OASI, PARCHI ED ECOVACANZE
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
ESPERIENZE PROFONDE
Viaggi sacri, ecosofia e alpinismo esperienziale.
Non c'é montagna famosa che oggi non sia affollata da folle di nuovi "conquistadores". L'alta montagna è diventata un "alpodromo" per imprese sportive. Anche l'Himalaya - il paese degli dei e delle nevi eterne - si é trasformata in una palestra per scalate estreme e gare di corsa d'alta quota e in una "Disneyland" turistica per vacanzieri. Con foreste distrutte, mucchi di spazzatura e schiere di alcolizzati tra le popolazioni locali. Ma nell'era della "New Age" c'è anche chi vuol ricordare una montagna celeste e misteriosa: la montagna sacra. Proposta dai guru dell'ecosofia, dagli spiritualisti della New Age, dai turisti "verdi" e da una schiera di scalatori "pentiti" che studiano con interesse l'alpinismo "spirituale" dei popoli indigeni.
Arne Naess è un filosofo e un alpinista norvegese che ha elaborato l' "Ecosofia T". "T" è la lettera iniziale del nome di un sacro monte, il Tvergastein, dove Naess si iniziò alla vita selvaggia e alla conoscenza della Natura. Nella sua bibbia verde "Ecosofia" - Edizioni RED - Naess afferma il principio dell' "egualitarismo biosferico": uguali diritti per ogni creatura della terra di vivere e realizzare i propri fini. E la "piattaforma del movimento dell'ecologia profonda": in cui condanna l'interferenza eccessiva dell'uomo sull'ambiente. E' convinto che in Occidente bisogni "affrontare le radici religiose del modo di concepire il rapporto Uomo - Natura" e che l'uomo sensibile - il bambino cresciuto - dovrà allargare "i propri sentimenti positivi a tutta la natura in base all'intuizione che tutto è interconnesso". E a proposito di montagne scrive: "Per migliaia d'anni e nelle culture più diverse le montagne sono state venerate per il senso di serenità, grandezza, distacco e maestà che ispirano."
Gary Snyder, poeta della natura e praticante di Zazen nel suo capolavoro: "Nel mondo selvaggio " ci dice: "Le montagne sono miticamente associate ai concetti di verticalità, spirito, altezza,trascendenza, resistenza e virilità. Il pellegrinaggio alle montagne sacre è un rituale profondamente radicato in tutte le religioni dell'Asia dove si ritiene che camminare in questi paesaggi sacri sia una rappresentazione rituale di speciali trasformazioni spirituali".
"Mountain Wilderness" é un movimento ambientalista internazionale che ha come scopo "la difesa senza compromessi dei grandi spazi incontaminati della montagna: territori della libertà e dell'avventura interiore, patrimonio irrinunciabile di tutti gli uomini". Nata nel 1987, ha tra i suoi fondatori alpinisti famosi come Sir Edmund Hillary, Reinhold Messner, Fausto De Stefani e ancora ecologi e scienziati. Nell'ultimo congresso, che si é svolto in Grecia ad Aprile e che aveva come tema " la montagna sacra", alpinisti e ambientalisti si sono impegnati a difendere il monte Olimpo dalla cementificazione e da devastanti progetti di "valorizzazione turistica".
E in Giappone il celebre attore di Butoh - il teatro delle tenebre - Min Tanaka ha fondato la sua scuola di "Meteorologia del Corpo" in un villaggio ai piedi delle Alpi giapponesi. Porta i suoi danzatori in montagna a fare il mizugori, il bagno di cascata, e i ritiri nella selvaggità della foresta consigliati dagli yamabushi. Per diventare fragili e delicati. Istintivi e profondi e poter così danzare con gli elementi e col "cuore".
IL VIAGGIO SACRO – NUOVO TURISMO ECOLOGICO
Ogni anno, per il mezzo miliardo di " turisti di massa" che girano il mondo, il viaggio non é altro che una fuga dallo stress e dalla noia della vita in città. Una vacanza, un semplice tempo libero da dedicare agli ozi e una specie di premio sociale conquistato con le ferie pagate. L'industria del "viaggio" e dello svago crea ogni anno un cumulo di profitti che supera il mezzo miliardo di dollari. Ma anche mucchi di spazzature: il turismo "usa e getta" violenta la natura selvaggia e favorisce la distruzione delle culture tradizionali. Per questo ambientalisti, tour operator sensibili, scienziati e antropologi oggi propongono un nuovo " turismo gentile, sostenibile, ecologico, verde, culturale" e una "patente di buon turista" a chi voglia gironzolare nelle aree a rischio ambientale.
L'emergere di una sensibilità ecologica e transculturale ha fatto riesplodere la moda dei vagabondaggi a piedi per incontrare la natura selvaggia con i suoi custodi: le popolazioni tribali. E una schiera di specialisti - "travel writers" e geobiologi, ecosofi e vagabondi spiritualisti della New Age – si é messa in cammino. Per questi "econauti" il viaggio é una cura del corpo e dell'anima che fa anche bene all'ambiente. Scrive Jacques Lanzmann nel bel libro: "L'arte del camminare": "Andarsene a piedi. perché così invece di attraversare le cose cammini loro accanto. Perché invece di correre attraverso un paese puoi tessere il tuo cammino, passo dopo passo. A piedi, per ritrovare la propria grazia, per perdere il "grasso" e i pregiudizi. Per purificarsi e ritornare alle origini anche se la sabbia é radioattiva, l'acqua inquinata e la terra avvelenata".
Il viaggio é un'arte del vivere nomade che tutti noi "sedentari" abbiamo dimenticato. Camminare di nuovo sarà allora un modo intelligente di mettersi in discussione. Di confrontarci con gli "altri" andando avventurosamente verso "paradisi perduti" dove c'è la natura selvaggia con tutta una straordinaria ricchezza di creature viventi.
Fin dall'antichità il viaggio é stata la più importante attività dell'uomo che ha consacrato eroi mitici e avventurieri. Ieri Enea, Ulisse, Gilgamesh, Marco Polo e oggi il geobiologo Jean Cocteau, lo scalatore Reinhold Messner e lo scrittore Bruce Chatwin. Quest'ultimo, un vero "eroe del viaggio", vagabonda con gli aborigeni australiani lungo gli invisibili sentieri della "Via dei Canti" che collegano "vortici di energia" a luoghi di potere: i monti "Uluru" (Ayers Rock), "Katajiuta" (i monti Olga) e "Katamala" (il monte Conner). Per Chatwin l'essere umano é nato giramondo: " Quello che appresi dagli aborigeni confermava una mia ipotesi: la selezione naturale ci ha forgiati dalle cellule cerebrali fino alla struttura dell'alluce, per una vita di viaggi a piedi nel deserto. Se così nostra "patria" era il deserto si può capire perché i pascoli più verdi ci vengono a noia, perché le ricchezze ci logorano".
Il viaggio é una "scuola di selvaggità" che ci riporta nelle foreste, nei deserti e nelle "wilderness" più incontaminate, educandoci all'incontro "transculturale" - senza pregiudizi etnocentrici e antagonismi culturali - con i popoli indigeni.
La voglia di viaggio, che ci contamina come un virus, nasconde una gran voglia di gioco, di evasione e di libertà. E anche la voglia di ritrovare i grandi valori del vivere. Ha anche un sapore esoterico e spirituale: come nuovi Siddharta si va a caccia del Dio che si nasconde nei silenzi del deserto, degli spazi selvaggi e dell'alta montagna. Quando si fa del "walking", del "jogging" o del "trekking" non si fa solo dello sport per un sano benessere ma si fa anche una preghiera e una meditazione per "ascoltare" il nostro corpo e il "canto sublime dell'anima del mondo". Camminare per conoscere, purificarsi e pregare era anche la "vecchia" idea di quel viaggio di redenzione che la "polvere e la saggezza della strada" trasformava in un vero pellegrinaggio. Il turismo del terzo millennio inventerà allora pellegrinaggi poetici e artistici, pellegrinaggi mistici di autoguarigione e pellegrinaggi ecologici. Viaggi che ci trasformano: il vecchio che é in noi si "scolla" per restituirci un nuovo corpo curioso, fragile, sensibilissimo. Ci dice ancora Jacques Lanzmann: " Camminare ci mette in ascolto del nostro corpo che non finisce di stupirsi d'essere così sollecitato e liberato. Andare verso gli altri significa, attraverso loro, scoprire sé stessi. Confrontare i nostri modi di vita, i nostri sistemi di pensiero e di cultura".
Per me il viaggio é come una danza: quando si cammina in un bosco o si sale in montagna per puro piacere e senza fretta il passo diventa felpato, naturalmente armonioso. Il corpo diventa un'antenna che capta il "respiro della terra". Allora si "danza" e si cammina con la creatività e il piacere che ci mostrano gli uccelli in volo che si abbandonano al vento.
Senza sforzo apparente scalavano i monti sacri anche i miei maestri di viaggio: sciamani e asceti incontrati in Cina, Giappone e Nepal che praticano uno strano "Yoga del viaggio" che é anche la "Via" verso i cuori verdi del nostro pianeta. Il vero viaggio richiede coraggio. Lontani da casa e dalle propria cultura ci si può sentire spersi come dei naufraghi o come dei profughi. Si é senza diritti ma anche senza i doveri oppressivi di un "buon cittadino". la voglia di viaggio nasconde anche un gran sogno di libertà, come ci ricorda Ulderico Bernardi, sociologo del turismo: " Il viaggio nasce dalla trasgressione e come ogni violazione comporta sofferenza, tensione radicale, disagio e timori, ma anche conquista di conoscenza".
Il viaggio é un percorso di autoguarigione. Una sfida contro tutto quello che ci schiavizza. Quando il corpo cammina e "danza" si svuota la mente e si "riaccende" la forza vitale e l'intelligenza istintiva. Il grande filosofo Friedrich Nietzsche era convinto che solo le idee che ci brillano in testa quando si cammina hanno valore. Nella Cina antica gli eremiti e i pellegrini che salivano in cima ai monti sacri erano venerati come dei " santi maratoneti " e la loro bibbia - il "Dao De Jing" - era una vera e propria guida di "Viaggio" verso giardini segreti e paradisi di ogni virtù.
Si può quindi viaggiare non solo in senso orizzontale, percorrendo migliaia di chilometri attraverso i continenti, ma anche verticalmente e più spiritualmente, verso le profondità dell'anima. Il viaggiatore diventa così un "entronauta" che esplora il nostro pianeta ma anche lo spazio infinito e misterioso dell'interiorità. Alla ricerca dell' albero della conoscenza.
Alla fine degli anni '60 le idee sul viaggio si allargano per merito di poeti come Michau, antropologi e etnobotanici come Terence Mc.Kenna, scienziati come Albert Hoffmann - sintetizzo' per primo l' LSD - e Timothy Leary - apostolo della "rivoluzione psichedelica" - e di un'intera generazione innamorata del "trance" e del "trip allucinogeno". Per tutti loro "viaggiare" era anche esplorare stati più elevati di autoriflessione verso l'Altro trascendentale. Che altro non é che "... Cio' che si incontra utilizzando allucinogeni potenti: é il crogiuolo del Mistero del nostro essere... E' la Natura senza quella sua maschera allegra e rassicurante composta dallo spazio, dal tempo e dalle causalità normali". Ci ricorda Terence Mc.Kenna. Si viaggia ai confini del mondo per ritrovare piante maestre allucinogene, danze estatiche delle origini e angolini di magici eden, per poi "volare" verso il mistero del mondo con viaggi di "trance". Per lo studioso Georges Lapassade il nuovo viaggio é "godimento di sé e del mondo, in modo indistinto e confuso. Ma questa confusione deve essere intesa come una fusione originaria col tutto che ci circonda".
Il turista del terzo millennio assomiglierà al viaggiatore ideale inventato dall'antropologo e poeta Fosco Maraini: il "Cit lu vit" - Cittadino - Luna - Visita - Istruzione - Terra. " Un cittadino di un lontano mondo civile al quale é stata assegnata una borsa di studio per visitare il pianeta terra, con poche istruzioni: fatti un'idea di cosa sia la vita quotidiana, và in giro con discrezione, osserva e registra ogni cosa." O sarà invece quel nuovo Siddharta che nelle pagine di Hermanne Hesse incarna la figura di un modernissimo Ulisse sempre in viaggio perché " Dal mio stesso Io voglio andar a scuola, voglio conoscermi, voglio svelare quel mistero che ha nome Siddharta".
Figli di Siddharta erano certamente gli Hippy e i "Figli dei fiori" che in pittoresche tribù pellegrinavano verso un' India ideale per "risvegliarsi" e vivere in gran allegria. Loro maestri erano quei "sadhu" indiani che predicavano che non può esserci felicità se non si viaggia: " Nella società umana anche il migliore degli uomini diventa un peccatore. Indra - Dio - é amico dei viandanti." Purificati dalla "polvere della strada" e dallo "Yoga del Viaggio" i pellegrini vedranno con nuovi occhi il mondo. Come Siddharta quando "schiuse gli occhi e si guardo' intorno, un sorriso gli illumino' il volto. Bello era il mondo, variopinto, raro e misterioso era il mondo! Immobili stavano il bosco e la montagna, tutto bello e enigmatico e in mezzo v'era lui, Siddharta, il risvegliato sulla strada che conduce a sé stesso!".
Ieri c'era un bel "pianeta azzurro". Oggi metropoli inquinate in mezzo a mari di spazzature. Ogni anno scompaiono 15 milioni di ettari di foresta, una superficie che é quattro volte quella della Svizzera. L'inquinamento, i buchi nello strato d'ozono atmosferico, l'effetto serra e il surriscaldamento del pianeta fanno salire la "febbre" dei ghiacci polari e della terra. Mentre si accelera il processo di desertificazione e sta per esplodere la "bomba a tempo" di una nuova esplosione demografica con rischi di nuove carestie. Una visione catastrofica? Non sembra. Al vertice di Kyoto erano tutti d'accordo: la terra é gravemente ammalata. Sotto accusa é ancora una volta la vecchia visione cieca e antropocentrica di uno sviluppo e di uno sfruttamento delle risorse naturali illimitato. Il rapporto uomo - natura é ancor oggi improntato al profitto personale e a una cieca fiducia nell' "High - Tech" della scienza e della tecnologia.
Ecosofi, scienziati, politici, associazioni ambientaliste hanno ideato nuove strategie di sviluppo economico puntando anche il dito contro il "turismo di massa" responsabile di questi degradi. Per salvare la terra l'ecosofo norvegese Arne Naess consiglia di rieducarsi alla vita all'aperto promuovendo i processi di identificazione con la natura e di rispetto per tutte le forme di vita. Si dovrà proibire di urbanizzare le aree naturali con strade e altri orrori, approfondire la radice religioso del rapporto uomo - natura e progettare un nuovo turismo "sostenibile, ecologico, spirituale". La natura non é solo luogo da visitare ma é anche "tempio" e "casa nostra".
Oggi siamo finalmente approdati nella era della "New Age" preannunciata da scienziati, mistici, filosofi e artisti famosi come Kerouac e Ginseberg, Gregory Bateson e Fritjof Capra. Idee inaspettate dell'esistenza umana e della natura della coscienza hanno diffuso nel mondo una nuovissima sensibilità olistica - ecofemminista e spirituale che ci fa percepire la Terra come una Dea Madre Vivente. Organismo vivo e "sacro" dove l'essere umano non é più il "re del creato" ma una piccola, semplice cellula. Un "filo nella trama della vita", tessuto nella rete di armoniche relazioni che ci allaccia a mille altre creature. L'anima del mondo si mostra così a un occhio sensibile nelle forme dei paesaggi, nella "danza" della meteorologia e delle energie che nutrono il pianeta.
La crisi dell'Occidente che ieri ha fatto esplodere la "controcultura" giovanile oggi fa nascere invece i viaggiatori dell'Età dell'Acquario che pellegrinano verso i "templi" dell'autoperfezionamento. Viaggiano lungo i "sentieri viventi" che li riportano nel "buon grembo" dell'esistenza. Dove si può ritrovare pace, consapevolezza e un sentimento di unità cosmica.
Il viaggio dei cinque elementi. Il pellegrinaggio.
Oltre alle idee proposte dal " turismo religioso ", dall' "ecoturismo" e dai "viaggi alternativi" ci può essere il sogno di un nuovissimo viaggio esperienziale nella natura che ci riporta ad uno stato selvaggio, sano, sacro e sensibile. Il poeta americano Gary Snyder riflette: " Abbiamo bisogno di una civiltà capace di convivere pienamente e creativamente con il mondo selvatico, con l'essere selvaggio. Recuperando comportamenti naturali, senz'artefici, liberi, spontanei, non condizionati, espressivi, sensuali, apertamente sessuali, estatici". Ci si può rieducare con " scuole di selvaggità " o con viaggi esperenziali che ci riportano nei luoghi archetipi di apprendimento e di sfida. Imparando a muoverci istintivamente, senza mete precise. A camminare come scimmie nude, intelligentissime, esposte ai "cinque elementi sacri": Terra, Acqua, Fuoco, Aria e Vuoto.
Entreremo così, come amanti, nel ventre molle e fecondo della terra, Facendoci massaggiare e energetizzare da acque madri, riscaldare dal calore del sole e del fuoco dei vulcani. Saliremo in cima ai monti sacri esponendoci alla meteorologia dell'alta quota per inebriarci di vuoto sidereo e di "nulla". Il nostro corpo, istruito da riti cosmopoliti, da nuovi fitness nella natura, potrà cosi riacquistare la sua forza gioiosa, erotica. La sua sessualità naturale e polimorfa. Solo in mezzo alla natura selvaggia rivivrà così il nostro corpo originario, mai domato e mai addomesticato.
Ecco allora l'invito a viaggiare con noi attraverso i cinque elementi con la gioia di un bimbo avventuroso, la creatività di un artista e la passione di un amante. Il piede che cammina "danzando" al ritmo del "respiro della terra" crea la potente magia di un Viaggio che riunirà l'uomo alla natura e al dio madre nascosto nelle pietre. Camminando in pellegrinaggio, faremmo allora il "bagno di foresta", la "doccia di cascata", lo "Yoga del fuoco e del vento", la "danza delle vette" che ci sospinge al di là del cielo, verso spazi siderei. Inventando così il "nuovo turismo" del terzo millenio.
"Camminare é la grande avventura, la prima meditazione: é un addestramento del cuore e dell'anima per l'umanità. Camminando nella natura, notiamo dove é possibile trovare cibo... e molte storie insegnano che il tuo culo può regalare il pranzo a qualcun altro. Modo espressivo per sottolineare l'interdipendenza, l'interconnessione... Questa educazione impartisce uno straordinario insegnamento su animali e piante, sui loro usi senza mai ridurli a oggetti e beni di consumo".
Gary Snyder - Nel Mondo Selvaggio.
"Soprattutto non perdere la voglia di camminare: io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata... stando fermi si arriva a sentirsi malati. Perciò basta continuare a camminare e andrà tutto bene".
Soren Kierkegaard - Lettere a Jette.
"Psichiatri, politici e tiranni continuano ad assicurarci che la vita nomade é un comportamento anormale, una nevrosi, una forma di desiderio sessuale inappagato. Una malattia che per il bene della civiltà deve essere debellata... Gli orientali pero' mantengono vivo un concetto... che la vita errabonda ristabilisce l'armonia originaria che esisteva una volta fra l'uomo e l'universo."
Bruce Chatwin - Le Vie dei Canti.
"I primi viaggiatori riferirono che gli aborigeni non collegavano il rapporto sessuale al concepimento... naturalmente questa era un'assurdità. Un uomo sapeva benissimo chi era suo padre ma esisteva una paternità parallela che legava la sua anima a un punto particolare del paesaggio. Si credeva che ogni Antenato mentre percorreva il paese cantando lasciasse dietro le proprie orme una scia di "cellule di vita". Una specie di sperma musicale..."
Bruce Chatwin - Le Vie dei Canti
"Noi viandanti siamo tutti così. La nostra smania di vagabondaggio e di vita errabonda é in gran parte amore, erotismo... Quell'amore che apparterrebbe alla donna noi lo dissipiamo profondendolo al villaggio, alla montagna, al lago, alla voragine, ai bimbi sul sentiero. Noi liberiamo l'amore dall'oggetto. L'amore da solo ci é sufficiente. Così come nel nostro vagare non cerchiamo la meta, ma solo il godimento del vagabondaggio per sé stesso. Per l'essere in cammino". Hermann Hesse - Vagabondaggio
"Solitario viandante, io non distinguo più tra gli impulsi della mia interiorità e il concerto della vegetazione che con miriadi di voci mi circonda all'esterno...Per l'attimo di un respiro avverto, profonda come non mai, la caducità della mia forma e mi sento trasportato al di là nella metamorfosi: nella pietra, nella terra, nell'arbusto di lampone, nelle radici dell'albero. La mia bramosia s'aggrappa ai segni del transeunte: a terra, acqua, fogliame avvizzito. Domani, dopodomani, presto io sono te: sono terra, fogliame e radici."
Hermann Hesse - La Natura ci parla.
"Il fiorire della vita umana e non umana sulla Terra ha un valore intrinseco. Il valore delle forme di vita non umana é indipendente dall'utilità che queste possono avere per i limitati scopi umani.
La ricchezza e la diversità delle forme di vita sono valori in sé e contribuiscono alla prosperità della vita umana e non umana sulla Terra. Gli esseri umani non hanno il diritto di ridurre questa ricchezza e questa diversità se non per soddisfare bisogni vitali.
L'attuale interferenza umana nel mondo non umano é eccessiva e la situazione sta peggiorando rapidamente.
Il fiorire della vita umana e delle diverse culture é compatibile con una diminuzione della popolazione umana. L'esistenza stessa delle forme di vita non umane esige tale diminuzione".
Arne Naess - Ecosofia: piattaforma del movimento dell'ecologia profonda".
" L'acqua pura penetra nel profondo della terra e quando il pesce nuota in quest'acqua ha la libertà del vero pesce. Il cielo é vasto e trasparente fino ai confini del cosmo: l'uccello che vola nel cielo ha la libertà di un vero uccello. A spirito libero, universo libero".
Taisen Deshimaru - Zen e Arti Marziali
" Motore della ruota del vuoto e della felicità, eroe che avverte l'inganno in ogni cosa... Piccolo yogin, vagabondo che vende il samsara senza darne il prezzo. Viaggiatore di luce che fa diventare casa sua il più umile bivacco. Viandante fortunato che percepisce, in quanto lama, il suo spirito...Ecco alcune delle maschere che io porto".
Drupka Kunley il "folle di Dio"
" Né l'Est né l'Ovest, né la terra né il mare son la mia casa, non sono affine né agli angeli né agli gnomi. Non son fatto né di fuoco né di schiuma. Non son formato né di polvere né di rugiada". Jalaluddin - Sufi estatico
" Chi va lontan dalla sua patria, vede cose da quel che già credea lontane; che narrandole poi, non se gli crede e stimato bugiardo ne rimane".
Hermann Hesse - Pellegrinaggio in Oriente.
" Quando guardo in alto il cielo azzurro, quando svolgo lo sguardo verso il sole e la luna, quando vedo le montagne, e guardo giù in mezzo al fiume, quando vedo l'immagine dell'arcobaleno... l'autoliberazione si presenta alla coscienza... Quando guardo nella mia anima non temo le schiocchezze e la stupidità ".
Milarepa - asceta tibetano
" Non ero più in grado di scegliere dove mettere i piedi tra lo rocce che davanti a me ricoprivano il terreno per chilometri. La notte mi aveva raggiunto ma con grande stupore riuscivo a saltare di roccia in roccia senza mai scivolare né inciampare, malgrado i sandali leggeri che calzavo sui piedi nudi...Ero diventato un lun-gom-pa: un viaggiatore in trance".
Govinda - "Il cammino delle nubi bianche"
" Nel corso della vita umana vi sono delle situazioni difficili che possono essere paragonate a compiere un viaggio."
Miyamoto Musashi - Il Libro dei Cinque Anelli.
" Un taoista direbbe che far alzar della polvere é la prova che colui che sta passeggiando utilizza un eccesso di energia... l'uomo rende la sua vita più faticosa, sprecando energia a causa della mancanza di concentrazione".
Alan Watts - Lo Spirito dello Zen.
" Vedere un mondo in un granello di sabbia e un cielo in un fiore selvatico. Tenere l'infinito sul palmo della mano e cogliere l'eternità in un'ora". William Blake
" E questa nostra vita, esente da pubbliche preoccupazioni, scopre lingue in alberi, libri nei rivi correnti, sermoni in sassi..."
W. Shakespeare.
" Zen e viaggio sono la stessa cosa "
Proverbio giapponese
Pellegrinaggi e percorsi di autoconoscenza e d'autoguarigione
A cura di Italo Bertolasi
Il viaggio é sempre stato desiderio d'andare ai limiti della terra per sentirsi liberi.
Per esplorare e per conoscere. Il viaggiare é una scienza che ci fa scoprire altri mondi, altre culture e il viaggiatore é un eroe dell'avventura e della conquista. Una volta viaggiavano gli argonauti, i crociati, gli esploratori e i mercanti oggi invece viaggiano antropologi e giornalisti e noi tutti come turisti. Ma il viaggio é sempre stato anche un pellegrinaggio, una purificazione e una sfida per scoprire la forza dell'uomo che cammina. La mente si svuota, il tempo si distorce. In viaggio ci si sente piu' giovani. Girare intorno ai monti sacri, raggiungere luoghi energetici, entrare nelle foreste è anche un modo per curare anima e corpo.
Il viaggio è allora un percorso per l'autoguarigione e la consapevolezza, un'arte del vivere e dello star bene. Il viaggio ci tonifica e ci affina sospingendosi ai limiti del mondo ma anche ai limiti della vita: si vede nascere e morire e si puo' scoprire il sacro che é in noi. I grandi viaggiatori sono degli "entronauti": si viaggia in senso orizzontale per migliaia di chilometri ma anche in profondità per esplorare i misteri della propria coscienza. Chi sale in pellegrinaggio il monte sacro non sarà solo un turista. Si potrà trasformare in un "santo" o un "sano" della montagna, in un uomo nuovo, in un medico per sé stesso o in uno sciamano.
Cosa spingeva i monaci siriani che praticavano la "xeniteia" - la gioiosa via del camminare e pregare ? E le migliaia di "staretz", i vecchi saggi che silenziosi vagabondavano per le pianure russe "con i piedi insanguinati e il cuore purificato dalla preghiera" ?
I sufi islamici - gli sciamani di Allah - praticano il "sayat" che é una peregrinazione senza fine per i deserti. Sono convinti che camminando si possa svuotare il cervello, allontanarsi delle vanità per perdersi in dio. Il corpo che é ancora sulla terra si spoglia e si consuma ma l'anima é già in cielo.
I "sadhu" indiani si ritirano nelle foreste o girano intorno ai monti sacri dell'Himalaya compiendo il "parikrama". Ai loro discepoli insegnano che non c'é felicità per l'uomo che non viaggia: " Nella società umana anche il migliore degli uomini diventa un peccatore. Indra - Dio - é amico dei viandanti."
I monaci taoisti hanno inventato una medicina per l'anima e il corpo fatta di viaggi, di "bagni di foresta" e di isolamenti in montagna. Scalando i monti sacri - lo HuaShan, il Wutang Shan, il Tahi Shan - ci si accosta alla natura che rappresenta l'ordine per eccellenza e si puo' realizzare il principio d'azione "wu wei": rispetto per ogni forma di vita, uno stato di pace e di armonia con la natura e con i ritmi dell'universo. Si viaggia allora leggeri come un vento che soffia sulla terra e si sposta dove c'é qualche cosa che risplende. Li Po' poeta e viaggiatore del VIII° secolo recita:" Mi si chiede perche' viaggio e vivo tra queste montagne blu'. Sorrido e non rispondo. Qui il mio spirito conosce tranquillità. I fiori di pesco e l'acqua dei torrenti passano senza lasciare traccia ".
I "ghiogia" giapponesi sono chiamati anche " Buddha corridori" o " monaci maratoneti". La loro preghiera consiste nel salire e scendere il monte Hiei in silenzio e in digiuno per cento giorni di fila all'anno. Mentre i monaci alpinisti della setta buddista Tendai salgono in cima al Vulture Peak (India) e al T'ien T'ai (Cina). Gli "yamabushi" - asceti delle Alpi giapponesi- hanno trasformato il pellegrinaggio ai vulcani sacri in una medicina psicosomatica. E a proposito del viaggio sciamanico ci ricorda Claudine Brelet nel suo libro:" Le arti mediche sacre dall'antichità ad oggi" - Sperling & Kupfer: "La ricerca dello sciamano é un viaggio simile alla fuga dei bambini e degli adolescenti avidi di scoprire il mondo. Lasciano il campo ristretto delle loro città per aprirsi ai venti, impregnarsi di rugiada e lasciarsi trascinare dalla sinfonia di una natura che li affascina e li strega".
Il viaggio dello sciamano é un'esplorazione di foreste e deserti d'alta montagna alla ricerca di luoghi iniziatici - caverne, cascate - e di erbe psichedeliche che chiama onorificamente "piante maestre". Potrà scoprire così nel buio e nell'eccitazione psichedelica i segreti della propria anima. Lo sciamano é un maestro del "volo magico" e del viaggio iniziatico: un artista e scienziato viaggiatore dal viso consunto, che sa cantare, ballare e suonare e che sa guarire.
Il pellegrinare e le pratiche mistico-igieniche dei santi vagabondi sono una medicina infallibile come ci spiega Renzo Baschera nel suo saggio: "Per una vita serena" - Mondadori. "La maggior parte degli itineranti raggiungevano età longeve. Quando invecchiavano questi santi presentavano ancora l'aspetto giovanile, non essendo incurvata la schiena, non avendo perso agilità nelle gambe e non avendo perso la dentatura. Gli eremiti itineranti non soffrivano di malattie articolari. Ma soprattutto non soffrivano di angosce, di nevrosi ansiose, di psicosi. Ora, labora et itinera " prega, lavora e viaggia era la semplice regola dettata agli eremiti contadini che nel tardo 1300 decidevano di abbandonare ogni cosa per indossare l'abito della povertà. La regola imponeva di camminare e lavorare la terra, a giorni alterni. E mentre camminavano pregavano." Il viaggio puo' diventare allora un cammino verso l'autoguarigione e la consapevolezza.
I monaci e gli sciamani che ho conosciuto e che ho seguito in pellegrinaggio non sono certo eroi dell'avventura e delle conquiste. Ci hanno insegnato a muoverci nel mondo in punta di piedi: ospiti discreti negli angoli piu' belli e segreti della natura. In foreste e villaggi che sono casa d'altri, prendendoci cura dell'ambiente e sensibilizzandoci. Ci hanno insegnato che ci si puo' irrobustire e ci si puo' curare vicini al fuoco dei vulcani, alle acque ghiacciate dei torrenti e ai venti delle vette.
Nel loro progetto di turismo spirituale gli yamabushi giapponesi propongono il "nyubu" - l'ingresso ai monti sacri - con riti che simboleggiano la concezione, la gestazione nell'utero materno e la nascita dell'essere umano. Si cercano allora tra le roccie fessure umide e profumate per calarsi dentro e navigare come spermatozoi a caccia dell'ovulo. Nel rito del "tainai kuguri" si striscia ancora tra roccie lisce per ritrovarsi in una grotta utero, buia e misteriosa, a meditare. La grotta é una vera e propria camera di deprivazione sensoriale e quando si esce si rinasce alla luce. Alcune caverne hanno anche stalattiti mammelle da cui si succhia un'acqua calcarea e medicinale che é il latte della montagna. Le stoffe rosse e bianche che decorano i templi scintoisti rappresentano la placenta e il cordone ombelicale. E quando si entra nel tempio e nelle grotte dei monti sacri ci si sente come nel cantuccio piu' caldo e accogliente del mondo: il ventre della propria mamma.
Un'altro stato di profonda regressione é indotta con un seppellimento rituale: si scavano delle buche dove ci si adagia da soli o in coppia. Poi si é ricoperti di terra. Ci si protegge occhi naso e bocca con un fazzoletto, ci si rilassa e si rimane sotterrati e in apnea per una buona mezz'ora. Si viene così energetizzati da "Yama no Kami " - il calore sacro della montagna.
I Ghioja - i monaci maratoneti - hanno inventato invece una pratica atletica e spirituale che chiamano " Kaihegge". Si sale e si scende il monte sacro Hiei sempre lungo lo stesso sentiero per 100 giorni. Si fanno trenta quaranta chilometri al giorno, nutrendosi con una dieta vegetariana: zuppa di miso, spaghettini di soia, tofu e vegetali bolliti. Si potrà bere il te' di "Kudzu", mezzo bicchiere di latte al giorno e riscaldarsi con un drink alcoolico e medicinale chiamato "Ho no Yu" che é distillato dalla corteccia della " honoki "- la magnolia obovata. A questi maratoneti spirituali si affiancano qualche volta joggers e atleti per allenarsi.
Hagami é un ghioja super celebre che ha brevettato un allenamento sportivo e spirituale che é anche una potente cura antistress. Odawara é un paesino che vive di turismo religioso: da qui partono i sentieri per il monte sacro Omine e l'azienda turistica locale vende un pacchetto di fitness per l'anima e il corpo al prezzo stracciato di ottomila yen. Si fanno bagni termali negli "onsen" di montagna, si assaggiano i famosi piatti spartani "sansai ryori" degli asceti di montagna e si sale in cima al monte sacro accompagnati da "yamabushi" con tanto di diploma. Un po' di turismo e un po' di pellegrinaggio.
In Nepal sono salito in montagna con gli sciamani del popolo Tamang. In Nepal esistono ottocentomila sciamani (uno ogni 20 abitanti) e solo cinquemila medici. Lo sciamano é chiamato "Jhakri" che vuol dire spettinato e selvaggio. Si diventa sciamani per vocazione. Ma si puo' imparare il mestiere da asceti inselvatichiti e piazzandosi davanti alle pire funerarie per settimane intere per scorgere luci colorate e ombre inquietanti che escono dal corpo arso dal fuoco. I Jhakri e le Jhakrini - così sono chiamate le sciamane - suonano il tamburo, e dipingono i mandala che sono cosmogrammi e anche psicogrammi e ancora mappe per centrarsi dopo lo stato confusionale indotto dal transe. Danzano e cantano "mantra" per incantare i "deuta" - gli dei.
Nel giorno del "Janai Purnima" - la luna piena d'agosto - i Jhakri salgono in pellegrinaggio ai laghi d'alta montagna di Gosaikunda o in cima al monte Kalinchok. Si arrampicano sui sentieri scoscesi come capre selvatiche suonando il "jhangro" - il tamburo che serve per una magia del rumore antidemoni. Li seguono a fatica vecchi, donne e bambini che affrontano i diluvi del monsone, il tormento delle sanguisughe e i malesseri del mal di montagna per raggiungere la meta: le acque taumaturgiche del lago benedetto da Shiva o le vette pure che sono un piccolo pezzo di "shambala" - di paradiso.
In cima alla montagna i Jhakri si caricano di "prana" - energia cosmica - e si riscaldano d'un calore mistico che li accende alle estasi. Allora potranno guarire e operare miracoli. I Jhakri che viaggiano in alta montagna sfruttano l'alta quota e lo stress dell'acclimatamento per stimolare sogni e visioni, per sincronizzare la mente e armonizzarsi.Per godere uno stato di grazia che é chiamato Kamnu e che si manifesta con sussulti, tremori e stati di catalessi.
Lo sciamano che entra nudo e puro nella foresta pluviale é sensibile alla magia vegetale e sceglie le sue piante maestre che sono spesso anche potenti medicine. Le piu' grandi scoperte di " farmaci miracolosi " si sono fatte attingendo al patrimonio della cultura botanica degli indios e alle informazioni dei loro sciamani. La tribu' Potawotami degli indiani d'America usavano il tasso per curare le ulcerazioni e le malattie veneree e i Chippewa le usavano invece per curare artriti e reumatismi. Dopo un decennio di ricerche condotte nelle foreste e nei laboratori scientifici nel 1992 viene finalmente approvato il farmaco "Taxol" ricavato da un alcaloide estratto dalla corteccia e dagli aghi del Taxus Brevifolia, efficace contro le forme tumorali ovariche. Il chinino un altro alcaloide vegetale é stato sempre usato dagli indios sudamericani ed é stato e fino a pochi anni fa era l' unico antimalarico efficace. Dalla pervinca rosea ( Vinca Rosea) usata in Madagascar, in Asia e in Africa per curare infiammazioni oculari, febbri e emorragie si é ricavato un potente alcaloide - la vinblastina - che é usato contro i linfomi.
Mark Plotkin si è messo in viaggio con gli sciamani Yanomano per scoprire il potere delle piante amazzoniche. Nel libro "Racconti di un apprendista sciamano" -Rizzoli scrive: "Avevo seguito il vecchio sciamano per tre giorni nella giungla e nel corso della nostra lunga camminata s'era sviluppato fra noi un rapporto enigmatico. L'uomo medicina era ovviamente offeso del mio desiderio d'imparare i segreti delle piante della foresta che lui conosceva e usava per curare. Tuttavia pareva contento che io fossi venuto da una terra così lontana - mi chiamava l'alieno - per apprendere gli insegnamenti botanici che i giovani della sua tribù non erano più interessati ad imparare".
Bruce Chatwin si é accodato alle carovane dei nomadi viaggiando in lungo e in largo in Afganistan, Australia e in Mauritania. Nel suo libro " le vie dei canti" - Biblioteca Adelphi ci racconta: " Psichiatri, politici e tiranni sostengono che la vita nomade, sempre in viaggio, é un comportamento anormale, una nevrosi. Una forma di desiderio sessuale inappagato. Una malattia che per il bene della civiltà deve essere debellata. Gli orientali pero' predicano che la vita errabonda ristabilisce l'armonia originaria che esisteva una volta tra uomo e universo".
Chatwin ha viaggiato con gli aborigeni lungo le "vie dei canti" - quelle piste invisibili che portano ai luoghi di potere: Uluru (Ayers Rock) la montagna dei segni, Katatjuta ( i Monti Olga) e Katamala ( il monte Conner).
Le tribù aborigene che vivono intorno al monolito di Uluru si proclamano Anangu - creature perfette nate dalla roccia e dalla sabbia - e chiamano "manta" madre terra tutto quello che le circonda. Viaggiano in continuazione alla ricerca d'acqua, con lance dotate di propulsore "womerah" in spalla e con fucili per cacciare i "malu", i canguri. Girano intorno a Uluru per caricarsi di "forza". "Luru" sono chiamate le incisioni che decorano le armi e gli utensili e che assomigliano in modo sorprendente alle crepe disegnate dalle acque e dai venti nelle roccia tenera di Uluru - la montagna dei segni.
Questo monte sacro é diviso in due parti: la prima é umida, scura e femminile e nasconde la sorgente d'acqua dolce Mutidjula protetta dal serpente guardiano Wanambi. Vicino all'acqua c'é il luogo segreto delle donne - "Tjukatjapi" - una grotta vagina e utero dove si celebrano i riti della femminilità. L'altra parte é invece secca e solare ed é il luogo di iniziazione degli uomini e degli sciamani.
Ogni fessura e ogni grotta che ho scoperto girando attorno a Uluru é affrescata con spirali colorate - "waningas" - che assomigliano ai disegni delle orbite deglielettroni che ruotano attorno all'atomo. I waningas rappresentano i turbinii dell'energia vitale e si dipingono con un color rosso fatto d'ocra mescolato a sangue umano. Il sangue e l'anima del pittore aborigeno si incollano così alla roccia sacra. Il sangue si raccoglieva con salassi e altre ferite iniziatiche chiamate "moingga".
La sciamana Loraine Mafi della tribu' Bundjalung mi raccontava che la terra é protetta da campi di energia collegati tra loro che si possono " sentire" in cima alle montagne sacre, vicino agli specchi d'acqua e alle sorgenti, e dentro alle grotte e alle voragini. Se si vuol star bene si dovrà viaggiare per assorbire forza da questi magneti naturali, qualche volta lontani centinaia di chilometri uno dall'altro. In viaggio ci si avvicinerà istintivamente ai luoghi dei "canti" e del potere che emanano radiazioni benefiche. Gli aborigeni australiani sono convinti che l'uranio presente nel sottosuolo australiano e irradiato dalle rocce madri sia un fluido energetizzante che pero' puo' trasformarsi in un potente veleno quando viene concentrato negli scarti di lavorazione delle miniere dell' "Australian Mining Council".
Chatwin conclude: "Quello che appresi in Australia dagli aborigeni confermava una mia ipotesi. La selezione naturale ci ha foggiati, dalle cellule cerebrali fino alla struttura dell'alluce, per una vita di viaggi stagionali a piedi in una torrida distesa di rovi o di deserto.Se così la nostra "patria" era il deserto, se i nostri istinti si erano forgiati nel deserto allora é piu' facile capire perche' i pascoli piu' verdi ci vengano a noia, perche' le ricchezze ci logorano."
Oggi il viaggio non é piu' un'avventura, un'opera d'arte e una medicina. Si vive ancorati alle città. E si viaggia nel tempo ristretto delle vacanze (da turisti). Si vola per il mondo e si corre angosciati alla ricerca delle foreste e dei mari deserti promessi dalle agenzie turistiche. Per incontrare quasi sempre cose inquinate.
La natura selvaggia - la "wilderness" - himalayana é diventata un parco protetto e gestito da quegli stessi alpinisti che prima la hanno devastata con le loro conquiste e le loro scalate e che hanno ignorato le regole indigene di inviolabilità e sacralità che proteggevano l'alta montagna. Negli atolli dell'oceano Pacifico si sono costruiti hotel di lusso con piscine e solari per i riti dell'abbronzatura, con campi da golf e shopping centers. Levi Strauss, antropologo e viaggiatore, commenta amaramente: "Oggi che le isole polinesiane soffocate dal cemento armato sono trasformate in portaerei ancorate pesantemente al fondo dei mari del sud e che l'intera Asia ha
l'aspetto di una zona malaticcia cio' che ci mostra il nostro modo di viaggiare é la sozzura gettata sul volto dell'umanità ".
Dobbiamo allora imparaare a viaggiare in un modo diverso. Per salvare questo nostro pianeta inquinato ma anche per ritornare a vivere in modo "selvaggio" e istintivo, vicini alla natura nostro grande medico.
Da queste riflessioni, dalle nuove idee maturate nei viaggi in compagnia di monaci e asceti o dalle esplorazioni delle foreste tropicali con gli sciamani si sono inventati progetti di "viaggi alternativi" ecologici e non inquinanti.Si parla di "turismo responsabile" mentre gruppi di medici olistici e di terapisti della New Age promuovono viaggi pellegrinaggio per una autoguarigione. Per curarsi col silenzio dei deserti e la " medicina verde " delle foreste. Guidati dagli sciamani fino ai piedi delle montagne e poi finalmente da soli fino alle vette sacre. Per star bene e gustare quel piacere erotico e medicinale che ci regala la metereologia d'alta quota: le carezze energetiche del vento, il calore nutritivo del sole. Per inondarsi del verde delle foreste, per sensibilizzarsi e per sviluppare i potenziali umani.
Per saperne di piu':
Mark J. Plotkin: Racconti di un apprendista sciamano -Rizzoli pag. 250 lire 29.000
Claudine Brelet - Rueff: Le arti mediche sacre dall'antichità ad oggi - Sperling &
Kupfer editori pag. 291 lire 29.500.
A cura di Italo Bertolasi
Il viaggio piu' avventuroso é il "ritorno" nel "ventre" della Terra. Dea Madre che sostiene la vita. "Sciamani", turisti verdi, e fanatici del viaggio esplorano in lungo e in largo le terre piu' selvagge per raggiungere foreste tropicali e deserti d'alta montagna. Vero viaggio se si avrà il coraggio d'abbandonare i sentieri battuti per godersi l'avventura del vagabondaggio.
Con l'arte della "geomanzia" cinese, il Feng Shui, che vuol dire Vento e Acqua, si impara a camminare guidati dal "respiro della terra" che é pura energia cosmica. Un minestrone di "Qi" originario dove lo "Yang Qi", forza maschia e solare incarnata nella figura di un bel drago si mischia allo "Yin Qi", forza umida e femminile rappresentata dalla tigre. Chi scala una montagna o attraversa un deserto non fa altro che riunire terra e cielo, armonizzando così lo Yin e lo Yang. Chi pellegrina a regola d'arte compie allora un rito di autoguarigione che può anche curare il mondo.
In Cina i "camminatori spirituali" seguono un itinerario che conduce ai cinque monti sacri del "Tao". Il tao é il principio armonico che regola il mondo e chi scala i monti "prega" e pratica l'arte del "Wu wei". Si impara ad agire senza sforzo, in modo spontaneo, intuitivo. Senza nessun desiderio.
La "Via" del Tao - dell'armonia - é anche il viaggio della vita che ogni tanto ci conduce sui sentieri antichi del pellegrinaggio. Queste stradine ricalcano gli invisibili canali del Qi cosmico che attraversano la terra come vasi sanguigni o come i meridiani del corpo umano.
Una "rete" di fili energetici collega così le vette dei monti sacri cinesi ad altri vortici d'energia: sorgenti d' "acqua madre", caverne tempio e altri angolini magnetici della natura. Per riconoscere questi "sentieri viventi" ci si dovrà prima di tutto "svuotare" e trasformarsi in "corpi antenna" con le posizioni canoniche del Qi Gong. Il nostro corpo "gioca" allora a fare l'albero: spalle e ventre rilassati, braccia e gambe leggermente divaricate. Mani al cielo per assorbire il Qi celeste e piedi radicati a terra per "ciucciare il latte" della Terra. Per assorbire l'energia del mondo si dovrà ogni tanto camminare a piedi scalzi e spogliarsi nudi per fare un bel "bagno di foresta". In cima al monte taoista T'ai Shan, un collinone alto 1600 metri nello Shandong, ho visto i monaci taoisti praticare il misterioso "Zi fa Gong": una danza autogena e sensuale che provoca il "trance". Il corpo assume posizioni contorte come i pini centenari. Si scuote e si impenna per "volare". Urla e striscia a terra come una bestia selvaggia. Nelle foreste che circondano il Wudang Shan, monte sacro dell'Hubei, gli eremiti che vivono attorno al "Tempio d'oro" della vetta, praticano l'arte del "bagno di foresta".
L'idea é di sparire per un mese all'anno in un bel bosco. Pini e cipressi secolari sono centraline di Qi cosmico e possono agire come vasi comunicanti che riversano energia benefica a chi saprà fare il "Qi Gong arboreo", una vera "pranoterapia verde". Per assorbire i raggi verdi irradiati dalle piante si dovrà scegliere prima di tutto una pianta sana di media età (300 - 400 anni) e acccostarsi con sensibilità. Le gambe sono leggermente piegate, i piedi arricciati. Con la pianta del piede si potrà assorbire lo Yin Qi della terra. Le mani all'altezza dei fianchi saranno invece rivolte all'albero per "ciucciare" nel momento dell'inspirazione il Qi verde e salutare ed espellere, durante l'espirazione, il Qi organico esaurito. Ci si puo' anche massaggiare ai tronchi piu' nodosi per armonizzare la circolazione del Qi e rivitalizzarsi.
Uluru - la montagna dei segni - é un monolito di roccia rossa che si drizza per ottocento metri nel cuore del deserto australiano. E' il monte sacro venerato dalla tribu' aborigena dei Pitjantjatjara. Ci spiegano che Uluru - la montagna dei "segni" - " non é solo una montagna, ma é nostro padre e nostra madre. E' il luogo magico delle forze e delle visioni che germogliano dalle pietre". "Luru" nella lingua indigena sono chiamate le incisioni che decorano armi ed utensili e che assomigliano ai geroglifici disegnati dall'acqua, dal sole e dai venti sulle roccia rossa di Uluru. Montagna magnete che irradia energia. "Insanguinata" perche' ha partorito gli Anangu sterminati dal genocidio dell'uomo bianco - il feroce ""piranpa". Gli aborigeni si sentono imparentati con creature polimorfe, metà uomo e metà animali, dotate di poteri straodinari: "Kalayamati" é l'uomo emu, "Mynyama Tyala" la donna ape. Progenitori della razza umana.
Uluru é ricca di tesori: a Nord, tra rocce umide e "femminili", c'é una sorgente d'acqua piovana protetta dal serpente "Mutidjula". E la caverna vagina, luogo iniziatico, dove vengono istruite le "fanciulle che fioriscono" col primo mestruo. Luogo tabu' profanato dai turisti. Ci dicono le donne aborigene: "Quando un uomo ignorante entra nello spazio sacro delle donne, le violenta tutte... non solo le donne Anangu ma anche tutte le altre donne del mondo!".
Rivolta a mezzogiorno c'é la parte maschia con i suoi monoliti falli. Qui si apre la voragine di "Kundji", porta del paradiso, dove i cacciatori si ritrovano a danzare in trance. Le rocce sono affrescate con disegni di soli che irradiano raggi di luce. I colori - gialli, ocra, aranci - sono incollati col sangue dell'artista alle rocce "insanguinate". Carni vive di Uluru.
Uluru - Ayers Rock - é purtroppo anche il simbolo turistico dell'Australia da bere e le migliaia di turisti che visitano il tempio montagna non rispettano certamente le regole degli aborigeni: la montagna sacra non si deve scalare. Non si deve fare il bagno nella sorgente sacra. Non si devono profanare i luoghi " tabu' ". Uluru é al centro di un "mandala" di monti radioattivi che sono anche i libri di storia piu' antichi del mondo.
La geobiologia é la scienza che studia la "risonanza della macchina umana" immersa nel campo di forza creato dall'irraggiamento cosmico e gravitazionale della Terra. Ci sono luoghi speciali dove si registrano anomalie elettromagnetiche o del campo gravitazionale. O dove "channeller" e sciamani sentono muoversi invisibili energie "mistiche". Questi "vortici" di energia spirituale sbocciano da terre sacre scelte da sempre come templi per la preghiera e la meditazione.
Sedona, cittadella dell'Arizona, é la capitale americane della nuova spirityalità della New Age. E' cresciuta in pochi anni come un fungo, da quando sono iniziati avvistamenti di Ufo e si sono manifestate altre strane presenze attorno ai "monti sacri". Il deserto di Sedona con i suoi canyons e le sue roccie rosse erano i paradisi degli indiani Yavapai e Apaches che una volta frequentavano queste terre sante per edificare "ruote della medicina" e per celebrare i "pow Wow". Oggi, dopo il genocidio, gli ultimi Apaches sopravvivono confinati nella triste riserva di Camp Verde.
Per gli Apaches il deserto di Sedona é una terra magica: ai quattro angoli segreti ci sono "vortici" d'energia mistica. Quello di Bell Rock é in cima ad un montagnone rosso dove dimora la Dea della Terra. Si sale facilmente in vetta e nella posizione del loto ci si abbandona alla forza rigenerante dei mulinelli d'energia che si sprigionano dalla roccia.
Gli indiani credono che la montagna sia "gravida di luce" e che all'interno ci sia una miniera di cristalli bellissimi. Altra centralina "esogetica" - che irradia energia esoterica ed energetica - é il "Boynton Canyon". Si cammina per due ore seguendo un torrente secco per arrivare a un'arena tra rocce a strapiombo. Qui si raccoglie un'energia che gli sciamani apaches vedono condensarsi in turbinii di polveri fosforescenti a forma di dei alati o fanciulle albero. Il vortice piu' accessibile é quello dell'areoporto di Sedona: qui si puo' fare la "meditazione del sole" godendosi i più bei tramonti che insanguinano roccie antropomorfe, canyon e deserti persi all'infinito. "Cathedral Rock" é la montagna piu' famosa dell'Arizona: le rocce imbottite di ferro agiscono da potenti magneti e creano "vortici" d'energia che "purificano, disintossicano e rivitalizzano".
I "cacciatori di vortici" che gironzolano attorno a Sedona sono chiamati "Guerrieri dell'Arcobaleno" o "Guerrieri del Silenzio". Appartengono a quella tribu' cosmopolita e giramondo che viaggia alla ricerca dei luoghi di potere. Tra loro ci sono i nuovi guru della New Age, sciamani dal "viso pallido", turisti verdi, ecosofi e nuovi turisti.
A cura di Italo Bertolasi
Fuori e dentro di noi tutto é acqua. L'acqua ricopre il 70% della superfice terrestre e il 70% del nostro corpo é fatto d'acqua. Ognuno di noi é un piccolo "oceano" in cui le cellule vivono e muiono come creature marine. L'uomo é un "acquanauta" attratto dai viaggi acquatici. Verso laghi, stagni, pozzi e verso il blu' ultramarino degli oceani dove la vita apparve miliardi d'anni fa. Oggi si ritorna all'acqua per riscorpirne il potere erotico, curativo e spirituale. Nell'acqua e in alcune sue qualità - la fluidità, la freschezza, l'esoansione, la fertilita - si sono ritrovate le radici del pensiero religioso, delle terapie mediche, della comunicazione e della sessualità umana. Oggi si sono ideate, cure, perfomance e viaggi acquatici per riavvicinare l'uomo all'acqua. "Sangue e latte" della terra, dove tutto cresce e si dilata e dove, come scrive il filosofo Bachelard, si mescolano simboli ambivalenti di nascita e morte. Ma perche' l'uomo possa fluttuare lui stesso sull'acqua dovrà riacquistare grazia, sensualita. Imparare di nuovo a fluttuare dentro sé stesso.
Il bagno di cascata e il "tempio del sudore" giapponese
In Giappone il bagno freddo di cascata e le purificazioni con l'acqua fredda sono chiamate "misogi harai" - preghiere d'acqua. Nei paesini del sud si festeggia la primavera con bagni di mare: decine di giovani si gettano in acqua e con gli spruzzi salati fecondano le statue di Inari, dea della vita e della selvaggità, e di Yamano Kami, dea della montagna. I "mizugori" - le doccie di cascata - si fanno durante i pellegrinaggi estivi ai vulcani sacri. Gli Yamabushi si bagnano alle cascate piu' famose: quella di Nachi nello "Yoshino Kumano National Park" che é anche la piu' alta del Giappone e quelle del monte Ontake, nella provincia di Nagano che é nel cuore delle "Alpi giapponesi". Questi asceti di montagna hanno inventato strane preghiere che assomigliano a delle performace artistiche e a delle "ginnastiche esoteriche" a contatto con gli elementi sacri della natura: terra, acqua, fuoco, aria e vuoto considerati "Kami" - veri dei. Gli yamabushi sono celebri in tutto il Giappone per la durezza dei loro traning ascetici: bagni di vento e di cascata conditi con diete spartane a base di piatti freddi e vegetariani. Da farsi nei mesi piu' freddi dell'anno e nelle ore gelide dell'alba.
Nell'isola d'Hokkaido - una Siberia nipponica - vivono gli ultimi Ainu. Pelosi e di pelle chiara disprezzano i "giapponesi", glabri e "gialli". Amano invece i fratelli indiani d'Alasca, gli Eskimo, i Sami. Considerati "selvaggi" e "stranieri" nello stesso Giappone, gli Ainu sono stati decimati da secoli genocidio e oggi, unici veri "poveri" nel ricchissimo Giappone, vivono in una condizione pietosa di indigenza e discriminazione. Per resistere all'acculturazione e rinforzarsi insegnano ai loro "orsacchiotti" - ai piccoli della tribu' - l'antica via dell' " ainuità ". Per questo hanno inventato una "scuola di selvaggità" che si è voluta in mezzo alle foreste di betulle. La scuola é fatta di due o tre capanne di paglia che riproducono un piccolo villaggio antico - il khotan. Qui si cerca di vivere un po' all'antica immergendosi nell' "Ainu Puri" - il bel modo di vivere selvaggio. Si va a pesca di salmoni, si raccoglie frutta e verdura selvatica e di notte si danza, vicino al fuoco, col ritmo scandito magari dai vecchi "tusu-guru" - gli sciamani. Alla fine di questa "vacanza" ci si prepara alla scalata del monte sacro con un bel "il bagno di sudore". Si edifica una piccola tenda tempio che simboleggia il corpo della Madre Terra che al centro ha il suo "sesso" fatto di pietre roventi. Lo sciamano suona il suo tamburo e getta acqua gelida di torrente sulle pietre incandescenti. Si crea così vapore bollente che scotta i corpi nudi. Dopo un po' tutti gridano e piangono, e c'è anche chi prega e entra in trance.
Il Watsu - Water Shiatsu - é un "viaggio" nel tepore delle acque termali per ritrovare benessere e relax. Un galleggiamento sensitivo a pelo d'acqua che riunisce i benefici del massaggio shiatsu a quelli di un buon bagno termale. Il watsu é anche meditazione, un "ascolto" dell'altro che affina la comunicazione tra esseri umani. Una poesia d'acqua che libera anima e corpo. Fluttuando ci si muove come alghe, come cavallucci marini, come nuvole. Ci si espande come goccie d'acqua esprimendo movimenti idraulici, sensuali, femminili, armoniosi. Il watsu si pratica in coppia: chi " dà " sostiene il suo partner nella "culla" delle braccia e chi riceve avrà il "difficile" compito di abbandonarsi fiducioso all'abbraccio acquatico. Inventore del watsu é Harold Dull, un famoso poeta della beat generation che oggi é diventato uno tra i piu' creativi "acquacultori" del mondo. Vive e lavora ad Harbin Hot Spring, un villaggio termale fatto di casette di legno, piscine d'acqua calda, sale di massaggio e sauna. Con annesso un albergo spartano che puo' ospitare piu' di cento ospiti e un ottimo ristorante vegetariano. Harbin é cresciuto vicino alle terme e in mezzo a una bella foresta a soli duecento chilometri da San Francisco. Per arrivarci si dovrà attraversare la "Napa Valley" con i suoi vigneti famosi e le sue cantine lussuose che distillano il piu' buon vino d'America. E dopo aver attraversato la cittadina di Middlepoint si sale in montagna.Tra questi boschi gli indiani "Lake Miwok" pellegrinavano alla ricerca delle sacre fonti di Harbin dove zampillano da spettacolari geysers acque caldissime e medicinali, ricche di ferro, zolfo e magnesio. I nativi le veneravano come un "sangue della terra". Per loro sono "acque madri" originate dall'ebollizione di un antico oceano sprofondato nel cuore della terra. Dai "bianchi" e dai cercatori d'oro furono riscoperte nella metà dell'ottocento e finalmente nel 1870 qui fu inaugurato il primo istituto termale americano.
Harbin si é trasformato in un centro di riabilitazione, in un villaggio vacanza. Poi in una comune di Hippies e oggi finalmente in uno splendido centro di idee sul benessere e sul bodywork acquatico. Si vive nella natura selvaggia circondati dagli animali. Cervi, scoiattoli, volpi e una varietà incredibile di uccelli si confondono a schiere di nudisti abbronzati che si crogiolano all'aria aperta. Nelle notti di luna piena e durante i solstizi e gli equinozi si celebrano riti acquatici e performance salutiste dove si mischiano fitness e meditazione, watsu e woga - yoga in acqua - a tanta gioia e creatività.
La festa del bagno delle donne del Nepal
Alla fine del monsone - tra agosto e settembre - quando i cieli si tingono d'azzurro e le notti scintilano di stelle - si celebra in Nepal la festa del "Teji". E' un rito millenario che consacra la fertilità e la magia femminile con danze e bagni rituali. Una folla di donne vestite a festa, con i sari rossi bordati d'oro che svelano corpi belli, unti e profumati, si ritrova al tempio di Pashupatinath, sulle rive del Bagmati. Finalmente sole, senza padri e mariti tiranni, danzano notte e giorno con gran ardore attorno al lingam d'oro del dio Shiva. Un Dionisio nepalese, godereccio e creativo, il cui fallo ardente é simbolo dell'energia creativa della vita. Il Teji é un carnevale, un'orgia, un tempo da dedicare agli ozii, ai piaceri e alle trasgressioni. Nei tre giorni di festa le donne si ubriacano e si scelgono liberamente un amante per celebrare la piu' bella preghiera del mondo: una notte d'amore.
Il Teji é la festa del bagno che si fa nel Bagmati, il fiume sacro che nasce dai ghiacci dell'Himalaya e muore nel Gange. Ad ogni alba di festa ci si immerge nel fiume. Le donne si spogliano del sari e del "cholo" - il corpetto di velluto - per indossare l'ampio camicione da bagno e si tuffano nell'acqua ghiacciata. Con un'argilla medicinale ci si dovrà frizionare per ben 360 volte - é un numero di buon auspicio - viso, petto, ventre e i sette chakra. Dopo questa cura ci si sottopone a un battesimo rigenerante. A turno le donne si versano in testa l'acqua del fiume, carica di prana, che viene filtrata attraverso un colino riempito con l'erba magica chiamata "Daitwan". Le donne piu' belle, lucide d'acqua e di olio, assomigliano a dee tantriche e a sirene. I loro corpi scuri, pieni e nudi sono angelicati dall'acqua sacra. Spuntano dalle acque di fiume con auree luminescenti, grondanti liquidi amniotici, medicinali. Le donne si trasformano così in vere "dakini" - vere dee. Belle, uniche. Regali preziosi della vita. Nulla farebbe il potente dio Krisna senza la sua bella Rada, e il terrribile Yama senza la sua divina Yami. E ogni uomo senza quel manto di dolcezze e di vera poesia che ci regala la donna.
A cura di Italo Bertolasi
L'uomo ama e teme il fuoco. Prometeo, eroe civilizzatore e primo sciamano é un "ladro di fuoco": lo ruba a Zeus, despota e padrone del fuoco, per conquistare la libertà. In Cina i santi taoisti riscaldavano i forni alchemici col fuoco dei vulcani. In Giappone ancor oggi si scalano vulcani per fare lo "yoga del fuoco": immersioni in laghetti termali d'acqua bollente, passeggiate sulle braci ardenti o su sentieri esposti ai vapori bollenti dei crateri.
In mezzo alla terra c'é un cuore incandescente: una specie di stella pulsante e incandescente compressa dalla crosta terrestre. La litosfera - la "buccia terrestre" é formata da una dozzina di zolle che galleggiano sul magma incandescente creando enormi quantità di gas che con la loro pressione modellano la "crosta" e la forma della terra. Dalle fratture della litosfera si sprigionano eruzioni di lava, polveri e gas incandescenti. I vulcani non sono sparsi a caso, ma si allineano lungo "anelli di fuoco" - come quello circumpacifico - o lungo le "rift valley" sottomarine. Sulla terra si contano piu' di 500 vulcani attivi mentre mille altri "vivono" sul fondo marino.
Quattro secoli fa Severinus, un geologo fanatico dei vulcani, consigliava di "bruciare i libri, infilarsi scarpe adatte per scalare i vulcani e viaggiare per il mondo". L'esplorazione sistematica dei vulcani inizia solo nel Settecento con i fortunati viaggi di Cook alle Hawaii e con i vagabondaggi di Deodat de Dolomieu. E agli inizi dell'Ottocento nasce il " turismo vulcanico " con la proposta di escursioni sul Vesuvio e sull'Etna.
Oggi anche i camminatori ecologisti hanno riscoperto il pellegrinaggio ai vulcani. Vicino alle "vulve incandescenti" della terra riscopriamo il calore sacro che nutre il mondo. Un caos infuocato che accende pensieri di infinità.
Viaggio verso i più bei vulcani della terra
Fuji-San (Giappone). Con i suoi 3776 metri é il monte piu' alto e piu' sacro dell'intero Giappone. Il cratere della cima é immenso: cento metri di profondità per settecento di perimetro. Il Fuji oggi é inattivo - l'ultima eruzione é avvenuta nel lontano 1707 - ma per "yamabushi" (i monaci delle Alpi giapponesi) e migliaia di pellegrini che ogni anno salgono ai suoi crateri é pur sempre la reggia di "Kamui Fuchi", gran dea del fuoco. Chi sale il sacro vulcano penetra nel ventre molle e gravido di "Sengen", Grande Madre che incarna la forza fecondante della vita. Nelle grotte calde e umide del Fuji si rinchiudevano per sempre i "Miira" per una purificazione estrema che era un vero suicidio rituale. Prima si "liberavano" dal sonno, poi dalla sete e dalla fame, dalle passioni e dalle preocCupazioni per concludere la vita con una sepoltura a morte nel ventre del vulcano.
La salita del Fuji é faticosa: si parte di notte, meglio in un giorno di luna piena, per arrivare in cima del vulcano all'alba. Qui si potrà venerare il sole nascente con una preghiera cannibalesca: col corpo "aperto" si mangia l'energia del sole nascente e gli altri nutrimenti delle vette.
Gunung Agung (Bali). Nel cuore di Bali e a tremila metri d'altezza ci sono le bocche di fuoco del Gunung Agung. Ombelico del mondo e trono di Mahadeva, creatore dell'universo e dio del fuoco. Il vulcano é un cono nerissimo a pareti ripide con un'attività esplosiva periodica e devastante. E' un "sorvegliato speciale" che si erge minaccioso da una fitta foresta tropicale che protegge il tempio di Basakih dove si festeggia l' "Eka dasa Rudra". Una festa pantagruelica ed esorcistica in onore di Rudra, l'aspetto terrifico e distruttivo del dio Shiva. Shiva Pahupati, dio degli animali e della natura selvaggia é un maestro di serenità ma la sua collera puo' ogni tanto provocare disastrose eruzioni.
La scalata verso le bocche di fuoco é stata una delle piu' faticose della mia vita. Prima di salire si fa l'offerta rituale di fiori ai tre templi di Basakih dedicati a Brahma - il Creatore - a Shiva - il Distruttore - e a Vishnu - il Conservatore della vita sulla terra. Meglio arrampicarsi piu' "nudi" possibile: niente pesi in spalla ma anche niente soldi, catenelle d'oro e scarpe di cuoio, oggetti " impuri ". Il tratto iniziale é insidioso: é un labirinto di sentieri da pastori che si sperdone nella giungla. La scalata é estenuante. Si sale lungo i sentieri naturali scavati dalle pioggie e dalla lava. In cima si cammina su una lama di roccia, a piedi nudi - la terra é santissima - per raggiungere una cengia sospesa nel vuoto con sotto un panorama mozzafiato.
Stromboli. Con i suoi 200.000 anni d'età é il piu' giovane vulcano d'Italia. E' una piramide di lava conficcata nel mare, con la punta infuocata che svetta in cielo. L'attività dello Stromboli é iniziata 2500 anni fà ed é caratterizzata da esplosioni perpetue intervallate tra loro di 10-20 minuti. A intervalli decennali le bocche possono esplodere in modo violento, procurando terremoti e colate che scendono a mare lungo la "sciara del fuoco" senza pericoli per le popolazioni dell'isola.
Il sentiero piu' bello é quello "alternativo" riattivato dai volontari di "Lega Ambiente" qualche anno fa. Da Ginostra si attarversa la macchia selvaggia del " Timpuni d'u Fuocu" per raggiungere "Punta d'u Corvu". Qui si ammira la "Sciara d'u Focu". Poi si sale lungo il "Sentiero dei Capperai" e dopo tre o quattro ore di marcia si raggiunge il "pizzo" del vulcano che domina i crateri. Di notte lo spettacolo é straodinario: i lapilli incandescenti sfavillano nel buio e ricadono come piccole comete nei camini incandescenti. Si ridiscende poi dal lato Nord - Est "pattinando" lungo scivoli di sabbia lavica per finire nel mare azzurro di Scari.
In Giappone il rito dell'attraversamento delle braci ardenti si chiama "hiwatari". Lo si fa in primavera ai piedi dei monti sacri. Si fa la "danza" sul fuoco che é "domato" dalla magia degli yamabushi, gli asceti dei monti giapponesi. Nella santa notte della luna nuova di febbraio in India si festeggia Shiva. Nei villaggi del Kerala gli yogi cantano, danzano e si scottano con torce roventi il petto per dimostrare la signoria sul fuoco. All'alba attraversano un letto di braci ardenti mentre altri coraggiosi si gettano addosso brodi bollenti conditi di "masala".
Anche in Europa si continua a camminare sul fuoco. In Grecia, nei villaggi di S. Elena e Langhadhà, si ripete ogni anno il rito della "pirobazia" (dal greco pyr = fuoco e bainein = passeggiare) in onore di S. Costantino. Si ricorda l'incendio che distrusse nel 1257 il santuario del santo. Nella notte tragica si udivano le grida lancinanti provenienti dalle fiamme e dalle icone miracolose di S. Costantino e di sua madre S. Elena che "parlavano" e "piangevano". Da allora gli Anasteneridi - i "sospiratori" - attraversano ogni anno le braci ardenti per ricordare quel miracolo.
La camminata sul fuoco é oggi usata come rito di iniziazione. Si affronta il terrore del fuoco per vivere con la determinazione di un samurai. E' usata nei training di formazione consigliati dall'americano Kurt Schweighardt ai managers. Ricerche scientifiche sul sistema PNEI - Psico Neuro Endocrino Immunologico - hanno dimostrato che la "danza del fuoco" stimola l'organismo intero: timo, milza, sistema linfatico e immunitario.
Il viaggio dell'aria e del vuoto
A cura di Italo Bertolasi
Musashi, poeta e calligrafo giapponese, maestro di kendo e gran forgiatore di spade nel suo bel "Libro dei cinque anelli" ci avvisa: " Ku - il vuoto - é l'elemento piu' sacro e invisibile. Il vuoto é il nulla.E' il sacro che appare.Praticando la forma si puo' percepire il vuoto".
Il viaggio è un percorso di autoguarigione che via via ci affina e ci trasforma. Con "corpi nudi e sensibili" si attraversano gli elementi, Si cammina e si "danza" sulla terra per immergersi nelle acque purificanti e medicinali. Ci si riscalda al calore del sole o si fa uno "yoga del fuoco" con i riti della pirobazia.E finalmente in cima ai monti "sacri", come veri "angeli d'aria", si potrà danzare stimolati dai venti. Gli orientali considerano il vuoto come quinto elemento che si puo' esperenziare con strani alpinismi alla rovescia dove si affronta la paura degli abissi e dei "salti nel vuoto".
In un manoscritto medioevale, Il Vangelo esseno della pace, si invita il buon viandante ad abbondonare la corruzione delle città per ricercare l'aria pura dei boschi e delle montagne: "Li' troverete l'angelo dell'aria. Levatevi le scarpe, liberatevi dei vostri abiti e lasciate che l'angelo dell'aria abbracci tutto il vostro corpo. Poi respirate profondamente affinché l'angelo dell'aria allontani ogni impurità". L'aria, sorella del vento, da sempre é venerata come "respiro della terra". Eterea e trasparente come cristallo ha ispirato sogni di volo, musiche angeliche e viaggi a "gonfie vele" verso mari lontani. Nell'ottocento nasce l'alpinismo, la moda dei trekking nella natura e delle cure metereologiche. Rikli, un naturopata svizzero, aveva inventato bagni di sole e di vento per assorbire i nutrimenti dell'aria. L'aria impalpabile é ricca di ossigeno, di gas rari come l'idrogeno, l'ozono, l'argon e ancora di anidride carbonica, polveri cosmiche, pollini. Rikli osservo' ancora che il vento era il segnale di un riequilibrio atmosferico e che la sua "forza" poteva influenzare i nostri comportamenti quotidiani. Fanatico del dolce camminare consigliava di passeggiare nei boschi per qualche minuto "nudi e con passo di montagna" aumentando l'esposizione all'aria di cinque minuti al giorno. Bagni d'aria e di vento si praticano in ogni parte del mondo: oltre a essere un rito salutista sono anche un "viaggio nell'aria" e una specie di "yoga delle vette".
In Giappone i monaci delle montagne sostengono che il vento divino - Kaze no Kami - sia anche "maestro di danza". Nelle danze sacre - i "kagura" - ci si abbandona a un vento fantastico che si intravede con un "terzo occhio" sovrasensibile. La danza allora assomiglia al volo di un gabbiano, al movimento delle foglie e delle nuvole sospinte dai venti. Il corpo assumerà forme polimorfe e disarticolate. Forme animali, erotiche. Forme sacre.
Kazuo Ohno ha inventato il "Butoh" - la danza del buio e del mistero - che insegna a sciogliere il corpo in una metamorfosi sacra. Si danza nella natura: nell'acqua e nel fango delle risaie, sospinti dal vento e dalla fantasia. L'aria e il vento ci insegnano l'arte dell'abbandono fiducioso. In Cina i monaci taoisti nel "canto" dei venti sentono risuonare la "voce di Dio" che é il "Ki" cosmico. In India gli yogi hanno inventato uno yoga respiratorio - il pranayama - che é una specie di pranzo di aria pura. "Prana" é aria ma anche forza che si puo' accumulare controllando il ritmo respiratorio: si fanno vigorose inalazioni ed esalazioni con pratiche di ritenzione del respiro chiamate "Kuhmbara".
Si procura così calma mentale e si risveglia la famosa Kundalini, l'energia sessuale. Si consiglia di praticare questa ginastica del respiro in alta montagna o vicino al mare dove il prana é piu' forte. Con il "pranayama" il corpo in breve tempo ringiovanisce, riacquistando agilità e "lucentezza". Si inala energia cosmica e si esalano impurezze. Con l'aria marcia si "esala" anche il Sé individuale per immergersi nel Sé universale. I sufi - i mistici dell'Islam della passione e della pace - viaggiano sospinti dal vento del deserto e danzano il "dhamal" che li trascina coi "piedi che ballano sulle nuvole", sempre più in alto. Le loro giravolte che mimano i movimenti del sole e delle stelle li trasformano in veri angeli che spiccano il volo per raggiungere Allah - Dio.
La "sfinge" di Zermatt. (Svizzera)
Le Alpi nascono 90 milioni di anni fa dalla collisione di due continenti: la placca tettonica africana che "slitta" per un tempo lunghissimo fatto di milioni di anni lungo la placca europea. Un'enorme pressione ha corrugato così la crosta della terra creando uno dei piu' bei paesaggi della Terra.
Il Cervino é il gioiello delle Alpi: una piramide perfetta che svetta in mezzo a un deserto di ghiacci eterni. E' chiamata la "sfinge di Zermatt" per l'aria di mistero che irradia. Dopo un secolo di tentativi drammatici, e solo nel 1865 quando tutte le altre vette intorno erano già state conquistate, fu finalmente "vinto" il Cervino. Da Whymper, l' "eroe di Zermatt"; un illustratore inglese fanatico dei paesaggi alpini che divento' famoso per la tragica scalata che costo' la vita a quattro compagni di cordata e che causo' uno scandalo internazionale sul neonato alpinismo.
La zona che circonda questo nostro monte sacro conta altre ventotto cime alte quattromila metri e piu', un deserto d'alta montagna fatto di ghiacciai eterni, distese di prati e di boschi sempreverdi. Piu' una rete di sentieri che si allunga per trenta chilometri attraversa "giardini alpini" di genziane, anemoni e gigli martagoni che sbocciano tra i larici. E' il regno delle marmotte, dei camosci e degli stambecchi. Piu' di un quarto dell'intera Svizzera é ricoperta da foreste - vero "oro verde" - che creano un microclima temperato e difendono i terreni dall'erosione. Ai piedi del Cervino piove poco e i boschi che lo circondano sono "serbatoi d'acqua" e di umidità. Sui pratoni della "Riffelalp" alita tutta l'anno un bel venticello e si puo' certamente passeggiare e danzare come ci consiglia Rolando Toro, antropologo e psicologo cileno che ha inventato il "sistema Biodanza". Per lui la danza del vento "dona fluidità, leggerezza e grazia e ci apre a sensazioni di ascensione, fantasia, volo e libertà. Potete improvvisarla quando siete in vacanza. In montagna o in riva al mare. Meglio farla a piedi nudi e in angolini tranquilli e selvaggi. Al mattino il vento stimolerà il sistema nervoso e con la danza si farà un bel pieno di vitalità. A mezzogiorno la danza sarà piu' dinamica e voi vi sentirete piu' centrati, piu' caldi, piu' vivi. Se la eseguirete al crepuscolo o di notte vi muoverete piu' lentamente. In stati di vera meditazione."
Per danzare con il vento si dovrà ancora una volta potenziare l'ascolto del ritmo e del "respiro della terra", abbandonandosi con sensibilità e creatività ai dondolamenti e a tutti gli altri movimenti autogeni che ben presto ci trascineranno in una vera danza dell'aria. Elegante e sensuale.
Piu' spettacolare e pericoloso é invece l' "alpinismo alla rovescia" proposto dagli yamabushi a tutti i pellegrini che per la prima volta scalano il monte Omine San. Un collinone verdissimo all'interno delle terre sante di Yoshino, predilette dai "Kami" - gli dei. Vicini alla vetta si é appesi a testa in giu' sopra uno spaventoso precipizio, sostenuti solo da una fune che ci sostiene sotto le braccia. Le mani saranno congiunte in posizione di preghiera. Si penzolerà così nel vuoto affidandosi con fiducia alle mani esperte e nerborute del monaco alpinista che manovra la fune. E' un viaggio alla rovescia: con la testa rivolta al centro della terra, la mente si puo' concentrare finalmente su sé stessa. Allora si puo' spalancare una finestra sugli oscuri e misteriosi baratri dell'anima.
"Nel silenzio del vuoto s'innalza lo spirito immortale". I monaci che vivono nei templi sospesi tra rocce e baratri del monte Wudang Shan ad ogni alba bruciano un po' d'incenso in un braciere che si raggiunge camminando con passo spedito e leggero su una trave a forma di drago che svetta nel vuoto. E quando il bastoncino é consumato si suona qualche colpo di gong.
Vi invitiamo a viaggiare in compagnia di artisti, terapeuti e sciamani. In trekking o in pellegrinaggio. Per isolarci in angoli incontaminati della natura a meditare e a rilassarsi. Viaggeremo con un'autentica voglia d'esplorare il mondo e di conoscere gli altri. Per arricchirci culturalmente ma anche per tonificarci e curarci vicino ai vulcani, ai deserti e agli oceani. Attratti dall'incontro "transculturale" con altri popoli e altre civiltà. Vi proponiamo di salire con noi in cima ai monti sacri del Giappone guidati dagli Yamabushi o di vagabondare per gli eden alpestri cinesi con i Taoshi, praticando il "Qi Gong" della natura. O di ritornare ancora una volta tra gli sciamani del Nepal, maestri del "Viaggio" e custodi dei silenzi e dei misteri dell'Himalaya.
L'arte del viaggio ci avvicinerà così ai patriarchi dell'umanità: le minoranze etniche e i popoli indigeni che vivono a contatto della natura selvaggia. Saremo ospiti discreti negli angoli più belli del mondo. In foreste e villaggi che sono casa d'altri. Impareremo allora a muoverci in punta di piedi. Curiosi ed educati. Prendendoci cura degli altri e dell'ambiente antico e selvaggio che ci circonda.
Fin dall'antichità si scoprirono le qualità terapeutiche dell'argilla: con le terre di Lemnos curavano già Avicenna e Ippocrate. E nell'ottocento ci si curava con i "bagni di fango" suggeriti dall'abate Kneipp. Mahatama Gandhi usava l'argilla come vera panacea nella sua clinica di Uruli Kancha.
Arnold Rikli, naturopata svizzero vissuto un secolo fa, insegnava la pratica dell'igienismo fatta di nudismo e vegetarianismo che riportano l'uomo "intossicato di civiltà" a contatto della terra, vera medicina di prevenzione e cura delle malattie del corpo e della psiche. Rikli aveva scoperto che la pelle non era un semplice "vestito" del corpo ma un'organo intelligente e vitale. Per stimolarlo consigliava di camminare nei boschi "nudi in libertà" facendo salutari bagni d'aria e di sole.
La terra non é sporca. E' la "casa" di tutti gli organismi viventi e dei microorganismi che trasformano i rifiuti organici in sostanze nutritive e vitali. Il fango - acqua e terra - é la "carne" di tutte le creature. I bagni di fango e d'argilla - gioco di bimbi ma anche cure termali - ci immergono in una terra madre, calda, soffice e sensuale. Le sedute di "fangoterapia" comprendono: applicazioni di fango, bagni caldi, momenti di relax per compensare le reazioni dell'organismo e un buon massaggio finale.
I piedi sono un'opera d'arte e un tesoro da conservare con cura. Per chi pratica l'arte del viaggio il piede "intelligente" é una pecie di cervello che riconosce i sentieri maestri. Per sensibilizzarlo si può camminare a piedi nudi e a occhi chiusi esplorando le ruvidezze del terreno. Per rinforzarlo si può saltellare sui sassi di fiume - é una meditazione zen - o passeggiare sulla rive del mare immergendo il piede nella spuma del mare, o appoggiandolo sulla sabbia, sui sassi arroventati dal sole e poi di nuovo nell'acqua di mare. I nostri piedi-cervello desiderano carezze, massaggi, attenzioni.
Per Luigi Costacurta, naturopata veneto, l'acqua migliore é quella "viva di sorgente che scorre nei ruscelli e montagna, lungo i pendii di montagna". Arricchita di sostanze organiche e inorganiche, di "prana" e di magnetismi atmosferici e cosmici. Il bagno di ruscello, consigliato da Costacurta, attiva un processo antiflogistico - che decongestiona e disinfiamma - regola l'irrorazione del sangue in tutto il corpo con la "vasocostrizione e vasodilatazione" e coinvolge il processo di "osmosi", quella funzione che regola l'interscambio umorale delle sostanze contenute nel nostro organismo.
I nuovi acquanauti hano riscoperto il potere delle acque calde e termali: gli "ecologi della nascita" propongono alle future mamme ginnastiche e massaggi prenatali e il parto in acqua per "curare la ferita della separazione". In America si è inventata una "psicanalisi subacquea": ci si immerge sott'acqua per ritrovarci nella piacevolissima notte uterina e amniotica della nostra concezione. Il Watsu - galleggiamento rilassante e massaggio in acqua inventati da Harold Dull - ci invita ad approfondire una comunicazione umana fatta d'acqua, d'ascolto e di mistero. Coraggiosa, "nuda", sensuale, spirituale.
La "danza del respiro nell'acqua": é il movimento autogeno, armonioso e rivitalizzante espresso dal corpo che respira e dondola liberamente nell'acqua. Ci si mette in una piscina termale - l'acqua dovrà essere a 35° - con le gambe flesse, i piedi radicati sul fondo, le spalle e il collo rilassati. Poi si respira profondamente per tre volte a occhi chiusi. Alla fine di ogni espirazione si esplora e si osserva quello che può apparire al "fondo del respiro". Il corpo si immerge naturalmente dopo ogni espirazione per riemergere un po' ad ogni inspirazione. Questo sali e scendi controllato dal respiro é una "danza" primordiale: la danza sacra del respiro nell'acqua.
Ci spiega Luigi Costacurta: " la luce solare é un complesso di energie luminiche, caloriche, attiniche, chimiche, elettriche e magnetiche originate dalla "pila solare" che attraversano l'atmosfera per giungere a noi in forma di radiazioni di luce e calore. Il calore é prodotto dai raggi infrarossi di onda lunga e gli effetti chimici sono prodotti dai raggi gamma di onda corta. Tra questi ci sono i raggi ultravioletti. I raggi luminosi forniscono energia alle cellule nervose e i raggi chimici partecipano al processo del metabolismo e svolgono una potente azione battericida".
Il bagno di luce é un potente rimedio ricostituente: si fa esponendo il corpo nudo all'ombra di un albero meglio nelle giornate limpide e senza vento. Il bagno integrale di sole - secondo Costacurta - va fatto osservando dei tempi di sicurezza: nei primi tre giorni si prenderà il sole per cinque minuti - al mattino e al tramonto - nei tre giorni successivi si aumenterà il tempo d'esposizione di 5 minuti. Per arrivare alla fine a godersi il sole diretto per un'ora intera. I bagni di sole praticati in montagna o al mare sono i migliori.
Bagno di calore e "tempio del sudore"
La sauna si fa "sfruttando" il potere di tutti gli elementi: si usa il fuoco per arroventare la pietra su cui "frigge" acqua gelida che crea "vapori ardenti" per il nostro "bagno di sudore". Dopo il calore della sauna si può fare un bagno d'aria o in tuffo in un laghetto ghiacciato. E dopo un bel té caldo ci si può godere un bel massaggio.
Si rinforza così il sistema immunitario e si fa un allenamento del nostro sistema termoregolatore che é solitamente depresso dalla vita di città.
Il libro dell'aria e del vuoto
In Oriente si crede che la respirazione é "fiato divino" che può diventare uno strumento di guarigione e di evoluzione spirituale. Il termine indiano "prana" - che può essere tradotto come aria vitale - ha anche il significato di energia luminosa. Respirando a pieni polmoni e ad occhi chiusi si può percepire il "canto del corpo che vive" e l'energia vitale che ci appare come un flusso fosforescente. La consapevolezza del nostro respiro é una vera meditazione che può produrre un profondo senso di pace e di "illuminazione".
Per vivere ognuno di noi ha bisogno di 200 -250 cm. cubi di aria al minuto. L'aria è un "alimento" vitale. L'aria pura é ricca non solo di ossigeno ma anche di anidride carbonica, di ozono e di altri gas rari. L'ozono é un disinfettante e un antibatterico naturale. Quindi respirare a pieni polmoni in un bosco o farsi accarezzare dai venti marini è il modo migliore per assicurarsi un pieno di energia e di benessere.
La "respirazione dei sette chakra"
E' una pratica di sensibilizzazione corporea che consiste nel far entrare il "respiro della terra" nei sette centri vitali che in India si chiamano chakra. Queste "porte" dell'energia sono nel perineo, nei genitali, nel plesso solare, nel cuore, nella gola, nel "terzo occhio" e sulla sommità della testa. Con le gambe piegate e il corpo rilassato si inizia a respirare col chakra più basso, accompagnati dal suono del tamburo. Si sposta poi l'attenzione sui chakra più alti. Ad ogni chakra corrisponde un suono, un colore e un elemento. La meditazione del respiro é un viaggio nel nostro corpo che ci aiuta a individuare e a "sciogliere" i blocchi energetici, restituendoci armonia e fluidità.