L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA
La visione olistico-sistemica dellevoluzione unitaria del corpo e della mente
Questo campo riguarda una differente visione del processo evolutivo in cui, senza eliminare nessun dato scientifico, si evidenzia il ruolo centrale della coscienza di sé, ossia della capacità degli esseri viventi e non di comprendere (conoscenza), elaborare (intelligenza) ed acquisire (memoria) come motore della complessità e della creatività del vivete. Una storia dell'evoluzione dotata di senso, bellezza e fascino che può offrirci essenziali elementi per comprendere il nostro ruolo nell'attuale processo di evoluzione globale da una coscienza egoica e frammentata ad una coscienza planetaria.
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
INTRODUZIONE GENERALE: le considerazioni storico filosofiche che stanno alla base della visione dicotomica dell'evoluzione darwiniana e le nuove prospettive olistico-sistemiche. I danni e i limiti della vecchia concezione e le potenzialità di una visione unitaria.
La coscienza
appare il principio motore dellevoluzione.
Se le nostre analisi sono esatte, allorigine della vita
vè una coscienza, o meglio una supercoscienza.
Henri Bergson, Nobel per la letteratura
Il grande problema dell'evoluzione
La vita non sembra più un fenomeno che emerge nelluniverso - ma è luniverso stesso che sembra diventare sempre più vivente. Erich Jantsch
Il processo evolutivo è il più importante fenomeno dell'intera esistenza: la corretta comprensione delle sue leggi unitarie e della funzione attiva che la coscienza svolge al suo interno può rappresentare un enorme beneficio per la scienza e l'intera umanità. L'attuale interpretazione darwiniana dell'evoluzione rappresenta invece la massima evidenza di un processo collettivo di rimozione della "coscienza" dai fenomeni osservati e di interpretazione frammentata e materialista delle sue logiche unitarie.
In questo momento storico di grandi cambiamenti, una nuova visione della teoria evoluzionistica che dia valore all'intelligenza creativa e allo sforzo individuale di ogni organismo vivente potrebbe essere di immensa importanza. Una differente visione evolutiva potrebbe facilitare il salto di consapevolezza che l'umanità si appresta a compiere, allo scopo di riformulare una civiltà in termini planetari, ecosostenibili e pacifici.
Per questo, anche utilizzando con severità il "rasoio di Occam": entia moltiplicanda non sunt sine necessitate - cioè che non si devono postulare concetti inutili - sarebbe comunque assolutamente necessario per una comprensione globale del processo evolutivo, introdurre il concetto di unità di coscienza, senza il quale non sarebbe possibile comprendere la realtà evolutiva e le sue implicazioni nello sviluppo del cervello e della coscienza umana.
La coscienza è stata recentemente introdotta anche nelletologia da numerosi autori sia per la necessità di una comprensione più profonda che per rispetto degli esseri viventi.
Per ricodificare l'intero processo evolutivo cercheremo di comprendere le antiche visioni evolutive e come esse si sono modificate fino alla teoria sintetica neodarwiniana, poi analizzeremo i limiti e i punti critici di questa teoria e delle altre che ad essa si sono opposte senza successo. Presenteremo quindi la Teoria Sistemica Generale dell'Evoluzione che, basandosi su una serie di nuovi paradigmi, permette un'interpretazione più fluida e continua dell'evoluzione, offrendo le basi più adatte all'interpretazione cibernetica olistica, cioè alla reintroduzione della "coscienza" nel processo evolutivo. Su queste premesse daremo una prima ricodifica dei processi e dei fenomeni evolutivi basati sull'ipotesi coscienza e sul modello Cyber.
Analisi della teoria neodarwiniana
Le scienze si sono sviluppate in un ordine inverso a quello che si sarebbe potuto prevedere. In un primo tempo si sottopose al dominio della legge ciò che distava di più da noi, e solo in un secondo tempo si dominò ciò che era più vicino: prima i cieli, poi la Terra, poi la vita animale e vegetale, poi il corpo umano e per ultimo - anche se finora imperfettamente - lo spirito umano. La conoscenza dei particolari rende difficile la visione degli schemi più vasti. Bertrand Russell
Nel clima culturale positivista europeo Charles Darwin pubblica il suo testo fondamentale L'origine delle specie nel 1859. Le sue idee innovative e riduzioniste hanno catalizzato da allora (praticamente un secolo e mezzo) l'attenzione della maggior parte degli scienziati, che, basandosi su presupposti meccanicisitici, hanno sostenuto le sue teorie.
Le scoperte della genetica e della biochimica del Novecento hanno poi contribuito a rafforzare la teoria di Darwin, sostenendola con una solidissima base di conoscenze, di dati sperimentali e di ipotesi, che hanno portato all'attuale teoria neodarwinista.
La teoria darwiniana si basa su due concetti essenziali: il "caso" e la "selezione naturale". Ossia sulla convinzione che il mondo vivente si è evoluto attraverso "errori di replicazione" o "mutazioni genetiche accidentali" che generano organismi viventi. Gli esseri viventi a loro volta sono "selezionati" in maniera logica ma del tutto meccanica e automatica dall'ambiente naturale. Ciò che più colpisce, in questa teoria, è l'immenso valore conferito al "caso": esso è causa di ogni mutazione genetica e quindi agente di ogni trasformazione strutturale e comportamentale. Nella teoria neodarwiniana il caso sostituisce, sia per importanza che per vastità, l'azione della coscienza e dell'intelligenza degli esseri viventi.
Fermiamoci un istante prima di essere catturati dalla complessità dei dettagli e delle interpretazioni e ponderiamo i principi. L'intero processo evolutivo è dovuto al caso?! Com'è possibile? Il caso nega - in modo assoluto - ogni possibile funzione dell'intelligenza e della coscienza che, intuitivamente, sono l'elemento essenziale del processo evolutivo. Anche i concetti di "selezione naturale" e di "sopravvivenza del più adatto", pur implicando un'evidente intelligenza adattativa, sono interpretati dalla scienza come eventi "esterni" negando loro qualsivoglia attività individuale cosciente, creativa e finalizzata. La selezione naturale è vista come un'impersonale legge della natura che opera sui nuovi individui portatori di mutazioni e li seleziona meccanicamente secondo il grado di adattabilità che la nuova mutazione ha dato loro. Ma questa azione di adattamento e selezione implica necessariamente un soggetto: chi cerca ogni strategia di adattamento per poter sopravvivere? Chi modifica i propri comportamenti e i propri meccanismi biochimici per superare problemi ed ostacoli? Chi è l'agente creatore che produce strutture di affascinante bellezza e complessità?
Lamarck e la trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti
Il neodarwinismo rifiuta altre interpretazioni, ed in particolare la teoria lamarckiana, come prive di valore e fondamento sperimentale.
Jean Baptiste de Lamarck, nel 1809, propose una teoria coerente dell'evoluzione, postulando un principio vitale di tipo organico che pervade la natura e ne causa il continuo sviluppo. Fondandosi sulle teorie di Cabanis, che ipotizzavano un rapporto tra attività psichiche e fisiologiche, Lamarck sosteneva che ogni organismo vivente possiede una spinta interiore alla perfezione tale da fornirgli la capacità di adattarsi all'ambiente, e che tali mutamenti adattativi vengono poi trasmessi ereditariamente. Pur non definendo in modo preciso una coscienza o soggettività individuale, Lamarck di fatto basava tutta la sua teoria sull'intelligenza creativa e adattativa intrinseca in ogni essere vivente. Il suo più grave errore fu quello di semplificare il passaggio, delle informazioni acquisite attraverso le esperienze,dai genitori direttamente ai figli,
La storia della scienza ci ricorda che quello di accorciare i tempi o di ipersemplificare i fenomeni è un errore particolarmente comune. Nel 1600 il vescovo Ussher calcolò che il mondo era nato nel 4004 a.C., nel 1749 il naturalista francese Buffon calcolò l'età della terra tra i 70.000 e i 500.000 anni, Kant nella sua Cosmogonia propose milioni, o al massimo centinaia di milioni di anni. La cosmologia oggi ritiene che letà delluniverso sia dai 14 ai 15 miliardi di anni.
La trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti è un processo di estrema complessità la cui piena comprensione potrebbe richiedere ancora secoli di studi genetici. La trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti necessita di una differente e più profonda comprensione del complesso e mutevole comportamento del codice genetico, dei suoi molteplici livelli di lettura e delle logiche con cui le esperienze sono codificate in termini biochimici e metabolici e memorizzate in sequenze nucleotidiche.
La trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti potrebbe comunque restare un'ipotesi di lavoro di pieno rispetto, esattamente come lo è la teoria newtoniana della gravità universale: viene applicata con successo, sebbene si basi su una forza che non ha mai avuto una conferma sperimentale, nel senso che la vera natura della forza di gravità è ancora sconosciuta, né sono mai stati scoperti i "gravitoni".
Analisi delle teorie evolutive non accettate
La maggior parte delle teorie vitaliste o teleologiche dell'evoluzione è contraddistinta da una profonda intuizione logica e da una certa visione spirituale. Queste teorie sostenevano il valore della spinta interna e il senso della coscienza intelligente che anima in ogni organismo il processo di sopravvivenza, crescita ed evoluzione, tuttavia erano ancora troppo filosofiche nel loro approccio e nel loro linguaggio per poter essere accettate o verificate in termini scientifici. Citiamo tra tutte l'"entelechia" e lo "psicoide" di Driesch, "l'élan vital" di Henri Bergson e la "Noosfera" di Teilhard de Chardin; oppure, erano teorie troppo semplicistiche, come nel caso di Lamarck: dicendo che "la funzione crea l'organo", ci fa pensare che i caratteri acquisiti e trasmessi possano crescere rapidamente come i muscoli di un atleta in palestra.
Sia le convinzioni neodarwiniste che vitaliste posseggono comunque una serie di ragioni e una loro corretta logica. Con un linguaggio e con dei modelli opportuni, è possibile integrare le differenti teorie in una visione unitaria che consideri come cause evolutive delle mutazioni sia la casualità che l'intelligenza.
Un discorso a parte va riservato al creazionismo, un'interpretazione fideista di stampo fortemente dogmatico, sostenuta di recente soprattutto da movimenti fondamentalisti cristiani degli Stati Uniti: essi ritengono che Dio (dallaltra dimensione) abbia creato tutto, compreso ogni singolo passaggio evolutivo, ogni specie e ogni essere vivente, perciò la scienza non può e non deve di fatto permettersi altre ipotesi. Tali esempi di fanatismo e fondamentalismo esistono tuttora, proprio perché la scienza a sua volta è arroccata su posizioni fortemente dogmatiche, estremiste e materialiste.
Dio contro la scienza? Forse è ora di una nuova visione, in cui ogni essere diventi co-creatore dellintera evoluzione.
Critica alla scienza senza intelligenza
La critica allattuale concezione del processo evolutivo è di fatto una critica allestremismo razionale che condiziona la cultura scientifica.
Proviamo a riassumere le posizioni della scienza ufficiale:
- lintero processo evolutivo è frutto del caso, ossia delle leggi della fisica e della chimica, intese come leggi della materia bruta a cui non viene riconosciuta alcuna intelligenza e coscienza;
- allinterno dellevoluzione biologica ogni mutazione è dovuta a fattori casuali, come errori di replicazione del DNA provocati da mutazioni spontanee o indotti da cause accidentali esterne;
- i caratteri acquisiti non vengono trasmessi al DNA;
- le mutazioni genetiche, essendo casuali, non hanno nessuna relazione con i bisogni interni dell'organismo;
- lo stesso DNA, che contiene la summa delle informazioni genetiche essenziali alla vita e al suo metabolismo, viene dunque considerato una memoria meccanica, un pull casuale di informazioni, una banca di informazioni non derivate dallesperienza;
- il DNA viene trasmesso meccanicamente dai progenitori ai figli senza nessun possibile apporto creativo dovuto all'esperienza diretta dei genitori, cioè i genitori non possono migliorare;
- non esiste nessun azione concreta sul materiale genetico, derivabile dalla coscienza o dall'intelligenza; (in realtà non esiste neppure la coscienza)
- non vi è nessuna finalità nel processo evolutivo;
- la selezione naturale è un fattore esterno all'organismo vivente, in parte casuale in parte deterministico, nel senso che le specie casualmente createsi vengono selezionate dall'ambiente in modo generico e statistico. Non è considerata la spinta interna dovuta all'intelligenza adattativa della coscienza individuale.
I pericoli di una visione meccanicista
E' opportuno sottolineare i pericoli di questa visione scientifica dissacrante. La mancanza del benché minimo riconoscimento di una coscienza, volontà e intelligenza finalizzata nei processi di crescita, sviluppo ed evoluzione, che dal semplice porta al complesso, genera infatti drammatiche ripercussioni umane, sociali ed ecologiche, che possono essere sintetizzate nei seguenti punti:
- Credere che la vita e la coscienza si siano evolute per caso porta ad una parallela visione della propria vita e della propria coscienza in cui tutto è casuale e privo di consapevolezza.
- A livello individuale, il senso di casualità produce una profonda mancanza di stima delle proprie potenzialità e una mancanza di amore, sensibilità e rispetto per tutto ciò che è vivente. Prima di tutto il proprio corpo. Nessuno sforzo individuale può aiutare il proprio processo di evoluzione né tanto meno quello collettivo.
- A livello sociale crea una percezione pessimistica del futuro umano, in cui si attende che il caso porti a nuovi eventi positivi. Questo fatalismo passivo inibisce limpulso umano alla trasformazione e alla creazione intelligente, per il benessere sociale e dellintero ecosistema.
- A livello di ecologia globale, lattuale impostazione scientifica collima con limpatto distruttivo che la scienza ha mostrato nei confronti della natura e del vivente in genere. La mancanza di una dimensione interna psichica negli esseri viventi causa un atteggiamento superficiale e insensibile verso gli animali e i vegetali, una mancanza di rispetto, in quanto non c'è soggetto che soffre, ma solo un corpo che si muove e che può essere economicamente utile. Questo, su larga scala, porta al fenomeno devastante delle estinzioni, dei disboscamenti massivi, alla mercificazione e riduzione di ogni creatura a materia grezza e merce di scambio.
- A livello scientifico non sono mai state studiate, comprese e quindi utilizzate le logiche dellevoluzione intelligente e creativa: questa conoscenza, invece, potrebbe essere di estrema importanza nel momento storico presente, per accelerare levoluzione della coscienza individuale e facilitare la trasformazione delle culture umane verso una coscienza planetaria.
- A livello spirituale questa concezione offende lanimo umano, inibisce lo sviluppo del potenziale umano e gli nega la più basilare delle esperienze, quella del senso di armonia e intelligenza e unità della vita. Negando, con prove scientifiche, lesistenza di una dimensione spirituale, si mortifica lo spirito e si inibisce la ricerca del divino dentro e fuori di noi.
Schiaccianti evidenze contro linterpretazione casuale dellevoluzione
Più vedo e più osservo, e più questa intelligenza sfolgora dietro il mistero delle cose. Fabre
Lassurdità e la falsità delle posizioni sopra elencate si possono provare con la semplice analisi dellintero processo in termini statistici.
In occasione della conferenza tenuta a Milano il 28 Ottobre 1987 per il Progetto Cultura, il premio Nobel Manfred Eigen ha ribadito che il processo con cui si è venuta a creare la vita e la sua evoluzione non può essere puramente casuale in quanto le informazioni e le logiche di elaborazione che essi implicano sono di incredibile complessità e hanno una precisa finalità.
Non è la chimica che distingue gli organismi superiori da quelli inferiori... - sostiene Eigen - linvenzione è stata quella delle informazioni! Tutto quello che è successo dal momento dellinizio della vita è avvenuto sul piano dellinformazione... La complessità della chimica non è nulla se paragonata con quella del più semplice oggetto biologico. Prendiamo un gene (del DNA) con 300 nucleotidi.. le diverse possibili sequenze sono 10 elevato alla 180esima: un numero che eccede quelli che si usano in astronomia.
Se la possibilità casuale di esistenza di un solo gene fosse quindi astronomica, che dire degli oltre diecimila geni dellintero DNA presenti in ogni singola cellula di un moscerino? E dellessere umano che contiene centinaia di miliardi di cellule ognuna delle quali porta più di 40.000 geni nel suo DNA? Secondo Eigen lo studio delle informazioni nei processi viventi apre incredibili prospettive di analogia con la funzione psichica del linguaggio e della comunicazione, anche se, ribadisce il Nobel, quando lavoriamo con le informazioni abbiamo a che fare con proprietà immateriali.
La trasmissione dei caratteri acquisiti è un fatto scientificamente accertato
Ricordiamo che la trasmissione dell'esperienza acquisita è un fatto ampiamente studiato e riconosciuto a livello di cellule del sistema immunitario, ma totalmente rimosso o negato dall'interpretazione scientifica ufficiale. Illustriamo brevemente i fatti; negli organismi superiori il sistema immunitario gestisce le risposte di difesa dagli agenti esterni, come tossine, virus, batteri ecc. Ad esempio, quando un virus penetra nel corpo attiva la risposta dei macrofagi che, dopo aver codificato la forma tridimensionale della proteina estranea (antigene), creano uno stampo speculare (anticorpo).
I macrofagi - attraverso il loro codice genetico (DNA, RNA macrofagico) - trasmettono questa informazione-conoscenza, appresa attraverso l'esperienza, ai linfociti immunocompetenti T e B.
I linfociti immunocompetenti T e B si trasformano così in immunoblasti, mettendo in atto un processo di clonazione cioè di moltiplicazione del DNA modificato dalle esperienze acquisite (che provoca la più intensa e rapida moltiplicazione cellulare forzata che si conosca nell'organismo) e creano una popolazione di plasmacellule e piccoli linfociti attivati portatori della specifica memoria genetica anticorpale verso quel particolare antigene e quindi in grado di proteggere l'organismo dall'invasione virale.
Questi dati mostrano in modo inequivocabile che:
l'esperienza individuale (struttura dell'anticorpo) viene trasmessa geneticamente;
l'informazione trasmessa è frutto di una logica estremamente intelligente e complessa,
l'intero processo non è certo "casuale" in quanto mostra un'estrema efficienza e utilizzo strategico delle informazioni (conoscenze) finalizzato all'integrità e alla difesa dell'intero organismo vivente come sistema unitario.
La scienza nega di fronte all'evidenza dei fatti!
Una casa che si costruisce da sola?
E' paradossale che questa concezione meccanicista e casuale dell'evoluzione prenda il nome di neodarwinista, quando Darwin stesso, nel ventunesimo capitolo de L'origine delle specie, afferma che tale concezione non può essere sostenuta e che anche le esperienze possono essere trasmesse ereditariamente.
Se accettiamo lipotesi neodarwinista attuale dellevoluzione casuale, appare evidente che siamo di fronte ad un nonsenso. Un paradosso che, per caso, non è mai stato preso in considerazione nonostante la sua estrema evidenza matematica e logica. La probabilità statistica che un evento casuale accada dipende infatti dal tempo e dalla complessità: tanto maggiore è la complessità di un evento, tanto più lungo sarà il tempo statistico necessario perché accada. Se lasciamo un deposito di materiali edili e dopo un giorno ritorniamo e scopriamo che, per caso, una fila di mattoni si è miracolosamente messa in pila, siamo di fronte ad un evento molto significativo. Magari nella notte il vento ha rotto un ramo che è caduto su unasse su cui erano posti dei mattoni e, per un colpo di fortuna, essi sono ricaduti uno sullaltro perfettamente allineati e ordinati. Fin qui nulla da dire, il caso di certo esiste, ma se il giorno dopo ritroviamo che nella notte altri mattoni sono - casualmente - saltati uno sullaltro, che tra di loro vi è cemento e che formano un vero muro, cominciamo a pensare che vi sia qualcosa di strano. Se poi dopo alcuni mesi ritorniamo e scopriamo che unintera casa è stata costruita, con tetto, finestre, porte, impianti elettrici, tubature idriche, riscaldamento e pavimento, cominciamo davvero a dubitare della casualità di tale evento: non si è mai vista una casa costruirsi da sola, non è statisticamente possibile che ciò avvenga. Oltre un certo livello di complessità intervengono variabili statistiche che portano a tempi infiniti: la costruzione di una casa implica un progetto organico, cooperazione finalizzata ma soprattutto lintelligenza e la coscienza di un architetto.
Il paradosso evolutivo: i tempi di crescita diminuiscono con l'aumento della complessità
Osserviamo il diagramma della Tavola 7° in cui sono rappresentati i tempi di evoluzione dei quattro grandi regni della natura, il regno minerale, vegetale, animale e umano, nellarco dellintera evoluzione sulla Terra. Se letà media delluniverso è di 15 miliardi di anni e letà della Terra è di 4.5 miliardi di anni, possiamo considerare, con buona approssimazione, che il periodo evolutivo del regno minerale, o evoluzione atomica, dal Big Bang allapparire delle prime forme biologiche sul nostro pianeta, sia durato circa 11 miliardi di anni. Levoluzione biologica cellulare dalla prima cellula al primo multicellulare è durata circa 3 miliardi di anni. Levoluzione dei multicellulari, dal primo vermino acquatico ai Primati, è durata solo 700 milioni di anni e lintera evoluzione umana 30 milioni di anni.
Se levoluzione fosse casuale dovremmo assistere ad un progressivo allungamento dei tempi; se lintera evoluzione atomica è avvenuta in 11 miliardi di anni, statisticamente levoluzione casuale degli unicellulari avrebbe richiesto tempi migliaia di volte più lunghi. E se, comunque, il primo unicellulare procariota (senza nucleo) impiega circa due miliardi di anni per evolvere ad uno stadio di maggiore complessità come cellula eucariota (con nucleo), il tempo per evolversi fino ad animale complesso multicellulare, ossia formato da un insieme estremamente complesso e finalizzato di miliardi ci cellule, sarebbe dovuto essere di gran lunga superiore, mentre è di gran lunga inferiore.
Il tempo di evoluzione sembra accelerare con l'incremento della complessità. Un enorme errore di fondo è quindi insito nellattuale interpretazione neodarwinista dellevoluzione.
La teoria sistemica generale dellevoluzione o TSGE
La teoria sistemica generale dell'evoluzione (TSGE), è una nuova e più complessa concezione dell'evoluzione che nasce dallo sviluppo di differenti campi di ricerca e di differenti modelli e impostazioni epistemologiche. Ervin Laszlo nel saggio Evoluzione definisce la TSGE una teoria sistemica generale dell'evoluzione che valga tanto per gli atomi e le molecole del cosmo quanto per gli organismi viventi e le società umane della biosfera.
La TSGE prende le sue basi teoriche da quelle che attualmente vengono chiamate "scienze della complessità", in cui sono presenti: la teoria generale dei sistemi di Ludwig Von Bertalanffy, Paul Weiss, Anatol Rapoport e Kenneth Boulding, le teorie e i modelli matematici del "caos" e delle "catastrofi", la teoria dinamica dei sistemi sviluppata da Thom, Shaw e Abraham, la cibernetica e le teorie dell'informazione di Wiener, Ashby e Beer, la termodinamica di non equilibrio dei sistemi aperti dissipativi di Prigogine e Katchalsky, successivamente applicate da Erich Jantsch all'evoluzione sociale umana, gli studi di Eigen e Schuster sugli ipercicli e i sistemi auto-organizzantisi, le teorie degli equilibri puntati di Stephen Jay Gould, Niles Eldredge e Steven Stanley che hanno introdotto la logica dei "salti" e della discontinuità nella biologia neodarwiniana.
Le TSGE sostengono essenzialmente che il corso dell'evoluzione, per quanto caotico e disordinato possa apparire, è sottoposto a leggi generali accessibili ai metodi dell'indagine scientifica e che queste leggi valgono, allo stesso titolo, per i sistemi fisici, biologici, ecologici, umani e sociali. L'approccio quindi non può essere ristretto all'interpretazione casuale o meccanica degli eventi ma ogni evento, come fenomeno complesso e quindi non completamente determinabile, deve essere studiato in termini sistemici più ampi e comprensivi di quegli aspetti come l'informazione, la mente, l'intelligenza, che sono stati fino ad ora negati dall'analisi darwiniana classica. L'evoluzione diventa un processo probabilistico e non più deterministico.
L'interpretazione cibernetica olistica dellevoluzione
La mente, anziché emergere come una tarda escrescenza nell'evoluzione della vita, è sempre esistita... è la fonte e la condizione della realtà fisica. George Wald, Nobel per la Biologia
La TSGE offre un terreno adatto all'introduzione dell'interpretazione cibernetica dell'evoluzione, che espande i presupposti teorici generali delle TSGE alla teoria della coerenza elettrodinamica quantistica (qed-coherence) di Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice, al concetto di "intelligenza attiva" e di "significato" di David Bohm, al concetto di "campo psi" e di "vuoto subquantistico" di Ervin Laszlo, alla teoria dei "biofotoni" di Fritz Popp, alle logiche cognitive neuronali, alla psiconeuroimmunologia e delle reti informatiche, integrandole con le logiche della cibernetica olistica e con il modello Cyber.
Attraverso questi differenti paradigmi è possibile, ancor più di quanto non sia stato fatto dalle attuali TSGE, evidenziare il ruolo attivo della componente psichica nei singoli esseri viventi, reali motori dell'evoluzione e della sua continuità nel tempo, vista come aumento della complessità informatica. L'approccio della cibernetica olistica permette di rivedere lintero processo evolutivo come evoluzione della coscienza e dellinformazione e di studiarlo in termini informatici come quantità e qualità di scambio di messaggi e come accumulo di conoscenza.
Grazie ad essa ogni organismo vivente è considerato una "unità cibernetica di coscienza" che conosce e organizza se stessa, nei suoi aspetti biochimici, genetici, psichici e comportamentali sociali, come un "sistema coerente di informazioni". La coscienza, intesa come "capacità di comprendere il senso dell'informazione", ci permette di interpretare ogni processo energetico, chimico, metabolico, elettromagnetico, luminoso, sonoro ecc., in termini di flusso di informazione, conoscenza, comunicazione.
Questa definizione permette di ridurre i delicati processi psichici in termini cognitivi.
Così interpretato l'organismo perde ogni possibile dicotomia tra "corpo" e "coscienza", in quanto ogni energia o struttura fisica del suo sistema è già interpretata come informazione strutturale o circolante e quindi ogni qualsivoglia processo biochimico è già un processo informatico che presuppone una certa "coscienza cibernetica". A questo punto il codice genetico diventa realmente una banca di conoscenza, una memoria fisica di quell'essere vivente che, senza sosta, contiene, elabora e gestisce miliardi di informazioni al secondo in modo efficiente, unitario e altamente finalizzato alla stabilità del proprio sistema. Gli individui che hanno elaborato le conoscenze e i sistemi strategici di risposta comportamentale che offrono più soluzioni adattative si selezionano sugli altri. Qui il concetto di "selezione naturale" acquisisce identità e individualità creativa, esprimendo il suo intrinseco senso di intelligenza e di ricerca di conoscenza più ampia ed utile.
Con l'interpretazione cibernetica l'evoluzione diviene un processo di aumento della conoscenza, un fenomeno cognitivo in cui le esperienze individuali sono memorizzate e trasmesse geneticamente fino a diventare collettive.
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Levoluzione delle unità di coscienza
I processi di pensiero e di evoluzione seguono entrambi le stesse regole. Levoluzione è il processo per mezzo del quale lessere vivente modifica la sua informazione e ne acquista di nuova. Pierre Grassé
Levoluzione è un ininterrotto processo di conoscenza che aumenta in ordine e complessità, in cui ogni essere vivente opera come soggetto conoscitore.
Linterpretazione cibernetica dellevoluzione cerca di comprendere i processi di crescita e trasformazione del vivente in termini di informazione e, quindi, comunicazione, memoria, strategie di utilizzo delle informazioni, scambio e duplicazione di informazione (sessualità, genetica), sviluppi di nuovi "software" di elaborazione delle informazioni.
Consigliamo per una corretta comprensione di questo capitolo di leggere la cibernetica olistica e le implicazioni dellipotesi coscienza (in particolare il principio di implicazione energetica e il principio di implicazione noetica). In questi principi sono esposte le logiche per una interpretazione olistica dellinformazione che presuppone necessariamente il soggetto, ossia la coscienza per essere conosciuta. Attraverso una analisi cibernetica del processo evolutivo possiamo essere in grado di comprendere la parallela evoluzione della complessità evolutiva in termini di evoluzione della coscienza e della conoscenza.
Iniziamo puntualizzando che non è unentità generica e vaga come "la vita" o "la natura" ad evolversi, ma linsieme delle infinite unità viventi e coscienti, così come nella storia non si evolvono "la società" o "le classi" ma i singoli esseri umani, che formano poi grandi flussi macroscopici di cambiamento e megatrends e vengono così inquadrati in sistemi più ampi.
E' comunque e sempre l'unità vivente e cosciente, intesa come Cyber, il vero soggetto di questo processo evolutivo.
Spesso anche la storiografia o la sociologia tendono a considerare levoluzione socio-politica come se fosse attuata da macroentità, ad esempio "la classe operaia" o "la borghesia". E' certamente vero che in alcuni momenti storici intere masse si muovono come una sorta di entità collettiva, ma è comunque basilare ricordare che la storia è fatta dai singoli individui, dalle loro scelte e dalle modificazioni delle loro coscienze.
Proviamo quindi a considerare levoluzione come se, invece della materia e del caso, osservassimo dei sistemi viventi coscienti, ossia dei Cyber, che comunicano, crescono, si uniscono tra loro scambiando informazioni e conoscenza allinterno della gigantesca ecosfera terrestre che chiamiamo Gaia.
Non esiste solo il caso (entropia) e nemmeno esiste solo lintelligenza (sintropia). Il pricipio di entropia e di sintropia si bilanciano e si equilibrano con ritmi alterni. Il caso, la necessità, la creatività adattativa, le limitazioni date dal proprio "grado di libertà", l'intelligenza individuale, le condizioni ambientali e sociali giocano un ruolo comune.
La vita non è presente sulla Luna e nemmeno su Mercurio o Nettuno. La logica evolutiva dipende anche dallarmonia delle condizioni ambientali, in cui è possibile comunque percepire gli aspetti più creativi, lintelligenza cosmica. La stessa evoluzione atomica non può progredire oltre i più semplici composti proteici se non è sostenuta dallambiente planetario.
Per questo iniziamo parlando di eco-evoluzione: la vita si evolve come un tutt'uno. La Terra, con la sua particolarissima orbita armonica intorno al Sole, offre le condizioni ideali per levoluzione: temperatura, atmosfera, acqua, componenti chimici. Tutto è bilanciato, armonico e adatto allo sviluppo della vita: per questo la Terra è stata venerata come una divinità. Nella stessa evoluzione biologica, ed in particolare nelle sue fasi iniziali, solo alcune particolari aree del pianeta sono state suscettibili di ospitare un processo così delicato.
Consideriamo la Terra come Gaia, un pianeta sacro e intelligente, un luogo raro per la sua altissima sintropia che, per la sua particolare posizione allinterno del sistema solare e galattico, è in grado di sviluppare i propri semi potenziali, dai quali emergono la vita, la mente e la coscienza umana.
Coevoluzione: la logica del cuore
La selezione naturale, intesa come lotta per lesistenza tra gli individui della stessa specie, rappresenta uno dei meccanismi di base dellevoluzione nella teoria di Darwin. In questa logica vediamo proiettata la principale caratteristica della nostra attuale società, basata sulla competizione, sulla logica patriarcale del potere, sullo sfruttamento delluomo sulluomo, sulle gerarchie piramidali, sulla proprietà individuale. E la logica della frammentazione e dellindividualismo, una logica selvaggia ma certamente efficace.
Esiste tuttavia unaltra possibile società basata su una differente logica, in cui i valori fondamentali sono quelli della cooperazione, della condivisione, della sinergia e del cuore. E' una logica più femminile, in cui il legame armonico con la natura e con gli altri esseri umani è fondamentale, dove il possesso individuale della terra suona come una bestemmia, poiché la Terra è sacra e non può appartenere ad un uomo o ad una società; una logica umana e sensibile, da millenni ormai quasi completamente soverchiata dallaggressiva cultura consumistica, ma tuttora esistente in aree circoscritte o nei libri. Questa logica, proiettata sul processo evolutivo, permette di comprenderne le matrici collettive che Jantsch chiamava con il termine di "co-evoluzione", ovvero la forza coesiva dellintero processo, la matrice dellunità e della stabilità.
Questa logica permette alle api di convivere e interagire tra loro in modo unitario, permette alle cellule del nostro corpo di conservare una forma costante, permette allintero ecosistema di essere in equilibrio nonostante le continue fluttuazioni ambientali e biologiche.
Le due logiche si evolvono in parallelo, ma la logica co-evolutiva non è stata mai studiata né compresa dalla scienza, mentre potrebbe essere di estremo interesse per orientare positivamente lattuale fase di transizione storica verso una cultura globale.
Coevoluzione significa coinformazione
Lintero processo coevolutivo è quindi strettamente legato alla legge di sintropia intesa come tendenza allunità di informazione: flussi di informazioni coerenti, orientati nella stessa direzione. Pensiamo al DNA di una cellula come una banca dati in cui, per millenni, si sono accumulate informazioni preziose, frutto di miliardi di soluzioni di adattamento intelligente alle più disparate esperienze di vita: un flusso di informazioni che possiede una sua altissima coerenza interna ed ha la capacità di essere memorizzato nei codici genetici. Il DNA è una molecola ad altissima sintropia. Pensiamo ad un termitaio dove possono vivere milioni di termiti: la loro sopravvivenza è strettamente legata allunità di intenti e di informazione che si manifesta in ununità di linguaggi e memorie.
Per questo ununica regina produce le uova, in modo da mantenere un'elevata coerenza informatica allinterno della società. Pensiamo ad ogni multicellulare, dalle gigantesche sequoie alle balene; ognuno di questi organismi è composto da miliardi di cellule che possono esistere grazie alla medesima informazione presente nel loro DNA. Questa co-informazione è essenziale alla vita molto più di ogni lotta per lesistenza e relativa selezione.
Evoluzione cibernetica per salti quantici
Per comprendere la coevoluzione è necessario utilizzare il concetto di campo di coscienza collettivo o Buddhafield, formato genericamente da singoli esseri viventi che si uniscono per realizzare collettivamente un gradino più elevato della loro potenzialità evolutiva. Questo è il concetto di co-evoluzione: il processo del fondersi insieme in una coscienza superiore.
In termini cibernetici la progressiva realizzazione dellunità si manifesta attraverso una sempre maggiore complessità e densità di comunicazione tra le unità componenti. Maggiore comunicazione significa maggiore informazione, coerenza energetica (sinergia) e conoscenza collettiva.
Le relazioni biochimiche complessive, ossia la vita cellulare come metabolismo globale, presuppone unincredibile complessità di comunicazione tra singoli atomi, molecole, organelli e acidi nucleici (DNA-RNA). Se calcoliamo che una cellula media è costituita da circa 100 miliardi di atomi e che tutti gli atomi comunicano tra di loro in modo altamente coerente per mantenere il "campo informatico unitario" della cellula abbiamo una prima, semplicistica idea della co-informazione. In realtà dallanalisi dei singoli componenti cellulari comprendiamo di trovarci di fronte ad un livello organizzativo di impressionante complessità, altamente finalizzato e organizzato. Queste valutazioni della comunicazione cellulare presumono la comprensione e lapplicazione del principio di implicazione energetica e del principio di implicazione noetica.
Se pensiamo che un animale multicellulare è composto da centinaia di miliardi di cellule il nostro livello di comprensione della strabiliante complessità cibernetica di comunicazione ci può permettere di intuire il mistero della coscienza, la sacralità della vita.
Il massimo della comunicazione tra un gran numero di unità è quello di realizzare un campo di informazioni unitario, ossia una serie di linguaggi, modalità metaboliche, codici genetici e finalità assolutamente comuni che portino ad un'unità di coscienza più evoluta.
Per estensione, consideriamo un Buddhafield ogni campo di energia-coscienza unitario formato da singole unità individuali che si fondono in ununica grande coscienza di livello evolutivo superiore o, in altri termini, un campo di informazione ad altissima sintropia e sinergia, costituito da un elevato numero di unità di coscienza che comunicano ad altissima coerenza tra loro. I miliardi di atomi che si uniscono a formare una cellula realizzano il massimo potenziale della loro evoluzione, così come i miliardi di cellule che si fondono a formare un individuo multicellulare realizzano la massima potenzialità evolutiva loro consentita.
Il Buddhafield è un'unità di coscienza complessa, e quindi rappresenta la "fase di transizione" tra due livelli evolutivi di Cyber, ossia il periodo iniziale dove si realizza lunione di una moltitudine di unità di coscienza Cyber di livello inferiore in una macro-unità di coscienza superiore.
Dallanalisi in termini cibernetici dellevoluzione della vita sul pianeta si evidenziano dei salti quantici di enorme importanza dal punto di vista dellinformazione-coscienza, che rappresentano il passaggio da un livello di unità di coscienza ad un livello superiore e sono attuati attraverso la formazione di un Buddhafield.
Dopo un certo periodo di ampia fluttuazione il Buddhafield si stabilizza ed acquisisce una sua identità di coscienza stabile e una memoria di Sé (principio di conservazione dellinformazione e della coscienza), cristallizzandosi e realizzando così un Cyber di livello superiore.
Nella logica co-evolutiva, partendo da una singola unità di coscienza, ad esempio un Cyber cellula, abbiamo dei passaggi obbligati: inizialmente la formazione di aggregati di cellule che sono semplici ammassi di unità in contatto fisico tra loro ma senza legame comune, poi la formazione di colonie con un certo livello minimo di comunicazione, poi la formazione dei primi Buddhafield come colonie con minima differenziazione delle funzioni (es. volvox, colonie di amebe) e l'evoluzione di queste verso i primi organismi multicellulari. In parallelo a questa evoluzione collettiva, osserveremo indiscutibilmente una "naturale" selezione delle strategie più intelligenti e capaci di adattamento, nonché una continua selezione tra individui della stessa specie nella loro incessante opera di sopravvivenza.
I GRANDI PERIODI DELLEVOLUZIONE TERRESTRE
Primo livello evolutivo: regno minerale, il periodo atomico.
Proviamo ad osservare a grandi linee, con una logica cibernetica olistica, i passaggi tra i quattro grandi periodi connessi con i quattro regni della natura. Nel periodo iniziale, 4 miliardi di anni fa, la Terra era come la Luna; vi era solo materia chimica, ossia atomi in differenti stati di organizzazione. Ogni atomo è un Cyber, ununità vivente, con una sua "intelligenza", una sua "protocoscienza" e una sua potenzialità evolutiva. Levoluzione terrestre parte da un primo livello, costituito dagli atomi, mentre, a livello cosmico, levoluzione parte da molto prima, ossia dalle particelle subatomiche, dai quark e dalla singolarity.
Tuttavia, gli atomi che compongono il nostro pianeta non sono nati con esso. Ogni singolo atomo di questa Terra possiede una sua lunghissima storia, di quindici miliardi di anni che, secondo la moderna astrofisica, lo ha visto probabilmente partecipare ad un sistema solare precedente al nostro, esploso poi con la formazione di una nova da cui si genera lattuale sistema solare e della Terra, in cui le primitive caratteristiche atomiche si sono potute articolare e complessificare. Ogni atomo della Terra, per questa sua evoluzione, possiede una differente e caratteristica qualità che dipende da suo peso molecolare e dalle sue relazioni con altri atomi. Ogni relazione tra atomi è una precisa comunicazione di energia-informazione che in chimica prende il nome di legame a idrogeno, ionico e covalente. Dalle differenti relazioni-comunicazioni coerenti nascono composti semplici, aggregati e molecole, che si evolvono formando complessi statici come i cristalli o dinamici come gli aminoacidi, i quali finalmente si evolvono attraverso un processo di estrema coerenza e complessità strutturale e si organizzano in un macro-insieme unitario. Questo processo racchiude una serie di logiche chimiche che si ripetono con estrema precisione ma che, oltre certi limiti, non devono assolutamente essere confuse per mera casualità o meccanicità. Infatti dallassociazione casuale di atomi possono nascere una serie di composti o molecole, frutto delle leggi chimiche classiche; è però altrettanto vero che, da certi livelli biologici in poi, in laboratorio, non si è mai giunti alla creazione "spontanea" di molecole complesse, come ad esempio un DNA. Negli esperimenti classici di Miller, Ponnamperuna, Fox e successivi, i tentativi di costruire meccanicamente delle molecole di complessità pari ad una proteina biologica di media complessità sono andati delusi.
Dalla creazione degli aminoacidi in poi, infatti, assistiamo ad un incedere di processi di estrema intelligenza, in cui ogni livello strutturale delle architetture biochimiche sottintende uno speculare livello logico di intelligenza funzionale.
Questi esperimenti, ricordiamo, impiegano una pura logica meccanica-chimica e ignorano completamen
te le logiche co-evolutive ed eco-evolutive, le sole a poter portare ad una complessità maggiore della semplice unione casuale.In termini di evoluzione atomica, questo intero percorso, dagli atomi in relazione.comunicazione individuale fino ai livelli di massima complessità, avvenne circa tre miliardi di anni fa, quando centinaia di migliaia di atomi (Cyber atomici) in diversi gradi di organizzazione (singoli atomi, aggregati, gruppi proteici ecc.) si unirono in macro-unità complesse, le prime protocellule, che chiameremo Buddhafield atomici. Per un tempo lunghissimo queste prime sperimentazioni pre-cellulari continuarono a fasi alterne, formandosi e disgregandosi per differenti condizioni ecosistemiche e biochimiche: questo ci fa supporre che non si fosse ancora stabilizzata una memoria globale.
Secondo livello evolutivo: regno vegetale, il periodo cellulare.
Poi il Buddhafield atomico si stabilizzò diventando cellula. La legge di conservazione dellinformazione-coscienza e la legge di sinergia-coerenza contribuirono a questo enorme salto quantico evolutivo. Possiamo considerare la cellula un Cyber di secondo livello. La cellula è ununità vivente nel pieno senso del termine e mostra, dal punto di vista informatico, un'eccezionale logica e complessità biochimica interna, che sottintende una raffinatissima intelligenza e autocoscienza. Una cellula è un organismo composto, in media, dai dieci ai cento miliardi di atomi: un numero impressionante se paragonato ai cinque miliardi di esseri umani che vivono su questa affollatissima Terra! Ognuno di questi atomi è totalmente coerente e coordinato, nelle sue attività biochimiche, con tutti gli altri atomi, e mostra una comunicazione e un senso di appartenenza che ancora non riusciamo a comprendere né tanto meno a realizzare allinterno della famiglia umana.
A livello atomico, se consideriamo le relazioni chimiche più semplici, possiamo ancora ritenere che ci sia una certa meccanicità, una casualità indipendente da ogni intelligenza. Nella cellula questo appare del tutto insostenibile: la cellula ha un'estrema complessità, ogni singolo passaggio biochimico che avviene al suo interno ha una precisa ragione di essere, e le differenti vie metaboliche possono essere rappresentate come una serie di cicli informatici e feedback in logica successione tra loro. Quindi ogni singola attività biochimica cellulare deve essere intesa come espressione di unintelligenza, sebbene sia ancora relativamente semplice e dotata di pochi gradi di libertà.
Le prime cellule non possedevano una loro memoria strutturata, ossia una completa banca di informazioni relative alle innumerevoli logiche di ordinamento strutturale interno e di trasformazione biochimica. Questa memoria o codice genetico fu una conquista di estrema importanza: a livello umano, corrisponde alla nascita della scrittura come insieme di codici stabili, che permettono il trasferimento, di generazione in generazione, di informazioni relative allesperienza, alle migliori logiche di sopravvivenza e alla conoscenza. Le prime cellule probabilmente crearono molecole complesse a spirale singola come lRNA che poi portarono al DNA a doppia elica, struttura perfetta per una migliore replicazione e comunicazione delle informazioni in esso contenute. Dopo un periodo iniziale procariotico, in cui le cellule non possedevano ancora un nucleo centrale, si passò al periodo eucariotico, con cellule dotate di nucleo protetto (come il cervello dalle ossa craniche) contenente DNA. Con le cellule eucariote si raggiunsero livelli di estrema complessità organizzativa, con un progressivo incremento dei tempi evolutivi.
Qualche considerazione sul DNA
Il DNA è una banca dati che codifica ogni informazione-esperienza in codici biochimici; in esso devono trovare posto quattro principali ordini di informazione parzialmente sovrapposti:
le logiche autopoietiche della propria crescita-riparazione (ossia le informazioni del progetto di costruzione della propria struttura e del suo mantenimento);
le logiche individuali della propria sopravvivenza alimentare-metabolica (ossia le informazioni su come scegliere, inglobare e modificare la materia esterna circostante per trasformarla in materia del proprio corpo);
le logiche della replicazione-riproduzione (ossia il trasferimento delle proprie informazioni alle generazioni future);
la memoria di sé e delle proprie esperienze passate.
Nella logica dellevoluzione della coscienza-conoscenza ovviamente il punto di arrivo è la creazione di un DNA stabile e onnicomprensivo che contenga dati per ogni particolare situazione ed evenienza, ambientale, metabolica o comportamentale, proprio come, su un piano infinitamente più semplice, un qualsiasi buon programma software. Nelle fasi iniziali di creazione di una nuova specie, il nuovo DNA deve quindi essere molto flessibile, un po' come le "beta", cioè le prime releases di un programma, in cui appaiono ancora errori, mancanze o incompatibilità. In questo periodo, che potrebbe durare anche migliaia di anni, gli apporti di informazioni.esperienze da parte dei singoli individui sono di fondamentale importanza. Nel tempo si arriva a DNA sempre più stabili e completi che non necessitano di ulteriori apporti di informazioni dallesperienza individuale. Il DNA della maggior parte dei batteri potrebbe essere stabile da milioni di anni, ma tuttavia nessuno oggi è in grado di dimostrare o negare sperimentalmente che, anche nel caso di un DNA estremamente stabile, non ci sia una pur minima parte di informazione-esperienza aggiunta da ogni singolo individuo al pool di informazioni genetiche, trasferito alle successive generazioni.
Di fatto levoluzione è un processo continuo di accumulo di conoscenza derivata dallesperienza collettiva del vivente.
Non dobbiamo tuttavia dimenticarci che il DNA, identificato da molti scienziati con la vita stessa, di per sé non esiste, non essendo una molecola che si autoreplica. Il DNA non è unentità autonoma ma solo una parte, anche se complessa, della cellula. E la cellula, come Cyber, nella sua inscindibile totalità a creare il DNA, e non viceversa; la cellula, come entità autonoma, si autoreplica utilizzando il DNA come banca dati, in cui ha condensato lintera esperienza della sua esistenza e quella di tutte le generazioni che lhanno preceduta. Identificare la vita cellulare con il DNA è come identificare la vita umana con il cervello.
Nellevoluzione cellulare possiamo ritrovare una serie di livelli paralleli o analoghi a quelli atomici. Da un lato osserviamo una linea di evoluzione individuale, che ha portato alla creazione di cellule enormi, come i protozoi: possono raggiungere i 2-3 µm di diametro e anche oltre, tanto che alcuni di essi sono visibili ad occhio nudo. Contemporaneamente, si osserva una co-evoluzione, ossia un processo per cui le cellule iniziarono ad aggregarsi dapprima in semplici insiemi senza differenziazione, come le colonie omeomorfe, ad esempio le colonie batteriche; poi lentamente si differenziarono, specializzandosi nelle loro funzioni, dando origine a colonie eteromorfe come i volvox, i coralli o le spugne, primitivi Buddhafield cellulari, in cui si osserva una semplice diversificazione di gruppi di cellule in apparati funzionali.
Mentre la linea di evoluzione individuale aumenta la complessità di struttura e comunicazione interna, la co-evoluzione porta ad un aumento di comunicazione nel linguaggio tra cellule, che raggiunge livelli di grande complessità creando il terreno informatico per il successivo "salto quantico", quando miliardi di Cyber Cellule si unirono in macro-unità ancora più complesse. Col tempo questi Buddhafield si stabilizzarono portando ai primi organismi multicellulari, larchetipo ancestrale dei primi animali multicellulari.
Terzo livello evolutivo: regno animale, il periodo multicellulare.
Il momento cruciale di questo salto quantico evolutivo è il passaggio dalla coscienza collettiva tipica dei Buddhafield cellulari (come i volvox o le spugne), alla coscienza individuale del primo animale. Possiamo immaginarlo come una sorta di vermino o mollusco acquatico con una sua evidente unità di coscienza, un suo sistema nervoso centralizzato di grande intelligenza e una completa attività metabolica.
Dopo solo settantacinque milioni di anni dalla sua creazione questo vermino si è riprodotto ed evoluto fino a trasformarsi in essere umano. Una velocità portentosa se consideriamo il drammatico incremento di complessità ad esso connesso.
Negli animali laspetto intelligenza diventa estremamente evidente, così come la sua codifica e trasmissione genetica. La sessualità si manifesta come meccanismo di efficace (e piacevole) trasmissione e unificazione di codici informatici. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dalla teoria neodarwiniana basata sul caso, in relazione alla maggiore complessità, la velocità con cui nascono e si modificano nuove specie aumenta in modo esponenziale.
Quelle che noi chiamiamo specie, famiglie e generi altro non sono che le classificazioni delle biforcazioni creative, ossia l'elenco delle differenti strategie biochimiche hardware-software che si sono dimostrate più utili e competitive.
Possiamo riscrivere il vecchio motto darwiniano della "selezione naturale" come "sopravvivenza del più adatto", che di fatto è una tautologia, sostituendola con: "la naturale selezione come sopravvivenza del più intelligente", legge ovvia che testimoniamo in continuazione anche nel vivere quotidiano. In questo modo il concetto di selezione naturale viene strettamente collegato alla coscienza individuale intelligente, il vero soggetto evolutivo.
Nel mondo animale possiamo osservare in concreto lapplicazione dellipotesi coscienza, come sincronica evoluzione della forma.struttura fisica e della sua componente implicata di informazione-conoscenza. Il regno animale è caratterizzato da un'evidente espansione della mente e del cervello e quindi necessariamente include luomo attuale, che allo stato attuale di comportamento e responsabilità sociale può essere considerato un "Homo (homini) lupus".
Nella storia evolutiva dei multicellulari abbiamo citato alcuni esempi di Buddhafield, (api, formiche), ma lessere umano è lunico animale di sufficiente complessità e coscienza da potersi sentire parte dellunica grande coscienza di Gaia, creando un Buddhafield di portata planetaria. Entriamo così nel successivo periodo evolutivo, caratterizzato dallautocoscienza.
Quarto livello evolutivo: regno umano, il periodo autocosciente
Per quelli che cercano, ci sono prove inesauribili di unintelligenza che pervade tutto. La razza umana, mi dice la mia intuizione, non è fuori del processo cosmico e non è un caso. Byrd
Il quarto regno di natura è lumanità. Senza lunica caratteristica che separa lumano dallanimale, ovvero lautocoscienza, siamo semplicemente le bestie più astute e distruttive del pianeta. Lessere umano che diventa cosciente di Sé realizza la natura sacra della propria vita e successivamente di tutta lesistenza.
Lessere umano è il punto di mezzo dellevoluzione: la sua intelligenza è in grado di conoscere linfinitamente piccolo della dimensione subatomica e linfinitamente grande della dimensione cosmica. Tuttavia, questo sviluppo conoscitivo di tipo intellettuale, orizzontale, ossia quantitativo, non costituisce un passaggio dal terzo al quarto livello evolutivo. Il quarto livello è caratterizzato dalla potenzialità, soltanto umana, di conoscenza della propria dimensione interiore, di autocoscienza, di consapevolezza che permette di penetrare nella dimensione sacra dellesistenza.
Nellessere umano è inscritta tutta la memoria delle esperienze psichiche e delle conoscenze delle razze animali che lhanno preceduto sulla Terra fin dalla prima cellula vivente. La vita e la coscienza della prima cellula, contrariamente al suo corpo, non sono mai morte. Di fatto nellessere umano lontogenesi (ossia la sua evoluzione dalla fecondazione delluovo, alla nascita, crescita e fioritura) riproduce in modo analogico i salti evolutivi della filogenesi, ossia dellevoluzione di tutta la vita sul pianeta dalla prima cellula fino alluomo. Lessere umano nasce come unicellulare: una cellula uovo fecondata. Nella sua memoria genetica sono conservate, compresse, tutte le esperienze utili alla sopravvivenza dalla prima cellula fino ai nostri giorni, così come nella prima cellula che visse sul nostro pianeta tre miliardi e mezzo di anni fa esisteva la potenzialità di tutta lintelligenza e levoluzione fino ai nostri giorni. Nel DNA dellovulo fecondato la potenzialità racchiusa ricrea la stessa esuberante spinta evolutiva alla crescita.
Nellessere umano la corteccia e gli emisferi cerebrali si espandono in misura considerevole, permettendogli di penetrare nelle dimensioni psichiche superiori dei sentimenti, del pensiero astratto, dellimmaginazione creativa fino alla consapevolezza della sua stessa identità: lautocoscienza, da cui prende origine lesperienza del sacro. Teoricamente, per quanto riguarda la reale potenzialità di autocoscienza della natura umana, la nostra civiltà è ancora ai primordi. La cultura umana autentica, in cui gli esseri umani si sono manifestati nelle loro piene potenzialità psichiche e conoscitive, si è manifestata solo in rari momenti, quasi irrilevanti nellattuale visione storica.
Una reale cultura umana fondata sullautocoscienza rappresenta un concetto ancora utopistico, che ci riporta alla memoria il mito universale dellEtà dellOro e del Paradiso Terrestre. Nella tradizione induista viene chiamato Satya Yuga, lera della verità, ciclo epocale della lunghezza di 8 mila e ottocento anni: è il periodo in cui gli esseri umani sono coscienti di essere parte del divino come ogni altra vita dellesistenza, il periodo in cui tutto è sacro. Finora, nella nostra storia, non vi sono che piccoli esempi di Buddhafield: periodi di splendore, pace e cultura spirituale. Ve ne furono certamente intorno ai grandi maestri, o ai grandi regni illuminati, Atene ne è solo un pallido esempio, il Rinascimento certamente ne è un esempio più evoluto ma che necessita di una logica più ampia e con una partecipazione infinitamente maggiore.
Nelle tradizioni spirituali antiche e moderne sono sempre stati codificati numerosi livelli evolutivi spirituali che corrispondono al concetto di paradiso, proprio come i cieli di Dante. Queste dimensioni superiori esistono su un piano non fisico e quindi posseggono una forte valenza spirituale, perciò saranno trattate nei capitoli successivi.
Evoluzione della comunicazione: sintropia è sinergia
Come abbiamo già detto, nella logica della formazione dei Buddhafield, lelemento della comunicazione è essenziale. La creazione di un Buddhafield è intimamente legata alla possibilità che i Cyber hanno di comunicare, conoscersi, capirsi, unificare i loro singoli destini (come progetti evolutivi) e sincronizzare le loro coscienze fino a far vibrare allunisono le loro energie e i loro campi elettromagnetici. Sintropia è sinergia.
Questo identico processo avviene, con termini leggermente differenti, ad ogni livello di evoluzione: negli atomi, nelle cellule come nei multicellulari. Lape regina depone uova con la stessa memoria psichica: questa matrice informatica unitaria sincronizzerà lintera comunità delle api, le darà coerenza nellintricata complessità dei ruoli e delle attività.
La realizzazione di un linguaggio multiplo universale e di ununica conoscenza che sincronizza le singole unità è un fenomeno di estremo interesse e dovrà essere studiato nei minimi particolari.
Le quattro densità cibernetiche di comunicazione
Quando si parla di evoluzione, si parla immediatamente di livelli di organizzazione. Henri Laborit, nel suo libro Dieu ne joue pas aux dés, parla in maniera estesa di come questi differenti livelli posseggano un loro codice di comunicazione:
E' a causa dellinformazione-circolante tra i vari livelli che linsieme organico può funzionare armoniosamente e può, soprattutto, mantenere la propria struttura. Sono parecchi decenni - continua Laborit - che noi attiriamo lattenzione sul fatto che la struttura degli organismi viventi si realizza tramite livelli di organizzazione... Si può dire che è il numero dei livelli di organizzazione che ne esprime la complessità.
Per comprendere questi livelli di organizzazione, occorre tuttavia una nuova logica strettamente legata al processo evolutivo che consideri, innanzitutto, le unità di coscienza come livelli e i loro salti verso unità superiori come sottolivelli.
Ricapitolando quanto prima esposto, se consideriamo laspetto di comunicazione, possiamo rivedere i quattro periodi in termini di densità informatica di linguaggio, intesa come quantità e livello di complessità di informazioni trasmesse e ricevute dalle singole unità Cyber.
Prima Densità: la comunicazione fisico-chimica
La Terra nel suo primo periodo può essere considerata un pianeta in cui esisteva solo una "comunicazione atomica o chimica", fatta di scambi di onde elettromagnetiche, fotoni virtuali ed elettroni. Questo processo di comunicazione e sincronizzazione delle informazioni viene reso possibile, sul piano quantistico, dalla coerenza attraverso la quale i differenti campi elettromagnetici degli atomi e delle molecole creano campi collettivi e unificati su certe bande (fasi) di frequenza. La comunicazione-relazione tra atomi si manifesta con la creazione di campi elettromagnetici coerenti, pulsanti, legami chimici (ionici, covalenti, idrogeno) che generano repulsioni, aggregazioni e disgregazioni molecolari. Tutta questa comunicazione può essere chiamata di "prima densità".
Seconda Densità: la comunicazione biologica-cellulare
Nel secondo periodo, oltre a questa comunicazione elementare, si crea una secondo livello di "comunicazioni cellulari o biologiche" fatte di messaggi bio-chimici estremamente più complessi, come quelli metabolici, enzimatici, ormonali e genetici, che possiamo chiamare di "seconda densità".
Terza Densità: la comunicazione animale-mentale
Nel terzo periodo si apre la "comunicazione multicellulare o animale" o "comunicazione psico-sensoriale" in cui la componente mentale è sempre presente in forma di "io", ed i messaggi sono di natura ferormonale (gli ormoni sessuali di richiamo), vocale, visiva e comportamentale, relativa allesperienza. Mediamente, sui livelli più bassi, legati alle attività del cervello rettile o mentale-istintivo, vengono comunicati messaggi relativi agli istinti e alle emozioni di aggressività, sesso, paura, rifiuto. Sui livelli medi, legati alle attività del cervello mammifero o mentale-affettivo, vengono trasmesse le pulsioni e le emozioni di affetto, amore, gioco, protezione, senso di famiglia e di gruppo e i relativi pensieri di bisogno, aiuto, cooperazione, come si vede nei branchi di lupi o nelle comunità umane più semplici e pacifiche. Sui livelli più elevati, legati alle attività della neocorteccia o mentale-intellettuale, si trasmettono pensieri e informazioni mentali come insegnamenti e conoscenze di tutti i tipi. Molti animali, specialmente mammiferi, giungono fino a questo limite evolutivo in quanto insegnano e trasmettono informazioni dettagliate ai loro piccoli e tra di loro.
Lessere umano amplifica al massimo il livello più evoluto e utilizza pienamente le capacità del suo cervello superiore per trasmettere messaggi di comprensione degli aspetti più elevati della realtà esteriore, come l'amore, la giustizia, la bellezza, la verità, la saggezza e la libertà. La Carta dei Diritti, molte costituzioni nazionali, moltissime associazioni umanitarie come lUNICEF, lUNESCO, lOMS, la Croce Rossa Internazionale, il WWF, Amnesty International corrispondono al livello superiore della terza densità.
Quarta Densità: la comunicazione umana-autocosciente
La quarta densità corrisponde alla "comunicazione in stato di consapevolezza di Sé" e avviene tra unità Cyber autocoscienti: con essa si varca la soglia della spiritualità. La quarta densità corrisponde allintensità globale dei momenti più significativi della vita comune, infatti è tipica dello stato di meditazione, dove si placa il ritmo incessante della mente orientata alla realtà esterna e si riapre la percezione sacra e interiore del proprio essere. La quarta densità, dal punto di vista psiconeurofisiologico, corrisponde a stati ad altissima coerenza cerebrale, ossia ad uno stato di elevata integrazione tra le differenti aree del cervello, che avviene quando tra di esse si instaura una comunicazione più elevata e armonica. In questa densità di autocoscienza esistono naturalmente sette livelli di esperienza e di comunicazione: c'è l'autocoscienza del corpo, delle energie vitali, delle emozioni, dei pensieri, della propria coscienza, del pianeta e del Tutto in cui esistiamo.
La quarta densità si può riconoscere nella sensazione di amore impersonale o nel senso di fratellanza universale e sarebbe uno stato del tutto naturale per lessere umano, se la nostra cultura non ne avesse negato e inibito per millenni la corretta espressione. I valori di amore, giustizia, bellezza, verità, saggezza e libertà, già presenti nella terza densità, acquistano nella quarta una nuova profondità, un significato spirituale e universale: le comprensioni e i sentimenti sorgono come intuizioni pure dallesperienza interiore e ne rappresentano lespressione.
La quarta densità apre la coscienza a dimensioni ancora più elevate, in cui si ritrovano le peak experiences di Maslow, le esperienze delle vette di Assagioli, i rapimenti mistici, lestasi e, infine, lilluminazione, lo Yoga, la realizzazione suprema nel divino.
I campi di percezione e di conoscenza
Ogni individuo, come unità di coscienza, possiede, esternamente al suo corpo, dei sistemi di percezione della realtà esteriore che formano un campo di conoscenza, ossia una certa area di spazio-tempo le cui informazioni possono essere conosciute attraverso differenti sistemi sensoriali. La varietà e la complessità dei sistemi sensoriali di percezione dipendono naturalmente dal grado di evoluzione del Cyber, con grandi variazioni tra specie e tra individui. Data la difficoltà dell'argomento lo spiegheremo brevemente con alcuni esempi.
L'unità atomica, secondo la chimica, è normalmente in grado di percepire la presenza di altri atomi o molecole ad una distanza relativamente vicina. In condizioni di campo unitario, ossia all'interno dei sistemi viventi, questa sua capacità percettiva può espandersi enormemente, fino ad abbracciare le dimensioni di una proteina complessa e, teoricamente, fino all'intera cellula il cui diametro è dell'ordine medio di alcuni micron.
Nelle cellule, il fenomeno della chemiotassi, ossia l'avvicinarsi o l'allontanarsi da una sostanza chimica utile o dannosa al loro organismo, evidenzia una capacità di percepire la presenza di sostanze chimiche. L'Escherichia Coli, ad esempio, avverte la presenza di sostanze proteiche utili o dannose come l'alcool ed è in grado di avvicinarsi ad esse o di evitarle.
Nei multicellulari il campo di conoscenza esterno si espande in modo progressivo all'adattamento degli individui nelle varie nicchie evolutive. Ognuno dei vari sensi, e sono certamente molti di più di cinque, possiede un suo specifico campo percettivo; ad esempio, i sistemi ferormonali di alcune farfalle permettono loro di riconoscere un partner anche ad un chilometro di distanza. Pensiamo poi ai sofisticati sistemi di riconoscimento "sonar" nei delfini, ai segnali ad ultrasuoni nei pipistrelli, al raffinato odorato dei segugi o alla capacità di molti uccelli di percepire il campo elettromagnetico terrestre per orientarsi: tutti esempi di campi di percezione estremamente differenziati, con cui ogni individuo conosce il mondo circostante.
Nell'essere umano i principali campi di percezione, ovvero vista, udito, olfatto e tatto, sono così raffinati e analitici che hanno permesso di conoscere la realtà esterna in modo estremamente preciso, creando le arti e le scienze. Negli ultimi secoli, dallo sviluppo del cannocchiale ai microscopi atomici ai mezzi di telecomunicazione, il campo di percezione umano si è incredibilmente esteso permettendoci di conoscere l'esistenza dal microcosmo al macrocosmo. Tutto questo può sembrare grandioso, ma rappresenta la massima estensione dei campi di percezione di terza densità; con l'evoluzione umana in quarta densità, anche le "normali" percezioni si modificano ed estendono la conoscenza della realtà a reami più sottili e spirituali. Dai sensi conosciuti si sviluppa la chiaroveggenza, la chiaroudienza, la visione delle aure e degli esseri spirituali, la sensibilità tattile alle energie, il senso estetico mistico. Questi sensi più sottili permettono di espandere ulteriormente il campo di conoscenza alle sue dimensioni più implicate.
Nascita dellanima: la coscienza cibernetica
Terminiamo questo capitolo con una serie di congetture, già peraltro avanzate da Candace Pert, sulla nascita cibernetica dellanima e sulla sua conservazione dopo la morte fisica.
Abbiamo finora descritto il processo di evoluzione terrestre in termini di processi di informazioni, di aumento di complessità e di espansione della coscienza. Proviamo ora ad osservare lo stesso processo in termini di creazione dell"anima", ovvero la coscienza cibernetica individuale che, in un certo qual modo, "anima" il corpo e sopravvive al corpo stesso.
Ciò che pensiamo sia stabile e sicuro in realtà, alla luce dei fatti potrebbe non esserlo proprio, e ciò che pensiamo sia più immateriale e sfuggente potrebbe rivelarsi lunico punto fermo. Stiamo parlando del corpo e della coscienza. Nel best-seller americano Quantum Healing il Dott. Deepak Chopra presenta una serie di dati scientifici che evidenziano come il 98% degli atomi del nostro corpo non siano gli stessi di un anno prima. Attraverso lalimentazione e il ricambio metabolico noi cambiamo tutti gli atomi del nostro corpo in tempi brevissimi: lo scheletro che sembra così solido rinnova i suoi atomi ogni tre mesi (il calcio invece richiede uno o più anni), il fegato ogni sei settimane, la pelle ogni mese; ogni quattro giorni ci ritroviamo un nuovo tessuto di rivestimento dello stomaco, mentre le cellule epiteliali si rinnovano ogni cinque minuti. Eraclito, il famoso mistico greco, ricordava che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, e il corpo fisico è estremamente simile al flusso dacqua di un fiume, in continuo cambiamento. Ciò che non cambia è la nostra coscienza, eppure anche nel cervello, le cui cellule nervose (i neuroni) quando muoiono non vengono rimpiazzate, i vecchi atomi vengono costantemente cambiati con degli atomi nuovi. Tutto ciò significa che la nostra unità di coscienza centrale, la nostra identità, rimane stabile ed "usa" gli atomi degli alimenti per costruirsi una struttura materiale adatta.
Il concetto di Buddhafield, applicato ad una cellula o ad un animale multicellulare, ci pone di fronte allevidenza che linsieme è più importante delle parti. La cellula è una struttura funzionale dinamica composta da miliardi di atomi che vengono continuamente sostituiti da un incessante ricambio metabolico.
Proviamo a capire il processo di "creazione dellanima". Nella teoria di Sheldrake dei campi morfogenetici (che creano la forma), citata nel secondo capitolo, si ipotizza che ogni struttura fisica, ossia costituita di atomi, in quanto "forma", possiede un "campo morfogenetico" che la crea e la sostiene.
Lipotesi coscienza sostiene che ogni unità vivente possiede una sua dimensione fisica-energetica di forma e una parallela dimensione immateriale di coscienza. Anche una cellula possiede quindi una sua unità di coscienza.
Ma cosa succede quando miliardi di cellule diventano un multicellulare? Quando miliardi di unità di coscienza cellulari si fondono in una super-coscienza cellulare, si viene a creare una rete, un "campo di informazioni unitario" molto più denso e importante della semplice somma di parti che la compongono, una nuova unità di coscienza, caratterizzata da estrema coerenza e sincronizzazione, ossia una nuova entità superiore e relativamente autonoma.
La sopravvivenza della coscienza individuale
Ogni animale, uomo compreso, è quindi inizialmente formato da un campo collettivo di informazioni e di coscienza generato dalle sue cellule. Questo campo collettivo all'inizio è debole, poi diventa stabile e col tempo ottiene totale autonomia: ecco l"anima", il Cyber. Se questo campo di coscienza resta stabile in mezzo al vorticoso trasformarsi e modificarsi degli atomi che ne compongono la struttura fisica, al momento della morte, questa unità sopravviverà anche senza atomi e senza corpo, come unità di coscienza nella dimensione informatica e quindi immateriale dellesistenza. La permanenza, limmortalità della coscienza viene così spiegata anche da un punto di vista logico. Benché non si possa sapere cosa accada di preciso, certamente si spiegano le innumerevoli esperienze di premorte o NDE (Near Death Experiences), le esperienze di uscita dal corpo o OBE (Out of the Body Experiences), il ricordo delle vite passate, di cui Jan Stevenson e altri ricercatori dellUniversità della Virginia hanno riscontrato almeno 2500 casi in bambini e adulti. In tutto il mondo, qualificati psicologi e psichiatri hanno riportato casi di persone che, in stato di regressione ipnotica o cosciente, ricordano esperienze di vite passate e risolvono difficili problemi psicofisici tramite il recupero di antiche memorie traumatiche. I mistici hanno sempre riportato le loro esperienze di viaggi nellaltra dimensione che evidenziano in modo consistente questa persistenza della coscienza individuale e di una parte essenziale delle memorie, anche separate dal corpo.
Il desiderio di riavere un corpo e ricominciare una nuova esperienza sono le spinte universali e innate che muovono lintera ruota dellevoluzione della coscienza. Si muore, si rinasce, ci si evolve comprendendo il senso dellUniverso in cui viviamo fino a realizzare che la coscienza che ci anima è la stessa coscienza del Tutto.
EVOLUZIONE NEUROFISIOLOGICA DEL CERVELLO E DELLA COSCIENZA
Nello studio del cervello provo un senso di meraviglia e di rispetto nei confronti di Dio.
Vedo nel cervello tutta la bellezza e lordine delluniverso. Candace Pert
Evoluzione psicosomatica del cervello e della coscienza umana
Archeologia psichica: breve storia dell'evoluzione del cervello
In questo capitolo, sulla base di quanto già esposto nei capitoli precedenti riguardo ai differenti livelli o densità evolutive di Cyber, tratteremo l'essere umano partendo dal suo sistema nervoso e dal cervello in particolare. Tracceremo una breve storia psicosomatica della sua evoluzione ed esporremo alcune tra le informazioni più significative della neurofisiologia degli ultimi vent'anni.
Capire il cervello è capire lessere umano. Il cervello è stato definito dal premio Nobel Edelman il chilo e mezzo di materia più complesso delluniverso conosciuto; nella sua complessità sono custoditi i segreti della sua origine, i misteri della natura della psiche e le sue potenzialità di ulteriore evoluzione.
Nella visione olistica, il cervello è lorgano attraverso cui lintero essere vivente pensa ed è cosciente di se stesso, ossia elabora informazioni, le comprende e le utilizza in senso unitario. La logica del cervello è la logica dellintero essere. Il risveglio della coscienza in un essere vivente è tanto più completo, quanto più ampia è la scelta concessagli; è evidente che lo sviluppo della coscienza sembrerà dipendente da quello dei suoi centri nervosi, scrive il Nobel Henri Bergson. La coscienza tuttavia non deriva dal cervello, ma l'uno e l'altra si corrispondono, perché egualmente misurano, l'uno con la complessità della sua struttura, l'altra con l'intensità del suo risveglio, la quantità di scelta di cui un dato vivente dispone. Nell'uomo la coscienza spezza la catena, solo nell'uomo essa si libera.
Mente e cervello si sono sviluppati come un unico sistema integrato all'interno dell'unità vivente e cosciente (Cyber). In ogni evoluzione del sistema nervoso verso una maggiore complessità ritroviamo un parallelo sviluppo nella dimensione della coscienza, per questo ogni mutazione, ogni salto evolutivo è globale, ossia psicosomatico. Nella struttura del sistema nervoso e del cervello si possono quindi ritrovare tutte le grandi tappe dellevoluzione mentale degli esseri viventi, le loro caratteristiche neuropsichiche e le strategie da essi usate per vivere ed evolvere. Alcune di queste esperienze ci vengono tramandate in forma completa attraverso il materiale genetico ereditato, altre solo come potenzialità.
Lindagine del cervello - come organo informatico dell'unità Cyber - rappresenta quindi una sorta di archeologia psichica: strato dopo strato le strutture nervose ci riportano indietro nel tempo, alla loro origine funzionale. La funzione primaria delle nostre cellule e dei nostri neuroni, le unità di base del sistema nervoso specializzate nel trasporto e nell'elaborazione delle informazioni, era già presente nei più primitivi Cyber di seconda densità (unicellulari) come il paramecio, in cui vi sono strutture nervose estese su tutto il corpo, analoghe, anche se in modo estremamente semplificato, ai neuroni che si estendono nel corpo umano (fig.**). Lo schema organizzativo essenziale dellintero sistema nervoso umano, composto di nervi, colonna vertebrale e cervello, era già presente nel sistema nervoso delle planarie che sono tra i più primitivi Cyber di terza densità (multicellulari). È evidente, dalla fig.**, come lo schema di trasmissione, elaborazione ed utilizzo delle informazioni dellintero organismo, che costituisce laspetto materiale della psiche, era già perfettamente attivo ed operante nelle primissime fasi della vita sul pianeta. Il Cyber, sia esso di seconda densità (unicellulare) o di terza densità (multicellulare), opera con le medesime logiche di fondo, utilizzando la sua parte individuale di coscienza universale e di energia intelligente.
La differenza nei livelli evolutivi, come ha evidenziato il premio Nobel Manfred Eigen, non è nel numero o nella forma dei componenti chimici, che infatti sono assolutamente simili, ma nella quantità e qualità delle informazioni gestite. Ed è proprio la qualità negaentropica e di conservazione dellinformazione, ossia la sua intrinseca tendenza allordine (sintropia) e alla memoria della conoscenza, che porta a quel progressivo aumento della sua complessità globale che noi chiamiamo evoluzione. Le molecole della vita apparse tre miliardi e mezzo di anni fa sul nostro pianeta sono le stesse di oggi. Gli stessi 20 aminoacidi, in differenti combinazioni, hanno costruito i corpi di tutti gli esseri viventi, della prima cellula come di Gesù Cristo: quello che cambia è la complessità del contenuto e i livelli di informazione.
Fantastici insetti - Il sistema nervoso degli insetti
Continuando la nostra esplorazione di archeologia neuropsichica osserviamo il sistema nervoso degli insetti, Cyber di terza densità di media evoluzione. Api e formiche hanno già organi sensoriali complessi quali la vista, il tatto, il gusto e ludito, possono ricordare varie forme e colori e riconoscere forme geometriche. Gli insetti posseggono la triplice divisione del corpo in testa, torace e addome, che ritroviamo anche nellessere umano, con specifici gangli nervosi relativi a queste aree somatiche (fig.*).
Nonostante il ridottissimo numero di neuroni di cui è composto il loro sistema nervoso, le api e le formiche possono svolgere tutte le stesse funzioni fisiologiche primarie delluomo (digestione, riproduzione, respirazione, scelta e ricerca dei cibi, coordinazione dei movimenti corporei ecc.) e molte delle funzioni cosiddette superiori, che implicano una notevole intelligenza ed elaborazione mentale delle informazioni, come comunicare dati ed esperienze, orientarsi nello spazio calcolando langolo del sole rispetto al nido, cooperare alla costruzione e alla gestione di strutture architettoniche e sociali estremamente complesse. Le api e le formiche appaiono sulla Terra circa 80 milioni di anni fa e, nellalbero evolutivo della vita, rappresentano la fioritura di un ramo ben più antico di quello dei primati. La coscienza.intelligenza di questi esseri viventi estremamente semplici è riuscita in qualche modo ad anticipare la civiltà umana comparsa solo 80 mila anni fa, per ingegno, cooperazione, armonia sociale, bellezza delle costruzioni ed organizzazione del lavoro.
Il cervello degli animali e la sua triplice evoluzione
Ma la vita su questo pianeta non si fermò alle formiche e continuò ad evolversi secondo una sua divina logica naturale per noi ancora assai misteriosa.
Apparvero così i vertebrati, Cyber evoluti di terza densità che, dopo gli insetti, rappresentano la classe di animali di maggior successo adattativo ed evolutivo. Questa grandissima famiglia di animali comprende i pesci, gli anfibi, i rettili, gli uccelli e i mammiferi. In questa classe di esseri viventi il sistema nervoso si evolve in modo eccezionale sia come velocità che come potenzialità di elaborazione delle informazioni. I vertebrati, che formano il gruppo di animali più evoluti sul pianeta, sono i primi a sviluppare un cervello di grande complessità e capacità da cui originerà il cervello umano.
Levoluzione dei vertebrati - dai pesci, ai rettili, ai mammiferi - vede un sincronico sviluppo delle dimensioni e della complessità del cervello e della coscienza. Nei pesci e nei rettili abbiamo un cervello capace di regolare le complesse funzioni fisiologiche e comportamentali, dalla digestione alla difesa del territorio, in modo estremamente efficiente. Con i mammiferi si sviluppa una parte superiore del cervello rettile: il sistema limbico. Questo sistema molto più evoluto è capace di una regolazione più raffinata dei parametri fisiologici, come la temperatura corporea, e permette ai mammiferi di comunicare tra loro a livello individuale e di gruppo, ma soprattutto di espandere la loro dimensione psichica dai livelli istintivi dei rettili ai livelli affettivi ed emozionali. La dimensione psichica dei mammiferi così arricchita permette loro i comportamenti materni, il senso del gioco e della simulazione, le relazioni familiari e sociali, quasi completamente assenti nei rettili.
Vuoto ed evoluzione della coscienza
Nel cervello dei mammiferi si espandono le "aree associative" o "aree mute": zone informaticamente vuote che permettono allindividuo di memorizzare le informazioni apprese dai genitori e dallambiente per elaborare una risposta adattativa più veloce e specifica. Poi nei mammiferi più evoluti, come i primati e i delfini, queste aree mute si sviluppano in modo considerevole parallelamente alla corteccia cerebrale. In questa zona cerebrale superiore sono situati i centri più veloci di elaborazione dei dati sensoriali. Nella fig** vediamo, in bianco, le aree associative che aumentano progressivamente di ampiezza con l'evoluzione dei mammiferi. In alto il cervello di un roditore, poi quello di una scimmia primitiva, di un scimpanzé, e in basso il cervello umano.
E' il vuoto potenziale che marca la differenza tra la limitata libertà di un rettile, i cui comportamenti sono quasi totalmente determinati dal codice genetico, ed il "libero pensiero" umano.
Gli esseri tricerebrati di Gurdjieff e il cervello triuno di MacLean
George Gurdjieff, un maestro spirituale originario del Caucaso, vissuto nella prima metà del secolo, in un suo libro, Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote, descriveva gli uomini con il termine "esseri tricerebrati". Ognuno di questi tre cervelli governa, secondo Gurdjieff, una parte dellessere umano secondo una precisa gerarchia. George Gurdjieff usava paragonare luomo ad una casa di tre piani che rappresentano laddome, il torace e la testa. Il cervello inferiore, che si ciba di materia solida, liquida e gassosa, governa il corpo e la sua fisiologia ed è connesso con larea delladdome. Il cervello medio si ciba di sensazioni ed emozioni ed è connesso con il torace, mentre il cervello superiore si alimenta direttamente di impressioni e informazioni, è connesso con la testa e governa la mente. Le recenti tesi neuropsicologiche sulla triplice ripartizione del cervello in rettile, mammifero e umano, si adattano perfettamente a questa visione.
Paul MacLean, neuroscienziato statunitense direttore del Laboratory of Brain Evolution and Behaviour di Bethesda, negli anni Sessanta ha scoperto che il cervello umano è in realtà costituito dalla sovrapposizione di tre distinti cervelli, confermando così le intuizioni di Gurdjieff. Questi tre cervelli, come abbiamo anticipato, sono leredità che luomo ha ricevuto dai rettili, dai mammiferi e dai primati. Come possiamo vedere dallo schema dello stesso MacLean (fig.*), i tre cervelli si sviluppano uno "sopra e dentro" laltro e sono strettamente interconnessi. Il "cervello triuno" è costituito dalla sovrapposizione dellantico cervello rettile, del cervello limbico tipico dei mammiferi e del più recente neopallio, ossia della corteccia cerebrale umana. Dopo alcune decine di anni di ricerche, egli ha concluso che esiste una connessione di tre bio-computers, ognuno con il proprio speciale tipo di intelligenza, senso del tempo, memoria, attività motoria e altre funzioni.
I tre cervelli sono radicalmente differenti nella struttura e nella biochimica e in un senso evolutivo separati da innumerevoli generazioni. Ogni uomo quindi guarda a se stesso e al mondo attraverso tre mentalità assai differenti tra loro. A complicare ulteriormente le cose, continua MacLean, due delle tre mentalità difettano della capacità di parlare. Il silenzio dei due cervelli più antichi non deve essere interpretato come una mancanza di intelligenza o di coscienza, infatti essi possono essere completamente attivi ma si esprimono attraverso le emozioni e il linguaggio del corpo. MacLean ritiene che, se luomo vuole sopravvivere in armonia con queste differenti identità, diventano necessarie nuove ricerche, differenti approcci e una comprensione più percettiva dellintelligenza umana.
Il cervello o istinto rettile si manifesta in strutture di comportamento basate sullimitazione ed è scarsamente incline ad adeguarsi alle situazioni. MacLean pensa che listintivo cervello rettile, operando su memorie di comportamenti già appresi o imitati, potrebbe essere responsabile di vari comportamenti finora considerati opera del cervello emozionale.limbico. Le emozioni devono essere distinte dagli istinti.
Le tre menti i processi mentali dei tre cervelli
Egli chiama il processo del cervello rettile protomentale, ossia che segue dei prototipi o schemi precostituiti; del cervello limbico emotomentale, che segue le emozioni; della neocorteccia raziomentale, ossia che segue la ragione. Secondo MacLean, il cervello rettile provvede alle funzioni e attività vitali di base, il cervello limbico influenza lattività di queste azioni tramite le emozioni e laffettività, e il cervello corticale ha la capacità di modificare e adattare queste azioni ed emozioni in un numero enorme di variabili.
Linterpretazione neurologica di questi tre cervelli non è ancora completa. Il cervello limbico.mammifero ha moltissime connessioni con il cervello rettile ma anche connessioni relativamente indirette con la neocorteccia. Nonostante queste connessioni i tre cervelli a volte sembrano isolati tra loro e non comunicanti, per esempio, nellepilessia di tipo psicomotorio che origina nel sistema limbico, l'iperattività neuronale non esce dai suoi confini: un fenomeno che MacLean chiama di schizo-fisiologia.
A differenza della maggior parte dei neuroscienziati, MacLean è profondamente interessato allaspetto sociale e storico delle ricerche sul cervello. Secondo lui, gran parte dei problemi e delle malattie della nostra società sono causate dal tentativo di forzare i due cervelli più antichi alle attività mentali e organizzatrici della neocorteccia che fa tutto "in fretta e furia". MacLean rispetta le enigmatiche funzioni e attività dei due cervelli più antichi:
Qui gli input (dati) conosciuti sono così oscurati dagli indefinibili input che originano dal passato ancestrale della persona e dalla sua storia personale, che non c'è modo di accertare quale sarà il risultato che ne uscirà.
Questi processi sono ancora poco conosciuti e non sembrano ubbidire a leggi che diano risposte predicibili. Molti dei disordini fino ad ora imputati allanormale attività emotiva, come le psiconeurosi, alcune psicosi, i disturbi psicosomatici, lalcoolismo, la tossicodipendenza ecc., potrebbero invece originare da disturbi dellattività protomentale ossia dai più automatici processi del cervello rettile. I comportamenti appresi e automatizzati, al pari degli istinti, possono essere mediati dal cervello rettile. Questa teoria, se dimostrata da ulteriori esperimenti, potrebbe essere di fondamentale importanza per le sue implicazioni sugli esseri umani.
Alcuni esperimenti su animali hanno mostrato che la struttura cerebrale rettile reagisce ai "fantasmi" e alle "ombre", ossia a parziali rappresentazioni di stimoli conosciuti. Comportamenti elaborati e ritualistici possono essere provocati anche da uno stimolo incompleto: questa regione del cervello sembra essere schiava di precedenti esperienze di natura nevrotica, come se fosse dominata da un super-ego ancestrale. MacLean ritiene che è il cervello rettile (e non la corteccia), ad influenzare i comportamenti relativi allestablishment ossia alle consuetudini "territoriali", intellettuali, di obbidienza alle tradizioni, di fede nelle dottrine e di intolleranza verso nuove idee.
I tre centri di identità Lattività delle tre menti
Lintera massa delle ricerche neurofisiologiche di MacLean e le sue teorie supportano le recenti osservazioni psicologiche che la mente umana, ritenuta strettamente unitaria, è invece costituita da una costellazione di personalità allinterno dello stesso individuo, come ha evidenziato anche Ernest Hillgard nel suo libro Losservatore interiore. Questa teoria delle tre menti si impone anche come ulteriore spiegazione di come i due emisferi cerebrali mediano i bisogni e le funzioni dei due cervelli più antichi. Benchè la parte inferiore del sistema limbico sia correlata con attività egocentriche, ossia centrate sui propri bisogni, MacLean evidenzia che tuttavia le sue parti superiori sono implicate nellespressione e nelle sensazioni. Questa parte negli esseri umani, sembra anche essere larea che supporta emozionalmente le convinzioni di ciò che è vero, eterno e importante. MacLean suggerisce anche che la capacità umana per la simpatia, ossia per lidentificazione empatica con persone o con situazioni, sembra originare dal grande sviluppo del giro cingolato del sistema limbico, con le sue forti connessioni con la corteccia prefrontale. Il Prof. Alberto Oliverio, neuropsicologo italiano autore di preziosi volumi sullargomento, ha espresso la sua convinzione che le categorie psicologiche freudiane del "super-io" possano essere riferite alla neo-corteccia, le aree dellinconscio alle zone sottocorticali (sistema limbico) e l"es", la parte istintiva e pulsionale, alle aree più antiche del cervello rettile.
La nostra società deve riconoscere urgentemente che le strutture più antiche del nostro cervello sono molto spesso in conflitto con le richieste della neocorteccia, ossia che i nostri istinti e le nostre esigenze fisiche ed emotive più profonde sono in conflitto con le richieste culturali e sociali della nostra civiltà attuale. Quando questo fatto sarà riconosciuto, potremo realizzare una qualità di vita estremamente più soddisfacente. È possibile che questo sia lo stesso messaggio che i giovani stanno cercando di esprimere. Il rapporto scientifico di MacLean è stato ristampato dal Dipartimento della Salute degli Stati Uniti per lEducazione e il Benessere.
La simmetria è una delle più interessanti caratteristiche del cervello dei mammiferi superiori e in particolare del cervello umano in cui lesuberante corteccia, è divisa in due metà speculari: lemisfero destro e lemisfero sinistro.
Queste due emi-sfere, anatomicamente simili, rappresentano neuropsicologicamente i due aspetti della mente, quello maschile.razionale e quello femminile.intuitivo, lanimus e lanima, come lo Yin e lo Yang racchiusi nel cerchio del Tao. Ognuno dei due emisferi possiede delle sue proprie funzioni che lo differenziano nettamente dallaltro e lo rendono indispensabile al corretto funzionamento dellintero cervello.
La differenza delle funzioni dei due emisferi era stata già evidenziata nel 1861, ad un convegno della Società di Antropologia di Parigi, quando il chirurgo Paul Broca sostenne, sulla base di dati neuroanatomici, che alcune aree dellemisfero sinistro del cervello erano direttamente implicate nel linguaggio e che la loro lesione provocava afasia, lincapacità di pronunciare le parole pensate. Alcuni anni più tardi, un altro neuroscienziato, J.Cotard dimostrò che la lesione di quellarea in un adulto porta ad una permanente perdita della funzione del linguaggio, mentre la stessa lesione, in bambini fino ai 6-7 anni, viene in qualche modo compensata anche completamente. Esami neuroanatomici rilevarono che, in due terzi dei cervelli osservati, larea del linguaggio nellemisfero sinistro, il "planum temporale", è maggiore che nel destro. Tale asimmetria è stata rilevata anche nei neonati mentre è statisticamente meno marcata nelle persone mancine. Ricerche condotte sul cranio di uomo di Neanderthal e di Pechino hanno evidenziato simili asimmetrie.
Split brains: gli emisferi divisi
Negli anni '60, al California Institute of Technology, Roger Sperry e Michael Gazzaniga studiarono il comportamento di persone a cui era stato reciso chirurgicamente il "corpo calloso", linsieme di fibre nervose che collegano tra loro i due emisferi. I risultati di queste ricerche fruttarono a Sperry il premio Nobel, rilevando che vi è una profonda diversità nella qualità di elaborazione dei dati tra i due emisferi: lemisfero sinistro è dominante nei processi linguistici, il destro nei processi visivi.
Un quarto di secolo di successivi esperimenti ha portato ad un quadro ben più articolato in cui, statisticamente, lemisfero sinistro è specializzato nei processi che richiedono logica, razionalità, capacità di analizzare e di dividere un problema nelle sue parti, mentre lemisfero opposto, il destro, è specializzato nellintuizione, nella percezione globale di un problema, nella comprensione analogica e simbolica.
Va ricordato che, per lincrociarsi delle fibre nervose, lemisfero destro governa la parte sinistra del corpo e viceversa.
I due emisferi rappresentano quindi lespressione neurocibernetica più archetipica della psiche maschile e femminile, ossia della mente razionale-logico-analitica, che ha trovato la sua massima espressione nelle scienze esatte e nella tecnologia e della mente intuitiva-analogico-estetica che costituisce lanima delle arti e dei sentimenti.
Emisfero razionale conscio, emisfero intuitivo inconscio
Una sconcertante differenza rilevata tra i due emisferi concerne il loro stato di coscienza. Lemisfero razionale ha coscienza delle informazioni che elabora, mentre lemisfero intuitivo, pur svolgendo la stessa quantità di operazioni con identica precisione, è completamente inconscio.
I soggetti a cui è stata recisa chirurgicamente la connessione tra i due emisferi sono coscienti degli oggetti che vedono solo con lemisfero razionale, ma non sono in grado di descrivere ciò che vedono con il solo emisfero intuitivo. Un'immagine di nudo femminile proiettata direttamente allemisfero logico.razionale provocava un arrossamento del viso del soggetto sperimentale, accompagnato da un tipico sorriso imbarazzato; se allo stesso soggetto veniva domandato cosa gli stesse capitando, rispondeva qualcosa come: "Beh! ho visto una donna nuda...". Quando la stessa immagine veniva inviata all'emisfero analogico.intuitivo, si ottenevano le stesse identiche reazioni, ma i soggetti, interrogati sul motivo della reazione, rispondevano con un vago "mah, non so... forse stavo pensando ad una cosa buffa" o con altre razionalizzazioni come "probabilmente avevo caldo" o "credo che fosse una barzelletta".
L'emisfero destro parla anche per quello sinistro
È evidente che lemisfero razionale si assume il ruolo di "parlare per lintera persona", ma non è cosciente delle informazioni presenti nellemisfero opposto. I motivi di questa importantissima differenza non sono ancora stati chiariti dalla scienza ufficiale, anche se sono state avanzate diverse ipotesi. Tra queste, una delle più affascinanti è quella che considera lemisfero intuitivo come una porta sullinconscio e sullintelligenza "del cuore" o della sensibilità, contrapposta allintelligenza "della testa" o mentale. Come una sorta di due differenti personalità interiori Yin e Yang.
Dai dati riportati fino ad ora, appare un quadro di perfetta complementarietà funzionale e psicologica tra i due emisferi che concorda, nelle sue linee essenziali, con la concezione junghiana di animus e anima e con le categorie taoiste conscio.luminoso e inconscio.oscuro associate ai simboli dello Yang e dello Yin, che lo stesso Jung aveva commentato nella sua introduzione al testo di Lu Tzu Il mistero del fiore doro.
Questa dualità così profondamente unitaria e complementare non può non ricordarci, per analogia, i due "cromosomi" materni e paterni dalla cui fecondazione nasce la cellula che darà vita a tutto il nostro essere. Già la prima unità contiene ed è costituita dai due aspetti complementari del maschile e del femminile.
In tutte le società industriali più avanzate, si è registrato un costante aumento delle disfunzioni sessuali, come leiaculazione precoce, il vaginismo, lanorgasmia. Secondo alcuni ricercatori, l'eccessiva attività dell'emisfero cosciente.razionale sarebbe l'origine di queste gravi turbe: un'eccesssiva attenzione e controllo "di testa" ostacolerebbe infatti il rapporto sessuale, impedendo allemisfero inconscio-affettivo, più legato al sistema limbico, di facilitare il rilassamento, la respirazione intensa, la naturalezza del comportamento e tutte le complesse reazioni emotive.ormonali che richiedono spontaneità e abbandono.
Leccessiva attività conscia bloccherebbe infatti alcuni delicati processi che richiedono unintelligenza più femminile e di cuore. Leccessiva lucidità di coscienza di Apollo mette in fuga e inibisce lombrosa e dolce ninfa Dafne. Leccesso di Yang secca e brucia lumido Yin.
Al di là di queste differenze rilevate sperimentalmente, il cervello è e deve essere considerato una struttura unitaria, una totalità che comprende tutte queste parti che interagiscono, si vicariano nelle operazioni, si alternano, si fondono e si compensano tra di loro proprio come fossero un uomo e una donna interiori, dalla cui armonia e differenza di polarità nascono tutte le nostre nuove ed antiche qualità.
La memoria emozionale di Gray e LaViolette
Ritorniamo alla concezione olistica psicosomatica. Sulle linee di questa tendenza si sviluppano le ricerche e le scoperte dello psichiatra William Gray del Newton Center, Massachussets, e del teorico dei sistemi Paul LaViolette. I due studiosi americani sostengono che il centro funzionale dellintero sistema nervoso sarebbe il cervello mammifero, ossia il cervello delle emozioni e dei feelings, contrariamente alla comune ipotesi che vede il centro della coscienza nel cervello più evoluto ossia nella corteccia. Secondo la loro tesi, il Sé soggettivo, ossia la coscienza individuale di un essere umano, che influenza profondamente tutti i nostri comportamenti e sta alla base delle nostre malattie psicosomatiche, sarebbe intimamente connesso con le emozioni ed il loro centro funzionale nel sistema limbico.
Secondo questa ipotesi, la corteccia dei due emisferi sarebbe una evoluzione necessaria al sistema limbico, una sorta di elaboratore e banca di informazioni periferiche, per poter avere maggiore discriminazione dei dati sensoriali del mondo esterno e maggiore elaborazione razionale e discriminativa delle informazioni. Il sistema limbico ossia il cervello emozionale diventa quindi il vero cuore delle attività nervose.mentali, il cervello rettile la sua base fisiologica.istintiva e la corteccia la sua estensione culturale.mentale.
Il mondo psichico infantile infatti sarebbe caratterizzato maggiormente dalle emozioni primarie, paura, piacere, ira, gioia, che sono analoghe ai colori primari: nero, rosso, blu, giallo, verde e bianco. Ogni esperienza sarebbe associata così ad una certa vibrazione o frequenza elettrochimica come se fosse colorata da una certa emozione. Levoluzione del bambino corrisponderebbe ad un aumento delle esperienze e ad un costante incremento delle infinite possibilità di colori secondari e di sfumature emotive, che Gray e LaViolette chiamano feeling-tones ossia tonalità emotive.
Le emozioni seguono quindi il processo di civilizzazione che porta ad una loro progressiva differenziazione che si realizza grazie al potenziale cognitivo della corteccia.
Le esperienze sono memorizzate secondo toni emozionali
Secondo LaViolette, la teoria di Gray può confermare quindi lipotesi olografica di Pribram in quanto le informazioni delle esperienze sarebbero registrate dal cervello non come i bit di un computer, ma come onde neuroelettriche in cui le differenti frequenze sarebbero correlate con analoghe sfumature delle emozioni. L'esperienza personale e terapeutica sembra confermare questa visione; quando viviamo una particolare emozione, di solito ci tornano alla memoria anche dei ricordi correlati ad essa, e spesso un'emozione nociva e persistente può essere rimossa dal vissuto di un paziente solo aiutandolo a rivivere l'emozione e lesperienza primaria che lhanno causata, magari nella primissima infanzia.
Le sfumature emotive servirebbero quindi come codici per le esperienze archiviate nella memoria.
Questa teoria si accorda perfettamente con la concezione che la medicina cinese ha del cervello, che viene appunto chiamato "cuore celeste" per via della forte connessione con il "cuore umano".
La teoria di Gray e LaViolette risanerebbe la frattura cartesiana tra sentire e pensare, senza per questo ridurre pensieri o emozioni a entità materiali, ma considerandoli sempre dei processi dinamici che, insieme, costituiscono la "struttura emozionale.cognitiva" (emotional-cognitive structure) che concorre allampiamento del modello olistico umano.
Corteccia frontale e sentimenti superiori
Una parte fondamentale di questa teoria è costituita dalla corteccia frontale che sarebbe il punto di maggior connessione tra la corteccia superiore ed il cervello limbico. Come un supervisore finale delle complesse attività che si riflettono sullintero cervello, la corteccia dà lultima valutazione prima che le informazioni elaborate ritornino al centro ipotalamico e di qui allintero corpo come ordini muscolari e messaggi ormonali. Come molti altri ricercatori sostengono, la particolare evoluzione dellarea prefrontale spiegherebbe non solo la maggiore intelligenza delle specie più evolute, ma anche la loro maggiore attenzione e cura per gli altri. Per questa ragione, nelle nostre ricerche sul cervello e gli stati più evoluti di coscienza, esposte più avanti, abbiamo utilizzato prevalentemente i punti frontale destro e sinistro (F1 e F2).
Il cervello olografico di Pribram
Lologramma è un sistema di fotografia a luce laser, in cui la lastra fotografica produce unimmagine tridimensionale. La particolarità della lastra olografica è che ogni sua parte contiene lintera figura. Il paradigma olografico, basato sulla sincronica presenza dellintera unità delle informazioni in ogni punto dellologramma, permette di impostare scientificamente una visione olistica che può fornire una spiegazione ai fenomeni più disparati.
Karl Pribram, professore e ricercatore di neuroscienze alla Stanford University, ritiene che lologramma possa spiegare lincredibile capacità del cervello di memorizzare esperienze ed informazioni in maniera "non-localizzata". Contrariamente a quanto normalmente si crede, le memorie non sono localizzate allinterno di specifici neuroni, anche se la stimolazione di un neurone può portare alla memoria un particolare ricordo. Le approfondite ricerche di Karl Spencer Lasley sulla localizzazione della memoria, durate circa un trentennio, hanno infatti evidenziato che il ricordo non è situato in una specifica area o cellula del cervello ma, inesplicabilmente, la memoria è estesa allintero cervello. È possibile rimuovere con la chirurgia vaste aree del cervello di un uomo (per tumori o incidenti) senza compromettere la memoria. Verso la fine degli anni '40, Pribram si unì al team di neuroscienziati di Lashley; quando venne a conoscenza del fenomeno olografico, intuì che il cervello si comportava come una lastra olografica su cui linformazione del ricordo si fissava in modo analogo allimmagine laser, sincronicamente e in modo unitario su tutto il cervello.
Il cervello, secondo questo affascinante paradigma, può quindi essere considerato un ologramma cibernetico dellintero corpo umano.
Ogni evento che accade nel corpo umano si trasmette attraverso le complesse reti di trasmissioni informatiche al cervello dove viene rappresentato in modo globale: dalle informazioni fisiche, alle informazioni emozionali, psichiche ed evolutive.