PSICOTERAPIE, ARTE TERAPIA

E PSICHIATRIA TRANSPERSONALE


Questo campo tratta delle tecniche di guarigione della mente.

 

Questo campo è suddiviso nei seguenti capitoli:

  1. INTRODUZIONE: LE VIE DELLA PSICOTERAPIA

  2. LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE

  3. PSICOTERAPIE

  4. IPNOSI, REGRESSIONI

  5. PSICOSOMATICA

  6. MUSICOTERAPIA

  7. ARTE TERAPIA - COMICOTERAPIA - PSICODRAMMA - DANZATERAPIA 

  8. PSICHIATRIA TRANSPERSONALE

     


     

INTRODUZIONE

 

LE VIE DELLA PSICOTERAPIA

di Enrico Cheli

 Oggi si parla assai spesso di psicologia, ma si ignora che non vi è una sola psicologia, bensì molte, anche assai diverse tra loro. Nel suo significato originale, il termine "psicologia" deriva dal greco psiche (anima) e dovrebbe voler dire quindi "scienza dell'anima", o per lo meno dell'interiorità; dico dovrebbe perché di fatto la psicologia accademica occidentale ha abbandonato, a partire dagli inizi del XX secolo, questo elevato compito, per rivolgere la sua attenzione all'agire esteriore dell'uomo, divenendo in tutto e per tutto una scienza del comportamento. Vari sono i motivi di questo cambiamento di rotta, ma principalmente il desiderio di imitare il metodo delle scienze fisiche, il che richiedeva un oggetto di studio visibile e misurabile oggettivamente - il comportamento esteriore, appunto. L'anima, l'interiorità, la coscienza non si possono osservare direttamente, non si prestano ad una indagine oggettiva, ed allora sono state semplicemente eliminate. Salvo alcune marginali eccezioni, la psicologia accademica, scientifica, è arrivata fino ad oggi seguendo le suddette linee di ricerca e di metodo, ed ha quindi poco o nulla da dirci di interessante circa i temi affrontati in questo libro. Fortunatamente, mentre nei laboratori delle università l'anima e l'interiorità venivano messe da parte, si sviluppava ad opera di alcuni studiosi e terapeuti privati una psicologia parallela che si manteneva in buona misura fedele al suo nome. Basata all'inizio principalmente sul metodo psicanalitico messo a punto da Sigmund Freud, la psicologia del profondo è poi cresciuta grazie al lavoro di altri terapeuti, ramificandosi in varie direzioni, alcune sostanzialmente fedeli ai presupposti freudiani, altre invece alquanto innovative, pur mantenendo comunque identità di vedute circa alcuni concetti base. Caratteristica comune a tali psicologie, l'essersi focalizzate sulla sofferenza psichica, sulla sfera della patologia, con intenti di conoscenza applicata, di volontà di comprendere per curare. Freud era medico e così molti suoi successori, e pure in seguito, quando anche non medici si sono inoltrati in questo campo, rimaneva comunque l'intento terapeutico. Ecco perché oggi, più che col termine "psicologie", ci si riferisce a tali contributi con quello di "psicoterapie".

Naturalmente, l'aver indagato essenzialmente la sfera delle patologie ha posto alcuni limiti a questi pur interessantissimi contributi, che poco o niente sanno dirci riguardo agli stati superiori di coscienza, alla realizzazione interiore, alle problematiche esistenziali, metafisiche e spirituali. Vi sono tuttavia alcune parziali eccezioni nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung, nella psicosintesi di Roberto Assagioli e nella psicologia umanistica di Abraham Maslow, Rollo May e altri. Tuttavia, è solo in tempi recenti, grazie alla psicologia transpersonale, che le suddette problematiche sono divenute oggetto centrale di studio. Pur traendo ispirazione dal lavoro di vari autori occidentali (quali i già citati Jung, Assagioli, Maslow) questa nuova psicologia si caratterizza principalmente per il suo rivolgersi ad oriente - alle scienze ed ai metodi sulla coscienza che da millenni permeano gran parte della cultura e del misticismo orientali - e più in generale a tutte quelle culture che, con vari approcci, si sono dedicate alla esplorazione degli stati di coscienza. Applicando un efficace metodo comparativo, la psicologia transpersonale ha potuto far dialogare approcci apparentemente assai diversi quali il buddhismo, l'induismo, i vari metodi yoga, lo sciamanesimo, l'esoterismo, il misticismo cristiano e non, fino agli esperimenti sulle sostanze psicotrope e psichedeliche. Sono così emersi interessanti punti di collegamento tra i vari approcci evidenziando che, al di là di differenze culturali tra l'uno e l'altro, esiste un substrato comune, un nucleo di conoscenze universali da cui poter ricavare una sorta di "mappa della coscienza" valida sia per gli stati patologici che per quelli normali o supernormali.

Fatta questa doverosa premessa, cerchiamo di capire in che misura e modi le psicoterapie possono aiutarci a conseguire gli obiettivi illustrati in precedenza, cioè: a conoscere noi stessi, a ripulirci da condizionamenti e blocchi, ad armonizzare le varie dimensioni del nostro essere e a sviluppare il nostro potenziale, realizzandoci sempre di più come individui.

Diciamo subito che la via delle psicoterapie è assai utile per alcuni dei suddetti obiettivi e meno o per niente utile per altri: pertanto non va vista come l'unica via ma come una via, percorrendo la quale possiamo trovare alcune delle tessere del mosaico, mentre per le altre tessere occorreranno vie diverse, quali ad es: la meditazione, la respirazione, le tecniche di movimento consapevole o altro ancora, come meglio vedremo nei paragrafi seguenti. Inoltre, come abbiamo accennato, le psicoterapie non sono tutte uguali e, a seconda delle problematiche e anche delle caratteristiche dell'individuo, un determinato approccio può risultare più appropriato di un altro. Non sarà possibile, in questa sede, dare indicazioni esaurienti su ciascun approccio che richiederebbe, anche solo per una sintesi, pagine e pagine; ci limiteremo quindi ad evidenziare le caratteristiche salienti dei principali approcci, raggruppandoli in funzione del loro orientamento metodologico. Otterremo così 4 raggruppamenti corrispondenti alle 4 dimensioni corpo - cuore - mente - spirito. Tale scelta ha una ben precisa motivazione, consistente nel fatto che, a seconda della porta d'accesso all'interiorità, cioè al fatto che un approccio si rivolga alla mente piuttosto che al corpo o allo spirito, cambiano le problematiche indagate e i risultati ottenibili, come meglio vedremo nei vari casi.

In questo capitolo non sarà possibile, purtroppo, inserire esercizi pratici, poiché la psicoterapia è una via che non prevede il "fai da te" e richiede sempre la presenza di un terapeuta qualificato. Ciò renderà inevitabilmente più astratta e teorica la trattazione, rispetto ad altre vie qui prese in considerazione, ma purtroppo non c'è alternativa.

 

1. Le psicoterapie ad orientamento mentale

Iniziamo dunque questa panoramica partendo dalle psicoterapie ad orientamento mentale, per rispetto alla psicoanalisi freudiana, la più nota e più anziana delle psicoterapie. Annoveriamo in questo raggruppamento anche le varianti psicanalitiche dei suoi allievi diretti e indiretti (Adler, Klein, Lacan etc.), la psicologia analitica di Jung (che però è riconducibile per certi aspetti anche al gruppo transpersonale), le ipnoterapie, la programmazione neuro linguistica, le terapie cognitive, per fare solo i nomi più noti.

Al di là delle differenze, tali terapie si basano principalmente sul dialogo e la parola, insomma sul livello verbale: interpretazione dei sogni, ricordi, libere associazioni, suggestioni verbali e simili. Questi strumenti sono assai utili per scavare in alcune parti dell'inconscio e per raggiungere una maggiore consapevolezza riguardo ad alcuni episodi della nostra infanzia e risolverli, operando una sorta di ristrutturazione cognitiva dell'individuo, vale a dire modificando il modo in cui egli vede e valuta se stesso e il mondo (ci colleghiamo qui a quanto detto al capitolo IV riguardo ai condizionamenti e più in generale alla visione del mondo).

E' un metodo consigliabile specialmente per le persone non particolarmente intellettuali e non avvezze ad esaminarsi e interrogarsi a fondo. Tramite questo genere di lavoro esse acquisiscono infatti un metodo e una disciplina che modificano il loro atteggiamento poco introspettivo potendo poi tradursi in autoanalisi, uno strumento continuativo che, come vedremo, è indispensabile nel percorso evolutivo di ogni individuo.

Per contro, basandosi quasi esclusivamente sulle parole, questi approcci non sono spesso in grado di accedere a certi tipi di problematiche, quali ad esempio determinati blocchi emozionali, formatisi non tanto a seguito di un ben preciso episodio traumatico, ma a causa del protrarsi di microtraumi o situazioni patogene, insomma una genesi goccia a goccia che si somatizza nel corpo. E ancora, poco accessibili risultano le problematiche legate a dinamiche relazionali con altre persone e quelle inerenti il trascendente, quali visioni mistiche, aspirazioni spirituali etc.

2. Le psicoterapie ad orientamento emozionale-relazionale

Tra queste psicoterapie, rivolte al livello cuore del nostro modello, annoveriamo lo psicodramma di Moreno e derivati, l'approccio empatico di Carl Rogers (in parte), la terapia della Gestalt di Fritz Pearls, il dialogo delle voci di Hal Stone e Sidra Stone, per citarne solo alcune. Pur utilizzando anche metodi verbali, tali psicoterapie si caratterizzano per il puntare direttamente ai blocchi emozionali con l'intento di farli affiorare e rivivere, attraverso tecniche basate sul sentire e sull'agire nel qui ed ora le proprie emozioni. La drammaturgia è uno degli strumenti base di molti di tali approcci: il paziente viene cioè invitato a recitare/improvvisare determinate situazioni reali o immaginarie, ad impersonare (da solo o con altri, se la terapia è di gruppo) i vari protagonisti di tali situazioni, a dare voce alle diverse parti di sé facendole dialogare tra loro, agendole come fosse un attore sul palcoscenico. Ciò permette di prendere consapevolezza diretta delle cause e della natura dei propri blocchi, che, nel riviverli, si sciolgono in una sorta di benefica catarsi. Obiettivo fondamentale di tali psicoterapie è ripristinare il corretto "contatto con le proprie esigenze ed emozioni" ed il fluire armonico delle stesse (link cap. sul sentire).

 

3. Le psicoterapie ad orientamento corporeo - energetico 

Passiamo ora alle psicoterapie ad orientamento corporeo, originatesi dal lavoro di Wilhelm Reich, uno degli allievi diretti di Freud, e sviluppatesi poi a cura di altri autori, non solo nella forma di metodi psicoterapeutici classici (come nel caso della analisi bioenergetica di Alexander Lowen) ma anche di metodi a prima vista più simili al massaggio o alla fisioterapia che non alla psicologia; metodi che, tuttavia, hanno dimostrato una notevole efficacia nel fare affiorare e sbloccare blocchi emozionali spesso talmente profondi da non essere accessibili né verbalmente né drammaturgicamente o empaticamente. Tra questi metodi di bodywork ricordiamo il Rolfing, l'integrazione posturale, la tecnica Alexander, il trager, tanto per citarne alcuni.

L'assunto di base di tutti questi metodi è che ogni blocco emozionale abbia un corrispettivo a livello corporeo, che può situarsi a livello muscolare (blocco o tensione cronica) a livello connettivale o ancora più a fondo, a livello scheletrico (disallineamenti vertebrali, abitudini posturali patologiche). Agendo sulle tensioni muscolari croniche (bioenergetica, massaggio) sul tessuto connettivo ( ) o sulla struttura scheletrica (rolfing, integrazione posturale etc.) con tecniche ed esercizi che a tutta prima ricordano più la ginnastica o il massaggio che la psicoterapia, si giunge a prendere coscienza dei propri blocchi, paure, rigidità e a rilasciarli intenzionalmente, liberando l'energia vitale rimasta per anni intrappolata lì.

Si tratta di una via particolarmente adatta per le persone molto mentali, per gli intellettuali che, di fronte ad un approccio verbale sanno spesso facilmente aggirare le mosse del terapeuta, barando inconsciamente e razionalizzando quanto emerso, mentre invece si trovano del tutto spiazzati di fronte ad un approccio rivolto al corpo che, a differenza della mente, non può né vuole barare.

 

4. Le psicoterapie ad orientamento umanistico e transpersonale

E veniamo adesso al quarto ed ultimo raggruppamento, collegato al livello spirituale del nostro modello. Ne fanno parte psicoterapie quali la psicosintesi di Roberto Assagioli, in parte la psicologia analitica di Carl Gustav Jung, la psicologia umanistica di Maslow, May, Laing ed altri e le psicoterapie transpersonali riconducibili ai lavori di numerosi autori tra i quali Buhler, Frankl, Grof, Koestler, Tart, Wilber, Weil.

Il punto in comune tra i suddetti approcci è l'attenzione per la coscienza e in particolare per gli stati di coscienza superiori, quelli che in oriente vengono definiti come Illuminazione, Satori, Samadhi, Nirvana e che in occidente sono descritti da termini quali: esperienze oceaniche (Freud), Peak Esperiences (Maslow), estasi mistica e via dicendo.

Il presupposto delle psicoterapie transpersonali è che oltre all'inconscio classico freudiano, sede della personalità, dei condizionamenti e pregiudizi mentali e dei blocchi emozionali esista anche un superconscio, o sé superiore, in cui risiede il nucleo più elevato e saggio dell'essere, che, libero dai confini della personalità individuale (da qui il termine transpersonale), può entrare in contatto con l'inconscio collettivo e finanche fondersi con l'intero cosmo.

Al di là del fatto che questo approccio è risultato assai utile per la comprensione e, in certa misura, la cura di alcune forme psicotiche gravi, le psicoterapie ad orientamento spirituale/transpersonale si rivolgono più alle persone cosiddette normali che non al trattamento di specifiche patologie.

 

5. La psicoterapia tra recupero dell’inconscio e ampliamento degli orizzonti 

Al di là di differenze teoriche e tecniche tra i vari orientamenti e scuole, possiamo dire che la psicoterapia si rivolge al recupero di dimensioni "nascoste" della vita umana: sofferenze, blocchi, convinzioni limitanti createsi a seguito di situazioni problematiche che l'individuo non è riuscito a superare e che pertanto hanno creato un blocco a qualche livello. Facendo affiorare questi aspetti inconsci e affrontandoli, si viene a riequilibrare lo stato globale dell'individuo. Come si è visto, le situazioni possono essere costituite da eventi episodici e traumatici oppure da esposizioni patologiche lievi ma prolungate, con effetto "goccia a goccia"; in entrambi i casi, è nel passato che va ricercata la causa e che va mirata la terapia.

Vi sono tuttavia anche alcune scuole psicoterapeutiche che lavorano sopratutto sul presente, ritenendo che gran parte dei problemi psicologici siano conseguenza non tanto di particolari eventi del passato e dei blocchi emozionali ad essi conseguenti, quanto della visuale ristretta, delle convinzioni limitate, delle concezioni del mondo eccessivamente povere e/o prevenute tramite cui l'individuo non solo ha affrontato tali eventi in passato ma continua tuttora a interpretarli ed affrontali. L'obiettivo chiave, in questa prospettiva, è quindi il modificare la percezione/interpretazione della realtà, il trasformare le credenze, i valori, i presupposti cognitivo-culturali che portano a visioni non sane della realtà e della propria identità e quindi a modalità di agire in essa inefficaci ed anzi spesso controproducenti. L'ipnoterapia elaborata da Milton Erickson, agisce appunto a partire dal livello cognitivo, tendendo essenzialmente ad ampliare la mappa della realtà del soggetto, a fargli prendere consapevolezza che nelle situazioni che abitualmente gli creano problemi, vi sono possibilità e significati alternativi meno negativi o addirittura positivi; una volta che ciò accade, che l'individuo vede la situazione da un'altra angolatura, il problema mostra da solo la soluzione giusta e l'individuo ritrova l'energia e la fiducia per percorrere questa nuova strada che gli si è svelata. Sulla stessa falsariga opera, ancora più esplicitamente, la Programmazione Neurolinguistica (PNL), creata da R. Bandler e J. Grinder, tutta incentrata sul ristrutturare la percezione, l'immagine che della realtà ha il soggetto. Per certi versi, questi ultimi metodi, assieme alla psicoterapia transpersonale, sono quelli che più esplicitamente e direttamente tendono a sviluppare la consapevolezza, e anche quelli che presentano forse più aspetti in comune con la meditazione e con i metodi di derivazione mistico-esoterica, di cui parlaremo tra poco.

6. Testimonianze

 

Stiamo svolgendo alcuni esercizi di consapevolezza corporea e di bioenergetica (...); cerchiamo di sentire e prendere consapevolezza delle tensioni presenti nel nostro corpo e poi, una volta individuatele, assumiamo una posizione e un'andatura che le manifesti in modo accentuato al massimo. Dopo una prima fase collettiva, passiamo a lavorare uno alla volta. Quando arriva il mio turno avverto, all'inizio, solo la scomodità della posizione che ho assunto e le tensioni muscolari che l'accentuarla produce, poi all'improvviso mi sento come risucchiare verso me stesso, mi accovaccio a terra, mi sento come un bambino di due o tre anni. Affiorano alcuni ricordi confusi, non ricordi verbali ma sensazioni, immagini; sento che qualcuno sta succhiando la mia energia vitale, si sta appoggiando a me in modo eccessivo, forse mia madre. Inizio ad ansimare, il cuore batte come un forsennato, sto per una decina di secondi, forse più, in quella strana posizione, compresso come una molla, finché sento sorgere un impeto di ribellione e la stessa energia che mi ha risucchiato esplode repentina verso l'esterno: mi slancio verso l'alto a braccia distese cacciando un lungo urlo assordante. Rimango come intontito, non so bene che cosa è successo, né perché, ma ho la precisa sensazione che ciò che è accaduto sia tremendamente importante. (Capirò dopo che alcune tensioni croniche e collegate emozioni represse, che portavo con me da lunghissimo tempo, si erano improvvisamente sbloccate, consentendo alla mia voce di tornare a fluire vigorosamente, e con essa una bella fetta della mia espressività).

 

 

7. Come scegliere la terapia giusta

 

Come abbiamo detto in precedenza, la scelta di una via piuttosto che un'altra dipende sia dal tipo di problema da affrontare sia dal tipo di persona. Molti psicoterapeuti hanno una formazione eclettica, e possono pertanto scegliere tra più approcci a seconda del paziente; altri invece hanno una formazione più settoriale, che però può presentare altri vantaggi. E allora come orientarsi nella scelta? Uno strumento molto utile ma purtroppo poco usato in Italia è quello del counselling di orientamento, vale a dire un consulto con uno psicoterapeuta avente il compito di mettere a fuoco per grandi linee problematiche e caratteristiche del paziente in modo da indirizzarlo verso gli approcci e terapeuti presumibilmente più congeniali. Un altro importante criterio di scelta è la fiducia che la persona del terapeuta - al di là del suo ruolo ma proprio in quanto essere umano - ci ispira. Ed infine, fatta la scelta, una sana valutazione empirica degli effetti che quel certo approccio ha su di noi: se dopo qualche seduta non avvertiamo alcun miglioramento, alcun cambiamento nel rapporto con noi stessi, significa che è il caso di cambiare terapeuta o, forse, addirittura il genere di approccio. Un terapeuta sveglio e onesto dovrebbe rendersene conto prima del paziente ed ammettere per primo l'esigenza di un cambiamento, ma se ciò, per un motivo o l'altro, non avvenisse, sta al paziente prendere l'iniziativa e parlarne. Il fatto che una terapia non funzioni non è necessariamente demerito del terapeuta, e può semplicemente indicare che quell'approccio non è adatto a quel paziente, dunque si può interrompere la terapia senza drammi e cambiare terapeuta e approccio.


LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE

La psicologia transpersonale, dal punto di vista dello sviluppo del potenziale umano, può essere considerata la più avanzata forma di psicologia oggi esistente; il suo proposito è di comprendere e sviluppare non solo la parte conscia e inconscia della psiche umana, ma soprattutto la psiche superiore, il sé, la dimensione che trascende (trans) il personale.

 

La Psicologia Transpersonale
a cura di Filippo Falzoni Gallerani

La Psicologia Transpersonale si è sviluppata negli USA alla fine degli anni '60, assumendo come schema di riferimento la visione olistica, ecologica e sistemica della vita. La Psicologia Transpersonale vede lo sviluppo individuale proseguire oltre l’adattamento e la soddisfazione egoistica dei bisogni, per giungere alla realizzazione della capacità d’amare e alla capacità di comprendere in senso più profondo il senso dell’esistenza.

Nel 1992 in un articolo del JTP si riassumevano le principali definizioni di "Psicologia Transpersonale", attraverso l'analisi di 220 volumi pubblicati su quest'argomento. Da allora il numero di pubblicazioni è enormemente cresciuto, ma le basi teoretiche non sono mutate.

Citeremo in breve alcune definizioni: La Psicologia Transpersonale è stata definita la "quarta forza" della psicologia, (dopo la prima forza: il Comportamentismo, la seconda forza: le "teorie psicanalitiche" classiche, la terza forza: la Psicologia Umanistica) in quanto intende definire quelle potenzialità e capacità dell'essere umano che non sono state considerate dalle scuole che l'anno preceduta

Lo scopo della Psicologia Transpersonale è quello di offrire una presentazione psicologica della Filosofia Perenne e della Grande Catena dell'Essere, completamente riadattata e inserita nelle moderne scoperte e ricerca scientifiche. Essa riconosce pienamente ed incorpora le scoperte della moderna psichiatria, del comportamentismo e della psicologia evolutiva, ma aggiunge, quando necessario, le ulteriori intuizioni ed esperienze delle dimensioni esistenziali e spirituali dell'essere umano. (Ken Wilber 1991)

La Psicologia Transpersonale si occupa specificamente con studi empirici e scientifici, dello sviluppo delle ricerche relative ai valori più alti, alle meta-motivazioni, alla coscienza dell'Unità, alle esperienze delle vette (peak experience), all'autorealizzazione, all'essenza dell'essere e della coscienza, all'esperienza di meraviglia di fronte al significato profondo dell'essere, alla trascendenza dell'io, alla percezione del sacro nella vita quotidiana, ai fenomeni trascendentali, allo sviluppo della consapevolezza, al risveglio ed a relativi concetti, esperienze ed attività.

La Psicologia Transpersonale può quindi essere definita la psicologia dei più alti significati e valori e gli psicologi che studiano quest'area del sapere devono essere preparati ad esaminare le istituzioni e le attività dal punto di vista che deriva da questi significati e valori.

Gli psicologi transpersonali stanno studiando una varietà di comportamenti umani e cercano di raccogliere le informazioni all'interno di uno studio sistematico. Gli aspetti sono diversi:
1) una nuova immagine dell'uomo
2) una sintesi di campi diversi.
3) l'impulso verso la trascendenza dell'io e la crescita spirituale
4) gli stati alterati di coscienza
5) la parapsicologia ed i fenomeni psichici
6) altre culture e altre psicologie
7) una nuova forma di energia
8) stati intersoggettivi
9) recenti scoperte della psicologia

 

La Psicologia Transpersonale è quell'orientamento della psicologia che si occupa di quei comportamenti e di quelle esperienze che sono percepiti come oltre il campo delle preoccupazioni personali ed i ruoli sociali dell'individuo. L'attenzione della Psicologia Transpersonale sono indirizzate a qualcosa che va oltre all'io quella percezione della vita e dell'universo, basilari e comuni agli esseri senzienti, come quei sentimenti che esprimono la profonda interconnessione di tutto ciò che esiste, a quelle idee che trascendono le considerazioni egoiche.

 

Il Paradigma della Psicologia Transpersonale afferma che ci sono esperienze e stati e azioni che vanno oltre i confini usuali dell'io e della personalità. Tra questi "stati diversi di coscienza", di importanza basilare sono: la trascendenza e l'estasi, le motivazioni come l'altruismo, l'amore e la compassione, le esperienze psiche che trascendono lo spazio e il tempo, le esperienze spirituali di illuminazione, risveglio, di profonda consapevolezza sensoriale, ed il misticismo. Tutte queste esperienze sono reali e non forme patologiche e possono quindi essere studiate scientificamente.

 

Caratteristiche dell’esperienza transpersonale

Nel libro Esperienze delle vette Piero Ferrucci dice: 

Il mondo transpersonale è una realtà immensa e difficile da definire con il nostro linguaggio; però le esperienze con cui esso si manifesta nella psiche umana, pur essendo molto diverse tra loro, hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali: stupore, giustezza, conoscenza, unità, universalità e rilevanza sociale. 

La molteplicità delle esperienze "transpersonali", possiede un’unità profonda; le sei categorie descritte da Ferrucci, di cui riportiamo una sintesi, introducono un criterio per unificare la nostra prospettiva.

Stupore. Se paragonata all’esperienza ordinaria, quella transpersonale ha un voltaggio immensamente più forte. E non solo è diversa per intensità, ma anche per natura: ci si trova di fronte a un mondo nuovo. Le testimonianze parlano talvolta di abbagliamento, capogiro, pianto e riso, disorientamento psichico, svenimenti... Spesso un’esperienza transpersonale causa una destrutturazione. Le categorie mentali, le abitudini emotive, la percezione stessa, insomma l’intera struttura psichica subisce un terremoto. Entrano in scena elementi completamente nuovi e inaspettati: e quindi c’è sorpresa e meraviglia.

Giustezza. L’esperienza transpersonale è la risposta a domande profonde, il soddisfacimento di un bisogno incommensurabile. Quando arriva, si ha la sensazione di non avere più bisogno di nulla. Si ha l’impressione, dopo viaggi e peripezie in terre lontane ed estranee, dopo privazioni e difficoltà di ogni sorta, di essere finalmente tornati a casa. Giustezza significa sicurezza: una sicurezza infinitamente più profonda di qualsiasi sicurezza materiale. Così Tennyson descrive la sua esperienza: L’individualità stessa sembrava dissolversi e scomparire in un essere senza confini; e questo non era uno stato confuso, ma il più chiaro fra i più chiari, il più sicuro fra i più sicuri, il più prodigioso fra i prodigiosi, completamente al di là delle parole, dove la morte era una impossibilità quasi ridicola, e la perdita della personalità la sola vera vita.

Conoscenza. La conoscenza transpersonale è globale, immediata, rilevante, sorprendente e profonda. È una conoscenza globale, non è il conseguimento di un’informazione pezzo per pezzo, così come si possono conoscere, per esempio, le parti di una macchina, la composizione di una sostanza, o le fasi di una vicenda storica... la conoscenza transpersonale arriva tutta intera e indivisibile. È immediata. Molto spesso l’intuizione è improvvisa, ma anche quando emerge lentamente alla coscienza, non è mai il risultato di una concatenazione logica. È rilevante: ciò che si comprende sta a cuore e ha un senso alla luce delle domande e dei problemi fondamentali della vita umana. È sorprendente: essendo eterogenea alle categorie mentali preesistenti, può mettere in crisi, perchè obbliga a rivoluzionare la propria mentalità. Infine, è profonda: mette in contatto con una ricchezza di fronte a cui il nostro equipaggiamento mentale è ridicolmente insufficiente.

Universalità. Nel mondo transpersonale non si è più limitati dagli angusti confini dell’esperienza privata, né ipnotizzati dalle solite idee ricorrenti, né oppressi dai propri drammi, né travolti dai propri desideri. Cadono le distinzioni tra "tuo" e "mio", l’ossessione della proprietà, il provincialismo e la partigianeria. I problemi più assillanti perdono la loro importanza. Talvolta traspare la percezione dell’infinito, che, allargando la visione, rivoluziona le geometrie di sempre. Trasceso il particolare, si intravede l’universale. Allora nell’evento più insignificante, nel dettaglio di ogni giorno traspare l’immenso. Così Leopardi in una voce o un suono lontano, quando echeggiavano in spazi vasti, come il tuono in piena campagna, o il canto degli agricoltori, o degli uccelli, o il muggito dei buoi, percepiva l’infinito. Pasteur disse di vedere dappertutto l’inevitabile espressione dell’infinito nel mondo. Un maestro Zen disse che non é necessario andare altrove, l’illuminazione è esattamente dove ci troviamo e in quello che facciamo, nello spaccar la legna e portare secchi d’acqua.

Unità. Essere nell’unità dà gioia, così come perdersi nella molteplicità appesantisce e disorienta. Nella molteplicità l’attenzione è divisa, i sentimenti tormentati, i desideri in conflitto, la mente affollata. Le divisioni consumano energia mentale, mentre l’unità risana e alleggerisce. Così Paul Brunton descrive il suo senso di unità meditando alla presenza di Ramana Maharshi: Il mio cervello è entrato in uno stato di completa sospensione, come nel sonno profondo, però non c’è la minima perdita di coscienza... Sono al centro di un oceano di luce che divampa... ho raggiunto una libertà divina e una felicità quasi indescrivibile... Abbraccio tutto il creato con un profondo senso di empatia, perchè capisco nella maniera più profonda possibile che conoscere tutto e tutti equivale non solo a perdonare, ma ad amare tutto e tutti.

Rilevanza sociale. Nessuna esperienza è puramente individuale: ciò che uno vive lo trasmette agli altri, e lo trasmette non solo con le parole e gli atti, ma con il suo essere. L’influsso benefico di un individuo che vive nel mondo transpersonale è ancora meglio visibile e più intenso per quelli che gli sono fisicamente vicini. Chi entra in contatto col mondo del ne irradia il carisma: molte persone, soprattutto le persone semplici, se ne accorgono immediatamente e ne sono attratte, come un assetato è attratto dall’acqua .

 

Le categorie di Weil delle esperienze divine

Riportiamo una simile classificazione delle caratteristiche comuni alle esperienze di coscienza risvegliata, che lo psicologo Pierre Weil propose nella metà degli anni Sessanta, e che ci viene descritta da Patrick Drouot nel libro Vite eterne.

Il sentimento di unità. Nello sperimentare stati espansi di coscienza, si constata sempre la scomparsa della percezione dualista: io e il mondo. La coscienza si identifica con Tutto ciò che è. Certe persone, per esempio, nel corso di esperienze di questo tipo, passano attraverso una nube di luce e riferiscono questa esperienza dicendo: Io ero la nube di luce.

Il carattere ineffabile. Di regola l’esperienza non può essere descritta con il linguaggio usuale. Spesso il soggetto non riesce a descrivere quello che sente e vede, soprattutto quando è dinnanzi a concetti che superano l’attuale visione meccanica del mondo. E' come se fossi solo una vibrazione - dicono allora - una coscienza universale. Non trovo le parole perchè quello che avviene è al di là delle parole.

Il carattere noetico. Quello che viene vissuto in uno stato di questo genere è percepito come reale, di una realtà molto più intensa del normale vissuto quotidiano. I soggetti sentono anche le emozioni in un modo più forte che nella loro vita "normale".

La trascendenza dello spazio-tempo. Questo parametro è uno dei più importanti. È presente dal momento in cui si penetra in una dimensione al di là dei nostri cinque sensi, nel mondo dello spirito. Si entra allora in un’altra dimensione in cui il tempo non esiste più e dove lo spazio tridimensionale scompare. Patanjali espone questa caratteristica con il seguente aforisma: Passato, presente e futuro non esistono, tutto avviene nel medesimo istante. Generalmente i soggetti sperimentano una concentrazione temporale, così che alcuni minuti sembrano loro durare delle ore.

Il sentimento del sacro. I soggetti hanno talora il senso di vivere qualche cosa di grande, di Sacro. Ma questo parametro non è permanente.

La scomparsa della paura della morte. Negli stati espansi di coscienza la vita è percepita come eterna e l’esistenza fisica come transitoria. La paura della morte scompare appena i soggetti prendono coscienza della loro capacità di vivere sotto una forma diversa, senza avere coscienza del loro corpo fisico, e di ricevere percezioni molto più vaste di quelle che ci trasmettono abitualmente i nostri cinque sensi.

Il cambiamento del comportamento e dei sistemi di valore. L’esperienza di coscienza profonda fa spesso scattare nel soggetto un cambiamento radicale nel suo apprezzamento di valori come la bellezza, la bontà e la verità. L’Essere si sostituisce all’Avere.

 

Il centro dell’essere: modelli e importanza in medicina e psicologia

L’esperienza del proprio essere influenza, forse più di ogni altro aspetto, la mente e la sua precaria stabilità aiutando a ritrovare il proprio "centro", la propria strada, le proprie finalità e la gioia di vivere. Questo processo di "centering" è fondamentale per tutte le persone che soffrono di forme patologiche psichiatriche, psicologiche e psicosomatiche in cui si osserva un senso di identità inesistente, frammentato, diviso, turbato, negato, conflittuale o non pienamente riconosciuto.

Ritrovare il centro del proprio essere spesso equivale all’inizio della guarigione stessa! Gli effetti della realizzazione del centro possono essere sintetizzati con i seguenti concetti: centering, fluidità, bilanciamento, armonia, distacco, percezione globale e visione olistica.

 

 

L’approccio integrale della psicologia transpersonale

tra psicologia e meditazione

 

di Laura Boggio Gilot

Atti del convegno "verso la nascita di una coscienza planetaria" dell’Associazione Amaranto

 

 

Noi tutti possiamo sperimentare tre tipi di povertà: la povertà fisica che è quella dell’indigenza e della privazione materiale, la povertà mentale che è quella della carenza di intelligenza e di creatività e la povertà spirituale, che è quella della chiusura del cuore all’amore per la verità e al mistero dell’armonia che la sottende. Senz’altro la povertà più grave e quella che porta maggiore infelicità è quella spirituale, che alla lunga è anche causa di povertà mentale e fisica.

Un grande psicologo del nostro tempo A. Maslow[1] scriveva che ognuno di noi può dare e ricevere dalla vita solo ciò che è, intendendo che la nostra possibilità di essere forti, felici, appagati, senza paura e senza conflitti,  così come la nostra possibilità di dare un contributo alla vita, di essere creativi e significativi nell’esistenza, dipende dal nostro grado di autorealizzazione, ovvero da quanto siamo riusciti a sviluppare le nostre potenzialità, ed a far fiorire i semi che tutti possediamo nelle matrici profonde del nostro inconscio.

La psicologia transpersonale ha definito lo sviluppo autorealizzativo come il continuum da uno stadio prelogico, preegoico e di subcoscienza, che è tipico del bambino o della personalità patologica, ad uno stadio logico, egoico e di autocoscienza che è tipico dell’uomo adulto che costruisce il suo ruolo nel mondo, ad uno stadio che è traslogico, transegoico e di supercoscienza in cui si ha accesso alla sapienza che svela i significati profondi della vita, della sofferenza e della morte. Come dice F. Vaugan lo sviluppo autorealizzativo va dall’ignoranza alla conoscenza, dalla paura all’amore e dalla prigionia alla liberazione[2].

Caratteristica dello sviluppo integrale è il progressivo affievolirsi dell’inconsapevolezza, della paura,  della dipendenza e dell’egoismo antagonistico ed il progressivo sviluppo di qualità intellettuali e spirituali che producono creatività e benessere.

La personalità pienamente autorealizzata manifesta nella vita talenti e attributi positivi, in un modo di agire che esprime armonia, amore e saggezza. Va da sè che l’autorealizzazione è associata ad una esistenza serena, altruista e cooperativa da cui nasce l’azione di pace[3].

 

 

 

La distruttività che dilaga nel pianeta ci fa comprendere che, all’alba del terzo millennio, lo sviluppo autorealizzativo della persona umana non è stato ancora raggiunto: nonostante i poteri della tecnologia, che ci ha portato un benessere impensabile solo qualche secolo fa, a livello emotivo e comportamentale l’uomo moderno manifesta un basso livello di maturità e consapevolezza. Nella cosiddetta normalità, in ciò che è considerato sano e ottimale, si vive al di sotto delle proprie possibilità  di intelligenza, di creatività, di capacità di visione e di amore.

La discrepanza tra l’immaturità della coscienza individuale e la potenza tecnologica è stata delineata come uno dei grandi pericoli che fronteggia l’umanità: nulla è oggi più importante della crescita umana e spirituale, così che si possa realizzare un adeguamento tra le risorse interiori e quelle esteriori.

Uomini di scienza come R. Walsh e E. Laslzo[4], affermano oggi che noi stiamo vivendo una sfida tra lo sviluppo di una nuova coscienza e la distruzione planetaria, e tutti noi uomini di fede e di scienza o semplici mortali, tocchiamo con mano la realtà dei continui attentati alla vita e l’urgenza di uno sviluppo della coscienza, che lasci emergere le forze buone e intelligenti latenti nella psiche umana.

Maslow affermava che il progetto della crescita autorealizzativa era quello di evadere dalla cosiddetta psicopatologia della norma, che egli definiva come una zoppia collettiva, così condivisa da essere considerata normale: il suo dissenso dall’idea comune di normalità si rifaceva alla fiducia nelle intrinseche potenze buone dell’animo umano, che vanno ben oltre quella animalesca istintualità delineata dalla prima psicologia psicoanalitica.

Oltre a Maslow, altri psicologi e studiosi hanno manifestato la stessa fiducia nell’essere umano: Jung[5] diceva che noi contiamo qualcosa per la nostra Essenza e se non la realizziamo la nostra vita è perduta. Raphael[6], Maestro della filosofia perenne ed in particolare dell’Advaida Vedanta, alludendo all’appartenenza della vita individuale alla vita universale rileva: “Tu sei una fiamma del fuoco unico che tutto pervade, vivi nel conflitto e nella solitudine perché ti consideri una fiammella distinta dalla fonte”. Ed ancora sottolineando il ruolo della non conoscenza di se stessi nella sofferenza umana afferma: “L’uomo può risolvere tutti i suoi problemi economici e materiali, può conquistare nei limiti del possibile gli elementi, ma se non conquista se stesso non potrà mai conquistare la pace del cuore che è la condizione su cui ogni azione e decisione dovrebbe basarsi”.

La psicologia transpersonale è impegnata nell’obiettivo di studiare il processo della maturità e della crescita ottimale e di delineare le modalità tecniche per raggiungere e realizzare tale scopo. Nella psicologia transpersonale emerge il lavoro di Ken Wilber[7] e la sua cosiddetta psicologia integrale che abbraccia i portati della conoscenza premoderna, moderna e postmoderna.

I portati della conoscenza premoderna si riferiscono all’antica saggezza, ovvero a quella filosofia perenne che comprende le tradizioni sapienziali occidentali e orientali, portatrici di una visione integrale e non dualistica della realtà che implica la dimensione spirituale, presenti nel Buddhismo, nel Vedanta, nella Cabala mistica, nello Shivaismo del Kashmir, nel Platonismo ecc.. La visione non dualista è un dono senza prezzo dell’umanità tutta, che è stato drammaticamente perduto con l’avvento del materialismo scientifico. Secondo questa tradizione la realtà molteplice è unificata ad un livello profondo: una sola essenza immanifesta, indivisibile e permanente è alla base della realtà manifesta divisa e impermanente. Come si legge nelle Upanisad[8]: “Un solo Essere risplendente dimora in tutte le creature”.

Sulla base di un’essenza spirituale che è onnipervadente, trascendente e immanente ogni forma universale, il mondo delle forme universali si sviluppa in forma gerarchica ed è composto da tre dimensioni: una dimensione grossolana-fisica, una sottile dell’intelligenza auto-organizzatrice dell’universo e una causale-principiale-archetipica.

Un  assunto della tradizione non dualista è che il microcosmo, ovvero il Sé individuale, è identico al macrocosmo cioè al cosmo nella sua interezza: i livelli della realtà cosmica sono identici a quelli della realtà individuale, ed entrambi condividono la stessa radice spirituale indivisibile e impermanente.

Nella individualità i livelli grossolano, sottile e causale corrispondono al corpo, alla mente e all’anima sottesi e trascesi dallo Spirito puro, che è una goccia nel grande mare nella vita infinita e indistruttibile.

Corpo, mente e anima sono occhi o finestre che danno accesso ai molteplici livelli dell’universo: la loro apertura è ciò che consente di spaziare nei diversi piani del cosmo, sino a cogliere la realtà dell’intima connessione tra l’esistenza individuale e l’esistenza universale, considerata nelle tradizioni meditative, lo scopo della vita. Nella antica saggezza si insegna che lo sviluppo delle potenzialità umane dà luogo a stadi di coscienza sempre più inclusivi, che hanno al loro apice l’illuminazione sulla Verità. Quest’ultima è l’esperienza della non dualità tra il Sé e la Realtà suprema o unità del tutto, realizzata in uno stato di coscienza oltre il pensiero e la dualità tra soggetto e oggetto, nel cosiddetto samadhi, satori, nirvana…..[9]  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La concezione umana della filosofia perenne è la base della psicologia integrale e la mappa dello sviluppo autorealizzativo e della coscienza.

Il corpo rappresenta le potenzialità fisiche della personalità; la mente è la sede dei processi psicologici e contiene le potenzialità del pensiero, con le funzioni dell’intelligenza ad esso connesse come: l’immaginazione, la volontà e il sentimento. L’anima è sede degli archetipi o delle forme platoniche del vero del bello e del buono a cui è connesso il potere supercosciente dell’intelletto intuitivo e la capacità dell’amore incondizionato. L’origine dell’anima è nello Spirito puro indivisibile ed eterno: l’anima nasce e vive in una essenza indistruttibile.

L’autorealizzazione è l’espansione della coscienza alla totalità umana e l’attualizzazione delle potenzialità di corpo, mente e anima sino all’esperienza ultima che è quella dell’interezza con la realtà tutta.

Ken Wilber integra questa antica saggezza con la modernità, collegando l’espansione della coscienza alle potenzialità di corpo, mente, anima e Spirito con i quattro quadranti dell’esperienza umana, che sono il quadrante soggettivo dell’intenzionalità, il quadrante oggettivo del comportamento fisico, il quadrante intersoggettivo della relazione socioculturale e il quadrante interoggettivo delle istituzioni sociali.

 

 

 

Lo sviluppo autorealizzativo è quindi il continuum dell’espansione della coscienza alla totalità di corpo, mente, anima e Spirito, continuum che ha ripercussioni e interrelazioni con l’intenzionalità, la salute fisica, l’espressione culturale e la costruzione delle realtà sociali. Lo sviluppo della coscienza e dell’individualità in altre parole non è qualcosa di intimo e di separato dal mondo, al contrario l’evoluzione di una persona si misura dal grado in cui la coscienza e l’espressione delle proprie potenzialità corporee, emotive, mentali e spirituali si riverbera nella salute fisica e nell’operato comportamentale e socioculturale, ovvero si manifesta in un intelligente e costruttivo essere nel mondo collettivo.

Una persona pienamente autorealizzata con una identità integrale e una coscienza non dualistica, potrebbe essere definita secondo questo grafico che esprime l’umana compiutezza.

 

 

 

Un corpo pienamente realizzato esprime energia di salute.

Una mente pienamente realizzata irradia saggezza discriminante.

Un’anima pienamente realizzata irradia amore incondizionato.

Chi raggiunge le vette dello Spirito irradia luce.

 

La sfida dei ricercatori del campo a cui appartiene la scrivente è lo studio (che implica un personale cammino meditativo e autorealizzativo), del passaggio dall’identità parziale dell’ego limitato e sofferente, a quella integrale e traspersonale.

Secondo Ken Wilber, questo cammino richiede un lavoro a livello corporeo, emotivo, mentale e spirituale, ed è possibile attraverso l’accostamento delle conoscenze della psicologia occidentale con le pratiche di consapevolezza e trasformazione dei sistemi meditativi.

Nella mia esperienza, il lavoro sul corpo consiste nel rendere il corpo puro e sano, con una vita igienica che richiede armonia tra il ritmo individuale e il ritmo universale. Il corpo veramente realizzato, dovrà essere purificato da abitudini di vita, di vitto e di sonno in accordo con la natura.

Il lavoro a livello mentale deve coinvolgere la purificazione delle emozioni e del pensiero. Per quanto riguarda le emozioni, primario è reintegrare le emozioni dolorose, che generalmente l’io ordinario fugge: senza accogliere le emozioni dolorose di tristezza, paura, odio, risentimento, vergogna, invidia…, ovvero senza allargare la coscienza a queste aree oscure, non è possibile risanarle. Quando l’emozione dolorosa è negata, essa è infatti rimossa nell’inconscio e diventa un’ombra attiva e operante, che condiziona in maniera distruttiva dal profondo, l’intera vita della personalità. La psicologia ha accertato che se non abbiamo la capacità di fare emergere, accettare e trasformare le emozioni negative, noi perdiamo la capacità di essere consapevoli a vedere le cose come sono, di amare e di sentire la gioia nella vita, ed anche di essere persone creative e positive.

Il lavoro sul pensiero richiede la comprensione del potere motore e creativo del pensiero, e il superamento del pensiero negativo. La tradizione meditativa afferma che “si diventa ciò che si pensa” ad indicare che il pensiero costruisce gli stati emotivi e fisici dell’individuo, e se non cambia il pensiero, non cambierà il modo di sentire e agire nell’interiorità e nel mondo. L’opus di trasformazione al livello del pensiero, richiede il riconoscimento e la trasformazione dei pensieri di violenza, di svalutazione, e di criticismo che producono sofferenza e paura, ma anche la trasformazione dei pensieri portatori di credenze riduttive, che schiacciano l’immagine di se stessi e della realtà in identificazioni selettive e imprigionanti: queste ultime creano dei confini che inibiscono lo sviluppo della coscienza e l’integrazione delle potenzialità interiori.

Oltre alla consapevolezza, la trasformazione del pensiero richiede un’operazione etica di quei fattori mentali egoistici, che costruiscono dal profondo il pensiero disfunzionale e distorto come l’orgoglio, l’avidità e la volontà di potenza.

Nella sua essenza quindi, riconoscendo all’egoismo una funzione distruttiva, la trasformazione del pensiero richiede un opus spirituale che sviluppi qualità dell’amore e della saggezza, conducendo a donarsi alla vita per parteciparvi creativamente con un compito e uno scopo.

Il lavoro spirituale purificando lo stato polluto della mente, permette l’apertura della coscienza individuale alle verità universali e alle leggi dell’armonia che le regolano: trascendendo la coscienza identificata con l’ego e chiusa nei prodotti mentali, ci si apre alla visione illuminativa del mistero profondo, che è quella della natura divina del Sé e della realtà.

Nella psicoterapia transpersonale, l’approccio integrale rivela la stretta connessione tra espansione della coscienza, spiritualità e salute mentale, e quindi il ruolo fondamentale della pratica meditativa di autosservazione, per la guarigione dalla sofferenza psichica e per la sana evoluzione dell’essere umano[10].

Gli obiettivi della psicologia integrale, includendo lo sviluppo di una consapevolezza risanante e di un processo di autotrasformazione che risveglia i poteri latenti, coinvolge sia gli ambiti psicoterapici, che evolutivi, che educativi-sociali.

In tutti e tre questi ambiti l’approccio integrale sviluppa un modello di crescita psicologica e spirituale che è latrice di un più profondo e duraturo senso dell’esistenza, in cui si impara a riscoprire in se stessi forze e bontà gratuite e pronte per essere attualizzate. Questo modello addita la via della libertà dal narcisismo che impera distruttivamente nel mondo moderno, e ci mostra una via per esprimere il nostro diritto di vivere con pienezza e significato, liberi dalla paura e dall’ignoranza, con la dignità di riconoscerci persone dotate di saggezza e maturità, in grado di operare per il benessere di noi stessi e per quello dei fratelli nella vita.

 

 



[1] A.Maslow, Verso una Psicologia dell’Essere, Ubaldini, Roma 1971

[2] F.Vaugan, Spiritualità e Salute nella Psicologia Transpersonale, Cittadella Editrice, Assisi 1989

[3] L.Boggio Gilot, Crescere Oltre l’Io, Cittadella Editrice, Assisi 1997

[4] R. Walsh/E. Laslzo, La Sfida e la Visione, Edizione Corbaccio, Milano 1998

[5] C.G.Jung, Opere, Boringhieri, Torino

[6] Raphael, La Triplice Via del Fuoco, Asram Vidya, Roma 1986

[7] K.Wilber, Integral Psychology, Shambala, USA 2000

[8] Chandogya Upanisad, In Upanisad antiche e medie a cura di P.Filippani Ronconi, Bollati     Boringhieri, Torino 1995

[9] L.Boggio Gilot, Il Sé Transpersonale, Asram Vidya, Roma 1992

[10]Il tempo dell’Anima a cura di  L.Boggio Gilot,, Editrice Psiche, Torino 2001


PSICOTERAPIE


IPNOSI, REGRESSIONI


 

PSICOSOMATICA


 

MUSICOTERAPIA

 


Introduzione 

"lo credo che dalla Terra emerge una poesia musicale, che, per la natura delle sue fonti, è tonale. Credo che queste fonti creano una fonologia musicale che evolve dall'universale, nota come scala armonica é che ugualmente esista una sintassi musicale universale che può essere codificata e strutturata in termini di simmetria e ripetizione. Credo anche che con un'operazione metaforica si possono intuire e sviluppare dei linguaggi musicali particolari, e che le nostre risposte affettive più profonde a questi linguaggi particolari sono innate".  Leonard Bernstein, da "La domanda che non ha risposta - sei discorsi ad Harward,"

"Prima del suono era il silenzio. Eoni di pace e di vuoto, inconcepibili tempi di assenza: i Pralaya. All'inizio era il silenzio, la mente vuota di Dio, e da questa scaturì la vibrazione sacra, il primo movimento: la volontà creatrice. Fu un istante.. forse anche meno e dall'indifferenziato scoppiò, assordante, la sinfonia creatrice,1a vibrazione del Big Bang: il suono che crea". Cyber

Mantra è un suono o parola sacra. Nella scienza occidentale il suono e quindi la musica e la voce sono viste come vibrazioni dell'aria che possono variare in frequenze precise di cicli al secondo, gli ''Hertz", creando l'intera gamma delle note udibili e non udibili. Queste vibrazioni vengono percepite dall'orecchio esterno, giungono all'apparato uditivo interno dove vengono trasformate in impulsi nervosi che, attraverso i nervi acustici giungono alle aree del cervello deputate alla loro elaborazione e di qui interagiscono con l'insieme delle funzioni cerebrali dandoci la percezione di ciò che ascoltiamo e del suo significato. I limiti di questa visione meccanicista risiedono nell'eccessiva ristrettezza con cui sono trattati i suoni, il loro significato e quindi il senso globale della loro funzione. Entrando profondamente nello studio e nella diretta percezione del suono ci si rende conto di entrare in una dimensione di illimitata vastità e dai significati universali.

Tutto, dal Big Bang all'intero universo, può essere interpretato come vibrazione, come musica. La grande differenza tra la visione olistica e la presente visione scientifica è di considerare l'elemento sacro come elemento sempre presente in Ogni intimo aspetto dell'esistenza. Per noi il suono è sacro e i suoi effetti, quando vengono percepiti e riconosciuti nella loro essenza profonda, producono mutamenti interiori globali al corpo, alle emozioni, alla mente e nella stessa coscienza.

Esploreremo la dimensione del suono iniziando da un lungo articolo del neurofisiologo americano David Shannahof Khalsa che insieme a Yogi Bhajan rispiega in termini olistici il sistema nervoso in relazione al suono e ai mantra e dall'interessante esposizione dei suoni armonici e del loro effetti di Matteo Silva. Molta attenzione va al prezioso estratto dal Vighyan Bhairav Tantra, sulle antiche tecniche di meditazione tantriche basate sulla ripetizione di suoni o mantra, e ad un altrettanto breve e prezioso estratto sull'importanza e sul significato del mantra Om Namah Shivaya della scuola di Babaji. La seconda parte del dossier è sulla musicoterapia gli effetti del suono sulla salute intesa in senso olistico con l'intervista al Dott. Azima sulla musicoterapia scientifica, un brano del musicoterapista indiano Vemu Mukunda, una panoramica delle recenti scoperte scientifiche sulla relazione suono/psiche, chiudendo con un resoconto di esperienza di Luciano Marchino sull'uso di un mantra ebraico.


I POTERI NASCOSTI DEI SUONI

 di Enrico Cheli

 "In principio era il verbo". Così recita la Bibbia, che più volte fa riferimento esplicito al potere della parola e del suono, come ad esempio nel libro della genesi "E Dio disse: sia la luce e la luce fu". Anche i Veda (antichi testi sacri Indù) sostengono che "In principio era Brahman col quale era la parola". Gli egizi credevano che il dio Thoth potesse creare qualsiasi cosa semplicemente pronunziandone il nome e i maya narrano che il primo uomo ricevette la vita dal potere della voce. E ancora, le leggende degli indiani d'america hopi, narrano di una donna ragno che cantò il canto della creazione sopra le forme inanimate della Terra e le portò alla vita.

Le parola parlata o cantata è dunque strumento di creazione e anche come mezzo che ci avvicina al divino, come nella preghiera, nella meditazione e nei canti sacri, ma c'è un terzo, importante aspetto che merita la massima attenzione: la parola e la voce come strumento di guarigione e autoguarigione.

 Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione indiana troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole ed altri da brevi frasi - come il celeberrimo "om mani padme hum". Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l'elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.

 

I suoni come strumento per la meditazione e la guarigione

 Da qualche anno è stato riscoperto anche in occidente ciò che le scuole iniziatiche conoscevano sin dall'antichità, e cioè che il suono e la musica possono elevare lo stato di coscienza e anche favorire i processi di guarigione. La musicoterapia - una disciplina di recente costituzione - si occupa appunto di ciò. Le esperienze in materia hanno evidenziato che i generi musicali occidentali con i maggiori effetti terapeutici sono, in linea di massima, la musica classica barocca del sei-settecento e la musica New Age, specie quella cosiddetta "di ambiente". Per quanto riguarda la musica barocca, il motivo risiede nella armoniosità di tale genere che, grazie al principio di risonanza che più oltre illustreremo, si traduce in una maggiore armonia anche nell'ascoltatore; la musica romantica e ancor più quella contemporanea invece, poiché mirano a descrivere e stimolare forti emozioni, utilizzano ritmi e sonorità nel complesso disarmoniche, inadatte quindi ad un uso rilassante e terapeutico (salvo alcune situazioni psicoterapeutiche dove viene ricercato un affetto catartico o energizzante).

Relativamente alla musica New Age il discorso è ancora più interessante: essa è stata infatti definita, non a caso, una "musica per ascoltarsi dentro" e infatti viene largamente impiegata come sostegno a molte psicoterapie, terapie alternative e seminari di autoconsapevolezza e crescita personale, proprio perché favorisce il contatto con le parti più profonde del nostro essere, riconnettendoci ai piani più elevati dell’Esistenza. Grazie alle sue sonorità e ritmi, tranquilli, intimi e profondi, e all'utilizzo di suoni della natura (acqua che scorre, canto di uccelli, suoni di animali quali delfini, balene etc.) evoca stati d'animo particolari che ben si integrano con la meditazione, l'introspezione, la ricerca interiore.

In oriente il problema della distinzione tra generi più o meno adatti a scopi terapeutici praticamente non si pone perché quasi tutta la musica è da sempre pensata e creata per favorire il benessere psico-fisico e spirituale dell'essere umano, e sia la musica strumentale che quella vocale - mantra inclusi - non viene mai eseguita a caso, ma con grande consapevolezza circa gli scopi che ci si propongono.

Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un'altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà - grazie al principio fisico di risonanza - di mettere in vibrazione certe specifiche aree del nostro corpo, influenzando - in positivo o in negativo - il flusso delle energie vitali e il sistema nervoso.

 

 Il principio di risonanza

La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da tempo, ma solo da poco si è iniziato a studiarne scientificamente le implicazioni per la salute umana. La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell'universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande, e si manifesta a vari livelli: sonoro, elettromagnetico, nucleare, gravitazionale. A noi interessa ovviamente il livello sonoro, e per spiegare come agisce proviamo ad immaginare di accendere il nostro impianto stereo nella stanza dove teniamo i bicchieri, meglio se di cristallo: se ascoltiamo con attenzione possiamo notare che oltre alla musica dello stereo si sentono anche altri suoni, più acuti: sono i nostri bicchieri che, stimolati dalla vibrazione sonora emessa dallo stereo, iniziano a risuonare con essa. Cambiando musica e sperimentando vari generi possiamo anche renderci conto che non tutte producono lo stesso effetto sui bicchieri, sia in intensità che in qualità, e che essi rivelano una maggiore affinità con alcuni generi musicali e alcune frequenze sonore. Lo stesso avviene per il nostro corpo quando si trova immerso in un campo di vibrazione sonora (come ad un concerto o ascoltando un disco o la radio) oppure quando produciamo noi stessi dei suoni cantando.

Non tutte le sorgenti sonore sono positive per la salute umana, ve ne sono anzi di alquanto negative, come ad esempio i rumori del traffico, il ronzio degli elettrodomestici o di altri strumenti elettrici; e non si creda che la musica sia tutta positiva: vi sono anzi molti casi, specie nella musica contemporanea, in cui l'effetto per la salute umana è de-armonizzante. Attenzione quindi a cosa si ascolta, la musica è come il cibo: non limitiamoci al sapore superficiale, ma cerchiamo di sentire che effetto ha su di noi, se cioè lo "digeriamo" bene o invece ci crea qualche problema, se insomma ascoltando una certa musica il nostro benessere aumenta o diminuisce.

 

Le campane tibetane

Tra i numerosissimi strumenti musicali inventati dall'uomo nel corso dei secoli, le campane tibetane sono forse quelle che hanno le maggiori valenze sul piano meditativo e terapeutico. All'apparenza sembrano poco più che ciotole di metallo per mangiare o cucinare, ma queste sembianze modeste nascondono un'anima di inimmaginabile ampiezza e raffinatezza. Si tratta infatti di strumenti musicali assai sofisticati, realizzati artigianalmente e composti di una lega di vari metalli diversi, fino a 7 (tra cui anche argento e oro). Grazie a ciò il suono che producono è ricco di armonici, poiché ogni metallo vibra ad una diversa lunghezza d'onda, e quindi un'unica percussione produce un accordo di più note. La diversa grandezza e spessore fanno poi sì che ogni campana abbia il suo peculiare accordo, più grave o più acuto, maggiore o minore, su una tonalità o su un'altra.

Una volta percossa, la campana continua a vibrare a lungo, emanando attorno a sé flussi concentrici di onde sonore che si propagano anche all'interno del corpo, con piacevoli e benefici effetti sui vari organi e cellule. L'intensità della vibrazione è tale che anche a svariati metri di distanza è possibile avvertirne il risuonare nel corpo.

A seconda del materiale di cui è costituito il battacchio usato, una stessa campana può produrre suoni diversi, più acuti e metallici col legno vivo, più gravi e caldi col legno rivestito di pelle o gomma e ancora più basso con le bacchette di feltro usate per i tamburi.

Oltre alla percussione, è possibile suonare le campane strofinandole circolarmente sul bordo superiore; si ottengono così suoni assai particolari ed eterei, meno avvertibili a livello fisico ma di grande impatto a livello emozionale e soprattutto spirituale.

Ogni campana presenta maggiore affinità con alcuni chakra e minore con altri, a seconda della frequenza sonora emessa, e pertanto il soggetto percepirà i suoni di alcune campane come più piacevoli o più spiacevoli rispetto ad altri, a seconda delle sue personali problematiche.

Per particolari scopi terapeutici, le campane possono anche essere poggiate direttamente sul corpo della persona, in corrispondenza di determinati punti energetici - o chakra - che necessitano di uno sblocco, stimolandoli in modo ancora più energico e mirato che con l'ascolto a distanza (ciò non è ovviamente possibile attraverso un disco ed è sperimentabile soltanto nei concerti dal vivo e nei seminari). Naturalmente, per quanto tali strumenti abbiano una indubbia valenza terapeutica, non vanno visti come sostituti della medicina o della psicoterapia ma piuttosto come strumenti complementari per la salute e il benessere globale. Se usate per scopi preventivi o di armonizzazione generale, su persone che non presentano particolari patologie, esse possono benissimo essere usate da sole, e in linea di massima non vi sono controindicazioni; se invece i soggetti sono affetti da specifiche patologie, è opportuno che l'utilizzazione venga effettuata in accordo col medico o con lo psicologo che segue tali soggetti.

 

I mantra

 Abbiamo visto che è importante ascoltare musica appropriata, ma ancor più efficace per il nostro benessere è produrre noi stessi dei suoni armonizzanti, attraverso quel meraviglioso strumento musicale che è la nostra voce. Ogni parola che pronunciamo o cantiamo tende a dare origine a specifiche vibrazioni, o suoni, diverse da ogni altra parola, e questo dipende essenzialmente dal rapporto tra le vocali e le consonanti che la formano. L'efficacia terapeutica dei mantra e del canto in generale risiede nella proprietà di mettere in vibrazione certe aree del corpo, stimolando il flusso delle energie vitali e armonizzando il sistema nervoso. La vocale A, ad esempio, risuona sopratutto nel petto, all'altezza del cuore (e forse non è per caso che "amore" inizi per A).

Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione orientale troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole - ad es. OM - ed altri da brevi frasi - come il celeberrimo "om mani padme hum". Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l'elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.

Il mantra più noto in oriente è "OM" (o "AUM"), che oltre ad essere cantato da solo si ritrova come invocazione iniziale in gran parte dei mantra composti, quali ad esempio "Om namaha Shivaya", "Om mani bhadra" e molti altri. Questo mantra è così importante in India che la scala musicale di quel paese viene accordata sulla base di tale suono, cui è dedicata la prima nota della scala, il SA o SADJA (corrispondente approssimativamente al nostro DO DIESIS). Quando si canta l'OM è quindi opportuno intonarlo sul do diesis.

In questi ultimi anni OM si è diffuso anche nei paesi occidentali, dove fino ad ora il primato di notorietà spettava ad "AMEN", che proviene peraltro dalla stessa radice sanscrita.

OM è considerato il suono base, la rappresentazione della vibrazione primordiale, quella che nella religione cristiana è indicata dalla frase "In principio fu il verbo" e che la scienza attuale individua come il "big bang", la grande esplosione cosmica da cui si sarebbe originato il nostro universo. Quel verbo o suono da cui tutto si è originato echeggia ancora nell'universo - la scienza lo definisce "radiazione primeva" - e coloro che sono capaci di entrare in meditazione profonda e di raggiungere lo spazio del "vuoto mentale" riferiscono di aver udito un suono che ricorda appunto l'AUM.

OM è il mantra di guarigione per eccellenza, e ciò dipende essenzialmente dalla felice combinazione tra la vocale O e la consonante M: la vocale O infatti stimola e apre la regione del plesso solare e dello stomaco, assai importante da un punto di vista fisiologico, mentre la M raccoglie il suono e lo retroflette verso il cantante stesso, mettendone in vibrazione la testa e il tronco. In tal modo si viene a stimolare la circolazione dell'energia vitale, producendo di conseguenza un rilevante effetto di armonizzazione a livello fisico e nervoso.

Vediamo adesso come cantare appropriatamente questo mantra, così da esaltarne al meglio le potenzialità vibratorie e terapeutiche

Seduti o in piedi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi, fate un paio di respiri lenti e profondi per prepararvi e quindi iniziate a cantare, dedicando un intero respiro ad ogni ripetizione: allora, prendete fiato e poi cantate OOOOOOOOOOMMMMMMMMMM su un'unica nota, né troppo alta né troppo bassa (se disponete di una tastiera o altro strumento potete intonare un do-diesis, altrimenti non preoccupatevi, funziona comunque anche su altre note). Il suono durerà finché avrete fiato, comodi, senza esagerare, facendo attenzione a non soffermarvi troppo sulla O per avere fiato sufficiente per la M. E' importante non limitarsi ad ascoltare il suono con le orecchie, ma cercare di sentirlo risuonare nel corpo. Potete iniziare con 7 volte al giorno e crescere gradualmente fino a giungere nell'arco di qualche settimana a 21 volte, senza fretta, e, se occorre, con qualche respiro di pausa tra una ripetizione e l'altra se vi sentite affaticati.

Le vocali: i mantra elementari

Fin da piccoli ci hanno insegnato le vocali nell'ordine alfabetico A E I O U; questo ordine tuttavia non è il più idoneo a comprendere le potenzialità di guarigione delle vocali e i loro rapporti con il corpo umano. Se avete voglia di fare un piccolo esperimento potrete constatare voi stessi che la successione più naturale delle vocali è un'altra.

Per prima cosa sedetevi comodi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi e fate un paio di respiri profondi per prepararvi. Procedete quindi a cantare una vocale alla volta, partendo dalla U e dedicando un intero respiro ad ogni vocale: cantate dunque UUUUUUU su una nota sola, e cercate di percepire in quale zona del vostro corpo si avverte maggiormente la risonanza. Riprendete fiato e ripetete una seconda volta UUUUUUU. Passate quindi alla OOOOOOO, anche questa per almeno due volte, e poi fate lo stesso con la A, la E e infine la I.

Se avete fatto l'esercizio vi sarete forse resi conto che la vocale U risuona sopratutto nella zona dei genitali e nella pancia (non è forse a caso che la parola "utero" inizi con a vocale U); la O si sente invece risuonare un po' più in alto, tra l'ombelico e il diaframma, mentre la A vibra chiaramente nel petto. La vocale E si colloca ancora più in alto, più o meno tra gola e testa, ed infine la I (la vocale di "spirito") risuona più in sù di tutte, nella testa, dando quasi l'impressione che il suono spinga verso l'alto e voglia fuoriuscire dalla sommità del capo.

L'ordine naturale delle vocali non è quindi AEIOU bensì UOAEI. Potete fare anche un'altra prova cantando le 5 vocali assieme, una dietro l'altra con un unico fiato: se seguite l'ordine tradizionale AEIOU sentirete che il suono prima tende a salire, passando dalla A alla E e alla I, e poi avvertirete come una frattura, una caduta con la O e infine la U che tendono verso il basso. Seguendo invece l'ordine naturale UOAEI il suono si sviluppa con progressione costante dal basso verso l'alto, senza brusche variazioni.

I due esercizi che abbiamo proposto non servono solo a rendersi conto dei rapporti tra vocali e corpo umano, ma sono anche utili strumenti per stimolare l'energia vitale e rilassare e armonizzare le tensioni e gli squilibri che la vita moderna inevitabilmente produce. A tale scopo è sufficiente dedicare pochi minuti al giorno a cantare nel modo sopra descritto, seguendo prima l'ordine UOAEI e poi l'ordine inverso, IEAOU. E' anche possibile soffermarsi su una singola vocale, qualora si avverta l'esigenza di stimolare particolrmente l'area del corpo corrispondente.

Il canto degli armonici

I mantra non sono l'unico caso di utilizzazione della voce umana con finalità meditative e terapeutiche. Un posto di primissimo piano spetta infatti al canto degli armonici, particolarissima tecnica canora tipica del Tibet e della Mongolia, ma presente, in forme meno raffinate, anche in varie culture tribali e sciamaniche del pianeta.

Attraverso tale tecnica (detta anche throat singing oppure overtone chanting) si riescono a produrre con la sola voce sonorità talmente ricche di note, di accordi e di armonici che spesso gli ascoltatori stentano a crederci e pensano che i suoni provengano da un insieme di veri e propri strumenti musicali che suonano assieme. Si tratta infatti di un canto bifonico, vale a dire che una sola persona emette due serie di suoni distinte e contemporanee: una è rappresentata dal suono base, di solito su un'unica nota, che funge da sfondo e da generatore; l'altra serie è invece costituita da un susseguirsi di suoni molto più acuti del suono base (da cui la parola "overtones") che si liberano come per magia come le note di un flauto, di un clarinetto o talvolta di una cornamusa. Se mi è concessa una analogia, possiamo dire che gli armonici stanno ai suoni e alla musica "normale" come l'aura sta al corpo fisico, nel senso che gli armonici rappresentano la parte più sottile e "spirituale" del suono, così come l'aura rappresenta la parte sottile, energetica, dell'essere. Normalmente né l'una né gli altri sono percepibili, ma in particolari condizioni, come ad esempio la meditazione, possono divenirlo, producendo una espansione globale della coscienza.

E' molto difficile illustrare a parole la qualità dei suoni prodotti tramite questa tecnica e ancor più gli effetti che essi suscitano negli ascoltatori: le sonorità prodotte sono infatti di tale ampiezza e frequenza da trasportare con facilità i partecipanti nello stato di meditazione, sperimentando così limpidi spazi di pura consapevolezza, a più stretto contatto col proprio essere. Al contempo, per il fenomeno di risonanza, il campo bio-energetico umano, immerso in tali sonorità, si innalza e si equilibra, favorendo così anche eventuali processi di guarigione.

Ovviamente pochi possono disporre di campane tibetane o essere in grado di eseguire il canto degli armonici, ma per avvalersi del potere meditativo e terapeutico dei suoni abbiamo tutti a disposizione quel meraviglioso strumento che è la nostra voce. Cantare dei mantra o delle semplici vocali è infatti un'esperienza altamente suggestiva, che rilassa a fondo e produce al contempo sensazioni di profonda armonia. E non veniamo a dire che siamo stonati o che non abbiamo voce: è sufficiente cantare singole vocali come la A o semplici parole come OM o AMEN per ottenere validi risultati. Se ci vergognamo possiamo benissimo farlo da soli, chiusi nella nostra stanza, l'importante è farlo; ma dopo qualche giorno di pratica solitaria il coraggio cresce e potremmo magari aver voglia di invitare degli amici per cantare in coro: prepariamoci in questo caso ad avere piacevolissime sorprese, poiché accade immancabilmente un fatto curioso: se anche molti dei partecipanti - presi singolarmente - sono stonati, le loro voci, grazie allo spazio meditativo che si crea, tendono spontaneamente ad accordarsi, e il suono complessivo che ne risulta è perfettamente amonico, assai piacevole a sentirsi e sopratutto assai ricco di potenzialità terapeutiche per il corpo, per la psiche e per lo spirito. Magia della risonanza.

 

L'antica scienza del mantra yoga - terapia del suono e autoguarigione - Un neurofisiologo e un maestro di meditazione riscoprono linguaggi e concetti comuni tra scienza e consapevolezza
a cura di Maria Fantacci

Il presente articolo è tratto dalla relazione della Terza Conferenza Internazionale per la Musica in Medicina, Ludenscheid, Germania, 1986.

Ogni elemento dell'universo è in uno stato costante di vibrazione che si manifesta a noi come luce, suono ed energia. I sensi umani percepiscono solo una frazione dell'infinita scala di vibrazioni. Di questo enorme spettro di stati vibratori siamo coscienti solo della "finestra sonora" che è udibile alle due orecchie. Da questa parte del continuum abbiamo scoperto come produrre numerosi generi e qualità di musica. Siamo convinti che certe forme di questa musica possano guarire.

Ma che ne è del resto di questa totalità di vibrazioni, i suoni "non udibili"? Essi hanno qualche effetto sulla consapevolezza umana? Abbiamo alcuna esperienza di questa risonanza? E abbiamo un senso che può essere sviluppato per entrare in sintonia con questo continuum di suono?

Ossia, in quale maniera potrebbe questo suono non udibile influire sulla nostra consapevolezza? Possiamo dire, per definizione, che questa energia vibratoria sostiene l'esistenza perché sostiene la materia nella sua forma. Quindi, anche se non è udibile, influisce su di noi e, in parte, è noi dato che le sue "pulsazioni" sostengono la nostra esistenza. Possiamo scegliere di chiamare questa pulsazione il "battito cardiaco" dell'universo. Possiamo anche domandare; noi assorbiamo questa radiazione e/o trasmettiamo e proiettiamo in qualche modo questa energia? Forse stiamo suonando la "nostra canzone" in risposta all'universo?

Consideriamo l'elettrone, la molecola, o qualsiasi altra forma più grande di materia. Sappiamo che tutte le forme di materia emettono continuamente energia. Ogni forma ha la sua caratteristica risonanza o "radiazione" che esercita un effetto o una "pressione" sugli eventi nel tempo e nello spazio. Le radiazione caratteristiche dell'elettrone o della molecola sono ben conosciute e sono stati studiate. Nel caso dell'essere umano, d'altro canto, possiamo sapere se una persona è radiosa ma scientificamente non abbiamo caratterizzato l'espressione di questo fattore di "forza vitale". Senza dubbio, comunque chiamiamo questo fattore, anch'esso è sostenuto da questo "battito cardiaco", se non ne è addirittura l'equivalente. E forse questa pulsazione o "suono" è caratteristica della stessa scala di frequenze emessa originariamente quando l'universo fu creato, e che ha continuato a risuonare.

Ci si potrebbe chiedere, (se non addirittura concludere), se in qualche maniera la coscienza e la salute umana dipendono, in maniera inaspettata, da questo suono o pulsazione universale. Questo rapporto riflette qualcosa di unico sull'unità mentale dell'uomo? E più specificamente, questo suono non udibile ha qualcosa a che fare con la musica e la medicina?

Qualcuno potrebbe chiedersi se ha qualche valore intrattenere questi pensieri. Ma dato che studio delle leggi naturali ci indica che quello che accade nel microcosmo si manifesta anche nel microcosmo, questo non è più una domanda irresponsabile, in particolare se abbiamo un interesse per la musica e per le tecniche di guarigione, dato che sappiamo che la musica è risonanza. Queste in effetti sono domande di vecchia data. Oggi queste domande sono nuovamente interessanti anche se possono essere poste in maniera un po' diversa. Oggigiorno la gente chiede se "sono in sintonia con la natura" o se "sono in armonia con l'universo". Queste non sono domande triviali o irrilevanti. Sono domande che concernano la consapevolezza umana.

Religione, Scienza e Suono

Scienza e religione si sono occupati di questi temi, in una forma o nell'altra, nel caso della storia. Si suppone che ognuna studi le leggi naturali e cosmiche e come esse influiscono e governano le nostre relazioni ed il nostro futuro con il cosmo.

Alcuni potrebbero credere che le condizioni presenti su questo pianeta siano "naturali" ma pochi saranno d'accordo che siano "ottimali". Stiamo vivendo in una condizione che promuove una "vibrazione curativa''? Possiamo pensare alla "negatività" come ad una forma di forza di gravità mentale? Può la nostra struttura mentale attuale sostenerne il peso? Queste domande non sono indipendenti, ma come sono correlate?

Se guardiamo negli annuali della storia, troviamo una prospettiva relativa a queste questioni sulla consapevolezza che è posta in maniera diversa ma non meno rilevante. La letteratura di tutti i maggiori "piani vitali" (life plans) o religioni come le conosciamo oggi, si riferiscono o al "Suono Originale"; "Parola Divina", "Naam", "Parola", o "Parola senza Parola": Nella sfera della "religione" questa è vista come la forza generativa e energia o "forza vitale" da cui tutta la vita ha origine. Originariamente la religione doveva essere un modo di rispondere a tutte queste domande universali dall'ambito dell'esperienza personale di ognuno. La religione non intendeva essere un sistema di credo, ma una metodologia per impartire l'esperienza vivente della realtà o della verità universale. La religione intendeva essere un sistema o una tecnologia per attivare la forza vitale e per elevare la consapevolezza umana. Non doveva essere un sistema di rituali e credo religioso.

Similmente, le questioni centrali della scienza concernono l'origine e l'evoluzione della vita, le forze della natura, e in ultima istanza, la questione della consapevolezza. Si può dire che la scienza si è evoluta intorno alla tecnologia delle macchine e che la religione dipende sulla tecnologia della mente, conosciuta o non conosciuta. Ma questo non significa che siano sfere che si escludono vicendevolmente. E nemmeno che hanno il privilegio di ignorarsi e totalmente invalidarsi a vicenda. Einstein era molto sensibile alla separazione delle due sfere. Diceva che "scienza senza religione è zoppa e religione senza scienza è cieca". Egli non intendeva che il senso dell'etica dovrebbe essere lo stesso ma che anche i temi dovrebbero esserlo. Dato che questo è un argomento molto delicato, bisogna anche tenere presente che il nostro concetto attuale di "religione" potrebbe avere poco a che fare con le intenzioni di quei personaggi straordinari che ne hanno tracciato le basi e che hanno generato molti dei cambiamenti conseguenti nella civiltà. Possiamo comunque vedere che questi leader "religiosi", l'origine della natura e della consapevolezza, e la sua relazione alla forze creative della natura, sono ancora i temi reali. Se dobbiamo comprendere come la musica e la medicina interagiscono, dobbiamo anche comprendere le basi fondamentali della forza vitale e quali suoni, se ce ne sono, sono in relazione con il cuore o centro (core) della consapevolezza, e quale sia la relazione tra suono e psiche. Questi concetti e questi quesiti hanno un ruolo primario nei concetti su cui si basa la Medicina Orientale , un'area non familiare per la scienza e per le religioni occidentali. Come risultato abbiamo oggi una situazione unica, che concerne la relazione tra musica e medicina; esperimenti recenti in occidente potrebbero convincere anche le menti più intellettuali che la musica può avere un effetto sulla guarigione. Fin dal tempo degli antichi romani, la musica è stata un'arte elementare del processo di guarigione. Questo è illustrato dal dio greco Apollo, maestro delle arti della musica e della guarigione. Ma la maggior parte dei medici e della media delle persone in occidente considerano queste sfere come regni separati. Non sentiamo ancora dire "tu sei (nella tua consapevolezza) quello che ascolti" o "lascia che la musica sia la tua medicina e che la tua medicina sia la musica". Sebbene questo possa essere stato in parte la via degli antichi, questo non era dovuto ad una farmacopea limitata, ma all'intuizione (insight) che avevano là dove noi delle società moderne dobbiamo ancora esplorare.

E' difficile dire per ora se dobbiamo reinventare la "ruota'' o soltanto fare uno sforzo concreto per investigare quello che un tempo era "conosciuto". Grazie a medici come Tsunoda, ora in occidente stiamo imparando almeno che certi suoni lateralizzano negli emisferi cerebrali destro o sinistro, e fino ad un certo punto questo cambiamento dipende dal linguaggio. Quindi ci stiamo almeno rendendo conto della specificità biologica di quello che chiamiamo suono o musica.

La Corrente del Suono, Parola Divina, Naam, o Musica delle Sfere è un punto focale comune nelle scritture antiche. Sia che consideriamo che questi antichi insegnamenti provengono da mistici, guaritori, santi, guru esseri illuminati, o Uomini Dio (Godmen), ci hanno lasciati tutti con constatazioni di simile natura.

I Sufi muslim dichiarano:

"La creazione si generò da Sant (Suono o Parola) e da Sant si sparse tutta la luce".

Shamas Tabrez

"Il Grande Nome è la vera essenza e vita di ogni nome e forma.
La sua forma manifesta sostiene la creazione;
E' il grande oceano di cui siamo solo le onde,
Solo colui che ha acquistato padronanza della nostra disciplina può comprendere questo".

Abdul Razaq Kashl

"L'intero universo risuona col Suono, e tu hai solo da aprire la porta delle tue orecchie. Perché aprendo l'orecchio, è sufficiente smettere di sentire i suoni esterni. Se fai questo, sentirai il perpetuo suono senza fine. Esso è infinito e non ha né inizio né fine, e per questo viene chiamato Anhad (senza nessun limite). Senza questo 'verbo' l'eterno suono un espressione infinita dell'infinito, il mondo non AVREBBE potuto esistere. Entra in comunione con il Suono Melodioso e perditi dentro di esso, o uomo saggio "

Shah Niaz

Gli insegnamenti dei Maestri Sikh ci rammentano costantemente dell'importanza della Parola o Verbo:

"La terra ed il cielo sono niente oltre Shabd (verbo)
Da Shabd solamente è nata la luce,
Da Shabd solamente venne il creato,
Shabd è il centro essenziale di tutto".

Guru Nanak

"Il verbo è sia terra che etere. Essi ebbero la vita dal Verbo.
Questo verbo si espresse anche in tutti gli altri aspetti.
L'intero creato si scaturì dopo il Verbo. O Nanak, quel Verbo infinito riverbera in ogni cuore".

Guru Nanak

"La Parola generò tutti i sistemi terrestri e celesti".

Guru Arjun Devi

"La creazione ed ultima dissoluzione dell'universo è causata dalla Parola. E sempre attraverso la Parola, riprende la sua esistenza nuovamente".

Guru Amar Das

Nelle antiche scritture del Sam Veda troviamo: "Brahman è contemporaneamente sia Shabd che Ashabd. E solamente Brahman vibra nello spazio".

Nei Rig Veda abbiamo: "all'inizio era Prajapati, il Brahman, con cui era la Parola e la Parola era veramente il Supremo Brahman".

"Dove vi è Luce scintillante, li si ode il Suono Illimitato". Namdev

Se volgiamo lo sguardo sull'antica Cina, troviamole influenze del Buddismo che entrano negli insegnamenti di Lao Tsu (Tse), il padre del Taoismo. Tao significa strada o via, denotando il significato nascosto dell'universo.

"Tao è onnipervadente. Ed il suo uso è inesauribile! Abissale. Come la sorgente di tutte le cose".

"Il Grande Tao fluisce ovunque, come un alluvione può andare a sinistra o a destra. Le miriadi di cose ne derivano la loro vita, Ed esso non li rinnega".

Se prendiamo gli insegnamenti di Gesù Cristo troviamo, all'apertura di San Giovanni, una delle constatazioni più popolari di tutti i tempi: "All'inizio era il Verbo, e il Verbo era con Dio, e il Verbo era Dio. Così fu all'inizio con Dio".

Dato che è chiaro che nell'ambito delle varie religioni ci sono stati molti insegnamenti riguardanti il verbo, da cui sono scaturiti innumerevoli dibattiti, l'essenza di questo concetto sacro di guarigione merita nuovamente la nostra attenzione.

Dire che il "terzo orecchio" si apre per udire questo suono sarebbe come dire che il ''terzo occhio" si apre nel momento in cui il non visibile diventa visibile e l'ignoto diventa noto. Nonostante questo possa essere il medesimo fenomeno e che ciò sia vero o meno, gli insegnamenti degli antichi saggi restano comunque esclusivamente in mano alla religione.

Medicina Yogica e Suono

Dato che stiamo cercando di comprendere come si rapportano musica e medicina, consideriamo che vantaggi potremmo avere dalla fusione della Medicina Yogica e Occidentale.

Anche i medici dell'antica India erano consapevoli che la musica svolgeva un ruolo vitale per la salute Nella medicina Yogica, il "suono non udibile" viene chiamato "Naam" o "la Corrente Sonora Celeste". Diventa udibile all'adepto che ha allenato il suo apparato sensoriale ad un alto livello di sensibilità. In realtà questo suono non appartiene all'udito delle due orecchie, ma è un udire trascendentale della coscienza che avviene attraverso l'interazione e la sintonizzazione del campo elettromagnetico individuale con il campo elettromagnetico del cosmo. Nella Medicina Yogica, la mente può essere meglio compresa come "campo psicoelettromagnetico". Non è limitato al cervello, anche se le sue attività si manifestano nella chimica del cervello. La relazione tra mente individuale e "mente universale" è vista come la matrice che porta la nostra vita ad una continuità con la vita del cosmo. In effetti, come nel caso di tutti i campi elettromagnetici che entrano in contatto, gli effetti sono bidirezionali.

Il nostro interesse qui è di portare la tecnologia conosciuta agli antichi in un dominio contemporaneo dove può essere insegnata apertamente all'individuo e dove sarebbe nuovamente disponibile per essere applicato alla medicina, eventualmente sotto lo scrutinio della scienza moderna. Il concetto di un suono non udibile è attraente per alcuni ed aggravante per altri. Comprendiamo che l'attrattiva delle dichiarazioni misteriose enfatizzate dai leader religiosi è insufficiente per soddisfare il desiderio umano di comprendere l'ignoto. Oggi quello in cui crediamo nasce dalla conoscenza, e deve provenire dall'esperienza personale e non solo da quello che ci viene dato per vero dagli altri.

La Medicina Yogica, e particolarmente le tecniche antiche del Kundalini Yoga, possono darci questa esperienza personale. In questo universo possiamo presumere una cosa che esiste una continuità tra microcosmo e macrocosmo, tra udibile e non udibile. Quello che il nostro apparato sensoriale ci indica come esistente è per definizione il limite "conosciuto" del nostro universo.

Quelle che noi personalmente comprendiamo essere le leggi della natura non definiscono necessariamente le leggi della natura così come sono. La biologia del sistema nervoso umano deve svolgere un ruolo in questa continuità della Parola, sia come viene prodotto dalla bocca con tutti i suoi correlati neuronali, sia con la Divina Parola a cui si riferiscono saggi e santi nella loro consapevolezza mistica. Per comprendere questa biologia è utile considerare quello che gli Yogi hanno scoperto in riguardo a formazione della Parola Divina o qualsiasi parola nella cavità orale creativa.

Da un punto di vista Yogico, l'interazione fra lingua ed il palato superiore è di natura sensibile e strutturata. E' stato scoperto che il palato superiore ha un sistema di 84 punti da cui partono meridiani specifici per certi suoni e che creano effetti specifici quando vengono toccati con le corrette combinazioni e sequenze. L'intera lingua, e non solo la punta, stimola questi punti. Questi punti sono connessi all'ipotalamo sopra di loro e la rotazione della lingua sui punti ne stimola regioni specifiche.

Il palato superiore è simile alla tastiera di un computer. I segnali emessi alle varie aree del cervello hanno un effetto sulla chimica del cervello. Questo crea una risonanza sul palato superiore che può avere diversi effetti sul metabolismo regionale dell'ipotalamo. Abbiamo 2 punti sulle gengive davanti ad ognuno dei 16 denti in fila sul palato superiore. Abbiamo anche 2 file parallele di 25 paia di punti che sono più influenzati dalla punta della lingua quando è eretta in uso durante un discorso. Ogni parte del palato influisce su una metà dell'ipotalamo e l'emisfero cerebrale omolaterale e gli organi del suo sistema. Ci sono anche 2 punti centrali tra le due file parallele di punti. I1 punto anteriore, o meglio il punto più vicino ai due denti davanti, è correlato alla fontanella posteriore. il punto posteriore corrisponde alla fontanella anteriore.

Questo sistema di meridiani non è lo stesso del sistema dei meridiani nel corpo dell'agopuntura dove le linee possono essere tracciate tra aree differenti, nonostante ci sia una specificità prevedibile e straordinaria con questo sistema. Se parole diverse possono produrre effetti diversi, la specificità regionale all'interno dell'ipotalamo può essere considerata di natura quasi ghiandolare.

La seguente è una visione semplificata di questa correlazione. Ambedue le metà laterali dell'ipotalamo, sia le regioni posteriori ed anteriori, hanno effetti differenti sulle attività metaboliche e viscerali. I due lati influenzano le due metà omolaterali del corpo differenzialmente, via il sistema nervoso automatico, come è stato ampiamente dimostrato in laboratorio.

Ogni lato dell'ipotalamo è connesso con le coppie di organi sul proprio lato, che siano l'emisfero cerebrale, reni, timo, ovaie o testicoli. La regione posteriore dell'ipotalamo è più correlata alle funzioni simpatiche che a loro volta modulano predominantemente il modo aggressivo o metabolicamente attivo e la/le corrispondenti personalità. Questo modo metabolico serve ad soddisfare le necessità più esterne. La regione anteriore dell'ipotalamo controlla i modi metabolici passivi e di riposo via il sistema parasimpatico per gli stati di quiete. E' l'equilibrio e l'interazione di queste due metà (lato destro e sinistro più regioni anteriori e posteriori) insieme alle secrezioni delle ghiandole pituitaria e Pineale che generano la chimica del cervello. Questa è quello che gli Yogi chiamano la "mente neutrale"

una mente che non è reattiva o che non è diretta da impulsi e circostanze, o dai cinque sensi. E' quello che la natura intendeva che scoprissimo e ciò che abbiamo una mente che è capace di testare la realtà una mente oggettiva, scientifica o yogica. Questa è per definizione yogica una mente comparativa, comprensiva ed intuitiva, utile per l'esplorazione del cosmo dello spazio interiore. Questa è una mente che può essere utilizzata per valutare consapevolmente i suoi pensieri e le sue emozioni. Non è una mente che desidera costruire un universo dalle limitazioni di una data personalità, ma che desidera costruire una personalità capace di trovare i metodi per vivere l'esperienza della vastità dell'universo e di comprendere i principi che lo governano. I1 valore ultimo della scienza è di trovare una maniera in cui l'uomo possa ottenere una mente capace di discriminare tra tutti i possibili pensieri, di valutare sistemi e di vivere in uno stato di salute e di benessere ottimale, una realtà in cui il noto e l'ignoto iniziano a fondersi.

La Visione Yogica dell'Intelligenza Cerebrale

I nostri due computer cerebrali si sono evoluti come supplemento e complemento l'uno per l'altro con lo scopo di provvedere un equilibrio tra due punti di vista separati e necessari per essere efficienti nella vita. Ogni emisfero si è evoluto per adempiere a funzioni distinte (che sono più lateralizzate nei maschi che nelle femmine). I1 lato sinistro è per la nostra conoscenza basilare ed iniziale, le nostre capacità "elementari" e linguaggio di tutti i giorni. Ci dice come arrivare alla nostra destinazione. I1 lato destro ci aiuta ad identificare la nostra destinazione. Ci da la prospettiva sui nostri rapporti, come vediamo noi stessi in relazione con l'universo. Ci dice dove dobbiamo andare. In altre parole, il lato destro serve per "pensare" ed il destro per "1'esperienza" Anche quanto bene sono programmati attraverso la conoscenza e l'esperienza determina quanto bene comunicano e cooperano nella direttiva primaria di comprendere il lavoro che ci si presenta con un'ottica più larga, più olistica. Questo determina la qualità della consapevolezza nella vita. Questo rapporto di comunicazione determina la nostra esperienza, la nostra ottica del momento e la maniera in cui pianifichiamo il futuro. O le parti lavorano in armonia assicurando la "salute" oppure lavorano insieme come una coppia divorziata che cerca di organizzare un futuro di cooperazione sotto lo stesso tetto, generando malessere. Ognuno potrà conoscere i gusti dell'altro ma nessuno dei due è disposto a riconoscere i punti di vista dell'altro, credendo di essere indipendente. Questo stato di disordine può essere immaginato come onde cerebrali intersecanti che portano eventualmente ad una mente frammentata.

Il suono è l'attrezzo più prezioso per guidarci e correggere la nostra consapevolezza. Generare certi suoni può guarire e regolare questi due supercomputer. Prima o poi apprendiamo che. questi due cervelli sono i nostri servitori, e non i nostri padroni p.e., che noi non siamo i nostri pensieri, anche se il nostro futuro potrebbe divenire il 1oro prodotto secondario. La parola Yoga vuol dire letteralmente "unito" o "unione". Questo è sia uno stato metabolico che uno stato di consapevolezza entro il quale possiamo riconoscere la nostra vera identità fra le infinite onde dei pensieri generati da ogni lato del cervello.

Abbiamo anche l'abilità di imparare ad avere la meglio sulle funzioni automatiche che ci sono necessarie per la preservazione in condizioni non controllate. Possiamo apprendere a regolare consapevolmente i nostri modi di intelligenza, o dominanza cerebrale, per soddisfare meglio i nostri bisogni attuali e svolgere la nostra parte con il massimo della precisione e dell'efficienza.. Possiamo imparare ad usare la nostra mente per controllare i nostri stati metabolici. Il suono è un mezzo sottile che ci può aiutare a trovare il nostro equilibrio interno dove è possibile. Esso crea uno stato armonico attraverso la meccanica della lingua e del palato che porta alla quiete dell'esperienza quando il livello di rumore dei pensieri sporadici diminuisce. Questo è come noi possiamo sintonizzarci con il Sound Current (la Corrente del Suono) o col "battito cardiaco" dell'universo e riconoscerci nella nostra consapevolezza separata ed inseparabile da questo vasto spazio. Questo è quello che si intende con la Musica delle Sfere. Questo "Suono" ci attrae naturalmente. E' a questo punto che possiamo iniziare a risuonare con la frequenza universale che diede nascita all'esistenza della nostra consapevolezza. E' l'antica tecnologia del Suono e della Parola che può essere usata per accordare nuovamente il sistema, dando cosi luogo, nel corso della nostra esistenza, ad un ascesa nel processo di sviluppo dell'uomo e all'evoluzione del suo sistema nervoso in maniera veramente significativa ed appagante.

La Parola è un medicamento per la mente. E' riverita e venerata perché coloro che hanno padronato questa tecnologia hanno trovato il proprio ignoto. La loro vastità converge con la vastità oltre il tempo e lo spazio. I1 principio creativo della vita e la forza vitale diventa noto a colui che conquista se stesso e che impara a regolare il suo apparato mentale.

Kabir Sahib disse: "I1 guru mi ha mostrato i canali attraverso cui fluisce la materia mentale, fermando le facoltà che fuoriescono, Io sento le melodie del Suono Eterno".

"Fissa la tua anima sul ricordo del Signore e chiudi la tua lingua sotto chiave, chiudendo tutte le altre porte, tu spia all'interno".

Dato che la mente è infinita nelle sue possibilità, la tendenza al coinvolgimento con i sensi della vista, udito, sapore, tatto e olfatto può sopraffarci e diventare senza fine. Questi sensi esistono per servirci, non per limitarci nella nostra comprensione dell'esperienza della vita. Ma nel momento in cui ci sentiamo a nostro agio con il nostro ambiente, "gravitiamo" verso i suoi aspetti più semplici, conosciuti ed immediati. Quella di sviluppare abitudini utili e no è una tipica proprietà della mente. Citiamo un brano tratto da Hafiz Shiraz, un santo Musulmano Sufi. "Serra le tue labbra, le tue orecchie, i tuoi occhi. E se non scoprirai la verità, lascia che il tuo malcontento ricada su di me".

Chi negherebbe che noi ci consumiamo con le questioni dei cinque sensi, che diventano monotoni col tempo? Così facendo perdiamo traccia della questione delle nostre origini e del generante principio vitale. E' il Suono che ci porta fuori dall'identità conosciuta all'esperienza vivente dell'ignoto. E' la Parola che può ordinare i nostri affari, sia metabolici che ambientali., e far nascere una nuova esperienza di consapevolezza nel dischiudersi giornaliero del nostro sistema nervoso. I1 Suono è il veicolo che ci trasporta con la nostra consapevolezza nella sfera dell'ignoto. Questo è il procedimento conosciuto dai guaritori, Maestri e scienziati dei tempi antichi che oggi chiamiamo leader religiosi. I1 loro successo nella padronanza di se gli ha permesso di accedere alla comprensione dei principi più elevati della natura. Ci hanno lasciati dei semplici comandamenti che troviamo difficile da seguire come società, come civiltà. Essi compresero la complessità della mente e come essa restava incantata dall'ambiente immediatamente circostante, trascurando il futuro. Ci hanno anche lasciato le formule per manifestare la salute ed un destino elevato.

Nad Yoga

Suoni differenti hanno proprietà differenti che possono avere effetto sullo sviluppo mentale e neuronale. Quindi la psiche è affetta differentemente da suoni diversi. Questo può essere testato rapidamente attraverso l'utilizzo del sistema di test muscolare conosciuta come kinesiologia applicata, che paragona l'integrità generale del sistema utilizzando forza muscolare di base e muscoli in differenti condizioni di osservazione. Suoni diversi possono influire diversamente su l'abilità di un muscolo a resistere ad una determinata forza che gli viene applicata. Questo è un sistema unico per esibire le qualità curative di suoni o musica. Questo, come ci si aspetterebbe, suggerisce che non tutti i suoni e forme di musica hanno lo stesso effetto sulla forza vitale.

Suoni e linguaggi individuali svolgono un ruolo importante nello sviluppo della psiche umana. A volte ci chiediamo se le apparenti differenze nelle personalità di individui da un paese o da un altro sono relative alla lingua o solo da altri fattori. Secondo lo Nad Yoga, lingue diverse evidenziano aree differenti della bocca, risultando in una variazione della personalità.

Ogni lingua è in rapporto con una (o a volte più di uno) dei cinque "elementi" utilizzati dagli antichi nella classificazione delle proprietà della materia e dell'energia. Questi cinque elementi sono acqua, terra, fuoco, aria e etere. Questo sistema ha svolto un ruolo importante in ogni forma di medicina che sia Ayurvedica, Cinese, Araba, o quelle nei primi paesi Mediterranei. Per esempio, presumibilmente il Francese è una lingua di acqua, il Tedesco è una lingua di fuoco, e l'Olandese è principalmente aria. Certe lingue antiche, particolarmente il Sanscrito, il Gurmukhl, ed il Giapponese (prima che si mescolasse col Cinese) erano specificamente costruite e codificate con questa comprensione da coloro che avevano perfezionato il Nad Yoga. Ed in queste lingue codificate, sia il significato che l'effetto sulla consapevolezza erano i medesimi. Per esempio, per la parola mother (madre); ma

resurrezione, daL cancello o porta (door), insieme: il cancello della resurrezione, o porta della rinascita. Man (Uomo) Mind (mente). E con la parola Woman (donna) da wo

un'espressione di meraviglia più la parola man (uomo), insieme il significato è relativo alla donna nella sua totalità e risulta in una grande mente (greatmind). Questo indica la consapevolezza della donna al pieno delle sue capacità. E con human (umano), hu

luce, man/uomo

mente. Quindi umano significa l'essere con la mente di luce. La parola Guru è composta da due suoni, gu e ru. Gu

buio e ru

luce. Quindi il Guru è la tecnica o colui che ti porta dal buio alla luce. Molte parole hanno significati ed impatti sulla psiche che non comprendiamo.: Questi sono esempi di come la parola viene ridotta e codificata per ottenere un significato ed un effetto, e fa parte dello Nad Yoga.

Persone di nazionalità differenti pronunciano certe vocali e consonanti in maniere simili ma leggermente diverse. La maniera in cui gli Olandesi pronunciano Sa Ta Na Ma per esempio è diverso da come li pronunciano gli Americani. La 'T' Olandese è come la 'T' Punjabi e si pronuncia con la lingua più in avanti che nel caso della 'T' Americana. Nel parlare le lingue, queste differenze hanno effetti diversi. Ma quando si comincia ad usare questi suoni nella meditazione, la lingua si sistema nella posizione corretta con la ripetizione e tocca i punti corretti dei meridiani che hanno un effetto universale su tutti. Anche i dialetti hanno effetti differenti.

Mantra Yoga

Simultaneamente alla scoperta del Nad Yoga, avvenne lo sviluppo dell'antica scienza chiamata Mantra Yoga. Un mantra guida e corregge la consapevolezza, protegge la mente. Inoltre, i mantra del "Devi Pran" (forza vitale Divina) insegnati nelle seguenti tecniche, puliscono, curano e ristrutturano la mente subcosciente. Questo è vitale per il mantenimento della salute e dello sviluppo umano (human). Questi mantra possono sviluppare la base per un'esistenza costruttiva e produttiva demolendo le abitudini nevrotiche che catturano la nostra forza vitale o energia vitale. Possono portarci via con sicurezza dalla sfera mentale conosciuta, ristrutturarla e correggerla, e lentamente aprire i canali da cui questa forza vitale fluisce per risvegliarci all'ignoto del nostro essere. Mantra non è altro che una telecomunicazione del finito nell'infinito. L'individuo crea una frequenza di vibrazioni all'interno del suo campo elettromagnetico per entrare nel campo elettromagnetico dell'universo. Meditazione non è altro che la medicina della mente. Sviluppa la personalità. Quando una persona chiude gli occhi per meditare si ricorda quanto egli è strano. Se qualcun altro gli dice che è strano, diventerà difensivo. Questi suoni sacri hanno un valore incalcolabile dato che niente altro in questa esistenza può elevare così la consapevolezza umana oltre il livello di sicurezza.

Conclusione

Le tecniche che vi sono offerte qui porteranno le persone da uno stato mentale negativo ad uno positivo. La combinazione dei suoni taglierà le onde del pensiero e stimolerà la polarità positiva nella mente umana.

Questi suoni sono la base del cuore di ogni consapevolezza umana. Sono un rimedio per la mente. Questa è la più potente delle medicine dato che può rimediare al destino. Questi suoni aprono la porta al Samahdi, un termine derivato da due radici sanscrite: sam significa "insieme con" e "adhi" significa "Essere Primordiale".

Guru Nanak, Grande Maestro del Nad, disse di colui che ha acquistato padronanza di sé stesso e della Musica Divina della Parola: "Nessuno può descrivere la condizione di uno che ha reso propria la volontà di Dio; chiunque tenti di farlo, dovrà rendersi conto della sua follia. Nessuna fornitura di carta, penna o scriba può mai descrivere lo stato di un uomo simile.

O, grande è il Potere della Parola. Ma pochi sono coloro che lo sanno".

La Musica delle Sfere è la totalità delle vibrazioni che sottolineano e sostengono tutto il creato. E' chiamata la Parola. Alcuni la chiamano Dio, altri hanno un altro nome. Per conoscere la Totalità del Sé deve essere ripetuta. La Parola è il cuore, il centro, di tutta la consapevolezza. E' la tua vera Essenza. Può arare il terreno della psiche. Può nutrire il Seme. Onorala. Entraci in comunione. Fonditi con essa.


Assagioli: la musica come causa di malattia e come mezzo di cura
a cura di Donata Dante

"... Una cruda virtù logora e spezza
le rupi ai monti, ma sentieri e scale
trovi a salir ove passò tal guerra,
mille furori straziano la terra
e passano, e le vuote orme del
male, le caverne, le valli, eccole piene
d'acque azzurre, ecco i fiumi, i laghi, il
bene.

Francesco Chiesa, L'uccello del paradiso

Nella strofa conclusiva di questo recital per violino, la proprietà di generare stati emotivi e mentali di tale forza e ottimismo, sarebbe concessa secondo il poeta, dall'azione psicoanalitica a sublimatrice della musica della quale si parlerà in seguito.

In generale invece si può affermare che le proprietà curative della musica erano ben note ai popoli antichi, i quali ne facevano largo uso.

Nel nostro secolo e particolarmente negli ultimi decenni, vi è stato un rinnovato interesse per la musicoterapia.

Fondamenti per una musicoterapia scientifica

Una terapia musicale scientifica dovrebbe essere fondata su di una esatta conoscenza dei vari elementi di cui la musica si compone e dell'effetto che ciascuno di essi produce, tanto sulle funzioni fisiologiche quanto sulle condizioni psicologiche.

I principali elementi identificati da Assagioli sono: il ritmo, il tono, la melodia, l'armonia, il timbro.

- Il ritmo: è l'elemento primordiale e fondamentale della musica, è l'elemento

che influisce più intensamente ed immediatamente sull'uomo, avendo un'azione diretta sul corpo e sulle emozioni.

La vita organica è basata su vari ritmi: della respirazione, delle pulsazioni, dei muscoli delle diverse funzioni fisiologiche, per non parlare dei più sottili ritmi vibratori di ciascuna cellula, di ciascuna molecola, di ciascun atomo. Non sorprende perciò che i ritmi musicali esercitino una potente influenza su quei ritmi organici e psicologici sia stimolandoli, sia calmandoli, armonizzando o creando discordanze o scissioni.

- Il tono: ogni nota, mentre è prodotta fisicamente da una specifica frequenza vibratoria, produce a sua volta determinati effetti fisici e psicologici.

- La melodia: la combinazione dei ritmi, dei toni e degli accenti produce quello "unità" musicali che vengono chiamate melodie. Le melodie essendo una sintesi di vari elementi musicali, sono mezzi molto adatti per esprimere emozioni che influiscono fortemente sul sistema nervoso, sulla respirazione e su tutte le funzioni vitali.

- L'armonia: mentre la melodia è prodotta da una successione di suoni, l'armonia è prodotta dalla sovrapposizione di varie note con frequenze vibratorie diverse che si fondono tra loro formando gli accordi.

- Il timbro: la diversità di natura e di struttura dei vari strumenti musicali inclusa la voce umana dà al suono una particolare qualità che suscita specifiche reazioni emotive.

Effetti nocivi della musica

Risulta così evidente che la musica produce sull'uomo specifici e potenti effetti psicofisiologici; l'efficacia di questi influssi, può risultare curativa ma anche nociva.

Per Assagioli è opportuno mettere ben in chiaro che l'effetto emotivo nocivo della musica non coincide con il valore estetico; anzi non è un paradosso affermare che la musica di tipo nocivo più è espressiva esteticamente più può essere dannosa.

I tipi di musica atti a produrre effetti dannosi sono diversi.

- Primo fra tutti la musica che scatena gli istinti e suscita le passioni, che affascina e travolge con il suo incanto sensuale e con la sua bellezza esotica corruttrice. Come esempio si possono citare la scena del Venusberg, nel Tannhauser di Wagner, ed alcune parti della Salomè di Strauss.

- Un secondo gruppo di musiche nocive è costituito da quelle di carattere malinconico e deprimente, che esprimono un languido abbandono, sconforto, angoscia e disperazione. Questo genere di musica può avere grande valore estetico; può aver recato sollievo al compositore e costituito per lui un mezzo di catarsi, ma è altresì atto ad agire come tossico psicologico sull'ascoltatore che permetta al suo influsso di permearlo. Tale effetto possono avere alcune musiche di Chopin ad esempio i Notturni.

- Un altro tipo di musica che può essere nocivo è rappresentato da quelle composizioni musicali, che, mentre costituiscono degli interessanti esperimenti di nuove forme di espressione musicale con le loro dissonanze, la loro mancanza di linea, i loro ritmi ineguali e frenetici, riflettono lo stato disarmonico, febbrile sconvolto dell'uomo moderno.

"Sembra perciò essere per lo meno giusto che la terapia musicale si sviluppi almeno fino al punto di cui la musica possa servire come antidoto a se stessa".

(H. Hanson Mind and music p. 265)

Effetti curativi della musica

Invero la musica può essere un potente elemento curativo. Come sottolinea Assagioli: "Molteplici e vari sono i modi in cui essa può esercitare un benefico influsso sul corpo e sull'animo.

Anzitutto, il suo effetto può essere riposante e rasserenante - e non occorre far rilevare quanto questo sia prezioso in questi nostri tempi di esaurimento fisico, di tensione nervosa e di eccitazione emotiva e mentale.

La prescrizione generica e ovvia per eliminare tali condizioni è una cura di riposo. Ma oggi uomini e donne non sanno come riposarsi; ignorano persino ciò che il vero riposo significhi". (da Psicosintesi terapeutica Ed. Astrolabio)

Una citazione di Padre Gratry non potrebbe essere più adatta: "Non vi è mezzo più potente per procurarsi realmente il riposo che la vera musica... essa produce per il cuore e per la mente ed anche per il corpo quello che il sonno produce soltanto per il corpo" (Les Sources).

Si è visto come la musica possa agire intensamente sui sentimenti costituendo parecchi pericoli; ma in molti casi uno stimolo emotivo può essere opportuno e benefico per stimolare animi inariditi e repressi, a risvegliare sentimenti e ristabilire vitali relazioni con la natura e con l'umanità.

Tipi di musiche diverse sono in grado di creare effetti diversi, facciamo ora qualche esempio.

Un tipo di musica di natura forte e virile, sia strumentale che vocale, può suscitare volontà ed incitare all'azione così come una musica gaia e vivace agisce come controveleno sulle emozioni negative e depressive. Quest'ultima asserzione non può essere unilateralmente accettata come regola infatti spesso, in situazioni di depressione, una musica allegra può irritare più che giovare dove al contrario una musica malinconica e drammatica, in comunione con i sentimenti del momento può assumere funzioni intellettuali e suscitare l'ispirazione artistica e creativa, come Alfieri narra che accadde a se stesso.

La musica possiede inoltre una particolare azione stimolante sull'inconscio per quanto riguarda gli effetti sulla memoria e soprattutto, può produrre un effetto sanatore più preciso e specifico di tipo psicoanalitico.

Gli studi sul meccanismo della suggestione e sulla importanza dell'inconscio nella vita psichica hanno dimostrato che le impressioni ricevute inconsciamente, cioè quelle che sfuggono alla coscienza di veglia e di conseguenza al suo giudizio critico, agiscono per questo motivo più liberamente, penetrano più profondamente e possono avere ampie ripercussioni positive e o negative non soltanto sulla psiche ma anche sul corpo, provocando talvolta disturbi funzionali. (Assagioli Op. cit.)

La musica è una vera "alchimia spirituale" che tramuta il dolore cupo e ribelle dapprima in sofferenza più dolce, poi in accettazione e in seguito persino in gioia, in espansione e superamento di sé.

Quest'opera di trasmutazione e sublimazione ben presente in alcune sonate di Beethoven è lo stesso processo presente nei versi di Chiesa prima citati.

Questo processo di integrazione nella personalità cosciente dei contenuti dell'inconscio, e la loro successiva trasmutazione e armonizzazione può essere considerato un processo di sintesi. Ma esiste un più specifico processo di psicosintesi, che è di tre tipi o piuttosto consta di tre stadi, ciascuno più ampio e più inclusivo del precedente: psicosintesi spirituale; psicosintesi inter-individuale; psicosintesi cosmica.

1. La psicosintesi spirituale produce l'inclusione e l'integrazione nella personalità cosciente degli elementi psico-spirituali superiori, di cui non è coscientemente consapevole, poiché risiedono nelle sfere superiori dell'inconscio, il supercosciente.

La musica veramente religiosa produce o favorisce molto efficacemente questa sintesi (Assagioli op. cit.)

Ne sono un esempio il canto Gregoriano, Palestrina, la musica di J.S. Bach, di Handel, Wagner, César Franck e Scriabin.

2. Il secondo tipo, o stadio, della psicosintesi - la psicosintesi inter-individuale - si attua fra un individuo ed altri esseri umani appartenenti ad un gruppo di cui egli è parte fino a che la coscienza dell'individuo abbraccia in un armonico rapporto l'intera umanità. Una simile psicosintesi interindividuale è favorita da tutta la musica che esprime emozioni e aspirazioni collettive come nella Nona Sinfonia di BeetEoven la quale giunge al culmine allorché vengono intonate le parole Schiller Seid umscAlungen, Millionen ("Siate abbracciati milioni uomini").

3. Il terzo stadio - psicosintesi cosmica -consiste nel riconoscimento e nell'accettazione sempre crescenti da parte dell'individuo delle leggi dei rapporti e dei ritmi che governano a vita dell'Universo.

Questo tema è stato trattato da Aleks Pontvik. L'autore adotta la concezione pitagorica dell'Universo come un tutto ordinato. I1 cosmo è costruito secondo leggi e proporzioni armoniche - e ciò significa musicali. L'A. cita il riassunto fatto da Brantzeg dei commentari di Képlero su questo principio: "Prima che alcuna cosa fosse stata creata esisteva la geometria. Gli elementi fondamentali della geometria sono le divisione del circolo. Esse producono armonie. Nella musica, l'armonia è il risultato dell'intuizione del compositore, ma per le stelle nasce dalla necessità geometrica della meccanica celeste. Dio ha dato all'anima umana proporzioni armoniche.

Secondo Pontvik, nella psicoterapia in generale, e nella musicoterapia in particolare, la guarigione può essere ottenuta soltanto cominciando dal tutto. "Ciò significa lo stabilirsi, o il ristabilirsi, di un armonico equilibrio mediante la riconciliazione degli opposti elementi entro il tutto. Perciò in termini musicali il processo curativo delle psiconevrosi può essere definito come uno sviluppo progressivo che produce, o fa ritrovare, l'armonioso accordo fondamentale".

La tecnica di questa azione curativa consiste, secondo Pontvik, nell'evocazione, o espressione musicale dei simboli primordiali corrispondenti a quelli che Jung chiama archetipi. La musica che può produrre in modo particolare questo tipo di influsso sanatore è quella di J.S. Bach Pontvik, secondo la sua esperienza personale, ha trovato che la musica di Bach evoca simboli religiosi, particolarmente quello di un tempio, le cui armoniche proporzioni sono analoghe, nella loro struttura, a quelle dell'Universo. (Assagioli op. cit.)

Pontvik appoggia tale asserzione con due citazioni:

- Schweitzer, una delle maggiori autorità nei riguardi di Bach, definisce una sua composizione come "una espressione del Potere Primordiale che si manifesta negli infiniti mondi rotanti".

- L'altra citazione è tratta dagli scrittori di un saggio cinese: "la musica perfetta ha la sua causa. Essa sorge dall'equilibrio. L'equilibrio proviene da ciò che è retto. Ciò che è retto deriva dal significato del mondo. Perciò è possibile parlare di musica soltanto con chi è divenuto cosciente del significato del mondo".

Applicazione della musicoterapia

Tralasciando ora le esemplificazioni teoriche relative all'argomento sarà opportuno riferire sinteticamente alcuni accorgimenti necessari secondo Assagioli all'applicazione della musicoterapia.

- Prima dell'esecuzione è necessario che soggetti vengano informati sul pezzo eseguito e sugli effetti relativi, in modo che gli ascoltatori possano contribuire all'influsso della musica sul loro inconscio ed assimilarlo così coscientemente. - È consigliabile che i soggetti si rilassino prima e durante l'esecuzione per "aprire le porte all'inconscio".

- Non è inoltre da trascurare il giusto dosaggio della lunghezza del trattamento.

- La ripetizione può essere utile se non eccessiva, altrimenti può diventare ossessionante. Tale effetto per esempio può essere prodotto in alcuni soggetti dal Bolero di Ravel.

- Il volume d'ascolto generalmente deve essere basso; l'effetto deve infatti essere prodotto dal ritmo e non dalla quantità del suono.

- Necessario risulta poi il riposo dopo l'ascolto, sempre per favorire l'azione dell'inconscio.

- La terapia musicale può essere applicata anche nel sonno, durante il quale 'inconscio rimane recettivo agli influssi esterni.

- La scelta dei pezzi musicali richiede molta cura proprio per la disparità degli effetti prodotti nei livelli inconsci i quali sono in qualche misura indipendenti dal livello cosciente e dallo sviluppo della personalità.

Vi è però un tipo di musica che può venire applicata senza nessun pericolo con risultati soddisfacenti in tutti i casi, indipendentemente dalle condizioni e dall'età dei soggetti; è la musica di tipo infantile e popolare.

Questo, secondo il Dott. Ainlay, sembra ristabilire il complesso madre-bambino, offrendo con ciò una temporanea sicurezza ed un rifugio momentaneo.

Un'altra ragione più generale relativa a questo tipo di musica è che l'inconscio possiede in gran parte un carattere primitivo e infantile.

- La musicoterapia per ottenere una completa efficienza, deve essere affiancata ad altri tipi di cura. Due sono i settori finora più sviluppati: musica e anestesia; musica e psicoterapia.

- Le applicazioni collettive infine sono di due specie: recettive e attive.

- Quanto alla prima, è stato accertato che perfino un ascolto indiscriminato di musica di vario genere, qual è quello offerto dalla radio, può avere un effetto benefico.

- Riguardo alle applicazioni attive, l'allenamento di pazienti ricoverati (in ospedali, ospedali militari e cliniche psichiatriche) a suonare insieme in piccoli complessi e a cantare in coro, ha prodotto risultati molto soddisfacenti.

Inoltre, vasto è il campo di applicazioni della musicoterapia nelle prigioni. I criminali dovrebbero veramente venir spesso considerati quali individui malati, nevrotici e psicotici, e perciò quali esseri umani da venir curati con mezzi psicoterapici e rieducativi. Le prigioni dovrebbero ora perdere sempre più il loro carattere di luoghi di punizione per acquistare quello di istituzioni in cui i soggetti pericolosi vengano rinchiusi per motivi di sicurezza sociale, ma allo stesso tempo siano attivamente aiutati a ristabilirsi. (Assagioli op. cit.)

Questo vasto campo di applicazione necessita di un'attiva cooperazione tra medici, psicologi e musicisti.

Confidiamo che la magia del suono, scientificamente applicata, contribuirà in sempre più grande misura a dar sollievo alle umane sofferenze; a un più alto sviluppo e una più ricca integrazione della personalità umana; a una sintesi armonica di tutte le 'note' umane, di tutti 'gli accordi e le melodie di gruppo', finché risuoni la grande sinfonia dell'Umanità unificata. (Assagioli op. cit.)

Tomatis: udito e dinamiche del corpo

Le nostre orecchie possono essere importanti nel regolare sia il livello delle energie totali del corpo, sia le qualità del nostro parlare. Il fisico francese Alfred Tomatis ha riferito a un recente simposio che il corpo umano viene letteralmente "caricato" dall'attività corticale risultante dalla stimolazione dell'orecchio medio.

Secondo Tomatis, l'orecchio non sarebbe semplicemente un organo per udire e mantenere l'equilibrio. "E' previsto principalmente per fornire una carica corticale di potenziale elettrico. Il suono è trasformato in impulso nervoso dalle cellule ciliformi dell'orecchio medio". La corteccia distribuisce la carica di energia risultante attraverso il corpo, "tonificando l'intero sistema e conferendo maggiore dinamismo all'essere umano". Questa carica corticale, sostiene Tomatis, è canalizzata attraverso il nervo vago alla laringe, alla faringe, ai polmoni, al cuore, allo stomaco, al fegato, ai reni e agli intestini. Dato che l'orecchio medio contiene più "ricettori" per suoni ad atta frequenza che "ricettori" per suoni a bassa frequenza, le alte frequenze hanno il maggior effetto di carica. I suoni a bassa frequenza forniscono alla corteccia energia insufficiente a compensare il dispendio di energia del corpo, dice Tomatis, e in assenza di alte frequenze possono avere un effetto "scaricante". Un'esposizione prolungata alle basse frequenze può rendere esausti fisicamente e mentalmente Individui depressi e non, che ascoltano musica con alte frequenze, scoprono un aumento di dinamismo, motivazione e abilità, oltre ad una riduzione della stanchezza e a un miglioramento nell'attenzione, nella concentrazione e nella memoria. Anche il modo di parlare e di cantare, usualmente attribuito alla laringe, è regolato dall'orecchio. "La laringe si limita ad emettere le frequenze controllate dall'orecchio. Se l'udito cambia, anche la voce cambia". L'orecchio umano riceve particolari frequenze a livelli variabili di intensità. Tomatis sostiene che un difetto dell'udito, in qualsiasi frazione della banda di frequenza sonora, produce problemi specifici.

Con difetti tra 500 e 1000 cicli al secondo è impossibile apprezzare la musica.

Con difetti tra 1000 e 2000 cicli al secondo è impossibile cantare intonati.

Difetti oltre 2000 cicli al secondo precludono l'armonia e altre qualità tonali che rendono la voce piacevole o melodiosa piuttosto che piatta e poco attraente.

Secondo Tomatis, la voce è regolata dall'orecchio destro. Lo conferma un esperimento condotto su cantanti lirici in grado di ascoltare la propria voce attraverso cuffie durante l'esecuzione. Quando il canale dell'orecchio destro viene chiuso, la loro voce perde ogni qualità armonica; cantano fuori tempo e tono, e con fatica. Quando invece solo il canale sinistro è disconnesso, si ha un miglioramento generale nella qualità del canto. Il medesimo risultato si osserva nel caso di violinisti e attori che portano cuffie, quando il canale dell'orecchio destro è chiuso. Tomatis afferma che molti difetti dell'udito si verificano perché l'individuo stesso "scorda" il proprio udito in seguito a incidenti traumatici nel corso degli stadi critici del proprio sviluppo fisico. Tomatis cura questi difetti con una terapia sonora che recupera gli stadi di sviluppo dell'orecchio. I pazienti cominciano ascoltando frequenze vocali o musicali filtrate, simili a quelle "udibili" da un feto. Poi ascoltano ripetute simulazioni dell'improvviso cambiamento di frequenze sperimentato alla nascita. In seguito vengono "esposti" a suoni "prelingrustici", come canti gregoriani, ninne nanne e filastrocche. Infine vengono loro presentati suoni sillabici e altri suoni linguistici perché li imitino ripetutamente. Durante la terapia vengono enfatizzate le alte frequenze, molto importanti nel regolare la dinamica vocale e fisica. Tomatis ritiene che la musica più efficace nella terapia sia quella di Mozart perché svolge un'azione rivitalizzante e calmante allo stesso tempo. Non tutti i problemi di udito sono dovuti a cause organiche Tomatis ha scoperto che la capacità uditiva può variare a seconda degli obiettivi dell'ascoltatore. Una statistica rivela che individui che valutano principalmente l'esecuzione sentono molto meglio di altri che invece enfatizzano la compensazione. Tomatis ha sviluppato un test di "ascolto psicologico" che discrimina l'esito in base alle preferenze soggettive. Persone che risultano sorde nei test fisiologici sono ciò nonostante in grado di sentire concentrando la loro attenzione. Altri invece, fisicamente perfetti, si rivelano "duri di udito" a causa della disattenzione selettiva.

Musica, ritmo e cervello

Scoprire gli effetti della musica e del ritmo sul cervello potrebbero essere la prossima frontiera della ricerca sulla consapevolezza. Pochi esperimenti sono stati fatti, ma l'interesse clinico e popolare sta crescendo rapidamente.

Fra gli argomenti più attuali: musica per incrementare l'apprendimento, musica come terapia, risposte emozionali alla musica, la connessione fra tonalità e fisica, gli effetti benefici o patologici di certi suoni o ritmi, musica come supporto e complemento alla meditazione.

Anthony Trowbridge del Sud Africa ha proposto una base biologica per la percezione estetica. Egli suggerisce che le reti neuronali rispondono ai principi armonici. La relazione matematica tra strutture musicali, come la proporzione nell'arte figurativa, rinforza la consapevolezza del codice innato che governa i principi armonici".

La sensibilità del cervello a toni e tempi differenti deriva dalla natura matematica dei processi del cervello e della musica. Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato che il cervello può vedere, sentire, udire, assaporare e odorare attraverso trasformazioni matematiche complesse. Combinazioni tonali differenti e ritmi di musica, come i colori, hanno effetto sui toni armonici del cervello.

Steven Halpern, un musicista e direttore dello Spectrum Research Institute di Palo Alto, California, crede che "la dissonanza può letteralmente mettere K.O. l'accordatura del corpo".

Halpern sostiene che i rumorii anche quelli sotto la soglia della consapevolezza, possono causare una "tensione continua che irrita sia la mente che il corpo in una maniera sostanziale". La sua casa produce musica che ha lo scopo di controbattere questo effetto.

Ognuno di noi ha un impianto armonico generalmente simile, che si basa su strutture vibrazionali archetipiche del nostro corpo, programmate geneticamente

Nella sua argomentazione sulla biomusic, David Bihary, un musicista ed accordatore di pianoforti, enfatizza che la materia può essere tradotta in suono. Per esempio: lo spettrografo infrarosso o ultravioletto ai una molecola di zucchero può essere trasposto nella gamma uditiva. Bihary mostra che anche la "geometria" a doppia elicoidale del DNA può essere vista come una scala musicale.

Gray Peacock, un noto musicista jazz, ha interrotto la sua carriera per compiere uno studio di quattro anni sulla biologia molecolare e la fisiologia degli organi.

"Mi divenne chiaro", disse, "che la struttura stessa del tono nella musica e della struttura stessa della materia sono la stessa cosa". Peacock paragona il principio dell'omeostasi - equilibrio chimico e biologico - ai toni musicali. La tonica (prima nota) di una chiave musicale è vista come l'equilibrio del sistema di quella chiave e le altre note come accenti. La tendenza a ritornare alla tonica è l'omeostasi della musica.

Peacock ha trovato rapporti nella tavola periodica degli elementi, che assomigliano alle strutture degli armonici (overtones). nella musica. Gli elettroni in una struttura atomica "quantizzano" hanno un movimento di incremento non continuo. Quando una nota viene suonata, i suoi armonici sono sempre più alti di un'intera ottava e non di mezza ottava. Gli atomi tendono a configurazioni con otto elettroni nella loro orbita più esterna (la Regola del Lewis Octet). "Qualitativamente parlando, la struttura ed il comportamento della materia non sono diversi dalla struttura e dal comportamento della musica... Non esiste niente altro oltre alla musica".

Peacock sostiene che l'ambiguità della musica contemporanea riflette l'incertezza nella vecchia struttura sociale Con i cambiamenti sociali (cibo, stile di vita, pratiche di contemplazione) ci si aspetta musica più semplice, "soft" e sottile.

"Quando cambierai la qualità della tue cellule, la tua sensibilità cambierà. Parte dell'attuale attrazione per il rock and roll duro ed il ritmo stile discoteca, che fa battere i piedi in terra, è dovuta alla sua funzione di rimuovere lo stress. Musicalmente ci muoveremo ancora verso la certezza...La musica non verrà dall'invenzione di nuovi strumenti o dalla produzione di qualcosa di nuovo per l'espressione musicale, ma dalla trasformazione degli individui. La musica è creazione dell'ascoltatore, non solo dell'esecutore".

Lo psichiatra John Diamond ha identificato un ritmo tipico della musica rock che ha effetto sulla forza muscolare. Diamond misura le reazioni muscolari con un misuratore elettronico dello sforzo mentre i suoi soggetti ascoltano la musica. "Il ritmo 'stoppato anapestico' è di due battiti corti seguiti da uno lungo, come nella canzone I can't get no satisfaction dei Rolling Stones. Dice Diamond: "è un ritmo che sembra continui, ma si ferma". Se suonato abbastanza velocemente non ha effetti.

Diamond suggerisce che il ritmo, che è riuscito ad isolare dopo tre anni, ha un battito opposto da quello del ritmo cuore - arteria, un segnale di stress che disturba la sincronicità dell'onda cerebrale alfa tra gli emisferi, inducendo una debolezza improvvisa.

Diamond, ex professore di psichiatria all'ospedale di Mt. Sinai, New York, disse che questo ritmo è presente in circa la metà di tutte le composizioni rock.

Un pioniere dell'utilizzo della musica per l'alterazione della coscienza, Helen Bonny, insegna a terapisti musicali ad usare1'immaginazione guidata e la musica per aiutare i loro clienti ad entrare in contatto con la loro creatività ed i loro sentimenti. Bonny conduce dei seminari all'Institute for Consciousness and Music (Istituto per Consapevolezza e Musica) di Baltimora.

La musica coinvolge l'emisfero destro del cervello. Questo potrebbe spiegare la sua efficacia in terapia e nelle nuove tecniche per l'apprendimento. La "suggestiologia" è un metodo di apprendimento accelerato sviluppato in Bulgaria e adottato in tutto il mondo negli ultimi anni, insegna con l'accompagnamento della musica, generalmente quella classica.

L'Associazione canadese per la Terapia Musicale sostiene che il senso del ritmo è introdotto durante la vita del feto tramite il battito cardiaco, e la respirazione della madre. Il piacere dei neonati a farsi cullare e ad ascoltare il canto dimostra la predisposizione innata al ritmo.

Michele Clements del London Maternity Hospital ha detto che i neonati reagiscono alla musica in particolare quella del flauto e allo humming (cantare a labbra serrate) che potrebbe assomigliare ai suoni uditi attraverso il fluido dell'utero.

Lo psichiatra Thomas Verny della New York University, a Toronto, racconta l'esperienza di un conduttore di orchestra canadese, Boris Brott. Quando gli fu domandato come entrò nella carriera musicale, Brott disse che non gli sembrava tanto una carriera quanto una vita iniziata nell'utero. "Conduco spesso pezzi che non ho mai provato dove la parte del violoncello sembra saltare fuori verso di me è so come deve fluire anche prima di girare la pagina dello spartito. Quando interrogo mia madre a proposito, scopro inevitabilmente che è un pezzo musicale che lei (che è una vio1oncellista) suonava quando era in attesa di me.

Manfred Clynes, un concertista di pianoforte e neurofisiologi è tra pochi che hanno fatto ricerche sulle risposte fisiologiche alla musica. Clynes dimostrò che la musica di certi compositori, come Beethoven e Mozart, produce il medesimo effetto su tutti i soggetti osservati Il grafico dei cambiamenti sottili nella pressione delle dita degli ascoltatori mostra un disegno specifico per tutte le composizioni di un dato compositore.

Altri investigatori, in anni recenti, hanno rilevato risposte fisiologiche (cambi di pulsazione o respirazione) quando la musica passava da toni in scala maggiore o minore o da note consonanti o dissonanti.


La magia dei suoni armonici
di Matteo Silva

Scrivere la storia dei suoni armonici mi è pressoché impossibile; sarebbe come pretendere di redigere una storia del suono e quindi dell'universo. Poiché in natura ogni suono è intrinsecamente composto da una sequenza armonica, dacché vi è súono, vi sono gli armonici.

Ciò che però qui ci interessa, è che i suoni armonici sono una sequenza logaritmica percepibile acusticamente e riscontrabile in ogni suono, sia esso il vento, il mormorio di un ruscello, uno strumento musicale, la voce umana o lo sferragliare di una motocicletta.

Scale armoniche infinite

All'interno di ognuno di questi suoni vi è dunque una sequenza armonica ascendente ed infinita come i numeri primi. Questa sequenza armonica non è però chiaramente percepibile da un orecchio umano medio, cioè da un udito per lo più plagiato, condizionato da una mente per lo più poco consapevole.

Interessante è però rilevare come qualsiasi suono nell'universo sia formato da una sequenza armonica dalle proporzioni logaritmiche identiche. Ciò che cambia è unicamente l'intensità della vibrazione dei singoli armonici, differenza che crea la diversità timbrica di un suono dall'altro, di un suono di flauto da quello di una tromba, del canto di un usignolo dal miagolio di un gatto o dal rombo di un aeroplano.

Di notevole interesse per noi sono inoltre le analogie riscontrabili in fisica, biologia, astronomia ed acustica, analogie dovute alle pressoché identiche strutture proporzionali riscontrabili in campi apparentemente cosi diversi. La storia ci tramanda d'altronde che Pitagora introduceva i suoi discepoli alle teorie matematiche ed astronomiche servendosi del monocordo ed è noto che anche Keplero si serviva di questo strumento musicale per i suoi studi; e il suo modello armonicale" dell'universo è coerente con le più recenti scoperte.

Le attuali teorie di fisici quali D. Bohm e biologi quali R. Sheldrake ci parlano di un universo in cui le più piccole particelle non sono più considerabili come "materia", ma come mera energia; e questo ci riporta nuovamente a considerare i1 fenomeno acustico , il suono, la cui natura è vibrazione, energia.

Non appaiono qui casuali, le allusioni di varie tradizioni mistiche, concordi nell'affermare che all'origine del creato era il "verbo" o che il creato non è ultimamente altro che "mantra", suono. Una tradizione tibetana entra qui nei particolari affermando che l'essenza dell'universo sono gli elementi, l'essenza degli elementi è il colore, l'essenza del colore è la luce e l'essenza della luce il suono.

Continuando, potremmo qui affermare che l'essenza del suono è vibrazione e qui ci troveremo in accordo a D. Bohm il quale sostiene che l'origine della materia non è materiale, ma "vibrazione", pura energia.

Ora, poiché ogni suono è composto da una frequenza contenente una sequenza di armonici ascendente ed infinita avente come proporzione 1:2, possiamo definire i suoni armonici come: "suoni più alti che vibrano all'interno di un singolo suono la cui frequenza è progressivamente un multiplo della frequenza del suono fondamentale".

Essendo tale frequenza infinita, essa è un modello archetipico e in quanto tale un mito; un mito però realmente sperimentabile con il nostro corpo ed in particolare con la voce e l'udito.

Applicazioni terapeutiche e musicali

Ogni musicista e musicoterapista è naturalmente interessato al fenomeno dei suoni armonici.

Nell'antichità anche da noi in Occidente la musica era arte e terapia, strumento di meditazione e di conoscenza ad un tempo. A1 mito di Orfeo sono legate molte leggende in tal senso, e sappiamo che nell'antica Grecia la musica era tenuta in alta considerazione da filosofi, medici e mistici. In Oriente, gli aspetti artistici, filosofici e terapeutici della musica sono ancora oggi considerati e praticati in diverse tradizioni ed ora anche in Occidente, dopo anni di sclerotizzazioni intellettuali e scissioni specialistiche, è nato un interesse in tal senso. Di pari passo con le nuove (ma ben anche) visioni olistiche ed ecologiche del mondo, sta ora nascendo una nuova cultura musicale per la quale la musica è nuovamente una pratica creativa, meditativa, terapeutica e religiosa nel senso più autentico del termine.

Per quel che riguarda la mia esperienza in tale direzione, ho notato che in generale una musica molto ricca di suoni armonici crea generalmente una sensazione di grande benessere psicofisico, a differenza di una musica povera di armonici come certa musica elettronica.

Vi è poi grande differenza fra musica suonata dal vivo e musica registrata, sia pure con le più avanzate tecnologie digitali; una differenza in qualche modo analoga a quella fra cibi biologici freschi e cibi in scatola.

Musica ricca di armonici percepibili da chiunque è musica suonata da strumenti acustici concepiti in tal senso, come il monocordo, la tambura, il sarod, i gong ecc. Oltre a questi strumenti, di cui solo il monocordo è di origine occidentale, lo strumento armonicale per eccellenza è la voce umana.

Canto armonicale

La Voce umana adempie generalmente a due funzioni: quella della parola e quella del canto. In entrambe le funzioni la voce rispecchia il nostro stato, ovvero il nostro livello bioenergetico.

Poiché la qualità della voce muta a seconda dell'intensità degli armonici contenuti in essa, l'emissione consapevole e controllata dei suoni armonici modifica, di conseguenza, il nostro stato energetico.

Il canto armonicale, una forma di canto in cui il cantante estrae consapevolmente gli armonici desiderati da un suono tenuto di base, è una pratica da noi usata nella musicoterapia ed è, oltre a questo, una forma di meditazione creativa appagante ed efficace.

La capacità di cantare individualmente a più voci con i suoni armonici è una via di realizzazione dell'armonia intrinseca in ogni aspetto della creazione, sperimentandola con il nostro corpo umano come strumento.

In questo senso il canto armonicale può essere considerato come uno "Yoga" molto efficace, "Yoga" nel senso letterale del termine, inteso cioè come "riunificazione" col tutto.

Un'esperienza comune a tutti coloro che fino ad ora mi hanno accompagnato in queste ricerche, è che già dopo qualche ora di pratica, i1 cantante si sente notevolmente energizzato e spesso immerso in una sensazione di profondo benessere. Poiché il suono è vibrazione, cantando "rnassaggiamo" i nostri organi col suono. Nel caso del canto armonicale il "massaggio" è tanto più intenso quanto lo sono i suoni armonici prodoftti, e questo vale, anche se ad un livello di intensità minore, anche per gli ascoltatori presenti.

Armoniche e meditazione

Un altro aspetto del canto armonicale è poi il carattere introspettivo e meditativo di questa pratica. Poiché gli armomci divengono percepibili ed udibili sulla base di un suono regolare, tenuto costante, che, in quanto tale, calma le emozioni, concentrandosi su di un solo suono come su di uno specchio, il cantante si calma gradualmente fino a che il suono cantato ed il cantante non sono più due entità separate, ma una cosa sola ed indivisibile.

I1 suono di base è a quel punto calmo e lucente come la superficie di un lago in cui la luna si specchia senza distorsioni.

In questo stato le onde cerebrali entrano spontaneamente in "fase alfa", ovvero in una fase caratterizzata da un grande rilassamento fisico e lucidità mentale.

Nuove prospettive

Per quel che riguarda il lato creativo e strettamente musicale del canto armonicale, mi sembra infine importante rilevare come oggigiorno esso sia orrnai diventato simbolo di un nuovo approccio alla musica e di una nuova cultura musicale in molti paesi europei (ma in particolar modo in Germania, Svizzera, Austria ed Inghilterra) e negli Stati Uniti.

Cantare armonici accompagnamenti col monocordo o la tambura è una pratica aperta a tutti, senza discriminazioni di età e cultura, ed è un bellissimo modo di fare musica unificando l'utile al dilettevole, unendo meditazione e terapia, concentrazione e creatività.

Le possibilità ancora inesplorate della voce umana sono numerose, e il canto armonicale, grazie al quale ognuno può cantare po1ifonicamente a due, tre o più voci, è solo una possibilità fra le tante. Chiunque abbia anche una volta sola udito cantare in questo modo, viene catturato dall'irresistibile fascino e dalla magia di questi suoni che ci riportano a dimensioni di grande armonia, per le quali ognuno prova, coscientemente o meno, nostalgia.

Rivitalizzante e creativo

Durante le nostre ricerche abbiamo notato come anche il semplice ascolto di questa musica ed in particolare del canto armonicale, possa essere oltre che rilassante, rivitalizzante, e questo a vari livelli, dall'ascolto totale all'ascolto funzionale.

Nel caso di un ascolto concentrato e totale, l'effetto riscontrato è simile a quello di alcune pratiche meditative, nel caso di un ascolto di tipo funzionale, come l'ascolto durante varie attività manuali o intellettuali, la persona attiva conserva una certa rilassatezza e freschezza durante il proprio lavoro che si svolge in modo più armonioso del consueto.

E' stato inoltre osservato come ogni tipo di attività intellettuale Si possa svolgere senza sintomi di affaticamento per un buon 30% di tempo in più e con una accresciuta capacità di concentrazione e assimilazione.

In alcune classi di scuola elementare e media tedesche e svizzere, sono stati fatti degli esperimenti tenendo musica meditativa con canto armonicale come sottofondo musicale ad alcune attività quali il disegno, lo svolgimento di temi e di compiti in classe di varie materie.

I1 risultato di questi esperimenti è stato sorprendente, tanto che in alcune scuole tedesche si sta cercando di integrare questi metodi nel programma di insegnamento. I bambini ed i ragazzi in questione erano molto più concentrati e divertiti del solito. I disegni erano molto più luminosi ed i temi migliori. Nei disegni e nei temi prevaleva il fantastico, gli aggettivi erano per lo più di segno positivo, i temi, per lo più ecologici, ruotavano attorno al tema della difesa dell'ambiente, degli animali, dei prati e dei boschi. Nei disegni e nelle storie apparivano spesso soli gialli e sorridenti, arcobaleni, fiori e palloncini coloratissimi, personaggi contenti. I maestri di queste classi erano in genere sorpresi dei risultati e dell'atmosfera armoniosa e non competitiva. Dopo un compito di matematica un professore tedesco di scuola media non credeva ai propri occhi. I ragazzi, anche quel1i solitamente più svogliati, avevano risolto i compiti senza i1 consueto stress e senza timore, in un'atmosfera concenhata ed armoniosa.

Anche i risultati erano migliori del solito.

Dopo questo esperimento il maestro ha introdotto questo sistema in tutte le ore di insegnamento assumendosi personalmente tutte le responsabilità. Esperimenti fatti in questo senso nelle scuole materne hanno inoltre incoraggiato alcune insegnanti a rinnovare i propri metodi di insegnamento in direzione di una struttura globale in cui la danza, il canto, l'improvvisazione narrativa e pittorica ispirata ad una musica, il giocare alla scuola piuttosto che il fare la scuola, il raccontare i propri sogni con il gesto e la parola, sono solo alcune delle numerose attività il cui obiettivo è di favorire una autentica ed armoniosa crescita dell'essere umano in cui corpo, voce e mente, emisfero cerebrale destro e sinistro possano svilupparsi in armonia. Un sistema educativo, questo, in cui la barriera fra insegnante ed allievo si diluisce spontaneamente, lasciando spazio ad un rapporto di amichevole cooperazione in cui insegnare ed imparare si rivelano divertimento e piacere.

Le nuove correnti di musica meditativa fra le quali anche il canto e la musica armonicale possono essere un piccolo contributo in questo senso.

Matteo Silva Odiyana CH6981 Miglieglia, Svizzera, tel. 0041-91771956


Meditazioni sul suono

dal Vigyan Bahairav Tantra

Dialoghi olistici: le due parti che formano l'unita' si scambiano domande e risposte sul Tutto
a cura di Francesca Guerra

L'Uno indifferenziato, completo in sé, non ha domande, perché l'universo possa conoscere sé stesso si manifesta in Shiva e Devi, in eterna unione. Shiva è il tremendo, Shiva è distruzione e creazione, Shiva è informazione autocosciente.

Devi è la bellezza, Devi è l'amore incondizionato, Devi è l'energia generatrice.

"Devi, sebbene sia già illuminata, interroga Shiva perché da un capo all'altro dell'universo, altri possano ricevere le sue istruzioni. Devi dice:

O Shiva, che cos'è la tua realtà? Che cos'è questo universo colmo di stupore?

Che cosa forma il seme?

Chi fa da perno alla ruota dell'universo?

Che cos'è questa vita al di là della forma che pervade le forme? Come possiamo entrarvi pienamente, al di sopra dello spazio e del tempo, dei nomi e dei connotati? Chiarisci i miei dubbi!"

Shiva risponde enunciando le 112 meditazioni, di cui riportiamo quelle relative al suono.

"14° meditazione. Bagnati nel centro del suono, come nel suono continuo di una cascata. Ovvero, mettendoti le dita nelle orecchie, ascolta il suono dei suoni.

15° meditazione. Intona un suono, per esempio A

M, lentamente. Quando il suono raggiunge la pienezza, tu fa altrettanto.

16° meditazione. Nel principio e nel graduale raffinarsi del suono di ogni lettera, svegliati

17° meditazione. Mentre ascolti gli strumenti a corda, odi il loro composito suono centrale; così l'onnipresenza .

18° meditazione. Intona un suono in modo udibile, poi sempre meno udibile via via che la sensazione sprofonda in questa silenziosa armonia.

56° meditazione. Con la bocca leggermente aperta, mantieni la mente in mezzo alla lingua, ovvero mentre il respiro entra silenziosamente, percepisci il suono HH.

65° meditazione. Bilànciati sul suono A-U-M senza A e senza M

66° meditazione. Silenziosamente intona una parola che finisca in HH, poi senza sforzo nel HH, la spontaneità.

89° meditazione. Chiudi le orecchie premendole, e il retto contraendolo, e penetra nel suono del suono.


Musicoterapia e primi risultati con pazienti psichiatrici
Di Nirodh Fortini

La mia avventura è iniziata circa dodici anni fa quando dopo un concerto fui avvicinato da un neuropsichiatra che possedeva campioni di voci di ragazzi psicotici e chiedeva se si potesse fare qualcosa con la musica.

Ascoltai i tapes ed erano suoni inconsueti e cacofonici; con un software speciale, li inserii nel computer e ottenni un'onda simile a quella dell'Olotester. Capii che quelle onde erano delle parole, si riconoscevano dei periodi in lingua italiana con cui quei ragazzi raccontavano di sé e del loro vissuto. Andando più in profondità con l'analisi, scoprii che i loro cambiamenti d'accento, d'intonazione, si potevano ricollegare a delle scale musicali, non solo a quelle occidentali ma anche a scale tibetane o aborigene. Da lì iniziò un lavoro di decodificazione, isolando parole fondamentali, e accoppiandole con sistemi vocali etnici già esistenti, mandando poi il manufatto musicale alla persona.

Il lavoro ebbe un effetto sorprendente, era come un'omeopatia musicale: le persone sentivano loro stesse rielaborate. All'inizio ebbero paura, perché sentivano che noi li capivamo, ma poi si instaurò una comunicazione con loro dando origine a un gioco trasformato in arte. Il terapeuta non era più lì ad ascoltare, ma a giocare con loro, non c'era più la barriera del pregiudizio estetico verso i suoni inquietanti che a volte gli psicotici emettono.

Uno psicotico ha un tipo di espressione emotiva che rappresenta il suono arcaico dell'emozione stessa, espressa con un suono comune a moltissime culture. A volte si ritrova il suono "mamma", un suono arcaico per eccellenza, che in quasi tutte le culture inizia cona la M; a volte si ritrova l'Om: la O è il suono del cerchio, dell'ovazione, dell'incommensurabile, unito alla M, il senso della suzione, infatti il suono "mamma" è una traslitterazione del prendere il nutrimento. Ci si riconnette ad una grande biblioteca di suoni arcaici comuni a tutte le tradizioni. Negli psicotici italiani, ad esempio, abbiamo riconosciuto una ricchezza d'invenzioni che ricorda culture agli antipodi, ritmi degli Indios dell'Amazzonia, o aborigeni, o tibetani. La musica tibetana è antichissima ma in qualche misura attuale, perché è scritta in una forma che ricorda quella dei sintetizzatori, con delle onde sinusoidali, senza interruzione tra un suono e l'altro.

La musicoterapia che facciamo noi è specialistica, diretta a un preciso caso in un preciso momento, in relazione all'informazione che ci sta dando con le sue espressioni sonore.

Dopo una decina di anni, abbiamo avuto dei risultati modulari e quindi scientifici, abbiamo notato delle evoluzioni, e troviamo frequenze comuni a determinati stati d'animo. Abbiamo quindi creato una scala con cui si può fare una diagnosi solo dal suono della voce di una persona, usando apparecchi come analizzatori di spettro. La tecnica ci permette di trasporre in dati scientifici quelle che prima erano delle intuizioni. Abbiamo fatto anche un altro intervento; usando un convertitore analogico, abbiamo usato il linguaggio di una psicotica che non parla in modo cacofonico, ma è logorroica al massimo, in modo molto drammatico... abbiamo processato la sua voce trasformando i suoi impulsi in segnali midi, quelli che servono per pilotare i sintetizzatori musicali, e abbiamo assegnato alle varie frequenze i timbri che il sintetizzatore possiede, per cui lei ha avuto una risposta di se stessa in chiave musicale, un linguaggio senza più significato in lingua italiana, caotico, ma musicale.

Ascoltiamo il nastro, sentirete prima lei, poi la sua voce insieme alla musica di se stessa, con i suoi impulsi è lei a pilotare il sintetizzatore; alla fine sentirete solo la sua musica. Per lei è stato come essere davanti ad uno specchio sonoro, ha iniziato a riconoscere anche il suo aspetto drammatico e ha cercato di migliorarsi.

Questo tipo di musicoterapia è una forma di autoguarigione molto forte, è come un'omeopatia musicale. Con la difesa psicotica essi attaccano loro stessi cercando di creare una dimensione di solitudine, ma accostandoli a scale etniche di tutto il mondo, arrivano a percepire che tante altre persone usano il loro tipo di comunicazione. Non usano la parola per cui molti terapeuti non riescono a curarli, perché pretendono da loro una forma di comunicazione verbale.

Abbiamo campionato un ragazzino che apparentemente non parla, emette solo flebili suoni, ed è risultato che invece esprime pensieri di senso compiuto. Queste persone, se vengono bloccate, arrivano a delle compressioni energetiche enormi che possono portarle a gesti molto violenti. Lo psicotico deve avere uno spazio di evoluzione all'interno di quello che è il suo modo di comunicazione inconsueta. Il suono a volte rappresenta anche graficamente il significato della parola: la forma d'onda di uno psicotico che ha detto "papà" ricordava uno spermatozoo!! Con una musica appropriata che lavora sull'informazione cerebrale sotto forma di suono, si può dare un nutrimento che modifica l'aspetto creativo e quindi anche l'espressione di quella persona nel contesto esterno.


Musicoterapia: dalla musica dei pianeti alla vibrazione dei chakras
Intervista col dott. Prem Azima

I1 Dott. Swami Prem Azima da 14 anni opera presso il Medical Center della Raineesh International University di Poona, India.

Nella sua pratica di medicina olistica ha combinato omeopatia, medicina tradizionale cinese e Mora terapia. Negli ultimi anni ha iniziato ad esplorare l'effetto guaritore di certi suoni.

Domanda: Come ti sei interessato alla terapia coi suoni?

Azima: E' stato uno sviluppo nato dalla pratica con la Mora terapia. La Mora terapia è basata sul principio omeopatico che la malattia o il sintomo sono creati da una vibrazione che non è naturale nel corpo. Questa vibrazione può essere creata da differenti cause: un virus, un'emozione, un pensiero della mente o una influenza ambientale. Se riusciamo a trovare in natura nelle piante, minerali o animali

la particolare vibrazione che bilancia la vibrazione patologica del corpo, abbiamo curato la malattia.

Lavorando con l'apparecchio Mora, negli ultimi anni, ho iniziato a chiedermi se la particolare vibrazione di un suono potesse ottenere lo stesso risultato.

Poi, due anni fa, alla conferenza internazionale tenuta a Monaco sulla Mora terapia, ho incontrato numerosi terapisti e scienziati che stanno lavorando con le fequenze come strumenti terapeutici. Tra di essi un matematico svizzero

tedesco di nome Cousto che ha sviluppato un sistema maternatico basato sul principio che: dato uno spazio vuoto, un qualsiasi oggetto che si muove in questo spazio produce un suono, una vibrazione. Cousto calcolò, attraverso complessi calcoli matematici, i suoni che i pianeti producono nello spazio, le loro esatte ferquenze. La frequenza della Terra che ruota sul suo asse, ad esempio, è di 136.10 Hz., e quella della Luna di 210 Hz. Egli calcolò anche la ferquenza del Sole e degli altri pianeti.

Domanda: Ritieni che una persona con un udito molto sensibile possa sentire questo suono?

Azima: Si. Quando Osho parlava del silenzio come la musica interiore...Una volta l'ho sentito dire che quando sei in profonda meditazione, inizi a udire un suono profondo. Il fatto incredibile è che gli antichi mistici indiani avevano già scoperto che quando sei profondamente silenzioso in meditazione, percepisci un suono che chiamarono "OM", il suono del cosmo. Quando un mistico

musicista ascolta questo suono lo trascrive in musica come un "Do", che appunto ha una frequenza di 136,10 Hz.: il suono della Terra. E tutta la musica indiana è basata sul Do ed è probabilmente per questo che induce uno stato di meditazione così facilmente.

C'è anche un'altra vibrazione della Terra relativa al suo movimento di rotazione intorno al Sole, e il suo suono è di 172,26 Hz. che corrisponde al "Fa" un suono centraIe per la musica cinese. Ora uso questi suoni dei pianeti, come calcolati da Cousto e creo questi suoni utilizzando le "tibetan bowls" (delle semisfere di metallo che vengono battute con un legno imbottito o sfregate circolarmente sul bordo) e il sintetizzatore.

Domanda: Come mai le "tibetan bowls"?

Azima: Perché producono "overtones", i sovratoni ossia le armoniche dei suoni su differenti ottave simultaneamente. Uno degli effetti dei sovratoni è di stimolare la vibrazione dei Cakhras superiori.

In questo lavoro iniziale sono stato aiutato da Ma Anupada. Lei suona musica classica da anni e possiede un'incredibile orecchio: può dirmi la tonalità del canto di un uccello. Con le tavole delle frequenze di Cousto ho scelto le tibetan bowls che emettevano la specifica frequenza dei pianeti, fino ad avere molte bowls per ciascun pianeta compresa la Terra, la Luna e il Sole. Anupada ha poi campionato quelle frequenze con i1 sintetizzatore e così si può suonare la stessa frequenza mentre io suono diverse bowls che hanno la stessa frequenza ed emettono suoni.. non proprio mantras.. non so cosa siano..non li ho appresi, è successo spontaneamente di cantarli.

Domanda: Le tibetan bowls sono sempre connesse con qualche pianeta o vi sono anche delle frequenze medie?

Azima: Sono tutte connesse. Questo è un fatto che ci ha sorpreso. Ogni bowl riproduce una precisa frequenza di un pianeta.. come se i tibetani fossero a conoscenza di questo. Queste sono le bowls che loro usano nei loro templi e normalmente sono costruite da sette tipi di metalli: oro, argento, rame, ferro ecc. è un procedimento segreto che viene tramandato da monastero in monastero.

Fino ad ora abbiamo registrato cinque pezzi su cassetta.. Il primo pezzo di 30 minuti contiene le frequenze della Terra e della Luna, opera un effetto calmante sul sistema nervoso. E' utile per persone agitate o con problemi allo stomaco, che in medicina energetica è molto connesso con un'iperattività del sistema nervoso. Il secondo brano ha le frequenze del Sole e della Luna e lo utilizziamo per la creatività. E' stato usato anche nei workshop (gruppi) di pittura e suono tenuhti da Meera.

Il terzo pezzo e di Venere e Saturno, che agisce sul sesto e settimo chakras, e quindi su problemi connessi con la ghiandola pineale, ipofisi e sistema ormonale del cervello.

Domanda: Vi sono particolari condizioni fisiche che rendono la terapia con i suoni maggiormente indicata? o condizioni che la impediscono?

Azima: Uso la terapia coi suoni solo in caso di disturbi cronici, non per le malattie acute. Per esempio se hai un sistema immunitario "basso" ossia ipoattivo da molti anni, io creerò un suono che stimola il sistema immunitario e lo registrerò su cassetta così che tu possa ascoltarlo, per 10 minuti, ogni sera o almeno 2 - 3 volte alla settimana.

Ho anche utilizzato una differente forma di terapia coi suono, mettendo un diapason direttamente sui punti di agopuntura per stimolare o sedare i meridiani. Se desidero un effetto calmante su un meridiano utilizzo la frequenza della Luna. Per esempio, per problemi mestruali, vi sono alcuni punti sulle gambe e sui piedi sui quali uso le frequenze della Luna, per bilanciare il metabolismo dell'acqua che è connessa con quella funzione fisiologica.

Domanda: Hai usato i suoni in altri contesti di gruppo?

Azima: Sì, con Anupada abbiamo partecipato ai gruppi di pittura tenuti da Meera. Suoniamo sulle varie frequenze per stimolare la creatività dei partecipanti. Nell'ultimo gruppo abbiamo suonato sulle frequenze della Terra e ai partecipanti sono stati dati solo i colori della Terra

verde chiaro, giallo e arancio, è stato molto interessante.. abbiamo sentito una bella apertura.

Abbiamo deciso che in autunno faremo altri gruppi di "sound painting" (musica e pittura) focalizzati su particolari organi del corpo. So, per il lavoro fatto con la Mora, che certe frequenze stimolano direttamente certi organi. Il nostro proposito è di incoraggiare i partecipanti a dipingere mentrre ascoltano questi suoni così che la creativita che viene espressa possa diventare un mezzo di cura di quegli stessi organi. Abbiamo anche suonato nella Samadhi, il grande spazio a vetri e marmi dove si medita in silenzio, e cantato sovratoni secondo le tecniche tibetane. Abbiamo registrato sette brani di sette minuti l'uno, per ognuno dei sette chakra. Le frequenze usate sono state Terra per il primo chakra, Luna per il secondo, il Sole per il terzo,Venere per il quarto e così via. Queste registrazioni sono state fatte dalla Osho School of Misticism.


SUONO, CERVELLO E VIBRAZIONE

Un panorama delle ricerche internazionali (VEDI CAMPO ZERO)[Comment: mettere link dopo aver sistemato torta olismo]

Musica indiana e terapia

Quando "OM" é scandito in maniera giusta dalla intonazione inferiore a quella superiore, la consapevolezza, muovendosi lungo 22 punti chiamati "Shruthi", fa ritornare alla coscienza molteplici emozioni. Varcata questa nota pulita "OM" renderà pura la mente. Questa espressione del suono può essere di grande utilità per curare disturbi psicologici e psicosomatici'.

Qualsiasi tipo di musica, ascoltata in determinate condizioni, ha la penetrante facoltà di raggiungere la mente, cambiando stato emohvo dell'ascoltatore. Ciò avviene in particolare con la musica classica indiana ed a maggior ragione con la musica "Karnatica", molto diffusa nell'India del sud. La musica, in un concerto Karnatico, fa salire le nostre emozioni dal subconscio al conscio e le tramuta in energia spirituale. I "Raga" e le composizioni suonate, rivelano sia le emozioni negative che le positive, mettendole in contatto col Supremo.

Se questo aspetto del suono viene usato in modo appropriato, è possibile lenire terapeuticamente i disagi psicologici e psicosomatici.

E' essenziale comprendere la relazione tra pensiero, suono e coscienza. I1 suono rappresenta il più importante sistema per comunicare e i suoi effetti sulla mente e sul corpo sono immensi. Poiché è il timbro della voce a rivelare lo stato emotivo di chi parla, se si pronuncia una buona parola senza un buon sentimento nella mente, essa non avrà suull'interlocutore l'effetto sperato.

Perchè un pensiero raggiunga il ricevente ed influenzi positivamente la sua mente, le parole devono essere pronunciate con sincerità ed in modo che possano essere decifrate facilmente e comprese. Le espressioni pure, con lo sviluppo del cervello umano e dei mezzi di comunicazione, sono andate perdute. Solo due suoni: il riso e il pianto possono esse compresi universalmente.

I saggi dell'antica India hanno studiato la forrnazione del pensiero e la sua manifestazione nella forma sonora dividendo il processo in quattro stadi:

PARA: l'anima sfida la mente e l'idea pensiero sorge ne1 Prana del "Muladara Chakra"

PASHANTI: una debole visione balena nella mente al "Manipura

Chakra"

MADYAMA: la mente reagisce facendo aumentare il calore del corpo (Agni). Esso penetra nell aria (Vayu) e la fa salire. Nel cuore, presso l"'Anahata Chakra" si verifica mentalmente uno stato intermediario di forma acustica.

VAIKHARI: la manifestazione della forma mentale acustica del pensiero attraverso l'unione del Prana (energia vitale) e di Agni (calore che sostiene la vita) diviene un'articolata espressione sonora che sale dall'ombelico, passa attraverso il cuore, il collo, il viso, e viene accordata dalla bocca. Una volta liberata, l'energia sonora pressurizza Yaria vicmo alla bocca, formando delle onde vibratorie. Questa energia attraversa l'etere creando, finchè non scompare, sottilissimi movimenti d'aria o vibrazioni. Il suono, quando arriva all'orecchio dell'ascoltatore, si sposta dall'esterno dell'orecchio al timpano, facendo vibrare la sottile membrana. I nervi auditori portano al cervello i messaggi di queste vibrazioni che vengono decifrati come suono originale. I1 cervello trasmette il modello sonoro e manda impulsi al talamo che giace sotto il cervello principale.

I riflessi talamici apportano cambiamenti al metabolismo corporeo allo stato emotivo. I1 pensiero, impresso nella mente, attiva nell'ascoltatore la consapevolezza, in un punto particolare (il Nadi) situato fra l'ombelico e l'occhio spirituale.

Viene risvegliata così l'energia ernozionale relativa che sale dal subconscio al conscio; Ogni emozione mentale genera una consapevolezza relativa fra l'ombelico e l'Ajna Chakra. Nel corpo umano vi sono numerosi Nadi o segni di coscienza.

La voce rappresenta un suono articolato attraverso la bocca e lascia frequenza varia a seconda delle emozioni e delle relative posizioni della consapevolezza. Tutte le emozioni umane sono localizzate fra l'ombelico e l' "Ajna Chakra" (occhio spirituale) e la tonalità della voce cambia di tono da 1: 2, cioè di un'ottava. Spostando la coscienza dall'ombelico all'Ajna Chakra la frequenza della voce va dalla tonica inferiore a quella superiore sempre di un'ottava, stimolando le emozioni.

Nel corpo umano vi sono tre ottave: la bassa, la media, e la superiore. La prima si trova tra l'alIuce e Manipura, la seconda tra Manipura e Ajna, la terza tra Ajna e Sahasrara, in cima alla testa. La coscienza si sposta nell'ottava inferiore, media o superiore a seconda dell'intensità emotiva.

L'ottava può essere divisa in innumerevoli unità, atte a formare frammenti di suoni. Antichi testi di musica indiana riportano che l'ottava è divisa in un preciso numero di unità chiamate "Shruti", influenzate dalle emozioni mentali.

Sebbene la nota individuale, a se conda dell'ottava, attivi la coscienza in un dato punto del corpo e ne risvegli l'ernozione corrispondente, l'unione di più note può evocare la sensazione di emozioni primarie e secondarie. Ad esempio, la paura potrebbe derivare da un'emozione primaria di amore intenso, di insicurezza econornica e cosi via. Un emozione, può avere un numero qualsiasi di emozioni secondarie e cosi queste ultime. Quando una nota risveglia un'emozione completa, il Raga (scala melodica delIa musica Karnatica) può descrivere una esperienza emozionale più ampia. Se il significato di una parola colpisce l'emisfero cerebrale senza resistenze intellettuali o inibizioni, il cervello agisce liberando azioni emotive e funzioni organiche. Lo psicologo dovrebbe usare le parole per attivare reazioni emotive ed incanalarle verso la guarigione. La terapia verbale non produce risultah se da parte del paziente vi è una resistenza intellettuale. Tali pazienti possono essere aiutati dallá musica. I suoni prodotti sono più sottili e primitivi, senza ipertoni intellettuali. Inizialmente la musica trasporta l'ascoltatore ad un livello emotivo. Normalmente quando si piange, il sentimento eriva da un esperienza dolorosa o da un pensiero che ci ricorda qualche avvenimento. Quando si piange ascoltando la musica, la sofferenza iniziale verrà collegata ad un evento sperimentato in precedenza e ancora percepito a livello mentale.

Tutte le emozioni positive o negative, destate dalla musica si spostano da un pensiero assoluto ad uno sperimentato e liberano l'azione motoria.

E' di grande conforto scaricare su qualcuno le energie negative che ristagnano dentro di noi. E' risaputo che la rabbia, se non provoca una reazione in chi ci sta di fronte, aumenta, e cosi pure la frustrazione. Essa porta sollievo solo se turba l'altra persona e provoca una risposta.

Nella musicoterapia, cambiando metodi e scale, si può tramutare l'energia in pace e tranquillità ottenendo risultati migliori e più veloci. Dal punto di vista terapeutico, la musica dovrebbe portare alla luce le emozioni e convertire l'energia in una condizione di pace. Quando ciò accade si diventa osservatori distaccati del problema e si acquista la forza mentale necessaria a superarlo. Vi potreste chiedere: "E' davvero possibile cambiare i nostri umori o è solo teoria?" Tutti noi lo facciamo involontariamente, senza conoscerne il processo.

Quando la coscienza si muove dall'intonazione inferiore a quella superiore, coprendo un'ottava,

passa attraverso 22 punti energetici o "Shruti". Essa si sposta da un'emozione all'altra riattivando positivamente le energie. A livello emotivo, si possono riconoscere questi punti di coscienza attraverso l'autoanalisi. In terapia è possibile curare in questo modo Ia depressione cronica, la paura ecc. II terapeuta però deve avere la collaborazione dei pazienti e la consapevolezza necessaria a favorire il movimento. I 22 punti dell'ottava media, situati tra il Manipura Chakra e l'Ajna Chakra, hanno delle note musicali corrispondenti. Allo stesso modo le note dell'ottava inferiore e superiore po$sono essere localizzate in altre parti del corpo. Se un paziente presenta resistenze intellettuali può essere condotto, tramite la musica e con alcune note specifiche, ad un paticolare stato emotivo. I1 risultato si ottiene più rapidamente se il paziente conosce la musica e colIabora cantando le note.

Secondo la mia personale esperienza il risultato è sorprendente se le note vengono pronunziate "mantricamente": SA, GA, RI, MA, PA, DA, NI, SA invece di DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI, DO e con un adeguato spostamento energetico che influisce sui Nadi. Ognuno di noi nella vita di tutti i giorni, raccoglie sia le energie negative che positive, e le blocca nelle "Shruti" corrispondenti. Se le energie negative si accumulano senza essere liberate all'esterno, si possono verificare disturbi mentaIi o esaurimenti nervosi. Fortunatamente gli esseri umani riescono a liberarle sfruttando gli eventi che derivano dalle loro interazioni con la società. Le energie negative si possono espellere attraverso le frequenze della voce, i contaffl verbali e le attività fisiche.

Facendo questo si provocano reazioni negative o positive in coloro che ci circondano stabilendo così interazioni emotive. Se non vi sono sbocchi, l'unico sistema per liberare queste energie consiste nel piangere, urlare, o spaccare qualche cosa. Allo stesso modo, se non vi è alcuno sul quale scaricare il proprio fardello, le energie stagnanti diverranno sempre più complesse.

Con l'aiuto della musica e con una fede profonda nell'energia divina si può escludere la partecipazione mentale. Si diventa testimoni distaccati dei propri ricordi e l'esperienza è in grado di arricchire la propria vita. Cosi come puliamo il corpo dalle sporcizie quotidiane, è possibile pulire la mente rendendola limpida ed attenta. Le persone particolarmente sensibili assorbono ed eliminano energie con facilità sottoponendo la loro vita e quella di chi li circonda a continui alti e bassi. Se solo pulissero le loro menti e trasformassero le energie in creatività sarebbero dei validi sostegni per la comunità. ~

La mente può essere calmata e protetta dalle aggressioni esterne attraverso la meditazione quotidiana. Abbiamo infatti 1'abitudine di riposare il corpo e non la mente. Meditazione è uno stato sublime che si raggiunge dopo la concentrazione e la contemplazione. Anche solo due minuti di silenzio riescono a fornire alla mente la necessaria protezione.

Per purificare la mente, i saggi donarono al mondo un suono primordiale, 1'AUM. Esso divenne la base di tutte le attività mistiche, yantriche (diagramma), tantriche (rituale) e mantriche (suono), in cui la pulizia interiore ed esteriore è di massima importanza. I testi sacri indiani definirono simbolicamente 1'AUM (pronunciato "OM") come un suono di tre sillabe: A, U, M. Questi testi sostengono che l'OM è integrato a tutti gli alfabeti e a tutte le "Shruti". Esso è il suono primordiale che ha in sé il cosmo e l'origine di tutta la creazione.

Quando si canta la A e la coscienza è all'ombelico, la mente si calma. I1 canto della U nell"'Anahata" porta lucidità e gioia. La M, con la consapevolezza in "Ajna", dona beatitudine alla mente.

Durante la recitazione dell'OM il suono passa dal "Manipura" all"'Ajna Chakra" riattivando le energie bloccate in quella posizione, l'energia passa dal subconscio al conscio, la trasforma in quella del punto successivo e la converte in energia spirituale. Prima di iniziare la terapia si calcolano le pulsazioni su vari piani emotivi. La mente immergendosi nella musica, imprime oscillazioni al corpo che reagisce muovendosi o battendo le estremità. Attraverso le pulsazioni, con la consapevolezza e la musica, si possono abbassare le punte di alta pressione.

Dopo aver trovato il "DO" individuale, il secondo passo consiste nello stabilire i vari punti di coscienza nel corpo. Si chiede al paziente di muovere la propria consapevolezza posizionandola fra l'ombelico e l'occhio spirituale osservando le sue espressioni e facendo un raffronto con le emozioni in atto. All'inizio è facile localizzare i punti emotivi più forti, come la paura, la rabbia, la tristezza. Poi ci si avvicinerà a strati più sottili che si identificano con le note musicali relative al "DO" individuale. Per traformare le energie negative in positive si suonano di seguito note particolari, osservando le reazioni emotive e corporee. I1 paziente se conosce la musica, può accelerare il risultato cantando la melodia che preferisce e vincere così resistenze ed inibizioni. Lo scopo finale è infatti quello di sottoporlo ad una musica studiata per il suo "DO". Vi è quindi un coinvolgimento mentale e fisico. I1 rilassamento è provocato da una musica contraria alle aspettative dell'ascoltatore, che lo induce ad ascoltare il suo "DO".

Bisogna portarlo gradatamente ad ascoltare la musica nella sua chiave personale, allo scopo di eliminare i disturbi mentali. Sono preferibili gli strumenti a fiato e a corde, che curvano le note e le collegano tra loro.

Poiché trasformare un'emozione negativa in positiva è difficile, è necessario seguire un apposito ordine nel trasmutare le energie emotive.

Ho potuto appurare che dapprima è più facile trasformare le emozioni in ansia, poi in tristezza, quindi in coraggio ed infine in tranquillità.

Ho scoperto che durante la terapia possono essere utilizzati efficacemente tutti i tipi di musica. In particolar modo i canti gregoriani, la musica soul, la musica scozzese col piffero e le ballate folk possono calmare e coinvolgere le menti dei pazienti.

Coloro che non soffrono di disturbi particolari possono usare quotidianamente alcuni esercizi per purificare la mente e vivere in armonia con se stessi. Trovando il proprio "DO" e cantando "OM" 10

12 volte al giorno si può mantenere la mente sana ed attiva.


Canti rituali cabalistici - la scelta
di Luciano Marchino

Ora solo tre cose contano:, fede, speranza, amore;
la più grande di tutte è l'amore.
S. Paolo prima lettera ai Corinzi

Oggetto di questa breve presentazione è un rituale precristiano, di probabile origine cabalistica, al quale fui introdotto dal Prof. Jules Grossman che fu uno dei fondatori del dipartimento di Psicologia della San Francisco State University, una delle più importanti Università di stato americane.

Esso si basa principalmente sull'esecuzione di un mantra (suono ripetuto), preceduto e seguito da momenti rituali, il cui significato simbolico si perde nella notte dei tempi, ma torna ad essere accessibile a chi ne faccia un uso adeguato. Ho sperimentato personalmente il mantra per un periodo che si estende dai primi anni '80 ad oggi. Il suo effetto è stato di indescrivibile potenza.

L'esperienza è stata spesso aspra, difficile e non priva di risvolti inquietanti e di vissuti d'angoscia e di paura, ma molte persone che ne hanno fatto un uso adeguatamente costante e prolungato, hanno modificato radicalmente la propria vita e il proprio modello psicoenergetico. Io sono tra queste.

Si è potuto rilevare, che l'esecuzione del mantra produce nell'organismo sia un processo di carica energetica, che uno scioglimento dell'organizzazione psicosomatica delle difese dell'io, descritta da Wilhelm Reich come l'armatura caratteriale. L'effetto sinergico di questi due fattori porta alla liberazione di "unità di significato" dotate di forte carica emozionale. .

I conflitti libidici, presenti in tutti noi vengono in tal modo esaltati, danto luogo a fantasie deliranti. Solo persone con un io (nota) sufficientemente solido, sono quindi in grado di affrontare questi stati alterati di coscienza senza debordare in una dimensione "psicotica" temporanea. L'esperienza rnistica conosce da rnillenni questi stati di coscienza, che sono definiti trascendenti (da transcandere, entrare in movimento) o estatici (da estasi, uscita dalla stasi), ma solo di recente le neuroscienze e la psicologia hranspersonale, hanno cominciato ad interessarsene con l'approccio scientifico che le contraddistingue.

L'incontro del mistico con angeli, demoni e figure disincarnate da lui solo contattabili sarebbe tuttora catalogato dalla quasi totalità degli psichiatri all'interno del campo patologico.

Non di meno, come il fisico americano F. Capra ha più volte sottolineato, questa modalità di ricerca ha consentito, con millenni di anticipo, di fornire una descrizione dell'universo non dissimile da quella che ci dà la fisica contemporanea, e che a quei tempi poteva apparire pazzesca.

Chi si pone oggi sul sentiero della ricerca spirituale autentica sa quindi incamminarsi per un percorso tortuoso ed impervio, destreggiandosi sul margine sottile che separa psicosi e trascendenza.

Alla luce della mia stessa esperienza nell'uso di mantra e grazie al lavoro clinico mio e di molti psicoterapeuti e ricercatori in campo psicoenergetico mi sento di proporre una prima descrizione laica se non scientifica di alcuni fenomeni psiconergetici implicati in tale percorso:

a) molte pratiche spirituali sono connesse all'utilizzazione di particolari suoni (mantra, preghiere, canti) e respirazioni. Esse inducono perciò un processo di carica energetica di tutto l'organismo attraverso la respirazione e un processo di mobilizzazione sottile e profonda delle resistenze al flusso psicoenergetico (Reich) attraverso il suono.

b) Emozione comune che, con rare eccezioni, coloro che si ponevano su un percorso di evoluzione spirituale facevano al contempo voto di castità, inibendo quindi questo canale di scarica per l'energia in eccesso accumulata con le tecniche di cui al punto a).

c) L'osservazione clinica dimostra che i processi di carica dell'organismo seguono un percorso ascendente da1 sacro al cranio, mentre la scarica avviene dall'alto verso il basso, dal cranio al suolo o ai genitali, come nell'esempio paradigmatico della sessualità.

d) In assenza di un adeguato processo di scarica, l'energia tende a ristagnare a livello cerebrale, dove il suo contenimento richiede un rafforzamento e un irrigidimento del segmento dei telerecettori: occhi, orecchie, naso (Reich).

e) Tale irrigidimento blocca parzialmente la percezione della realtà esterna mentre i telerecettori sono al contempo "stimolati" dal flusso di informazioni provenienti dall'interno ed in particolare dalle aree della corteccia cerebrale sovraeccitata dall'abnorme flusso energetico che vi ristagna.

f) Si verifica quindi un fenomeno che potremmo chiamare "sogno ad occhi aperti" perché, come nel sogno, ciò che viene elaborato è il flusso di significati (informazioni) proveniente dall'interno dell'organismo piuttosto che dal suo esterno. La questione è ovviamente di grado.

g) Possiamo quindi postulare che il mistico contempla le proprie produzioni interne organizzate dalla corteccia cerebrale associativa in insiemi significanti che possono assumere le sembianze di archetipi oppure di ontotipi. Che tali insiemi assumano le sembianze del sacro e del demoniaco, della gioia o dell'angoscia dipenderebbe quindi prevalentemente se non esclusivamente dalla condizione psicologica del soggetto al momento dell'esperienza.

A questo proposito, non è inutile rilevare come la maggior parte delle tradizioni mistiche ritengono che angeli e demoni siano composti dalla medesima "sostanza" originaria e come l'indagine psicoanalitica e psicoenergetica abbiano dimostrato che l'esperienza della nostra stessa energia vitale può assumere i toni dell'angoscia o del piacere a seconda della nostra predisposizione psichica e della nostra personale organizzazione caratteriale.

Esecuzione

Eccoci alla fase esecutiva del rito. Alla luce di quanto detto nell'introduzione, è importante sottolineare che si sconsiglia vivamente di praticarlo senza il supporto di una persona veramente esperta, cioè che lo abbia a sua volta sperimentato per molti mesi e in assenza di un autentico e preciso intento di sviluppo spirituale attraverso l'autoconoscenza.

Voglio premettere inoltre, che ciascuna fase del rito può essere letto in molti modi e a diversi livelli di profondità. Scelgo qui di non fornire una lettura personale che sarebbe, per motivi di spazio, necessariamente superficie ed insoddisfacente.

Prima fase: l'intenzione

Prima di tutto, è necessario scegliere la direzione in cui vogliamo canalizzare l'energia biologica e spirituale che ci apprestiamo a mobilizzare, o ad Evocare.

La predisposizione delle intenzioni richiede, secondo il rito, di sdraiarsi nella posizione "dell'aquila rampante" (la classica figura leonardesca dell'uomo nel cerchio, con braccia e gambe spalancate) con la testa rivolta ad est e il corpo orientato sull'asse est ovest. ln questa posizione che sarà mantenuta per tre minuti circa, rivediamo gli avvenimenti del giorno precedente e decidiamo cosa vorremmo fare o vivere diversamente in futuro.

Seconda fase: predisposizione di un apparato protettivo

Usando la propria immaginazione predisporre quanto segue:

a) tracciate intorno a voi un cerchio procedendo in senso orario;

b) predisponete una stella a cinque punte (pentacolo) ad est, quindi una a sud, ad ovest ed un'ultima a nord; .c) ponete una stella a sei punte (stella di Davide) sopra di voi ed una seconda sotto di voi.

Abbiamo in tal modo predisposto un insieme organizzato di difese, che ci proteggeranno durante le fasi successive del rito. Come avete notato, si tratta di sette simboli, la cui origine si perde nella notte dei tempi. E' importante visualizzarli chiaramente ed averne un'immagine nitida nel corso di tutto il rito. Essi hanno il compito di rassicurarci, sia rispetto all'ambiente circostante e pernspetto a quanto può emergere da noi stessi.

Se non siete in grado di visualizzare i sette elemeinti, tracciateli direttamente al suolo intorno a voi ed aprite gli occhi per contattarli quando ciò si rendesse necessario.

Terza fase: esecuzione del mantra ruha elohim

a) sedetevi rivolti verso est, nella posizione del loto facile;

b) terrete la gamba sinistra sotto la destra se state chiedendo qualcosa per voi (autoguarigione

guarigione spirituale

evoluzione) oppure la gamba destra sotto la sinistra se intendete indirizzare il beneficio a qualcun altro;

c) per i primi tre giorni della prima settimana, limitatevi a sonorizzare solo ruha, dal quarto giorno lasciate irrompere elohirn;

d) nel corso della prima settimana, limitatevi a tre minuti di sonorizzazione. In seguito a seconda delle nostre reazioni, potete aumentare di tre minuti alla volta, stabilizzandovi per qualche giorno su ogni nuovo livello prima di procedere;

e) eseguite il mantra mantenendo per tutto l'arco di tempo lo stesso Iivello sonoro (pitch) con cui avete iniziato, ma potete cambiare livello ad ogni ripetizione. Questa indicazione è tassativa per le prime settimane. In segiuto lasciate che ruha vi conduca con sé dovunque; f) cantate in sei "sillabe" la cui lunghezza dipenderà dall'arnpiezza cdella vostra respirazione. Sperimentate voi stessi fino al punto di ottenere gli intervalli:

Rrrrrrrrrr,Uuuuuuuuuu HAaaaaaaaaE111111111 Oooooooooo Hiiiiiiiii M.

Scivolate da una sillaba alla successiva.

Fatelo in un solo respiro, che sarà il più ampio possibile;

g) se la posizione delle gambe di

venta troppo scomoda lasciatevi entrare in una più confortevole, potete ad esempio stirarle un po' senza interrompere l'esecuzione del mantra per poi tornare nella posizone onginaria.

Quarta fase: integrazione

Al termine della terza fase, dopo aver pronunciato o cantato il mantra per il tempo prescelto rimanete in una poszione corifortevole per tutto il tempo che desiderate. E' il momento di integrare psicoenergeticamente la vostra esperienza di ricevere messaggi.

Tali messaggi possono assumere la forma di immagini, suoni, sogni, intuizioni, sensazioni oppure di evidenze. Tenetene conto.

Essi vengono dal vostro interno e la forma che assumeranno dipende da un insieme di fattori ma soprattutto dall'area della vostra corteccia che ha accumulato più energia\eccitazione durante l'esecuzione del mantra.

Il contenuto emerge, in una visione laica, dall'inconscio o dal pre conscio; lasciate dissipare tale energia nelle forme opportune, senza dimenticare che comunque i messaggi si manifestino essi hanno a che fare con la vostra realtà interiore.

Avvertenza

Se, dopo un lasso di tempo che stimate soggettivamente adeguato e che può variare da alcuni minuti a molte ore, continuate a sentire un'eccitazione fastidiosa, trovate il modo di indirizzarla verso il basso e se possibile di scaricarla.

Cibi leggeri, come il pane e la frutta la indirizzeranno verso i processi digestivi. L'attività fisica, specialmente una bella corsa, una lunga passeggiata o la danza ne permetteranno una sana utilizzazione. La scarica sessuale, quando non impedita da blocchi psichici, resta comunque un canale privilegiato, anche perché esiste una correlazione diretta tra la quantità di energia scaricata in un solo atto sessuale e l'intensità del piacere che ne deriva. Anche una buona doccia può aiutarvi a lavar via l'energia in eccesso, prima che si trasformi in tensione.

Quinta fase: il ringraziamento

In ebraico ruha significa spirito ed elim significa dio trino.

"La cristianità ha reso maschili le tre parti della divinità, mentre nella teologia ebraica precristiana,come d'altra parte in quella induista, è sempre presente l'aspetto femminile del divino visto come ruha elohim nella cabala, il ramo mistico della religione ebraica, e come Shakti nell'induismo. Questo aspetto femrninile permette la comunicazione, a livello di consapevolezza umana e ci connette con gli altri aspetti del divino" (Jules Grossman).

Bisogna inoltre rilevare, che l'ebraico antico è da molti ritenuto un sistema energetico e non un liguaggio simbolico convenzionale, come i linguaggi moderni che, nella loro sofisticazione, hanno perduto il contatto con la propria essenza energetica originaria. Se prendiamo alla lettera il punto di vista di molti psicanalisti e delle antiche scritture, secondo le quali la parola "crea" possiamo valutare l'entità del nostro gesto. E' quindi tempo di ringraziare ruha elohim per aver risposto alla nostra chiamata e di ringraziare i pentacoli, le stelle di Davide e il cerchio per averci isolato e protetto durante l'esperienza. Se il nostro cuore è aperto possiamo inoltre lasciare uscire un ringraziamento rispetto a chiunque altro noi desideriamo.

Sesta fase: annullare le difese

E' tempo di tornare al quotidiano, di tornare in contatto con la realtà più basica e consueta, con gli amici, con gli affetti, con gli impegni di ogni giorno. Annulliamo quindi le nostre difese fittizie procedendo in senso inverso rispetto a quando le avevamo stabilite. Cominciamo dalla stella di Davide sotto di noi, poi quella sopra la nostra testa, il pentacolo a nord, a ovest, a sud, a est, per ultimo annulliamo il cerchio procedendo in senso antiorano.

Il rito si conclude cosi

Conclusioni

Abbiamo illustrato, per sommi capi, gli aspetti "normativi", ovvero i modi, di un antico rituale basato su1 sinergismo di un insieme di fattori che possiamo così riassumere: presa di coscienza e intenzionalità, predisposizioni delle condizioni ottimali o presunte tali, invocazione di un "fattore di guarigione" (fisica o spirituale), integrazione (di quanto abbiarno richiesto e di come lo abbiamo richiesto), ringraziamento e gratitudine (indipendentemente dal risultato), cancellazione simbolica delle difese (superflue) consapevolmente predisposte, riapertura al mondo esterno. Quanto descritto può, a prima vista, rientrare nell'ambito del folklore, o tutt'al più stimolare la curiosità di qualche esperto di etno psichiatria.

Questo rito di origine precristiana, al di là del sistema di credenza che gli fa da sfondo, esprime un paradigma attuale e largamente utilizzato nel campo delle psicoterapie ed in particolare della psicosomatologia.

Nota: Per non creare confusione tra i lettori è necessario sottolineare che l'io di cui parliamo non è quello descritto dai maestri orientali, che chiamano Io ciò che la psicologia somatica chiama falso sè e che Reich descrisse come corazza caratteriale

Om Namah Shivaya

"Il mantra è la mente. Quando produce gli effetti desiderati è lo sforzo.
L'essenza segreta del mantra sta nel loro essere costituiti di conoscenza".

Shiva Sutra

Babaji dice: "...ripetete sempre il nome di Dio. Qualsiasi cosa facciate, ovunque siate, ripetete il nome del Signore... OM NAMAH SHIVAYA è il mantra originale... è come nettare; nutrite tutti con questo nettare... Quando Mahashakti, l'Energia Primordiale, si manifestò, le prime parole che pronunciò furono OM NAMAH SHIVAYA. La ripetizione di questo mantra conduce all'unione totale con Dio. "

Shri Babaji


Guarire col suono: gli usi terapeutici della musica new-age
di P.J. Birosik e Jonathan S. Goldman,
da Body, Mind & Spiril N° 32

Guardiamo in faccia la realtà: il mondo oggi è un posto molto rumoroso. I1 suono ci bombarda a tutti i livelli, dal rumore costante dei telefoni, delle macchine da scrivere e dell'aria condizionata degli uffici a quelli esterni del traffico delle macchine e delle metropolitane. Non c'è da meravigliarsi se sempre più gente cerca sollievo nei metodi di controllo dello stress, di rilassamento e di meditazione. I1 desiderio per la pace interiore e per il miglioramento della salute si manifesta nell'aumento di popolarità dello yoga, dell'agopuntura, del massaggio e delle terapie olistiche alternative. Si manifesta anche nello spettacolare aumento di popolarità della musica della New Age.

C'è un genere particolare di musica New Age che viene creato specificamente come strumento per guarire e creare benessere. Ci piace chiamarla 'musica per guarire'. Questo non significa che la musica non possa essere ascoltata e goduta festosamente per la sua bellezza, ma che ha un aspetto aggiuntivo, cioè è stata creata consapevolmente per essere usata in modo terapeutico.

Jonathan Goldman, presidente della Spirit Music, ha coniato la frase: 'L'uso terapeutico della musica e del suono' per descrivere questo aspetto particolare della musica New Age. In questo articolo esamineremo la prospettiva storica di questo tipo di musica, alcuni dei moderni 'guaritori con la musica' e il loro lavoro, i modi in cui questa musica può essere utilizzata a beneficio della vostra vita quotidiana e, infine, gli altri usi potenziali di questa musica.

L'idea di guarire con la musica è probabilmente vecchio quanto la musica stessa. Nell'antichità la musiva veniva rispettata come uno strumento magico e sacro per far crescere il raccolto, aumentare la fertilità, celebrare le nascite e guarire i malati.

Le storie del potere curativo della musica abbondano nel folklore e nella mitologia. Nel Vecchio Testamento, Re Salomone viene liberato dai demoni dal giovane Davide che suona l'arpa.

Nelle antiche scuole misteriche dell'Egitto, di Atene e di altri centri, la conoscenza del guarire coi suoni e la musica era una scienza molto sviluppata basata sulla comprensione che la vibrazione è la forza fondamentale creativa dell'universo. L'uso di frequenze specifiche, scale, intervalli e canti per cambiare gli stati di coscienza e per guarire era molto perfezionato in queste culture.

Pitagora, il padre della geometria, aveva una scuola, nel 6° secolo prima di Cristo, che insegnava non soltanto la scienza della matematica ma anche i segreti di guarire col suono. Credeva nella "musica delle sfere", che i corpi celesti facessero suoni celestiali mentre si muovevano nel cielo e che questi suoni potessero essere realizzati e riflessi nei suoni delle corde di uno strumento.

Fino a poco tempo fa l'interesse e la conoscenza del suono e della musica come qualcosa di diverso dal divertimento era stato perso in Occidente. Continuava ancora nelle tradizioni orientali tibetane e indiane che riconoscevano il potere della musica di influenzare la mente, il copro e lo spirito forse più di qualunque altra fonte di energia. Tuttavia negli Stati Uniti e in Europa c'era una grande separazione tra scienza e musica. La scienza era scienza e la musica era musica.

Negli ultimi anni, man mano che antiche tradizioni spirituali hanno influenzato la nostra cultura, è penetrata anche la conoscenza dell'importanza del suono e della musica per guarire e renderci integrati. Vediamo un numero sempre maggiore di musicisti lavorare attivamente per fare della musica che possa essere usata come uno specifico strumento terapeutico. Questi musicisti guardano al passato, esaminando la conoscenza delle tradizioni antiche e imparando a usare mantra e toni per risuonare coi chakra (centri di energia eterica nel corpo) e coi meridiani di agopuntura. Guardano anche al futuro, lavorando con la scienza attuale della psicoacustica e altre scienze per capire come il suono influenzi il nostro cervello, le nostre menti e la nostra coscienza.

Musicisti di 'musica per guarire' della New Age, quali Stephen Halpern, Kay Gardner, Don Campbell e Sam McClellan, lavorano con concetti quali risonanza (la frequenza naturale di un oggetto che vibra se un suono vibra alla stessa frequenza) e entrainment (la capacità di un oggetto in vibrazione di far cambiare la vibrazione di un altro oggetto) nella creazione della loro musica. Studiando sia la chiave in cui è scritta la composizione che il ritmo della musica per essere sicuri che viene pulsato alla frequenza giusta per aiutare il rilassamento e la guarigione. Questi musicisti sentono che l'intenzione dietro la creazione della loro musica può essere altrettanto importante di qualunque altro suono che incorporano nella loro musica.

Anche molti scienziati stanno lavorando in questa aera. Uno di loro, il dott. Manfred Clynes, ha dimostrato che le emozioni esistono di loro spirito come configurazioni potenziali nel sistema nervoso e che possono essere innescate dalla musica in modo molto generale, indipendentemente da associazioni specifiche con persone o eventi. Nel loro libro Healing Music Andrew Watson e Nelville Drury scrivono delle scoperte del dott. Clynes.

Secondo Clynes l'espressione musicale di gioia, tristezza o amore richiedono non solo una certa spaziatura nel tempo e un certo tono, ma anche che le ampiezze nella musica seguano una forma ben precisa. Più la forma viene realizzata in modo preciso in una composizione e maggiore è l'impatto sull'ascoltatore. Se queste forme vengono ripetute spesso diventa più facile per l'ascoltatore sentire o rivivere queste emozioni.

Dopo molti anni di esperimenti Clynes è arrivato a quello che chiama un Ciclo Standard di Emozioni. Questo ciclo consiste di sette emozioni: rabbia, odio, dolore, amore, sesso, gioia e riverenza. Ogni emozione ha una gamma caratteristica di espressione che va da 4,8 sec. (rabbia) a 9,8 sec. (riverenza).

Ascoltando una musica composta appropriatamente, un individuo può imparare a esplorare la gamma delle sue emozioni e a rilasciare tensioni accumulate. Joseph Cohen, un terapista di massaggio polarity e guaritore coi suoni dei cristalli usa l'intonazione di una coppia di vocali per bilanciare il sistema parasimpatico. Usando delle armonie vocali che creano due o tre suoni contemporaneamente, Cohen intona una sequenza particolare di vocali focalizzando la corrente del suono con una coppia di cristalli di quarzo che tiene in mano o mette in punti strategici del corpo del suo paziente.

Quando crea della musica che deve essere usata terapeuticamente il musicista spesso lavora con entrambi i lati del cervello, combinando intuizione e logica. I ruoli della tonalità fondamentale, degli armonici, delle onde del cervello, del ritmo del battito cardiaco e respiratorio, come anche quello di formule mantriche, vengono incorporati deliberatamente in creazioni che per il resto sono improvvisate.

Il primo nome che in genere viene in mente parlando di musica per guarire è quello di Stephen Halpern. Halpern è un pioniere in questo campo ed è stato spesso chiamato "Il padre della musica New Age". È stato molto utile nel risvegliare la consapevolezza della musica come strumento di guarigione sia col suo libro Sound Health che con molte delle sue composizioni (Comfort Zone, Eastern Peace etc.) che utilizzino esecuzioni di vasto respiro alle tastiere.

La Spectrum Suite di Halpern (Sound Rx, 1976) è stato uno dei primi pezzi di musica occidentale a utilizzare consapevolmente le realizzazioni tra note, colori e charka. Halpern ha scelto le note della scala di Do maggiore come note chiave per i diversi chakra, improvvisando su una scelta pentatonica durante la sua progressione musicale lungo questi sette centri esoterici.

 

Nota Colore Chakra
Do rosso Muladhara
Re arancio Svadishtana
Mi giallo Manipura
Fa verde Anahata
Sol blu Visuddha
La indaco Ajna
Si violetto Sahasrara

Malgrado questi colori non corrispondano a quelli tradizionali hindu, il compositore sottolinea che si può progredire dai livelli attivi di energia (rosso e arancio) a quelli più introspettivi e meditativi (indaco e violetto).

Anche un altro artista, Kay Gardner, ha creato un viaggio musicale nei chakra. La sua composizione "A Raindow Path" (Ladyslipper, 1984) è una composizione di ispirazione classica che utilizza una intera orchestra. A Raindow Path è il risultato di molti anni di ricerche nel coordinare concetti pitagorici e hindù con la meditazione dei suoni e dei colori per raggiungere effetti di guarigione.

A Raindow Path combina suoni di vocali, pulsazioni ritmiche, accordi di bordone, diverse scale e note chiave dei chakra per creare una relazione tra il suono e i campi di energia eterica.

Il musicista Sam McClellan è stato allievo di Randall McClellan (autore di The Healing Forces of Music) all'Hampshire College. Ha trascorso molti anni a creare un sistema musicale che dovrebbe bilanciare i livelli di energia del corpo in accordo coi principi della medicina orientale dei cinque elementi che sono alla base dell'agopuntura. McClellan combina la sua abilità di multistrumentista (chitarra acustica, piano e strumenti a fiato di legno) con questo sistema per creare la Music of the Five Elements (Spirit Music, 1982). La registrazione funziona come una sessione di agopuntura e aiuta anche a bilanciare i chakra.

La musica al sintetizzatore di Iasos è disegnata per bilanciare il corpo emozionale e portare l'ascoltatore ad altri livelli di consapevolezza. A questo scopo impiega la conoscenza della scienza spirituale del suono in registrazioni quali Angelic Music (Inter-Dimensional Music, 1980). Iasos, quando crea la sua musica, lavora con molti principi scientifici e metafisici, quali la correlazione tra le melodie, l'armonia e il ritmo e lo spettro di frequenza della gamma emozionale. In modo particolare interessa a Iasos la relazione tra luce e suono su cui ha fatto un lavoro pionieristico producendo dei video New Age che combinano stimoli visivi e auditivi per innescare trasformazioni di livello energetico.

L'uso della musica per alterare in modo specifico la coscienza è noto da molto tempo agli sciamani di diverse tradizioni esoteriche. Oggi i moderni 'sciamani del suono' hanno aggiunto la loro conoscenza scientifica per raggiungere questi effetti. Forse il più noto di questi 'maghi della musica' è Don Campbell, autore di Introduetion to the Music Brains e studente del maestro Nadia Boulanger. Come educatore di musica, Campbell usa la conoscenza della psicoacustica per facilitare l'attività del cervello e accelerare l'apprendimento. Molta della sua musica per piano e sintetizzatore, incluso Crystal meditation (Spirit Music, 1984) porta l'ascoltatore a uno stato di onde cerebrali molto lente, conducendolo in luoghi profondi della coscienza, dove la meditazione è facilitata e aumentando le loro capacità mentali.

Musica come quella spaziosa di Georgia Kelly in Seapeace (Global Pacific, 1987), o una qualunque di quelle citate prima può anche esser usata per rilassamento e per ridurre il dolore e lo stress.

Alcuni ospedali stanno già utilizzando queste musiche nelle sale operatorie e per pazienti con dolori cronici. Mentre la Kelly non ha composto la sua musica a scopo specificamente curativo: la sua musica viene usata dalle donne durante il parto. Musica calmante può aiutare a diminuire il dolore facendo liberare al cervello le endorfine, che sono degli oppiacei naturali 100 volte più potenti della eroina. La musica che induce negli ascoltatori un rallentamento delle onde cerebrali può aiutare a indurre e a esaltare gli stati di meditazione che possono essere raggiunti con difficoltà in condizioni normali.

Come potete usare la musica per guarire voi stessi? Semplicemente ascoltatela! Ascoltate la musica creata in modo specifico per il rilassamento. E stato detto in vari giornali medici che una percentuale di malattie tra il 50 e il 75% sono legate allo stress. Ascoltando una musica calmante potete rallentare il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna e la quantità degli acidi grassi nel sangue riducendo così il rischio di emicranie, di ipertensione, di malattie alle coronarie e di infarto.

L'ascolto della musica creata in modo specifico per aumentare lo stato di benessere può arrecare ulteriori benefici: una maggiore energia, un apprendimento più rapido e degli stati di coscienza più profondi. Inoltre, i centri di energia eterica possono essere bilanciati e armonizzati con il suono e l'energia può fluire più facilmente lungo i meridiani dell'agopuntura.

Ci sono diversi modi di usare la musica terapeutica incluso, naturalmente, il semplice godere regolarmente la musica nella comodità della vostra casa. Prima o poi potrete scoprire che l'uso di medicine per alleviare l'ansietà può essere sostituito completamente dalla musica terapeutica. In questo modo si possono ottenere gli stessi benefici senza alcun effetto collaterale indesiderabile.

La musica New Age composta per promuovere uno stato di benessere può essere anche usata per difendersi dall'inquinamento sonoro.

Avrete potuto notare che il suono non solo allevia lo stress, ma, può anche crearlo. Apparecchiature casalinghe rumorose, macchinari pesanti, aeroplani e il suono proveniente da edifici in costruzioni si aggiungono alla cacofonia che riempie le nostre menti in ogni secondo di veglia, spesso provocando tensione e mal di testa. Se vi sentite diventare stressati, in ufficio, nel traffico, ecc., cercate di usare una musica che sia lenta e studiata per rilassarvi. Una tale musica è ancora più efficace quando viene ascoltata in cuffia.

In futuro è molto probabile che vedremo nascere della musica disegnata apposta per degli squilibri specifici del corpo e della mente. Si teorizza che ogni organo, ogni osso, ogni tessuto vibri con una sua propria frequenza specifica. Molti scienziati stanno attualmente lavorando col concetto di guarigione attraverso il suono per scoprire queste frequenze. È solo una questione di tempo prima che i musicisti ci lavorino, aiutando a creare della musica che possano usare come 'Onda portante' su cui modulare altre frequenze. Edgar Cayce, il Profeta dormiente, aveva predetto che la medicina del futuro sarebbe stato il suono.

Cominciamo a vedere che la profezia sta diventando vera. Le possibilità di usare il suono e la musica per i processi di guarigione sono limitate solo dalla nostra immaginazione. Potete cominciare la vostra terapia coi suoni ascoltando alcune delle musiche dei seguenti autori: Don Campbell, Terence Dolph, Kay Gardner, Stephen Halpern, Max Highstein, Iasos, Laraaji, Lyghte, Sam McClellan, Mirage, Music For Relaxation, David Sund and Arden Wilkin, come anche a una qualunque delle cassette pubblicate dalla Mu-Psych Records of Spirit Records.

 

Il suono totale
di Premgyan Edgar a Marca

"Indubbiamente attraverso questa
esperienza, attraverso il suono,
troverai una maniera nuova di unire
non solo il suono, poi respirazione e
gesto, ma proprio suono come
rnantra personale suono come
determinazione proprio linguaggio
tratto d'unione fra l'esterno e
l'interno individuale"

Quando circa sei anni fa "Wolí'', uno dei miei due spiriti guida, mi diede medianicamente questo messaggio non afferrai immediatamente che esso conteneva tutto il raggio della mia ricerca successiva.

Rileggendolo mi colpisce la compattezza con la quale anticipava il mio cammino. Dopo sei anni di ricerca al buio e in gran parte isolata sento che la mia comprensione del suono curativo è sufficientemente avanzata per essere presentata al grande pubblico. Così facendo invito un feedback che possa ampliare e far progredire tale ricerca.

Uso suono curativo e suono totale quasi come sinonimi, in quanto il suono totale è l'archetipo che sta a monte del suono curativo, verso il quale quest'ultimo deve tendere. Ma è chiaro che nel lavoro pratico, nella metodologia da me adottata, accettiamo qualsiasi suono, qualsiasi espressione, purché si tenga conto che quello che cerchiamo di raggiungere è il suono totale.

Il concetto che espongo qui mi è stato rivelato in massaggi ricevuti dai miei due spiriti guida, "Wolf" e "Cecilia", in risposta a domande nate dalla mia osservazione e esperienza, ma anche anticipando cammini non ancora percorsi. Potei verificarli in seguito a ritrovarne riscontro in ricerche già intraprese da altri. Mi riferisco in particolare alle tradizioni dell'India, alle tecniche sciamaniche, ma altresì a metodi di lavoro con la voce sviluppati in Occidente.

Che cos'è il suono totale?

Se esiste il suono totale, esiste anche il suono parziale.

Dobbiamo introdurre l'antitesi di totalità / parzialità. Cito il mistico e Maestro Indiano Osho secondo il quale siamo parziali alla periferia, al centro siamo totali. I nostri gesti, le nostre azioni, i nostri pensieri sono alla periferia, quando aggiungiamo la consapevolezza ci muoviamo verso il centro.

La prima condizione dunque per avviarsi verso il suono totale è il nostro ascolto, la consapevolezza di dove ci tocca, dove risuona, che forma ha e così via.

È bene accettare qualsiasi suono, purché esca qualche cosa, allora c'è materiale grezzo da poterci lavorare sopra.

Iniziamo il nostro cammino verso il centro che ci condurrà attraverso la dimensione fisica, la dimensione energetica, la dimensione mentale e la dimensione spirituale.

Che cosa significa centratura al livello fisico? Chiudi gli occhi, chiudi la bocca ed emetti una "mmm..".. Vedrai che questa vibra in determinate zone del corpo, in altre no. Il centro fisico è la spina dorsale, è lì che vogliamo arrivare con il nostro suono. Da soli il metodo più semplice è dondolarsi, sia in piedi o seduti nella posizione del loto (o simile per chi non ci è abituato) la consapevolezza: non solo emettiamo suoni, ma ci aggiungiamo anche, dopo alcuni minuti riproviamo la nostra "mmm..".. Molto probabilmente la sua qualità sarà cambiata. Quando il suono è centrato sul mezzo della colonna vertebrale, perde la sua forma parziale, diventa sferico e sembra che sia onnipresente. Tale suono ha pure la caratteristica di trasmettersi agli altri in modo non più lineare, vale a dire penetrante, ma per sincronicità. Questa differenza fa sì che il secondo ci tocca intimamente, mentre il primo ci raggiunge solo alla periferia. Che ci tocchi al centro è una della esigenze che noi poniamo al suono curativo, ma anche in un altro campo, al suono artistico (questo segna la differenza che contraddistingue i tanti esecutori di musica da un'interprete che "possiede il suono").

Passiamo al piano energetico. Il veicolo per collegarci all'energia è il fiato. Espiriamo alcune volte a fondo. Poi invitiamo la prima vibrazione che viene. Ancora il suono non è articolato è una vibrazione semplicemente, non ha ancora forma. E importante il "Nondoing", cioè l'attesa del suono, non farlo (Nel "doing", nel fare, interviene l'intenzionalità, che appartiene ad un altra dimensione).

Ora estendiamo questa vibrazione affinché diventi un suono consistente e di forma precisa.

Per un attimo lo lasciamo. Sentiamo prima l'energia pura. Il modo più facile è utilizzando le mani. Apriamo le mani, il palmo verso l'interno e avviciniamole l'una all'altra: si potrà sentire un flusso energetico fra le due mani che varia a seconda della distanza.

Quando questa sensazione si è ben instaurata aggiungiamo il suono che abbiamo trovato prima: "mmm..". oppure "Ammm..".. Si potrà notare che il flusso energetico cambia, a seconda di come utilizziamo il suono. In genere si produce una intensificazione e una armonizzazione del flusso energetico.

Ancora non abbiamo parlato della centratura sul piano energetico.

Mi servo un'altra volta di un modello del sopramenzionato mistico Osho secondo il quale abbiamo tre centri: uno principale, autentico, la pancia e due secondari - il cuore e la testa.

Centrare il suono al livello energetico significa collegarci con la testa, con il cuore e con la pancia.

Iniziamo con la testa, il centro più periferico e a noi più vicino. Con una "mmm..". ripetuta per 10 minuti si può massaggiare dall'interno tutto il cranio. Possiamo dirigere le vibrazioni agli occhi, alle orecchie, al naso, al fronte, all'occipite, insomma dappertutto.

Dimentichiamo questo e cominciamo a centrare il suono su un punto, in mezzo fra i due occhi e circa un centimetro sopra l'attacco del naso: il "Terzo occhio". Stabilito il contatto con questo punto energetico lo riportiamo verso il retro in modo da raggiungere esattamente il centro della scatola cranica. Quando il suono tocca questa zona la sensazione è di una benedizione, una sensazione di estrema dolcezza, che ci bagna dall'interno.

Questa tecnica va utilizzata con cautela, in quanto apre le strutture, normalmente in stato di gel, le scioglie, ed è necessaria una integrazione prima di affrontare il mondo esterno. Questa avviene secondo una vecchia tecnica tibetana facendo dei movimenti circolatori, spontanei, delle braccia. Essendo queste collegate ai due emisferi si ottiene una integrazione destro/sinistro. (2)

Noi però cerchiamo di andare oltre e di integrare non solo il destro e il sinistro, ma anche l'alto e il basso.

Il contatto con il cuore energetico si ottiene aprendo larga la gola e respirando nella zona toracica. Ci si può aiutare mettendo le mani al centro del petto. Anche qui facciamo prima alcune espirazioni più rapide (parlo sempre solo dell'espirazione in quanto l'ispirazione segue da se, cioè è involontaria. Non utilizziamo in genere l'ispirazione volontaria nel Sound Healing) poi lasciamo seguire le prime vibrazioni, le lasciamo diventare suoni, e dolcemente invitiamo una vera e propria improvvisazione modulando la voce e l'altezza.

Trovato il centro dello sterno, vale a dire quando sentiamo la vibrazione qui, la riportiamo verso la schiena, alla stessa altezza, al centro della collana vertebrale. Si può fare da solo mettendo l'altra mano lì o meglio facendosi aiutare da un partner.

La sensazione soggettiva al livello del cuore è di pienezza e di calore: amore.

Il terzo gradino è collegarci con la pancia. Nello stesso modo iniziamo con la respirazione, questa volta addominale, e ci aiutiamo con il tocco. Si potrà riconoscere il funzionamento di questo centro osservando la respirazione e la vibrazione che muovono la zona dell'ombelico.

Anche qui riportiamo respirazione e suono verso la schiena a toccare la colonna lombare.

Nel transito dal cuore alla pancia interviene il diaframma, che risponde ad ogni attività sonora con un suo movimento analogo e i suoi antagonisti, la base pelvica, i muscoli addominali, lombari e l'iliopsoas.

La voce acquisisce un timbro profondo, diventa autentica. Avviene un profondo rilassamento, ci si è ricollegato con le radici. Si è a casa. La sensazione è di autenticità.

Il collegamento del suono con il piano energetico permette di trasformare la materia in energia (il "gel" in "sol"). L'energia per sua natura trova la forma a lei più idonea quando le permettiamo di scorrere. Pertanto qualsiasi sclerotizzazione tessutale può in questo modo essere sciolta con il suono.

Finora abbiamo solo parlato della vibrazione in senso generico, ora consideriamo anche la frequenza alla quale vibra. Questo ci porta ulteriormente verso l'interno.

Per l'integrazione dei due piani fin qua descritti, quello energetico e quello fisico, è utile servirsi del concetto dei Chakra. Collocando sette Chakra dalla base della colonna vertebrale alla cima della testa, si possono toccare tutte le nostre dimensioni.

Nell'ashram di Osho facevamo delle esperienze allocando ad ogni Chakra una determinata frequenza e cantavamo queste note partendo dal basso, salendo lungo la collana vertebrale e scendendo dal davanti. Un tale ciclo durava dieci minuti e si ripeteva tre volte. Questa meditazione che feci regolarmente per oltre un anno provoca un profondo rilassamento oltre ad aprire le dimensioni corrispondenti ad ogni chakra.

Anche qui ricevetti degli stimoli importanti da "Cecilia", l'altra mia guida: "... la voce ... cercane pratica di utilizzo del suono incidendo su ogni chakra tuo così incanali meglio il significato della vibrazione..". e più avanti "... e inoltre cerca di riconoscere le note corrispondenti ad ogni chakra e partendo dalla sopravvivenza in basso risali mutando ogni tua perfezione..".

Comunque il discorso qui era ancora assai generico, le frequenze dei singoli chakra erano uguali per tutti.

Ma "Cecilia" mi spinse ad andare oltre: "... sarebbe anche bene che tu trovassi la tua nota personale affinché questa sia proprio il tramite per l'oltre..".

Già anni prima "Wolf" parlava di "suono mantrico individuale" e mi disse: "... ti assicuro che ogni individuo ha segnato dentro se un determinato equilibrio, una determinata armonia individuale, tale da avere un legame protettivo e ampliante fra l'interno e l'esterno individuale suo... la musica individuale.."..

Questo lo potei sperimentare drammaticamente in un gruppo, dove in cerchio stavamo cantando "AUM" su una determinata frequenza. Io mi sentivo a disagio, mi sentivo invaso dagli altri e non riuscivo a rendere il suono. Mi sentivo come fuori di me. Visto che il gruppo non intonava con esattezza ed andava un po' per conto suo io decisi di cambiare nota e cantai una terza minore al di sotto: immediatamente la mia energia tornò in centro e mi sentii ricuperato.

Un giorno, studiando la chitarra su un terrazzo osservai un ragno nella sua tela. Ad una determinata nota, e solo a quella, sobbalzava. Era evidente che lui rispondeva ad una frequenza ben precisa.

Cecilia alla mia domanda su questo: "... ogni creatura ha in se una vibrazione che corrisponde ad un suono indubbiamente..".

Incominciai a cercare la mia nota individuale. Lo feci dapprima intuitivamente e solo quando incontrai Vemu Mukunda, un musicista e terapista indiano, appresi una metodologia sicura per trovarla.

La nota individuale è una chiave che apre le dimensioni dell'Essenza, dello spirito (è un altro termine per dire "il centro"). Utilizzandola per determinati esercizi ci si può ricollegare con il centro, ma soprattutto anche ripulire (armonizzare) i piani più periferici.

L'esercizio fondamentale è un glissando che parte dalla nota individuale collocata al livello dell'ombelico e sale di frequenza fino a raggiungere l'ottava superiore, collocata al livello del terzo occhio. Farlo un dieci volte il mattino, e altresì la sera è sufficiente per ristabilire l'equilibrio interno.

Il lavoro terapeutico incomincia dove nel glissando si incontrano passaggi difficili: è lì che si trovano blocchi energetici/emotivi. Addentrandosi in queste frequenze si possono liberare e convertire le energie qui trattenute.

Per completezza aggiungono che in questo concetto oltre all'ottava media qui descritta, c'è una ottava inferiore che va dall'ombelico all'alluce, e una ottava superiore che va dal terzo occhio alla cima della testa. Esercitandosi sulle tre ottave si può raggiungere una pienezza aldilà delle immediate esigenze terapeutiche (che si risolvono normalmente con l'ottava media).

Ero tentato a pensare che la nota individuale fosse il punto di arrivo che tanto ricercavo. Invece incomincia a osservare che ben altre frequenze, del tutto diverse, avevano degli effetti particolari su di me.

Al pianoforte per esempio un brano ritenuto assai difficile mi risultava assai facile da capire e da suonare, mentre altre composizioni di scrittura molto più semplice mi creavano delle difficoltà inspiegabili.

"Cecilia" mi diede più tardi la risposta: il brano "difficile", una sonata di Schubert, mi risulta relativamente facile, perché la sua tonalità corrisponde ad una nota che ho acquisito nella fase intrauterina: probabilmente la nota individuale di mia madre!

Mentre per altre note non ho una matrice già formata in me e l'accesso a composizioni in queste tonalità è più arduo.

Alla nota individuale si aggiunge dunque la nota intrauterina.

Il messaggio che ricevetti dalla guida è che queste due note vanno a pari passo, sono l'una il contrappunto dell'altra, la nota intrauterina il polo negativo, lo Yin, e la nota individuale il polo positivo, lo Yang.

Per il lavoro pratico si può utilizzare la voce o uno strumento, si può lavorare con glissandi, con scale, con melodie e con composizioni corrispondenti alle due frequenze di partenza. E un lavoro individuale naturalmente, non effettuabile in gruppo, che richiede una osservazione ed un ascolto minuzioso.

Ti prego, seguimi ancora. Perché ti ho promesso una visione del suono totale, e il suono è solo totale quando dietro non c'è più nient'altro da scoprire.

Che ne è invece delle altre frequenze che mi toccano particolarmente, ma diverse sia dalla nota individuale che dalla nota intrauterina?

Sono osservazioni che faccio essenzialmente al pianoforte: una determinata tonalità tocca delle zone dentro di me, mette in moto delle energie altrimenti inerti, mi danno una sensazione di espansione, che altrimenti non trovo. In questo modo sono riuscito ad identificare tre altre frequenze che sono le mie note di predilezione, e integrandole con la nota base e la nota intrauterina mi sono costruito la mia scala individuale:

nota individuale all'ottava nota di predilezione x nota di predilezione y nota di predilezione z nota intrauterina

nota individuale quantità variabile La sintesi di quanto precede mi fu rivelato in un altro messaggio di "Wolf": "... ma guarda che la nota base non è che l'inizio, la nascita, poi vi è da aggiungere a questa tutti i suoni collaterali che ti si confanno, alcuni riguardanti la tua coscienza intrauterina, alcuni che ti vengono rimandati dalle tue stesse vite precedenti. Trovare un'armonia partendo dalla tua nota personale e passando attraverso le note di predilezione ha un significato rituale e un'alleanza con il tuo spirito medesimo".

Credo che con questo, con la scala individuale che sintetizza tutti i suoni dei quali la nostra essenza è impregnata termina il cammino verso il centro, verso i1 suono totale. Aldilà di questo c'è solo il silenzio.

Il silenzio: punto di arrivo, punto di partenza.

Da qui può iniziare il ritorno, l'espandersi alla periferia, fino a toccare tutte le dimensioni di noi.

È qui che interviene il linguaggio. Alla "A -U - M" che più da vicino rispecchia il silenzio, si aggiungono altre divisioni, altre vocali, altre consonanti ("A - E - O - I - U -M" e così via), si formano sillabe, l'intenzione, il significato, il verbo.

Si entra nel mondo della manifestazione. È qui che nasce il Canto personale, una tecnica sciamanica.


 

ARTE TERAPIA- COMICOTERAPIA- PSICODRAMMA -  DANZATERAPIA

 


 

CURARSI CON L'ARTE
di Italo Bertolasi

La pubblicità ci bombarda con modelli di femminilità virtuale al confronto di cui molte donne si sentono inadeguate, e iniziano una pericolosa corsa al miglioramento del proprio corpo, convinte che il disagio che sentono sia solo legato ad un’ipotetica imperfezione fisica.

Ma se non si raggiunge un’armonia interiore, la meta sarà sempre lontana. Grasse o magre, belle o brutte sarà difficile non sentirsi goffe e inadeguate di fronte ai corpi scolpiti delle top model. O di fronte alla schiera di lolite con fisico "extra small" che ci bersagliano dagli spot televisivi coi loro glutei levigati e senza cellulite. Ma per star bene non bastano diete e sacrifici in palestra alla ricerca di una "silhouette" magra e bella. Impariamo a vivere in modo creativo e fantasioso.

Ci spiega Marcia Hutchinson nel suo libro Trasformare l' immagine del corpo: "Siamo così preoccupate di ciò che in noi non va, si tratti di peso, di rughe, di peli in eccesso che trascuriamo le nostre potenzialità come esseri umani. Se utilizzassimo parte dell'energia che sprechiamo nell'odiare il corpo e nelle diete e regimi punitivi a cui lo sottoponiamo invece nello sviluppo del proprio Io e della propria creatività, pensate quanto si potrebbe veramente cambiare".

Per vincere ansia e depressione e la nostra insicurezza potremmo allora piacevolmente "curarci" con l'arte. Disegno, musica, danza e esercizi di visualizzazione creativa che stimolano la fantasia e ci aiutano a scoprire il piacere di fare arte. La società premia chi sa vivere con leggerezza e creatività, chi si ama e autostima. Con l'arte-terapia si sciolgono i blocchi emozionali e creativi. Spariscono così i malesseri provocati dallo stress, l'ansia e la depressione, i disturbi digestivi, l'emicrania. E si può aiutare chi soffre di pressione alta, dolori cronici o dipendenze da alcool e droghe.

In Italia si spendono più di duemila miliardi all'anno nel supermarket delle psicoterapie (dati Ipses) e molti psicologi oggi lavorano assieme agli arte terapisti. In uno studio dell' "Art Teraphy Italiana", una associazione che promuove la pratica dell'arte e della danza terapia, si rileva che con le cure con l'arte si aiutano per lo più i portatori di handicap (39%) e poi i soggetti psichiatrici (31%) seguiti dai minori, dai tossicodipendenti e dagli anziani. Gli interventi sono per lo più concentrati in Emilia (41%), in Lazio (32%) e in Lombardia (20%)- le regioni ricche. Oggi si privilegia di più la finalità terapeutico-riabilitativa ma nel futuro ci si dovrà sempre di più occupare di prevenzione e di benessere.

Il medico Michele Cléments ha scoperto che i neonati apprezzano la musica di Vivaldi e nei laboratori musicali in America si curano le ulcere con le sinfonie di Mozart. Si é anche inventata un'arte terapia per coppie litigiose: con "Joint Picture" - scarabocchi disegnati assieme e senza pensare - si possono scoprire le difficoltà di una coppia, i meccanismi di dipendenza, di collaborazione o di sabotaggio. Una danzatrice-medico, la svizzera Trudi Shoop ci dice: "Quando si striscia, si saltella e ci si rivolta si incomincia a capire che il nostro corpo ci appartiene e così ci si avvicina alla danza. Tutti hanno in sé talenti artistici: ogni essere umano è anche un artista. Io sono guarita grazie alla danza!"

Ci spiega lo psicologo Pierangelo Garcia: "L'intervento terapeutico deve attingere alle riserve creative che ogni persona ha dentro di sè. Il bravo terapeuta cerca di "innaffiare" il seme della creatività nascosto in chi gli chiede aiuto. Si deve lavorare sulla mente e sugli stati di coscienza con ogni metodica conosciuta: l'ipnosi, il dialogo creativo, il disegno, le tecniche corporee e altri esercizi per utilizzare al meglio l'energia mentale. Ognuno potrà così ritrovare stimoli, idee e nuove energie per uscire dalle trappole emozionali in cui si è caduti".

Test sulla creatività

Non riusciamo a realizzare i nostri desideri, ad avere un rapporto sentimentale felice, un buon lavoro, ad essere soddisfatti di noi stessi. Abbiamo una visione negativa della vita. Tutto ciò può dipendere da una mancanza di autostima e creatività. Lo psicologo Pierangelo Garcia ci ha preparato un test per "misurare" la nostra capacità creativa.

Mettere a fianco delle domande V = Vero / F = Falso

  1. Mi capita di fare delle domande anche se non sono sicura di ottenere delle risposte.
  2. Parlando in un gruppo di persone esprimo delle idee che non piacciono ad alcuni di loro.
  3. Ho bisogno di avere l'approvazione degli altri per fare le cose in cui credo.
  4. Sono convinta che fantasticare su progetti di vita ambiziosi sia una perdita di tempo.
  5. Vorrei cambiare la mia professione attuale con un posto sicuro e tranquillo, piuttosto che con un altro che invece è fatto apposta per me ma comporta rischi economici e avventura.
  6. Per sentirmi tranquilla e a posto frequento persone con i miei stessi interessi e del mio livello sociale.
  7. Sono convinta che le persone che si soffermano su idee stravaganti mancano di senso pratico.
  8. Mi sento a disagio se faccio domane su argomenti che non conosco mostrando così la mia ignoranza.
  9. Se mi sono messa in testa una certa cosa che mi sta a cuore posso facilmente rinunciare a un viaggio o a una vacanza.
  10. Cerco di tenere sempre sotto controllo le mie emozioni.

 

Punteggio

1)V=1/F=0 2)V=1/F=0 3)V=0/F=1 4)V=0/F=1 5)V=0/F=1 6)V=0/F=1 7)V=0/F=1 8/V=0/F=1 9)V=1/F=0 10)V=0/F=1

da 8 a 10 punti - molto creativo: persona dinamica, Vibrante, pieno di vita, sicuro. Si inventa la vita. E' un "artista" che si dedica ad attività creative. Ha successo nell'amore. Si sente bello e armonioso.

da 5 a 7 punti - sopra la media: è una persona brillante, sportiva che fa carriera. Si esprime in modo chiaro. Ha amici. Ama gli hobby, i viaggi.(può addolcirsi con la danzaterapia, la comicoterapia).

da 2 a 4 punti - nella media: tipo razionale, conformista. Tutto casa, lavoro e famiglia. "Chiuso" e freddino non vuol mostrare la sua "anima". (può aprirsi di più con il biodramma, il videodramma e aprirsi agli altri con la biodanza).

da 0 a 1 punti - sotto la media: è una persona insicura, depressa e conformista. Soffre di gastriti, insonnia. E' irascibile e "avaro" a livello di cuore.

(si può curare con la danza terapia, la biodanza, l'arte nella natura, il qi gong, il biodramma).

Il bisogno creativo e la menopausa

Una delle caratteristiche della transizione della menopausa é un bisogno compulsivo di essere attive e creative, dal quale traspare in genere la necessità di costruire legami spirituali e di esprimere la propria vera personalità interiore. La nuova occupazione dovrebbe fornire uno strumento di ricongiungimento spirituale, e favorire la costruzione di nuove relazioni. A condizione che si tengano presenti i cinque punti seguenti, la menopausa dovrebbe diventare un'occasione per sviluppare concretamente la propria consapevolezza e saggezza:

Iniziare un'attività che rinfreschi e rinvigorisca, apportando calma e gioia - escluse le occupazioni estenuanti.

Concentrarsi sulla gioia che ci può dare un passatempo, un viaggio, una nuova amicizia. Rifiutare attività competitive e stressanti.

Godersi serenamente il "viale del tramonto" della vita. Dedicarsi alla meditazione, all'arte, alla filosofia. Alla spiritualità.

Sviluppare attività che soddisfino l'Io più intimo.

Ricordarsi che è il momento di porre sé stesse al primo posto. (da "Medicina Naturale per le donne" di Julian e Susan Scott - Edizioni Tecniche Nuove)

A scuola di creatività

Il centro interdisciplinare di Automotivazione di Milano propone dei corsi per lo sviluppo delle capacità intuitive e creative e per migliorare le proprie prestazioni professionali. Si insegnano tecniche di rilassamento, di consapevolezza corporea, di concentrazione e visualizzazione creativa. Per sviluppare l'autostima e la chiarezza intellettuale che ci permette di riconoscere le nostre aspirazioni più profonde. Tra i corsi proposti ci sono quelli di:

Comunicazione interpersonale: i partecipanti vengono addestrati a comunicare in modo efficace, a creare situazioni rispondenti a bisogni personali e a obbiettivi professionali, a gestire l'autorità e a risolvere conflitti, incomprensione e competitività.

"Team Building": attraverso il continuo coinvolgimento e la partecipazione attiva nelle esercitazioni i soggetti sperimentano le potenzialità di un efficace lavoro di gruppo.

"Assertivity Training": Nella vita sociale e privata è importante essere capaci di padroneggiare le situazioni più complesse.I partecipanti silupperanno la capacità d'ascolto e di comunicare, aumentando autorevolezza e prestigio e migliorando i rapporti con gli altri.

"Public Speaking": Si insegna a parlare e presentarsi in pubblico in modo efficace e creativo e a combattere l'ansia e la timidezza. Nel corso ci si aiuta con videoregistrazioni.

Sviluppo avanzato dell'Io: l'espressione creativa individuale e di gruppo viene esaltata per acquisire armonia e consapevolezza. Si usano tecniche corporee dolci e tecniche orientali di autodifesa. Uomini e donne separati esploreranno i propri potenziali e i misteri dell'interiorità.

Tecniche di apprendimento, di lettura veloce e di memorizzazione: é proposto un modo pratico, di pronto utilizzo e di facile assimilazione per migliorare la capacità di concentrazione e potenziare l'apprendimento veloce.

Psicodramma creativo: esplorazione dell' Io con tecniche di drammatizzazione, di azione e di gioco che sviluppano la spontaneità, la creatività e un caloroso incontro con gli altri.

Musica e creatività: i partecipanti al corso impareranno ad usare, in modo piacevole e liberatorio, il linguaggio della musica e del canto per esprimere i loro disagi e trasformarli. La musica é una "medicina" e le note ci trasportano in uno stato psicofisico di relax e benessere

Il potere della Luna - Alchimia al femminile.

"Per diventare belle e vive le donne devono riscoprire il "potere della luna", e la strega e maga che ogni donna ha in sé " ci dice Maria Teresa Lucheroni, un medico che insegna tecniche di autoguarigione e di sviluppo dei potenziali umani con l'occhio attento al "pianeta donna". Ci spiega: "Il potere della donna é la capacità di aprirsi al nuovo, di essere ricettiva e di mantenersi in contatto con la propria interiorità - con l'anima. La donna utilizza con più naturalezza l'emisfero destro e "lunare" del cervello che presiede alle funzioni intuitive, non verbali e immaginative. Nell'antichità la sapienza delle donne si ritrovava nella magia, nell' astrologia e nei riti di fertilità e di consacrazione della Terra che officiava ". Maria Teresa propone dei percorsi di " evoluzione al femminile" dove da sole o in gruppo - sfruttando la forza della solidarietà femminile - si disegna attingendo ai miti e alle favole. Si fanno dei mosaici con colori, candele, fiori, incensi, minerali, cristalli e profumi inventandosi rituali per attivare forze creative profonde. Maria Teresa Lucheroni ci dice: "La donna che riscopre la sua sapienza originaria potrà allora guidare l'uomo a ritrovare in sé il principio femminile - la sua anima - per aggiungere un po' di oscurità e mistero alla sua luce solare che qualche volta é troppo intensa".

 

Cyber - Disegnare i colori del corpo.

Al Villaggio Globale l’associazione "Cyber" Ricerche Olistiche diretta dal dottor Nitamo Montecucco, ha creato una sintesi tra scienza, psicosomatica, arte e spiritualità per guidare l'essere umano alla ricerca della salute e della consapevolezza. Per questo si insegna a vedere il corpo luminoso e energetico - l'aura - che ognuno di noi ha e a scorgere i colori dell' energia vitale sensibilizzandosi con meditazioni e altre tecniche psicosomatiche. Si fanno esercizi di "Vipassana" - ascolto del silenzio e del respiro - di "respirazione dei chakra" - respirazione e movimenti armonici per dare energia ai 7 punti vitali del corpo - e di "sorriso interiore" - ci si rilassa con un sorriso che nasce dietro agli occhi e che scende fino all'ombelico. Meditando ci si accorgerà pian piano del diverso calore irradiato dalle parti del corpo. La salute di un organo si esprime con colori brillanti e solari. Nelle zone che si percepiscono nere c'é un blocco di energia, in quelle marroni una carenza, ma in quelle calde e luminose l'energia fluisce senza ostacoli. Poi si dipinge una mappa colorata del corpo umano e nelle aree scure si interviene con massaggi e altre terapie.

Curarsi dallo sciamano

Lo sciamano é un medico, un indovino e un artista. Ogni tribù del mondo ha i suoi sciamani che curano con la più antica medicina del mondo: il suono del tamburo e la danza estatica. Frank Natale é un "apprendista sciamano" che ha studiato dagli Yogi indiani Muktananda e Krishnamurti prima di fondare la "Phoenix House" -un famoso centro americano di salute mentale. Oggi insegna la "Trance Dance" e la "Caccia all'Anima". La "Trance Dance" é un bagno sonoro e orgiastico: ad occhi chiusi si balla al ritmo dei tamburi fino allo sfinimento. Per avvicinarsi ai giovani Frank Natale non disdegna di fare ogni tanto il "disk Jokey" nelle discoteche alla moda. Sceglie ritmi sfrenati di tamburo per "curare" e far ballare i giovanissimi. Nella "Caccia dell'Anima" invece ci si rilassa per visualizzare il proprio animale di potere. Poi si danza questo animale " totem ": ci si muove come un uccello o si striscia come una tigre, liberi e pieni di vitalità.

Winterhawk é uno sciamano Apache che oggi vive nella nebbia di Milano. Qui insegna l'antico rito per l'autoguarigione che chiama " la Via del Guerriero". Si suona il tamburo. Si danza e si canta in cerchio e ci si "cura" legandosi a nonno fuoco, padre sole e madre terra isolandosi nella natura.Il centro "Ohenyan" di Milano organizza workshop residenziali tra le colline di Assisi.Nelle notti di luna piena d'estate Winterhawk officia il rito purificatorio della "Sweat Lodge" - la tenda del sudore. E' una sauna di vapore bollente che si sprigiona da pietre roventi innaffiate con acque lustrali.Nella trenda si entra nudi, ci si scotta col vapore bollente e si canta.Poi si accendono dei falò e si danza in cerchio ringraziando " Wakan Tanka " - il calore sacro e misterioso della Terra. Ci dice Winterhawk: " Cerca nella vita il nutrimento di questo fuoco sacro. Ascolta la voce interiore del Mistero e della Madre Terra e percorri con onestà e generosità il sentiero del cuore e la " Via del Guerriero ". E non dimenticare di portare sempre con te i carboni accesi di questo fuoco sacro. Portali quando ritornerai al tuo villaggio perché tutti possano riunirsi intorno al fuoco di una nuova vita ".

Automotivazione

Ognuno di noi é un essere unico e meraviglioso. Ma per scoprirsi così dobbiamo vincere la tristezza e il senso di insicurezza che ci blocca e ci intristisce. L' "automotivazione" é quella molla interiore che accende volontà e determinazione, l'autostima e la nostra creatività.

Anna Zanardi è una psicologa che applica terapie artistiche e espressive nel centro di "Automotivazione" che dirige a Milano. Ci spiega: " Fin dalla nascita l'essere umano esprime dei bisogni e va alla ricerca del loro appagamento per ottenere la più completa soddisfazione. Le delusioni della vita possono causarci gravi stati di frustrazione, blocchi e disagi che in parte riusciamo a superare da soli. Ma a volte abbiamo bisogno di aiuto. Per mantenerci sani e per favorire un processo di crescita interiore e di consapevolezza il nostro Centro propone un lavoro per "costruire" lo sviluppo della personalità e l'equilibrio dei tre elementi su cui é basata la nostra salute: la struttura fisica, il sistema biochimico e il sistema emotivo. I nostri operatori "automotivatori" affiancano ciascuno con dolcezza per allenarlo a prendere coscienza di sé, a conoscere i comportamenti inefficaci, a provare nuove strade, costruendo assieme un percoso pratico che porta al successo personale e professionale ".

Pierangelo Garcia, uno psicologo del centro, ci dice: "Alle fonti del processo creativo é un corso che il "team" del centro di Automotivazione ha ideato per stimolare il processo della creatività. Si utilizzerà un gruppo di test e di esercitazioni pratiche per individuare le "spinte affettive" che presiedono all'espressione creativa.

Ci aiuteremo anche con speciali apparecchiature per favorire l'isolamento sensoriale, la fantasia e la creatività di gruppo. La creatività si accende nella mente come il motore di un'automobile che ci fa viaggiare lontano. Artisti e persone creative lo fanno in modo naturale senza rendersi conto di quali siano le "scintille" o il "carburante". Ma in certi periodi della vita ognuno può sentirsi stanco e depresso e per nulla creativo. Ci si "inceppa", si "fonde" e allora può essere utile farci aiutare".

Il Centro di Automotivazione offre inoltre un servizio di orientamento psicoattitudinale - per lo studio e il lavoro - e un "Check up" dello stress individuale con le apparecchiature del "biofeedback ". Un gruppo di psicologi é a disposizione per un servizio di psicoterapia individuale, di gruppo. Per le donne in attesa o per il periodo post parto si organizzano corsi di ginnastica, psicoprofilassi infantile e corsi per " neo genitori". Inoltre il centro organizza un "Corso Professionale di Automotivazione " di durata annuale.

 

Quando è soffocata la creatività

Ci spiega lo psicologo Pierangelo Garcia: "La nostra mente può essere paragonata ad un grande mare su cui spicca il faro della coscienza che può illuminare o offuscare la mente. Se ci si trova in uno stato confuso o depresso tutta l'attività della mente sarà condizionata dall'angoscia con il rischio di "incagliarsi nelle secche" o di "infrangersi contro le rocce". Ma, seguendo l'esempio del faro, esso può ruotare e illuminare così un altro tratto del " mare - mente". Allora focalizzandosi in un'altra direzione la mente si distacca dai problemi quotidiani per applicarsi a soluzioni creative. Se si leggono le biografie dei grandi geni si scoprirà che i problemi fisici, economici o famigliari, non bloccavano la loro fantasia e creatività. Questi personaggi avevano imparato da soli che la mente é un vasto mare che contiene tutto: bufere di vento, mareggiate, ma anche isole calme, pesci coloratissimi e tesori nascosti.

Oggi esistono molte tecniche per allenare il mare-mente a sfruttare tutte le sue enormi potenzialità, invece di lasciare ristagnare senza vita le sue acque. Come ogni abilità mentale la creatività va allenata, esercitata, nutrita: da buone letture, buoni spettacoli, viaggi stimolanti.

Euritmia

Per armonizzarsi e risvegliare in sé stessi una forza di trasformazione, per vivere meglio con gli altri e migliorare il proprio carattere ci si può "curare" con l'euritmia. Un'arte del movimento e della "parola e musica visibili" - creata nel primo novecento dal filosofo austriaco Rudolf Steiner. Ci spiega Maria Enrica Torcianti, insegnante euritmista alla scuola steineriana di Milano: "Nella danza ci si muove per esprimere le pulsioni interiori, la propria anima. Nell'euritmia si seguono invece leggi spirituali ben precise che governano l'uomo e la natura. All'inizio ci si riunisce in cerchio. Si sta dritti per percepire lo stato di verticalità e l'attività della veglia. Poi si va al centro e si ritorna a riformare il cerchio con movimenti fluidi di espansione e contrazione che ricalcano il ritmo della respirazione e che ci unisce agli altri come a un unico organismo pulsante. Si sperimenta il camminare in cui l'uomo per un attimo si stacca dalle leggi di gravità: il piede é in aria sostenuto da una forza cosmica e poi di nuovo torna a terra. Su e giù, un movimento ritmico che é come se la terra respirasse. Si fanno anche esercizi con delle bacchette di rame che riscalda e armonizza e si lavora sulle vocali e le consonanti. Per esempio quando pensiamo alla "a" viviamo una sorpresa e una meraviglia. La "e" richiama invece un ritirarsi e un richiudersi in noi stessi. Nelle consonanti invece ci sono i movimenti del mondo: nella "l" riviviamo il continuo oscillare dell'acqua, nella "r" siamo trasportati nel turbinare dell'aria, nella "b" sentiamo il condensarsi di un abbraccio. Questi suoni vengono espressi con le braccia e con tutto il corpo. Da un'unione di vocali e consonanti nasce la parola e dalle parole può nascere una poesia. Nell'euritmia si danzano poesie di poeti moderni e classici (da Dante a Montale). La musica é un'arte divina e in euritmia si impara ad accordare il corpo come fosse uno strumento musicale. Le note hanno "angoli" precisi resi col movimento delle braccia. Gli intervalli tra due note rispecchiano invece il movimento dell'anima. Si può scoprire che il nostro corpo fisico é fatto di musica. Le ossa del braccio corrispondono agli intervalli musicali. L'euritmia si insegna ai bimbi con fiabe e filastrocche e agli adulti con esercizi di consapevolezza per avvicinarli ai grandi temi cosmici. In Germania e in Olanda l'euritmia é usata per riarmonizzare i rapporti sociali tra i lavoratori e per combattere lo stress.

Ascolto musicale terapeutico - Il farmaco sonoro.

C'è chi si é risvegliato da un coma profonda al suono di una ninna nanna - un bimbo nigeriano dopo un incidente d'auto - e chi da un collasso psichico dopo aver ascoltato il flauto del musicista svizzero Andress Wollenweider. Filippo Massara dirige la "Ludi Sounds" - un'editrice di musiche per la meditazione e il rilassamento. E' convinto che la musica può guarirci e ci spiega: " Udiamo suoni non solo con le orecchie e il sistema neuro cerebrale ma anche con migliaia di ricettori sparsi un po' dovunque sul corpo. La musica mette in moto l'immaginazione, favorisce uno stato di regressione e un flusso di affettività. Stimola la produzione di endorfine che alleviano il dolore. Nei nostri gruppi d'ascolto terapeutico si fanno esercizi di vocalizzazione e di autorilassamento, si controlla e si rallenta la respirazione e il battito cardiaco. Ci si concentra per percepire il silenzio, la nostra musica interiore, il "suono del desiderio vitale" e le melodie della natura.

Massara ci consiglia un semplice esercizio per il relax che si chiama "ascolto del desiderio vitale". Scelta la posizione più comoda - sdraiati su un tappeto o seduti a terra con la schiena appoggiata al muro e a occhi chiusi - incominciamo a respirare lentamente mentre ascoltiamo i suoni (diffusi in stereo) di una foresta all'alba. Il canto degli uccelli si fonde al mormorio di un torrente. La voce guida ci conduce nell'esplorazione di un ambiente immaginario:distesi in una radura tiepida con la schiena appoggiata al tronco di un albero si cercherà di visualizzare il colore rosso. Il rosso si spande nella foresta e dentro di noi. Poi nasce d'improvviso un suono che attira la nostra attenzione e che proviene dall'albero al quale siamo appoggiati. L'albero ci invita ad entrare dentro di lui. All'interno si sentirà il suono della linfa che sale e scende nel tronco: il suono del suo "desiderio vitale". Adesso siamo bagnati dalla sua linfa e pian piano spostiamo l'attenzione fino a percepire il suono della nostra linfa vitale e della nostra energia: consapevoli che ogni respiro e ogni pulsazione é anche un suono. A fine esercizio si uscirà dall'albero per distendersi accanto al ruscello ascoltando con più intensità il fluire della nostra energia vitale e del nostro desiderio d'esistere. Poi ci si risveglierà con due minuti conclusivi di musica stimolante".

La cura psicomusicale

Il musicoterapeuta francese Jacques Jost propone invece una cura psicomusicale dove l'ascolto della musica è accompagnato da leggeri massaggi al capo e alle spalle. Opere selezionate da Jaques Jost per la musicoterapia ricettiva.

Tchaikovski - Il lago dei cigni - azione introspettiva

Beethoven - Concerto n°5 - azione introspettiva

Dvorak - sinfonia del nuovo mondo - tonificante

Tchaikovski - Concerto n°1 - tonificante

Haendel - Largo dall'opera Serse - rilassante

Bartok - Musique pour Instrument à corde-esaltante

Verdi - Nabucco coro degli schiavi - calmante

Mozart - Ave Verum - calmante

Terapia musicale della New Age

M.Hart - Planet Drum - per stimolare la vitalità

D.Hykes - The Harmonic Choir - Canti rilassanti

A.Grande - Radice - Anti ansia

R. Serra - Ishtar - per stimolare l'affettività

Sw. Deva Nirodh - Atmosphere 1°-2°- per il relax

S. Halpern-Spectrum Suite- per stimolare la vitalità

C.Regazzoni - Magic Wolfy - per stimolare le capacità intellettive

 

Canta che ti passa

Eugenio Finardi ha scritto bellissime canzoni. "Amore diverso" l'ha dedicata alla figlia appena nata. In "Come in uno specchio" esplora il mondo delle emozioni. "Mezza Luna" l'ha scritta invece per guarirsi in un momento d'angoscia esistenziale. Una vera e propria canzone terapeutica. Ci dice: "Il ruolo dei creativi é anche quello di educare e far crescere gli altri o oggi lavoro anche per produrre giovani talenti musicali. Come Giorgio Vanni. Nel suo CD che uscirà a gennaio io gli ho scritto 6 testi su 10".

Del cantare e del suo lavoro Eugenio Finardi ripete le parole del suo analista "E' una patologia produttiva. Per esibirsi in pubblico ci vuole una gran dose di narcisismo e di egocentrismo, frutto di grande timidezza e fragilità. Io mi sento un po' così. Si canta anche per farsi accettare e il nostro riconoscimento viene con il successo e con gli applausi. Ma alla fine non ci fai più caso e pensi solo a fare della buona musica. La scoperta della mia creatività l'ho acquisita fin da bambino. Mia mamma era una cantante lirica e mio padre un tecnico del suono. Sono nato in un contesto d'arte e da subito sembrò normale che mi mettessi a cantare. Io credo che la creatività nasca da un utilizzo speciale dell'intelligenza. Quando sui pensieri e sulle analisi prevalgono invece i sentimenti. Le canzoni sono fatte di parole, di suoni, di segnali, di emulsioni che ti sgorgano fuori più o meno lucidamente. Il mio analista si é accorto che nelle canzoni che ho scritto 12 anni fa c'erano già tutte quelle risposte che oggi solo riesco a capire così in profondità. A scrivere allora quelle canzoni era il mio inconscio. In tutti i processi creativi si entra nella parte più vera e misteriosa di noi stessi. Se si lavora con onestà e così in profondità ci si può mettere in contatto con la vocina interiore, con la nostra anima".

Arte e Salute nella Natura

Ginevra de Siena, diplomata all’accademia giapponese del "Body Weather Laboratory", insegna a danzare nella natura - in alta montagna o vicino al mare, per risvegliare la vitalità, le emozioni profonde e così migliorare la consapevolezza del corpo. Ci spiega: "Il corpo umano possiede all'interno di sé un'intelligenza innata che ci conserva anche in buona salute. La danza nella natura è una medicina, un modo per godere le carezze del vento, i profumi dell'aria e il calore terapeutico del sole". Prima di tutto si fanno esercizi che riducono la tensione fisica e mentale. Vicino a un torrente e ascoltando il canto del ruscello "ci si lascia danzare" come fa l'acqua che scorre verso valle, senza sforzi, con movimenti fluidi e naturali. In montagna ci si può lasciar guidare dal vento e dondolare e fremere come fanno le foglie appese ai rami. Ginevra porta i suoi allievi nei boschi per fare la doccia ghiacciata sotto le cascate come fanno gli "yamabushi" - gli asceti delle Alpi giapponesi. O al mare per danzare nell'acqua lasciandosi sospingere dalle onde. In montagna si può fare il "bagno di foresta" - si entra nel bosco nudi e sensibili. Si abbraccia un pino per assorbirne l'energia - una vera e propria "pranoterapia verde".

 Danza Terapia

Rigidi e sempre in tensione non ci rendiamo conto di quante parti del nostro corpo siano "morte" e contratte. Danzando si riacquista la consapevolezza del corpo e la salute: si risveglia la mente e i sensi. Ci si energetizza: ci si sente più fluidi, più vitali.

Ondeggiare il bacino, inarcare la schiena, molleggiarsi e saltellare. Sfruttare la forza d'inerzia per slanciarsi in aria e ruotare come trottole. E ancora dondolarsi imitando il movimento dell'acqua che scorre. Isadora Duncan, pioniera della danza moderna e della danza terapia,danzava nuda per godere il piacere del corpo che si muove in libertà. Ogni tecnica le sembrava inutile. Predicava che la danza é un'arte per lo sviluppo dei potenziali umani e per l'autoguarigione.Per molte celebrità la danza é stata una vera e propria medicina: il ballerino russo Nijinski riuscì a contenere la sua follia, il coreografo Maurice Bejart a curare una deformazione della colonna vertebrale. Ci dice Rosa Maria Govoni, che insegna all' "Art Therapy Italiana": "La danza terapia trasforma profondamente. Si lavora sulle proprie capacità espressive e poetiche trovando toni, colori e significati a nuovi modi di esprimersi. Osservando i propri sentimenti, le paure, i blocchi e i silenzi".

Elena Cerruto è autrice del saggio "A ritmo di cuore - la danza terapeutica". Ci spiega: "La danza aiuta a conoscersi e a modificarsi in modo fluido, senza sforzi e senza costrizioni esterne. La danza é un ponte tra corpo e mente, tra uomo e uomo e tra arte e terapia. E' anche un ponte tra Oriente e Occidente. La danza terapia integra le pratiche della meditazione, dello yoga e delle arti marziali. E' per tutti: anche per chi non ha mai ballato o é portatore di handicap. La danza ci mette in contatto con le nostre emozioni profonde. In modo fisico e piacevole perché é legata alla nostra sensualità e alla nostra sensibilità".

Nella palestra milanese "Sarabanda" la Cerruto promuove dei workshop di danza terapia con la consulenza del medico psicomatista Giovanni Ansaldi per "esprimersi creativamente con il proprio corpo, per star bene e per vivere meglio con sé stessi".

 Laboratorio di creatività - Biodanza.

Gli stages di biodanza ci immergono a fondo nella scoperta della nostra identità e di aspetti ignoti di se stessi. Permettono un rinnovamento e forme nuove di connessione affettiva. Rolando Toro (ha insegnato Psicologia dell'Arte all'università del Cile) che ha inventato da più di trent'anni il sistema "biodanza" ci spiega: "L'organismo umano esprime la sua creatività fin dalle cellule del sistema immunitario che genera sofisticati e sempre nuovi anticorpi contro gli aggressori. Nei nostri "laboratori di creatività" si insegna a sciogliere i blocchi espressivi per riuscire ad esprimersi con il disegno, la danza e il canto. La creatività é l'espressione della nostra libertà interiore e della nostra salute. Gli esercizi di biodanza sono facili e ognuno può prendervi parte con soddisfazione. Viene stimolata l'emozione dell'incontro con il compagno/a del gruppo attraverso esercizi di comunicazione a due. Poi si passa a un lavoro più approfondito che richiede attenzione per i valori estetici e poetici: si modella l'argilla ad occhi chiusi per esprimere le nostre emozioni più nascoste. Si disegna copiando da un modello ma senza guardare il foglio su cui si scarabocchia. Si respira, si canta e si danza in modo istintivo e armonico. Si scrive una poesia e poi la si "danza". Nel laboratorio delle maschere ci si guarda allo specchio per scorgere i tratti significativi del viso, come lo sguardo, le rughe. Poi, con con cartone, foglie e con pezzi di tela colorata si confeziona la maschera che ci assomiglia, la si indossa e di fronte al gruppo si recita sé stessi ".

 Stimolare la creatività

Rolando Toro ci dà alcuni consigli per stimolare la creatività: "Trasformiamo un angolino di casa nostra in un atelier per dipingere, modellare e per raccoglierci in silenzio. Ogni giorno dovremmo dedicare almeno 10 minuti ad una attività artistica per migliorare la memoria e rinforzare i nostri progetti di cambiamento. Si potrà dipingere, cantare, inventarsi una poesia. Chiudere la porta, e isolati e al buio muoversi in libertà e danzare. La nostra sensibilità, la nostra fantasia potrà ampliarsi in modo straordinario. Potremmo anche iniziare a leggere

poeti famosi per imparare la difficile arte della scrittura. E poi trovarsi con amici per condividere le nostre piccole scoperte e per mostrare le nostre creazioni. L'atto creatore fa parte della passione di vivere. E la creazione é l'espressione della nostra libertà e gioia interiore".

Terapie con il teatro - il Biodramma.

Ribellarsi a un capoufficio tiranno, strapazzare il vicino di casa che ci perseguita. Dar libero sfogo al pianto, alla gioia e alla voglia di verità e libertà. L'occasione ci é offerta dallo psicodramma e dal biodramma. Allo psichiatra rumeno Jacob Levy Moreno é attribuita l'invenzione dello psicodramma: una psicoterapia di gruppo dove al paziente attore é richiesto di "recitare" con onestà e con verità gli eventi più traumatici della sua vita. Negli anni '70 Lorenzo Ostuni inventa invece il "Biodramma". Questa volta ci si rivolge a un pubblico vasto e generico che ha voglia di conoscersi a fondo. Si é invitati a fare un viaggio simbolico nel "biodromo" - lo spazio scenico-attraverso tre porte iniziatiche. Bios - la porta della Vita - é agghindata come un utero e ci vuol far rivivere l'esperienza della nascita. Poi c'è Eros - la porta dell'amore - dove si é coinvolti in giochi affettivi e erotici con un attrice testimone. Alla fine si dovrà attraversare Thanatos - la porta della morte- e riflettere sulla caducità, sul proprio crescere e morire. Si é accompagnati da un attore che indossa i panni di un moderno Virgilio e alla fine la nostra "recita" e il nostro viaggio sfida verrà interpretato dallo psicologo che assiste al biodramma.

Videospecchio & videodramma

Tutti sanno che si vive nella civiltà delle immagini che mitizza i corpi belli e sempre in forma delle top model e per sfondare in società ci é richiesta sempre di più la "bella presenza". Cindy Crawford confessa a Vogue: "la mia mano sinistra é più bella della destra, il profilo sinistro rende di più in fotografia, quello destro di più in TV". Berlusconi é un perfezionista. Non concede un'intervista senza farsi prima aggiustare il look da Mity Simonetto. E Maurizio Costanzo insegna ai manager a combattere la timidezza e a recitare in TV. Sempre di più si usa foto e video per migliorare la propia immagine e valorizzarsi in società.

Negli anni '70 alcuni psicologi americani hanno inventato il videodramma per curare la dismorfofobia - la paura di essere brutti e deformi - e altre insicurezze sul proprio corpo.Ci si mette davanti a una telecamera e poi ci si osserva: é un bagno narcisistico e terapeutico. Nel setting di videodramma, la videocamera si usa come uno specchio - video feedback - per osservarsi mentre ci si muove. Alla seduta partecipa un tecnico video, uno psicologo e uno o più "soggetti - attori ". Nella sala dove si lavora è diffusa una musica rilassante. Dopo alcuni esercizi di movimento che stimolano il relax e la consapevolezza - alla seduta qualche volta partecipa anche un mimo o una danzatrice - ci si mette davanti alla telecamera e si parla a ruota libera. Ci si immagina più belli e spigliati e ci si fa riprendere mentre si "recita" questa parte. Si può anche scrivere su un foglio di carta una serie di sogni segreti e di progetti per il futuro e poi leggerli come fanno gli speaker televisivi. O truccarsi da clown, per imparare a ridere di sé stessi.Ci potremmo ancora specchiare in un televisore mentre la videocamera ci gira intorno e ci riprende da ogni angolo mostrando da angoli inusuali i particolari delle nostre mani, del viso e dello sguardo. Scopriremo così i nostri atteggiamenti, le nostre strategie e i tanti piccoli segreti della nostra personalità.

Guarire con il teatro: l’esperienza di Franca Rame

Franca Rame é in giro per l'Italia con il suo ultimo lavoro: "Lo Zen e l'arte di scopare" scritto dal figlio Jacopo. Con il solito coraggio Franca parla di sesso e d'un modo d'amare nuovo che ci può far ritrovare l'onestà e la morale che abbiamo perduto. E nel suo nuovo progetto "Teatro al femminile" sponsorizza il lavoro di 15 nuove autrici che ha scelto tra le mille partecipanti ad un concorso che ha inventato.Ci dice: "Per me il teatro é stata una terapia.Quando anni fa sono stata violentata dai fascisti mi sono chiusa in me stessa. Non riuscivo più a parlare con nessuno neanche con Dario e non me la sentivo di andare da un analista. Poi ho deciso di scrivere tutto quello che era successo. Intanto intorno a me succedevano sempre di più violenze sessuali e alla fine mi sono decisa a mettere in scena questa mia storia. Ho debuttato senza provare e senza dire a nessuno che quella che recitavo era successo anche a me. Iacopo mi diceva che era come se mi fossi messa in terapia davanti a mille persone. Poi per il poco rispetto della stampa per i fatti privati della gente la mia storia é saltata fuori e allora dopo 400 repliche non l'ho più voluta recitare. Ho anche sofferto di una depressione terribile. La depressione é una malattia orrenda. Non mangiavo più e mi sostenevo con gli integratori dati alle anoressiche. Ma in uno spettacolo dovevo mangiare in scena un piatto di spaghetti. Ho scoperto allora di riuscire a mangiare solo sul palcoscenico. Recita dopo recita mangiavo qualche forchettata di spaghetti in più e alla fine sono guarita".

Per star bene bisogna allora vivere con coraggio e con creatività. Franca ci invita a leggere di più, ad aprire un dialogo cogli amici e coi genitori "per cercare di educarli se necessario". E ci invita a spegnere la televisione, dove tutto sembra facile e tutti hanno successo. Consiglia alle ragazze di disinibirsi. "Lo dice una che é stata inibita per tutta la vita. La mia mamma era una santa donna, cattolica fervente. Il sesso era il peccato mortale. Poi sono stata in collegio dalle suore che ci facevano fare il bagno con la camicia. La donna oggi deve imparare a conoscersi a fondo. A volersi più bene, a ripettarsi, a essere sé stessa bella o brutta che sia, senza copiare da nessuno. Deve sapere quello che veramente vuol fare nella vita e ad imporlo a chi la vuol controllare".

L'antiginnastica.

E' un ottimo anti stress che ripristina una corretta respirazione e circolazione sanguigna. "Niente esercizi ginnici faticosi e ripetitivi" ci dice Thérèse Bertherat, la fisioterapista francese che ha inventato l' "antiginnastica". Un'arte dello scioglimento e della distensione muscolare fatta di movimenti dolci e armoniosi che mandano un' eco benefica a tutto il corpo. Con intuizione Thérèse osserva la "tigre" che si nasconde nel corpo, che si rifugia nella "tana" della schiena e che si allunga sotto la pelle muovendo ossa e arti armoniosamente. La "tigre" é il nostro sistema muscolare " possente e bellissimo" che si contrae dalla nuca alla punta dei piedi. Ci dice ancora Thérèse Bertherat:" La tigre (il sistema muscolare) ha pieni poteri sul nostro organismo: se é contrariata può farti spuntare una gobba sulla schiena. Può mozzarti il respiro, irrigidirti il viso, deformarti il corpo. E' capace delle cose peggiori e delle migliori. Può modellarti il corpo: renderlo bello e perfetto. La forma, la bellezza e l'energia, la salute passano attraverso la legge della tigre. Tutti noi abbiamo il potere di creare qualcosa di fragile e di meraviglioso: il nostro equilibrio!".

Ogni corpo teso, storto o disarmonico può liberarsi dai blocchi e riavvicinarsi alla forma perfetta. Per la Bertherat questa é la più stupefacente capacità dell'essere umano. Ci spiega che per scorgere eventuali disarmonie ci si può mettere davanti allo specchio con i piedi uniti e le braccia pendenti.E osservare se la clavicola destra é alla stessa altezza della sinistra, se le punte dei capezzoli sono allo stesso livello, se fianchi e ginocchia si equivalgono. Un altro test é modellare ad occhi chiusi po' di plastilina per farne una figura umana che sarà una specie di nostro "doppio" che riflette la condizione della mente e del nostro corpo. Si possono così correggere le nostre disarmonie con gli esercizi dell' antiginnastica. Rilassi gli occhi girandoli in tondo per tre minuti, poi sbatti le ciglia per altri tre minuti. Muovi la bocca: ti sdrai supina e apri e chiudi la bocca lentamente girando le mandibole e la lingua. Poi si passa alla "tigre" del collo: siedi e appiattisci la colonna vertebrale contro una parete. Ruota la testa verso destra e sinistra e afferra e massaggia con le mani le muscolature delle spalle e della schiena (il trapezio).Come puoi "lavorare" la zona tra le gambe? Ti sdrai supina. Contrai e rilassi le natiche: poi metti una palla da tennis sotto il sedere e ci dondoli sopra aprendo le gambe.

Qi Gong

E' un toccasana contro ogni male - dai comuni mal di schiena, alle epatiti ma c'è chi giura che può aiutare anche chi ha un tumore. Gli esercizi di Qi Gong regolano la respirazione, attivano la circolazione del "Qi" - l'energia vitale - e inducono uno stato di armonia e di relax. Per calmare la mente e indurre uno stato di quiete ci si dovrà concentrare sulla respirazione imparando a contare i respiri. Poi si può immaginare di stare eretti come un pino ben piantato che non é scrollato dai venti. Nell'esercizio del "palo eretto" si sta con i piedi divaricati quanto la larghezza delle spalle. Poi si piegano le ginocchia e ci si "siede" nel vuoto: testa e torso diritti.

Lo sguardo é in avanti con le palpebre abbassate. Poi si alzano le braccia all'altezza delle spalle - mani e spalle rilassate- e si sta in questa posizione per 10 - 20 minuti. L'esercizio rinforza la costituzione e previene le malattie. Per i disturbi del sistema nervoso invece si giace supini. Le ginocchia piegate e i piedi appoggiati a terra. Poi ci si rilassa immaginando di galleggiare in una vasca d' acqua calda.

Wen Zhong You é un ex portiere della nazionale di calcio cinese che insegna Qi Gong. In Italia tiene dei worshops al centro Soma di Milano. Ha studiato con famosi maestri buddisti e taoisti. Ci spiega: " Gli esercizi buddisti ti insegnano a concentrare la mente su alcune parti del corpo e a lasciar fluire i pensieri. Ci si immagina sopra un gigantesco fiore di loto e si dondola il corpo per rilassarsi e assorbire così il Qi cosmico. Si entra così in uno stato di distacco e di concentrazione assoluta. Nel taoismo si insegna a "sedersi nella dimenticanza": corpo rilassato, mente vuota e l'energia vitale che scorre per sbloccare le tensioni. Quando si é più esperti si imparerà a dirigere il Qi nei punti deboli per rinvigorirsi. Se ci si rilassa regolarmente si gode uno stato di benessere che é chiamato "Unità nella Natura". Caterina Martucci é un medico agopuntore che pratica il Qi Gong. Ci spiega un facile esercizio di "Qi Gong": "Si pratica in piedi - all' inizio per pochi minuti ma poi anche per mezz'ora. Le braccia sono davanti all'addome con le palme rivolte verso l'interno. Si immagina di avere in mano una palla molto leggera. Si respira con l'addome e si immagina di essere in un bosco tra fiori e alberi. Sentiremo diffondersi in tutto il corpo una senso di calore, di calma e di gioia.

 Il parere di Marcello Bernardi.

Pediatra di fama mondiale e autore di libri di successo, come Educazione e libertà, Gli imperfetti genitori e Sessualità, Marcello Bernardi é un convinto sostenitore della creatività e delle libertà del bambino e dell'adulto. Imbrigliate spesso da genitori e educatori. Ci dice: "Solo pochi mantengono dentro quello che Freud chiamava "l'anima dell'eterno fanciullo", una personalità creativa, una forte individualità e indipendenza. Da questi bimbi nascono i geni - grandi filosofi e artisti - e gli uomini nel verso senso della parola. Mentre tutti gli altri diventano seguaci, per nulla creativi. Nella vita di ogni giorno si é sempre disattenti, si agisce ma non si pensa a cio' che si fa, si discute impiegando argomenti banali. Non ci si sforza di avere un'idea propria. Originalità e creatività sono cancellate dai potenti strumenti della comunicazione di massa che invece che aprirci a nuove visioni ci "accecano".

L'adulto si deve perciò rieducare alla creatività schermandosi prima di tutto dalla spazzatura televisiva - spettacoli di evasione e concorsini. Aggiunge Bernardi: "Per prima cosa si dovrà vedere meno TV, imparando a leggere i giornali in senso critico, accettando l'opinione degli altri - pur famosi che siano - solo se la si condivide. E poi ci si deve liberare dalla schiavitù del denaro, che domina sempre più ogni aspetto della nostra cultura - dalla salute al tempo libero. Svuotando di senso ogni cosa che si fa. Il famoso filosofo Eric Fromm nel suo libro Avere o Essere ci ha suggerito di lottare nella vita per essere qualcuno più che per avere qualcosa. Le scuole di creatività funzionano solo se chi ci guida non ci impone le cose da fare e le vie da seguire. Quindi per curarsi con l'arte si può fare di tutto: scrivere poesie, dipingere, fare judo, esplorare le montagne. Ma la cosa più importante é che ci si muova di propria iniziativa, spinti dalla propria curiosità e dal piacere. E con un po' di senso critico e di senso estetico. La creatività é un fatto così intimo e personale che o esce dalle persona stessa o non c'é. Non la si può prendere come fosse una medicina o una psicoterapia".

 Arte Terapia: disturbi e rimedi

La tabella può aiutarci a scegliere il rimedio d'arte terapia più adatto. Ma attenzione: alcuni disturbi (anemia, cefalea, stipsi) possono avere serie cause organiche e di fronte a un malessere ricorrente conviene sempre consultare un medico. Ogni disturbo elencato in tabella ha una componente psicosomatica che può ottenere benefici dalle tecniche elencate nel dossier.

Diminuzione del desiderio sessuale - danza terapia, qi gong, biodanza, neosciamanesimo, automotivazione e euritmia.

Stanchezza - musicoterapia, arte / natura, comico terapia, qi gong.

Mal di schiena - musicoterapia, biodanza, arte / natura, antiginnastica e qi gong.

Artrite - danza terapia, musicoterapia, biodanza, antiginnastica e qi gong.

Variabilità di umore e disturbi nervosi - arte terapia, euritmia, biodramma, videodramma, comicoterapia, qi gong e neosciamanesimo.

Cefalea - danza terapia, musicoterapia, biodanza, arte/natura, comicoterapia, antiginnastica e qi gong.

Insonnia - danza terapia, arte terapia, musicoterapia, biodramma, videodramma, qi gong e arte / natura, euritmia.

Irregolarità mestruali - danza terapia,biodanza, arte/natura, qi gong.

Menopausa - danza terapia, euritmia, arte/natura, antiginnastica, comicoterapia,qigong e neosciamanesimo, videodramma.

Disturbi digestivi - arte terapia, videodramma, musicoterapia, biodanza, arte / natura,qi gong, euritmia.

Stipsi - danza terapia, qi gong, biodanza, arte / natura, comicoterapia.

Squilibri pressori - musicoterapia, biodramma, videodramma, biodanza, qi gong, arte/natura, comicoterapia.

Eczemi - danza terapia, arte terapia, biodramma, videodramma, biodanza, arte / natura e qi gong.

Asma - arte terapia, musicoterapia, psicodramma, biodanza, arte/natura, qi gong.


COMICO TERAPIA - GUARIRE COL RIDERE - DA PATCH ADAMS A JACOPO FO
di Italo Bertolasi

Film comici, candid camera demenziali e barzellette per mostrarci gli aspetti assurdi e ridicoli della vita. E ancora risi e risate a crepapelle al posto di pillole analgesiche e di costose psicoterapie per curarci e riacquistare ottimismo e buonumore. Sono le semplici ricette della "Humor Terapy", la terapia dell'umorismo, proposta da psicologi allegroni, dottori clown ed artisti di cabaret convinti che il buon riso ha poteri curativi straodinari. "Chi è musone, triste e depresso" ci dice il premio Nobel per la medicina Susamo Tonegawa "non riuscirà a tener lontano le malattie".

L'uomo è l'unico animale ridente: non c'è nessuna emozione, a parte l'amore, che sia così potente e universale. Eppure ancor oggi "per la scienza il riso è misterioso come un buco nero" ci dice il medico inglese Jhon Hadfield. Le ultime scoperte della PNEI - lo studio delle relazioni tra psiche, sistema neuroendocrino e immunitario - hanno accertato che tristezza e pessimismo inibiscono la nostra vitalità favorendo stati di stress e depressione. Allora compaiono palpitazioni, disturbi del sonno e dell'appetito assieme ad ansia e tensioni. Mentre riso e buonumore giovano all'intero organismo, al nostro io profondo, alle nostre relazioni sociali e aiutano i processi di guarigione. Per questo a New York, fin dal 1986, un'equipe di 35 clown del Big Apple Circus affianca i dottori nei reparti di oncologia e negli ospedali pediatrici. E Patch Adams, medico e clown professionista, ha fondato in West Virginia la comunità sanitaria Gesundheit Institute per curarci con la medicina del pensiero positivo e del buon ridere. Patch è convinto che non si può separare la salute del mondo da quella dell'individuo e che allegria e autosostegno morale sono le cure più efficaci. Da sempre infatti si sa che "ridere fa buon sangue"!

Con la comicoterapia si possono fare miracoli. Ne è convinto Jacopo Fo, figlio del Nobel Dario Fo, che ha ideato corsi di "Yoga demenziale e Zen occidentale" che si tengono alla Libera Università di Alcatraz, una valle dell'Eden alternativo, tra Gubbio e Perugia ed Assisi. Ci dice: "Lo Zen è qui, ora, ogni volta che ti viene da ridere! La vita è tutta una roba da ridire: le endorfine prodotte da una bella risata rassicurano, tranquillizzano e liberano l'energia vitale più profonda. Lo Zen occidentale ha scelto come maestro spirituale il piacere e il buon ridere. Via i sensi di colpa che ci bloccano e via le paure che ci avvelenano la vita. Perchè tutta la saggezza d'Oriente e d'Occidente può essere riassunta in una gigantesca risata!".

A settembre la cittadina ligure di Bordighera è diventata ancora una volta la "Città dell'Allegria e dell'Umorismo" che ha accolto il congresso internazionale sull'umorismo dedicato quest'anno al tema: "Guarire dal Ridere". Dibattiti, spettacoli, mostre, corsi di fumetto umoristico e seminari sono stati proposti come una "terapia intensiva e un periodo di cure alle terme del buonumore e alle beauty farm dello spirito". Si sono ritrovati medici e studiosi che hanno indagato le virtù terapeutiche dell'umorismo e che hanno spiegato a un pubblico attentissimo come, quanto e perchè fa bene ridere. Oltre a Patch Adams e Jacopo Fo c'erano Branko Bokun, studioso di psicologia sociale e autore di "Ridere per vivere" Mondadori, Mario Farnè, docente di psicologia medica e autore di "Guarir dal Ridere" Bollati Boringhieri, l'associazione romana "Ridere per Vivere" e la fondazione svizzera "Theodora". La neonata "medicina umoristica" è così finalmente di moda! Dopo aver invaso i siti Internet, le librerie, gli ospedali e i fitness center d'America è sbarcata anche in Italia. In America l'American Association for Therapeutic Humor - l' Aath - gia da anni fa indossare ai suoi medici nasi da clown e mette in circolo riviste di settore, come il "Giornale della gaiezza infermieristica", che ci informano sui progressi della comicoterapia.

I medici del sorriso ci dicono che ridere a creapelle fa lo stesso effetto rilassante di un buon esercizio fisico: dieci belle risate al giorno sono come dieci minuti di aerobica o di vogatore. Quando si ride si fa una microginnastica salutare dei muscoli facciali, delle spalle, del diaframma e dell'addome. Ci dà una carica di vitalità che stimola il nostro sistema immunitario riducendo i livelli di adrenalina nel sangue e liberando dal cervello le beta - edorfine che hanno un potente effetto analgesico e rilassante.

Ecco allora scientificamente confermato il buon detto popolare che "una risata al giorno toglie il medico di torno". Ridere migliora la memoria e ci allegerisce dalla noia e dalle delusioni che ogni tanto ci riserva la vita. E' un meccanismo di difesa contro ogni forma di ansia. Le battute oscene esorcizzano le paure e i tabù sessuali. L'umor nero ci aiuta a convivere con morte, malattie e catastrofi sentimentali. La satira è una salutare e pacifica ribellione contro chi ostacola le nostre libertà. L'umorismo scatologico ci libera dai tabù che riguardano gli escrementi e le funzioni fisiologiche. E l'ironia verso sé stessi è un'autodifesa contro gli insuccessi professionali e i cali d'autostima. Il riso del clown è sempre stato anche un atto di rivolta contro i soprusi dei potenti e contro la censura morale di chi pretende di educarci. Il riso non va preso sottogamba: è una cosa seria! A ripetercelo è lo psicologo Mario Farnè: "ridere è veramente importante in qualsiasi momento della vita. Non bisogna mai perdere l'occasione di farsi una bella risata per affrontare gli eventi quotidiani con un bel sorriso sulle labbra".

Le proposte

L'Associazione "Ridere per Vivere !"

"Le emozioni positive e il buon ridere possono alleviare e risolvere disturbi delle più svariate tipologie. Emozioni positive, speranza, fede, gioia, creatività, umorismo, comicità contribuiscono al mantenimento della salute meglio di tanti farmaci". Sono le idee dell'associazione socio - sanitario - culturale "Ridere per Vivere" animata dalla psicoterapeuta Sonia Fioravanti e dall'attore e comicoterapeuta Leonardo Spina. I loro laboratori "Comicità è salute" sono stati sperimentati con successo ormai da otto anni con persone di ogni età. Sono una palestra dove ci si "allena ad osservare la realtà con ottimismo e un po' di umorismo". I corsi sono stati proposti anche nelle scuole dove si è lavorato alla prevenzione del disagio giovanile e a "corsi di aggiornamento" per gli insegnanti. Negli ospedali invece si sono formati i "volontari del sorriso" e i primi "medici della risata" italiani. Oggi è anche in progetto l'apertura di un vero e proprio "Reparto di Terapia del Ridere" in un ospedale romano, dotato di videoteca umoristica e collegato via Internett con gli altri "Ospedali del sorriso" già esistenti nel mondo. I laboratori di "Comicità è salute" sono trimestrali ma si può partecipare anche a minicorsi durante i weekend. Il laboratorio comprende la parte pratica di "espressività corporea": si "gioca" per legarsi di più al gruppo. Si usano tecniche teatrali e psicologiche per esprimersi con più istintività e sincerità al di là di qualsiasi mediazione razionale o inibizione sociale. Si fa "scrittura creativa" per permettere al nostro cervello di lavorare con istintiva spontaneità. Si usano parodie, scioglilingua e componimenti fantastici, umoristici e satirici. Con tecniche autoipnotiche e esercizi di visualizzazione creativa si favorisce il "risveglio" e l'incontro con la parte vitale, geniale e più autentica di noi stessi, il "bimbo interiore" che ognuno si porta dentro.

Nella parte teorica del seminario invece si affronta il mistero del perché si ride con le risposte che oggi ci dà la neonata "psicologia dell'umorismo" che spazia da Freud alle più recenti scoperte della scienza medica e dell'antropologia bio-sociale. Si studia la "storia della comicità" attraverso la mitologia, la storia del teatro e delle religioni e si visionano film comici. Così si può comprendere l'importanza della comicità nell'evoluzione umana.

 

Yoga demenziale e Zen occidentale

Lo ha inventato Jacopo Fo, maestro di comicoterapia. Dal suo regno - tre milioni di metri quadrati di bosco tra Gubbio e Perugia con torre medioevale, case di pietra, bungalow, piscine riscaldate, maneggio di cavalli e ristorante famoso in tutta l'Umbria - ci dice: "Il mondo è ammalato di cinismo, superficialità, aridità e paura. Lo Zen occidentale ci invita allo scambio di emozioni e a diventare più liberi senza guru o santoni. Lo Zen occidentale ci annuncia finalmente una rivoluzione spirituale allegra. Ballare, raccontare, disegnare, creare qualche cosa di nuovo, lo puoi fare solo se ti abbandoni: ti lasci andare, ti rilassi, respiri, ascolti. La vita allora scorrerà più facilmente e ti si apriranno i sensori del piacere. Perchè il senso di colpa non ci dà tregua e perchè la vita deve essere sofferenza? Non si potrebbe ridere un po' di più? Ridere è bellissimo. Quando si ride si spegne la mente senza mai smettere di essere intelligenti!".

Jacopo ci propone una raccolta di firme al Ministero della Sanità per mettere in commercio dei "placebo comici" - il Ridolax e lo Sganasciol fatti col purissimo olio d'oliva di Alcatraz - di finanziare un ticket per gli spettacoli comici, di istituire cinque esami obbligatori di comicoterapia nelle facoltà di medicina e di istituire la vendita di libri comici in farmacia.

Lo Yoga demenziale e lo Zen occidentale ci fanno riscoprire le capacità straodinarie di comunicazione. Aumentando l'energia disponibile per l'attività mentale e muscolare si possono ridurre le tensioni croniche. Allora si gioca e si medita in modo allegro e intelligente per favorire la consapevolezza corporea. Nel "muro di gomma" ci si mette in piedi e ci si fa spingere da qualcuno opponendo rigidamente il massimo della nostra resistenza. Poi si ripete il gioco rilassandosi completamente e pensando d'essere come un salice mosso dal vento. Allora il nostro corpo flessibile non si piegherà sotto la spinta dell'avversario. Nel "duello indiano" ci si afferra per una mano e ancora una volta vincerà non il più forte ma invece chi tra i due sarà più rilassato e riuscirà così a far perdere l'equilibrio dell'altro. Per "lavare" invece i pensieri molesti si può fare una piacevole seduta di "acquadondolo" galleggiando nell'acqua tiepida di una bella piscina. Per rilassarsi del tutto si può provare il piacevolissimo massaggio collettivo della "bambola a cinque" che "guarisce ogni malattia, compresa la sindrome da giochi a premio televisivi".

 Patch Adams, vivere la vita con gioia!

Patch Adams, dottore in medicina e clown, è anche uno sciamano della risata. Per più di vent'anni ha curato gratis migliaia di pazienti perché "curare è uno scambio d'amore e non una transizione d'affari". Ha fondato il Gesundheit Institute una comunità medico-olistica che dal 1971 accoglie tra i suoi dottori, comici e clown. La storia della sua vita sarà raccontata nel film: "Patch Adams" interpretato da Robin Williams. Patch veste sempre da clown ed è convinto che si possa curare con un cocktail di umorismo, amore, fede, creatività, meraviglia, passione, sincerità, natura ed arte. "La vita è davvero surreale! " ci dice Patch: " per 26 anni ho cercato senza successo di trovare fondi per costruire un ospedale del benessere gioioso. Per anni ci hanno ripetuto che la nostra era una "sciocchezza" che avrebbe impedito alla gente di prendere sul serio la medicina e le cure del nostro ospedale". Oggi, grazie ai soldi del film, il sogno di Patch è diventato realtà. Il complesso è nell'ultima fase di costruzione: include un ospedale con 40 posti letto, un teatro, sale per attività artigianali e ginniche, piscine, orti e un frutteto. A Bordighera Patch Adams ha condotto il suo seminario " Vivere la vita con gioia" dove ci ha insegnato l'arte del buoumore: pratiche di autosostegno morale, danze ridicole e scatenate, giochi e improvvisazioni per scatenare risate a crepapelle. Nel suo seminario "Vivere la vita con gioia" Patch ci invita a ricercare le possibilità di "vivere una vita veramente gioiosa ogni giorno e per tutti i giorni". Tra gli esercizi proposti c'è quello di "fare il mobile". Si sceglie una postura con l'idea di assomigliare ad una sedia o ad un armadio e per una decina di minuti non si farà niente. Così si riflette sul tempo vitale sprecato a fare il soprammobile. In un'altro ci si mette in coppia salutandosi con grande effusione, occhi negli occhi. Chi è attivo ci aggredisce con violenza o cercando di farci sghignazzare. Chi invece è testimone dovrà fare il buddha della calma. Poi c'è il gioco gioioso di "vedersi il corpo elettrico" danzando come pazzi scatenati. Il ballo crea fluidità, energia, intimità e un senso di espansione e comunione con gli altri. Patch ci invita anche a disegnare su un foglio bianco per poi lasciarci trascinare dalla fantasia a inventarci mille altri giochi con la nostra matita e col semplice pezzo di carta. Nel seminario Patch ci fa riflettere sul dono magnifico della vita: alcuni insetti vivono solo 12 ore e non un'ora di più. Per celebrare la lunghissima esperienza di piacere della nostra esistenza ci invita a sdraiarci a terra per una mezz'ora, uno sull'altro, sussurrando o cantando assieme la nostra gioia d'esistere.

Danzare ridendo

Il lavoro di Patch Adams in Italia è proposto da Ginevra De Siena, che ha seguito Patch nei suoi tour negli ospedali russi e nelle sue performance all'ospedale "Gaslini" di Genova. Ginevra è un clown che danza. Nel suo corso "Danzare ridendo" ci aiuta a ritrovare la fluidità e la nostra libertà nel movimento e nelle emozioni, ci invita a "specchiarci" per osservarci meglio e a giocare per riderci addosso e far così esplodere il "clown danzante" che è in noi. Una parte libera, creativa, sensuale che può diventare il nostro maestro interiore.

Ginevra De Siena ha studiato in Giappone, India e a Bali e nel suo corso propone giochi e danze imparate nel mondo per ritrovare gioia e sensitività. Per stimolare le nostre capacità sensomotorie, comunicative e cognitive. Per sviluppare il grande potenziale di crescita che noi tutti abbiamo nascosto.

Ridere fa bene alla salute

Ridere può essere un "fitness dell'allegria". Una specie di "jogging da fermo" che ha un effetto rigenerante e rilassante. Quando si ride si riduce l'ansia e si ossigenano i polmoni con una più tonica e naturale respirazione. Ci si distende, si rilassano i vasi sanguigni, si regolarizza il battito cardiaco e si tonifica la circolazione con un effetto rivitalizzante di tutti gli organi. Chi è teso e ha sempre piedi e mani fredde potrebbe provare a riscaldarli con qualche bella risata. Il calore di un buon sorriso riscalda e ossigena le cellule favorendo perfino i processi di rigenerazione dei tessuti. Armonizza l'equilibrio ormonale e stimola il cervello che aumenta la produzione di beta - endorfine, gli analgesici naturali. Chi è socievole e allegrone può evitare ulcere e disturbi circolatori e l'effetto nocivo dello stress e della depressione. E più forte, ottimista e più grintoso. E può avere più successo nella vita.

 

L'arte del clown di Patch Adams - curarsi col sorriso

Patch Adams è un medico californiano che nel 1971 ha fondato il "Gesundheit Institute", un ospedale delle medicine dolci dove si insegna che la salute di ognuno dipende dal rapporto armonico che si instaura con la propria famiglia, la società e con il mondo intero.Patch é famoso nel mondo per una cura fatta d'arte e di allegria che ha voluto chiamare " L'arte del clown ". Patch é convinto che per star bene bisogna essere di buon umore e vivere in santa pace senza tensioni e senza conflitti: perché allora non imparare a sorridere di fronte alle difficoltà che la vita ci riserva ogni giorno?

Patch si presenta in ospedale con un bel naso di gomma e vestito da clown, per portare un po' d' allegria nel serioso ambiente della medicina ufficiale. Nei suoi workshop insegna che l'amicizia e il vivere assieme sono una medicina della vita e che la gioia e la voglia di giocare sono un segno di salute. Patch stimola i suoi allievi a recuperare il senso della meraviglia e della curiosità cha hanno i bambini. A esprimere il proprio amore per gli amici, la famiglia, la natura con passione e con sensualità, a creare - come fa l'artista - un mondo di sogno per vivere con fantasia e creatività. Patch sostiene che la creatività é come un muscolo che per mantenersi in tono va allenato ogni giorno.

Alla sua "scuola del sorriso" si fanno esercizi d'aerobica per stimolare cuore e polmoni, esercizi di stretching per i muscoli, di yoga e di danza armonica per il relax e il benessere. Si impara l'arte del circo e dei clown. Patch ci consiglia di nutrire il cervello con stimoli positivi - niente TV e giornali che sbandierano cronaca nera e violenza - e di alleggerire lo stomaco con una dieta che taglia i cibi grassi e troppo raffinati e quelli con troppo zucchero e troppo sale.

Ogni allievo dovrà compilare un questionario in cui annota i dispiaceri e le gioie che più ricorda e trascrivere in un diario il proprio l'albero genealogico ricordando di inserirvi anche gli insegnanti e tutte le altre "guide" a cui deve riconoscenza. Deve fare autocritica commentando il proprio modo d'agire in privato e in società e farsi una specie di autodiagnosi in cui elenca i malesseri del suo corpo ma anche i progetti per il futuro e tutte quelle strategie personali e quelle medicine che ha scoperto per riequilibrarsi e per star bene.

Comicoterapia e Libera Università di Alcatraz

Fondata dal pirotecnico e allegrone Jacopo Fo - figlio del Dario superstar - l'Università di Alcatraz é un complesso di cascinali sparsi tra le più belle colline umbre, a pochi chilometri da Gubbio. Jacopo nel suo ultimo libro - "Diventare Dio in 10 mosse" Ed. Demetra - ci spiega come con una geniale miscela di arte, giochi, burle e terapie si può riacquistare salute e buon umore. Una medicina dell'anima e del corpo che ha voluto chiamare "Comicoterapia". Ci dice scherzosamente: " Dopo anni di silenziosa sperimentazione possiamo affermare che una risata al giorno leva il medico di torno! Per offrirvi il meglio abbiamo rapinato 6000 anni di storia dell'autoguarigione e dell'autocoscienza. Non crediate che il meglio venga tutto dall'oriente. Si tratta di riunire in una miscela esplosiva la conoscenza moderna sulla fisiologia del corpo con le antichissime tecniche del lo Yoga, del Tai chi, della Cabala e del Qi Gong. La "terapia comica" fa sperimentare in modo dolce e divertente le proprie potenzialità di benessere. La nostra guida é dentro di noi: non fate nulla che non sia piacevole e evitate quelle pratiche autoflaggelanti che sono spacciate come percorsi di ricerca interiore".

A Capodanno, Pasqua e a Ferragosto l'Università di Alcatraz propone un "teatro salutista", conferenze comiche e cibi stravaganti, sessioni di ginnastica, applicazioni di agopuntura cinese e fantasiose terapie a base di "Yoga demenziale" condotte da un falso santone indiano - lo Yogi Tantapanna. Si fa del massaggio rilassante ma anche come ci dice Jacopo " orrende marce forzate nella giungla umbra - altro che marines - unite a lezioni di disegno zen e ad esaltanti giochi di società". Alcatraz é composta da 30 attori e tecnici, 20 cavalli e 18 "fantastigliardi" di alberi, di fili d'erba e di formiche. Una troupe d'eccezione diretta da un regista che é una carogna. " La comicoterapia" conclude Jacopo "Noi non vogliamo farvi più sani e più belli ma invece promuovere lo sviluppo globale e armonico dell' individuo intero.E' una cosa da ridere ma siamo convinti che non ci possano guarire terapie seriose e disumane".

 

 


Biodanza ed espressione corporea
di Gil Nejadri

 

Béjart ha detto che le parole ci dividono e la danza ci unisce. Io faccio questo lavoro; in questo momento ognuno di voi sta seduto sulla sua poltrona, mi sta guardando, con il suo colore e la sua identità.

Da questo schema, si può entrare in un movimento, una dimensione sacra, in cui crolla il muro della nostra mente: con un movimento ritmico lentamente due si incontrano, ci si guarda... uno dei due entra nell'altro, percepisce le sue emozioni. Questo magari già lo viviamo, in ogni azione, ogni momento della nostra vita, in cui uno è il dominatore, l'altro il dominato. Poi si passa al momento in cui si entra uno nella stessa dimensione dell'altro, capendo tutta l'intimità dell'altro; così siamo lo specchio uno dell'altro, escludiamo il mondo. Arriviamo all'ultimo passaggio: integrare tutti gli individui che vedi, una parte di loro sei tu, loro sono una parte di te: questo è il movimento integratore. Attraverso la danza, in poco tempo possiamo fare crollare i muri ed entrare in questo stato di coscienza.

Uso varie tecniche, la musica, il movimento, il ritmo del corpo per integrare tutti i centri energetici a livello emotivo e mentale, fino a creare uno spazio sacro dentro di sé, una dimensione che non è data dalla razionalità. Spiegando a voi, sono costretto ad usare delle parole, ma non è facile: con la danza non ce n'è bisogno, c'è solo il sentire, il muovere il corpo, che porta ad un'integrazione con tutto ciò che stiamo vivendo. Il move-in, movimento integratore, è un lavoro molto bello soprattutto per le persone che hanno difficoltà a comunicare, a entrare in contatto con gli altri.


 

PSICOTERAPIE E PSICHIATRIA TRANSPERSONALE

 


PSICHIATRIA TRANSPERSONALE - LE VIE COMUNI ALL’ESTASI


Sciamanesimo, Religione, Sacralità, Psicoterapie

Atti del Primo Congresso di Psichiatria Transpersonale- Villaggio Globale - 14-17 maggio 1998

Promosso e organizzato da: Il Villaggio Globale, La Scala di Giacobbe, in collaborazione con Psiconautica e Psichiatria e Territorio". 

Con il patrocinio di: Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Urbino, Società Italiana di Psichiatria.


Indice

Parte prima - Le vie dell’estasi. Un incontro fra Occidente ed Oriente

Apertura del Convegno

Remigio Raimondi: Il trattamento transpersonale nella Praktikè di Evagrio il Monaco

Discussione ed esperienze a confronto

Sergio Serrano: Apporti della biofisica per la comprensione delle medicine tradizionali

Discussione ed esperienze a confronto

 

Parte seconda - Religioni e spiritualità

Cristina D'Onofrio: Presentazione di Padre Thomas Matus

Padre Thomas Matus: L’estasi nelle tradizioni religiose

Padre Giuseppe De Gennaro: Estasi, "eccesso" della preghiera? I mistici di Castiglia: S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce

Francesca Mulazzani: Le tecniche dell’estasi nel Sufismo

Mario Betti: Presentazione di Lama Gangchen

Lama Gangchen: La rigenerazione dell’ambiente interiore ed esterno nel Buddismo tantrico

 

Parte terza - Psicologia e psicopatologia degli stati di coscienza

Mario Betti: Prospettiva fenomenologica e approccio transpersonale alle psicosi

Alfredo Ancora: Il mondo delle psicosi: l’agonia e l’estasi

Bruno Callieri: Fenomenica e psicopatologia delle condizioni estatiche

Hernann Huarache: Tecniche di guarigione dei curanderos peruviani

Discussione ed esperienze a confronto

 

Parte quarta - Stati mistici e meditazione

Padre Piergiorgio Terenzi: Il cammino di Santa Teresa

Discussione ed esperienze a confronto

Mario Reda: Anoressia e santità in Santa Caterina da Siena

Rosalba Terranova Cecchini: L’estasi di ogni giorno: dal medico allo sciamano

Riccardo Zerbetto: Eleusi: la visione dimenticata

Giorgia Della Giusta: Il percorso dal desiderio all’orgasmo

 

Parte quinta - Stati alterati di coscienza e ricerca clinica

Mario Betti: Introduzione alla sessione

Alberto Caddeo: Squilibri energetici sui canali di agopuntura nei pazienti psicotici

Nitamo Montecucco: Neurofisiologia dell’estasi. Sincronizzazione cerebrale e stati di meditazione

Marco Margnelli: Considerazioni sull’approccio scientifico alle estasi

Kostantin Pavlidis: Meditazione zen e ricerca scientifica

 

Parte sesta - Esperienze transpersonali per una nuova cultura

Antonio Bondì: Il richiamo tribale

Giovanna di Marco, Rolando Paterniti: Angeli senza ali: fantasie e speranze del mondo psichico

Discussione ed esperienze a confronto

Giuseppe Spinetti: Ipnosi ed E.S.P.

Ettore Pasculli: Sulle orme del III millennio: il battito lampeggiante delle emozioni


Introduzione alla Psichiatria Transpersonale
di Mario Betti

La stagnazione in cui verte la prassi psichiatrica italiana - e non solo italiana - è da ricondurre essenzialmente al concomitare di diversi eventi.

1) Da una parte abbiamo una visione dell'uomo e della complessità che non sembra uscire da schemi riduzionistici ormai obsoleti. Al modello biologico, appiattito su una somministrazione standardizzata e massificante di psicofarmaci o di altri rimedi similari, si contrappone un modello socio-psichiatrico che vede l'essere umano dileguarsi in un sistema ambientale anonimo e fagocitante. Anche i vari approcci psicoterapeutici non sembrano al momento attuale elevarsi da un caleidoscopio di prestazioni tecnicistiche irrigidite e preconfezionate. In fondo il cosiddetto modello bio-psico-sociale si configura come la giustapposizione di interpretazioni ed interventi parziali e limitati che non riescono a toccare minimamente quella che è l'essenza dell'uomo, che non è né "bio" né "psico" né "sociale" ma è qualcosa che va ben al di là di questi aspetti troppo parziali.

2) Dopo venti anni dalla legge 180, la spinta evolutiva impressa alla prassi psichiatrica sembra essersi arenata. La scarsità di mezzi e risorse non basta a spiegare la demotivazione, il sentimento di frustrazione ed impotenza che sempre di più attanaglia gli operatori. Occorre tener presente che si stanno rincorrendo ideali ormai superati dalla storia. Le conquiste della riforma rappresentano un fatto importante e ineludibile, ma non potranno consolidarsi ed evolvere se non ci si sforza di guardare e andare oltre.

E' crollato il muro di Berlino, si sono dissolte nazioni e ideologie, i continenti hanno mutato il loro volto. Eppure si continua a ragionare nei termini di una dicotomia da metà Novecento, come se ancora si contrapponessero i blocchi delle due superpotenze, come se capitalismo e socialismo fossero ancora i termini di una dialettica attuale, come se il progresso tecnocratico fosse ancora un mito trainante. Così, anche la cultura psichiatrica continua a restare incagliata in una contrapposizione anacronistica fra ideologie biologistiche e sociologizzanti.

Intanto si affacciano e si fanno strada nuove concezioni del mondo e dell'esistenza. Al di là di una sommatività bio-psico-sociale si fa strada una visione olistica dell'uomo e della medicina.

3) A ben guardare, gli approcci che attualmente imperano nel panorama psichiatrico non si discostano da un intento conformistico e riduzionistico. Con i farmaci si tende a sopprimere i sintomi psicopatologici ed a promuovere l'integrazione del cittadino nell'ambiente, conformemente agli schemi mentali ordinari. Similmente, la riabilitazione psicosociale mira anch'essa ad addestrare il cittadino ed a chiuderlo in un conformismo sicuro e rassicurante.

Ma che cosa sarebbe accaduto se Francesco d'Assisi fosse stato curato con brave somministrazioni di neurolettici long-acting e sottoposto ad un premuroso trattamento rieducativo presso un centro riabilitativo?

Questo incontro si propone come il Primo Congresso di Psichiatria Transpersonale. L’approccio transpersonale, che si può far risalire a studiosi come Roberto Assagioli, Abraham Maslow e Carl Gustav Jung, si sta ormai affermando nel campo della psicologia e della psicoterapia. Sono sempre più conosciuti autori come Grof, Wilber, Tart.

L’aggettivo "transpersonale" rimanda al concetto di "persona", inteso nella sua etimologia latina di maschera. In questa accezione, il termine "persona" è stato usato da Jung per indicare gli aspetti esteriori, di facciata, del comportamento umano, quelli che rispondono alle aspettative socio-ambientali e culturali, secondo una prospettiva adattiva e conformistica. La dimensione personale è quella connessa con l’esistenza convenzionale e con il comune stato di coscienza. La dimensione transpersonale riguarda, invece, gli aspetti che stanno dietro ed oltre la facciata e che sono da ricondurre a stati modificati di coscienza e a forme di esistenza non ordinaria.

La psicoterapia transpersonale consente di accedere agli strati più profondi e sottili dell’essere umano per attivare un processo di conoscenza interiore e promuovere il potenziale evolutivo del soggetto. Fino ad oggi questo approccio veniva riservato a soggetti psichicamente "sani" o che comunque mostrassero una sufficiente integrità dell'Io. Jack Engler, ad esempio, sostiene che nei disturbi psicotici e borderline le forme di meditazione profonda sono controindicate.

Noi crediamo che questo approccio non soltanto consenta di comprendere in maniera più ampia e profonda al vissuto psicotico, ma offra gli strumenti per una relazione psicoterapeutica più efficace. Per questo parliamo di psicopatologia e di psichiatria transpersonale.

Il titolo del Convegno pone l’accento sull’esperienza dell’estasi, intesa come momento comune sul quale possono convergere gli interessi di discipline differenti. L’estasi va intesa in senso olistico, non soltanto come uno stato psichico particolare, ma come una forma di esistenza, come un modo di essere radicalmente diverso, che coinvolge l’uomo nella sua totalità, ivi compresi gli aspetti corporei, relazionali e spirituali.

L’apertura agli spazi transpersonali dell’esperienza consente di ampliare il campo di indagine alle altre scienze dello spirito. Accanto alla psichiatria ed alla psicopatologia clinica abbiamo avuto l’apporto della psichiatria transculturale, della fenomenologia antropoanalitica, delle neuroscienze, della biofisica, della storia delle religioni, della teologia, dell’antropologia culturale. Si è trattato di un confronto di ampio respiro culturale che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle principali tradizioni religiose e spirituali accanto ad illustri clinici, scienziati ed uomini di cultura.

Ma c’è un altro aspetto che è importante sottolineare. Nel suo dispiegarsi il convegno ha assunto una peculiare fisionomia. Non abbiamo assistito ad una arida presentazione di relazioni preconfezionate e fra loro slegate, cosa che purtroppo spesso avviene. I temi proposti sono stati dibattuti, sviluppati ed elaborati in maniera spontanea ed originale, attraverso un confronto attento e, per molti aspetti, entusiastico. Per questo motivo, nel pubblicare gli atti del convegno, abbiamo scelto riproporre in maniera fedele quello che è stato detto a viva voce dai partecipanti. Ne è scaturito un volume che ci sembra stimolante, coerente e vivace.


PARTE PRIMA - LE VIE DELL’ESTASI. UN INCONTRO FRA OCCIDENTE ED ORIENTE 
di Mario Betti

Questo è un appuntamento importante per la cultura scientifica e umanistica. Per la prima volta, nell’ambito della Psichiatria ufficiale vengono presi in esame temi che fino ad oggi erano rimasti ai margini delle istituzioni accademiche e cliniche.

Gli studi sugli stati alterati di coscienza, le concezioni olistiche e l’approccio transpersonale si stanno affermando nel campo della Medicina, della Psicologia e della Psichiatria. Si tratta di prospettive di vasta portata che influenzano la società post-moderna in questo ultimo scorcio di millennio. E’ importante che esse entrino a pieno titolo nell’ambito della cultura ufficiale e delle istituzioni scientifiche. Con questo convegno ci proponiamo di portare questi nuovi modelli di trattamento all'interno delle istituzioni ufficiali.

Avremo la partecipazione non soltanto di illustri clinici e scienziati, ma anche di esponenti delle principali culture spirituali, religiose ed iniziatiche. Potremo assistere ad un confronto suggestivo e stimolante.

Il convegno si apre con una serie di importanti patrocini: abbiamo il patrocinio di due università, quella di Siena e quella di Urbino, abbiamo il patrocinio della Società Italiana di Psichiatria, il più importante organo della psichiatria italiana, abbiamo il patrocinio della sezione regionale della Società Italiana di Psichiatria, quello delle province di Lucca e di Rimini, della USL di Lucca, della Comunità Montana della Valle del Serchio, del Comune e delle Terme di Bagni di Lucca, dei Comuni di Riccione e di Rimini.

Ringrazio il Sindaco per la collaborazione offerta dalla Amministrazione Comunale e gli passo la parola per i saluti di benvenuto.

Remigio Raimondi

Prima di presentare il mio intervento vorrei ringraziare, a nome della Scala di Giacobbe, il dott. Montecucco perché ci ha offerto l'opportunità di organizzare questo convegno che consente di portare avanti gli argomenti trattati un anno e mezzo fa a Riccione. Nell’Ottobre 1996 avevamo organizzato un congresso sul tema "Sciamanesimo, religione e sacralità, psicoterapie". In quella occasione abbiamo parlato dello sciamanesimo con Claudio Narajo e Nadia Stepanova, abbiamo preso in esame il fenomeno degli indemoniati, il concetto di sacralità e vari altri temi che, generalmente, restano fuori dell’orizzonte psichiatrico o che vengono interpretati con connotazioni psicopatologiche. Questi argomenti consentivano di aprire un confronto ampio con le problematiche della psicoterapia.

Per l’incontro di quest'anno abbiamo voluto scegliere un tema specifico, quello dell’estasi, vista come il punto di incontro di percorsi diversi. Tutte le principali culture religiose, mediche, filosofiche e sciamaniche hanno conosciuto l’estasi come momento di realizzazione personale. Per non parlare delle false estasi indotte da sostanze, che rappresentano oggi un tentativo di fuga dallo stress e da se stessi.

Partendo da questo punto di riferimento, l’argomento della mia relazione mira alla riscoperta delle nostre radici culturali. Esse non sono molto distanti da quelle orientali, ma sono in larga parte dimenticate. Il titolo del mio intervento è "Il trattamento transpersonale nella Practiké di Evagrio il Monaco", cioè mi rifaccio a concezioni espresse circa 2000 anni fa. Sono queste le nostre radici, anche se non sono state ancora acquisite nel patrimonio culturale delle accademie ufficiali.

A proposito di accademie ufficiali, vorrei portarvi il saluto del presidente nazionale della Società Italiana di Psichiatria, prof. Pierluigi Scapicchio, il quale avrebbe dovuto essere presente fra noi. Ma proprio in questi giorni è stato nominato commissario ad acta per chiudere una delle vergogne che ancora abbiamo in Italia, l'Ospedale Psichiatrico di Guidonia. Dovrà stabilire le procedure per riscattare alcune persone che, a causa delle loro sofferenze, sono rimaste in cattività per decenni. Sono gli Istriani, quelli che non avevano potuto optare se diventare cittadini italiani o jugoslavi, per cui vivevano sulla loro pelle l'essere "apolidi" oltre che l'essere "folli". Sono finiti tutti a Guidonia perché questa struttura era capace di accogliere persone e garantire loro una permanenza sine die.

Abbiamo intenzione di fondare una sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria, la sezione di psichiatria transpersonale. Questo convegno riveste quindi una particolare importanza storica e sono molto contento che si svolga a Bagni di Lucca dove esiste una realtà, voluta da Nitamo Montecucco, il Villaggio Globale. E’ qui che gettiamo le basi di questa sezione speciale.

Il trattamento transpersonale nella Praktikè di Evagrio il Monaco
di Remigio Raimondi

Sono stato indotto da accreditati insegnanti, che mi si presentavano nelle loro accademie come esperti dei comportamenti umani alterati, a considerare l'esistere mio mondano come il prodotto di un indefinito puzzle fatto di materia organica, di psiche e qualcuno aggiungeva anche un terzo elemento che chiamava spirito o anima. I più illuminati di questi insegnanti mi hanno introdotto con pazienza a quella che essi definivano la scienza della conoscenza. Mi sono smarrito così nei loro modelli di complicata fattura, costruiti con affabulante e ingegnosa architettura, stratificati in geometrici tòpoi dove le idee e i valori si articolano in un ordine piramidale coerente a principi cosmologici assiomatici. Mi hanno così fatto credere che il mio cervello "ragiona" per logiche sovraordinate, poiché i riscontri anatomici e le neuroimmagini dimostrano che le sue funzioni sono localizzate in aree gerarchicamente organizzate. Mi hanno convinto anche che lo sviluppo del mio attuale essere umano si sia evoluto per passaggi adattivi da uno stadio inferiore a uno superiore, con lentezza, gradualità e flessibilità. Mi hanno raccontato che sono stato prima pesce di abissi oceanici, poi scimmia e infine umano. Qualcuno più audace mi ha fatto intuire che qualche mio pronipote sarà destinato a evolversi in una nuova specie con possibilità sovrumana.

Sostengono che i segni di questi passaggi li porto dentro il mio corpo. I liquidi che avvolgono le mie cellule sono tracce antiche dell'oceano che mi vide pesce. La struttura del mio cervello inferiore, che governa istinti ed emozioni, appartiene all'epoca di quando ero scimmia. Mi dicono che il mio cervello superiore "ragiona" per topicità scissa tra due emisferi che ricompongono poi la totalità attraverso connessioni. La mia capacità di ricordare fatti veri e di costruire fatti inesistenti a cui posso dare lo stesso valore di senso quale evocazione mnesica di una mia personale sperimentazione sensibile, ma sempre e comunque comparabile al medesimo sperimentare sensibile di un altro vivente distinto da me ma simile a me, e l'altra capacità di dare un significato a quella esperienza quale storicizzazione simbolica di attributo a quel fatto, vero o costruito, messo in relazione ad uno scambio possibile intersoggettivo che lo rende evento attraverso l'uso del linguaggio, la gestione delle mie emozioni e affetti, e la mia risposta alle pulsioni istintuali risiedono in sedi diverse, che le registrano separate per poi restituirmele integrate. Il mio cervello è così raffigurato come la sede delle illusioni. Il mio esistere mondano - insistono con convinta buona fede - è la risultante di questo intreccio gerarchico, tutto scritto dentro la mia scatola cranica. La mia natura umana e la mia singolarità è fattualizzata dalla complessità delle connessioni neuronali.

Questa semplificazione riduttiva mi ha creato più dubbi che certezze. E la mia anima? La mia interiorità? Ciò che rende la vita vita? È credibile che l'enigma dell'esistenza sia tutto racchiuso nel dialogo neurochimico tra due o più neuroni?

Nella mia pratica professionale incontro persone con guai, preoccupazioni, dolore morale; persone capaci di sognare, di amare, di odiare, di sperare e disperarsi. Com'è possibile che due o più neuroni difettosi siano capaci di rendere la vita non vita? Con lenta progressione mi sono accorto che le loro costruzioni che chiamano conoscenze scientifiche sono modeste oscillazioni, e precarie per giunta, tra credenze pregiudiziali autoreferenziali e cataloghi descrittori di apparenza. Quei loro modelli totipotenti, infarciti di affermazioni tautologiche, si snodano senza evidenze scientifiche e troppo distanti dalla vita quotidiana. Quei loro modelli artificiosi sono in contrasto con le conoscenze che mi hanno alimentato fin dall'infanzia. La mia prima maestra è stata un'analfabeta, mia nonna, che conosceva le virtù medicamentose delle piante, ma non il loro nome né la loro natura; mia nonna che me le indicava semplicemente mentre pregava. Pregava anche nel sonno. La spiavo che biascicava ritmicamente, mentre russava, "dolce cuore di Gesù, fa che ti ami sempre più". Mi affascinava quella nenia e mi rilasciava. Non sapevo come facesse, ma lo faceva. Pregava quando taceva e quando parlava, quando cucinava e quando spazzava. La sua corona era lisa e il pollice della sua mano destra aveva la stessa callosità dell'indice. In seguito ho scoperto che mia nonna aveva il dono della preghiera interiore perpetua, almeno così credevo. Oggi so che non fu un dono, ma il risultato di un percorso interiore lungo e doloroso.

Ho avuto poi tanti altri maestri, che mi hanno indicato e testimoniato percorsi profondi e solidi per significare il mio esistere. Queste persone mi hanno condotto in altre dimensioni della conoscenza. Al mio esistere, reso frammentato dalla cultura occidentale che ragiona per contrapposti cartesiani e logiche categoriali aristoteliche-tomiste anche per definire l'interiorità, hanno offerto vie di elevazione nate da un pensare globale. Grazie a loro ho conosciuto il tormento interiore di Teresa D'Avila senza il rischio di banalizzarlo con il deformatore categoriale della psicopatologia. Ho amato la follia della pienezza del vuoto, del vedere senza occhi, del comprendere senza intelletto, che si radicava nella tradizione apofatica, di Giovanni della Croce, senza giudicarla alienata. Ho cercato di cogliere il senso dell'insegnamento dei padri del deserto. Ho scoperto assieme a Evagrio il Monaco il significato della metanoia, la sapienza della trasformazione interiore, la practiké che scaturisce dalla conoscenza della fragilità, oggi diremmo vulnerabilità, della persona e che propone rimedi perché tali fragilità non siano di ostacolo (shatan o diabolus) all'unità dell'uomo, all'unità con gli altri, all'unione con Dio. Giovanni Cassiano mi ha introdotto all'Esicasmo, al cammino di gioia.

I Racconti di un pellegrino russo mi hanno insegnato che non esistono luoghi fisici che sappiano accelerare o favorire la costruzione della propria interiorità. Il cammino interiore è il ritrovamento del raggio di energia, smarrito nei logismòi, che definisce il nostro esistere mondano come incontro d'amore nella reciprocità con l'altro, nell'unione con Dio. Nel pellegrino russo ho visto più volte mia nonna, una esicasta senza starets e non confusa dalla logica cartesiana e dalle categorie aristoteliche-tomiste. Mi sono più volte chiesto perché nel percorso ascetico l'invocazione ossessivamente ripetuta fosse così utile. Perché i padri del deserto insistessero sulla postura del corpo immobile, sulla centralità del cuore, sulla dolcezza del respiro, sul silenzio, sulla solitudine.

Carlo Carretto, che guidava le mie esperienze di eremitaggio a Spello, mi raccomandava le stesse cose. Così il mio percorso meditativo si è sviluppato per tappe. Ho dovuto imparare a meditare come una montagna, immobile per essere pesante di presenza; ho dovuto cambiare la mia nozione del tempo, ho scoperto che la montagna ha un altro tempo, un altro ritmo. Seduto come una montagna avevo davanti a me, dietro di me e dentro di me l'eternità. Ho imparato semplicemente ad essere prima di imparare ad esistere, lontano dai pensieri, lontano dalle emozioni e dalle passioni. La tappa successiva fu quella di imparare a meditare come un papavero. Scoprii la necessità dell'orientamento verso la luce interiore che si nutriva del buio del mio profondo. Feci i conti con la fragilità e la fugacità del mio esistere. C'era un tempo per fiorire e un tempo per appassire. Misuravo l'eternità con la fugacità dell'istante. Poi imparai a meditare come l'oceano. Inspiravo ed espiravo come le onde; ero inspirato ed espirato dalla profondità immobile della mia interiorità, la verticalità dell'oceano. Ero una goccia che conservava la sua identità nell'appartenenza alla totalità. La diacronia dell'esistere si radicava nella sincronia dell'essere. In fondo al mio respiro coglievo la contiguità del pneuma, la radice della vita di tutti gli esseri animati e inanimati. Mi fu insegnato allora a meditare come un uccello. Meditare diventava respirare cantando. Ricordai mia nonna e la sua invocazione evocata con suono roco, respirata ed inspirata come una nenia. Ma era anche il melodiato AUM dei monaci tibetani. Mi accorgevo che tutto il mio corpo vibrava ora che meditavo con la gola. Queste tappe meditative mi avevano insegnato a sentirmi natura, a considerare il mio corpo come parte distinta ma tutt'uno con la totalità dell'Universo. Sapevo di essere ancora distante dall'illuminazione. Mi sentivo come un atleta in perenne allenamento ma tenuto fuori squadra, in panchina. Dopo lungo tempo la mia guida mi insegnò a meditare come Abramo. È la tappa più lunga, più duramente umana. È dimenticare se stesso per scoprirsi se stesso nell'altro, nell'universo abitato dalla presenza dell'Infinito. È morire all'ego per rinascere Sé. È l'attesa dell'incontro inatteso. È il donarsi per ritrovarsi. Fu questa ricerca di attesa che mi condusse a lavorare in manicomio. È questa ricerca di attesa che mi fa dubitare nella scienza che cerca di documentare con strumenti sensibili l'insondabile. C'è ancora che si illude di trovare tecniche per dividere l'indivisibile, di costruire macchine capaci di misurare l'immensurabile, di usare un frammento per cogliere la totalità.

Kierkegaard, di fronte all'enigma dell'esistere, poneva come un percorso possibile alla sua soluzione la conoscenza della profondità della follia. Restituiva così ai fenomeni inspiegati dell'agire umano la loro appartenenza alla natura, sottraendoli all'artificio categoriale della conoscenza umana, resa frammentata da un predeterminismo ineluttabile. Per anni ho creduto di applicare nella mia pratica clinica tecniche di restituzione, di restauro, di ri-strutturazione e di ri-gerarchizzazione delle aree neuronali difettose. Ottenevo dei risultati, ero testimone di cambiamenti ma li attribuivo alla mia bravura operativa. Usavo sul cervello creduto malfunzionante scalpello e chiave inglese per aggiustare presunti guasti.

Meditavo come Abramo mentre mi illudevo di fare la rivoluzione slegando matti e aprendo reparti. Usavo allora le conoscenze apprese come strumenti separati ed esterni alla totalità del mio vissuto. Non vedevo shatan, l'ostacolo. l’io e il tu rappresentavano così l'interfaccia di un noi immaginato, che rendeva la relazione impossibile secondo i codici che mi descrivevano l'alienus inaccessibile, anche se la mia relazione era agita quotidianamente sulla reciprocità con l'alter. Ma non capivo. Avevo confinato il vedere senza occhi, il capire senza intelletto nell'inesplicabile mia privacy. Avevo fossilizzato nel mio ego le possibili esplicitazioni del mio Sé. Il diabolus, ciò che separa, mi impediva di vedere la via transpersonale.

Eppure nell'incontro con le persone che curavo avevo la consapevolezza di perdermi per ritrovarmi come accadeva con le persone che amavo. Esperti di modelli psicoterapici differenti hanno giudicato questa mia modalità di rapportarmi con l'altro una naturale attitudine psicoterapica. Musatti, Funari e Zapparoli mi fecero notare che nella mia pratica clinica usavo con corretta procedura le tecniche psicoanalitiche. Maffei mi chiamò junghiano spontaneo. Sluski e Withaker mi attribuirono doti relazionali. Qualcuno leggendo i miei lavori mi ha definito un cognitivista senza scuola. Io fino a qualche anno fa mi presentavo invece come una guida guidata, un consolidatore di percorsi, un orientatore orientato. Ora so che meditando come Abramo attenuavo la mia paura di vivere nel riverbero del terrore di una inesistenza, resa esplicita da chi si era smarrito tra le onde esistenziali, allorché ridefinivo quella sua dolorosa esistenza come un fugace movimento superficiale del profondo e stabile oceano interiore. Stimolavo ad abbandonare la pesantezza del mio essere quando assediavo la presenza di chi aveva pietrificato l'ego, identificandosi con la montagna, nell'eclissi della propria interiorità. Bruciavo la mia fatuità di papavero quando mi ostinavo nelle relazioni impossibili con chi comunicava disperazione senza linguaggi. Ero alla ricerca del mio respiro cantato quando interpretavo il mugolio insensato, il brontolio animale di chi ricercava la radice della propria esistenza solitario e ripiegato sul proprio dolore disperato.

Questo mio agire a contatto con la follia mi confondeva, perché il mio intelletto si era impadronito come se fosse totalità di questa parzialità della conoscenza; ero costretto a sottoporre alla sua razionalità, come mi era stato insegnato nelle accademie, le mie funzioni mentali predefinite e organizzate in categorie. Me le sistematizzavo definite, logiche, concrete attraverso parole iniziatiche. Io, inconscio, super-io, paranoia, schizofrenia, nevrosi, psicosi... parole significanti il non senso. Il dubbio mi ha sempre accompagnato mentre mi avventuravo nel deserto esistenziale di quelle ulteriorità che mi balenavano inconsistenti all'orizzonte dell'essere ma che tutti gli esperti della mente mi connotavano come miraggio, come deformazione percettiva da correggere. Ma il dubbio era lacerante, quasi un'ossessione.

In qualche mio lavoro scientifico ho proposto questo mio dubbio addirittura come l'unico metodo scientifico. Il dubbio su quella razionalità che impediva alla mia interiorità di capire senza intelletto e di vedere senza occhi.

E se quella particolare condizione di umana sofferenza, che gli esperti, rifacendosi al senso comune, chiamano malattia mentale, fosse invece l'esito di un ripiegamento sulla totalità dell'ego, una incapacità / impossibilità a riconoscere il Sé transpersonale che consente di cogliere la Grande Vita che vive in ciascuno di noi con la sua pienezza, con la sua generosità? Amare per il piacere dell'amore e non per ottenere amore. Il Sé transpersonale, quello che consente di vivere la vita ma non di commerciare con la vita. E se la malattia mentale fosse proprio l'eclisse o il mancato riconoscimento del Sé transpersonale?

Per capirlo ho abbandonato i nuovi maestri sia dell'encefaloiatria che della socioiatria e meditando come Abramo ho bussato alla porta della tradizione dei padri del deserto e ho chiesto illuminazione ad Evagrio il Monaco. "La practiké è il metodo spirituale che mira a purificare la parte passionale dell'anima", mi ha risposto al cap. 78. Giovanni Damasceno mi ha spiegato che l'apatheia che Evagrio mi consiglia di conseguire personalmente o di aiutare l'altro a conseguire non è l'indifferenza, l'imperturbabilità di fronte agli eventi, ma un "ritornare da ciò che è contrario alla natura a ciò che le è proprio", cioè ripristinare uno stato non patologico del mio e altrui esistere. E allora ho rivisitato i suoi otto logismòi che Evagrio identifica come elementi di rischio o vulnerabilità, capaci di condizionare i nostri comportamenti, imprigionandoli in una dimensione esistenziale egoica. Questa è la malattia dello spirito o dell'essere, questa è quella condizione che rende non più visibile il Sé transpersonale e che impedisce all'uomo di realizzare il suo vero essere, di aderire in pienezza alla sua natura. Ho scoperto così che Evagrio aveva già scritto e definito il senso e il significato di ciò che la psicopatologia moderna trascrive categoricamente come fenomeno del non senso.

1) La Gastrimargìa ovvero i disturbi dell'oralità. È il regredire fusionale e innaturale al seno materno. È desiderio oggettuale di dipendenza da un accudimento perpetuo per sottrarsi al peso della responsabilità che rende adulti, capaci di perdersi per ritrovarsi. Evagrio riconosce negli eccessi, ciò che oggi definiamo anoressia e bulimia, le evidenze psicopatologiche da curare con trattamento transpersonale consentendo alla persona di passare dalla gastrimargia, intesa come "consumazione", alla eucarestia intesa come "comunione". Dallo sprecare la vita divorandola in solitudine a viverla nella comune unione con gli altri, con l'Universo, con la Fonte della vita stessa.

2) La Philargurìa ovvero la stitichezza dell'essere. Evagrio non si riferisce all'avarizia come la intendiamo noi, la philarguria è l'attaccamento patologico al possesso. È l'oggettivazione del controllo non utile né necessario sui valori attribuiti alle cose. È la regressione anale. È identificare il proprio esistere in ciò che si possiede. L'incapacità alla distinzione. "Io sono ciò che possiedo" si riverbera come l'illusorio eternizzare del transitorio. Le evidenze psicopatologiche da trattare per Evagrio sono quelle che noi definiamo ossessioni, rituali, iteratività, fobie. Il trattamento transpersonale è passare dalla philarguria al distacco dalle cose. Dall'avarizia alla generosità perché "c'è più gioia a dare che a ricevere". È il ritornare alla gratuità della vita.

3) La Pornèia ovvero i disturbi della sessualità. Evagrio intende evidenziare la tendenza a considerare il proprio corpo o quello dell'altro un oggetto. È la cosificazione della persona resa appetibile, senza anima, fonte di piacere e non soggetto di amore reciproco. E’ furto alla vita del suo moltiplicatore di esistenza. Evagrio consiglia di non aver paura di amare fissandosi alla porneia, ma di amare di più l'alter nel suo carattere transpersonale perché "a immagine e somiglianza di Dio". Non si può svilire la sua alterità con desideri carnali. Poiché il cervello è l'unico organo sessuale, originando logismoi oggettivanti l'altro, bisogna occupare la mente sostituendo il pensiero ossessivo sessuale con un pensiero di lode. Lavoro manuale, meditazione, invocazione del Nome o altra preghiera preservano da questa vulnerabilità, che offusca la profondità dell'oceano dell'interiorità con lo spumeggiare dell'onda sulla risacca.

4) L'Orgè ovvero i disturbi emozionali. Evagrio così definisce l'orgé, la collera: "Nessuna debolezza rende demoniaco l'intelletto come la collera, a motivo del turbamento della parte irascibile"; è detto infatti nel salmo: "la loro collera è simile al serpente" (Sal. 58,5); "il demonio non è diverso dall'uomo turbato dalla collera" (Lettera 56). Continua poi dicendo che la collera è causa di incubi la notte e turba la serenità del sonno. Questo turbamento nasce dal nostro ripiegamento egoico che ci impedisce di accettare l'altro in quanto altro. È il disturbo della reciprocità nella relazione. Il trattamento transpersonale è il passaggio dalla centralità egoica dell'orgé alla reciprocità relazionale attraverso la dolcezza che è il ritorno all'armonia della propria interiorità che riflette l'armonia dell'universo. È recuperare lo spessore del tempo della relazione, dell'attesa dei tempi dell'altro. È l'esercizio della pazienza sapendo che "Dio è paziente perché si dice che ha grandi narici".

5) La Lùpe ovvero la tristezza del malesistere. Per Evagrio è il disturbo del rammarico di una scelta, del ripensamento a ciò che si è rinunciato, dell'eclissi dell'orizzonte trascendentale, è il fissarsi alla fatuità di un presente senza gioia. È quella che oggi definiamo depressione, distimia. La perdita dell'orientamento in un deserto pensato oasi e rinvenuto nella sua concreta aridità. È la rivendicazione ad un diritto di essere amato senza amare, di essere desiderato per se stesso. È il terrore del vuoto interiore senza attesa di pienezza. Evagrio la descrive come un accartocciamento sull'ego senza speranza di un incontro. Il trattamento transpersonale per Evagrio è il perdersi per ritrovarsi nell'Altro senza attendersi un ritorno misurato nei propri tempi. È il resistere nella speranza che si fa certezza nell'abbandono. L'incontro con l'altro non può servire a riempire i propri vuoti ma deve trasformarsi nel piacere di entrare in comunione con la vita che li unisce e li trascende.

6) L'Acèdia ovvero la psicosi melanconica. Per Evagrio è la tristezza vitale. Il desiderio incoercibile di lasciarsi morire perché si rinuncia alla Grande Vita, ridotta a coincidere nella quotidianità del deserto interiore con il diacronico del limite umano. Nasce dal disgusto e dalla stanchezza dei propri atti, vissuti come inutili per la scomparsa improvvisa del senso futuro. È il "demonio del mezzogiorno" degli antichi Padri. È la crisi del bilancio di vita del quarantenne descritta da Jung. È la grande crisi di transizione che se ben governata conduce ai valori più alti come accadde a Teresa D'Avila. È il punto cruciale di passaggio dai valori di "avere" , di possesso, ai valori di "essere". Questi nuovi valori orientano la vita dell'uomo non più verso la centralità dall'ego ma verso la sua relativizzazione e integrazione nell'archetipo della totalità che Jung definisce il Sé. È la compiutezza del percorso transpersonale. Gli antichi Padri sapevano che, se questo percorso non si realizzava, il desiderio di morte pervadeva interamente la persona fino al suicidio. I tempi dell'acedia erano eternizzati dalla persona perciò il trattamento prevedeva tempi lunghi di ricostruzione della struttura interiore crollata. Non esiste più il proprio desiderio riflesso dal desiderio dell'Altro. È la dolorosa persistenza della solitudine e del dolore. È l'anticipazione dell'inferno senza Amore.

7) La Kenodoxìa ovvero la paranoia. Per Evagrio questa è la fragilità umana più insidiosa e difficile da trattare perché l'io si arroga le prerogative del Sé. È la condizione umana in cui l'esistere si illude di vivere totalmente calato nell'essere. Persiste solo l'autoreferenzialità grandiosa di un io che ripudia inconsapevolmente la finitezza della propria condizione umana. È il ripiegamento sull'immaginario, sul fantastico che rende invisibile il mondo concreto. Evagrio propone come trattamento la Gnosi, la conoscenza. È consapevole però dei rischi connessi a tale trattamento: se la conoscenza di sé, di ciò che si è, della propria condizione umana rimette l'uomo nel suo stato ontologico di creatura, libera dalla kenodoxia, può però far precipitare nella lupé o nall’acedia perché si raggiunge con improvviso realismo la consapevolezza che non si è ciò che si credeva di essere.

Ma la persona può anche trovarsi nella uperéphania per resistenza al trattamento e questo è il rischio più grave, lo smarrirsi più drammatico nella frantumazione dell'ego.

8) L'Uperephanìia ovvero la fatuità psicotica. Evagrio considera questa condizione la "dismisura spirituale" dell'uomo. È lo smarrirsi dell'io e del Sé nell'illusione di sostituirsi alla vita credendosi vita. È la creatura che si sostituisce al Creatore. È la goccia dell'oceano che si fa oceano. Evagrio la definisce come la condizione che porta l'uomo "fuori di sé" in uno smarrimento estatico senza centro. Una èkstasis senza Dio. Il trattamento previsto è l'eskenosen, la spoliazione o purificazione dell'ego che consente la spazializzazione interiore perché si renda visibile la distinzione di tutte le cose. È l'unico trattamento che rende possibile il passaggio dalla globalità confusa alla complessità ordinata.

La Practiké è un trattato di psicopatologia e di psicoterapia transpersonale che gli esperti della psiche hanno ignorato per secoli. Le conoscenze in esso custodite hanno influenzato il mio agire terapeutico più di quanto immaginassi. Riscopro così che nella totalità dell'essere si inscrive la preghiera perpetua di mia nonna; essa fu la radice del mio percorso interiore che oggi inerisce alla mia practiké professionale mentre medito come Abramo. Il passaggio transpersonale dal mio io al mio Sé è un percorso compiuto. Da oggi dovrò imparare a meditare come il figlio di Dio o come Siddharta. Solo così non avrò timore di smarrirmi in una èkstasis fuori centro e senza Dio.

Discussione ed esperienze a confronto

 Mario Betti

La relazione di Raimondi propone una nuova chiave di lettura sia del disturbo psichico, sia delle prospettive di trasformazione interiore. Vi invito a leggerla con attenzione

Sarebbe interessante prendere in esame e sviscerare, punto per punto, i vari disturbi o le varie alterazioni dell'essere. I quadri descritti da Evagrio, Uperèphania, Kenodoxia, Acedia, e così via, sono altrettante forme di sofferenza psichica, ma sono anche condizioni esistenziali in cui l’essere umano si trova smarrito. Curare la persona significa aiutarla a riprendere un cammino di conoscenza e realizzazione interiore.

Vorrei sottolineare un aspetto centrale che emerge dalla proposta di Raimondi: l'importanza di imparare a meditare. Nel testo si parla di diversi modi di meditare e questi vengono suggeriti con una sequenza che ha un significato evolutivo straordinario: "Meditare come una montagna", ricercando la stabilità, il contatto con la terra; "meditare come un papavero", come un fiore che sboccia, aprendo la nostra sensibilità alla vita; "meditare come l'oceano", penetrando nelle profondità del mondo interiore. Poi si sale: "meditare come un uccello", cioè respirare e cantare nel cielo, e infine "meditare come Abramo" ossia entrare in una dimensione spirituale nuova e più elevata.

In questo intervento si getta un ponte fra quelli che sono i disturbi psichici e le possibilità evolutive dell'uomo attraverso la meditazione, il misticismo e le vie dell'estasi. Questa è la sintesi di un discorso culturale e terapeutico veramente innovativo.

Antonio Bondì

Come presidente dell'Associazione Psiconautica, desidero fare una cronistoria di quello che ha preceduto e preparato l’incontro di oggi. La nostra Associazione sta portando avanti iniziative sull'handicap psichico e psichiatrico dal '94, con appuntamenti a livello nazionale e internazionale.

Nel corso del '96, ci è balenata l’idea di cercare un allacciamento col mondo sciamanico. Ci spingeva l’esigenza di comprendere che cosa c’è in comune nei diversi trattamenti che mirano alla guarigione.

L’immagine della scala di Giacobbe, proposta da Raimondi, rimanda ad un passo della Bibbia in cui Giacobbe, addormentato, sogna una scala protesa fra cielo e terra. E’, in un certo senso, la versione occidentale di quella che è considerata l’opera dello sciamano, punto d’incontro tra il cielo e la terra.

Tutto cominciò allorchè ricevetti il fax di un amico di Rimini che mi chiedeva se potevo organizzare l'ospitalità al prof. Alfredo Ancora, il quale proponeva un incontro con il presidente degli sciamani della Buriatia, Nadia Stepanova. È stata una coincidenza di intenti e vedute, le mie molto più "neonate", quelle del prof. Ancora più antiche. Il giorno seguente ebbi la possibilità di parlarne con Raimondi che si trovava a Rimini per un seminario da noi organizzato sull'aggressività. Nel prendere visione di questa proposta, Raimondi dimostrò un certo interesse ma pochissima convinzione. Dopo quindici giorni, tuttavia, mi telefonò per comunicarmi che la cosa interessava e si poteva fare. Tutto fu realizzato in pochissimo tempo; nel giro di tre mesi praticamente la manifestazione era già preparata in tutti i dettagli. E’ stato necessario soltanto attendere qualche mese per diffondere l’iniziativa. Nell'ottobre del '96 ha avuto inizio il convegno che aveva per titolo "Sciamanesimo. Religione e Sacralità. Psicoterapie." Esso ha visto la partecipazione di relatori di grosso calibro che hanno offerto contributi ricchi e diversificati.

In questo incontro di Bagni di Lucca abbiamo deciso di sviluppare ed approfondire la parte più specificamente spirituale, quella relativa alle estasi, che era stata in parte trascurata nel precedente incontro di Riccione. Il sottotitolo rimane "Sciamanesimo, religione sacralità, psicoterapie", per sottolineare la continuità del discorso, e questo sarà il sottotitolo di tutte le prossime edizioni.

Come Associazione Psiconautica abbiamo anche scelto di creare un apposito comitato per curare l’organizzazione di questo incontro. Si tratta infatti di un appuntamento importante, visto l’interesse che suscita, ma anche gravoso, perché ha una chiave di lettura del tutto diversa, perché mette insieme esperienze di ogni tipo, perché accoglie esperti dei settori più vari.

Spero che ognuno possa contribuire, dal proprio punto di vista e con la propria esperienza, alla comprensione di un evento: la guarigione. Qualunque terapeuta, di qualsiasi cultura, estrazione e continente, è sempre uno spettatore dell'evento "guarigione", o meglio ancora del cambiamento del paziente su cui sta operando. Questa è l'unica parte che a me interessa. Ogni contributo è importante per aiutarci a capire. Questo incontro va considerato come una ricerca. Non si parte da concetti, ma da ipotesi a cui noi per primi non siamo capaci di dare risposte.

Non so se l’anno prossimo la manifestazione si svolgerà ancora a Bagni di Lucca, oppure in altri lidi; se tornerà a casa sua a Riccione, o andrà all'estero, a San Marino, o a Roma. Comunque di sicuro si farà. Nel 2000 torneremo qui, e torneremo volentieri; io ho visto Bagni di Lucca d'inverno e mi è piaciuta immediatamente; penso che questo feeling sia destinato a proseguire.

La cosa più importante è fare tesoro di tutto, senza rifiuti pregiudiziali. Sono convinto che il segreto e il fascino della terapia, qualunque essa sia, e di ogni trattamento, è quel miracolo che avviene in un momento non preventivabile, a nostra insaputa. Questo accade sempre in qualsiasi contesto, il terapeuta per primo diventa spettatore di quello che avviene.

Apporti della biofisica per la comprensione delle medicine tradizionali
di Sergio Serrano

Ringrazio gli organizzatori e vi porto, oltre ai miei saluti personali, anche quelli del Direttore del Centro di Ricerche di Medicine Naturali dell'Università di Milano, dove lavoro.

Sono un fisico e può sembrare strano che uno studioso di fisica si metta a parlare di medicina, per di più affrontando un argomento inconsueto come quello delle medicine tradizionali. D’altronde è necessario che la scienza medica si apra sempre di più al contributo di altre discipline.

La medicina fino ad oggi è stata influenzata in modo preponderante dalle teorie chimiche. In effetti la prima scienza che si è configurata storicamente è stata la chimica, per cui la medicina accademica, che viene insegnata nelle università, tende a dare del nostro organismo, del suo funzionamento dal punto di vista fisico e psichico, una spiegazione di tipo chimico o biochimico. Per lungo tempo la medicina accademica è rimasta chiusa sui propri assunti, senza comprendere i nuovi fermenti culturali ed operativi che stavano diffondendosi. Ciò ha prodotto la nascita della cosiddetta "altra medicina", la quale ha assunto però connotazioni spesso negative, perché in questo ambito, piano piano si sono coagulati anche personaggi poco attendibili. Questo degrado è stato favorito dalla chiusura che l'università ha sempre avuto nei confronti delle esperienze innovative.

Il nostro Centro già si occupava di medicine naturali, ma ha potuto occuparsene in modo più accurato da quando cinque anni fa è divenuto un centro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per la Medicina Tradizionale. Nella dizione originale esso è definito "Collaborating Center for Traditional Medicine". Noi ci occupiamo per conto dell'OMS di queste forme di medicina.

Come vengono classificate dall'OMS le medicine tradizionali?

Sono definite in questo modo tutte le medicine che non fanno uso di farmaci allopatici. Se andate a vedere il capitolo delle medicine tradizionali, presso l'OMS, trovate l'omeopatia, la medicina termale, la fitoterapia, la medicina ayurvedica, eccetera. Questo settore dell'OMS studia questo tipo di medicine e ne promuove la diffusione.

Si consideri che oltre l'80% della popolazione mondiale usa questo tipo di trattamenti, mentre è soltanto una bassa percentuale che fa uso di quella che in Europa chiamiamo "medicina tradizionale", ossia dei farmaci chimici propugnati dalla moderna medicina accademica. Dopo questa considerazione di tipo generale, il nostro Centro sta cercando di introdurre i trattamenti naturali nell'ambito della medicina ufficiale.

La cultura accademica riteneva (e per molti aspetti continua a ritenere) scientifico solo ciò che è dimostrabile secondo i criteri dell’Occidente moderno. Un fenomeno per essere acquisito scientificamente deve essere misurabile e riproducibile in determinate condizioni. Ciò ha reso, e rende tuttora, incomprensibili molti fenomeni che riguardano l’uomo ed i suoi processi di guarigione.

In particolare, la scienza medica non riusciva a spiegare numerosi fenomeni che non potevano essere avvalorati da precise conoscenze chimiche. Tuttavia, con l'espandersi degli studi multidisciplinari, essa ha dovuto ampliare le proprie collaborazioni e competenze, avvicinandosi alla fisica ed alla biofisica. Allora tanti fenomeni che prima sembravano strani e incomprensibili, o venivano ritenuti "balordaggini", sono stati considerati con maggiore interesse.

Attirando su di noi molte antipatie, pian piano abbiamo preso in esame alcuni frammenti dei metodi tradizionali di cura, che prima erano considerati solo fatti strani, e siamo riusciti a spiegarli nei termini di una disciplina accademica come la fisica. Così siamo riusciti a portare alcune di queste conoscenze all'interno della medicina ufficiale.

Nei prossimi giorni si svolgerà, presso l'Università di Milano, un convegno di diagnostica funzionale energetica. In questo incontro, cui interverranno studiosi e ricercatori di varie università, verranno presentati studi sulle misurazioni dei punti di agopuntura. Questo tema che, fino a poco tempo fa era visto con sospetto, è ormai oggetto di interesse e di valutazione scientifica e presenta importanti possibilità di applicazione pratica. L’esistenza dei punti di agopuntura è dimostrabile oggettivamente; si tratta di grandezze misurabili; sono a tutti gli effetti zone elettrodermiche periferiche, tanto che su di esse si può usare la stessa tecnica del biofeedback, cioè del potenziale evocato.

Fino a poco tempo fa, non si riuscivano a compiere misurazioni esatte sui punti di agopuntura. Si ottenevano valori arbitrari di impedenza che non potevano essere considerati scientifici. Oggi abbiamo nuove tecniche di diagnostica funzionale energetica, come l'elettroagopuntura di Vol e il Ryodoraku ed altre tecniche, che consentono di ottenere valori attendibili. Sta per nascere un nuovo capitolo nel campo nella diagnostica. Presto si potranno introdurre nel campo della medicina accademica queste misurazioni dei punti di agopuntura periferici.

Questo discorso apre importanti prospettive per la valutazione e l’utilizzo dei trattamenti naturali. Nella medicina chimica che si fa negli ospedali, a fronte di una terapia, ci sono esami diagnostici ben precisi, che possono comprovare l'efficienza del trattamento. Invece nella medicina naturale questo non c'è mai stato: il medico o il terapeuta che utilizza sostanze naturali, difficilmente può usufruire di sistemi diagnostici che riescano a comprovare l'efficacia di quello che ha fatto. Allora siamo riusciti a fare una standardizzazione, perché queste misure che abbiamo fatto cosa vanno a misurare?

Quando somministra al paziente un trattamento di tipo elettromagnetico, cioè gli fornisce energia attraverso metodiche come la laserterapia, la magnetoterapia, l’agopuntura o l’omeopatia, il medico sa che la terapia di fatto funziona perché il paziente sta meglio. Ma fino ad oggi non erano mai riusciti a capire perché, come e quanto stesse meglio. Con un sistema di diagnostica propria, non dico da domani, ma sicuramente nei prossimi anni, sarà possibile compilare una cartella clinica dove i dati del paziente vengono raccolti in modo più completo, corredati anche da rilevazioni di tipo energetico, come ad esempio le misure in questi punti periferici di agopuntura.

Nel suo intervento il dott. Caddeo vi parlerà della valutazione energetica di alcuni pazienti psichiatrici. Con le misurazioni energetiche nei punti periferici dei polsi e delle caviglie, si giunge addirittura ad identificare e a codificare alcune patologie psichiatriche. Questo permetterà di effettuare con semplicità degli screening, cioè di valutare se certe alterazioni di tipo energetico possano o meno rispecchiare delle patologie in atto.

Il fatto che sia possibile una valutazione dei parametri elettrici o elettromagnetici rilevabili nel nostro organismo non deve destare assolutamente meraviglia, perché di fatto la nostra specie si è evoluta su un pianeta che è una grossa calamita. La Terra è completamente avvolta da un campo elettromagnetico. Noi non ci accorgiamo della presenza di questa energia perché il nostro corpo è privo di antenne, non possediamo i sensori adatti. Mentre registriamo il caldo e il freddo e tanti altri parametri del clima, non possiamo percepire questi parametri elettromagnetici anche se ne subiamo l’influsso. Gli studi di geopatologia dimostrano che alcuni disturbi, anche psichiatrici, vengono scatenati da alterazioni dei parametri elettrici del clima. Ci sono studi molto belli sulle alterazioni della nostra psiche per effetto dei campi elettromagnetici prodotti dalle macchie solari o, ad esempio, sui disturbi prodotti quando spira il vento Phön nella pianura lombarda o lo Scirocco in Sicilia che sono venti molto ricchi di cariche positive. Esistono una serie di parametri elettromagnetici ai quali noi siamo sensibili.

Il campo elettromagnetico terrestre si distribuisce intorno al pianeta secondo determinate linee di forza. Quando gli etologi studiavano il comportamento degli uccelli, non capivano perché seguissero delle rotte ben precise. In realtà essi migrano di solito perpendicolarmente a queste linee. Ebbene, si è scoperto che nel loro cervello esiste una specie di bussola magnetica che si orienta secondo le linee del campo. Si parla spesso del buco dell'ozono ma non si parla del fatto che gli uccelli abbiano cambiato i moti migratori; ciò vuol dire che, fra le altre cose, è cambiata la disposizione del campo magnetico terrestre, e questa non è una bella cosa.

Cerchiamo di approfondire il discorso delle energie elettromagnetiche in cui siamo immersi. Sulla superficie del nostro pianeta c'è un reticolo che è detto "reticolo di Hartmann", formato da linee di energia che si incrociano in certi punti formando dei "nodi". In alcune zone, per esempio in prossimità di corsi d’acqua, l’energia di questi nodi viene catalizzata. Secondo gli studi di geopatologia, coloro che abitano in queste zone nodali possono subire danni.

I fisici hanno messo a punto degli strumenti che ci permettono di dimostrare ciò che prima veniva conosciuto in maniera empirica. Per esempio, un'antica scienza cinese, il Fen Shui, forniva indicazioni su come orientare un edificio; vediamo che taluni dei templi più antichi in Cina sono stati costruiti, come dovrebbe suggerire la più moderna architettura, in una direzione parallela alle linee di Hartmann. Alcuni dei luoghi più importanti per certe religioni antiche o per certi fenomeni energetici sono collocati presso zone di anomalie magnetiche. Per esempio il monte Machu Picchu in Perù, che è un luogo sacro della tradizione religiosa degli Incas, è sede di una grossa anomalia magnetica.

È possibile valutare come i campi elettrici e magnetici possano influire sulla nostra fisiologia, senza avere grandi strumenti a disposizione: basta osservare come si posizionano gli animali domestici. Il gatto si mette sempre in concomitanza dei punti di alterazione elettromagnetica, invece il cane, come del resto l'uomo, viene disturbato dalla presenza di questi campi. Non a caso, dalla storia del nostro Medioevo, il gatto era ritenuto il succubo, cioè colui che attirava si di sé le energie negative; esso si pone nei punti energetici negativi per l'uomo. Studiando queste cose con strumenti di tipo fisico, si possono capire questioni che sembravano solo stranezze dettate da superstizione.

L’"antenna di Hartmann" è un filo metallico abbastanza spesso, a forma di gamma. Quando il rabdomante, o comunque la persona che usa quest'antenna, tenendola in posizione verticale, passa su una zona con delle alterazioni di tipo geopatogeno, tipo i nodi di Hartmann, si vede che questa antenna devia, si sposta. Prima si pensava che fosse il rabdomante che faceva spostare la bacchetta attraverso micromovimenti più o meno inconsci. Adesso invece sappiamo che si tratta di un fenomeno fisico. Questa antenna è uno strumento scientifico rudimentale, un microamperometro. Se in un luogo c'è un'alterazione di tipo geopatico, si produce nel cappio (che la fisica chiama spira) una corrente; la corrente percorre il nostro organismo che fa da antenna e si produce una forza elettromotrice che fa spostare il cappio. Molte cose che prima sembravano appannaggio di stregoni cominciano ad avere una spiegazione scientifica. Il fenomeno avveniva anche prima, l'antenna è sempre oscillata, ma in passato avevamo una falsa interpretazione del fatto, non la consideravamo dal punto di vista della fisica.

Non pensate che, siccome sono un fisico, vi dica che con la fisica si spiega tutto. Questo non è vero. Ci sono forme di energia che non sono ancora state studiate. Ad esempio conosciamo poco o nulla dell'energia gravitazionale. Noi tutti siamo immersi in un campo di gravità; qualsiasi cosa prendiamo in mano, cade, ma questo fatto non è ancora stato studiato adeguatamente. Ad esempio si è studiato come ruotano i pianeti, ma perché lo facciano non è ancora ben chiaro.

Presso certe culture vengono usati oggetti particolari che si ritengono dotati di speciali poteri. Per quanto riguarda i contenitori di forma piramidale, si è constatato che, nel punto situato ai due terzi dell'altezza partendo dal basso, ci sono delle variazioni di energia. Oggetti o tessuti biologici collocati in quella posizione, in particolari condizioni sperimentali, si disidratano senza ammuffire. Questo porta un grande stimolo alla ricerca, ad esempio, riguardo a quegli strani strumenti che usano gli sciamani, che hanno forme particolari e si dice siano in grado di concentrare o disperdere energie, probabilmente di tipo gravitazionale.

Consideriamo il DNA; esso è formato da due molecole avvolte a spirale. Dal punto di vista fisico, le due eliche possono essere considerate come le due piastre di un condensatore elettrico, cioè un qualcosa che è in grado di caricarsi di energia e di ri-emetterla. Quindi lo stesso DNA di cui siamo costituiti, la centrale informativa del nostro organismo, è in grado di ricevere energia e ri-emetterla. Ci sono studiosi, fra cui cito il professor Popp di Stoccarda, che hanno affrontato questo problema, dimostrando come il DNA sia in grado di governare il funzionamento del nostro organismo inviando segnali elettromagnetici.

Si comprende come alcune energie esterne, quali il campo magnetico terrestre, riescano ad influenzare il nostro organismo nel suo intimo, addirittura nel DNA. Naturalmente il nostro corpo è in grado di proteggersi, ossia di assorbire solo le lunghezze d'onda che a lui vanno bene, che non gli sono troppo dannose.

Hadley ha proposto l’ipotesi della cosiddetta finestra ottica, secondo la quale ogni organismo è in grado di assorbire soltanto una banda di frequenze energetiche standard, che di solito è sovrapponibile alla banda ottica. Secondo lo studioso, a seconda delle circostanze, questa banda di assorbimento di energia può essere resa più stretta o più ampia. Nella pranoterapia, in cui un individuo riversa sull'altro la propria energia elettromagnetico, sembrerebbe che l'azione svolta dal terapeuta sia quella di allargare o restringere la banda di assorbimento del paziente.

Abbiamo visto che il nostro organismo interagisce con le energie che lo circondano. Come possiamo fare in modo che questi discorsi siano apprezzati e capiti in campo medico? A questo scopo ci viene in aiuto la disciplina dell’agopuntura che ha dato del nostro organismo una raffinata descrizione di tipo energetico. Il nostro organismo viene suddiviso in 12 sottosistemi, che sono i meridiani, e in vari altri sottosistemi minori; all’interno di essi vengono individuate piccole zone di particolare risonanza che sono i punti. Abbiamo oggi apparecchiature in grado di misurare la quantità di energia dei meridiani e dei punti e di individuarne le particolari caratteristiche elettriche.

Alcuni studiosi sono riusciti addirittura a fotografarli.

Questi punti possono essere considerati come i pori elettromagnetici del nostro organismo; se un meridiano di agopuntura è particolarmente carico, questi punti si aprono come se fossero valvole e scaricano l'energia all'esterno. Quando fungono da valvole di scarico e buttano fuori energia, i punti appaiono in fotografia come minuscoli crateri in eruzione di 1,5 millimetri di diametro. Attraverso le misurazioni è possibile evidenziare quali sono i meridiani che vanno fuori da un range di normalità.

Sono stati effettuati degli studi sull'influenza dei campi elettrici sulle cellule. Se mettiamo dei campioni di cellule tra due piastre, una con carica positiva, una negativa, Si vede che tutte le cellule si polarizzano, quelle con carica meno vanno verso la piastra positiva e viceversa. Quando le cellule sono polarizzate bene, si appiccicano bene le une alle altre e riescono a parlarsi, cioè a scambiarsi delle informazioni. Le cellule malate, invece, vengono escluse perché non riescono più ad attaccarsi alle altre. Quindi se viviamo in un ambiente sano anche dal punto di vista elettrico, abbiamo anche dei sistemi di protezione.

L'ultimo argomento che affronto riguarda l'acqua, visto che siamo in una stazione termale. L’acqua è sempre H2O, ma le molecole possono attaccarsi l'una all'altra fino a formare i cosiddetti cluster, cioè delle cavità risonanti; praticamente si chiudono e formano un specie di scatola che è in grado di intrappolare energia elettromagnetica. Pur avendo la stessa formula chimica, i diversi tipi di acqua producono immagini elettromagnetiche diverse. Ciò significa che le varie acque sono sempre alimentari, ma sono in grado di comunicare qualità e quantità di energia diversa, e questo fornisce una nuova chiave di interpretazione per l’idrologia medica. Per comprendere l’effetto di un’acqua non bisogna limitarsi all’analisi chimica dei sali disciolti, ma bisogna andare oltre e ricercare le caratteristiche di ordine elettromagnetico. L’acqua di Lourdes appare molto energetica perché emette range di energia che corrispondono alla nostra finestra ottica. Ci interessano le energie che siamo in grado di assorbire.

Questa mia relazione è stata forse un po' confusa e questo mi fa venire in mente la bontà del disordine. Vorrei concludere dicendo che bisogna sempre essere curiosi ed io l'ho imparato nei miei studi accademici. Prima ho fatto ingegneria, poi fisica ed ho sperimentato una differenza tra le due impostazioni: quando l'ingegnere affronta un problema, studia e fa il possibile per risolverlo; invece il fisico, prima di rompersi la testa, osserva il problema sotto angolazioni diverse e si chiede quale sia l'angolazione secondo la quale è più facile risolvere il problema risolvere; questo per me è un approccio intelligente. Credo che sia fondamentale diffondere la curiosità scientifica. Spesso la presunzione delle università, con l'idea di sapere, misurare e dare per scontata la limitatezza di quello che esiste intorno, è proprio ciò che ferma il progresso scientifico e la ricerca. Spero di aver creato almeno del disordine in voi.

Discussione ed esperienze a confronto

Mario Betti

L’intervento di Serrano è stato molto stimolante. Uno degli scopi del nostro convegno è proprio quello di riportare in ambito scientifico tutta una serie di conoscenze che provengono dall'antichità. Con autori come Fritjof Capra e altri scienziati ci stiamo aprendo verso prospettive nuove, più ampie, che ci permettono di recuperare e di vedere sotto altri aspetti tutta una serie di fenomeni che finora erano considerati estranei alla scienza. Occorre ricondurre nell’ambito della cultura scientifica tutta una serie di pratiche, di metodiche, di tecniche che meritano di essere studiate e valutate in maniera più rigorosa.

Nello stesso tempo è importante recuperare tutta una serie di spazi culturali e di dialoghi con varie culture, religioni e tradizioni, in modo da aprire alla scienza nuovi orizzonti di comprensione. Studi di questo genere sono molto importanti; abbiamo visto quelli di Serrano, vedremo quelli di Caddeo; ci sono le ricerche sull'Olotester di Nitamo Montecucco e altri studiosi avranno poi modo di presentare i loro lavori.

Al termine di questa sessione pomeridiana si svolgerà a Villa Ada uno workshop che verrà condotto da me insieme con due discepoli di Lama Gangchen, Dario Tesoroni e Nicoletta Sauro. Con loro abbiamo portato avanti, nel corso di questi mesi, un lavoro interessante, direi pionieristico, di formazione professionale rivolta ad operatori della USL. L’obiettivo è quello di valutare la possibilità di applicare le tecniche di autoguarigione tibetane di Lama Gangchen e di studiarne gli effetti terapeutici sulle malattie mentali. Anche qui abbiamo un incontro fra un'antica tradizione spirituale ed un approccio scientifico. Prima di arrivare all’applicazione terapeutica è necessario un lavoro di formazione rivolto agli operatori. Di questo parleremo nel workshop. Verrà presentata una tecnica, il Tai Qi - Ngalso, che scaturisce dalla sintesi di due antichi lignaggi, uno tibetano e uno cinese, operata da Lama Gangchen.

L'ultimo appuntamento, previsto per stasera, sarà con Satyamo Hernandez, un regista americano, ideatore della voice-therapy, che utilizza le tecniche teatrali per realizzare un percorso di conoscenza e di evoluzione interiore. Io ho sempre odiato il teatro perché lo vedevo come una finzione, come una recitazione che allontana dall'autenticità; se siamo costretti tutti i giorni a recitare dei ruoli, perchè dovremmo anche recitare in teatro? Eppure, grazie soprattutto alle esperienze compiute con Satyamo, sono riuscito ad avvicinarmi all'esperienza teatrale con occhi diversi e a trovare nella teatro-terapia importanti valenze di ordine psicoterapico e formativo. Praticamente ho scoperto che il vero lavoro dell'attore è imparare a non recitare, e quindi a liberarsi dai condizionamenti delle varie sub-personalità. E’ una proposta molto interessante.

Passo ora la parola al dott. Montecucco.

Nitamo Montecucco

Vi do il benvenuto a Bagni di Lucca e al Villaggio Globale.

Il Villaggio Globale è il frutto di una ricerca, quella che l'ingegner Serrano chiamava curiosità scientifica, che non è solo scientifica ma anche interiore. C'è una scienza della materia e c'è una scienza dello spirito. Persone diverse, che hanno esplorato aree di confine nel campo della conoscenza e che sono andati a scoprire nuovi spazi di esperienza, finalmente hanno deciso di creare un punto di riferimento e di cooperazione: il Villaggio Globale.

Il Villaggio Globale vuole essere un punto di riunione di tante scuole, tante famiglie, tante scienze, tante opinioni, tante vie spirituali, proprio perché noi in questo momento storico ci stiamo affacciando ad una nuova epoca. Nella storia dell’umanità non abbiamo mai avuto un pianeta unito, anzi la storia è fatta soprattutto di conflitti e di guerre. Chi vinceva acquisiva territori sempre più vasti che poi si disgregavano e venivano riacquisiti da altri popoli, da altre religioni, da altri imperatori o reggenti; quindi le vicissitudini storiche sono state finora un succedersi di frammentazioni e di sporadiche riunioni. Ora, per la prima volta nella storia, l'essere umano ha una grande opportunità, quella di diventare cittadino del pianeta, cioè di costruire una civiltà che sia realmente planetaria. Questo comporta una serie di aperture incredibili; fino a pochi anni fa una persona nasceva in un luogo e si identificava totalmente con la sua cultura, con la sua lingua, con la sua religione. Adesso è in atto un processo che chiamiamo di globalizzazione e che porta alla fusione di mercati, di lingue, di religioni, di idee. Ci troviamo perciò in un momento di estremo caos. Dobbiamo fare fronte ad un'enorme quantità di informazioni diverse e talora contraddittorie, a volte positive a volte negative. Prima avevamo un'unica religione o un unico maestro, ora abbiamo infiniti maestri, infiniti guru, alcuni buoni altri meno buoni; prima c'era solo la medicina che ci passava la nostra cultura, ora abbiamo infinite medicine, alcune buone e alcune meno buone; così avviene per le filosofie ed i linguaggi. Ci dobbiamo confrontare con una miriade di esperienze umane, religiose e spirituali. Anche all'interno delle religioni cosiddette istituzionali abbiamo sia esperienze autentiche che esperienze false e svuotate del vero senso della spiritualità. In questo momento è importante riunire gli aspetti migliori di tutte queste esperienze e trovare dei punti di riferimento comuni.

In questo convegno il confronto avviene all'interno della classe medica e psichiatrica più evoluta, quella che più si apre a nuovi confini, a nuove ricerche, a nuove esperienze. E’ un convegno inusuale per la psichiatria. Il titolo è "Le vie comuni all'estasi". Notate la sincronicità: il 13 di maggio del '78 veniva varata la legge 180, conosciuta anche come legge Basaglia, che portò alla chiusura degli ospedali psichiatrici. Vent'anni dopo ci troviamo qui a rifondare un momento nuovo della storia della psichiatria italiana e internazionale - sono pochissime nel mondo le iniziative di questo tipo - una psichiatria aperta a nuovi campi di indagine.

Come mai la psichiatria è interessata all'estasi? Il malato psichiatrico è considerato spesso come un sottoprodotto, un elemento marginale della società, che non riesce ad arrivare al livello della normalità e che soffre di atroci disagi; che cosa c'entra con l'estasi, che viene invece vista come un'elevazione al di sopra della normalità? Il santo è colui che va più avanti della persona normale, va più avanti anche del saggio ed entra in contatto con il divino, attraversa esperienze molto elevate.

La nostra convinzione è che alla base del disagio psichico ci sia un arresto dell'evoluzione interiore. Forse si ammalano quelle persone che, essendo più sensibili, non hanno trovato nella nostra società adeguati canali per sostenere la loro interiorità ed il loro sviluppo spirituale. Forse queste persone avrebbero particolare bisogno di una comunicazione più sottile, più empatica, più umana; forse esse hanno meno strumenti di linguaggio e meno forza egoica, e sono perciò più soggette a subire il confronto col mondo che non ad adattarsi.

Prima il dott. Betti parlava di adattamento alla società inteso come recitazione. Visto che stiamo giocando in una società e ognuno si veste e si maschera in un certo modo per apparire agli altri secondo una certa logica, perché mai poi dovremmo fare teatro e ri-mascherarci una seconda volta? Sarebbe una vera confusione: individui mascherati che giocano in maschera! Invece una persona che non ha questa elasticità, che non riesce mascherarsi, resta in qualche maniera più integro ma più suscettibile di essere ferito; quindi diventa un malato che non riesce più trovare un adattamento ed un equilibrio. Eppure potrebbe ottenere grandi risultati se solo riuscisse a riprendere la sua evoluzione naturale, a sviluppare le sue potenzialità interiori. Noi parliamo di cammino spirituale come fosse una meta eccezionale, ma a volte la spiritualità è semplicemente il poter condividere la bellezza di un momento, di un fiore, di un gesto; non è l'andare chissà dove nel mondo. Spiritualità è saper cogliere l’istante, è penetrare profondamente nel presente e sentire che è degno di essere vissuto, è percepire che forse il divino non è solo lassù (che poi viene sempre contrapposto al "laggiù", cioè al demonio) ma è una presenza che circonda le cose.

Consideriamo il più celebre dei nostri mistici, San Francesco, patrono dell'intera Italia: egli può essere definito e analizzato come un soggetto psichiatrico, come vi spiegherà il dott. Betti. Tanti nel mondo sono stati definiti pazzi e poi sono stati riscoperti come dei mistici; il confine è veramente sottile. Pensiamo a tante storie di repressioni, dallo stesso Gesù, a Mansur, a Pitagora; grandi mistici vennero massacrati dalla società a loro contemporanea perché apparivano troppo diversi, perché non si erano inseriti o addirittura mettevano in gioco i valori della società stessa.

Noi in questo momento ci troviamo in una situazione difficile, perché non abbiamo gli strumenti per valutare ciò che è la verità. Che cos'è la verità? Ciò che è vero per me? Può anche darsi, ma magari in un certo momento della mia vita anche un ciarlatano che mi ipnotizza può farmi credere che io sto bene, o, se non so cosa c'è di più importante, anche una medicina ufficiale mi può convincere di essere la migliore medicina.

Dobbiamo formare un circolo di ricercatori che attraverso un metodo, il metodo del dialogo e della retta conoscenza come dicono i buddisti, cerca di interpretare i dati della realtà confrontandoli tra loro ed, evitando ogni presa di posizione aprioristica, cerca di vedere cosa può essere utile per noi e per coloro che intorno a noi soffrono di più.

Attraverso forme dinamiche di meditazione può essere indotto uno stato di squilibrio emotivo che sfocia in un’esperienza di catarsi e di crescita interiore. Mi ricordo un avvenimento accaduto circa 20 anni fa, in occasione di un festival della meditazione tenuto al centro civico di Pordenone, dove avevo tenuto una conferenza sulla meditazione e sui suoi effetti terapeutici. C’erano state molte domande, una grandissima attenzione, e un gruppo mi aveva chiesto di fare un’esperienza diretta e coinvolgente. Decisi di far loro sperimentare la meditazione dinamica, cioè la tecnica del caos e della follia per eccellenza. Essa si basa su una respirazione intensa e caotica, della durata di circa quindici minuti, che produce uno stato di leggera confusione mentale. Con l’iperventilazione viene a mancare il controllo inibitorio esercitato dalla corteccia cerebrale sui centri sottocorticali. In questo modo possono emergere in modo violento emozioni represse. L’intera tecnica dura in totale un’ora e conduce ad uno stadio finale di profonda meditazione, cioè di silenzio interiore.

In pratica, si prende un sistema, si destabilizza e si porta verso una condizione di caos. Ciò consente di vivere una fase liberatoria e catartica. Nella nostra società, se io mi mettessi qui a urlare, mi prenderebbero per un matto. Con questa tecnica si crea uno spazio protetto in cui le persone sono invitate ad esprimere per quindici minuti le loro emozioni e le loro pulsioni; possono piangere, ridere, urlare, arrabbiarsi, picchiare per terra i pugni o i piedi, lasciare emergere quegli stati emotivi che per lungo tempo hanno trattenuto. In quei quindici minuti si può assistere ad una serie di manifestazioni psicopatologiche. C'è chi urla, chi si rinchiude in sé, chi piange disperatamente, chi diventa come un bambino, chi va in depressione, chi diventa autistico. Sembrano tutti matti. Ma la cosa importante è che dopo questa fase di squilibrio subentra una fase di ri-equilibrio e di grande rilassamento. La persona, sempre ad occhi chiusi, viene invitata ad entrare in contatto con la sua parte profonda, col proprio cuore, col proprio respiro, col proprio silenzio. Si vedono i volti delle persone che improvvisamente si trasfigurano, trovano una loro bellezza, una loro pace interna molto più profonda di quella iniziale.

Tutti noi abbiamo dentro queste energie represse e pronte ad emergere. Un paziente psichiatrico può essere una persona che non riesce a sopportare queste emozioni e queste pulsioni, non riesce a controllarle, e quindi ogni tanto esplode.

La psicologia transpersonale è nata molti anni fa ad opera di un gruppo di psicologi e psichiatri tra cui un italiano, Assagioli, e celebri studiosi come Maslow e Grof. Secondo questa prospettiva l'essere umano possiede potenzialità che vanno al di là dello stato di coscienza ordinaria e della personalità esteriore. Egli può ampliare il proprio stato di coscienza e realizzare livelli di esperienza transpersonale. Questi stadi transpersonali possono essere considerati come dimensioni spirituali o sacre. Questo tipo di psicologia, soprattutto in America dove si è sviluppata per prima, ha dato risultati di enorme portata, per cui si sono viste le vecchie scuole, ad esempio di psicologia junghiana, trasformarsi in scuole di psicologia transpersonale, o le scuole di lavoro sul corpo diventare transpersonali. Per esempio, Lowen, discepolo di Reich, aveva iniziato con tecniche analoghe a quelle che vi ho appena descritto, cioè basate sul concetto della catarsi, sulla liberazione delle emozioni trattenute. Dopo quindici anni di lavoro, ha scritto "Il corpo e la spiritualità", perché si è accorto che le persone, liberando questi impulsi trattenuti, ritrovavano qualcosa di molto più profondo che non semplicemente un equilibrio psicosomatico: ritrovavano se stessi ed un senso più autentico della vita.

In questo momento, in cui anche l'intero pianeta sta subendo una fase di dissesto e di caos, noi dobbiamo riunire queste conoscenze; abbiamo proposto di creare qui a Bagni di Lucca, a Villa Demidoff, un centro di documentazione e ricerca, dove le ricerche olistiche in ogni ambito dell'esperienza umana possano essere conservate e catalogate. In questo modo psicologi, medici e psichiatri possono comunicare le loro idee e le loro esperienze cliniche, oppure possono richiedere informazioni sui trattamenti effettuati in altre parti del mondo.

Abbiamo intenzione di riproporre questo incontro nella primavera del 2000, in modo da avere il tempo per approfondire la riflessione, raccogliere la documentazione e ritrovarci, dopo due anni, con una serie di dati più consistenti in mano. Le sperimentazioni proposte da Serrano, da Caddeo, che sarà qui domani, da Margnelli e le mie con l'Olotester, possono ridare una maggiore dignità e umanità alla ricerca scientifica. Possiamo, in questo modo, imprimere un'accelerazione, far compiere un passo in avanti alla coscienza medica e in particolare a quella psichiatrica. Credo che ormai i tempi siano maturi. Questo processo di globalizzazione in tutto il mondo procede da sé; in Italia girano sciamani provenienti da tutto il modo, lama tibetani, come Lama Gangchen che sarà qui presente domani. Purtroppo girano anche finti sciamani, finti maestri e finti medici. Perciò dobbiamo raccogliere il meglio di ciò che è disponibile sul mercato e confrontare le nostre esperienze. La ricchezza di questo momento storico è unica. Al di là della turbolenza di questa fine-millennio, con i suoi inquinamenti ed i suoi stress, cerchiamo di cogliere l’opportunità storica e di diventare operatori di un processo di miglioramento della qualità scientifica, medica e umana in generale.

Mario Betti

Nitamo mi ha invitato a parlare della psicopatologia di San Francesco d'Assisi. Può sembrare una battuta, ma lo è solo in parte.

Immaginiamoci oggi un giovane che con i comportamenti che ebbe San Francesco prima di diventare santo: dà scandalo su pubblica piazza, si ribella alle imposizioni del padre, vuole dare tutte le sue ricchezze agli altri senza tenere niente per sé; poi comincia a fare strani discorsi, dice di sentire la voce di Gesù che gli parla. Già a questo punto ci sarebbero una serie di elementi per cui un medico o uno psichiatra, chiamato ad intervenire dalle autorità, potrebbe formulare con facilità una diagnosi. Abbiamo innanzitutto i disturbi del comportamento, cioè atteggiamenti non congrui con le regole conformistiche della società; inoltre questa persona "sente le voci", presenta cioè allucinazioni uditive; poi esprime idee di rinnovamento così abissale che possono essere interpretate come un delirio: si può parlare, in questi casi, di deliri mistici, di deliri di grandezza o di rinnovamento. Ebbene, in base a tutti questi segni, non ci sarebbe nulla di scandaloso se questo giovane venisse preso e curato di forza. Se si ribella c'è sempre l'istituto del TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, a cui spesso si fa ricorso quando non si sa convincere la persona; poi c'è la terapia con neurolettici, farmaci che ottundono e sedano. In genere i buoni risultati si ottengono, nel senso che il delirio si attenua, le allucinazioni scompaiono e il soggetto viene reintegrato, ben confezionato, nel suo contesto sociale.

Nulla vieta di pensare che molte persone, che esprimono in maniera un po' caotica e dirompente le loro potenzialità spirituali o evolutive, vengano curate e ricondotte sistematicamente alla norma (intesa come normalità statistica). Anche un Francesco potrebbe ritornare a fare il bravo figlio ed il mercante di stoffe più o meno frustrato e questo sarebbe considerato un grosso successo terapeutico. Con questo non voglio banalizzare il problema della malattia mentale. E’ chiaro che c'è tanta sofferenza, c'è bisogno di portare aiuto, e non tutti i casi vanno visti come un San Francesco represso. Però teniamo sempre conto di questo: quante potenzialità evolutive vengono represse sulla base di un imperante conformismo che condiziona il nostro operare!

Dobbiamo uscire da una concezione troppo ristretta della psichiatria, per scoprire gli aspetti evolutivi del soggetto. Il progetto terapeutico deve aprirsi non soltanto all’esistenza nel mondo esterno, ma anche all'esistenza interiore; le potenzialità evolutive della persona devono essere rispettate e possibilmente sostenute. Questa è un po' la scommessa di un nuovo salto di livello per aiutare le persone che soffrono, ma anche per aiutare tutti noi.

Abbiamo ancora un po' di tempo a disposizione per alcune domande.

Alessandro Guidi

Volevo fare qualche precisazione, in quanto sono uno psichiatra anch'io e mi sento tirato in causa. Premetto il fatto che questo effetto "normalizzante", tra virgolette, c'è sempre stato ed è difficile da togliere, tant'è che anche il buon Francesco dovette andare dal Papa a giustificarsi di ciò che diceva e faceva, e fra il diventare santo e l'essere bruciato in piazza il passo all'epoca era breve. Detto questo, credo che nella psicosi in modo particolare ci sia una grossa quota di sofferenza, in cui la creatività ci può essere ma è difficile che venga espressa. Il cliché del pazzo che, nella sua pazzia riesce a fare grandi cose, a scrivere, a fare i quadri o le sculture, è appunto un cliché; sono casi estremamente rari, è una minoranza piccola in confronto a quelli che dalla psicosi ottengono solo una coartazione, un chiudersi in se stessi, una gabbia da cui non riescono ad uscire. In questo senso sono d'accordo che il compito dello psichiatra non è quello di chiudere in gabbia ancora di più quel poco di creatività che nello psicotico ci può essere, ma al contrario - e qui si apre il grosso campo della psicoterapia che ha fatto dei passi enormi - di aiutare lo psicotico ad esprimere, a ritrovare quella creatività che ha dentro di sé e non riesce a tirare fuori. Oggi, nel 1998, a fronte di medici che ancora si fanno carico delle istanze normalizzanti della società, c'è una larga fetta di psichiatri che invece cercano di dare dignità e libertà di espressione a chi sta male. Di questo non possiamo non tenere conto.

Mario Betti

È vero, sono perfettamente d'accordo che la maggior parte dei pazienti con disturbi mentali sono coartati, fermi, stagnanti. Mi viene in mente Laing, che diceva che la società attuale non reprime l'individuo solo dal punto di vista delle pulsioni sessuali o aggressive, ma reprime l'individuo dal punto di vista delle sue potenzialità spirituali.

Mettiamo che un paziente non ce la faccia a realizzare la sua vita secondo il modello imposto dalla società attuale. Ad un certo momento si rompono dei meccanismi di equilibrio interiore. La rottura può essere la condizione necessaria per realizzare un nuovo modo di essere, ma questa possibilità viene impedita dalle convenzioni sociali. Nelle antiche culture religiose o sciamaniche, questo cammino era previsto. Mi ricordo Nadia Stepanova, che nei suoi seminari, raccontava tutte le sofferenze che ha attraversato. E’ stata portata da vari medici e psichiatri, è stata curata in tutti i modi perché lei rifiutava la sua vocazione sciamanica. Questo rifiuto era dettato da un condizionamenti familiari e sociali. Erano gli anni dello stalinismo e le pratiche sciamaniche erano oggetto di persecuzione. Solo accettando questa sua vocazione e iniziando il suo percorso sacro, è riuscita a guarire dalla malattie e a diventare una persona che dà un grande contributo alla sua popolazione. Del resto, senza pensare alla malattia sciamanica, che è stata abbastanza studiata, nella nostra cultura c'è il fenomeno della malattia creativa. Molti grandi pensatori e scienziati hanno attraversato un periodo di gravi malattie, spesso con caratteristiche psicotiche o depressive. Si ricordi la depressione ansiosa di Freud, la psicosi delirante e allucinatoria di Jung. Si possono anche ricordare autori come Nietzsche o Schopenauer. Ellenberger propone uno studio accuratissimo nel suo lavoro sulla scoperta dell'inconscio. Egli porta l’esempio di personaggi che sono riusciti a superare la loro fase critica in maniera costruttiva. Questo è l'invito e la sfida di questo convegno? Perché, anziché pensare a come sopprimere i sintomi, non si ricerca di capire quale significato essi rivestono per il potenziale evolutivo della persona? Perché non ci chiediamo con quali strumenti possiamo trasmutare i sintomi in una nuova visione del mondo e in un nuovo modo di essere?

Congressista

Vorrei sapere dal prof. Serrano qual è l’ordine di grandezza dei reticoli di Hartmann e come si fa per evidenziare la loro presenza.

Sergio Serrano

Invece per quanto riguarda i reticoli di Hartmann, la distanza tra una linea e l'altra va nell'ordine di una decina di metri. A volte si restringono e a volte si amplificano, però i lati di questi quadrati rimangono nell'ordine della decina di metri. Sono onde geostatiche, cioè campi molto simili ai campi magnetici statici, li possiamo immaginare simili alle linee del campo magnetico terrestre. Nella tradizione per rilevarli si usava quella famosa antenna che abbiamo visto prima; se invece vogliamo effettuare misure più accurate, si usa un microamperometro con un anello che funge da spira; praticamente abbiamo un solenoide, una bobina con tantissimi avvolgimenti a cui è collegato un microamperometro che capta le differenze di energia. L’energia è molto bassa, dell’ordine di microvolt o microampére. Noi siamo sensibili a quantità di energia infinitesima. Popp ha misurato la quantità di energia elettromagnetica emessa dal nostro organismo con uno strumento che si chiama fotomoltiplicatore. Ebbene, la quantità di energia che noi emettiamo, la luce di questi biofotoni, equivale alla luce di una candela posta a 5 km di distanza, quindi bassissima, dell’ordine di milionesimi di watt. Questi studi sono stati fatti solo recentemente con l'avvento dei calcolatori che consentono di ottenere amplificazioni ed elaborazioni matematiche, perché è praticamente impossibile utilizzare strumenti ottici. Il fenomeno esiste perché si verifica, ma le scienze accademiche, finché non riescono a misurarlo secondo una delle metodiche ufficiali, non pongono in dubbio che il fatto accada, ma lo considerano solo "un qualcosa che accade" e non un fenomeno scientifico.

Congressista

Vorrei fare due domande a Nitamo. Ho trovato interessante l’idea che la persona che soffre di disagio psichico sia una persona particolarmente vulnerabile, che non è riuscita ad evolversi secondo le sue potenzialità. Spesso però l’intervento sul contesto familiare, anche allontanando il paziente per un certo periodo, può essere determinante ai fini terapeutici. Allora qual è la causa? E’ l'ambiente o è la vulnerabilità della persona?

E vengo alla seconda domanda. Se si parte dall’idea che l'individuo è unico e irripetibile, può darsi che certe istanze personali, ad esempio l’esigenza di non subire condizionamenti, siano talmente grosse che l'impatto con l'ambiente e con le sue regole diventa inaccettabile.

Nitamo Montecucco

Non esiste un unico modello e un'unica modalità. C'è sempre una multifattorialità all’origine di una malattia o di un disagio. Quindi è possibile intervenire su diversi fattori: ambientali, fisici, alimentari, culturali, eccetera. Rosalba Terranova Cecchini ha studiato l’insorgenza di disturbi psichici in persone che si spostavano da un contesto culturale africano ad uno milanese. Questo cambiamento di ambiente può produrre un trauma grave in alcuni e non in altri. È chiaro che c'è una grande varianza nella struttura della personalità e nelle capacità di adattamento. In un determinato caso possiamo avere ampi margini di intervento per ottenere il cambiamento, in altri casi questi margini appaiono limitati. Un soggetto può manifestare bisogni affettivi e relazionali minimi, oppure estremamente profondi. L'intervento sul contesto sociale, che tende modificare la famiglia, la scuola o l'ambiente lavorativo può essere un altro fattore di fondamentale importanza.

Il modello di cui parlavo prima è un modello che Grof ed altri psichiatri hanno già creato in America da una quindicina di anni. In America addirittura c'è un network "per le emergenze spirituali", dove si mostra come una serie di crisi evolutive, come era capitato alla Stepanova nel suo percorso per diventare sciamana, sono comuni a moltissime persone di diverse culture. Laddove il contesto socioculturale offre un sostegno, attraverso la figura uno sciamano o un maestro, la crisi viene integrata. Nel caso di Jung la personalità interiore era così forte che ha potuto sostenere l'impatto di un periodo di grande drammaticità visionaria e allucinatoria e integrare tutte le informazioni dell'inconscio in maniera estremamente creativa. Una persona che non possiede un io così ben strutturato deve essere aiutata a livello medico, però nell'ottica di ricreare qualcosa che gli permetta di andare avanti. Non bisogna limitarsi a considerare gli aspetti patologici, ma bisogna cercare nell'anima, nella coscienza della persona, nella struttura della sua identità quei fattori che l'hanno indebolito; ha senso allora sostenerlo in diverse maniere, anche attraverso sostanze farmacologiche che possano bilanciarlo e aiutarlo nei momenti difficili. E’ una maggiore apertura e consapevolezza dei processi evolutivi umani che deve essere applicata.

Remigio Raimondi

Vorrei aggiungere alcune considerazioni alla domanda della signora quando dice: "ho un'esigenza di libertà che non mi viene valutata, perché non è misurabile". E’ come inserire una persona in una struttura chiusa e pensare di fare riabilitazione. Questo è il rischio attuale della Psichiatria: riabilitare non si sa bene a che cosa, in un luogo artificioso. È come quando abbiamo creato gli zoo! Si mette una persona in gabbia e poi la si addestra ad esibirsi, non a trovare la sua dimensione. Dico sempre ai miei colleghi che la riabilitazione è una finzione: si insegna alle persone a rassettare, a cucinare, a mangiare in un luogo artificiale, poi si invia a casa sua un educatore o un assistente domiciliare che gli prepara da mangiare. I tempi di emancipazione ed autonomia non ci saranno mai. La logica è che "questa persona non è in grado di", per cui mi sento autorizzato a giudicare con i miei parametri e penso che questa sia la mia funzione sociale. Si perde così l'aspetto della reciprocità, cioè la capacità di osservare l'altro e capire la sua dimensione, che può dare una connotazione diversa al mio essere una persona capace di aiutare. Quando nel mio intervento parlavo di "orientatore orientato", di "guida guidata", intendevo questo: se io ho delle risorse, le metto a disposizione nella misura in cui l'altro è capace di offrire reciprocità, di essere paritario. Mi sono sempre chiesto una cosa: io voglio sapere tutto, anche i problemi più intimi di un paziente, ma nel momento in cui egli dovesse chiedere i miei, come gli risponderei? È un rapporto impari, artificioso; io voglio sapere della sua sessualità, e se lui mi chiede della mia? Così non è una relazione, è una finzione.

Alfredo Ancora

E’ doveroso fare una chiarificazione sullo sciamanesimo. La differenza fondamentale tra noi, tecnici della sofferenza, e gli sciamani, è rappresentata dal contesto culturale. Gli sciamani, almeno quelli con cui ho lavorato io in Siberia, sono inseriti in un sistema religioso molto preciso. Ricerchiamo pure le analogie con gli sciamani ma teniamo presenti anche le differenze che sono moltissime.

Sergio Serrano

Vorrei riferire un'esperienza personale illuminante. Vado da parecchi anni in Perù. Sono professore presso l’Università di Ucayali, dove faccio dei discorsi simili a quello che ho fatto oggi, strutturati in un corso. Una volta c'era una riunione a cui sono stato invitato dal Senato accademico, e in quella sede sono stato definito uno "sciamano fine". All'inizio non ho capito e mi sono quasi offeso; poi mi sono fatto spiegare il discorso: significava che ero uno "sciamano tecnologico".

La mia cultura tecnica occidentale applicata al quel contesto faceva in modo che io venissi assimilato ad uno sciamano. Si trattava, in fondo, un complimento. Bisogna sempre valutare il contesto. Io che sono un fisico e ingegnere, lì ero addirittura uno sciamano, cioè una persona che porta delle verità che gli altri non conoscono. L'ultima cosa che pensavo era di poter essere considerato da loro uno sciamano.

Congressista

Vorrei sapere se un metodo semplice per misurare i nodi di Hartmann può essere quello di andare in giro con un telefonino o una radio.

Approfitto anche per fare una seconda domanda. Ultimamente ho conosciuto delle persone che seguono pazienti affetti da disturbi maniaco-depressivi; esse sostengono che negli Stati Uniti prevale la teoria della causa organica, secondo la quale si può benissimo tenere sotto controllo i sintomi e curare con gli psicofarmaci. Io ho sostenuto la tesi dello stile di vita, delle frustrazioni quotidiane, ma le ultime analisi della medicina ufficiale, secondo loro, escluderebbero qualsiasi patologia spirituale.

Sergio Serrano

Rispondo alla prima domanda. Il modo più semplice per rilevare i nodi geopatogeni in casa è quello di possedere o farsi prestare un gatto. Dove sta il gatto noi non dovremmo stare perché lui gradisce tutto ciò che è geopatogeno, ed è di sicuro più sensibile di una radiolina. E’ vero che una radio è sensibile all'energia elettromagnetica, e quindi me la rileva, ma non sempre quel tipo di energia è proprio quello che ci fa peggio. Invece il gatto si mette proprio nei posti peggiori. Chiaramente bisogna anche conoscere la situazione, perché magari il gatto si ferma su un punto del pavimento dove passa un tubo dell'acqua calda e dove può riscaldarsi. Il gatto è comunque un buon tester. Sarebbe anche interessante fare un olotester al gatto.

Mario Betti

Rispondo velocemente alla seconda domanda. Quello che oggi si sta affermando nella psichiatria è il modello multifattoriale e biopsicosociale, che viene accettato ormai da tutti.

Tuttavia si continua a scontare un certo riduzionismo biologico, anche per il condizionamento esercitato dalle case farmaceutiche che sponsorizzano ed enfatizzano la ricerca ed il trattamento farmacologico. Si pensi che alcuni ricercatori, partendo dal preconcetto che tutte le malattie siano guaribili solo con gli psicofarmaci, hanno coniato una nuova categoria diagnostica, quella dei malati non responder. In questo modo la mancata risposta agli psicofarmaci, anziché sollecitare la sperimentazione di altri tipi di trattamento, diventa essa stessa un’etichetta ed un marchio di inguaribilità. E’ facile capire i limiti ed i rischi di questa posizione.


PARTE SECONDA - RELIGIONI E SPIRITUALITÀ

Presentazione di Padre Thomas Matus
Di Patrizia D'Onofrio

Padre Thomas Matus è un monaco camaldolese.

La congregazione camaldolese appartiene all'ordine benedettino. Egli viene da Hollywood, quindi ha fatto molta strada per arrivare sino a noi; la sua vocazione, la sua chiamata spirituale è partita dalle letture di Paramahansa Yogananda, quindi inizialmente si era avvicinato alla "Self realization fellowship" in California; proseguendo nel suo cammino spirituale è entrato poi nella congregazione camaldolese della California. Proviene da un famiglia di genitori credenti ma senza una particolare appartenenza religiosa, per cui il cammino spirituale è stato tutto suo; si è sempre interessato di Buddismo, di Yoga e, dopo aver compiuto gli studi liceali ed universitari come musicista, è entrato nell'ordine camaldolese a New Camaldol in California, nel 1962. Dal 1967 vive nel monastero di Camaldoli, compie studi teologici, pubblica libri. E’ uno studioso storico dell'ordine camaldolese. Tutt’oggi sono in corso di pubblicazione testi su particolari aspetti o personaggi di questa congregazione. Ha perseguito un dottorato in storia delle religioni a New York, con una tesi su Yoga ed Esicasmo, in cui si parla delle tecniche yogiche e tantriche, facendo un parallelismo con quelle esicastiche. Attualmente insegna storia delle religioni presso l'Istituto Monastico del Pontificio Ateneo "Sant'Anselmo" che è l'università dei benedettini. Qui benedettini da tutto il mondo vengono a studiare: è un'università molto prestigiosa.

Un avvenimento importante per Padre Thomas è stato l’incontro con Padre Beda Griffith, un benedettino che operava presso un centro di cultura interreligiosa, l’Ashram di Shantivanan, in India. Padre Beda era sicuramente un maestro e con lui Padre Thomas si è formato ed ha vissuto un'esperienza di crescita spirituale.

L’estasi nelle tradizioni religiose
Di Padre Thomas Matus

Parlerò da monaco, cioè come uno che compie una particolare ricerca religiosa, consapevole che questa ricerca si svolge nella comunione del Cristianesimo e della Chiesa Cattolica, anche se ci sono forti legami umani e di sensibilità con espressioni spirituali di tipo monastico che si trovano in altre religioni, specialmente in India: pensiamo all'Induismo a al Buddismo nelle loro varie forme. Mi sento in comunione anche con questi fratelli e sorelle nel loro cammino spirituale, simile sotto alcuni aspetti al nostro.

Parlerò anche da storico delle religioni. La disciplina della storia delle religioni richiede una metodologia particolare. Si tratta di cogliere il fenomeno religioso in quanto religioso. La storia delle religioni si distingue quindi da una fenomenologia, anche storica, che mira a cogliere l'aspetto psicologico, si distingue cioè dalla psicologia delle religioni e dalla sociologia delle religioni. Si distingue anche da quei settori di storia religiosa che studiano la propria religione. Quindi non parlo da teologo o da storico del Cristianesimo, sebbene mi occupi anche di pezzi di storia legati all'ordine di San benedetto: parlo da storico delle religioni, al plurale, con uno sguardo inter-religioso. D'altra parte mi impegno anche nel dialogo inter-religioso che deve avere anch'esso un carattere religioso, cioè un atteggiamento di accoglienza, di attenzione all'altro, di rispetto assoluto dell'altro nella sua alterità; le differenze tra religioni vanno rispettate e studiate con un atteggiamento religioso, ossia di riverenza per il senso del sacro, per l'esperienza del sacro all'interno delle altre tradizioni. Per esempio, non è dialogo l'atteggiamento oggettivante di un cattolico che guarda agli altri non sotto il profilo religioso, ma sotto quello sociologico o filologico, e magari, mosso da fini polemici, si sforza di trovare gli altri in errore per poterli confutare. No: il mio approccio è storico e dialogante. Come insegnava il grande studioso Mircea Eliade di origine rumena, cerco di cogliere il fenomeno religioso in quanto religioso.

Il fenomeno religioso è il rapporto dell'essere umano e della collettività umana con il sacro. La parola e il concetto di sacro non vengono definiti in modo rigido; questa imprecisione semantica consente un'applicazione quanto mai ampia. Si studia l'uomo che ricerca il contatto col sacro: che cerca di conoscere il sacro e anche di fare il sacro. Sono due gli aspetti: conoscenza e sacrum facere, che diventa la parola sacrificium. Quindi l'attività religiosa comprende una ricerca di conoscenza e questo sacri - ficium che, come dice Sant'Agostino, è ogni opera che compie l'essere umano per entrare in comunione con il mistero, con Dio, con il divino.

In linea con il titolo di questo convegno, si mette a fuoco la nostra attenzione sugli sperimentatori del sacro. Uso questa parola come termine comprensivo degli sciamani, degli yogi, dei mistici di varia estrazione. Le loro esternazioni, ossia le loro espressioni letterarie, poetiche, artistiche e gestuali, sono espressioni di un'esperienza in sé incomunicabile. In realtà ogni esperienza è di per sé incomunicabile, perché è l'esperienza di quella persona e non di un’altra. Possiamo comunicarla ad altri in modo approssimativo attraverso le parole; spesso è necessario abbandonare il concetto per usare il simbolo. Possiamo cogliere l'analogia fra le esperienze attraverso il linguaggio simbolico e soprattutto quello gestuale. Sottolineo il termine analogia. L'uso dell’analogia consente un dialogo senza riduzionismi, né psicologici, né teologici. Il riduzionismo teologico sostiene che dice che non c'è alcuna cosa in comune fra religioni diverse; è una posizione spesso adottata da una certa teologia che esclude il momento del dialogo. L'altro riduzionismo, quello psicologico, sostiene invece che tutte le esperienze sono uguali, che non ci sono differenze. Si tratta di due posizioni estreme, due interpretazioni errate che non consentono di comprendere la natura di queste esperienze.

Passiamo a considerare le analogie. Il linguaggio degli sperimentatori del sacro è sempre simbolico, non nega il concetto ma cerca di andare oltre il concetto. Il linguaggio dei simboli parla attraverso il mezzo della connaturalità, un termine classico che si trova anche nel Medioevo. Il tema della connaturalità è stata ripreso anche da alcune correnti psicologiche, soprattutto da quelle junghiane. Abbiamo quindi linguaggio simbolico, non concettuale e spesso paradossale, il quale può essere letterario o artistico (un testo, un dipinto, una scultura o una musica), ma può essere anche gestuale. Il linguaggio di San Francesco, che ha scritto anche poesie, era principalmente gestuale: spogliarsi in piazza, andare a contemplare il crocefisso, predicare agli uccelli, eccetera. Sono gesti che si ritrovano in tutte le religioni, gesti che sono sempre una rottura delle convenzioni della società, ma con un contenuto evidente di carattere religioso. Non basta semplicemente rompere i costumi e le convenzioni, ci deve essere una comunicazione, e i mistici, questi sperimentatori del sacro, cercano di comunicare qualcosa della propria esperienza attraverso i gesti. Un’altra caratteristica è il paradosso: abbiamo un linguaggio paradossale e gesti paradossali. Un perfetto esempio del paradosso si trova nel concetto di estasi, perché non esiste estasi che non sia anche en - stasis. Desidero porre l’attenzione su questo termine. Non si può considerare l'estasi come un fenomeno esperienziale di uscita da sé, ma anche come un abitare secum, con se stesso, espressione che si ritrova in San Gregorio Magno il grande padre della spiritualità cristiana occidentale. Estasi che è anche il ritrovamento del proprio centro. "Ritorno al centro" è il titolo di un libro di padre Beda Griffiths, il mio maître a penser; attraverso i suoi scritti ho costruito la mia metodologia di ricerca.

Mircea Eliade è di altro parere e pone in contrapposizione sciamanesimo e yoga. Egli ha scritto una lettura storica dello yoga che pur essendo nell'ultima edizione degli anni '60, è ancora un testo fondamentale. Ha scritto un libro delle medesime dimensioni anche sullo sciamanesimo, chiamato "Tecniche dell'estasi". Egli mette in contrappone le tecniche di meditazione dello sciamanesimo, che conducono all'estasi, con le tecniche dello yoga, che conducono all'enstasis. Secondo un altro maître a penser yogin, Parahansa Yogananda, all'apice della meditazione yoga, nello stato di Samadhi, si realizza un’assoluta concentrazione della mente senza alcun supporto meditativo, senza un simbolo, un concetto o altro. Questa è anche una condizione estatica in cui la coscienza del meditante si espande e si estende fino ai confini del cosmo; si chiama in inglese cosmic consciousness. Ebbene, oltre ai luoghi comuni estremistici della lettura inter-religiosa, ossia "non c'è niente in comune" oppure "è tutto uguale", c'è un altro luogo comune da evitare, quello che distingue le religioni dell'estasi dalle religioni dell'enstasis.

Spesso si contrappongono le religioni monoteistiche ad altre religioni che sarebbero di politeistiche o panteistiche. Io rifiuto questa distinzione perché non corrisponde al dato storico delle religioni, ma anche perché è offensiva, perché è una schematizzazione che non rispetta il dato. Secondo le religioni di radice semitica come il Giudaismo e il Cristianesimo e l'Islam, Dio non va considerato unicamente come un essere che sta sopra o fuori di me, nel cielo, e che da lontano mi guarda. E’ anche un essere, dice un salmo, che si china a guardare in cielo e sulla terra e entra nel grembo della donna sterile per farla feconda, affinché sia madre felice di tanti figli. Questo Dio che è anche con noi e in noi, è il Dio della tradizione abramitica mosaica. D'altra parte le religioni orientali cercano la divinità che in-abita l'anima e il cosmo; ma c'è anche l'apofatismo delle tradizioni buddiste, che è da considerare come affermazione della trascendenza assoluta, ossia trascendenza dell'assoluto nei confronti dell'uomo. Voglio scartare ogni rigida divisione ed affermare la paradossale convergenza di quel tipo di esperienza sacrale che si chiama estasi con quell'altro tipo di esperienza sacrale che si chiama enstasis, ossia ritorno al centro.

Per il resto della mia relazione voglio semplicemente leggere e riflettere su alcuni testi; questa è una procedura tipicamente monastica che si chiama lectio divina; si parte leggendo, si prosegue meditando e si culmina nella orazione e nella contemplazione. Facciamo questa lettura meditativa di testi che dispongo in ordine rigorosamente storico anzi cronologico, ordine che non vuole indicare nessun tentativo di livellare i contenuti di questi testi che sono diversi, ma semplicemente vuole rispettare le diverse collocazioni storiche e di provenienza, e anche guardare al di là di posizioni scontate di appartenenza religiosa. Io appartengo alla fede della Chiesa Cattolica serenamente e pacificamente, ma questa non dev'essere una scusa per ignorare il contenuto positivo anche di altre tradizioni.

Comincio dalle Upanishad che fanno parte della tradizione vedica dell'India. Scelgo uno tra i passi più brevi ed antichi, la Isha Upanishad. Viene detto in riferimento ad Isha, il Signore che abita tutto ciò che nel mondo si muove: "Godi di ciò che concede e non bramare mai i beni di alcuno". Isha si apre al mondo con un consiglio che è veramente di valore universale: è la sapienza che si trova nei testi indù così come nei passi del Vecchio Testamento, nella mistica cristiana, islamica eccetera. Come rilettura di questo testo proponiamo l'interpretazione di Mahatma Gandhi, che vide in queste parole una delle più alte esortazioni alla fratellanza universale; è il consiglio di cogliere i doni che vengono dall'alto, dall'assoluto, dallo spirito, dal profondo del cuore, e non guardare ai beni altrui: "non bramare mai i beni d'alcuno perché in tal caso si esprime pure il desiderio di vivere cent'anni su questa terra …"; ciò produce attaccamento e si traduce in un legame karmico. Siamo dentro la prospettiva induista del karma, ossia delle azioni che si accumulano sullo spirito e lo soffocano e da cui bisogna cercare di liberarsi. Salto qualche versetto e trovo un'altra espressione sullo spirito, chiamato "l'unico": "l'unico è immobile ma è più veloce del pensiero; gli dei non lo raggiungono quando dinanzi corre, esso rimanendo fermo supera gli altri che si affrettano, in esso il dio del vento produce le acque". Voglio citare adesso un testo biblico, uno degli ultimi testi delle scritture ebraiche che è stato scritto in greco perché è di provenienza alessandrina; si chiama "La sapienza di Salomone". Uno dei grandi successori anonimi di Salomone ne è l'autore. Parla della sapienza che ha disegnato tutto, ha composto tutte le cose che Dio ha creato, sapienza che è stata istruita da Dio. Essa è la personificazione di un attributo divino, sulla quale sono stati proiettati caratteri femminili; perciò si parla al femminile della sapienza, come nell'italiano e nell'ebraico dove "sapienza" è una parola di genere femminile. Così recita il capitolo VII del libro della sapienza: "Dentro di lei è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, privo di macchia, lucido, invulnerabile, benevolo, accorto, irresistibile, benefico, amico degli uomini". Così viene descritto lo spirito della sapienza; notate la somiglianza del linguaggio con il testo upanishadico. Questo spirito penetra tutto e vede tutto, e in-abita in tutti gli spiriti più puri e più sottili.

"La sapienza è più veloce nel movimento di qualsiasi movimento, essa è tanto pura che pervade tutte le cose. La sapienza è un respiro, è uno spirito". Nelle lingue antiche vengono usate sempre le stesse parole. "E’ il vento, lo spirito, il respiro della potenza di Dio, pura emanazione della gloria dell'Onnipotente; niente di impuro, trova ingresso in lei, poiché è il riflesso della luce eterna, lo specchio eterno della potenza di Dio, l'immagine della sua bontà". Questa è la sapienza di Israele che poi è stata ripresa, sono attributi anche della persona di Gesù, nella meditazione dell'autore anonimo della "Lettera agli Ebrei". Ma veniamo alla lettura delle Upanishad, che è un testo più antico e risale pressappoco al VII – VI secolo prima di Cristo: "Colui che ben conosce questo mistero, colui che ben conosce entrambe le cose, conoscenza e inconoscenza, rinascita e dissoluzione, giunto fino alla morte, con la dissoluzione ottiene la rinascita immortale." Poi conclude con una preghiera: "Da un aureo disco è coperto il volto del vero. Levalo, o Pushan, affinché io che ho per legge il vero possa vederlo." Non traduco questi nomi, sono nomi divini, sono espressioni che rimandano ad antichi inni che non sto a spiegare. E’ il sapiente che guarda verso il sole e si ricorda che dietro questo aureo disco

c'è un mistero irraggiungibile, però invoca: "O Sole, figlio del Creatore, dividi i tuoi raggi, raccogli il tuo splendore, quello che è il tuo aspetto più fausto, ecco, io lo scorgo. La persona lassù, quella sono io." Questa affermazione esprime la grande intuizione delle Upanishad, da non ridurre ad un'affermazione metafisica filosofica; non è una semplice identificazione di tipo né panteistico né monistico, ma un senso di profonda comunione, di immedesimazione, di identificazione, di assimilazione. Quel Dio che sta lassù, quel mistero assoluto al di là del disco aureo del sole, quel Dio abita anche in me, anzi sono io.

Proseguiamo in questa rassegna di brani e guardiamo l'esperienza del primo grande estatico cristiano, Paolo Saulo di Tarso. Tante cose vengono dette su di lui, si attribuisce a lui il merito o la colpa di aver fondato il Cristianesimo, la Chiesa e tutto ciò che ne consegue. Ma questo non coglie l’essenza della sua personalità, la ricchezza paradossale di Paolo che dice e a volte si contraddice, ma alla fine riporta tutto alla sua esperienza, un'esperienza personale di Gesù che fu crocifisso e risuscitato da morte, un’esperienza estatica che ebbe sulla via di Damasco e che esprime nei termini di una chiamata di Dio. Vedete, Saulo, che in latino si faceva chiamare Paolo, era anche lui un fanatico; nella Lettera ai Galati si confessa e dice: "Voi avrete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel Giudaismo, di come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio, ossia l'Assemblea dei Cristiani, e la devastassi superando nel Giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei Padri"; un vero fondamentalista integralista fanatico! "Quando Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me suo Figlio, perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano Apostoli prima di me, mi recai a Arabia a poi ritornai a Damasco"; ossia va nel deserto a meditare su questa esperienza. Dice: "Dio si compiacque di rivelare in me suo Figlio". Non sto leggendo una traduzione, ma sto leggendo il testo greco, perché purtroppo qui in Italia si è scelto una traduzione che tradisce il senso e fa dire a Paolo: "Si compiacque di rivelare a me suo Figlio", e non è questo il senso della preposizione greca del testo. Usa la stessa preposizione quando parla della sua missione non "in mezzo" ai pagani, ma "dentro" il mondo dei gentili, dei non ebrei, dentro, in greco "en". Dio ha rivelato il Figlio in Paolo, e questo è il punto di partenza della sua fede nel Figlio Gesù. Paolo racconta la sua estasi in modo paradossale, non sa descriverla, non sa definirla, dice che parla da pazzo: "nessuno mi consideri come un pazzo, o se no, ritenetemi pure come un pazzo, perché possa anch'io vantarmi un poco. Quello che dico non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare." Racconta poi le sue persecuzioni, quante volte è stato bastonato e flagellato, ma poi prosegue, molto ironico, in questa Seconda lettera ai Corinzi: "Bisogna vantarsi, ma ciò non conviene, pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo" - è ovvio che parla di se stesso - "che 14 anni fa, se con il corpo o fuori dal corpo non lo so, lo sa Dio, fu rapito fino al terzo cielo, e so che quest'uomo, se con il corpo o senza il corpo non lo so, lo sa Dio, fu rapito in Paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare, di lui io mi vanterei. Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi non sarei insensato, perché direi solo la verità ma evito di farlo perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede e sente da me". Questa ironia, questo sarcasmo di Paolo è molto reale, molto accattivante ed umano, ed è importante l'espressione: "Quest'uomo fu rapito fino al terzo cielo, se con il corpo o fuori dal corpo non lo so, lo sa Dio". Questa espressione di Paolo è stata ripresa più volte dai mistici cristiani palando della propria estasi o enstasis. L'esperienza di "Dio che si rivela in me" non si può definire; non si può dire neppure che la persona è uscita da sé, perché nel linguaggio biblico il "corpo" significa non solo la parte fisica ma l'intera persona, con i piedi per terra ma con lo sguardo interiore rivolto a Dio. Ebbene, quando lo sguardo non è rivolto a Dio, si dice che la persona è carne, non nel senso di muscoli ed ossa, ma nel senso che la sua esperienza è limitata da quello che sta davanti ai suoi piedi. Quanto a Paolo, egli non sa dire se la sua esperienza fu un'estasi o un'enstasis, comunque il figlio si è rivelato in lui.

Seguiamo il criterio cronologico ed arriviamo agli Yoga Sutra. Qui c'è una forte incertezza sul periodo storico, infatti questo testo classico dello Yoga viene generalmente attribuito ad un autore indiano del VI secolo a.C., Patanjali, che era anche grammatico, ma molti studiosi collocano la sua stesura ad un’epoca più tardiva, forse nel II - III secolo d.C., quindi in linea cronologica posteriore a San Paolo. Abbiamo nel terzo capitolo la descrizione della somma esperienza della meditazione yoga, che consiste in tre momenti: Dharana (la concentrazione), Dhyana (la meditazione) e Samadhi, che è una condizione indefinibile. In questo terzo capitolo degli Yoga Sutra viene svolta un’analisi accurata ed articolata della psicologia della meditazione. La concentrazione (dharana) consiste nel fissare la coscienza in un punto, nel portare lo sguardo sull'uno. Questo punto può essere collocato al centro del nostro essere ma anche al di fuori di noi; ossia può essere utilizzato un oggetto situato fuori dalla persona per ravvivare il senso della propria interiorità. La meditazione (dhyana), secondo stadio, è la facoltà di mantenere l'attenzione sul punto prescelto, su quel punto unico. Quando la meditazione, cioè questa attenzione fissa brilla della sola luce dell'oggetto, privo per così dire della propria forma, si ha il Samadhi, ossia la piena assimilazione all'oggetto. Vengono poi descritti, con una certa articolazione, tre stadi all'interno dell'esperienza di Samadhi; c'è sempre questa tendenza alla dialettica dei tre, e i tre vengono sempre trascesi da un momento assoluto. Non sto ad elaborare questo tema ma sottolineo che questo testo degli Yoga Sutra, che è il grande richiamo alla meditazione enstatica, non esclude l'appoggio della meditazione su un oggetto esterno, perché quello che è esterno deve diventare interno, quello che è interno deve estendersi fino ai limiti del cosmo. Questa è l'esperienza della maggior parte degli yogin. Quando arriviamo all’epoca del Tantrismo indù e buddista (forse nel medesimo periodo cronologico dell'autore dei Sutra) troviamo un grande sforzo per identificare l'interno con l'esterno, ossia per trovare l'esperienza somma di contemplazione anche negli oggetti dei sensi, ma anche per scoprire la presenza dell'assoluto nel particolare, nel relativo e nel contingente. Tant’è vero che nel Buddismo tantrico si arriva ad affermare che il Samsara, cioè il fluire e rifluire della vita e delle esistenze, è il Nirvana; cioè il Nirvana non si separa dalla vita concreta dell'uomo. L'ideale allora, in termini più induisti, è di essere jivan mukta, ossia libero mentre uno è ancora vivente.

Procedendo sempre in ordine cronologico, concludo citando il padre dei monaci occidentali, San Benedetto. La sua esperienza viene raccontata da San Gregorio Magno. Il giovane Benedetto diventa eremita, poi entra in una comunità con altri che cercano di avvelenarlo, poi torna alla solitudine dell’eremo, per abitare con se stesso e, alla fine, diventa padre di una schiera di monaci e di monache. Una volta, quando ormai è molto anziano e vicino alla morte, riceve come ospite un diacono che è abate di un monastero vicino: "…e si scambiarono dolci parole di vita eterna". Questo era lo scopo degli incontri: trascorrere la notte o la prima parte della notte a discutere. Poi vanno a riposare, ma il venerabile Benedetto rimane sveglio nella sua cella a meditare fino alla preghiera poco dopo la mezzanotte della sua comunità. "Benedetto occupava il piano al di sopra della porta d'ingresso del monastero, una comoda scala univa i due locali", la foresteria e la cella dell'abate. "Di fronte alla torre c'era un edificio più grande dove dormivano i discepoli di entrambi questi due santi monaci. Intanto, mentre i discepoli erano ancora immersi nel sonno, l'uomo di Dio Benedetto preveniva in veglia l'ora della preghiera notturna, stando alla finestra e pregando con fervore Dio onnipotente. Ed ecco che all'improvviso, mentre era ancora notte fonda, volgendo al cielo il suo sguardo, vide che una luce diffusa dall'alto aveva messo in fuga tutte le tenebre della notte e che il suo splendore era così luminoso da vincere, rifulgendo tra le tenebre, la luce del giorno. durante questa visione si verificò un altro fatto religioso, com'ebbe a dire in seguito lui stesso: davanti ai suoi occhi si presentò addirittura il mondo intero, come raccolto sotto un unico raggio di sole".

Come si vede, c'è qualcosa in comune tra l'esperienza di un Benedetto, monaco cristiano occidentale, e i primi yogin dell'India: c'è la visione del tutto ma tutto sotto un unico raggio di luce.

Estasi, "eccesso" della preghiera? I mistici di Castiglia: S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce
Di Padre Giuseppe De Gennaro

Avete visto questo marriage between East and West, o potremmo dire anche between North and South, che era un il cavallo di battaglia di Beda Griffiths. Quando ero ospite del suo Ashram della Trinità, abbiamo molto toccato questo punto del matrimonio tra l'est e l'ovest, e il matrimonio non è un fatto che si comandi, nessuno è comandato a sposarsi, è un fatto che si sente. Si tratta quindi di riscoprire il senso dell'esperienza del sacro, come diceva Mathus.

Io mi chiedevo quali sono gli scopi di questo incontro, se vogliamo incontrarci per dirci le cose che sappiamo semplicemente, oppure vogliamo umilmente confrontarci su ciò che sappiamo per vedere di fare un altro pezzo di cammino in una collaborazione che non sia una celebrazione di conoscenze soltanto, ma sia anche un portare avanti il discorso dell'esperienza del sacro, portarlo avanti fino al punto di attestarlo nelle sedi competenti della ricerca scientifica. Sant'Anselmo, è stato detto dalla presentatrice di Mathus, è un polo di riferimento per queste ricerche; parlo non solo del dottore della Chiesa ma anche dell'Anselmiano di Roma, che è un centro internazionale di studi sulla filosofia e la mistica.

Non dobbiamo limitarci ad una superficiale rassegna delle cose che sappiamo: è urgente affinare gli strumenti ermeneutici e dire come stanno veramente le cose, e dirlo nei centri come l'Anselmiano, presso le università di Beirut, di Tel Aviv, degli Stati Uniti, della Germania, dell'Inghilterra. È importante che il discorso del sacro, sulla scia di grandi studiosi come Mircea Eliade e Levi Strauss, rientri negli studi superiori. Purtroppo c'è una laicità della ricerca, una nuova gnosi serpeggiante in tutta Europa e in tutto l'Occidente, che cerca di minimizzare i temi della sacralità, dell’estasi e del misticismo, al punto tale da non volerne riconoscere i caratteri di scientificità, mentre il primo grado di questo discorso è un grado scientifico. L'excursus storico fatto da Mathus è un excursus scientifico e questo va detto a chiare lettere.

Io darò al mio intervento un taglio semiologico, prendendo in esame la struttura stessa del linguaggio del sacro. Consideriamo i concetti di en-stasis e di ek-stasis. E’ ovvio, come diceva Padre Mathus, che non ci può essere opposizione, sono praticamente la stessa cosa. Io sono in te, fuori di me e in te: è esaltazione nel "tu", cioè ek-stasi. Ma è nel contempo en-stasi (o instasi), sprofondamento nel centro del sé, nel cuore, come dicono i mistici di Castiglia. "De mi alma en el mas profundo centro", dice Giovanni della Croce nel suo "Llama de amor viva" (Fiamma viva d’amore), quindi è la "sustancia misma de l'alma", la sostanza stessa dell'anima. La contrapposizione fra estasi ed enstasi è effettivamente superata.

In questo "stare in te" e in questo "stare in me", è racchiusa la dialettica dell'amore: quando uno ama sta in te o in sé? Sta in te e in sé, sta fuori di sé, sta fuori e dentro... ed è questo discorso che il grande Eckhart aveva indicato nel Medioevo là dove diceva che "proprio per stare in te, il sole del sole, io devo uscire totalmente fuori di me, con un distacco che mi fa percorrere le notti (las noches)". "O noche amable mas de l'alborada", la notte in cui Benedetto vedeva che i veli si squarciavano perché, nello splendore di quel raggio di sole, discendeva il mondo intero. Così accadde ad Ignazio di Loyola; al di là dei raggi e del sole vedeva discendere il tutto. E’ l’estasi di Ignazio. Ma Ignazio dell'estasi non parlava, perché la considerava una debolezza; patiens divina, soffriva l'abbraccio del divino: non era così forte da non diventare uno "sdilinquito", da non cadere in deliquio, era poco spirituale. Un giorno lo videro in uno stato di questo genere e gli domandarono che cosa gli stesse succedendo; egli rispose: "Bada a te, bada a te"; non voleva manifestare questa sua debolezza, l'estasi come debolezza. Felice debolezza, meravigliosa debolezza, ne avessimo di queste debolezze! Però i grandi mistici la consideravano tale. Lo stesso mistico Paolo dice: "E affinché l'altezza delle rivelazioni non mi facesse montare…", "montare", cioè andar fuori, in estasi, perché montare è una debolezza. Si dice infatti: "quello è un montato di testa!" Riferisce ancora Paolo: "…affinché non mi facesse montare in superbia, mi è stato dato uno skolops té sarkí, un anghelos en Satana": una spina nella carne e uno schiaffo di Satana". La spina, in questo gonfiore dell'estasi, è come una spina in una camera d'aria: "sgonfiati Paolo, ti basta la mia grazia". Charis, la grazia: ecco il termine dei mistici da cui derivano anche le parole "Cristo" e "carisma". Charis è l'esperienza del sacro non in astratto, è l'esperienza del mistero, ma il mistero è tò tès eusebéias mystérion, il mistero della grazia; eusébeia è grazia accondiscendente. Tò tès eusebeias mysterion òs ephanerothe en sarkí, il mistero della grazia si rivela nella carne. E’ un mistero (mystérion è sostantivo neutro) il quale (òs è pronome maschile: vedete l'incongruenza grammaticale) si rivela. L’esperienza mistica è esperienza del mistero: il mistero della grazia - tò tès eusebéias mysterion - che è apparso nella