PRINCIPI OLISTICI DELL'ECOLOGIA 


Questa sezione comprende i seguenti capitoli:

  1. IL CANTICO DELLA TERRA DI CAPO SEATTLE

  2. LA PRIMA CARTA DELLA TERRA 

  3. I DOCUMENTI SULL’ECOLOGIA GLOBALE - Gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello  mondiale da Rio, a Johannesburg, dall’Agenda 21, alla Carta della Terra

    1. Lo scenario mondiale
    2. Dal vertice di Rio al vertice di Johannesburg
    3. l World Summit of Sustainable Development di Johannesburg
    4. La dichiarazione politica di Johannesburg
    5. L’impegno dei Governi Regionali: la dichiarazione di Gauteng
    6. Dall’Agenda All’Azione
    7. Il “Quadro di implementazione dell’Agenda 21 locale per il decennio successivo a Johannesburg”
    8. La Carta della terra
    9. I Principi di Melbourne per le città sostenibili[1]
    10. Lo scenario Europeo
    11. L’Europa e lo sviluppo sostenibile
    12. Integrare l’ambiente nelle altre politiche: Il trattato di Amsterdam
    13. L’ Europa dopo il World Summit on Sustainable Development Le 10  riflessioni politiche chiave di Kolding Agenda 21 locale in Europa: La Carta di Aalborg
    14. La Politica Ambientale europea: il 6° programma quadro
    15. La Governance: Il libro bianco
    16. La partecipazione dei cittadini e informazione: La Convenzione di Aarhus
    17. ECI i dieci+1 indicatori comuni europei
    18. Contributi finanziari: Il Quadro comunitario di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano
    19. Sviluppo sostenibile e Agenda 21 locale in Italia L’Attuazione dell’Agenda 21 locale: indirizzi dal Coordinamento Agende 21 italiane
    20. Il sistema APAT, ARPA, APPA e i nuovi strumenti per lo sviluppo sostenibile
    21. Alcuni siti web di interesse

     

  4. CRISI ECOSISTEMICA E NECESSITÀ DI TRASFORMAZIONE


IL CANTICO DELLA TERRA DI CAPO SEATTLE

 il primo documento storico dell’ecologia moderna

 di Capo Seattle

Questo documento, scritto dal capo indiano Seattle all'allora Presidente degli Stati Uniti, incarna tutta la bellezza e la profondità della visione unitaria tipica dell'età Paleolitica, che rimase incontaminata negli indiani d'America fino al tempo della loro assoggettazione da parte degli 'uomini bianchi, ultimi eredi di quella colonizzazione ariana che continua da più di 4000anni. Nel 1852, il Gran Capo Bianco di Washington cioè il presidente Frenklin Pierce, fece un'offerta per una grande area di territorio indiano e promise una "riserva " per il popolo indiano. La risposta del Capo Seattle, qui sotto pubblicata, è considerata la più bella e profonda dichiarazione sull'ambiente mai fatta da un uomo.

Quando il Gran Capo di Washington manda a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi: Il Gran Capo manda, a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi. I1 Gran Capo manda a dire che ci riserverà un'area in modo che noi possiamo vivere comodamente. Egli sarà il nostro padre e noi saremo suoi figli.

Così noi considereremo la Vostra offerta di comprare la nostra terra. Ma non sarà facile.

Perché questa terra è sacra per noi. Questa acqua scintillante, che scende nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovrete ricordare che è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra e che ogni immagine spirituale riflessa nella chiara acqua dei laghi parla di avvenimenti e ricordi nella vita del mio popolo.

I1 mormorio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, spengono la nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe, e alimentano i nostri figli. Se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordarvi e insegnare ai vostri bambini che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri, e che dovrete d'ora, innanzi riservare ai fiumi tutte le gentilezze che riservereste a ogni fratello.

Sappiamo che l'uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare.

Un pezzo di terra è per lui uguale a quello vicino perché egli è lo straniero che viene di notte e prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno.

La sua avidità divorerà la terra e lascerà dietro a sé solo il deserto. Io non lo so. I nostri modi di pensare sono diversi dai vostri.

La vista delle vostre città fa male agli occhi dell'uomo rosso, forse perché l'uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c'è luogo tranquillo nelle città dell'uomo bianco. Nessun luogo per ascoltare l'aprirsi delle foglie in primavera, o il fruscio delle ali di un insetto.

Ma può darsi che questo sia perché io sono un selvaggio e non capisco.

Già il solo fracasso sembra un insulto alle orecchie. E come si può chiamare vita se non si riescono ad ascoltare il grido solitario del capriolo, le discussioni delle rane di notte attorno ad uno stagno?

Io sono un uomo rosso e non capisco.

L'indiano preferisce il sommesso suono del vento che increspa la superficie dello stagno e l'odore del vento stesso, purificato da una pioggia di mezzogiorno o profumato dai pini.

L'aria è preziosa per l'uomo rosso perché tutte le cose dividono lo stesso respiro, la bestia, l'albero, l'uomo, tutti dividono lo stesso respiro. L'uomo bianco non sembra notare l'aria che respira. Come un uomo in agonia da molti giorni egli e insensibile alla puzza.

Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordare che l'aria per noi è preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutta la vita che sostiene. Il vento che diede al nostro avo il suo primo respiro, riceve, anche il suo ultimo sospiro. E se vi venderemo la nostra terra dovete tenerlo separato e considerarlo come un posto dove persino l'uomo bianco possa andare a sentire il vento addolcito dai fiori di prateria.

Così considereremo la Vostra offerta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettare, io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà trattare le bestie di questa terra come sue sorelle.

Io sono un selvaggio e non capisco altro modo.

Cosa è un uomo senza le bestie? Se tutte le bestie se ne fossero andate, l'uomo morirebbe di grande solitudine di spirito perché qualunque cosa succeda alle bastie, presto succede all'uomo.

Tutte le cose sono collegate.

Dovrete insegnare ai Vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere di nostri avi. Affinché essi rispettino la terra, dite ai Vostri bambini che la terra è ricca delle vite della nostra razza. Insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la terra è nostra madre. .

Qualunque cosa succeda alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Questo noi sappiamo; la terra non appartiene all'uomo ma l'uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.

Tutte le cose sono collegate.

Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.

L'uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo.

Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso.

Anche l'uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico, non può essere esonerato dal destino comune.

Potremmo essere fratelli, dopo tutto.

Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l'uomo bianco potrebbe scoprire un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio.

Ora proteste pensare che voi lo possediate come desiderate possedere la nostra terra, ma non potete.

Egli è il Dio dell'uomo, e 1e Sua misericordia è uguale per l'uomo rosso e per l'uomo bianco.

Questa terra è per Lui preziosa e trattarla male è accumulare disprezzo sul suo Creatore. Anche i bianchi dovranno passare, forse prima di tutte le altre tribù.

Contaminate il Vostro letto e una notte soffocherete nei vostri rifiuti.

Ma nel vostro perire voi splenderete, incendiati dalla forza del Dio che via ha portato su questa terra e per qualche speciale scopo vi ha dato il dominio su questa terra e sull'uomo rosso.

Questo destino è per noi un mistero, perché noi non sappiamo quando i bufali saranno tutti massacrati, i cavalli dominati, gli angoli segreti della foresta appesantiti con l'odore di molti uomini, e la vista delle colline opulenti deturpata dai cavi.

Dov'è il boschetto? Sparito. Dov'è l'aquila? Sparita.

La fine della vita è l'inizio della Sopravvivenza.


 

LA CARTA DELLA TERRA 

Preambolo scritto nel 1992

 

Preparata da tutte le Organizzazioni Non-Governative in occasione dell'"Earth Summit", i

l "Summit della Terra"  organizzato dall'ONU, a Rio De Janeiro, il 3-14 Giugno 1992

 

  1. Noi siamo la Terra, la gente, piante e animali, piogge ed oceani, respiro della foresta e flusso del mare.

  2. Noi onoriamo la Terra come casa di tutti gli esseri viventi.

  3. Amiamo la bellezza della Terra e la diversità della vita.

  4. Accogliamo la capacità della Terra di rinnovarsi come base della vita.

  5. Riconosciamo il posto speciale dei Popoli Indigeni della Terra, i loro territori, i loro costumi ed il loro rapporto unico con la Terra.

  6. Siamo sconvolti dalla sofferenza umana, povertà e danni alla Terra causati dall’ineguaglianza di potere.

  7. Accettiamo di condividere la responsabilità di proteggere e restaurare la Terra e di permettere l'uso saggio ed equo delle risorse per ottenere un equilibrio ecologico e nuovi valori sociali, economici, e spirituali.

  8. In tutte le nostre diversità, siamo Uno.

  9. La nostra comune casa è in crescente pericolo.

  10. Perciò ci impegniamo ad aderire ai seguenti principi, prendendo nota in ogni momento dei bisogni di donne, popoli indigeni, il Sud, i disabili, e tutti coloro che sono svantaggiati:

 

La Terra è la nostra casa e la casa di tutti gli esseri viventi. Siamo parti di un universo in evoluzione. Gli esseri umani sono parte di una comunità interdipendente di vita con una magnifica diversità di forme viventi e culture. Diventiamo umili di fronte alla bellezza della Terra e condividiamo una riverenza per la vita e le fonti del nostro essere. Siamo grati per l'eredità che abbiamo ricevuto dalle generazioni passate e abbracciamo le nostre responsabilità verso le generazioni presenti e future.

 La Comunità della Terra è in un momento decisivo. La biosfera è governata da leggi che ignoriamo a nostro rischio. Gli esseri umani hanno acquisito l'abilità di alterare radicalmente l'ambiente ed i processi evolutivi. La mancanza di visione del futuro e l'uso errato della conoscenza e del potere minacciano la trama della vita e le fondamenta della sicurezza locale e globale. Nel nostro mondo c'è grande violenza, povertà e sofferenza. E' necessario un cambiamento di percorso fondamentale. Abbiamo di fronte la scelta: prenderci cura della Terra o partecipare alla sua distruzione e alla distruzione di noi stessi e della diversità della vita. Dobbiamo re-inventare una civiltà industriale-tecnologica, trovando nuovi modi di equilibrare individui e società, avere ed essere, diversità e unione, a breve e lunga scadenza, usare e nutrire.

Nonostante le nostre diversità, siamo un'unica umanità ed una famiglia terrestre con un comune destino. Le sfide che affrontiamo richiedono una visione inclusiva ed etica. Dobbiamo incoraggiare la cooperazione a livello locale, bioregionale, nazionale ed internazionale, In solidarietà fra di noi e con le comunità esistenti, noi gli abitanti del mondo ci impegniamo ad agire guidati dai seguenti principi interlacciati:

 

  1. Il rispetto per la Terra e per tutta la vita. La Terra, ogni forma di vita e ogni essere vivente hanno un valore intrinseco e merita rispetto indipendentemente dal valore utilitario per l'umanità.

  2. La cura della Terra, proteggere e ristabilire diversità, integrità e bellezza dell'ecosistema del pianeta. Dove ci sono rischi di danni ambientali irreversibili e seri, prendere provvedimenti per prevenirli.

  3. Vivere sostenibilmente, promuovendo e adottando modi di consumo, produzione e riproduzione che rispettano e salvaguardano i diritti umani e le capacità rigenerative della Terra.

  4. Stabilire la giustizia e difendere senza discriminazione i diritti di tutte le persone alla vita, libertà e la sicurezza delle persone in un ambiente adeguato per la salute umana ed il benessere spirituale. Ognuno ha diritto ad acqua potabile, aria pulita, suolo incontaminato e sicurezza di cibo.

  5. Condividere equamente i benefici delle risorse naturali e di un ambiente sano fra nazioni, ricchi e poveri, uomini e donne e fra generazioni presenti e future, e internalizzare ogni costo ambientale, sociale ed economico.

  6. Promuovere sviluppo sociale e sistemi finanziari che creano e mantengono stili di vita sostenibili, sradicare la povertà, e rinforzare le comunità locali.

  7. Praticare la non-violenza riconoscendo che la pace è il senso di unità ed interezza creata da relazioni armoniche ed equilibrate con se stessi, gli altri, le altre forme di vita e la Terra.

  8. Rinforzare i processi che danno potere alle persone di partecipare effettivamente alle decisioni ed assicurare la trasparenza e l'affidabilità del governo e dell'amministrazione in ogni sfera sociale.

  9. Riaffermare che i Popoli Indigeni e Tribali hanno un ruolo vitale per cura e la protezione della Madre Terra. Hanno il diritto di mantenere la loro spiritualità, conoscenza, terre, territori e risorse.

  10. Affermare che l'eguaglianza dei sessi è un pre-requisito per lo sviluppo sostenibile.

  11. Assicurare il diritto alla salute sessuale e riproduttiva con attenzione speciale a donne e ragazze.

  12. Promuovere la partecipazione dei giovani come portatori affidabili di cambiamenti per la sostenibilità locale, bioregionale e globale.

  13. Utilizzare e portare avanti conoscenze scientifiche e altri tipi di conoscenza e tecnologie che promuovono stili di vita sostenibili e proteggono l'ambiente.

  14. Assicurare che le persone nella loro vita abbiano l'opportunità di acquisire conoscenza, valori e abilità pratiche per costruire comunità sostenibili.

  15. Trattare tutte le creature con compassione e proteggerle dalla crudeltà e dalla distruzione insensata.

  16. Non fare all'ambiente degli altri quello che non faresti al tuo ambiente.

  17. Proteggere e restaurare posti di straordinario significato ecologico, culturale, estetico, spirituale e scientifico.

  18. Coltivare e agire con un senso di condivisa responsabilità per il benessere della Comunità della Terra. Ogni persona, istituzione e governo ha il dovere di portare avanti le mete invisibili di giustizia per tutti, sostenibilità, pace globale, rispetto e cura per la più grande comunità della vita.

Abbracciando i valori di questa Carta, possiamo crescere per diventare una famiglia di culture che permette al potenziale di ogni persona di sfoderarsi in armonia con la Comunità della Terra. Dobbiamo preservare una fede forte nelle possibilità dello spirito umano ed un profondo senso di appartenenza all'universo. La nostra migliore azione incorporerà l'integrazione di conoscenza e compassione.

* * Per sviluppare ed implementare i principi di questa Carta, le nazioni dovrebbero, come primo passo, adottare una convenzione internazionale che fornisca una cornice legale integrata per le future leggi di politica ambientale e di sviluppo sostenibile.

 

Come sostenere la Carta della Terra: il Censimento Planetario

Invitiamo tutti gli artisti, gli uomini di cultura, i politici, gli scienziati e le persone spiritualmente orientate a sottoscrivere questo documento per sostenere questo nuovo e decisivo approccio alla risoluzione dei problemi mondiali fondato sul risveglio dell’essere umano alla coscienza planetaria. Tramite Internet, al sito www.globalcensus.org

Chiunque desideri può inviare una lettera firmata di adesione alla "Carta della Terra" presso il "Villaggio Globale", villa Demidoff, Bagni di Lucca, Lucca, tel. 0583-86404.

 

E-mail: info@globalvillage-it.com

Internet: http://www.globalvillage-it.com

 

 

 


 

I DOCUMENTI SULL’ECOLOGIA GLOBALE

Gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello  mondiale da Rio, a Johannesburg, dall’Agenda 21, alla Carta della Terra

Documenti, indirizzi, strumenti e risorse 
Tratto da: “Agenda 21Locale 2003- Dall’Agenda all’Azione: linee d’indirizzo ed esperienze”              

a cura di Raymond Lorenzo e di Sabina Vannucci

APAT, Roma 2004

 

 Indice

  1. Lo scenario mondiale
  2. Dal vertice di Rio al vertice di Johannesburg
  3. l World Summit of Sustainable Development di Johannesburg
  4. La dichiarazione politica di Johannesburg
  5. L’impegno dei Governi Regionali: la dichiarazione di Gauteng
  6. Dall’Agenda All’Azione
  7. Il “Quadro di implementazione dell’Agenda 21 locale per il decennio successivo a Johannesburg”
  8. La Carta della terra
  9. I Principi di Melbourne per le città sostenibili[1]
  10. Lo scenario Europeo
  11. L’Europa e lo sviluppo sostenibile
  12. Integrare l’ambiente nelle altre politiche: Il trattato di Amsterdam
  13. L’ Europa dopo il World Summit on Sustainable Development Le 10  riflessioni politiche chiave di Kolding Agenda 21 locale in Europa: La Carta di Aalborg
  14. La Politica Ambientale europea: il 6° programma quadro
  15. La Governance: Il libro bianco
  16. La partecipazione dei cittadini e informazione: La Convenzione di Aarhus
  17. ECI i dieci+1 indicatori comuni europei
  18. Contributi finanziari: Il Quadro comunitario di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano
  19. Sviluppo sostenibile e Agenda 21 locale in Italia L’Attuazione dell’Agenda 21 locale: indirizzi dal Coordinamento Agende 21 italiane
  20. Il sistema APAT, ARPA, APPA e i nuovi strumenti per lo sviluppo sostenibile
  21. Alcuni siti web di interesse

 

Gli indirizzi e gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello  mondiale

Documenti, indirizzi, strumenti e risorse
Tratto da:

“Agenda 21Locale 2003

Dall’Agenda all’Azione: linee d’indirizzo ed esperienze”

Raymond Lorenzo, Sabina Vannucci

APAT, Roma 2004

 

Lo scenario mondiale

 

Argomento

Soggetto promotore

Cosa

Sviluppo sostenibile

Assemblea Generale delle Nazioni Unite - Commissione Mondiale su ambiente e sviluppo (detta Commissione Brundtland)

Rapporto Our common future Stoccolma, 1987

(ha definito, per la prima volta, lo sviluppo sostenibile e ha promosso la creazione di una dichiarazione universale sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile)

 

 

Nazioni Unite

 Conferenza mondiale su ambiente e sviluppo” UNCED, Rio de Janeiro, 1992

 Viene sottoscritta l’Agenda 21

“Summit Mondiale sullo Sviluppo sostenibile”

WSSD, Johannesburg, 2002

Rio+10: Dall’Agenda all’Azione

 

Earth Charter Commission

Carta della terra, Parigi, 2000

 

Città sostenibili

Nazioni Unite

Seconda Conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani Habitat II, Istanbul 1996 

(Si conferma l’importanza dell’Agenda 21 locale e viene redatta l’Agenda habitat)

 

Nazioni Unite.

United nations environment programme (UNEP) division of technology, industry and economics

Melbourne principles for sustainable cities,  Melbourne2002

 


 

Dal vertice di Rio al vertice di Johannesburg

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

Il World Summit of Sustainable Development di Johannesburg

 

 

 

 

 

 

 


Nel  2002, dieci anni dopo il Summit della terra delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo, tenuto a Rio nel 1992, la comunità internazionale si è incontrata di nuovo a Johannesburg per rinnovare l’impegno, al più alto livello, per lo sviluppo sostenibile.

 

Il Summit di Rio aveva focalizzato, per la prima volta a livello mondiale, l’attenzione internazionale sui crescenti problemi ambientali e di sviluppo verso cui andava incontro il nostro pianeta. Il risultato di Rio fu molto incoraggiante: la firma, da parte dei 178 governi presenti, di un piano d’azione globale molto ambizioso per perseguire lo sviluppo sostenibile: l’Agenda 21. Questo piano coinvolgeva nella sua implementazione, tutta orientata verso lo sradicamento della povertà e la risoluzione dell’ingiustizia sociale e del degrado ambientale, Governi, NGOs ed altri soggetti, tra cui gli enti locali di tutto il mondo.

 

Dieci anni dopo, con la consapevolezza che in tale lasso di tempo il movimento verso un mondo più sostenibile è risultato essere molto più lento di quanto ci si aspettava e che la visione di Rio, a parte qualche progresso specifico a livello nazionale o regionale, non è stata mantenuta, si è tenuto il nuovo summit mondiale sullo sviluppo sostenibile. Gli impegni assunti al vertice di Johannesburg evidenziano la necessità di valorizzare tutte le dimensioni della sostenibilità, con particolare attenzione a quella dei diritti umani. In campo ambientale i suoi risultati hanno portato ad un dibattito internazionale in cui emergono luci ed ombre, con critiche che denunciano, a fronte delle conferme dell’Agenda 21, dei richiami all’azione e degli impegni sui target del nuovo Piano, l’insufficiente focalizzazione di problematiche chiave, soprattutto in campo energetico e l’insufficiente assunzione di impegni e scadenze. Su questo terreno si stanno costruendo oggi, attraverso dibattiti a tutti i livelli di governo, nuove strategie per il futuro che vedono impegnati egualmente i governi e la società civile, presente quest’ultima a Johannesburg con 8000 rappresentanti delle NGO.

 

I documenti adottati al summit di Johannesburg sono la Dichiarazione politica “Johannesburg declaration on sustainable development” e  il “Piano di implementazione”, risultato delle trattative che hanno avuto inizio con gli incontri preparatori al summit, i “prep com” tenuti nel corso del 2002 e che ci sono conclusi a Johannesburg. [2]

Assieme all’adozione di questi documenti, a Johannesburg vengono riaffermati tra le altre cose, gli impegni precedenti dell’Agenda 21 di Rio. Infine, nel quadro delle azioni, un risultato di Johannesburg è stata la presentazione di  iniziative di partenariato di tipo II.

Il summit di Johannesburg si è concluso con la definizione di 5 nuovi targets

 

-         Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone senza accesso ad acqua potabile e servizi sanitari di base

-         Impegno nel minimizzare gli effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente della produzione e l’uso di tutti gli agenti chimici entro il 2020

-         Impegno a fermare il depauperamento degli stock ittici ed a riportarli ad un livello sostenibile non oltre il 2015

-         Impegno ad avviare l’implementazione delle strategie nazionali sullo sviluppo sostenibile entro il 2005

-         Impegno ad arrestare il rateo di perdita della biodiversità entro il 2010, come già concordato nella “Convenzione della Biodiversità”

 

 

 

 

Senza impegnarsi su target specifici, gli Stati hanno concordato di:

 

-         Incoraggiare e promuovere lo sviluppo di un quadro di programmi a 10 anni per accelerare l’andamento verso produzione e consumi sostenibili

-         Stabilire un fondo mondiale di solidarietà

-         Accrescere la responsabilità e la trasparenza delle imprese

-         Diversificare le risorse energetiche sviluppando tecnologie per l’energia avanzate, più pulite più efficienti, economicamente vantaggiose, incluse le tecnologie per combustibile fossile e le tecnologie di energie rinnovabili

-         Ridurre i rischi delle sostanze chimiche sulla salute umana e l’ambiente

-         Sviluppare una gestione integrata delle risorse idriche ed efficienti piani per le acque

 

Comunque, Nonostante le molte discussioni, il summit si è concluso senza aver raggiunto un accordo su:

 

-         Un target specifico del 10% per incrementare la porzione delle energie rinnovabili nel Piano d’Azione

-         Una tempistica per la rimozione dei sussidi ecologicamente dannosi

 

Approfondimenti

La dichiarazione politica di Johannesburg

La “Johannesburg declaration on sustainable development”  è un documento che si compone di 32 punti. Articolati in 6 capitoli, in cui viene riaffermato l’impegno per lo sviluppo sostenibile nelle sue tre componenti ed in cui vengono riaffermati i principi di Rio e L’Agenda 21,  quelli della conferenza ONU  sui finanziamenti per lo sviluppo tenuta a Monterey del marzo 2002 e quelli della  4° conferenza dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO) di Doha (novembre 2001).

La sfida proposta dalla Dichiarazione politica di Johannesburg è quella  dello sradicamento della povertà, del cambiamento dei modelli di produzione e consumo e della protezione delle risorse naturali. La globalizzazione è vista come un’opportunità che però distribuisce iniquamente costi e benefici.

Gli impegni assunti sono quelli dell’adozione di target, tempi e partnership attraverso cui affrontare in tempi brevi l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’abitazione, all’energia, alle cure mediche, alla sicurezza del cibo e alla biodiversità. Gli impegni, ancora, riguardano  la lotta alla fame, alla malnutrizione, l’occupazione straniera, la guerra, la droga, il crimine organizzato, la corruzione, i disastri naturali, il traffico d’armi e persone, il terrorismo, l’intolleranza, il razzismo, l’odio etnico e religioso, la xenofobia, le malattie infettive, mentre si ribadisce l’impegno ad assicurare l’emancipazione e la parità di diritti della donna.

La dichiarazione richiama governi ed imprese private a tenere fede a tali impegni a diversi livelli, conferma il ruolo delle Nazioni Unite nella promozione dello sviluppo sostenibile ed impegna i firmatari  a coinvolgere il maggior numero dei governi, degli stakeholders e dell’intera società ad assicurare il conseguimento, nei tempi stabiliti, dei target  socio economici ed ambientali contenuti nel piano di implementazione di Johannesburg.

 
 

 


Il Piano di implementazione di Johannesburg comprende 148 punti articolati in dieci sezioni.

All’interno del Piano si trovano 30 target che pongono le basi per l’azione. Generalmente, rispetto agli impegni di Rio, l’attenzione dell’intero documento si è spostata dall’ambiente alle questioni sociali ed è stato introdotto un nuovo argomento, il capitolo relativo alla globalizzazione.

 

Il piano riafferma e rafforza l’impegno dell’Agenda 21 di Rio richiamando esplicitamente il principio della responsabilità comune ma differenziata, l’integrazione “economia, società, ambiente”, il principio precauzionale (che a causa di conflitti nati sul suo fondamento scientifico viene trasformato nel documento in “approccio precauzionale”) ed afferma il beneficio dell’implementazione da parte di tutti gli attori.

Nel Piano d’implementazione viene quindi introdotto il concetto della “Good Governance”: la pace, la sicurezza, la stabilità, il rispetto per i diritti umani, le libertà fondamentali e l’equità dei vantaggi si accompagnano all’affermazione dell’importanza dell’etica per lo sviluppo sostenibile.

I punti principali del piano riguardano:

1 Lo sradicamento della povertà per cui tra i diversi impegni di risoluzione di problemi specifici viene costituito un fondo volontario pubblico privato

2 Il cambiamento dei modelli insostenibili di produzione e di consumo che non ha visto risultati sostanziali nel decennio dopo Rio e che ha visto rifiutare la proposta di un programma decennale per il cambio dei modelli, proposta che però è stata ripresa dai governi locali. In questo ambito l’impegno si è orientato, tra le altre cose  sull’aumento dell’eco-efficienza e degli incentivi per le cleaner productions,  sul ricorrere sistematicamente alla VIA e sull’inserimento dello sviluppo sostenibile in tutti i processi di decision making.

Per quanto riguarda l’energia, a causa di opposizioni, non è stato raggiunto alcun accordo sui target ed i tempi per l’eliminazione dei sussidi e sulle fonti rinnovabili, mentre sono stati riaffermati gli impegni contro distorsioni competitive del mercato e per l’aumento globale di energia  rinnovabile, anche su base nazionale volontaria.

3 La protezione e la gestione delle risorse naturali alla base dello sviluppo sociale ed economico:   per cui, anche qui in un clima di ostacoli alla definizione di target e con alcune opposizioni, si ribadisce l’invito alla ratifica immediata del protocollo di Kyoto, si affronta l’inversione della distruzione delle risorse naturali, il principio precauzionale, l’eliminazione dei sussidi all’agricoltura e l’approccio ecosistemico.

4 Lo sviluppo sostenibile in un mondo in via di globalizzazione: il documento riconosce “il sussistere di seri rischi di crisi finanziarie, insicurezza, povertà, esclusione e disuguaglianze al di là dei possibili vantaggi della globalizzazione”

5 Salute e sviluppo sostenibile: sono argomenti che nel summit di Johannesburg hanno avuto più spazio di quanto ne avessero avuto a Rio, in quanto, nell’ultimo decennio, è apparsa sempre più evidente la connessione tra salute e sviluppo sostenibile.

Tra gli accordi firmati sono la riduzione della mortalità infantile e materna, la salvaguardia delle medicine tradizionali, l’incidenza dell’HIV e l’approfondimento delle cause ambientali delle malattie.

 

Nel Piano Per quanto riguarda l’Europa, viene riconosciuto il ruolo importante che la regione europea deve giocare per perseguire lo sviluppo sostenibile attraverso azioni concrete. Viene riconosciuta la necessità di applicare diversi approcci e meccanismi per l’implementazione dell’Agenda 21 nella regione, a causa dei diversi livelli di sviluppo economico presenti nei paesi.

 

Tra gli argomenti trattati nel Piano, vi sono quelli dei finanziamenti, degli scambi commerciali, del WTO dei sussidi, il trasferimento tecnologico la formazione e l’informazione. Si conferma il finanziamento della GEF e si chiede un impegno per la progressiva eliminazione dei sussidi, specie in agricoltura.

In merito alla “Cornice istituzionale per lo sviluppo sostenibile”, l’Agenda 21, assieme ad altri fondamenti come l’implementazione del World Summit on Sustainable development (WSSD) la Dichiarazione del millennio e il Monterrey consensus, viene considerata il fondamento del futuro assetto istituzionale mentre viene proposto un impegno verso la good governance ed i suoi principi base, quali la lotta alla povertà, le buone politiche economiche, libertà, pace, diritti umani, per citarne solo alcune.

Infine, tra gli obiettivi istituzionali vi è un richiamo all’integrazione, la partecipazione ed il rafforzamento delle capacità operativo-progettuali a livello locale e nei paesi svantaggiati.

Nel Piano vengono delineati gli impegni rispettivi e specifici delle istituzioni globali come l’assemblea generale UN, il Consiglio economico sociale, la Commissione per lo sviluppo sostenibile, l’UNEP, l’UN-Habitat, l’UNDP e l’UNCTAD.

Le comunità regionali si assumono gli stessi impegni della comunità globale rivolgendo una maggior attenzione al coordinamento, al finanziamento e alla partecipazione

Le comunità nazionali, il cui impegno attuale viene considerato insufficiente, sono esortate ad approntare entro il 2005 “strategie nazionali per lo sviluppo sostenibile” e “Consigli nazionali per lo sviluppo sostenibile”, vengono inoltre esortate a riformare ed adeguare le istituzioni, a promuovere le attività dei governi locali e il coinvolgimento di tutti gli stakeholders.

Per quanto riguarda i Major Groups si auspica un forte sviluppo della partnership tra NGO., volontariato e istituzioni e viene incoraggiato il ruolo dei giovani. Viene qui riconosciuta la connessione tra ambiente e diritti umani, compreso il diritto allo sviluppo.

 

 
 

 


Le  iniziative di partenariato di tipo II, presentate secondo i “Principi guida per il partenariato per lo sviluppo sostenibile”, sono state concordate all’ incontro preparatorio al summit (prep com IV)  di Bali e prevedono proposte nei settori identificati nel Piano di implementazione. I progetti, presentati sul sito web ufficiale dell’ UN, sono azioni di cooperazione tra paesi che vedono la partecipazione di imprese e di altri soggetti pubblici e privati. La presentazione di iniziative di partnership quale complemento dei negoziati del WSSD è un percorso aperto, che prosegue anche dopo la chiusura del summit.

L’impegno dei Governi Regionali: la dichiarazione di Gauteng

I governi regionali riuniti a Johannesburg in  sessione parallela a quella  dei governi centrali, hanno sottoscritto un documento di indirizzo: la dichiarazione di Gauteng[3]

In essa i 22 rappresentanti di governi regionali e delle numerose associazioni presenti  hanno ribadito il loro impegno verso lo sviluppo sostenibile, come delineato dall’Agenda 21 ed alla Dichiarazione del millennio.

Nel documento si fa presente come i Governi Regionali, per le loro caratteristiche, siano sfere di governo cruciale per l’implementazione di politiche di sviluppo sostenibile e rappresentino i partner essenziali di altre sfere di governo e della società civile per politiche ed implementazioni integrate e coordinate, fermo restando l’applicazione del principio di sussidiarietà.

 

Approfondimenti

Nella dichiarazione di Gauteng i Governi regionali:

-                      Si impegnano  nella ricerca di soluzioni innovative per rendere sostenibile lo sviluppo delle Regioni

-                      Si impegnano a giocare la loro parte verso un mondo libero da conflitti in cui ovunque sia libertà democrazia e rispetto dei diritti umani

-                      Intendono dare alta priorità a quanto già enfatizzato dal segretariato delle UN nel perseguimento della sostenibilità negli ambiti dell’ acqua potabile, energia, salute, produzione agricola e biodiversità e gestione degli ecosistemi.

-                      Credono nell’importanza di strategie per lo sviluppo sostenibile a livello regionale che contraddistinguino sia l’identità delle regioni che quelle caratteristiche che le aiutano ad interconnettersi con la società più  allargata. Per questo promuovono la cooperazione e l’opportunità di un attiva partecipazione degli stakeholder in tali strategie e mandano un appello a tutti i Governi Regionali del mondo a impegnarsi il più presto possibile in questo senso.

-                      Intendono creare una rete globale per lo scambio di informazioni ed esperienze sullo sviluppo sostenibile a livello regionale quale base per progetti di cooperazione o programmi che favoriscano questo processo di apprendimento.

-                      I Governi regionali, infine, ribadiscono la loro volontà ed il loro bisogno a cooperare con tutte le altre sfere di governo e stakeholder per promuovere lo sviluppo sostenibile e perseguire i target dell’Agenda 21 e della dichiarazione del millennio.

 

La sessione dei Governi Locali

Tra gli eventi paralleli al WSSD da segnalare la sessione dei Governi Locali “L’azione locale muove il mondo”, organizzata dall’ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) in collaborazione con le maggiori associazioni di governo locale e le agenzie delle UN e realizzata con l’obiettivo di dare spazio alle aspettative ed agli impegni dei Governi locali.

In tale occasione,  più di 500 sindaci e rappresentanti di associazioni di autorità locali hanno dibattuto per quattro giorni circa l’impegno ed il ruolo rappresentato dalle autorità locali nel rilancio della sfida della sostenibilità a livello locale e nel bilancio dei dieci anni trascorsi dal mandato di Rio. In tale occasione Otto Zimmerman, segretario generale dell’ICLEI riportava: “Le autorità locali si stanno già muovendo , nonostante le difficoltà,  dall’agenda all’azione”. I maggiori ostacoli che sono sembrati emergere a tale proposito sono stati quelli finanziari e talvolta di capacità, così come quelli relativi agli effettivi poteri delegati ed al supporto ricevuto dai governi nazionali e dai programmi internazionali.

 

Dalla sessione dei governi locali del Summit di Johannesburg  è emersa una dichiarazione dei governi locali detta “L’Azione locale muove il mondo”[4] in cui le città rinnovano l’impegno verso obiettivi e target dell’Agenda 21, dell’agenda Habitat e della Dichiarazione del millennio.

 

Nella loro dichiarazione, i governi locali riuniti a Johannesburg, riaffermano i principi di trasversalità e solidarietà propri dello sviluppo sostenibile, la partecipazione della società civile nelle decisioni, la responsabilità per le generazioni future e le popolazioni svantaggiate.

Ricordando che dal ‘92 oltre 6000 governi locali hanno sottoscritto l’Agenda 21 locale con la loro comunità, tali governi auspicano il rafforzamento del decentramento e lo sviluppo delle capacità dei governi locali e sottoscrivono quattro principi interconnessi:

 

1.Il principio sovrano dello sviluppo sostenibile che integra le dimensioni economiche, sociali e ambientali,

2. l’effettiva decentralizzazione democratica con un sostanziale set di competenze chiave ed adeguate risorse finanziarie per i governi locali

3. Buona governance guida efficace, trasparenza, affidabilità, corretta gestione e equo accesso ai servizi un impegno alla cooperazione e una costruzione di capacità istituzionale

4. Cooperazione e solidarietà cooperazione per lo scambio di buone pratiche, sostegno al mutuo apprendimento.

 

 

In base a tali principi i governi locali si impegnano:

 

-         a dar seguito alla dichiarazione del millennio riducendo entro il 2015 la proporzione di coloro che vivono in assoluta povertà.

-         a cooperare con i governi nel rafforzare le capacità dei governi locali,

-         a sviluppare strategie urbane che integrino le dimensioni di sviluppo dell’economia della società della cultura e dell’ambiente.

-         Si impegnano per il prossimo decennio ad accelerare l’implementazione dell’Agenda 21 locale attraverso campagne d’ azione locali e programmi per la creazione di comunità sostenibili,

-         ad intraprendere la cooperazione tra città per i mutuo apprendimento e scambio di buone pratiche in particolare nei contesti di crescente urbanizzazione,

-         a sviluppare una nuova e più profonda cultura della sostenibilità a tutti i livelli dalla pianificazione sostenibile alla salute pubblica alla gestione delle risorse.

-         a sviluppare una local governance trasparente con un ruolo proattivo della comunità, lavorando con le organizzazioni civili e il settore privato nella parità di partecipazione di uomini e donne e nel coinvolgimento attivo dei settori svantaggiati.

-         a gestire i governi locali olisticamente, così da raggiungere gli obiettivi di sviluppo attraverso una gestione integrata delle risorse finanziarie umane e naturali.


 

Approfondimenti

Dall’Agenda All’Azione

 

Il “Quadro di implementazione dell’Agenda 21 locale per il decennio successivo a Johannesburg”

Dichiarazione  approvata all’assemblea plenaria durante la sessione per i governi locali al WSSD:

 

“Dieci anni dopo il vertice della terra di Rio, l’implementazione dell’Agenda 21, delle convenzioni di Rio e dell’agenda Habitat sta procedendo così lentamente che gli orrori della povertà globale e dello sconvolgimento ambientale stanno diventando più che mai opprimenti. Chiediamo quindi una profonda trasformazione dell’attuale modello di sviluppo in un modello basato sulla vera giustizia e su un profondo rispetto per i processi della natura. Ci impegniamo a rispettare la Carta della Terra e i Principi di Melbourne e affermiamo quanto segue:

 

-                      I Governi locali che attuano lo sviluppo sostenibile sono determinati ad entrare in un decennio di azioni accelerate ed efficaci per creare comunità sostenibili e proteggere i beni comuni globali

-                      I Governi locali si presteranno per garantire economie locali vitali, comunità giuste e pacifiche, città eco-efficienti e comunità sicure ed elastiche in grado di rispondere al cambiamento, garantendo risorse idriche sicure ed accessibili e proteggendo il nostro clima, il terreno, la biodiversità e la salute umana.

-                      I Governi locali richiedono l’Azione locale – il motto per l’implementazione accelerata dello sviluppo sostenibile nel decennio successivo al Summit mondiale di Johannesburg

-                      I Governi locali richiedono l’Azione locale – un mandato dato dal Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile alle autorità locali in tutto il mondo per impegnarsi nell’implementazione delle agende e dei  piani d’azione locali.

-                      I Governi  locali richiedono l’Azione 21 locale – in movimento di città, villaggi e paesi e delle loro associazioni per agire verso la sostenibilità

-                      I Governi locali rafforzeranno il proprio impegno nei confronti dell’Agenda 21 Locale e della sua implementazione per tutto il prossimo decennio dell’Azione 21 locale”

 

 

La Carta della terra

Tale documento, pubblicato nel 2000,  rappresenta la tappa conclusiva di un lungo percorso, avviato con la proposta dell’ UNWCED (Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite) di sviluppare una “Dichiarazione universale” sotto forma di una “nuova carta" al fine di "consolidare ed estendere principi legali rilevanti", creando "nuove norme necessarie per mantenere i mezzi di sostentamento e la vita sul pianeta che condividiamo e ´per guidare i comportamenti delle nazioni durante la transizione verso uno sviluppo sostenibile". Tale sfida fu raccolta, dapprima dalla Conferenza di Rio su Ambiente e sviluppo del 1992, nella cui occasione venne stilata la carta della terra delle ONG, mentre doveva ancora essere elaborata una carta della terra propriamente delle Nazioni Unite.


In occasione della Conferenza di Rio del ’92  l'accordo fu  raggiunto sulla “Dichiarazione di Rio”, che costituisce un documento prezioso, ma che non contiene la visione etica fondante per una Carta della Terra.

 

A seguito di ciò, e per tale motivo,  nel 1994 fu varata una nuova iniziativa per La Carta della Terra, sotto la guida di Maurice Strong ex segretario generale della Conferenza di Stoccolma e dell'UNCED e presidente dei neo costituito Earth Council e di Mikhail Gorbaciov, presidente di Green Cross International.

Tra il 1995 e il 1996, fu portata avanti la preparazione della bozza della Carta della Terra, con il contributo di varie organizzazioni associate e fu costituita la Commissione Carta della terra (Earth Council) in Costa Rica.

 

La commissione stabilì che la Carta sarebbe dovuta essere “una dichiarazione di principi etici fondamentali per la conservazione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile; che tali principi dovessero essere di significato duraturo, ampiamente condivisi dai popoli di ogni razza, cultura, religione e tradizione ideologica; relativamente breve e concisa; un documento con una prospettiva olistica e una visione etica e spirituale; redatta in un linguaggio ispiratore, chiaro, estremamente valido e comprensibile in tutte le lingue; una dichiarazione che aggiungesse nuovi e significativi valori a quello che era già stato espresso in documenti attinenti.”
Nel marzo 2000, a Parigi è stata, alla fine di questo percorso, pubblicata dalla “Commissione per La Carta della Terra”, la versione finale della Carta della Terra.

Approfondimenti

CARTA DELLA TERRA

 

PREAMBOLO

Ci troviamo a una svolta critica nella storia del Pianeta, in un momento in cui l’ umanitá deve scegliere il suo futuro. Mano a mano che il mondo diventa sempre piú interdipendente e fragile, il futuro riserva allo stesso tempo grandi pericoli e grandi opportunitá. Per progredire dobbiamo riconoscere che, pur tra tanta straordinaria diversitá di culture e di forme di vita, siamo un’ unica famiglia umana e un’ unica comunitá terrestre con un destino comune. Dobbiamo unirci per costruire una societá globale sostenibile, fondata sul rispetto per la natura, i diritti umani universali, la giustizia economica e una cultura di pace. Per raggiungere questo obiettivo é imperativo che noi tutti, popoli della Terra, dichiariamo le nostre  responsabilitá, gli uni verso gli altri e nei confronti  della vasta comunitá degli esseri viventi e delle generazioni future.

 

La Terra , nostra casa

L’umanitá é parte di un piú vasto universo in rapida evoluzione. La Terra , nostra casa, é viva e ospita un’ unica comunitá vivente. Le forze della natura rendono l’ esistenza un’ avventura impegnativa e incerta, ma la Terra fornisce le condizioni essenziali per l’ evoluzione della vita. La capacitá di ripresa della comunitá degli esseri viventi e il benessere dell´umanitá dipendono dalla preservazione della salute della biosfera, con tutti i suoi sistemi ecologici, una ricca varietá  vegetale e animale, la fertilitá del suolo, la purezza dell´ aria e delle acque. L´ ambiente globale, con le sue risorse finite, riguarda tutti i popoli. La tutela della vitalitá, diversitá e bellezza della Terra é un´impegno sacro.

 

La situazione globale

Il modello dominante di produzione e consumo provoca devastazioni ambientali, l´ esaurimento delle risorse e una massiccia estinzione delle specie. Intere comunitá  vengono distrutte. I benefici dello sviluppo non vengono equamente distribuiti e aumenta il divario tra ricchi e poveri. Ingiustizia, povertá, ignoranza e violenti conflitti sono diffusi e causano grandi sofferenze. L´ aumento senza precedenti della popolazione umana sovraccarica i sistemi ecologici e sociali. Le fondamenta stessse della sicurezza globale sono minacciate. Queste tendenze sono pericolose, ma non inevitabili.

 

Le sfide che ci attendono

La scelta é nostra: o creare un´ alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri o rischiare la nostra distruzione e quella della diversitá della vita. 

Occorrono radicali modifiche nei nostri valori, nelle nostre istituzioni e nei nostri stili di vita. Dobbiamo renderci conto che, una volta soddisfatti i nostri bisogni primari, lo sviluppo umano consiste fondamentalmente nell’ essere migliori e non nell’ avere di piú. Possediamo le conoscenze e le tecnologie per provvedere a tutti gli abitanti della Terra e per ridurre il nostro impatto sull´ambiente.   L´emergere di una societa´civile globale sta creando nuove opportunitá per costruire un mondo piu´ umano e democratico.    Le nostre esigenze ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono interconnesse e insieme possiamo  costruire soluzioni che le comprendano.

 

La responsabilitá universale

Per realizzare queste aspirazioni dobbiamo decidere di vivere secondo un senso di responsabilitá universale, identificandoci con l´ intera comunitá terrestre, oltre che con le nostre comunitá locali. Noi siamo, allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo, in cui il locale e il globale sono collegati. Ognuno ha la sua parte di responsabilitá per il benessere presente e il futuro della famiglia umana e per il piú vasto mondo dei viventi. Lo spirito di solidarietá umana e di parentela con ogni forma di vita sará rafforzato se noi viviamo con un profondo rispetto verso le fonti del nostro essere, con gratitudine per il dono della vita, e con umiltá riguardo al posto che occupa l’essere umano nello schema complessivo delle cose. Riconosciamo il bisogno urgente di una visione condivisa di valori fondamentali che provvedano una base etica per l´ emergente comunitá mondiale. Perció, uniti nella speranza, affermiamo i seguenti principi interdipendenti per una forma di vita sostenibile, in base ai quali guidare e valutare le condotte degli individui, delle organizzazioni, delle imprese, di governi e istituzioni transnazionali.

 

PRINCIPI

I. RISPETTO E CURA PER LA COMUNITÁ DELLA VITA

 

1.       Rispetta la Terra e la vita, in tutta la sua diversitá.

 

a.              Riconoscendo che tutti gli esseri viventi  sono interdipendenti e che ogni forma di vita ha un valore intrinseco, indipendentemente dalla sua utilitá  per gli esseri umani.

b.              Affermando la fede nell’intrinseca dignitá di tutti gli esseri umani, e nel loro potenziale intellettuale, artistico, etico e spirituale.

 

2.       Prenditi cura della comunitá vivente con comprensione, compassione e amore

 

a.       Accettando che il diritto di possedere, gestire e utilizzare le risorse naturali si accompagna al dovere di prevenire danni all’ ambiente e di tutelare i diritti dei popoli.

b.       Affermando che l´aumento della libertá, della conoscenza e del potere si accompagna all´ aumento della responsabilitá di promuovere il bene comune.

 

3.       Costruisci societá democratiche che siano giuste, partecipative, sostenibili e pacifiche

 

a.       Assicurando che le comunitá garantiscano a tutti i livelli i diritti umani e le libertá fondamentali e forniscano a tutti l’ opportunitá di realizzare appieno il proprio potenziale.

b.       Promovendo una giustizia sociale e economica che permetta a tutti uno standard di vita sicuro e dignitoso, che sia ecologicamente sostenibile. 

 

4. Tutela i doni e la bellezza della Terra per le generazioni presenti e future

 

a.       Riconoscendo che la libertá di  azione di ciascuna generazione é condizionata dalle esigenze delle generazioni future.

b.       Trasmettendo alle generazioni future valori, tradizioni e istituzioni capaci di sostenere lo sviluppo a lungo termine delle comunitá umane ed ecologiche della Terra.

 

Per potere realizzare questi quattro impegni generali occorre:

 

II. INTEGRITA´  ECOLOGICA

 

5. Proteggi e restaura l´integritá dei sistemi ecologici terrestri, con speciale riguardo alla diversitá biologica e  ai processi naturali che sostentano la vita.

 

a.       Adottando a tutti i livelli piani di sviluppo sostenibile e norme che integrino la conservazione e il restauro ambientale in ogni iniziativa di sviluppo.

b.       Istituendo e tutelando riserve naturali e riserve della biosfera viabili, comprese aree sislvestri e marine, per salvaguardare  la diversitá biologica e preservare il nostro patrimonio naturale.

c.       Promovendo il recupero delle specie e degli ecosistemi in via di estinzione.

d.       Controllando ed eliminando gli organismi esogeni o geneticamente modificati dannosi per le specie autoctone e per l’ habitat  e impedendo l´introduzione di questi organismi dannosi.

e.       Amministrando l´utilizzo delle risorse rinnovabili come l´acqua, il suolo, i prodotti forestali e la vita marina in modo da non superare la loro capacitá di recupero e compatibilmente con la salute degli ecosistemi.

f.         Amministrando l´estrazione e l´uso delle risorse non rinnovabili, come i combustibili minerali e fossili, in modo da ridurne al minimo l´esaurimento e impedire gravi danni ambientali.

 

6.   Previeni il danno come migliore misura di protezione ambientale e, quando le conoscenze sono limitate, sii cauto.

 

a.       Prendendo provvedimenti per impedire la possibilitá di danneggiare irreversibilmente o gravemente l´ambiente anche se le informazioni scientifiche sono incomplete o provvisorie.

b.       Assegnando l´onere della prova a coloro che sostengono che una certa attivitá non provocherá danni significativi e chiamando i responsabili a rispondere di eventuali danni ambientali.

c.       Assicurando che, nel processo decisionale, vengano affrontate  le conseguenze cumulative, a lungo termine, indirette, remote e globali delle attivitá umane.

d.       Impedendo l´inquinamento di ogni parte dell ´ambiente e non permettendo l´accumulo di sostanze radioattive, tossiche e comunque pericolose.

e.       Evitando le attivitá militari che siano dannose per l´ambiente.

 

7. Adotta sistemi di produzione, consumo e riproduzione che conservino la capacitá rigenerativa della Terra, i diritti umani e il benessere delle comunitá.

 

a.       Riducendo l´uso, riutilizzando e riciclando i materiali usati nei processi di produzione e consumo, assicurandosi che i rifiuti residui siano assimilabili dai sistemi ecologici.

b.       Imponendo limitazioni ed efficienza nell´utilizzo dell´energia e affidandosi sempre piú spesso alle fonti di energia rinnovabile, come l´energia solare o eolica.

c.       Promuovendo lo sviluppo, l´adozione e il trasferimento equo delle tecnologie ecologicamente efficaci.

d.       Includendo nel prezzo   di vendita i costi ambientali e sociali dei beni e dei servizi e permettendo ai consumatori di riconoscere i prodotti conformi alle normative sociali e ambientali piú severe.

e.       Garantendo l´accesso universale all´assistenza medica di sostegno alla salute riproduttiva e a una procreazione responsabile.

f.         Adottando stili di vita capaci di elevare la qualitá della vita e adeguate risorse materiali in un mondo finito

 

8. Sviluppa lo studio della sostenibilitá ecologica e promuovi lo scambio libero e l´applicazione diffusa delle conoscenze cosí acquisite.

 

a.       Promuovendo la cooperazione scientifica e tecnologica internazionale sulla sostenibilitá, soprattutto per quanto riguarda le  esigenze dei Paesi in via di sviluppo.

b.        Riconoscendo e preservando le conoscenze tradizionali e la saggezza spirituale presenti in ogni cultura capace di contribuire alla tutela dell´ambiente e al benessere umano,

c.       Garantendo che le informazioni di importanza vitale per la salute umana e la tutela dell´ambiente, comprese le informazioni in ambito genetico restino di pubblico dominio e a disposizione di tutti.

 

III. GIUSTIZIA ECONOMICA E SOCIALE

9. Elimina la povertá: un imperativo etico, sociale e ambientale

 

a.       Garantendo il diritto all´acqua potabile, all´aria pulita, alla sicurezza alimentare, al suolo incontaminato, alla casa, alla sicurezza igienica, assegnando le  risorse nazionali e internazionali necessarie.

b.       Dando a ogni essere umano l´istruzione e le risorse utili per garantire uno standard di vita sostenibile e fornendo la  previdenza sociale  e  reti di sostegno per quelli che non fossero capaci di mantenersi da soli.

c.       Assistendo gli esclusi, proteggendo i vulnerabili, aiutando coloro che soffrono e permettendo loro di sviluppare le proprie capacitá e di perseguire le proprie aspirazioni.

 

10. Assicurati che le attivitá economiche e le istituzioni promuovano a tutti i livelli lo sviluppo umano in modo equo e sostenibile.

 

a.       Promuovendo l´equa distribuzione della ricchezza all´interno delle nazioni e tra le nazioni.

b.       Accrescendo le risorse intellettuali, finanziarie, tecniche e sociali a dispoosizione dei Paesi in via di sviluppo, liberandoli dall´oneroso debito internazionale.

c.       Assicurandoti che il commercio promuova un uso sostenibile delle risorse, la tutela dell´ambiente e standard di lavoro ottimali.

d.       Richiedendo alle corporazioni multinazionali e alle organizzazioni finaziarie internazionali di agire in modo trasparente per il bene comune e chiamandole a rispondere delle conseguenze della  loro attivitá.

 

11. Afferma l´uguglianza fra i sessi e la giustizia come essenziali per lo sviluppo sostenibile, garantisci l´accesso universale all´istruzione, all´assistenza sanitaria, alle opportunitá economiche.

 

a.       Garantendo i diritti umani delle donne e ponendo fine a ogni forma  di violenza nei loro confronti.

b.       Promuovendo la partecipazione attiva delle donne in tutti gli aspetti della vita economica, sociale, politica e culturale in qualitá di interlocutrici, persone che prendono decisioni, leader, beneficiarie con pari diritti.

c.       Rafforzando le famiglie e garantendo la sicurezza e la cura amorevole di tutti i loro membri.

 

12.     Sostieni senza alcuna discriminazione i diritti di tutti a un ambiente naturale e sociale capace di sostenere la dignitá umana, la salute fisica e il benessere spirituale, con speciale riguardo per i diritti delle popolazioni indigene e delle minoranze.

 

a.       Eliminando ogni discriminazione in ogni sua forma, come quelle basate su razza, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale, religione, lingua e origine nazionale, etnica o sociale.

b.       Affermando i diritti dei popoli indigeni alle proprie espressioni di spiritualitá, conoscenze, terre e risorse e alle relative pratiche di vita sostenibili.

c.       Onorando e aiutando i giovani delle nostre comunitá , rendendoli capaci di esercitare il loro ruolo essenziale per la creazione di societá sostenibili.

d.       Proteggendo  e restaurando luoghi importanti che abbiano un significato culturale e spirituale.

 

IV. DEMOCRAZIA, NON VIOLENZA E PACE.

 

13. Rafforza le instituzioni  democratiche a tutti i livelli e garantisci trasparenza e responsabilitá a livello amministrativo, compresa la partecipazione nei processi decisionali e l´accesso alla giustizia.

 

a.       Proteggendo il diritto di ognuno a ricevere informazioni chiare e tempestive sulle questioni ambientali e sui piani e le attivitá di sviluppo che possano ricoprire un interesse o avere un impatto sulla vita di ognuno.

b.       Sostenendo  la societá civile a livello locale, regionale e globale e promuovendo la partecipazione significativa di tutti gli individui e delle organizzazioni interessate nei processi decisionali.

c.       Proteggendo la libertá di opinione, espressione, riunione pacifica, associazione e dissenso.

d.       Istituendo l´acceso efficiente ed effettivo alle procedure amministrative e giudiziarie indipendenti, compresi i correttivi legali e le compensazioni connessi ai danni ambientali o  minaccia di tali danni.

e.       Eliminando la corruzione da tutte le istituzioni pubbliche e private

f.         Rafforzando le comunitá locali rendendole capaci di prendersi cura del proprio ambiente e assegnando la responsabilitá per la tutela dell´ambiente a quei livelli amministrativi capaci di rispondere nel modo piú efficiente.

 

14. Integra nell´istruzione formale e nella formazione permanente  le conoscenze, i valori, le capacitá necessarie per un modo di vita sostenibile.

 

a.       Fornendo a tutti, soprattutto ai bambini e ai giovani opportunitá ediucative tali da permettergli di contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile

b.       Promuovendo il contributo alle arti e alle materie umanistiche, oltre che a quelle scientifiche, all´educazione alla sostenibilitá.

c.       Incrementando il ruolo dei mass - media per la crescita della consapevolezza in campo ecologico e sociale.

d.       Riconoscendo l´importanza dell´educazione morale e spirituale per un modo di vita sostenibile.

 

15. Tratta ogni essere vivente con rispetto e considerazione.

 

a.       Impedendo il trattamento crudele degli animali allevati nel seno delle societá umane e proteggendoli dalla sofferenza.

b.       Proteggendo gli animali selvatici dalle tecniche della caccia, intrappolamento o pesca capaci di  causare sofferenze estreme, prolungate, evitabili.

c.       Evitando o riducendo il piú possibile la cattura o la distruzione indiscriminata delle specie animali.

 

16. Promuovi una cultura della tolleranza, della non violenza e della pace.

 

a.       Incoraggiando e sostenendo la comprensione reciproca, la solidarietá e la cooperazione tra i popoli, all´interno delle nazioni e tra i Paesi.

b.       Realizzando strategie per evitare i conflitti violenti, risolvendo conflitti ambientali e altre dispute mediante la collaborazione.

c.       Smilitarizzando  i sistemi di sicurezza nazionali, riducendoli a livello di semplice difesa e convertendo le risorse militari a scopi di pace, compresa la bonifica ambientale.

d.       Eliminando gli armamenti nucleari, biologici e tossici e le altre armi di distruzione di massa.

e.       Assicurandosi che l´esplorazione orbitale e spaziale sia usata soltanto ai fini della tutela dell´ambiente e della pace.

f.         Riconoscendo che la pace é l´insieme creato da relazioni armoniose con se stessi, con le altre persone, con le altre culture, con le altre vite, con la Terra e con quell´insieme piú vasto di cui tutti siamo parte.

 

 

UN NUOVO INIZIO

Mai prima d´ora nella storia dell´umanitá il destino comune ci obbliga a ricominciare.    Tale rinnovamento é la premessa di questi principi della Carta della Terra. Per adempiere a questa promessa dobbiamo impegnarci ad adottare e a promuovere i valori e gli obiettivi della Carta.

Ció richiede un cambio interiore – un cambio del cuore e della mente.

Richiede un rinnovato senso dell´interdipendenza globale e della responsabilitá universale.   Dobbiamo svilupparci in modo immaginativo e applicare la visione di un modo di vita sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale. La nostra diversitá culturale é  un´ereditá preziosa e le diverse culture troveranno percorsi specifici e diversi per realizzare questa visione.  Dobbiamo approfondire e ampliare il dialogo globale che ha generato la Carta della Terra perché abbiamo molto da imparare dalla ricerca comune della veritá e la saggezza.

La vita spesso implica tensioni tra valori importanti. Questo puó significare scelte difficili.  Tuttavia, dobbiamo trovare il modo di armonizzare la diversitá con l´unitá, l´esercizio della libertá con il bene comune gli obiettivi a breve termine con quelli a lungo termine. Ogni individuo, famiglia, organizzazione e comunitá ha un ruolo vitale da svolgere.   Le arti, le scienze, le religioni, le istituzioni scolastiche, i mass - media, le imprese, le organizzazioni non governative e i governi sono chiamati a offrire una leadership creativa. L´azione congiunta dei governi, della societá civile e delle imprese é fondamentale per una gestione efficace.

Per poter cosruire una comunitá globale sostenibile la nazioni della Terra devono rinnovare l´impegno preso con le Nazioni Unite, adempiere ai propri obblighi in base agli accordi internazioni in vigore e sostenere l´implementazione del principi della Carta della Terra per mezzo di uno strumento sull´ambiente e lo sviluppo vioncolante a livello internazionale.

Facciamo in modo che la nostra epoca venga ricordata per il risvegliarsi di un nuovo rispetto per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilitá, per un rinnovato impegno nella lotta per la giustizia e la pace e per la gioiosa celebrazione della vita.

 

 

 

 I Principi di Melbourne per le città sostenibili[5]

(UNEP.International Environmental Tecnology Centre)

I principi per le città sostenibili sono stati sviluppati al seminario internazionale tenuto a Melbourne (Australia) tra il 3 e il 5 aprile 2002, organizzato dall’ UNEP-IETC (United Nations Environment Programme,  International Environmental Tecnology Centre) e dall’Autorità di protezione ambientale di Victoria.

Più di 40 esperti da tutto il mondo hanno contribuito alla preparazione dei Principi.

Il Centro di Tecnologie ambientali, nel pubblicare i Principi di Melbourne, ringraziava tutti coloro che erano stati coinvolti nel workshop Internazionale di Città ed ecosistemi sostenibili (CASE) tenuto a Toronto (Canada) il 18 e 19 marzo 2002, in quanto il  Workshop CASE era  stato strumentale alla definizione di molti dei concetti che sono stati  alla base dello sviluppo del Principi di Melbourne.

 

L’Amministrazione municipale di Melbourne, che  è stata il maggiore sponsor del  seminario che ha formulato i principi di Melbourne, ha formalmente adottato, il 2 maggio 2002,  tali principi come delle linee guida per rendere Melbourne una città sostenibile.

 

 

Approfondimenti

Preambolo

Le città sono fondamentali per le opportunità economiche e le interazioni sociali, così come per l’arricchimento culturale e spirituale.

Ciò non di meno, le città danneggiano anche l’ambiente naturale e consumano le risorse naturali in modo insostenibile che può mettere in pericolo la prosperità a lungo termine e la qualità di vita sociale.

Ciò ha ricadute globali dato che più della metà della popolazione mondiale vive in città e le previsioni indicano che questo dato crescerà.

 

La trasformazione delle città verso la sostenibilità richiede cooperazione tra diversi livelli di governo, gestori delle risorse, settore degli affari, gruppi sociali e cittadini. I loro contributi collettivi ed individuali sono essenziali per il raggiungimento di obiettivi comuni. Il perseguire la sostenibilità delle città non rappresenterà soltanto un beneficio per i loro abitanti, ma contribuirà anche significativamente a aumentare il benessere delle persone nel mondo.

 

Una visione per la creazione di città sostenibili:

“Creare città ambientalmente salutari, vibranti e sostenibili in cui le persone si rispettano vicendevolmente e rispettano la natura, per il beneficio di tutti.”

 

Obiettivi dei principi di Melbourne

Lo sviluppo sostenibile è definito dalla Commissione Brundtland come ‘lo sviluppo che incontra i bisogni del presente, senza compromettere la capacità delle future generazioni di incontrare i loro’. I principi di Melbourne per Città sostenibili sono stati sviluppati al fine di assistere le città che hanno il desiderio di perseguire questo obiettivo di sviluppo sostenibile.

I Principi forniscono un semplice set di parametri su cui una città sostenibile potrebbe funzionare.

I Principi di Melbourne hanno l’intenzione di guidare il pensiero e fornire una griglia strategica per l’azione.

I Principi non sono prescrittivi.

Essi danno la possibilità ai cittadini di sviluppare soluzioni sostenibili che sono rilevanti nelle loro circostanze particolari.

Essi possono aiutare a tenere insieme cittadini e decisori, la cui partecipazione e cooperazione è essenziale nel trasformare le nostre città verso la sostenibilità.

I Principi, inoltre, forniscono alle città un fondamento per l’integrazione delle divergenze tra programmi internazionali, nazionali e locali, divario che deve essere identificato ed indirizzato, così come debbono essere realizzate sinergie attraverso il partenariato.

Affinchè i Principi di Melbourne  siano portatori di nuovo valore, c’è bisogno che essi siano integrati da esperienze rilevanti  e da strumenti a sostengo delle decisioni, in grado di sostenere le città nel loro percorso verso la sostenibilità.

 

 

Principio 1

Fornire una visione a lungo termine per le città, basata su: sostenibilità intergenerazionale, sociale, equità economica e politica  e loro individualità.

 

Elaborazione

Una visione a lungo termine è il punto di partenza per catalizzare cambiamenti positivi, che guidino alla sostenibilità. La visione ha bisogno di riflettere la natura distintiva e le caratteristiche di ogni città.

 

La visione dovrebbe inoltre esprimere le aspirazioni condivise delle persone che esprimono come le loro città possano divenire più sostenibili.

C’è bisogno di perseguire l’equità, che significa uguale accessibilità ad entrambe le risorse, naturali ed umane, così come condivisione della responsabilità nel preservare queste risorse per le future generazioni.

 

Una visione basata sulla sostenibilità aiuterà a indirizzare e motivare comunità, governi, mondo degli affari ed altri soggetti attorno a finalità comuni e fornirà le basi necessarie a sviluppare una strategia, un programma d’azione e un processo per il perseguimento di questa visione.

 

 

Principio2

Perseguire Sicurezze economiche e sociali a lungo termine

 

Elaborazione

Sicurezze economiche e sociali a lungo termine sono i pre-requisiti per un benefico cambiamento e dipendono, parlando dal punto di vista ambientale, da uno sviluppo sostenibile.

 

 Per raggiungere una sostenibilità focalizzata sui tre aspetti ambientale, economico e sociale (TBL- triple bottom line) le strategie economiche debbono  incrementare il valore e la vitalità dei sistemi naturali e umani conservando e rinnovando le risorse umane, finanziarie e naturali.

Attraverso la giusta allocazione delle risorse, le strategie economiche dovrebbero cercare di incontrare i bisogni umani basilari in modo giusto ed equo. In particolare le strategie economiche dovrebbero garantire i diritti all’acqua potabile, aria pulita, sicurezza alimentare, igiene sicura e di riparo.

 

Le Città sono luoghi di diversità umana, le loro politiche, strutture e istituzioni possono significativamente contribuire a nutrite,  coese, stimolanti, sicure, articolate, compiute comunità.

 

 

Principio 3

Riconoscere il valore intrinseco della biodiversità e degli ecosistemi naturali, proteggendoli e recuperandoli.

 

Elaborazione

La natura è più che un bene a uso e consumo degli esseri umani. Noi condividiamo la terra con molte altre forme di vita che hanno il loro valore intrinseco. Esse esigono il nostro rispetto, sia che siano strettamente connesse a noi, sia che non lo siano.

 

E’ attraverso l’esperienza diretta con la natura che le persone capiscono il suo valore ed apprezzano maggiormente l’importanza di habitat ed ecosistemi sani. E’ attraverso tale collegamento che ci si rende  conto della necessità di gestire la nostra interazione con la natura in modo empatico.

 

Poiché come esseri umani abbiamo l’abilità di alterare gli habitats e persino di estinguere altre specie, allo stesso modo noi possiamo proteggere e recuperare la biodiversità. Perciò noi abbiamo la responsabilità di agire come dei custodi per la natura.

 

 

 

 

 

Principio 4

Rendere capaci le comunità di minimizzare la propria impronta ecologica.

 

Elaborazione

Le città consumano significative quantità di risorse ed hanno un grande impatto sull’ambiente ben più ampio di quanto esse possono gestire entro i loro confini. Questi andamenti insostenibili hanno bisogno di essere sostanzialmente frenati ed eventualmente invertiti. Un modo per descrivere l’impatto di una città è quello di misurare la sua impronta ecologica. L’impronta ecologica di una città è una misura della pressione  sulla natura che viene imposta dal venire incontro ai bisogni della popolazione.

Esso rappresenta l’area di territorio necessaria a sostenere i correnti livelli di consumo delle risorse e di rifiuti prodotti da quella popolazione. Ridurre l’impronta ecologica di una città è un contributo positivo verso la sostenibilità.

 

Come un sistema vitale, una comunità consuma materiali, acqua e risorse energetiche, trasformandole in forme fruibili, e genera rifiuti. Questo è il metabolismo della città. Rendere questo metabolismo più efficiente è essenziale alla riduzione dell’impronta ecologica della città.

Nella riduzione dell’impronta, i problemi andranno risolti localmente ove possibile, evitando di trasferirli in altre collocazioni geografiche o alle future generazioni.

 

 

Principio 5

Basarsi sulle caratteristiche degli ecosistemi nello sviluppo e consolidamento di città sane e sostenibili

 

Elaborazione

Le città possono diventare più sostenibili modellando i processi urbani sui principi ecologici di forma e funzione, modelli attraverso cui agiscono gli ecosistemi naturali.

 

Le caratteristiche degli ecosistemi includono la diversità, l’adattabilità, l’interconnessione, la capacità di recupero, quella di rigenerazione e la simbiosi. Queste caratteristiche possono essere incorporate dalle città nello sviluppo di strategie capaci di renderle più produttive e rigenerative, producendo benefici ecologici, sociali ed economici.

 

 

Principio 6

Essere in grado di riconoscere e di costruire sulla base delle caratteristiche distintive delle città, inclusi i loro valori culturali ed umani, la loro storia e i loro sistemi naturali

 

Elaborazione

Ogni città ha un profilo distintivo di caratteristiche umane, culturali, storiche e naturali. Questo profilo fornisce indicazioni nel percorso verso la sostenibilità che sono contemporaneamente accettabili per i propri abitanti e compatibili con i loro valori, tradizioni, istituzioni e realtà ecologiche.

Costruire sulle caratteristiche esistenti aiuta a motivare e a mobilizzare le risorse umane e fisiche delle città nel perseguimento dello sviluppo sostenibile e della riqualificazione.

 

 

Principio 7

Rafforzare il potere della gente e alimentare  la partecipazione.

 

Elaborazione

Il viaggio verso la sostenibilità richiede un supporto ampio . Rafforzare il potere della gente mobilizza conoscenza a livello locale e risorse  e richiama il sostegno e la partecipazione attiva di tutti, soggetti che hanno bisogno di essere coinvolti in ogni fase, dalla pianificazione a lungo termine all’implementazione di soluzioni sostenibili.

 

La gente ha il diritto di essere coinvolta nelle decisioni che la riguardano. E’ necessario porre attenzione verso il rafforzamento del potere di coloro le cui voci non sono sempre ascoltate, come ad esempio i poveri.

 

Principio 8

Espandere e attivare le reti di cooperazione per lavorare verso un comune, futuro sostenibile.

 

Elaborazione

Rafforzare  le reti esistenti e stabilire nuove reti di cooperazione tra città facilita il trasferimento delle conoscenze sostiene una costante crescita a livello ambientale.

 

I cittadini sono i piloti chiave della trasformazione delle città verso la sostenibilità. Ciò può essere perseguito con efficacia se la gente che vive nelle città è bene informata e può facilmente accedere alla conoscenza ed allo scambio di insegnamenti. Inoltre, l’energia ed il talento delle persone può essere valorizzato attraverso il lavoro comune nell’ambito, ad esempio di reti.

 

Vi è, inoltre, un valore tra città  che si scambiano insegnamenti con altre città , che accrescono risorse per sviluppare strumenti per la sostenibilità, che sostengono e promuovono reti tra città e città e tra regioni. Queste reti possono servire da veicolo per lo scambio di informazioni e per l’incoraggiamento di sforzi comuni.

 

 

Principio 9

Promuovere sistemi di produzione e consumo sostenibili, attraverso un appropriato uso di tecnologie ambientalmente compatibili e un efficace gestione della domanda.

 

Elaborazione

Può essere utilizzata una quantità di modalità e strumenti  per promuovere pratiche di sostenibilità.

La gestione della domanda, che include una valutazione accurata delle risorse naturale e della crescita della consapevolezza pubblica, è una strategia valida per sostenere consumi sostenibili. Questo approccio può anche procurare un risparmio significativo negli investimenti per le infrastrutture.

 

La produzione sostenibile può essere sostenuta dall’adozione di tecnologie ambientalmente compatibili che possono accrescere significativamente la prestazione ambientale. Queste tecnologie proteggono l’ambiente, sono me no inquinanti, utilizzano risorse in modo sostenibile, riciclano di più i loro rifiuti e prodotto e gestiscono tutti i rifiuti residui in una maniera più ambientalmente accettabile di quanto non facciano le tecnologie a cui esse vanno a sostituirsi.

Tecnologie ambientalmente compatibili possono anche essere utilizzate per guidare la riduzione degli impatti e accrescere il valore nel processo di una filiera produttiva e per far si che il mercato abbracci il processo di amministrazione dei prodotto.

 

 

Principio 10

Rendere possibile un costante miglioramento, basato sulla misurabilità, la trasparenza e la buona governance.

 

Elaborazione

Una buona Governance urbana richiede  robusti processi orientati al perseguimento della sostenibilità urbana la attraverso un costante miglioramento. Mentre in alcuni settori i benefici possono essere progressivi, vi sono anche opportunità di fare miglioramenti sostanziali attraverso strategie, programmi e tecnologie innovativi.

 

Per gestire il processo di costante miglioramento, è necessario utilizzare indicatori significativi, definire obiettivi basati sul confronto, monitorare i progressi attraverso la definizione di pietre miliari da raggiungere per perseguire tali obiettivi.

Ciò facilita il progresso e la misurabilità e assicura una realizzazione efficace.

 

La trasparenza e l’apertura alla verifica sono parte di una buona Governance.

 

 


 

Lo scenario Europeo

 

Argomento

Soggetto promotore

Cosa

 

 

 

 

 

 

Sviluppo sostenibile e

Agenda 21

 

Unione europea

 

Trattato di Amsterdam (1999) *

 

 

 

Consiglio europeo

 

 

Strategia a lungo termine dell’Unione europea per lo Sviluppo sostenibile (2001)*

 

Documento d’impegno sui target del WSSD (2002)*

 

 

 

Governi Locali

“The local Agenda 21 Planning Guide” ICLEI (1996)

Premio europeo città sostenibili (annuale)

Conferenze sulle città sostenibili (1994-2000)

Documenti: Carta di Aalborg*, Carta di Lisbona, Appello di Hannover

 

Le 10 riflessioni politiche chiave di Kolding (2003)*

 

Ambiente

 

Unione europea

Quinto programma d’azione “Per uno sviluppo durevole e sostenibile” (1998)

 

Sesto programma comunitario di azione in materia ambientale “Il nostro futuro, la nostra scelta” (2002)*

 

 

Partecipazione e informazione

 

 

Unione europea

 

 

Libro bianco sulla Governance (2002)*

 

Convenzione di Aarhus (1998)*

 

Pianificazione

 

Unione europea

 

Direttiva EU 42/2001 CE sulla Valutazione Ambientale Strategica (2001)*

 

 

Monitoraggio e reporting

 

Commissione europea

EEA

Gruppo d’esperti sull’ambiente urbano

Campagna europea città sostenibili

 

 

 

European Common Indicators -ECI (2000)*

Finanziamenti

Unione europea

 

Community framework  for  cooperation to promote sustainable Urban development*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Europa e lo sviluppo sostenibile

Integrare l’ambiente nelle altre politiche: Il trattato di Amsterdam

Il trattato di Amsterdam, lanciato nel 1996 e ratificato da tutti gli stati membri dell’UE nel 1999 è l’atto che accoglie obiezioni quali quelle che rimproveravano l’UE di non esseri assunta espressamente gli impegni per uno sviluppo sostenibile che aveva sottoscritto nel 1992 a Rio, limitandosi ad un semplice riferimento allo sviluppo sostenibile rispettoso per l’ambiente.

Il trattato inserisce, innanzitutto, nel  preambolo che riguarda gli obiettivi  del trattato che istituisce la Comunità economica europea (Trattato di Maastricht), il concetto di sviluppo sostenibile; dichiara, inoltre, espressamente come lo sviluppo sostenibile e l’integrazione dell’ambiente nelle altre politiche siano obiettivi dell’Unione europea e come tale integrazione sia uno dei mezzi per promuovere uno sviluppo sostenibile.

Il Trattato stabilisce, infatti, che le esigenze connesse con la tutela ambientale “devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle altre politiche comunitarie” e definisce come tale integrazione sia la condizione indispensabile per una crescita sostenibile rispettosa dell’ambiente.

 

 

La Strategia dell'Unione Europea per lo sviluppo sostenibile

 

"Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore”

 

"Nei prossimi anni la strategia sullo sviluppo sostenibile dovrebbe fungere da catalizzatore per i politici e l'opinione pubblica, diventando uno dei motori della riforma istituzionale e del cambiamento dei comportamenti delle imprese e dei consumatori."

 

Nel giugno del 2001 il Consiglio Europeo di Göteborg approva la Strategia a lungo termine dell’Unione europea per lo Sviluppo sostenibile, proposta dalla Commissione Europea a seguito di un invito fatto dal  Consiglio di Helsinki nel 1999.

La strategia, che rappresenta il contributo dell’UE al WSSD di Johannesburg, definisce obiettivi e misure per affrontare i gravi problemi che minacciano il benessere futuro della società europea.

Il documento contiene proposte concrete per attuare gli interventi programmati e per monitorarne la realizzazione e individua quattro settori di intervento prioritario:

 

-         cambiamento climatico

-         salute pubblica

-         biodiversità

-         trasporti

 

Cambiamento climatico:

Per limitare il fenomeno ed aumentare l’uso delle energie pulite l’UE propone:

-         l’eliminazione entro il 2010 delle sovvenzioni per la produzione e il consumo di combustibili fossili (carbone e petrolio) responsabili dell’80% delle emissioni in atmosfera

-         uno nuova politica di tassazione dei prodotti energetici

-         la promozione dell’uso di combustibili alternativi

-         iniziative per migliorare l’efficienza energetica

 

Salute pubblica:

La strategia  si orienta verso la sicurezza dei prodotti alimentari e l’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose e prevede:

-         l’istituzione, nel 2002, di un’Autorità per gli alimenti

-         una nuova politica agricola premiante la qualità della produzione rispetto alla quantità

-         l’informazione dei consumatori attraverso un sistema di etichettatura più comprensibile

-         la soppressione delle sovvenzioni per il tabacco congiuntamente all’attivazione di aiuto per la riconversione del settore produttivo con attività sostitutive

-         la promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro

 

Biodiversità:

Il documento definisce le linee per la difesa dell’habitat naturale:

-         riduzione delle flotte comunitarie di pescherecci ad un livello compatibile alla sostenibilità globale

-         sviluppo di una nuova politica par la riduzione dei rifiuti

-         la messa in opera entro il 2003 di una legislazione comunitaria in materia di responsabilità del prodotto

 

Trasporti:

-         nuovo regime tariffario che tiene conto dell’impatto ambientale dei diversi mezzi di trasporto

-         concentrazione degli investimenti sui trasporti pubblici ferroviari, le vie navigabili interne e il trasporto marittimo a corto raggio

-         completa liberalizzazione dei mercati UE nel settore ferroviario ed aereo

 

Per il controllo dell’effettiva attuazione della strategia, la Commissione ha proposto la predisposizione di alcuni strumenti, quali la revisione biennale della strategia comunitaria e l’istituzione di una “Tavola rotonda sullo sviluppo sostenibile”, costituita da dieci esperti di varie discipline che rendono conto direttamente al Presidente della Commissione e la definizione di Indicatori quantitativi dei progressi compiuti.

A seguito di ciò al Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002 é stata adottata una lista di indicatori chiave per il monitoraggio dell’attuazione della Strategia europea di sviluppo sostenibile.

 

 

L’ Europa dopo il World Summit on Sustainable Development

 
Il documento di impegno sui target del WSSD del Consiglio europeo

 

Subito successivamente al WSSD, il Consiglio Europeo (Ambiente) l’8 ottobre 2002, rende pubblico il documento “Sustainable Development  Strategy on putting into practice the EU Strategy on SD and the environmental dimension of the Johanesburg commitments” con il quale riafferma l’impegno dell’ EU sui target del WSSD.

Gli impegni del documento sono quelli di:

-         Dimezzare entro il 2015 la % di popolazione senza accesso ad acqua potabile e servizi igienici, anche mediante il proprio progetto “Water for life”

-         Ristabilire gli stock ittici tempestivamente e comunque non oltre il 2015

-         Costituire una rete delle aree marine protette entro il 2012 anche applicando la direttiva Habitat alle acque europee

-         Minimizzare gli effetti negativi significativi per la salute umana determinati dall’uso e dalla produzione di sostanze chimiche, entro il 2020, su una base scientifica sicura, facendo ricorso al principio precauzionale. La nuova strategia europea dovrà essere in azione entro il 2004.

-         Ridurre significativamente il rateo di perdita di biodiversità entro il 2010, invertendo al più presto il trend corrente del degrado delle risorse naturali, facendo ricorso a piani e strategie nazionali e comunitarie per la biodiversità.

 

L’impegno dei Governi locali europei: le 10 riflessioni politiche chiave di Kolding

 

A seguito di ciò, un segnale significativo della risposta delle comunità locali europee al mandato di  Johannesburg è stato quanto emerso dalla conferenza  "Jo'burg+Europe" [6] organizzata dall’ICLEI e ospitata nella città danese di Kolding dal 3 al 6 novembre 2002.

 La conferenza, che riuniva circa 200 rappresentanti dei governi regionali e locali europei, è stata una sorta di “ follow up” nel corso del quale sono stati sviluppati gli obiettivi, il programma e le altre informazioni utili per le Agende 21 locali.

Obiettivi della conferenza sono stati quelli:

-         dello scambio di rapporti risultati e lezioni imparate al summit di Johannesburg, compreso la sessione dei governi locali

-         La valutazione di tali risultati in relazione alle posizioni preparatorie degli attori europei e della commissione europea e specialmente in relazione al 6° programma europeo d’azione ambientale.

-         La configurazione di conclusioni in merito alle azioni necessarie in particolare da parte dei governi locali europei riguardo ai risultati di Johannesburg

-         Il prepararsi all’implementazione dei risultati del WSSD in Europa da parte dei Governi locali e dei loro partners

-         Discutere l’avvio di “partenariati per l’implementazione” in Europa

-         Attuali impegni per prossime azioni da parte degli attori coinvolti

Tale occasione di incontro e di scambio ha dato origine, tra le altre cose,  ad un documento articolato in cui vengono evidenziati 10 “riflessioni politiche chiave” the 10 Kolding key political reflections, che dovrebbero essere considerate da tutte le sfere di governo impegnate ad accelerare la sostenibilità locale in europa per la prossima decade.

I 10 punti di Kolding saranno sottoposti a considerazione in occasione del “Second board meeting” della Campagna europea città sostenibili, e serviranno da base del loro dialogo con le istituzioni europee.
 

Approfondimenti


Le 10  riflessioni politiche chiave di Kolding [1]
 
1.       I Governi locali europei si uniscono nell’”Azione locale 21 come motto, mandato e movimento per il prossimo decennio, per creare comunità e città sostenibili, proteggendo nel contempo i beni globali comuni europei

2.       I Governi locali europei esigeranno ulteriormente dai loro governi nazionali di sostenere gli sforzi a livello locale per raggiungere uno sviluppo sostenibile

3.       Le strategie di sostenibilità locale per l’Europa confidano sul supporto europeo e nazionale all’A21L e richiedono buona “governance” a livello locale

4.       Le strategie di sostenibilità locale per l’Europa richiedono il rafforzamento del partenariato pubblico-privato

5.       Durante il prossimo decennio, l’Agenda locale 21 dovrà essere integrata in tutte le politiche e strategie locali .
 

6.       Per promuovere l’integrazione dell’A21L  o la sostenibilità entro tutte le strategie locali, risultano essere strumenti efficaci i sistemi di gestione sostenibile o la gestione integrata delle risorse

7.       gli acquisti verdi risultano essere un efficace strumento per lo sviluppo di sistemi di produzione e consumo sostenibili e debbono essere attivamente perseguiti da un numero sempre maggiore di autorità locali europee

8.       La gestione sostenibile dell’acqua e la protezione del clima sono questioni che riguardano più livelli di governo, ivi compreso un ruolo attivo, riconoscibile e distinto dei governi locali

9.       Le strategie europee di sostenibilità locale dovrebbero tener maggiormente in conto il fattore della capacità di ripristino

10.   Schemi di sviluppo della cooperazione intermunicipale con altre autorità locali del mondo portano evidenti benefici

 

 


Agenda 21 locale in Europa: La Carta di Aalborg

CARTA DELLE CITTÀ EUROPEE PER UN MODELLO URBANO SOSTENIBILE

(Approvata dai partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili tenutasi ad Aalborg, Danimarca il 27 maggio 1994)

·                     Parte I Dichiarazione di principio: Le città europee per un modello urbano sostenibile

·                     Parte II La Campagna delle città europee sostenibili

·                     Parte III L'impegno nel processo d'attuazione dell'Agenda 21 a livello locale : piani locali d'azione per un modello urbano sostenibile

 

PARTE I

DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO: LE CITTÀ EUROPEE PER UN MODELLO URBANO SOSTENIBILE

I.1 Il ruolo delle città europee

Le città europee firmatarie della presente carta affermano di essere appartenute nei secoli ad imperi, stati nazionali e regimi e di essere ad essi sopravvissute in quanto centri della vita sociale, supporto delle rispettive economie e custodi di un patrimonio fatto di cultura e tradizione. Assieme alle famiglie e alle collettività locali le città sono l'elemento fondamentale delle società e degli Stati e sono i centri in cui si sono sviluppati l'industria, l'artigianato, il commercio, l'istruzione e l'amministrazione.

Riconoscono la propria responsabilità, dovuta all'attuale stile di vita urbano, in particolare ai modelli di divisione del lavoro e delle funzioni, degli usi territoriali, dei trasporti, della produzione industriale e agricola, del consumo, delle attività ricreative e quindi al livello di vita, per quanto riguarda molti dei problemi ambientali che l'umanità si trova ad affrontare. Ciò assume particolare rilievo se si tiene presente che l'80% della popolazione europea vive in aree urbane.

Constatano che gli attuali livelli di sfruttamento delle risorse dei paesi industrializzati non possono essere raggiunti dall'intera popolazione esistente e tantomeno dalle generazioni future senza distruggere il capitale naturale.

Sono convinte dell'impossibilità di arrivare ad un modello di vita sostenibile in assenza di collettività locali che si ispirino ai principi della sostenibilità. L'amministrazione locale si colloca ad un livello prossimo a quello in cui vengono percepiti i problemi ambientali e il più vicino ai cittadini, e condivide a tutti i livelli con i governi la responsabilità del benessere dei cittadini e della conservazione della natura. Le città svolgono pertanto un ruolo fondamentale nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi.

I.2 Il concetto e i principi della sostenibilità

Le città riconoscono che il concetto dello sviluppo sostenibile fornisce una guida per commisurare il livello di vita alle capacità di carico della natura. Pongono tra i loro obiettivi giustizia sociale, economie sostenibili e sostenibilità ambientale. La giustizia sociale dovrà necessariamente fondarsi sulla sostenibilità e l'equità economica, per le quali è necessaria la sostenibilità ambientale.

Sostenibilità a livello ambientale significa conservare il capitale naturale. Ne consegue che il tasso di consumo delle risorse materiali rinnovabili, di quelle idriche e di quelle energetiche non deve eccedere il tasso di ricostituzione rispettivamente assicurato dai sistemi naturali e che il tasso di consumo delle risorse non rinnovabili non superi il tasso di sostituzione delle risorse rinnovabili sostenibili. Sostenibilità dal punto di vista ambientale significa anche che il tasso di emissione degli inquinanti non deve superare la capacità dell'atmosfera, dell'acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze.

Inoltre, la sostenibilità dal punto di vista ambientale implica la conservazione della biodiversità, della salute umana e delle qualità dell'atmosfera, dell'acqua e dei suoli a livelli sufficienti a sostenere nel tempo la vita e il benessere degli esseri umani nonché degli animali e dei vegetali.

 

I.3 Strategie locali per un modello urbano sostenibile

Le città sono convinte di rappresentare la più ampia unità in grado di affrontare inizialmente i molti squilibri urbani, da quelli architettonici a quelli sociali, economici, politici, ambientali e delle risorse naturali che oggi affliggono il mondo e, al tempo stesso, la scala più piccola alla quale i problemi possono essere risolti positivamente in maniera integrata, olistica e sostenibile. Ogni città ha la sua specificità e pertanto occorre che ciascuna trovi la propria via alla sostenibilità. Il loro compito è quello di integrare i principi della sostenibilità nelle rispettive politiche e partire dalle risorse delle diverse città per costruire appropriate strategie locali.

I.4 La sostenibilità come processo locale e creativo per la ricerca dell'equilibrio

Le città riconoscono che la sostenibilità non rappresenta uno stato né una visione immutabili, ma piuttosto un processo locale, creativo e volto a raggiungere l'equilibrio che abbraccia tutti i campi del processo decisionale locale. Esso genera una continua verifica nella gestione delle città per individuare le attività che spingono il sistema urbano verso l'equilibrio e quelle che lo allontanano dall'equilibrio. Costruendo la gestione della città sulle informazioni raccolte attraverso tale processo, si comprende che la città funziona come un tutto organico e gli effetti di tutte le attività significative divengono manifesti. Grazie a tale processo la città e i cittadini possono effettuare scelte razionali. Una procedura di gestione che si fondi sulla sostenibilità consente di prendere decisioni non solo sulla base degli interessi degli attuali fruitori, ma anche delle generazioni future.

I.5 Risolvere i problemi attraverso soluzioni negoziate

Le città riconoscono che non si possono permettere di trasferire i problemi all'ambiente esterno né di lasciarli in eredità ai posteri. Pertanto i problemi e gli squilibri interni alle città devono essere ricondotti all'equilibrio nell'ambito del livello in cui si verificano o essere assorbiti da una più vasta entità a livello regionale o nazionale. Ciò corrisponde al principio della risoluzione dei problemi attraverso soluzioni negoziate. L'applicazione di tale principio lascerà ad ogni città ampia libertà di stabilire la natura delle proprie attività.

I.6 L'economia urbana verso un modello sostenibile.

Le città riconoscono che il capitale di risorse naturali, atmosfera, suolo, acqua e foreste, è divenuto il fattore limitante del loro sviluppo economico e che pertanto è necessario investire in questo capitale. Ciò comporta in ordine di priorità:

·                     investire nella conservazione del rimanente capitale naturale, ovvero acque di falda, suoli, habitat per le specie rare;

·                     favorire la crescita del capitale naturale riducendo l'attuale livello di sfruttamento, in particolare per quanto riguarda le energie non rinnovabili;

·                     investire per ridurre la pressione sul capitale di risorse naturali esistenti attraverso un'espansione di quelle destinato ad usi antropici, ad esempio gli spazi verdi per attività ricreative all'interno delle città, in modo da ridurre la pressione sulle foreste naturali;

·                     migliorare l'efficienza dell'uso finale dei prodotti, ad esempio utilizzando edifici efficienti dal punto di vista energetico e modalità di trasporto urbano non nocive per l'ambiente.

I.7 L'equità sociale per un modello urbano sostenibile

Le città sono consapevoli del fatto che i poveri costituiscono le principali vittime dei problemi ambientali (inquinamento acustico ed atmosferico causato dal traffico, carenza di spazi ricreativi, abitazioni malsane, carenza di spazi all'aperto) e al tempo stesso sono la parte della popolazione che dispone di meno possibilità per risolvere tali problemi. L'ineguale distribuzione della ricchezza è causa di comportamenti insostenibili e, al tempo stesso, della rigidità a modificarli. Le città intendono integrare i bisogni sociali fondamentali dei cittadini, di adeguati programmi sanitari, occupazionali ed abitativi, con la protezione ambientale. Esse intendono imparare dalle iniziali esperienze di stili di vita sostenibili in modo da poter agire per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini piuttosto che favorire semplicemente una massimizzazione dei consumi.

I.8 Modelli sostenibili di uso del territorio

Le città riconoscono l'importanza dell'adozione da parte degli enti locali di efficienti politiche di pianificazione dello sviluppo degli usi territoriali che comprendano una valutazione ambientale strategica di tutti i progetti. Esse approfitteranno dei vantaggi di scala per fornire trasporti pubblici ed energia in modo efficiente grazie all'elevata densità, mantenendo al tempo stesso una dimensione umana dello sviluppo. Sia nell'attuazione di programmi di restauro urbano nelle aree cittadine, sia nella pianificazione di nuovi quartieri si punterà a sviluppare molteplici funzioni in modo da ridurre il bisogno di mobilità. Il concetto di equa interdipendenza regionale dovrebbe consentire di equilibrare i flussi tra città e campagna e impedire alle città il puro sfruttamento delle risorse delle aree circostanti.

I.9 Modelli sostenibili di mobilità urbana

Le città si impegneranno per migliorare l'accessibilità e sostenere il benessere sociale e lo stile di vita urbano pur riducendo la mobilità. E' divenuto ormai imperativo per una città sostenibile ridurre la mobilità forzata e smettere di promuovere e sostenere l'uso superfluo di veicoli a motore. Sarà data priorità a mezzi di trasporto ecologicamente compatibili (in particolare per quanto riguarda gli spostamenti a piedi, in bicicletta e mediante mezzi pubblici) e sarà al messa al centro degli sforzi di pianificazione la realizzazione di una combinazione di tali mezzi. I mezzi di trasporto individuali dovrebbero avere nelle città solo una funzione ausiliaria per facilitare l'accesso ai servizi locali e mantenere le attività economiche della città.

I.10 Responsabilità riguardanti il clima a livello planetario

Le città sono consapevoli del fatto che i gravi rischi che il riscaldamento del globo terrestre presenta sia per l'ambiente naturale che per quello antropizzato, nonché per le generazioni future, richiedono una risposta che sia in grado di stabilizzare e successivamente ridurre le emissioni di gas serra nell'atmosfera nel più breve tempo possibile. Pari importanza riveste la protezione delle risorse mondiali in termini di biomassa, quali le foreste e il fitoplancton, che svolgono un ruolo essenziale nel ciclo del carbonio del nostro pianeta. L'abbattimento delle emissioni generate da combustibili fossili richiederà politiche ed iniziative basate su una adeguata comprensione delle alternative e dell'ambiente urbano in quanto sistema energetico. Le fonti rinnovabili di energia rappresentano la sola alternativa sostenibile.

I.11 Prevenzione dell'inquinamento degli ecosistemi

Le città sono consapevoli del fatto che sempre maggiori quantità di sostanze tossiche e nocive vengono riversate nell'atmosfera, nell'acqua, nel suolo e nel cibo e costituiscono pertanto una crescente minaccia alla salute umana e agli ecosistemi. Sarà fatto ogni sforzo per impedire ulteriori inquinamenti e prevenirli alla fonte.

I.12 L'autogoverno locale come precondizione

Le città ritengono di possedere la forza, la conoscenza e il potenziale creativo per sviluppare modi di vita sostenibili e progettare e gestire le città compatibilmente con un modello urbano sostenibile. I rappresentanti democraticamente eletti delle collettività locali sono pronti ad assumersi la responsabilità di riorganizzare le città in base a criteri di sostenibilità. La capacità delle città di raccogliere questa sfida dipende dai diritti di autogoverno che vengono loro riconosciuti a livello locale conformemente al principio della sussidiarietà. E' essenziale che gli enti locali dispongano di poteri sufficienti e di una base finanziaria solida.

I.13 Il ruolo fondamentale dei cittadini e il coinvolgimento della Comunità

Le città s'impegnano a rispettare le raccomandazioni dell'Agenda 21, il documento chiave approvato all'Earth Summit di Rio de Janeiro, affinché i progetti dell'Agenda 21 a livello locale vengano sviluppati in collaborazione con tutti i settori delle rispettive collettività: cittadini, attività economiche, gruppi di interesse. Esse riconoscono la necessità enunciata nel Quinto programma di azione a favore dell'ambiente dell'Unione europea "Per uno sviluppo durevole e sostenibile" di condividere le responsabilità dell'attuazione del programma tra tutti i settori della Comunità. Esse fonderanno pertanto la loro azione sulla cooperazione fra tutti gli attori interessati e faranno sì che tutti i cittadini e i gruppi interessati abbiano accesso alle informazioni e siano messi in condizioni di partecipare al processo decisionale locale. Esse si preoccuperanno di predisporre opportunità di educazione e formazione alla sostenibilità non solo per i cittadini ma anche per i rappresentanti eletti e i funzionari degli enti locali.

I.14 Strumenti amministrativi e di gestione urbana per l'attuazione di un modello sostenibile

Le città si impegnano ad utilizzare gli strumenti tecnici e politici disponibili per attuare un approccio alla gestione urbana che tenga conto degli ecosistemi. Si farà ricorso ad una vasta gamma di strumenti tra i quali quelli necessari per la raccolta e il trattamento dei dati ambientali e la pianificazione ambientale; strumenti normativi, economici e di informazione quali direttive, imposte e tasse; nonché meccanismi che contribuiscano ad accrescere la consapevolezza dei problemi e prevedano la partecipazione dei cittadini. Si cercherà di istituire nuovi sistemi di contabilità ambientale che consentano di gestire le risorse naturali in maniera economica analogamente alla gestione del denaro, risorsa artificiale per eccellenza.

Le città sono coscienti di dover basare le proprie attività decisionali e di controllo, in particolare per quanto riguarda i sistemi di monitoraggio ambientale, di valutazione degli impatti, nonché quelli relativi alla contabilità, al bilancio, alla revisione e all'informazione, su diversi tipi di indicatori, compresi quelli relativi alla qualità dell'ambiente urbano, ai flussi urbani, ai modelli urbani e, ancor più importante, su indicatori di sostenibilità dei sistemi urbani.

Le città riconoscono che in molte città europee è già stata adottata con successo un'ampia gamma di politiche e di attività che hanno dato positivi risultati dal punto di vista ecologico. Tuttavia tali strumenti, pur concorrendo alla riduzione delle pressioni in direzione insostenibile, non comportano di per sé un'inversione di marcia della società in direzione della sostenibilità. Le città, ancora una volta, con la loro solida base ecologica attuale, si trovano in ottima posizione per compiere il passo decisivo e integrare tali politiche ed attività nel processo amministrativo per gestire le economie urbane locali attraverso un ampio processo improntato alla sostenibilità. Nell'ambito di tale processo le città sono chiamate a sviluppare le proprie strategie, ad attuarle e a scambiarsi reciprocamente informazioni ed esperienze.

PARTE II

La Campagna delle città europee sostenibili

Le città europee firmatarie della presente carta si muoveranno di concerto verso un modello sostenibile grazie ad un processo di apprendimento basato sull'esperienza e sugli esempi locali che hanno dato risultati positivi. Esse si stimoleranno a vicenda ad adottare piani di azione di lungo periodo a livello locale (programmi locali dell'Agenda 21), rafforzando a tal fine la cooperazione tra gli enti locali e inserendo tale processo nel quadro degli interventi dell'Unione europea a favore dell'ambiente urbano.

Si dà pertanto avvio alla Campagna delle città europee sostenibili volta a incoraggiare e a sostenere le città che perseguono attivamente un modello urbano sostenibile. La fase iniziale di tale campagna avrà una durata di due anni, al termine della quale sarà effettuata una valutazione dei risultati ottenuti nell'ambito della II Conferenza delle città europee sostenibili, che sarà organizzata nel 1996.

Tutti gli enti locali, a livello comunale o regionale e tutte le reti europee degli enti locali sono invitati ad unirsi alla campagna approvando e sottoscrivendo la presente carta.

Tutte le principali reti europee degli enti locali sono invitate a prendere parte al coordinamento della campagna. Sarà istituito un comitato di coordinamento formato dai rappresentanti di tali reti. Sarà inoltre trovato un accordo per quegli enti locali che non partecipano ad alcuna rete.

La campagna prevede come principali attività:

·                     favorire il sostegno reciproco tra le città europee per quanto riguarda la progettazione, lo sviluppo e l'applicazione di politiche orientate alla sostenibilità;

·                     raccogliere e diffondere informazioni sugli esempi positivi a livello locale;

·                     promuovere il principio della sostenibilità presso altri enti locali;

·                     aumentare il numero di città che sottoscrivono la carta;

·                     organizzare annualmente un premio per la "città sostenibile";

·                     fornire alla Commissione europea suggerimenti relativi alle varie politiche;

·                     fornire materiale per le relazioni sulle città sostenibili del gruppo di esperti per l'ambiente urbano;

·                     sostenere gli amministratori locali nell'attuazione delle raccomandazioni e norme emanate in questo settore dall'Unione europea;

·                     pubblicare un bollettino di informazione della campagna.

Tali attività richiedono l'istituzione di un coordinamento della campagna

Altre organizzazioni sono invitate a sostenere attivamente la campagna.

PARTE III

L'impegno nel processo d'attuazione dell'Agenda 21 a livello locale: piani locali d'azione per un modello urbano sostenibile

Le città europee firmatarie della presente carta si impegnano, sottoscrivendo la presente carta e partecipando alla campagna della città europee sostenibili, a promuovere, nelle rispettive collettività, il consenso sull'Agenda 21 a livello locale entro la fine del 1996, in conformità con quanto stabilito dall'articolo 28 dell'Agenda 21 concordata all'Earth Summit tenutosi a Rio nel giugno 1992. I singoli piani locali di azione contribuiranno all'attuazione del Quinto programma di azione a favore dell'ambiente dell'Unione europea "Per uno sviluppo durevole e sostenibile". Il processo legato all'Agenda 21 a livello locale si svilupperà lungo le linee indicate nella prima parte della presente carta.

Si propone che il processo di definizione dei piani locali di azione comprenda le seguenti fasi:

·                     individuazione degli schemi finanziari e di programmazione esistenti nonché di ogni altro piano e programma;

·                     individuazione sistematica, da realizzarsi facendo ampio ricorso alla consultazione dei cittadini, dei problemi e delle rispettive cause;

·                     attribuzione di priorità per affrontare i problemi individuati;

·                     formazione di un punto di vista comune per quanto riguarda un modello sostenibile di collettività attraverso un processo di partecipazione che coinvolga tutti i settori interessati;

·                     valutazione delle opzioni strategiche alternative;

·                     adozione di piani locali di azione a lungo termine orientati alla sostenibilità e che comprendano obiettivi misurabili;

·                     programmazione dell'attuazione del piano, compresa la realizzazione di uno scadenzario e l'attribuzione delle diverse responsabilità tra le parti;

·                     istituzione di sistemi e procedure di relazione e monitoraggio dell'attuazione del piano.

Occorrerà esaminare se i meccanismi decisionali interni ai vari enti locali sono adatti e sufficientemente efficienti da consentire lo sviluppo del processo relativo all'Agenda 21 a livello locale, ivi compresi i piani locali di azione a lungo termine orientati alla sostenibilità. Potrebbero essere necessari degli sforzi per migliorare le capacità degli enti in questione prevedendo in particolare il riesame degli accordi politici, delle procedure amministrative, delle attività sociali e interdisciplinari, della disponibilità di risorse umane e cooperazione tra i diversi enti locali, ivi comprese le associazioni e le reti.

Firmato ad Aalborg, Danimarca, il 27 maggio 1994

 

 

La Politica Ambientale europea: il 6° programma quadro

Il 2002 in Europa vede la decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sul  "Sesto programma comunitario di azione in materia ambientale" [7].

Il sesto Programma è un programma decennale che a partire dal 2002 definisce gli obiettivi ambientali che dovranno essere raggiunti entro il 2012 dalle istituzioni europee attraverso la predisposizione di appositi strumenti, tenendo conto del principio di sussidiarietà e dei diversi contesti e situazioni nell’ambito della Comunità.

Il Programma promuove l’integrazione delle disposizioni in materia ambientale in tutte le politiche e azioni comunitarie definendo obiettivi ambientali e, se del caso, traguardi e scadenze di cui tener conto nei rilevanti settori. Promuove, inoltre, l’adozione di politiche per uno sviluppo sostenibile nei paesi candidati all’adesione.

 

Dopo i primi quattro  anni la Commissione procede all'esame, attraverso indicatori, dello stato di attuazione del programma e dei risultati ottenuti, apportando eventuali o opportune modifiche al documento.

 

Il programma rivolge una particolare attenzione al principio “chi inquina paga” alla prevenzione e al principio di precauzione e indica le priorità per la dimensione ambientale della strategia di sviluppo sostenibile con particolare attenzione ai settori:

 

-         cambiamenti climatici,

-         natura e biodiversità,

-         ambiente e salute e qualità della vita,

 

per ciascuno di questi settori indica obiettivi e alcuni traguardi, considerati essi stessi indicatori dei livelli da realizzare, ed individua specifiche azioni.

 

 

 

Approfondimenti

Sintesi del sesto programma quadro

Il Programma incentiva:

-                      il ruolo positivo e costruttivo dell'Unione Europea quale partner guida nella protezione dell'ambiente globale e nel perseguimento di uno sviluppo sostenibile;

-                      lo sviluppo di un partenariato globale per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile

-                       l'integrazioni delle considerazioni esterne e degli obiettivi in materia di ambiente in tutti gli aspetti delle relazioni esterne della comunità.

 

Il programma punta:

-                      A porre in evidenza i cambiamenti climatici come sfida principale per i prossimi 10 anni, oltre a contribuire all’obiettivo a lungo termine, di stabilizzare le concentrazioni dei gas a effetto serra nell’atmosfera ad un livello tale da escludere qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. A questo fine, il Programma si prefigge l’obiettivo a lungo termine di limitare a 2°C l’aumento globale massimo della temperatura rispetto ai livelli del periodo preindustriale e di mantenere la concentrazione di CO2 al di sotto di 550 ppm.

-                      A tutelare, conservare, ripristinare e sviluppare il funzionamento dei sistemi naturali, degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche allo scopo di arrestare la desertificazione e la perdita della biodiversità, compresa la diversità delle risorse genetiche, nell’Unione europea e su scala mondiale.

-                      A contribuire ad un elevato livello di qualità della vita e di benessere sociale per i cittadini, attraverso un ambiente in cui il livello dell’inquinamento non provochi effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente attraverso uno sviluppo sostenibile

-                      A garantire una migliore efficienza e gestione delle risorse e dei rifiuti ai fini del passaggio a modelli di produzione e consumo più sostenibili, dissociando, pertanto , l’impiego delle risorse e la produzione dei rifiuti dal tasso di crescita economica, e cercando di garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell’ambiente.

 

Gli Approcci strategici del Programma per la realizzazione degli obiettivi ambientali:

1.                   Sviluppare  la nuova normativa comunitaria

2.                   Incentivare l’attuazione e l’applicazione più efficace della normativa

3.                   Proseguire le iniziative per integrare le disposizioni in materia di ambiente nella elaborazione,definizione e attuazione delle politiche e delle attività comunitarie nei vari settori

4.                   Promuovere modelli di consumo e di produzione sostenibili per internalizzare gli impatti ambientali positivi e negativi attraverso una combinazione di strumenti, compresi strumenti di mercato ed economici

5.                   Migliorare il partenariato con le imprese e le organizzazioni che le rappresentano, coinvolgere le parti sociali, i consumatori, migliorare la prestazione ambientale delle imprese e perseguire modelli di produzione sostenibili

6.                   Garantire che i singoli consumatori, le imprese e gli enti pubblici dispongano di migliori informazioni sui processi e sui prodotti in termini di impatto ambientale per raggiungere modelli di consumo sostenibili.

7.                   Sostenere l’integrazione delle considerazioni ambientali nel settore finanziario.

8.                   Creare un regime comunitario in materia di responsabilità.

9.                   Migliorare la cooperazione e il partenariato con i gruppi di consumatori e le NGO e favorire una maggiore comprensione delle tematiche ambientali e la relativa partecipazione da parte dei cittadini europei.

10.               Incentivare e promuovere l’uso e la gestione efficaci e sostenibili del territorio e del mare tenendo conto delle considerazioni ambientali.

 

 

La Governance : Il libro bianco

 

La Partecipazione dei cittadini alle politiche europee

La riforma della Governance, che tratta del modo in cui l’Unione europea esercita i poteri ad essa conferiti dai suoi cittadini, è uno dei  quattro obiettivi strategici presentati dall’Unione Europea nel 2000.

Tale impegno si è concretizzato nell’elaborazione del Libro bianco sulla Governance.[8]

Il libro bianco sulla Governance  propone una maggiore apertura nel processo di elaborazione delle politiche dell’Unione Europea, finalizzato a garantire una partecipazione più ampia dei cittadini e delle organizzazioni nella definizione e presentazione di tali politiche. Proposto in bozza nel 2001, il Libro bianco ha accolto osservazioni fino a marzo 2002.

 

Incoraggiando ad una maggiore apertura e responsabilizzazione delle parti in causa, il documento proposto ha l’intento di rendere percepibile ai cittadini europei il fatto che gli Stati membri, operando assieme all’interno dell’Unione, possono offrire risposte più efficaci alle loro preoccupazioni.

 

I cambiamenti proposti  dal libro bianco sulla governance riguardano un impegno ad integrare i mezzi di azione delle politiche dell’EU con strumenti di tipo non legislativo. Tale impegno è finalizzato a:

 

1.      una maggiore partecipazione ed apertura, per favorire la quale l’Unione si impegna:

-         a fornire informazioni on-line aggiornate in tutte le fasi dei processi decisionali.

-         Ad interagire più strettamente con le autorità regionali e locali e con la società civile, attraverso un dialogo più sistematico con i rappresentanti delle autorità regionali e locali, tramite associazioni nazionali ed europee,  sin dalla prima fase dell’elaborazione delle politiche.

-         A introdurre una maggiore flessibilità nelle modalità esecutive della normativa comunitaria, che tenga conto delle specificità regionali e locali

-         A definire pubblici criteri di qualità (standard minimi) da rispettare nelle consultazioni sulle politiche europee

-         Ad istruire accordi di partenariato che vadano oltre gli standard minimi, in determinati settori, nei quali la Commissione stessa si impegnerà a procedere ad altre consultazioni in cambio di maggiori garanzie di apertura e rappresentatività delle organizzazioni consultate.

2.      Un miglioramento delle politiche, delle normative comunitarie, dei loro risultati ed un aumento della credibilità dell’Unione e delle sue istituzioni che prevede tra le altre cose:

 

-         La semplificazione del diritto comunitario vigente e l’incoraggiamento degli stati membri ad operare un’analoga semplificazione delle normative nazionali che danno attuazione alle disposizioni dell’UE

 

3.      La ridefinizione del ruolo delle istituzioni ove le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri sono chiamati ad operare in concerto per elaborare una strategia politica globale attraverso diversi impegni della Commissione.

 

Nel Libro bianco, vengono definiti i principi alla base della buona governance e dei cambiamenti proposti nel libro stesso: Apertura, Partecipazione, Responsabilità, Efficacia, Coerenza. Questi principi, considerati alla base della democrazia e del principio di legalità  negli Stati membri, sono considerati anche principi ispiratori per tutti i livelli di governo: globale, europeo, nazionale, regionale e locale.
 

Approfondimenti

I principi della buona governance 

Dal Libro Bianco sulla Governance - Commissione delle Comunità Europee

 

“Apertura. Le istituzioni devono operare in modo più aperto: assieme agli Stati membri, devono adoperarsi attivamente per spiegare meglio, con un linguaggio accessibile e comprensibile al grande pubblico, che cosa fa l’Unione europea e in che consistono le decisioni che essa adotta. Questo principio riveste particolare importanza se si vuole accrescere la fiducia dei cittadini in istituzioni complesse.

 

Partecipazione. La qualità, la pertinenza e l’efficacia delle politiche dell’Unione dipendono dall’ampia partecipazione che si saprà assicurare lungo tutto il loro percorso, dalla prima elaborazione all’esecuzione. Con una maggiore partecipazione sarà possibile aumentare la fiducia nel risultato finale e nelle istituzioni da cui emanano tali politiche. Perché ci sia una maggiore partecipazione, è indispensabile che le amministrazioni centrali cerchino di interessare i cittadini all'elaborazione e all’attuazione delle politiche dell’Unione.

 

Responsabilità. I ruoli all’interno dei processi legislativi ed esecutivi vanno definiti con maggiore chiarezza. Ogni istituzione dell’UE deve spiegare qual è il suo ruolo in Europa e deve assumerne la responsabilità. Ma vi è esigenza di maggiore chiarezza e maggiore responsabilità anche da parte degli Stati membri e di tutti coloro che partecipano, a qualsiasi livello, all’elaborazione e all’attuazione delle politiche dell’Unione.

 

Efficacia. Le politiche dell'UE devono essere efficaci e tempestive, producendo i risultati richiesti in base a obiettivi chiari, alla valutazione del loro impatto futuro e, ove possibile, delle esperienze acquisite in passato. Per la loro efficacia, è necessario inoltre che le politiche siano attuate secondo proporzionalità e le decisioni siano adottate al livello più opportuno.

 

Coerenza. Le politiche e gli interventi dell’Unione devono essere coerenti e di facile comprensione. Si avverte una crescente esigenza di coerenza: la gamma dei compiti da assolvere è andata ampliandosi; l’allargamento dell’Unione accentuerà le differenze; sfide quali il cambiamento climatico e il calo demografico superano i confini delle politiche settoriali sulle quali si è costruita l’Unione; le autorità regionali e locali sono sempre più coinvolte nelle politiche dell'UE. La coerenza richiede una leadership politica e una decisa assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, così da assicurare un’impostazione coerente all’interno di un sistema complesso. Ciascuno di questi principi è importante di per se stesso. Ma nessuno di essi può essere conseguito con azioni separate.

Non è più possibile garantire l’efficacia delle politiche dell’Unione senza un maggior coinvolgimento di tutti nella loro elaborazione, applicazione ed attuazione.

 

L’applicazione di questi cinque punti va a sostegno dei principi di proporzionalità e di sussidiarietà.

 

Dalla prima elaborazione di una politica fino alla sua esecuzione, la scelta del livello al quale intervenire (dal livello comunitario a quello locale) e degli strumenti da utilizzare deve essere proporzionata agli obiettivi perseguiti. Ciò significa che quando si avvia un'iniziativa è fondamentale verificare sistematicamente

a.                           se un'azione pubblica è veramente necessaria,

b.                          se il livello europeo è quello più opportuno

c.                           se le misure proposte sono proporzionate agli obiettivi.

Anche l’Unione cambia. I settori di sua competenza spaziano dalla politica estera alla difesa, dall’immigrazione alla lotta contro la criminalità.

 

L’Unione sta ampliandosi, con la prevista adesione di nuovi membri, e non sarà più giudicata soltanto per la sua capacità di eliminare le barriere agli scambi o di portare a compimento il mercato unico: la sua legittimità dipende oggi dalla partecipazione e dal coinvolgimento di tutti. Ciò significa che il modello lineare, secondo il quale le politiche sono adottate ed imposte dall’alto, deve essere sostituito con un "circolo virtuoso", basato sul feedback, sulle reti e su una partecipazione a tutti i livelli, dalla definizione delle politiche fino alla loro attuazione.”

 

La partecipazione dei cittadini e informazione: La Convenzione di Aarhus

(Ovvero il  Diritto dei cittadini all’informazione, alla partecipazione alla giustizia in materia ambientale.)

La convenzione di Aarhus "Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia ambientale", sottoscritta in Danimarca, il 25 giugno 1998, ratificata da 39 Stati membri della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE), l’Unione Europea e alcuni paesi dell’ex Unione sovietica, è entrata in vigore il 30 ottobre del 2001.

La Convenzione rappresenta uno strumento internazionale significativo per la sensibilizzazione e il coinvolgimento della società civile sulle tematiche ambientali; l'Italia, fortemente impegnata nella sua attuazione sul piano sia nazionale che internazionale, detiene la Presidenza del Comitato direttivo ("Bureau") della Convenzione.

In occasione della sua entrata in vigore Kofi Annan, segretario generale dell’ONU, ha considerato la  Convenzione   come  “la più ambiziosa impresa di democrazia ambientalista realizzata sotto gli auspici delle Nazioni Unite”, Altero Matteoli,  attuale Ministro italiano dell’Ambiente e della tutela del territorio, ha dichiarato che: La Convenzione di Aarhus è lo strumento più avanzato al mondo nella promozione dei diritti del popolo a giocare un ruolo attivo nella creazione di una società più ecologicamente sostenibile”.

 

La Convenzione di Aarhus assume come presupposti il primo principio della Dichiarazione di Stoccolma sull’ambiente Umano, il decimo principio della dichiarazione di Rio su Ambiente e sviluppo, nonché le risoluzione 37/7 del 28 ottobre dell’’Assemblea Generale sulla Carta Mondiale per la Natura e la 45/94 del 14.12.90 e la Dichiarazione europea su Ambiente e salute adottata dall’OMS alla prima conferenza su ambiente e salute (Francoforte sul Meno, Germania, 8.12.89).

 

Con la sottoscrizione della Convenzione i Paesi firmatari, si impegnano a garantire:

1.      i diritti di accesso all’informazione,

2.      la partecipazione pubblica nel processo decisionale,

3.       l’accesso alla giustizia in materia ambientale,

attraverso questi tre percorsi si impegnano a proteggere il diritto di ogni persona presente e delle future generazioni, di vivere in un ambiente adeguato alla propria salute e benessere.

Per ognuno di questi tre aspetti, considerati i pilastri della democrazia ambientale, la Convenzione stabilisce impegni e diritti delle parti, ossia dei cittadini e dei Governi nazionali e Regionali di ogni Paese.
Approfondimenti

Impegni e diritti sanciti dalla convenzione di Aarhus

 

1.                   Garantire ai cittadini l'accesso alle informazioni ambientali

La Convenzione ribadisce il diritto democratico dei cittadini di accedere alle informazioni di cui fanno richiesta e il dovere delle autorità pubbliche di divulgare tali informazioni.

Tale diritto viene esercitato alle seguenti condizioni:

§                     Che le autorità siano effettivamente in possesso dei documenti

§                     Che le informazioni siano aggiornate ed affidabili, rilasciate in termini ragionevoli e senza costi onerosi.

il rifiuto nel fornire l’informazione si considera ammissibile nei casi di:

§                                             richiesta abusiva, generica, relativa a un documento in corso di elaborazione o non posseduto,

§                                             tutela del segreto delle deliberazioni delle pubbliche autorità, della difesa nazionale, della pubblica sicurezza, del buon funzionamento della giustizia, del segreto commerciale/industriale, dei diritti di proprietà, del carattere confidenziale dei documenti

Per la divulgazione delle informazioni viene inoltre richiesto che le istituzioni assumano un ruolo attivo e comunicativo, attraverso

§                                             il rispetto del principio dell'immediatezza

§                                              la creazione di reti automatizzate delle informazioni.

 

2.                   Favorire la  Partecipazione pubblica in decisioni su attività specifiche in materia di ambiente

2.1 Partecipazione  ai piani, ai programmi  ed alle politiche in materia ambientale,

2.2 Partecipazione pubblica durante la preparazione di decreti esecutivi e/o  strumenti normativi legalmente vincolanti e di applicazione generica

 

La Convenzione , pur lasciando libertà di valutare caso per caso secondo la normativa nazionale, stabilisce il diritto, per il pubblico interessato, di essere informato sin dai primi momenti del processo decisionale in materia ambientale e di partecipare ai processi decisionali relativi all'autorizzazione di determinate attività, per lo più di natura industriale, aventi impatto ambientale significativo, nonché all'elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle autorità pubbliche.

 

Nel corso dei processi decisionali gli interessati hanno la possibilità di presentare osservazioni, di cui le autorità pubbliche devono tener conto.

 

3.                   Accesso alla giustizia in materia ambientale

Nel caso che i cittadini ritengano che la loro richiesta di informazioni sia stata ignorata oppure rifiutata ingiustamente, oppure per denunciare la violazione della normativa ambientale da parte di soggetti pubblici e privati, i cittadini stessi potranno ricorrere a procedure di revisione amministrativa e giurisdizionale, sollecite e senza alcun onere finanziario per la riesamina.

 

La Pianificazione : La Valutazione Ambientale Strategica

La metodologia VAS, Valutazione Ambientale Strategica, è da anni considerata un importante strumento di valutazione. Già da tempo, nell’ambito della regolamentazione dei fondi strutturali,  infatti, particolare rilevanza è attribuita alla valutazione ambientale dei piani e dei programmi da presentare ai finanziamenti comunitari.

 

Con la Direttiva “EU 42/2001 CE” [9]  sulla VAS, l’Unione europea, ha inteso garantire che in sede di pianificazione e prima della definitiva adozione degli stessi piani, siano valutate ed identificate correttamente le eventuali conseguenze ambientali delle scelte fatte.

 

La Valutazione ambientale costituisce un importante strumento per l’integrazione delle considerazioni di carattere ambientale nell’elaborazione e nell’adozione di taluni piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente negli Stati membri, in quanto garantisce che gli effetti dell’attuazione dei piani e dei programmi in questione siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro adozione”

 

Frutto di un lungo dibattito iniziato nel 1996, che ha condotto tutti gli stati membri ad un accordo sul testo, in seguito alla sua pubblicazione, la direttiva  dà agli stati membri stessi tre anni di tempo, fino al 2004,  affinché essa possa essere integrata nei sistemi legislativi nazionali in materia ambientale.

 

La direttiva  fissa un quadro minimo per la valutazione ambientale che sancisce i principi generali del sistema di VAS, lasciando agli stati membri il compito di definire i dettagli procedurali secondo il principio di sussidiarietà.

 

Fondata sull’ obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente, contribuendo all’integrazione di considerazioni ambientali in sede pianificatoria per promuovere lo sviluppo sostenibile, la direttiva richiama alla necessità di redigere un rapporto ambientale da sottoporre a consultazione delle autorità e di tutto il pubblico interessato all’iter decisionale e nel caso a consultazione transfrontaliera.

Una volta adottato il piano dovrà essere messo a disposizione congiuntamente a:

-una dichiarazione di sintesi che illustra le modalità di considerazione degli aspetti ambientali

-un documento che riporti i risultati della consultazione

-le motivazione della scelta

-le misure adottate per il monitoraggio.

 

 

 

Il Monitoraggio e il Reporting: Gli indicatori comuni europei ECI

Il progetto di definizione di indicatori comuni europei di sviluppo sostenibile (ECI) è un’iniziativa indirizzata al  monitoraggio della sostenibilità a livello locale, portato avanti da un gruppo di esperti e di rappresentanti di comunità locali europei.

L’idea progettuale,  realizzata grazie ad un partenariato di diverse  organizzazioni ed autorità locali, è un'iniziativa congiunta della Commissione europea (DG Ambiente), dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA) e del gruppo di esperti sull'ambiente urbano creato nel 1991 dalla stessa Commissione europea. 

Tali soggetti hanno intrapreso un lavoro insieme finalizzato ad una migliore comprensione della sostenibilità nelle  comunità locali ed alla produzione di dati confrontabili tra loro.  Obiettivo di tale lavoro è stato quello di stimolare gli enti locali europei ad utilizzare, come base di riferimento complementare agli indicatori nazionali o locali,  gli ECI European Common Indicators: strumenti di misurazione dei progressi nell’ambito dello sviluppo sostenibile locale: infatti, utilizzati in combinazione con altri indicatori ed altri metodi di valutazione, gli indicatori comuni europei, possono contribuire a una strategia di monitoraggio sia unitaria che a livello locale o regionale.

 

Nel corso del progetto ECI è stata dapprima proposta una moltitudine di possibili indicatori di sostenibilità, da cui, attraverso un lavoro di selezione concertata “dal Basso verso l’alto”, sono stati in seguito  identificati 10 (più 1) indicatori comuni di sostenibilità  che, negli intenti del gruppo di lavoro, rappresentano parametri raffrontabili e comuni di sostenibilità a livello delle molte diverse realtà locali e regionali  europee.

 

I dieci indicatori sono attualmente in via di verifica: oltre 100 autorità locali  hanno sottoscritto l’accordo di adozione degli ECI e stanno aderendo alla fase di monitoraggio testando praticamente gli indicatori. L’accesso a tale fase è stata aperta all’ingresso di sempre nuovi enti locali per tutto l’anno 2002, in modo tale da allargare significativamente il confronto.

Da un rapporto presentato da Maria Berrini[10] (Ambienteitalia) , che riporta e confronta i risultati raggiunti nell’attuale fase di lavoro, appare come “il 70% circa delle 70 amministrazioni che hanno risposto ai questionari dichiarano come sia “Importantissimo” continuare a sviluppare il progetto ECI. Il Comitato direttivo della Campagna Europea delle Città sostenibili (ed i network che lo compongono) ha definito gli ECI uno strumento interessante per la valutazione dei suoi progressi, ne ha suggerito l’integrazione con altri strumenti ed ha raccomandato alla CE la sua continuazione.”
Approfondimenti

ECI i dieci+1 indicatori comuni europei

1.                   Soddisfazione dei cittadini

% di cittadini che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti del contesto locale

2.                   Contributo locale al cambiamento climatico globale

Emissioni procapite CO2 equivalenti

3.                   Mobilità locale e trasporto passeggeri

% di spostamenti con mezzi privati motorizzati

4.                   Accessibilità ad aree verdi e servizi

% di cittadini che vive a meno di 300 m da un’area “a uso pubblico”

5.                   Qualità dell’aria

% superamenti netti dei limiti previsti per PM10

6.                   Spostamenti casa-scuola dei bambini

% dei bambini che vanno a scuola in automobile

7.                   Gestione sostenibile dell’ Autorità locale e delle imprese locali

% delle imprese con certificazione ambientale

8.                   Inquinamento acustico

% della popolazione esposta a livelli di rumore notturno > 55 dB (A)

9.                   Uso sostenibile del territorio

Percentuale di aree protette sulla superficie totale

10.               Prodotti sostenibili

% di persone che acquistano prodotti sostenibili

 

Undicesimo indicatore aggiunto:

Impronta ecologica

(Unità di misura: ettari di terreno per abitante)

l’impronta ecologica misura la “pressione” di una data popolazione sulle risorse naturali e rappresenta la  quantità “fisica”di terreno necessaria a sostenere gli attuali livelli di consumo e produzione di rifiuti di quella popolazione.

 


 

Contributi finanziari: Il Quadro comunitario di cooperazione per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano

 

Il “Community framework  for  cooperation to promote sustainable Urban development”

    (decisione n1411/2001/CE)[11] è un contributo finanziario di 14 milioni di euro della CE Dg generale Ambiente, che ha durata 2001-2004 ed è indirizzato alle reti di autorità locali.

Tali fondi europei sono stati stanziati al fine di sostenere, assistere, incoraggiare l’ elaborazione, lo scambio e l’implementazione delle buone pratiche nei campi dell’:

 

-implementazione a livello locale della legislazione ambientale dell’EU

-sviluppo urbano sostenibile

-Agenda 21 locale

campi entro  cui sono specificatamente consentite attività quali:

l’informazione e lo  scambio di informazioni sullo sviluppo urbano sostenibile e l’Agenda 21 locale, la promozione della qualità ambientale in aree con problemi ambientali e socioeconomici, la cooperazione tra partners coinvolti nello sviluppo sostenibile e nell’Agenda 21 a livello europeo.

 

 


 

Sviluppo sostenibile e Agenda 21 locale in Italia

 

Argomento

Soggetto promotore

cosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sviluppo sostenibile

 

 

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio

 

Strategia d'Azione Ambientale per* lo Sviluppo Sostenibile in Italia (2002)

 

 

Governo nazionale e Governi regionali

 

Conferenza Stato Regioni sullo* sviluppo sostenibile (2002)

 

 

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio

 

Premio città a misura dei bambini e delle bambine*

 

 

Sistema APAT,ARPA,APPA

 

 

Documento “Nuovi strumenti per lo sviluppo sostenibile” (2001)*

 

 

 

 

 

 

Agenda 21 locale

 

 

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio

 

Bandi per il cofinanziamento di programmi di sviluppo sostenibile e attuazione dell’ Ag21l (2000-2002)*

 

APAT

“Linee guida per le Agende 21 locali”- Manuale ANPA (2000)

 

Governi Locali –

Associazione A21 Italy

 

 Indagine sullo stato di attuazione delle Ag21l in Italia (2002)*

 

 

Monitoraggio e reporting

 

 

Istituto  sviluppo sostenibile Italia

 

 

Indicatori di sviluppo sostenibile ISSI (2002)*

 

 

 

 

 

Indirizzi, strumenti  e incentivi: L’Azione del Ministero dell’ambiente

La Strategia di Azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia

Nel mese di luglio 2002 ,con delibera 57/2002, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha approvato la Strategia d'Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile in Italia, redatta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.

La Strategia è stata  presentata come documento di impegno italiano per lo sviluppo sostenibile, in occasione del summit WSSD di Johannesburg di settembre 2002.

 

Il documento, impostato sulle priorità definite dal Sesto piano d’azione ambientale della Comunità Europea 2002-2012 e sugli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo in materia di piena occupazione, coesione sociale e tutela ambientale, garantisce, in coerenza con le indicazioni del Consiglio Europeo di Barcellona (2002), la predisposizione della strumentazione necessaria per la concertazione, la partecipazione, la condivisione delle responsabilità a livello nazionale ed il reporting.

 

La preparazione del documento ha visto, in alcune sue fasi chiave, la partecipazione attiva di numerosi soggetti portatori di interessi: dalle associazioni industriali, alle associazioni non governative, i sindacati, le istituzioni di governo centrale, le amministrazioni territoriali e la società civile in genere, che hanno dato il loro contributo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio attraverso diversi strumenti di partecipazione, dagli incontri diretti alla possibilità intervenire attraverso un forum telematico aperto a tutti.

Approfondimenti

La Strategia d’Azione Ambientale dell’Italia si articola in quattro grandi aree tematiche prioritarie, le medesime indicate dal Sesto Piano d’Azione Ambientale dell’UE, per ognuna delle quali vengono definite specifiche priorità, obiettivi e azioni:

 

• cambiamenti climatici e protezione della fascia dell’ozono;

• protezione e valorizzazione sostenibile della Natura e della Biodiversità;

• qualità dell’Ambiente e qualità della vita negli ambienti ur-bani;

• prelievo delle risorse e produzione di rifiuti.

 

Nel documento  viene riconosciuta l’ esigenza di nuove forma di progettualità orientate alla sostenibilità: progettare gli equilibri ecologici, modificare i modelli di produzione e di consumo, promuovere l’ecoefficienza, ristabilire gli elementi di equità sociale.

In questo quadro l’azione ambientale, occupandosi di eliminare le pressioni all’interfaccia tra antroposfera ed esosfera, viene riconosciuta come pilastro fondamentale di una strategia per un nuovo modello di sviluppo .

Il documento tenendo conto dell’interazione tra sfera ambientale, economica e sociale  focalizza alcuni punti fondamentali:

-          L’azione ambientale deve essere improntata sul principio precauzionale, secondo le linee definite in ambito comunitario

-          L’azione ambientale da sola non basta, c’è bisogno anche di una sostenibilità economica

-          Il PIL non contiene fattori che tengono conto dei danni recati all’ambiente e dei relativi costi per la collettività: è tempo di misurare lo sviluppo economico con un articolato ventaglio di parametri fisici e monetari.

-          Le azioni e gli impegni finalizzati a perseguire uno sviluppo sostenibile non possono prescindere da politiche attente alla povertà e all’esclusione sociale.

Alla luce del principio di sussidiarietà, nella Strategia viene fatto presente come gli obiettivi e le azioni della Strategia stessa debbano trovare continuità nel sistema delle Regioni, delle Province autonome e degli Enti locali. Viene promossa a questo proposito  “la predisposizione di strategie di sostenibilità, a tutti i livelli, per l’attuazione di tali obiettivi in relazione alle proprie specificità, adattando a queste contenuti e priorità in collaborazione e partnership con gli Enti locali e tutti i soggetti coinvolti. A tal fine è ne-cessario che le Regioni individuino e orientino nel proprio bilancio le risorse finanziarie necessarie. Lo Stato dovrà, agli stessi fini, provvedere ad orientare le risorse del proprio bilancio a sostegno dell’azione regionale, ove queste si siano dotate di strategie regionali per il perseguimento degli obiettivi di grande scala e delle macroazioni. “

 

La strategia individua, come  strumenti dell’azione ambientale quelli che aiutano il superamento dell’approccio “comando e controllo” e che promuovono i comportamenti volontari  da parte di tutti gli attori sociali verso la protezione dell’ambiente.

 

Tra essi promuove:

-          L’applicazione della legislazione di protezione ambientale

-          L’integrazione dell’ambiente nelle politiche di settore e nei mercati

-          L’attuazione della riforma fiscale ecologica

-          La mitigazione delle esternalità ambientali

-          L’eliminazione dei sussidi perversi

-          L’Agenda 21 locale come strumento di programmazione delle azioni a favore dello sviluppo sostenibile

-          L’introduzione della contabilità ambientale e l’uso degli indicatori per l’azione ambientale e lo sviluppo sostenibile

-          La maggiore efficacia dei processi di partecipazione del pubblico

-          La crescita del ruolo decisionale dei cittadini

-          Il finanziamento dello sviluppo sostenibile anche derivante, oltre che dal fondo ad hoc per lo sviluppo sostenibile, anche dall’impegno di istituti di credito e mercato assicurativo

-          Lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, della formazione e dell’informazione

 

Dopo una  approfondimento di dettaglio su priorità, obiettivi ed azioni riferite ad ognuna delle quattro aree tematiche individuate “la strategia di azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” mette a punto un sistema di verifica dell’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile , da applicare al monitoraggio dell’attuazione della strategia stessa, costruito sulla base degli indicatori adottati dal Consiglio Europeo di Barcellona (2002) integrati con altri indicatori specifici individuati a livello nazionale. Tale sistema associa ai propri indicatori di qualità ambientale, ove possibile, anche target e tempi, al fine di orientare le future valutazioni di impatto sulla sostenibilità che vengono implicate dalle proposte programmatiche e strategiche.

 

Principi ispiratori della strategia di azione ambientale per lo sviluppo sostenibile

• l’integrazione dell’ambiente nelle altre politiche;

• la preferenza per stili di vita consapevoli e parsimoniosi;

• l’aumento nell’efficienza globale dell’uso delle risorse;

• Il rigetto della logica d’intervento “a fine ciclo” e l’orienta-mento

verso politiche di prevenzione;

• la riduzione degli sprechi;

• l’allungamento della vita utile dei beni;

• la chiusura dei cicli materiali di produzione-consumo;

• lo sviluppo dei mercati locali e delle produzioni in loco;

• la valorizzazione dei prodotti tipici e delle culture della tradizione;

• la partecipazione di tutti gli attori sociali alla determinazione degli obiettivi e degli impegni e alla corrispondente condivisione delle responsabilità.

Stato e Regioni:Il Tavolo tecnico sullo sviluppo sostenibile

 

Al fine di elaborare quanto proveniente da Johannesburg e dall’impegno assunto con la “Strategia per lo sviluppo sostenibile”,  nel dicembre 2002 si è insediato, presso la Conferenza Stato-Regioni , il Tavolo tecnico sullo sviluppo sostenibile con l’obiettivo principale di definire una base comune d’azione per tutte le Regioni, relativamente ai temi contenuti nella Strategia nazionale approvata dal CIPE. Un secondo obiettivo che il tavolo è, inoltre, l´approvazione di una decisione che porti tutte la Regioni ad adottare Strategie regionali di sviluppo sostenibile, coerenti con quanto contenuto nella Strategia nazionale.

I bandi per il cofinanziamento di Agende 21 locali

Negli anni 2000 e 2002, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha indetto due bandi di cofinanziamento per programmi di sviluppo sostenibile e attuazione dell’Agenda 21 locale.

In risposta al primo bando, per il quale il Ministero aveva messo a disposizione 12,9 milioni di euro, sono pervenuti 709 progetti, tra questi 548 sono risultati idonei e 111 di essi hanno ottenuto il cofinanziamento.

Al secondo bando, configurato sulle stesse tematiche del precedente e concluso il 19 novembre 2002, hanno risposto 804 enti locali: al momento della redazione di questo testo è in corso la nomina della Commissione ministeriale incaricata di valutare i progetti pervenuti. Entrambi i bandi sono stati costruiti con la partecipazione attiva di tutti coloro che intendessero apportare il proprio contributo, attraverso l’apertura di forum telematici per tutta la durata del processo di elaborazione delle linee guida.

Rispetto al precedente, il secondo bando individuava due categorie distinte di progetti, quelli che prevedevano lo sviluppo si un processo di attuazione dell’A21l fin dall’avvio e quelli destinati a processi già avviati, arrivati alla fase di attuazione di azioni specifiche o strategie Agenda 21 locale.

 

Entrambi i bandi hanno visto un’ampia risposta da parte degli enti locali italiani del nord del centro e del sud, risposta che ha riconfigurato in un brevissimo tempo lo scenario italiano di quanti si fossero assunti degli impegni in merito alla traduzione in azione dei principi dello sviluppo urbano sostenibile (adesione alla carta di Aalborg ) e di quanti avessero intrapreso il percorso di  attuazione dell’Agenda 21 locale in Italia.

Con l’inizio del 2003 ci si trova di fronte ad  un primo momento in cui poter tirare le somme dei risultati sui progetti cofinanziati nel 2000 ed in scadenza, dopo diciotto mesi: a questo fine il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha portato avanti un’azione di verifica e di monitoraggio dell’andamento dei processi in atto i cui risultati, una volta pubblicati, rappresenteranno un’utile base su cui poter sviluppare nuove strategie a favore dell’affermazione dell’Agenda 21 come strumento privilegiato di pianificazione a livello locale.

I premi  “Città  a misura dei bambini e delle bambine”

Da  anni il Ministero dell’ambiente pubblica il bando per le città sostenibili dei bambini e delle bambine[12].  Il premio è indirizzato a quei comuni italiani hanno realizzato o hanno in via di realizzazione progetti che prevedono una migliore sostenibilità della città per i bambini.

Il bando si struttura in due premi distinti: quello al “Miglior progetto per una città sostenibile delle bambine e dei bambini " e  quello per l’"Iniziativa più significativa per migliorare l´ambiente urbano con e per i bambini".

I premi previsti sono sette e riguardano comuni di diverse dimensioni.

Nell’ edizione 2001 i premi delle città a misura dei bambini e delle bambine sono andati a città grandi e piccole che hanno creato, tra le altre cose,  laboratori  per una città sostenibile per bambini e bambine, hanno avviato Agende 21locali, hanno realizzato interventi di riqualificazione urbana attraverso la pianificazione a partecipata e finalizzati alla creazione di spazi per l’infanzia, hanno realizzato piste ciclabili, percorsi casa-scuola, hanno attuato interventi incisivi nei campi dell’inquinamento elettromagnetico e dell’aria, hanno realizzato laboratori didattici con i ragazzi che hanno lavorato su una visione della città multietnica e solidale ed hanno sviluppato programmi di educazione ambientale che fanno riferimento alla città come risorsa educativa.

 

 

 

Il monitoraggio e il reporting: indicatori di sviluppo sostenibile per l’Italia

Nel 2002, con il primo Rapporto ISSI[13] L’Istituto Sviluppo Sostenibile Italia  propone un’indagine basata su indicatori elaborati specificatamente allo scopo di misurare lo sviluppo sostenibile in Italia e sviluppare gli strumenti che rendano possibile una visione condivisa dello sviluppo sostenibile in Italia.

Il Rapporto individua tre “panieri dello sviluppo sostenibile” :

-Società e economia,

-Ambiente

-Uso delle risorse.

Per ognuno di questi ambiti vengono scelti nel Rapporto dieci indicatori chiave selezionati e calcolati a partire dagli indicatori base disponibili in Italia.

Si arriva così ad un set complessivo di trenta indicatori, dalla cui integrazione viene quindi elaborato l”ISSI” l’Indice generale italiano di sostenibilità che intende esprimere lo stato della sostenibilità in Italia. Le potenzialità individuate nel rapporto per l’indice ISSI sono quelle di: “Misurare i progressi su scala nazionale in funzione dei target assegnati e dei tempi di conseguimento, considerare i differenziali regionali per valutare lo stato della coesione nei tre settori, economico-sociale, ambientale, di uso delle risorse regionali di rilevanza nazionale e di consentire alle aree urbane, p.es. alle 10 aree urbane medio grandi, di misurarsi sulla scala della sostenibilità.”

Sulla base degli indicatori selezionati il quadro riportato dal rapporto 2002 è, tra le altre cose quello di un Italia in crescita, ma che si sviluppa poco a livello sociale, culturale e tecnologico, un’Italia la cui condizione ambientale “può evolversi positivamente, ma non ha ancora stabilizzato né un buono stato, né una buona gestione e potrebbe, quindi anche peggiorare” e di un Italia che risulta essere ancora troppo poco efficiente nell’uso delle sue risorse.
Approfondimenti

ISSI - Indicatori e target 2012

Società e economia

§                                             Aspettativa di vita

§                             Reddito pro capite

§                             Tasso di disoccupazione

§                             Disoccupazione nel mezzogiorno

§                             Equità nella distribuzione del reddito (indice Gini)

§                             Disagio sociale femminile

§                             Livello di istruzione

§                             Benessere, salute sicurezza

§                             Aiuti allo sviluppo

§                             Spesa per la ricerca scientifica

Ambiente

§                     Emissioni serra

§                     Qualità dell’aria nelle otto principali città italiane

§                     Emissione di Diossine e furani

§                     Qualità delle acque marino costiere

§                     Qualità e certificazione ambientale

§                     Incendi forestali

§                     Consumo di fitofarmaci

§                     Abusivismo edilizio

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