MOVIMENTI ECOLOGISTI
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
- LA CROCE VERDE DI MIKHAIL GORBACHEV
- GEN: LA RETE GLOBALE DEGLI ECOVILLAGGI
- IL VILLAGGIO GLOBALE DI BAGNI DI LUCCA
LA CROCE VERDE DI MIKHAIL GORBACHEV
La Green Cross e la consapevolezza ecologica globale
di Mikhail Gorbacev
The Hague, 16 Aprile 1994
"Abbiamo bisogno di un nuovo sistema di valori, un sistema che comprenda in una unità organica l'umanità, la natura e l'etica della responsabilità globale." Mikhail Gorbachev, Presidente della Green Cross International
Signore e signori, teleascoltatori, vi parlo oggi come presidente della Green Cross International. Nel 1992 quando a Rio de Janeiro fu tenuta la Conferenza dei Capi di Stato sullo Sviluppo e l'Ambiente, un forum globale a cui parteciparono più di cento paesi fu tenuto in contemporanea nella stessa città. Leader parlamentari, scienziati, leader religiosi e figure di cultura hanno condiviso le preoccupazioni dei cittadini del globo. Hanno deciso di fondare un organizzazione ambientale non-governativa globale, la Green Cross International, e mi chiesero di diventarne il presidente fondatore. Oggi vi sto appellando per avere il vostro supporto e la vostra collaborazione...
Green Cross International
La Green Cross International è un organizazione di rete globale non-allineata che lavora nei campi dell'ambientalismo e dello sviluppo sostenibile. Crea collaborazioni per promuovere il cambiamento degli attuali valori. Il principio di base del GCI è il dialogo multisettoriale per incrementare progetti sostenibili. Perciò agisce da forum aperto, unendo le persone che hanno potere decisionale con tutti i movimenti in erba ("grassroot") di ogni settore della società (organizzazioni non-governative, industria e commercio, governo, accademia, scienze ed arti, religioni e altri gruppi) in un unica piattaforma . Questa formula complementa molte iniziative esistenti, ne facilita l'incremento, e incoraggia nuovi approcci verso lo sviluppo sostenibile.
La GCI fu fondata al Summit di Rio nel 1992 e fu lanciata ufficialmente a Kyoto, in Giappone il 20 Aprile, 1993 sotto la leadership di Mikhail S. Gorbachev. Il primo Vice-Presidente è Daniel Goeudewert, ex-presidente della Volkswagen.
I Principi Guida della Green Cross:
- Adempiere alle decisioni di Rio: Ottenere un equilibrio sostenibile fra ambiente e sviluppo.
- Sostituire la cooperazione al confronto: promuovere il dialogo fra esercenti economici ed ecologisti e tutti gli altri settori.
- Agire da catalizzatore per temi ambientali: Unire coloro che percepiscono un problema con coloro che sanno come risolverlo.
- Lavorare tramite organizazioni e azioni locali: Sviluppare ogni programma della Green Cross in una maniera credibile e vicina alla gente.
Discorso di Mikhail Gorbacev tenuto a Washington il 7 Novembre 1993
...da quando ho assunto i miei compiti come Presidente Fondatore della Green Cross International, questo ruolo è diventato così importante per me tanto da influire sulla mia decisione di tornare o no attivamente alla politica... sono sempre più convinto che attalmente i problemi ambientali, i problemi che riguardano l'ottimizazione dei rapporti fra esseri umani e natura, sono la priorità primaria di utti gli uomini politici. Ad oggi questo non viene riconosciuto da abbastanza persone, ma sono sicuro che un domani verrà compreso e accettato perchè queste sfide possono essere ignorate solamente a nostro rischio.
A volte mi viene chiesto che cosa ha cambiato le mie convinzioni ....la cosa più importante per me è stato il disastro di Cernobyl. Questo evento fu per me come un messaggio, un segno, e mi ricorderò questo segno per sempre. Ho capito che dobbiamo fare tutto il possibile per sviluppare una nuova relazione con l'ambiente naturale, per cercare di capire cosa possiamo fare per la Natura. La Natura può vivere senza di noi. Noi non possiamo vivere senza la Natura. Questo evento per me è stato il punto di svolta.
Da persona che ha lavorato molto in politica, e che conosce la vita, capisco che non sarà facile sviluppare la Green Cross in un organizazione credibile, renderla una realtà funzionale, che unisce vari gruppi ecologici - regionali, nazionali ed altri - per provvedere un "tetto" internazionale per questi movimenti. Penso che i politici debbano capire che hanno bisogno di tale voce; hanno bisogno di un organizazione indipendente.
Il compito che abbiamo davanti è estremamente complesso. Non riusciremo se non unendo il meglio che ogni paese ha, i migliori intellettuali, i migliori uomini e le migliori donne di coscienza, morali ed onore. Una fase storica sta finendo perchè questa civiltà non è riuscita a risolvere i problemi dell'umanità, e abbiamo una crisi ambientale fra le mani, quindi il nostro primo compito è sviluppare una nuova consapevolezza ambientale su basi globali. Dobbiamo educare la gente e, ancora più importante, bisogna cambiare per cambiare sistema educativo... L'educazione dovrebbe essere lo strumento per sviluppare la coscienza nelle nuove generazioni così da permettergli di vivere in armonia con la natura. Questo forse è il compito più importante. Dobbiamo unire i nostri sforzi per creare un indirizzo di rete globale per comunicare le nostri analisi, potremmo comunicare i nostri pensieri alla gente in tutto il mondo.
Introduzione - L'anima e gli animali
di Nitamo Federico Montecucco
La mancanza di rispetto per gli animali nasce essenzialmente da unattitudine meccanicista delluomo, incapace di vedere la profondità della coscienza animale da cui nasce il sacrale rispetto necessario allequilibrio dellecosistema. Questo dossier sulla coscienza animale intende presentare articoli e contributi di conoscenza per sostenere il rispetto e lamore per ogni forma di vita.
Scimpanzè che adottano piccoli e insegnano loro i gesti del linguaggio dei segni (per sordomuti) che hanno appena imparato, delfini giocosi che intuiscono in anticipo i pensieri dei loro addestratori, batteri che modificano il proprio codice genetico per meglio sopravvivere, leoni marini che imparano forme astratte, colori e numeri. Gli studiosi del mondo animale stanno scoprendo intimi e articolati dialoghi là dove, fino a pochi anni fa, si credeva esistessero solo versi istintivi. Nascono nuovi problemi, nuove ipotesi sulla mente e la sua evoluzione. Noi spingiamo il problema ancora un passo in là. Gli animali hanno l'anima? Molte religioni sostengono di no. Molti filosofi e scienziati sostengono che gli animali sono solo delle macchine biologiche, dei meccanismi biochimici senza intelligenza, senza volontà e sicuramente senza coscienza di sé.
Noi da molti anni ci siamo chiesti, in primo luogo, che cos'è l'anima? Che cos'è la coscienza? E poi i motivi per cui gli esseri umani si sono così sforzati di trovare prove scientifiche, filosofiche e religiose che comprovassero la supremazia o, quantomeno, la differenza tra loro e gli animali.
Esistono di fondo due posizioni estreme su questo argomento: la posizione della scienza ufficiale e della religione giudaico-cristiana che ritengono l'animale un meccanismo biologico, senza anima, totalmente guidato dagli istinti e quindi 'usabile' in quanto 'creato per l'uomo', e una seconda posizione tipica di religioni come il Buddhismo, il Jainismo, I'Induismo e il Taoismo, sostenute da un consistente gruppo di scienziati e studiosi, che invece considera ogni creatura vivente come un 'essere senziente', come portatore di un suo livello di coscienza e quindi sacro.
L'evoluzione della scienza, dell'etologia e della sensibilità ecologica stanno portando la parte più evoluta della nostra società verso una visione in cui gli animali sono visti come esseri sensibili, intelligenti, in continua trasformazione e quindi, seppure non dotati di una mente sviluppata come quella dell'uomo, certamente in pieno diritto di essere rispettati e tutelati.
La scienza sta ormai da anni arrampicandosi sui vetri delle speculazioni scientifiche per riuscire a spiegare il comportamento degli animali senza ricorrere al concetto di volontà, intelligenza e coscienza, tanto è radicata nella mentalità degli scienziati la convinzione aprioristica e illegittima che gli unici esseri coscienti e intelligenti siano gli umani. Perché tanta ostinazione? Forse che l'uomo ha paura di essere una bestia? o di non essere l'unica creatura prediletta di Dio?
Riteniamo che tale accanimento contro gli animali sia anche dovuto ad una morale che penalizza e inibisce l'animale che è in noi, la nostra parte istintiva, sessuale, naturale, fisica: il corpo, sede di tutti i piaceri. La liberazione animale è anche la liberazione del nostro stesso corpo.
Gli articoli selezionati sono solo una piccola panoramica di questo affascinante tema: per noi ogni essere è dotato di una sua particolare coscienza, intelligenza e sensibilità e quindi è sacro e ha il pieno diritto di esistere e di non essere massacrato in nome di artificiosi principi o di antiche superstizioni religiose.
Diritto dell'animale - Dovere dell'uomo - La Carta dei Diritti degli Animali dellUNESCO
I11987 è stato proclamato anno degli animali e con l'occasione fu promulgata -presso la sede dell'UNESCO a Parigi -una "Carta dei Diritti degli Animali". Alla sua elaborazione hanno provveduto noti scienziati, tra cui Remy Chauvin etologo, Georges Hense biologo, ed altri, fra cui il premio Nobel A. Kastler.
La Carta dice:
Preambolo
Considerato che ogni animale ha dei diritti; considerato che il disconoscimento e il disprezzo di questi diritti hanno portato e continuano a portare l'uomo a commettere dei crimini contro la natura e contro gli animali; considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all'esistenza delle altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza delle specie del mondo; considerato che genocidi sono perpetrati dall'uomo e altri ancora se ne minacciano; considerato che il rispetto degli animali da parte dell'uomo è legato al rispetto degli uomini tra loro; considerato che l'educazione deve insegnare sin dall'infanzia a osservare, comprendere, rispettare e amare gli animali;
Si proclama
Art. 1- Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all'esistenza.
Art. 2 - A. Ogni animale ha diritto al rispetto.
- B. L'uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali.
- C. Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell'uomo.
Art. 3 - A. Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli.
- B. Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore né angoscia.
Art. 4 - A. Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale, terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi.
- B. Ogni privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.
Art. 5 - A. Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nelI'ambiente dell'uomo ha il diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie.
- B. Ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall'uomo ai fini mercantili è contraria a questo diritto.
Art. 6 - A. Ogni animale che l'uomo ha scelto per compagno ha diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevità.
-B. L'abbandono di un animale è un atto crudele e degradante.
Art. 7 - Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad un'alimentazione adeguata e al riposo.
Art. 8 - A La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica e psichica è incompatibile con i diritti dell'animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale, sia di ogni altra forma di sperimentazione.
- B. Le tecniche sostitutive devono essere utilizzate e sviluppate.
Art. 9 - Nel caso che l'animale sia allevato per l'alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore.
Art. 10 - A. Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell'uomo.
- B. Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell'animale.
Art. 11- Ogni atto che comporti l'uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.
Art. 12 - A. Ogni atto che comporti l'uccisione di un gran numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie.
- B. L'inquinamento e la distruzione dell'ambiente naturale portano al genocidio.
Art. 13. - A.. L'animale deve essere trattato con rispetto.
- B. Le scene di violenza di cui gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell'animale.
Art. 14 - A. Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentate a livello governativo.
- B. I diritti dell'animale devono essere difesi dalla legge come i diritti dell'uomo.
La Dichiarazione dei Diritti degli Animali è un documento che, per i contenuti e per la formulazione, costituisce il testo più avanzato in materia, assumendo da una parte posizioni già acquisite dal progredire civile rafforzandole, e proponendo dall'altra acquisizioni nuove e illuminanti, in perfetta coerenza con le prime. La sua sostanza è costituita dalla fondamentale affermazione del diritto alla vita di ogni forma vivente, unitamente alla parallela affermazione del rispetto per questo diritto.
Questo testo, se ha un grande valore di stimolo culturale, non è tuttavia una legge. Per la semplice ragione che per la giurisprudenza, materia umana, l'animale non è soggetto di diritto, rispondendo esso alle sole leggi che gli competono che sono quelle biologiche, a differenza della specie umana che per la sua attività organizzata deve far ricorso a leggi scritte.
Per quanto concerne dunque il rapporto uomo-animale il diritto di quest'ultimo, sancito come principio, si deve tradurre in un corrispettivo dovere dell'uomo espresso in termini di legge. Ciò è stato egregiamente detto da un Magistrato (il prof. F. Ernesto Eula, 1° Pres. Supr. Corte di Cassazione, Torino 1961): ...per quanto concerne gli animali non si può parlare "propriamente di soggettività giuridica, mancando in loro quelle doti di razionalitd, di libero volere e di responsabilità che sono proprie della personalità", non si può tuttavia considerarli "come cose, ma.... creature sensibili che fanno parte della nostra convivenza, concorrendo ad integrare la nostra collettività". Allora "Si pone, naturalmente, in corrispondenza ai diritti degli animali, una somma di doveri per gli uomini, considerati singolarmente e nella loro collettività organizzata, impersonata nello Stato".
Rispettare l'animale - Riconoscersi in lui
Di Carlo Moiraghi
Tutto proviene dal nulla e da questa comunanza di origine deriva il dovere di fratellanza e di pietà verso tutte le creature. Buddha (563 - 483 a.C.).
Il diritto alla propria vita, alla propria libertà, al proprio mondo accomuna tutti gli esseri viventi. Tutto ciò che esiste trova nella sua stessa esistenza, il diritto di esistere. E' la terra che ha diritto alla propria esistenza, in ogni sua particolare espressione: animale; vegetale, minerale. Ma siccome le scale sono fatte di tanti singoli pioli che si salgono una alla volta fino alla cima e le ante della finestra si aprono un poca alla volta, fino alla completa apertura, anche la scalata al diritto alla vita e alla libertà di tutto ciò che vive, anche l'apertura dei successivi livelli di coscienza dell'uomo si compiono un passo per volta.
Poco tempo fa, ed in qualche luogo ancora oggi, l'uomo non riconosceva come simili altri uomini con colore di pelle un po' differente e considerava corretto trattarli come inferiori e come schiavi. Poi ha imparato, meglio dire sta imparando, a riconoscere come fratelli gli individui della sua specie.
E la liberazione dalla schiavitù, almeno in linea di principio e pur con tutte le situazioni esistenti che dimostrano lo stretto contrario, è avvenuta proprio quando pareva impossibile. Al razzismo succede così lo specismo. Ora stiamo con fatica scalando lo scalino successivo. La successiva apertura dello sguardo è il riconoscimento degli altri animali come nostri simili, e il riconoscere che gli altri animali, gli animali non umani, hanno diritto alla vita ed alla libertà proprio come noi. Hanno diritto di non essere uccisi torturati ingabbiati, in ogni modo violati come ora l'uomo pare ritenere "normale"
Semplicemente questa è anche la loro vita proprio come è la nostra. E non è che la nostra valga di più, o la loro sia di seconda scelta. La loro è la loro e la nostra è nostra ed ognuna merita rispetto. Ognuna è parziale irripetibile raffigurazione dell'unica vita che permea l'intero universo. Parte dell'umanità l'ha sempre riconosciuto ma l'occidente ha trovato comodo dimenticarsene e sentirsi, non si sa come, autorizzato ad ogni violenza.
Ora questa comodità si sta rivelando sempre più scomoda. Sono sempre più numerosi gli uomini che non desiderano e non sopportano più una vita fondata sulla violenza continua sugli animali. In tutto il mondo il movimento di rispetto e liberazione animale sta avendo concreti successi. Sono i primi successi di un confronto di cui è difficile intuire la portata. Da un lato gli animali uccisi dall'uomo ogni anno sono sempre più numerosi. Solo in Italia e solo mediante la terribile ed inutile pratica della vivisezione vengono uccisi milioni di animali l'anno. D'altro lato aumentano di continuo gli uomini che non tollerano più questo incredibile massacro e si impegnano nella causa della liberazione animale, perché anche gli animali siano riconosciuti come individui, e sia riconosciuto il loro diritto alla vita e alla libertà. E' possibile che gli anni '90 siano ricordati come gli anni del riconoscimento del diritto e della liberazione animale.
Preciso come questa trasformazione sociale debba sempre e comunque avvenire nell'ambito del lecito e del legale, è nella tradizione della completa non violenza, affinché ciò che rappresenta l'unico progetto e l'unica riforma non diventi un errore.
Sul rapporto fra l'animale umano e l'animale non umano
Per alcuni milioni di anni la vita dell'uomo è dipesa dalla vita dell'animale. Dapprima egli lo sfuggiva, spaventato ed in pericolo. Ma nel tempo stesso ne era attratto. Imparò ad ucciderlo per nutrirsi. Pian piano il rapporto dell'animale umano con l'animale non umano cambiava e pari pari cambiava il suo rapporto con la natura. Proprio come cambiava il rapporto con l'animale e la natura che l'uomo continuava a sentire dentro di sé. Dapprima, l'uomo uccideva l'animale quando aveva fame. Poi imparò la caccia e ad uccidere per mettere in serbo per il futuro. Fu allora che conobbe il piacere nell'uccidere. Pian piano l'uomo emergeva dalla vita animale, dalla sua vita e dalla vita dentro la natura, l'animale umano uomo pretese una vita sulla natura. Incontrò così la solitudine, la compagna che non avrebbe più abbandonato. Fu allora che smise di chiamarsi animale umano per chiamarsi uomo. Imparò ad usare la natura e l'animale per vestirsi, in modo sempre più mediato,. Man mano aumentava la distanza fra l'animale che conosceva in sé e quell'altra parte di sé, quella nuova, che non conosceva, man mano la solitudine aumentava. Col tempo imparò a sfruttare gli animali come forza lavoro: era un modo di continuare il rapporto uomo
animale. Rapporto di sfruttamento e a volte di reciproca amicizia e gratitudine. E l'uomo non faceva caso alla novità del rapporto, al fatto cioè che ora il rapporto era di possesso, e che il possesso era sempre dalla stessa parte. Il padrone era sempre lui, mai l'animale. Ma gli pesava e la solitudine aumentava; Cosi iniziò la sua separazione, la sua dissociazione interiore. Il rapporto tra l'uomo e gli animali da sempre rispecchia il rapporto fra l'uomo e il suo animale interiore, quell'animale che egli imprigiona tortura e uccide dentro di sé.
Man mano che aumentava il distacco, aumentava il bisogno impossibile dell'uomo di aver vicino gli ani
mali: allora si inventò gli animali domestici. Nonostante lo sforzo enorme che fece in questa direzione, nonostante quello che si finge di credere, pochissime specie egli riuscì a manipolare e convincere. Quasi tutte non vollero divenire sue succubi. Fu la stessa difficoltà e 1o stesso fallimento che l'uomo incontrò in sé nel tentativo di addomesticare il proprio animale interiore. Fu naturale usare i recinti e le sbarre ed ogni forma di costrizione fuori e dentro di sé. Ormai in tutto l'animale dipendeva dall'uomo. E sempre più ne dipende.
Di recente l'animale ha smesso di rappresentare forza lavoro per l'uomo. La mente meccanica dell'uomo ha inventato macchine meccaniche e la funzione animale è ancora diminuita. L'uomo l'ha costretto ancora e ha preteso di mutarlo in macchina
animale. L'unica funzione, l'unico vantaggio che ormai l'uomo pretende dall'animale è il suo corpo, la sua carne da man giare o da scrutare nel
la perenne cieca ricerca di averlo vi
cino, di averlo dentro, di guardargli dentro, di torturarlo, di distruggerlo.
Proprio ciò che l'uomo cerca di fare a sé stesso. Su questo percorso, la mente che mente dell'uomo, persegue la creazione cieca di nuove specie animali secondo la voglia e il bisogno malato di un uomo che ormai sfrontatamente persegue la creazione fuori di sé di questa mostruosità che sente in sé.
I luoghi della violenza - allevamenti lager - essere vegetariani
E' sempre per averli vicino, per averli dentro di sé, che l'uomo sempre di più mangia animali. E' per solitudine. L'uomo ha indirizzato forzato snaturato la natura; programmato la generazione animale in allevamenti, batterie, luoghi di dolore concentrato, lager. In questo modo l'uomo impedisce all'animale la vita, ciò che è forse ancora più grave di dargli la morte. Ne deriva una vita
non vita, dolorosa, buia, tragica, sofferta, infernale. Generazioni animali il cui unico significato è produrre corpi, carne, materia per l'alimentazione umana. Nascere e vivere per crescere nel minor tempo possibile, per essere ucciso e mangiato. Nascere cibo. In questo modo l'uomo si alimenta della loro carne, solo della loro carne. Declina equazioni di proteine vitamine e lipidi a memoria, amminoacidi essenziali di cui è goloso. Questo ricerca e di questo si nutre, della loro materia non della loro vita. Tutte le tradizioni antiche concordano nel ritenere che alimentarsi di un altro essere vivente significhi alimentare la propria vita della sua vita. Sacrificarlo significa ottenere dalla sua vita la nostra vita. E' la vita stessa che ci trasforma. Oggi la dimensione sacrificale, rituale dell'alimentazione si è perduta. Essa pare limitata al rito religioso, dove l'ostia consacrata è simbolo alimentare nel senso più sacro del termine. Quella è la comunione. Ci si è dimenticati che ogni volta che ci alimentiamo è rito di comunione fra noi e l'essere sacrificato, la cui vita entra in noi. Ma la vita di un animale da allevamento è oggi ben misera, terribile, temibile esperienza. A volte mi chiedo se questa buia esperienza sia trasmissibile mediante l'alimentazione. Mi chiedo se la compagna dell'uomo moderno, la nevrosi, l'ansia, non sia in parte di origine alimentare. Essere vegetariani non va dunque inteso solo come autolimitazione alimentare di valenza etica, ma come scelta in positivo, atta ad evitare sì l'uccisione di un essere simile a noi, ma ad evitare soprattutto inquinamenti, veri avvelenamenti da un lato fisici, pensate solo a farmaci ormoni ed altro somministrati di routine negli allevamenti; d'altro lato a evitare inquinamenti più sottili e impalpabili, meno quantificabili ma più inquietanti e globali e gravi dovuti alla tragicità stessa della vita dell'animale da allevamento.
Ancora una nota sull'essere vegetariani. La nostra società ha davvero inibito chi è vegetariano. Chi non mangia carne troppo spesso si sente come in colpa. Quasi se ne scusa e lo nasconde come se ciò rappresenti una dimostrazione di mancanza di forza, di coraggio, come una nota di incapacità, una lieve malattia. Non deve più essere cosi. Non bisogna che un momento di forza sia scambiato per momento di debolezza. Chi non mangia carne può a ragione esserne fiero. Conviene che il vegetariano evidenzi il suo atteggiamento e divenga così momento di confronto e di crisi per chi vegetariano non è.
Vi è un altro argomento a mio parere secondario, ma utile ad inquadrare l'alimentazione vegetariana come futura alimentazione dell'umanità, ed è il risparmio di energie alimentari che esse permette. Le energie alimentari vegetali necessarie all'allevamento
lager animale sono enormemente maggiori delle energie alimentari che l'allevamento
lager stesso poi fornisce. Quelle stesse energie alimentari vegetali possono direttamente, saltando il vergognoso processo dell'allevamento
lager, divenire alimentazione umana e sopperire al sempre maggiore fabbisogno. Essere vegetariani è certo momento importante, ma non necessario. Ciò che è comunque necessario è ritrovare il significato energetico, rituale, sacrale dell'alimentazione.
E' necessario ridare dignità di essere viventi, di individui, agli animali da allevamento.
Per definire l'argomento dell'allevamento
lager intendo chiarire che lo credo un luogo fondamentale su cui confrontarci. L'allevamento
lager e il frutto delle più aberrate concezioni della mente che mente dell'uomo moderno. E' una grande vergogna per l'umanità.
Animali selvaggi. Specie in via di estinzione
Da tanto tempo, circa da quando si è accorto dell'aumentare della diversità fra sé e gli altri animali, l'uomo ha avuto paura. Ha avuto paura ed ha avuto bisogno degli animali, di averli vicino di essere sicuro che non scappassero, di averli addosso. E' stata la solitudine della mente che mente dell'uomo. E stato quando la mente ed il corpo dell'uomo presero strade separate. Circa quando la mano dell'uomo si è armata per la caccia, la distanza tra l'uomo e l'animale aumentò, e la pietra scagliata riusciva a colmare lo spazio frapposto. Fu allora che l'animale
uomo dimenticò il suo nome e divenne l'uomo. Insieme alla pietra scagliata fu il chiamare a testimoni gli Dei e lo scoprire il rito, che pearuse all'uomo anche cosi, da lontano, di continuare il rapporto con l'animale. La pietra, il Dio, l'animale, l'uomo furono a lungo i cardini di un unico rapporto dal significato profondo sottile nuovo. E nuovo era il viaggio che l'uomo non volle e non seppe fare da solo, un viaggio lontano dalla sua radice animale lungo cammini sconosciuti. Volle gli animali con sé come viatico identità sicurezza e cercò di addomesticarli. Molti di essi rifiutano ed egli prese ad ucciderli, E ancora oggi pur ammirandoli, pur avendone un bisogno tale da averli resi protagonisti di tutti i suoi miti, da tenerli tutti in fila impagliati nei suoi musei di morti, e da tenerli prigionieri nei suoi zoo, pur avendoli resi rari e senza terra, ancora oggi stermina. Solo così, con la morte dell'animale selvaggio, egli può intrattenere rapporto con lui, che altro non è che quella parte selvaggia dell'uomo, ormai lontana ma mai dimenticata, che egli pretese di negare, uccidere, amputare quando smise panni animali per assumere panni ancora oggi difficili da decifrare. E' interessante notare come l'uomo stia ultimando lo sterminio di numerose specie animali pur avendone da tempo decretato legalmente la protezione ed il rispetto in quasi ogni parte del globo. Si manifesta così a livello di specie umana il conflitto negli stessi termini in cui si sviluppa in un singolo individuo, proprio come ad esempio esso si fa vivo in ognuno di noi. L'individuo e la specie sono egualmente, unità viventi e parti del tutto, solo che qui le due facce della diatriba sono rappresentate da intere porzioni della popolazione e si esprimono, in questo caso, da un lato in teoria legiferando il loro volere, dall'altro in pratica attuando il contrario. Da notare ancora come in questo caso, attualmente il parere legiferato, l'atteggiamento teorico, è per lo più per la protezione delle specie in via di estinzione, ma viene comunque disatteso e sopraffatto dall'atteggiamento opposto, dal desiderio di far morire ed estinguere, atteggiamento dovunque praticato ed esplicitato, dato che le pellicce di specie protette vengono commerciate ed esibite in ogni trivio di benessere economico. Credo sarebbe opportuno ricercare i significati di questa apparente contraddizione e valutare se e come il meccanismo trasgressivo vi giochi ruoli e quali. Senza accentrarmi troppo in questo argomento, noto solo come è la parte progredita ed evoluta del mondo che mostra la dissociazione e la contraddizione. Da un lato promuove petizioni, raccoglie firme, promulga leggi, fa nascere società protettrici degli animali, stende accordi internazionali al fine di difesa animale, d'altro lato produce sempre più sofisticate e infallibili armi da caccia grossa, erige la pelliccia selvaggia e rara come status sociale, favoleggia safari in ogni sogno pubblicitario e inalbera incredibili alibi secondo i quali ogni volta organi e parti delle singole specie protette divengono desiderabile necessario bene. Insostituibili e rare pellicce, zanne d'avorio, corna medicamentose diventano cosi estremamente ricercate e costose, dove costoso si misura in denaro, e si perde completamente il vero costo dell'operazione, costo vero questo, globale e planetario, rappresentato dall'irreparabile definitiva perdita dovuta all'estinzione di una specie animale. Ma è solo il denaro che rientra nel conto, e il mondo evoluto è disposto a sborsare sempre di più, man mano che la specie animale diviene introvabile. E' lui il mandante della strage. Poi c'è l'esecutore materiale, il sicario, che di solito è il mondo povero, il terzo mondo per lo più bisognoso spesso di sopravvivere proprio come la specie animale conterranea contesa. E' curioso come le specie in via di estinzione vivano spesso fianco a fianco di popolazioni altrettanto bisognose e in difficoltà, abituate da generazioni a nutrirsi e coprirsi delle specie animali ora protette. Queste popolazioni non possono cogliere l'eccezionalità dell'attuale situazione e vengono in tutto stimolate sponsorizzate aizzate alla strage a buon prezzo dato il loro bisogno. Bisogno di sopravvivere dunque, nella specie animale protetta come nella conterranea popolazione umana, e lontano nel mondo progredito un bisogno più nero e profondo, bisogno di uccidere che pur esprimendosi nel conflitto ha quasi sempre la meglio. In sostanza la parte più primitiva ed antica dell'umanità viene sfruttata dalla parte più evoluta e moderna, e guarda caso, si rifà sul mondo animale violentandolo. Il mondo animale è oggi in ogni caso il punto di arrivo di ogni violenza. L'uomo moderno pare assetato di estinzione e non solo di animali non umani. Le violenze e le estinzioni che provoca sembrano prove generali per la propria prossima fine. Egli sembra perseguire nei fatti il proprio suicidio di specie animale. Da questa coscienza pare prendere sempre più forza il movimento umano per la salvaguardia della vita in ogni sua espressione. E' chiaro ormai infatti che è in gioco la nostra stessa sopravvivenza. Chi chiede di cambiare è la parte dell'umanità che non vuole estinguersi ed è consapevole dell'attuale grave rischio. Siamo sempre di più.
L'uomo addomesticò gli animali che riuscì ad addomesticare e gli volle bene. Volle bene alla loro insoddisfazione. Era facile per lui identificarsi in loro. Bontà e pena per quegli animali rinnegati, animali non sbocciati, non maturati. L'animale domestico presenta, confronto al suo rispettivo selvatico, modificazioni addirittura scheletriche, minori dimensioni della parte facciale del cranio, delle mascelle, dei denti, del cervello, delle masse muscolari. Anche adulto l'animale domestico mantiene caratteri giovanili nel fisico come nell'atteggiamento e nel carattere. E' questa non maturazione e non sviluppo, questo senso di mancanza che muove l'amore dell'uomo. Egli vive nell'animale domestico la propria mancanza, la propria dissociazione. E' anche il facile potere che lo attira, la sicura possibilità di ribaltare frustrazioni quotidiane, la certezza della presenza dell'animale, della sua disponibilità, la sicurezza che non lo può lasciare, che non può andare via, non saprebbe dove andare.
La presunzione di essere necessari a qualcosa, a qualcuno. Tutto ciò procura all'uomo piacere, sicurezza, compagnia, fiducia, senso di potenza e di bontà. Ciò non significa che l'uomo non uccida l'animale domestico. Pensate all'animale da allevamento, lo uccide certo e atrocemente proprio come l'animale selvaggio ma con spirito differente. Là uccide con passione con accanimento con gusto, ne fa uno sport e un passatempo, un piacere. Qui uccide con quotidianità. Spesso delega a macchine il compito, uccide con distacco, senza emozione, come fosse azione normale; scontata, discreta. Sovente a fini estetici, l'uomo è un esteta, ne amputa parti, come orecchie e code. Spesso ne forza le forme. Sovente li castra per renderli più dolci e tranquilli.
Sovente l'uomo castrandoli pretende di agire per il loro bene, di consegnarli così a un vita più facile e gioiosa, priva di quel bisogno che l'animale vive impellente e violento e che lo rende così insoddisfatto e agitato. Una ben più personale castrazione si mostra qui evidente nel cuore e nel corpo dell'uomo. L'impacciata presenza, meglio l'evidente problematica assenza di un desiderio ormai tutto alienato e traslato.
E' sempre per solitudine, per avere vicino l'animale, per averlo addosso, che l'uomo se ne ricopre. Conosce i tessuti sintetici, ma non li ama.
Conosce la lana, prodotto animale che non ne richiede la morte, ma preferisce la pelliccia, calda, morbida, sensuale. Gli ricorda la propria pelliccia quando nudo e peloso placidamente si mostrava al bosco. Oggi tiene la pelle nascosta quasi tutta, quasi sempre, anche quando dorme si mette il pigiama. Comune senso del pudore e freddolosità. Nasconde quella pelle sottile, delicata, quei peli radi e scarsi da specie in declino e, se può, scuoia animali selvaggi che appositamente alleva, ne cuce le pelli e si pavoneggia e si scalda. Usa tecnica e fantasia in ciò; la considera arte, conosce ogni trucco, ogni pelle e pelliccia. La donna nuda dentro una pelliccia animale è frequente irresistibile messaggio pubblicitario e credo ecciti la maggior parte degli uomini come delle donne. Anche questi animali l'uomo uccide straziandoli, curando solo che la pelliccia resti intatta e vergine. Utilizza tecniche precise, raffinate, differenti, secondo le differenti specie animali da scuoiare.
L'uomo è preciso artigiano sapiente. In alcuni casi Preferisce aprire i ventri gravidi delle madri vive e scuoiare direttamente i piccoli feti. La pelliccia di lanugine di feto risulta allora tanto morbida e confortante. Tali preziosità sono certo costose ma la coppia umana è disposta ad economie e sacrifici per poter possedere queste pelli cucite di animali scuoiati che specie la donna si pone addosso per piacere e credibilità sociale.
Nella sua solitudine, nel suo bisogno di ritrovare il proprio ancestro selvaggio, 1'uomo ha bisogno di altri animali vicino a sé. Quelli che non si lasciarono addomesticare, questi l'uomo stima di più, Questi uccide con sommo piacere.
Ma alcuni di questi egli vuole vicino e li costringe negli zoo delle sue città. Li costringe in spazi angusti, loro gli animali liberi. Nega loro ogni forma di intimità. Trae piacere dallo stargli addosso. Bada solo che la vita dell'animale sia tollerabile e che non muoia di dolore, almeno non muoia subito. Nel caso se ne procura un altro esemplare. Trae piacere dal vedere il selvaggio in gabbia. E' la rivincita su quell'altro selvaggio, segregato nella propria gabbia interiore. Separati solo dalle sbarre, l'uomo pretende di confrontarsi con l'animale. Fantastica implicazioni di potenza in ciò. Paga il biglietto per andare allo zoo e vi accompagna i propri piccoli a vedere l'animale e la natura sopraffatti. Ad osservare, spaventare, ossessionare animali sicuramente già pazzi di cattività e facilmente malati, provati dalla diversità del clima, dall'impossibilità al movimento, alla corsa, allo svolgimento di ogni loro naturale funzione, costretti allo scoperto, senza possibilità di sottrarsi alla malata curiosità dell'uomo, senza alcuna intimità, ciò che l'animale massimamente soffre. Questi animali l'uomo non uccide, li condanna alla vita reclusa. Da loro trae maggior piacere così, invadendoli al massimo. Forse ciò lo aiuta a far luce, una luce sinistra, su qualcosa che sente dentro di sé, qualcosa di profondo e lontano, ciò che egli chiama: "il richiamo della foresta". Quale foresta? A scanso di ripensamenti l'uomo ha distrutto anche le foreste, è meticoloso l'uomo. Ma il selvaggio che è in lui pretende vicino a sé il selvaggio animale, almeno la sua apparenza. In una triste teatrale finzione l'animale
uomo si fronteggia attraverso il ferro con l'altro animale, disperato, pazzo, legato, pronto sovente a divorare i propri figli appena nati per sottrarli allo strazio, se l'uomo vigile e alieno non glieli sottraesse veloce. E' previdente l'uomo.
Nello zoo di Tokyo vi è una gabbia per l'Homo Sapiens, aperta ai visitatori. Pare si faccia la fila per provare la sensazione di essere in gabbia. Pare che una volta in gabbia i visitatori si lascino andare a grida ed atteggiamenti animaleschi. E' un altro dato che depone per la profonda identificazione che l'uomo prova verso gli animali che violenta.
La società attuale merita di certo un differente concetto di zoo e la sua rapida realizzazione. Un luogo di educazione e cultura di cui non ci si debba vergognare. Una struttura che contenga ogni sorta di informazioni, testi e fotografie sulle più varie specie animali e vegetali. Si darebbe così davvero sana e completa informazione sulle specie intorno a noi, illustrazione diretta e formativa della loro vita, delle loro abitudini, della loro indole, al fine di fornire educazione e destare interesse senza sacrificare alcun essere vivente, senza costringere, senza ledere alcun diritto alla vita.
"Di tutti i crimini neri che l'uomo commette contro Dio e il Creato, 1a vivisezione è il più nero." Mahatma Gandhi
Altri animali l'uomo alleva in gabbie e stabulari e di essi si prende particolare cura. Gli animali da esperimento. L'animale ha ormai poche possibilità di vita autonoma sulla sua terra che l'uomo ha distrutto. Sradicato da ogni contesto a lui naturale, l'animale diviene così facilmente succube e schiavo dell'uomo. E incredibilmente ancora gli si dona, gli dona quel poco che gli rimane da offrire, sé stesso, la propria carne, il proprio sangue. Così, spesso facilmente, spesso senza eccessive recriminazioni, l'animale dona all'uomo l'unico bene che ancora possiede, il proprio corpo, la propria vita, il proprio inesprimibile dolore, e alla fine, come una liberazione, la propria morte. E l'uomo è ricercatore intransigente, scienziato avido di esperimenti sul corpo animale. Né sa rinunciare a nulla. Da tempo cieco, egli pretende di vedere e toccare con mano 1a ragione e la vita nel corpo animale. Chiama ciò ricerca e scienza, e la tecnica, vivisezione. Egli pare credere che ogni forma di ricerca, di esperimento, di prova possa risultare utile. A chi? A cosa? Nella sua cecità l'uomo si muove a tentoni casualmente in ogni sorta di violenza sul corpo animale. Non fa problemi di risparmio di materia prima, di corpi, di oggetti da vivisezionare.
Provando e riprovando, è un suo motto. Pesi e misure, somme e soprattutto sottrazioni. Il corpo animale, la vita animale è facile remissivo campo di indagine. Il numero di animali torturati e uccisi nei laboratori scientifici aumenta vergognosamente. E' cifra che non è possibile appurare con esattezza, ma si parla di centinaia di milioni di animali all'anno nel mondo. Nascere oggetto da esperimento. Vivere di terrore. Morire di scienza dell'uomo. Morire di errore. Esperimenti da anni sempre uguali a sé stessi, anche solo per mostrare, ma a chi? A studenti distratti. Cambia solo l'animale, ma lo sguardo attonito è lo stesso. Esperimenti sempre nuovi che appena nominati evidenziano l'errore di chi li esegue. Ma si sa, la scienza dell'uomo di oggi, non tutta per fortuna e sempre meno, sono certo, in futuro, pretende indipendenza dall'etica e dall'estetica. Il corpo animale docilmente cede alla lama del bisturi. Lo sguardo animale stupito ed interrogativo, come in dolorosa attesa, mentre le cinghie e le morse lo tengono ben fermo. In qualche modo lo aiutano a fare la sua parte, l'unica che ancora l'uomo gli riconosce. L'animale sottomesso, aperto, vivisezionato, ora non nasconde segreti e ci mostra, pudico, le viscere pulsanti. E ancora ci guarda. Spera l'errore. Ha ancora fiducia. Spera amore, almeno tardivo . E' questo l'orrore. Ora che il dolore troppo violento ed acido è divenuto calore, fuoco che gli brucia le viscere. Ora che il latrare forsennato, divenuto impossibile per le corde vocali tagliate, per le fauci serrate nelle cinghie, è diventato apnea e tremore. Ora che le feci e le urine da tempo liberamente perse lo fanno sentire leggero. E l'uomo si prende cura di lui e gli permette, al di là di ogni naturale possibilità, probabilità, al di là del credibile come del desiderio stesso dell'animale, al di là di ogni corporea e cellulare capacità di sopportazione, gli permette ancora la vita. L'ultima ambiguità, l'ultima violenza, l'ultimo sinistro dono dell'uomo. Ancora dolore. E l'uomo distrugge così nel corpo vivo dell'animale flagellato la propria anima animale ormai solo odiata. Il camice bianco e lindo e stirato o intriso di macchie, ed umori rossi marroni o verdastri è ben chiara presenza all'occhio dell'animale immobilizzato e vigile in attesa. La notte è trascorsa di solitudine e spade trafitte nel corpo della luce bassa del laboratorio. E' mattina. il passo ambiguo e cadenzato che si avvicina porta anche oggi compagnia e indicibili ormai prossime torture. Pure mentre si apre la porta, è ogni volta, contro ogni logica, la speranza. ma la speranza lascia presto spazio al dolore. Ogni volta la divisa candida contiene un torturatore. Terribili delitti di cui tutti siamo responsabili, sia perché buona parte si consuma in ambienti universitari e statali foraggiati dal nostro denaro e dalle nostre tasse, sia perché altra parte si consuma nel lontano mondo della ricerca farmaceutica, forse giusto dietro le mura di casa, e lo sosteniamo tutti noi, ovviamente, quel mondo. Noi consumatori di pillole file capsule multicolori, lucide allettanti confezioni certo veri toccasana che puntuali acquistiamo, ma il loro costo non sono incolori biglietti da mille, ma ben più colorati insanguinati atroci dolori di infiniti animali che per quelle pillole vivono la tortura e muoiono. Quando incontrate il ricercatore, pare un uomo normale. Vi porta mille ragioni, nella sua falsa aberrata coscienza. Non ascoltatelo. Non lasciate che le parole coprano l'orrore e lo sdegno. Certamente cercherà di coinvolgervi nelle sue responsabilità,. Non parlate con lui. Ditegli il vostro disgusto e lasciatelo solo. E' egli stesso vittima più o meno inconsapevole di se stesso e di un sistema sociale che contempla questo tipo di operatore e lo forma educando, meglio diseducando, studenti ingenui idealmente devoti alla scienza, ed avviandoli inflessibilmente a questa pratica bestiale che nulla ha di scientifico. Così qualcuno, tanti, si ritrova forse prima di divenirne consapevole a praticare la tortura, e ormai senza più chiedersi perché, esegue e seziona, sempre più implicato in questo modo orrendo, sempre più isolato da ogni modo positivo. Pedina di un gioco di cui si finge artefice, il vivisettore difende a oltranza il proprio operato, non potendo, proprio non potendo guardarsi anche solo per un attimo, non potendo, proprio non potendo ammettere la realtà delle proprie azioni, e l'atrocità della propria responsabilità. Acido ed ostinato nel rivendicare il proprio presunto diritto alla tortura, il vivisettore porta così avanti la propria vita invivibile, e viene da chiedersi come faccia. Un'infinità di animali, voi non credereste il numero, con i corpi squartati, pulsanti, inchiodati hanno guardato quell'uomo negli occhi. Il sangue scorre via veloce sul piano d'acciaio inossidabile, leggermente inclinato. E quegli occhi ancora benevoli ed interrogativi, per quanto mai possibile ancora a volte perdonano. Ma presto il dolore è l'unica e totale esperienza. mentre la dignità l'ultima a venire meno. Poco import che da sempre qualche uomo, e non pochi, abbia mosso una nota di sdegno, appena una critica a questa disumana regia, alla violenza e alla confusione che mostra evidenti. Sulla violenza non vale parola. Chi in tale contesto ancora chiede ragioni merita solo a mio avviso il silenzio. Della confusione all'opposto conviene parlare, perché, si sa bene, l'uomo alla fine è sensibile solo al proprio vantaggio. E qui vantaggio non c'è. Che infatti i molti animali che vivono al mondo, uomo compreso, siano nella realtà come dire cugini, è ben noto. Almeno da Darwin in poi. Ma che poi essi debbano reagire precisi proprio alla stessa maniera ai più profondi terribili, stimoli, ciò pare a molti non solo dubbio, ma anche superficiale e insensato e nei fatti non vero. La vita non è, si sa, aritmetica. E' anzi tutt'altro per nostra fortuna. Così è nella realtà. Davvero ogni specie reagisce a suo modo. Migliaia di uomini al mondo vivono nel proprio dolore e nella propria deformità gli errori della sperimentazione vivisettiva. Gli esempi sono tanti e a tutti ben chiari. Cosi accade che una presunta buia notizia, evinta mediante indicibili sofferenze e innumerevoli morti animali, non può, proprio non può valere per certo nell'uomo. E così resta lì, la tetra notizia, incasellata nella vasta ed inutile biblioteca dello strazio animale. Poco importa se in questi anni l'uomo ha raggiunto, tra le tante rovine, anche qualche vantaggio. Poco importa se oggi esistono ben altre metodiche, altre vie di ricerca, metodiche in vitro, che davvero non costano la vita e il dolore a nessuno. E altre metodiche ancora. Davvero scientifiche, queste. In questi campi vanno convogliati, più d'un uomo da tempo assicura, intelletti, risorse, studi, denaro. Ma tutto procede a rilento. Anzi è da sempre bloccato. Difficoltà. Dubbi. Differenti vedute. Come? Mutare la strada di sempre? Metodiche nuove? Abbandonare il supplizio? Come e perché?
E intanto qualcuno, e sono tanti, anche ora in questo momento in cui io scrivo e tu leggi, sta in coda. E attende, tremante, immobilizzato, la propria tortura. Senza capire. E poco, nulla c'è da capire. **Fin qui un mio brano emotivo di tempo fa.(sostituire? Sho)
Conviene, ora un'informazione più fredda. Quanto alla tecnologia, preciso come proprio G Bernard, primattore di vivisezione abbia sancito la sinonimia dei termini vivisezione e sperimentazione su animali.
Da allora questi due bui concetti sono in tutto considerati sinonimi. Da sempre si sono alzate voci contro questa tetra pratica. Esistono raccolte con centinaia di citazioni. Ne riporto sole alcune, vere.
La lotta alla vivisezione va condotta in sede morale, in sede scientifica, in sede economica, in sede sociale, in sede politica ed in primo luogo in sede informativa. (H. Ruesh. Storico della medicina.).
Gli scienziati sono responsabili delle loro ricerche non solo intellettualmente, ma anche moralmente. (Fritiof Capra,
Professore di Fisica all'Università di Berkeley, California: "Il punto di svolta"
Feltrinelli Saggi 1984, Edizione americana: "The turning point" Ed. Simon & Schuster 1982)
Gli studi sugli animali vengono compiuti per motivi legali, non per motivi scientifici. E' insensato attribuire a questi studi un valore per l'uomo. Ciò significa che l'intera ricerca potrebbe essere un nonsénso. (dott. J. B. Gallagher, direttore della ricerca medica dei laboratori Lederle, in Journal of American Medical Association, 14 marzo 1964).
Nella migliore delle ipotesi, la vivisezione è stata largamente inefficace nella comprensione della vera natura delle malattie e della loro prevenzione e nel peggiore dei casi essa ha avuto conseguenze dannose ed ha portato fuoristrada la scienza medica. (Roger Ulrich della Western Michigan University, ex vivisettore. Da un articolo pubblicato su "Monitor", giornale dell'associazione degli psicologi americani, 1978).
L'immortale Ippocrate non ha mai fatto esperimenti sugli animali e tuttavia ha innalzato l'arte medica ad un livello dal quale noi, nonostante tutte le grandi scoperte mediche, restiamo assai lontani. (Dott. Salivas, francese, storico, della medicina).
L'uomo deve mostrare bontà di cuore verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini. (I. Kant, Lezioni di etica, Laterza, Bari, 1971).
Possano tutti i viventi essere liberi dal dolore. (A. Schopenhauer, I due problemi fondamentali dell'etica, Boringhieri Torino i961).
I risultati della ricerca sugli animali non sono in alcun caso trasferibili all'uomo. Perché ci si ostina nella vivisezione, allora? Prima di tutto per arretratezza mentale e culturale. La vivisezione è fallace, inutile, costosa e oltretutto crudele (Gianni Tamino, biologo, ricercatore nell'Università di Padova, deputato al Parlamento)..
Coloro che sperimentano sogli animali non dovrebbero mai acquietare la propria coscienza dicendo a sé stessi che queste crudeltà avrebbero uno scopo lodevole.
(Albert Schweitzer, medico premio Nobel).
Quando un medicamento s'è dimostrato innocuo per differenti specie di animali, compresi i primati, chi ci dice che sarà innocuo per l'uomo? Ma anche l'osservazione opposta è valida: quando un medicamento si è dimostrato tossico per differenti specie di animali, chi ci dice che sarà egualmente tossico per l'uomo? (dott. A. Bucrach, dei lanoratQri di ricerche della Wellcome Chemical. Citato in Quantitative Method in Human Pharmacology and Therapeutics, Pergamon Press, London)
Gli esperimenti sugli animali dovrebbero essere proibiti dovunque.
(Julius Hackethal, chirurgo, in "Die Zeit", 13 ottobre 1978).
Un giorno il mondo guarderà all'odierna vivisezione in nome della scienza, come noi guardiamo alla caccia alle streghe in nome della religione. (Henry J.Bigelow).
I cancri da laboratorio non hanno nulla a che vedere con quelli naturali dell'uomo. Le cellule tumorali umane non sono estranee all'organismo che le ospita. Il cancro umano differisce profondamente dai tumori artificiali provocati dagli sperimentatori nei laboratori.. (Prof. Sabin, Napoli, giugno 1978)
Gli esperimenti sugli animali non ci permettono di predire l'efficacia o innocuità dei medicamenti nell'uomo (dott. Herbert Hensel, direttore dell'Istituto di Fisiologia dell'Università di Marburg., in Neue Juristische WochenschriftZeitschrift fur Rechtspolitik, 12. 1975).
Non sappiamo come estrapolare all'uomo i risultati ottenuti con gli animali (dott. John A. Oakes, professore di medicina e farmacologia dell'Università Vanderbilt, in Medical World News,
10.3.1972).
E' impossibile applicare alla specie urnana delIe informazioni spenmentali offenùte Provocando il cancro nell'animale. (Dr. Kenneth Star, direttore di una commissione per la ricerca sul cancro in Australia, da Sydney Morning Herald, 7.4.1960)
Normalmente, le sperimentazioni su animali non solo non contribuiscono alla sicurezza dei farmaci, ma conseguono addirittura il risultato opposto. (Prof. K.Fisckentscher dell'Istituto di Farmacologia Università di Bonn su Diagnosen. l980.)
Due motivi di critica alla vivisezione.
Due motivi sono entrambi insormontabili e complementari fra loro. Il primo è il principio etico, davvero la vivisezione è al di là di ogni principio morale. Il secondo motivo è pratico. Come precisano i molti pareri sopra menzionati, la vivisezione è costosa, inutile ed anzi controproducente. Si basa infatti su un presupposto errato. La possibilità di trasferire in campo umano presunte conoscenze de. dotte dal campo animale. Come evidente, ogni specie animale, benché simile sotto il profilo vitale, reagisce in modo differente alle più varie stimolazioni, siano esse meccaniche, chimiche, psicologiche.
E' impossibile quindi trasformare presunte informazioni tratte da sperimentazioni su animali in sicuri modelli in campo umano. A parte ciò la vivisezione, con il suo continuo sviluppo non lascia spazio per lo sviluppo di tecniche di ricerca scientifica, che non pretendono la morte di nessuno. Nuove strade scientifiche che già esistono e sono anzi ben indirizzate, ma necessitano di impiego umano, culturale, scientifico, economico, per poter raggiungere la piena efficacia.
Tetro e roseo insieme il panorama per quanto riguarda la cosmesi. Da un lato infatti bisogna ricordare come la sperimentazione farmaceutica riguarda solo una parte delle pratiche vivisettive, di cui una grande parte verte attorno ai prodotti cosmetici. D'altro lato sono da anni in commercio prodotti di cosmesi non sperimentati su animali, affinché estetica ed etica possano nei fatti conciliarsi.
Questo della cosmesi è campo su cui far convergere i nostri sforzi, dato che risultati considerevoli si sono da tempo ottenuti in vari Stati del mondo e sono anche qui in Italia a portata di mano. A questo riguardo conviene quindi informarsi bene di fronte ad ogni cosmetico, e comunque fare sempre espressa richiesta di cosmetici non testati su animali.
Ipotesi coscienza: la coscienza del sé come 'cuore'
degli esseri viventi
di Nitamo Federico Montecucco
Non solo Dian Fossey con i suoi gorilla di montagna o i coniugi Lilly con i delfini o Donald Griffin con le sue ricerche sulla coscienza animale, ma anche tutti gli esseri umani che sono entrati in profondo amore ed empatia con gli animali sono stati affascinati della loro sensibilità e della loro intelligenza. Non solo San Francesco ma i mistici di ogni tempo hanno espresso con convinzione anche maggiore questa esperienza di comunione con i nostri fratelli più primitivi: per loro anche gli animali hanno coscienza! Ora anche il mondo scientifico sta riscoprendo l'affascinante e ineffabile dimensione della coscienza animale.
Fino a pochi anni fa la linea scientifica ufficiale, sviluppatasi dall'impostazione cartesiana, sentenziava che gli animali sono delle macchine biologiche, mosse da puri istinti e quindi senza nessuna libertà di decisione ne tantomeno coscienza di se. Ora questa linea di tendenza cozza contro i dati e le osservazioni dei biologi, degli etologi e dei neuropsicologi più avanzati, come Lorenz, Bateson, Lilly, Bonner e altri di cui potrete leggere negli articoli di questo dossier. A questa nuova tendenza, che considera gli animali come esseri dotati di una loro mente, sensibilità e intelligenza, si sono anche affiancati fisici, cibernetici, psicanalisti e filosofi che sono giunti a queste considerazioni partendo da altre esperienze.
Vorrei contribuire a questa profonda rivalutazione dell'aspetto psichico intrinseco in ogni essere vivente con una proposta teorica particolarmente provocatoria che potenzialmente
potrebbe permettere un alto grado di unificazione tra le differenti aree culturali coinvolte su questi temi.
La mia ipotesi di lavoro è che la coscienza sia il vero 'nucleo originario' di ogni forma di vita, inclusa quella atomica.
La 'coscienza', definita come 'la capacità di percepire il significato di una informazione', è presente in ogni essere vivente, anzi ne rappresenta il 'cuore', l'essenza.
Benché questo sia per me e molti altri amici e collaboratori un fatto ormai ben compreso e documentato, ritengo, dati i condizionamenti culturali, scientifici e religiosi che ancora ostacolano la visione del singolo scienziato, che sia necessario presentare questa nuova visione dei fenomeni come se fosse ancora tutta da dimostrare, proponendola come 'ipotesi coscienza'.
Sotto il termine coscienza, dizionario alla mano, si celano in realtà innumerevoli concetti: la definizione che ho proposto permette di ribaltare completamente tutte le definizioni fino ad ora utilizzate e permettere di interpretare su base informatico-cibernetica i fenomeni mentali presenti nelle unità biologiche e il loro sviluppo cronologico.
Nella capacità di autodeterminazione o 'volontà' che i batteri hanno dimostrato di avere sui processi di mutazione del loro codice genetico, è racchiusa la logica stessa del vivente.
Prendiamo una cellula, essa è un 'mondo vivente', una sfera composta da miliardi di atomi in continuo e incessante scambio di informazioni; la cellula vive proprio grazie a questa continua comunicazione interna in cui ogni elemento dell'insieme 'informa' e viene informato dall'insieme stesso. Su questa 'rete unitaria di informazioni', sono veicolati i dati sullo stato fisico, sui bisogni biochimici, e sulle necessità dell'intero sistema. Gli esseri viventi sono dal punto di vista della termodinamica di Prigogine dei 'sistemi lontani dall'equilibrio' ossia dei sistemi instabili che, per esistere, devono continuamente scambiare materia e informazioni con l'esterno e che necessitano di un continuo lavoro per mantenere il proprio equilibrio vitale; questo equilibrio instabile è mantenuto grazie ad una ininterrotta comunicazione, elaborazione e gestione delle informazioni. È necessario chiederci: qual è la base dell'unitarietà di questa gestione di informazioni?
Non potrebbe esserci vita senza questa continua comunicazione in rete ed è implicito che la cellula, nel suo insieme, deve essere in grado di percepire il significato di queste informazioni.
L'unità cellula, matrice di tutte le più complesse forma di vita, esiste in quanto è cosciente del significato di tutti gli elementi di cui è composta e quindi, in ultima analisi, è cosciente della sua globalità. Considero questa coscienza unitaria delle informazioni presenti nella propria struttura come la matrice del fenomeno dell'individualità biologica, dell'identità o self cellulare.
La coscienza delle informazioni dell'intera rete costituisce la base delle coscienza di sé.
Cyber (dal greco Kubernetes: colui che governa, che dirige) è il termine che ho scelto per designare questa coscienza unitaria globale che 'governa' le attività di ogni organismo vivente.
Ritorniamo alla biologia, questo concetto di coscienza, in realtà, è usato costantemente anche se non viene mai definito.
Quando parliamo di un cane facciamo riferimento a quella unità in quanto sistema vivente e non al fatto che sia un agglomerato di alcuni miliardi di atomi. I1 concetto di identità, di sé, fino ad ora è stato usato in modo scontato proprio come, prima di Newton, era scontato considerare l'esistenza della forza di gravità benché non esistesse il concetto scientifico. Quando cerchiamo di uccidere una zanzara non abbiamo dubbi che lei sa di esistere e che, per vivere, deve sfuggirci. Ogni essere vivente sa di esistere e la sua stessa vita è strettamente legata alla sua coscienza di sé stesso, dell'ambiente e delle strategie per sopravvivere.
Ogni essere vivente è quindi una unità di coscienza, un cyber.
Tutto ciò è assolutamente logico e autoevidente, che cambia è solo la nuova prospettiva introdotta con questa ipotesi di coscienza.
Oltre all'analogia della rete di informazioni è possibile e interessante studiare ogni essere vivente come un 'campo di coscienza' ossia un'area di spazio in cui le informazioni sono percepite ed elaborate in modo unitario e finalizzato.
I1 processo di evoluzione sarebbe quindi studiato come lo svilupparsi nello spazio, nel tempo e nella complessità delle unità di coscienza. Dai pochi micron del campo di coscienza di un batterio, ai millimetri dei più semplici multicellulari ai metri e ai chilometri del vertebrati, l'ampiezza del campo di informazione gestito dall'unità di coscienza diventa sempre più espanso, efficiente e complesso, fino all'essere umano in grado di espandere il suo campo di coscienza dai livelli subatomici fino agli spazi extragalattici.
Ad ogni salto o espansione evolutiva alla base delle conoscenze acquisite si aggiunge un ulteriore livello di organizzazione e di capacità di gestire informazioni. Ad ogni salto evolutivo aumenta il grado di libertà del sistema vivente che, ora, trova il suo massimo nella libertà dell'uomo. Ma è solo una differenza, una lunga scala di innumerevoli gradini, e questo non consente certo di sentenziare che l'uomo è l'unico essere cosciente o dotato di libero arbitrio: ancora breve è la differenza che ci separa dagli altri animali'.
La struttura di ogni essere vivente parte da un identico schema per poi evolversi nello spazio, nel tempo e nella complessità.
Analizzando in dettagli le attività biologiche e informatiche della cellula risulta evidente che non solo la cellula nella sua totalità è in grado di percepire il significato delle informazioni presenti al suo interno e che le giungono dall'esterno ma è anche in grado di decodificarle e integrare questo nuovo significato con quelli delle informazioni presenti nel suo codice genetico fino ad elaborare una risposta da utilizzare operativamente per la sua stessa sopravvivenza. Ogni cellula, in altri termini ha coscienza delle informazioni che percepisce, le memorizza, le integra con quelle che ha già ricevuto ed elabora strategie di intelligenza e finalità.
In altri termini la cellula è già in grado, seppure su una scala di differente complessità, di fare le stesse operazioni mentali che sono state reputate proprie dell'uomo.
Appare evidente che utilizzando questa definizione cibernetica di coscienza ogni aspetto della vita diventa un fenomeno di coscienza in quanto in ogni fenomeno biologico sono necessariamente implicati processi di percezione di informazioni e della loro elaborazione, memorizzazione e utilizzo finalizzato.
Oltre le concezioni dicotomiche
Con questa concezione non è più necessario quindi ricorrere alla dicotomia classica che vede coloro che sentono l'incredibile bellezza e intelligenza del creato e postulano l'esistenza di un Dio, di un'entità esterna che ha creato il tutto, contrapposti a quelli che, infastiditi dalle proposte fideiste, dogmatiche non verificabili delle religioni, sostengono invece una visione meccanistica per cui la materia è tutto e ogni fenomeno trova spiegazione nelle sue stesse leggi fisiche naturali e che quindi non è necessario concepire alcuna coscienza o entità soprannaturale.
La mia ipotesi è una sintesi delle due: nelle stessi leggi della fisica e della materia sono impliciti i segni della coscienza, ed è questa che continuamente crea, mantiene ed evolve la vita. Non una coscienza antropomorfizzata ed esterna che esiste in una dimensione diversa dalla mostra mia, al contrario, una coscienza 'interna', 'implicata' (come usa dire Bohm) in ogni singolo atomo di ogni vivente.
L'ipotesi di una coscienza implicata nei fenomeni biologici equivale a dire che la natura stessa della vita è coscienza di sé e dell'ambiente esterno.
E tutta quanta l'esistenza diventa viva, pulsante, intelligente; dal sasso, alle balene, alle foreste tutto è compreso in una visione unitaria: si apre uno scenario vasto e misterioso dove, finalmente, anche lo scienziato è chiamato a comprendere l'aspetto più inafferrabile e magico della vita dentro e fuori di lui: la coscienza stessa.
L'intelligenza degli unicellulari
Alcuni batteri hanno un'evoluzione genetica autodeterminata
L'evoluzione potrebbe essere autodeterminata invece che casuale, per lo meno in alcuni casi.
Questa è la conclusione raggiunta in due studi accurati e ben documentati, uno descritto in Nature (355:142-154) e uno su Genetics di dicembre. I risultati mettono in questione alcune delle ipotesi più stabili dei biologi evoluzionisti, riaprendo una vecchia controversia.
John Cairns e collaboratori della Harvard School of Public Health hanno trovato che batteri incapaci geneticamente di metabolizzare lo zucchero lattosio possono mutare rapidamente per potersi cibare di lattosio. Non si è osservato alcun aumento della mutazione non correlato col rischio di morire di fame.
"Lo scopo principale di questa ricerca è di mostrare come sono incerte le nostre idee sulla spontaneità della maggior parte delle mutazioni", dice il gruppo di Harvard. "Sembra che sia una teoria che non è mai stata messa alla prova veramente".
In una serie separata di esperimenti all'Università del Connecticut, Barry Hall ha ottenuto risultati che Cairns descrive come ancora più sorprendenti. Per poter usare l'unico cibo che veniva loro dato, i batteri di Hall dovevano compiere due mutazioni, una era una excisione di materiale genetico.
La excisione non offriva alcun vantaggio di per sé. La probabilità che le due mutazioni potessero avvenire per caso, nello stesso periodo di tempo, erano meno di una su un trilione.
L'evidenza di una evoluzione autodeterminata ha sorpreso i ricercatori. Hall ha detto: "In un certo senso, visto che tutti gli altri processi biologici rispondono agli influssi ambientali, sarebbe sorprendente se anche le mutazioni non facessero lo stesso".
Molte ricerche precedenti sulle mutazioni nel batterio E. coli, studiavano la crescita esponenziale in condizioni ottimali e, quindi, innaturali. La comprensione delle mutazioni è basata su studi condotti nei primi anni '40, quando venne dimostrato che certi mutanti preesistenti potevano sopravvivere all'attacco di un batteriofago che uccideva la maggior parte degli E. coli istantaneamente.
In questi studi recenti i batteri venivano sfidati a sopravvivere in un mezzo sfavorevole. Quelli che potevano mutare abbastanza rapidamente potevano sopravvivere.
Poiché in studi precedenti venne mostrato che tali mutazioni avvenivano per caso, venne ipotizzato che tutte avvenissero per caso. "Questa non è tutta la storia", dice Hall.
"I batteri apparentemente, hanno accesso a un qualche processo che può o prevenire l'occorrere di mutazioni inutili o distruggere mutanti che non hanno avuto successo poco dopo la nascita", dicono i ricercatori di Harvard.
Apparentemente i batteri hanno un vasto corredo di geni silenziosi o "criptici" - geni che sono disponibili ma non facilmente accessibili - che possono essere attivati in circostanze inconsuete.
"Eventi quali mutazioni accoppiate sembrano quasi incredibili", dice Cairns, "ma dobbiamo anche renderci canto che quello che vediamo probabilmente ci dà soltanto una stima minima dell'efficienza del processo, poiché in questi casi lo stimolo al cambiamento deve scomparire piuttosto rapidamente, una volta che si sono formati alcuni cloni mutanti in grado di utilizzare il nuovo tipo di zucchero.
È difficile immaginare come dei batteri siano capaci di risolvere problemi cosi complessi come questi - e farlo senza accumulare, nello stesso tempo, un grande numero di mutazioni neutre o dannose - a meno che non abbiano accesso a un qualche processo reversibile di prova ed errore".
L'origine delle variazioni genetiche è stata soggetta ad accese controversie durante il diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo. Tutte le variazioni avvengono essenzialmente a caso, come il rumore termico? O il genoma di una cellula individuale può fare uso dell'esperienza?
Agli estremi c'era un dibattito tra i riduzionisti e i romantici, tra quelli che ceravano di spiegare l'evoluzione e il comportamento della biosfera in termini di leggi della fisica e quelli che desideravano descrivere il successo dell'evoluzione semplicemente come un'altra manifestazione del mistero delle cose viventi.
Il trionfo iniziale della biologia molecolare sostenne favorevolmente i riduzionisti...
Curiosamente, quando venimmo a considerare quale meccanismo poteva essere la base delle forme di mutazione descritte in questo articolo scoprimmo che la biologia molecolare ha, nel caso specifico, abbandonato i riduzionisti. Ora quasi tutto sembra possibile.
Gli animali possono pensare, fare delle scelte, usare
l'immaginazione
a cura di Emanuele De Benedetti
Gli animali pensano?
Le ricerche degli ultimi anni confermano quello che molti possessori di animali sapevano già: sembra che alcuni animali siano in grado di anticipare degli eventi, di fare delle scelte, di adattarsi a delle situazioni nuove e di coordinare delle attività di gruppo.
Il biologo David Griffin crede che: 'Se possiamo imparare quello che gli animali pensano e sentono possiamo anche cominciare a definire quello che è tipicamente umano'.
Aggiunge inoltre che gli animali adattano il loro comportamento a delle situazioni di sfida. Sono capaci di creare delle soluzioni audaci a dei problemi inaspettati. Per esempio un ragno che in genere crea una ragnatela simmetrica può crearne una asimmetrica quando l'apertura tra le foglie la rende più efficiente.
Altri animali sono chiaramente in grado di anticipare i risultati delle loro azioni e si sentono frustrati se le aspettative non vengono soddisfatte. Sembra che siano in grado di pensare in termini di 'se/allora': 'Se scavo qui troverò del cibo'. Oppure in laboratorio: 'Se becco quella macchia brillante otterrò del grano'.
Griffin, in un suo recente libro, "Animal Thinking", (animali pensanti), dice che: 'Questi processi mentali semplici sono indicazioni di una consapevolezza cosciente. Gli scienziati parlano in modo rispettabile di come gli animali percepiscono ed elaborano l'informazione, ma in molti ambienti il soggetto della coscienza animale rimane tabù'.
Molti biologi, fedeli alla loro educazione behaviorista, continuano a considerare gli animali come dei robot, rigidamente controllati dalla programmazione genetica. Col declinare del behaviorismo, tuttavia, un crescente numero di ricercatori pubblica dei libri e organizza delle conferenze sui processi conoscitivi negli animali.
Lo psicologo inglese Stephen Walker, autore di un recente libro, "Animal Thought", (il pensiero degli animali), è d'accordo: 'Oggi gli esperimenti di laboratorio forniscono un certo numero di prove a sostegno dell'idea che quello che succede nei cervelli animali è molto simile a quello che succede nel cervello dell'uomo'.
Se la coscienza si riferisce a degli stati del cervello che guidano e selezionano la percezione delle informazioni, la memoria e le azioni, non c'è nessuna ragione speciale per credere che sia soltanto una prerogativa umana. Walker dice: 'Gli animali non pensano come pensiamo noi quando pensiamo in parole, né fanno dei commenti sui loro stati mentali'.
Walker e Griffin offrono, tuttavia, degli esempi impressionanti di comportamento animale consapevole:
- Consapevolezza numerica. Dei ricercatori hanno addestrato di corvi a scegliere in una serie di pentole coperte quelle con dei coperchi che avevano da una a sette macchie sul coperchio. Anche se le pentole variavano di dimensioni, forma o posizione, i corvi continuavano a scegliere le pentole giuste. Analoghe operazioni di conto e scelta vengono svolte anche dai pappagalli cenerini dell'etologa Irene Pepperberg.
- Relazioni spaziali. La danza dell'addome delle api indica ai lavoratori le coordinate del posto dove si trova il nettare. In una prova recente, dei ricercatori hanno spostato una soluzione ricca di zucchero sempre più lontano dall'alveare con incrementi di venti o trenta metri per volta. Molte delle api che si recavano nelle prime due locazioni continuavano verso le altre.
Griffin dice che sembra che si rendessero conto che la loro sorgente di cibo si muoveva sempre più lontano e che, per trovarla, dovevano volare sempre più lontano da casa. 'Poiché in natura i fiori non fanno salti improvvisi di venti metri, non si può pensare che questo comportamento fosse stato appreso dall'esperienza e trasmesso per selezione naturale'.
- Pensiero verbale. Roger e Deborah Fouts hanno insegnato alla scimpanzè Washoe circa 200 gesti derivati dal linguaggio dei segni americano, un sistema di comunicazione manuale usato dai sordi. Lo scimpanzè ha imparato a usare i segni appropriati per indicare le foto di numerosi oggetti.
Washoe ha anche insegnato direttamente ad un piccolo scimpanzè adottato di nome Loulis circa 60 segni, evidenziando come l'apprendimento veniva immediatamente ritrasmesso.
Con gesto molto elegante Washoe ha imparato a combinare il segno 'acqua' e il segno 'uccello' quando gli è stato mostrato per la prima volta un cigno. Sono stati coniati molti altri neologismi da differenti scimpanzè come 'frutto-odore' per il melone, o 'apri-mangia e chiudi' per il frigo, 'udire-vedere' per il televisore o 'frutto-bere-mangiare' per l'arancio.
- Pianificazione consapevole. In Kenia un gruppo di quattro leoni spesso cacciava in collaborazione. Due leoni stavano immobili sulla cima di una collina allettando la preda con un falso senso di sicurezza mentre un terzo leone spingeva gli animali verso il quarto leone che attendava in una imboscata.
Griffin continua: 'Gli animali con un cervello relativamente piccolo potrebbero aver bisogno di un modo di pensiero conscio più semplice di quelli che hanno un chilo o più di materia grigia'. Per esempio le api e le formiche hanno dei cervelli così piccoli che mancano chiaramente del lusso di un vasto spazio per delle istruzioni genetiche dettagliate. 'Per ragioni di economia e di efficienza può darsi che si richieda meno massa cerebrale per pensare 'cerchiamo del nettare' che non per immagazzinare questo pensiero come istruzione programmata'.
'Poiché il sistema nervoso centrale è così piccolo dubito che delle istruzioni genetiche possano guidare in dettaglio l'attività motoria dell'insetto'.
Griffin dice che fino ad oggi si è accumulata poca evidenza per provare in modo conclusivo che gli animali pensano. Ma i futuri sviluppi della neurofisiologia potranno permettere ai ricercatori di correlare i modi di attività mentale dell'uomo con quelli degli animali.
'Il cervello come organo di pensiero è a nostra disposizione solo perché è stato formato e sviluppato prima di noi', ha detto Walker, e aggiunge: 'Può darsi che il nostro organo di pensiero sia superiore e che lo usiamo meglio, ma non è possibile pensare che gli altri possessori di uno strumento analogo lo lascino inutilizzato'.
La tradizione perduta: il mistero degli animali pensanti
di Joseph Morteson
Estratto da "Whale songs and wasp maps"
Le rondini che all'inizio della primavera
vediamo curiosare, cercare e frugare
tutti gli angoli della casa;
è senza giudizio che cercano
o senza discriminazione che scelgono,
tra migliaia di posti,
quello che è più adatto per loro
per costruire il loro nido?
Montaigne, Saggi
E, senza dubbio, quando le rondini
vengono, in primavera, agiscono
come degli orologi.
Cartesio, da una lettera al marchese di Newcastle
Cos'è la realtà? Cos'è una pietra? Una foglia? Un octopus nella sua tana? Cos'è una rondine in volo? Potremmo pensare di sapere che cos'è una pietra, tuttavia un fisico ci direbbe che la pietra è un vapore sottile di elettroni, protoni, neutroni e altri pezzettini di massa evanescente. Se insistiamo per sapere qualcosa di più su questa nebbia invisibile di particelle subatomiche, il fisico comincia a raccontarci di un misterioso mondo in miniatura con forze e potenze enormi. La pietra del fisico diventa sempre più come quella del filosofo che crea lo straordinario partendo dal familiare.
Potremmo pensare di sapere che cosa sia una rondine: un instancabile catturatore di insetti, con un petto color paglierino e un dorso blu scuro. In primavera, possiamo vederle planare sopra gli stagni. Più tardi, vediamo questi volatili con la coda a forcella volare dentro e fuori la stalla portando del fango per fare i nidi su delle travi fuori portata. Ma questa coraggiosa rondine è soltanto il corpo che ammiriamo in volo? Come la pietra, la rondine può essere molto di più di quello che vediamo in superficie. Io credo che la coscienza di ogni animale sia come una realtà dentro la realtà, un mondo dentro un mondo. Tuttavia, come la nebbia di particelle che costituisce la pietra del fisico, la coscienza di tutti gli animali è invisibile. L'invisibilità della coscienza è una grande barriera alla sua comprensione. Ci isola tutti gli uni dagli altri. Una delle reazioni a questa barriera è di negare l'esistenza della coscienza. Questo era l'indirizzo preso, all'inizio del secolo, da John Waston in psicologia e da Jacques Loebe in biologia. Questi uomini credevano che la scienza dovesse studiare comportamenti come se fossero dei riflessi nervosi, e rifuggire dal linguaggio della coscienza. La loro visione comportamentista divenne il dogma della biologia e della psicologia accademica negli anni '20. Waston scriveva: "Il behaviorismo sostiene che la coscienza non è un concetto definibile o utilizzabile. Il behaviorista, che veniva sempre addestrato come uno sperimentale, sosteneva inoltre che la credenza nell'esistenza della coscienza risaliva ai tempi antichi della superstizione e della magia. Oggi la maggior parte della gente non è molto progredita da queste concezioni selvagge, vuole ancora credere nel magico".
Nelle università gli animali venivano considerati come delle cose senza pensiero, oggetti incapaci di riflettere. Per due generazioni di studenti il topo bianco e la rana vennero considerati come modelli per la comprensione di noi stessi. La scienza aveva perso la sua ragione.
Mi ricordo dei miei compagni di classe, quando frequentavo la facoltà di psicologia, che ridevano quando qualcuno era così pazzo da far loro domande sulla loro mente. Il resto di noi era diventato così sofisticato da non pensare mai alla propria mente.
E' strano che un concetto così fondamentale come la mente possa andare fuori moda in molte delle scienze accademiche. La mente è esistenza. La mente è esperienza. La mente è il centro di quello che siamo. In ultima analisi la scienza non è che una spiegazione della mente. Il concetto di mente può essere trascurato e deriso solo quando gli scienziati credono di poter spiegare, predire e controllare le cose che sono importanti in termini soltanto fisici. Sfortunatamente il fatto che uno possa essere preciso sui dettagli di un sistema fisico semplice può dare l'illusione di poter predire e controllare gli eventi dentro di noi. In un certo modo è più semplice rimanere attaccati a delle certezze limitate sulla materia che non prestare attenzione al mondo più vasto della coscienza. Ma nel fare così gli scienziati possono perdere importanza per noi.
Vent'anni fa il mondo puramente "oggettivo" degli scienziati accademici cominciava a fare acqua. Jane Goodall andò nella riserva del fiume Gombe, in Tanzania, per vedere come vivessero gli scimpanzè allo stato naturale. Dian Fossey scalò i vulcani Virunga, nel Ruanda, per studiare e difendere gli ultimi gorilla di montagna. Loops salpò da St. John e Honolulu portandosi dietro degli idrofoni per sentire le balene nelle profondità del mare.
Le grandi scimmie cominciarono ad aprire con forza la porta sulla coscienza animale che era stata chiusa dai behavioristi. La loro ricca vita sociale ed emozionale ci diventò intelligibile una volta che fummo abbastanza pazienti da vedere come si comportavano effettivamente nella giungla e nella foresta tropicale. La gente cominciò a pensare a delle intelligenze nei mari, sia simili che dissimili dalla nostra.
Gli scienziati cominciarono a riscoprire la mente animale. Venne scritto il primo panorama in decenni sulla coscienza animale.
David Griffin, il pioniere che per primo, da studente, ha descritto gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli, pubblicò "The Question of Animal Awareness" nel 1975. Griffin revisionò questo libro nel 1981, ed ha pubblicato un panorama ancora più recente, nel 1984, con il titolo di "Animal Thinking". Griffin ha anche realizzato una vasta raccolta di articoli intitolata "Animal Mind - Human Mind" nel 1982. Lo psicologo inglese Stephen Walker ha scritto una panoramica molto leggibile con il titolo di "Animal Thought" nel 1983, che copre diversa letteratura scientifica nel campo della coscienza animale. Nella scienza veniva lanciato un nuovo vascello. Gli scienziati venivano fatti salpare per una terra ancora invisibile ma tuttavia reale quanto il pensiero.
In questo modo in psicologia è iniziata una rivoluzione. Gli scienziati cominciano ad andare al di là del visibile, al di là del corpo e al di là del comportamento in cerca della coscienza. Ma come possiamo andare al di là dell'oggettivo? Come possiamo studiare l'invisibile? Come possiamo conoscere quello che è nascosto dentro il corpo degli altri animali? Il fisico guarda al di là della superficie della pietra; come possiamo guardare sotto alla pelle e alle ossa per trovare la realtà che si trova dentro?
Prima del sorgere del behaviorismo c'era una tradizione rispettabile di preoccupazione scientifica verso la mente animale. Charles Darwin credeva che l'evoluzione formasse sia i corpi che le menti e scrisse un intero libro sulle manifestazioni della mente. Uno studente di Darwin, George Romane, fu il primo a creare un metodo per dedurre l'esistenza di una mente. C. Lloyd Morgan e altri perfezionarono questo approccio e fecero delle osservazioni accurate di creature diversissime quali le amebe e i cani. Tuttavia questa tradizione fu perduta nel trionfo del behaviorismo.
È ora di riprendere la tradizione del Darwinismo. Il behaviorismo ha fatto impoverire il mondo trasformando gli animali in oggetti. Il mondo è molto più ricco di così: è pieno di animali che sono dei soggetti. Negare la coscienza degli altri animali è negare la vera ricchezza di questo mondo, è un allontanarsi dalla vera realtà di noi stessi e delle creature simili a noi.
Lo sviluppo dl nuove conoscenze sui delfini
di John Lilly
estratto da 'La comunicazione tra l'uomo e il delfino', Ed.. Cesco Ciapanna
Così Antonietta Lilly descrive il suo primo incontro ravvicinato con un delfino "Ai bordi di un'enorme piscina, all'improvviso mi trovai di fronte agli esseri più strani che avessi mai visto in vita mia.
Il beluga faceva venire in mente un grosso fantasma giocherellone, dalla mimica mobilissima. Ebbi la sensazione di osservare e di essere osservata da una presenza enorme. Ero senza parole e al contempo cercavo di assorbire una grande quantità di informazioni che ero incapace di inserire nei tradizionali modelli della mia esperienza trascorsa: era qualcosa che in un certo senso trascendeva l'esperienza umana e penetrava in profondità, in reconditi misteri. Trascorsero alcuni eterni momenti, durante i quali ci studiammo reciprocamente... tra noi si stabilì una corrente simile a un tunnel
Ogni specie che si perde equivale alla perdita di
informazioni per l'intero sistema vivente
di Italo Bassi
Quando una specie vegetale o animale si estingue, l'intero sistema vivente Terra perde le informazioni genetiche contenute nel DNA di quella specie. È come se perdessimo un software le cui istruzioni richiedono migliaia di pagine per essere scritte in chiaro.
"L'intera struttura genetica umana conta circa 3 miliardi di lettere. Tre miliardi di lettere nel codice genetico corrispondono a 1000 libri di cinque centimetri di spessore. Impilati, essi raggiungono un'altezza di 50 metri, 1'altezza di una casa di venti piani".
E noi non sappiamo se quel programma avesse per caso contenuto soluzioni ai problemi vitali che l'umanità sta affrontando. Magari quella specie vegetale estinta sotto i fuochi delle multinazionali nordamericane, europee o giapponesi conteneva nel suo DNA informazioni capaci di produrre liquidi elettrofotosensibili in grado di rendere inutile la costosa e incerta corsa della fusione nucleare. Le informazioni contenute nel DNA delle piante potrebbe porre fine alla corsa contro il tempo dell'accumulo esponenziale e distruttore dei residui delle combustioni chimiche che ci danno l'elettricità con la quale edifichiamo una civiltà che sta minando le basi stesse della vita. Fantascienza?
Può darsi, ma non lo sapremo mai al ritmo con il quale stiamo estinguendo biblioteche di DNA. Di fatto sappiamo con certezza che l'estinzione del DNA di una specie comporta la perdita di soluzioni creative che quella specie aveva prodotto per far fronte a dei problemi esistenziali. I famosi antibiotici sono una di queste soluzioni creative.
Uccidendo delle specie viventi noi di fatto compiamo un genocidio, un genomacidio, non diverso da quello tentato da Hitler con gli ebrei.
Questo olocausto quotidiano fa impallidire il ricordo di quel lontano imperatore cinese spesso ricordato da Borges che bruciò tutto ciò che di scritto gli preesisteva, e anche il rogo islamico della Biblioteca di Alessandria risulta piccola cosa al confronto dei 3/4 delle foreste delle Filippine tagliate in 40 anni dai giapponesi per farne bacchette per il cibo.
Perché stiamo inquinando, uccidendo, distruggendo la Terra?
Dopo
il compromesso cartesiano, la materia alla scienza, lo spirito alla Chiesa, il paradigma
scientifico e quello religioso apparentemente si separano. Agli scienziati andò il potere
di condurre il gioco del creatore che rimodella il mondo secondo i propri desideri, non
bilanciato dalla considerazione del minimo comune denominatore che dovrebbe
costituire la base di ogni gioco democratico: ogni individuo consapevole di esiste (cogito
ergo sum) ha il diritto di vivere e quindi il dovere di non provocare la morte
anticipata di un altro essere consapevole. Per il momento lasciamo in sospeso la domanda:
sono gli esseri umani gli unici individui consapevoli di esistere?
Ai preti andò il potere di condurre il gioco immaturo di chi si considera il rappresentante di un dio insensato che riceve il senso di esistere solo dalla fede cieca di chi vi crede.
Una tautologia degli effetti devastanti, in cui l'autorità non proviene dall'esperienza, ma si autoritualizza nell'esperienza dell'autoritarismo.
Nel contempo chi non riusciva a divenire scienziato o non voleva fare il prete sceglieva (e sceglie) di entra in politica. Scienziati, preti politici (potere del sapere, autoritarismo, arroganza), la terna del dominio dell'uomo sul mondo, dell'uomo sull'uomo, dell'uomo sulla natura, sempre in nome del bene comune.
Questo tipo di mistificazione ideologica è stata più volte acutamente denunciata ed esposta dagli spiriti più liberi ed evolutivi, ma ciò non è stato sufficiente a produrre delle effettive trasformazioni della dualità spirito/materia che sostiene praticamente l'uomo nella sua rapina della terra.
Anche la denuncia di Marx dei grandi rentiers della rendita fondiaria come della perversione fondamentale di tutte le strutture sociali che l'uomo si è dato non è andata sino in fondo.
E i rentiers dell'Amazzonia si dimenticano di quel "memento homo", tu es pulvis et in pulvem returneris" che alla chiesa cristiana è solo servito a rinfocolare la paura della morte dopo gli eccessi delle feste carnevalizie e mai per insegnare agli uomini la loro sostanziale unità con la terra/Terra.
Nietzsche è impazzito per aver scritto queste verità nelle maniere più acute e sofisticate che l'occidente abbia mai visto e nel contempo per l'essersi accorto che nulla cambiava, che nessuno prendeva atto di queste verità e di conseguenza mutava comportamenti.
Perché stiamo distruggendo la terra/Terra? È semplice, perché della terra/Terrà ancora diciamo che appartiene a ... qualcuno mentre ancora, nonostante l'immensa mole del lavoro ecologico, non riusciamo a dire/sentire: la terra/Terra "siamo" noi.
Alcuni ormai lo scrivono e lo leggono (come "noi", ora) ma non basta, occorre farne esperienza e questo è difficile perché molto profondo, fino al livello del nostro DNA, è il condizionamento scientifico-religioso-politico che ci fa slittare inconsapevolmente dall'autorità dell'esperienza diretta alla stupefacenza della speranza. È uno slittamento continuo del nostro software mentale, del presente negato al futuro impossibile che non viene mai, rinforzando così la principale droga del mondo: la frustrazione. Di fatto noi distruggiamo la terra/Terra per noia che è il correlato mentale della chimica della frustrazione, che a sua volta è il combustibile principale che alimenta le religioni organizzate.
Ma la comprensione della frustrazione non basta (W. Reich docet); risolvendosi essa in autoderelizione, autoafflizione.
Così come non basta comprendere il meccanismo della fusione nucleare per passare dalla bomba H all'energia gratis per tutti, così una reale trasmutazione del rapporto uomo/terra/Terra può avvenire solo attraverso un salto quantico, ovverosia un utilizzo moderno, spregiudicato, edonistico, endorfinico di quelle tecniche di meditazione che per millenni sono rimaste border-line rispetto alla corrente più manifesta della storia della terra. A ragion veduta, infatti il rischio era sempre che i Berlusconi di ogni epoca usassero lo Yoga per gasare l'Io dei propri dipendenti... ma nonostante l'inquinamento un fiore c'è sempre, la meditazione.
Nudismo - I figli della Terra e del Sole.
di Italo Bertolasi
Ognuno di noi si dimentica che sotto i vestiti é un "nudista" perfetto. E che quando fa il bagno, si sveste o fa all'amore non é altro che un "nudista part - time". Coprire la nudità, essere sempre ipervestiti, nascondere e disprezzare con vergogna il corpo é forse segno di civiltà ? L'eroica nudità dei greci antichi che mostrava la forza atletica, quella dei primitivi proibita dai nostri missionari e oggi la nudità dei naturisti, va contro le teorie della civilizzazione? Perché l'uomo moderno, che nei secoli si é sempre di piu' vestito e corazzato, ha oggi bisogno di creare il naturismo? Un "ismo" in piu' che ci fa pensare a una nuova religione ma che invece sacralizza la nudità. L'uomo é una "scimmia nuda" e una stranezza biologica, che il buon Dio distratto ha dimenticato di ricoprire di pelo?
Certamente rispetto agli altri mammiferi - escluso quelli acquatici - il nostro corpo é super nudo e super sensitivo. Dove tutto é visibile: l'ombelico, i seni e i capezzoli che ci ricordano la nostra nascita, i genitali che mostrano senza pudore le nostre piu' intime nudità con gli organi secretori. La teoria classica dell'incivilimento dice che ci siamo rivestiti per nascondere quella parte animale, istintiva e ribelle che come un'ombra é riflessa da un corpo nudo. Oggi invece, alle soglie del terzo millennio, si è convinti che l'uomo frigido, violento e ipervestito di città sia il vero Killer che distrugge la natura e le altre creature della terra. Mentre l'uomo "nudo" che vive in armonia con l'ambiente é un "angelo" puro, fragile e pacifico. La nudità mostra la nostra origine a n i m a l e: l'anima selvaggia, libera, sensuale, estatica. Una parte di noi intelligentissima, anarchica e mai addomesticata che cresce come una pianta selvatica: "non concimata, non potata, forte, elastica per fiorire ad ogni primavera di una bellezza sconvolgente".
L'Homo Sapiens non é allora una misera "scimmia nuda" costretta a coprirsi per sopravvivere ma invece la piu' straodinaria opera d'arte della Creazione. Un vero angelo nudo al quale hanno oggi rapinato il suo Eden: le distese sconfinate della terra selvaggia. Con il sole, con " la pioggia, il tappeto d'erba sotto i piedi, il fogliame che accarezzava la pelle quando attraversava la foresta o la giungla, l'acqua del fiume e del mare che scivolava sul corpo e l'incessante comunione col vento". L'inquinamento, la distruzione delle risorse e delle ultime distese di wilderness sta distruggendo il nostro ecosistema. Distruzione della natura e negazione del corpo sono la stessa cosa: un pericolo per la vera civiltà. Sia in Oriente che in Occidente si tagliano foreste e si inquinano acque "madri" e i polmoni verdi della terra. Se sparisce la selvaggità della Terra sparirà anche la selvaticità dell'uomo. Gary Snyder, poeta ed ecologo californiano, nel suo libro: "Nel mondo selvaggio" dice che "abbiamo bisogno di una civiltà capace di convivere pienamente e creativamente con il mondo selvatico e con l'essere selvaggio". Per lui l' "uomo selvaggio", rieducato da antichi galatei di libertà e tenerezze, é anche l'uomo del terzo millennio. Un uomo "nudo" e un'eroe della pace: libero, spontaneo, espressivo, sensuale, apertamente sessuale, estatico.
Il movimento naturista e la "cultura del nudo" nascono in Europa 150 anni fa contro l'industrializzazione forsennata, lo sfruttamento schiavista e la distruzione delle risorse del pianeta. E' una nuova "cultura del corpo libero, del sole e della luna" con i suoi paladini: i nudisti. Allora si definirono "combattenti della luce", "figli della terra e del sole" e per evitare censure quella loro "divisa" - il corpo completamente nudo - fu chiamato "casto vestito di luce" e "abito di Dio". I nudisti sono stati i pionieri di un'ecologia umana e apolitica che ha proposto la nudità collettiva come pratica per migliorare la "salute fisica, psichica e morale". Tra i militanti vi erano medici ed educatori convinti delle benefiche proprietà spirituali, psicologiche e fisiche dello star nudi che hanno inventato bagni di cascata, di vento e di sole. C'erano scienziati come Benjamin Franklin e Louis Pasteur, ecologi e scrittori come Henry David Thoreau.
La filosofia naturista ci vuol educare a un "modo di vivere in armonia con la natura, caraterizzato dalla nudità in comune e con lo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell'ambiente". L'idea è quella del "benessere olistico" anima e corpo, che solo un contatto nudo e sensitivo, pelle a pelle, con la natura puo' procurarci. Il nudismo é una scuola di libertà: togliersi i vestiti significa mettere da parte le nostre maschere arroganti. Il nudista non si libera solo dei vestiti ma anche del bisogno di vestire un ruolo. Ci si libera così delle corazze emozionali che imprigionano la nostra personalità. Nella società ipervestita gli uomini si denudano solo la testa. La testa parlante e sempre sorridente, truccata da mimiche sapienti, é la nostra carta d'identità. Un'immagine pubblica ma insincera.
Nel micromondo naturista si mostra invece il corpo intero con i suoi genitali: una "zona proibita", nuda e sacra che é la porta della vita e dell'amore. La pratica della nudità ci rieduca a contatto piu' profondi, delicati e responsabili. Il corpo nudo dichiara senza trucchi la sua fragilità ma anche la sua straodinaria sensualità. L'armonia e la bellezza. Ogni corpo nudo mostra la sua diversità arricchita da una straodinaria varietà di forme, di odori, di emozioni. I naturisti ci insegnano che il corpo é nobile nella sua totale integrità e che nessuna parte é oscena. La vergogna per i propri organi sessuali non ha nulla a che fare col pudore, che é un sentimento naturale di delicatezza e riservatezza. Ma piuttosto é il segno di una educazione repressiva e di una infantile immaturità. Guardarsi nudi é un vero piacere e una "scuola" che guarisce l'ansia e la violenza sessuale provocata invece dall'occultazione dei corpi. Dicono i naturisti: "Il divieto di vedere il corpo femminile deforma i sentimenti dell'uomo. Se fosse abituato a vedere le donne nella loro naturalità sarebbe piu' tranquillo, sereno, meno ansioso sessualmente e piu' incline a considerare le donne non solo come oggetti sessuali. Poiche' il naturista non é ossessionato dalla privazione visiva dei corpi umani il suo rapporto con le persone è piu' sincero perche' non condizionato dall'aspetto sessuale." E ancora: " la donna naturista vede l'uomo per quello che é. Sa che anche l'uomo ha le sue ansie e i suoi timori e che anche lui deve gestire la sua sessualità come meglio puo'. Attribuendo meno importanza al pene, la donna naturista infonde all'uomo maggior sicurezza". Contro le crociate antinudiste i naturisti si difendono: " Guardando certe religioni si direbbe che Dio voglia la vestizione degli uomini sulla terra pero' non é ammissibile che Dio sia vestito e che imponga l'occultamento del corpo che Lui stesso non si é vergognato di creare nudo. Tra i naturisti si trovano uomini di chiesa e fedeli praticanti".
Nei centri naturisti non si é per nulla esposti alle critiche estetiche sul proprio corpo. Ogni nudità é bella e vera, indipendentemente dall'età, dal sesso e dall'aspetto fisico della persona. Il naturismo ci spinge allora ad accettare il nostro corpo cosi come é: nella sua integrità ma anche in quel suo perenne mutare. Ogni età ha il suo splendore. E' bello il corpo di un bimbo, di un vecchio, quello di una donna qualsiasi o di una super modella. Vivendo per un po' in un campo nudista ci accorge che ogni corpo ci racconta con sincerità la sua avventura umana. Ci si accorge così che la "bellezza perfetta" sbandierata dai corpi irreali della pubblicità é una "bellezza di carta", falsa, frigida e razzista. I naturisti piu' anziani portano i loro anni con orgoglio e dignità insegnando ai piu' giovani che la bellezza esteriore non é l'unico tesoro. La pratica del nudismo in promiscuità é solo una parte della proposta naturista che include anche l'impegno ambientalista per salvaguardare la " nudità " della terra, l'igiene alimentare, la salute e un galateo di civiltà e rispetto nelle relazioni umane. Il nudismo si puo' praticare negli sport, nei trekking, nello sci, nel nuoto, nel free climbing, nello yoga e nella meditazione.
Il naturismo italiano nasce dall'entusiasmo di Lamberto Paoletti che aderi' alla "cultura del corpo" e al movimento naturista tedesco fin dal 1901. Sessantacinque anni piu' tardi nascono l'ANITA - l'Associazione dei Naturisti Italiani - e l'UNI - Unione Naturisti Italiani - a Torino guidata da Tom Operti.
Intervista a Nicolò Spinicchia
Nicolò Spinicchia è presidente dell'UNI Lombardia. Gli chiediamo se il naturismo oggi non possa sembrare a tanti un antistorico salto all'indietro. "Il naturismo é un modo di vivere secondo natura che si oppone agli aspetti negativi della cosidetta " civiltà " e che si batte per una migliore qualità della vita. Non afferma il ritorno all'antico, né la rinuncia a cio' che di positivo e di utile c'é nella tecnologia moderna. L'ecologia é nata proprio dal movimento naturista e ne é una sua conseguenza diretta. I naturisti sono stati i precursori delle battaglie per preservare l'ambiente già da un secolo e mezzo fa. L'ascetismo e la moda delle privazioni un po' orientale non ci appartiene perché non é naturale privarsi dei piaceri sani della vita. Cerchiamo di soddisfare moderatamente i piaceri del corpo e della mente, che in realtà sono un tutt'unico. Oggi l'obbiettivo piu' importante é la difesa dell'uomo nella sua totalità contro modelli di sviluppo frenetici e consumisti. I naturisti sentono il bisogno di una vita che riduca gli inquinamenti e la violenza su piante, animali e esseri umani. Una vita basata sull'attività fisica, sulla libera esposizione del corpo all'aria come pratica salutista".
Perché ci si spoglia?: "Praticare il nudismo libero nella natura libera, lontano da costruzioni e inquinamento é un'esperienza incomparabile. Non c'è esibizionismo e non si vuole far scandalo anche se le denunce non mancano mai. A farle sono gli autoritari, i falsi puritani, i repressi e quelli che non tollerano che altri siano felici in modi diversi dai loro. la nudità libera il corpo ma anche la mente. Ci si denuda dai pregiudizi e dalle proprie paure. Non é solo una moda ma vuol essere un modo di accettarsi cosi come si é".
Il naturismo é una cura del corpo?: " Certamente. Non abbiamo fatto altro che riscoprire e attualizzare le idee degli igienisti ed umanisti, da Ippocrate a Leonardo, che prescrivevano una vita in armonia con l'ambiente. Sostenuti da medici, dietologi, educatori e scienziati, crediamo nella cultura del corpo, nell'importanza dell'esercizio fisico, dell'alimentazione naturale e delle cure naturali. Diffidiamo della chimica industriale applicata al cibo e ai concimi. L'uso dei pesticidi ha inquinato in modo massiccio il suolo, l'aria e l'acqua provocando la distruzione di molte forme di vita vegetale e animale".
Cosa consigli a chi voglia provare una vacanza speciale per "scoprirsi" e per scoprire il naturismo?: Consiglierei di visitare un villaggio naturista per sentirsi piu' in pace con sé stessi e più liberi nella natura. I villaggi naturisti sono angolini di paradiso terrestre, dove il costume adamitico é quello più usato, e dove il rumore e la solitudine non esistono più. Si possono trascorrere giornate tranquille dedicate alla lettura o agli sport. Si trovano in posti magnifici quasi sempre perfettamente integrati all'ambiente circostante. In Europa sono quasi sempre al mare, sia nella Ex Iugoslavia che nella Francia del Sud. Seguiti a diverse lunghezze da Spagna e Italia. I più vicini e piu' attrezzati sono quelli francesi che si trovano nascosti in siti unici. Si trovano nelle regioni piu' belle della Francia del Sud: la Costa Atlantica, i Pirenei, la Linguadoca ed il Roussillon, l'Ardeche, la Provenza e la Corsica. Questi villaggi sono perfettamente integrati all'ambiente proprio come piacciono a noi naturisti.
Essere naturisti é vivere la Natura. In un Club o Centro naturista, tutte le barriere tra voi e la Natura scompaiono. Immagina il tonificante calore del sole sulla spiaggia...O una siesta in una grande foresta nel piu' assoluto silenzio. Ogni nuova esperienza naturista risveglia in te un sentimento diverso di Libertà. Lontano dal chiasso e dallo smog della città. Piu' di 850 Club Naturisti in tutto il mondo ti invitano a ritrovarti in armonia con la Natura.
Essere naturisti é vivere il proprio Corpo. I naturisti amano vivere all'aria aperta. I centri naturisti sono sempre in luoghi piacevoli e verdeggianti. Ma la tranquillità non impedisce la pratica di tutto una serie di sport: dalla vela al tennis, dal golf al nuoto. E l'acqua, sempre presente, regna sovrana. Poi potrai scoprire te stesso grazie allo yoga e alle cure del corpo.
Essere naturisti é vivere in Famiglia. I centri naturisti sono luoghi ideali per stare in famiglia, perché per i bambini la nudità é uno stato naturale. E che piacere per loro ritrovarla in tutta serenità con papà e mamma.
Essere naturisti é fare l'esperienza della propria Libertà. la nudità trasforma le relazioni tra noi e gli altri. Ci riporta semplicemente al nostro modo naturale di vivere: la terra, l'acqua, l'aria e il sole. I centri naturisti sono luoghi di riconciliazione dell'uomo con la natura, ma anche con la propria natura. Vivere bene con sé stessi é anche il modo per vivere meglio con gli altri. Nel rispetto della propria e dell' altrui libertà.
GEN: LA RETE GLOBALE DEGLI ECO-VILLAGGI
Internet:
http://www.gaia.org.evis.gen.html
http://www.gaia.org.gaiatrust.villages.index.html
Su Internet esiste una rete globale degli eco-villaggi (Global Eco-Village Network e Gaia Villages), fondata nel giugno del 1994 a Fjordvang, in Danimarca, e finanziata come parte delle attività del Gaia Trust, una cooperativa umanitaria Danese che ha come scopo quello di sviluppare una coscienza globale, basata sullintento di fare esperienza del pianeta come organismo vivente, e dellumanità intesa come parte integrante di questa unità. Di questa rete fanno oggi parte nove eco-villaggi, dislocati in tutto il mondo, e lorganizzazione danese LØS (http://www.gaia.org.los.) che nella sola Danimarca conta 28 villaggi ecocompatibili.
Gaia Trust, alla conferenza dellONU "Habitat II" che si è tenuta recentemente a Istanbul, ha avanzato un progetto per la creazione di un fondo ONU di 100 milioni di dollari per finanziare lo sviluppo dei 50-70 principali villaggi globali eco-compatibili già presenti oggi nel mondo.
Tra questi citiamo Auroville e Poona in India, Esalen in California, Findhorn in Scozia, Crystal Waters in Australia, Gyurufu in Ungheria, Rysovo e Nevo in Russia, Manitou in Colorado USA, The Farm in Tennessee USA, Lebensgarten in Germania, Los in Danimarca, Ladakh in India, Kibbutz Gezer in Israele, Association Gaia in Argentina.
Il nostro pianeta ha un urgente bisogno di modelli positivi e di scelte umane che indichino un futuro umano e planetario percorribile e sostenibile. Le comunità ecologiche rappresentano ecosistemi umani che sono sostenibili spiritualmente, culturalmente, economicamente ed ecologicamente.
Per promuovere la consapevolezza di vivere in equilibrio con il mondo naturale, dobbiamo essere in armonia con noi stessi. La trasformazione delle attitudini umane fondamentali che sottostanno al nostro impatto distruttivo sulla natura richiede uno sguardo più approfondito delle cause che le producono. Al fine di risolvere la crisi ambientale dobbiamo anche tenere presente la crisi sociale e culturale: dobbiamo, cioè, guardare ad economie sostenibili come a tecnologie ecologiche.
La necessità di sviluppare insediamenti umani eco-sostenibili e di creare programmi che aiutino lumanità a muoversi verso leco-sostenibilità nel 21° secolo (Agenda21) è uno dei principali punti su cui si sono impegnati i capi delle varie nazioni allEarth Summit dellONU (Summit per il Pianeta), tenuto a Rio nel 1992.
Per dare vita a comunità sostenibili sono, quindi, necessarie delle comunità pilota ed un continuo scambio di informazioni tra queste ed il resto dellumanità.
Il Villaggio Ecologico, o Eco-Villaggio, è un insediamento umano sostenibile ecologicamente, economicamente, culturalmente e spiritualmente, che esprime la nostra relazione e connessione con lo spirito e la natura attraverso le sue forme e strutture.
Sostenibilità è la capacità di un ecosistema, di una comunità o di un individuo di mantenersi per un tempo indeterminato, senza danneggiare o consumare sé stesso, le riserve e lambiente in cui è inserito (la nostra attuale civiltà è decisamente non sostenibile).
I sistemi economici attraverso cui creiamo e utilizziamo i beni di consumo devono essere basati su un impiego sostenibile delle risorse, sia materiali che umane, consumandole solo alla velocità con cui le stesse possono essere rimpiazzate o rigenerate dalla natura.
Occorre sviluppare, quindi, un nuovo sistema, che supporti consapevolmente i termini a lunga scadenza dei bisogni delluomo e della natura.
Le civiltà antiche erano fondate su un senso collettivo di cooperazione e su un tangibile rapporto con la natura, che era venerata e rispettata. Oggi questo senso di connessione e rispetto per la natura non solo è di nuovo possibile, ma è diventato un bisogno essenziale; gli esseri umani, oltre a provvedere alle loro necessità, devono sviluppare una cultura che riconosca e onori i bisogni della natura.
Un Villaggio ecologico è molto più di un semplice insieme di case energeticamente efficienti e di tecnologie "verdi" come i pannelli solari o i frigoriferi senza CFC. Il bisogno di creare un vero stile di vita ecologico e sostenibile trascende i semplici bisogni fisici ed ambientali, anche se li include. Il nostro sistema sociale, culturale e politico deve riflettere i nostri bisogni umani di comunione, creatività, crescita ed autoespressione. Il nostro impatto collettivo verso il pianeta riflette, infatti, il nostro stato interiore.
Quando siamo in equilibrio con noi stessi, le nostre azioni nascono da un punto interno di unità e globalità che valorizza la nostra vera natura spirituale. Occorre, dunque, sviluppare un nuovo approccio alla vita, una coscienza del sacro che onori la nostra natura spirituale, faccia crescere la consapevolezza di essere una parte significativa nella rete della vita planetaria, e dia un senso al compito che lessere umano ha di espandere ed aiutare la vita stessa.
Riteniamo che per raggiungere questo fine - ossia passare da una coscienza individuale egoica ad una coscienza planetaria - sia necessario sperimentare un differente modello di società e di cultura che aiuti lessere umano a sviluppare il proprio potenziale e a ritornare in armonia con se stesso, con gli altri e con la natura.
I villaggi globali rappresentano questo tentativo attuale di cambiamento dellumanità. Essi, infatti, costituiscono lesperimento più avanzato del movimento culturale internazionale per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile, in cui vengono sperimentate realmente nuove idee, nuove tecniche e nuove tecnologie, e possono poi diventare un modello per tutti coloro che intendono seguire lesempio di una migliore e diversa qualità di vita.
Un Eco-Villaggio è un insediamento umano (sia esso una comunità, un paese o una città) che integra varie attività non dannose per lambiente naturale, è basato sullo sviluppo umano e spirituale e può essere continuato indefinitamente nel tempo.
Per ottenere una comunità realmente sostenibile sono necessari vari fattori; bisogna essere consapevoli dellinter-relazione di tutti gli aspetti che costituiscono la "vita", e dei sistemi sostenibili? ciclici della natura; bisogna comprendere e sostenere i valori culturali, sociali e spirituali di questa consapevolezza e dare agli esseri umani la possibilità di vivere una vita ecologicamente equilibrata; bisogna sostenere le tecnologie non dannose, ma utili alla guarigione del pianeta.
Gli ecovillaggi sono, quindi, esempi di soluzioni integrate, possibili risposte alla crisi globale, ecologica e sociale, e sono adatti ed adattabili sia al mondo industrializzato che ai Paesi del Terzo Mondo. Essi potrebbero rappresentare la sola vera via duscita dallo stato attuale di gravissima crisi che investe oggi lintero ecosistema; per questo motivo, limpegno a sostenere gli ecovillaggi come modelli per lumanità rappresenta un investimento per il futuro della Terra.
SCOZIA: LA COMUNITA DI FINDHORN
Internet: http://www.gaia.org.findhorn
La Fondazione Findhorn è un'associazione umanitaria da cui è sorta una comunità spirituale internazionale. Nella nostra comunità di Findhorn vivono 350 persone che studiano, crescono e lavorano insieme in modo autosufficiente.
La comunità è nata nel Nord-Est della Scozia nel 1962 da Eileen Caddy, Peter Caddy e Dorothy Maclean, in un campeggio per caravan ad un miglio dal villaggio di pescatori di Findhorn.
La comunità è conosciuta in tutto il mondo per il lavoro che svolgiamo con il regno vegetale e per la comunicazione sottile con i deva, le entità spirituali che animano e sostengono i regni della natura. Ora siamo diventati un centro planetario di crescita ed educazione spirituale e olistica.
La comunità non ha un suo credo o una dottrina formale. Noi onoriamo e riconosciamo tutte le maggiori religioni del mondo; crediamo, infatti, che esistano molte vie per raggiungere il divino. Il nostro impegno è quello di imparare concretamente a portare i principi spirituali nella nostra vita quotidiana attraverso il nostro lavoro, il modo con cui ci relazioniamo tra noi, e il modo con cui esprimiamo la nostra attenzione e cura alla Terra.
La comunità gestisce molteplici e differenti attività.
Centro Educativo: il centro educativo, orientato ad applicare i principi spirituali alla vita quotidiana, offre una grande varietà di corsi nei campi della crescita personale e spirituale (giardinaggio, meditazione, leadership, arti).
Viaggi Sacri: organizziamo viaggi e pellegrinaggi nei luoghi sacri del pianeta (Hawaii, Nepal, India).
Edizioni: la Findhorn Press è una casa editrice che pubblica libri sulla comunità di Findhorn, sui villaggi ecologici, sulla crescita personale e su molti altri argomenti. Traduciamo in 21 lingue differenti.
Costruzioni: abbiamo costruito 16 abitazioni secondo i canoni della bioarchitettura ad alto standard ecologico, con un unico sistema di costruzione delle pareti, con turbine a vento e pannelli solari.
Economia: abbiamo creato differenti attività economiche, dallartigianato alla ristorazione, dalla gestione di un albergo ad una piccola fabbrica di materiali edili con un alto standard ecologico, dalle turbine a vento ai pannelli solari. Abbiamo anche una forte produzione e distribuzione di cibo organico (biologico).
Eco-Village Project: la nostra fondazione è molto attiva in progetti ambientali, includendo la progettazione e costruzione di innovative case ecologiche, uso di sistemi di riciclaggio, utilizzo di energie rinnovabili (vento, solare) che servano come base per lo sviluppo di altre comunità nel mondo.
Global Eco-Village Network: la Fondazione Findhorn è membro di questa rete internazionale di villaggi ecologici.
Internet: http://www.gaia.org.lebensgarten
La comunità di Lebensgarten è il risultato di un progetto di coabitazione di 130 persone, tra adulti e bambini, che esiste dal 1984. Il progetto è sorto da un bisogno e da una visione collettiva di una comunità ecologica e spirituale. Essa è situata tra Bremen e Hannover nella Bassa Sassonia.
La comunità opera sulla base di una responsabilità individuale economica e sociale. La nostra finalità è di vivere tra noi e con la natura in unatmosfera di compassione, creatività ed equilibrio. Nella comunità opera un centro di educazione che offre seminari e corsi di comunicazione, sviluppo personale, meditazione, canto, arti, guarigione e massaggio. Abbiamo un approccio spirituale aperto ad ogni scuola; nella comunità, infatti, molte persone praticano differenti cammini. Nella sala di meditazione organizziamo eventi giornalieri di meditazione (Zen, Kundalini, silenzio) e anche corsi settimanali.
Internet: http://www.gaia.org.rysovo.introduction.html
Il progetto iniziò nel Febbraio del 1993, quando un piccolo gruppo di cittadini di San Pietroburgo ottenne di usufruire di circa 100 ettari di terra coltivabile. Intendiamo costruire un villaggio sostenibile dove ogni persona abbia cibo fresco, acqua potabile pulita, aria fresca da respirare, una casa; dove possa inoltre godere di una sana comunicazione con gli amici, di unadeguata espressione creativa, e di un ambiente integro in cui far crescere i bambini; tutto questo con lobiettivo di creare le condizioni giuste per far sentire tutti in comunione con la Natura.
E in progetto una Casa Comune per le attività creative dei bambini residenti e per la gente dei villaggi limitrofi. Offriremo seminari sullequilibrio tra Uomo e Natura. Ci sarà un laboratorio sperimentale per la produzione, che sperimenterà nuove idee connesse con lagricoltura eco-compatibile, come la permacoltura. La Casa Comune sarà il punto centrale di riferimento per il riposo e la comunicazione spirituale tra i residenti ed i loro ospiti.
Il Manifesto dei Principi di Rysovo.
- Creare le condizioni per lunità fra Uomo e Natura in questo piccolo sito rurale
- Creare condizioni favorevoli a ritmi e stili di vita sani e lattualizzazione dello sviluppo del potenziale umano.
- Ottenere lauto-governo e lauto-sostentamento.
- Incorporare letica ecologica nelleducazione dei bambini.
- Progredire tramite metodi e tecnologie scientifiche ecologicamente sicure.
- Promuovere la cooperazione internazionale.
- Massimizzare il riciclaggio dei materiali.
- Usare approcci di permacoltura nella produzione delle nostre scorte di cibo puro.
- Utilizzare risorse energetiche alternative.
- Esplorare ed applicare stili di vita sani.
- Contribuire alla risoluzione dei conflitti culturali.
http://www.gaia.org.crystalwaters.index.html
Crystal Waters è un villaggio in permacoltura (agricoltura biologica), progettato in modo consapevole per mantenere ed ottimizzare, nonché equilibrare, lecosistema dellambiente naturale e della gente che vi risiede. Attualmente a Crystal Waters abitano 200 persone e la popolazione dovrebbe aumentare fino a raggiungere le 300 unità. I residenti variano in età dai neonati ai pensionati sopra i 90 anni.
In questa comunità sono rappresentate numerose religioni, culture e professioni. La proprietà di Crystal Waters misura 259 ettari. Il 14% della terra è stato suddiviso in 83 lotti privati. Un altro 6% è costituito dal Visitor's Area e dal Villaggio. Il rimanente 80% è terra di proprietà comune e comprende laghetti, aree di sviluppo agricolo ed ortocoltura, aree di foreste boschive.
Il Villaggio Permacolturale Crystal Waters sta sviluppando il progetto di un nuovo Eco-Villaggio a circa 100km a nord di Brisbane in Queensland, Australia. Il villaggio è stato disegnato secondo i principi della permacoltura, della cura della persona e della terra, e dello smaltimento delle eccedenze.
Soluzioni Eco-Logiche Ltd. (ELS) è una delle prime compagnie professionali nel mondo create espressamente con lo scopo di progettare e creare ambienti umani sostenibili, come il villaggio di Crystal Waters; luoghi in cui la gente vive, lavora e gioca in equilibrio con la Natura.
Le iniziative di ELS costituiscono un impegno positivo per la costruzione di un mondo migliore.
Internet: http://www.gaia.org.gyurufu.index.html
La Fondazione Gyurufu è unorganizzazione ambientale indipendente che ha il suo centro di attività nella regione di Gyurufu, nel sud ovest dellUngheria.
Questa Fondazione è nata nel 1991, non allineata con alcuna parte politica né con interessi commerciali. Il suo scopo principale è di elaborare il miglior progetto realistico e realizzabile di ambiente rurale, concepito con una forte motivazione, su piccola scala, come realizzazione di un sistema di colonie (gruppi di persone) tipo piccoli villaggi e fattorie.
Speciale attenzione viene data alla tecnologia dellinformazione e alla telecomunicazione, per compensare tutta linformazione corrente spesso dannosa. La pretesa dellorganizzazione è di non rappresentare uno sforzo isolato, bensì un esempio per altrettanti modelli di sviluppo.
La Fondazione si propone di alimentare i valori umani e sociali, e nel contempo di avere un approccio olistico ed interdisciplinare; si propone anche di preservare il paesaggio, il patrimonio naturale di piccole regioni come la stessa regione di Gyurufu.
Lelaborazione dei metodi e delle alternative agli schemi attuali di sviluppo industriale ecologicamente distruttivi presume che si individui uno schema di sviluppo su piccola scala, dove tutti gli aspetti della pianificazione ecologica e delle tecnologie alternative esistenti possano essere combinati con i bisogni di conservazione della natura, preservando la biodiversità, offrendo un habitat appropriato, nel ripensamento della funzione e dellistituzionalizzazione per la preservazione umana. In una prospettiva come questa, condizioni apparentemente incompatibili come la conservazione della natura e lo sviluppo tecnologico possono essere integrate in un disegno di vasta portata.
Questo approccio risolve la contraddizione allinterno delle scarse risorse naturali mentre mette da parte ampie situazioni con fini strettamente conservativi. Per garantire la possibilità di tali schemi di sviluppo, differenti necessità di miglioramento ecologico devono essere prese in considerazione.
Gli schemi di sviluppo su piccola scala devono essere configurati in due modi fondamentalmente diversi: sia integrati nellinfrastruttura di una condizione ambientale e sociale nellambito di una comunità già esistente, sia costituiti in un luogo al momento privo di alcun tipo di insediamento umano. La terza possibilità è di costruire un centro abitato, una volta già esistente, ma più tardi abbandonato, per potersi ancora avvalere del suo valore simbolico.
In Ungheria gruppi non al governo si sono impegnati nella ricerca di luoghi idonei ad un progetto pilota di questo tipo: il Progetto Gyurufu è il risultato di questa ricerca.
"La Città che serve agli uomini"
http://www.auroville.org.~auro.av.dir.introav.htm
"Auroville vuol essere una città universale in cui donne e uomini di ogni paese possono vivere in pace ed in armonia al di sopra di ogni credenza, ogni politica e nazionalità. Lo scopo di Auroville è realizzare lunità umana."
Auroville, "La Città dellAlba" fu inaugurata il 28 Febbraio 1968 quando giovani provenienti da 121 paesi e tutti gli stati dellIndia misero una manciata di terra di casa loro in unurna di marmo vicino al Matrimandir, simbolizzando la creazione di una città dedicata allunità umana e alla comprensione universale.
Auroville si ispira al lavoro di Sri Aurobindo e Mère ed è intesa come luogo idoneo per la manifestazione dellunità umana nella diversità. In questo senso si offre come terreno di prova e laboratorio per il prossimo passo evolutivo delluomo.
Oggi Auroville è una comunità di oltre 1000 persone provenienti da circa 30 paesi.
La carta di Auroville data da Mère dichiara che:
Auroville non appartiene a nessuno in particolare. Auroville appartiene a tutta lumanità. Ma per vivere ad Auroville una persona deve voler servire la Coscienza Divina.
Auroville sarà il luogo delleducazione infinita, del progresso costante e della giovinezza che non invecchia.
Auroville vuol essere un ponte tra passato e futuro. Auroville si proietta verso le realizzazioni future avvantaggiandosi delle scoperte che vengono dallinterno e dallesterno.
Auroville sarà un luogo di ricerca spirituale e materiale e sarà unincarnazione vivente dellUnità Umana.
"Il punto al centro rappresenta lunità, il Supremo; il cerchio interno rappresenta la creazione, il concetto della città; i petali rappresentano il potere di espressione, la realizzazione". Mère
La "Città dellAlba" è stata riconosciuta ed incoraggiata dallUNESCO ed è ideata per 50.000 abitanti. E situata in pianura sulla costa nel Sud-Est dellIndia, a pochi chilometri da Pondicherry.
Al suo centro sorge il Matrimandir, "lanima di Auroville", un luogo per la riflessione silenziosa e la concentrazione. Quattro zone sorgeranno irradiandosi dal Matrimandir: culturale, residenziale, internazionale ed industriale; ognuna di queste sarà focalizzata su un aspetto importante delle attività della comunità. Intorno alla città ci sarà una fascia verde di foresta.
La presente comunità di Auroville consiste in 80 accampamenti di varie misure, separati da villaggi e templi. Le attività sono molteplici: rimboschimento, agricoltura biologica, ricerche sulleducazione, salute, sviluppo del villaggio, tecnologie appropriate, piccole e medie imprese, attività culturali e servizi comunitari.
IL VILLAGGIO GLOBALE DI BAGNI DI LUCCA
(vedi campo 1° - IL VILLAGGIO GLOBALE DI BAGNI DI LUCCA)
A Bagni di Lucca, la "Città delle Acque", è nato un Villaggio della Coscienza Planetaria e della Salute Globale, dove sperimentare un salto verso una consapevolezza planetaria. Ritrovando se stessi, con la medicina olistica, le arti, l'ecologia, la meditazione. Rilassandosi nelle calde acque delle terme, in un ambiente naturale ancora incontaminato.
Internet, il sistema nervoso di gaia
Il villaggio globale è già connesso attraverso Internet con il Global Eco-Village Network, una rete che collega i principali villaggi globali o eco-villaggi esistenti sul pianeta. Sono ormai decine i villaggi globali che operano nel mondo con i medesimi principi spirituali, scientifici, umani e ecologici: tra questi Auroville, Esalen, Findhorn, Poona, Crystal Waters, Gyurufu.
"Villaggio globale" è un concetto proposto da Mc Luhan che considera lintero pianeta come una sorta di spazio aperto per le comunicazioni e gli scambi umani e culturali, senza frontiere né divieti. Più recentemente il termine villaggio globale è stato utilizzato in senso più ampio come sinonimo di cultura planetaria e di coscienza ecologica globale. In questo momento storico, in cui assistiamo ad una profonda degradazione che investe ogni aspetto del vivere - dai valori umani all'ecosistema globale - è necessario contribuire attivamente, con intelligenza, amore e impegno economico, alla realizzazione di un progetto che inverta l'attuale tendenza distruttiva e operi per la pace umana e globale.
Per questo abbiamo dato vita ad un piccolo eco-villaggio globale in cui realizzare tutte quelle proposte di salute, cultura e religiosità che vorremmo fossero alla base di una vera cultura dei popoli. Un villaggio della salute e dell'educazione globale, che permetta a tutti di risanare il corpo, la mente e lo spirito, usufruendo del meglio della scienza, dell'arte e della cultura. Un luogo aperto a tutte le varie realtà, nel quale cerchiamo di utilizzare solo materiali ecologici, cibi naturali, dove verranno attuate le più avanzate tecnologie di depurazione, dove sono bandite le sostanze inquinanti, (nei detersivi, nelle medicine, nei cibi), prestando invece la massima attenzione all'utilizzo di materiali naturali o riciclati, dove il rispetto della natura e del corpo è al primo posto.
(vedi campo 1° COP.93.000 - IL VILLAGGIO GLOBALE DI BAGNI DI LUCCA)