ECOLOGIA QUOTIDIANA E CONSUMI CONSAPEVOLI


Questa sezione comprende i seguenti capitoli:

  1. ECOLOGIA DOMESTICA - CONSUMI CRITICI

  2. BILANCI DI GIUSTIZIA

  3. BIOARCHITTETURA 


ECOLOGIA DOMESTICA


CONSUMI CRITICI

ETICI - CONSAPEVOLI - ECO SOLIDALI

a cura di Ilaria Buccioni, Elisabetta Guerrieri,

Stella Andrea, Suppa Patrizio.

 

 

Sommario

Prologo
Presentazione
Prefazione
Consumiamo ad occhi aperti!
Ecologia
rifiuti
acqua
consumi elettrici
Automobile
Finanza etica: banca etica e MAG
La formazione
Operazione bilanci di giustizia
Le massime
Note
Bibliografia minima

  

 

PRESENTAZIONE

Supponi che non sia vero

che non esiste

alternativa possibile...

"subcomandante Marcos"

 

Non c'è in una intera vita

cosa più importante da fare

che chinarsi perché un altro,

cingendoti il collo,

possa rialzarsi.

Luigi Pintor, "Servabo"

Nello scrivere una introduzione/premessa a quanto state per leggere devo avvertirvi di alcune cose.

Il materiale che compone questo sussidio a "una vita consapevole in tempi difficili" è frutto di molto lavoro, una dose non indifferente di sapere (nel senso etimologico: ciò che dà sapore), una serie di esperienze concrete (ciò lo salva dall'irrealtà delle teorie), soprattutto di un'enorme speranza. Se la vita trova la sua grandezza nella capacità di vedere e condividere l'altrui sofferenza, la speranza dice la volontà di lottare contro di essa, nella prospettiva di vincerla e quindi di superarla anche in se stessi. Se si tirano le somme dei fattori che contraddistinguono le nostre società e il loro evolversi resta poco da sorridere. Ma se si valuta l'assoluta imprevidibilità dei sistemi che costituiscono il nostro mondo, capaci di riorganizzarsi secondo dinamiche diverse fino a garantire una sopravvivenza altrimenti impensabile, si entra in una prospettiva che invita ad assecondare le spinte positive, i segnali di ulteriore. Noi ci invitiamo a considerare tutto questo, convinti che il piccolo che si può realizzare per migliorare la vita nostra ed altrui sia destinato ad un buon esito, a trasformare persino l'enorme di un'intera mondialità.

I tempi di questo realizzarsi sono da viversi con metri diversi dal tutto/subito; conoscono l'attuarsi letto con la saggia pazienza dei poveri, quella di un seminare con l'occhio al futuro, più in là dell'angoscia presente.

Queste pagine hanno significato in questa cornice, altrimenti restano delle buone intenzioni.

Tra le esperienze che hanno dato origine all'idea di un'economia alternativa (leggere più in là) c'è quella delle banche itineranti di villaggio nell'Est asiatico, dove piccoli prestiti concessi a garanzie serie di restituzione (quindi non "per carità" ma secondo il criterio di giustizia del dare a tutti le opportunità legittime) a gruppi di famiglie in difficoltà, per piccoli progetti come, ad esempio, l'acquisto di una capra, hanno dimostrato di poter cambiare l'esistenza a molti.

E ciò che è importante è che queste banche funzionano, cioè producono un utile, anche se non

valutabile con il criterio del vantaggio di pochi a scapito di molti (la legge che governa il concetto di economia del mondo contemporaneo).

Si tratta di restituire la volontà di governo delle nostre società all'idea di umano. I segnali che ciò è possibile sono il contenuto di questo sussidio. Che però rimarrà (è un'avvertenza benevola) del tutto ostico a coloro che - oppressi da un senso di realismo dettato dalla convenienza o dalla paura - non sappiano sognare. Una realtà diversa, per esempio, in cui la sofferenza non sia l'abisso in cui si sprofonda da soli, ma occasione di comunione, di lotta, di resurrezione. Non a caso adopero questa ultima parola, togliendola peraltro da un ambito esclusivamente religioso per restituirla al significato originario di "essere sollevati, rialzarsi": si tratta di celebrare, laicamente o nel senso dello Spirito, quel desiderio di dignità, libertà, giustizia, che non ci possiamo permettere il lusso di eliminare dalle nostre esistenze. Come purtroppo sta accadendo per quanto riguarda le discussioni politiche, i programmi amministrativi, il linguaggio delle chiese di ogni tipo. Che gli esseri umani portino in sé una dignità insopprimibile, che diviene riscatto e potenzialità di evoluzione, è verità incancellabile. Si tratta di farla divenire nei fatti, con le nostre scelte, secondo un desiderio espressione dell'essere liberi. Sempre. Tutti. Ovunque.

don Andrea  Bigalli

commissione Iustitia et Pax della diocesi di Firenze

 

PROLOGO

Quando la Banca Mondiale afferma che il 23% della popolazione mondiale consuma circa l'80% delle risorse e che 1 miliardo e 300 milioni di persone vivono con meno di 1 $ al giorno, possiamo reagire in uno dei seguenti modi:

1) chi se ne frega!

2) accidenti, è un vero peccato!

3) certo, è un problema serio!

4) posso fare qualcosa per cambiare la situazione?

Se avete risposto ai punti 1 e 2, potete lasciare il libretto, magari riuscirà ad esservi utile più avanti.

Se avete risposto al punto 3, seguite con attenzione questo libretto per iniziare a prendere coscienza di come i nostri atti influenzano la vita di milioni di persone.

Se avete scelto il punto 4, leggete con attenzione, poi potrebbe essere il momento buono per cominciare ad utilizzare lo strumento dei "Bilanci di giustizia".

Questo piccolo supporto non ha velleità particolari se non quella di mettere una piccola pulce nelle azioni quotidiane ormai automatiche, senza renderci conto delle ripercussioni che queste hanno a livello più globale.

 

PREFAZIONE

Secondo il "Rapporto sullo sviluppo umano - UNDP - 1997", si avevano questi dati:

Secondo "Il mondo in cifre" di "The economist", 1996, in India nel 1995 risultavano:

a una aspettativa di vita di 63 anni per uomini e donne

a una alfabetizzazione del 49,8%

a Pil pro-capite (a parità di potere d’acquisto-USA=100): 5

a debito estero: 99 miliardi di dollari

mentre in Italia nel 1995 risultavano:

b una aspettativa di vita di 76 anni per gli uomini e 83 per le donne

b Pil pro-capite (a parità di potere d’acquisto-USA=100): 76

b 2,79 milioni di famiglie povere (10,3% del totale)

b un numero di disoccupati in costante crescita (2,804 milioni nel 1997 (ISTAT)

b 66.000 delitti violenti denunciati nel 1996 (ISTAT)

Perché cambiare la nostra vita? Non potremmo continuare a vivere così come adesso, visto che in fondo noi stiamo bene, e se c'è qualcuno che deve cambiare è chi non riesce a vivere in maniera dignitosa, chi non sa se domani mangerà, chi non ha lavoro o un tetto sotto cui dormire?

Forse non abbiamo mai pensato che questi poveri raccontati dai libri, dai giornali, portati nelle nostre case dalla televisione esistessero veramente e che non sono né il frutto della fantasia di qualche scrittore, né comparse di un film che passa sotto i nostri occhi sul teleschermo: esistono, sono veri, sono come noi in carne ed ossa.

"La cosa più insopportabile, quella a cui mi sembrava non mi sarei mai potuto abituare, era la vista di tutti quei bambini rachitici con il ventre come un pallone, veri e propri mostriciattoli che le madri imploranti deponevano sul mio tavolo. A un anno, a diciotto mesi non pesavano neanche tre chili. Soffrivano di tali carenze che la fontanella non gli si era chiusa. L'ossatura della testa, priva di calcio, si era deformata, e il loro dolicocefalo dava a tutti un'aria da mummie egiziane. A quel livello di denutrizione, la maggior parte delle cellule grigie erano andate probabilmente distrutte. Anche se fossi riuscito a tirarli fuori, sarebbero stati degli idioti, idioti in senso medico"

(tratto da "La città della gioia" di D. Lapierre)

Molte volte mi sono chiesto per quale strano destino sono nato ricco e non povero, perché sono nato da questa parte del mondo e non in quella povera. Leggendo questo brano per la prima volta ho pensato che uno dei bambini descritti dal dottor Loeb potessi essere io, e ora forse sarei a lottare ogni giorno contro i morsi della fame, a cercare un pezzo di pane; forse sarei già morto, forse emarginato in un paese di emarginati, emarginato dalla mia idiozia da denutrizione, o, meglio, stupidità da fame. Invece sono qui a pormi delle domande che magari qualcuno potrebbe ritenere "stupide", ma che per me sono spunti di riflessione e stimoli a cambiare la mia vita, domande che non mi permettono di rimanere fermo e statico. In fondo, considerando che noi, abitanti del primo mondo, o Nord, che dir si voglia, non siamo neanche il 30% della popolazione mondiale, ho avuto fortuna a nascere da questa parte. Probabilmente questo pensiero è un po’ lungo e contorto, ma basterebbe avere in noi un po' di senso della giustizia per indignarsi delle enormi differenze tra ricchi e poveri, per capire che non è plausibile che nel 2000 ci siano milioni di persone che vivono in assoluta povertà, persone che non sanno se domani mangeranno, che non hanno un tetto sotto il quale dormire. Basta poco, pochissimo, per accorgersi della profonda ingiustizia di tutto questo e sarebbe sufficiente poco da tutti noi per non rimanere passivi di fronte a queste enormi disparità. E quando parlo di enormi disparità non mi riferisco alla differenza che c'è tra i moderni Paperoni e un abitante di uno Slum di Calcutta, ma alla differenza che c'è fra noi, che possediamo una sola macchina, che magari dobbiamo fare i conti con lo stipendio per pagare il mutuo della casa, noi che possiamo scegliere tutti i giorni cosa mangiare e che diamo succulente scatolette al gatto, noi che in estate andiamo al mare e in inverno in montagna, e un disperato di uno Slum di Calcutta o di una periferia delle nostre città.

Ecco perché cambiare, cambiare per non essere complici degli assassinii "senza colpevoli" che la nostra società commette, poiché i forti disagi sociali che esistono in ogni Paese, i milioni di emarginati che ci circondano e ci interpellano, ci dicono che non è così soltanto perché loro non sanno darsi da fare a sufficienza, ma anche per le responsabilità del nostro "Primo mondo" che ha sfruttato e tuttora dissangua i paesi del Terzo e del Quarto. Cambiare perché di fronte alla morte di tanti innocenti non possiamo rimanere inerti e far finta di non vedere. Ma cosa possiamo fare per cambiare?

Guardando la nostra società vediamo che quasi tutto ciò che facciamo è racchiuso in due grandi sfere: il lavoro e l'acquisto di cose o meglio detto il consumo di oggetti e servizi. Per mantenere il nostro tenore di vita è necessario che a migliaia di chilometri di distanza da noi, milioni di persone siano costrette a lavorare in ambienti malsani, pericolosi, con paghe da fame e senza alcuna garanzia. Com'è possibile e perché?

La maggioranza degli oggetti che acquistiamo sono fatti con materiali o elementi provenienti dai paesi poveri, come ad esempio il caffè, il cioccolato, la frutta tropicale, o ancora l'alluminio, i giocattoli e così via. Al contrario di quello che si pensa: "Compro una banana così do lavoro al contadino filippino che lo produce", l'acquisto di questi prodotti, nella maggior parte dei casi, provoca sfruttamento e disastri ambientali. Se vogliamo la nostra gustosa fetta di ananas sul tavolo, il contadino filippino sarà costretto a venderlo a qualche grossista che lo porterà alla multinazionale che "gentilmente" lo recapiterà al nostro negozio. Solo che il contadino sarà costretto a venderlo ad un prezzo da fame impostogli dal grossista. Non solo: per riuscire ad avere un raccolto sicuro, dovrà usare fertilizzanti e antiparassitari procuratigli dal grossista (di solito vietati nella nostra Europa perché tossici), rischiando malattie molto gravi ed anche la morte. Si può dire con certezza quindi che utilizzando un certo prodotto si va in qualche modo ad appoggiare un sistema di sfruttamento, o almeno a supportarlo silenziosamente.

Questo sistema economico, di cui le attuali disuguaglianze sono uno dei frutti, e non delle disgrazie accidentali ruota attorno ad una sola figura: il "consumatore", è lui che ne determina le sorti e lo sviluppo.

Una delle caratteristiche fondamentali del consumo odierno è che esso è volto alla realizzazione di sogni e desideri almeno tanto quanto serve al soddisfacimento dei bisogni. Infatti, non è la stessa cosa dire "ho fame, voglio mangiare" o dire "ho fame, voglio mangiare questo". O ancora non è lo stesso comprare una bici per fare dello sport o "quella" bici, che magari costa il doppio. Talvolta sembra che consumiamo affinché la nostra vita assomigli il più possibile ai nostri sogni, a come vorremmo che fosse, in sostanza consumiamo per accorciare la distanza che c'è tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, perché questa distanza crea un vuoto in noi, un vuoto che non sappiamo riempire se non comprando continuamente cose nuove che ci danno solo una soddisfazione effimera, oppure riempiendo la nostra vita di attività spesso inutili, o ancora inseguendo viaggi in luoghi esotici e lontani. Ed è così che un giorno mi sono scoperto: un corridore del 2000 che non sa dove andare. Tutto questo per riempire quel vuoto che ci pesa dentro, per non dover fare i conti con noi stessi, con quello che siamo veramente. Ma quel vuoto non può essere tutto, quell'uomo così impegnato nella sua corsa da non accorgersi che qualcuno accanto a lui soffre non sono io, non voglio essere io.

Qualcuno ha detto che siamo angeli con un'ala sola: possiamo volare solo abbracciati insieme. E' questo stile di vita che riempie il nostro vuoto e ci rende Uomini con gli Uomini.

Cosa fare allora?

Molti autorevoli studiosi affermano che l'unico sistema è limitare immediatamente i nostri consumi, passando attraverso l'attenzione ai problemi dell'ecologia, dell'economia equa, del risparmio etico e soprattutto anche dandoci un tempo e degli strumenti di formazione personale.

Se poi saremo attenti a queste cose per i nostri figli, per il bene della terra, per amore della Giustizia, o perché crediamo in un'Entità superiore che ha donato a tutti gli uomini le ricchezze della terra perché tutti abbiano da vivere dignitosamente, non importa: quello che è importante ora è che ogni uomo di buona volontà si faccia costruttore e portatore di una nuova giustizia.

 

CONSUMIAMO AD OCCHI APERTI!!

 

Sopra le nostre teste si giocano gli interessi di grossi gruppi multinazionali, che da abili prestigiatori spostano capitali e materie prime da una parte all’altra del mondo in tempo reale. Sono proprio loro che ormai governano al di sopra delle parti, al di sopra della sovranità dei singoli stati, i quali bene o male, devono sottostare al loro volere per non incorrere in forti penalizzazioni a livello economico. Non è più, quindi, il singolo stato che decide in autonomia delle leggi e dei meccanismi che lo regolano, ma la finanza internazionale. Questo è anche alla base di scelte drammatiche come guerre, embargo, strane alleanze tra paesi. Pensiamo all’Africa, come caso eclatante, dove si giocano interessi americani ed europei, con forti pressioni sui governi locali (dove, pertanto, è ormai anacronistico parlare di conflitti tribali), oppure al presente e ad un passato più o meno recente nei paesi arabi; la lista potrebbe esser lunga chilometri e chilometri.

Bene! C’è chi ci muove sapientemente come burattini e noi lì più o meno incoscienti, facciamo il loro gioco! Il nostro ruolo di consumatori in questo senso è decisivo. Siamo noi stessi che diamo forza o incriniamo queste strutture sovrastatali con i nostri acquisti di tutti i giorni:

"Come consumatori siamo considerati bestie da ingrasso e da macello, alla stregua degli animali allevati nelle stalle industriali, altrettanto prevedibili e manovrabili, altrettanto facili da mungere"1.1.

La quotidiana tazza di caffè, ad esempio, è uno degli strumenti più pericolosi di questo meccanismo. Il prezzo del caffè, infatti, è soggetto a continue speculazioni in borsa che fanno oscillare non di poco il prezzo pagato ai braccianti (giocando, ovviamente al ribasso).

Da una lettera del missionario A. Zanotelli, la denuncia di una mamma di Nairobi:

"Oggi ho lavorato tutto il giorno a raccogliere caffè, ho ricevuto in compenso 14 scellini. Con questi devo vivere io e tre figli: un ragazzo di 15 anni che va a scuola e due figlie ragazze madri. Con questi soldi posso comprare solo un po’ di polenta e di erbe per fare un po’ di cena!"

Il caffè insieme al cacao, alle banane, alla soia, ai cereali, eccetera, è uno dei prodotti alimentari su cui si giocano gli interessi delle più grosse multinazionali (Nestlé, Del Monte, Ferruzzi, Procter and Gamble, Philip Morris...). Solo una parte irrisoria del prezzo di acquisto va nelle mani dei contadini e dei braccianti (il 4% circa), il restante va in quelle degli intermediari e di questi gruppi. E non sarebbe negativo se quella percentuale di denaro, sebbene piccola, permettesse ai primi di vivere dignitosamente; di fatto:

"1 miliardo e 300 milioni di noi vive con non più di un dollaro al giorno; ciò significa senza una casa degna di questo nome, senza abiti di ricambio, senza scarpe, senza sapone per lavarsi, senza saper leggere o scrivere, senza la garanzia di un pezzo di pane tutti i giorni" 2.

Nei supermercati e nei negozi si vedono sempre più spesso vestiti, scarpe, giocattoli e tappeti a prezzi bassissimi. Motivo: sono fabbricati in India, in Thailandia, in Cina, in Indonesia. Tutti sanno che in questi paesi i salari sono bassissimi. Un operaio indonesiano guadagna 540 rupie l'ora corrispondenti a circa 390 lire. Con quello che guadagna in una giornata copre appena il 10% del fabbisogno della sua famiglia. Ma dietro ai prodotti che costano così poco non c’è solo lo sfruttamento degli adulti, c’è soprattutto quello dei bambini. Nessuno sa con esattezza quanti bambini sotto i sedici anni lavorano nel mondo.

Nessuno dispone di cifre, perché nessun governo si prende la briga di fare delle indagini accurate. Certi capi di governo affermano addirittura che nei loro paesi non esiste né lavoro minorile, né il fenomeno dei ragazzi di strada, ma l’Organizzazione Internazionale del Lavoro afferma che sono 250 milioni, di cui 120 a tempo pieno (Rapporto Unicef sul lavoro minorile 1997). In alcuni paesi asiatici i bambini rappresentano l’11% dell’intera forza lavoro. In effetti, l’Asia ha la maggiore quantità di bambini che lavorano ed è anche il continente con le peggiori forme di lavoro minorile. Milioni di bambini sono strappati con l’inganno alle loro famiglie e sono fatti lavorare come schiavi.

Il lavoro minorile cresce, comunque, anche negli Stati Uniti e sta ricomparendo in Europa. L’Italia è un buon esempio. Basta girare per i laboratori dei quartieri spagnoli di Napoli e se ne trovano a migliaia: una ricerca della CGIL (1998) ne ha calcolati circa 300.000.

Anche nei nostri paesi quindi esistono bambini di serie A e di serie B. Non possiamo sopportare che esistano due pesi e due misure, dobbiamo fare tutto quello che ci è possibile perché tutti i bambini abbiano un’infanzia dignitosa!

La giustizia è la condizione essenziale per relazioni di pace tra Nord e Sud, è la qualità necessaria senza la quale l’umanità non riuscirà a proteggere i fondamenti naturali per la vita. La completa giustizia è un obiettivo lontano e forse irraggiungibile, ma è sempre possibile avvicinarsi. L’eliminazione delle ingiustizie evidenti è perciò l’avvicinamento più promettente alle attese di giustizia.

Fra i ricchi ed i poveri che popolano le nazioni del Sud, non c’è niente in comune e le nostre iniziative economiche o giovano a noi oppure a loro. Difficilmente possono essere positive per entrambi, perché la nostra ricchezza è costruita sulla loro povertà.

Nel rapporto tra Nord e Sud del mondo ciò significa, innanzi tutto, che i Paesi industrializzati danneggiano i poveri del Sud sia con la sottrazione delle risorse, che con gli aiuti che sono negati o, appositamente mal gestiti. Vi sono, infatti, molti dubbi sulla cooperazione internazionale e sulla positività di tali aiuti, allorché inducono i paesi aiutati a non produrre da soli ciò di cui abbisognano, siano essi in forma di denaro, derrate alimentari, supporti allo sviluppo agricolo (spesso inadeguati oppure obsoleti). Ciò non significa che l’appoggio finanziario del Nord per la lotta alla povertà sia superfluo. Esso è indispensabile per rendere dignitosa l’esistenza delle persone e per stabilire relazioni pacifiche, ma non deve creare forme di dipendenza, al contrario ha l'obbligo di favorire la completa autosufficienza.

In questo meccanismo il nostro ruolo diventa un perno importante:

"Le cose che accadono nel mondo dipendono anche dal tuo frigorifero, lo capisci o no? Le vere urne elettorali sono le casse dei supermercati: quando fai la spesa cambi le cose oppure le lasci esattamente come stanno. Tu, quando fai la spesa, muovi montagne di miliardi, muovi il mondo!" Beppe Grillo

Gran peso in tutto questo marasma hanno le scelte dei consumatori. Diventa determinante la consapevolezza dell’acquisto, non farsi trascinare, più o meno coscientemente, nel tunnel dei bisogni occulti, della "disinformazione" pubblicitaria eccetera.

Dobbiamo generare scandalo con comportamenti collettivi e politici, alla ricerca di scambi meno iniqui e nocivi, conoscere bene l’impatto sociale dei nostri consumi.

In quest’ottica si inseriscono alcuni strumenti delicati ed importanti a nostra disposizione, quali le campagne di pressione ed il boicottaggio. Rifiutare di collaborare con le imprese che hanno comportamenti scorretti o iniqui (sfruttamento di manodopera, usura, esportazioni di armi eccetera) è uno dei mezzi che possiamo utilizzare per evidenziare che non condividiamo il loro comportamento. Questi strumenti sono infatti un’arma che il consumatore critico può sfruttare, e che gli permettono, in modo più o meno efficace, di far sentire la propria voce. Questi devono però essere sfruttati a pieno titolo e con tutti gli accorgimenti che i vari casi richiedono, pertanto è importante non limitarsi ad evitare l’acquisto di certi prodotti, ma accompagnare questo con comunicazioni alle società interessate, che esprimano il dissenso nei confronti della loro politica.

D’altronde lo scopo delle campagne di pressione e di boicottaggio non è quello di far cessare l’attività alle imprese a cui sono rivolte. L’intento è esclusivamente quello di far soffermare queste ultime su quanto sta accadendo a causa loro, e far sì che siano presi dei seri provvedimenti, perché la loro politica aziendale sia un arricchimento per la società e non uno sfruttamento di esseri umani.

Diventa così importante organizzare e usare circuiti capaci di promuovere e diffondere scelte accettabili. Qui si inserisce quello del commercio equo e solidale che in Italia è promosso da varie associazioni (per la lista rimandiamo più avanti) di cui le più famose sono: CTM (Cooperazione Terzo Mondo), Commercio Alternativo e RAM (Roba dell’altro Mondo). Queste centrali di importazione si articolano in punti di vendita al dettaglio in tutta Italia.

Il commercio equo e solidale permette:

Z di acquistare un prodotto che non contribuisce allo sfruttamento, ma favorisce lo sviluppo economico e sociale dei popoli. Infatti, i produttori ottengono un prezzo equo per il loro lavoro, grazie anche all’eliminazione di ogni forma di intermediazione;

Z lo sviluppo autentico delle comunità locali, in quanto una parte del prezzo pagato al produttore deve essere reinvestito in attività sociali;

Z la tutela della salute dei produttori, dei consumatori e della terra su cui viviamo, in quanto la maggior parte dei prodotti è biologica.

Accanto a questo circuito nel 1994 è stato approvato dal parlamento europeo il marchio "TransFair" che certifica i prodotti del Sud del mondo che sono venduti attraverso i canali della grande distribuzione, ma acquistati ad un prezzo equo. In Italia i supermercati Coop hanno introdotto il caffè "Solidarietà", così anche il tè, il miele e i palloni da calcio con tale marchio.

I prodotti che compriamo devono stimolare i processi di autosviluppo nei nostri paesi e nel Sud. Pertanto non dobbiamo considerarli soltanto articoli di consumo, ma il frutto di lavoro di altri uomini, espressione di diverse culture e valori, occasione di solidarietà e di condivisione tra produttori e consumatori. Questo permette a chi è meno forte di acquisire fiducia in sé ed incoraggia a svolgere un ruolo attivo nelle proprie comunità, valorizzando in particolare i piccoli produttori.

Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere direttamente a:

 

Qui sotto potete trovare l’elenco di alcuni punti vendita al dettaglio dei prodotti del commercio equo presenti in Toscana:

 

Il Villaggio dei popoli via dei Pilastri, 45/r, 50121 Firenze - tel. 234.63.19 via dei Pilastri, 45/r, 50121 Firenze - tel. 234.63.19

La finestra sul mondo via dei Cappuccini, 1, 50134 Firenze via dei Cappuccini, 1, 50134 Firenze

Associazione Terra madre via L. Gori 10, 50065 Pontassieve (FI) - tel 055/8351152 via L. Gori 10, 50065 Pontassieve (FI) - tel 055/8351152

Equoland via del pantano 5, 50013 Capalle - Campi Bisenzio (FI) - tel. 055/890382 via del pantano 5, 50013 Capalle - Campi Bisenzio (FI) - tel. 055/890382

Associazione U.Co.De.P. La bottega del mondo via Trasimeno 75, 52100 Arezzo - tel 0575/911992 via Trasimeno 75, 52100 Arezzo - tel 0575/911992

Associazione Nuova Solidarieta’ Equinozio via della Fratta 34 - angolo via San Nicolao, 55100 Lucca - tel. 0583/954957

Circolo Terzo Mondo via 20 settembre, 47, 55045 Pietrasanta (LU) - tel./fax 0584/792769 via 20 settembre, 47, 55045 Pietrasanta (LU) - tel./fax 0584/792769

Associazione Equa e Solidale Media Valle e Garfagnana via Cavour, 29, 55027 Gallicano (LU) - tel/fax 0583/730182 via Cavour, 29, 55027 Gallicano (LU) - tel/fax 0583/730182

Centro Mondialità Sviluppo Reciproco via S. Fortunata, 8, 57125 Livorno - tel. 0586/886440 - fax 0586/882132 via S. Fortunata, 8, 57125 Livorno - tel. 0586/886440 - fax 0586/882132

Associazione Croce del Sud via Torino 7 , 57025 Piombino (LI) via Torino 7 , 57025 Piombino (LI)

Associazione Verso Sud viale Marconi 48/a,  57023 Cecina (LI) viale Marconi 48/a,  57023 Cecina (LI)

Coop. soc. In Cordata via Zoppi 14. 54100 Massa - tel 0585/44250 via Zoppi 14. 54100 Massa - tel 0585/44250

Associazione L’altromercato  via Garibaldi 1, 54027 Pontremoli (MS) - tel 0187/832147

Tupac Amaru via della Repubblica, 11, 51039 Quarrata (PT) - tel. 0573/775488, piazzetta S. Stefano, 51100 Pistoia - tel. 0573/976207, e-mail: aladino@ftbcc.it via della Repubblica, 11, 51039 Quarrata (PT) - tel. 0573/775488, piazzetta S. Stefano, 51100 Pistoia - tel. 0573/976207, e-mail: aladino@ftbcc.it

Associazione il chicco di senape piazza delle Vettovaglie, 18, 56100 Pisa - tel/fax 050/598946, e-mail: bottega- equopisa@tin.it, rivista - http://www.citinv.it/pubblicazioni/ilchiccodisenape piazza delle Vettovaglie, 18, 56100 Pisa - tel/fax 050/598946, e-mail: bottega- equopisa@tin.it, rivista - http://www.citinv.it/pubblicazioni/ilchiccodisenape

Il granello di senapa via Magnolfi, 71, 50047 Prato - tel. 0574/22315 via Magnolfi, 71, 50047 Prato - tel. 0574/22315

 

 

ECOLOGIA

 

Quando ci guardiamo intorno, scopriamo che la nostra città non ha grandi spazi dove poter vivere a contatto con la natura, ma ci accorgiamo che, spessissimo, la nostra civilizzazione fa sì che la natura venga messa da parte o addirittura "neutralizzata". Questi dati potranno servire per farsi un’idea del perché occorre cambiare. Sono soltanto degli esempi, ma fanno rapidamente capire che non c’è tempo da perdere:

Gli appunti che seguono vogliono aiutare tutti a prendere coscienza di certi problemi per poi, se si vuole, provare a cambiare il nostro stile di vita per migliorare l’ambiente che circonda noi e che circonderà le generazioni future.

Rifiuti

Uno dei problemi dei nostri tempi è l’enorme produzione di rifiuti che, è sotto gli occhi di tutti, non sappiamo più dove buttare. Attualmente i rifiuti da noi prodotti finiscono per la maggior parte in discarica e in piccola parte in inceneritori o verso i centri di riciclaggio. I rifiuti industriali, quasi sempre tossici, sono destinati di solito a discariche più o meno nascoste, a seconda del grado di pericolosità del rifiuto stesso: più è pericoloso, più viene mandato lontano (qualche paese del terzo mondo oppure anche verso qualche tranquillo fondale marino dalle nostre parti).

Per diminuire tutti questi sprechi, sempre più spesso si sente ripetere la regola delle cinque "R":

1. Ridurre, cioè ridurre i nostri consumi del superfluo: buttare meno avanzi, comprare meno vestiti per darne meno agli straccivendoli quando passano di moda, essere attenti a ciò che veramente ci è necessario; inoltre è necessario anche fare attenzione agli imballaggi dei prodotti che acquistiamo, perchè quando paghiamo alla cassa, paghiamo anche gli imballaggi che buttiamo: acquistando prodotti con imballaggi minimi o riciclabili eliminiamo già una parte del problema "smaltimento rifiuti";

2. Recuperare con il riciclaggio, cioè rendersi conto che le materie prime di cui facciamo uso (dal gas per cucinare all’alluminio delle lattine) non sono infiniti, e che tantissime delle materie prime che gettiamo via oggi devono essere recuperate per evitare l’esaurimento delle risorse;

3. Recuperare con il riutilizzo, cioè smettere di utilizzare prodotti usa e getta per puntare su materiali o prodotti con contenitori riutilizzabili (per es.: i vuoti a rendere); inoltre non cedere alla tentazione di gettare oggetti ancora utilizzabili solo perchè fuori moda o non più all’avanguardia;

4. Riparare, cioè cercare di prolungare la vita degli oggetti che ci circondano evitando di gettarli, anche se effettivamente oggi vengono studiati per essere sostituiti da prodotti nuovi invece che tentare di ripararli;

5. Rispettare, cioè prendere coscienza che dietro ad ogni prodotto ci sono una o più persone che l’hanno costruito, coltivato o trasformato, a volte anche in condizioni di lavoro molto vicine alla schiavitù.

Come si può fare a rendere meno "vile" la spazzatura, trasformandola in materia prima? A Firenze esistono queste possibilità di riciclaggio:

Per avere chiarimenti si può telefonare all’ufficio raccolta differenziata al numero 167.33.00.11

Queste informazioni valgono per coloro che risiedono a Firenze. Gli altri possono contattare il proprio Comune, l’azienda municipalizzata o il consorzio che gestisce il servizio di nettezza urbana.

 

Acqua

Nel rapporto sullo sviluppo del mondo 1992, la Banca Mondiale indica che l’accesso all’acqua potabile e ad un equipaggiamento igienico adeguato, permetterebbe di evitare annualmente 2 milioni di decessi dovuti alla dissenteria di bambini e neonati.

La quantità di acqua che consumiamo è enorme, ed è sempre più difficile e costoso cercarla e potabilizzarla. Inoltre, siamo talmente abituati a girare il rubinetto e a trovare immediatamente il getto fresco che non pensiamo a non sprecarla, anzi siamo convinti che questa resti comunque una risorsa gratuita ed inesauribile: per esempio, un rubinetto che perde una goccia al secondo in un anno disperde 5000 litri di acqua potabile. Pensiamo, quando apriamo il rubinetto, che più di un miliardo di persone non ha acqua potabile. Si può dire che per questa preziosa fonte di vita, in futuro potranno scatenarsi anche delle guerre, specialmente nei paesi dove questo bene scarseggia. E da noi? Noi continuiamo ad avere nelle nostre case solo acqua potabile: nell’acquaio, ai lavandini, alla doccia, allo sciacquone: si vede bene che l’acqua potabile non è necessaria dappertutto: è stato calcolato che lo sciacquone consuma circa 29.000 litri l’anno per persona di acqua!

Che tipo di misure si possono prendere per cercare di risparmiare acqua? E’ chiaro che su un problema del genere molti interventi è possibile farli soltanto durante la costruzione o ristrutturazione della propria casa, ma qualcosina si può fare comunque:

Questi sono soltanto alcuni consigli, a ciascuno poi il compito di interessarsi a scoprire e studiare nuove soluzioni.

Su questo argomento vorremmo puntualizzare che oltre a evitare gli sprechi dell’acqua, è necessario contribuire anche a non sporcarla o inquinarla. Quindi attenzione ai detersivi: al tipo che usiamo (controlliamo sempre se è senza fosfati e la biodegradabilità) e alla quantità: conviene metterne sempre un po’ meno delle dosi consigliate; inoltre è bene anche controllare la durezza dell’acqua (più è "dura", più occorre aumentare la quantità di detersivo).

 

 

Consumi elettrici

Tra le varie cose di cui oggi non si può fare assolutamente a meno c’è senz’altro l’energia elettrica. La sua produzione, se si eccettuano le poche centrali idroelettriche e qualche centrale sperimentale solare o eolica, viene effettuata principalmente con combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) e, per fortuna solo all’estero e in misura sempre minore, con centrali nucleari. Si hanno quindi delle emissioni di sostanze varie che vanno a miscelarsi con l’aria inquinata che già respiriamo nelle nostre città. Occorre quindi puntare molto verso un risparmio energetico oppure, detto meglio, ad un consumo intelligente. Vediamo come.

1. L’illuminazione riveste un ruolo molto importante: infatti il tipo di lampada utilizzato cambia anche il consumo, e a volte anche di molto. Abbiamo grosso modo tre famiglie di lampade: ad incandescenza, alogene e fluorescenti. Le prime sono le comuni lampadine che hanno il vantaggio di costare poco ma lo svantaggio di avere una scarsa efficienza e una scarsa durata; le seconde sono della stessa "famiglia" di quelle ad incandescenza, ma a differenza delle prime hanno, a parità di potenza, una resa luminosa maggiore; le terze sono i vecchi "neon" e circoline affiancate oggi dalle fluorescenti compatte ad alta efficienza. Quest’ultime hanno un costo molto più elevato rispetto alle prime, ma a loro favore c’è una durata che è 5-8 volte superiore e una maggiore luminosità con una minore potenza. Un esempio? Consideriamo che per avere la stessa quantità di luce occorre, per esempio, o una lampada ad incandescenza da 100W oppure una fluorescente da 20W: si vede immediatamente che, a parità di ore di funzionamento, la fluorescente consuma un quinto dell’altra. C’è da dire comunque che le lampade fluorescenti non sono convenienti da usare dove il periodo di accensione è breve (in bagno o in un ripostiglio per esempio). E’ stato calcolato che se in Italia ogni famiglia sostituisse due lampadine ad indandescenza con due fluorescenti si risparmierebbero 3 miliardi di kWh. Ecco qualche altro consiglio:

 

2. Gli elettrodomestici sono stati il "termometro" dello sviluppo economico dei vari paesi: il possesso di frigo, lavatrice, radio, televisore e così via sono passati da status-symbol negli anni ‘50 a "collaboratori domestici" nei nostri giorni, con sempre nuovi aggiornamenti e sviluppi tecnologici, più o meno utili. Come per l’illuminazione, anche queste apparecchiature consumano elettricità, e l’uso attento di esse permette di risparmiare soldi sulla bolletta ed energia, risparmiando anche gli scarichi delle centrali e il loro combustibile. Vediamo qualche piccolo accorgimento:

 

Frigorifero:

Conviene scegliere apparecchi ad una sola porta, quelli a due (tipo "americano") fanno molta figura, ma consumano molto di più; se ci occorre un modello che sia anche congelatore, è preferibile scegliere un modello che abbia lo spegnimento di frigo e congelatore separati, in modo da poter spengere il primo lasciando acceso il secondo (per es. quando si fa lo sbrinamento e quando si va in vacanza); nella scelta di un nuovo frigo occorre anche tenere presente la quantità di persone in famiglia e anche un modello che non usi al suo interno prodotti contenenti CFC, cioè quei gas che danneggiano l’ozono. Occorre non regolare la temperatura al massimo (meglio tra minimo e medio), posizionare (se possibile) il frigo lontano da sorgenti di calore e sbrinarlo ogni tanto. Altri piccoli accorgimenti riguardano l’uso quotidiano: non aprire spesso la porta e troppo a lungo, fare raffreddare le pietanze cotte prima di metterle in frigo e, quando si usano i surgelati, farli scongelare in frigo: ci mettono di più, ma permettono al frigo di sfruttare la temperatura che dissipano.

 

Forno

Qui il risparmio è più difficile. Si può però scegliere un modello a gas invece che elettrico. Anche il forno a microonde consuma poca energia (però ne occorre moltissima per la sua fabbricazione), ma il suo sistema di funzionamento non permette cotture uguali al forno tradizionale elettrico o a gas ed inoltre sulla sua sicurezza non ci sono pareri concordi. Gli unici consigli che si possono dare sono di aprire il meno possibile lo sportello del forno, preriscaldarlo solo quando necessario e magari spengerlo un po’ prima della fine della cottura, sfruttando il caldo che ha prodotto.

 

Lavatrice

La scelta di questo elettrodomestico consente dei buoni risparmi di energia, acqua e detersivo (e quindi di scarichi inquinanti): sono preferibili quindi i nuovi modelli con lavaggio a pioggia o simili e, se si ha lo scaldabagno a gas o solare, con ingresso separato per acqua calda e acqua fredda, mentre sono da evitare le lavatrici che hanno anche la funzione di asciugabiancheria: consumano moltissimo! Accorgimenti per un buon utilizzo: lavare i capi quando sono effettivamente sporchi; preferire i programmi a bassa-media temperatura (40-60 °C); usare la lavatrice a pieno carico (il mezzo carico, una funzione molto utilizzata negli ultimi anni, non riduce i consumi della metà!), cercare di evitare i lavaggi nelle ore di punta: rendendo omogenea la richiesta di energia, si evita la costruzione di nuove centrali.

 

Lavastoviglie

Come per la lavatrice, la parte più grande del consumo riguarda il riscaldamento dell’acqua, quindi sono da preferire modelli che hanno la possibilità di escludere l’asciugatura e, soprattutto, che hanno l’ingresso di acqua calda e fredda separati (se si ha l’acqua scaldata da scaldabagno a gas o solare). Accorgimenti: usarla solo quando necessario e magari usando cicli economici; usarla sempre a pieno carico (piena o vuota il consumo è lo stesso) e magari fuori dalle ore di punta (9-12, 16-19).

 

Scaldabagno

L’acqua calda è una di quelle comodità di cui oggi difficilmente si può fare a meno. La scelta dell’apparecchiatura che la produca è molto importante ed è vincolata dal tipo di abitazione che si possiede. Ci sono varie soluzioni: il classico scaldabagno elettrico che costa poco nell’acquisto, installazione e manutenzione, ma ha un elevato consumo di energia; lo scaldabagno a gas (esiste il tipo istantaneo che produce l’acqua calda quando serve e quello ad accumulo che, come quello elettrico, mantiene alla temperatura voluta l’acqua contenuta nel suo serbatoio: si capisce subito che il secondo tipo consuma molto di più) ha un buon prezzo d’acquisto, una relativa semplicità di installazione, un basso costo di manutenzione e un moderato consumo di energia; quello solare che costa molto all’acquisto e all’installazione ma che ha un consumo nullo o comunque bassissimo e un costo di manutenzione accettabile; quello a pompa di calore ha un costo leggermente inferiore a quello solare e una installazione, manutenzione e consumo paragonabile a quello a gas. Si può quindi anche usare la caldaia del riscaldamento centralizzato oppure, se possibile, anche la caldaia del termosingolo (occorre quindi scegliere allora una caldaia che preveda anche la produzione di acqua calda). E’ comunque insigliabile l’installazione di un sistema che non sia elettrico.

Automobile

Per qualcuno è uno status symbol, oggetto di desiderio e venerazione, per altri una fabbrichetta di puzzi e veleni, per qualche altro solo un mezzo di trasporto. Quello che è certo è che non è un oggetto che possa lasciare il mondo intorno a noi senza danni. I danni ambientali causati dalle auto sono moltissimi, e i bollettini degli inquinanti che leggiamo tutti i giorni sul giornale sono lì a confermarlo: ossidi di azoto, di carbonio, ozono e poi perdite di olio, vapori di benzene, polveri... che fare? usiamola meglio, usiamola meno!

 

Usiamola meglio

Per ridurre i consumi occorre avere alcune accortezze, per esempio:

 

Usiamola meno

Questa parte è forse la più complicata da sviluppare, anche perchè, in un paese come il nostro, dove il trasporto è sempre più sulla gomma e privato, tutto "congiura" contro chi non è automunito. In effetti è difficile buttarsi nell’uso dei mezzi pubblici, siano autobus o treni, anche perchè davvero non è chiaro come far coincidere il proprio viaggio con le mille linee e autolinee. Però un po’ di impegno ci vorrebbe... da parte nostra e da parte degli amministratori. Occorre mollare un po’ di più l’auto (quando dobbiamo uscire, ci serve davvero?) e usare le gambe (perchè no?), bici, motorino o autobus. Se si pensa che la bici è il mezzo meno inquinante inventato dall’uomo, si capisce che occorre spostarci in quella direzione. In Olanda ci sono 12.000 km di piste ciclabili, mentre nella sola Berlino sono 700 km. A Firenze si può (e si deve) fare ancora molto, per cui un movimento ampio di cittadini che utilizza la bicicletta può davvero essere propositivo su questo argomento. Occorre ripensare alla bici come un mezzo di trasporto a tutti gli effetti e non ad un giocattolo o ad un attrezzo sportivo. Se avete visto, sono sempre più i treni che consentono il trasporto di biciclette al seguito del viaggiatore.

Infine, si comincia a parlare e sperimentare anche da noi del "car sharing", cioè l’uso collettivo della stessa auto in modo che venga utilizzata anche quando a noi non serve, dividendo così le spese (per informazioni: Cocoricò, c/o Andrea Saroldi, corso Turati 25/5, 10128 Torino).

Le soluzioni non mancano. Quello che manca è un po’ di coraggio!

 

FINANZA ETICA: BANCA ETICA E MAG

 

E’ ormai risaputo che le banche investono parte dei nostri risparmi in ambiti non certo eticamente corretti (armi, droga, riciclaggio di denaro sporco, industrie inquinanti) ma laddove prevedono un maggior profitto.

Per promuovere lo sviluppo economico di tutte quelle esperienze imprenditoriali che con il proprio lavoro accrescono il benessere sociale, culturale ed economico di tutta la collettività, occorre promuovere il fenomeno della "finanza etica".

Si permette così l’accesso al credito da parte di imprese titolari di progetti ecologici, di solidarietà e di volontariato sociale che trovano enormi difficoltà nel reperire fonti di finanziamento.

I principali strumenti della finanza etica sono le MAG (Mutue Auto Gestite) e la Banca Etica.

Le MAG sono cooperative che gestiscono i capitali investiti dai soci per finalità condivise da tutti i soci stessi, con criteri di finanziamento che verificano la qualità sociale dei progetti e le reali possibilità di rientro economico, assicurando anche un certo rendimento ai soci risparmiatorii. Le varie MAG gestiscono i capitali in modo trasparente ed eticamente corretto e hanno il vantaggio di avere un radicamento sul territorio piuttosto forte. Anche se non possono definirsi delle vere "banche", le MAG hanno costituito (e costituiscono tutt’ora) le più significative esperienze di concretizzazione della domanda di eticità nel risparmio..

La più importante MAG è la CTM-MAG che si propone lo sviluppo:

` delle Botteghe del commercio equo e solidale

` delle cooperative del Sud del mondo

` della CTM (come centrale del commercio equo)

` del Centro Studi e Formazione degli operatori dell’economia solidale.

Il fenomeno MAG è tutt’altro che trascurabile: per fare un esempio, CTM-MAG ha cominciato la sua attività nel 1989 con 90 soci e 88 milioni di depositi per arrivare alla fine del 1997 con 5200 soci e quasi 22,5 miliardi di depositi (dati del supplemento di "Altraeconomia" n.2 1998); poi ci sono anche le altre MAG, magari di dimensioni più piccole ma fortemente radicate nel territorio dove operano (MAG2 Finance, MAG4 Piemonte, MAG6 Reggio Emilia, MAG Verona, MAG Venezia e quelle che abbiamo dimenticato).

Di fronte a questa domanda forte di trasparenza e pulizia anche nella gestione dei propri risparmi, è nata e muove i primi passi la prima Banca Etica italiana, promossa da 22 associazioni no-profit (Acli, Agesci, Arci, CTM, Mani tese, Emmaus, ecc.)

Il 30 maggio 1998 infatti, raggiunti i 12,5 miliardi di capitale sociale richiesti dalla Banca d’Italia, l’assemblea dei soci ha sancito ufficialmente la nascita della Banca Popolare Etica. Il primo sportello ha aperto a Padova all’inizio emettendo soltanto certificati di deposito e obbligazioni. Poi... il resto lo vedremo con il tempo, la storia di questa banca rivoluzionaria la scriviamo noi.

La Banca Etica si differenzia dalle normali banche soprattutto in due aspetti:

` i risparmi depositati finanziano solo iniziative di cooperazione sociale ed internazionale verificate come etiche;

` il risparmiatore in sede di sottoscrizione della propria quota può indicare il settore a favore del quale desidera che il suo capitale sia investito, scegliendo fra le diverse sezioni (commercio equo, ecologia, solidarietà sociale, immigrazione, ecc.).

La Banca Etica è sotto il controllo degli organi istituzionalmente competenti (Banca d’Italia, Ufficio Cambi, ecc.) e quindi con tutte le garanzie del sistema bancario, assai forti almeno in caso di insolvenza. Fonti della Banca d’Italia affermano che il tasso di sofferenza (crediti non riscossi) delle banche italiane era alla fine del 1996 di circa l’11,2%; la Grameen Bank (il primo esempio di Banca Etica, nato in Bangladesh) solo il 2%.

Di fronte ad una cresciuta sensibilità del cittadino-consumatore al problema dell’uso del proprio denaro, sono spuntati come funghi conti correnti e fondi di investimento cosiddetti "etici" proposti da banche e compagnie di assicurazione.

I primi sono solo specchietti per le allodole, considerato che sono dei semplici conti correnti che sono definiti "etici" per motivi pubblicitari, per il semplice fatto che il sottoscrittore può scegliere di devolvere parte degli interessi maturati ad una associazione benefica. Nessuno può garantire che quei soldi vengano usati soltanto per finanziare attività "etiche", quindi si tratta solo di un normale conto corrente che permette di donare parte degli interessi, operazione che comunque si può fare anche senza questo conto.

I fondi di investimento etico possono essere dello stesso tipo dei conti correnti (devolvono parte degli interessi ad una associazione benefica ma buio assoluto su come sono arrivati questi interessi) oppure altri investono in titoli di stato e azioni, anche se parte di queste azioni sono di banche (delle quali qualcuna finanzia le esportazioni di armi) e di multinazionali non proprio "immacolate".

La sfida non è di poco conto, visto che tocca un ambito, quello del credito, che è il settore del profitto "selvaggio" per eccellenza. Ma accetti la sfida? Accetti di partecipare alla costruzione di una finanza etica per tutti e al servizio del bene di tutti?

Per informazioni sulla Banca Etica si può contattare il gruppo di iniziativa territoriale (GIT) più vicino. A Firenze il responsabile è Arturo Federico c/o Mani Tese, tel. 055.650.4262.

 

Per informazioni sulla CTM-MAG è possibile contattare "Il villaggio dei popoli", via dei Pilastri, 45/r 50121 Firenze - tel. 234.63.19.

 

LA FORMAZIONE

 

In un mondo come il nostro, che diventa ogni giorno più complesso è sempre più importante essere formati e informati di ciò che accade. Perché?

La nostra naturale indignazione di fronte alle ingiustizie resta una parola al vento se non si trasforma in azione concreta. E l’azione concreta non costruisce niente se chi si attiva non è adeguatamente motivato in ciò che fa: altrimenti corriamo il rischio di adoperarsi per qualcosa che non è diverso da mille altre cose.

Siamo contro lo sfruttamento dei popoli del sud del mondo? Non ci va che ci sia sempre più spazzatura? La guerra ci fa paura? Quando percepiamo la necessità di un cambiamento nel mondo che ci circonda, la prima cosa da fare è capire, cercare di approfondire l’argomento che ci interroga, altrimenti, dopo un'iniziale fase di interesse emotivo, non appena cala l’attenzione generale sul problema, la disattenzione scende anche nella nostra mente, mentre nella realtà la questione resta.

Essere motivati, e quindi formati, ci fa restare distanti dagli interessi creati ad arte, ci fa meditare in modo più approfondito sugli avvenimenti, ci fa agire in maniera meno intensa ma più fedele.

Come ci si forma allora? Da dove prendere le informazioni?

Che cosa fare allora? Vediamo qualche piccolo consiglio su come muoversi nel mondo dell’informazione.

Si può certamente affermare che nessun giornale è neutrale e, di fronte a ciò, sembrerebbe inutile impegnarsi a leggerli. Invece si possono cercare le notizie fra le righe, consci di questa "non neutralità" e del fatto che quelli pubblicati sono una minima parte dei avvenimenti effettivamente accaduti nel mondo. Sarà perciò necessario ampliare l’attenzione verso un numero maggiore di giornali. Può succedere che qualche testata non pubblichi notizie che riguardano comportamenti poco chiari da parte di una azienda che è anche inserzionista del giornale stesso. Occorre quindi integrare le proprie letture quotidiane con altre fonti più "indipendenti" (almeno per qualche aspetto). Per avere più informazioni su ambiente, pace, diritti umani, consumo critico, occorre cercare anche pubblicazioni di qualche associazione o in qualche rivista missionaria. E’ un lavoro faticoso, ma dà molta soddisfazione.

Per quanto riguarda i telegiornali invece, lo spazio che i temi sopraccitati occupano è minimo, a meno che non ci sia un'emergenza in atto. Inoltre, nella maggior parte dei casi le informazioni sono date in modo parziale e superficiale.

I libri "a tema" hanno l’indiscutibile vantaggio di condensare e approfondire gli argomenti. Probabilmente, ora come ora, sono gli strumenti migliori che ci sono per saperne di più. Chiaramente devono essere scritti da persone competenti e che sappiano spiegare in modo semplice i temi.

A parte la carta stampata, diventa coinvolgente e interessante partecipare ad incontri dove siano presenti degli esperti o testimoni. Questo fa sì che chi ascolta si senta parte attiva del problema, avendo anche la possibilità di esprimere direttamente all’"esperto" i dubbi e le domande che ha.

Il problema è che spesso gli incontri con queste persone, organizzati da gruppi o associazioni di volontari, sono pubblicizzati all’ultimo momento.

Per finire, stanno emergendo le reti telematiche, come Internet e Peacelink, anche se sono ancora per pochi. La prima è una rete di computer a livello mondiale che collega associazioni, università, aziende e molte altre cose e permette di cercare e inviare informazioni in pochi istanti in ogni parte del mondo. Su Internet è possibile trovare tutto e il contrario di tutto: è come una gigantesca edicola mondiale dove possiamo scoprire le informazioni di gruppi di volontariato (Greenpeace, Agesci, Mani Tese, ecc.) così come materiale pornografico, cataloghi di vendite per corrispondenza, pubblicità di grandi aziende e così via. Un enorme mescolone che, se non sappiamo come gestire, ci lascia senza nulla in mano. Altro piccolo problema è che la maggior parte delle informazioni proviene dagli Stati Uniti e quindi è in inglese.

Peacelink invece è una rete amatoriale italiana che, essendo basata sul volontariato, è molto più spartana, ma egualmente efficace ed è come un'enorme bacheca elettronica.

Il limite più grande di queste reti è che occorre avere un computer e, soprattutto, saperlo usare.

Le informazioni non mancano, quindi. Occorre solo un po' più di attenzione e sensibilità verso "quello che gli altri non dicono".

 


BILANCI DI GIUSTIZIA

 

Da qualche anno ormai abbiamo cominciato a parlare del terzo millennio, l’anno 2000, quella porta misteriosa e affascinante che apre ai nostri limitati sguardi una finestra su quel futuro che tanto ci attrae ed intimorisce allo stesso tempo. Così, come fu per chi già varcò la soglia che portava l’umanità dal primo al secondo millennio, anche la nostra società è pervasa in questi anni dall’euforia per il passo e dal timore per la grande importanza del passo stesso. C’è chi si chiede di quanto potrà incrementare i propri guadagni e dove sarà possibile ancora investire, chi invece ha paura delle dimensioni che potrebbero assumere i problemi che affliggono la nostra società e chi ancora riflette su quali saranno questi grandi problemi da affrontare e come risolverli.

Nel prossimo millennio dovremo affrontare due grandi crisi: quella della giustizia e quella ambientale. Queste, già pienamente in atto nel nostro secolo, assumeranno proporzioni notevoli ed esigeranno proposte risolutive determinate ed intelligenti e non semplici palliativi o piccoli gesti, azioni e leggi tranquillizzanti soltanto per le nostre "incoscienti" coscienze.

Per questo pensiamo che ogni famiglia abbia il dovere e il diritto di essere una parte della realtà sociale e politica in cui vive e, perciò, deve mettersi in relazione con queste grandi crisi da affrontare, con determinazione, grande senso critico ed intelligenza. In quest’ottica ci sembra indispensabile, innanzi tutto, una presa di coscienza e un’auto-formazione su queste due problematiche che condizionano e condizioneranno le nostre vite e quelle dei nostri discendenti. Da un lato siamo davanti ad una prospettiva catastrofica sul piano ambientale, che richiede drastiche scelte di cambiamento a tutti i livelli, tenendo bene in mente che "ogni persona ha parimenti diritto ad un ambiente intatto e parimenti diritto a disporre delle risorse globali". Dall’altro la crisi di giustizia sta creando non solo problemi nei paesi che ne soffrono direttamente, ma anche nel nostro, con la crescente pressione dell’immigrazione, l’aumento della violenza, della disgregazione sociale e di situazioni di forte disagio. Non dimentichiamo che sarà molto difficile riuscire a difendere "un'oasi di pace in un deserto di problemi ecologici e sociali".

Pertanto, sia la riduzione della pressione sull’ambiente, che quella verso le aree del Sud3 del mondo non sono un imperativo morale, ma una questione di sopravvivenza.

Per non far sì che queste rimangano solo belle parole pronunciate contro un vento che mai le farà incrociare con le nostre vite, dobbiamo prendere coscienza che non basta più una politica ambientale atta al solo limitare i danni, come non ha più ragione di esistere l’attuale politica di sviluppo delle aree Sud del mondo. Non possiamo più girare intorno alle parole, cercando di favorire lo sviluppo delle aree Sud con la "stampa" di qualche miliardo da elargire ai paesi poveri, solo a patto che lo spendano dove a noi fa più comodo. Dobbiamo ripensare al nostro concetto di ricchezza: non ha più senso definire con questo termine dei pezzi di carta ai quali diamo valore solo perché così hanno stabilito i nostri "governanti"; un giorno uno di loro potrebbe alzarsi al mattino e decidere che la nostra carta moneta non vale più niente, fregandosene di quello che poi potrebbero pensare i cittadini che a quei pezzi di carta sono molto "affezionati". La nostra ricchezza non sono i soldi, non sono le case, e tanto meno i titoli di stato. La nostra ricchezza è il nostro mondo con tutte le risorse, l’energia e tutte le potenzialità che ci offre.

Come possiamo pensare solo ad accumulare denaro e beni materiali quando la terra su cui viviamo si sta sbriciolando sotto i nostri piedi? E’ necessario a questo punto ridisegnare completamente, a partire dalle nostre vite, il nostro modo di stare su questa terra; ripensare criticamente e obiettivamente il nostro stile di vita anche a costo di piccoli e grandi sacrifici iniziali, che ci porteranno senza dubbio ad un miglioramento della qualità del nostro vivere. E se per caso ci soffermassimo un po’ troppo insistentemente sulla parola sacrificio, basterà pensare a quelli enormi degli 841 milioni di persone che alle soglie dell’anno 2000 non solo non hanno la certezza di tre pasti al giorno3b, ma neanche quella di uno solo, per misero che sia.

Per questo pensiamo che un cambiamento degli stili di vita, accanto ad illuminati interventi politici, sia fondamentale per la riprogettazione di questo mondo, per ridisegnare una società che non sia solo fine a se stessa, ma lungimirante e capace di gettare le basi di una sostenibilità4, non solo per noi, ma anche per le generazioni future; dove per sostenibilità si intende innanzi tutto il rispetto dei diritti di tutti gli uomini di questa e delle generazioni che verranno, non dimenticando che tra questi diritti c’è quello di trovare questo pianeta così come noi l’abbiamo trovato; un pianeta che offra loro una parte di quella ricchezza di cui noi stiamo indisciplinatamente godendo.

Di qui la nostra presa di coscienza che oggi come oggi il nostro dovere più grande è quello di utilizzare questo mondo con parsimonia, non sfruttando le risorse rinnovabili oltre la loro capacità di rigenerazione, non immettendo nell’ambiente più sostanze di quante l’ambiente riesca ad assorbire e dividendo equamente le ricchezze che questa terra ci mette a disposizione.

In quest’ottica si pone la campagna "BILANCI DI GIUSTIZIA", che, lungi dall’essere un movimento fine a se stesso, è un valido strumento che tutti potrebbero usare, indipendentemente dall’estrazione sociale, dalla formazione ricevuta e, perché no, dall’ideologia politica, per iniziare il cammino non facile, verso un miglioramento della qualità della nostra vita.

Scendendo più nel concreto si tratta di appropriarsi, attraverso piccoli accorgimenti, di un nuovo modo di condurre le nostre azioni quotidiane, di un nuovo modo di gestire i nostri acquisti, di un nuovo modo di spendere i nostri soldi. E’ di fondamentale importanza diventare consumatori critici nel senso più ampio del termine; consumatori critici di oggetti, di cibi, di combustibili e di tempo. Possiamo esserlo quando facciamo compere chiedendoci se quello che stiamo per acquistare ci serve veramente, oppure se ci domandiamo com’è stato prodotto, da chi e come è arrivato fino a noi l’oggetto in questione. Non si tratta di rinunciare al mondo intero, non è con la fuga che si risolvono i problemi; in fondo il nostro mondo non è proprio tutto da buttare. Non ci è chiesta la collaborazione all’annientamento del sistema economico attuale, che, oltre che utopico, non sarebbe obiettivo: in fondo, nel dopoguerra, in alcuni paesi dal destino segnato, ha portato un benessere diffuso che altrimenti sarebbe rimasto, anche lì, a beneficio di pochi.

Questa campagna non deve essere uno strumento d’élite, ma un mezzo per tutte le famiglie che vivono in questo mondo con le caratteristiche che esso ha, compatibilmente ai ritmi e alle leggi che questo ci impone. Ogni famiglia, conscia dei propri limiti, che non dovrà sbandierare come giustificazione di ciò che non riesce o non vuole fare, si porrà gradualmente obiettivi sempre più ambiziosi, per acquisire pian piano quei piccoli accorgimenti che tanto potrebbero influire sul futuro delle nostre vite. Per questo l’adesione alla campagna non è, e non deve essere, una fuga, ma soltanto l’espressione di una volontà ferma a cambiare questo sistema economico; cosicché chi pubblicizza, produce e vende non metta avanti a tutto, anche ai diritti dell’uomo, il suo profitto. Vogliamo che il primo pensiero di chi ci governa non sia solo quello di rimanere seduto su quella poltrona che purtroppo garantisce ancora oggi "sponsorizzazioni" varie, ma quello di fare il bene dei propri cittadini, di tutti gli uomini e di questa terra. Così nel quotidiano possiamo fare proprie piccole azioni o gesti, che, se patrimonio di tutti o di gran parte degli uomini, sono in grado di indurre i produttori, i venditori ed i politici a fare scelte diverse, più rispettose dell’uomo e dell’ambiente. Possiamo, per esempio, scegliere di andare a lavorare in autobus o in bici, invece che in macchina, sapendo che questa nostra rinuncia ad una piccola e "presunta" comodità, è un passo importante per la riduzione del tasso di anidride carbonica, ozono e ossidi di azoto nell’aria e un esempio per chi, non avendo ancora capito che se non riduciamo le emissioni inquinanti moriremo soffocati, non l’ha ancora fatta propria. Oppure possiamo scegliere di acquistare caffè, tè, cacao e altri prodotti presso le botteghe del commercio equo e solidale invece che attraverso i circuiti della grande distribuzione. Favoriremo così l’evoluzione di un canale di commercio alternativo il cui interesse primario è quello di restituire dignità e rispetto dei diritti a quegli uomini che, lavorando inseriti nel tradizionale meccanismo di produzione fatto di grossi interessi e di leggi dettate dal denaro, sono stati derubati di tutto questo. Possiamo ancora scegliere di non comprare un oggetto, perché non indispensabile e decidere di investire quanto deriva dal nostro "non-acquisto" in progetti di valore etico-morale e sociale. Tutti questi consumi o scelte "critiche", vale a dire spese sostenute non in quanto indotte, si chiameranno in gergo "spostamenti", perché sono consumi spostati da un modo di spendere abitudinario e non cosciente ad un modo di consumare critico, frutto di ragionamento e di scelte dettate dal desiderio di conoscere ciò che sta dietro alle cose che ci vengono offerte nei negozi e che non vediamo, perché ben mascherato, al momento dell’offerta. Così tenendo il conto delle spese sostenute e avendo cura di suddividerle in spese spostate e non, che in gergo tecnico diremo "usuali", possiamo, alla fine di ogni mese, redigere il nostro piccolo bilancio familiare da inviare ai coordinatori della campagna. Questo servirà a monitorare per più mesi i nostri consumi e per renderci conto di quanto questi nostri consumi siano critici e ragionati. Infatti, guardando i vari totali del bilancio, vedi modello allegato5, possiamo renderci conto immediatamente dell’importo usuale delle nostre spese e di quello che invece abbiamo spostato. Inoltre, il nostro bilancio serve per la stesura di un rapporto annuale6 su cui attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Alla base della campagna, al di là della buona riuscita dei numeri, c’è la volontà di creare un sottofondo "mentale" nuovo, spogliato dalle cattive abitudini acquisite in tanti anni di pressanti propagande all’insegna del progresso, del consumismo, e dell’individualismo, e la volontà di creare un movimento d’opinione che, davanti a tutto, anche al progresso e all’evoluzione scientifica, metta i diritti dell’uomo e del pianeta. Gli aderenti si fanno promotori diretti supportati dalla loro diretta esperienza quotidiana.

Non dobbiamo a questo punto dimenticare una totale riacquisizione dell’idea di tempo. Non possiamo più assoggettare questo concetto al nostro unico fine consumistico, o risolverlo stupidamente in un’unica parola: produzione. Il tempo, il nostro tempo, deve acquisire un valore nuovo, un valore diverso da quello che gli abbiamo attribuito in tutti questi anni dedicati ad un inutile quanto ingiusto accumulo di beni materiali e oggetti, i quali assorbono buona parte della nostra giornata: hanno bisogno di essere scelti prima, sistemati e curati poi. Perché nella tenda di una famiglia di Navajos si trovano circa 200 oggetti e nella casa di una famiglia europea circa 10.000?7 In poche parole il tempo non è denaro; il tempo è il regolatore più perfetto del nostro mondo e delle nostre vite, è quell’armonia deliziosa di cui godrebbe la nostra terra se gli uomini non si adoperassero per distruggerla. Se il tempo si fermasse niente avrebbe più ragione di esistere. Perché allora non riappropriarsene? Perché lasciarlo fuggire via rincorrendo solo cose vane ed inutili delle quali poi non possiamo godere per "mancanza di tempo"?...Quindi, accanto alla presa di coscienza relativa ai consumi, ci sembra fondamentale cominciare a rivedere la nostra relazione col tempo, riacquistandone il valore e la qualità nel rapporto. Un nuovo stile di vita dovrebbe essere caratterizzato da un nuovo uso di questo: valori come relazioni umane, rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo, lealtà verso gli altri, rispetto della natura e delle proprie aspirazioni personali richiedono la giusta priorità.

 

 

 

Le massime

 

 

Quando i detentori di interessi di categoria vi danno del denaro, non si aspettano da voi il buon funzionamento del sistema politico. Vogliono altro. Robert Dole - ex candidato alla presidenza USA 1996.

L’esperienza dimostra che uno dei mezzi più efficaci per condizionare le imprese è il consumo, perché ha potere di vita e di morte su di loro. Franco Gesualdi - Coord. Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Non credo proprio a questa storia dello sfruttamento dei bambini. E poi, se anche fosse vera fino in fondo, non mi importerebbe. Io vengo pagato per promuovere palloni e scarpette. Cosa c’è dietro, non mi riguarda affatto. Michael Jordan - campione americano di pallacanestro

Il denaro è al primo posto. Ad esso si dedicano più intelligenza e più risorse che non a soccorrere gli esseri umani in difficoltà nel mondo. E’ più che mai, nelle nostre società, il criterio, la guida, il valore supremo che affascina e acceca. Michel Beaud - economista francese

I ricchi non sono mai generosi. Se fossero generosi, non sarebbero ricchi. Paperon de’ Paperoni - miliardario paperopolese Paperon de’ Paperoni - miliardario paperopolese

La realtà del potere mondiale sfugge in larga misura agli stati. La globalizzazione fa emergere infatti nuovi poteri che trascendono le strutture statuali. Boutros Ghali - ex segretario generale dell’ONU Boutros Ghali - ex segretario generale dell’ONU

Una delle principali minacce per le terre coltivabili nel mondo è la tendenza verso un sistema di trasporto incentrato sull’automobile. Lester Brown - direttore del Worldwatch Institute

Il principio della non-violenza esige la più completa astensione da qualsiasi forma di sfruttamento. Gandhi - statista indiano Gandhi - statista indiano

Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola. don Lorenzo Milani - prete fiorentino

Se si vogliono ottenere dei progressi nella lotta alla povertà non si può pensare tradizionalmente. Bisogna essere rivoluzionari e persare l’impensabile. Muhammad Yunus - fondatore della Grameen Bank, Bangladesh

Nessun cittadino sia abbastanza ricco per poterne comprare un altro, né abbastanza povero per essere costretto a vendersi. Jean-Jacques Rousseau - filosofo francese Jean-Jacques Rousseau - filosofo francese

I mercati votano tutti i giorni e costringono i governi ad adottare misure certo impopolari, ma indispensabili. Sono i mercati ad avere il senso dello stato. George Soros - finanziere americano

Ottobre. Questo è un mese particolarmente pericoloso per speculare in Borsa. Gli altri sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio. Mark Twain - scrittore americano Mark Twain - scrittore americano

Dovremmo vergognarci di riposare o fare un pasto abbondante fino a quando vi sia un solo uomo o una sola donna validi senza lavoro e senza cibo. Gandhi - statista indiano Gandhi - statista indiano

 

note

1 Tratto da "Lettera ad un consumatore del Nord", a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, 1994.

2 Dati tratti da "Nord e Sud. Predatori, predati e opportunisti", EMI 1993.

3 Sud non sta qui ad identificare il Sud geografico, ma tutte quelle aree, anche di quei paesi del cosiddetto primo mondo, o industrializzati, dove l’emarginazione, la povertà e il disagio dilagano tristemente.

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3b Fonte informale non citabile in modo esaustivo.

4 Nello studio dell’Istituto di Wuppertal per il clima, l’ambiente e l’energia "Per una società capace di futuro", il concetto di sostenibilità è dato dalla sovrapposizione di due situazioni ideali: compatibilità ambientale e giustizia mondiale. La prima situazione indica tutto ciò che la natura permette ancora senza intaccarne il potenziale di base in termini di carico ambientale, sfruttamento delle risorse ecc.. La seconda situazione, considerato che il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse, indica ciò che possiamo utilizzare in relazione a quello che il nostro spazio ambientale ci permette. Lo studio traduce in termini numerici, la riduzione di pressione sulla natura che i paesi industrializzati dovranno applicare alle loro pesanti economie.

5 Alleghiamo modello per la compilazione del bilancio familiare da inviare al coordinamento nazionale della campagna.

6 I coordinatori della campagna alla fine di ogni anno elaborano i dati dei bilanci ricevuti stilando il resoconto della campagna.

7 Studio effettuato da un ricercatore americano riportato da Wolfgang Sachs nell’incontro di Ca’ Forneletti l’ 8 settembre 1996.

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA

 

Autore

Titolo

Editore

Centro nuovo modello di sviluppo Lettera ad un consumatore del nord EMI
Centro nuovo modello di sviluppo Boycott! Macro
Centro nuovo modello di sviluppo Nord-Sud - Predati, predatori e opportunisti EMI
Centro nuovo modello di sviluppo Sulla pelle dei bambini EMI
Centro nuovo modello di sviluppo Guida al consumo critico EMI
Giulio Battistella Nuovi stili di vita EMI
Luisa e Fabio Bigatti Vivere da cristiani - la coppia nel quotidiano La meridiana
Cesare Frassineti La mano visibile - per un’economia di liberazione La meridiana
WWF 50 piccole cose che ognuno può fare per salvare il mondo Leonardo
Andrea Saroldi Giusto movimento EMI

Autore

Titolo

Editore

Luigi Carlini Lo sviluppo diverso EMI
Wolfgang Sachs Archeologia dello sviluppo Macro
Wuppertal Institut Futuro sostenibile EMI
Wuppertal Institut Per una civiltà capace di futuro EMI
A. Bassoli D. Monda Per una società a misura d’uomo Macro
E. von WeizsacherA. e L. Lovins Fattore 4 EMI
Alessandro Zanotelli Leggere l’impero - il potere tra l’apocalisse e l’esodo La meridiana
World Watch Institute Lo stato del mondo 1998 Edizioni Ambiente
G. CiuffredaN. Janigro Vivere altrimenti Pratiche
A. Marescotti C. GubitosaE. Marcandalli Telematica per la pace Apogeo
Carlo Gubitosa Oltre Internet EMI
Riccardo Petrella Il bene comune - Elogio della solidarietà Diabasis
Muhammad Yunus Il banchiere dei poveri Feltrinelli
M.WackernagelW. E. Rees L’impronta ecologica Edizioni Ambiente
G.Bologna, F. Gesualdi,

F. Piazza, A. Saroldi

Invito alla sobrietà felice EMI
A. Valer Bilanci di Giustizia EMI
Vari Italia capace di futuro EMI
Antonio Nanni Economia leggera EMI quaderni

 

 

 

 

Operazione Bilanci di giustizia

Gruppo di Firenze

e-mail: giambe@tin.it

 

referenti: Ilaria Buccioni, Simone Cecconi

e-mail: ibuccioni@hotmail.com,

 

Coordinamento nazionale

Via dell’Ongaro 2/A – 30175 Marghera Venezia

Internet: www.unimondo.org/bilancidigiustizia/index.htm

 

 

 

 


BIOARCHITETTURA  
a cura di Alfredo Ingegno

 

Bioarchitettura, bioedilizia, edilizia ecologica, edilizia compatibile, edilizia sostenibile, ecoarchitettura sono tutti sinonimi e stanno a significare la possibilità di costruire un edificio limitando al massimo l'impatto che provoca sull'ambiente circostante e offrendo a chi lo abita una residenza senza arrecare danni, intesi come disturbi di vario genere fino a vere e proprie malattie fisiche o psichiche.

La Bioarchitettura, pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità, ha l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.

La bioarchitettura o “architettura bioclimatica” nasce in Germania alla fine degli anni Settanta quando, in seguito alla crisi energetica mondiale del 1973, sulla spinta dei movimenti ecologisti, il mondo della produzione edilizia comincia a pensare all'utilizzo dell'energia solare nelle abitazioni. Tale interesse viene condiviso ben presto in molti Stati dell'Europa del Nord, negli Stati Uniti e in alcuni paesi africani.

In questi ultimi anni l'interesse per l'architettura bioecologica ha conosciuto un apprezzabile sviluppo anche in Italia. Le analisi, le ricerche ed i convegni hanno evidenziato come le case moderne siano divenuti spazi chiusi, senza ossigeno e soprattutto senza possibilità di scambi verso l'esterno.

La novità programmatica della Bioarchitettura non risiede nella specificità delle singole discipline, quanto nel loro collegamento in una prospettiva capace di rivoluzionare la stessa percezione della qualità architettonica. Non si tratta dunque di nuovo modello formale o semplice sommatoria di “tecnologie verdi”; obbliga infatti a guardarsi intorno, a scoprire con rinnovata sensibilità la continuità con la storia, le tradizioni, il paesaggio, da affrontare attraverso le nuove consapevolezze della ecosostenibilità e della bio-compatibilità.

In Italia, la Regione Toscana, l'Emilia Romagna e alcuni comuni del Trentino e dell'Umbria, hanno promosso diverse politiche per lo sviluppo della bioedilizia e dell'architettura biologica inserendo nei loro strumenti urbanistici, principi che comprendono le Direttive Comunitarie.

Altre civiltà, molto lontane dalla nostra, pervase di spiritualità, ci vengono a ricordare la necessità di recuperare una dimensione interiore meno facilmente corruttibile dai beni materiali e più attenta alle vibrazioni di energie presenti in determinati luoghi. Proprio lo studio dell'energia presente nel sito prescelto per costruire è uno dei punti fondamentali del Feng-Shui (letteralmente "vento e acqua") cinese e del Vastu (il cui significato è "ambiente naturale" o "dimora dell'uomo") indiano. 

 

 Portali tematici e riviste online

 

Archibio

Portale interessato a tutte le tematiche inerenti la bioarchitettura e le ecotecnologie.

http://www.archibio.com/

 

Buildlab

http://www.buildlab.com/      

 

Bioedilizia online

Rivista quadrimestrale che si rivolge al pubblico dei professionisti e degli addetti ai lavori del settore edile.

www.bioediliziaonline.it/

 

Initaliaonline

Pagine dedicate alla filosofia e alla pratica della bioarchiettura.

http://www.beniculturali-patrimoni.it/case/bioarchitettura.html

 

Centri Feng Shui  

Portali privati che illustrano il significato del Feng Shui (vento e acqua) arte cinese, antica di oltre 3000 anni, che insegna come armonizzare lo spazio in cui viviamo; a dialogare con l’ambiente; a trarre energia e beneficio dallo spazio attorno a noi.

http://www.feng-shui.nu/inarmonia/

http://www.centrofengshui.it/

 

Vastu. Architettura olistica

Associazione internazionale per la coscienza di Krishna. Fornisce informazioni sul vastu shastra. Antica scienza indiana dell’abitare e cenni per comprenderne la connessione con l’astrologia vedica

http://www.vastuworld.com/

http://www.harekrsna.it/home/vastu_architettura_olistica/vastu_architettura_olistica.asp

 

 

Associazioni

 

I.N.B.AR - Istituto Nazionale di Bioarchiettura

Ente morale. E’ una associazione di professionisti, tecnici ed esperti che da oltre un decennio svolge in Italia un ruolo determinante per la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione di nuovi operatori sui temi dell’abitare sano, della riqualificazione del territorio e della riconversione ecologica del settore delle costruzioni.

http://www.bioarchitettura.it/

 

 

ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica.

Sito ufficiale della prima associazione nazionale del settore, nata nel 1989

http://www.anab.it/

 

Bioarchiettura – Istituto Nazionale

Sito ufficiale dell’ Associazione Nazionale di Bioarchiettura

http://www.bioarchitettura.org/

 

Associazione “Architettura e sostenibilità”

http://www.architetturaesostenibilita.it/bioedilizia.htm

 

Associazione “Terracruda”

Sito dell’Associazione che raccoglieinformazioni sui principlai problemai della conoscenza, recupero e progettazione con i principi tradizionali dell’edilizia in terra cruda.

http://www.terracruda.com/presentazione.htm

 

Casediterra.it

Portale contenente informazioni generali sulla teconologia della terra cruda e numerosi link a centri di ricerca, associazioni e organizzazioni che trattano il tema a livello mondiale.

http://www.casediterra.it/index_content.htm

 

 

 

  Centri di ricerca e  fondazioni

 

CRATerre

Sito di CRATerre, centro internazionale di ricerca e formazione sull'architettura in terra. Informazione su tutti i cantieri in cui CRATerre opera nel mondo e possibilità di consultazione di articoli che trattano di queste attività.

www.craterre.archi.fr

 

 

Earth Building Foundation

Sito dell’ associazione statunitense no profit che fa riferimento a RG. Mc Henry e alla School of Architecture and Planning dell'University of New Mexico.

www.earthbuilding.com

 

 

 

 

Organizzazioni private

 

Mappabioedilizia.it

Sito tematico specializzato nella ricerca di aziende e soluzioni per la bioedilizia

http://www.mappabioedilizia.it/

 

Qualitàedilizia.it

Portale privato di tecnologie materiali per la bioedilizia

http://www.qualitaedilizia.it/bioedilizia.html

 

BioediliziaItalia

Organismo indipendente che svolge attività per utenti finali, tecnici, operatori, amministrazioni pubbliche, finalizzata a qualificare e valorizzare la bioedilizia.

http://www.bioediliziaitalia.org/

 

Ecolabio

Organizzazione privata specializzata nell’offrire servizi per la realizzazione di soluzioni tecniche nel settore della bioedilizia.

http://www.ecolabio.it/

 

 

Organizzazioni pubbliche

 

Distretto della Bioedilizia

Sito del distretto della Bioedilizia del Comune di Treviso e CNA contenente tra l’altro alcune “Linee guida per la diffusione della sostenibilità ambientale e per l’incenticvazione della qualità dell’abitare. “

http://www.distrettobioedilizia.it/

 

 

 

 

Manuali online

 

Manuale tecnico sulla bioedilizia della Regione Piemonte

http://www.regione.piemonte.it/ambiente/tutela_amb/bioedilizia.htm