinamismo caritativo che spingono l'essere umano a non rattrappirsi in se stesso, a non chiudersi in una dimensione egoica, a non porsi come individuo ma a cercare, a praticare la comunicazione con gli altri, a realizzarsi come reciprocità, intersoggettiva. Insomma, per usare il linguaggio della teoria personalistica, a realizzarsi come persona nella tensione comunitaria.
Il capitalismo USA non è una via necessaria
L'anarchia selvaggia del sistema capitalista non è pertanto la via necessaria, intrascendibile per le società complesse. La sconfitta clamorosa, ma prevedibile, del collettivismo burocratico dei paesi dell'Est, non deve obbligatoriamente sfociare in forme di società capitalista espresse dal modello statunitense. Per Macintyre, come già per Maritain, Mounier, Teilhard de Chardin e Olivetti, è possibile una terza via in cui la disponibilità ottimistica e positiva alla socializzazione si ristori con l'efficacia della mistica sociale del dono, della carità del prossimo. L'esito può essere quello di una rete nuova di solidarietà sociale visibile, vero avamposto etico politico del "civile", diffuso in modo capillare, molecolare.
San Benedetto e le comunità benedettine
Una fraternizzazione del civile che richiama la stagione eroica di San Benedetto e dell'opera comunitaria di civiltà a lui ispirata. Dice Macintyre: " E' sempre rischioso tracciare paralleli troppo precisi fra un periodo storico e un'altro, e, fra i più fuorvianti di tali paralleli vi sono quelli che vi sono stati tracciati fra la nostra epoca in Europa e nel Nordamerica e l'epoca in cui l'impero romano declinava verso secoli oscuri. Tuttavia certi parallelismi esistono. Un punto decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l'imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. I1 compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costituzione di nuove forme di comunità, entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all'epoca incipiente di barbarie e oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso la crisi profonda che sovrasta questo tempo. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell'ultima età oscura, la speranza non è del tutto priva di fondamento. Questa volta però i barbari non aspettano al di là delle frontiere: ci stanno governando da parecchio tempo. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire la difficoltà. Stiamo aspettando non Godot, ma un altro San Benedetto, che sarà senza dubbio diverso ".
L’economia
etica come base per lo sviluppo della coscienza umana
di
Ivo Bertaina
Atti
del convegno "verso
la nascita di una coscienza planetaria" dell’Associazione
Amaranto
Parlerò
di cose materiali in quanto ritengo che gli aspetti materiali siano la base
indispensabile per un sano sviluppo spirituale.
Se
non si parla della materia lo spirito resta distaccato dalla realtà.
Sono
contento di vedere molta gente che partecipa a questo Convegno sulla nascita di
una nuova coscienza planetaria e sono d’accordo con il prof. Galli nel senso
che, nonostante l’epoca sia matura per questa nascita, nonostante la civiltà
sembri materialmente sviluppata, siamo ancora in uno stadio embrionale della
coscienza planetaria. Noi uomini siamo indietro e ciò è veramente grave, perché
a volte capita che non ci sia più tempo per restare indietro.
Vi
parlerò delle connessioni dell’alimentazione con lo sviluppo spirituale,
soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. L’agricoltura sembra un
argomento staccato dal tema della coscienza invece ne è un pilastro
fondamentale. C’è un vecchio detto che afferma che tutti coloro che mangiano
sono coinvolti in agricoltura e nessuno di noi, fino a prova contraria, riesce a
vivere senza mangiare. Quindi l’attenzione va rivolta non solo al cibo ma alla
qualità del cibo, la quale è fondamentale per poter sviluppare poi un pensiero
sano. Personalmente mi collego al pensiero antroposofico, al pensiero
dell’agricoltura biodinamica, anche se non sono un radicale come tanti altri e
sono aperto ai confronti ed alle novità. Rudolf Steiner affermava che il male
peggiore dell’antroposofia sono gli antroposofi ed aveva perfettamente
ragione; quindi il male peggiore della biodinamica sono i biodinamici. Molto
spesso c’è sentore di avere la verità e di tenersela stretta, anziché di
cercare di donare al mondo informazioni importanti.
L’agricoltura oggi vive una crisi profonda, si parla molto della FIAT
perché lascia a casa qualche migliaio di operai: con tutto il rispetto per
queste persone che rischiano di stare senza lavoro, pensate che ogni anno in
Europa chiudono 200.000 aziende agricole e restano quindi a casa migliaia di
persone senza lavoro e senza che
nessuno le difenda, perché i sindacati agricoli sono meno presenti dei
sindacati dei metalmeccanici. Questo dato si ripete da 30 anni. Il problema non
è solo rappresentato dalle 200.000 persone che restano senza lavoro, ma dai
milioni d’ettari di terreno che restano abbandonati. Il terreno agricolo ha
assolutamente bisogno di un uomo che lo curi, non è un bosco che si
autogestisce e vive per conto proprio. Al terreno coltivato occorrono mille anni
prima di diventare autonomo, cioè di nuovo bosco.
Speriamo
che ora si possa aprire un’altra fase, perché senza un’agricoltura sana non
ci può essere uno sviluppo sano della Società e quindi anche della coscienza,
perché il cibo è la base dei nostri pensieri. Se mangiamo male difficilmente
possiamo avere pensieri sani, avremo forse pseudo pensieri o pensieri di basso
livello.
Così
non va e ciò si evince anche dai dati sulla salute umana. Nel 1980 c’era un
celiaco ogni 2000 persone, oggi uno ogni 50, quindi se ci impegniamo un po’,
tra 20 anni saremo tutti celiaci e non mangeremo più il famoso pane quotidiano
citato in una nota preghiera. “Grandi” ricercatori hanno inventato una
varietà di grano chiamata CRESO (nel nome c’è già tutta la storia) nella
quale è stata aumentata la quantità di glutine. Quando è introdotto nello
stomaco, quest’ultimo non lo riconosce, perché non è naturale, lo rifiuta e
provoca intolleranza, provoca la celiachia.
Stanno
aumentando in modo impressionante le intolleranze.
Pensate
a questo: nel 1954 è stato dato il premio Nobel a chi ha inventato il D.D.T.,
oggi non glielo darebbero più. Il D.D.T. è proibito, ma siamo talmente buoni
che lo vendiamo agli africani che lo irrorano sulle banane e poi ce lo
restituiscono con le ciquita 10 e lode! Pensate
che è presente in molti dentifrici un componente S.L.S. (sodium laureth sulfate)
che produce una schiuma tremenda, questo schiumogeno era stato inventato per
lavare i pavimenti, hanno visto che faceva tanta schiuma e che costava poco, ed
allora l’hanno messo nel dentifricio; il fatto che sia cancerogeno è
irrilevante per l’industria, anzi ne aiuta un’altra, quella sanitaria!
Questi
sono elementi importanti proprio per valutare quanto, nonostante la nostra sia
considerata una civiltà moderna ed evoluta, ci lasciamo ingannare
continuamente, anche se in maniera moderna ed evoluta…
Se
vi interessa fare un bel giochino educativo, parlando di cosmetica, vi do un
consiglio: su internet c’è un sito che si chiama Promiseland, voi prendete un
qualsiasi dentrificio, crema, o cosmetico e leggete gli ingredienti uno ad uno
ed andate a cercarli nell’elenco fornito dal sito; vi darà circa 400
componenti dei quali moltissimi sono dannosi o pericolosi per la salute...
Pensate
adesso al gusto: una cosa che da veramente fastidio nell’agricoltura è la
perdita della stagionalità, bisogna mangiare le fragole col gelato tutto
l’anno perché fa fine, soprattutto quando non ci sono, si mangiano i pomodori
tutto l’anno, ci si lamenta che le zucchine a gennaio sono care.
Bisognerebbe invece ritornare a consumare cosa ci offre la natura
stagionalmente. E’ stupido mangiare il pomodoro tutto l’anno, perché quando
viene maggio si è già nauseati e non si mangiano più, proprio quando
ricomincia la loro stagione! Ci sono i broccoli, ci sono molti altri prodotti.
Oltretutto il pomodoro, come tutte le solanacee, ha degli effetti che possono
essere tumorali, ma dopo il pomodoro, vengono i broccoli ed i cavolfiori,
prodotti che invece sono antitumorali e quindi bilanciano questi effetti; come
vedete ci pensa la natura, se rispettata e seguita, a curarci e a darci i
prodotti giusti al momento giusto.
Quindi
non facciamoci guidare dalle mode, riprendiamoci la stagionalità.
In
Francia è stato condotto uno studio sui flavonoidi, potenti agenti che
controllano l’invecchiamento, con buoni poteri sul benessere della pelle; è
risultato che sono presenti nelle foglie d’insalata, soprattutto in quelle
esterne, ma noi buttiamo via le foglie esterne perché sono dure e mangiamo
quelle interne.
Abbiamo
perso completamente buone abitudini alimentari. L’agricoltura biologica e
biodinamica non sono il punto d’arrivo, sono il punto di partenza. Tutti
dobbiamo cercare di mangiare biologico.
Sono
membro da diversi anni del comitato per l’agricoltura biologica e so che al
Ministero delle Politiche Agricole ogni tanto si vedono documenti riservati
perché se vanno in mano alla gente comune possono creare spaventi; sono fatti
con ricerche a spese dei contribuenti ma restano nei cassetti perché
pericolosi.
Cito
il caso di una ricerca condotta sui pesticidi e sui diserbanti usati nell’ortofrutta:
sapete che esistono dei limiti massimi consentiti, ma il grosso problema è la
miscela dei vari veleni quando mangiamo una insalata od un pasto completo perché
le singole percentuali, che separatamente stanno nei limiti consentiti,
assemblate fra di loro diventavano potentemente velenose, la gente però non lo
deve sapere perché poi si spaventa…
Due
anni fa, quando c’è stato il problema mucca-pazza, è stato fatto un
controllo sui mangimi, su 150 mangimi controllati 143 erano completamente fuori
legge (pensate che l’olio bruciato delle macchine è autorizzato ad essere
usato nei mangimi zootecnici!).
Non
abbiamo molto tempo per parlare degli O.G.M.
E’
stato ideato l’O.G.M. perché la chimica ha fallito in agricoltura; infatti,
con la chimica sono aumentate le malattie delle piante, allora si è intervenuti
all’interno della pianta stessa, andando a violentare gli stessi geni che
hanno costituito da millenni le piante e gli animali.
Se la natura, che è molto più intelligente dell’essere umano, non ha
creato certe piante, significa che non servono, e non è assolutamente il caso
di dire che il terzo mondo si salverà con gli O.G.M. perché non è questa la
strada anzi, con gli OGM il terzo mondo diventerà quarto o quinto mondo, o
magari l’altro mondo…
La
vera ragione per cui si sostengono gli O.G.M. è che attraverso il cibo si vuole
arrivare al controllo completo delle masse: ed è molto semplice, perché
mangiando schifezze prive di energie sane cosa ottengo? Ottengo che la gente non
pensa o pensa poco e male ed è molto più facile da comandare. Il cibo è
l’unico mezzo che ci da la possibilità di pensare liberamente.
Non
è vero che mangiare biologico costa di più, è falso, costa il 20% in più
tenendo anche conto che si consuma molto meno, e non si inquina la Terra.
Il
lato debole dell’agricoltura biologica è stato il collegamento tra il
produttore ed il consumatore. Oggi agri - cultura è solo “agri” cioè
suolo, suolo sfruttato completamente, dove sono utilizzati pesticidi, prodotti
chimici dove la pianta diventa un qualcosa che non è nemmeno più vegetale,
vive in uno stato drogato, produce anch’essa droghe, non è più cultura.
Volevo
chiudere dicendo, come a suo tempo disse Steiner, che manca molto
quell’aspetto sociale che era alla base dell’agricoltura, io sono figlio
d’agricoltori e mi ricordo una socialità della quale ho nostalgia. Quando si
raccoglieva il mais s’invitavano gli amici a “spanare” la meliga, non si
pagavano, si consumava insieme una fetta di pane e salame con un buon bicchiere
di vino, ed era uno scambio sociale molto bello. Oggi se chiami un amico a
raccogliere l’uva sono tre milioni di vecchie lire di multa dall’ispettorato
del lavoro, perché lo stato non crede che uno possa lavorare gratis.
Alcuni miei amici quest’anno sono stati multati per questo motivo,
perché si tratta l’agricoltura come una parte dell’industria, ma così non
è e non può essere.
L’agricoltura
non sarà mai un’industria, l’agricoltura è un lavoro cosciente sulle forze
viventi, l’industria, con tutto rispetto, è un’altra cosa, non c’entra
assolutamente niente. Il fatto che si voglia far entrare sempre di più
l’agricoltura sotto la cappa dell’industria significa solo che la si vuol
fare morire. Le aziende europee sono di 25-30 ettari al massimo, le aziende
nordamericane sono di 250 (le più piccole naturalmente) le aziende del Sud
America sono di 1500 ettari, quindi ci sono costi di produzione decisamente
diversi. L’Europa è stata il baluardo contro gli O.G.M., ed è questa la
differenza, la presa di coscienza della nefandezza di questo mostro.
Negli U.S.A. gli O.G.M. erano passati sotto silenzio, il 92% della soia
che si commercializza in Italia è transgenica e di questo nessuno ne parla. La
resistenza europea agli O.G.M. Ha avuto un effetto boomerang anche negli U.S.A.
dove ora cominciano a ripensare alla liceità o no del transgenico ed
incominciano a dire sempre di più “non li vogliamo”. Secondo me il transgenico non ha più futuro, anche se stanno
ancora facendo cose obbrobriose. In Italia è proibito seminare semi transgenici,
ma contemporaneamente, per invogliare gli agricoltori, per
ogni quintale di seme che si compra si offrono in omaggio dieci chili di
semi transgenici. Gli agricoltori sono contenti di seminarli, però una volta
coltivati diventano come la gramigna, quindi anche se sono proibiti ce li fanno
passare sottobanco. Uno dei problemi dell’agricoltura biologica è che deve
presentare tolleranza zero di O.G.M.. Sono invece consentite una parte su un
milione di diserbanti e dipesticidi, (una parte veramente irrilevante).
Invece per gli O.G.M., nel ‘98 in Argentina l’IFOAM ha stabilito che il
limite deve essere addirittura zero. Se ad un agricoltore biologico viene
trovato, nelle analisi, anche solo lo 0,01% di O.G.M. il suo prodotto deve
essere venduto sul mercato convenzionale! Questa è la distruzione premeditata
di una nuova economia che sta nascendo, ma una distruzione oculata fatta con i
dieci chili “regalati” sottobanco con il quintale di semi comprati.
Se saranno accettate delle tolleranze il biologico morirà, perché il
biologico non deve accettare né condizioni né patteggiamenti.
Si rischia di veder sparire 60.000 aziende biologiche in Italia a causa
degli O.G.M.
Ribadisco
che una delle grosse perdite dell’agricoltura è la scomparsa della socialità,
oggi viviamo in un mondo di persone che hanno i paraocchi come i cavalli, ognuno
va per conto suo, ha paura di confrontarsi, di toccarsi!
Non
bisogna solo parlare di evoluzione, ma “creare” evoluzione, parliandoci,
toccandoci, scambiandoci parole, essendo sociali, imparando dagli animali a
socializzare. Nessuno evolverà se non impareremo ad andare gli uni verso gli
altri.
E
per chiudere vi regalo un pensiero di Ernst Barkoff “il padre del sistema
bancario antroposofico”:
“
Due filosofi s’incontrano. Uno dice all’altro: “Stanotte ho fatto un
sogno, ora so qual’è la differenza fra il paradiso e l’inferno.” “Dai,
racconta!” Dice il collega. “L’inferno è una grande stanza con al centro
una pentola con un meraviglioso gulasch , attorno al pentolone ci sono le anime
con un lungo cucchiaio in mano, ma il manico del cucchiaio è così lungo che
essi non riescono mai a trovare la bocca e tutto si rovescia fuori”. Il suo
collega chiede: “E com’è il paradiso?” “Esattamente uguale, anche lì
le care e buone anime stanno attorno ad una pentola, con lunghi cucchiai. Però
loro s’imboccano l’un l’altro”.
Vedete
amici, è così semplice vivere in Paradiso! Proviamoci!
Le
democrazie occidentali e gli squilibri nel pianeta
di
GIORGIO GALLI
Atti del convegno "verso la nascita di una coscienza planetaria" dell’Associazione Amaranto
Quando
mi è stato proposto di partecipare a questa iniziativa dell’Associazione
Amaranto (che non conoscevo e sono lieto di conoscere in questa occasione) ho
proposto il tema che sto trattando in seguito ad una valutazione che già mi è
accaduto di fare con amici che sono qui, a proposito di seminari su queste
tematiche: la nascente coscienza planetaria, un’impostazione olistica dei
problemi della società e di crescita individuale.
Quando
si affrontano queste tematiche accade di costatare che la dimensione politica è
raramente presa in considerazione; probabilmente, per quanto riguarda
l’Italia, per l’eccesso d’impegno politico di una generazione precedente e
anche, per quanto riguarda l’ultimo decennio, di speranze ed ipotesi di
trasformazione che poi non si sono verificate. Ciò può dare una spiegazione di
questo scarso interesse per la tematica politica delle iniziative che hanno come
tema di fondo la coscienza planetaria o il paradigma olistico. Tuttavia credo
che sia importante che questo nuovo approccio ai problemi del pianeta tenga
conto non tanto della dimensione politica tradizionale, quanto delle occasioni e
delle possibilità che si manifestano in una nuova visione della politica.
Di
ciò, ripeto, v’è poca traccia, eppure è importante averlo presente; siamo,
secondo me, in una fase di crisi delle istituzioni politiche e, mi pare, anche
di crisi della forma che ha accompagnato lo sviluppo dell’occidente.
Il
titolo della conversazione che ho proposto parte da una considerazione basilare,
che in questi ultimi anni è divenuta percepibile ad una grande maggioranza
dell’opinione pubblica occidentale, ma, forse, in misura non ancora
sufficiente. Teniamo conto che nei paesi dell’Occidente, dove si sono
sviluppate le forme istituzionali della democrazia rappresentativa, vive il 20%
della popolazione del pianeta che ne consuma l’80% delle risorse. Proprio per
la nascita di una nuova coscienza planetaria o per adottare un paradigma
olistico, la prima domanda da porsi è: questo squilibrio, che è uno squilibrio
fondamentale, se si vuol parlare in termini di coscienza planetaria, può
durare? E’ così fuori delle normali concezioni dell’equità e della
distribuzione razionale delle risorse che può determinare seri problemi? Non
diciamo contingenti, non parliamo della situazione dopo l’11 settembre o di
quella che sta maturando nel Medio - oriente, diciamo in generale.
Immaginiamo
un pianeta nel quale il 20% della popolazione utilizza l’80% delle risorse,
mentre l’80% della popolazione ne utilizza solo il 20%, pensiamo alla
sproporzione tra quantità d’acqua consumata da noi ed il fatto che un
miliardo e 200 milioni di persone non dispongono d’acqua sufficiente per i
bisogni normali dell’organismo. Si può affermare che questa sia una
situazione che può durare, che possa reggere, può sembrare non equilibrata dal
punto di vista dell’equità, ma tuttavia può reggere, ed allora, in questo
caso, non si pongono problemi. Io appartengo a quella corrente di studiosi che
ritengono che questo squilibrio possa durare solo a patto di accentuare le
condizioni dello squilibrio stesso, delle ingiustizie, e di costruire anche
nelle nostre società più avanzate situazioni di vita non orientate al vivere
meglio, come giustamente propone il tema di questo convegno, ma al vivere
peggio. Infatti, come enuncia una parte della stessa cultura occidentale, il
rapporto di logica fra padrone e servo implica che, quando i servi vivono
particolarmente male, finiscono per vivere male anche i padroni dei servi.
Questa, probabilmente, è un’ipotesi che ritengo ragionevole; poi si può
ritenere che una minoranza del pianeta possa continuare a vivere meglio a
condizione che la maggioranza del pianeta viva peggio; non è detto che da un
punto di vista astratto questo tipo d’equilibrio-squilibrato non possa
reggere, forse potrebbe anche reggere, ma, appunto, io appartengo a quella
corrente di pensiero che ritiene difficile che possa reggere se non a prezzo di
vivere peggio tutti, i privilegiati ed i non privilegiati.
Da
questo punto di vista nascono le considerazioni su come possiamo vedere la
tematica politica alla luce di questa prima considerazione. Il punto che va
elaborato, sotto il profilo politico, è che la democrazia
rappresentativa, la forma che ha permesso all’Occidente di svilupparsi e
di proporsi addirittura come modello mondiale, che ha attraversato fasi di
grande sviluppo, ha permesso il miglioramento delle condizioni materiali di
vita, un uso razionale delle risorse, possiamo ritenere abbia garantito diritti
politici e civili in misura superiore ad altre forme d’organizzazione sociale
che noi conosciamo dalla storia, ma questi risultati, che possono certamente
essere ritenuti positivi, hanno condotto ad una situazione, proprio dal punto di
vista della democrazia rappresentativa, che a me pare di crisi. Questo è un
altro tassello della rete interpretativa che vogliamo costruire.
La
maggioranza degli studiosi non sono dell’opinione che la democrazia
rappresentativa sia in crisi, pensano che essa non solo funzioni perfettamente
ma che si stia estendendo ovunque, appunto a livello planetario. Chi ha questa
convinzione può sospendere ogni ulteriore riflessione sulla problematica
politica. Può ritenere che la democrazia rappresentativa funzioni e che
continuerà a funzionare anche dove non ha funzionato mai e quindi che questo
non è un problema che si debba affrontare. Invece c’è una corrente
minoritaria del pensiero politico che ritiene che la democrazia rappresentativa
sia in crisi proprio nell’area nella quale si è storicamente affermata,
l’area che dal punto di vista economico è caratterizzata dal rapporto 20%
della popolazione 80% delle risorse. E’ in crisi in quest’area, che poi è
anche la sola nella quale la democrazia rappresentativa ha funzionato, perché
il secondo punto di vista, quello che io propongo, e che mi sembra fondato su
una ragionevole considerazione che prende in esame la storia degli ultimi tre
secoli, è che si possono misurare i risultati della democrazia rappresentativa.
Nei
paesi in cui ha funzionato abbastanza a lungo, diciamo dalla rivoluzione inglese
del 1640 in poi, (quindi ormai lungo l’arco di tre secoli e mezzo con una
certa continuità, con interruzioni in certi periodi, con guerre e difficoltà,
ma con una certa continuità d’esperienza politica) in queste aree, si può
misurare il funzionamento, e quindi anche eventualmente la crisi, della
democrazia rappresentativa.
Non
credo che siano significative le esperienze formali di democrazia che avvengono
in tutto il pianeta. Ogni anno ci sono elezioni in 10 – 15 – 20 paesi,
persino nel Kashmir; il fatto che si voti nel Kashmir, dove è in corso una
guerra civile da mezzo secolo, dà a questa elezione uno scarsissimo
significato. In questi giorni si è molto parlato di una possibile svolta nelle
elezioni brasiliane, con la possibile vittoria, per la prima volta dopo decenni
di dittatura militare, di uno schieramento che si colloca nel centro-sinistra.
Si è votato persino in Pakistan dove esiste una dittatura militare. Ecco, io
credo che valutare questi paesi nelle esperienze dette democratiche sulla base
di elezioni periodiche e sporadiche degli ultimi decenni non abbia senso alcuno.
Non ha senso neanche per il Giappone dove la democrazia rappresentativa è stata
importata dopo la sconfitta – Hiroshima – con una concessione al vincitore
americano. La democrazia, tuttavia, funziona con criteri del tutto incompatibili
con una democrazia rappresentativa quale noi viviamo in Occidente.
Il
secondo punto dal quale partire, cioè la democrazia rappresentativa in crisi,
assume che la stessa sia in crisi nei paesi dove si può fare un bilancio di tre
secoli e mezzo. Dove non si può
fare questo bilancio, a mio avviso, non si può neanche parlare di democrazia
rappresentativa, non certamente sulla base delle sporadiche cerimonie elettorali
degli ultimi decenni, spesso interrotti dal colpi di stato, da dittature
militari e così via.
Volendo
dare un contributo al sorgere di una coscienza planetaria per vivere meglio,
all’affermarsi di un nuovo paradigma olistico, occorre partire da tre
constata-zioni fondamentali:
-
la non equa distribuzione delle risorse del pianeta;
-
solo per l’area privilegiata si può parlare di funzionamento della democrazia
rappresentativa lungo un periodo storico sufficientemente lungo che ne consenta
valutazioni;
-
altrove non si possono prendere in considerazione come democratiche esperienze
elettorali sporadiche.
Credo
che questi argomenti siano tali da meritare una riflessione: la politica
tradizionale, quella che generazioni d’italiani, o anche generazioni di
abitanti degli Stati Uniti, hanno vissuto negli anni passati, non attrae più.
Uno degli elementi di crisi, appunto, della democrazia rappresentativa è la
scarsa attrazione che esercita, anche in Occidente, proprio nei paesi dove si è
affermata da tre secoli e mezzo dove possiamo constatare che non suscita più
quell’entusiasmo che dovrebbe suscitare. Il secolo appena trascorso è stato
caratterizzato da una contrapposizione, soprattutto nella seconda metà, dopo il
1945-50, tra un cosi detto mondo libero, caratterizzato dalla democrazia
rappresentativa, ed i paesi cosiddetti del socialismo reale.
Dopo
il crollo dell’impero sovietico era diffusa l’aspettativa di un grande
entusiasmo per la democrazia rappresentativa, ipotesi che non si è affatto
realizzata. In genere la partecipazione al voto in questi paesi è attorno al
60%. Caso abbastanza tipico è quello dell’ex Iugoslavia. Sembrava certa
l’aspirazione degli iugoslavi alle libere elezioni dopo la caduta della
dittatura. Tuttavia, sotto il profilo formale, alle ultime elezioni di 15 giorni
fa ha partecipato il 45% delle persone, quindi non sembra che ci sia questo
grande entusiasmo.
Non
è però su questi paesi che dobbiamo misurare l’attrazione che esercitano i
sistemi, ma su quelli di lunga democrazia. Avrete letto in questi giorni una di
sorta di plebiscito per Bush nelle elezioni americane. Ora questo plebiscito
consiste nei voti ai candidati repubblicani per i governatorati, per metà del
senato e per la camera dei rappresentanti repubblicani, dove i repubblicani
hanno raccolto meno del 20% dei voti validi, certamente battendo i democratici
che ne hanno avuti circa un 15%. In un paese di consolidata democrazia solo un
terzo degli elettori ha espresso un voto valido in elezioni che in linea di
principio avrebbero dovuto suscitare un grandissimo interesse, in un paese che
ha vissuto il dramma dell’11 settembre, che ha avviato quella che è stata
definita la guerra al terrorismo e che
si trova alla vigilia d’importanti decisioni che potrebbero comportare
un’estensione del conflitto nelle aree irachene. Anche secondo una logica
illuminista (che informa filosoficamente la democrazia rappresentativa, e
sancisce l’interesse del cittadino evoluto e cosciente a partecipare al
processo decisionale - tanto più in una situazione particolarmente ricca di
tensioni), se in questi paesi durante elezioni importanti solo un cittadino su
tre ritiene di esprimere un voto, evidentemente ciò può essere ritenuto un
indice di forte disaffezione per la democrazia rappresentativa.
Tutti
avrete sentito per due o tre giorni i media parlare del plebiscito per Bush, ma
che plebiscito è in un paese all’avanguardia, dove la democrazia
rappresentativa appunto funziona e già in parte funzionava quando vi erano le
13 colonie britanniche, che ha avuto la prima importante costituzione
democratica, addirittura sulla base del principio che il governo deve impegnarsi
a realizzare e a permettere che i cittadini siano felici. Bene, in questo paese
che ha queste plurisecolari tradizioni, e proprio per questo è un paese sul
quale si può misurare la validità del funzionamento ed il grado d’affetto
che il cittadino ha per le istituzioni, da un lato si hanno questi risultati
reali, un indice evidentissimo di non partecipazione, e dall’altra i media che
interpretano questa non partecipazione come un plebiscito a favore di un
Presidente che ha l’impostazione politica e che esprime la visione a proposito
di coscienza planetaria che tutti conosciamo.
Ho
fatto esempi pratici e concreti, anche recenti, alla luce di una riflessione più
generale, più ampia, che è quella appunto di voler contribuire alla nascita di
una coscienza planetaria, anche se io sono meno ottimista degli amici coi quali
discuto questa tematica. Secondo me questa coscienza è ancora in uno stato
embrionale, si sta appena delineando, non è in uno stadio di cosciente e
diffusa maturazione. Se si vuol consolidare il nuovo paradigma olistico bisogna
riflettere anche sulla politica.
E’
certamente importante sperimentare nuove modalità di relazioni interpersonali,
nuove modalità di crescita personale: tutto questo è importantissimo e
decisivo, senza questo tipo d’approccio non nascerà una nuova coscienza
planetaria, ma io credo che contemporaneamente sia necessario tornare a
riflettere sulla dimensione politica, non tanto sulla politica tradizionale,
quanto su nuove modalità d’essere politici, in sintonia con quest’altra
fenomenologia di nuove relazioni interpersonali e di crescita personale. Credo
che sia importante anche tener conto della dimensione della politica in misura
superiore a quanto non sia avvenuto finora.
Penso che questo convegno sia una buona occasione per far presente quella
che io ritengo sia una necessità per riflettere anche sulla dimensione politica
di questa nuova coscienza nella fase embrionale, avendo anche presente lo
squilibrio fondamentale di cui ho detto all’inizio.
Senza una profonda comprensione, senza avere profondamente assimilato
questa situazione di profondo squilibrio che naturalmente accresce di molto la
responsabilità individuale e di gruppo di chi vive nelle aree privilegiate del
pianeta, senza questo tipo d’approccio, la nascita di una coscienza planetaria
sarà più difficile e certamente più lenta di quanto potrebbe essere se questa
dimensione venisse affrontata.