I MANIFESTI DELLA CULTURA PLANETARIA


In questo campo troverete alcuni dei più importanti documenti della nuova cultura planetaria. come il Manifesto della Coscienza Planetaria e la Carta della Terra, nella sua prima e più poetica versione, l'Agenda 21 e la Carta di Kito.


Questo campo è suddiviso nei seguenti capitoli:

  1. IL MANIFESTO NELLO SPIRITO DELLA COSCIENZA PLANETARIA: documento del Club of Budapest, firmato sottoscritto da Premi Nobel per la pace e personaggi della cultura internazionale.                                                                                            

  2. LA CARTA DELLA TERRA - Sottoscritta da tutte le Organizzazioni Non-Governative in occasione dell'"Earth Summit", il "Summit della Terra" organizzato dall'ONU, a Rio De Janeiro, il 3-14 Giugno 1992.

  3. AGENDA 21(vedi ecologia, i principi olistici dell'ecologia)

  4. CARTA DI KITO

 


Il MANIFESTO nello SPIRITO della COSCIENZA PLANETARIA

 

Introduzione al Manifesto

Nobel per la pace, artisti, scienziati e capi di stato hanno firmato a Budapest, nella prestigiosa sede dell’Accademia Ungherese delle Scienze, il Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria, che considera il risveglio della coscienza umana a una dimensione planetaria la chiave per risolvere i problemi mondiali.

Questo documento, sotto molti aspetti rivoluzionario, segna una svolta nel modo di affrontare i gravissimi problemi mondiali che segnano questa fine di millennio.

Alla cerimonia, organizzata dal Club di Budapest, erano presenti: S.S. Dalai Lama, Lord Yehudi Menuhin, violonista, direttore d’orchestra e ambasciatore, Vigdis Finnbogadòttir, ex presidente dell’Islanda, Sir Peter Ustinov, attore, Ervin Laszlo, scienziato e direttore del Club di Budapest, Pir Vilayat Inayat Khan, capo spirituale dell’ordine dei Sufi, John McConnell, ecologo e fondatore del "Giorno della Terra" presso l’ONU.

Tra i numerosi personaggi di rilievo che hanno aderito alla proposta del Club di Budapest troviamo anche Mikhahil Gorbachov, ex presidente dell’URSS, Vaclav Havel, presidente della repubblica Ceca, Elie Wiesel, Nobel per la Pace, Joseph Rotblat, Nobel per la Pace, Edgar Morin, filosofo e antropologo, Maurice Béjart, coreografo, Artur C. Clarke, scrittore, Ken-Ichiro Kobayashi, direttore d’orchestra.

 

 

La politica dell’espansione della coscienza

Nel manifesto, per la prima volta nell’ambito della cultura politica internazionale, si parla di risoluzione delle profonde crisi globale attraverso una altrettanto profonda trasformazione della coscienza individuale, che, da una visione ristretta e "locale" si può espandere ad una nuova consapevolezza che abbraccia l’intero pianeta: la Coscienza Planetaria. Una logica sicuramente già conosciuta ma fino ad ora ristretta ad una minoranza culturale fortemente orientata alla spiritualità.

Da sempre l’atteggiamento assunto di fronte ai problemi locali o globali è stato orientato ad una logica "top-down" (dall’alto in basso); la responsabilità viene infatti delegata allo stato, alle autorità o agli enti specializzati che devono risolvere il problema nella maniera più appropriata. In questo manifesto si assume invece che, per la risoluzione dei problemi umani, sociali, politici ed ecosistemici che affliggono il nostro pianeta, il vecchio atteggiamento non è più sufficiente, occorre un salto di consapevolezza individuale verso la coscienza planetaria, un salto di creatività e di responsabilità che, attuato su larga scala produrrà dei profondi cambiamenti nella situazione globale. Il punto focale diventa la coscienza dell’essere umano, unica vera fonte di creatività e rinnovamento.

 

MANIFESTO nello SPIRITO della COSCIENZA PLANETARIA

Prefazione: Nuove Esigenze di Pensiero e Azione

1. Negli ultimi anni del ventesimo secolo, abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia. Siamo all'inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale; un periodo che si differenzia da quello dei primi decenni di questo secolo, così come le praterie si differenziavano dalle caverne e i villaggi stanziali dalla vita nelle tribù nomadi.

Stiamo evolvendo rispetto a quelle che erano società industriali a livello nazionale, create agli albori della rivoluzione industriale, e dirigendoci verso un sistema sociale intercorrendo, basato sull'informazione, economico e culturale che abbraccia l'intero pianeta.

Il percorso che porta a questa evoluzione, non è immediato: è pieno di sorprese e colpi di scena. Questo secolo è stato testimone di eventi sconvolgenti di capitale importanza, e altri, tra non molto, potrebbero ancora verificarsi.

Il modo in cui dovremo affrontare questi sconvolgimenti presenti e futuri, deciderà sia il nostro futuro che quello dei nostri figli e nipoti.

 

2. La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro destino. La nostra generazione, tra tutte le migliaia di generazioni che l'hanno preceduta, è chiamata a decidere il destino della vita su questo pianeta. I processi che abbiamo iniziato durante la nostra vita e durante quella dei nostri padri e nonni, non possono continuare durante la vita dei nostri figli e nipoti. Qualsiasi cosa noi facciamo, da un lato collaboriamo alla creazione di una struttura che si propone di dar vita ad una società globale pacifica e cooperante- per poter così preservare quella che è la grande avventura della vita, dello spirito e della consapevolezza sulla terra - dall'altro creiamo le premesse per poter porre fine al diritto, proprio dell'umanità, di godere di questo pianeta.

 

3. I modelli d'azione del mondo d'oggi non sono incoraggianti.

Milioni di persone sono senza lavoro, milioni sono sfruttati e sottopagati, milioni sono ridotti all'impotenza e povertà. Il divario tra nazioni ricche e povere, e tra poveri e ricchi entro le stesse, è profondo e in continua crescita.

Nonostante la comunità mondiale non debba temere lo spauracchio di un conflitto di superpotenze e sia minacciata dal crollo ecologico, i governi di tutto il mondo continuano a spendere migliaia di miliardi di dollari l'anno per armi ed esercito, e solo un'esigua parte di questi soldi sono investiti per mantenere un ambiente vivibile.

 

4. Il problema della militarizzazione, il problema evolutivo, il problema ecologico, il problema della popolazione e i vari problemi riguardanti energia e materie prime non possono essere superati semplicemente riducendo il numero di testate nucleari, per altro già inutili, né siglando trattati politici più permissivi rispetto al commercio mondiale, all'aumento globale della temperatura, alla diversità biologica e ad un possibile sviluppo.

Oggi si chiede di più di un'azione frammentaria o di una soluzione a breve termine del problema. Dobbiamo vedere i problemi nella loro complessità e totalità e risolverli non solo con la nostra ragione o intelletto, ma anche con tutte le capacità proprie del nostro intuito e dell'immedesimazione. Le notevoli capacità dello spirito umano vanno oltre i poteri della mente razionale, e comprendono anche il potere dell'amore, della compassione e della solidarietà. Non possiamo trascurarle quando ci troviamo di fronte a situazioni complesse che ci permetterebbero di raggiungere il livello successivo di evoluzione delle nostre sofisticate ma instabili e vulnerabili comunità socio-tecnologiche.

 

5. Se noi conserviamo valori e credenze ormai superati, una coscienza frammentata e uno spirito egoistico, manteniamo anche fini e credenze antiquati.

Un simile comportamento adottato da più persone, sarebbe d'ostacolo per l'evoluzione di una società interdipendente, pacifica e cooperante. C'è quindi un dovere sia morale che pratico per ognuno di noi, ad andare oltre le apparenze, oltre gli intrighi e i complotti dei politici, oltre i sensazionalismi dei mass-media, e oltre le mode e i capricci della società, un dovere a sentire il flusso sotterraneo degli eventi e a percepire la direzione che prenderanno: Abbiamo l’obbligo fondamentale di evolvere lo spirito e la coscienza che potrebbe renderci capaci di percepire la vera natura dei nostri problemi e delle nostre opportunità- e di iniziare ad agire su di loro.

 

 

COP.42.050 - Un invito alla creatività e alla diversità

Pensare in modo nuovo è condizione necessaria per un vivere ed un agire responsabili.

Evolvere significa aiutare le persone a tirare fuori la propria creatività.

La creatività non è una dote genetica bensì culturale, presente in ogni essere umano.

Cultura e società cambiano velocemente, laddove i geni mutano lentamente; meno della metà dell'un per cento delle doti genetiche umane potrebbero alterarsi in meno di un secolo. Perciò la maggior parte dei dati dei nostri geni, dall'età della pietra o prima, potrebbe aiutarci a sopravvivere nella giungla della natura ma non in quella della civilizzazione.

L'ambiente ecologico, tecnologico e sociale del giorno d'oggi, è una creazione dell'uomo e solo la creatività della nostra mente, della cultura, della spiritualità e della consapevolezza, può permetterci di affrontarlo.

Una creatività autentica non resta paralizzata di fronte a problemi insoliti e inaspettati ma si confronta apertamente con loro, senza pregiudizi.

Alimentare tale creatività, è oggi una condizione necessaria per aprirci la strada verso una società globalmente interconnessa, nella quale individui, imprese, stati e l'intera famiglia delle persone e nazioni potrebbero vivere insieme pacificamente, cooperando e traendo mutuo beneficio.

 

7. La diversità è un altro aspetto che concerne la nostra società.

La diversità è alla base di tutte le cose, in natura e nell'arte: una sinfonia non può essere monotona o suonata da un solo strumento; un quadro deve avere più forme e colori; un giardino è più bello se ha fiori e piante di diverso tipo. Un organismo pluricellulare non può sopravvivere se ridotto ad una cellula. Persino le spugne producono cellule con funzioni specializzate. Anche gli organismi più complessi hanno cellule e organi di più tipi, con una gran varietà di funzioni complementariamente coordinate. La diversità culturale e spirituale nel mondo è tanto essenziale quanto lo è nell'arte e in natura. I membri di una comunità umana devono essere diversi l'uno dall'altro non solo per età e sesso; ma anche per colore, personalità e credo.

Solo allora i suoi membri possono adempiere al compito che meglio gli si addice e completarsi l'uno con l'altro in modo che la totalità da essi formata possa crescere ed evolvere.

La società globale che evolve avrebbe enormi diversità, se non fosse per l'uniformità, non voluta e non desiderata, introdotta attraverso il dominio di poche culture e società. Così come la diversità in natura è in pericolo a causa del coltivare solo una o poche varietà di colture e dell'allevare troppo poche specie di animali, allo stesso modo la diversità del mondo d'oggi è in pericolo per il dominio di una o al meglio di poche, varietà di culture e civilizzazioni.

 

8. Il mondo del ventesimo secolo sarà vivibile solo se conserverà elementi di diversità che hanno sempre contraddistinto culture, credi, ordini sociali, economici e politici e stili di vita. Incoraggiare la diversità non significa isolare le persone e le culture l'una dall'altra; al contrario è necessario mantenere contatti internazionali e interculturali e una forma di comunicazione che tenga conto delle differenze, delle credenze, degli stili di vita e delle ambizioni di ciascuno. Sostenere la diversità non significa neanche conservare ciò che è uguale, perché uguaglianza non vuol dire uniformità, ma riconoscere gli stessi valori e la dignità in tutte le persone e culture.

Creare un mondo diverso, ma equo e intercomunicante, richiede più della sincerità; diventano necessarie anche l'uguaglianza e la tolleranza verso le diversità altrui.

Permettere alle persone di essere ciò che vogliono "purché rimangano nel loro angolo di mondo", e lasciare che facciano ciò che vogliono "purché non lo facciano nel mio giardino", sono atteggiamenti ben intenzionati ma inadeguati.

Così come i diversi organismi del corpo, così come le diverse persone e culture necessitano di lavorare insieme per conservare l'intero sistema del quale sono parte, anche un sistema come la comunità umana necessita della sua dimora planetaria.

Nell'ultimo decennio del ventesimo secolo, diverse nazioni e culture devono sviluppare quella compassione e solidarietà che permetterebbero a ciascuno di noi di superare la posizione di tolleranza passiva a favore di una collaborazione e di un completamento, l'uno nell'altro, attivi.

 

 

Un invito alla responsabilità

9. Nel corso di questo secolo più persone sono diventate consapevoli dei loro diritti così come delle continue violazioni di questi. Tale processo è importante, ma non sufficiente. Nei restanti anni di questo secolo dobbiamo prendere coscienza del fattore senza il quale nessun diritto, né altri valori, possono effettivamente essere salvaguardati, dobbiamo cioè prendere coscienza delle nostre responsabilità individuali e collettive.

Non possiamo crescere in un mondo pacifico e cooperante se non diventiamo responsabili socialmente, economicamente, politicamente e culturalmente.

 

10. Noi esseri umani abbiamo bisogno di qualcosa in più del semplice cibo, acqua e tetto sotto il quale vivere; anche in più rispetto ad un lavoro stipendiato, all'autostima e all'accettazione sociale. Abbiamo bisogno anche di qualcosa per cui vivere: un ideale da raggiungere, una responsabilità da assumere.

Nel momento in cui noi diventiamo consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni, possiamo e dobbiamo accettare le responsabilità per esse. Tali responsabilità sono più profonde di quanto si possa pensare.

Nel mondo d'oggi tutti, non importa dove vivono e cosa fanno, sono diventati responsabili delle loro azioni in qualità di:

· Individui privati

· Cittadini di una nazione

· Collaboratori negli affari e nell'economia

· Persone dotate di intelletto e consapevolezza.

· Come individui, siamo responsabili della realizzazione dei nostri interessi in armonia con, e non alle spese di, gli interessi e il benessere altrui; è nostro dovere condannare ed evitare qualsiasi forma di omicidio e brutalità, responsabili del fatto che nel mondo non ci siano più bambini di quanto sia possibile mantenere, e del rispetto al diritto alla vita, allo sviluppo e ad un uguale status e dignità di tutti i bambini, donne e uomini che popolano la terra.

· Come cittadini dei nostri paesi, siamo responsabili delle scelte dei nostri capi politici e dobbiamo per ciò proporci agli altri stati pacificamente e con spirito di cooperazione. E' nostro compito verificare che essi riconoscano e legittimino le aspirazioni delle comunità nel mondo e che non abusino del loro potere per manipolare persone e ambiente per fini miopi ed egoistici.

· Come collaboratori in affari e nell'economia, è nostro dovere assicurare che gli obiettivi corporativi non siano centrati unicamente sul profitto e la crescita, ma che includano la preoccupazione che i prodotti e i servizi rispondano ai bisogni umani, senza danneggiare persone e ambiente, che non perseguano fini distruttivi e disegni privi di scrupoli e che rispettino i diritti di tutte le imprese che competono ad un buon livello sul mercato globale.

· Come membri della comunità umana è nostro dovere adottare una cultura della non violenza, della solidarietà, e dell'uguaglianza economica, politica e sociale, promuovendo la comprensione reciproca e il rispetto tra le persone e le nazioni, chiedendo che tutte le persone abbiano le capacità di far fronte alle sfide che si presentano loro, sia con risorse materiali che spirituali che sono necessarie per questo compito senza precedenti.

· Come persone dotate di intelletto e consapevolezza, è nostra responsabilità incoraggiare la comprensione, l’empatia e il riconoscimento dell'eccellenza dello spirito umano, in tutte le sue manifestazioni, e di ispirare timore e meraviglia per un cosmo che ha generato la coscienza umana e che offre la possibilità di una continua evoluzione verso una dimensione planetaria, evidenziata dalla crescita dell’intuizione, della comprensione, dell’amore e della compassione.

 

 

Un invito alla coscienza planetaria

11. Nella maggior parte del mondo, il reale potenziale degli esseri umani è tristemente sottosviluppato. Il tipo di educazione che è imposta ai bambini, non permette lo sviluppo delle loro capacità di apprendere e della loro creatività; il modo in cui i giovani sperimentano la lotta per la sopravvivenza sfocia nella frustrazione e nel risentimento. Negli adulti tutto ciò porta ad una serie di comportamenti condizionati e di dipendenza che generano continue oppressioni sociali e politiche, uno stato di guerra economico, intolleranze culturali, criminalità e mancanza di rispetto per l'ambiente.

Eliminare i mali sociali ed economici e le frustrazioni derivanti, necessita di un considerevole sviluppo socioeconomico; ciò non è possibile senza un'educazione, un'informazione e una comunicazione migliori, che a causa dell'assenza del suddetto sviluppo socioeconomico, si vengono a trovare in un circolo vizioso: il sottosviluppo genera frustrazione, e la frustrazione da luogo a comportamenti inadeguati e blocca tale sviluppo.

Questo ciclo deve essere interrotto nel suo punto di maggiore flessibilità, che è quello dello spirito e della consapevolezza degli esseri umani.

Raggiungere tale obbiettivo non implica necessariamente uno sviluppo socioeconomico completo di tutte le sue risorse finanziarie e tecniche, al contrario richiede una missione parallela nel campo della spiritualità.

Nonostante la spiritualità e la consapevolezza delle persone mirino ad una dimensione planetaria, i processi che evidenziano il sistema globalizzato in campo sociale e ambientale, creeranno un impatto talmente scioccante da mettere in pericolo l'intero percorso verso una società globale, pacifica e cooperante.

Tutto ciò potrebbe portare ad un regresso per l'umanità e ad una situazione di pericolo per tutti noi.

L'evoluzione della consapevolezza umana è il primo obbiettivo vitale condiviso dall'intera umanità.

 

12. Mirare ad una condizione di equilibrio e stasi sul nostro pianeta è pura illusione; l'unica forma di stabilità è nel cambiamento e nella trasformazione.

C'è un costante bisogno di guidare l'evoluzione delle nostre società così come di evitare delle cadute e di progredire verso un mondo dove tutti possano vivere in pace, libertà e dignità.

Tale guida non ci viene fornita dagli insegnanti e dalle scuole, né dai capi politici o dagli uomini d'affari, nonostante il loro impegno e il loro ruolo siano importanti.

Queste potenzialità si trovano in ognuno di noi; un individuo dotato di coscienza planetaria è in grado di riconoscere il suo ruolo nell'ambito del processo evolutivo e di agire responsabilmente alla luce di tale percezione. Ognuno di noi deve cominciare da se stesso per raggiungere la dimensione della consapevolezza planetaria; solo allora potremo diventare dei rappresentanti reali e responsabili delle trasformazioni e dei cambiamenti nella nostra società.

La coscienza planetaria è sia il sapere che il sentire l'interdipendenza vitale, l'essenziale unità del genere umano e la consapevole adozione dell'etica e dell’ethos che tutto ciò implica.

La sua evoluzione è il nuovo imperativo per la sopravvivenza umana su questo pianeta.

 

 

Come sostenere il manifesto: il Censimento Planetario

Invitiamo tutti gli artisti, gli uomini di cultura, i politici, gli scienziati e le persone spiritualmente orientate a sottoscrivere il manifesto per sostenere questo nuovo e decisivo approccio alla risoluzione dei problemi mondiali fondato sul risveglio dell’essere umano alla coscienza planetaria. Tramite Internet, al sito: globalcensus.org, chiunque desideri può inviare una lettera firmata di adesione al "Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria" o firmare direttamente in una delle sedi del Club di Budapest in Italia: presso il "Villaggio Globale", villa Demidoff, Bagni di Lucca, Lucca, tel. 0583-86404, o presso l’Istituto Khepri tel. 0444-513100

E-mail: info@globalvillage-it.com
Internet: http://www.globalvillage-it.com

 

 

Centri per la Coscienza Planetaria in Italia

Tra i progetti del Club di Budapest per realizzare concretamente e creativamente la visione presentata nel manifesto, abbiamo la creazione di numerosi Centri per la Coscienza Planetaria. Ne esistono già una decina sparsi in tutto il mondo, il più grande di questi centri sta nascendo proprio in Italia, a Bagni di Lucca, la "Città delle Acque" e prende il nome di Villaggio Globale. In questo centro, situato in una delle zone più ecologiche e belle della Toscana, si potrà vivere o soggiornare respirando un’atmosfera di cultura globale, curandosi con le acque termali, le medicine naturali e olistiche, sperimentando meditazioni di tutte le scuole, educandosi alla coscienza planetaria e allo sviluppo del potenziale umano con i numerosi corsi dell'Università Olistica per l'Educazione Globale.


LA CARTA DELLA TERRA 

Preambolo scritto nel 1992

 

Preparata da tutte le Organizzazioni Non-Governative in

occasione dell'"Earth Summit", il "Summit della Terra"

organizzato dall'ONU, a Rio De Janeiro, il 3-14 Giugno 1992

(vedi Ecologia - LA CARTA DELLA TERRA)

 


 Dichiarazione di Kito

DECENNIO DEI POPOLI INDIGENI DEL MONDO

 

            documento redatto da Joe Luis Washington del Comitato Scientifico della Fondazione

a cura di Aldo Zanchetta, per la Fondazione Nemo Zanchetta

 

INTRODUZIONE

Dicembre 2004 segnerà la fine del Decennio internazionale dei popoli indigeni del mondo proclamato dalle Nazioni Unite. Sui risultati  raggiunti in questo periodo e sulla necessità di proclamare un nuovo Decennio sono state espresse varie opinioni. I sostenitori di questo nuovo Decennio pensano che questo  sia necessario  al fine di completare i numerosi obiettivi non portati a termine nel corso del primo. Tuttavia è importante sottolineare che sarà necessaria volontà politica ed un più consistente impegno  finanziario da parte degli stati e degli organismi delle Nazioni Unite nonché delle sue Agenzie specializzate  se  si vuole che un nuovo decennio non subisca la stessa marginalità e lo stesso disinteresse di cui ha sofferto il primo.

 

PRECEDENTI

Il 21 Dicembre 1993 la Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò il periodo compreso fra il 10 Dicembre 1994 ed il 10 Dicembre 2004 come il Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. Il principale obiettivo indicato per il Decennio fu il rafforzamento della cooperazione internazionale per la soluzione dei problemi riguardanti i popoli indigeni in aree quali i diritti umani, l’  ambiente, lo sviluppo, la salute, la cultura e l educazione.

Il tema per il Decennio fu così condensato: Popoli indigeni: partnership in azione, per sottolineare lidea che gli sforzi concreti per combattere i molti ostacoli che si trovavano di fronte ai popoli indigeni richiedevano un ampio spettro di iniziative congiunte a vari livelli.

 L Alto Commissario dell ONU per i Diritti Umani venne designato come Coordinatore per il Decennio e fu creato un Fondo Volontario per il Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo al fine di assicurare la disponibilità dei fondi necessari a sostenere i vari progetti e programmi predisposti per il Decennio. Nel Dicembre 1994 l Assemblea Generale approvò un programma di attività di breve termine mentre uno di lungo termine seguì nel dicembre 1995.

 Fu programmato un elenco ambizioso di attività da svolgere durante il Decennio a cura delle Nazioni Unite e dai suoi specifici organi, dagli Stati membri e dalle Organizzazioni non governative ed altre entità interessate inclusi i mezzi di comunicazione ed il mondo degli affari. Fra i maggiori obiettivi da realizzare furono inclusi:

 A     l educazione delle società indigene e non indigene per quanto riguarda la realtà, le culture, le lingue, i diritti e le aspirazioni dei popoli indigeni

 

B    la promozione e la protezione dei popoli indigeni, la loro capacità di compiere scelte atte a salvaguardare la  identità culturale nella partecipazione alla vita nazionale, economica e sociale

 

C   il rafforzamento delle varie raccomandazioni contenute nelle Conferenze internazionali dell ONU precedenti e successive ed in particolare la raccomandazione per la creazione di un Forum permanente all interno dell ONU per approfondire tematiche importanti  per le popolazioni indigene

 

D      l adozione di una proposta di Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni ed inoltre l individuazione di standard internazionali come pure di legislazioni nazionali per la protezione e la promozione dei Diritti umani dei Popoli indigeni includenti strumenti effettivi di monitoraggio e di garanzia di tali diritti

 

 

PRINCIPALI SUCCESSI ED INSUCCESSI

 

PUNTI FORTI E SUCCESSI

 

Il successo più significativo del Decennio da ricordare è stata la creazione di un Foro Permanente sulle questioni indigene. Il Forum, costituito nel Luglio 2000 è incaricato di portare alla luce ed emettere raccomandazioni al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) circa lo sviluppo economico e sociale, la cultura, i diritti umani, l ambiente, l educazione e la salute relativamente alle popolazioni indigene. Il principale compito del Forum è quello di accrescere la consapevolezza, promuovere l integrazione e la coordinazione delle attività relative alle  problematiche indigene dentro il sistema delle Nazioni Unite nonché preparare e diffondere informazioni su di esse.

 

Il Foro è unico nel genere in quanto è composto di 16 membri, 8 indicati dagli stati ed 8 scelti in base a consultazioni con rappresentanti indigeni. Il Foro si riunisce annualmente a New York per una sessione di 2 settimane. Durante l ultimo incontro, il terzo (10-11 maggio 2004), hanno partecipato più di 1.000 indigeni in rappresentanza di 300 gruppi etnici provenienti da tutto il mondo, assieme ai rappresentanti di 16 stati membri dell ONU e di 13 Agenzie ONU e organizzazioni intergovernative.

 

Malgrado questo sviluppo positivo è importante focalizzare alcuni punti chiave denunciati dai delegati indigeni e da  altri concernenti le potenzialità effettive del Forum.

Innanzi tutto il Forum può solo rivolgere raccomandazioni all ECOSOC, e queste possono potenzialmente essere trasmesse alle corrispondenti Agenzie o programmi. Però se gli Stati membri dell ECOSOC non riescono ad arrivare ad un accordo queste raccomandazioni non vengono trasmesse.

Inoltre le risorse finanziarie rese disponibili per i 6 posti del segretariato del Forum e per le riunioni sono limitate. Pochi Stati hanno contribuito al Fondo volontario per sostenere il lavoro del Forum. Contestazioni aggiuntive non pienamente risolte riguardano gli obiettivi delle attività e delle interazioni con gli altri organismi dell ONU riguardanti i popoli indigeni.

 

Altre attività positive degne di nota iniziate nel Decennio includono:

 

-          l inizio di un programma semestrale di borse di studio per indigeni

-     seminari  sui  mezzi di comunicazione  indigeni; su insegnamento superiore  indigeno;  sui popoli

      indigeni, le  imprese private di risorse  naturali,  energia e  miniere ed i diritti umani; su popoli

      indigeni ed amministrazione della giustizia

-          studi speciali su temi di particolare importanza per i popoli indigeni includenti : trattati, accordi ed  altre  forme di  intesa fra  Popoli indigeni  e Stati; protezione  del patrimonio ereditario dei

      Popoli indigeni; relazione dei Popoli indigeni con la terra; intolleranza religiosa versi i popoli indi-

      geni negli  Stati uniti; effetti negativi  del trasporto illecito  e del dumping di prodotti tossici e

      pericolosi e dei rifiuti sul godimento dei  Diritti Umani; diritti  umani ed ambiente;  permanente

      sovranità dei popoli indigeni sulle risorse naturali (in fase di avvio) 

-          seminari avanzati su: diritti indigeni sulla terra e controversie , trattati, accordi ed altre forme

      positive di intesa fra Popoli indigeni e Stati

-          altri 10 Stati  hanno ratificato la  Convenzione  169 dell’  Organizzazione Internazionale del

Lavoro (ILO) portando a 17 gli Stati che hanno firmato detta Convenzione

 

Molti dei gruppi di monitoraggio dei trattati hanno inoltre utilizzato il Decennio come una opportunità per richiamare l attenzione sulla situazione dei popoli indigeni nel corso della loro revisione dei rapporti presentati dagli Stati membri. In particolare ciò è avvenuto per la  Commissione per i Diritti Umani; per la Commissione dei Diritti economici, sociali e culturali; per la Commissione per i Diritti dei bambini; per la Commissione sulla eliminazione della discriminazione razziale. In aggiunta alle raccomandazioni specifiche ai singoli Stati partecipanti, molte di queste Commissioni hanno anche applicato alcune osservazioni generali al proprio particolare mandato per fornire agli Stati linee guida complessive in materia di azioni verso i popoli indigeni. Sebbene non inclusa nel programma di attività del Decennio è nondimeno importante ricordare la decisione dell Aprile 2001 della Commissione per i Diritti Umani di incaricare un Relatore Speciale sulla situazione dei Diritti Umani e sulle libertà fondamentali dei popoli indigeni. Poiché  parte del mandato del Relatore Speciale è direttamente relazionato alla promozione e protezione dei popoli indigeni , questo è stato incluso come un obiettivo specifico per il Decennio.

 

PUNTI DEBOLI E INSUCCESSI

Numerose organizzazioni, indigene e non, ritengono che gli insuccessi del Decennio superino i successi evidenziati sopra. Chiaramente una delle delusioni più evidenti è generata dal mancato avanzamento della adozione della proposta di Dichiarazione sui diritti dei Popoli indigeni. Tale proposta è stata affrontata in numerose sedute dell Assemblea Generale e delle Commissioni relative alle risoluzioni sui Diritti Umani essendo la adozione di una dichiarazione il principale obiettivo del Decennio.prima della sua conclusione .La bozza della Dichiarazione è stata approvata nel 1994 dalla Sotto-commissione sulla prevenzione della discriminazione e protezione delle minoranze ed inoltrata alla Commissione sui Diritti Umani. La Commissione a sua volta ha stabilito un Gruppo ad hoc di lavoro inter-sessionale al fine di elaborare una bozza di dichiarazione finale basata sul testo approvato in Sotto-commissione da proporre all Assemblea Generale per la adozione.

Dopo 9 sessioni da quando il Gruppo ad hoc di lavoro inter-sessionale aveva iniziato nel 1995 i suoi lavori, esso ha dato una approvazione provvisoria a 2 dei 45 articoli contenuti nella bozza di Dichiarazione. Perciò appare altamente improbabile che questo obiettivo centrale venga raggiunto prima della fine del Decennio. Questo ha indotto molti ad essere preoccupati circa la sorte finale della Dichiarazione. Il Gruppo di lavoro sui Popoli indigeni e il Foro permanente hanno entrambi fatto pressione sulla Assemblea Generale perché proclamasse un secondo Decennio dei Popoli indigeni per completare la bozza di Dichiarazione ed altri importanti lavori sospesi. Tuttavia questa decisione è stata rinviata ed è giacente al riesame dell Ufficio dell Alto Commissario per i Diritti Umani per conto dell Assemblea generale.

Molti altri insuccessi concernenti il Decennio possono essere ricordati con riferimento alla  attuale situazione che molti considerano essere il segno di una perdurante  mancanza complessiva di volontà politica da parte di molti Stati e della burocrazia dell ONU nel portare a termine gli ambiziosi obiettivi del Decennio stesso.

 Per esempio il programma di lungo termine delle attività da realizzare non è stato approvato dall Assemblea Generale fino al Dicembre 1995, e questo nonostante il contenuto della risoluzione dell’        Assemblea Generale che stabiliva che il periodo fra l 1 Gennaio ed il 9 Dicembre 1994 fosse destinato a programmare in collaborazione coi popoli indigeni le attività del Decennio.

Questo ha significato il ritardo iniziale di un anno nella definizione del programma di lungo termine del Decennio.

   L’ Alto Commissario per i Diritti Umani non ha assunto la responsabilità del coordinamento del Decennio fino al 1997. Altro problema aperto ostacolante l’ effettiva implementazione di molte attività già individuate come bisognose di un rafforzamento durante il Decennio è stata la cronica mancanza di mezzi economici ricevuti dal Fondo volontario per il Decennio. Malgrado il fatto che il reperimento dei fondi fosse previsto nella risoluzione dell’ Assemblea Generale del 1993, nessun contributo è stato disponibile per sostenere il Decennio prima del 1997. Nel rapporto del Dicembre 1998 dell’ Alto Commissario alla Commissione sui Diritti Umani si legge:

  “La quantità di contributi ricevuti al 10 Dicembre 1998 (circa 30.000 dollari US) è insufficiente a realizzare le attività previste per il 1999, che includono il Programma borse di studio indigene, la dotazione dei progetti per le comunità e organizzazioni indigene nonché la realizzazione di seminari e di workshops per un totale previsto di 540.000 dollari US“.

 Nell’ ultimo rapporto del Fondo del marzo 2004 si indicava che per i progetti del 2004 erano disponibili 376.000 dollari US. 159 realizzazioni erano state giudicate ammissibili per un totale di 2.809.766 dollari US mentre il Fondo poteva solo raccomandare l’ approvazione di 35 assegnazioni in tutto il mondo per un valore di 243.500 dollari US.

  Malgrado i ripetuti appelli dell’ Assemblea Generale e della Commissione per i Diritti Umani a ‘tutti i Governi, le organizzazioni e gli individui in grado di fornire un sostegno al decennio con contribuzioni al Fondo Volontario……possibilmente  con una crescita sostanziale del livello di contribuzione….’ Solo 20 Stati hanno contribuito al Fondo durante il Decennio. La maggioranza degli Stati ha contribuito solo con cifre simboliche con poche eccezioni di riguardo. Secondo il citato rapporto del Fondo nel periodo dall’1 Gennaio 1996 al 22 Marzo 2004 il Fondo ha ricevuto approssimativamente 2.309.453 dollari US dai governi. Di questi circa 1 milione di dollari US (984.857) dalla sola Danimarca. Gli altri maggiori contribuenti sono stati: Norvegia 443.787 , Giappone 301.520, Francia 94.805. Gli Stati che hanno contribuito meno comprendono: Bolivia e Colombia ciascuno con 1.000 dollari e Tunisia con 1.600. Paesi come Stati Uniti, Inghilterra e Italia non hanno contribuito affatto.

  E’ anche importante notare che il settore privato e filantropico può e dovrebbe programmare un più forte ruolo nel fornire un sostegno alle Organizzazioni non Governative indigene (OnG) per portare avanti i progetti e le attività che non hanno ricevuto sostegno dal Fondo.

 Molte Agenzie e molti programmi dell’ ONU devono effettuare un ampio esame dei programmi esistenti e che possono essere meglio utilizzati dai popoli indigeni. E’ pure deficitario un appoggio coerente per guidare attraverso gli iter delle Nazioni Unite  decisioni concernenti i popoli indigeni. Come affermato dal Segretario Generale nel rapporto dell’ Ottobre 1999 :

  “Nessuno standard generale oriente le Nazioni Unite nel loro insieme relativamente ai popoli indigeni e in pratica le organizzazioni delle Nazioni Unite né adottano alcuna particolare linea di condotta né stanno sviluppandone sulla base di procedure differenti.

    Il rapporto prosegue sul fatto che non tutte le Agenzie ONU né i loro programmi hanno identificato un punto focale per la coordinazione delle attività riferite al Decennio. Questa situazione è stata evidenziata di nuovo nella recente risoluzione dell’ Aprile 2004 della Commissione per i Diritti Umani che chiede all’ ONU di creare istituzioni finanziarie e di sviluppo, programmi operazionali e Agenzie specializzate “per individuare i punti focali od altri meccanismi in coordinazione con l’ Alto Commissario per far progredire le attività previste per il Decennio.”

  Molti rappresentanti indigeni accusano alcune Agenzie ONU di organizzare consultazioni con i popoli indigeni solo perché sono obbligate a farlo in quanto parte del Decennio. Essi citano la mancanza di ogni significativo accompagnamento o altro sostanziale sviluppo procedente come risultato delle consultazioni. Anche questo fatto è sottolineato nel rapporto dell’ Ottobre 1999 del Segretario Generale che afferma:

  “Le consultazioni con i popoli indigeni sono spesso fatte fini a se stesse e le raccomandazioni procedenti da tali consultazioni non hanno necessariamente un riconoscimento istituzionale. Molto poche componenti del sistema delle Nazioni Unite hanno nelle loro attività canali formalmente costituiti per la partecipazione dei popoli indigeni.

   Inoltre nei casi, citati prima, in cui in tali organismi i problemi dei popoli indigeni sono presi sul serio, le raccomandazioni sono spesso ignorate dagli Stati. Citando il rapporto del 25 Marzo 2004 dello ‘International Indian Treaty Council Assessment of the Implementation of the Programme of Activities of the International Decade’ si precisa opportunamente:

  “Il problema fondamentale rimane quello che le raccomandazioni fatte da questi organismi non convenzionali agli Stati e agli altri organismi delle Nazioni Unite come la Commissione per i Diritti Umani per porre termine o almeno per denunciare violazioni documentate dei diritti indigeni sono per lo più ignorate e restano largamente prive di rimedi effettivi.

 

CONCLUSIONI

   La risoluzione originaria dichiara il Decennio indirizzato a un “risultato quantificabile che migliorerà la vita dei popoli indigeni e che potrà essere verificato lungo il percorso del Decennio ed alla sua fine.

  Tuttavia la maggioranza degli Stati ancora non scompongono la raccolta dei dati relativamente alla situazione dei popoli indigeni dalle altre popolazioni vulnerabili mascherando la loro perdurante negativa inattendibilità. Per questo la maggior parte degli osservatori rilevano che i vari rapporti di medio termine del Decennio ed altri rilevamenti più recenti sembrano concordi nell’ indicare che il Decennio è stato dolorosamente corto per la realizzazione di molti degli obiettivi importanti del programma stabilito.

  Il Decennio internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo aveva lo scopo di servire come punto di incontro per portare all’ attenzione e motivare azioni concrete per migliorare la qualità della vita per i supposti 300 o 400 milioni di indigeni del mondo. Come il Segretario  Generale affermava nel rapporto dell’ Ottobre 1999:

“…non vi è virtualmente azione delle Nazioni Unite che non si rifletta in un modo o nell’ altro sui popoli indigeni e nei quali i popoli indigeni non abbiano un interesse legittimo.

La stessa cosa è vera per molti Stati aventi all interno delle proprie frontiere delle popolazioni indigene.

I problemi e le sfide che sono di fronte ai popoli indigeni rimangono. Perciò è necessaria una attenzione continua e concertata ed è essenziale un raddoppio degli sforzi da parte degli Stati membri dell ONU  e delle sue agenzie e dei suoi programmi. Un secondo Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo potrebbe costituire un importante veicolo per proseguire il processo di mobilitazione di necessarie, sincere e sostenute volontà politiche  e il reperimento delle risorse umane, materiali e finanziarie essenziali al fine di trasformare gli interessi proclamati per i popoli indigeni da  stentorea retorica in concreta realtà.

 

                  II CUMBRE CONTINENTAL DE LOS PUEBLOS Y NACIONALIDADES

                                      INDIGENAS DE ABYA YALA    

 

                           ‘COSTRUENDO GLI STATI MULTINAZIONALI’ 

                                      KITO (Ecuador) 21 – 25 LUGLIO 2004

 

 

      PREMESSA

   Cumbre, cioè ‘vertice’, Abya Yala cioè il nome con cui gli indigeni Kuna delle isole vicino a Panama denominavano la parte di continente conosciuta al momento dell’ arrivo di Colombo, Kito cioè la versione indigena di Quito, capitale dell’ attuale Ecuador. 

  La II cumbre , qui realizzata a seguito delle decisioni del precedente vertice di Teothiuacan (Mx) svoltosi nel 2000, si è chiusa indicando il luogo della prossima, in Guatemala, nel 2005.

  Alla cumbre hanno partecipato i rappresentanti di oltre 60 popoli o nazionalità indigene americane (1), quasi esclusivamente provenienti dalla America Latina ed a questi ci riferiamo per la scelta operativa territoriale fatta dalla Fondazione Neno Zanchetta presente con una delegazione di 7 persone (2).

   Chi sono i popoli e le nazionalità indigene presenti oggi nell’ America che chiamiamo Latina in base ad una denominazione di successo apparsa per la prima volta all’ epoca di Napoleone III e delle sue ambizioni americane (la infelice avventura di Massimiliano in Messico) ? Sono i discendenti superstiti delle popolazioni originarie presenti al momento dell’ arrivo di Colombo. Non è superfluo ricordare che secondo le stime più attendibili all’ epoca gli indigeni erano in America oltre 80 milioni , ridotti pochi decenni dopo a non più di 3 milioni, scomparendo totalmente nelle isole caraibiche (Cuba, Santo Domingo, Haiti etc salvo una unica tribù nella Repubblica Dominicana),  rimpiazzati totalmente da schiavi africani. Oggi il numero di indigeni in quella che chiameremo Amerindia  si aggira sui  60 milioni su un totale di circa 500 milioni di abitanti, ma le stime sono assai controverse e legate anche alla indefinizione di chi può ancora essere definito indigeno.

   Anche la denominazione di ‘indigeno’ è  assai tardiva in Europa rispetto all’ arrivo di Colombo, preceduta da quella di ‘indios’ da lui data come supposti abitanti delle Indie Orientali, ove Colombo stesso aveva creduto di essere arrivato. Anche se il vertice nella sua denominazione parla di ‘popoli e nazionalità indigene’ molti nel dibattito di Kito  hanno preferito usare la dizione ‘popoli originari’ per sottolineare la eredità culturale diretta delle civiltà esistenti prima del 1492.

 

(1)      Fra le nazionalità presenti citiamo: Aymara, Mapuche, Uro, Quechua, Kichwa, Maya, Guaranì, Pasto, Wayùu,  Paez, Huarani, Zaparo, Achuar, Chachi, Secoya, Salasca, Kitu Kara, Natabuela, Chibuleo, Kañari, Yine, Manchineri, Matogroso, Pemon, Jivi, Camusa, Tacana

(2)     Erano presenti in qualità di osservatori il Presidente della Fondazione Aldo Zanchetta, il Vice Presidente Rodrigo Rivas, i consulenti scientifici Aldo Gonzales e Joe L. Washington, i collaboratori Roberto Bugliani e Andrea Gazzaniga, il cineoperatore Roberto Giovannini.

 

 

 

GLI OBBIETTIVI DELLA CUMBRE

 

 Nella convocazione erano stati dichiarati i 3 obbiettivi principali:

 

-          condividere la ricchezza delle esperienze di lotta, le culture, le realtà, i processi organizzativi e politici dei Popoli e delle Nazionalità Indigene di Abya Yala  per sviluppare proposte alternative a partire dalla nostra cosmovisione, tessendo legami di solidarietà e di rafforzamento per continuare ad esistere come popoli’

 

-          stabilire un meccanismo di collegamento permanente fra i Popoli e le Nazionalità Indigenetale da consentire di incidere nel Foro Sociale delle Americhe e rafforzare le alleanze con altri settori nell’ ambito continentale’

 

-          sviluppare strategie regionali per affrontare le politiche degli organismi internazionali e multilaterali’ come  ONU, OEA, FMI, BM, BID, OMC (2)

 

Per  poter realizzare quanto sopra l obbiettivo politico di base, anticipato nel logo, è la realizzazione di stati multinazionali ove le varie culture possano convivere assieme nella diversità. E questa una grande sfida storica per la civiltà di questo pianeta che ci coinvolge tutti.

 Emergono da questo alcune considerazioni fondamentali:

-          la volontà di sopravvivere fisicamente come popoli ( continuare ad esistere come popoli: vedremo dopo la drammatica attualità del problema) e non solo come individui dispersi e sottoproletarizzati nelle periferie urbane delle città di emigrazione

 

-          la volontà di sopravvivere con le proprie culture differenti e alternative in un contesto di alleanze e non di isolamento o di conflitto

     -          la volontà di stabilire forme interne di collegamento e di unità di intenti per poter conseguire tali obiettivi

 Nella vita dei popoli indigeni dell Amerindia si tratta, è bene sottolinearlo, di un passaggio fondamentale: uscire da una resistenza frammentata ed isolata di singoli popoli in situazione di esclusione e di sopraffazione durata secoli ed entrare in una fase di nuova di presa di coscienza per  partecipare in condizioni di pari diritti e pari dignità nella diversità alla vita della umanità. Fatto questo di estremo significato in un momento storico in cui il progetto dominante suppone viceversa la omologazione in un unico modello culturale e la omogeneizzazione dei sistemi economici secondo i canoni della ideologia neoliberista. Processo di presa di coscienza che, è bene ricordarlo, è iniziato pochi decenni fa e che ha subito una forte accelerazione in occasione delle contro-manifestazioni (1992) in occasione dei 500 anni della cosiddetta scoperta.

 A questo processo di rinascita si accompagna  una chiara individuazione dei fattori storici che lo ostacolano e che anzi generano  nuove forme di genocidio, cioè i grandi organismi multilaterali fautori delle politiche neoliberiste (BM, FMI, BID, WTO……) e le grandi società transnazionali come emergerà chiaramente nel corso del dibattito.

 

 

    L’ ORGANIZZAZIONE DELL’ EVENTO

   L’ evento, per la prima volta (come è stato sottolineato con orgoglio) è stato interamente preparato e realizzato anche finanziariamente da organizzazioni indigene :  CONAIE ( Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’ Ecuador), ECUARUNARI ( Confederazione della Nazionalità Kichwa dell’ Ecuador) , COICA (‘Coordinadora de las Organizaciones Indigenas de la Cuenca Amazzonica’ che comprende popoli amazzonici della Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana francese, Perù, Venezuela, Surinam). Non si può non citare la generosa ospitalità delle Hermanas Lauritas, un ordine religioso femminile di origene ecuadoriana nel cui ampio collegio si è svolto l’ evento).

   Gli atti celebrativi in apertura sono stati : 

-          l accensione del   Fuoco Sacro  con i carboni del fuoco della precedente cumbre di Teothiuacan e la costituzione formale della cumbre con la nomina e linsediamento del tavolo direttivo ( mattina del 22)

 

-          la marcia attraverso le vie di Quito fino al Coliseum della Università Salesiana per la Cerimonia Spirituale e la consegna ufficiale del Fuoco Sacro da parte degli organizzatori della I cumbre di Teothiuacan e la inaugurazione formale dell evento (dalle 15 alle 18 del 22)

 -          l atto di chiusura  celebrato il 25, dopo la conclusione dell assemblea matutina, con la  cerimonia di spegnimento del Fuoco Sacro, la consegna dei carboni agli organizzatori della prossima Cumbre in Guatemala e la marcia fino alla Plaza San Francisco per unirsi ai  partecipanti al I Forum Sociale Americano che vi stavano celebrando appunto linizio del Forum.

 Di particolare suggestione ogni mattina la cerimonia del Fuoco con il saluto a Taita Inti (papà sole), a madre Killa, la luna, alla Pachamama, l universo, alla Allpamama, la terra, alle montagne circostanti, chiamate una per una col proprio nome, agli esseri animati ed inanimati ivi esistenti, poi a tutti i popoli della terra sparsi nelle 4 direzioni cardinali e infine la invocazione dello yacha a lavorare nella cumbre con cuore puro, con parole sincere, con pensieri aperti, con udito attento, con mani operose, con piedi ben saldi.

 

 LE   CONFERENZE   GENERALI

 

Concentrate nella mattinata del 22, dopo la inaugurazione e la costituzione del tavolo direttivo, le 5 conferenze di apertura hanno trattato i seguenti temi :

 Territori, autonomia e libera determinazione (Sebastião Manchineri di COICA)

 Diversità a Plurinazionalità (Luis Macas direttore della Università Interculturale Amawtay Wasi dell’ Ecuador)

 Diritti dei Popoli, Nazionalità e Movimenti sociali nel contesto del Foro Sociale Mondiale (FSM) (Nicia Maldonado della CONIVE – Confederazione Nazionale Indigeni del Venezuela)

 Militarizzazione (Marlon Santi del Popolo Sarayaku – Ecuador)

 Le donne nella costruzione dello Stato (Vicenta Chuma del Parlamento Indigena de America - PIA)

 Sebastião Manchineriha sottolineato come questa prima riunione rappresenti un atto importante del processo di unificazione dei popoli e nazionalità indigene che hanno una stessa visione dell’ umanità ‘indefinidamente humana’ e denunciato che l’ America Latina é invasa dalle grandi multinazionali e militarizzata da eserciti nazionali e stranieri, senza che vi sia alcun governo che difenda i diritti dei propri popoli, la sovranità nazionale, i principi e gli ideali’. Infine ha affermato che ‘non si può pensare ad uno sviluppo sostenibile senza uno stretto legame alla terra, alle montagne, ai boschi, ai laghi, al sottosuolo, al cielo ove si svolge la nostra esistenza’ sottolineando la necessità di unirsi per difendere tutto questo.

 Luis Macas ha sottolineato  che ‘nel continente si è individuata l’ interculturalità come tema di dibattito, intendendo questa come il riconoscimento della diversità nelle società, ciò che per lungo tempo gli stati non hanno fatto.’ Ha ricordato che il movimento indigeno latinoamericano ha dato uno scossone al potere dato che la interculturalità ha come fondamento la diversità, la pluralità delle culture e dei popoli, temi che i popoli originari stanno dibattendo e difendendo. Infine ha ricordato come ‘la interculturalità non è un discorso ma una proposta che ha colpito l’ essenza del sistema economico vigente e né ha messo in discussione il sistema politico.’

 Nicia Maldonado ha svolto una critica serrata all’ azione degli organismi internazionali ma anche delle stesse OnG (alle quali ha riconosciuto il merito nel passato di avere contribuito alle lotte dei popoli indigeni) dicendo che oggi esse hanno cambiato fisionomia e assunto come propri i parametri di riferimento economici propri della cultura del sistema dominante e affermando ‘le esigenze finanziarie delle organizzazioni continuano a impoverirci imponendo criteri da imprese capitaliste alle nostre organizzazioni’. Essa si è chiesta ‘quale tipo di modello di intervento hanno applicato nelle nostre organizzazioni gli organismi multilaterali come il BM, il BID, l’ FMI ed in quale maniera questi sono intervenuti nel processo di autodeterminazione dei Popoli e Comunità?’. Di fronte a questi organismi, ha detto, ‘è conveniente che noi, discendenti vivi dei nostri antenati, ci facciamo una autocritica e ci chiediamo se siamo sul cammino giusto o se ci siamo immessi in un percorso sbagliato.” Nicia ha terminato con un accorato appello : ‘è necessario prendere decisioni perché la vita dei nostri popoli è nelle mani dei più potenti. Compiamo una rivoluzione genuina ed endogena, con la visione chiara del percorso del nostro destino a lungo termine. Rompiamo gli schemi imposti contro la nostra autodeterminazione. Questo ha un costo che però è necessario pagare.

Marlon Santidel Popolo Sarayaku dell’ Amazzonia ecuadoriana ha ricordato che nel territorio ove vive il suo popolo da 3 anni si lotta senza arrendersi alla militarizzazione imposta per consentire alle multinazionali di appropriarsi delle risorse naturali colà esistenti. Fra l’ altro ha detto che i militari si sono trasformati in Guardie private delle multinazionali e che il Plan .Colombia è usato come pretesto per militarizzare zone che nulla hanno a che vedere col conflitto colombiano. Il suo intervento ha sollevato echi e denuncie delle molte simili situazioni esistenti in altri luoghi.

 Vicenda Chuma ha sottolineato che ‘nella visione indigena uomini e donne sono complementari, il Sole è padre e la Terra è madre e sono complementari come l’ uomo e la donna: entrambi complementari e necessari per la vita’. Esclamando poi: ‘mai più senza gli indios, mai più senza le donne’ concludendo ‘noi popoli saremo completi quando uomini e donne lavoreremo in uno stato plurinazionale dove non vi siano più né poveri né ricchi.’

 Queste relazioni sono servite ad introdurre il lavoro dei 10 tavoli del giorno seguente e per il loro contenuto rinviamo alla pubblicazione successiva degli atti.

 

 

I TAVOLI TEMATICI

 

 

  Ci limitiamo ad elencare i 10 ‘assi tematici’ con brevi note rinviando alla pubblicazione degli atti che la Fondazione ha programmato e che saranno presentati in alcune città italiane a inizio 2005 con la presenza dei due partecipanti indigeni cui è stata demandata la lettura della dichiarazione finale (Nicia Maldonado della CONIVE del Venezuela e Aldo Gonzales di Unosjo dello stato messicano di Oaxaca.

 

Terre, Territori e Risorse naturali 

  Il problema non è solo quello di poter disporre di terre da coltivare ma quello di disporre di territori sufficientemente ampi su cui sviluppare la propria vita organizzata e la propria cultura alimentando la propria spiritualità che trova nel contatto con la natura incontaminata la propria forza; una tematica questa non semplice da afferrare per chi è estraneo alla cosmovisione indigena, sulla quale torneremo e sulla quale stiamo approntando un documento audiovisuale.

 

Autonomia e libera determinazione 

  Obiettivo primario è la costruzione economica, culturale e politica dentro una struttura concreta di autorità propria all’ interno degli stati esistenti.

 

Diversità, Plurinazionalità e Sviluppo Sostenibile 

  Si è ribadisce il tema dell’ unità nella diversità come forma di organizzazione statutaria atta a superare discriminazione, sfruttamento, esclusione causati oggi dagli Stati nazionali

   Per lo ‘sviluppo sostenibile’ ci piace riportare una definizione tratta dal giornale della COICA:

 

Noi affermiamo che la Sostenibilità Umana è la affermazione di principi e valori sociali, morali e spirituali grazie ai quali l’ essere umano possa vivere in un ambiente sano, sostenibile e durevole, con azioni sociali giuste e non solo con visioni mercantiliste, come è invece obiettivo del modello economico e sociale attuale. Che questi valori ci  permettano di vivere con dignità nei nostri territori senza che sia necessario mendicare nelle città.”

 

Conoscenze indigene e Proprietà intellettuale 

   Con quello della territorialità e dell’ identità culturale quello delle conoscenze ancestrali è stato uno dei temi più dibattuti ed anche controversi per la sua stessa complessità e sul quale torneremo. E’ stata evidenziata la inconciliabilità fra conoscenze collettive ancestrali e tendenza neoliberista alla loro appropriazione individuale indebita e fraudolenta protetta da brevetti

 

      Diritti dei Popoli Indigeni e Organismi multilaterali 

  Le politiche portate avanti nella regione dalle grandi istituzioni (FMI, BM, BID etc) e la grande fame di risorse energetiche (petrolio, gas), acqua, minerali, legname, biodiversità da parte delle grandi multinazionali sono oggi il pericolo incombente per la sopravvivenza dei popoli indigeni e dei loro già difficili sistemi territoriali e culturali.

 

  Nazionalità e Popoli Indigeni, Movimenti Sociali e Foro Sociale Mondiale 

  Le politiche globali del  sistema neoliberista e capitalista hanno comportato conseguenze nefaste a livello globale e la risposta ad esse per essere efficace non può che essere globale e articolata regionalmente. Da qui l’ urgenza della alleanza fra i popoli indigeni e fra questi e le altre forze sociali, in particolare l’ inserimento degli indigeni nella dinamica dei Fori Sociali, quello mondiale, quello continentale e quelli regionali. Da qui la decisione di effettuare la cumbre subito prima del Foro Sociale Americano per inserirsi subito dopo nell’ ampio dibattito che si è svolto in questo.

 

 Genere e partecipazione delle Donne Indigene 

  La problematica di genere è oggi primaria nel dibattito. Molte culture indigene sono patriarcali e necessitano di un loro superamento, non sempre facile. D’ altra parte questa ulteriore forma di oppressione, interna alle comunità, fa si che in molte situazioni le donne abbiano acquisito una presa di coscienza ed una combattività che ne fa spesso la punta di lancia anche nelle rivendicazioni verso il mondo esterno. Viceversa le donne sono le custodi primarie delle forme culturali ancestrali su cui si articola la vita comunitaria. Al foro la presenza femminile è stata ampia e partecipativa.

   Occorre dire che una particolare attenzione è stata posta per equilibrare la loro presenza all’ interno degli organismi decisionali e che la lettura della dichiarazione finale sia stata affidata alla combattiva Nicia Maldonado, sicuramente una delle personalità di spicco della cumbre, anche se non l’ unica.

 

Partecipazione Politica e Governi Alternativi 

  I popoli indigeni attraverso le loro organizzazioni hanno potuto accedere in molti casi a governi locali e partecipato a processi politico-elettorali impegnativi. Nel caso dell’ Ecuador hanno preso parte anche al governo attuale di Lucio Gutierres dal quale si sono successivamente ritirati, non senza dolorose divisioni interne, perché in contrasto con l orientamento neoliberista del governo alla cui elezione avevano contribuito in modo determinante. Scambiare le esperienze, individuare i rischi di forme di cooptazione o di veri e propri inganni è un momento necessario per la crescita collettiva del movimento indigeno.

 

Militarizzazione

   La militarizzazione dei territori per consentire l’ istallazione operativa delle multinazionali estrattive, spesso affidata a formazioni paramilitari per il lavoro più ‘sporco’ da compiere, ha trovato ampia denuncia documentata da una serie impressionante di casi i più eclatanti dei quali sono stati inclusi nella dichiarazione finale. La criminalizzazione di tutti i movimenti sociali di dissenso e di quelli indigeni in particolare, sostenuta con accuse di sovversione e giustificata con azioni di lotta presunta al ‘terrorismo’ od alla ‘droga’ ha assunto dimensioni impressionanti, ed è in nome di queste lotte che gli Stati Uniti, di fronte alla crescente instabilità governativa di molti governi, diversi dei quali in questi anni sono stati costretti alle dimissioni sotto la pressione di lotte popolari, stanno accrescendo la loro presenza militare aperta od occulta, spesso in base ad accordi intergovernativi ignoti agli stessi parlamenti nazionali.

 

Comunicazione e Popoli Indigeni 

  L’ importanza per i popoli indigeni poter disporre di  reti di comunicazione per collegarsi fra loro e per comunicare con l’ esterno senza il filtro selettivo e spesso deformante degli attuali circuiti informativi mondiali.

 

                                                UN   BILANCIO  PROVVISORIO

 Non è facile trarre conclusioni definitive da un incontro tanto variegato, dalla presenza di tante situazioni culturali e ambientali così diverse – fra la tribù amazzonica ancora organica e gli indigeni  urbanizzati, frammentati ed emarginati in periferie cittadine squallide la differenza è enorme -, da tanta mole di temi e di interventi. Il mondo indigeno, giova ripeterlo, è diverso, profondamente diverso, ed è difficile, profondamente difficile, comprenderlo senza essere tentati di applicare criteri di giudizio elaborati da noi su e per altre situazioni. 

   Ad esempio il tempo: ci pare che la nostra fretta non sia una categoria applicabile. L’ elaborazione di una decisione richiede più tempo che per noi, perchè non può essere fatta a colpi di maggioranza, bensì deve seguire percorsi di ricerca di consenso comunitario che sarebbero per noi estenuanti. Così il percorso di crescita può sembrare lento, ma in compenso i piccoli passi sembrano durevoli. Mi sembra di poter affermare che il movimento indigeno continentale rappresentato a Quito - pur non raccogliendo ancora al proprio interno tutte le realtà, molte delle quali ancora in lotta per la sopravvivenza quotidiana e non ancora in grado di esprimere le capacità organizzative e finanziarie per essere presenti a livello regionale e sostenere i costi – è in crescita di consapevolezza e di elaborazione di obiettivi comuni.

 Qui l’ aiuto finanziario di OnG o Fondazioni può essere importante, e la Fondazione stessa ha contribuito, anche con l’ aiuto di altri, alla presenza di alcune realtà di cui almeno una alla prima esperienza di incontro con le altre. Ma qualcuno al Vertice ha anche ricordato come possa essere pericoloso perché assuefacente e deresponsabilizzante la comunità se ciò divenisse pratica costante all’ interno delle singole realtà. Dovendo riassumere le mie impressioni personali sono stato colpito da alcune cose che tento di riassumere brevemente: 

-          il desiderio di ritrovare o ricostruire alcune matrici comuni, pur nella diversità delle stesse realtà presenti, e la consapevolezza che senza una unità di base su alcuni obiettivi il successo è impossibile

-          il bisogno di recuperare valori e saperi talora compromessi anche gravemente; questo anche e soprattutto per le realtà ormai frammentate e disperse in un contesto di urbanizzazione marginale o di proletarizzazione nel campo; ci ha colpito, nel corso del successivo Foro Americano, l incontro e il dialogo con un gruppo di giovanissimi studenti meticci cittadini alla ricerca ansiosa di ri-trovare una identità ed una appartenenza culturale

-          la consapevolezza della estraneità dei modelli culturali scolastici offerti alle comunità indigene e il crescente rifiuto degli stessi : ad es. tutti i programmi di storia nei vari paesi iniziano dal 1492, relegando nella pre-storia le grandi civiltà maya, inca, azteca etc; necessità quindi di una auto-gestione scolastica; interculturalità, ha detto qualcuno, non richiesta solo agli indigeni verso gli altri ma anche degli altri verso il loro mondo

-          il rifiuto consapevole del modello economico vigente, dominato dal mercantilismo, dall accumulo e dal consumo, perché in contrasto con la loro cosmovisione : l essere umano in rispettoso equilibrio con gli altri esseri viventi e con la grande pacha-mama , e ancora l essere umano non lanciato in una corsa individuale competitiva ma parte di una comunità con la quale condividere saperi e tempo di vita (ad es. i giovani mandati dalle comunità a studiare in città per acquisire competenze ritenute importanti dalla comunità stessa e del quale si spera il ritorno per riportare quanto acquisito al servizio della comunità stessa)

-          la drammaticità di una nuova aggressione economica ai propri territori, già risicati e spesso de jure o de facto non ben definiti, aggressione supportata militarmente o para-militarmente per vincere le ovvie resistenze e per consentire di portar sfruttare petrolio, acqua (il grandissimo bacino idrico guaranì), minerali, legname, biodiversità, saperi medici, senza alcuna consultazione né tantomeno condivisione, lasciando dietro devastazione ambientale come fiumi inquinati, frammentazione sociale, malattie

 

  Questo di nuovo senza idealizzare niente e nessuno. Popoli lontani, la cui sorte sembra non riguardarci, ma le cui risorse non condivise servono ad alimentare il nostro tenore di vita, e la cui diversità deve essere letta e salvaguardata come ricchezza del genere umano tutto, in un dialogo realmente interculturale bi-direzionale. Nel successivo Foro Sociale Americano, per la prima volta in un evento del genere, la presenza indigena è stata massiccia ed arricchente, e mi auguro fortemente che questa si ripeta, e sia benvenuta, nel prossimo Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre. Anche il movimento cosiddetto no-global, come la stessa sinistra latinoamericana tradizionale, continua ad essere estranea e poco sensibile a questo mondo. Non posso chiudere queste note senza ricordare come nel Foro si sia verificata una forte convergenza di  sensibilità e di obiettivi fra indigeni ed afro-americani, con una implicita alleanza che certamente rafforzerà in molti paesi il movimento.

 

 


 
DICHIARAZIONE DI KITO (*)


            Dal cuore del mondo, nel luogo del sole verticale, facendo seguito al Primo Vertice di Teotihuacan, il giorno 25 del mese di luglio 2004 i popoli e le nazionalità indigene di Abya Yala, autoconvocati e riuniti per il Secondo Vertice Continentale, organizzato dalla Confederazioni delle Nazionalità Indigene dell Ecuador (CONAIE), dalla  Organizzazione delle Nazionalità Kichuas dell’  Ecuador (ECUARUNARI) e dal

Coordinamento delle Organizazzioni Indigene della Conca Amazónica (COICA), con la partecipazione dei

delegati di 64 popoli e nazionalita indigene, pronunciamo la nostra parola:

 
           Siamo popoli originari di Abya Yala. I nostri progenitori, i nostri avi ci insegnarono ad amare e venerare la nostra feconda Pacha Mama, a convivere,in armonia e liberta con gli esseri naturali e spirituali che su di essa esistono. Le istituzioni politiche, economiche , sociali e culturali che
abbiamo sono eredita dei nostri avi e sono la base della costruzione del nostro futuro.

           Le valli e le pampas, le selve e i deserti, le montagne ed i ghiacciai, i mari ed i fiumi, la aquila e il condor, il quetzal e il colibri, il puma e il giaguaro sono stati i testimoni dei nostri sistemi socio-politici
comunitari basati sulla sostenibilitaà umana e ambientale.


           Fummo spogliati  dei nostri territori originali dai colonizzatori e dagli stati nazionali ; divisi per garantire il controllo politico e sospinti in luoghi inospitali. I territori che oggi abitiamo si caratterizzano per la conservazione della biodiversità ed esistenza di risorse naturali che
sono agognati dalle multinazionali e per questo stiamo soffrendo nuovamente una spoliazione.

           I governi nazionali, seguendo gli orientamenti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, Della Banca di Sviluppo Interamericana, ci devastano con il pagamento del debito estero e stanno negando il nostro il nostro diritto collettivo alla terra, modificando legislazione onde permettere
la sua privatizzazione, il coinvolgimento di imprese e la appropriazione individuale.


             DENUNCIAMO

 che i governi nazionali della America stanno ricorrendo ogni giorno di più alla repressione violenta caratterizzata dalla violazione dei nostri diritti umani e dei nostri diritti di popoli; la criminalizzazione dei nostri tai in difesa della vita e delle nostre cerimonie spirituali; la paramilitarizzazione; la espulsione dalle nostre terre; la occupazione militare; la cooptazione e la corruzione delle autorità locali e dei dirigenti;la promozione di progetti che parlano di compensare i danni che producono le imprese transnazionali; la supposta ripartizione equitativa dei benefici; la emigrazione forzata; promuovono la divisione, lo scontro ed il conflicto armato fra comunità, per imporre le proprie politiche di esclusione, razziste ed oppressive

 
      CI OPPONIAMO CON FORZA

 

-          alla realizzazione di piani come il Piano di Integrazione delle Infrastrutture Regionali Sudamericane (IIRSA); il Piano Puebla-Panama (PPP), il Plan Patriota; il Plan Colombia; il Plan Dignidad; il Plan Andino

 

-          alla creazione di basi militari

 

-          alla realizzazione dell ALCA e dei vari Trattati di Libero Commercio (TLCs), che sono promossi nell ambito della OMC per il beneficio dei Paesi saccheggiatori del pianeta

 

Infatti le uniche cose che essi perseguono sono la creazione di infrastrutture per la circolazione delle proprie mercanzie, il saccheggio delle risorse naturali delle nostre terre e territori e la protezione delle imprese transnazionali. Li denunciamo come piani di invasione peri il saccheggio, la distruzione e la morte


             Respingiamo la realizzazione di piani di ordinamento territoriale e di sfruttamento di minerali e idrocarburi, la creazione di Aree Naturali Protette e piantagioni forestali; il pagamento dei servizi ambientali, la privatizzazione dell' acqua e dell' aria, le fumigazioni, la registrazione di brevetti sulle risorse naturali e culturali, l' uso di sementi transgeniche che vengono impiegate
nei nostri territori poich
è sono orientati esclusivamente a garantire la riproduzione del grande capitale transnazionale a detrimento della nostra vita.


            Denunciamo che gli stati nazione dell' America si sono caratterizzati nel violare strumenti giuridici nazionali e internazionali a detrimento dei diritti collettivi dei nostri popoli, come l' Accordo 169 dell' Organizzazione Internazionale del Lavoro del quale chiediamo ratifica immediata da parte di tutti i paesi dell' America e del resto del mondo.


            CONTESTIAMO

 

-          alla Organizzazione degli Stati Americani (OEA) la mancanza di interesse a modificare la Dichiarazione Americana dei diritti delle 'popolazioni indigene con la partecipazione e la decisione dei popoli indigeni

-          al sistema delle Nazioni Unite di aver dichiarato un Decennio delle popolazioni Indigene come scatola vuota poichè non si sono realizzate le azioni necessarie per approvare la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli Indigeni.

 

Di fronte alla situazione di spoliazione che caratterizza la esistenza dei nostri popoli


            DECIDIAMO


            Creare uno spazio permanente di comunicazione e di scambio ove far convergere esperienze e proposte affinche' i nostri popoli e nazionalita' affrontino uniti le politiche di globalizzazione neoliberista

 
            Tracciare una agenda comune di azioni e mobilitazioni che manifestino il nostro rifiuto verso il modello escludente e che includa azioni congiunte e concertate di fronte agli organismi ai quali decidiamo di partecipare

            Stabilire alleanze con altri settori della societa' che ci permettano di affrontare le politiche che ci opprimono, in particolare con i movimenti sociali

                   Esigere la liberta' incondizionata dei leaders e delle autorita' indigene detenuti ingiustamente a causa della difesa della terra e l' esercizio dell' autonomia

             Esigere la riparazione del danno morale occasionato a popoli e nazionalita' indigene per le uccisioni perpretrate contro i suoi abitanti come anche l' indennizzo alle famiglie

       Esigere dagli stati nazionali la restituzione senza condizioni delle risorse genetiche e culturali che sono state esportate illegalmente dalle nostre terre e territori; la restituzione delle terre espropriate; il libero transito di persone indigene attraverso i loro territori quando questi siano compresi dentro frontiere nazionali diverse; l' indennizzo ai popoli colpiti da impatti di ogni tipo e da espropri, cosi' come la restituzione delle condizioni iniziali delle loro terre e territori; il rispetto totale dei territori dei nostri popoli e nazionalita' indigene, in particolare di quelli non
contattati ed in isolamento volontario

        Esigere che i governi diano soluzione a tutti i conflitti causati dallo sfruttamento delle risorse naturali e la mancanza di garanzia territoriale e sicurezza di vita quando si attuano politiche statali e transnazionali quali quelle dei casi di Sarayaku, Raposa Sierra del Sol, Plan Colombia, Rio Pilcomayo, Montes Azules, Camisea, caso del Gas di Bolivia e Margarita, Ashanica.

        Partecipare nei Fori Internazionali come i Fori Sociali Mondiali e Fori delle Americhe con proposte comuni che riflettano la posizione del movimento indigeno

Solidarizzare con la CONAIE di fronte alla grave azione intrapresa contro di essa dal governo ecuadoriano del Colonnello Gutierrez che cerca di seppellire la sua lotta per la costruzione di uno stato plurinazionale

Solidarizzare con il popolo del Venezuela e con il Presidente Hugo Chavez che si sono caratterizzati per la difusa della sovranità nazionale, di fronte alla grave attività condotta contro di essi dal governo degli Stati Uniti e li convochiamo a realizzare azioni contro il referéndum del 15 agosto 2004

Solidarizzare con il popolo cubano per la sua permanente lotta antimperialista


Di fronte a tutto ci
ò

        AFFERMIAMO CHE

 

 I territori che abitiamo sono nostri per tempo, storia e diritto; pertanto sono inalienabili, imprescrittibili e non ipotecabili

 Possediamo nostri propri modelli vita che garantiscono la continuità dei nostri popoli e delle nostre nazionalità in armonia con la natura e che hanno come fondamento  la nostra eredità culturale ancestrale

 Non necessitiamo del riconoscimento legale per creare gli spazi di autonomia che ci permettano l’ esercizio della libera determinazione dei nostri popoli e nazionalità

 

(*) Dichiarazione finale del II Vertice