PRINCIPI OLISTICI DELL'ECOLOGIA
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
I
DOCUMENTI SULL’ECOLOGIA GLOBALE - Gli impegni per lo sviluppo
sostenibile a livello
mondiale da Rio, a Johannesburg, dall’Agenda 21, alla Carta della
Terra
IL CANTICO DELLA TERRA DI CAPO SEATTLE
il primo documento storico dell’ecologia moderna
di Capo Seattle
Questo documento, scritto dal capo indiano Seattle all'allora Presidente degli Stati Uniti, incarna tutta la bellezza e la profondità della visione unitaria tipica dell'età Paleolitica, che rimase incontaminata negli indiani d'America fino al tempo della loro assoggettazione da parte degli 'uomini bianchi, ultimi eredi di quella colonizzazione ariana che continua da più di 4000anni. Nel 1852, il Gran Capo Bianco di Washington cioè il presidente Frenklin Pierce, fece un'offerta per una grande area di territorio indiano e promise una "riserva " per il popolo indiano. La risposta del Capo Seattle, qui sotto pubblicata, è considerata la più bella e profonda dichiarazione sull'ambiente mai fatta da un uomo.
Quando il Gran Capo di Washington manda a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi: Il Gran Capo manda, a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi. I1 Gran Capo manda a dire che ci riserverà un'area in modo che noi possiamo vivere comodamente. Egli sarà il nostro padre e noi saremo suoi figli.
Così noi considereremo la Vostra offerta di comprare la nostra terra. Ma non sarà facile.
Perché questa terra è sacra per noi. Questa acqua scintillante, che scende nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovrete ricordare che è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni immagine spirituale riflessa nella chiara acqua dei laghi parla di avvenimenti e ricordi nella vita del mio popolo.
I1 mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe, e alimentano i nostri figli. Se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordarvi e insegnare ai vostri bambini che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri, e che dovrete d'ora, innanzi riservare ai fiumi tutte le gentilezze che riservereste a ogni fratello.
Sappiamo che l'uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare.
Un pezzo di terra è per lui uguale a quello vicino perché egli è lo straniero che viene di notte e prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno.
La sua avidità divorerà la terra e lascerà dietro a sé solo il deserto. Io non lo so. I nostri modi di pensare sono diversi dai vostri.
La vista delle vostre città fa male agli occhi dell'uomo rosso, forse perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c'è luogo tranquillo nelle città dell'uomo bianco. Nessun luogo per ascoltare l'aprirsi delle foglie in primavera, o il fruscio delle ali di un insetto.
Ma può darsi che questo sia perché io sono un selvaggio e non capisco.
Già il solo fracasso sembra un insulto alle orecchie. E come si può chiamare vita se non si riescono ad ascoltare il grido solitario del capriolo, le discussioni delle rane di notte attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco.
L'indiano preferisce il sommesso suono del vento che increspa la superficie dello stagno e l'odore del vento stesso, purificato da una pioggia di mezzogiorno o profumato dai pini.
L'aria è preziosa per l'uomo rosso perché tutte le cose dividono lo stesso respiro, la bestia, l'albero, l'uomo, tutti dividono lo stesso respiro. L'uomo bianco non sembra notare l'aria che respira. Come un uomo in agonia da molti giorni egli e insensibile alla puzza.
Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordare che l'aria per noi è preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutta la vita che sostiene. Il vento che diede al nostro avo il suo primo respiro, riceve, anche il suo ultimo sospiro. E se vi venderemo la nostra terra dovete tenerlo separato e considerarlo come un posto dove persino l'uomo bianco possa andare a sentire il vento addolcito dai fiori di prateria.
Così considereremo la Vostra offerta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettare, io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà trattare le bestie di questa terra come sue sorelle.
Io sono un selvaggio e non capisco altro modo.
Cosa è un uomo senza le bestie? Se tutte le bestie se ne fossero andate, l'uomo morirebbe di grande solitudine di spirito perché qualunque cosa succeda alle bastie, presto succede all'uomo.
Tutte le cose sono collegate.
Dovrete insegnare ai Vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere di nostri avi. Affinché essi rispettino la terra, dite ai Vostri bambini che la terra è ricca delle vite della nostra razza. Insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la terra è nostra madre. .
Qualunque cosa succeda alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Questo noi sappiamo; la terra non appartiene all'uomo ma l'uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.
Tutte le cose sono collegate.
Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.
L'uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo.
Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso.
Anche l'uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico, non può essere esonerato dal destino comune.
Potremmo essere fratelli, dopo tutto.
Vedremo.
Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco potrebbe scoprire un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio.
Ora proteste pensare che voi lo possediate come desiderate possedere la nostra terra, ma non potete.
Egli è il Dio dell'uomo, e 1e Sua misericordia è uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco.
Questa terra è per Lui preziosa e trattarla male è accumulare disprezzo sul suo Creatore. Anche i bianchi dovranno passare, forse prima di tutte le altre tribù.
Contaminate il Vostro letto e una notte soffocherete nei vostri rifiuti.
Ma nel vostro perire voi splenderete, incendiati dalla forza del Dio che via ha portato su questa terra e per qualche speciale scopo vi ha dato il dominio su questa terra e sull'uomo rosso.
Questo destino è per noi un mistero, perché noi non sappiamo quando i bufali saranno tutti massacrati, i cavalli dominati, gli angoli segreti della foresta appesantiti con l'odore di molti uomini, e la vista delle colline opulenti deturpata dai cavi.
Dov'è il boschetto? Sparito. Dov'è l'aquila? Sparita.
La fine della vita è l'inizio della Sopravvivenza.
Preambolo scritto nel 1992
Preparata da tutte le Organizzazioni Non-Governative in occasione dell'"Earth Summit", i
l "Summit della Terra" organizzato dall'ONU, a Rio De Janeiro, il 3-14 Giugno 1992
Noi siamo la Terra, la gente, piante e animali, piogge ed oceani, respiro della foresta e flusso del mare.
Noi onoriamo la Terra come casa di tutti gli esseri viventi.
Amiamo la bellezza della Terra e la diversità della vita.
Accogliamo la capacità della Terra di rinnovarsi come base della vita.
Riconosciamo il posto speciale dei Popoli Indigeni della Terra, i loro territori, i loro costumi ed il loro rapporto unico con la Terra.
Siamo sconvolti dalla sofferenza umana, povertà e danni alla Terra causati dallineguaglianza di potere.
Accettiamo di condividere la responsabilità di proteggere e restaurare la Terra e di permettere l'uso saggio ed equo delle risorse per ottenere un equilibrio ecologico e nuovi valori sociali, economici, e spirituali.
In tutte le nostre diversità, siamo Uno.
La nostra comune casa è in crescente pericolo.
Perciò ci impegniamo ad aderire ai seguenti principi, prendendo nota in ogni momento dei bisogni di donne, popoli indigeni, il Sud, i disabili, e tutti coloro che sono svantaggiati:
La Terra è la nostra casa e la casa di tutti gli esseri viventi. Siamo parti di un universo in evoluzione. Gli esseri umani sono parte di una comunità interdipendente di vita con una magnifica diversità di forme viventi e culture. Diventiamo umili di fronte alla bellezza della Terra e condividiamo una riverenza per la vita e le fonti del nostro essere. Siamo grati per l'eredità che abbiamo ricevuto dalle generazioni passate e abbracciamo le nostre responsabilità verso le generazioni presenti e future.
La Comunità della Terra è in un momento decisivo. La biosfera è governata da leggi che ignoriamo a nostro rischio. Gli esseri umani hanno acquisito l'abilità di alterare radicalmente l'ambiente ed i processi evolutivi. La mancanza di visione del futuro e l'uso errato della conoscenza e del potere minacciano la trama della vita e le fondamenta della sicurezza locale e globale. Nel nostro mondo c'è grande violenza, povertà e sofferenza. E' necessario un cambiamento di percorso fondamentale. Abbiamo di fronte la scelta: prenderci cura della Terra o partecipare alla sua distruzione e alla distruzione di noi stessi e della diversità della vita. Dobbiamo re-inventare una civiltà industriale-tecnologica, trovando nuovi modi di equilibrare individui e società, avere ed essere, diversità e unione, a breve e lunga scadenza, usare e nutrire.
Nonostante le nostre diversità, siamo un'unica umanità ed una famiglia terrestre con un comune destino. Le sfide che affrontiamo richiedono una visione inclusiva ed etica. Dobbiamo incoraggiare la cooperazione a livello locale, bioregionale, nazionale ed internazionale, In solidarietà fra di noi e con le comunità esistenti, noi gli abitanti del mondo ci impegniamo ad agire guidati dai seguenti principi interlacciati:
Il rispetto per la Terra e per tutta la vita. La Terra, ogni forma di vita e ogni essere vivente hanno un valore intrinseco e merita rispetto indipendentemente dal valore utilitario per l'umanità.
La cura della Terra, proteggere e ristabilire diversità, integrità e bellezza dell'ecosistema del pianeta. Dove ci sono rischi di danni ambientali irreversibili e seri, prendere provvedimenti per prevenirli.
Vivere sostenibilmente, promuovendo e adottando modi di consumo, produzione e riproduzione che rispettano e salvaguardano i diritti umani e le capacità rigenerative della Terra.
Stabilire la giustizia e difendere senza discriminazione i diritti di tutte le persone alla vita, libertà e la sicurezza delle persone in un ambiente adeguato per la salute umana ed il benessere spirituale. Ognuno ha diritto ad acqua potabile, aria pulita, suolo incontaminato e sicurezza di cibo.
Condividere equamente i benefici delle risorse naturali e di un ambiente sano fra nazioni, ricchi e poveri, uomini e donne e fra generazioni presenti e future, e internalizzare ogni costo ambientale, sociale ed economico.
Promuovere sviluppo sociale e sistemi finanziari che creano e mantengono stili di vita sostenibili, sradicare la povertà, e rinforzare le comunità locali.
Praticare la non-violenza riconoscendo che la pace è il senso di unità ed interezza creata da relazioni armoniche ed equilibrate con se stessi, gli altri, le altre forme di vita e la Terra.
Rinforzare i processi che danno potere alle persone di partecipare effettivamente alle decisioni ed assicurare la trasparenza e l'affidabilità del governo e dell'amministrazione in ogni sfera sociale.
Riaffermare che i Popoli Indigeni e Tribali hanno un ruolo vitale per cura e la protezione della Madre Terra. Hanno il diritto di mantenere la loro spiritualità, conoscenza, terre, territori e risorse.
Affermare che l'eguaglianza dei sessi è un pre-requisito per lo sviluppo sostenibile.
Assicurare il diritto alla salute sessuale e riproduttiva con attenzione speciale a donne e ragazze.
Promuovere la partecipazione dei giovani come portatori affidabili di cambiamenti per la sostenibilità locale, bioregionale e globale.
Utilizzare e portare avanti conoscenze scientifiche e altri tipi di conoscenza e tecnologie che promuovono stili di vita sostenibili e proteggono l'ambiente.
Assicurare che le persone nella loro vita abbiano l'opportunità di acquisire conoscenza, valori e abilità pratiche per costruire comunità sostenibili.
Trattare tutte le creature con compassione e proteggerle dalla crudeltà e dalla distruzione insensata.
Non fare all'ambiente degli altri quello che non faresti al tuo ambiente.
Proteggere e restaurare posti di straordinario significato ecologico, culturale, estetico, spirituale e scientifico.
Coltivare e agire con un senso di condivisa responsabilità per il benessere della Comunità della Terra. Ogni persona, istituzione e governo ha il dovere di portare avanti le mete invisibili di giustizia per tutti, sostenibilità, pace globale, rispetto e cura per la più grande comunità della vita.
Abbracciando i valori di questa Carta, possiamo crescere per diventare una famiglia di culture che permette al potenziale di ogni persona di sfoderarsi in armonia con la Comunità della Terra. Dobbiamo preservare una fede forte nelle possibilità dello spirito umano ed un profondo senso di appartenenza all'universo. La nostra migliore azione incorporerà l'integrazione di conoscenza e compassione.
* * Per sviluppare ed implementare i principi di questa Carta, le nazioni dovrebbero, come primo passo, adottare una convenzione internazionale che fornisca una cornice legale integrata per le future leggi di politica ambientale e di sviluppo sostenibile.
Come sostenere la Carta della Terra: il Censimento Planetario
Invitiamo tutti gli artisti, gli uomini di cultura, i politici, gli scienziati e le persone spiritualmente orientate a sottoscrivere questo documento per sostenere questo nuovo e decisivo approccio alla risoluzione dei problemi mondiali fondato sul risveglio dellessere umano alla coscienza planetaria. Tramite Internet, al sito www.globalcensus.org
Chiunque desideri può inviare una lettera firmata di adesione alla "Carta della Terra" presso il "Villaggio Globale", villa Demidoff, Bagni di Lucca, Lucca, tel. 0583-86404.
E-mail: info@globalvillage-it.com
Internet: http://www.globalvillage-it.com
Documenti, indirizzi,
strumenti e risorse
Tratto da: “Agenda
21Locale 2003- Dall’Agenda all’Azione: linee d’indirizzo ed
esperienze”
a
cura di Raymond Lorenzo e di Sabina Vannucci
APAT,
Roma 2004
Documenti, indirizzi,
strumenti e risorse
Tratto da:
“Agenda
21Locale 2003
Dall’Agenda
all’Azione: linee d’indirizzo ed esperienze”
Raymond
Lorenzo, Sabina Vannucci
APAT,
Roma 2004
|
Argomento |
Soggetto
promotore |
Cosa |
|
Sviluppo sostenibile |
Assemblea Generale delle Nazioni Unite - Commissione Mondiale su
ambiente e sviluppo (detta Commissione Brundtland) |
Rapporto “Our common
future” Stoccolma, 1987 (ha definito, per la prima
volta, lo sviluppo sostenibile e ha promosso la creazione di una
dichiarazione universale sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo
sostenibile) |
|
Nazioni Unite |
“Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo” UNCED, Rio de
Janeiro, 1992 Viene sottoscritta
l’Agenda 21 |
|
|
“Summit Mondiale sullo Sviluppo
sostenibile” WSSD, Johannesburg, 2002 Rio+10: Dall’Agenda all’Azione |
||
|
Earth Charter
Commission |
Carta della terra, Parigi, 2000 |
|
|
Città sostenibili |
Nazioni Unite |
Seconda Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti
umani Habitat II, Istanbul 1996
(Si conferma l’importanza dell’Agenda 21 locale e viene
redatta l’Agenda habitat) |
|
Nazioni Unite. United nations environment programme (UNEP)
division of technology, industry and economics |
Melbourne principles for sustainable cities, Melbourne2002 |

Nel
2002, dieci anni dopo il Summit della terra delle Nazioni Unite su
ambiente e sviluppo, tenuto a Rio nel 1992, la comunità internazionale si è
incontrata di nuovo a Johannesburg per rinnovare l’impegno, al più alto
livello, per lo sviluppo sostenibile.
Il
Summit di Rio aveva focalizzato, per la prima volta a livello mondiale,
l’attenzione internazionale sui crescenti problemi ambientali e di sviluppo
verso cui andava incontro il nostro pianeta. Il risultato di Rio fu molto
incoraggiante: la firma, da parte dei 178 governi presenti, di un piano
d’azione globale molto ambizioso per perseguire lo sviluppo sostenibile:
l’Agenda 21. Questo piano coinvolgeva nella sua implementazione, tutta
orientata verso lo sradicamento della povertà e la risoluzione
dell’ingiustizia sociale e del degrado ambientale, Governi, NGOs ed altri
soggetti, tra cui gli enti locali di tutto il mondo.
Dieci
anni dopo, con la consapevolezza che in tale lasso di tempo il movimento verso
un mondo più sostenibile è risultato essere molto più lento di quanto ci si
aspettava e che la visione di Rio, a parte qualche progresso specifico a livello
nazionale o regionale, non è stata mantenuta, si è tenuto il nuovo summit
mondiale sullo sviluppo sostenibile. Gli impegni assunti al vertice di
Johannesburg evidenziano la necessità di valorizzare tutte le dimensioni della
sostenibilità, con particolare attenzione a quella dei diritti umani. In campo
ambientale i suoi risultati hanno portato ad un dibattito internazionale in cui
emergono luci ed ombre, con critiche che denunciano, a fronte delle conferme
dell’Agenda 21, dei richiami all’azione e degli impegni sui target del nuovo
Piano, l’insufficiente focalizzazione di problematiche chiave, soprattutto in
campo energetico e l’insufficiente assunzione di impegni e scadenze. Su questo
terreno si stanno costruendo oggi, attraverso dibattiti a tutti i livelli di
governo, nuove strategie per il futuro che vedono impegnati egualmente i governi
e la società civile, presente quest’ultima a Johannesburg con 8000
rappresentanti delle NGO.
I
documenti adottati al summit di Johannesburg sono
Assieme
all’adozione di questi documenti, a Johannesburg vengono riaffermati tra le
altre cose, gli impegni precedenti dell’Agenda 21 di Rio. Infine, nel quadro
delle azioni, un risultato di Johannesburg è stata la presentazione di iniziative
di partenariato di tipo II.
Il summit di
Johannesburg si è concluso con la definizione di 5 nuovi targets
-
Dimezzare entro il
2015 la percentuale di persone senza accesso ad acqua potabile e servizi
sanitari di base
-
Impegno nel
minimizzare gli effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente della
produzione e l’uso di tutti gli agenti chimici entro il 2020
-
Impegno a fermare il
depauperamento degli stock ittici ed a riportarli ad un livello sostenibile non
oltre il 2015
-
Impegno ad avviare
l’implementazione delle strategie nazionali sullo sviluppo sostenibile entro
il 2005
-
Impegno ad arrestare
il rateo di perdita della biodiversità entro il 2010, come già concordato
nella “Convenzione della Biodiversità”
Senza impegnarsi su target
specifici, gli Stati hanno concordato di:
-
Incoraggiare e
promuovere lo sviluppo di un quadro di programmi a 10 anni per accelerare
l’andamento verso produzione e consumi sostenibili
-
Stabilire un fondo
mondiale di solidarietà
-
Accrescere la
responsabilità e la trasparenza delle imprese
-
Diversificare le
risorse energetiche sviluppando tecnologie per l’energia avanzate, più pulite
più efficienti, economicamente vantaggiose, incluse le tecnologie per
combustibile fossile e le tecnologie di energie rinnovabili
-
Ridurre i rischi delle
sostanze chimiche sulla salute umana e l’ambiente
-
Sviluppare una
gestione integrata delle risorse idriche ed efficienti piani per le acque
Comunque, Nonostante le molte discussioni, il summit si è concluso
senza aver raggiunto un accordo su:
-
Un target specifico
del 10% per incrementare la porzione delle energie rinnovabili nel Piano
d’Azione
-
Una tempistica per la
rimozione dei sussidi ecologicamente dannosi
Approfondimenti
La
dichiarazione politica di Johannesburg
La “Johannesburg declaration
on sustainable development”
è un documento che si compone di 32 punti. Articolati in 6 capitoli, in
cui viene riaffermato l’impegno per lo sviluppo sostenibile nelle sue tre
componenti ed in cui vengono riaffermati i principi di Rio e L’Agenda 21,
quelli della conferenza ONU sui
finanziamenti per lo sviluppo tenuta a Monterey del marzo 2002 e quelli della
4° conferenza dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO) di Doha
(novembre 2001).
La sfida proposta dalla Dichiarazione politica di
Johannesburg è quella dello
sradicamento della povertà, del cambiamento dei modelli di produzione e consumo
e della protezione delle risorse naturali. La globalizzazione è vista come
un’opportunità che però distribuisce iniquamente costi e benefici.
Gli impegni assunti sono quelli dell’adozione di target,
tempi e partnership attraverso cui affrontare in tempi brevi l’accesso
all’acqua potabile, all’igiene, all’abitazione, all’energia, alle cure
mediche, alla sicurezza del cibo e alla biodiversità. Gli impegni, ancora,
riguardano la lotta alla fame, alla
malnutrizione, l’occupazione straniera, la guerra, la droga, il crimine
organizzato, la corruzione, i disastri naturali, il traffico d’armi e persone,
il terrorismo, l’intolleranza, il razzismo, l’odio etnico e religioso, la
xenofobia, le malattie infettive, mentre si ribadisce l’impegno ad assicurare
l’emancipazione e la parità di diritti della donna.
La dichiarazione richiama governi ed imprese private a tenere
fede a tali impegni a diversi livelli, conferma il ruolo delle Nazioni Unite
nella promozione dello sviluppo sostenibile ed impegna i firmatari
a coinvolgere il maggior numero dei governi, degli stakeholders e
dell’intera società ad assicurare il conseguimento, nei tempi stabiliti, dei
target socio economici ed ambientali
contenuti nel piano di implementazione di Johannesburg.
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Il Piano di implementazione di Johannesburg comprende
148 punti articolati in dieci sezioni.
All’interno del Piano si trovano 30 target che pongono le
basi per l’azione. Generalmente, rispetto agli impegni di Rio, l’attenzione
dell’intero documento si è spostata dall’ambiente alle questioni sociali ed
è stato introdotto un nuovo argomento, il capitolo relativo alla
globalizzazione.
Il piano riafferma e rafforza l’impegno dell’Agenda 21 di
Rio richiamando esplicitamente il principio della responsabilità comune ma
differenziata, l’integrazione “economia, società, ambiente”, il principio
precauzionale (che a causa di conflitti nati sul suo fondamento scientifico
viene trasformato nel documento in “approccio precauzionale”) ed afferma il
beneficio dell’implementazione da parte di tutti gli attori.
Nel Piano d’implementazione viene quindi introdotto il
concetto della “Good Governance”: la pace, la sicurezza, la stabilità, il
rispetto per i diritti umani, le libertà fondamentali e l’equità dei
vantaggi si accompagnano all’affermazione dell’importanza dell’etica per
lo sviluppo sostenibile.
I punti principali del piano riguardano:
1 Lo sradicamento della povertà per cui tra i diversi impegni di risoluzione di problemi
specifici viene costituito un fondo volontario pubblico privato
2 Il cambiamento dei modelli insostenibili di produzione e
di consumo che non ha visto risultati sostanziali nel decennio dopo Rio e
che ha visto rifiutare la proposta di un programma decennale per il cambio dei
modelli, proposta che però è stata ripresa dai governi locali. In questo
ambito l’impegno si è orientato, tra le altre cose
sull’aumento dell’eco-efficienza e degli incentivi per le cleaner
productions, sul ricorrere
sistematicamente alla VIA e sull’inserimento dello sviluppo sostenibile in
tutti i processi di decision making.
Per quanto riguarda l’energia, a causa di opposizioni, non
è stato raggiunto alcun accordo sui target ed i tempi per l’eliminazione dei
sussidi e sulle fonti rinnovabili, mentre sono stati riaffermati gli impegni
contro distorsioni competitive del mercato e per l’aumento globale di energia
rinnovabile, anche su base nazionale volontaria.
3 La protezione e la gestione delle risorse naturali alla
base dello sviluppo sociale ed economico: per
cui, anche qui in un clima di ostacoli alla definizione di target e con alcune
opposizioni, si ribadisce l’invito alla ratifica immediata del protocollo di
Kyoto, si affronta l’inversione della distruzione delle risorse naturali, il
principio precauzionale, l’eliminazione dei sussidi all’agricoltura e
l’approccio ecosistemico.
4 Lo sviluppo sostenibile in un mondo in via di
globalizzazione: il documento riconosce
“il sussistere di seri rischi di crisi finanziarie, insicurezza, povertà,
esclusione e disuguaglianze al di là dei possibili vantaggi della
globalizzazione”
5 Salute e sviluppo sostenibile: sono argomenti che nel summit di Johannesburg hanno avuto più
spazio di quanto ne avessero avuto a Rio, in quanto, nell’ultimo decennio, è
apparsa sempre più evidente la connessione tra salute e sviluppo sostenibile.
Tra gli accordi firmati sono la riduzione della mortalità
infantile e materna, la salvaguardia delle medicine tradizionali, l’incidenza
dell’HIV e l’approfondimento delle cause ambientali delle malattie.
Nel Piano Per
quanto riguarda l’Europa, viene riconosciuto il
ruolo importante che la regione europea deve giocare per perseguire lo sviluppo
sostenibile attraverso azioni concrete. Viene riconosciuta la necessità di
applicare diversi approcci e meccanismi per l’implementazione dell’Agenda 21
nella regione, a causa dei diversi livelli di sviluppo economico presenti nei
paesi.
Tra gli argomenti trattati nel Piano, vi sono quelli dei
finanziamenti, degli scambi commerciali, del WTO dei sussidi, il trasferimento
tecnologico la formazione e l’informazione. Si conferma il finanziamento della
GEF e si chiede un impegno per la progressiva eliminazione dei sussidi, specie
in agricoltura.
In merito alla “Cornice istituzionale per lo sviluppo
sostenibile”, l’Agenda 21, assieme ad altri fondamenti come
l’implementazione del World Summit on Sustainable development (WSSD)
Infine, tra gli obiettivi istituzionali vi è un richiamo
all’integrazione, la partecipazione ed il rafforzamento delle capacità
operativo-progettuali a livello locale e nei paesi svantaggiati.
Nel Piano vengono delineati gli impegni rispettivi e
specifici delle istituzioni globali come l’assemblea generale UN, il
Consiglio economico sociale,
Le comunità regionali si
assumono gli stessi impegni della comunità globale rivolgendo una maggior
attenzione al coordinamento, al finanziamento e alla partecipazione
Le comunità nazionali,
il cui impegno attuale viene considerato insufficiente, sono esortate ad
approntare entro il 2005 “strategie nazionali per lo sviluppo
sostenibile” e “Consigli nazionali per lo sviluppo sostenibile”,
vengono inoltre esortate a riformare ed adeguare le istituzioni, a promuovere le
attività dei governi locali e il coinvolgimento di tutti gli stakeholders.
Per quanto riguarda i Major Groups si auspica un forte
sviluppo della partnership tra NGO., volontariato e istituzioni e viene
incoraggiato il ruolo dei giovani. Viene qui riconosciuta la connessione tra
ambiente e diritti umani, compreso il diritto allo sviluppo.
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Le iniziative di
partenariato di tipo II, presentate secondo i “Principi
guida per il partenariato per lo sviluppo sostenibile”, sono state
concordate all’ incontro preparatorio al summit (prep com IV)
di Bali e prevedono proposte nei settori identificati nel Piano di
implementazione. I progetti, presentati sul sito web ufficiale dell’ UN, sono
azioni di cooperazione tra paesi che vedono la partecipazione di imprese e di
altri soggetti pubblici e privati. La presentazione di iniziative di partnership
quale complemento dei negoziati del WSSD è un percorso aperto, che prosegue
anche dopo la chiusura del summit.
I governi
regionali riuniti a Johannesburg in sessione
parallela a quella dei governi
centrali, hanno sottoscritto un documento di indirizzo: la dichiarazione di
Gauteng[3]
In
essa i 22 rappresentanti di governi regionali e delle numerose associazioni
presenti hanno ribadito il loro
impegno verso lo sviluppo sostenibile, come delineato dall’Agenda 21 ed alla
Dichiarazione del millennio.
Nel
documento si fa presente come i Governi Regionali, per le loro caratteristiche,
siano sfere di governo cruciale per l’implementazione di politiche di sviluppo
sostenibile e rappresentino i partner essenziali di altre sfere di governo e
della società civile per politiche ed implementazioni integrate e coordinate,
fermo restando l’applicazione del principio di sussidiarietà.
Approfondimenti
Nella
dichiarazione di Gauteng i Governi regionali:
-
Si impegnano
nella ricerca di soluzioni innovative per rendere sostenibile lo sviluppo
delle Regioni
-
Si impegnano a giocare la
loro parte verso un mondo libero da conflitti in cui ovunque sia libertà
democrazia e rispetto dei diritti umani
-
Credono nell’importanza
di strategie per lo sviluppo sostenibile a livello regionale che
contraddistinguino sia l’identità delle regioni che quelle caratteristiche
che le aiutano ad interconnettersi con la società più
allargata. Per questo promuovono la cooperazione e l’opportunità di un
attiva partecipazione degli stakeholder in tali strategie e mandano un appello a
tutti i Governi Regionali del mondo a impegnarsi il più presto possibile in
questo senso.
-
Intendono creare una rete
globale per lo scambio di informazioni ed esperienze sullo sviluppo sostenibile
a livello regionale quale base per progetti di cooperazione o programmi che
favoriscano questo processo di apprendimento.
-
I Governi regionali,
infine, ribadiscono la loro volontà ed il loro bisogno a cooperare con tutte le
altre sfere di governo e stakeholder per promuovere lo sviluppo sostenibile e
perseguire i target dell’Agenda 21 e della dichiarazione del millennio.
Tra gli
eventi paralleli al WSSD da segnalare la sessione dei Governi Locali “L’azione
locale muove il mondo”, organizzata dall’ICLEI (International Council
for Local Environmental Initiatives) in collaborazione con le maggiori
associazioni di governo locale e le agenzie delle UN e realizzata con
l’obiettivo di dare spazio alle aspettative ed agli impegni dei Governi
locali.
In
tale occasione, più di 500 sindaci
e rappresentanti di associazioni di autorità locali hanno dibattuto per quattro
giorni circa l’impegno ed il ruolo rappresentato dalle autorità locali nel
rilancio della sfida della sostenibilità a livello locale e nel bilancio dei
dieci anni trascorsi dal mandato di Rio. In tale occasione Otto Zimmerman,
segretario generale dell’ICLEI riportava: “Le autorità locali si stanno già
muovendo , nonostante le difficoltà, dall’agenda
all’azione”. I maggiori ostacoli che sono sembrati emergere a tale proposito
sono stati quelli finanziari e talvolta di capacità, così come quelli relativi
agli effettivi poteri delegati ed al supporto ricevuto dai governi nazionali e
dai programmi internazionali.
Dalla
sessione dei governi locali del Summit di Johannesburg
è emersa una dichiarazione dei governi locali detta “L’Azione locale
muove il mondo”[4]
in cui le città rinnovano l’impegno verso obiettivi e
target dell’Agenda 21, dell’agenda Habitat e della Dichiarazione del
millennio.
Nella loro
dichiarazione, i governi locali riuniti a Johannesburg, riaffermano i principi
di trasversalità e solidarietà propri dello sviluppo sostenibile, la
partecipazione della società civile nelle decisioni, la responsabilità per le
generazioni future e le popolazioni svantaggiate.
Ricordando
che dal ‘92 oltre 6000 governi locali hanno sottoscritto l’Agenda 21 locale
con la loro comunità, tali governi auspicano il rafforzamento del decentramento
e lo sviluppo delle capacità dei governi locali e sottoscrivono quattro
principi interconnessi:
1.Il
principio sovrano dello sviluppo sostenibile
che integra le dimensioni economiche, sociali e ambientali,
2.
l’effettiva decentralizzazione democratica
con un sostanziale set di competenze chiave ed adeguate risorse finanziarie per
i governi locali
3. Buona
governance guida
efficace, trasparenza, affidabilità, corretta gestione e equo accesso ai
servizi un impegno alla cooperazione e una costruzione di capacità
istituzionale
4.
Cooperazione e solidarietà
cooperazione per lo scambio di buone pratiche, sostegno al mutuo apprendimento.
In base a tali principi i governi locali si impegnano:
-
a dar seguito alla
dichiarazione del millennio riducendo entro il 2015 la proporzione di coloro che
vivono in assoluta povertà.
-
a cooperare con i
governi nel rafforzare le capacità dei governi locali,
-
a sviluppare strategie
urbane che integrino le dimensioni di sviluppo dell’economia della società
della cultura e dell’ambiente.
-
Si impegnano per il
prossimo decennio ad accelerare l’implementazione dell’Agenda 21 locale
attraverso campagne d’ azione locali e programmi per la creazione di comunità
sostenibili,
-
ad intraprendere la
cooperazione tra città per i mutuo apprendimento e scambio di buone pratiche in
particolare nei contesti di crescente urbanizzazione,
-
a sviluppare una nuova
e più profonda cultura della sostenibilità a tutti i livelli dalla
pianificazione sostenibile alla salute pubblica alla gestione delle risorse.
-
a sviluppare una local
governance trasparente con un ruolo proattivo della comunità, lavorando con le
organizzazioni civili e il settore privato nella parità di partecipazione di
uomini e donne e nel coinvolgimento attivo dei settori svantaggiati.
-
a gestire i governi
locali olisticamente, così da raggiungere gli obiettivi di sviluppo attraverso
una gestione integrata delle risorse finanziarie umane e naturali.
Approfondimenti
Dall’Agenda All’Azione
Il
“Quadro di implementazione dell’Agenda 21 locale per il decennio successivo
a Johannesburg”
Dichiarazione
approvata all’assemblea plenaria durante la sessione per i governi
locali al WSSD:
“Dieci
anni dopo il vertice della terra di Rio, l’implementazione dell’Agenda 21,
delle convenzioni di Rio e dell’agenda Habitat sta procedendo così lentamente
che gli orrori della povertà globale e dello sconvolgimento ambientale stanno
diventando più che mai opprimenti. Chiediamo quindi una profonda trasformazione
dell’attuale modello di sviluppo in un modello basato sulla vera giustizia e
su un profondo rispetto per i processi della natura. Ci impegniamo a rispettare
-
I Governi locali che attuano lo sviluppo
sostenibile sono determinati ad entrare in un decennio di azioni accelerate ed
efficaci per creare comunità sostenibili e proteggere i beni comuni globali
-
I Governi locali si presteranno per
garantire economie locali vitali, comunità giuste e pacifiche, città
eco-efficienti e comunità sicure ed elastiche in grado di rispondere al
cambiamento, garantendo risorse idriche sicure ed accessibili e proteggendo il
nostro clima, il terreno, la biodiversità e la salute umana.
-
I Governi locali richiedono l’Azione
locale – il motto per l’implementazione accelerata dello sviluppo
sostenibile nel decennio successivo al Summit mondiale di Johannesburg
-
I Governi locali richiedono l’Azione
locale – un mandato dato dal Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile alle
autorità locali in tutto il mondo per impegnarsi nell’implementazione delle
agende e dei piani d’azione
locali.
-
I Governi
locali richiedono l’Azione 21 locale – in movimento di città,
villaggi e paesi e delle loro associazioni per agire verso la sostenibilità
-
I Governi locali rafforzeranno il proprio
impegno nei confronti dell’Agenda 21 Locale e della sua implementazione per
tutto il prossimo decennio dell’Azione 21 locale”
Tale documento, pubblicato nel 2000,
rappresenta la tappa conclusiva di un lungo percorso, avviato con la
proposta dell’ UNWCED (Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo delle
Nazioni Unite) di sviluppare una “Dichiarazione universale” sotto forma di
una “nuova carta" al fine di "consolidare ed estendere principi
legali rilevanti", creando "nuove norme necessarie per mantenere i
mezzi di sostentamento e la vita sul pianeta che condividiamo e ´per guidare i
comportamenti delle nazioni durante la transizione verso uno sviluppo
sostenibile". Tale sfida fu raccolta, dapprima dalla Conferenza di Rio su
Ambiente e sviluppo del 1992, nella cui occasione venne stilata la carta della
terra delle ONG, mentre doveva ancora essere elaborata una carta della terra
propriamente delle Nazioni Unite.
In occasione della Conferenza di Rio del ’92
l'accordo fu raggiunto sulla
“Dichiarazione di Rio”, che costituisce un documento prezioso, ma che non
contiene la visione etica fondante per una Carta della Terra.
A seguito di ciò,
e per tale motivo, nel 1994 fu
varata una nuova iniziativa per
Tra il 1995 e il 1996, fu portata avanti la preparazione della bozza della Carta
della Terra, con il contributo di varie organizzazioni associate e fu costituita
La commissione stabilì che
Nel marzo
Approfondimenti
PREAMBOLO
Ci troviamo a una svolta critica nella storia del
Pianeta, in un momento in cui l’ umanitá deve scegliere il suo futuro. Mano a
mano che il mondo diventa sempre piú interdipendente e fragile, il futuro
riserva allo stesso tempo grandi pericoli e grandi opportunitá. Per progredire
dobbiamo riconoscere che, pur tra tanta straordinaria diversitá di culture e di
forme di vita, siamo un’ unica famiglia umana e un’ unica comunitá
terrestre con un destino comune. Dobbiamo unirci per costruire una societá
globale sostenibile, fondata sul rispetto per la natura, i diritti umani
universali, la giustizia economica e una cultura di pace. Per raggiungere questo
obiettivo é imperativo che noi tutti, popoli della Terra, dichiariamo le nostre
responsabilitá, gli uni verso gli altri e nei confronti
della vasta comunitá degli esseri viventi e delle generazioni future.
L’umanitá é parte di un piú vasto universo in
rapida evoluzione.
La situazione globale
Il modello dominante di produzione e consumo provoca
devastazioni ambientali, l´ esaurimento delle risorse e una massiccia
estinzione delle specie. Intere comunitá vengono
distrutte. I benefici dello sviluppo non vengono equamente distribuiti e aumenta
il divario tra ricchi e poveri. Ingiustizia, povertá, ignoranza e violenti
conflitti sono diffusi e causano grandi sofferenze. L´ aumento senza precedenti
della popolazione umana sovraccarica i sistemi ecologici e sociali. Le
fondamenta stessse della sicurezza globale sono minacciate. Queste tendenze sono
pericolose, ma non inevitabili.
Le sfide che ci attendono
La scelta é nostra: o creare un´ alleanza globale per
proteggere
Occorrono radicali modifiche nei nostri valori, nelle
nostre istituzioni e nei nostri stili di vita. Dobbiamo renderci conto che, una
volta soddisfatti i nostri bisogni primari, lo sviluppo umano consiste
fondamentalmente nell’ essere migliori e non nell’ avere di piú. Possediamo
le conoscenze e le tecnologie per provvedere a tutti gli abitanti della Terra e
per ridurre il nostro impatto sull´ambiente.
L´emergere di una societa´civile globale sta creando nuove opportunitá
per costruire un mondo piu´ umano e democratico.
Le nostre esigenze ambientali, economiche, politiche, sociali e
spirituali sono interconnesse e insieme possiamo
costruire soluzioni che le comprendano.
La responsabilitá universale
Per realizzare queste aspirazioni dobbiamo decidere di
vivere secondo un senso di responsabilitá universale, identificandoci con l´
intera comunitá terrestre, oltre che con le nostre comunitá locali. Noi siamo,
allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo, in cui il
locale e il globale sono collegati. Ognuno ha la sua parte di responsabilitá
per il benessere presente e il futuro della famiglia umana e per il piú vasto
mondo dei viventi. Lo spirito di solidarietá umana e di parentela con ogni
forma di vita sará rafforzato se noi viviamo con un profondo rispetto verso le
fonti del nostro essere, con gratitudine per il dono della vita, e con umiltá
riguardo al posto che occupa l’essere umano nello schema complessivo delle
cose. Riconosciamo il bisogno urgente di una visione condivisa di valori
fondamentali che provvedano una base etica per l´ emergente comunitá mondiale.
Perció, uniti nella speranza, affermiamo i seguenti principi interdipendenti
per una forma di vita sostenibile, in base ai quali guidare e valutare le
condotte degli individui, delle organizzazioni, delle imprese, di governi e
istituzioni transnazionali.
PRINCIPI
I. RISPETTO E CURA PER
1.
Rispetta
a.
Riconoscendo che
tutti gli esseri viventi sono
interdipendenti e che ogni forma di vita ha un valore intrinseco,
indipendentemente dalla sua utilitá per
gli esseri umani.
b.
Affermando la fede
nell’intrinseca dignitá di tutti gli esseri umani, e nel loro potenziale
intellettuale, artistico, etico e spirituale.
2.
Prenditi cura della comunitá vivente con comprensione,
compassione e amore
a.
Accettando che il diritto di possedere, gestire e
utilizzare le risorse naturali si accompagna al dovere di prevenire danni all’
ambiente e di tutelare i diritti dei popoli.
b.
Affermando che l´aumento della libertá, della
conoscenza e del potere si accompagna all´ aumento della responsabilitá di
promuovere il bene comune.
3.
Costruisci societá democratiche che siano giuste,
partecipative, sostenibili e pacifiche
a.
Assicurando che le comunitá garantiscano a tutti i
livelli i diritti umani e le libertá fondamentali e forniscano a tutti l’
opportunitá di realizzare appieno il proprio potenziale.
b.
Promovendo una giustizia sociale e economica che
permetta a tutti uno standard di vita sicuro e dignitoso, che sia ecologicamente
sostenibile.
4. Tutela i doni e la bellezza della Terra per le
generazioni presenti e future
a.
Riconoscendo che la libertá di
azione di ciascuna generazione é condizionata dalle esigenze delle
generazioni future.
b.
Trasmettendo alle generazioni future valori, tradizioni
e istituzioni capaci di sostenere lo sviluppo a lungo termine delle comunitá
umane ed ecologiche della Terra.
Per
potere realizzare questi quattro impegni generali occorre:
II. INTEGRITA´
ECOLOGICA
5.
Proteggi e restaura l´integritá dei sistemi ecologici terrestri, con speciale
riguardo alla diversitá biologica e ai
processi naturali che sostentano la vita.
a.
Adottando a tutti i livelli piani di sviluppo
sostenibile e norme che integrino la conservazione e il restauro ambientale in
ogni iniziativa di sviluppo.
b.
Istituendo e tutelando riserve naturali e riserve della
biosfera viabili, comprese aree sislvestri e marine, per salvaguardare
la diversitá biologica e preservare il nostro patrimonio naturale.
c.
Promovendo il recupero delle specie e degli ecosistemi
in via di estinzione.
d.
Controllando ed eliminando gli organismi esogeni o
geneticamente modificati dannosi per le specie autoctone e per l’ habitat
e impedendo l´introduzione di questi organismi dannosi.
e.
Amministrando l´utilizzo delle risorse rinnovabili
come l´acqua, il suolo, i prodotti forestali e la vita marina in modo da non
superare la loro capacitá di recupero e compatibilmente con la salute degli
ecosistemi.
f.
Amministrando l´estrazione
e l´uso delle risorse non rinnovabili, come i combustibili minerali e fossili,
in modo da ridurne al minimo l´esaurimento e impedire gravi danni ambientali.
6. Previeni
il danno come migliore misura di protezione ambientale e, quando le conoscenze
sono limitate, sii cauto.
a.
Prendendo provvedimenti per impedire la possibilitá di
danneggiare irreversibilmente o gravemente l´ambiente anche se le informazioni
scientifiche sono incomplete o provvisorie.
b.
Assegnando l´onere della prova a coloro che sostengono
che una certa attivitá non provocherá danni significativi e chiamando i
responsabili a rispondere di eventuali danni ambientali.
c.
Assicurando che, nel processo decisionale, vengano
affrontate le conseguenze
cumulative, a lungo termine, indirette, remote e globali delle attivitá umane.
d.
Impedendo l´inquinamento di ogni parte dell ´ambiente
e non permettendo l´accumulo di sostanze radioattive, tossiche e comunque
pericolose.
e.
Evitando le attivitá militari che siano dannose per l´ambiente.
7. Adotta sistemi di produzione, consumo e riproduzione
che conservino la capacitá rigenerativa della Terra, i diritti umani e il
benessere delle comunitá.
a.
Riducendo l´uso, riutilizzando e riciclando i
materiali usati nei processi di produzione e consumo, assicurandosi che i
rifiuti residui siano assimilabili dai sistemi ecologici.
b.
Imponendo limitazioni ed efficienza nell´utilizzo dell´energia
e affidandosi sempre piú spesso alle fonti di energia rinnovabile, come l´energia
solare o eolica.
c.
Promuovendo lo sviluppo, l´adozione e il trasferimento
equo delle tecnologie ecologicamente efficaci.
d.
Includendo nel prezzo
di vendita i costi ambientali e sociali dei beni e dei servizi e
permettendo ai consumatori di riconoscere i prodotti conformi alle normative
sociali e ambientali piú severe.
e.
Garantendo l´accesso universale all´assistenza medica
di sostegno alla salute riproduttiva e a una procreazione responsabile.
f.
Adottando stili di
vita capaci di elevare la qualitá della vita e adeguate risorse materiali in un
mondo finito
8. Sviluppa lo
studio della sostenibilitá ecologica e promuovi lo scambio libero e l´applicazione
diffusa delle conoscenze cosí acquisite.
a.
Promuovendo la cooperazione scientifica e tecnologica
internazionale sulla sostenibilitá, soprattutto per quanto riguarda le
esigenze dei Paesi in via di sviluppo.
b.
Riconoscendo
e preservando le conoscenze tradizionali e la saggezza spirituale presenti in
ogni cultura capace di contribuire alla tutela dell´ambiente e al benessere
umano,
c.
Garantendo che le informazioni di importanza vitale per
la salute umana e la tutela dell´ambiente, comprese le informazioni in ambito
genetico restino di pubblico dominio e a disposizione di tutti.
III. GIUSTIZIA ECONOMICA E SOCIALE
9. Elimina la povertá: un imperativo etico, sociale e
ambientale
a.
Garantendo il diritto all´acqua potabile, all´aria
pulita, alla sicurezza alimentare, al suolo incontaminato, alla casa, alla
sicurezza igienica, assegnando le risorse
nazionali e internazionali necessarie.
b.
Dando a ogni essere umano l´istruzione e le risorse
utili per garantire uno standard di vita sostenibile e fornendo la
previdenza sociale e
reti di sostegno per quelli che non fossero capaci di mantenersi da soli.
c.
Assistendo gli esclusi, proteggendo i vulnerabili,
aiutando coloro che soffrono e permettendo loro di sviluppare le proprie capacitá
e di perseguire le proprie aspirazioni.
10. Assicurati che le attivitá economiche e le
istituzioni promuovano a tutti i livelli lo sviluppo umano in modo equo e
sostenibile.
a.
Promuovendo l´equa distribuzione della ricchezza all´interno
delle nazioni e tra le nazioni.
b.
Accrescendo le risorse intellettuali, finanziarie,
tecniche e sociali a dispoosizione dei Paesi in via di sviluppo, liberandoli
dall´oneroso debito internazionale.
c.
Assicurandoti che il commercio promuova un uso
sostenibile delle risorse, la tutela dell´ambiente e standard di lavoro
ottimali.
d.
Richiedendo alle corporazioni multinazionali e alle
organizzazioni finaziarie internazionali di agire in modo trasparente per il
bene comune e chiamandole a rispondere delle conseguenze della
loro attivitá.
11. Afferma l´uguglianza fra i sessi e la
giustizia come essenziali per lo sviluppo sostenibile, garantisci l´accesso
universale all´istruzione, all´assistenza sanitaria, alle opportunitá
economiche.
a.
Garantendo i diritti umani delle donne e ponendo fine a
ogni forma di violenza nei loro
confronti.
b.
Promuovendo la partecipazione attiva delle donne in
tutti gli aspetti della vita economica, sociale, politica e culturale in qualitá
di interlocutrici, persone che prendono decisioni, leader, beneficiarie con pari
diritti.
c.
Rafforzando le famiglie e garantendo la sicurezza e la
cura amorevole di tutti i loro membri.
12.
Sostieni senza alcuna discriminazione i diritti di tutti a un ambiente
naturale e sociale capace di sostenere la dignitá umana, la salute fisica e il
benessere spirituale, con speciale riguardo per i diritti delle popolazioni
indigene e delle minoranze.
a.
Eliminando ogni discriminazione in ogni sua forma, come
quelle basate su razza, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale,
religione, lingua e origine nazionale, etnica o sociale.
b.
Affermando i diritti dei popoli indigeni alle proprie
espressioni di spiritualitá, conoscenze, terre e risorse e alle relative
pratiche di vita sostenibili.
c.
Onorando e aiutando i giovani delle nostre comunitá ,
rendendoli capaci di esercitare il loro ruolo essenziale per la creazione di
societá sostenibili.
d.
Proteggendo e
restaurando luoghi importanti che abbiano un significato culturale e spirituale.
IV.
DEMOCRAZIA, NON VIOLENZA E PACE.
13. Rafforza le instituzioni
democratiche a tutti i livelli e garantisci trasparenza e responsabilitá
a livello amministrativo, compresa la partecipazione nei processi decisionali e
l´accesso alla giustizia.
a.
Proteggendo il diritto di ognuno a ricevere
informazioni chiare e tempestive sulle questioni ambientali e sui piani e le
attivitá di sviluppo che possano ricoprire un interesse o avere un impatto
sulla vita di ognuno.
b.
Sostenendo la
societá civile a livello locale, regionale e globale e promuovendo la
partecipazione significativa di tutti gli individui e delle organizzazioni
interessate nei processi decisionali.
c.
Proteggendo la libertá di opinione, espressione,
riunione pacifica, associazione e dissenso.
d.
Istituendo l´acceso efficiente ed effettivo alle
procedure amministrative e giudiziarie indipendenti, compresi i correttivi
legali e le compensazioni connessi ai danni ambientali o
minaccia di tali danni.
e.
Eliminando la corruzione da tutte le istituzioni
pubbliche e private
f.
Rafforzando le
comunitá locali rendendole capaci di prendersi cura del proprio ambiente e
assegnando la responsabilitá per la tutela dell´ambiente a quei livelli
amministrativi capaci di rispondere nel modo piú efficiente.
14. Integra nell´istruzione formale e
nella formazione permanente le
conoscenze, i valori, le capacitá necessarie per un modo di vita sostenibile.
a.
Fornendo a tutti, soprattutto ai bambini e ai giovani
opportunitá ediucative tali da permettergli di contribuire attivamente allo
sviluppo sostenibile
b.
Promuovendo il contributo alle arti e alle materie
umanistiche, oltre che a quelle scientifiche, all´educazione alla sostenibilitá.
c.
Incrementando il ruolo dei mass - media per la
crescita della consapevolezza in campo ecologico e sociale.
d.
Riconoscendo l´importanza dell´educazione morale e
spirituale per un modo di vita sostenibile.
15. Tratta ogni essere vivente con rispetto
e considerazione.
a.
Impedendo il trattamento crudele degli animali allevati
nel seno delle societá umane e proteggendoli dalla sofferenza.
b.
Proteggendo gli animali selvatici dalle tecniche della
caccia, intrappolamento o pesca capaci di causare
sofferenze estreme, prolungate, evitabili.
c.
Evitando o riducendo il piú possibile la cattura o la
distruzione indiscriminata delle specie animali.
16. Promuovi una cultura della tolleranza,
della non violenza e della pace.
a.
Incoraggiando e sostenendo la comprensione reciproca,
la solidarietá e la cooperazione tra i popoli, all´interno delle nazioni e tra
i Paesi.
b.
Realizzando strategie per evitare i conflitti violenti,
risolvendo conflitti ambientali e altre dispute mediante la collaborazione.
c.
Smilitarizzando i
sistemi di sicurezza nazionali, riducendoli a livello di semplice difesa e
convertendo le risorse militari a scopi di pace, compresa la bonifica
ambientale.
d.
Eliminando gli armamenti nucleari, biologici e tossici
e le altre armi di distruzione di massa.
e.
Assicurandosi che l´esplorazione orbitale e spaziale
sia usata soltanto ai fini della tutela dell´ambiente e della pace.
f.
Riconoscendo che
la pace é l´insieme creato da relazioni armoniose con se stessi, con le altre
persone, con le altre culture, con le altre vite, con
UN NUOVO INIZIO
Mai prima d´ora nella storia dell´umanitá il destino
comune ci obbliga a ricominciare.
Tale rinnovamento é la premessa di questi principi della Carta della
Terra. Per adempiere a questa promessa dobbiamo impegnarci ad adottare e a
promuovere i valori e gli obiettivi della Carta.
Ció richiede un cambio interiore – un cambio del
cuore e della mente.
Richiede un rinnovato senso dell´interdipendenza
globale e della responsabilitá universale.
Dobbiamo svilupparci in modo immaginativo e applicare la visione di un
modo di vita sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale. La
nostra diversitá culturale é un´ereditá
preziosa e le diverse culture troveranno percorsi specifici e diversi per
realizzare questa visione. Dobbiamo
approfondire e ampliare il dialogo globale che ha generato
La vita spesso implica tensioni tra valori importanti.
Questo puó significare scelte difficili. Tuttavia,
dobbiamo trovare il modo di armonizzare la diversitá con l´unitá, l´esercizio
della libertá con il bene comune gli obiettivi a breve termine con quelli a
lungo termine. Ogni individuo, famiglia, organizzazione e comunitá ha un ruolo
vitale da svolgere. Le arti,
le scienze, le religioni, le istituzioni scolastiche, i mass - media, le
imprese, le organizzazioni non governative e i governi sono chiamati a offrire
una leadership creativa. L´azione congiunta dei governi, della societá
civile e delle imprese é fondamentale per una gestione efficace.
Per poter cosruire una comunitá globale sostenibile la
nazioni della Terra devono rinnovare l´impegno preso con le Nazioni Unite,
adempiere ai propri obblighi in base agli accordi internazioni in vigore e
sostenere l´implementazione del principi della Carta della Terra per mezzo di
uno strumento sull´ambiente e lo sviluppo vioncolante a livello internazionale.
Facciamo in modo che la nostra epoca venga ricordata
per il risvegliarsi di un nuovo rispetto per la vita, per la risolutezza nel
raggiungere la sostenibilitá, per un rinnovato impegno nella lotta per la
giustizia e la pace e per la gioiosa celebrazione della vita.
(UNEP.International Environmental Tecnology Centre)
I
principi per le città sostenibili sono stati sviluppati al seminario
internazionale tenuto a Melbourne (Australia) tra il 3 e il 5 aprile 2002,
organizzato dall’ UNEP-IETC (United Nations Environment Programme,
International Environmental Tecnology Centre) e dall’Autorità di
protezione ambientale di Victoria.
Più
di 40 esperti da tutto il mondo hanno contribuito alla preparazione dei
Principi.
Il Centro di
Tecnologie ambientali, nel pubblicare i Principi di Melbourne, ringraziava tutti
coloro che erano stati coinvolti nel workshop Internazionale di Città ed
ecosistemi sostenibili (CASE) tenuto a Toronto (Canada) il 18 e 19 marzo
L’Amministrazione municipale
di Melbourne, che è stata il
maggiore sponsor del seminario che
ha formulato i principi di Melbourne, ha formalmente adottato, il 2 maggio 2002,
tali principi come delle linee guida per rendere Melbourne una città
sostenibile.
Approfondimenti
Preambolo
Le
città sono fondamentali per le opportunità economiche e le interazioni
sociali, così come per l’arricchimento culturale e spirituale.
Ciò
non di meno, le città danneggiano anche l’ambiente naturale e consumano le
risorse naturali in modo insostenibile che può mettere in pericolo la prosperità
a lungo termine e la qualità di vita sociale.
Ciò
ha ricadute globali dato che più della metà della popolazione mondiale vive in
città e le previsioni indicano che questo dato crescerà.
La
trasformazione delle città verso la sostenibilità richiede cooperazione tra
diversi livelli di governo, gestori delle risorse, settore degli affari, gruppi
sociali e cittadini. I loro contributi collettivi ed individuali sono essenziali
per il raggiungimento di obiettivi comuni. Il perseguire la sostenibilità delle
città non rappresenterà soltanto un beneficio per i loro abitanti, ma
contribuirà anche significativamente a aumentare il benessere delle persone nel
mondo.
Una
visione per la creazione di città sostenibili:
“Creare
città ambientalmente salutari, vibranti e sostenibili in cui le persone si
rispettano vicendevolmente e rispettano la natura, per il beneficio di tutti.”
Obiettivi
dei principi di Melbourne
Lo
sviluppo sostenibile è definito dalla Commissione Brundtland come ‘lo
sviluppo che incontra i bisogni del presente, senza compromettere la capacità
delle future generazioni di incontrare i loro’. I principi di Melbourne
per Città sostenibili sono stati sviluppati al fine di assistere le città che
hanno il desiderio di perseguire questo obiettivo di sviluppo sostenibile.
I
Principi forniscono un semplice set di parametri su cui una città sostenibile
potrebbe funzionare.
I
Principi di Melbourne hanno l’intenzione di guidare il pensiero e fornire una
griglia strategica per l’azione.
I
Principi non sono prescrittivi.
Essi
danno la possibilità ai cittadini di sviluppare soluzioni sostenibili che sono
rilevanti nelle loro circostanze particolari.
Essi
possono aiutare a tenere insieme cittadini e decisori, la cui partecipazione e
cooperazione è essenziale nel trasformare le nostre città verso la
sostenibilità.
I
Principi, inoltre, forniscono alle città un fondamento per l’integrazione
delle divergenze tra programmi internazionali, nazionali e locali, divario che
deve essere identificato ed indirizzato, così come debbono essere realizzate
sinergie attraverso il partenariato.
Affinchè
i Principi di Melbourne siano
portatori di nuovo valore, c’è bisogno che essi siano integrati da esperienze
rilevanti e da strumenti a sostengo
delle decisioni, in grado di sostenere le città nel loro percorso verso la
sostenibilità.
Principio 1
Fornire
una visione a lungo termine per le città, basata su: sostenibilità
intergenerazionale, sociale, equità economica e politica
e loro individualità.
Elaborazione
Una
visione a lungo termine è il punto di partenza per catalizzare
cambiamenti positivi, che guidino alla sostenibilità. La visione ha
bisogno di riflettere la natura distintiva e le caratteristiche di ogni città.
La
visione dovrebbe inoltre esprimere le aspirazioni condivise delle persone
che esprimono come le loro città possano divenire più sostenibili.
C’è bisogno di perseguire l’equità, che significa uguale
accessibilità ad entrambe le risorse, naturali ed umane, così come
condivisione della responsabilità nel preservare queste risorse per le future
generazioni.
Una
visione basata sulla sostenibilità aiuterà a indirizzare e motivare comunità,
governi, mondo degli affari ed altri soggetti attorno a finalità comuni e
fornirà le basi necessarie a sviluppare una strategia, un programma d’azione
e un processo per il perseguimento di questa visione.
Principio2
Perseguire Sicurezze economiche e sociali a lungo termine
Elaborazione
Sicurezze
economiche e sociali a lungo termine sono i pre-requisiti per un benefico
cambiamento e dipendono, parlando dal punto di vista ambientale, da uno sviluppo
sostenibile.
Per
raggiungere una sostenibilità focalizzata sui tre aspetti ambientale, economico
e sociale (TBL- triple bottom line) le strategie economiche debbono
incrementare il valore e la vitalità dei sistemi naturali e umani
conservando e rinnovando le risorse umane, finanziarie e naturali.
Attraverso
la giusta allocazione delle risorse, le strategie economiche dovrebbero cercare
di incontrare i bisogni umani basilari in modo giusto ed equo. In particolare le
strategie economiche dovrebbero garantire i diritti all’acqua potabile, aria
pulita, sicurezza alimentare, igiene sicura e di riparo.
Le
Città sono luoghi di diversità umana, le loro politiche, strutture e
istituzioni possono significativamente contribuire a nutrite,
coese, stimolanti, sicure, articolate, compiute comunità.
Principio 3
Riconoscere
il valore intrinseco della biodiversità e degli ecosistemi naturali,
proteggendoli e recuperandoli.
Elaborazione
La
natura è più che un bene a uso e consumo degli esseri umani. Noi condividiamo
la terra con molte altre forme di vita che hanno il loro valore intrinseco. Esse
esigono il nostro rispetto, sia che siano strettamente connesse a noi, sia che
non lo siano.
E’
attraverso l’esperienza diretta con la natura che le persone capiscono il suo
valore ed apprezzano maggiormente l’importanza di habitat ed ecosistemi sani.
E’ attraverso tale collegamento che ci si rende
conto della necessità di gestire la nostra interazione con la natura in
modo empatico.
Poiché
come esseri umani abbiamo l’abilità di alterare gli habitats e persino di
estinguere altre specie, allo stesso modo noi possiamo proteggere e recuperare
la biodiversità. Perciò noi abbiamo la responsabilità di agire come dei
custodi per la natura.
Principio 4
Rendere
capaci le comunità di minimizzare la propria impronta ecologica.
Elaborazione
Le
città consumano significative quantità di risorse ed hanno un grande impatto
sull’ambiente ben più ampio di quanto esse possono gestire entro i loro
confini. Questi andamenti insostenibili hanno bisogno di essere sostanzialmente
frenati ed eventualmente invertiti. Un modo per descrivere l’impatto di una
città è quello di misurare la sua impronta ecologica. L’impronta ecologica
di una città è una misura della pressione
sulla natura che viene imposta dal venire incontro ai bisogni della
popolazione.
Esso
rappresenta l’area di territorio necessaria a sostenere i correnti livelli di
consumo delle risorse e di rifiuti prodotti da quella popolazione. Ridurre
l’impronta ecologica di una città è un contributo positivo verso la
sostenibilità.
Come
un sistema vitale, una comunità consuma materiali, acqua e risorse energetiche,
trasformandole in forme fruibili, e genera rifiuti. Questo è il metabolismo
della città. Rendere questo metabolismo più efficiente è essenziale alla
riduzione dell’impronta ecologica della città.
Nella
riduzione dell’impronta, i problemi andranno risolti localmente ove possibile,
evitando di trasferirli in altre collocazioni geografiche o alle future
generazioni.
Principio 5
Basarsi
sulle caratteristiche degli ecosistemi nello sviluppo e consolidamento di città
sane e sostenibili
Elaborazione
Le
città possono diventare più sostenibili modellando i processi urbani sui
principi ecologici di forma e funzione, modelli attraverso cui agiscono gli
ecosistemi naturali.
Le
caratteristiche degli ecosistemi includono la diversità, l’adattabilità,
l’interconnessione, la capacità di recupero, quella di rigenerazione e la
simbiosi. Queste caratteristiche possono essere incorporate dalle città nello
sviluppo di strategie capaci di renderle più produttive e rigenerative,
producendo benefici ecologici, sociali ed economici.
Principio 6
Essere
in grado di riconoscere e di costruire sulla base delle caratteristiche
distintive delle città, inclusi i loro valori culturali ed umani, la loro
storia e i loro sistemi naturali
Elaborazione
Ogni
città ha un profilo distintivo di caratteristiche umane, culturali, storiche e
naturali. Questo profilo fornisce indicazioni nel percorso verso la sostenibilità
che sono contemporaneamente accettabili per i propri abitanti e compatibili con
i loro valori, tradizioni, istituzioni e realtà ecologiche.
Costruire
sulle caratteristiche esistenti aiuta a motivare e a mobilizzare le risorse
umane e fisiche delle città nel perseguimento dello sviluppo sostenibile e
della riqualificazione.
Principio 7
Rafforzare
il potere della gente e alimentare la
partecipazione.
Elaborazione
Il
viaggio verso la sostenibilità richiede un supporto ampio . Rafforzare il
potere della gente mobilizza conoscenza a livello locale e risorse
e richiama il sostegno e la partecipazione attiva di tutti, soggetti che
hanno bisogno di essere coinvolti in ogni fase, dalla pianificazione a lungo
termine all’implementazione di soluzioni sostenibili.
La
gente ha il diritto di essere coinvolta nelle decisioni che la riguardano. E’
necessario porre attenzione verso il rafforzamento del potere di coloro le cui
voci non sono sempre ascoltate, come ad esempio i poveri.
Principio 8
Espandere
e attivare le reti di cooperazione per lavorare verso un comune, futuro
sostenibile.
Elaborazione
Rafforzare
le reti esistenti e stabilire nuove reti di cooperazione tra città
facilita il trasferimento delle conoscenze sostiene una costante crescita a
livello ambientale.
I
cittadini sono i piloti chiave della trasformazione delle città verso la
sostenibilità. Ciò può essere perseguito con efficacia se la gente che vive
nelle città è bene informata e può facilmente accedere alla conoscenza ed
allo scambio di insegnamenti. Inoltre, l’energia ed il talento delle persone
può essere valorizzato attraverso il lavoro comune nell’ambito, ad esempio di
reti.
Vi
è, inoltre, un valore tra città che
si scambiano insegnamenti con altre città , che accrescono risorse per
sviluppare strumenti per la sostenibilità, che sostengono e promuovono reti tra
città e città e tra regioni. Queste reti possono servire da veicolo per lo
scambio di informazioni e per l’incoraggiamento di sforzi comuni.
Principio 9
Promuovere
sistemi di produzione e consumo sostenibili, attraverso un appropriato uso di
tecnologie ambientalmente compatibili e un efficace gestione della domanda.
Elaborazione
Può
essere utilizzata una quantità di modalità e strumenti
per promuovere pratiche di sostenibilità.
La
gestione della domanda, che include una valutazione accurata delle risorse
naturale e della crescita della consapevolezza pubblica, è una strategia valida
per sostenere consumi sostenibili. Questo approccio può anche procurare un
risparmio significativo negli investimenti per le infrastrutture.
La
produzione sostenibile può essere sostenuta dall’adozione di tecnologie
ambientalmente compatibili che possono accrescere significativamente la
prestazione ambientale. Queste tecnologie proteggono l’ambiente, sono me no
inquinanti, utilizzano risorse in modo sostenibile, riciclano di più i loro
rifiuti e prodotto e gestiscono tutti i rifiuti residui in una maniera più
ambientalmente accettabile di quanto non facciano le tecnologie a cui esse vanno
a sostituirsi.
Tecnologie
ambientalmente compatibili possono anche essere utilizzate per guidare la
riduzione degli impatti e accrescere il valore nel processo di una filiera
produttiva e per far si che il mercato abbracci il processo di amministrazione
dei prodotto.
Principio 10
Rendere possibile un
costante miglioramento, basato sulla misurabilità, la trasparenza e la buona
governance.
Elaborazione
Una
buona Governance urbana richiede robusti
processi orientati al perseguimento della sostenibilità urbana la attraverso un
costante miglioramento. Mentre in alcuni settori i benefici possono essere
progressivi, vi sono anche opportunità di fare miglioramenti sostanziali
attraverso strategie, programmi e tecnologie innovativi.
Per
gestire il processo di costante miglioramento, è necessario utilizzare
indicatori significativi, definire obiettivi basati sul confronto, monitorare i
progressi attraverso la definizione di pietre miliari da raggiungere per
perseguire tali obiettivi.
Ciò
facilita il progresso e la misurabilità e assicura una realizzazione efficace.
La
trasparenza e l’apertura alla verifica sono parte di una buona Governance.
|
Argomento |
Soggetto
promotore |
Cosa |
|
Sviluppo sostenibile e Agenda 21 |
Unione europea |
Trattato di Amsterdam
(1999) * |
|
Consiglio europeo |
Strategia a lungo
termine dell’Unione europea per lo Sviluppo sostenibile (2001)* |
|
|
Documento d’impegno
sui target del WSSD (2002)* |
||
|
Governi Locali |
“The local Agenda 21 Planning Guide”
ICLEI (1996) |
|
|
Premio europeo città
sostenibili (annuale) |
||
|
Conferenze sulle città
sostenibili (1994-2000) Documenti: Carta di
Aalborg*, Carta di Lisbona, Appello di Hannover |
||
|
Le 10 riflessioni
politiche chiave di Kolding (2003)* |
||
|
Ambiente |
Unione europea |
Quinto programma
d’azione “Per uno sviluppo durevole e sostenibile” (1998) |
|
Sesto programma
comunitario di azione in materia ambientale “Il nostro futuro, la nostra
scelta” (2002)* |
||
|
Partecipazione e informazione |
Unione europea |
Libro bianco sulla
Governance (2002)* |
|
Convenzione di Aarhus
(1998)* |
||
|
Pianificazione |
Unione europea |
Direttiva EU 42/2001
CE sulla Valutazione Ambientale Strategica (2001)* |
|
Monitoraggio e reporting |
Commissione europea EEA Gruppo d’esperti sull’ambiente urbano Campagna europea città sostenibili |
European Common
Indicators -ECI (2000)* |
|
Finanziamenti |
Unione europea |
Community framework
for cooperation to
promote sustainable Urban development* |
Il
trattato di Amsterdam, lanciato nel 1996 e ratificato da tutti gli stati membri
dell’UE nel 1999 è l’atto che accoglie obiezioni quali quelle che
rimproveravano l’UE di non esseri assunta espressamente gli impegni per uno
sviluppo sostenibile che aveva sottoscritto nel
Il trattato
inserisce, innanzitutto, nel preambolo
che riguarda gli obiettivi del
trattato che istituisce
Il Trattato
stabilisce, infatti, che le esigenze connesse con la tutela ambientale “devono
essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle altre politiche
comunitarie” e definisce come tale integrazione sia la condizione
indispensabile per una crescita sostenibile rispettosa dell’ambiente.
"Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore”
"Nei prossimi anni la strategia sullo sviluppo sostenibile
dovrebbe fungere da catalizzatore per i politici e l'opinione pubblica,
diventando uno dei motori della riforma istituzionale e del cambiamento dei
comportamenti delle imprese e dei consumatori."
Nel
giugno del 2001 il Consiglio Europeo di Göteborg approva
La
strategia, che rappresenta il contributo dell’UE al WSSD di Johannesburg,
definisce obiettivi e misure per affrontare i gravi problemi che minacciano il
benessere futuro della società europea.
Il
documento contiene proposte concrete per attuare gli interventi programmati e
per monitorarne la realizzazione e individua quattro settori di intervento
prioritario:
-
cambiamento climatico
-
salute pubblica
-
biodiversità
-
trasporti
Cambiamento climatico:
Per
limitare il fenomeno ed aumentare l’uso delle energie pulite l’UE propone:
-
l’eliminazione entro
il 2010 delle sovvenzioni per la produzione e il consumo di combustibili fossili
(carbone e petrolio) responsabili dell’80% delle emissioni in atmosfera
-
uno nuova politica di
tassazione dei prodotti energetici
-
la promozione
dell’uso di combustibili alternativi
-
iniziative per
migliorare l’efficienza energetica
Salute pubblica:
La
strategia si orienta verso la
sicurezza dei prodotti alimentari e l’eliminazione delle sostanze chimiche
pericolose e prevede:
-
l’istituzione, nel
2002, di un’Autorità per gli alimenti
-
una nuova politica
agricola premiante la qualità della produzione rispetto alla quantità
-
l’informazione dei
consumatori attraverso un sistema di etichettatura più comprensibile
-
la soppressione delle
sovvenzioni per il tabacco congiuntamente all’attivazione di aiuto per la
riconversione del settore produttivo con attività sostitutive
-
la promozione della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
Biodiversità:
Il
documento definisce le linee per la difesa dell’habitat naturale:
-
riduzione delle flotte
comunitarie di pescherecci ad un livello compatibile alla sostenibilità globale
-
sviluppo di una nuova
politica par la riduzione dei rifiuti
-
la messa in opera
entro il 2003 di una legislazione comunitaria in materia di responsabilità del
prodotto
Trasporti:
-
nuovo regime
tariffario che tiene conto dell’impatto ambientale dei diversi mezzi di
trasporto
-
concentrazione degli
investimenti sui trasporti pubblici ferroviari, le vie navigabili interne e il
trasporto marittimo a corto raggio
-
completa
liberalizzazione dei mercati UE nel settore ferroviario ed aereo
Per il
controllo dell’effettiva attuazione della strategia,
A seguito
di ciò al Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002 é stata
adottata una lista di indicatori chiave per il monitoraggio dell’attuazione
della Strategia europea di sviluppo sostenibile.
Subito successivamente al WSSD,
il Consiglio Europeo (Ambiente) l’8 ottobre 2002, rende pubblico il documento “Sustainable
Development Strategy on putting into
practice the EU Strategy on SD and the environmental dimension of the
Johanesburg commitments” con il quale riafferma l’impegno dell’ EU sui
target del WSSD.
Gli
impegni del documento sono quelli di:
-
Dimezzare entro il
2015 la % di popolazione senza accesso ad acqua potabile e servizi igienici,
anche mediante il proprio progetto “Water for life”
-
Ristabilire gli stock
ittici tempestivamente e comunque non oltre il 2015
-
Costituire una rete
delle aree marine protette entro il 2012 anche applicando la direttiva Habitat
alle acque europee
-
Minimizzare gli
effetti negativi significativi per la salute umana determinati dall’uso e
dalla produzione di sostanze chimiche, entro il 2020, su una base scientifica
sicura, facendo ricorso al principio precauzionale. La nuova strategia europea
dovrà essere in azione entro il 2004.
-
Ridurre
significativamente il rateo di perdita di biodiversità entro il 2010,
invertendo al più presto il trend corrente del degrado delle risorse naturali,
facendo ricorso a piani e strategie nazionali e comunitarie per la biodiversità.
A seguito di ciò, un segnale significativo della risposta delle
comunità locali europee al mandato di Johannesburg
è stato quanto emerso dalla conferenza "Jo'burg+Europe"
[6]
organizzata dall’ICLEI e ospitata nella città danese di Kolding dal 3 al 6
novembre 2002.
La
conferenza, che riuniva circa 200 rappresentanti dei governi regionali e locali
europei, è stata una sorta di “ follow up” nel corso del quale sono stati
sviluppati gli obiettivi, il programma e le altre informazioni utili per le
Agende 21 locali.
Obiettivi
della conferenza sono stati quelli:
-
dello scambio di rapporti
risultati e lezioni imparate al summit di Johannesburg, compreso la sessione dei
governi locali
-
La valutazione di tali risultati
in relazione alle posizioni preparatorie degli attori europei e della
commissione europea e specialmente in relazione al 6° programma europeo
d’azione ambientale.
-
La configurazione di conclusioni
in merito alle azioni necessarie in particolare da parte dei governi locali
europei riguardo ai risultati di Johannesburg
-
Il prepararsi
all’implementazione dei risultati del WSSD in Europa da parte dei Governi
locali e dei loro partners
-
Discutere l’avvio di
“partenariati per l’implementazione” in Europa
-
Attuali impegni per prossime
azioni da parte degli attori coinvolti
Tale
occasione di incontro e di scambio ha dato origine, tra le altre cose,
ad un documento articolato in cui vengono evidenziati 10 “riflessioni
politiche chiave” the 10 Kolding key political reflections, che dovrebbero
essere considerate da tutte le sfere di governo impegnate ad accelerare la
sostenibilità locale in europa per la prossima decade.
I
10 punti di Kolding saranno sottoposti a considerazione in occasione del
“Second board meeting” della Campagna europea città sostenibili, e
serviranno da base del loro dialogo con le istituzioni europee.
Approfondimenti
Le 10 riflessioni
politiche chiave di Kolding [1]
1.
I Governi locali europei si uniscono
nell’”Azione locale
2.
I Governi locali europei esigeranno
ulteriormente dai loro governi nazionali di sostenere gli sforzi a livello
locale per raggiungere uno sviluppo sostenibile
3.
Le strategie di sostenibilità locale
per l’Europa confidano sul supporto europeo e nazionale all’A21L e
richiedono buona “governance” a livello locale
4.
Le strategie di sostenibilità locale
per l’Europa richiedono il rafforzamento del partenariato pubblico-privato
5.
Durante il prossimo decennio,
l’Agenda locale 21 dovrà essere integrata in tutte le politiche e strategie
locali .
6.
Per promuovere
l’integrazione dell’A21L o la
sostenibilità entro tutte le strategie locali, risultano essere strumenti
efficaci i sistemi di gestione sostenibile o la gestione integrata delle risorse
7.
gli acquisti verdi risultano essere
un efficace strumento per lo sviluppo di sistemi di produzione e consumo
sostenibili e debbono essere attivamente perseguiti da un numero sempre maggiore
di autorità locali europee
8.
La gestione sostenibile dell’acqua
e la protezione del clima sono questioni che riguardano più livelli di governo,
ivi compreso un ruolo attivo, riconoscibile e distinto dei governi locali
9.
Le strategie europee di sostenibilità
locale dovrebbero tener maggiormente in conto il fattore della capacità di
ripristino
10. Schemi di sviluppo della cooperazione intermunicipale con
altre autorità locali del mondo portano evidenti benefici
CARTA DELLE CITTÀ EUROPEE PER UN MODELLO URBANO SOSTENIBILE
(Approvata dai
partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi ad
Aalborg, Danimarca il 27 maggio 1994)
·
Parte I Dichiarazione di principio: Le
città europee per un modello urbano sostenibile
·
Parte II
·
Parte III L'impegno nel processo
d'attuazione dell'Agenda
PARTE I
DICHIARAZIONE DI
PRINCIPIO: LE CITTÀ EUROPEE PER UN MODELLO URBANO SOSTENIBILE
I.1 Il ruolo delle città
europee
Le
città europee firmatarie della presente carta affermano di essere appartenute
nei secoli ad imperi, stati nazionali e regimi e di essere ad essi sopravvissute
in quanto centri della vita sociale, supporto delle rispettive economie e
custodi di un patrimonio fatto di cultura e tradizione. Assieme alle famiglie e
alle collettività locali le città sono l'elemento fondamentale delle società
e degli Stati e sono i centri in cui si sono sviluppati l'industria,
l'artigianato, il commercio, l'istruzione e l'amministrazione.
Riconoscono
la propria responsabilità, dovuta all'attuale stile di vita urbano, in
particolare ai modelli di divisione del lavoro e delle funzioni, degli usi
territoriali, dei trasporti, della produzione industriale e agricola, del
consumo, delle attività ricreative e quindi al livello di vita, per quanto
riguarda molti dei problemi ambientali che l'umanità si trova ad affrontare. Ciò
assume particolare rilievo se si tiene presente che l'80% della popolazione
europea vive in aree urbane.
Constatano
che gli attuali livelli di sfruttamento delle risorse dei paesi industrializzati
non possono essere raggiunti dall'intera popolazione esistente e tantomeno dalle
generazioni future senza distruggere il capitale naturale.
Sono
convinte dell'impossibilità di arrivare ad un modello di vita sostenibile in
assenza di collettività locali che si ispirino ai principi della sostenibilità.
L'amministrazione locale si colloca ad un livello prossimo a quello in cui
vengono percepiti i problemi ambientali e il più vicino ai cittadini, e
condivide a tutti i livelli con i governi la responsabilità del benessere dei
cittadini e della conservazione della natura. Le città svolgono pertanto un
ruolo fondamentale nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli
di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi.
I.2
Il concetto e i principi della sostenibilità
Le
città riconoscono che il concetto dello sviluppo sostenibile fornisce una guida
per commisurare il livello di vita alle capacità di carico della natura.
Pongono tra i loro obiettivi giustizia sociale, economie sostenibili e
sostenibilità ambientale. La giustizia sociale dovrà necessariamente fondarsi
sulla sostenibilità e l'equità economica, per le quali è necessaria la
sostenibilità ambientale.
Sostenibilità
a livello ambientale significa conservare il capitale naturale. Ne consegue che
il tasso di consumo delle risorse materiali rinnovabili, di quelle idriche e di
quelle energetiche non deve eccedere il tasso di ricostituzione rispettivamente
assicurato dai sistemi naturali e che il tasso di consumo delle risorse non
rinnovabili non superi il tasso di sostituzione delle risorse rinnovabili
sostenibili. Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il
tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità
dell'atmosfera, dell'acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.
Inoltre,
la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della
biodiversità, della salute umana e delle qualità dell'atmosfera, dell'acqua e
dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere
degli esseri umani nonché degli animali e dei vegetali.
I.3
Strategie locali per un modello urbano sostenibile
Le
città sono convinte di rappresentare la più ampia unità in grado di
affrontare inizialmente i molti squilibri urbani, da quelli architettonici a
quelli sociali, economici, politici, ambientali e delle risorse naturali che
oggi affliggono il mondo e, al tempo stesso, la scala più piccola alla quale i
problemi possono essere risolti positivamente in maniera integrata, olistica e
sostenibile. Ogni città ha la sua specificità e pertanto occorre che ciascuna
trovi la propria via alla sostenibilità. Il loro compito è quello di integrare
i principi della sostenibilità nelle rispettive politiche e partire dalle
risorse delle diverse città per costruire appropriate strategie locali.
I.4
La sostenibilità come processo locale e creativo per la ricerca dell'equilibrio
Le
città riconoscono che la sostenibilità non rappresenta uno stato né una
visione immutabili, ma piuttosto un processo locale, creativo e volto a
raggiungere l'equilibrio che abbraccia tutti i campi del processo decisionale
locale. Esso genera una continua verifica nella gestione delle città per
individuare le attività che spingono il sistema urbano verso l'equilibrio e
quelle che lo allontanano dall'equilibrio. Costruendo la gestione della città
sulle informazioni raccolte attraverso tale processo, si comprende che la città
funziona come un tutto organico e gli effetti di tutte le attività
significative divengono manifesti. Grazie a tale processo la città e i
cittadini possono effettuare scelte razionali. Una procedura di gestione che si
fondi sulla sostenibilità consente di prendere decisioni non solo sulla base
degli interessi degli attuali fruitori, ma anche delle generazioni future.
I.5
Risolvere i problemi attraverso soluzioni negoziate
Le
città riconoscono che non si possono permettere di trasferire i problemi
all'ambiente esterno né di lasciarli in eredità ai posteri. Pertanto i
problemi e gli squilibri interni alle città devono essere ricondotti
all'equilibrio nell'ambito del livello in cui si verificano o essere assorbiti
da una più vasta entità a livello regionale o nazionale. Ciò corrisponde al
principio della risoluzione dei problemi attraverso soluzioni negoziate.
L'applicazione di tale principio lascerà ad ogni città ampia libertà di
stabilire la natura delle proprie attività.
I.6
L'economia urbana verso un modello sostenibile.
Le
città riconoscono che il capitale di risorse naturali, atmosfera, suolo, acqua
e foreste, è divenuto il fattore limitante del loro sviluppo economico e che
pertanto è necessario investire in questo capitale. Ciò comporta in ordine di
priorità:
·
investire nella conservazione del
rimanente capitale naturale, ovvero acque di falda, suoli, habitat per le specie
rare;
·
favorire la crescita del capitale naturale
riducendo l'attuale livello di sfruttamento, in particolare per quanto riguarda
le energie non rinnovabili;
·
investire per ridurre la pressione sul
capitale di risorse naturali esistenti attraverso un'espansione di quelle
destinato ad usi antropici, ad esempio gli spazi verdi per attività ricreative
all'interno delle città, in modo da ridurre la pressione sulle foreste
naturali;
·
migliorare l'efficienza dell'uso finale
dei prodotti, ad esempio utilizzando edifici efficienti dal punto di vista
energetico e modalità di trasporto urbano non nocive per l'ambiente.
I.7
L'equità sociale per un modello urbano sostenibile
Le
città sono consapevoli del fatto che i poveri costituiscono le principali
vittime dei problemi ambientali (inquinamento acustico ed atmosferico causato
dal traffico, carenza di spazi ricreativi, abitazioni malsane, carenza di spazi
all'aperto) e al tempo stesso sono la parte della popolazione che dispone di
meno possibilità per risolvere tali problemi. L'ineguale distribuzione della
ricchezza è causa di comportamenti insostenibili e, al tempo stesso, della
rigidità a modificarli. Le città intendono integrare i bisogni sociali
fondamentali dei cittadini, di adeguati programmi sanitari, occupazionali ed
abitativi, con la protezione ambientale. Esse intendono imparare dalle iniziali
esperienze di stili di vita sostenibili in modo da poter agire per il
miglioramento della qualità della vita dei cittadini piuttosto che favorire
semplicemente una massimizzazione dei consumi.
I.8
Modelli sostenibili di uso del territorio
Le
città riconoscono l'importanza dell'adozione da parte degli enti locali di
efficienti politiche di pianificazione dello sviluppo degli usi territoriali che
comprendano una valutazione ambientale strategica di tutti i progetti. Esse
approfitteranno dei vantaggi di scala per fornire trasporti pubblici ed energia
in modo efficiente grazie all'elevata densità, mantenendo al tempo stesso una
dimensione umana dello sviluppo. Sia nell'attuazione di programmi di restauro
urbano nelle aree cittadine, sia nella pianificazione di nuovi quartieri si
punterà a sviluppare molteplici funzioni in modo da ridurre il bisogno di
mobilità. Il concetto di equa interdipendenza regionale dovrebbe consentire di
equilibrare i flussi tra città e campagna e impedire alle città il puro
sfruttamento delle risorse delle aree circostanti.
I.9
Modelli sostenibili di mobilità urbana
Le
città si impegneranno per migliorare l'accessibilità e sostenere il benessere
sociale e lo stile di vita urbano pur riducendo la mobilità. E' divenuto ormai
imperativo per una città sostenibile ridurre la mobilità forzata e smettere di
promuovere e sostenere l'uso superfluo di veicoli a motore. Sarà data priorità
a mezzi di trasporto ecologicamente compatibili (in particolare per quanto
riguarda gli spostamenti a piedi, in bicicletta e mediante mezzi pubblici) e sarà
al messa al centro degli sforzi di pianificazione la realizzazione di una
combinazione di tali mezzi. I mezzi di trasporto individuali dovrebbero avere
nelle città solo una funzione ausiliaria per facilitare l'accesso ai servizi
locali e mantenere le attività economiche della città.
I.10
Responsabilità riguardanti il clima a livello planetario
Le
città sono consapevoli del fatto che i gravi rischi che il riscaldamento del
globo terrestre presenta sia per l'ambiente naturale che per quello antropizzato,
nonché per le generazioni future, richiedono una risposta che sia in grado di
stabilizzare e successivamente ridurre le emissioni di gas serra nell'atmosfera
nel più breve tempo possibile. Pari importanza riveste la protezione delle
risorse mondiali in termini di biomassa, quali le foreste e il fitoplancton, che
svolgono un ruolo essenziale nel ciclo del carbonio del nostro pianeta.
L'abbattimento delle emissioni generate da combustibili fossili richiederà
politiche ed iniziative basate su una adeguata comprensione delle alternative e
dell'ambiente urbano in quanto sistema energetico. Le fonti rinnovabili di
energia rappresentano la sola alternativa sostenibile.
I.11
Prevenzione dell'inquinamento degli ecosistemi
Le
città sono consapevoli del fatto che sempre maggiori quantità di sostanze
tossiche e nocive vengono riversate nell'atmosfera, nell'acqua, nel suolo e nel
cibo e costituiscono pertanto una crescente minaccia alla salute umana e agli
ecosistemi. Sarà fatto ogni sforzo per impedire ulteriori inquinamenti e
prevenirli alla fonte.
I.12
L'autogoverno locale come precondizione
Le
città ritengono di possedere la forza, la conoscenza e il potenziale creativo
per sviluppare modi di vita sostenibili e progettare e gestire le città
compatibilmente con un modello urbano sostenibile. I rappresentanti
democraticamente eletti delle collettività locali sono pronti ad assumersi la
responsabilità di riorganizzare le città in base a criteri di sostenibilità.
La capacità delle città di raccogliere questa sfida dipende dai diritti di
autogoverno che vengono loro riconosciuti a livello locale conformemente al
principio della sussidiarietà. E' essenziale che gli enti locali dispongano di
poteri sufficienti e di una base finanziaria solida.
I.13
Il ruolo fondamentale dei cittadini e il coinvolgimento della Comunità
Le
città s'impegnano a rispettare le raccomandazioni dell'Agenda 21, il documento
chiave approvato all'Earth Summit di Rio de Janeiro, affinché i progetti
dell'Agenda
I.14
Strumenti amministrativi e di gestione urbana per l'attuazione di un modello
sostenibile
Le
città si impegnano ad utilizzare gli strumenti tecnici e politici disponibili
per attuare un approccio alla gestione urbana che tenga conto degli ecosistemi.
Si farà ricorso ad una vasta gamma di strumenti tra i quali quelli necessari
per la raccolta e il trattamento dei dati ambientali e la pianificazione
ambientale; strumenti normativi, economici e di informazione quali direttive,
imposte e tasse; nonché meccanismi che contribuiscano ad accrescere la
consapevolezza dei problemi e prevedano la partecipazione dei cittadini. Si
cercherà di istituire nuovi sistemi di contabilità ambientale che consentano
di gestire le risorse naturali in maniera economica analogamente alla gestione
del denaro, risorsa artificiale per eccellenza.
Le
città sono coscienti di dover basare le proprie attività decisionali e di
controllo, in particolare per quanto riguarda i sistemi di monitoraggio
ambientale, di valutazione degli impatti, nonché quelli relativi alla
contabilità, al bilancio, alla revisione e all'informazione, su diversi tipi di
indicatori, compresi quelli relativi alla qualità dell'ambiente urbano, ai
flussi urbani, ai modelli urbani e, ancor più importante, su indicatori di
sostenibilità dei sistemi urbani.
Le
città riconoscono che in molte città europee è già stata adottata con
successo un'ampia gamma di politiche e di attività che hanno dato positivi
risultati dal punto di vista ecologico. Tuttavia tali strumenti, pur concorrendo
alla riduzione delle pressioni in direzione insostenibile, non comportano di per
sé un'inversione di marcia della società in direzione della sostenibilità. Le
città, ancora una volta, con la loro solida base ecologica attuale, si trovano
in ottima posizione per compiere il passo decisivo e integrare tali politiche ed
attività nel processo amministrativo per gestire le economie urbane locali
attraverso un ampio processo improntato alla sostenibilità. Nell'ambito di tale
processo le città sono chiamate a sviluppare le proprie strategie, ad attuarle
e a scambiarsi reciprocamente informazioni ed esperienze.
PARTE
II
Le
città europee firmatarie della presente carta si muoveranno di concerto verso
un modello sostenibile grazie ad un processo di apprendimento basato
sull'esperienza e sugli esempi locali che hanno dato risultati positivi. Esse si
stimoleranno a vicenda ad adottare piani di azione di lungo periodo a livello
locale (programmi locali dell'Agenda 21), rafforzando a tal fine la cooperazione
tra gli enti locali e inserendo tale processo nel quadro degli interventi
dell'Unione europea a favore dell'ambiente urbano.
Si
dà pertanto avvio alla Campagna delle città europee sostenibili volta a
incoraggiare e a sostenere le città che perseguono attivamente un modello
urbano sostenibile. La fase iniziale di tale campagna avrà una durata di due
anni, al termine della quale sarà effettuata una valutazione dei risultati
ottenuti nell'ambito della II Conferenza delle città europee sostenibili, che
sarà organizzata nel 1996.
Tutti
gli enti locali, a livello comunale o regionale e tutte le reti europee degli
enti locali sono invitati ad unirsi alla campagna approvando e sottoscrivendo la
presente carta.
Tutte
le principali reti europee degli enti locali sono invitate a prendere parte al
coordinamento della campagna. Sarà istituito un comitato di coordinamento
formato dai rappresentanti di tali reti. Sarà inoltre trovato un accordo per
quegli enti locali che non partecipano ad alcuna rete.
La
campagna prevede come principali attività:
·
favorire il sostegno reciproco tra le città
europee per quanto riguarda la progettazione, lo sviluppo e l'applicazione di
politiche orientate alla sostenibilità;
·
raccogliere e diffondere informazioni
sugli esempi positivi a livello locale;
·
promuovere il principio della sostenibilità
presso altri enti locali;
·
aumentare il numero di città che
sottoscrivono la carta;
·
organizzare annualmente un premio per la
"città sostenibile";
·
fornire alla Commissione europea
suggerimenti relativi alle varie politiche;
·
fornire materiale per le relazioni sulle
città sostenibili del gruppo di esperti per l'ambiente urbano;
·
sostenere gli amministratori locali
nell'attuazione delle raccomandazioni e norme emanate in questo settore
dall'Unione europea;
·
pubblicare un bollettino di informazione
della campagna.
Tali
attività richiedono l'istituzione di un coordinamento della campagna
Altre
organizzazioni sono invitate a sostenere attivamente la campagna.
PARTE
III
L'impegno
nel processo d'attuazione dell'Agenda
Le
città europee firmatarie della presente carta si impegnano, sottoscrivendo la
presente carta e partecipando alla campagna della città europee sostenibili, a
promuovere, nelle rispettive collettività, il consenso sull'Agenda
Si
propone che il processo di definizione dei piani locali di azione comprenda le
seguenti fasi:
·
individuazione degli schemi finanziari e
di programmazione esistenti nonché di ogni altro piano e programma;
·
individuazione sistematica, da realizzarsi
facendo ampio ricorso alla consultazione dei cittadini, dei problemi e delle
rispettive cause;
·
attribuzione di priorità per affrontare i
problemi individuati;
·
formazione di un punto di vista comune per
quanto riguarda un modello sostenibile di collettività attraverso un processo
di partecipazione che coinvolga tutti i settori interessati;
·
valutazione delle opzioni strategiche
alternative;
·
adozione di piani locali di azione a lungo
termine orientati alla sostenibilità e che comprendano obiettivi misurabili;
·
programmazione dell'attuazione del piano,
compresa la realizzazione di uno scadenzario e l'attribuzione delle diverse
responsabilità tra le parti;
·
istituzione di sistemi e procedure di
relazione e monitoraggio dell'attuazione del piano.
Occorrerà
esaminare se i meccanismi decisionali interni ai vari enti locali sono adatti e
sufficientemente efficienti da consentire lo sviluppo del processo relativo
all'Agenda
Firmato
ad Aalborg, Danimarca, il 27 maggio 1994
Il
Il sesto Programma è un programma decennale che a partire dal 2002 definisce gli
obiettivi ambientali che dovranno essere raggiunti entro il 2012 dalle
istituzioni europee attraverso la predisposizione di appositi strumenti, tenendo
conto del principio di sussidiarietà e dei diversi contesti e situazioni
nell’ambito della Comunità.
Il Programma
promuove l’integrazione delle disposizioni in materia ambientale in tutte le
politiche e azioni comunitarie definendo obiettivi ambientali e, se del caso,
traguardi e scadenze di cui tener conto nei rilevanti settori. Promuove,
inoltre, l’adozione di politiche per uno sviluppo sostenibile nei paesi
candidati all’adesione.
Dopo i primi quattro anni
Il programma
rivolge una particolare attenzione al principio “chi inquina paga” alla
prevenzione e al principio di precauzione e indica le priorità per la
dimensione ambientale della strategia di sviluppo sostenibile con particolare
attenzione ai settori:
-
cambiamenti
climatici,
-
natura e
biodiversità,
-
ambiente e salute e
qualità della vita,
per
ciascuno di questi settori indica obiettivi e alcuni traguardi, considerati essi
stessi indicatori dei livelli da realizzare, ed individua specifiche azioni.
Approfondimenti
Sintesi
del sesto programma quadro
Il
Programma incentiva:
-
il ruolo positivo e
costruttivo dell'Unione Europea quale partner guida nella protezione
dell'ambiente globale e nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile;
-
lo sviluppo di un
partenariato globale per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile
-
l'integrazioni
delle considerazioni esterne e degli obiettivi in materia di ambiente in tutti
gli aspetti delle relazioni esterne della comunità.
Il programma punta:
-
A porre in evidenza i
cambiamenti climatici come sfida principale per i prossimi 10 anni, oltre a
contribuire all’obiettivo a lungo termine, di stabilizzare le concentrazioni
dei gas a effetto serra nell’atmosfera ad un livello tale da escludere
qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. A
questo fine, il Programma si prefigge l’obiettivo a lungo termine di limitare
a
-
A tutelare, conservare,
ripristinare e sviluppare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat
naturali e della flora e della fauna selvatiche allo scopo di arrestare la
desertificazione e la perdita della biodiversità, compresa la diversità delle
risorse genetiche, nell’Unione europea e su scala mondiale.
-
A contribuire ad un
elevato livello di qualità della vita e di benessere sociale per i cittadini,
attraverso un ambiente in cui il livello dell’inquinamento non provochi
effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente attraverso uno sviluppo
sostenibile
-
A garantire una migliore
efficienza e gestione delle risorse e dei rifiuti ai fini del passaggio a
modelli di produzione e consumo più sostenibili, dissociando, pertanto ,
l’impiego delle risorse e la produzione dei rifiuti dal tasso di crescita
economica, e cercando di garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non
rinnovabili non superi la capacità di carico dell’ambiente.
Gli Approcci strategici
del Programma per la realizzazione degli obiettivi ambientali:
1.
Sviluppare
la nuova normativa comunitaria
2.
Incentivare
l’attuazione e l’applicazione più efficace della normativa
3.
Proseguire le iniziative
per integrare le disposizioni in materia di ambiente nella
elaborazione,definizione e attuazione delle politiche e delle attività
comunitarie nei vari settori
4.
Promuovere modelli di
consumo e di produzione sostenibili per internalizzare gli impatti ambientali
positivi e negativi attraverso una combinazione di strumenti, compresi strumenti
di mercato ed economici
5.
Migliorare il
partenariato con le imprese e le organizzazioni che le rappresentano,
coinvolgere le parti sociali, i consumatori, migliorare la prestazione
ambientale delle imprese e perseguire modelli di produzione sostenibili
6.
Garantire che i singoli
consumatori, le imprese e gli enti pubblici dispongano di migliori informazioni
sui processi e sui prodotti in termini di impatto ambientale per raggiungere
modelli di consumo sostenibili.
7.
Sostenere
l’integrazione delle considerazioni ambientali nel settore finanziario.
8.
Creare un regime
comunitario in materia di responsabilità.
9.
Migliorare la
cooperazione e il partenariato con i gruppi di consumatori e le NGO e favorire
una maggiore comprensione delle tematiche ambientali e la relativa
partecipazione da parte dei cittadini europei.
10.
Incentivare e promuovere
l’uso e la gestione efficaci e sostenibili del territorio e del mare tenendo
conto delle considerazioni ambientali.
La riforma
della Governance, che tratta del modo in cui l’Unione europea esercita
i poteri ad essa conferiti dai suoi cittadini, è uno dei
quattro obiettivi strategici presentati dall’Unione Europea nel 2000.
Tale impegno
si è concretizzato nell’elaborazione del Libro bianco sulla Governance.[8]
Il libro
bianco sulla Governance propone una
maggiore apertura nel processo di elaborazione delle politiche dell’Unione
Europea, finalizzato a garantire una partecipazione più ampia dei cittadini e
delle organizzazioni nella definizione e presentazione di tali politiche.
Proposto in bozza nel 2001, il Libro bianco ha accolto osservazioni fino a marzo
2002.
Incoraggiando
ad una maggiore apertura e responsabilizzazione delle parti in causa, il
documento proposto ha l’intento di rendere percepibile ai cittadini europei il
fatto che gli Stati membri, operando assieme all’interno dell’Unione,
possono offrire risposte più efficaci alle loro preoccupazioni.
I cambiamenti
proposti dal libro bianco sulla
governance riguardano un impegno ad integrare i mezzi di azione delle politiche
dell’EU con strumenti di tipo non legislativo. Tale impegno è finalizzato a:
1.
una maggiore
partecipazione ed apertura, per favorire la quale l’Unione si impegna:
-
a fornire informazioni
on-line aggiornate in tutte le fasi dei processi decisionali.
-
Ad interagire più
strettamente con le autorità regionali e locali e con la società civile,
attraverso un dialogo più sistematico con i rappresentanti delle autorità
regionali e locali, tramite associazioni nazionali ed europee,
sin dalla prima fase dell’elaborazione delle politiche.
-
A introdurre una
maggiore flessibilità nelle modalità esecutive della normativa comunitaria,
che tenga conto delle specificità regionali e locali
-
A definire pubblici
criteri di qualità (standard minimi) da rispettare nelle consultazioni sulle
politiche europee
-
Ad istruire accordi di
partenariato che vadano oltre gli standard minimi, in determinati settori, nei
quali
2.
Un miglioramento delle
politiche, delle normative comunitarie, dei loro risultati ed un aumento della
credibilità dell’Unione e delle sue istituzioni che prevede tra le altre
cose:
-
La semplificazione del
diritto comunitario vigente e l’incoraggiamento degli stati membri ad operare
un’analoga semplificazione delle normative nazionali che danno attuazione alle
disposizioni dell’UE
3.
La ridefinizione del
ruolo delle istituzioni ove le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri sono
chiamati ad operare in concerto per elaborare una strategia politica globale
attraverso diversi impegni della Commissione.
Nel Libro bianco, vengono definiti i principi alla base della buona
governance e dei cambiamenti proposti nel libro stesso: Apertura,
Partecipazione, Responsabilità, Efficacia, Coerenza. Questi principi,
considerati alla base della democrazia e del principio di legalità
negli Stati membri, sono considerati anche principi ispiratori per tutti
i livelli di governo: globale, europeo, nazionale, regionale e locale.
Approfondimenti
I
principi della buona governance
Dal Libro Bianco sulla Governance - Commissione delle Comunità
Europee
“Apertura. Le
istituzioni devono operare in modo più aperto: assieme agli Stati membri,
devono adoperarsi attivamente per spiegare meglio, con un linguaggio accessibile
e comprensibile al grande pubblico, che cosa fa l’Unione europea e in che
consistono le decisioni che essa adotta. Questo principio riveste particolare
importanza se si vuole accrescere la fiducia dei cittadini in istituzioni
complesse.
Partecipazione. La qualità, la
pertinenza e l’efficacia delle politiche dell’Unione dipendono dall’ampia
partecipazione che si saprà assicurare lungo tutto il loro percorso, dalla
prima elaborazione all’esecuzione. Con una maggiore partecipazione sarà
possibile aumentare la fiducia nel risultato finale e nelle istituzioni da cui
emanano tali politiche. Perché ci sia una maggiore partecipazione, è
indispensabile che le amministrazioni centrali cerchino di interessare i
cittadini all'elaborazione e all’attuazione delle politiche dell’Unione.
Responsabilità.
I ruoli all’interno dei processi legislativi ed esecutivi vanno definiti con
maggiore chiarezza. Ogni istituzione dell’UE deve spiegare qual è il suo
ruolo in Europa e deve assumerne la responsabilità. Ma vi è esigenza di
maggiore chiarezza e maggiore responsabilità anche da parte degli Stati membri
e di tutti coloro che partecipano, a qualsiasi livello, all’elaborazione e
all’attuazione delle politiche dell’Unione.
Efficacia. Le politiche dell'UE devono essere efficaci e tempestive,
producendo i risultati richiesti in base a obiettivi chiari, alla valutazione
del loro impatto futuro e, ove possibile, delle esperienze acquisite in passato.
Per la loro efficacia, è necessario inoltre che le politiche siano attuate
secondo proporzionalità e le decisioni siano adottate al livello più
opportuno.
Coerenza. Le politiche e gli interventi dell’Unione devono essere
coerenti e di facile comprensione. Si avverte una crescente esigenza di
coerenza: la gamma dei compiti da assolvere è andata ampliandosi;
l’allargamento dell’Unione accentuerà le differenze; sfide quali il
cambiamento climatico e il calo demografico superano i confini delle politiche
settoriali sulle quali si è costruita l’Unione; le autorità regionali e
locali sono sempre più coinvolte nelle politiche dell'UE. La coerenza richiede
una leadership politica e una decisa assunzione di responsabilità da parte
delle istituzioni, così da assicurare un’impostazione coerente all’interno
di un sistema complesso. Ciascuno di questi principi è importante di per se
stesso. Ma nessuno di essi può essere conseguito con azioni separate.
Non è più possibile garantire l’efficacia delle politiche
dell’Unione senza un maggior coinvolgimento di tutti nella loro elaborazione,
applicazione ed attuazione.
L’applicazione di questi cinque punti va a sostegno dei
principi di proporzionalità e di sussidiarietà.
Dalla prima elaborazione di una politica fino alla sua
esecuzione, la scelta del livello al quale intervenire (dal livello comunitario
a quello locale) e degli strumenti da utilizzare deve essere proporzionata agli
obiettivi perseguiti. Ciò significa che quando si avvia un'iniziativa è
fondamentale verificare sistematicamente
a.
se un'azione pubblica è
veramente necessaria,
b.
se il livello europeo è
quello più opportuno
c.
se le misure proposte
sono proporzionate agli obiettivi.
Anche l’Unione cambia. I settori di sua
competenza spaziano dalla politica estera alla difesa, dall’immigrazione alla
lotta contro la criminalità.
L’Unione sta ampliandosi, con la prevista adesione di nuovi
membri, e non sarà più giudicata soltanto per la sua capacità di eliminare le
barriere agli scambi o di portare a compimento il mercato unico: la sua
legittimità dipende oggi dalla partecipazione e dal coinvolgimento di tutti. Ciò
significa che il modello lineare, secondo il quale le politiche sono adottate ed
imposte dall’alto, deve essere sostituito con un "circolo virtuoso",
basato sul feedback, sulle reti e su una partecipazione a tutti i livelli, dalla
definizione delle politiche fino alla loro attuazione.”
(Ovvero il
Diritto dei cittadini all’informazione, alla partecipazione alla
giustizia in materia ambientale.)
La
convenzione di Aarhus "Convenzione
sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla
giustizia in materia ambientale",
sottoscritta in Danimarca, il 25 giugno 1998, ratificata da 39 Stati membri
della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE), l’Unione
Europea e alcuni paesi dell’ex Unione sovietica, è entrata in vigore il 30
ottobre del 2001.
In occasione della sua entrata in
vigore Kofi
Annan, segretario generale dell’ONU, ha considerato
Con la
sottoscrizione della Convenzione i Paesi firmatari, si impegnano a garantire:
1.
i diritti di accesso all’informazione,
2.
la partecipazione pubblica nel processo decisionale,
3.
l’accesso alla
giustizia in materia ambientale,
attraverso
questi tre percorsi si impegnano a proteggere il diritto di ogni persona
presente e delle future generazioni, di vivere in un ambiente adeguato alla
propria salute e benessere.
Per ognuno di questi tre aspetti, considerati i pilastri della
democrazia ambientale,
Approfondimenti
Impegni e diritti sanciti dalla convenzione di Aarhus
1.
Garantire ai cittadini
l'accesso alle informazioni ambientali
Tale diritto viene esercitato alle seguenti condizioni:
§
Che le autorità siano
effettivamente in possesso dei documenti
§
Che le informazioni siano
aggiornate ed affidabili, rilasciate in termini ragionevoli e senza costi
onerosi.
il rifiuto nel fornire l’informazione si considera
ammissibile nei casi di:
§
richiesta abusiva,
generica, relativa a un documento in corso di elaborazione o non posseduto,
§
tutela del segreto delle
deliberazioni delle pubbliche autorità, della difesa nazionale, della pubblica
sicurezza, del buon funzionamento della giustizia, del segreto
commerciale/industriale, dei diritti di proprietà, del carattere confidenziale
dei documenti
Per la divulgazione delle informazioni viene inoltre
richiesto che le istituzioni assumano un ruolo attivo e comunicativo, attraverso
§
il rispetto del principio
dell'immediatezza
§
la
creazione di reti automatizzate delle informazioni.
2.
Favorire
2.1 Partecipazione
ai piani, ai programmi ed
alle politiche in materia ambientale,
2.2 Partecipazione
pubblica durante la preparazione di decreti esecutivi e/o strumenti
normativi legalmente vincolanti e di applicazione generica
Nel corso dei processi
decisionali gli interessati hanno la possibilità di presentare osservazioni, di
cui le autorità pubbliche devono tener conto.
3.
Accesso alla giustizia in
materia ambientale
Nel caso che i cittadini
ritengano che la loro richiesta di informazioni sia stata ignorata oppure
rifiutata ingiustamente, oppure per denunciare la violazione della normativa
ambientale da parte di soggetti pubblici e privati, i cittadini stessi potranno
ricorrere a procedure di revisione amministrativa e giurisdizionale, sollecite e
senza alcun onere finanziario per la riesamina.
La
metodologia VAS, Valutazione Ambientale Strategica, è da anni considerata un
importante strumento di valutazione. Già da tempo, nell’ambito della
regolamentazione dei fondi strutturali, infatti,
particolare rilevanza è attribuita alla valutazione ambientale dei piani e dei
programmi da presentare ai finanziamenti comunitari.
Con
“
Frutto
di un lungo dibattito iniziato nel 1996, che ha condotto tutti gli stati membri
ad un accordo sul testo, in seguito alla sua pubblicazione, la direttiva
dà agli stati membri stessi tre anni di tempo, fino al 2004,
affinché essa possa essere integrata nei sistemi legislativi nazionali
in materia ambientale.
La
direttiva fissa un quadro minimo per
la valutazione ambientale che sancisce i principi generali del sistema di VAS,
lasciando agli stati membri il compito di definire i dettagli procedurali
secondo il principio di sussidiarietà.
Fondata
sull’ obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente,
contribuendo all’integrazione di considerazioni ambientali in sede
pianificatoria per promuovere lo sviluppo sostenibile, la direttiva richiama
alla necessità di redigere un rapporto ambientale da sottoporre a consultazione
delle autorità e di tutto il pubblico interessato all’iter decisionale e nel
caso a consultazione transfrontaliera.
Una
volta adottato il piano dovrà essere messo a disposizione congiuntamente a:
-una
dichiarazione di sintesi che illustra le modalità di considerazione degli
aspetti ambientali
-un
documento che riporti i risultati della consultazione
-le
motivazione della scelta
-le
misure adottate per il monitoraggio.
Il
progetto di definizione di indicatori comuni europei di sviluppo sostenibile (ECI)
è un’iniziativa indirizzata al monitoraggio
della sostenibilità a livello locale, portato avanti da un gruppo di esperti e
di rappresentanti di comunità locali europei.
L’idea
progettuale, realizzata grazie ad un
partenariato di diverse organizzazioni
ed autorità locali, è un'iniziativa congiunta della Commissione europea (DG
Ambiente), dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) e del gruppo di esperti
sull'ambiente urbano creato nel 1991 dalla stessa Commissione europea.
Tali
soggetti hanno intrapreso un lavoro insieme finalizzato ad una migliore
comprensione della sostenibilità nelle comunità
locali ed alla produzione di dati confrontabili tra loro.
Obiettivo di tale lavoro è stato quello di stimolare gli enti locali
europei ad utilizzare, come base di riferimento complementare agli indicatori
nazionali o locali, gli ECI European
Common Indicators: strumenti di misurazione dei progressi nell’ambito dello
sviluppo sostenibile locale: infatti, utilizzati in combinazione con altri
indicatori ed altri metodi di valutazione, gli indicatori comuni europei,
possono contribuire a una strategia di monitoraggio sia unitaria che a livello
locale o regionale.
Nel corso del
progetto ECI è stata dapprima proposta una moltitudine di possibili indicatori
di sostenibilità, da cui, attraverso un lavoro di selezione concertata “dal
Basso verso l’alto”, sono stati in seguito
identificati 10 (più 1) indicatori comuni di sostenibilità
che, negli intenti del gruppo di lavoro, rappresentano parametri
raffrontabili e comuni di sostenibilità a livello delle molte diverse realtà
locali e regionali europee.
I dieci
indicatori sono attualmente in via di verifica: oltre 100 autorità locali
hanno sottoscritto l’accordo di adozione degli ECI e stanno aderendo
alla fase di monitoraggio testando praticamente gli indicatori. L’accesso a
tale fase è stata aperta all’ingresso di sempre nuovi enti locali per tutto
l’anno
Da un
rapporto presentato da Maria Berrini[10]
(Ambienteitalia) , che riporta e confronta i risultati raggiunti nell’attuale
fase di lavoro, appare come “il 70% circa delle 70 amministrazioni che
hanno risposto ai questionari dichiarano come sia “Importantissimo”
continuare a sviluppare il progetto ECI. Il Comitato direttivo della Campagna
Europea delle Città sostenibili (ed i network che lo compongono) ha definito
gli ECI uno strumento interessante per la valutazione dei suoi progressi, ne ha
suggerito l’integrazione con altri strumenti ed ha raccomandato alla CE la sua
continuazione.”
Approfondimenti
ECI i dieci+1 indicatori comuni europei
1.
Soddisfazione dei
cittadini
% di cittadini che si
dichiarano molto o abbastanza soddisfatti del contesto locale
2.
Contributo locale al
cambiamento climatico globale
Emissioni procapite CO2
equivalenti
3.
Mobilità locale e
trasporto passeggeri
% di spostamenti con mezzi
privati motorizzati
4.
Accessibilità ad aree
verdi e servizi
% di cittadini che vive a
meno di
5.
Qualità dell’aria
% superamenti netti dei
limiti previsti per PM10
6.
Spostamenti casa-scuola
dei bambini
% dei bambini che vanno a
scuola in automobile
7.
Gestione sostenibile
dell’ Autorità locale e delle imprese locali
% delle imprese con
certificazione ambientale
8.
Inquinamento acustico
% della popolazione
esposta a livelli di rumore notturno > 55 dB (A)
9.
Uso sostenibile del
territorio
Percentuale di aree
protette sulla superficie totale
10.
Prodotti sostenibili
% di persone che
acquistano prodotti sostenibili
Undicesimo indicatore
aggiunto:
Impronta ecologica
(Unità di misura: ettari
di terreno per abitante)
l’impronta ecologica
misura la “pressione” di una data popolazione sulle risorse naturali e
rappresenta la quantità
“fisica”di terreno necessaria a sostenere gli attuali livelli di consumo e
produzione di rifiuti di quella popolazione.
Il
“Community framework for
cooperation to promote sustainable Urban development”
(decisione n1411/2001/CE)[11]
è un contributo finanziario di 14 milioni di euro della CE
Dg generale Ambiente, che ha durata 2001-2004 ed è indirizzato alle reti di
autorità locali.
Tali
fondi europei sono stati stanziati al fine di sostenere, assistere, incoraggiare
l’ elaborazione, lo scambio e l’implementazione delle buone pratiche nei
campi dell’:
-implementazione
a livello locale della legislazione ambientale dell’EU
-sviluppo
urbano sostenibile
-Agenda
21 locale
campi
entro cui sono specificatamente
consentite attività quali:
l’informazione
e lo scambio di informazioni sullo
sviluppo urbano sostenibile e l’Agenda 21 locale, la promozione della qualità
ambientale in aree con problemi ambientali e socioeconomici, la cooperazione tra
partners coinvolti nello sviluppo sostenibile e nell’Agenda
|
Argomento |
Soggetto
promotore |
cosa |
|
Sviluppo sostenibile |
Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio |
Strategia d'Azione Ambientale per* lo Sviluppo
Sostenibile in Italia (2002) |
|
Governo nazionale e Governi regionali |
Conferenza Stato Regioni sullo* sviluppo
sostenibile (2002) |
|
|
Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio |
Premio città a misura dei bambini e delle
bambine* |
|
|
Sistema APAT,ARPA,APPA |
Documento “Nuovi strumenti per lo sviluppo
sostenibile” (2001)* |
|
|
Agenda 21 locale |
Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio |
Bandi per il cofinanziamento di programmi di
sviluppo sostenibile e attuazione dell’ Ag21l (2000-2002)* |
|
APAT |
“Linee guida per le Agende 21 locali”-
Manuale ANPA (2000) |
|
|
Governi Locali – Associazione A21 Italy |
Indagine
sullo stato di attuazione delle Ag21l in Italia (2002)* |
|
|
Monitoraggio e reporting |
Istituto sviluppo
sostenibile Italia |
Indicatori di sviluppo sostenibile ISSI (2002)* |
Nel mese di
luglio 2002 ,con delibera 57/2002, il Comitato Interministeriale per
Il documento,
impostato sulle priorità definite dal Sesto piano d’azione ambientale
della Comunità Europea 2002-2012 e sugli obiettivi fissati dal
Consiglio Europeo in materia di piena occupazione, coesione sociale e tutela
ambientale, garantisce, in coerenza con le indicazioni del Consiglio Europeo di
Barcellona (2002), la predisposizione della strumentazione necessaria per la
concertazione, la partecipazione, la condivisione delle responsabilità a
livello nazionale ed il reporting.
La
preparazione del documento ha visto, in alcune sue fasi chiave, la
partecipazione attiva di numerosi soggetti portatori di interessi: dalle
associazioni industriali, alle associazioni non governative, i sindacati, le
istituzioni di governo centrale, le amministrazioni territoriali e la società
civile in genere, che hanno dato il loro contributo al Ministero dell’ambiente
e della tutela del territorio attraverso diversi strumenti di partecipazione,
dagli incontri diretti alla possibilità intervenire attraverso un forum
telematico aperto a tutti.
Approfondimenti
• cambiamenti climatici
e protezione della fascia dell’ozono;
• protezione e
valorizzazione sostenibile della Natura e della Biodiversità;
• qualità
dell’Ambiente e qualità della vita negli ambienti ur-bani;
• prelievo delle risorse
e produzione di rifiuti.
Nel documento
viene riconosciuta l’ esigenza di nuove forma di progettualità orientate alla
sostenibilità: progettare gli equilibri ecologici, modificare i modelli di
produzione e di consumo, promuovere l’ecoefficienza, ristabilire gli elementi
di equità sociale.
In questo quadro l’azione ambientale, occupandosi di
eliminare le pressioni all’interfaccia tra antroposfera ed esosfera, viene
riconosciuta come pilastro fondamentale di una strategia per un nuovo modello di
sviluppo .
Il documento tenendo
conto dell’interazione tra sfera ambientale, economica e sociale
focalizza alcuni punti fondamentali:
-
L’azione ambientale
deve essere improntata sul principio precauzionale, secondo le linee definite in
ambito comunitario
-
L’azione ambientale da
sola non basta, c’è bisogno anche di una sostenibilità economica
-
Il PIL non contiene
fattori che tengono conto dei danni recati all’ambiente e dei relativi costi
per la collettività: è tempo di misurare lo sviluppo economico con un
articolato ventaglio di parametri fisici e monetari.
-
Le azioni e gli impegni
finalizzati a perseguire uno sviluppo sostenibile non possono prescindere da
politiche attente alla povertà e all’esclusione sociale.
Alla
luce del principio di sussidiarietà, nella Strategia viene fatto presente come
gli obiettivi e le azioni della Strategia stessa debbano trovare continuità nel
sistema delle Regioni, delle Province autonome e degli Enti locali. Viene
promossa a questo proposito “la
predisposizione di strategie di sostenibilità, a tutti i livelli, per
l’attuazione di tali obiettivi in relazione alle proprie specificità,
adattando a queste contenuti e priorità in collaborazione e partnership con gli
Enti locali e tutti i soggetti coinvolti. A tal fine è ne-cessario che le
Regioni individuino e orientino nel proprio bilancio le risorse finanziarie
necessarie. Lo Stato dovrà, agli stessi fini, provvedere ad orientare le
risorse del proprio bilancio a sostegno dell’azione regionale, ove queste si
siano dotate di strategie regionali per il perseguimento degli obiettivi di
grande scala e delle macroazioni. “
La strategia individua,
come strumenti dell’azione
ambientale quelli che aiutano il superamento dell’approccio “comando e
controllo” e che promuovono i comportamenti volontari
da parte di tutti gli attori sociali verso la protezione dell’ambiente.
Tra essi promuove:
-
L’applicazione della legislazione di protezione
ambientale
-
L’integrazione dell’ambiente nelle politiche
di settore e nei mercati
-
L’attuazione della riforma fiscale ecologica
-
La mitigazione delle esternalità ambientali
-
L’eliminazione dei sussidi perversi
-
L’Agenda 21 locale come strumento di
programmazione delle azioni a favore dello sviluppo sostenibile
-
L’introduzione della contabilità ambientale e l’uso degli indicatori per l’azione ambientale e lo
sviluppo sostenibile
-
La maggiore efficacia dei processi di
partecipazione del pubblico
-
La crescita del ruolo decisionale dei cittadini
-
Il finanziamento dello sviluppo sostenibile anche
derivante, oltre che dal fondo ad hoc per lo sviluppo sostenibile, anche
dall’impegno di istituti di credito e mercato assicurativo
-
Lo sviluppo della ricerca scientifica e
tecnologica, della formazione e dell’informazione
Dopo una approfondimento
di dettaglio su priorità, obiettivi ed azioni riferite ad ognuna delle quattro
aree tematiche individuate “la strategia di azione ambientale per lo sviluppo
sostenibile in Italia” mette a punto un sistema di verifica dell’azione
ambientale per lo sviluppo sostenibile , da applicare al monitoraggio
dell’attuazione della strategia stessa, costruito sulla base degli indicatori
adottati dal Consiglio Europeo di Barcellona (2002) integrati con altri
indicatori specifici individuati a livello nazionale. Tale sistema associa ai
propri indicatori di qualità ambientale, ove possibile, anche target e tempi,
al fine di orientare le future valutazioni di impatto sulla sostenibilità che
vengono implicate dalle proposte programmatiche e strategiche.
Principi
ispiratori della strategia di azione ambientale per lo sviluppo sostenibile
• l’integrazione dell’ambiente nelle
altre politiche;
• la preferenza per stili di vita
consapevoli e parsimoniosi;
• l’aumento nell’efficienza globale
dell’uso delle risorse;
• Il rigetto della logica d’intervento
“a fine ciclo” e l’orienta-mento
verso politiche di prevenzione;
• la riduzione degli sprechi;
• l’allungamento della vita utile dei
beni;
• la chiusura dei cicli materiali di
produzione-consumo;
• lo sviluppo dei mercati locali e delle
produzioni in loco;
• la valorizzazione dei prodotti tipici e
delle culture della tradizione;
• la partecipazione di tutti gli attori
sociali alla determinazione degli obiettivi e degli impegni e alla
corrispondente condivisione delle responsabilità.
Al fine di elaborare quanto
proveniente da Johannesburg e dall’impegno assunto con la “Strategia per lo
sviluppo sostenibile”, nel
dicembre 2002 si è insediato, presso
Negli
anni 2000 e 2002, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha
indetto due bandi di cofinanziamento per programmi di sviluppo sostenibile e
attuazione dell’Agenda 21 locale.
In
risposta al primo bando, per il quale il Ministero aveva messo a disposizione
12,9 milioni di euro, sono pervenuti 709 progetti, tra questi 548 sono risultati
idonei e 111 di essi hanno ottenuto il cofinanziamento.
Al
secondo bando, configurato sulle stesse tematiche del precedente e concluso il
19 novembre 2002, hanno risposto 804 enti locali: al momento della redazione di
questo testo è in corso la nomina della Commissione ministeriale incaricata di
valutare i progetti pervenuti. Entrambi i bandi sono stati costruiti con la
partecipazione attiva di tutti coloro che intendessero apportare il proprio
contributo, attraverso l’apertura di forum telematici per tutta la durata del
processo di elaborazione delle linee guida.
Rispetto
al precedente, il secondo bando individuava due categorie distinte di progetti,
quelli che prevedevano lo sviluppo si un processo di attuazione dell’A21l fin
dall’avvio e quelli destinati a processi già avviati, arrivati alla fase di
attuazione di azioni specifiche o strategie Agenda 21 locale.
Entrambi
i bandi hanno visto un’ampia risposta da parte degli enti locali italiani del
nord del centro e del sud, risposta che ha riconfigurato in un brevissimo tempo
lo scenario italiano di quanti si fossero assunti degli impegni in merito alla
traduzione in azione dei principi dello sviluppo urbano sostenibile (adesione
alla carta di Aalborg ) e di quanti avessero intrapreso il percorso di
attuazione dell’Agenda 21 locale in Italia.
Con
l’inizio del 2003 ci si trova di fronte ad
un primo momento in cui poter tirare le somme dei risultati sui progetti
cofinanziati nel 2000 ed in scadenza, dopo diciotto mesi: a questo fine il
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha portato avanti
un’azione di verifica e di monitoraggio dell’andamento dei processi in atto
i cui risultati, una volta pubblicati, rappresenteranno un’utile base su cui
poter sviluppare nuove strategie a favore dell’affermazione dell’Agenda 21
come strumento privilegiato di pianificazione a livello locale.
Da
anni il Ministero dell’ambiente pubblica il bando per le città
sostenibili dei bambini e delle bambine[12].
Il premio è indirizzato a quei comuni italiani hanno realizzato o hanno
in via di realizzazione progetti che prevedono una migliore sostenibilità della
città per i bambini.
Il
bando si struttura in due premi distinti: quello al “Miglior progetto
per una città sostenibile delle bambine e dei bambini " e
quello per l’"Iniziativa più significativa per migliorare l´ambiente
urbano con e per i bambini".
I
premi previsti sono sette e riguardano comuni di diverse dimensioni.
Nell’
edizione 2001 i premi delle città a misura dei bambini e delle bambine sono
andati a città grandi e piccole che hanno creato, tra le altre cose,
laboratori per una città
sostenibile per bambini e bambine, hanno avviato Agende 21locali, hanno
realizzato interventi di riqualificazione urbana attraverso la pianificazione a
partecipata e finalizzati alla creazione di spazi per l’infanzia, hanno
realizzato piste ciclabili, percorsi casa-scuola, hanno attuato interventi
incisivi nei campi dell’inquinamento elettromagnetico e dell’aria, hanno
realizzato laboratori didattici con i ragazzi che hanno lavorato su una visione
della città multietnica e solidale ed hanno sviluppato programmi di educazione
ambientale che fanno riferimento alla città come risorsa educativa.
Nel
2002, con il primo Rapporto ISSI[13]
L’Istituto Sviluppo Sostenibile Italia propone
un’indagine basata su indicatori elaborati specificatamente allo scopo di
misurare lo sviluppo sostenibile in Italia e sviluppare gli strumenti che
rendano possibile una visione condivisa dello sviluppo sostenibile in Italia.
Il
Rapporto individua tre “panieri dello sviluppo sostenibile” :
-Società
e economia,
-Ambiente
-Uso delle risorse.
Per
ognuno di questi ambiti vengono scelti nel Rapporto dieci indicatori chiave
selezionati e calcolati a partire dagli indicatori base disponibili in Italia.
Si
arriva così ad un set complessivo di trenta indicatori, dalla cui integrazione
viene quindi elaborato l”ISSI” l’Indice generale italiano di
sostenibilità che intende esprimere lo stato della sostenibilità in
Italia. Le potenzialità individuate nel rapporto per l’indice ISSI sono
quelle di: “Misurare i progressi su scala nazionale in funzione dei target
assegnati e dei tempi di conseguimento, considerare i differenziali regionali
per valutare lo stato della coesione nei tre settori, economico-sociale,
ambientale, di uso delle risorse regionali di rilevanza nazionale e di
consentire alle aree urbane, p.es. alle 10 aree urbane medio grandi, di
misurarsi sulla scala della sostenibilità.”
Sulla
base degli indicatori selezionati il quadro riportato dal rapporto 2002 è, tra
le altre cose quello di un Italia in crescita, ma che si sviluppa poco a livello
sociale, culturale e tecnologico, un’Italia la cui condizione ambientale “può
evolversi positivamente, ma non ha ancora stabilizzato né un buono stato, né
una buona gestione e potrebbe, quindi anche peggiorare” e di un Italia che
risulta essere ancora troppo poco efficiente nell’uso delle sue risorse.
Approfondimenti
ISSI - Indicatori e target 2012
Società e economia
§
Aspettativa di vita
§
Reddito pro capite
§
Tasso di disoccupazione
§
Disoccupazione nel mezzogiorno
§
Equità nella distribuzione del reddito
(indice Gini)
§
Disagio sociale femminile
§
Livello di istruzione
§
Benessere, salute sicurezza
§
Aiuti allo sviluppo
§
Spesa per la ricerca scientifica
Ambiente
§
Emissioni serra
§
Qualità dell’aria nelle otto principali
città italiane
§
Emissione di Diossine e furani
§
Qualità delle acque marino costiere
§
Qualità e certificazione ambientale
§
Incendi forestali
§
Consumo di fitofarmaci
§
Abusivismo edilizio
§ &