APPENDICE


Questa sezione comprende i seguenti capitoli:

  1. VIDEO 

  2. MUSICHE

  3. CONTRIBUTI

  4. ESPERIENZE

  5. TESTIMONIANZE


 

 

 

CONTRIBUTI ED ESPERIENZE 



Neurobiologia Interpersonale e Plasticità Cerebrale tra Scienza e Coscienza
di Vittoria Cristoferi Realdon

QUESTI VENTI ANNI FRA DUE MILLENNI

Nell’ultimo decennio del secolo scorso e nel primo di questo millennio le Neuroscienze hanno osato allargare sempre più il loro campo di studio dall’anatomia e fisiologia del cervello alla comprensione e descrizione delle diverse funzioni mentali umane.
Queste funzioni si sono dimostrate da un lato sempre più complesse e sofisticate e dall’altro sempre più impregnate di soggettività e consapevolezza personale, mettendo rapidamente in crisi strumentazioni e metodologie ben collaudate sugli animali ma inapplicabili al campo umano.
I ricercatori più coraggiosi si stanno oggi confrontando col tema della Coscienza nelle sue diverse accezioni, alla ricerca di linguaggi, prima ancora che di metodologie e strumentazioni, che consentano di condividere e confrontare la mole di conoscenze che si sta rapidamente accumulando sull'argomento.
Ciò che fino a ieri apparteneva indiscutibilmente ai dibattiti dei filosofi e dei diversi credo religiosi oggi sta diventando campo di studio privilegiato dei Neuroscienziati , mentre parallelamente settori tradizionalmente lontanissimi fra loro, come la Genetica , la Biologia, la Fisica e l’Informatica scoprono sorprendenti affinità e attrazioni per altri campi di conoscenza come la Psicologia, la Psicoanalisi, la Sociologia e l’Educazione.
Forse il Paradigma Scientifico fondato sulla specializzazione e la frammentazione del Sapere sta raggiungendo il limite delle sue possibilità esplicative e si va sgretolando, mentre la crescente potenza di elaborazione dei computers, sempre più piccoli e disponibili, e la sconfinata diffusione di conoscenze ad accesso immediato in qualunque punto del globo offerta da Internet, stanno creando qualcosa di nuovo e sorprendente : una sorta di mente globale, una rete viva e diffusa di Conoscenza, che connette e rilancia ovunque in tempo reale quei saperi che i nodi più vitali e creativi elaborano e condividono giorno dopo giorno. C’è uno sforzo collettivo di dare continuamente un senso al presente e di protendere insieme lo sguardo lontano verso un comune futuro.

FECONDI INCONTRI DI SAPERI

1) L’abbraccio tra Neurologia e Genetica
L'incontro tra queste due discipline ha recentemente generato tra gli Scienziati un’autentica rivoluzione Copernicana, trasformando due ambiti Accademici in passato piuttosto statici e afflitti da molte pastoie rigidamente deterministiche , in una zampillante fonte di sorprendenti possibilità, plasmate dal potere congiunto della Mente e dell’Ambiente. Così molti miti e preconcetti, di tipo limitante e pessimistico, sono stati spazzati via in un lampo.
In particolare per la Neurologia, l’idea che il cervello alla nascita fosse del tutto predeterminato, con un numero già definito di cellule che non potevano in seguito né riprodursi, né ripararsi, e che il cablaggio tra queste cellule fosse sostanzialmente completato entro il secondo anno di vita per determinismo genetico.
Oggi si sa che il cervello ha la sua riserva di cellule staminali,annidate nella profondità dell’ippocampo e che la neurogenesi (comparsa di nuove cellule cerebrali oltre che di nuove sinapsi) è sempre possibile ed epigenicamente determinabile in tutte le età della vita e non solo nei primi anni dello sviluppo.
In tema di plasticità cerebrale le neuroimmagini ci sorprendono ogni giorno, ad esempio:
- La corteccia cerebrale dei cuccioli ben accuditi (leccati) da madri affettuose e molto più spessa di quella dei loro fratelli mal accuditi (poco leccati) da madri distanzianti e disinteressate.
- Lo spessore della corteccia prefrontale dei soggetti abituati a meditare e nettamente superiore di quello di chi non medita.

Anche l’idea che le funzioni cerebrali fossero rigidamente localizzate e finemente parcellizzate, dunque irrimediabilmente perse se danneggiate e non più ricostruibili a posteriori, ma solo compensabili, è stata superata.
Oggi si sa invece che le mappe cerebrali sono diffuse, ridondanti e plastiche, quindi possono essere riorganizzate e potenziate con l’esperienza e la volontà, in caso di danni e disfunzioni, in qualunque età. L’esperienza di origine ambientale (educazione o riabilitazione) attiva infatti meccanismi epigenetici che avviano l’espressione di geni che promuovono la neurogenesi e la ridifferenziazione dei territori cerebrali, ad esempio:
- Una lesione cerebrale, anche estesa, che colpisce precocemente l’emisfero sinistro di un bambino non impedisce lo sviluppo del suo linguaggio, che andrà a organizzarsi nell’emisfero destro, in contrasto con la predisposizione genetica.
- Anche negli adulti colpiti da ictus la riabilitazione precoce (che forza un utilizzo intensivo della parte paralizzata) ricostruisce la funzione motoria e riorganizza nuove mappe nei territori cerebrali sani.
Il cervello può imparare sempre e la mente che lo allena non ha limiti reali.

Infine è stata ormai spazzato via il preconcetto che lo sviluppo e l’organizzazione del cervello dipendano strettamente e in modo quasi esclusivo dal patrimonio genetico (da ciò che sta scritto nei cromosomi) e che il ruolo dell’ambiente sia irrilevante.
Oggi si sa che il 50-70 % della struttura cerebrale è di origine epigenetica, cioè ambientale.

Per la Genetica invece è stata finalmente superata l’idea che i geni contenuti nei cromosomi avessero il potere di agire direttamente sull’organismo e di condizionarlo rigidamente (cervello compreso), autoattivandosi e determinando direttamente la realizzazione delle caratteristiche da loro codificate.
Oggi si sa che sono necessari fattori epigenetici, innescati dall’ambiente, per avviare e regolare i
processi di espressione del genoma cioè la trascrizione genica. Il DNA in fondo non è altro che un grande Archivio di possibilità, e non il Padrone o il Motore, della vita.
E’ interessante poi la recente scoperta che oltre la metà dei 25.000 geni presenti nel nostro genoma partecipano alla costruzione del cervello e dunque contribuiscono a gettare le fondamenta della mente.

2) L’avvicinamento tra Neurobiologia e Psicologia
Questa convergenza reciproca sta verificandosi non solo in chiave di spiegazione di fenomeni e rifondazione di modelli, ma assume anche una nuova prospettiva psicoterapeutica (battezzata Neurobiologia Interpersonale). Si realizza così un recupero del dialogo reciproco fra le due discipline e della ricerca comune di senso.
L’utilizzo delle neuro-immagini funzionali e la riflessione comune su questo straordinario tipo di
evidenze potrebbe realizzare oggi quello che era già un profondo desiderio di Sigmund Freud, il quale avrebbe potuto essere un ottimo neurologo se le risorse diagnostico-terapeutiche della neurologia della sua epoca non fossero state tanto limitate.
Alcuni dei pregiudizi spazzati via da questa nuova collaborazione sono :
- L’idea che la mente sia un mero prodotto del cervello e che non abbia comunque nessun potere su di lui o sull’organismo.
Oggi si sa che la mente (propria e altrui) opportunamente orientata, è un potente vettore di crescita e trasformazione (neurogenesi) cerebrale.
- L’idea che il cervello in azione (cioè la mente) si formi, esista, o possa essere studiato, solo separatamente dalle altre menti.
Oggi si sa che il cervello è un “organo di adattamento sociale”, cioè che la mente cresce e si organizza nutrendosi di relazioni oltre che di elementi chimici e si ammala in presenza di relazioni tossiche e può morire in loro prolungata assenza.
Accanto alle sinapsi chimiche (che collegano fisicamente i neuroni) ci sono le sinapsi sociali (mediate dagli organi di senso) che collegano fra loro le menti in relazione. La biochimica agisce sulla sinapsi neurale, mentre le cure genitoriali, l’educazione, la psicoterapia, le relazioni significative agiscono sulla sinapsi sociale. Non esistono dunque cervelli individuali (se non quelli “spenti”,cioè morti). Il cervello vivo è sempre capace di cambiamenti e le interazioni sociali ne sono la fonte primaria.
Il cervello è dunque riconosciuto oggi sempre più come “L’enigmatica interfaccia fra esperienza e genetica che fa di cultura e natura una cosa sola” (J.LeDoux)

Cosa accade dunque oggi tra i Ricercatori della Coscienza, che si sono dati da poco cautamente licenza di indagine e studio serio sul fenomeno?
Un medico come me, che si impegna ogni giorno accanto alle persone con caratteristiche Neuroatipche (così amano definirsi oggi gli Autistici con una punta di orgoglio), naviga a vista, rifacendo continuamente il punto rispetto ai due grandi fari - Scienza e Coscienza - posti da Ippocrate a fondamento della Professione medica.
E ogni medico nel mondo occidentale, all’inizio della sua carriera, giura ancora oggi di orientarsi sempre su di essi, ricordandosi che ogni volta che perderà di vista la luce di uno dei due non saprà più davvero dove starà andando insieme al suo paziente.
Lo straordinario ventennio che cavalca gli ultimi due millenni sta realizzando un abbraccio emozionante tra Pensiero ed Esperienza (Saggezza) che vengono dall’Oriente e Ricerche e Tecnologie (Conoscenze) sviluppate in Occidente, grazie alla caduta di molte reciproche diffidenze, barriere e pregiudizi che limitavano fino a ieri le possibilità di incontro.
E mentre molti Scienziati Occidentali (e soprattutto molti appartenenti alle giovani generazioni) imparano di nuovo a dare ascolto alla voce dimenticata delle loro emozioni profonde radicate nel corpo e scoprono nuove vie per raggiungere il benessere, l’Oriente apprende che le nuove teorie sul funzionamento mentale elaborate in Occidente (ad esempio la scoperta del Sistema dei neuroni-specchio) e le nuove modalità diagnostiche sul cervello, funzionali e non invasive (RMN-f , NiR, PET, ecc.), danno visibilità e “attualità” a concetti e pratiche che la sapienza millenaria orientale conosce e insegna da tempo.
Viviamo dunque tempi di straordinaria fusione tra longitudini un tempo lontanissime o contrapposte, possibile fucina di nuovi paradigmi scientifici ed etici che ci è difficile persino immaginare, ma di cui il nostro Pianeta ha disperato bisogno, mentre si dibatte fra le schegge impazzite di vecchi riferimenti scientifici, economici ed etici che stanno collassando e non sembrano più in grado di offrire prospettive di lungo termine alla vita sul nostro Pianeta.




Un nuovo paradigma per lo studio scientifico della coscienza

di Luisa Barbato

 

 Negli scorsi decenni si è fatta avanti nella visione scientifica l’idea che la coscienza sia qualcosa di più esteso e di più complesso di quanto viene comunemente affermato dalla moderna psicologia occidentale che vede nella coscienza un generico principio di auto-consapevolezza legato agli studi sul comportamento umano.

Gli studi sugli stadi alterati di coscienza e la diffusione di numerose pratiche, soprattutto di crescita interiore e di meditazione, tese ad esplorare ed approfondire la percezione della propria coscienza, hanno messo in discussione il tradizione concetto di studio scientifico della coscienza.  Tuttavia si può affermare che a tutt’oggi il mondo scientifico non si è occupato del tema della coscienza se non in conseguenza e come interpretazione di importanti scoperte biologiche o fisiche che lasciano intuire l’esistenza di un ordine e di un’intelligenza molto avanzati e non ancora pienamente compresi nel funzionamento della natura.

La psicologia potrebbe in realtà dare un grosso contributo allo studio della coscienza perché, come osserva Sri Aurobindo, “La psicologia dovrebbe essere, più di quanto [attualmente] sia, la scienza della coscienza”[1].

L’ostacolo principale a un’indagine scientifica della coscienza è il paradigma materialistico che ancora contraddistingue gran parte della ricerca scientifica  per la quale, per citare Fritjof Capra, la coscienza è solamente “una proprietà di complessi processi della materia che emergono a un certo livello dell’evoluzione biologica”[2], e questo ha comportato che lo studio scientifico occidentale della coscienza, la moderna psicologia, si limiti alle sue manifestazioni nel corpo e nel comportamento. Come dire che vengono sempre osservate alcune, neanche tutte, delle più macroscopiche conseguenze della coscienza, senza mai indagare la sua essenza, la sua realtà che viene generalmente confusa con la mente, ossia con la componente cognitiva e intellettiva dei nostri processi interiori. Secondo questa concezione la coscienza è solo un funzionamento della materia, delle cellule del cervello che reagiscono in maniera più o meno complessa agli stimoli esterni, un fenomeno di reazione della materia e dell’energia. Il corpo pensa, percepisce, desidera, parla ecc., il cervello registra le varie azioni, le mantiene in memoria e questo permette che ne divenga consapevole. In questa concezione, la coscienza si riduce a un evento casuale, uno sviluppo accidentale della materia incosciente.

Si tratta di una modalità osservativa che è molto superficiale, è come cercare di capire il contenuto di un libro analizzano le specifiche fisico-chimiche della carta e dell’inchiostro che lo compongono, e la fisica subatomica ha iniziato a darci alcuni significativi riscontri della parzialità di questa visione.

Dall’altra parte, le antiche tradizioni yogiche e meditative dell’Oriente, che dello studio della coscienza hanno fatto il loro principale tema d’indagine, si pongono in una posizione speculare asserendo che la coscienza è la realtà essenziale di tutti i fenomeni, e, solo guardando oltre l’apparenza esterna delle cose, troviamo la loro vera realtà che include, ma non può essere ristretta a la ragione, la volontà, il pensiero creativo, la crescita personale. Il punto di vista d’indagine viene invertito, non viene indagato come il corpo sviluppi e utilizzi la coscienza, bensì come la coscienza sviluppi e utilizzi il corpo. Nell’antico pensiero indiano il concetto di coscienza, fondato direttamente sulle esperienze meditative e sulle pratiche yogiche, è connesso alla Realtà Assoluta come Sat-Chit-Ananda (Esistenza-Coscienza-Beatitudine), dove Chit sta per Forza Cosciente, l’Energia che crea il mondo.

Queste due concezioni sono diametralmente opposte, per il materialismo la materia è l’unica realtà verificabile e la coscienza un suo epifenomeno, una sua caratteristica evoluta; per la visione mistica, invece, è la coscienza ad essere la realtà primaria origine della materia, che così non viene ad avere un fondamento reale, ma ad essere una struttura di energia.

Secondo questi due approcci, la coscienza può appartenere solo agli organismi viventi nel caso del materialismo, o pervadere l’intero universo, essere intrinseca all’esistenza, nel caso del misticismo. Gli illuminati, i grandi mistici, i maestri delle antiche tradizioni ci hanno riferito, sulla base della loro indagine ed esperienza dei piani di coscienza, come essa sia la vera essenza dell’esistenza presente ovunque e in qualsiasi cosa, dalle pietre, agli animali, agli esseri umani e così via.

La concezione orientale della coscienza è in realtà molto articolata perché la forza auto-cosciente dell’esistenza si esplica su più livelli, dei quali siamo solo in parte consapevoli. La mente, o la parte intellettiva della coscienza ordinaria, secondo i canoni della cultura occidentale, costituisce solo un piano intermedio al di sotto del quale esistono i piani in gran parte inconsci delle forze emozionali, istintive e fisiche, studiati ampiamente dalla moderna psicologia, fisiologia, biologia ecc.. Ma esistono anche i piani superiori di coscienza, dei quali pure siamo in gran parte non consapevoli, che attengono alle energie intuitive, sottili e spirituali. Si viene così a disegnare uno spettro della coscienza che può essere paragonato allo spettro del suono, nel quale solo alcune frequenze sono percepibili dall’orecchio umano, mentre le altre più basse e più alte non sono percepite, pur indubbiamente esistendo.

I fondatori e sostenitori della psicologia transpersonale, come Charles T.Tart o Stanislav Grof, hanno focalizzato questo punto come essenziale sostenendo che tutti i sistemi psicologici e meditativi rappresentano delle descrizioni accurate dei diversi aspetti delle dimensioni inconsce, dove per inconsce si intendono tutte le parti dell’essere di cui non siamo consapevoli, da quelle fisiche o emotive a quelle sottili e spirituali.

Afferma Sri Aurobindo “ Nelle scienze fisiche l’attenzione principale è alla materia come unico principio dell’essere e all’energia solo come fenomeno della materia; ma in definitiva occorre domandarsi se non sia il contrario, tutte le cose come azione dell’energia, e la materia e il corpo come il suo strumento di lavoro. La prima visione è quantitativa e puramente meccanica, la seconda introduce un elemento qualitativo e più spirituale”[3] .

Ma come arrivare a studiare scientificamente, ossia in maniera non soggettiva, verificabile e sperimentabile, la natura della coscienza?

Quello che le antiche tradizioni tramandano, e che viene ormai comprovato dalla parte più avanzata della scienza, è che occorre un nuovo paradigma, un paradigma olistico, arrivando a una unitarietà di visione tra le due concezioni con gli strumenti che la scienza ha ormai a disposizione. La possibilità di studiare scientificamente la coscienza non è infatti preclusa a priori, ma è strettamente legata alla metodologia impiegata. 

I metodi puramente quantitativi e inferenziali possono essere inadeguati agli studi psicologici in quanto l’osservazione e la misurazione, cui segue la codificazione in linguaggio matematico, mal si adattano a comprendere tematiche qualitative dove i fattori soggettivi e di percezione sono dominanti. Non a caso, i temi della coscienza e dell’interiorità, spesso traslati tout-court erroneamente nella moderna psicologia, prima dell’avvento degli studi scientifici erano studiati con approcci filosofici o classici. E così, tra esperimenti di laboratorio e metodi quantitativi da una parte, e indagini filosofiche e spirituali dall’altra, cui contribuivano anche dimensioni suggestive o peggio ancora superstiziose, si è teso a perdere l’intera dimensione complessa dell’essere umano.

E’ possibile studiare scientificamente la coscienza tramite i due metodi fondamentali della scienza che sono l’osservazione e la sperimentazione? Abbiamo le testimonianze dei ricercatori delle antiche tradizioni spirituali, orientali, ma anche occidentali, che si sono dedicati allo studio della coscienza con metodi del tutto simili al moderno approccio scientifico, sotto l’importante ipotesi che non ci sono differenze tra le leggi che governano il piano fisico dell’esistenza e quello psichico, dove con questo ultimo termine deve intendersi una visione più ampia dell’attuale psicologia, ossia una visione che rimanda a psyche come anima. “E’ solo una differenza di energia e di strumenti” ci hanno detto i grandi saggi dell’umanità che hanno osservato e sperimentato la propria interiorità con rigore analogo a quello del metodo scientifico. Secondo queste tradizioni, lo studio della coscienza richiede una conoscenza intuitiva e sperimentale che ha per metodo fondamentale l’osservazione dei processi mentali e delle loro memorie antiche iscritte nel corpo. Questo si accompagna allo sviluppo di sensi interiori più sottili, ossia allo sviluppo di capacità intuitive e analogiche di conoscenza che rappresentano gli strumenti più adatti alla sperimentazione degli stadi di coscienza, affiancandosi, e non sostituendosi, alla ricerca che impiega i sensi grossolani e l’intelletto.

Come nella scienza, anche nella ricerca interiore occorre sperimentare ed accumulare esperienza, seguendo fedelmente i metodi lasciati dai Maestri o dai sistemi indicati dal passato. Altrimenti, come afferma Lama Govinda, “Senza la presenza di una tradizione, nella quale sono formulate le esperienze e la conoscenza delle generazioni precedenti, ciascun individuo sarebbe obbligato a padroneggiare l’intero dominio dello psichico e solo pochi favoriti raggiungerebbero il traguardo della conoscenza”[4]

Occorre quindi fare riferimento nello studio della coscienza alle conoscenze già acquisite nel passato, in questo modo le varie esperienze osservate possono essere ricondotte in un’intelaiatura di riferimento che guida il ricercatore, così come nel metodo scientifico le sperimentazioni sono inserite nella conoscenza già acquisita e permettono di non perdersi nel vasto ambito della conoscenza sia essa dei processi fisici che psichici.

La coscienza ordinaria, la mente, deriva dalla materia, dall’energia della materia,  ci dice la scienza; la materia e la mente sono differenti livelli di organizzazione della stessa energia, della stessa forza cosciente dell’esistenza, ci dice l’antico pensiero indiano.

Queste due visioni possono essere molto vicine, ma per integrarle occorre un paradigma olistico che includa i vari sistemi di conoscenza e le loro scoperte, secondo una mappa dell’intero spettro della coscienza umana.

 
Bibliografa   

 - Sri Aurobindo, “Saggi sul Divino e l’Umano”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry

- Sri Aurobindo, “Materialism” in “The Supramental Manifestation and other Writings”, SABCL.

- Fritjof Capra, “Uncommon Wisdom, Londra, Fontana Paberbacks

- Fritjof Capra, “Il tao della fisica”, Roma, Adelphi

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, a greater psycology”,  Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, and the future psycology”,  Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry

-  Lama Govinda, “The two types of psychology”, in Robert E. Ornstein

- S.Grof “Realms of the human unconscious”, New York, Dutton

- Indra Sen, “Integral Psychology”, Sri Aurobindo International Centre of Education, Pondicherry

- Charles T.Tart, “Stati di coscienza”, Astrolabio

- Ken Wilber, “Lo spettro della coscienza”, Crisalide Edizioni

 

-        


NOTE

[1]              “Saggi sul Divino e l’Umano”, Sri Aurobindo Ashram Publication Department, Pondicherry, 1994.

[2]              “Uncommon Wisdom, Londra, Fontana Paberbacks, 1989.

[3]              “Materialism” in “The Supramental Manifestation and other Writings”, SABCL.

[4]              “The two types of psychology”, in Robert E. Ornstein

 


Coscienza: la scienza alle prese col sé
di Susan Blackmore

Presentiamo qui di seguito la traduzione dell'articolo apparso sul New Scientist del 1 aprile 1989. L'articolo è un bellissimo esempio di intuizione, intelligenza e stupidità, una summa delle più avanzate ipotesi sulla coscienza del moderno pensiero scientifico non olistico. In particolare è evidente come predomina, nelle ricerche, l'uso dell'emisfero logico, frammentante e intellettuale bilanciato dall'acume della Blackmore che, unificando concetti di derivazione sperimentale, con un linguaggio cibernetico - cognitivista e con la personale esperienza della meditazione, elabora definizioni geniali e conclusioni interessanti sul fenomeno coscienza.

Si nota un uso ancora non molto discriminato dei termini consciousness (coscienza), awareness (consapevolezza) e autocoscienza (self - consciousness) che hanno un significato diverso sia nell'accezione comune che nel linguaggio esoterico e che sono stati rispettati nella traduzione.

 

L'esperienza di essere

Sappiamo di essere consapevoli di noi stessi. Ma non sappiamo come. E non siamo nemmeno sicuri del perché. La risposta potrebbe risiedere nei processi fisici di coscienza.

Perché sono consapevole di qualcosa anche in minima parte? Non sarebbe più semplice la vita senza coscienza? La scienza lo sarebbe certamente. Ma, per sfortuna o meno, questa "esperienza di essere" non se ne va. Oggi, dopo aver cercato di ignorarla per decenni, la scienza, ancora una volta, sta affrontando il problema difficile della coscienza. I ricercatori delle scienze neurologiche potrebbero arrivare a dei risultati sperimentali che potrebbero far luce su questo problema filosofico tanto dibattuto: la natura del sé.

Uno studio fisiologico condotto da Benjamin Libet, dell'università della California, San Francisco, ha già prodotto dei risultati interessanti. Il suo lavoro suggerisce che perché il cervello produca coscienza ci vuole del tempo, di fatto circa mezzo secondo. il ricercatore ha raggiunto questa conclusione studiando dei soggetti nella cui corteccia cerebrale erano stati inseriti degli elettrodi. Mandando degli stimoli attraverso gli elettrodi poteva dare ai suoi pazienti la sensazione che il loro braccio fosse stato toccato, ma solo se la stimolazione elettrica durava almeno mezzo secondo. Questo risultato sembrava suggerire che ci vuole almeno mezzo secondo di attività cerebrale per produrre consapevolezza. Arriviamo quindi alla strana conclusione che noi facciamo esperienza di qualcosa solo mezzo secondo dopo che è accaduta. Quando qualcuno mi batte sulla spalla, prima reagisco e, solo più tardi, ne divento consapevole. E' un'illusione che mi sia voltato perché ho sentito del calore. La consapevolezza cosciente è più un qualcosa di simile a un pensiero "col senno di poi".

Questo processo potrebbe servire a impedire che una grande quantità di informazioni non necessarie entrino nella coscienza.

 

Ma che cos'è questa coscienza in cui "entra" l'informazione? Certamente non è una cosa o un luogo. Ma ci deve essere una differenza tra qualunque cosa è "nella coscienza" e il grande numero di processi che avvengono costantemente nel cervello e che sono, ovviamente, "inconsci". Qual è dunque la differenza? Questa domanda rivela la profondità della nostra ignoranza e confusione sulla coscienza.

Parte del problema è la sua natura riflessiva. La coscienza non può essere studiata nello stesso modo delle cose di cui sono conscio. Se le rivolgo la mia attenzione, cessa di essere coscienza e non diventa che un altro pensiero o un'altra esperienza.

Un altro problema è la sua qualità di essere in continuo cambiamento. Quello che significa essere consci è essenzialmente quello che significa essere me, qui e ora. Eppure non appena lo penso, qui e ora è già passato io e il mondo attorno a me sono cambiati. Per questo Willliam James, uno dei pionieri della psicologia del XIX secolo usava la frase "il fiume della coscienza". E' un fiume che scorre, è ininterrotto e non si ripete mai esattamente. La scienza è alla ricerca di configurazioni e regolarità, quindi è difficile sapere da dove cominciare con qualcosa la cui natura è nel cambiamento. Il miglior punto di attacco a un problema del genere è sempre quello di rivedere la domanda. Secondo molti chiedersi "Che cos'è la coscienza?", è una domanda senza senso perché la coscienza non è assolutamente una "cosa". Una domanda più accettabile è "perché abbiamo una coscienza?". E' possibile immaginare degli animali (o persino della macchine) che compiono tutte le azioni che io compio e nello stesso tempo sono beatamente inconsapevoli di qualunque cosa. Quelli che soffrono o che godono dell'oblio temporaneo dell'alcool potrebbero anche pensare che sarebbe preferibile così. Quindi perché la coscienza si è evoluta? L'evoluzione deve aver avuto una buona ragione per renderci consci, non è vero? John Crook, un etologo dell'università di Bristol, ha sostenuto che la coscienza umana si distingue dalle altre perché siamo consci di essere consci; abbiamo la sensazione di aver potere sulle nostre azioni e di avere un'auto-identità. Aggiunge, inoltre, che queste proprietà sono nate col linguaggio, perché i nostri antenati cominciarono a usare degli strumenti. Solo un animale che ha bisogno di sapere chi possiede e usa questo o quello strumento ha bisogno di un forte senso di identità personale.

 

In contrasto, lo scrittore e psicologo Nicholas Humphrey sostiene che abbiamo sviluppato un'auto-consapevolezza per ragioni sociali: i primi esseri umani, per tenere insieme una società cooperativa, avevano bisogno di capire i loro compagni, per diventare, nelle parole di Humphrey, Homo psychologicus. Il modo migliore di farlo, dice l'autore, era di usare una '"immagine privilegiata" di se stessi come modello di quello che un'altra persona poteva essere. Quindi, secondo Humphrey, abbiamo imparato a guardare dentro ai nostri processi mentali per poter essere capaci di predire (e quindi controllare?) i desideri o le azioni degli altri.

Questa connessione tra coscienza e rappresentazione del sé viene resa ancor più esplicita da Richard Dawkins, uno zoologo dell'università di Oxford. Ha detto "Forse la coscienza sorge quando la simulazione del mondo da parte del cervello diventa così completa che deve includere un modello di se stesso".

Non è un'immagine di neuroni e cellule gliali che è centrale alla mia auto-coscienza. Sicuramente le persone che non hanno mai imparato nulla della funzione e struttura del cervello sono altrettanto consce di un neurochirurgo.

 

Omero era consapevole di se stesso?

Secondo tutte queste teorie l'auto-consapevolezza sarebbe comparsa molto precocemente nell'evoluzione dell'uomo. Al contrario uno psicologo americano, Julian Jaynes, ha proposto la tesi controversa che la coscienza sia comparsa solo in tempi storici. I primi greci e gli ebrei del primo periodo del Vecchio Testamento, secondo Jaynes, non avevano esperienza di se stessi come esseri pensanti. Invece di attribuire le loro immagini verbali a dei processi interiori, li attribuivano alle voce degli dei. E cita l'Iliade, scritto circa 3.000 anni fa, come un testo privo di referenze a concetti mentali quali mente, pensieri, sentimenti o persino il sé. Le persone non venivano ritenute responsabili delle loro azioni: erano dei meri strumenti delle forze esterne.

Questa idea interessante mette la nostra immagine di noi stessi in una nuova luce. Se gli dei erano soltanto una teoria inventata per spiegare il comportamento, forse il nostro concetto moderno del sé non è che un'altra di tali teorie inventate per spiegare noi stessi a noi stessi. Può darsi che sia una teoria migliore di quella degli dei, ma è veramente accurata? non è forse soltanto un'altra illusione utile?

 

Il problema con tutte queste teorie è che nessuna di esse affronta direttamente il problema della coscienza stessa. Non potrebbe un sistema evolversi con una buona concezione di sé attribuendo il comportamento a dei processi interni, anche con delle capacità psicologiche di imitare dei modelli di Comportamento (non consci) di altre persone, senza il bisogno di sentirsi come qualcosa di particolare? Queste teorie possono far vedere come siano nate l'auto-identità o 1'abilità di predire il comportamento, ma non dicono nulla di diretto sulla natura della consapevolezza. Possono anche immaginare un animale o una macchina che facciano tutte queste cose e nello stesso tempo siano completamente inconsapevoli.

Forse, potreste dire, non è solo la consapevolezza passiva che ci distingue dagli automi inconsci, ma il fatto che possiamo controllare consciamente quello che facciamo. Delle ricerche recenti suggeriscono che forse anche questa è un'illusione.

 

Il cervello diviso

Michael Gazzaniga, un neuroscienziato dell'università di Cornell, ha studiato dei pazienti col "cervello diviso", cioè con i due emisferi separati chirurgicamente. In molte persone l'abilità di usare il linguaggio è localizzata principalmente nell'emisfero sinistro; ma uno dei suoi pazienti aveva delle capacità verbali in entrambi gli emisferi, sebbene solo il sinistro potesse produrre delle parole parlate. Quando veniva dato un comando scritto, tipo "ridi", solo alla parte del campo visivo connessa col cervello destro, rideva Quando gli veniva chiesto perché rideva, rispondeva usando il lato sinistro del cervello, ma senza dare la vera ragione: "Ehi, ragazzi, siete veramente divertenti". Apparentemente l'emisfero sinistro aveva osservato la risata e cercava, in qualche modo, di dare una spiegazione. Questa potrebbe essere una proprietà non limitata soltanto ai cervelli divisi. Molte delle nostre ragioni per agire potrebbero essere del tutto non accessibili alla introspezione cosciente. I nostri sé verbali potrebbero costruire delle ragioni plausibili per le azioni che vedono compiere ai loro corpi. Le ricerche sui cervelli divisi hanno rivelato molto di più sulla natura scienza. In alcuni casi ogni emisfero manifesta dei desideri, delle intenzioni e persino delle speranze per il futuro, separate, e anche un senso del sé separato. E' facile pensare che dividere il cervello abbia diviso una coscienza originariamente unitaria, ma Gazzaniga crede che l'operazione chirurgica riveli soltanto un principio generale: che le menti umane sono delle entità multiple contenenti molti sottosistemi. Pensa che sia solo l'abilità a mettere in parole le cose creando "un senso personale di realtà conscia partendo dai sistemi multipli esistenti". Quindi all'idea di una "volontà" cosciente unica è totalmente falsa, di nuovo alcune ricerche recenti forniscono una chiave. Libet ha spostato la sua attenzione dalla sensazione cosciente all'azione volontaria e ha disegnato uri esperimento ingegnoso basato su degli esperimenti precedenti. Usando degli elettrodi fissati allo scalpo alcuni ricercatori avevano trovato che appena prima di compiere un'azione volontaria il potenziale elettrico dello scalpo si spostava verso il negativo, un fenomeno' chiamato "readiness potential" (potenziale di prontezza, d'ora in poi R.P.). Gli elettrodi rivelano questo potenziale un secondo o più prima che cominci un movimento apparentemente volontario. Potremmo assumere, allora, che la decisione conscia di agire debba venire

prima dell'R.P., se è una decisione conscia ad agire che inizia la catena degli eventi. Libet ha fatto degli esperimenti per dimostrarlo.

 

La coscienza è un ripensamento

Lo scienziato ha trovato che l'R.P. viene prima e che il desiderio di muoversi viene circa 400 msec. dopo. Questo potrebbe indicare che anche negli atti volontari apparentemente spontanei nel cervello accade un evento inconscio molto prima di ogni desiderio o decisione conscia di agire.

Liber ha poi dimostrato che i suoi soggetti potevano bloccare l'azione nell'intervallo di tempo tra 100 - 200 msec. prima che l'azione dovesse essere iniziata. Sostiene che questo fatto la sua aperta la porta a un ruolo possibile della "volontà". Altri scienziati, però, hanno interpretato i suoi dati in modo più estremo. Gli esperimenti potrebbero significare che noi non abbiamo assolutamente un'esperienza diretta di un'intenzione ad agire. Piuttosto ne potremmo dedurre uno stimolo o desiderio di agire dopo che il processo è già iniziato inconsciamente. E, poiché, questo stimolo/desiderio precede l'azione, possiamo mantenere l'illusione che sia la causa dell'azione ma è solo un'illusione. Secondo questo punto di vista la coscienza non ha nessun ruolo attivo. Questa disputa riflette la lunga diatriba filosofica sugli. eventi mentali: se una qualunque cosa, dal desiderio di gelato alla sensazione di dolore, possa causare degli eventi fisiologici nel cervello. Libet sostiene che possono. Pensa che ci sia ancora spazio per una "volontà" che può intervenire a fermare i processi fisiologici quando è necessario. Altri preferiscono usare i suoi risultati come prova che non è possibile. La domanda importante, qui, è se la scienza sia o no sul punto di trasformare un difficile problema filosofico in un problema empirico. Molti ricercatori hanno sostenuto che la coscienza può essere imitata da sistemi computerizzati e molte discussioni si focalizzano sul punto se la coscienza si associ poi col livello più alto di questi sistemi. Discussioni del genere possono essere utili per spiegare il funzionamento del cervello, ma nessuna teoria del genere può spiegare perché i contenuti di una parte (qualunque essa sia) debbano avete le qualità del sentirsi come un qualcosa di particolare mentre il resto no.

 

Sentire di essere

Il filosofo americano Thomas Nagel, nel suo famoso articolo "Come ci si sente a essere un pipistrello?", pubblicato nella sua raccolta di saggi "Mortal questions", ha sottolineato questo punto cruciale sul problema della coscienza. Il suo punto era che quando diciamo che qualcosa è conscio, intendiamo essenzialmente che c'è "qualcosa" che sente di essere" quella cosa. Ora, se gli uomini sono dei sistemi complessi di elaborazione di informazioni, perché ci dovrebbe essere "qualcosa che sente di essere" in alcuni livelli di quel sistema e non in altri? Qualunque parte del sistema scegliate, il mistero di fondo rimane intoccato. Una soluzione radicale è di eliminare completamente il problema e dire che tutti i modelli mentali sono consci. I modelli mentali sono delle rappresentazioni interne del mondo che i computer, come gli animali e gli uomini, usano per controllare il loro comportamento. Non potreste cavarvela andando in giro senza un buon modello del vostro corpo e del mondo che lo circonda. Quello che suggerisco è che non significa nulla "sentire di essere" la pelle, il sangue o le ossa di un pipistrello; ma è invece molto significativo "sentire di essere" il modello di pipistrello di un pipistrello.

Il che equivale a dire che non ci possono essere dei modelli mentali non consci.

L'obiezione principale a questa teoria è che non ci sembra affatto che tutti i modelli che il nostro cervello costruisce siano consci. Ma la risposta dipende completamente da che cosa sia quel "noi". Che cosa è quel "io" che deve essere conscio di tutte quelle attività? Possiamo suggerire una risposta. L'"io" non è che uno dei modelli del sistema, un modello di sé nel mondo, costruito in gran parte dal linguaggio.

L'"io" diventa una auto - immagine, un'immagine del corpo, una costruzione dell'essere umano. Questo rende perfettamente chiaro perché il resto del sistema sembra essere inconscio. E' inconscio al "me" ma non a se stesso.

Prima di iniziare a pensare ai sistemi umani come popolati da infiniti modelli consci, dovremmo riflettere su che cosa potrebbe significare "essere" la maggior parte di quei modelli. Non molto, penso. Per esempio, i modelli nei livelli più bassi di elaborazione percettiva non includono alcun concetto di sé, di azione o di mondo esterno. La loro coscienza quindi sarebbe limitata proporzionalmente. Soltanto il modello complessivo del "sé nel mondo" è in grado di sostenere una consapevolezza pienamente riflessiva. La coscienza di essere conscio. Ed è questo che sembra essere "me". Molti di noi ne hanno soltanto uno, a

meno che non includiate anche il sé dei sogni. Probabilmente le persone con personalità multiple hanno parecchi modelli del sé, ognuno a suo modo conscio e in competizione per essere dominante sugli altri. E' una situazione anomala ma che possiamo vedere come

una forma estrema del caso normale. Ogni cervello umano costruisce molti

modelli consci, ma c'è solo un "me", il mio modello del "sé".

Questo spiega anche il fenomeno dell'attenzione selettiva. Quando "io" rivolgo la mia attenzione a qualcosa, sembra che quella cosa entri nella mia consapevolezza. Da un certo punto di vista informazionale, possiamo dire che il sistema ha incorporato il modello di quella cosa nel modello del sé. Quindi "io" divento consapevole di quella e quella di "me".

 

L'evoluzione della coscienza

In questa prospettiva non c'è bisogno di un alto e di un basso, di una coscienza che controlla il resto. La coscienza non è un qualcosa che controlla. Non è una cosa, un posto, una sostanza o una parte del sistema. Infatti non ha alcuna funzione. E' soltanto come "essere" un modello mentale.

Questo approccio trasforma l'intero processo evolutivo. Non c'è scopo in essa. Qualunque organismo che costruisca delle rappresentazioni (anche le più primitive) avrà corrispondentemente una coscienza primitiva. Quelli che si creano anche un modello di sé saranno anche consapevoli di sé. I1 progredire dell'evoluzione, la qualità della coscienza si sviluppa in relazione ai tipi di modelli costruiti. Quindi forse Jaynes ha un punto a suo favore. Una volta che le voci degli dei sono state sostituite da un concetto di sé attivo, l'autocoscienza ha fatto un altro passo avanti. Quale sarà il prossimo passo? Su questo punto la ricerca dei mistici per una coscienza più alta o l'addestramento per l'illuminazione" dei buddisti potrebbero non essere fantasie oziose, ma passi verso nuovi modelli mentali.

 

Mente e meditazione

Nel cuore dell'addestramento buddista ci sono la meditazione e l'attenzione consapevole (mindfulness). Si pensa che queste qualità, coltivate a sufficienza, trasformino la coscienza e liberino chi le possiede dalla sofferenza. Per capire questa trasformazione ci può aiutare chiederci come vengono cambiati i modelli di realtà?

Buddha sosteneva che molti di noi sono continuamente distratti da oggetti visivi, suoni, idee. Viviamo in un turbine di confusione e fantasia: più nel passato o nel futuro che nel momento presente. Combattendo per trovare la felicità ci attacchiamo disperatamente al nostro concetto del sé e alle cose che pensiamo che ci renderanno felici. Ma, paradossalmente, è proprio questo che ci rende infelici.

 

AI contrario, la consapevolezza (mindfulness) significa vivere nel momento presente, sempre attenti, svegli. Nella meditazione questa abilità viene praticata durante delle sessioni in cui si sta seduti tranquilli. Ogni pensiero che sorge viene lasciato passare. Può tornare ancora e ancora, ma non c'è nessun attaccamento, nessun lasciarsi andare a fare delle fantasie. I pensieri continuano ad andare e venire finché la mente, prima o poi, diventa immobile.

Questi differenti modi di essere possono essere capiti in termini dei modelli mentali di cui sono costruiti. Nel modo normale l'attenzione si sposta da una cosa all'altra. Eventi che sorprendono richiamano l'attenzione: altre catene di pensiero aspettano che ci sia un intervallo per poter essere finite. Non c'è mai pace. Questo è un modo efficiente di usare tutte le capacità di elaborazione disponibile, ma come ci si sente a essere un modello di un simile sistema? Suppongo che per molti di noi ci sia molta confusione. L'unica cosa che gli dà una qualche stabilità è la pressione costante di un modello stabile del sé. Nessuna meraviglia se ci aggrappiamo ad esso.

D'altro canto essere consapevole (mindful) significa non seguire tutte le associazioni significa non mettere in pila tutte le idee che devono essere completate né fare strategie, pianificare o selezionare. I modelli diventano sempre più semplici in quanto tutta la capacità di elaborazione non viene usata immediatamente. Più e più cose possono essere connesse in un unico modello perché si viene sempre meno modellati.

E come ci si sente a essere" un modello in un simile sistema? Ovviamente molto diversi. E per questo che durante la meditazione tutto sembra più luminoso e più reale? Perché si sentono chiaramente i suoni più deboli e il battito del proprio cuore è sempre presente? Se è così potrebbero farsi delle previsioni verificabili. Per esempio quelli che praticano da lungo tempo potrebbero rivelare una maggior consapevolezza dei modelli di basso livello normalmente inaccessibili.

 

Alla fine della storia non è nemmeno necessario che venga costruito un modello del sé. Immaginatevi che cosa potrebbe essere un sistema che elabora l'informazione entrante ma non ci costruisce sopra nulla, nemmeno un sé da osservare. Senza nessun modello di distinzione tra il sé e l'altro, immagino che il mondo sembrerebbe tutt'uno.

Le persone che passano attraverso questo addestramento e queste esperienze trovano molto difficile descrivere quello che succede, che non meraviglia se si pensa che "essi" (il loro modello di sé) si sono dissolti. Infatti può essere impossibile descriverlo usando le assunzioni del nostro linguaggio consueto. Forse ora può nascere una nuova possibilità: che la scienza possa almeno sviluppare i concetti e il linguaggio necessari per capire le esperienze mistiche in termini di elaborazione di informazioni.

Il buddismo insegna la dottrina del "non sé". Non c'è un'entità conscia ma solo la coscienza stessa. La psicologia della conoscenza rivela che il sé è un modello mentale; se la coscienza non è che essere un modello mentale non c'è nessun sé conscio di qualcosa, ma solo una serie di modelli di sé che cambiano.

 

Quindi adesso posso rispondere alla mia domanda: "Perché sono consapevole?" Sembra che la risposta sia che poiché sono soltanto un modello mentale non può essere diversamente.

 

 

Krishnamurti: coscienza e consapevolezza
A cura di Emanuele De Benedetti

La consapevolezza, nel senso dei mistici illuminati (awareness), attenzione consapevole (mindfulness), l'osservare (witnessing), è una qualità della coscienza che si è sviluppata probabilmente nella recente evoluzione dell'uomo. Essa è il picco evolutivo, disponibile ancora solo ai pochi abbastanza coraggiosi capaci di lasciar cadere ogni identificazione con i propri modelli e con il proprio "io".

Stranamente, la consapevolezza, come qualità della coscienza, dovrebbe esserne inclusa, però, per la sua qualità di specchio riflettente, include tutto, compresa la coscienza. Coscienza e consapevolezza si distendono così nel tempo come un nastro di Moebius si distende nello spazio. Il fuori diventa il dentro e il dentro il fuori.

Ma tutto questo non è che un gioco di parole che può divertire solo la mente. La consapevolezza va al di là della mente, al di là del sé e raggiunge, diventa, "quello che è", la Verità, il Tutto, l'Uno. Riportiamo delle citazioni da alcuni discorsi di j. Krishnamurti, un mistico illuminato del nostro secolo, che ha illustrato con esemplare chiarezza questo strano, inquietante, inafferrabile "modo" della coscienza.

 I brani sono tratti da: "The Flame of Attention", Krishnamurti Foundation, India 1987; "The Flight of the Eagle", Harper & Row, 1973.

L'osservazione non è una sfida, non ti porta all'esperienza di qualcosa. L'osservazione non è analisi. L'osservazione, senza distorsione, è un vedere con chiarezza, non da alcun punto di vista personale o ideologico; è osservare in modo da vedere le cose come sono, da vedere sia esternamente che internamente quello che sta accadendo veramente all'esterno e come viviamo psicologicamente...

Non c'è nessuna divisione tra esteriore e interiore, tra il mondo che abbiamo creato esternamente e il movimento che avviene internamente, è come una marea che va e viene, è lo stesso movimento... Per capire questo movimento dobbiamo esaminare insieme la nostra coscienza, chi siamo, perché ci comportiamo nel modo in cui ci comportiamo, crudeli e senza nessun rapporto gli uni con gli altri... e vogliamo scoprire se c'è qualche probabilità di cambiamento radicale nella condizione umana e se è possibile che il conflitto, la lotta, la sofferenza e il dispiacere della nostra vita quotidiana abbiano una fine... Quindi, prima di tutto, dobbiamo guardare la nostra coscienza, di che cosa è fatta, qual è il suo contenuto. Dobbiamo chiederci se quel contenuto della coscienza, con cui ci identifichiamo come individui, sia, di fatto, coscienza individuale, o è forse la coscienza dell'umanità. Dovunque vai l'uomo soffre, lotta, è ansioso, pieno di incertezze, agonia, disperazione, depressione, pieno di ogni genere di superstizione religiose prive di senso... quindi la coscienza che hai identificato con la tua coscienza "individuale" è un'illusione. E' la coscienza di tutto il genere umano. Sei il mondo e il mondo è te... Poi avere le tue abilità, tendenze, idiosincrasie particolari, ma la tua coscienza è la coscienza di ogni altro essere umano. E' il risultato di millenni di pensiero...

La coscienza è l'attività del pensiero e il pensiero è diventato così importante nella nostra vita. Dobbiamo osservare che cosa sia questo processo del pensare che ci ha portato a una così straordinaria confusione nel mondo... L'accumulazione dell'esperienza, immagazzinata nel cervello come memoria, è conoscenza e la reazione a quella memoria è il pensiero. Il pensiero è un processo materiale... Il pensiero è sempre dividente, separante frammentario, e la conoscenza non e mai completa, su nulla. Il pensiero, sublime o banale, è sempre frammentario, sempre dividente, perché deriva dalla memoria. Tutte le nostre azioni sono basate sul pensiero e quindi tutte le azioni sono frammentarie, limitate, incomplete; non possono mai essere olistiche...

L'essenza del contenuto della nostra coscienza è il pensiero. Ci chiediamo se si può spazzare via quel contenuto della coscienza in modo che ci sia un dimensione totalmente diversa. E solo in quella dimensione ci può essere creatività, creatività non dipendente dai contenuti della coscienza...

E' possibile vedere la vita come un tutto? La sofferenza, il piacere, il dolore, l'ansietà, la solitudine, l'andare in ufficio, l'avere una casa, fare all'amore? Possiamo conservare tutte queste cose non come attività separate ma come un movimento olistico, un'azione unitaria.?...

E' possibile osservare la frammentazione e la identificazione con questi frammenti? Osservare, non correggere, non trascendere, non scappare via o sopprimere, ma osservare. Il problema non è che cosa fai, perché nel momento in cui cerchi di fare qualcosa agisci partendo da uno dei frammenti e quindi crei altri frammenti e divisioni. Invece se puoi osservare olisticamente, se puoi osservare

l'intero movimento della vita come un'unità, allora non solo cessa il conflitto, ma da quell'osservazione nasce un approccio completamente nuovo alla vita...

Chi è quest'entità che porta tutte queste varie parti insieme e le integra? Non è anch'essa un frammento? n pensiero stesso è frammentario. Il pensiero non può mai portare a un'osservazione olistica della vita... Quindi si può osservare l'intero movimento della propria vita frammentaria con i suoi motivi separati e separanti? Si può osservarlo senza l'osservatore? L'osservatore è il passato è l'accumulo di memoria. E' quel passato e quello è tempo. Il passato come memoria è anche il risultato di frammentazioni precedenti. Quindi si può osservare senza tempo, senza pensiero, senza ricordi del passato e senza parole? Perché la parola è il passato, la parola non è la cosa. Si guarda sempre attraverso la parola; attraverso spiegazioni che sono un movimento di. parole. Non abbiamo mai una percezione diretta... L'arte del vedere, dell'ascoltare, dell'osservare, non è una cosa che si possa coltivare, non è una questione di evoluzione graduale. A meno che la mente umana non sia interamente, psicologicamente, totalmente libera, non è possibile vedere quello che è vero, vedere se c'è una realtà non creata dalla paura non modellata dalla società o dalla cultura in cui viviamo e che non sia una fuga dalla monotonia quotidiana con la sua noia, la sua solitudine, la sua disperazione...

Non si deve essere consapevoli di sé né introspettivamente né analiticamente ma essere realmente consapevoli di sé come si è e vedere se è possibile essere interamente liberi da tutte quelle cose che sembrano annebbiare la mente. Per esplorare questo ci deve essere libertà fin dall'inizio, non dalla fine... Non si può imparare nulla di sé a meno che non si sia liberi, liberi così da poter osservare non secondo alcun modello formula o concetto, ma chiaramente non ci deve essere nessuna immagine che intervenga tra l'osservatore e la cosa osservata...

 

Si può osservare una cosa così completamente che lo spazio tra l'osservatore e a cosa osservata sparisca completamente? Quando quello spazio scompare c'è la scomparsa dell'osservatore e rimane solo la cosa osservata. In quell'osservazione c'è percezione, c'è vedere la cosa con una vitalità straordinaria: il suo colore, la sua forma, la sua bellezza. Quando non c'è il centro del 'me' che sta osservando, sei in contatto con quello che osservi intimamente... Per guardare devi essere silenzioso.

 

 

Carl Gustav Jung: mappe psichiche
a cura di Mirella Costa

Analizziamo qui una mappa della coscienza di Carl Gustav Jung e in parte da lui commentata: "La coscienza è per così dire una superficie o una pellicola che si distende su un'ampia area inconscia di cui non ci è nota l'estensione".

Un quinto o un terzo o forse anche la metà della nostra vita di uomini trascorre in una condizione di incoscienza. La nostra prima infanzia è incosciente. Ogni notte sprofondiamo nell'inconscio, usufruendo di una coscienza più o meno chiara soltanto in certe fasi che stanno fra la veglia e il sonno.

Dobbiamo ammettere che quando diciamo "Io" non possediamo un criterio assoluto per sapere se abbiamo o no una completa esperienza di questo "Io". Può darsi che la nostra percezione dell'Io sia ancora frammentaria e che nel futuro ci saranno delle persone che sapranno ciò che l'Io significa per l'uomo in modo molto più completo di quanto facciamo noi attualmente.

La coscienza è, per così dire, una superficie o una pellicola che si distende su un'ampia area inconscia di cui non ci è nota l'estensione.

Oltre a ciò lo psichismo cosciente è caratterizzato da una certa limitatezza. In un dato momento esso può accogliere simultaneamente soltanto un numero ristretto di contenuti. In quell'istante tutto il resto è inconscio e noi riceviamo l'impressione di una sorta di compatta continuità della sfera cosciente o percepiamo e comprendiamo una generale coerenza soltanto attraverso il succedersi e l'alternarsi di tali "istantanee" coscienti.

Non possiamo mai cogliere una immagine della totalità perché la nostra coscienza è troppo limitata; possiamo soltanto osservare lampi di esistenza. E' sempre come se guardassimo attraverso una fessura in modo da vedere soltanto un particolare settore, tutto il resto è oscuro e in quel momento noi non ci rendiamo conto di ciò. L'area dell'inconscio è immensa e non si interrompe mai, mentre l'area della coscienza è un campo ristretto di visione momentanea e mutevole.

La coscienza è senz'altro il prodotto della percezione e dell'orientamento nel mondo esterno. Essa è probabilmente localizzata nel cerebrum, che è di origine ectodermica e che fu probabilmente un organo sensoriale della pelle al tempo dei nostri lontani progenitori. La coscienza, in quanto deriva da codesta localizzazione nel cervello, conserva quindi probabilmente questo aspetto della sensazione e dell'orientamento. Non è un caso che gli psicologi francesi e inglesi degli inizi del XVII e del XVIII secolo abbiano cercato di far derivare la coscienza dalle sensazioni come se essa consistesse unicamente di dati sensoriali. Ciò si trova espresso nella famosa formula Nihil est in intellectu quod non fuerit in sensu. Si può osservare qualcosa di simile nelle moderne teorie psicologiche. Freud per esempio non fa derivare gli elementi consci dai dati sensoriali, bensì l'inconscio del conscio, il che rappresenta il medesimo punto di vista razionale.

Secondo me la questione va posta in modo capovolto: io direi che la cosa che viene per prima è ovviamente l'inconscio e la coscienza sorge effettivamente da una condizione inconscia. Nella prima infanzia agiamo inconsciamente; le funzioni più importanti di una natura istintiva sono inconsce e la coscienza è più che altro il prodotto dell'inconscio. Questo processo richiede i più violenti sforzi. Vivere consciamente è faticoso e può condurre allo sfinimento. Lo sviluppo della coscienza è uno sforzo quasi innaturale. Se si osservano degli uomini primitivi, per esempio, si vedrà che alla minima provocazione o anche senza alcuna provocazione essi diventano assenti e, per così dire, scompaiono. Possono stare seduti per ore di seguito, e quando gli si chiede: "Cosa stai facendo? A cosa pensi?" essi si sentono offesi, perché dicono: "Soltanto un pazzo pensa, ha pensieri nella testa. Noi non pensiamo". Se pensano per davvero, lo fanno più che altro con ventre o col cuore. Alcuni appartenenti a tribù negre sono persuasi che i pensieri risiedano nel ventre: perché essi si rendono conto soltanto di quei pensieri che recano effettivo disturbo al fegato, agli intestini o allo stomaco. In altre parole essi sono consci unicamente dei pensieri emotivi. Affetti ed emozioni sono sempre accompagnati da evidenti innervazioni fisiologiche.

Gli indiani Pueblo mi dissero che tutti gli americani sono pazzi, e naturalmente io rimasi piuttosto meravigliato e chiesi loro perché. "Ebbene" risposero "essi affermano di pensare con le loro teste. Nessun uomo normale pensa con la testa. Noi pensiamo col cuore". Questi uomini si trovano ancora, per così dire, nell'epoca omerica, allorché il diaframma (Diaphragma, phren = spirito, anima) era la sede dell'attività psichica. Ciò comporta una localizzazione psichica di natura differente. Il nostro concetto di coscienza colloca il pensiero nelle nostre teste così magnificate. Gli indiani Pueblo fanno invece derivare la coscienza dall'intensità del sentimento. Per loro non esistono pensieri astratti. Poiché gli indiani Pueblo sono adoratori del sole, presentai loro il noto argomento di sant'Agostino. Spiegai loro che Dio non è il sole ma colui che ha creato il sole. Essi non potevano accettare ciò in quanto non riescono ad andare al di là delle percezioni dei loro sensi e dei loro sentimenti. Per questa ragione la coscienza e il pensiero sono, secondo loro, localizzati nel cuore. Per noi, d'altro lato, le attività psichiche non hanno alcun significato. Riteniamo che sogni e fantasie siano localizzate "giù in fondo" e perciò vi è chi parla del subsconscio, cioè di quelle cose che stanno sotto la coscienza.

Il fatto importante riguardo alla coscienza è che nulla può essere conscio senza un lo a cui fare riferimento' Se qualcosa non è messo in relazione con l'Io, allora non è conscio. Si può quindi definire la coscienza come una relazione con l'Io di fatti psichici. Che cos'è questo lo? L'lo è un stato di tipo-complesso che è innanzitutto costituito da una coscienza generale del proprio corpo e della propria esistenza, e secondariamente dai dati della propria memoria; si ha una certa idea di essere stati e si possiede una lunga serie di ricordi. Questi due sono gli elementi costitutivi fondamentali di ciò che chiamiamo l'Io. Si può quindi indicare l'Io come un complesso di fatti psichici. Questo complesso possiede un grande potere di attrazione, come se fosse un magnete: attira taluni contenuti dall'inconscio, cioè da quell'oscuro regno di cui nulla sappiamo; attira anche impressioni dall'esterno, e quelle parti che entrano in connessione con l'Io diventano consce. Se ciò non avviene, esse restano inconsce.

La mia idea dell'Io che esso sia una specie di complesso. Naturalmente il nostro Io è il complesso che prediligiamo, quello a cui siamo più attaccati e affezionati. E' sempre al centro della nostra attenzione e dei nostri desideri e rappresenta il punto focale assolutamente indispensabile della coscienza.

 

Mappa degli stati di coscienza secondo Fisher
di Gianni Maccarini e Marco Margnelli

Roland Fisher, uno psichiatra e farmacologo di origine svizzera che attualmente vive e lavora negli Stati Uniti, si è particolarmente interessato agli effetti delle droghe sul sistema nervoso centrale dell'uomo, ed al problema degli stati di coscienza ad essi connessi. Nel corso dei suoi studi è riuscito così a gettare le basi di quella che lui stesso definisce "una cartografa dello spazio interiore", classificando gli stati di coscienza secondo un criterio originale che a nostro avviso merita molta attenzione. Già nel '69 aveva sottoposto agli occhi della comunità scientifica una prima mappa degli stati di coscienza, il "continnum percezione - allucinazione", che successivamente completò aggiungendovi il continuum percezione - meditazione. Sulla classificazione è ritornato altre volte negli anni seguenti, ma sostanzialmente l'impostazione originaria è stata rispettata. Prima di esporre il suo pensiero è necessario premettere che esso non è collocabile nel solo ambito specifico della sperimentazione scientifica, poiché spazia in dimensioni lontane della asetticità da laboratorio, come quella religiosa e culturale in senso lato.

Fisher, ispirandosi alle teorie che si collocano all'interno del cognitivismo considera il cervello umano come un elaboratore di informazioni. Questo funziona sui dati in ingresso (input) secondo programmi predeterminati, con una velocità di elaborazione i cui limiti dipendono dalle caratteristiche dei materiali di cui è fatto. Le informazioni in arrivo sono costituite da segnali nervosi che originano dalla periferia corporea e dagli organi di senso ma non tutte giungono alla corteccia (cioè al sistema centrale) perché la maggior parte di esse è deviata da sistemi di filtro in sottostazioni sensoriali per produrre riflessi automatici immediati, o per monitorare la situazione ambienta le o la posizione del corpo nello spazio, ecc. I programmi che presiedono al funzionamento del cervello elaboratore d'informazioni sono di due tipi: quelli legati alle sue stesse caratteristiche strutturali e quelli acquisiti all'esterno attraverso il processo culturale ed educativo.

L'elemento determinante nel modello fisheriano è il concetto di velocità di elaborazione. Infatti nelle condizioni di veglia ordinaria (che è lo stato di coscienza di riferimento) vi è un equilibrio ottimale tra la quantità di informazioni che raggiunge il sistema centrale e la velocità elaborativa di questo: tale stato è considerato come normale. Se aumenta la velocità lo stato di coscienza di riferimento si modifica progressivamente in una sequenza di altri stati (che Fisher chiama "non ordinari") collocati lungo il continnum percezione - allucinazione (definito anche come livello di attivazione ergotropica). Viceversa, se la velocità diminuisce, la gamma degli stati di coscienza si distribuisce lungo il continuum percezione - meditazione (definito anche come livello di attivazione trofotropica). I termini trofotropico ed ergotropico sono presi a prestito dal fisiologo svizzero Hess che per primo li utilizzò per indicare un insieme di reazioni che caratterizzano attività e condizioni funzionali dell'organismo mediate dalle due sezioni del sistema nervoso autonomo. La "risposta trofotropica" viene interpretata da Hess come una risposta di rilassamento mediata dal parasimpatico e come tale struttura portante di un sistema protettivo dall'overstress; essa viene contrapposta alla "risposta ergotropica", che è una reazione di emergenza dell'organismo la quale utilizza come meccanismo fondamentale un aumento del metabolismo ossidativo e l'utilizzazione di energia.

 

Fisher correla gli stati di coscienza ai livelli di attivazione del sistema parasimpatico ed ortosimpatico.

Alla base di tale concettualizzazione stanno indubbiamente i risultati sperimentali di Moruzzi e Magoun che già nel '49 avevano individuato 1'attività generalizzata reticolare come responsabile dello stato di veglia. Però bisogna riconoscere che l'operazione compiuta da Fisher è alquanto rischiosa perché conduce a conclusioni affrettatamente forzate. Il problema del rapporto tra attività del sistema vegetativo ed attività corticale è ancora aperto: basti pensare al fatto che le relazioni tra ipotalamo e stati di coscienza sono ancora tutte da sondare sperimentalmente. Tuttavia il modello di Fisher ci è sembrato, per il momento, uno tra quelli più sistematici ed interessanti prodotti nel campo dell'indagine sugli stati di coscienza.

Per sostenere la sua tesi Fisher non esita a ricorrere anche ad argomentazioni che sfociano nella speculazione filosofica: "Usando il termine attivazione desideriamo enfatizzare l'unità di una persona, poiché attivazione riguarda sia l'attivazione fisiologica che psicologica e quindi si riferisce alla stessa comune funzione", "Non esistono corpo e mente separati da studiare, è piuttosto il settore d'interesse e di competenza tecnica specialistica del ricercatore che determina se l'attivazione sia da ricondurre all'aspetto somatico o all'aspetto psicologico dell'indagine". Indubbiamente la correlazione tra attivazione neurovegetativa ed attività corticale si dimostra particolarmente utile sul piano semiologico perché permette di individuare e valutare gli stati di coscienza con una certa precisione. Se consideriamo il continuum nel suo asse centrale (veglia ordinaria) e nei suoi due punti estremi (stati mistici), tutti gli altri stati di coscienza si collocano negli stadi intermedi. Dalla registrazione quantitativa e numerica di vari parametri indicativi del supposto livello di attivazione orto-parasimpatica relativa a svariate funzioni (attività elettrica corticale, dilatazione pupillare, frequenza cardiaca, sudorazione, sensibilità al gusto, ecc.) si può risalire, secondo Fisher, allo stato di coscienza sovrastante. L'elemento determinante per il passaggio di uno stato di coscienza all'altro è la velocità di elaborazione del cervello. Partendo dalla condizione base di riferimento, cioè l'universo della normale routine quotidiana (parafrasando Fisher), uno stato normofrenico della mente, caratterizzato da un "Ego" di tipo freudiano concepito come coerente organizzazione dei processi mentali che controlla la scarica dell'eccitazione verso l'esterno e riferendosi alla parte sinistra del continuum (vedi flgura 3) si incontra, la ("sensiblità"), uno stato di coscienza al quale il soggetto perviene se aumenta il volume dell'input informativo. Egli si troverà in una situazione di maggiore attenzione (e quindi di maggiore sensibilità) all'ambiente perché da questo gli giungono più dati rispetto a prima che dovrà prontamente analizzare.

Il secondo stadio che si incontra è la "creatività": essa incrementa ancora il flusso informativo e di conseguenza si velocizza ulteriormente il processo elaborativo. Tra questo stadio e quello successivo si può collocare la fase REM del sonno con sogni. Nel terzo stadio:"ansietà", ormai il sistema lavora al massimo delle sue possibilità; si tratta di una situazione di iperattivazione psichica e che tende a sfuggire al controllo cosciente ed è vissuta soggettivamente in termini sgradevoli. Gli episodi schizofrenici acuti "stati iperfrenici acuti", vengono immediatamente dopo, come stati di coscienza in cui il flusso di informazioni è elevatissimo al punto da congestionare il sistema centrale di analisi che risulta dunque impossibilitato ad elaborare ordinatamente. Lo stadio successivo della "catalessi" è caratterizzato ormai dal blocco funzionale del sistema che non è più in grado di analizzare. Secondo Fisher questi ultimi stati di iperattivazione possono svilupparsi naturalmente ma anche essere indotti sperimentalmente. Infatti "Quantità crescenti di droghe allucinogene, psilocibina, LSD e mescalina possono indurre un'eccitazione centrale e spingere un soggetto attraverso gli stati ansiosi, creativi e iperfrenici".

I "rapimenti mistici" costituiscono l'ultimo stadio sul versante sinistro; si tratta di stati nei quali la corteccia non riceve più flussi informativi dall'esterrno (come già nel precedente stadio catalettico) ma ora ha riacquistato l'efficienza funzionale. Però, poiché non dispone più di dati da elaborare, il sistema centrale analizza se stesso o meglio analizza i suoi stessi programmi (traducendo il concetto nel linguaggio filosofico si può dire che la coscienza diventa cosciente di se stessa). Secondo Fisher il pensiero umano ha una struttura dicotomica: vi è un soggetto che pensa ed un oggetto che è pensato; in termini neurofisiologici il soggetto è la corteccia e l'oggetto è il prodotto dell'attività sottocorticale. Le interpretazioni delle informazioni sensoriali in ingresso di fatto non sono che le interpretazioni che la corteccia dà del prodotto dell'attività sottocorticale; se dall'esterno non giunge nessun dato (come nel caso dei "rapimenti mistici"), la corteccia elabo rerà il flusso informativo in arrivo dai centri sottocorticali senza contemporaneamente controllare la realtà esterna per verificare l'origine dell'input finendo così per interpretare in modo allucinatorio come "reali anche stimoli che non lo sono. I rapimenti mistici sarebbero dunque uno stato di coscienza caratterizzato da un massimo risveglio mentale che corrisponde ad uno stato di massimo risveglio ergotropico.

E' da notare che il "viaggio" (per usare una terminologia cara a Fisher) lungo il continnum percezione - allucinazione è contrassegnato, sul piano puramente semiotico, da una modificazione quantitativa dei valori di diversi parametri presi in considerazione (aumento progressivo del tono muscolare, diminuzione della resistenza elettrocutanea, midriasi, ipertermia, piloerezione, iperglicemia, tachicardia, aumento della sensibilità ai minimi stimoli e sua diminuzione a quelli forti).

L'incremento dell'attività trofotropica dà invece luogo ad una serie di stati di coscienza (alcuni dei quali sono stati aggiunti in un secondo momento sull'originario modello) allineati sul versante destro: il continuum percezione - meditazione; partendo dalla normale condizione di riferimento si assiste ad una graduale successione di esperienze meditative appartenenti alla mistica estremo - orientale contraddistinte da un sempre maggiore livello di ipoattivazione (zazen, dharna; dhyan, savichar samadhi, nivicharsamadhi). Tra lo stadio occupato dalla meditazione zazen e lo stato di coscienza successivo è collocabile la fase delta del sonno. La strada che lungo il continuum conduce al samadhi utilizza tecniche di graduale spegnimento dei contatti con l'esterno e di conseguente ripiegamento interiore col risultato di ridurre 1'ingresso sensoriale nel sistema centrale dell'elaboratore che riduce la sua velocità di analisi fino alla sua totale abolizione. Quando nel samadhi (stadio di massimo risveglio trofotropico) l'isolamento sensoriale completo è ottenuto, il cervello viene a trovarsi in condizioni simili a quelle che derivano dalla mancanza di input descritta sul versante sinistro dello schema a proposito dei "rapimenti mistici". Così questi ultimi ed il samadhi sono stati di coscienza che ~ possono trasformarsi l'uno nell'altro (senza dover ripercorrere a ritroso le tappe dei due continua) dando luogo ad esperienze mentali indistinguibili fra loro. Tali esperienze mentali sono appunto conosciute nella tradizione mistica come contraddistinte dalla comune caratteristica della "ineffabilità" del contenuto. Gli stadi meditativi sono accompagnati, sul piano semiotico, da un graduale decremento del tono muscolare, da una condizione ipometabolica di consumo di ossigeno, da un aumento della resistenza elettrocutanea, dalla riduzione della produzione di sudore e di acido lattico.

Il "Sé" collocato da Fisher nell'asse della parte inferiore del diagramma circolare è la destinazione di entrambi i "viaggi" lungo i due versanti dei continua una destinazione che può essere soltanto avvicinata ma non raggiunta perché "Essendo soggettivi il conoscere ed il vedere, il 'Sé' può non essere pienamente conosciuto e visto"'.

Occorrono alcune precisazioni. La prima: poiché gli stati di coscienza sono allineati su un continuum, secondo Fisher ognuno di essi contiene elementi di quello che lo precede e di quello che lo segue e la transizione da uno stato a quello successivo deve avvenire passando attraverso gli stati intermedi ad eccezione dei rapimenti mistici e del samadhi ai quali si può giungere repentinamente senza mediazione. La seconda; il passaggio da uno stato di coscienza all'altro è accompagnato dall'oblio dell'esperienza vissuta. La terza ed ultima: Fisher ha intenzionalmente evitato di utilizzare termini presi a prestito dalla nosografia psicopatologica. La spiegazione ce la fornisce lui stesso: "è perfettamente normale essere iperfrenico ed alla fine anche estatico in risposta a livelli aumentati di iperrisveglio: Soltanto quando un soggetto si stabilizza in un particolare stato (incluso quello normale) può essere considerato un malato''.

 

 

Il bisogno di una visione organismica
Un esperimento collettivo sulla visione olistica o frammentata
di Martha Crampton

 a cura di Luciano Marchino

La necessità di credere che l'universo sia spiegabile secondo un processo che segue delle leggi, sembra essere un bisogno fondamentale degli esseri umani. Senza di questo ci sentiamo persi, disperati, e. deprivati di qualche cosa di essenziale all'esperienza del valore e del significato nelle nostre vite.

La scoperta di questo è avvenuta in modo drammatico in un workshop che conducevo. Avevo dato istruzioni al gruppo di provare a visualizzare un mondo in cui l'universo venisse visto come arbitrario, come mancanza di ordine e propositi.

Ad un certo punto chiesi loro di immaginare come sarebbe stato vivere in un mondo simile, e di osservare gli effetti di questa visione del mondo sui loro pensieri, sentimenti e comportamento. Le reazioni del gruppo andarono dall'apatia e depressione alla rabbia e alla ricerca di stimolazioni piacevoli. In un sottogruppo, queste ultime presero persino forma di un deliberato pianificare assassini e saccheggi, giusto per il brivido di farlo. La loro violenza sembrava esprimere un profondo senso di rabbia e frustrazione per la perdita di significato della vita, il desiderio di esprimere il dolore per questo, e l'indifferenza alla vita in un mondo senza valori umani. Ecco come si espresse una persona: "Se non c'è ordine nell'universo, allora niente ha importanza. Così perché non uccidere?".

Credo che il sentiero che noi come specie sceglieremo al bivio, confrontandoci con noi stessi oggi, sarà in gran parte deciso dalla nostra comprensione del che cosa l'ordine cosmico sia. Come specificavano i nostri postulati, noi stiamo ipotizzando che questo sia un ordine organismico vivente, non l'ordine "morto" di un sistema meccanico.

 

L'effetto Janus

Come puntualizzano i nostri postulati, ogni entità organismica è contemporaneamen te un "tutto" e una "parte".

Al completamento dell'organismo è necessaria l'espressione di entrambi. Questa complementarietà è stata chiamata "effetto Janus" da Arthur Koestler usando il nome del dio Romano che aveva due facce rivolte in direzioni opposte. Quando le entità vengono considerate intere, sono come la faccia che guarda "verso il basso" nel sistema gerarchico, cioè sono entità assertive che organizzano le proprie parti costituenti e hanno autonomia nel proprio dominio.

Quando viste come "parti" sono come la faccia che guarda "verso l'alto" nella gerarchia - cioè a turno diventano sottoinsiemi in un grande Tutto. Koestler ha coniato il termine "olone" per riferirsi alle entità "dal volto di Janus" che comprendono un ordine gerarchico. Lui vede questa gerarchia come "una caratteristica universale di vita". Quando l'effetto Janus è applicato allo sviluppo umano, dobbiamo considerare l'organismo umano come una gerarchia di "oloni" che usano il loro "regnant nexus" a differenti livelli nel processo di sviluppo. L'olone con cui avremo a che fare principalmente in questo saggio è quello della personalità integrata, che è governata da un Centro Creativo chiamato in psicosintesi l'"Io". La personalità stessa è costituita da tre sotto-oloni principali: un corpo fisico, un "corpo" mentale concreto e un `'corpo" emozionale. Questi sotto-sistemi della. personalità (qualche volta nella filosofia Orientale chiamati "veicoli" 0 "guaine") hanno vari livelli di organizzazione tra di loro. Perciò il corpo fisico è costituito da sistemi, organi, tessuti, cellule, molecole, atomi, particelle sotto-atomiche, ecc.

Attraverso gli eoni di evoluzione che divide con la specie animale, l'olone fisico ha raggiunto un meraviglioso grado di sintesi creativa. Se non fosse per il disordine nei nostri veicoli quello emozionale e quello mentale, il corpo fisico funzionerebbe senza intoppi. Un compito evolutivo importante che ora ci si presenta è l'integrazione dei nostri "corpi" mentale ed emozionale e fisico così che possano funzionare come una totalità in armonia.

Questo significa che per noi sarà necessario imparare molto di più riguardo ai sottosistemi interni a questi corpi e riguardo ai metodi per la loro integrazione.

L"'Io" come Centro Creativo della personalità, ha il compito di sviluppare coordinare, e armonizzare i tre veicoli della personalità per formarne una integrata, che finalmente per diritto diventi un olone organismico.

 

 

Una coscienza per il giorno ed una per la notte

 Di Marco Margnelli

Atti del convegno "verso la nascita di una coscienza planetaria" dell’Associazione Amaranto

 

La conoscenza della natura e della struttura della coscienza umana, l’autocoscienza della coscienza, infatti, è un sapere prezioso perché da una parte ci permetterebbe di usare meglio il nostro cervello e le sue risorse più profonde e dall’altra potrebbe portare a una maturazione degli individui in grado di cambiare la società.

Voglio dire che le società umane sono l’espressione della somma dei singoli individui che le compongono, così che una società di persone altamente evolute sarà una società altamente evoluta e, quando tutte le società del mondo fossero allo stesso livello evolutivo, si potrebbe sperare in una nuova coscienza planetaria.

Convinto di tali premesse, quando vengo invitato ad esprimermi come Presidente della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, non manco mai di proporre che il Ministero della Pubblica Istruzione inserisca nel piano degli studi obbligatori anche un insegnamento teorico-pratico sugli stati della coscienza ma sono certo che tale proposta ha pochissime probabilità di essere capita e tantomeno accolta.

Invece sarebbe notevolmente utile, non soltanto perché promuoverebbe l’autocoscienza ma anche a scopi pratici. Per esempio, tutti riconoscono che c’è un legame profondo tra stati di coscienza e creatività, tanto che i momenti più fertili vengono chiamati “stati di ispirazione”. Ora, è molto probabile che in un futuro del tutto prossimo, a parità di preparazione teorico/tecnica, nel mercato del lavoro, verranno preferiti i giovani che sappiano anche sfruttare le proprie risorse creative, con idee innovative, intuizioni originali se non lampi geniali e perciò sarebbe molto prezioso un addestramento fin dall’età scolare che sviluppi e potenzi la creatività individuale. La psicotecnologia per questi insegnamenti è già stata sviluppata e negli Stati Uniti è anche già stata applicata con successo. Si sono identificati almeno tre diversi metodi, tutti basati su stati modificati di coscienza, quali lo stato ipnagogico, l’ipnosi e l’autoipnosi e io, personalmente, ho condotto un corso sperimentale di due anni presso l’Accademia Italiana di Creatività e Design che ha dimostrato la correttezza sia delle basi teoriche che del progetto didattico.

Sostanzialmente il pensiero creativo avviene in una regione della coscienza che ormai tutti conoscono, almeno di nome: l’inconscio. Tale nome avverte che esso è irraggiungibile dalla coscienza ordinaria e che, pertanto, agisce fuori dal controllo della volontà. La psicotecnologia per il potenziamento dei processi creativi cui ho accennato poco fa serve sostanzialmente a superare in parte questo ostacolo creando le condizioni psicomentali perché l’inconscio possa lavorare sotto il parziale controllo della mente cosciente.

Come tutti conoscono il nome “inconscio”, così tutti ormai sono al corrente che esso è il luogo del sogno e che si può studiare la sua attività analizzando i sogni. Si può perciò dire che l’inconscio è la coscienza della notte, così come la coscienza ordinaria, quella in cui ci troviamo in questo momento, è la coscienza del giorno.

Fin dalla notte dei tempi l’uomo distingue il sogno dalla realtà, nel senso che riconosce il sogno perché ciò che vi accade non obbedisce alle leggi della realtà fisica nella quale vive durante il giorno, o meglio, nella quale vive mentre è sveglio. Ciò dipende dal fatto che nella coscienza diurna è contenuta una “rappresentazione del mondo” che può essere paragonata a un programma operativo di computer, nel senso che serve ad elaborare informazioni. In questa rappresentazione “virtuale” del mondo fisico un prato non può essere altro che verde o, al massimo, giallastro, mai blu o violetto, i cani non parlano e gli umani non possono volare; così che, se vedessimo un prato blu, avremmo immediatamente l’impressione che ci sia qualcosa di sbagliato e se, ci accorgessimo di poter andare al lavoro volando, dubiteremmo di essere svegli e, forse, andremmo di corsa da uno psichiatra. Il “mondo virtuale di riferimento” perciò è come un programma operativo che analizza le informazioni sensoriali confrontandole con i parametri in base ai quali è stato costruito. E’ una rappresentazione dai limiti molto precisi, che sono al tempo stesso i limiti dei nostri sensi e quelli della realtà fisica. La nostra vista, per esempio, è insensibile alla banda ultravioletta e perciò non possiamo vedere certi dettagli della realtà fisica che pure esistono e, se per un attimo vedessimo con gli occhi di un insetto che, invece, sono sensibili all’ultravioletto, non troveremmo la spiegazione di tali immagini nel “programma” mondo di riferimento, semplicemente perché non la contiene.

La rappresentazione del mondo, infatti, non è contenuta nella nostra mente già alla nascita ma comincia a formarsi a partire dal momento in cui apriamo gli occhi per la prima volta e continua per tutto il periodo dell’infanzia.

Alla nascita la coscienza è, come sostenevano già molti filosofi del passato, una “tabula rasa”, una tavoletta sulla quale non c’è scritto niente e, riprendendo la metafora informatica, oggi diremmo che è come il disco fisso di un computer nel quale non sia stato ancora immesso nessun programma di istruzioni operative. Sarebbe un disco “formattato”, nel senso che è preparato a ricevere qualunque tipo di istruzioni e che, non appena queste cominciassero a riempirlo, potrebbe, a sua volta far girare il computer. Così è la coscienza neonatale: un disco vergine pronto ad essere “riempito di realtà”.

E’ questo il processo di formazione del “mondo di riferimento”.

Esso comincia fin dai primi giorni di contatto dei sensi con la realtà della materia: la mente deve imparare il caldo/freddo, la luce/buio, il liscio/ruvido, il molle/duro, il silenzio/rumore, e così via fino ad avere uno “scheletro” di sensazioni elementari partendo dal quale può cominciare a costruire una “rappresentazione interna della realtà esterna”. Contemporaneamente occorre che qualcuno “dia un nome alle cose” e cioè che cominci a dare un significato alle sensazioni elementari, dando avvio anche alla costruzione della “realtà concettuale”. Si impara il linguaggio, si impara l’identità (“Questo sono io”, “Io mi chiamo Marco”, “Io mi chiamo Susanna”) si impara il senso delle situazioni, delle emozioni, dei sentimenti e si imparano le regole che governano tutto questo. Finché siamo bambini siamo “fuori dal mondo”, “nel mondo dei sogni”, “fuori della realtà” e quando abbiamo imparato la coscienza siamo pronti a inserirci nella realtà fisica e sociale: siamo “maturi”.

In quel momento avremo una completa coscienza del giorno che contiene vari programmi e sottoprogrammi operativi: la rappresentazione del mondo fisico, l’identità, il linguaggio, il lessico dei sentimenti e altro che ci serve per vivere, di giorno ed ogni giorno, nel mondo della materia e in mezzo ad altri umani. Questa coscienza è stata definita “ordinaria”, nel senso che è quella comune a tutti, ma è anche stata definita “consensuale” nel senso che alla sua formazione non hanno provveduto solo i sensi ma anche la cultura. Assegnare il nome di “rosso” a un determinato colore è una convenzione che, nella notte dei tempi, hanno accettato tutte le culture: si sarebbe indifferentemente potuto decidere che il nome dello stesso colore fosse “blu” e oggi lo chiameremmo così. In altre parole, la cultura è nata di pari passo con l’interpretazione dei messaggi dei sensi e oggi per costruire una coscienza al passo con il tempo nel quale ce ne si deve servire, bisogna inserire nella rappresentazione del mondo anche la “cultura”.

Le ricerche neurobiologiche degli ultimi cinquant’anni hanno accertato che questo tipo di coscienza, quella del giorno, risiede nell’emisfero sinistro del nostro cervello (nei destrimani, l’inverso nei mancini) e che questa coscienza elabora le informazioni secondo delle regole che sono state chiamate del “pensiero secondario”. Non perché sia inferiore al pensiero “primario” ma perché innanzitutto si è sviluppato dopo di questo e poi perché deduce il significato delle informazioni solo dopo averle accuratamente analizzate e dopo averle confrontate accuratamente con le informazioni di riferimento depositate nella memoria elementare (in pratica con il modello del mondo di riferimento). E’ un lavoro analitico che funziona con le regole della logica sequenziale, tipo: se A è uguale a B, B sarà uguale ad A, oppure: 2+2 = 4, e che ha fatto affibbiare all’emisfero sinistro il nomignolo di “emisfero ingegnere”.

Alla fine della giornata, quando andiamo a dormire, in realtà mettiamo a letto la coscienza ordinaria e, per ragioni misteriose, ancora tutte da scoprire, ci abbandoniamo alla coscienza della notte, quella del sogno.

Essa, come dicevo all’inizio, non rispetta le regole del mondo fisico così che i prati possono essere blu o violetti, si può andare al supermercato senza camminare e si può parlare con il proprio gatto. Da ciò si deduce che questa coscienza non contiene il modello di realtà di cui si serve l’altra e ciò è logico perché, se il modello del mondo della coscienza diurna si forma mentre siamo svegli, nella coscienza del sonno, quando il cervello non è più in contatto con la realtà ambientale, ciò non può avvenire. Nondimeno, come dimostrano proprio i sogni, questa coscienza “pensa”, pensa a modo suo, certo, ma comunque dimostrando che è in grado di elaborare informazioni e di inventare situazioni, trame e copioni e, anche, di arrivare a interessanti deduzioni. Quale è allora il suo modello di riferimento? Quali sono state le informazioni che le hanno permesso di costruire un qualunque “mondo” o una qualunque “realtà” di riferimento?

Per capirlo bisogna tenere conto di due elementi fondamentali: prima di tutto che il ciclo veglia/sogno è programmato geneticamente, così che non possiamo opporci al sonno e ciò significa che esso svolge una vera e propria funzione biologica e, in secondo luogo, bisogna tenere ben presente che, se c’è una realtà di riferimento, essa non può essere altro che “interna”, ovvero nel cervello stesso o nel corpo.

Dire che il sogno svolge una funzione biologica significa paragonarlo ad altre funzioni vitali per la sopravvivenza, come la riproduzione delle cellule o la distillazione dell’urina da parte dei reni e, per di più, visto che il sognare è un bisogno quotidiano, vuol dire anche che si tratta di una funzione importante. Questa constatazione dovrebbe metterci sulla buona strada per capire a cosa serva sognare.

Un altro indizio importante è proprio il fatto che l’inconscio non sembra contenere nessun modello di realtà e che, se si sa come suggerirgliene uno qualunque, esso lo accetta senza resistenze. Per esempio, in ipnosi, e cioè in uno stato di coscienza nel quale si ha un accesso diretto all’inconscio, è possibile indurre un’analgesia tanto profonda da poter praticare degli interventi chirurgici: ebbene, per farla insorgere e sviluppare, basta “raccontare” all’inconscio una bugia, come fece Chertok su una paziente che doveva essere operata ad un ginocchio. Le disse: “Tra poco, dal tuo ginocchio ti arriveranno delle sensazioni che andranno in un’altra parte della tua mente. Non si tratterà di vero dolore, ma dei fastidi simili a quelli che ti provoca il sole quando prendi la tintarella”. In realtà, l’ipnotista aveva suggerito “un falso modello di realtà” (prendere il sole sulla spiaggia), aveva mentito sulla vera natura delle sensazioni (non si tratterà di vero dolore) e aveva suggerito anche un modo per ignorare la verità (andranno in un’altra parte della tua mente). Tutto ciò può essere possibile perché, in assenza di un modello di realtà fisica qualunque altro modello può andare bene. Detto così può sembrare che la coscienza ipnotica sia un po’ idiota e, se si analizza il suo modo di pensare, l’impressione può essere anche più tremenda: Jung, per esempio, ebbe a dire “osservate il sogno e vedrete la psicosi” e ciò è tanto vero che se una mattina vi presentaste a un Pronto Soccorso raccontando il sogno che avete appena fatto come se fosse un evento realmente accaduto, lo psichiatra di guardia vi ricovererebbe.

In realtà, la coscienza del sogno pensa in modo “primario” e cioè con una logica associativa, ovvero “analogica”, tipo: “ho visto un profilo a denti di sega e ho capito come risolvere un’equazione di quinto grado”, pensa in un modo che è stato anche definito “pre-logico”, oppure in un modo che è stato definito “magico”, tutti modi di pensare che sono stati anche definiti “regressivi” e cioè che tornano al modo di pensare dei bambini o a quello dell’uomo primitivo.

E’ quindi doveroso chiedersi perché nasciamo ignoranti e ogni notte dobbiamo tornare bambini.

Il vuoto informatico della coscienza della notte può essere anche spiegato immaginando che metà del disco fisso originario, la coscienza vergine, sia rimasta intatta e che ogni notte la nostra mente torni in questa condizione semplicemente per riposare dalla fatica di pensare e di vivere nel mondo materiale. Tuttavia ciò non soddisfa perché i sogni, come ho detto, hanno/devono avere un’importanza biologica e, se bastasse riposare la mente, non sarebbe necessario farli. Dopo tutto, accanto al sonno sognante c’è anche il sonno senza sogni nel quale, fra l’altro, passiamo più tempo che in quello onirico.

Il problema potrebbe sciogliersi se pensiamo anche a un altro attributo che viene riconosciuto all’inconscio, quello di contenere gli “istinti” e cioè dei “programmi operativi” per la sopravvivenza che sono talmente prioritari e potenti da far di noi, potenzialmente, dei delinquenti, degli egoisti che per un pezzo di pane potrebbero uccidere o che, per riprodursi, potrebbero diventare dei violentatori.

Io penso che questo sia il “modello di riferimento” della coscienza onirica e che esso si sia formato durante la vita fetale e cioè che le “sensazioni” del feto abbiano guidato, non meno che l’interazione dei sensi con la realtà materiale, la creazione di una condizione di riferimento che è il perfetto benessere, l’omeostasi nirvanica della quale godiamo mentre stiamo sviluppandoci nell’utero. Si fluttua nell’acqua calda, a temperatura costante, senza peso, in un gradevole buio e in un ovattato silenzio, senza null’altro da fare (soprattutto senza dover pensare) che godere di questa immutabile tranquillità, portati in giro e nutriti senza sforzi da parte nostra e ricevendo (si suppone) ondate d’amore materno che ci arrivano attraverso i misteriosi canali che legano la madre con il suo bambino.

Se questo è veramente il modello di riferimento della coscienza primigenia ovvero di quella parte del disco fisso che resta vuota anche dopo lo sviluppo della coscienza della veglia, allora i sogni servono a eliminare i problemi che ci impediscono nella vita materiale di vivere questa condizione anche durante il giorno. I sogni, infatti, sono costruiti con materiali provenienti dalla realtà fisica, dalla coscienza diurna, e questi spezzoni di vita vissuta o queste preoccupazioni della quotidianità appaiono alla coscienza onirica come minacciosi ostacoli sulla via del benessere assoluto, come gravi danni all’equilibrio omeostatico nel quale non succede nulla e tutto è immutabilmente perfetto. La coscienza della notte lavora per eliminarli, fornisce cento soluzioni immaginarie tentando di aiutare la coscienza diurna a non soffrire, a non preoccuparsi e a recuperare benessere e salute.

Ecco dunque da dove nasce la creatività: nasce dal vuoto, nasce dall’assenza di modelli vincolanti e limitativi, nasce dall’impulso a vivere in condizioni nirvaniche. Ciò dovrebbe spiegare molto bene perché la moderna psicologia, invece di considerare l’inconscio il luogo delle nefandezze oppure l’oscuro sotterraneo nel quale si nasconde ogni sorta di bestiacce, è giunta a considerare l’inconscio la parte migliore della nostra mente, quella che contiene “le risorse”, “la spinta vitale” e che è potenzialmente capace di farci guarire in tutti i sensi, fisico, psichico e spirituale.

Se questo modello della coscienza è corretto, allora si spiega la “nostalgia per un mondo interiore perduto” che hanno spesso percepito artisti e poeti, oppure anche si spiegherebbe l’orrore dei mistici per il mondo materiale e la loro perenne tensione verso l’estasi perché essa è uno stato di coscienza che ci permette di assaggiare, con la coscienza della veglia, la perfetta condizione nirvanica: l’estasi è un “sogno perfetto” e il Paradiso è dentro di noi.

Io spero che questo modello stimoli ad un approfondimento dei molti concetti che ho esposto sotto forma di spunti senza poterli sviluppare e soprattutto spero di essere stato in grado di avervi fatto capire l’importanza di conoscere se stessi.

 


 

Dalla coscienza individuale alla coscienza planetaria

di Nitamo Montecucco

Atti del convegno "verso la nascita di una coscienza planetaria" dell’Associazione Amaranto

 

Il tema che vorrei trattare è come passare dalla coscienza individuale ad una coscienza planetaria.

Proviamo per un attimo a pensare che cos’è la nostra coscienza e che cos’è il nostro mondo.

Nel mio libro “Cyber: la visione olistica” sono elencate una serie di esperienze tra cui esperimenti di astronauti americani e russi, quindi di cultura cristiana e di cultura con fondamenti atei, i quali, vedendo la terra dallo spazio, iniziarono a percepire un senso di profondità, di spiritualità, un salto di consapevolezza. Una delle osservazioni che fecero questi astronauti, a prescindere da che parte politica ed economica del mondo venissero, era quello di vedere una Terra che non era divisa. La cosa fondamentale era la bellezza della terra, la vita della Terra. Fu per loro possibile sentirla come un unico essere vivente che possiamo chiamare “Gaia”, che possiamo chiamare “Grande Madre”, “Pachamama”.  Questa sacralità è il sentimento che ha unito tutti i popoli nel passato; nel presente si è perso, ma potrebbe di nuovo diventare uno degli elementi portanti.

Noi partiamo da un concetto molto semplice che è la coscienza umana: ossia il funzionamento del cervello visto come organo della coscienza fisica, emozionale, mentale e della coscienza globale dell’essere; nel cervello ci sono tutte queste componenti.

Immaginiamoci per un secondo di fare una semplice associazione: il pianeta in questo momento è profondamente malato, tutti i parametri assoluti del pianeta sono in grande diminuzione: aumentano le temperature, diminuiscono gli animali; abbiamo quindi una situazione di gravità estrema della salute globale del pianeta e possiamo immaginare come sia frammentato, diviso, pieno di guerre e di conflitti umani, etnici, religiosi, economici; pensate ai messaggi dei No Global sulle ingiustizie del pianeta tra paesi troppo ricchi e paesi che muoiono di fame.  Pensiamo per un momento che queste divisioni siano semplicemente una nostra divisione interna, che tutti gli individui portino con sé una divisione nella propria coscienza di sé e quindi che questa coscienza divisa si manifesti nel pianeta creando guerre, creando divisioni.

Possiamo immaginare per esempio che se esistesse il tribunale del corpo dovremmo andare tutti in galera; cioè se il corpo potesse andare da un tribunale e potesse dire: “Lui mi fa fumare, mi porta al Burghy, mi fa mangiare delle schifezze, mi fa respirare aria malsana, quando ho voglia di fare la pipì non c’è mai tempo, devo aspettare, mi fa stare delle ore storto su un tavolo a lavorare, non mi fa giocare……”, andreste in galera.

Noi abbiamo proiettato, così come nel nostro corpo, anche nella natura il nostro stato diviso.  Ne consegue che anche le civiltà umane creano un conflitto profondo nella natura.

Il nostro cervello possiede due parti; quando Gazzaniga vinse il premio Nobel sui due emisferi del cervello, studiò le persone a cui era stato tagliato il corpo calloso, quell’organo che mette in contatto i due emisferi, quello razionale maschile e quello intuitivo femminile, e si accorse che in realtà le persone non mostravano grandi squilibri. Ma come è possibile? E’ come se io dividessi una città che ha in mezzo un fiume e tagliassi il punte su cui passano tutti i cavi elettrici e di comunicazione: ci sarebbe il caos. Come mai nelle persone questa divisione non dava nessun problema? Perché viviamo con due cervelli separati.

Nella nostra cultura l’uomo è stato separato dalla donna, l’arte è stata separata dalla scienza, la spiritualità è stata separata dal corpo. E non solo nella cultura cristiana, questo processo è avvenuto anche con gli induisti e con i musulmani.  Abbiamo portato avanti questo processo di divisione fino a estreme conseguenze.

In questo momento l’unica cosa di cui ci siamo resi conto, lo vedrete dalle diapositive sul funzionamento sul cervello a dimostrazione di questo modello molto semplice di coscienza, è come se io dicessi: io, nel corpo, nelle emozioni, nella mia mente, sono un’unità, non sono mille pezzi, io sono uno, io mi chiamo Nitamo e sono io, al di là del mio nome io sono comunque io; ero io quando ero piccino, sarò io quando avrò centootto anni e sarò sdentato e rugoso, prima di morire. Sarò sempre io, mi cambierà la mente, magari penso di essere di sinistra poi divento di destra, poi rifiuto tutto, ma sono sempre io. Posso essere io quando sono felice e quando sono triste, non ha importanza, sono sempre io, la mia unità rimane, permane.

Il cervello, a livello funzionale, è diviso in tre zone principali ossia:

- le zone basse del cervello, quello chiamato cervello rettile, perché lo ereditiamo dai rettili, che essenzialmente è la parte che governa la sensibilità e le funzioni fisiologiche, quelle istintive, quelle del corpo;

- poi c’è il cervello che deriviamo dai mammiferi; i mammiferi hanno due cervelli, i rettili ne hanno uno; i mammiferi sviluppano l’aspetto materno, l’affetto, la comunicazione sociale, che è una protezione, un enorme sviluppo neurofisiologico;

- poi abbiamo un terzo cervello, quello umano, la neocorteccia che è essenzialmente un cervello cognitivo, quello che ci permette di avere uno spazio virtuale, di pensare a come può essere il mondo, di pensare alla strategia per vivere proiettandola dal passato al futuro.

Questi tre cervelli vennero identificati da McNeel un neurofisiologo americano che parlò di schizofisiologia: ossia che i tre cervelli sono fisiologicamente schizofrenici se tenuti separati fra di loro. Ed è esattamente così. Se noi chiediamo al 99% delle persone di dire chi sono vediamo che, sia nel funzionamento del cervello, sia nella percezione di loro stessi, c’è una grande frattura tra la mente, le emozioni e la percezione del corpo; c’è una frattura tra la parte femminile e maschile, c’è una frattura tra la testa che comanda, governa tutto, la nostra vita, ci dice cosa dobbiamo fare; e poi abbiamo il terzo mondo che sono le emozioni del corpo e che quasi non hanno voce in capitolo.

I bambini “devono” imparare ad ubbidire. Ho vissuto in piccole bolle di civiltà dove i bambini non dovevano nulla, dove venivano fatti crescere in modo fluido e amorevole, dove non c’era la paura, né nell’insegnamento, né nel timore di Dio.  “Non vuoi studiare? Vuol dire che farai un lavoro più fisico, magari sarai un’ottima mamma, segui il tuo corso”; per noi tutto ciò è inconcepibile.

Se noi potessimo immaginare un essere umano in cui corpo, emozioni, mente, chiamiamolo pure corpo e spirito, sono riunificati sarebbe una rivoluzione. Un essere di questo tipo è un essere globale, che vive in modo fluido, senza conflitti interni e che quindi creerà intorno a sé un luogo fluido, una società aperta.  A proposito del vecchio quesito se l’uomo pensi con il cuore o con la testa, io affermo: noi pensiamo con il cuore perché siamo nel cuore.  Chi non ha il cuore pensa con la testa. Diffidate di coloro che pensano con la testa, perché non sentono la vita; se pensi con la testa la vita va in secondo piano e magari ci si rende conto di avere vent’anni, trent’anni, cinquant’anni e di aver buttato via la vita senza averla vissuta, perché non si è dato spazio alla propria vita.  Ho lavorato come un pazzo, ho costruito la casa, ho messo da parte dei soldi, ma ho vissuto? Io sono quello che sono? Questa è veramente la mia vita? Sono riuscito ad amare? Sono riuscito a comprendere la bellezza dell’esistenza come San Francesco e come mille altri mistici, santi o uomini semplici di paese.

Proviamo ad immaginare che, a livello della coscienza, l’essere umano continui a muoversi entro questi due limiti: lo zero assoluto, il vuoto, il vuoto sub-quantistico da una parte e l’estrema complessità dell’esistenza dall’altra parte.  Il momento di reale ritempramento della coscienza non è lo stato del sonno rem, ma è lo spazio dove non c’è sogno, dove noi siamo nel vuoto. Dall’altra parte quando siamo svegli siamo nella complessità dell’esistenza.  Il pianeta sta diventando sempre più globale, ci sono miliardi di informazioni in più che ci bombardano rispetto a poche decine di anni fa.  Tutti noi siamo bombardati da infinite informazioni tramite telegiornali, radio e riviste di tutti i tipi. Dall’altra parte abbiamo bisogno di tornare a zero di tornare alla matrice e giustamente Marco Margnelli ha identificato lo stato di sogno con uno stato fetale.  Noi a livello fetale siamo più o meno come degli animali a livello filogenetico. Ma da dove vengono gli animali? Da molto prima, in chiave evolutiva; esiste una specie di coscienza unicellulare, una coscienza ancora più primitiva che è da dove veniamo; chiamiamola big bang, ancora prima del big bang, la singolarity del big bang. Noi, che abbiamo dentro il vuoto, abbiamo questo corpo che è elettromagnetico, fatto di atomi, di particelle, di fotoni e questo corpo, grazie alla sua coerenza, si scambia informazioni e crea il senso dell’unità. Se noi riuscissimo a capire come la nostra coscienza può ritornare  in contatto con il corpo, con l’animo umano, con le emozioni e col pensiero più creativo e più espanso, la coscienza si allargherebbe e diventerebbe una coscienza veramente globale.

Esaminiamo le immagini.

Immaginiamo il pianeta come un essere vivente addormentato; lo stato di coscienza del pianeta addormentato è dato dal suo sistema nervoso che sono gli esseri umani, che sono in qualche modo addormentati; pensiamo che l’essere umano è un’unità che in questo momento è come addormentata, non è cosciente della propria globalità; abbiamo fatto degli esperimenti su duemila persone facendo sentire loro attraverso tecniche di meditazione, tutto il loro corpo, tutta la loro essenza. Hanno disegnato qualcosa del tipo mostrato dalla seconda immagine: un mandala luminoso, con un centro più luminoso che noi abbiamo sovrapposto al corpo. Queste persone disegnano questa parte luminosa come se fosse l’anima, la coscienza globale. Questo è il punto più importante: riuscire a trovare gli strumenti scientifici e neurofisiologici per ritornare all’unità, alla massima coerenza del sistema. La coerenza umana non è quella di un cristallo che è stabile; la coerenza umana ha delle fluttuazioni enormi, è dinamica e, in questa dinamicità, ha delle basi di coerenza molto consistenti.

Immaginiamo questo (il centro luminoso) come un campo elettromagnetico che gira su se stesso (calcolo del movimento dell’elettrone che gira su se stesso), così è la nostra coscienza dall’esterno all’interno: io sono quello che sono, io sono quello che sento, io sono quello che vedo. Ogni cosa che percepiamo viene portata al centro, ad un’identità, ad un’unità.

In America hanno scoperto che c’è un centro, una zona del talamo che, settanta volte al secondo, manda messaggi a tutto il cervello: dalla zona centrale del talamo partono settanta volte al secondo dei messaggi che vanno a tutto il cervello e che poi tornano al talamo. Questa è la zona di sincronizzazione che fa percepire la realtà olfattiva, visiva, gustativa, uditiva come un’unità. Nella zona del talamo esiste la capacità di unificare molto di più le percezioni di quanto noi non siamo capaci di fare ora.

Vediamo i due emisferi destro e sinistro, la zona bassa, la zona centrale cioè il talamo e dall’alto le due cortecce.

Il cervello rettile governa soprattutto gli istinti, la pancia, le gonadi e i reni, le surrenali, cioè l’attacco, la fuga, la sessualità; la zona media verde governa il cuore, i sentimenti, la comunicazione, gli affetti; la zona alta governa la testa.  Diamo ancora due informazioni: la luce normale è formata da fotoni che non hanno coerenza tra di loro; la luce laser è formata da fotoni che hanno massima coerenza tra di loro.  Una delle cose più incredibili è che nella lastra oleografica le informazioni di un fotone vengono passate a tutto un flusso, a tutto lo schema. In un singolo pezzo di una lastra oleografica c’è l’intera immagine, così come in ogni nostra cellula c’è l’intera informazione del nostro corpo (dna).  La coerenza è fondamentale perché porta ad un aumento e ad una condivisione dell’informazione che è fondamentale per capire l’unità del vivente.

Noi sappiamo che l’elettrone che si muove intorno al nucleo può viaggiare su orbite differenti più vicine e più lontane e questo dipende da fotoni virtuali che possiamo definire energia. Se il fotone ha più energia la coscienza, l’energia, lo spazio dell’atomo è più largo. Quando voi siete più coerenti avete più energia e la vostra consapevolezza è più dilatata.

Guardiamo adesso questi colori come vengono riflessi in un quadro encefalografico: questa è una persona normale: la zona bassa è il cervello rettile (giallo, rosso), la zona verde delle onde alfa è il sistema del cuore; la zona alta rappresenta la testa. Normalmente la coerenza, ossia la similitudine magnetica delle onde tra emisfero destro ed emisfero sinistro, è media.

Guardiamo ora altre immagini rappresentanti quadri sbilanciati: tutto è sulla destra, la sincronizzazione è zero, cioè lo stress è totale, c’è poco cuore, la zona verde è bassa e tutto il resto è molto, molto in eccesso: tanta tensione fisica, tanta mente, poco cuore, l’emisfero sinistro è come se prevalesse completamente.

Le singole parti del cervello devono essere paragonate ai singoli strumenti di un’orchestra. Tutti insieme all’unisono fanno una sinfonia.

Esaminiamo ora un’altra immagine, è bellissima, qui siamo al 98,8 di sincronizzazione. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il corpo, le emozioni, la mente sono perfettamente unificate, sono coerenti tra di loro. E’ come se nella vita normale ci fosse un’orchestra e non ci fosse il direttore e ogni parte del cervello è come uno strumento che suona la sua musica, a volte bene, a volte anche male. Arriva il direttore e dice: ”Ragazzi, incominciamo!”  Dà i tempi, la coerenza d’insieme, lo spirito, mette l’anima nella musica e coordina tutte le attività. Questa è una persona che ha scoperto il suo direttore d’orchestra interiore, chiamiamola pure l’anima. Guardate quest’altra immagine. Da zero di coerenza e quindi da bassissima coerenza, in mezz’ora arriva al 100% utilizzando delle semplici tecniche, in questo caso dei mantra. Un’altra immagine: bellissima! Questa è una persona che non ha mai fatto meditazione. E’ venuta a Bagni di Lucca dove sperimentiamo da anni tecniche di risveglio della coscienza globale e, grazie ad un buon rapporto con un terapista, semplicemente rilassandosi, fa entrare corpo, emozioni e mente in uno spazio unitario.  Guardiamo ora una cosa interessantissima: due persone in meditazione che non si toccano, semplicemente sono vicine, c’è massima coerenza, la loro sincronizzazione è perfetta, guardate la banda del cuore. C’è polarità, non è uno sì e uno no. Uno è yang, uno è yin, uno è +, l’altro è – e così c’è attrazione. L’amore è una meditazione. In quest’altra immagine si rappresenta un altro caso: paziente e terapeuta. Tutte le onde sono perfettamente sincroniche e calcolate che questi quadri cambiano ogni due secondi in maniera molto consistente. Ogni due secondi c’è una raffigurazione come speculare tra l’uno e l’altro. Esaminiamo ora l’ultima immagine. Dodici persone: siamo ad Arco di Trento dove c’è stato un incontro tra scienziati europei per una scienza nuova e abbiamo realizzato questo tipo di esperimento. Dodici persone nello stato normale, vedete le onde, sono tutte diverse; chiudono gli occhi, le onde si calmano un pochino e guardate. Tranne la mia in alto (io ero quello che stava dirigendo la meditazione e dovevo essere sveglio: in effetti ho un livello di onde beta molto più alto degli altri, dovevo parlare e pensare al gruppo), tutte le onde di tutte le persone sono perfettamente armoniche tra di loro, non si toccano, sono a distanza di circa mezzo metro, ma si crea un campo psichico unitario di alta coerenza.

A Bagni di Lucca è possibile proprio entrare in contatto con il corpo, entrare in contatto con il rilassamento. E’ come dire: l’anima noi non ce l’abbiamo veramente incarnata, se vogliamo usare un linguaggio un po’ esoterico. La nostra coscienza non è nel corpo, è nella testa. Raramente, quando siamo innamorati o siamo in momenti molto particolari, entriamo un pochino nel corpo, ma per poco tempo. Invece noi cerchiamo attraverso una serie di tecniche di prendere coscienza delle energie del corpo e delle emozioni della mente, utilizzando tecniche (dai cinesi, ai tibetani, ai nordamericani, agli sciamani) in modo da riuscire a muovere l’energia coscientemente, volontariamente, riportarla in alto, riportarla in basso, imparare il dialogo, l’apertura della comunicazione sul corpo, sui sentimenti, sui pensieri profondi.

Noi lavoriamo proprio sia per rinforzare il corpo, sia per rinforzare la percezione globale di una persona, la sua percezione dell’essere, per iniziare a sentire la coscienza collettiva.  Ci mettiamo in cerchio e percepiamo l’energia collettiva. Questa sera faremo un piccolo esperimento di coscienza globale e coscienza collettiva. Alle nove trasferiremo le parole nei fatti.

Proviamo ad immaginare cosa succede se noi diventiamo consapevoli delle divisioni interne dell’anima, questa parte che non si modifica con la modificazione del corpo, delle emozioni o dei nostri pensieri. E’ quello che noi sappiamo essere,  come il senso dell’identità profonda, la coscienza globale di noi stessi. Non è una cosa difficile, soprattutto non è una cosa che dobbiamo associare a qualche ideologia; queste esperienze noi le abbiamo scisse dall’aspetto filosofico o ideologico e le abbiamo fatte diventare semplicemente delle esperienze di profondità.

Stasera parleremo proprio di esperienze senza alcun aggancio con questa o quella tradizione. Quando noi cominciamo a sentire tutte queste parti in modo consistente si viene a creare uno stato di unità psicosomatica: la coerenza del nostro sistema aumenta enormemente, diminuiscono la fatica e il lavoro conflittuale interno che sprecano una quantità enorme di energia.  Quindi noi lavoriamo di meno e siamo molto più vigili, abbiamo molta più energia.  Questa energia serve per curare il corpo fisico, subito dopo, quando il corpo è curato, serve per ampliare la creatività. Noi siamo i fautori reali di questo stato del pianeta e quindi possiamo diventare i fautori di un grandissimo cambiamento. Se ognuno di noi cominciasse a cambiare realmente vita, cominciando a percepire in modo differente il proprio corpo, imparando a respirare, a muoversi, a mangiare bene, a mettere in pratica un’etica dei consumi, ad avere una visione allargata della giustizia planetaria, se cioè cominciassimo a dare creatività alla nostra vita, la nostra vita potrebbe tornare ad essere un Paradiso.

Uno dei concetti più importanti è che noi possiamo crescere attraverso la complessità e sicuramente tutta la nostra esperienza conferma quanto segue: la complessità ci arricchisce, ma anche ci confonde, cioè la complessità può essere sinonimo di caos, quando non abbiamo una base forte per capirla.  Se invece noi abbiamo un centro molto forte, un centro che ci ispira, che ci fa entrare in contatto con l’esistenza (se volete potete chiamarlo Dio, Darma, Tao, ma è l’esistenza alla S. Francesco) quando ci sentiamo fluidi con il pianeta, con tutta la sua vita, con tutte le sue forme di vita (l’aria, i fiumi, i laghi, i fiori, l’erba…)...  Allora …

Il primo stato è lo stato di veglia. Il secondo è lo stato di sogno (diventare coscienti nello stato di sogno). Il terzo è lo stato senza sogni (diventare coscienti di quello spazio che di notte è il sonno DELTA, il sonno tetraprofondo delta) dove noi siamo fermi, non ci sono movimenti, né degli occhi, né del pensiero, né dei muscoli. Siamo come nell’utero, dove comunque sentiamo le percezione e i suoni esterni, in un sonno profondissimo. Quando riusciamo ad entrare nella coscienza, nella consapevolezza di questo spazio vuoto noi siamo in quello che viene chiamata “la meditazione”, ossia uno spazio senza la mente, solo coscienza. E senza la mente significa che noi non siamo più limitati, ci espandiamo.  Queste sono le esperienze di estasi, di dilatazione, di espansione della coscienza. Dopo molto tempo che uno impara a stare in questo stato di vuoto, di silenzio profondo (che è di una bellezza ed amorevolezza incredibile) cade in quello che è chiamato TURIA, il quarto stato. Questo è lo stato di illuminazione, è uno stato che non può essere però spiegato, perché è al di là di quello che sono i normali parametri. Si vivono delle esperienze, diciamo, transpersonali. Quindi negli stati di coscienza noi abbiamo degli stati di iperattività mentale.

Una cosa, prima di finire. Molti leggono sui libri che noi utilizziamo il nostro cervello al 10%, 20%, 30%. Sono delle bugie! E’ vero il contrario: è vero che noi utilizziamo quello che viene chiamato il cervello al 150, 200%, molto, molto di più di quello che dovremmo fare e non usiamo invece la coerenza del sistema. E’ stato dimostrato, nelle ricerche di laboratorio americane, che le persone che meditano o che hanno una grande compattezza interna usano il cervello molto meno e molto meglio. Usiamo la comprensione, la presenza e da questa presenza impariamo a calmare il sistema nervoso, usandolo molto meno. Il nostro motore è imballato, si surriscalda (noi lo chiamiamo stress) siamo tutti in tensione e non ci godiamo la vita. Proviamo a mettere una marcia lunga, respiriamo, ci rilassiamo, sentiamo il corpo, che è quello che ci fa rilassare, che ci fa scendere a terra, che ci fa vivere veramente la vita. E di lì, pian piano, attraverso la coscienza del corpo, entriamo nello spazio più profondo, lo spazio zero, il vuoto. Quando entriamo in questo vuoto è come se tutte le cose si unificassero. Stasera alle nove facciamo una piccola esperienza di queste tecniche.Dieci minuti circa di lavoro energetico sul corpo, quindi la consapevolezza della fluidità dei campi elettromagnetici. Raif, quando fece i primi esperimenti, misurò che sulla sessualità non è il bacio o l’amplesso a dare piacere. Il bacio o l’amplesso possono dare dolore o profondo dispiacere. E’ il vissuto energetico della persona che conta e lo misurò proprio come campi GSM (corrente galvanica superficiale) e vide che quando c’è armonia anche una semplice carezza può dare un enorme piacere. Quando invece non c’è feeling tra due persone, qualsiasi cosa diventa dolore, fastidio. L’energia è qualcosa che noi dobbiamo imparare a percepire, non è uno standard. E’ quella cosa che va vissuta e può diventare consapevole: attraverso questa percezione noi possiamo cominciare a dilatarci.

 

 

 DALLO ZERO ABISSALE, ALL'AMORE, ALL'UNO INFINITO

Favola scientifica sull’evoluzione della coscienza

 

Ta'aroa, il Creatore di Ogni Cosa, abitava in una conchiglia.
Questa conchiglia sferica, simile ad un uovo, girava nello spazio infinito.
Non esisteva né cielo, né terra, né luna, né stelle.
Poi Ta'aroa con una scossa uscì dalla conchiglia
e trovò solo oscurità e silenzio.
Era completamente solo
e decise di ritirarsi in una nuova conchiglia per molte eternità.
Quindi intraprese la sua opera di creazione.
Con le conchiglie creò il Cielo e la Terra, poi scosse le sue
piume rosse e gialle che cadendo sulla Terra presero
la forma di alberi, di foglie e mazzi di piantaggine.

Mito delle Isole della Società, Oceano Pacifico

 

 Il mito dei tempi mitici

Sono giunto alla conclusione che qualche cosa deve cambiare dello spirito umano. Nel nostro mondo multipolare dobbiamo poter creare un nuovo rinascimento dalle radici comuni delle culture e delle religioni. Vaclav Havel, presidente della repubblica Ceca

Viviamo in tempi storici, anzi "mitici", ciò che sta avvenendo ora non ha precedenti: siamo al "punto di svolta" tra i mondi, stiamo assistendo al tramonto della storia e all’aprirsi di un nuovo "orizzonte degli eventi". È la primavera di un'era planetaria, il germoglio dell’Acquario. Il nostro vivere e la nostra coscienza - oggi - determineranno l’andamento della storia dei prossimi millenni.

Fermiamoci dunque... ora... proprio in questo istante di tempo, e risvegliamoci! Riprendiamo in mano il timone della nostra vita, rivoluzioniamo il nostro pensare e illuminiamo la nostra coscienza.

Più intensamente viviamo, più il mondo ne sarà trasformato. Ma cosa creare, nella nostra visione, che sia come un buon seme che fertilizzi, di bellezza e di senso, il nostro povero mondo sconsolato e diviso? E cosa potrebbe esserci di potenzialmente più rivoluzionario di un gioco e di più dolce di una fiaba?

 

Il gioco della coscienza del mondo

L'evoluzione della coscienza planetaria è il nuovo imperativo per la sopravvivenza umana su questo pianeta. Ervin Laszlo - Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria

Notte tarda del 3-4 d’Agosto 1990, Pomo Rosso, luna piena.

"Non è rimasto molto tempo per questo pianeta - disse Alice - occorre che si evolva! Perché non creiamo, ora, uno strumento di conoscenza globale che sia semplice come un gioco e complesso come l’esistenza!?"

E nella verde mente di Kermit iniziarono istantaneamente ad illuminarsi una molteplicità di flussi di idee.

"Allora saremo costretti, nonostante l’ora tarda - disse lui senza pensarci su neanche un istante - ad iniziare il mito del Cyber: una favola complicata, piena di misteri e immagini... la storia di come il vuoto generò le trottole autocoscienti."

"Oh sì, dai - si affrettò Alice drizzandosi e illuminandosi gli occhi - iniziamo subito! Chi è l’eroe della storia?"

"Bene, il protagonista della favola sei proprio tu... tu come coscienza... questa è la storia della tua stessa coscienza che in questo istante sta conoscendo questa antica favola. La nostra coscienza vivente si è evoluta dagli inizi dei tempi, trasformandosi in infinite forme e intelligenze senza fermarsi mai. La favola racconta queste mutazioni, è un gioco di visioni, come un film ad occhi aperti in cui tu sei al centro della storia... una perenne trasmutazione dal vuoto, al fotone, all'atomo e poi alla cellula, all'animale e all'essere umano... e nulla muore mai. Ma cominciamo dall’inizio!"

 

La matrice zero - Il nulla abissale delle origini

All’inizio era il nulla,
e il nulla non aveva nome.

Chuang Tzu

 

Synchronic overture

All'inizio vi era Quello, fatto di tenebre, indistinto, senza caratteristiche, inconoscibile e come totalmente assopito. Dalla "Chandogya Upanishad"

"All’inizio - disse Kermit sottovoce, prendendola per mano - l’Infinito Tutto era Uno. E un istante prima dell’inizio era Zero. Ma il bello di questa storia è che vuole che tu diventi veramente il protagonista e quindi devi sperimentare direttamente ciò che ti narro.

Prova quindi a chiudere gli occhi, senti l’onda sottile del respiro che pulsa nel ventre e lasciati andare nel più profondo fondo della tua giovane coscienza, senza dormire! Lì, dove solo regna il silenzio e dove anche la solitudine scompare perchè, in quel vuoto, neppure tu sei rimasta... come quando la luce tramonta e tutto scompare nel buio... ci riesci?".

Alice si era già abbandonata, giù giù dentro di sé, dove il sonno riposa e dove, per un po', fu coscienza vuota: in quella presenza si dimenticò di esistere... Il tempo ritornò zero... Tutto si sciolse nel silenzio. Piano poi il suo respiro risalì, Alice si ricordò del corpo e aprì gli occhi proprio mentre li stava riaprendo anche Kermit.

"Ecco, proprio così! - le disse guardandola negli occhi ancora silenziosi e vuoti - Tutto era proprio così. Questo è il Tempo Zero, il mitico "Ti con 0" sempre presente in noi, in Oriente lo chiamano meditazione o vuoto interiore. E ora che ci siamo sincronizzati tra noi sul vuoto, andiamo avanti con la fiaba."

 

Il periodo zero nero, tutti i colori del nulla

Il Cielo e la Terra e le Diecimila Creature sono generate dall’Essere. L’Essere è generato dal Non Essere. Lao Tzu

Tarda notte...

"C’era una volta il Nulla, vuoto e senza dimensioni: né spazio né tempo; e il nulla era Zero. Non essendoci differenze non era necessaria la mente.

Il vuoto era uno stato ben conosciuto da tutti i saggi che, nelle loro antiche cosmogonie, l’hanno chiamato Indifferenziato, Pralaya, Grande Vuoto, Oceano di Nulla, Sonno Cosmico, e con altri bizzarri nomi.

In quello stato vi era coscienza senza contenuti, come nel coma più profondo; non c’erano differenze e quindi non c’erano informazioni. Tutta l’informazione dell’Universo (anche se sarebbe più corretto chiamarlo Zeroverso) era racchiusa in un unico Zero, un’infinità indivisa di zeri che si rispecchiavano nel loro vuoto. È la base della matematica: Zero per Zero uguale a Zero.

In quel vuoto c’era tutto, c’era la potenzialità di ogni cosa, c’eravamo anche io e te, e la nostra coscienza e la vita di questa quercia che di giorno ci fa ombra e la rugiada del primo mattino e il tuo sentimento quando la vedi brillare attraversata da un raggio iridescente di luce del sole... c’era tutto, anche il vento e le stelle e tutte le vite che vivono e tutta quanta la coscienza che esiste nell’intero universo.

"Ah ... davvero? Ma come può stare tutto questo nel nulla?" rispose guardandolo dubbiosa Alice.

"Per entrare nel vivo della storia, devi capire che quando studiamo scientificamente le caratteristiche del vuoto, analizzandolo attraverso la costante di Planck, uno dei mattoni della fisica quantistica, scopriamo che, con il tempo e lo spazio a zero, il vuoto ha potenzialità infinita... infinita, capisci! Pensa: anche in questo nostro universo materiale, la quantità del vuoto è infinitamente maggiore del pieno, e ogni punto vuoto ha pure potenzialità infinita.

Immagina quindi che coscienza deve avere un infinito vuoto con potenzialità infinite: gli esseri illuminati di sesta densità di Venere l’hanno da sempre chiamato Intelligence Infinity."

 

 Sacro zero

Perché quando è il nulla, assolutamente il nulla,
allora è tutto.
D.H.Lawrence

"Per questo il vuoto è sempre stato sacro.... e tu puoi ritrovare il vuoto in ogni dove, nell’enorme spazio che c’è tra il nucleo e gli elettroni di ogni atomo così come nell’intervallo tra le parole o tra i pensieri... mh... capisci?"

"Quel vuoto lì è come un’elemosina vicino al grande vuoto", rispose Alice con l’aria di un’esiliata... poi vedendo che Kermit la guardava sconsolato, e il silenzio si prolungava, e la storia poteva anche finire lì, disse: " però forse c’è un mezzo per risalire nel grande vuoto della completezza. Prendiamo pure un animale pesante, un ippopotamo che si rotola nella fanghiglia di un fiume africano; se mi arrampico nel vuoto del suo grande sbadiglio come su uno scalino, e salgo nello spazio del battito d’ali del colibrì che gli sta sopra... e mi infilo nel piano intersecante che passa dal frullo d’ali, in tre passi sono già arrivata alle pure figure geometriche, silenziose e trasparenti... contenitori dell’equanimità... poi una bolla di sapone buca il piano trasparente, e la bolla colorata ha un centro.

Ecco! Sono ritornata al punto! Ma più di questo non si può fare."

 

L’alchimia interiore: diventare zero

Il vuoto è la porta del Tutto. Osho

"Stupendo! - riprese Kermit lisciandosi il mento con le dita - fino al punto, al centro della bolla trasparente della propria coscienza, ci si può arrivare con l’intuizione e l’immaginazione. Questo perchè l’"io", ossia la coscienza di sé, è cosa ovvia: hai mai messo in dubbio di essere te stessa?

Di essere "una" ragazza, "una" coscienza unica e individuale? Solo nella malattia della mente si può credere di non essere uno ma due, o molti... Per questo Cartesio assumeva il "cogito ergo sum", "ho coscienza quindi esisto" come punto di partenza per qualsiasi considerazione.

Ma dietro l’esperienza del Sé, quando veramente ti chiedi qual è la natura del tuo "io", lì scopri il divino. Per andare oltre il sé, nel vuoto interiore, ci vuole pazienza e "tempo senza tempo". È il grande segreto che una volta veniva gelosamente custodito dai saggi: quel vuoto non può essere compreso né con la fantasia dei pensieri né con l’intuizione... non è sufficiente... è uno stato oltre la mente! Tu stessa devi diventare quel vuoto! Puoi trovarlo sempre dentro di te, quando fermi i pensieri e la mente... come hai fatto prima... ma restandoci più a lungo... molto di più, fino a che la coscienza tocca il "punto zero" e diventa zero, una sola cosa con tutti gli zero, e sarà partecipe della vastità silenziosa. Tu puoi, dal vuoto, trasformare il lucido e pesante metallo dei tuoi pensieri nell’esperienza dorata del distacco e della libertà."

"...e perché oggi il segreto non è più custodito?", chiese Alice dispiaciuta.

"E' semplice - fece Kermit scuotendo la testa - perché gli uomini sono così presi dal mondo fuori di loro che non sono più interessati ai misteri della coscienza interiore... Non hanno più tempo per queste "sciocchezze" e poi nessuno è più capace di fermare la propria mente così a lungo da far accadere l’alchimia interiore che riapre il vuoto... purtroppo è così... ma ora è veramente troppo tardi, vieni, andiamo a letto."

Alice prese Kermit per mano e in silenzio se lo portò via.

 

La matrice uno - La luce che vede se stessa - L'uovo dorato dell'autocoscienza

Al principio del mondo,
la Dea - Durga - era sola.
Ella depose l'Uovo del Mondo.

Dalla "Bhavricha Upanishad"

 

L'Uovo Vuoto Cosciente: la matrice ancestrale

All'inizio il Cielo e la Terra, Izanagi e Izanami, non erano separati; insieme formavano un caos che assomigliava ad un Uovo con al centro un germe. Mito cosmogonico giapponese

Era piovuto e tuonato tutta la notte e ancora pioveva... Kermit e Alice erano ancora a letto a coccolarsi. "Beh... e il vuoto...!? Come avvenne la prima creazione?" disse d’improvviso Alice.

"Dunque... ricominciamo: ciò che esisteva, prima dell’inizio del tempo e dello spazio, era un indistinto stato di totale stasi e silenzio, senza spazio né tempo, proprio come hai fatto esperienza anche tu nel vuoto della tua coscienza. Poi accadde qualcosa di incredibile, di meraviglioso, da cui dipende il fatto che esistiamo: quell'Infinito Zero Vuoto divenne consapevole di esistere, la sua coscienza addormentata si risvegliò e seppe di essere illimitata, senza confini e quindi Una: Una Infinita Coscienza. L’Oceano di Silenzio, oscuro come l'inconscio, divenne trasparente a se stesso, "si vide" e si illuminò di consapevolezza. Il Vuoto si conobbe nella sua unità infinita e si amò. Luce e Amore, Amore e Luce. Tutto era ancora silente e immoto, esattamente come quando tu, Alice, ti risvegli la mattina, con le palpebre ancora chiuse, nella quiete del riposo, ancora senza pensieri e senza movimento alcuno, d'improvviso ti ricordi di esistere, senti di esserci... e nulla si muove. Coscienza Vuota Infinita: questa è la matrice da cui si è creata la nostra intera esistenza. Lo Zero e l’Uno: i primi numeri, le matrici ancestrali del codice binario della cibernetica olistica."

 

La grande Cybernesi

Non vi era l'essere, non vi era il non essere in questo tempo. L'Uno respirava senza soffio, animato da se stesso: nient'altro esisteva. Dal "Rig Veda"

"Così dalla Coscienza Risvegliata del Vuoto, da questo Zero-Uno consapevole di sé e infinitamente amorevole sorse spontanea l'intelligenza creativa. La Luminosa Coscienza Infinita decise forse di giocare con se stessa, frammentandosi in infiniti punti di luce-amore, decise di dividersi in infinite coscienze, che evolvendosi nella complessità e nella confusione del libero arbitrio sarebbero diventate coscienti della loro Unità originaria e con essa si sarebbero di nuovo fuse. O forse creò Tutto-ciò-che-esiste per il semplice piacere di crescere, di moltiplicarsi e di amare i suoi figli e le sue figlie, la nuova parte di sé creata...

Zero e Uno, Uno e Zero... la feconda Cybernesi... l’infinita creazione informatica. Nessuno conosce cosa sia avvenuto veramente, ma certamente in questa coscienza vuota avvenne qualche cosa... come una differenza... forse un’idea, una vibrazione, un respiro, e il vasto oceano di nulla non fu più totalmente vuoto... era nata la prima informazione: il primo istante in cui la coscienza infinita si individualizzò in un punto, diventando un quanto di coscienza di Sé, la prima idea luminosa: gli scienziati la chiamano "singolarity", gli olistici "il buco nel sacco del sacro" da cui nacque la trottola del Cyber."

 

Memorie della Coscienza Cosmica Collettiva

All’inizio era il Caos, poi venne la Coscienza Intelligente che diede ordine a tutte le cose. E quando la Coscienza Intelligente cominciò a muoversi si produsse una separazione. La rivoluzione di ciò che è mosso e separato accentuò la separazione. Anassagora

"...Sai Kermit... queste tue storie mi hanno fatto venire in mente un sogno di quand’ero piccola - disse Alice guardando il soffitto e respirando profondo - è confuso... c’era un vuoto, un Grande Vuoto e poi un punto, l’errore! Un singolo punto e poi la catastrofe ineluttabile... un punto, una traccia, poi piani e dimensioni intersecantesi... e i solidi e poi tutto il tremendo meccanismo... Quando apparve il punto non si poteva più tornare indietro... l’esistenza e la vita rotolavano addosso con grande confusione ricchezza rumore e puzza. Bisognava continuare ma ormai la silenziosa completezza era perduta... e ciò che rimase era... il tempo e il mutamento."

"Ah... fantastica Alice delle meraviglie! - rispose Kermit agitandosi tutto - una vera esperienza della coscienza cosmica collettiva! Tutte le antiche religioni hanno scoperto queste tre matrici archetipiche: lo Zero Primordiale e l'Uno della Coscienza che generano l'Energia Creatrice. Tutti i miti della Terra ne parlano. L’ineluttabile, inarrestabile sequenza di eventi che dal Vuoto diede inizio alla genesi. Lo sapevi che questa tua visione è la memoria ancestrale di quando si ruppe la sublime perfezione del grande nulla, il cerchio infinito dello zero, per creare il punto individuale? Gli antichi Indiani lo videro con gli occhi interiori della coscienza e lo chiamarono Bindu: "il punto" senza dimensioni in cui c’è il tutto di tutto. La scienza lo chiama singolarity, la "rottura della simmetria", il punto senza dimensioni da cui nasce il Big Bang. Quello che hai sognato è l’esperienza da cui tutti siamo stati originati, il nostro inconscio cosmico ben lo conosce, perchè da questo unico punto origina ogni cosa; ed esso è riflesso in ogni cosa e per questo fa parte della memoria collettiva di tutto ciò che esiste... uhm... mi è venuta fame!"

 

 

Amore Cosmico nel Cyberspazio Vuoto

Questo è il racconto di quando tutto era fermo, tutto calmo, in silenzio; tutto senza movimento, tranquillo e la distesa del cielo era vuota... Nulla esisteva. Soltanto la creatrice e il creatore, Tepeu e Gucumaz, gli Antenati, erano nell’acqua circondati dalla luce. Dal "Popol Vuh"

La mattina finiva sempre di pomeriggio.

"Ma poi com’è andata a finire con il vuoto creativo?" disse Alice facendo scomparire l’ultimo cucchiaio di muesli dal fondo della sua tazza e ricacciandosi sotto le coperte.

"È stata una strana storia... tra l'infinito vuoto e il punto di informazione scoppiò una fortissima relazione... l’amore: il grande vuoto era pura coscienza e il punto era come... un "io", un figlio con una sua individualità, un foro dimensionale in un grande pallone. Il vuoto aveva tutte le potenzialità ma era immobile e indistinto, mentre il punto era un bimbo, uno stimolo, una scintilla, una possibilità di creazione, un’incredibile opportunità. E nacque un profondo amore, una fertile materna creazione.

Il non-Sé della coscienza infinita e il del punto... accadde in un tempo relativamente così breve e fu un evento così grandioso... avrebbero potuto anche ignorarsi o coesistere o addirittura annichilirsi a vicenda e invece questo nostro cosmo nasce dall'amore-luce che l'infinito ZeroUno trasmise al punto, che provocò, per l'impersonalità e l'infinità della matrice, un'altrettanto infinita, inarrestabile, fatale reazione creativa a catena.

Sta di fatto che una enorme massa di informazioni e di energia si sprigionò da quella relazione: in un tempo ancora senza tempo, la matrice Zero-Uno, l'Infinita Unità di Coscienza Vuota, entrò sincronicamente e olograficamente in relazione con quell’unita di autocoscienza puntiforme e da questo processo impersonale scaturì una "infinità di unità di coscienza vuote" che riproducevano in se stesse il grande paradosso della coesistenza del vuoto col pieno, dell'infinito nel limitato..

Quel primo punto informatico del grande vuoto diventò la porta di una nuova dimensione: il buco nel vuoto sacco del sacro, la grande vagina cosmica che partorì i mondi e gli universi."

"Grande Zot, - lo interruppe Alice - ma allora è vero che il vuoto originario è scomparso per sempre e con esso la nostra speranza di ritornare alla pace eterna?"

"Don’t worry... be happy... - sorrise Kermit - lo zero, in matematica, resta sempre zero anche se lo moltiplichi o lo dividi un’infinità di volte, lo zero rimane zero anche se gli togli o gli aggiungi infiniti infiniti. Nel nostro universo, che a noi sembra infinito, la coscienza di Sé è la porta della grande coscienza del vuoto. Le Isa Upanishad esprimono questo concetto con il Sutra:

 Quello è il Tutto
Questo è il Tutto
dalla Totalità emerge la Totalità
la Totalità viene dalla Totalità
e la Totalità comunque rimane.

"Questo mi tranquillizza un poco... ma ora basta... è tornato il sole, - disse Alice - andiamo a fare un giro, la mia mente deve integrare queste strane storie.

 La matrice creativa - Il primo cyber e il serpente d'arcobaleno

E nel grembo infinito di Erebo,
la Notte dalle nere ali
partorì dapprima l’Uovo senza germe,
dal quale, col volgere dei tempi,
nacque l’amato Eros
dalle spalle splendenti per le ali d’oro,
simile ai veloci turbini del vento.

Primo dei Frammenti Orfici

 

Zero per Uno fa Cyber. Il periodo infrarosso

All’inizio questo universo non esisteva affatto, non c’era cielo, non c’era terra, non c’era spazio etereo. Esso, poiché non esisteva, si propose: "voglio essere". E si riscaldò internamente. Dal libro egizio di Apophis

Pomeriggio tardi.

"Keeermit... - cantilenò Alice tirandogli un dito del piede - invece di stare lì a prendere il sole, perchè non mi finisci la storia?"

"...era appunto quello che stavo per fare - disse Kermit stiracchiandosi tutto - ...ricominciamo! Questa volta, finalmente, siamo arrivati al Cyber.

Dall’incontro tra l'infinito vuoto cosciente e il punto, nacque la prima "relazione a catena" e quindi il primo movimento o flusso di informazione da cui si generò questo nostro universo. Il punto di informazione autocosciente fu come il seme in una grande terra incognita e vergine, l'Infinito Cyberspazio Vuoto... così l’Uno Vuoto grazie al punto si mosse, si modificò e ci fu fertilizzazione e generazione. L'infinita Coscienza Vuota, diventando cosciente di lui, venne come risucchiata in quel punto vuoto come acqua in un buco. Un vortice di coscienza infinita. Così in ogni goccia era rispecchiato l'infinito Oceano di Vuoto Cosciente. La prima cosa che apparve, quando la tremenda pressione di informazioni potenziali del vuoto cosciente si trasfuse nella possibilità attiva del punto, fu il Cyber.

Il Cyber è un punto di coscienza, un vortice di informazioni autocoscienti, una trottola vivente figlia dello zero-uno, del vuoto-pieno, un flusso cibernetico ovale roteante su se stesso. Il Cyber possiede in sé queste due dimensioni sincronicamente, è il vero frutto dell’avvenuta generazione d’amore: Zero e Uno, buio e luce, polarità, pulsazione... ritmo, respiro. Ogni cosa che ora esiste è fatta di queste piccolissime unità: i paradossali Cyber.

Puoi ritrovare questa memoria nel simbolo del Tao, dove l’assoluto è rappresentato dal cerchio in cui si muovono il pieno e il vuoto dello Yang e dello Yin in continua relazione di attrazione/fusione/repulsione. Da quel momento iniziò il grande orgasmo della creazione, il nostro universo pulsante e vorticante di vita e coscienza. Ogni unità quindi porta sempre in sé il Grande Vuoto e l’uno come noi portiamo le informazioni dei nostri due genitori nel DNA di ogni nostra cellula: questo è amore."

"E la stessa energia la percepiamo in noi... e tra noi... non ti sembra Kermit?" disse Alice luminosa. E sorridendo appena si guardarono a lungo, in silenzio.

 

 Il quanto di coscienza del corpo di luce di Dio

Questo tuo intelletto, che è identità di luce e di vuoto, risiede in una gran massa luminosa; non nasce e non muore; esso è il Buddha Ömighium. Dal "Bardo Todol"

Notte con lucine nel cielo...

"Sai Kermit... - iniziò decisa Alice dopo un lungo periodo di rilassato silenzio...- è proprio vero che l’amore fa girare tutto... ma il Cyber... di che cosa è fatto?"

"... di che cosa è fatto? Ma di movimento informatico, no! - rispose Kermit alzandosi un po' sui cuscini - proprio di movimento. Il fisico australiano Dewey Larson ha trovato ciò che Einstein e i grandi fisici hanno da sempre cercato: la "teoria della grande unificazione dei campi". Larson dice in pratica che tutta la creazione spazio/temporale dal Big Bang in poi è basata sul movimento, noi olistici diremmo meglio sul "flusso circolare di informazione", e il fotone è un punto di puro movimento, non ha massa, è pura informazione, è un quanto di coscienza, un’idea luminosa veloce come la luce... è la luce... e gira su se stesso. Indovina un po' cos’è per noi olistici il fotone?"

"Daai Kermit... - saltò su Alice - è chiaro che il fotone è il primo Cyber, il puro quanto di luce-amore, seme della grande generazione della coscienza. L'occhio che si vede da solo grazie alla sua luce cosciente interiore. La coscienza è luce e vuoto, lo so da sempre! Lo sanno tutti i poeti, da sempre... attraverso l'amore. Io amo la luce e la verità di ciò che vedo attraverso la luce. E poi la vita dell'amato fotone è infinita come la sua coscienza, e il fotone non ha massa... non ha corpo... chiunque lo sa! Certo che dopo le tue parole lo "vedo con un'altra luce", è come se fosse un microcosmico figli del mitico Uovo d'Oro, un ologramma dell'Uno! Rispondi piuttosto alla mia domanda: come fa il movimento della luce senza massa, il flusso circolare informatico, a generare la materia e lo spazio/tempo?"

"Elementare, anche se non semplice. La formula del movimento V=S/T dice che la velocità (V) equivale, è uguale (=) allo Spazio-Tempo (S/T). Velocità zero, caratteristica del grande Vuoto, equivale a nessun spazio/tempo. Ogni infinitesima unità di moto, come il fotone, che è un puro punto-informazione di luce-amore, crea un suo spazio e tempo. Il movimento del punto crea la linea e il fotone diventa una linea di spazio/tempo lunga esattamente 365.000 km per secondo della sua vita infinita. E dal movimento delle linee si creano i piani e dai piani i volumi. Il fotone luce può esprimersi allo stato libero come linea luminosa o può entrare in rotazione intorno a se stesso creando un movimento armonico di forma sferica oppure entrare in relazione con altri fotoni, generando necessariamente movimenti angolari, orbite circolari... punti che si muovono intorno ad altri punti, creando archi di cerchio, che poi, nelle relazioni stabili e armoniche possono diventare anch’essi perfettamente sferici od ovali. La velocità di rotazione è quella della luce e quindi è velocissima: il fotone più veloce ruota intorno a quello più stabile creando un bozzolo di fili di luce... una barriera formata da un flusso velocissimo di informazioni intorno ad un centro più stabile di coscienza, che dall’esterno sembra "solida". Cosicché a noi, che ancora percepiamo il mondo dall’esterno, esso appare come materia, anche se è solo movimento.

 

La mente e il corpo del fotone

Lo Spirito di Dio è inesauribile Beatitudine. Il Suo corpo è fatto di innumerevoli tessuti di luce. Yogananda

"Kermit... ma gli scienziati hanno già scoperto il paradosso del Cyber?"

"Certo, Alice, ma solo materialmente. I fisici hanno scoperto la natura paradossale del fotone anche se non hanno ancora intuito la sua natura autocosciente, devi sapere infatti che il fotone può essere al contempo onda e particella... un altro modo di dire zero e uno. Quando il fotone si comporta da particella, sembra una vera unità "materiale", sembra avere una natura "solida", mentre se si comporta da onda diventa più un "flusso di informazioni", quasi un’idea "immateriale". Nel suo aspetto di particella è un "corpo visibile", nel suo aspetto di onda è una "informazione invisibile". Il fotone include in sé l’apparente dualità psiche/soma o anima/corpo. È ovvio che questa dualità non esiste ma nasce se osserviamo il fotone dall’esterno e ne vediamo la forma o se lo scrutiamo dall’interno e lo percepiamo come informazione. Questi due aspetti sono l’unità del Cyber.

La forma archetipica del Cyber/fotone è una spirale che vortica su se stessa, un’informazione che, tornando al suo stesso centro, si autoinforma e genera autocoscienza: il feedback cybernetico ancestrale. Nell’India antica chiamarono Shiva la coscienza, immateriale e immobile, che dimora al "centro" di ogni essere vivente, il centro di gravità, e Shakti l’energia in movimento continuo che genera la forma. Shakti è l’energia femminile elettromagnetica, Shiva l’aspetto maschile, l’informazione della coscienza. Shiva e Shakti sono una sola cosa in due aspetti. Tra loro è amore e pulsazione, tutto l’universo nell’antica India era percepito come generato da questo amplesso tra materia e coscienza, che si manifesta in ogni singola particella dell’esistenza.

E il primo Cyber, luminoso frutto dell’amore, è lui stesso Luce/Amore. Quasi tutto il nostro universo è composto di fotoni, onde elettromagnetiche di differenti frequenze, alcune visibili e altre non visibili all’occhio umano, che intrecciano l’intera nostra esistenza in una rete di relazioni luminose. Energia e Informazione, fuori e dentro, maschio e femmina... tutto qui. È abbastanza chiaro?"

"Sì - disse Alice con gli occhietti brillanti - continua coi Cyber adesso, lo strumento di conoscenza globale inizia a prendere forma!"

"O.K. Sei pronta? Prima di tutto ricapitoliamo e apriamo uno scenario cosmico!"

 

Pronti?... Cyber, via! Nasce il seme dell’albero cosmico

All'inizio c'era il vuoto... un nulla in cui non esisteva spazio, né tempo, né materia, né luce, né suono. C'erano però le leggi di natura, e questo curioso vuoto era colmo di potenzialità... non ci sono dati sull'Inizio. Nessuno, zero... Come un gigantesco macigno in bilico sul ciglio di una torreggiante scogliera. L'equilibrio del vuoto era così perfetto che bastava un soffio a produrre un cambiamento che creasse l'universo. E il cambiamento avvenne. Il nulla esplose. In questa incandescenza iniziale furono creati spazio e tempo. Leon Lederman, premio Nobel per la Fisica

"Immagina un piccolissimo zero come se fosse il centro vuoto virtuale di un grande spazio vuoto. All’interno dello zero centrale nasce un piccolo punto: l’uno. Inizia velocissima la relazione tra lo zero e l’uno: il vorticante e pulsante flusso di informazioni che genera il fotone - il primo Cyber.

Scoppia il Big Bang in tutte le direzioni e dimensioni, e parte la creazione... via!!! La legge del movimento V=S/T entra rapidamente in azione, il movimento crea lo spazio/tempo, si muove il primo fotone nel primo spazio e nel primo tempo dell’universo. Il suo movimento genera gli assi cartesiani, x, y e z : l’altezza, la larghezza e la profondità che nascono dallo zero centrale.

È il Cyber, il primo punto di auto-coscienza. È l’Uno figlio di Nessuno. l'Unità di intelligenza vivente. La sua matrice cosciente infinita crea in zero tempo infinità di punti coscienti. Fantastiliardi di quanti di luce cosciente e intelligente invadono una delle infinite dimensioni potenziali del Vuoto, nasce questo universo tra infiniti altri universi possibili. Il seme della vita nasceva allora e in quella piccola unità, figlia dell’indifferenziato non-essere autocosciente, c'erano tutte le dimensioni, tutte le storie, c’erano la coscienza, la poesia e la materia, il gioco e l’errore, la voglia di vivere e di morire e tutte le possibili vie erano aperte.

Era una spirale vorticante di informazioni, una trottola cibernetica di nome Cyber. Il fotone ha vita infinita, è il quanto di anima eterna che crea tutte le cose. La sua piccola coscienza di sé ha creatività potenzialmente infinita. La luce è Amore. E, dal quanto di luce elettromagnetica, si è creata per armonia e coevoluzione ogni unità esistente, dagli elettroni, alle cellule, agli animali, ai pianeti fino alle galassie, ed ognuna di queste unità ha lo stesso campo elettromagnetico del fotone con il flusso di energia a spirale che gira su se stessa."

 

 La prima densità cibernetica - Il periodo rosso incandescente e l'evoluzione dell'albero della coscienza

All’inizio vi era Quello,
fatto di tenebre, indistinto,
senza caratteristiche, inconoscibile
e come totalmente assopito.
Apparve allora il Signore Svaysbhu, l’Autonomo,
Colui che non evolve e che fa evolvere la totalità di Quello,
a partire dagli elementi ordinari.
E’ lui che spiegando la sua energia dissipa le tenebre.
Egli meditò, desideroso di creare ogni genere di creatura.
In principio creò le acque, poi in esse egli mise il suo seme.
E divenne un Uovo d’Oro, rivestito dallo splendore di mille raggi,
e in questo Uovo nacque da se stesso Brahma,
l’antenato di tutti i mondi.
Dalla "Chandogya Upanishad"

 

Luce!

"E fu la luce, amata Alice! Il Grande Bang! Il divino Indifferenziato si divideva e si conosceva nei mille frammenti scheggianti e multicromatici della sua luminosa e illimitata coscienza. Erano i radiosi Cyber Fotoni, ognuno uguale e diverso da tutti gli altri! In ognuno la propria luce era chiara coscienza in se stessa. E fu grande gioia e dolore. Senso di separazione e voglia di riunirsi. L’Ordine e il Caos si separarono dall’Indifferenziato, si conobbero e si alternarono nel complesso processo creativo. Essi presero il nome di Entropia e Sintropia e si espressero con le loro formule polari KLog1/D e -KLog1/D. La prima disgregava, la seconda generava. Entropia e informazione sono intimamente correlate - diceva il fisico quantistico Murray Gell-Mann - e in effetti l'entropia può essere considerata una misura di ignoranza.

I semi fotonici crebbero alla velocità della luce, si separarono i destrogiri maschili da quelli levogiri femminili, i più veloci ed estroversi si irraggiarono verso il grande spazio/tempo appena creato, mentre i più pesanti e introversi si aggregarono formando la forza di gravità. Il campo unitario originario del Vuoto si separava nelle quattro grandi forze e, proprio come nel tuo sogno, dal punto si passò alla linea, si stabilirono relazioni semplici, piani si intersecarono con altri piani, formando i solidi e le forme.

E si vennero a creare le prime "geometrie esistenziali" cantate dal mistico sufi Franco Battiato, le forme archetipiche di luce e suono, di rotazione, fusione o disgregazione tra Cyber. I primi fotoni e particelle si aggregarono in sfere di rotazione armonica, "sistemi unitari e coerenti" ad elevatissima coerenza informatica, creando gli atomi, positivi, neutri e negativi, protagonisti e creatori dell’universo fisico. Noi olistici, gli atomi, li chiamiamo Buddhafield di "prima densità cybernetica", o Buddhafield Rossi, che a loro volta si evolvono aggregandosi in "sistemi unitari e coerenti" di estrema maggiore complessità: le cellule, i Buddhafield Arancioni o di seconda densità.

 

Il primo corpo di Dio

L'Uovo d'Oro è prodotto dall'Immanifesto. La Terra con le sue sette isole, e tutti gli altri mondi, sono nell'Uovo. Sankaracharya - introduzione alla "Bhagavad Gita"

La musica era al massimo del volume e certamente anche il caos e il fumo.

Figlie della stessa matrice sacra, quasi identiche se non per la differente posizione rispetto alle altre, le unità atomiche conobbero l’altro da sé, e si aggregarono in immense nubi cosmiche, stelle roteanti di idrogeno ed elio bruciarono impazzite per miliardi di anni, produssero nuovi elementi atomici più pesanti e coagularono implodendo nei loro stessi cuori pesanti e si crearono spettacolari esplosioni di nove e creazione di nuovi universi. Dal seme crebbe così l’albero cosmico, le sue radici temporali verso il profondo buio dell’ante creazione, il suo tronco possente nello spazio infinito della complessità e dell’espansione di materia e coscienza.

Galassie a spirale divennero i suoi rami espansi in miriadi di sistemi stellari, come foglie danzanti in cerchio. E poi sempre più difficile... là, dove il senso di riunione tra Cyber atomici prevaleva, si creò complessità ed equilibrio: si generarono i sistemi solari con i loro soli centrali, i loro mondi di materia più densa e complessa, e le loro lune. E tra gli infiniti differenti sistemi planetari, vi furono incandescenti sfere di materia liquida bruciati dagli abbaglianti soli centrali della galassia o ghiacciate sfere di gas surgelati ai confini dell’abissale freddo dello spazio intergalattico.

E si crearono, nelle zone di equilibrio tra Caos e Ordine, i pianeti delle "zone armoniche", le sfere in equilibrio sull’instabile confine tra gli estremi.

Pianeti: gigantesche sfere viventi e danzanti nel vuoto, come grandi intelligenze con le loro uniche individualità, formarono giochi di girotondi intorno ai soli. E sul ramo di una tra miliardi di galassie, nacque la Terra Gaia, una delle più belle sfere dell'intera creazione: un bocciolo promettente, con i suoi cieli azzurri come gli occhi e le albe soffuse di rosa come le gote e le acque gioiose e fluenti come capelli. Gaia ebbe ad esistere in una delle orbite più armoniche, di uno dei sistemi solari più in equilibrio dell’intera galassia. Ti piace questa storia?"

"Sì."

"Allora te la dovrò finire domani perchè mi è venuto sonno"

"Se vuoi la accorci - incalzò immediata Alice - io vado a farti un caffè, ma tu me la devi finire adesso! Capito?... Come si evolse Gaia? "

"Ma non si può, ci sono ancora quattro miliardi di anni da raccontare... è la parte più interessante e non posso proprio accorciarla............. OK... OK, va bene! Cercherò di finirtela... basta che non fai quella faccia."

 

L’evoluzione atomica: dalla prima alla seconda densità

Prima dell'inizio della nuova creazione, Awonawilona
- il Creatore e Contenitore-del-Tutto, e Padre di Tutti i Padri -
se ne stava solo.

Non c'era nulla altro nel grande spazio delle ere
solo profonda oscurità e vuoto.

All'inizio della nuova creazione, Awonawilona concepì in Se stesso
e il suo pensiero si proiettò fuori nello spazio,
dove nebbie generatrici e potenti vapori di crescita crebbero e si svilupparono.

Così, grazie alla sua innata conoscenza, il Contenitore-del-Tutto
si fece persona e forma del Sole,
che noi sentiamo essere nostro padre
e che così venne in esistenza e manifestazione.

Questa apparizione creò la luce che illuminò lo spazio.

Mito della creazione dei Nativi Americani Zuni

 

Ecoevoluzione: il tutto si evolve in ogni suo olografico frammento

Riassunto: Soli in una casa nella natura, Kermit racconta ad Alice il mito dell’evoluzione intelligente e senziente dei Cyber/fotoni (che contengono lo zero del vuoto e l’uno dell’identità) i quali si aggregano in atomi (buddhafield rossi o di prima densità), che a loro volta si evolvono aggregandosi in cellule (buddhafield arancioni o di seconda densità).

"Sai Kermit - iniziò Alice mentre quieti e silenziosi se ne stavano tornando a casa dopo una lunga meditazione sotto le robinie e gli olmi in cima alla collina - quando siamo in stato di coscienza senza pensieri, la bellezza dell’esistenza traspare in ogni attimo, la sento fluire in ogni respiro e quando ci penso o desidero parlarne si rompe, scompare... le parole sono troppo piccole per contenere il silenzio... mmhm."

"Dai Alice, ora dammi una mano ad accendere il fuoco che mi è venuta voglia di una zuppa."

 

Atomi, atomi! Incredibili atomi!

Perciò l’Artefice lo arrotondò in forma di sfera... che di tutte le figure è la più perfetta e la più simile a se stessa. Platone

"Ora, fantasiosa Alice, mentre le fiamme di questo ceppo irradiano fotoni di luce rossa e infrarossa, che scaldano l’acqua della pentola e passano anche dalle tue palpebre socchiuse, immaginati l’atomo come una sfera luminosa e colorata in rapidissimo movimento vorticoso su se stesso, con un suo centro brillante. Immaginatelo con una sua rapidissima pulsazione o frequenza che genera un suo proprio e unico suono: la sua vibrazione caratteristica.

La prima cosa da ricordare, anche se molto estranea al nostro modo comune di pensare, è che, come i fotoni, anche ogni atomo è un Cyber: un’unità vivente con una sua primitiva coscienza di sé, una memoria, una sua intelligenza e creatività; proprio come un piccolo essere umano.

Perché vedi, Alice, - disse Kermit prendendola per mano - l’evoluzione è solo il procedere della coscienza. So che è difficile intuire la dimensione di coscienza di un atomo, ma anche lui percepisce e reagisce agli stimoli e alle informazioni, si bilancia, si equilibra, si lega ad altri atomi in strutture geometriche fluide e di rara bellezza.

La bassa complessità di un atomo limita enormemente la sua libertà e quindi a noi sembra che si comporti come un meccanismo senza intelligenza - ma non è così! - quando l’atomo si trova in condizioni complesse ed esprime al massimo la sua potenzialità, come nelle attività metaboliche cellulari, esso ci mostra una sensibilità, una determinazione, un equilibrio e un’intelligenza incredibili. Non dobbiamo dimenticarci che tutte le complesse attività cellulari, da quelle biochimiche enzimatiche come il ciclo di Krebs a quelle nucleari come la gestione delle informazioni del codice genetico, sono svolte esclusivamente da quei piccoli meravigliosi, sensibili e intelligentissimi atomi.

Grazie all’arte e all’intuizione, Walt Disney aveva peraltro già compreso l’esistenza della vita e della coscienza atomica creando "Atomino Bip Bip". Te lo ricordi?"

"Certo che me lo ricordo! - sobbalzò Alice - L’azzurro Atomino Bip Bip, con la sua nuvola di elettroni intorno alla testa, era nato dal protosincrotrone del Prof. Enigm, lo scienziato nucleare amico di Topolino".

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Evoluzione molecolare

L’informazione fa e anima l’essere vivente. Pierre Grassé in "L’evoluzione del vivente".

"L’evoluzione atomica, fino ad un certo punto, avviene attraverso processi di combinazione di tipo relativamente casuale secondo i ben noti codici chimici di polarità elettrica, spin, legami ecc. Le prime molecole sono in realtà degli aggregati piuttosto stabili e con scarsa mobilità. Ogni combinazione chimica è una relazione tra campi di coscienza atomica che implica uno scambio di informazioni-energie che porta ad un’informazione-esperienza comune. Nelle molecole i nuclei atomici rimangono autonomi, mentre le orbite elettroniche si fondono in un’unica nube che li circonda: le qualità dei singoli atomi si combinano formando nuovi cromatismi e luminosità, creando nuovi accordi e ritmi. Con l’aumento della complessità delle molecole, aumenta proporzionalmente la complessità di interrelazione e quindi la "densità" dell’informazione circolante totale.

La molecola però non è un Cyber, perchè non ha un suo centro di coscienza, non ha un self, è solo un "sistema complesso non unitario", un "campo di informazioni" formato da una aggregazione di Cyber atomici; possiamo paragonarlo a una squadra di calcio o a un club, che possono avere un loro "spirito di gruppo", una loro precisa caratteristica e personalità, ma che non hanno una vera individualità: sono sempre gli uomini, con il loro centro soggettivo, a comporlo, ad animarlo e ad esserne responsabili. Lo stesso discorso vale per gli atomi in una molecola... ecco... ora è fatto, il legno ha preso!"

"Oh... bene... e mentre finisci di raccontare - caro Kermit - ora che il fuoco è acceso, credo proprio che mi dovrai dare una mano per preparare la zuppa!"

 

La zuppa biologica! Ossia i magnifici quattro e i loro amici

Il Tao generò l’Uno, l’Uno generò il Due, il Due generò il Tre, e il Tre generò i diecimila esseri. Lao Tzu - dal "Tao Te Ching"

"Ma di atomi ce ne sono solo poco più di un centinaio - disse Alice mentre tagliuzzava le cipolle - ricordo che il russo Dimitri Ivanovic Mendeleev li aveva catalogati per il loro peso e divisi per classi. Come fanno a mettersi insieme in modo armonico?"

"Nel nostro pianeta, come nell’intera galassia, questi pochi atomi formano i vari elementi chimici - continuò Kermit sgusciando i fagioli - ma, tra tutti questi, solo quattro sono i veri artefici dell’evoluzione atomica verso la vita biologica: il drammatico aumento di complessità che porterà al primo grande salto quantico evolutivo.

Questi magnifici quattro sono l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio e l’azoto. Essi sono i più semplici e i più intelligenti, le loro valenze di legame sono proprio: uno per l’idrogeno, due per l’ossigeno, tre per l’azoto e quattro per il carbonio. L’idrogeno è neutro, fluido e femminile, l’ossigeno è attivo, rapido e focoso, il carbonio è stabile, accentratore e coerente, l’azoto inerte, articolato ed equilibratore. La loro funzione insieme è complessa e bilanciata un po' come come le patate, le cipolle, le zucchine e le carote nel minestrone.

I quattro atomi essenziali, aggregandosi tra loro, formano 20 combinazioni molecolari relativamente complesse chiamate aminoacidi. Statisticamente, erano possibili infinite combinazioni di aggregazione dei quattro atomi, ma solo venti si sono rivelate utili alla vita. La caratteristica primaria che porta al drammatico aumento di complessità - vera base dell’intero processo evolutivo - è la "flessibilità" o "libertà" intrinseca della struttura degli aminoacidi che dà loro un'eccezionale mobilità e potenzialità. Questi venti aminoacidi sono i mattoni che si uniscono intelligentemente (a volte a milioni), organizzandosi in strutture di grande varietà e complessità, le proteine, che compongono gli organismi viventi: grazie alla flessibilità e libertà degli aminoacidi, esse sono le strutture chimiche più complesse dell'universo conosciuto.

È essenziale notare che gli atomi che costituiscono una molecola proteica, oltre a essere "consapevoli" delle proprie informazioni, diventano "consapevoli" delle informazioni relative all’intera unità molecolare ossia al complesso degli atomi di cui sono parte.

In altri termini il "campo di coscienza" del singolo atomo, ossia l’insieme delle sue informazioni, si espande fino a comprendere l’insieme delle informazioni della molecola di cui è parte, con un relativo aumento di densità di informazione. Il campo di coscienza atomico diventa esteso al campo di informazioni molecolare con la sua vibrazione, pulsazione e qualità globale. L’analogia più prossima è quella delle lettere: i composti chimici stabili sono formati da una o più lettere/elementi sempre uguali, come le consonanti, e quindi formano dei suoni monotoni come i rumori inarticolati del traffico o della pioggia sui vetri. Gli aminoacidi sono al contrario come delle parole semplici ma articolate, composte da vocali - i quattro elementi - da cui nasce il linguaggio complesso che include anche le consonanti.

Accanto a questi quattro atomi si aggregano infatti altri elementi essenziali seppure secondari come fosforo, calcio, magnesio, potassio, sodio, zolfo, ferro, silicio, rame... che entrano in consistenti quantità nella zuppa biologica."

"Come i fagioli, il sedano, i cavoli e le erbette"

"E in più gli oligoelementi, come l’oro, l’argento, il selenio... di questi ce ne vuole pochissimo. Come il prezzemolo, l’aglio e la noce moscata!"

 

Ecoevoluzione

Uno degli aspetti più interessanti delle strutture dissipative è certamente la coerenza del sistema nel suo insieme. Al di là del punto di biforcazione, il sistema sembra comportarsi come un tutto. Contrariamente al fatto che le forze di interazione tra molecole non sorpassano una portata dell’ordine di 10 alla -8 cm., il sistema si struttura come se ogni molecola fosse "informata" dello stato complessivo del sistema stesso. Per dirla in termini antropomorfi: lontano dall’equilibrio la materia comincia a "percepire" il suo ambiente. "Comunicazione" e "percezione" sono le parole chiave del nuovo comportamento della materia lontano dall’equilibrio. - Ilya Prigogine premio Nobel nel testo La nuova Alleanza -

"Dopo la prima fase di evoluzione chimica, avvenuta nel "breve" arco di un miliardo di anni dall’inizio della formazione del pianeta, inizia il periodo "prebiotico" che coincide con il formarsi delle "nicchie ecoevolutive" ossia delle aree del pianeta in condizioni di particolare equilibrio, delle zone protette e armoniche che, come un utero della Madre Terra, creano le condizioni ottimali per la generazione e l’evoluzione di strutture atomiche sempre più complesse, portando alla creazione dei "Buddhafield" di seconda densità, le cellule. Così - narravano gli antichi - agli inizi del Tempo, Crono, Gaia fecondata da Urano, il Cielo, e benedetta da Elio, il Sole, generava e partoriva nel suo seno protetto e nascosto le innumerevoli creature viventi. Altre leggende raccontano che esse nacquero grazie a Ponto, il Mare, nutrite dalle sue acque.

Grazie alla natura armonica di Gaia, all’interno di queste nicchie ecologiche si viene a creare una condizione di grande varietà di atomi, aminoacidi e molecole in condizioni ottimali di comunicazione: la zuppa biologica appunto."

 

Inizia la formazione del Buddhafield

La cosa più affascinante è che, in qualche modo, ogni molecola conosce ciò che le altre molecole stanno facendo nello stesso tempo, ad una distanza relativamente macroscopica. Questi esperimenti ci danno esempi di come le molecole comunicano... Questa è certamente una proprietà da sempre accettata nei sistemi viventi, ma nei sistemi non-viventi è stata del tutto inaspettata. Ilya Prigogine premio Nobel.

"Il momento magico dell'inizio della vita biologica coincide con la formazione di una membrana sferica semipermeabile - un vero e proprio utero - che permette la creazione di un ambiente interno, protetto e fecondo, dove migliaia di atomi e molecole proteiche relativamente complesse si trovano a coesistere. Questa pellicola molecolare forma come un guscio d’uovo, un campo elettromagnetico protettivo che crea un’area delimitata dove le informazioni possono essere conservate meglio e dove quindi si viene a creare una sempre maggiore comunicazione e sincronicità informatica.

Questo "campo di informazioni" isolato e protetto crea le condizioni ideali per la formazione di un "Buddhafield" potenziale, ossia di un "campo di evoluzione di coscienza" in cui i singoli individui - atomi nel nostro caso - iniziano a "co-evolvere", a connettere il loro campo di coscienza-energia, e ad espandere il loro campo di informazioni agli altri atomi dello stesso campo. Questa struttura già rispecchia e anticipa la logica della cellula.

Nel "campo di informazione collettiva" le varie molecole trovano un elevatissimo livello di coerenza e iniziano a pulsare insieme... iniziano a scambiarsi vibrazioni elettromagnetiche - informazioni sempre più complesse e articolate fino a sentirsi parte di una stessa unità, così si forma il Buddhafield."

 

Acqua Santa

Tutto il mondo vivente è pervaso dalla coscienza. Joseph Campbell

"In questo processo il ruolo dell’acqua è essenziale, sia come puro veicolo delle informazioni fotoniche-elettromagnetiche che per la sua "memoria", ossia la capacità di conservare informazioni e quindi di creare un "protoplasma" che funziona come elementare "sistema nervoso" unitario di interconnessione cibernetica, come un primitivo sistema nervoso per la circolazione e conservazione delle informazioni all’interno del Buddhafield. Senza acqua niente minestrone."

"Ehi Kermit! Hai sentito?"

"... No... cosa?"

"... Credo proprio che stia piovendo... andiamo a chiudere le finestre e ritirare i panni, dai!"

 

Co-evoluzione

Come il più minuscolo granello di polvere è solidale con l’intero sistema solare e viene da esso trascinato dall’indiviso moto di discesa che costituisce la materialità, così tutti gli esseri organici, dal più umile al più perfetto, dalle prime origini della vita fino ai tempi nostri, come in tutti i luoghi e i tempi, non fanno che rilevare ai nostri occhi un’unica spinta, inversa al movimento della materia e, in sé, indivisibile... Tutto avviene come se un’ampia corrente di coscienza fosse penetrata nella materia. Henri Bergson premio Nobel

"Sai, Kermit, la cosa che più mi piace di questa storia è che sembra finta... proprio come lo sono le storie più belle... eppure sento che è la più vera di tutte... È la prima volta che qualcuno mi parla di chimica e la capisco, anzi mi piace, anche se a volte mi perdo qualche particolare. Sì, sì... mi piace proprio."

"E io non mi stufo mai di raccontarla, sai? Questa visione è nata nel mio cuore prima ancora che nella mia mente, come effetto della meditazione che mi ha permesso di vedere le cose nella loro unità, come quando..."

"Senti, Kermit, prima di iniziare con una tua nuova storia... finiscimi quella di prima."

"O.K. Allora... Seguimi attentamente perchè il "Buddhafield" è il centro dell’evoluzione della vita. Le caratteristiche di questo periodo, che va dalla prima formazione di una membrana, ossia di un "campo di informazioni" unitario e isolato, alla realizzazione del Buddhafield, della vera "unità di coscienza" cellulare, sono essenziali.

Per prima cosa la mobilità! Le varie molecole all’interno del campo iniziano una loro attività intelligente, si muovono in modo articolato e finalizzato. Possiamo ipotizzare che questo primo movimento sia stato in qualche modo attivato dal ciclo dell’attività solare: ritmo giorno/notte, stagioni, oscillazioni del campo magnetico terrestre; queste "pulsazioni" planetarie devono aver stimolano analoghi ritmi di polarizzazione e depolarizzazione elettromagnetica delle molecole, creando una pulsazione biologica, che troviamo alla base di ogni organismo vivente. Come risultato si era venuta a creare, sulla membrana, una differenza di potenziale tra interno ed esterno.

Un insieme di fattori ecosistemici e interni ha favorito la sintropia del sistema, cosicché, grazie alla conservazione dell’informazione totale e alla sua circolazione, le attività, da relativamente casuali, si sono via via trasformate in finalizzate"

La sincronizzazione dell’intero sistema, la sua coerenza e la sua pulsazione ritmica, sono il primo aspetto che caratterizza questo livello iniziale di cooperazione e di scambio informatico. Questa comunicazione coerente è certamente continuata per un periodo lunghissimo, portando a una sempre maggiore differenziazione delle energie e delle informazioni, fino a che ogni atomo e ogni molecola si sente pulsare all'unisono, si adegua alla comunicazione collettiva e, in quanto parte di un tutto, si organizza in una specifica attività. Questo livello evolutivo è stato studiato negli esperimenti con le Microsfere di Fox (simili alle Protocellule ipotizzate da Oparin) e prima ancora con i Bioni di Reich. La sempre più intensa co-evoluzione e intercomunicazione genera una "rete cybernetica" sempre più fitta di comunicazioni interatomiche e intermolecolari che culmina con la "fusione informatica"."

 

La realizzazione del Buddhafield

Un’altra definizione di coscienza potremmo cercarla nel modo in cui i sottosistemi sono agganciati tra loro per formare un tutto più grande. Gregory Bateson Gregory Bateson Gregory Bateson

"Quando il livello di densità e di complessità ottimale è raggiunto, avviene il "primo salto quantico" dell’evoluzione terrestre: una trasformazione cybernetica che, da un aggregato di unità atomiche, porta ad una nuova unità multiatomica, con una sua identità, individualità, o self, una sua vita, una sua propria coscienza individuale che noi chiamiamo cellula.

Questo livello corrisponde alla formazione di una "memoria cellulare organizzata", probabilmente molecole di RNA (acido ribonucleico) che porteranno poi alla formazione del vero e proprio codice genetico cellulare: il DNA. È probabile che non sia possibile ritrovare traccia di questo stadio evolutivo primario, in quanto rappresenta un passaggio relativamente instabile verso una struttura di codice genetico strutturato e organizzato.

Il Cyber atomico, dopo una lunghissima evoluzione attraverso la co-evoluzione molecolare con altri Cyber atomici, realizza un nuovo livello di coscienza - infinitamente più evoluto e complesso - il Cyber cellulare."

 

Dalla prima alla seconda densità

Tutte le cose e tutti gli esseri dell'Universo non sono altro che uova spazio-temporali racchiudenti lo stesso Dio, seppur a diversi stadi di sviluppo. Mikhail Naimy in "Il libro di Mirdad"

"Una cellula è un individuo autocosciente, autopoietico e autodeterminante, mediamente formato da alcune decine/centinaia di miliardi di atomi. Dal punto di vista cybernetico, le singole unità di coscienza atomiche si sono unificate attraverso un processo di sintropia in un'unità di coscienza superindividuale.

Ogni cyber atomico che costituisce la cellula avrà quindi una "densità informatica" estremamente più elevata e complessa di un atomo isolato, e soprattutto "non proporzionale" al numero totale degli atomi.

Ogni campo di coscienza atomico (che già era espanso al campo molecolare) ora si espande all’intero "campo di coscienza cellulare". Proporzionalmente è come se un essere umano cosciente di sé diventasse dapprima consapevole della famiglia/società di cui è parte, e poi di essere parte integrante dell’intera umanità nel suo complesso e di operare per il suo bene personale e per il bene comune come fossero la stessa cosa.

 Quindi ogni atomo della cellula "sa", in qualche modo a noi sconosciuto, di essere l’intera cellula, è "consapevole" dell’intera macrounità di cui è parte e di cui è co-creatore.

Per gli atomi la cellula è un mondo, è un oceano infinito di intelligente complessità, è un "Buddhafield", è il massimo livello di espansione ed evoluzione di coscienza possibile, paragonabile al raggiungimento della coscienza planetaria per l’essere umano.

Se riuscirai a comprendere profondamente la logica unitaria del Buddhafield - mia sensibile Alice dai lunghi capelli - comprenderai anche l’evoluzione di tutte le forme viventi, l’evoluzione sociale della nostra povera razza umana e, soprattutto, l’evoluzione interiore della coscienza."

 

La seconda densità' cybernetica - Il periodo arancio solare

Prima sorse il vuoto Caos,
poi Gea dal rigoglioso seno.
Dal Caos discendono Erebo, il buio senza luce,
e Nyx, la notte, che, unitasi a Erebo,
partorì Etere, la luce del cielo, ed Emera, il giorno.
Gea invece partorì Urano, il cielo stellato,
e da lui venne abbracciata e fecondata
e partorì Ponto, il mare,
e le infinite creature viventi
che nascondeva nelle sue cavità.

Esiodo

 

Il secondo corpo di Dio: le cellule sono sensibili come le tue palpebre

Riassunto: La storia olistica racconta che, su questo piccolo ramo dell’universo, la Terra Gaia, l’armonia delle note di mezzo ispirò i Cyber atomici più evoluti della prima densità: alcune centinaia di miliardi di atomi viventi e pulsanti, già in gran parte uniti in gruppi chiamati aminoacidi, crearono grandi legami e società chiamate proteine, e infine si unirono in un patto di eterna amicizia, che era la prima cellula, la prima gigantesca comune atomica di seconda densità cybernetica. Un "pianeta degli atomi" che gli olistici chiamiamo "Buddhafield Atomico". Miliardi di atomi avevano trovato il modo di comunicare e cooperare ad un unico progetto, ad un'unica onda di vita che includesse tutte le loro differenze in un unico respiro e in una sola pulsazione. Il tutto formava un unico flusso di informazioni, un’unica coscienza. E questa informazione era infinitamente più densa di significati di quella scambiata tra atomi: era la seconda densità cybernetica.

"Sì Alice - Così nacque la seconda ondata di vita! La seconda densità cybernetica, il secondo corpo di Dio.

Fu un "salto quantico evolutivo" dalla densità dell’atomo alla densità della cellula. Sintropia, -KLog1/D, aveva operato come sempre nel bene e nella coscienza. La vita si apriva come i petali delicati al sole di fresche mattine di Marzo. Sintropia creò vita ed Entropia si trasformò in morte... Metabolismo e Purtrefazione.

Il primo organismo unicellulare, un microbo, inizia la sua storia! Questa cellulina batterica si è evoluta a velocità impressionante... ha generato innumerevoli figlie e complesse strategie di vita, forme che seguivano le logiche articolate delle sue necessità di sopravvivenze e di evoluzione, strutture biologiche che significavano intelligenza, sforzo e adattamento. Esperienze meticolosamente conservate in codici cybernetici biochimici, spirali di acidi nucleici che conservavano le informazioni con accorti programmi di compressione dati.

Si svilupparono diverse linee di hardware e software biologico, i batteri colonizzarono l’intera Terra Gaia.

Le unità con il sistema strategico più veloce ed efficace si selezionavano sulle altre, e l’esperienza ricevuta dai genitori si accumulava nelle spirali informatiche del DNA, costantemente accresciuta dell’esperienza aggiunta da ogni singola unità vivente.

E si crearono colonie di cyber cellule, si formarono simbiosi e conflitti, e complessi di cellule sempre più articolate e differenziate. L’intensità della loro comunicazione era sempre più complessa e densa di significati."

"Sai Kermit - sussurrò Alice dopo una lunga pausa - ho sempre avuto questa sensazione di avere un corpo vivo e intelligente, lo sapevo anche se non l’avevo mai pensato coi pensieri. Lo sento proprio ora, specie se chiudo gli occhi... è così intenso e delicato... mi sento un coro di piccole voci sussurranti.

Comprendo ora quando dici che se gli scienziati avessero questa esperienza e questa concezione della vita, non potrebbero può fare male nemmeno ad un filo d’erba! Perché ogni frammento di vita è vivo come loro! È sensibile come una loro palpebra!... Oh, ti prego, andiamo fuori che voglio sentire tutto il giardino vivo intorno a me."

 

 Il cervello cellula è meglio di un computer

All’inizio era il nulla, e il nulla non aveva nome. Di là si produsse l’uno, l’uno fu, senza che avesse una forma materiale. Ne nacquero gli esseri: è ciò che viene chiamata la sua virtù. In ciò che non aveva forma si ebbe una distribuzione, alla quale seguì un movimento perpetuo, che ha nome Destino; nel corso delle sue trasformazioni sono nati gli esseri. Chuang Tzu

"La cellula è un cyber di seconda densità. Sì, è così! La cellula possiede una sua identità o self che le permette un grado di libertà sconfinato rispetto a quello dell’atomo.

Con la cellula inizia un livello di evoluzione assolutamente unico e irripetibile della Terra, un’evoluzione che - per ora - non abbiamo ancora trovato sugli altri pianeti e che rende questo nostro pianeta azzurro un paradiso di bellezza e di vita.

Con la cellula il processo di evoluzione si accelera enormemente; possiamo meglio comprenderlo se paragoniamo gli atomi, come campi di elaborazione di informazione, a dei calcolatori meccanici: abachi o pallottolieri lenti e limitati, senza possibilità di espandersi e con una memoria ridottissima. La cellula invece rappresenta invece un computer: velocissimo, con grandi memorie, con infiniti programmi disponibili e con la possibilità di espandersi, di connettersi con un grande numero di strumenti, schede, periferiche o di creare una rete di comunicazione con altri computers. La fondamentale differenza con il computer è che la cellula non viene fabbricata a Taiwan o negli USA ma si costruisce da sola. La cellula è in grado di fare operazioni incredibilmente più complesse di un computer, si auto-elabora i suoi programmi, li modifica, li passa in memoria genetica così che possano essere utilizzati dai suoi cloni "figli". La cellula rappresenta ancora il sogno della sesta generazione dell’informatica moderna, i computer dotati di intelligenza, di auto-apprendimento, di autodeterminazione. Ma è ancora più di questo: la cellula è viva e autocosciente! E quindi ciò che fa è dotato di saggezza, di finalità e di bellezza.

La cellula è un’unità di coscienza perchè possiede questa "coscienza delle informazioni"."

 

La coscienza cellulare

L’informazione rappresenta l’essenza stessa della vita. Manfred Eigen premio Nobel

"Comprendere la coscienza cellulare è relativamente semplice in quanto la cellula ci assomiglia molto e anche perchè siamo direttamente composti da cellule.

La cellula non ha coscienza diretta degli atomi che la compongono, ma solo della sua unità di campo esattamente come noi non siamo consapevoli direttamente delle cellule di cui siamo fatti, ma del nostro corpo in genere.

La cellula ha una complessità di funzioni psichiche/energetiche già molto vicine a quelle umane: nasce, si alimenta, seleziona i cibi, li digerisce, li ricombina secondo proprie architetture biochimiche per costruire i suo corpo, elimina gli scarti, cresce, si riproduce, prova benessere o dolore, fugge dagli stimoli nocivi e ricerca il piacere, si autoequilibra (omeostasi), si autoripara, si stanca, può chiudersi in se stessa, a volte si ammala e alla fine muore.

Dal punto di vista cybernetico la cellula - come l’uomo, anche se ad un livelo evolutivo estremamente più basso - è un’unità di coscienza formata da una rete unitaria di subunità atomiche/molecolari, che riceve informazioni selettive dall’esterno e dall’interno, le centralizza, "ne comprende il senso o significato", le confronta con le informazioni già presenti in memoria, le elabora, le valuta e da queste genera strategie intelligenti e articolate per una migliore attività globale che trasforma in attività operative.

Ora, Alice, credo che ti dovrò portare a letto in braccio perchè ti sei addormentata..."

"No, no, ti stavo ascoltando ad occhi chiusi... mh... si... andiamo su... stavo immaginando come... i Buddhafields... mhh"

 

 

La terza densità cybernetica - Il periodo giallo vivo

Il germe della vita contiene un motore sottile.
Questo, se cade nell’acqua, forma le alghe...
Forma le piantagioni se nasce in collina...
Dai vecchi bambù esce l’animale strisciante chiamato Qing-ning,
quest’ultimo genera la pantera,
che genera il cavallo,
che genera l’uomo.
L’uomo fa finalmente ritorno al motore sottile.
Tutti gli esseri del mondo provengono dal motore sottile
e tutti vi rientrano.

Chuang Tzu

 

 Il terzo corpo di Dio

In ogni parte del corpo c'è una certa misura di coscienza. Ippocrate

Il meriggio era silenzioso e senza vento. Il Tempo si era fermato sul presente. Kermit osservava tra le fronde, lontano, con un sorriso rilassato sul viso.

"Senti - ricominciò Alice, ancora tra l’erba, alzando gli occhi - ma in realtà il mio corpo è ben più di tante cellule insieme, io sono una... le mie cellule miliardi!"

"Già, proprio così - disse Kermit girandosi lentamente - dopo tre miliardi di anni di evoluzione cellulare, avvenne ancora un salto quantico. Proprio come in precedenza era accaduto agli atomi... miliardi delle più complesse ed evolute Cyber-cellule di seconda densità, in qualche punto dell’oceano sconosciuto e primordiale di Gaia, si trovarono così in sintonia le une con le altre, da aggregarsi in una favolosa comune, crearono un nuovo mondo, un "Buddhafield Cellulare" in cui ognuna di esse faceva la sua parte e godeva del tutto. L’intelligenza e la coscienza di ogni singola cellula veniva moltiplicata esponenzialmente miliardi di volte e da una complessa moltitudine di singole unità nasceva la prima unità di coscienza multicellulare: la fusione delle coscienze in una sola coscienza. La danza continuava. Sintropia generò complessità e piacere di crescere, Entropia divisione e dolore.

Le informazioni scambiate tra le cellule segnarono un nuovo "salto quantico evolutivo", iniziava la "terza densità cybernetica". Complessità e significati crebbero in scala logaritmica. Il tempo accelerò ancora una volta la sua velocità informatica e lo spazio si aprì ad un campo di coscienza ancora più vasto."

 

 Dall’individuo unicellulare all’unità multicellulare

Se al mondo esiste la mente allora deve pervadere ogni cosa, sia pure manifestandosi in modo vario. Una montagna, un albero, un fiume, il pesce che nuota nel fiume, la rugiada e la pioggia, il pianeta, il fuoco debbono possedere ciascuno per conto suo una propria psiche. P.D. Ouspensky

"Ma Kermit, come facevano ad incontrarsi le cellule, a conoscersi e a decidere di unirsi? Sembra un processo così difficile anche per noi esseri umani!"

"E' proprio vero! Sembra difficile da accettare, ma sia le cellule che gli atomi sono arrivati ai loro massimi livelli di evoluzione della loro coscienza, mentre l'essere umano deve ancora fare quell'analogo salto verso la coscienza globale.

Per chiarirti la logica del processo di unificazione, ora ti racconterò la storia delle amebe dei boschi e del loro incredibile rapporto. Queste amebe del genere Dyctiostelium nascono e vivono come singoli individui unicellulari, mangiano prodotti della decomposizione del sottobosco umido ma, prima che inizi a sopraggiungere il periodo secco, si riuniscono a centinaia, a migliaia, come attratte da un senso comune, e iniziano un’incredibile danza collettiva. Se li osservi dal vivo al microscopio, come nel film "La vita segreta delle piante", questa massa brulicante di amebe ti sembra un’incredibile festa o un’orgia, e forse per loro è proprio quello, come un carnevale di Rio, poi la festa si quieta e inizia un'incredibile trasformazione. Tra di loro esiste un patto di mutua cooperazione, un grande progetto comune per creare una struttura multicellulare che per loro significherà la morte ma rappresenterà una migliore vita per i loro figli.

Esse si scambiano precisi messaggi e iniziano a differenziarsi: alcune, trasformando il loro stesso corpo, formeranno la base di attacco a terra, altre cresceranno in altezza formando il tronco con le strutture rigide di sostegno, altre saliranno sempre di più fino a formare il corpo fruttifero capace di produrre le spore.

Quando il tempo della siccità sarà giunto le amebe seccheranno e moriranno, ma il corpo fruttifero si aprirà liberando nel vento le spore, i semi delle future nuove amebe che con le prime piogge torneranno a vivere e brulicare nel sottobosco. Questo è l’esempio della creazione di un Buddhafield multicellulare temporaneo."

 

Il cervello: l’ologramma cibernetico dell’unità vivente

Nello studio del cervello provo un senso di meraviglia e di rispetto nei confronti di Dio. Vedo nel cervello tutta la bellezza e l’ordine dell’universo. Candace Pert scopritrice delle endorfine

"Dai Buddhafield cellulari stabili nacquero i primi animali. Microscopici esseri multicellulari acquatici simili alle planarie. Negli animali, si venne a creare una differenziazione cellulare estremamente più complessa che portò alla formazione dei vari tessuti e sistemi come quello digerente, respiratorio, circolatorio ecc. In queste unità multicellulari le cellule specializzate nella gestione delle informazioni si costituirono in un unico sistema cybernetico con i suoi centri di analisi; nasceva il primo sistema nervoso, con i suoi nervi periferici, con il suo asse centrale e il suo primo cervello.

Un ologramma informatico dell’intera unità vivente.

I nostri progenitori nascevano già con questo incredibile strumento di conoscenza: prima vermini, poi pesci del mare, anfibi e rettili e poi ancora da essi i mammiferi, le scimmie e gli umani.

E ogni salto di comprensione corrispondeva ad un nuovo tipo di struttura nervosa e di programma genetico di gestione, che generava mirabili metamorfosi delle forme che manifestano quell’unica coscienza vivente. E venne allora il tempo del piacere, e i fiori generarono frutti.

Di padre in figlio l’accelerazione dell’intelligenza e della complessità psichica fu ancora più rapida, si crearono nuove strategie di sopravvivenza e nuove espansioni di captazione delle informazioni. Le cellule del cervello si specializzarono in nuove vie di elaborazione di informazioni, si costituirono in nuovi centri nervosi, in nuove vie di comunicazione, con sempre più vaste banche di memoria e nuovi e più sofisticati organi di senso e nuovi pensieri... Gli individui con i sistemi più intelligenti, che meglio si adattavano alle mutevoli condizioni di vita sulla Terra Gaia, si selezionavano automaticamente, per virtù, intelligenza e anche per una certa dose di fortuna. Molte specie bellissime perirono per l’aggressività di altre forme animali, molte si estinsero perchè non poterono modificare la loro struttura, avendo dei codici genetici troppo rigidi e cristallizzati; altre più sensibili cercarono rifugio nelle aree più impervie del pianeta, nella profondità degli oceani o nei cieli o tra i ghiacci o nella notte.

Ma la coscienza globale di Gaia, per la prevalenza di Sintropia, stimolava nuove vie e nuove strategie di evoluzione verso una coscienza sempre più vasta, complessa ed espansa.

Tu, Alice - disse Kermit accarezzandole una spalla - biologicamente sei un’unità vivente di terza densità... ma psichicamente molto molto di più. La differenza tra te ed un animale intelligente come un cavallo è enorme: tu sei diventata autocosciente! Tu sai di essere una coscienza."

Alice lo fissò, ferma, negli occhi con un sorriso enigmatico e consapevole da Gioconda.

 

Rettili, mammiferi e scimmie: l’asse si verticalizza

Il ramarro li guardava, curioso e immobile, sporgendo la sua verdissima testa dai sassi che sorreggevano il piano di marmo del tavolo del giardino, quasi facendo finta di nulla. Alice lo guardava con altrettanto interesse in silenzio, mentre Kermit sorrideva a fianco...

"Uno dei processi più affascinanti dell’evoluzione del sistema nervoso - cara Alice - è la verticalizzazione dell’asse spinale. Questo bel ramarro, che raramente si avvicina così alle abitazioni degli uomini, ha il suo asse vertebrale orizzontale e a contatto con la terra.

Se osservi l’intero processo evolutivo dei mammiferi, ti rendi conto che questo asse pian piano si distacca da terra con l’allungamento degli arti, come nei mammiferi, poi si inclina, come quando un gatto si siede o meglio ancora nelle scimmie, poi rapidamente con i primi ominidi si verticalizza.

Ad ogni passaggio evolutivo di comprensione, corrisponde un sincronico salto evolutivo del sistema nervoso, dai semplici cordati si sviluppa il cervello rettile, poi il cervello mammifero ed infine il cervello umano.

Ci sono forti analogie tra la verticalizzazione del sistema nervoso e l’evoluzione della coscienza. Pensa solo a quanto accade alla tua coscienza appena ti sdrai sul letto. Il sonno avviene in posizione orizzontale, la veglia richiede verticalità. L’albero della coscienza - dicono i testi Yoga - deve essere verticale per permettere all’energia della consapevolezza di salire verso i centri del cervello. Così l'energia dell'essere si risveglia e si autoconosce. L'autocoscienza: questo solo ci differenzia dagli altri animali."

 

Verso la quarta densità cybernetica- Il periodo verde aureo 

All’origine c’era solo l’Atman,
sotto forma di Purusha.
Guardandosi attorno egli non vide altro che se st esso.
E in primo luogo pronunciò le parole:
So Ham, "Io Sono Questo".

Dalla "Brihad Aranyaka Upanishad"

 

Il quarto corpo di Dio

La coscienza individuale è il microcosmo della legge dell’Uno. Ra

Si era levata una lieve aria dalla valle, le foglie frusciavano leggere. Kermit continuò coccolandosi Alice tra le braccia.

"Continua... disse lei a bassa voce"

"Quando ti ricordi di esistere, quando sei presente a te stessa, accade un salto nella tua coscienza: prima c'eri semplicemente, un attimo dopo la consapevolezza si è come risvegliata. Esattamente come quando il Grande Vuoto divenne cosciente di Sé, evolvendo, così noi tutti realizziamo un salto evolutivo acquisendo autocoscienza. Il primo salto quantico verso la coscienza di Sé - quello che ci permette di essere consapevoli di noi, qui e ora - accadde quando "Alfa", una scimmia molto particolare, più lunga e sensibile delle altre scimmie, si trovò, isolata dal suo gruppo, a godersi la solitudine e divenne dapprima consapevole del proprio corpo che respirava, e ascoltandolo in silenzio per tempi lunghissimi si sentì "diversa", diventò consapevole che esisteva, divenne cosciente di sé e così cambiata, avvicinandosi un giorno ad una quieta fonte per dissetarsi, si vide rispecchiata nello specchio delle acque, guardò nei suoi propri occhi e si ri-conobbe, diventando, per un istante, autocosciente.

Qui iniziò l’evoluzione della coscienza spirituale: il seme della "quarta densità cybernetica". Nel suo sistema nervoso già così complesso vi fu una spaventosa serie di catene di retroazione: un feedback di informazioni sui centri di identità del cervello. "Io sono quella", "Io sono io". Accadde quando quel primo pensiero si rigirò su se stesso e divenne un "loop cibernetico autoreferente", la base dell'autocoscienza, e la scimmia realizzò: "Ah!... Esisto!". E iniziò a temere la morte e gioì e si stupì, come nessun altro animale mai, di essere viva! E rise! E con quello strano suono che le usciva dalla gola e dalla pancia nasceva la testimonianza di sé. Il frutto della mente iniziava la sua lunga maturazione.

E la scimmia, grazie a questa comprensione di sé, provocò un’enorme accelerazione evolutiva del suo sistema nervoso, desiderò conoscere, e comunicare questa sensazione a "Beta", il suo compagno, e capire insieme e trasmettere questa comprensione ai loro figli. Così il loro cervello si sviluppò rapidamente... si espansero le aree superiori della neocorteccia, nacque la possibilità del pensiero astratto, della previsione del futuro... le banche di memoria si ingigantirono."

 

Ma chi sono io?

Tat tvam asi: Tu sei "Quello". Dai "Veda"

E la forma animale si trasformò e divenne umana. Ma molto tempo passa da quando il seme cade a terra a quando cresce la pianta fino a produrre i suoi frutti. Per infinite generazioni, gli esseri umani sentirono dentro questa sensazione di essere una unità di coscienza senza tuttavia riuscire a realizzare tale stato in modo stabile. Per generazioni l'uomo si chiese: chi sono io? Ma non riuscì a rispondere, perchè i suoi occhi riuscivano solo a guardare all’esterno, quindi pensò di cercare risposta alla sua domanda originale fuori di sé, ai confini del tempo e dello spazio, scoprendo le meccaniche della vita e perdendosi negli specchi del suo cervello, le infinite scatole in cui la coscienza si nasconde nel processo dell’evoluzione. E così invece di sviluppare la densità dell’autocoscienza, l’uomo per migliaia e migliaia di anni, continuò a sviluppare ai suoi massimi limiti la mente di terza densità. Ma tutto ciò non riusciva a colmare la sua ignoranza. Né le sue macchine, né le sue conoscenze, né i suoi sogni realizzati potevano sedare il vuoto interiore che sentiva crescere nel suo essere.

Fino a che un giorno un essere umano si fermò, era stanco di conoscere il mondo fuori di sé, stanco di cercare il piacere, stanco di tutto, così chiuse gli occhi... e si ritrovò. Nel silenzio della sua mente, riscoprì la pace dell’essere. Non c’era nulla da cercare, era già tutto lì! Era entrato in quarta densità cybernetica, la prima densità veramente sacra. E si ricordò di Sé... si accorse che dentro il suo essere c’era il divino ..."

 

Il salto quantico nel divino

È l’Io il centro della vostra vita. E' da esso che irradiano le cose che formano la totalità del vostro mondo, ed è in esso che queste convergono. Sebbene ognuno abbia come centro il proprio Io, voi tutti avete come centro lo stesso Io, che è l’unico Io di Dio.

"Così accade ancora oggi. Spontaneamente, o stimolati dai più evoluti, molti esseri umani entrano in quarta densità. Da quel momento, per ognuno di essi, le cose non sono più le stesse, e nel tempo quell’intensa consapevolezza di esistere, dapprima fluttuante, si cristallizza, diventando stabile coscienza di sé. E la coscienza così realizzata interiormente inizia a trasparire in ogni cosa, ogni animale, ogni pianta l'intera Terra diventa magicamente sacra.

La quarta densità è la vera natura umana. Se solo le nostre culture, che da millenni si combattono e ci trasmettono le logiche della divisione e del materialismo, lasciassero il passo ad una nuova cultura più libera e naturale, basata sulla cooperazione, la pace e il benessere globale, nel giro di pochi decenni l'umanità tutta entrerebbe spontaneamente in quarta densità. E ci sarebbe solo una umanità, una sola Terra, un Buddhafield planetario, un Villaggio Globale. Questo è il nostro destino, la nostra sfida globale: realizzare la Coscienza di Gaia. Quando si è in quarta densità tutte le parti del nostro essere iniziano a comunicare in modo unitario e coerente, si genera grande senso interiore perchè il nostro centro di coscienza è sostenuto e riconosciuto da tutte le unità Cyber di tutti i livelli del sistema. Tutte le cellule del corpo diventano co-creatrici della coscienza: è una sensazione di grande esultanza interiore, di celebrazione silenziosa. L'intero essere, sul piano fisico, energetico, mentale e spirituale, si muove all'unisono; e così avviene di riflesso anche nelle relazioni sociali.

Se anche solo un dieci per cento dell'umanità fosse in quarta densità, si creerebbe una tale reazione evolutiva a catena che porterebbe nel giro di pochi anni a generare le condizioni di Buddhafield planetario, porta sulla futura coscienza planetaria di quinta e sesta densità."

 

 

 

La luminosa quinta densità cybernetica - Il periodo blu elettrico

Morii come pietra e divenni pianta.
Morii come pianta e divenni animale.
Morii come animale: ecco divenni uomo.
Perchè allora temere la morte? Divenni mai peggiore o migliore?
Una volta morrò come uomo
e diverrò un essere fatto di luce,
un angelo del sogno.
La mia strada continua:
tutto, all'infuori di Dio scompare.
Io divento ciò che nessuno ha visto e udito.
Divento stella sopra le stelle
e splendo sopra la nascita e la morte.

Djalal el Din Rumi, mistico Sufi

 

 

Dalla parte degli Angeli

La coscienza è intessuta implicitamente in tutta la materia e la materia è intessuta dalla coscienza. David Bohm fisico quantistico

"Continuando a vivere nella dimensione interiore dell'autocoscienza a molti si aprono altre porte di percezione, molto più elevate e cariche di senso: la "quinta densità cybernetica".

È solo questione di tempo... e comprendi che in quello stato di coscienza la bellezza immanente in ogni unità dell’esistenza si manifesta nella sua luce vivente. Senti che tutta la vita è un unico infinito organismo, un’unica energia intelligente che pulsa in ogni essere. Luce e coscienza. L'intelligenza spirituale si evidenzia in ogni fenomeno della natura e del cosmo, si inizia a percepire l'anima della vita e le entità spirituali senza corpo fisico dei piani sottili come i Deva, gli elementali o i maestri spirituali.

Coloro che entrano stabilmente in questa densità desiderano parlare solo del divino; qualunque sia la loro professione essi lo trasformeranno in un canale spirituale. Le persone di quinta densità, in un mondo di terza, diventano degli strani, dei personaggi scomodi o poco tollerati, il loro estremo desiderio di esprimere la verità che percepiscono li porta a posizione spesso estreme o poco diplomatiche.

Purtroppo molti esseri a questo stato di evoluzione furono e sono uccisi o emarginati dalla massa degli uomini ancora fermi in terza densità... non poteva né può esserci, tra loro, reale comprensione o comunicazione... non più di quanto non c’è tra gli uomini e gli animali ancora in seconda densità.

Così si formarono e si formano le scuole spirituali, nelle quali gli esseri umani più sensibili e evoluti si ritirarono, sulle alte vette dell’Himalaya, o negli eremi sulle montagne, o nell’impeccabile normalità di una vita comune. I frutti maturi del genere umano. Questi esseri si riconoscono tra loro e grazie a loro l’evoluzione della coscienza continua a progredire."

 

La rara sesta densità cybernetica - Il periodo color indaco luce

Ogni essere contiene in sé l'intero mondo intelligibile.
Il suo Tutto è dovunque.
Ciascuno è il suo Tutto,
e Tutto è ciascuno.

Plotino

 

La coscienza planetaria di Gaia

Il Vedanta parla di sette piani in cui la coscienza si muove e opera. La coscienza dell’uomo ordinario si muove e lavora solo nei tre centri inferiori e si accontenta di soddisfare se stesso con i normali appetiti: mangiare, bere, dormire e procreare. Ma quando raggiunge il quarto centro dietro al cuore, l’uomo vede un divino splendore. Da questo stato tuttavia può ricadere nei primi tre livelli inferiori. Quando la coscienza raggiunge il quinto centro, posteriore alla gola, l’aspirante spirituale non può parlare di null’altro che di Dio... ma anche da questo stato può ricadere, e quindi deve essere particolarmente attento. Ma non dovrà avere nessun timore di cadere quando la coscienza raggiunge il sesto centro, allo stesso livello della giunzione delle sopracciglia. Egli avrà la visione della Paramatman, la coscienza universale e resterà sempre in Samadhi. La sua coscienza non sarà tuttavia fusa nella Paramatman in quanto c’è ancora un velo trasparente tra il sesto e il Sahasrar, il centro più elevato. Shri Ramakrishna

"La sesta densità corrisponde alla coscienza di Gaia, alla completa fusione della propria coscienza con la rete di tutte le forme viventi, di prima, seconda, terza, quarta, quinta e sesta densità. E' l'Internet che connette le infinite coscienze in una sola coscienza planetaria.

Ogni individuo che penetra, come San Francesco, nella sesta densità, vive come se ogni cosa, dall'acqua al sole, dalla luna alla terra diventasse come fratello e sorella, parti di un'unica sacra famiglia cosmica. Ogni individuo in sesta densità è come un punto di coscienza che si connette ad alla rete unitaria di Gaia, aumentandone la densità, la complessità e la luminosità. La loro luce si moltiplica esponenzialmente.

Anch'io penetrai il velo di inconsapevolezza e, perso nella vasta luce della meditazione, realizzai la "sesta densità cybernetica": seppi che quella era la mia vera vita, la mia reale natura, che ero uno con l'immensa Terra Vivente e lo ero sempre stato. Desiderai di non più ritornare alla coscienza delle densità inferiori, ma la mia evoluzione non era ancora sufficientemente matura per stabilizzare questo salto. Vissi più volte questo oceano di intelligenza, penetrando questa realtà in modi differenti, mi sentii rapito dalla sua vastità, dalla sua bellezza, e nel silenzio capii che la mia vita sarebbe stata per sempre dedicata alla realizzazione di questo livello, che chiamano Dio, per me e per ogni essere senziente. Tornato alla mia normale densità, mi sentii carico della stessa potenza che fa girare il nostro pianeta, ma anche totalmente fragile e inadeguato alla sua altezza e al compito, mi sentii pieno d'amore impersonale e creativo, e miserabile nei miei angusti limiti mentali, nelle mie rabbie e nei miei piccoli bisogni."

 

Cambiamento di stato planetario

Nel profondo la coscienza dell'umanità è una. Questo è virtualmente una certezza perchè anche nel vuoto la materia è una... Se non stabiliamo queste frontiere assolute fra le menti, allora... è concepibile che esse possano unirsi in una sola mente. David Bohm

"Nella mia difficile posizione, a cavallo tra la visione mistica planetaria e la mia estrema fragilità umana, compresi perchè i grandi maestri hanno creato dei Buddhafield intorno a loro, per permettere ai veri ricercatori di non disperdere la loro coscienza nella guerra quotidiana per la competizione e di moltiplicare invece le loro esperienze, scambiandosi amore e consapevolezza in ogni istante della giornata e della vita. Il Buddhafield non è come una città, in cui ogni persona è isolata e vive per se stessa, ma piuttosto come un organismo, un’organica unità che vive e cresce in modo globale. Nel Buddhafield sei realmente legato ad ogni altro essere umano da un senso comune profondo, da un sottile filo dorato che ti connette cuore a cuore, anima ad anima.

Desiderai vivere in un simile luogo che abbracciasse l'intero pianeta. Ma bisognava crearne le basi, i presupposti esperienziali, culturali e scientifici. Così nacque Cyber, strumento di conoscenza olistica, che, giocando tra vissuto, logica e intuizione, apre le porte della percezione superiore.

Ora come non mai l’opera da compiere è la nostra! Alfieri senza bandiera e senza patria. Avanguardie di un pianeta senza divisioni... molti sentono che i tempi sono prossimi... proprio perchè ora incombe la crisi ecosistemica globale, e la decisione deve essere presa. Innumerevoli sono coloro che desiderano entrare nelle densità più elevate della coscienza... si avvicina un momento critico, come quando l’acqua è a 99 gradi e d'improvviso... evapora... cambia di stato. Come il salto quantico dell’elettrone da un livello inferiore ad uno superiore. Così la coscienza planetaria sta arrivando al suo grande salto evolutivo, dalla coscienza individuale alla coscienza di Gaia: la sesta densità cybernetica."

"Ora comprendo tante cose - disse Alice con lo sguardo rivolto al suo profondo - quando non riuscivo a farmi capire... quando mi sentivo estranea... Ho anche pensato di essere io sbagliata, di essere anormale... invece... sono solo troppo sensibile... È così... vero Kermit?"

"Sì Alice... si nasce già così, da altre vite, passate nella gioia del silenzio, nella pace del tuo essere quando è in stato fluido con l’intera esistenza... ma si può andare ancora avanti... trasmettere... amare."

 

L'indicibile settima densità cibernetica - Il periodo viola brillante

"Gaté, gaté,
paragaté,
parasamgaté,
bodhi svaha!"

Andato, andato,
andato all’Altra Sponda,
completamente svanito nell’Altra Sponda,
o Risveglio, salve!

 

La cessazione della fiamma

Il Cielo e la Terra sono di una bellezza maestosa, ma non ne parlano; le quattro stagioni si succedono secondo una legge evidente, ma non ne discutono; a tutti gli esseri presiede un ordine costitutivo, ma essi non lo formulano. Il santo va alle origini della bellezza della Terra e del Cielo e penetra l’ordine costitutivo di tutti gli esseri... Qualcosa di supremamente divino e luminoso si trasforma con le cento metamorfosi del mondo. Gli esseri di quaggiù sono sottomessi fin dalle origini alle metamorfosi in morte e in vita, in quadrato e in circolo, e ignorano la loro comune radice; perché è così che questi esseri esistono naturalmente dall’Antichità ai nostri giorni. Lo spazio che si trova tra i sei punti cardinali, benché immenso, è contenuto in Lui; la lanuggine autunnale benché minuscola riceve la sua forma da Lui. Tutti gli esseri scompaiono e appaiono e si rinnovano incessantemente nel corso della loro vita. L’oscurità e la luce e le quattro stagioni si alternano secondo un ordine regolare. Tenebrosa e sfuggente, é l’esistenza stessa; in origine senza forma è trascendente. Tutti gli esseri del mondo che lo posseggono in sé, ignorano tuttavia la sua esistenza. Viene chiamato la radice dell’universo. Colui che conosce questa radice comune é degno di osservare il Cielo. Chuang-tzu

"E individualmente poi qualcuno si avventura anche oltre la vasta coscienza planetaria, nell'infinito dominio della coscienza cosmica, dove ogni cosa è legata al Tutto. E in quella "settima densità cybernetica", riconosce in sé il seme... l’ologramma dell’intera informazione dell’albero della vita, l’intero schema del processo evolutivo in potenziale.

E guardandosi dentro, non trova più nessun io, nessun sé o centro: tutto è unito in un unico flusso, come un’onda dell’immenso oceano dell’esistenza, e vi è solo coscienza di essere cosciente... e conosce, in quella densità senza tempo, la coscienza del Tutto, e il suo spirito si allarga in essa, e vede le sue origini, su e giù dall’albero della coscienza, fino a che anche la coscienza non si ferma, placandosi nel silenzio delle origini.

La sua coscienza si ritrova nell’oceano di silenzio primordiale, non conosciuto né conoscibile, come all’inizio, perchè il vuoto è oltre lo spazio e il tempo. Ed è sempre lì, eternamente presente.

E tutto si ricongiunge a sé ....come un serpente che si morde la coda.

Ma di più non voglio parlare perchè solo attimi di intuizione mi sono conosciuti di questa densità trascendente. Qui vivono i Buddha, gli Illuminati."

Così Kermit tacque, con uno sguardo profondo e vuoto, e, dopo alcuni istanti, chiuse gli occhi dolcemente... la luce della sera era calda e dorata.

Alice si sedette accanto a lui e furono un unico silenzio, mentre la grande vita respirava girando intorno a loro.

 

E sentii la mia vita confusa col gran tutto.

Pascoli

 

Fine (per ora)