APPENDICE
Questa sezione comprende i seguenti capitoli:
VIDEO
MUSICHE
CONTRIBUTI
ESPERIENZE
TESTIMONIANZE
CONTRIBUTI ED ESPERIENZE
Nel campo della ricerca oncologica si sta dimostrando che le cellule tumorali sono cellule staminali mutate. Queste ricerche stanno avendo molta eco anche nella stampa internazionale: il numero dell’Economist uscito il 13 settembre 2008 riportava in copertina a tutta pagina il titolo “Cancro e Cellule Staminali. La connessione che puo condurre alla guarigione”. All’interno in diversi articoli veniva ricordato che tale scoperta, pur se ancora non aveva portato ad alcuna terapia, poteva essere paragonata a quella delle onde radio, della relatività di Einstein, degli antibiotici. E’ questo precisamente il filone di ricerca, che da oltre 20 anni sto perseguendo con vari collaboratori. Tali ricerche hanno portato ad individuare specifici fattori di differenziazione, che hanno dimostrato di essere in grado di rallentare od inibire la crescita di diversi tipi di tumori umani in vitro.
Una iniziale terapia è stata sperimentata in uno studio clinico controllato su 179 casi di tumori primitivi del fegato in fase avanzata. Queste ricerche vengono menzionate in un libro, uscito recentemente in Italia e negli Stati Uniti, edito da Springer: “Il Cancro e la Ricerca del Senso Perduto”. In questo libro viene proposto un nuovo modello di cancro e nuovi approcci terapeutici, volti ad “educare” le cellule tumorali ad evolvere verso un normale sviluppo. Invece che essere distrutte in una guerra molto rischiosa e pericolosa (chemioterapia, radioterapia, ecc ndr), esse vengono indirizzate cioè a differenziarsi o a morire in modo spontaneo. Si è così dimostrato che i tumori sono malattie reversibili e che le cellule tumorali possono ritornare alla normale fisiologia.
Il libro sottopone a critica stringente il modello riduzionista, che caratterizza la ricerca scientifica specie nel campo bio-medico, e pone le premesse per fondare un paradigma scientifico olistico, che interpreti meglio la realtà nella sua complessità e unità. L'aver dimostrato che è possibile regolare il codice genetico delle cellule tumorali, ha portato ad ipotizzare e quindi a sostenere sulla base di evidenze sperimentali di fisiologia cellulare che la comunicazione in biologia avviene attraverso la significazione dei messaggi: le cellule comunicano fra di loro utilizzando codici di significazione non metaforicamente, ma in senso letterale.
Per capire questa affermazione occorre illustrare, ad esempio, ciò che avviene nel nostro organismo. Il fegato, l’organo deputato alla detossificazione, se entra in contatto per la prima volta con una sostanza, è in grado, non solo di recepirne la forma, ma anche di capire il contenuto o “senso” del messaggio. Infatti la cellula epatica, se la sostanza e’ tossica, mette in atto diversi sistemi di detossificazione, e, se necessario, modifica anche se stessa per velocizzare i processi biotrasfomativi, che portano la sostanza all’innocuità. Come è possibile che questo avvenga? Ciò avviene perché la completa differenziazione cellulare, che da’ origine ad un nuovo essere, si identifica con l’emergere della mente e del processo della cognizione. Questo interessa anche il cervello, che è la struttura specifica per mezzo della quale il processo della cognizione agisce, ma è l’organismo in toto - con tutti i suoi sottosistemi ed organi - a funzionare come un’unica rete cognitiva.
E’ l’emergere dell’identità organismica, di un nuovo sistema complesso adattativo, che fa sì che i sottosistemi acquisiscano la capacità di significare i messaggi (di comprenderne il senso ndr). Con cio’ voglio dire che, quando si forma un nuovo essere, il sistema di regolazione e di controllo interno di ogni cellula, non governa solo la cellula in questione, ma si collega con tutti quelli delle altre cellule. E’ questo sorprendente livello di coerenza che rende possibile la vita. Ciò avviene in tutte le specie animali, laddove comunque si formi una nuova identità, un’unità che funzioni come un organismo. In altre parole, allorché si forma un organismo con una propria individualità, si vengono a creare quelle caratteristiche che gli studiosi della complessità attribuiscono ai sistemi complessi adattativi; la capacità di: a) apprendere dall’esperienza, b) di generare nuovi sistemi complessi adattativi, c) di percepire l’informazione come flusso di dati, di codificarla e di esprimerla come “schema”. E’ questa capacità complessiva che distingue un organismo da un insieme di cellule. L’organismo e’ molto di più della somma delle singole parti, proprio in virtù di queste capacità acquisite con l’organizzazione a sistema e a rete cognitiva.
Occorre a questo punto precisare, tornando all’esempio della cellula epatica, che, se posta in vitro, essa non e’ in grado di “capire” il “significato” di tossico, in quanto le mancano i collegamenti con la rete, da cui derivano tutte le informazioni utili per la significazione. E’ infatti la rete organismica ad informare la cellula epatica, che la molecola è “tossica”.
In sintesi, la cellula epatica, come tutte le altre cellule dell’organismo, ha molte possibilità di scelta: ne sceglie una di queste, in base alle diverse informazioni che essa elabora e che le arrivano dall’organismo, inteso come rete cognitiva.
Ecco perché le cellule decontestualizzate muoiono facilmente, mentre quelle in rete, resistono agli attacchi esterni e sono robuste. E l’organismo che rende la singola cellula, che fa parte del suo contesto, intelligente e capace di significare i messaggi.
E’ dunque il contesto, il sistema ad avere importanza: esso fa si che le varie reazioni chimiche o chimico fisiche che in esso avvengono, non siano espressione di semplici eventi meccanici e di un determinismo cieco. E’ il sistema globale che indirizza l’informazione e fa si che una medesima molecola possa dar luogo a comportamenti diversi. A livello biologico, dunque, esistono diversi gradi di libertà di scelta: essi determinano i comportamenti intelligenti volti a mantenere la vita stessa.
La vita e l’informazione sono inscindibilmente connesse: l’informazione ed i comportamenti intelligenti sono immanenti alla materia, a tutti i livelli della vita. In tale spazio di liberta’, a livello organismico le cellule, dunque, comunicano fra di loro in modo intelligente e ciascuna di esse si adegua alle esigenze delle altre.
Questo avviene in quanto i codici genetico ed epigenetico, pur nella loro plasticità, usano lo stesso schema per decodificare ed interpretare i messaggi. Sono codici che sono stati modulati durante l’embriogenesi, che sono stati regolati in modo diverso in ciascuna cellula differenziata, ma che in ciascuna cellula sono rimasti sintonici e sin-significanti con tutte le altre. L’esempio di livello di comunicazione più elevato presente nella vita si ha proprio durante la gravidanza, quando due esseri collaborano a rinnovare la vita stessa. Da ulteriori studi effettuati nei nostri laboratori, oltre a quelli già menzionati, e’ risultato infatti che durante la gravidanza la madre coopera in modo decisivo allo sviluppo embrionario e che l’utero non e’ un contenitore meccanico, ma un organo di regolazione. In particolare e’ stata isolata dalla mucosa di utero gravido di diversi mammiferi una frazione (a basso peso molecolare) in grado di inibire la crescita di vari tipi di tumori in vitro, inducendo nelle cellule tumorali una via metabolica, che porta alla morte cellulare programmata. Tale frazione e’ già presente nella mucosa di utero gravido al momento dell’impianto dell’uovo fecondato, molto prima dunque che si formino i diversi organi ed apparati dell’embrione, compreso il cervello. Essa e’ inattiva sulle cellule normali, mentre sembra essere in grado di individuare e distruggere qualsiasi cellula, che devia dal normale sviluppo, sia questa una cellula tumorale, sia un linfocita attivato, che può mettere in pericolo la vita dell’embrione. Detta frazione e’ stata pertanto da noi chiamata “Life Protecting Factor” ad indicare un meraviglioso colloquio che avviene fra madre e bambino, in cui i significanti sono rappresentate dalle tracce di molecole, invece che di onde sonore, ma in cui i significati vengono chiaramente comunicati. Noi non siamo in grado di cogliere questa comunicazione che avviene a tutti i livelli dell’universo, perché abbiamo un limite intrinseco, rappresentato dalla nostra mente, che e’ in grado di cogliere certe realtà e non altre. Per detto motivo occorre comunque tenere presente che la realtà, che noi studiamo e siamo in grado di conoscere con i nostri metodi sperimentali di semplificazione, rappresenta solo una piccola parte della realtà che ci circonda, che e’ invece molto più ricca e complessa. Così quello che si pensava essere solo un gruppo di cellule staminali senza significato, in realtà, dopo studi piu’ approfonditi, risulta essere qualcosa di molto diverso: e’ una nuova “realtà emergente”, cioè un nuovo essere e la madre lo sa: come abbiamo visto, lo sa, non in senso metaforico, ma letterale del termine. Essa protegge questo nuovo essere, che lei vede come un altro individuo diverso da sé, da curare e preservare. Il dialogo che avviene in ogni momento fra madre ed embrione e’ indispensabile per organizzare la vita. Quando questo dialogo si interrompe, la vita e’ messa in pericolo. E’ ciò che avviene anche in una persona che si ammala di cancro.
Nel paziente oncologico c’è un dialogo interrotto fra l’individuo ed un gruppo di cellule, in cui i codici di significazione sono cambiati rispetto a quelli con cui tutte le altre cellule dell’organismo comunicano. Codici il cui messaggio significativo di fondo e’: “organizza la vita”. E così la cellula tumorale organizza la propria vita, anche se questo avviene a spese dell’intero organismo, di cui di fatto essa non fa più parte. Si tratta di un problema metalinguistico, di incompatibilità fra codici.
Ecco spiegato il motivo per cui le cellule differenziate cooperano ed hanno un comportamento solidale, mentre le cellule tumorali hanno un comportamento distruttivo e maligno nei confronti dell’organismo adulto, anche se esse questo non lo sanno, non facendo parte di quel sistema.
Dalla riflessione sulle modalità con cui avviene la comunicazione nei sistemi viventi e’ emerso ciò che il riduzionismo non sa cogliere a livello della biologia: le relazioni fra entità di un contesto organico, le modalità di comunicazione nei sistemi viventi, i problemi legati all’incompatibilità fra codici. Da detta incompatibilità deriva il comportamento della cellula tumorale: non facendo parte dell’organismo adulto, essa evolve come entità autonoma.
Il cancro rappresenta la più grave patologia della comunicazione a livello del corpo ed e’ l’equivalente della psicosi a livello della mente: entrambe le patologie distruggono l’integrità del sistema adattativo mente-corpo, quale e’ un organismo.
MEDICINA INTEGRATA IN ONCOLOGIA
A
Trieste un’associazione di medicina olistica da alcuni anni collabora
attivamente
con le organizzazioni ospedaliere locali nella cura dei pazienti con il cancro
del Dott. Fabio Burigana
Il modello conoscitivo attualmente in atto
nella medicina del mondo occidentale è quello meccanicistico-riduzionistico.
Tale modello considera l’essere umano come una macchina formata da tante parti:
secondo questo assunto, più approfondita è la comprensione delle singole parti
che compongono la struttura di questa macchina più si considera approfondita la
conoscenza dell’essere umano. Andando in questa direzione la ricerca medica si
rivolge in maniera sempre maggiore verso la comprensione delle parti più piccole
che compongono l’essere umano e si occupa in maniera particolare quindi delle
molecole e della loro interazione. In una visione di questo genere il lavoro del
medico può solamente equivalere a quello di un riparatore di macchine. Una
medicina impostata in questo modo ha indubbiamente portato a validi risultati e
sicuramente, al momento attuale, è impensabile sostituirla in tempi brevi da una
medicina che si fondi su una prospettiva olistica. Cosa manca alla medicina
meccanicistica riduzionistica? Essa Non comprende: a) l’organizzazione unitaria
delle informazioni che compongono l’essere umano, b)
il vissuto
emotivo dell’essere umano, c) La visione del mondo di ogni persona, d) l’essere
umano come un’entità dotata di coscienza, volontà e capace di scelte e
trasformazioni.
Considerando la persona come una macchina o addirittura come un aggregato di
molecole la disumanizzazione è inevitabile. Al fine di promuovere un' approccio
di cura che sia più “vicino all'uomo” risulta fondamentale integrare la
medicina riduzionistica con un approccio olistico che si fondi sulla complessità
dell’essere
umano.
Questo perchè al di là dell’esistenza del singolo organo od apparato, della
singola cellula, della singola molecola c’è l’organizzazione delle diverse parti
fra loro. Il miracolo della vita non è dato dalla presenza della singola
molecola o della singola reazione chimica, ma dall’incredibile contemporaneità
di percezione delle informazioni del sistema, la coscienza che l'organismo ha
della sua organizzazione globale. Discipline antiche come l’agopuntura e la
meditazione o discipline più moderne come l’omeopatia, la medicina antroposofica
e la nutri puntura si occupano appunto di migliorare questa coscienza
organizzativa che è peculiare della
vita.
Già da molto tempo la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) si occupa
dell’interazione tra mente e corpo: ogni stato emotivo infatti gioca un ruolo
fondamentale nei processi di guarigione
In un approccio umanistico non possiamo trascurare quale sia la visione del
mondo della persona che sta di fronte a noi. La visione del mondo di ogni
persona è il senso che essa dà alla sua vita: compito del medico è quello di
accostarsi con rispetto a questo significato della vita e, ove possibile,
aiutare la persona ad
evolverlo.
Inoltre, la visione dell’essere umano come una macchina porta a considerarlo
come un’entità assolutamente passiva, da riparare se ha dei guasti. L’uomo è
invece un’entità attiva che, oltre ad avere le sue emozioni e la sua visione
della vita, ha una capacità di interagire con essa. Entrando in contatto con un
essere umano, si può provare ad accedere alla sua parte più profonda con
l’intento di stimolarla amorevolmente verso azioni interiori ed esteriori che
vadano nel senso della guarigione. È questa l’idea portante su cui abbiamo
fondato l’Associazione Medicina e Complessità che si occupa dell’uomo nella sua
interezza secondo la prospettiva sopra descritta.
Per raggiungere i suoi obiettivi, AMeC si occupa di psicologia, di nutrizione,
di medicine complementari e di tutto quanto possa aiutare e sostenere la persona
nel suo percorso verso la guarigione. AMeC non propone una medicina
“alternativa” ma si accosta alla medicina riduzionistica accogliendo quelle
pratiche che si sono dimostrate efficaci. Accostarsi significa collaborare con i
medici specialisti nei diversi settori, consapevoli di essere soltanto agli
inizi, ancora in una fase embrionale di quella che noi vediamo come la medicina
del futuro. Secondo il modello logico che segue, AMeC considera l’uomo al centro
di miriadi di informazioni di natura fisica, chimica e psicologica che iniziano
ad agire sull’organismo in formazione già in fase intrauterina. Queste
informazioni interagiscono continuamente con la predisposizione genetica,
creando i presupposti della salute e della malattia. L’atto medico è quello di
riconoscere le informazioni negative e, ove possibile, rimuoverle sostituendole
con informazioni positive.
Le integrazioni terapeutiche sono: 1) integrazione delle risorse ospedaliere con
quelle territoriali. 2) istituzione di un sistema capace di seguire il malato
per tutta la durata della sua malattia. 3) integrazione delle Medicine non
Convenzionali alle tradizionali terapie oncologiche. 4) offerta al malato di un
ventaglio di scelte terapeutiche più ampio e completo di quello tradizionale e
fortemente indirizzato al suo benessere psico-fisico.
Dopo aver
ricevuti fondi del primo premio Tiziano Terzani 2006 per l’Umanizzazione della
Medicina, AMeC, grazie al contributo dell’amministrazione regionale del Friuli
Venezia Giulia, ha seguito i due percorsi sia di “ambulatorio diffuso” che di
ambulatorio ospedaliero, in collaborazione con la SOC di Oncologia dell’ASS 2 “Isontina”.
I medici orientatori hanno usato omeopatia, agopuntura, fattori di
differenziazione cellulare, agopuntura, fitoterapia, omeopatia, medicina
antroposofica, tecniche manuali, integratori alimentari, meditazione, Qi Gong,
canto, pittura, sostegno nutrizionale, approcci psicologici mirati e consigli
sullo stile di vita avendo a cuore sì la patologia, ma anche il riequilibrio
generale, il terreno, la psiche, e soprattutto la persona con le sue specifiche
esigenze. Ci sono stati alcuni interessanti miglioramenti sul piano organico, ma
prevalentemente si sono ottenuti risultati estremamente positivi sia sul piano
generale che su quello psicologico. Tutti hanno sicuramente riscontrato un
miglioramento della qualità della loro vita.
Ci troviamo in realtà di fronte ad una situazione completamente nuova dal punto
di vista terapeutico. Possiamo già dire di aver ottenuto un buon controllo sulla
sintomatologia legata alla chemioterapia in atto. I medici di AMeC si sono
dedicati principalmente alle malattie neoplastiche perché in tale ambito la
complessità dà il massimo dei risultati ai fini del miglioramento della qualità
della vita dei pazienti. Hanno tuttavia seguito anche alcuni pazienti
cardiopatici e alcuni con malattie neurodegeneratative e sono disponibili e anzi
desiderosi di allargare il progetto anche ad altri campi.
Come la scienza ha rimosso le relazione tra psiche e corpo
di Filippo Falzoni Gallerani
Anima e corpo. Cartesio codifica la completa separazione della coscienza e della mente, la Res Cogitans, da quella del corpo e della materia, la Res Extensa. Cartesio era convinto che la mente, l'io pensante, fosse un fenomeno di natura divina, creato da Dio e che solo la religione era in diritto di occuparsene; il corpo, macchina biologica senza anima, poteva essere quindi studiato dagli scienziati senza ledere il privilegio della religione. Ma come la psiche è connessa con il corpo fisico? Cartesio si arrampica sui vetri delle raffinatezze filosofiche, sostenendo che l'anima è connessa con un piccolo punto del cervello da cui dirige tutte le attività fisiche. La scienza occidentale nasce da questa precisa divisione che si sviluppa come studio del solo corpo fisico, della struttura meccanica senza occuparsi della mente, anzi ignorandola completamente o addirittura, come fanno i comportamentisti e i riduzionisti, sostenendone l'insistenza. La medicina, figlia della scienza moderna, si sviluppa studiando il solo corpo, le sue parti e la sua meccanica, da cui derivano tutte le malattie e dalla cui modificazione farmacologica o chirurgica si può riguadagnare la salute. La mente e le emozioni sono completamente assenti dagli studi universitari, fino a pochissimi anni fa non solo era sconosciuta ogni forma di interazione tra psiche e corpo, ma anzi, ogni tentativo di evidenziare delle connessioni veniva censurato e ridicolizzato. E quindi evidente lo stupore che gran parte del mondo accademico ha mostrato di fronte alle scoperte scientifiche che, dagli anni Sessanta a noi, testimoniano insindacabilmente che questa relazione non solo esiste ma è probabilmente una delle cause più importanti e comuni nella genesi delle malattie e, quindi, della loro guarigione. E interessante anche notare come la maggior parte delle più recenti scoperte confermi le assunzioni dei primi psicoanalisti ma soprattutto della concezione medico-terapeutica, di quella multiforme cultura che, negli USA e nel mondo, viene da tempo chiamata New Age: una visione di unità psicosomatica, olistica, comune alla maggior parte delle tradizioni mediche orientali, da sempre osteggiata e rimossa dalla medicina ufficiale.
Sistema immunitario ed emozioni: nuovi legami proposti dalla ricerca
Da Shakespeare alle canzonette popolari di ogni paese, risulta evidente la connessione che lega le passioni alla gioia di vivere o, al contrario, alla depressione, alla malattia e alla morte. E sconcertante come la scienza medica abbia tenuto fino ad ora in così poco conto questa ovvia relazione. I tempi stanno cambiando rapidamente.
A Salisbury, in Inghilterra, non lontano da Stonehenge, opera un laboratorio scientifico molto particolare, il "Common Cold Unit", dove alcuni scienziati stanno studiando il raffreddore, una delle più antiche malattie dell'umanità, con l'aiuto di volontari che accettano allegramente di venire infettati dal virus, in cambio di vitto e alloggio e di un piccolo stipendio giornaliero. I ricercatori del CCU stanno cercando sin dal 1946, una cura del comune raffreddore. Uno psicologo americano di nome Sheldon Cohen, associatosi temporaneamente, sta portando avanti un programma personale. Oltre ai soliti test del sangue e ai conteggi degli anticorpi, Cohen impiega nuovi tipi di misure quali: gli indici di "integrazione sociale", i "protettori di stress" e le scale di "problemi", misurando la conoscenza dei volontari su quanto aiuto possano aspettarsi in momenti di stress, per vedere se particolari stati della mente influenzino la suscettibilità del corpo.
Prendiamo un raffreddore più facilmente quando ci sentiamo minacciati o soli? Questo tipo di ricerca può forse provocare derisione in certi ambienti scientifici : "Quando dici che vuoi esaminare la correlazione tra fattori psicosociali e malattie", dice Cohen, "un sacco di gente guarda come se fossi matto e anche il pubblico, in genere, è scettico sull'argomento."
La gente non è sorpresa quando arrossisce perché è imbarazzata, quando un pensiero spaventoso fa battere forte i loro cuori o una cattiva notizia improvvisa li mette K.O., eppure trovano difficile credere che stati mentali quali "solitudine" o "tristezza" possano avere un impatto sui loro corpi.
Recentemente, però, i dubbi stanno iniziando a scomparire. Negli ultimi dieci anni si è assistito a un'esplosione di ricerche che indicano che la mente e il corpo agiscono l'uno sull'altro in modi spesso sorprendenti. Con l'aiuto dei più sofisticati mezzi di ricerca, i ricercatori stanno dimostrando che gli stati emotivi si possono tradurre in una risposta alterata del sistema immunitario, quel complesso insieme di organi, ghiandole e cellule che costituisce il meccanismo principale del corpo per respingere gli invasori.
Impatto emozionale: il passo logico successivo sarebbe quello di assumere che le emozioni hanno un impatto sulla salute. Questo legame diretto tra stato della mente, risposta immunitaria alterata e malattia è quello che ricercatori come Cohen stanno affrontando oggi. Molti studi hanno scoperto correlazioni stimolanti, alcuni mostrano che c'è una maggior percentuale di malattie tra persone che hanno sofferto di recente la perdita del consorte, indicando così che il lutto altera significativamente il sistema immunitario. Lo stesso è vero per persone che si sentono socialmente isolate... In una delle ricerche più importanti i ricercatori hanno trovato che la mortalità era tre volte più alta tra coloro con meno rapporti affettivi, senza distinzione di età o di sesso.
Sembra che l'avere dei buoni amici o dei parenti offra una buona misura protettiva contro gli eventi stressanti della vita. Gli scienziati dell'Università di Michigan hanno esaminato alcune delle ricerche e concordano nel ritenere che l'isolamento è uno dei "maggiori fattori di rischio" rispetto alla mortalità, forse tanto quanto il fumare sigarette. Un'analoga correlazione vale per i pazienti ricoverati nelle case di cura che sentono di non aver alcun controllo sulla loro vita quotidiana, per pazienti ammalati di cancro al seno pessimistici sul recupero, per coppie invischiate in matrimoni pieni di conflitti e i loro figli. E anche vero l'opposto: sembra che gli stati mentali positivi favoriscano la buona salute e la longevità. In uno studio diretto dalla psicologa Sandra Levy dell'Istituto del cancro di Pittsburg, si è trovato che un fattore chiamato "gioia", vale a dire un certo stato di vigore ed elasticità mentale, era il secondo elemento, in ordine di importanza, nel predire la capacità di sopravvivenza di un gruppo di pazienti soggetti a cancro al seno ricorrente. Il primo fattore era la lunghezza degli intervalli senza la malattia.
Negli ultimi dieci anni, l'intero campo delle ricerche sulla connessione mente- corpo è stato denso di eccitazione. Lo psicologo Martin Saligman dell'Università della Pennsilvanya, che ha sviluppato un concetto chiave definito "senso di impotenza acquisita", ha definito il momento attuale una "età dell'oro" in cui le connessioni mente-corpo, sospettate da lungo tempo, vengono finalmente provate scientificamente.
Uno dei libri recenti su mente-corpo: "Love / medicine / miracles" (amore, medicina e miracoli") ha guidato la classifica dei best-seller del New York Times per oltre un anno e parecchi altri libri sull'argomento hanno venduto molto bene. Il servizio pubblico di diffusione televisiva americana si sta adeguando alla nuova onda di interessi e sta trasmettendo una serie intitolata "La mente".
Cellule che soffrono: la ricerca sta ricevendo una grande spinta da una nuova ricerca interdisciplinare, chiamata psico-neuro-immunologia (PNI). La PNI riunisce scienziati di scienze sociali e scienziati di scienze di base che raramente hanno comunicato tra loro in passato. Janice Kiecolt-Glaser, psicologo dell'Università di Stato dell'Ohio, sta conducendo una lunga ricerca sugli effetti dello stress sugli assistenti dei pazienti con morbo di Alzheimer, ed ha detto: "Stiamo ottenendo unaffascinante prova di legami assai più stretti di quanto sospettassimo, ci ha aperto prospettive che mai avremmo preso in considerazione dieci anni fa".
Le risposte immunitarie che i ricercatori hanno osservato sono infatti sorprendenti: "come se il corpo fosse rovesciato da dentro a fuori e le cellule stesse provassero dolore, paura o speranza." Quest'idea potrebbe non essere così fantasiosa come sembra. Verso la fine degli anni '70 il neuroscienziato Karen Bulloch, attualmente all"'Università di California, San Diego, ha rintracciato vie neurologiche dirette che connettono il cervello con il sistema immunitario.
Ricerche successive hanno dimostrato che il sistema immunitario produce sostanze chimiche che ritrasmettono informazioni al cervello, allo stesso modo in cui i neurotrasmettitori del cervello mandano segnali al sistema immunitario. Da allora gli scienziati hanno concluso che i due sistemi sono legati da un complesso sistema di "anelli di feed-back" con cui si influenzano l'un l'altro. Le implicazioni di questi circuiti sono sconvolgenti; per i ricercatori nel campo della PNI sembra quasi che il sistema immunitario abbia un suo proprio cervello. La dottoressa Candace Pert del NIMH, uno dei maggiori ricercatori del campo, ha detto che, come molta gente, una volta credeva che la "mente fosse nel cervello e la coscienza nella testa". Adesso, è convinta che nella mente e nel corpo ci sia una specie di consapevolezza condivisa e che talvolta sia difficile decidere chi comanda. "Questo" dice la Pert, "sta creando una rivoluzione nella medicina, nel modo in cui noi vediamo la fisiologia". Tutto ciò fa nascere domande profonde sulla natura del comportamento, sull'essenza di quello che noi siamo.
Uno dei misteri costanti della connessione mente-corpo sta nella ragione per cui questa debba sembrare così misteriosa, conseguenza di quanto siamo stati condizionati dal dualismo, sviluppato tre secoli fa da Cartesio, che considera la mente e il corpo come due entità distinte, da trattare separatamente.
Da allora è diventato il paradigma della medicina che tuttora domina il pensiero medico.
La PNI, come la medicina olistica, cerca di rimettere insieme quello che non avrebbe mai essere dovuto essere separato. Come scienza interdisciplinare è ancora agli inizi ma la breve storia è costellata di drammatiche rivoluzioni. Nella metà degli anni '70, lo psicologo Robert Ader dell'Università di Rochester, lavorando con l'immunologo Nicholas Choen, incappò in una scoperta che praticamente spianò la via: i due scienziati stavano conducendo un esperimento relativamente semplice sull'avversione del gusto, durante il quale davano da bere a topi una soluzione saccarina facendo, subito dopo, un'iniezione di ciclofosfamide che induceva una reazione di nausea. Si sapeva anche che questo composto chimico induceva una soppressione del sistema immunitario. Bastò, in pratica, una sola prova perché gli animali connettessero il gusto della saccarina col senso di nausea. Quando le iniezioni venivano interrotte l'associazione si indeboliva. Parecchie settimane dopo l'esperimento Ader notò che i topi che continuavano a bere la soluzione di saccarina si ammalavano. Avrebbe potuto essere il risultato delle proprietà immunosoppressive delle ciclofosfamide, ma gli animali ne avevano ricevuto solo una piccola dose.
Questo indusse Ader a pensare che ogni volta che i topi assaggiavano la saccarina il loro sistema immunitario ne veniva alterato, un'ipotesi che confermò con una serie di esperimenti su animali di controllo. Era chiaro che si poteva condizionare i topi a sopprimere il loro sistema immunitario in modo molto simile a quello in cui il russo Pavlov aveva condizionato i cani a salivare al suono di una campana nei suoi esperimenti classici. Kiecolt-Glaser dell'Università dell'Ohio afferma: "E stata una scoperta geniale e fortunata. Per la scienza ufficiale, era impossibile pensare che si potesse condizionare il sistema immunitario. Ma Ader, come allegramente ammette egli stesso, non presumeva niente: "Sono uno psicologo" dice, "e non sapevo niente di immunologia, incluso che quel condizionamento potesse accadere".
In retrospettiva Ader non trova sorprendente la sua scoperta: "Era inconcepibile pensare che i due principali sistemi di difesa agissero indipendentemente senza scambiarsi informazioni". Ma a quel tempo si pensava che il sistema immunitario operasse indipendentemente dal cervello. La scoperta di Ader frantumò quell'idea e accelerò la ricerca degli scienziati nel trovare quello che oggi considerano "le vie funzionali" della connessione mente- sistema immunitario.
Distruttori naturali: lo stesso sistema immunitario è un gioiello di meccanismo che compete col cervello per la sua complessità, ed è quasi ugualmente difficile da individuare.
Fondamentalmente è un'insieme di globuli bianchi, o linfociti, che stanno nel timo, nella milza, nel midollo osseo e nei nodi linfatici e controllano il flusso sanguigno. I linfociti sono le truppe avanzate del sistema immunitario. Sempre in stati di allerta, producono anticorpi che si legano istantaneamente e neutralizzano qualsiasi invasore straniero. Qualche volta reagiscono troppo velocemente agli antigeni innocui e provocano quella che viene chiamata una reazione allergica.
Ci sono varie altre cellule nell'esercito immunitario, inclusi i macrofagi, che sono responsabili del lavoro di guarigione e di riparazione, e delle cellule (distruttori-naturali) note come NK ('Natural Killer'), importanti per combattere virus e tumori. Le NK, sono anch'esse suscettibili ai fattori emozionali. In uno dei suoi studi sul cancro alla mammella, Levy, dell'Istituto del Cancro di Pittsburg,0 ha trovato che una bassa attività di NK era "associata significativamente" al diffondersi del cancro. E concludeva che più della metà delle fluttuazioni dei livelli di NK potevano essere spiegate da fattori psicologici incluso il senso di sostegno sociale e il modo in cui i pazienti affrontavano lo stress. Perché una cellula NK dovrebbe preoccuparsi di quanti amici abbiamo o di come affrontiamo le nostre crisi? Il meccanismo preciso rimane ancora sconosciuto, ma qualche ipotesi comincia ad affiorare.
Lo stress emotivo ci porta spesso ad abusare del nostro corpo. Nel piangere sulla perdita di una persona cara possiamo inghiottire un sacco di pillole, dormire male, mangiare male. Nel sentirci impotenti possiamo, in realtà, diventare ancora più impotenti. Seligman ha sviluppato la sua teoria dell'impotenza acquisita somministrando elettroshock di media intensità a topi, alcuni dei quali potevano sfuggire agli shock. Quelli che non avevano modo di scappare diventarono presto apatici, così che anche quando gli veniva offerta una possibilità di uscita la ignoravano. Nelle ricerche fatte, Selgman ha confermato che le persone abitualmente pessimiste o che hanno acquisito il sentimento di impotenza a cambiare le loro vite, sono soggette a trascurare la salute e portate a fare meno "per prevenire eventi futuri dannosi".
Appare chiaro che sono le emozioni stesse (e non quello che ci fanno fare) ad avere una influenza diretta sui nostri corpi. Ma come? Qual è il loro meccanismo di azione?
E stato Bulloch, verso la fine del '70, mentre lavorava come studente, a scoprire le connessioni dirette di andata e ritorno tra il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario, iniettando un colorante (perossidasi del rafano) nel timo dei topi per colorare i neuroni. Circa nello stesso periodo, J. Edwin Blalock, ora all'Università dell'Alabama di Birmingham, scoprì che le cellule del sistema immunitario possono produrre lo stesso tipo di ormoni che si pensava fossero prodotti soltanto dal cervello, noti come neuropeptidi. Blalock ricorda che il suo lavoro incontrò un sacco di scetticismo e ci vollero quattro anni per avere conferme e riconoscimenti.
Alla fine venne dimostrato che il sistema immunitario produce praticamente tutti gli ormoni che produce il cervello. Questo risultato portò Blalock a riflettere sul fatto che il corpo risponde a tutta una serie di stimoli che non sono normalmente riconosciuti dai sensi normali. Probabilmente il sistema immunitario serve come organo sensore fluido per fattori quali batteri e virus e mette in allarme il cervello su queste presenze estranee allo stesso modo in cui gli altri sensi mantengono il cervello in contatto col mondo esterno. Le ricerche di Blalock suggeriscono che i due sistemi hanno certe caratteristiche comuni: "I linfociti hanno ricettori per i neuropeptidi analogarnente alle cellule del cervello" afferma Blalock "e hanno la capacità di rispondere a quegli ormoni" non importa da quale sistema provengano.
Messaggeri chimici: Chi comanda? Sembra che il sistema immunitario e il cervello si mandino continuamente
messaggi sulle esperienze del mondo. Per esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che lo stress cronico causa un aumento della produzione di corticosteroidi nel sangue, da parte delle ghiandole surrenali, e che questi messaggeri chimici possono inibire l'azione unitaria. Quello che sperimentiamo come solitudine, dolore o impotenza provoca in ultima analisi stress. Così, ovviamente, le esperienze della mente influenzano il sistema immunitario. D'altro canto, Allen Goldstein, un biochimico della Università George Washington, pioniere degli studi sulla ghiandola del timo, ha scoperto che certe sostanze immunitarie, le linfokine ad esempio, possono produrre effetti collaterali, per esempio la depressione. Questo suggerirebbe che il sistema immunitario è responsabile almeno per alcune delle cose che "passano per la testa". Dice Goldstein: "sembra che le molecole immunitarie siano legate al cervello come parte di un circuito di feedback".
L'intrico dei dialoghi incrociati non si ferma qui: "Se veramente queste molecole influenzano la fisiologia e il metabolismo del cervello", dice Goldstein, "è possibile che influenzino anche il comportamento?" In fondo che cos'è il comportamento? Se i composti chimici prodotti dal corpo possono causare depressione "questo significa che le emozioni sono legate a molecole che possono essere messe in bottiglia".
La mente, per non parlare del sistema immunitario, man mano che le domande si affollano più veloci delle risposte, comincia a vacillare. La sola conclusione sicura è che siamo, in un modo ancora misterioso, il risultato di quello che Glodstein chiama "un sistema meraviglioso di circuiti integrati", i nostri corpi e le nostre menti sono intrecciate come le anime di Jonathan e David. Anche Sandra Levy concorda che le prove sono ormai schiaccianti: "Ogni giorno, ogni settimana, ci sono nuove scoperte delle connessioni tra i due sistemi annullando qualsiasi dualismo cartesiano". Che cosa significhino queste connessioni per la medicina non è ancora chiaro. Alcuni ricercatori fanno l'ipotesi che il sistema immunitario potrebbe essere condizionato a prevenire le malattie e a riparare i tessuti danneggiati. Theodore Melnechuck, professore incaricato all'Università di California, San Diego, fa notare il continuo aumento di prove secondo cui le emozioni, e persino le espressioni facciali, hanno dei corrispettivi ormonali specifici, e quindi degli effetti specifici sui tessuti: "Cominciamo a intravedere, nel riparo dei tessuti, una storia parallela a quella della difesa contro le malattie, che coinvolgono gli stessi circuiti. Le emozioni influenzano la guarigione delle ferite".
Candace Pert del NMIH porta la teoria un passo più in là. Mentre stava studiando le cellule dei macrofagi, la Pert e suo marito, Michael Ruff, un immunologo, hanno scoperto che le migrazioni di cellule sono influenzate dai neuro- peptidi associati alle emozioni. I peptidi, dice la ricercatrice, "potrebbero essere una cura possibile per diverse malattie" e, in qualità di direttore scientifico, porta avanti un progetto pionieristico, chiamato Progetto Peptide, con la speranza di poter un giorno, identificare i fattori specifici di guarigione.
La ricercatrice aggiunge: "A certi livelli la gente possiede dentro di sé la medicina per curare qualunque malattia. La gente si spaventa all'idea di esser responsabile della propria malattia, ma deve, invece, rendersi conto di avere potere sul proprio stato di salute, dato che è la mente che guarisce il corpo. Il corpo è letteralmente una manifestazione esteriore della mente".
Poiché il sistema immunitario è così diffuso non c'è una misura singola che tenga conto di tutte le sue prestazioni. Alcuni pensieri o esperienze infelici possono far cadere il conteggio dei linfociti, ma il cambiamento potrebbe lasciare la persona entro i limiti dei valori di buona salute, sebbene sia stato fatto notare che una caduta del 30-50% nella risposta del sistema immunitario si è dimostrata mortale nei malati di AIDS. Nessuno sa quali siano i veri valori significativi. Kiecolt-Glaser ha detto: "Questo è il problema delle caratteristiche dei dati. Dubitiamo che siano buoni quando la risposta immunitaria diminuisce, ma non c'è alcun modo di dire quale caduta sia dannosa o metta in pericolo".
Per questo motivo non vi è accordo su nessuna definizione di stress o su quali siano i suoi effetti, sebbene la "gestione dello stress" sia uno dei punti principali dei servizi sanitari delle industrie. Per esempio, le numerose ricerche compiute sui topi non sono molto conclusive perché gli animali differiscono fisiologicamente dagli esseri umani e i fattori di stress usati su di essi sono più fisici che emozionali. La ricerca di Sheldon Cohen sulla relazione tra stress, immunità e malattia è uno dei primi tentativi di mettere assieme questi tre fattori in un unico studio. "E molto difficile individuare lo stress", dice Cohen, "dedurre retroattivamente partendo dai sintomi crea un sacco di problemi. I sintomi stessi possono creare stress". La ricerca di Kiecolt- Glaser, che ha seguito per tre anni assistenti di pazienti con morbo di Alzheimer, è un altro studio adatto a fornire nuovi dati sulla connessione stress-immunità-malattia. In un rapporto preliminare la ricercatrice nota che studi precedenti avevano scoperto, negli assistenti, dei peggioramenti di salute dopo un anno di lavoro.
Sandra Levy concorda che la ricerca psiconeuroimmunologica (PNI) potenzialmente "potrebbe cambiare, in un decennio, l'intera faccia della biomedicina". Per ora il cambiamento avviene lentamente. Il modello dualistico domina ancora le scuole mediche e l'establishment medico, nel suo complesso, rimane ancora cauto in materia mente-corpo, malgrado molti dottori si sforzino di includere fattori psicosociali nelle anamnesi dei loro pazienti.
La PNI ha incontrato, d'altro canto, un caloroso accoglimento in tutte le scuole di terapie alternative e di psico-somatica e di medicina olistica.
Esiste chi, peraltro, ritiene che il messaggio neutro e imparziale della ricerca PNI sia che la mente è una funzione di un organismo che lavora come una macchina. Sia pure partendo da una visione così poco poetica, anche i più accaniti meccanicisti potrebbero trarre dei vantaggi dalle nuove ricerche: ogni nuova scoperta tende a confermare che se siamo veramente delle macchine, queste sono costruite in modo più geniale di quanto un poeta potrebbe sognare.
OLISMO E
RIDUZIONISMO NELLA MEDICINA E NELLA SCIENZA
dI Fabio Burigana
Il modello conoscitivo attualmente in atto nella medicina del mondo occidentale è quello meccanicistico- riduzionistico. Tale modello considera l’essere umano come una macchina formata da tante parti: secondo questo assunto, più approfondita è la comprensione delle singole parti che compongono la struttura di questa macchina più si considera approfondita la conoscenza dell’essere umano. Andando in questa direzione la ricerca medica si rivolge sempre più verso la comprensione delle parti più piccole che compongono l’essere umano e si occupa in maniera particolare quindi delle molecole e della loro interazione. In una visione di questo genere il lavoro del medico può solamente equivalere a quello di un riparatore di macchine. Una medicina impostata in questo modo ha indubbiamente portato a validi risultati e sicuramente, al momento attuale, è impensabile sostituirla in tempi brevi da una medicina che si fondi su una prospettiva di altro tipo. Forse è possibile un’integrazione. Cosa manca alla medicina meccanicistica riduzionistica? Essa Non tiene conto:
a) dell’organizzazione delle parti che compongono l’essere umano
b) del vissuto emotivo dell’essere umano
c) della concezione del mondo dell’essere umano
d) non considera l’essere umano come un’entità dotata di volontà e capace di scelte e trasformazioni
Considerando la persona come una macchina o come un aggregato di molecole la disumanizzazione è un pericolo incombente.. Questo non significa che il singolo medico non possa essere dotato di umanità,
La medicina del futuro dovrebbe andare nella direzione di integrazione della medicina meccanicistica riduzionistica con una prospettiva che tenga conto di un rapporto che si fondi sulla consapevolezza della realtà complessa dell’essere umano.
cioè:
a) al di là dell’esistenza del singolo organo od apparato, della singola cellula, della singola molecola c’è l’organizzazione delle diverse parti fra loro. Il miracolo della vita non è dato dalla presenza della singola molecola o della singola reazione chimica, ma è dato dall’incredibile contemporaneità organizzata di milioni di reazioni chimiche presenti in ogni cellula, nella continua relazione delle cellule fra loro che porta alla formazione di un organo, nella continua interazione degli organi fra loro che porta alla formazione un organismo. Discipline antiche come l’agopuntura o discipline più moderne come l’omeopatia, la medicina antroposofica e la nutri puntura si occupano appunto di migliorare questa capacità organizzativa che è peculiare della vita.
b) già da molto tempo la PNEI si occupa dell’interazione tra mente e corpo: ogni stato emotivo infatti gioca un ruolo fondamentale nei processi di guarigione. D’altra parte anche il più semplice atteggiamento “umanistico” deve tenere conto della realtà emotiva della persona. La qualità della vita è sicuramente legata a questa situazione interiore.
c) in un approccio umanistico non possiamo trascurare quale sia la visione del mondo della persona che sta di fronte a noi. La visione del mondo di ogni persona è il senso che essa dà alla sua vita: compito del medico è quello di accostarsi con rispetto a questo significato della vita e, ove possibile, aiutare la persona ad evolverlo. Quando la persona non sa più dare alcun senso alla sua vita, compito del terapeuta sarà di offrire nuove prospettive e questo avrà come ovvia conseguenza un miglioramento della qualità della vita.
d) importantissimo l’ultimo punto: la visione dell’essere umano come una macchina porta a considerarlo come un’entità assolutamente passiva, da riparare se ha dei guasti. L’uomo è invece un’entità attiva che oltre ad avere le sue emozioni e la sua visione della vita ha una capacità di interagire con essa. Entrando in contatto con un essere umano, si può provare ad accedere alla sua parte più profonda con l’intento di stimolarla amorevolmente verso azioni interiori ed esteriori che vadano nel senso della guarigione. Solo attivando e riconoscendo una profonda volontà di guarigione il medico può percorrere assieme alla persona una strada che possa portarla a stare bene.
È questa l’idea portante su cui abbiamo fondato l’Associazione Medicina e Complessità che si occupa dell’uomo nella sua interezza secondo la prospettiva sopra descritta.
AMEC assieme all’Unità Operativa di Oncologia dell’ASS “Isontina” ha vinto nel 2006 il “premio Terzani “ per l’Umanizzazione della Medicina ed attualmente, grazie ad un contributo della “Regione Friuli Venezia Giulia”offre, in collaborazione con l’oncologo, un supporto gratuito per migliorare la qualità della vita a tutti gli ammalati di tumore che lo richiedano.
Etnomedicina, sciamani, Watsu e terapie in acqua
di Italo Bertolasi
Da trent'anni stiamo studiando il pellegrinaggio nella natura selvaggia, in cui si ritrova il piacere di vivere, di esistere, la voglia di essere autori di un percorso di autoguarigione che non ha più medici o Maestri ma in cui servono responsabilità ed attenzione.
Ho seguito i Maestri del viaggio presso culture lontane, lungo antichi percorsi di pellegrinaggio; ecco allora un ritornare dei momenti più forti del nostro vivere, come la nascita o l'incontro con la morte. Gli Yamabushi, guerrieri asceti delle montagne che abbiamo seguito per anni, attraversano gli elementi con giochi straordinari che poi sono le protomedicine: avvicinarsi al fuoco del vulcano per prendere calore, fare la doccia sotto le cascate, che sono il sangue della montagna, cercare delle caverne che ci riportano alle sensazioni uterine. I Maestri Sufi che aprono il cuore non insegnano cose noiose, il loro lavoro è svuotarsi per poi riempirsi attraverso la danza di energia, di Ki; per noi è stata una scuola di libertà.
Il Qi Gong più difficile appreso in Cina non era quello dei movimenti precisi, era il Qi Gong istintivo, in cui il corpo trova da sé i movimenti per curarsi. Abbiamo visto i Taoshi salire sulle montagne, strisciare come vermi, imitare le foglie, e abbiamo finalmente capito cos'è la danza: ridare dignità a questo aspetto significa riconoscere che dietro di noi ci sono Maestri che vanno salvati, e di cui siamo ponti di comunicazione. I filmati che vi propongo sono il mio modo di comunicare.
Due anni fa ho conosciuto Harold Hall, un poeta della Beat Generation, che prima di curare ha costruito poesie straordinarie, mi ha detto di aver imparato il suo Watsu da una donna sciamana che l'ha invitato a entrare nell'acqua, e galleggiare, respirare, con molta libertà.
Il compito è seguire il naturale galleggiamento del corpo, anche se sei magrissimo puoi far galleggiare una persona enorme, perché non c'è forza di gravità. Ecco lo straordinario archetipo della culla, il gesto terapeutico diventa il gesto della mamma, la persona rientra nel mondo dell'utero, dell'acqua, e recupera un corpo polimorfo, anfibio.
La prima volta che ricevetti un trattamento da Harold, mi sentii un grande danzatore... il nome, water shiatsu, viene da questa idea di Harold, che in Giappone ha studiato lo Shiatsu e l'ha trasformato in un lavoro acquatico. Lui ha scritto che è una tecnica di comunicazione, una preghiera che ti porta in un altro tempo, in un'altra dimensione. Si sviluppa un gioco sofisticato nel silenzio e nell'ascolto, in cui chi dà diventa padre, madre, amante, e chi riceve può veramente tornare ad essere una goccia d'acqua in questo caos, in questo mare che è una delle immagini di Dio più perfette. In Giappone dicono che il viaggio negli elementi ci fa diventare dei "Buddha maratoneti", perché si diventa di acqua, aria, terra, fuoco vivendo in modo diretto, pieno e straordinariamente energetico un contatto con la vita e con il mondo.
Vi mostro un'elaborazione che ho visto nascere l'anno scorso, la "Prenatal Wassertanz"; ecco la figura, molto legata all'acqua, della donna guaritrice. Lavida ha inventato questa tecnica dopo aver studiato Watsu; dice di essere un'ostetrica che fa rinascere il bambino interiore in ognuno di noi. Non lavora sul muscolo, né sulla forza o sulla malattia, o sulla spiritualità... si lavora in uno stato di estrema libertà in cui si ritrova il miracolo del corpo. Lavida accompagna sott'acqua anche coppie in difficoltà, anche tre, quattro persone alla volta e le fa fluttuare, avvicinare, toccare, sfiorarsi, con una casualità e una purezza incredibili.
La meditazione Vipassana e la psicobiologia di Wilhelm Reich
di Michael Khan
Traduzione dall'inglese di Daniela Folli
A cura di Luciano Marchino e Massimo Marietti.
Capitolo I
Fritjof Capra (1975) ci ha ricordato che, mentre la sperimentazione è appannaggio dei fisici moderni, ai quali vorrei aggiungere Wilhelm Reich, alcune delle nostre scoperte scientifiche contemporanee furono anticipate migliaia di anni fa dai saggi orientati. La specifica tradizione di meditazione che in questo articolo viene paragonata a Reich è quella che nel nostro paese è stata associata al maestro birmano Sajagi U. Bakhin (1961).
U. Bakhin insegna che la sua meditazione ci è pervenuta direttamente dal Buddha. In ogni caso esiste da lungo tempo, cosi come la filosofia Theravada a cui essa si ispira.
Così come i cristiani attribuiscono alla caduta dell'uomo da uno stato di perfezione la perdita dell'Eden, i Buddisti Theravada attribuiscono all'avidità della vita l'aver introdotto la sofferenza in un universo Puro. Ricordiamo le 4 Nobili Verità rivelate al Buddha nel profondo della meditazione.
La vita è sofferenza.
La sofferenza procede dal desiderio.
La sofferenza può avere termine..
seguendo l'ottuplice sentiero.
La seconda Nobile Verità si riferisce alla legge del Karma (sankhara) che fa procedere la vita. Ogniqualvolta faccio esperienza del desiderio per avvicinarmi a ciò che è piacevole o per evitare ciò che è spiacevole aggiungo sankhara alla mia scorta. Quando dunque cedo al desiderio sia per assecondarlo che per fuggirlo, il sankhara diventa più forte, più durevole. L'accumulo dei miei sankhara fa si che la vita presente sia miserabile e mi tenga legato alla ruota della reincarnazione.
La parola Vipassana significa insight o saggezza e si riferisce a vedere le cose come esse sono. Come sono le cose è descritto dalle 4 Nobili Verità. Più specificamente il modo di essere delle cose è descritto dai 3 concetti di anicca, dukkha, e anatta. Anicca si riferisce alla non permanenza del tutto, al cambiamento incessante di tutta la materia ed energia. Come la moderna fisica delle particelle, anicca insegna che gli oggetti solo apparentemente sono solidi e durevoli, e che in realtà sono composti di kalapa (cioè particelle subatomiche che appaiono e spariscono in una infinitesima parte del secondo). Perciò niente è solido, niente è durevole. L'amato che adoro e desidero decade e svanisce davanti ai miei occhi, e io anche. I1 senso di piacere che ottengo dopo una disperata ricerca vacilla e scompare. Non tenere conto di anicca conduce direttamente a dukkha. Dukkha significa sofferenza. I1 tentativo di trattenere ciò che vacilla e svanisce porta all'inevitabile sofferenza senza fine.
D'altra parte la comprensione di anicca porta alla consapevolezza di anatta. Anatta significa niente anima, niente essenza, niente sé, niente ego, niente Io, con le sue implicazioni di continuità. E' inutile osservare che ne consegue inoltre che non può esserci Dio, né un creatore, né un punto fisso nella danza turbinosa delle particelle.
La meditazione Vipassana, perciò, è una pratica che si prefigge di mostrare ai discepoli come sono veramente le cose e di liberarli dall'attaccamento per ciò che non esiste. Secondo i saggi della tradizione theravada, la ricerca del piacere costituisce il problema. Come dice la seconda Nobile Verità, l'attaccamento al piacere è la causa di tutte le sofferenze. Se consideriamo il mondo decisamente transitorio, ci viene detto, non potremo mancare di vedere la verità: tutto scorre; l'attaccamento al piacere porterà a frustrazione e miseria senza fine. Il nostro Karma, il nostro accumulo di sankhara ci ha in qualche modo persuaso di questa trasparente bugia: il Piacere può essere trattenuto e mantenuto. Come è potuto succedere? In che modo il Karma ci ha fatto questo?.
Capitolo II
Wilhelm W. Reich è stato un seguace di Freud tra i più energici e creativi. Si interesso particolarmente della teoria di Freud sul sesso e in un secondo tempo delle problematiche inerenti la tecnica terapeutica. La maggior parte degli psicanalisti considera a tutt'oggi insuperato il suo lavoro sulla resistenza in analisi (1945). Reich e Freud si separarono e Reich seguì una strada completamente autonoma.
Reich non aveva un'alta opinione dei maestri religiosi e non si fece impressionare da ciò che affermavano alcuni Buddisti, cioè che il Buddismo non è una religione. Reich guardò al Buddha e agli insegnamenti Theravada nello stesso modo in cui guardò quelli Cristiani, Ebrei e Maomettani, e cioè come a strumenti usati dalla cultura autoritaria e patriarcale per confondere gli esseri umani perché possano essere sfruttati per i fini di potere e di profitto delle classi dominanti (1946). Egli credeva che questa confusione avesse luogo sottraendo all'uomo il più fondamentale tra i diritti di nascita: l'esperienza del piacere. Se avessimo l'esperienza del piacere completamente disponibile, insegnava Reich, non potremmo più venire sfruttati. Non potremmo essere ridotti in schiavitù con l'inganno a mezzo di false gratificazioni e, soprattutto, non potremmo essere indotti a danneggiare i nostri fratelli.
I maestri religiosi, secondo Reich, ci hanno sottratto l'esperienza del piacere insegnandoci ingegnosamente le tre grosse bugie del puritanesimo: il piacere è male, il piacere è deviante, il piacere porta alla sofferenza. Questo cinico insegnamento puritano, afferma Reich, a ha in qualche modo convinti di questa bugia magistrale: il piacere non dà piacere. Come è potuto accadere?
Capitolo III
Per capire il punto di vista di Reich su come ciò sia potuto accadere, immaginiamo un ragazzino che lotta con un conflitto riguardante la masturbazione (conflitti consci di questa natura sembrano più rari nelle bambine). Il padre del ragazzino, indirettamente e con evidente imbarazzo, gli ha detto che dovrebbe esercitare volontà e autocontrollo. Vi sono inoltre alcune sconcertanti allusioni alla masturbazione nel Manuale dei Boy Scout, a scuola, in chiesa. I messaggi possono essere sottili, ma sono dovunque e chiari: la masturbazione è qualcosa di proibito. I1 pericolo non è tale da superare il potente impulso della libido, ma sufficiente a produrre un serio conflitto. Il ragazzino diventa un colpevole vizioso. Viene tentato, cade, e quindi conoscerà le fitte di rimorso che tutti i viziosi sentono dopo essere caduti in tentazione. Promette a se stesso che smetterà. Si asterrà per un mese, una settimana, forse un giorno. Poi gli impulsi sessuali si agitano nel suo corpo ed egli li riconosce con un tuffo al cuore; ancora una volta sta per essere tentato, e sicuramente ancora soccomberà.
Poi un bel giorno accade qualcosa: le sensazioni sessuali che montano irresistibili improvvisamente diminuiscono e si attenuano. La tentazione si placa. Per il momento, per lo meno, egli è liberato. Sebbene egli probabilmente non sappia che cosa è successo, possiamo indovinarlo. Egli improvvisamente ha trovato modo di tenere alcuni muscoli del corpo, di manipolare il respiro, di inibire alcune sequenze di movimento, e tutto questo ha come effetto l'arresto della salita della sensazione sessuale.
I principi del condizionamento operante rendono inevitabili i passi successivi. Rapidamente ed efficacemente (ed inconsciamente) egli impara cosa fare di fronte ad incipienti sensazioni sessuali. Fa qualcosa con i suoi muscoli, il suo respiro, il movimento e ciò dà l'effetto desiderato, l'inibizione di tali sensazioni; presto tutto ciò diventa automatico. La più flebile eccitazione fa scattare le tensioni del corpo. Ben presto anche le situazioni in cui l eccitazione sarebbe autorizzata a comparire stimolano la risposta corporea. In realtà egli chiama queste tensioni a far sempre parte del suo corpo in modo da poter essere sempre pronto. Nel vocabolario dei teorici dell'apprendimento egli ha "sovraimparato la sequenza", che vuol dire che ha avuto molte più prove di quelle che sono necessarie per imparare. Le risposte sovraimparate sono molto più difficili da disimparare. Perciò quando egli diventa grande e si sposa o frequenta una scuola permissiva si trova in una situazione in cui la società non pensa più che l'eccitazione normale sia cattiva, una situazione in cui ci si aspetta da lui che faccia l'esperienza della sessualità. Tuttavia, nel senso vero del termine è troppo tardi. Ha imparato, anzi, sovraimparato la sequenza.
E' importante ricordare qui che la "risposta imparata" è corporea, è si è fatta cosi abituale da diventare parte integrante del suo modo di essere. Cosi quando abbraccia la sua innamorata, il suo corpo non risponderà in modo naturale, ma con le tensioni che sono state erette per proteggerlo dalle sensazioni che una cultura puritana gli ha insegnato essere pericolose, svianti e che conducono alla sofferenza. Quasi la stessa sequenza deve affliggere la giovane donna che è stata allenata a mantenersi pura fino al matrimonio. Nella sua notte di nozze ci si aspetta da lei che improvvisamente e magicamente lasci cadere anni di inibizioni inculcate con cura. Anche se vuole farle cadere e cerca di lasciarsi andare ormai fanno parte del suo corpo.
Secondo il linguaggio di Reich, ella ha ricoperto il suo corpo con una; corazza caratteriale. Fatta di una serie di tensioni e di rigidità del corpo, che hanno il compito di difenderla sia dalle sensazioni pericolose che dagli stimoli eccitatori provenienti dall'esterno, soprattutto dalla propria immediata realtà interpersonale. Ciò condizionerà il suo modo di stare in piedi, di parlare, di camminare. Determinerà la sua postura, i suoi modi di essere, le espressioni del volto. La corazza è diventata il suo carattere e sebbene la protegga dalle sensazioni e dagli stimoli pericolosi il costo di tale protezione è schiacciante. Esso è nientemeno l'infelicità che un processo di civilizzazione repressiva infligge ai propri figli. E' il meccanismo attraverso il quale l'incredibile bugia "il piacere non è piacevole" viene inculcata.
Data questa visione del problema, possiamo immaginare facilmente la terapia che Reich mise a punto. Anche se la sua storia è nota a tutti, può essere utile ricordarla brevemente. Reich notò che la resistenza del paziente al processo psicanalitico presentava inevitabilmente una componente muscolare. Alcune chiare rigidità muscolari o disturbi della respirazione si accompagnavano alla cessazione delle associazioni verbali a alla riluttanza ad affrontare argomenti "pericolosi". Egli cercò di aggirare la resistenza aggirando il blocco fisico, insegnando al paziente a rilassarsi o a respirare o addirittura intervenendo manualmente sulla rigidità. I risultati furono sorprendenti. Quando la corazza divenne sufficientemente "morbida", i pazienti poterono fare l'esperienza di un flusso di energia intensamente piacevole attraversa il loro corpo. Sembrava un miracolo, o piuttosto che la cura della nevrosi assomigliasse alla creazione della vita. Al posto di un corpo rigido e insensibile, appariva la vibrazione maestosa e pulsante della vita, e i pazienti sperimentavano quello che Reich definiva lo scorrere dell"'energia organica" attraverso il corpo.
La visione di Reich era questa: La corazza caratteriale è tensione muscolare. Questa tensione inibisce il movimento, grossolano e sottile. Questa inibizione del movimento a sua volta inibisce le sensazioni. Dal momento che non vi può essere la più piccola emozione senza movimento o sensazione, l'armatura è veramente efficace nel proteggere dagli stimoli pericolosi. La morte sensoriale è quindi condizione necessaria e sufficiente per la nevrosi.
La terapia Reichiana ha lo scopo di dare accesso ai pazienti, probabilmente per la prima volta nella loro vita, a tutte le sensazioni corporee, anche le più sottili. Non vi è dubbio che Reich capì che andava molto più in là della pura e semplice cura della patologia. Nonostante egli odiasse tutte le implicazioni della religione e della spiritualità e avrebbe detestato una parola come "illuminazione", disse però una volta (1942): "Chiunque sia in contatto con il proprio corpo non può chiedersi qual è il significato della vita." Questa domanda non lo sfiorerà.
Capitolo IV
Ho chiuso il capitolo I chiedendo come il karma abbia potuto spacciarci la notevole bugia che il piacere può essere afferrato e trattenuto. La tradizione che U. Bakhin insegna, fornisce da migliaia di anni una risposta inaspettata a questa domanda. I Sankhara sono accumulati nel corpo. Ogni Sankhara è presente in qualche parte del corpo come tensione, come blocco, qualcosa di solido. Queste tensioni e blocchi ci impediscono di sentire la vera natura dell'universo, cioè la verità che nulla perdura, che tutte le cose sorgono e in un istante muoiono. I sarkhara fanno ciò tenendoci nascosta la vera natura di tutte le sensazioni corporee; tenendoci nascosta la pulsazione e la vibrazione del corpo. Essi sono, in breve, la corazza caratteriale. Una tradizione religiosa che sembra ad una prima occhiata essere all'opposto di tutto quanto Reich disse, arrivò all'intuizione della corazza caratteriale 2500 anni prima di lui.
Nel capitolo III abbiamo considerato la terapia sviluppata da Reich per la corazza caratteriale. Diamo ora uno sguardo alla meditazione che U. Bakhin insegnò per i sankhara. Come per la maggior parte delle pratiche di meditazione, e nella terapia reichiana, vi sono tecniche e stadi. Ma la pratica essenziale è chiara e semplice: consiste nel diventare coscienti d i tutte le sensazioni del corpo, anche le più sottili, osservandole con serenità, non aggrappandosi ad esse né rifuggendole, non amandole né odiandole. U. Bakhin insegna che quando si studia il proprio corpo in meditazione, ci S1 accorge che la sua solidità è solo apparente (cfr. Il Tao della fisica di F. Capra), e che in realtà esso è formato da milioni di minuscole increspature di energia, un flusso di vibrazioni che si percepiscono quando le kalapa sorgono e si dissolvono alla velocità della luce. 25 secoli prima di Reich, i Theravada hanno scoperto qualcosa di simile all'energia organica.
Ne consegue che l'esperienza di anicca (impermanenza cosmica) è possibile dove essa è maggiormente disponibile, nel proprio corpo, e se ogni cosa esiste solo per un infinitesima frazione di tempo, si impara l'equanimità (la serenità): non ha senso l'attaccamento o il rifuggire. Non vi è nulla a cui attaccarsi, nulla da cui fuggire. E poiché la seconda Nobile verità è che dukka (la sofferenza) procede dall'attaccamento, se l'attaccamento se ne va, anche la sofferenza se ne va.
E, finalmente, dato che non trovo niente di solido da chiamare Io, sono in contatto con Anatta e sono libero.
Vale la pena di notare un altro aspetto di questa meditazione (ricordate che i sankhara sono accumulati sotto forma di tensioni, blocchi e durezze del corpo): se, a fronte di un nuovo stimolo, mi attacco o rifuggo, si forma un nuovo sankhara. Ma se in tale situazione non mi attacco, né rifuggo, ma cerco di mantenere l'equanimità, succede dell'altro. E' chiaro, ovviamente che non do origine a un nuovo sankhara. Ma, inoltre, succede che un vecchio sankhara emerge dalle profondità sepolte verso la superficie, dove lo percepisco come tensione o blocco o forse come dolore. Se lo odio o cerco di liberarmene esso diventa ancora più radicato, ma se riesco ad osservarne l'apparire con equanimità, se ne andrà e per sempre. Il mio fardello Karmico sarà diminuito. Ciò non è dissimile dal modello di riduzione dei grassi: se resisto e non mangio, il mio corpo deve vivere di qualcosa e quindi consumerò i grassi già immagazzinati.
Quando i sankhara si dissolvono, ne emergono a mano a mano altri sempre più profondi che si offrono a loro volta alla dissoluzione. A un certo punto (presumibilmente dopo innumerevoli vite) tutti i sankhara saranno eliminati e Sono libero dal karma. Nel sistema reichiano, similmente, vi sono diversi strati di corazza caratteriale. Quando uno si dissolve, ne compare un altro col quale bisogna avere a che fare.
Capitolo V
Le somiglianze tra queste due visioni del mondo sono notevoli:
1) le tensioni del corpo e le rigidità costituiscono il carattere o atta (ego). Il carattere e atta costituiscono l'illusione dell'individualità. Essi sono illusori perché, spogliati dalla rigidità, riconosciamo noi stessi come facenti parte della vibrazione e pulsazione galattica atomica universale.
2) In opposizione al rifiuto per paura delle sensazioni dolorose del corpo e al futile attaccamento a quelle piacevoli, calma e osservazione impavida delle sensazioni (U Bakhin) o egualmente impavida esplorazione energetica delle stesse (Reich) permettono ai blocchi distruttivi, strato dopo strato, di emergere in superficie e di svanire.
3) Questo permette di essere veramente in contatto con il proprio corpo.
4) Essere realmente in contatto con il proprio corpo è esattamente lo stesso che essere in contatto con l'universo la pulsazione di tutta la vita, dall'ameba alle galassie e la comparsa e la scomparsa dei kalapa (orgoni) secondo la legge di anicca).
5) Questa consapevolezza dell'emergere e dello svanire, della pulsazione, disperde l'illusione di solidità e l'insensibilità del corpo, il che significa che tutte le illusioni sono dissipate.
6) Ciò significa che ora si è in contatto con la verità e la saggezza, cioè si è illuminati.
Capitolo VI
Ho iniziato questa esposizione mettendo in luce le differenze tra Reich e il Buddismo Theravada. Ho proseguito mostrando la sorprendente somiglianza di alcuni dei loro punti di vista. Ma che dire allora delle differenze notate all'inizio? Sono del parere che la più grande, ed è veramente enorme, è l'atteggiamento nei confronti della vita. Reich è dichiaratamente a favore della vita.
La vita è il più grande dono datoci dall'Universo, e bisogna viverla pienamente, appassionatamente e con gratitudine. I Theravada, d'altro canto, non si aspettano niente di buono dalla vita. La vita è una corruzione dolorosa della purezza dell'universo dalla quale è meglio uscire il più velocemente e il più aggraziatamente possibile.
I Theravada perciò ci guidano verso uno stato di quiete beata, uno stato in cui la saggezza è così profonda che non vi e più tensione, solo una placida monotonia Reich da parte sua notò che tutta la vita pulsa allo stesso ritmo universale: contrazione - tensione - rilassamento - espansione. Adottare un solo stato dell'essere, sia esso la tensione della corazza caratteriale o il rilassamento della beatitudine, significa negare il ritmo universale.
E ciò comporta implicazioni considerevoli per quanto riguarda il movimento. L'obbiettivo dei Theravade è la stasi: sedersi quietamente, non fare nulla, osservare le sensazioni.
La terapia reichiana porta invece irrevocabilmente al movimento; dal più sottile, brivido della pelle, attraverso il movimento della pelvi, fino ad un movimento energetico e sociale nel mondo. Perciò, in opposizione all'immobile, silente ricerca Buddista della fine di tutte le sofferenze, Reich raccomanda una vita pienamente impegnata con le gioie inframmezzate da inevitabili delusioni e perdite che compaiono e svaniscono nel ritmo universale.
Non si possono negare queste differenze, ci sono e sono importanti, ma forse il problema più importante posto da queste due visioni del mondo è quello del piacere. Vi è qualcosa di intrinsecamente, innegabilmente vero nell'insegnamento reichiano che il piacere è il dono supremo dell'universo. Vi è qualcosa di altrettanto inevitabilmente vero nell'insegnamento Theravada che chiunque abbia gli occhi aperti può vedere che il piacere è così fugace da non essere nemmeno un piacere. Uno scrittore sensibile si inchinerebbe riverentemente davanti a questo koan e lascerebbe qui (ogni ulteriore approfondimento sarebbe arrogante). Io procedo quindi con giustificato imbarazzo.
I Theravada avvisano che sia l'attaccamento al desiderabile che il rifuggire il non desiderabile ci porterà sempre più profondamente nella affascinante schiavitù della vita. E' possibile che anche Reich stia dicendo qualcosa di simile? Reich ne sapeva qualcosa circa il pericolo dell'attaccamento al piacere.
Quando egli divenne popolare nell'ambito di alcune subculture americane, il suo nome venne invocato a supporto dei più estremi modelli di promiscuità. Reich odiò tutto ciò e la chiamò la "perversione parolacciaia" del suo lavoro. Reich conosceva anche le conseguenze del rifuggire il non desiderato; uno dei suoi grandi originali "insight" fu che non sono il dolore e la paura a rendere la vita più gravosa, ma piuttosto la lotta interiore contro il dolore e la paura.
Paura e dolore fanno parte della danza della vita e se permettiamo loro di scorrere attraverso il corpo come tutte le altre esperienze, il danno che procurano è minimo. Quando, al contrario, costruiamo le strutture della corazza caratteriale per tagliare fuori sensazioni sgradevoli e gli stimoli che ci fanno paura, ci mutiliamo.
E quindi anche qui le due visioni del mondo sembrano compatibili. Come i Theravada ci insegnano di sedere quietamente, senza attaccamento o rifiuto, ma permettendoci di essere coscienti di tutto con equanimità, Reich insegnava ai pazienti ad accettare che tutte le sensazioni possono scorrere attraverso di loro e tutti gli stimoli possono toccarli.
Viene loro insegnato non di attaccarsi o inseguire il piacere, ma piuttosto di permettere all'amore di portare il piacere quando ciò è naturale. tutta la vita, disse Reich, pulsa allo stesso ritmo universale: contrazione - tensione - abbandono - espansione.
Il piacere viene e va secondo questo ritmo. Non può venire trattenuto poiché si tratta del ritmo del cosmo. Sale e scende come le maree e come queste non può essere controllato.
La nostra opportunità consiste nel far parte di questa pulsazione universale.
Siamo di fronte al paradosso che sia la vita che il nirvana sostengono la stessa realtà, offrendoci indicazioni notevolmente simili. Quando due fonti cosi disparate fanno emergere una prospettiva comune, può valere la pena di prenderla in seria considerazione.
Integrazione neuro-emozionale N.E.I.
a cura di Moreschi Dr. Rosa e Bruni Dr. Franco
La N.E.I. è una tecnica rivoluzionaria sviluppata dal Dr.Roy Martina dopo anni di ricerche. Perché alcune persone non stanno bene? Quello che lui ha scoperto è che molti di noi sono ambivalenti circa le cose che hanno più valore per la vita: salute, felicità, successo e salute.
Quello che rende la N.E.I. così speciale è la scoperta del modo in cui il corpo si confronta con le emozioni non risolte: esse sono immagazzinate nelle membrane cellulari come "memoria cellulare". La via attraverso la quale vengono immagazzinate è ancora più interessante perché è simile a quella con cui il computer immagazzina le informazioni su disco: elettromagneticamente.
Ancora più eccitante è sapere che possono essere cancellate in modo molto simile fermandone gli effetti negativi.
Il Dr. Roy Martina ha chiamato queste memorie immagazzinate con il nome di "MEMORIE PSICO-ENERGETICHE" o PEM. Esse si comportano in modo molto simile a quelle del computer; possono rimanere addormentate per anni e poi, allimprovviso, essere risvegliate da un pensiero, da un incidente, una faccia, un odore o un ricordo.
Quando diventano attive esse iniziano ad influenzare la mente inconscia colpiscono anche il corpo attraverso il ristagno dellenergia lungo i meridiani (agopuntura).
La mente inconscia usa un metodo di sabotaggio simile a quello di un virus di computer; quando diventa attiva inizia a creare stress e pensieri negativi circa noi stessi e le cose che vogliamo. Ogni volta che non pensiamo ciò che vogliamo, viene creato stress nei Meridiani e lentamente ma sicuramente la malattia inizia a svilupparsi: noi diventiamo facilmente irritabili, stanchi, stressati, emotivamente alterati, etc.
Noi tutti abbiamo blocchi emozionali. Questi blocchi costituiscono una minaccia allequilibrio del nostro corpo e della nostra mente e creano disarmonia. La qualità della nostra vita è determinata dal modo in cui reagiamo a quello che ci succede, come noi ci comportiamo con le nostre emozioni ed i nostri pensieri verso noi stessi. Il nostro comportamento viene manipolato dalle nostre passate memorie, dalle nostre passate paure e dagli incidenti passati.
Alcuni di questi ci portano indietro a quando eravamo bambini, alcuni anche più indietro, al momento in cui eravamo nella pancia della mamma o anche prima. Queste memorie creano dei modelli di reazione, il nostro comportamento ed anche i nostri umori. Le memorie per le quali siamo stati adeguatamente trattati sono risolte e non hanno una carica negativa e non condurranno al Sabotaggio. Nel peggiore dei casi diventeremo prudenti ma non arriveremo mai alla fobia. Alcune esperienze sono trattate solo a livello razionale e sono soppresse emozionalmente; in questo caso creeranno ancora "Memorie Psico-energetiche" o PEM.
Unesperienza può dirsi adeguatamente trattata quando lo è ad entrambi i livelli: emozionale (cervello destro) e razionale (cervello sinistro).
Quando è presente questo equilibrio tutto sarà a posto.
Quando invece lemozione è soppressa o iper-razionalizzata non può essere adeguatamente risolta e diventa una PEM. Lo stesso si ha quando diventa emozionalmente intensa.
Noi tutti sabotiamo noi stessi: questa azione è chiamata INCONGRUENZA. Noi diciamo (solo parole) che vogliamo essere sani ma continuiamo a fumare, a non fare esercizio fisico o a mangiare cibi sbagliati, ecc.
Noi diciamo che vogliamo avere grandi relazioni ma non cambiamo i nostri modelli e manteniamo sempre il vecchio modello fallimentare e lo ripetiamo più e più volte ancora.
Segue lelenco dei più comuni modelli di sabotaggio:
10)- Tensione nella schiena, nel collo, nelle spalle.
11)- Non essere capaci di smettere di bere o di fumare.
12)- Trascurare relazioni importanti
13)- Paura di impegnarsi
14)- Troppo poco esercizio fisico e troppo poco rilassamento.
15)- Rabbia, incapaci di perdonare o di lasciar andare.
Questi sono alcuni dei più importanti e caratteristici sabotaggi dellinconscio.
I Seminari Motivazionali non funzionano per sempre, le affermazioni si devono ripetere di continuo, la meditazione sembra funzioni ma si deve essere pazienti e non succede subito. La psicoterapia può aiutare ma richiede tempo e denaro.
Questo è il campo dove la N.E.I. è diretta, focalizzarsi sul problema specifico e creare le circostanze per risolvere i traumi del passato e le emozioni non risolte.
Le emozioni non risolte sono registrate attraverso una tecnica di "Bio-feedback" usando il sistema neuro-muscolare del corpo e punti speciali di agopuntura. Attraverso la formulazione di specifiche domande il corpo risponderà in modo specifico dandoci le informazioni che fino ad allora erano contenute nella mente inconscia.
La NEI scoprirà il trauma iniziale non risolto ed entro pochi minuti crea le circostanze ottimali per lasciar andare questa vecchia memoria e per rimuovere il carico negativo che causa il Self-sabotaggio con i modelli di comportamento che lo accompagnano.
Tutto questo succede in pochi minuti invece che in ore o giorni come con la psicoterapia; nessun bisogno di trattamenti costosi o di aghi di agopuntura . Potete scoprire perché siete così facilmente irritabili, perché siete così improduttivi o perché sognate ad occhi aperti. Poi voi lasciate andare ed immediatamente scoprite la differenza.
Le più importanti e vitali "aree" di lavoro sono:
- Prima stabilite quali sono i vostri obiettivi; rendeteli chiari come cristallo
Dopo di che si può intraprendere il trattamento NEI, controllando se si è congruenti sui propri obbiettivi, sfruttando la possibilità di accedere direttamente allinconscio con uno specifico test muscolare. Questo ci permette di verificare o meno lincongruenza e di identificare attraverso dei punti speciali di agopuntura e delle affermazioni il tipo di emozione bloccata e quindi la PEM. Ci sono due livelli operativi: 1) lEquilibrio Emozionale (EE), in cui ci si limita ad identificare lemozione bloccata e a trattarla con il massaggio o con la stimolazione attraverso lACPASONIC di specifici punti di agopuntura; 2) la NEI, che oltre a questo riesce a trovare e correggere il quadro originale in cui si è formata per la prima volta la PEM, che ha permesso poi il ripetersi del modello comportamentale errato, secondario allemozione bloccata. Roy Martina ha combinato la chinesiologia con la "linea del tempo" di Tad James e così ha visto che molti comportamenti o sabotaggi nascono non solo dai primi anni di vita, ma anche dai primi giorni dal concepimento e possono essere addirittura preconcepimento. Mentre lEE viene insegnato a tutti coloro che partecipano ai seminari di Vitalità organizzati dallIstituto NEI, la NEI e lEE approfondito è dominio dei terapeuti, che hanno frequentato il corso biennale dellAccademia NEI.
Malati terminali ed Integrazione Neuro-emozionale.
a cura di Moreschi Dr. Rosa
Da alcuni anni mi occupo di pazienti malati di cancro utilizzando le metodiche della Integrazione Neuro-emozionale ottenendo buoni risultati.
In cosa consiste questo tipo di lavoro? Si rivolge al settore della psico-neuro-immunologia dove la regola che conduce è: "Cellule felici = sistema immunitario forte"; si lavora con i pazienti per rendere forte il loro sistema immunitario attraverso un insieme di cose che lo permettono: dieta adeguata, prevenzione, medicine naturali (di supporto alla chemioterapia), e laspetto più importante riguarda proprio il lavoro sulla presa di coscienza dei propri blocchi emozionali. Prima di esporre il nostro lavoro, desidero spendere due parole sulla Psico-Neuro-Immunologia (Tratte dal libro Vitalità del Dr. Roy Martina). "I Medici sono dei veri specialisti nellinventare termini difficili per cose di cui non capiscono molto. Psico vuol dire forza dello spirito, Neuro sta per sistema nervoso e Immunologia è la scienza che studia il nostro sistema difensivo, per cui la Psico-Neuro-immunologia è lo studio degli effetti dello spirito (la mente, il pensiero, lemozione) sul nostro sistema nervoso (stress) ed immunologico (difese). Secondo questa scienza i pensieri possono influenzare le nostre difese immunitarie. Tutto è iniziato con Pavlov, uno scienziato russo, che ha fatto un curioso esperimento nella sua ricerca sulla digestione. Ai cani faceva sentire il rumore di un campanello mentre mangiavano. Dopo aver ripetuto tutto questo un po di volte, i ricercatori riuscivano a dimostrare che era sufficiente il rumore di un campanello per attivare la salivazione, come se stessero assumendo il cibo.
Robert Ader ha scritto il libro Psiconeuroimmunologia nel 1981 ed è stato il primo ad introdurre questo termine (Università di Rochester, New York). Robert Ader in collaborazione con limmunologo Nicholas Cohen, ha fatto una semplice ricerca. Sapendo che ai ratti piace lacqua zuccherata hanno aggiunto ad essa una sostanza chemioterapica, la ciclofosfamide che cause nausea e disturbi digestivi e, come conseguenza i ratti hanno cominciato a rifiutare lacqua zuccherata. Quando però si forzavano alcuni ratti a bere lacqua zuccherata (senza ciclofosfamide) il loro comportamento fu come se essa fosse presente. Alcuni sono morti per limmunosoppressione che in genere la ciclofosfamide produce. Tale effetto è conosciuto come effetto placebo.
Leffetto placebo si manifesta quando uno assume una sostanza che non ha alcuna influenza sulla malattia e la persona guarisce ugualmente.
Come è possibile? Cinque sono i fattori determinanti nelleffetto placebo:
1 Il medico che crede fortemente nella terapia
2 La fiducia ed il rispetto del paziente nel Medico e nella terapia
3 Il rituale e lambiente dove si svolge lattività
4 La forza e la convinzione del medico
5 La forza di convinzione delle altre persone
La forza dello spirito può perfino guarire pazienti affetti da tumori terminali.
Anche per questo la medicina Allopatica o ufficiale ha trovato un nome: REMISSIONE SPONTANEA; ciò significa che non sappiamo perché il paziente guarisce contro tutte le aspettative.
Sono riferiti molti di questi casi nella letteratura medica attuale. Da Mondadori è stato edito il libro "guarigioni spontanee" dove si parla molto di questi casi e cè unampia documentazione in merito..
IL CONTRARIO DELLEFFETTO PLACEBO E LEFFETTO NOCEBO. Un caso esplicativo può essere questo: un paziente si sottopone ad un nuovo tipo di chemioterapico che gli dicono molto efficace ed il tumore regredisce. Malauguratamente, legge su una rivista che questo farmaco è stato un fallimento ed ecco che tornano le metastasi ed il paziente muore.
Ed ancora: il caso di due pazienti ai quali vennero scambiati i referti allinsaputa di tutti. Il primo aveva 8-10 mesi di vita ed un cancro al polmone. Il secondo aveva un inizio di enfisema e di bronchite cronica. Il primo guarì perché gli venne assicurato che non era grave (e questo dopo broncoscopia e tutto il resto) ed il secondo morì esattamente dopo dieci mesi."
Durante i nostri Seminari io dico sempre ai miei pazienti che vorrei diventare la specialista mondiale nella creazione delle più alti percentuali di effetto Placebo!!! Ora espongo brevemente il nostro metodo di lavoro con alcuni concetti teorici.
Le memorie Psico-energetiche (o blocchi emozionali) funzionano come veri e propri virus e come tali indeboliscono il nostro sistema immunitario.. Con queste metodiche si prende coscienza del problema; il paziente viene posto di fronte alle proprie responsabilità e lavora per rimuovere ed integrare tutto ciò che funziona come blocco e durante questo percorso cè un cambio di atteggiamento nei confronti della malattia. Si lavora molto sullaccettazione; laccettazione è il primo gradino sul quale lavoriamo. La regola recita in questo modo: "Ogni volta che il paziente si dibatte nella malattia, la rifiuta, si commisera, ne ha paura, toglie energia alla guarigione." Con queste metodiche ho la possibilità di fare in modo che conscio, inconscio, mente, spirito ed ogni più piccola cellula del paziente collaborino al rinforzo del suo sistema immunitario ed anche nei casi dove la malattia è terminale, la serenità con la quale si affronta il trapasso è un qualcosa che stupisce sempre.
I risultati migliori si hanno dove i pazienti collaborano pienamente a questo in altri termini con coloro che sanno della loro malattia e che proprio per questo, si assumono pienamente la responsabilità di lottare , di capire, di agire ed anche di morire.
Il paziente ha pienamente diritto di sapere quali scelte ha davanti; tutti dobbiamo morire e la morte è lunica cosa certa della nostra vita.. ma il modo in cui la cultura occidentale si pone davanti a questa tematica, secondo la mia opinione, non è il più utile, efficace e saggio.
Durante un viaggio in Etiopia, in visita alla missione di mio fratello Don Angelo, la cosa che mi ha più colpito è la serenità e laccettazione davanti alla morte, la sdrammatizzazione della morte stessa. Cè stato un uomo di circa 50 anni che, con una serenità incredibile, mi ha detto: "Sento che sto per morire, chiami suo fratello per lEstrema Unzione!" Io ho pensato: "Questo è matto, ha solo una diarrea, ma si vede che vuole la visita di mio fratello!" Il giorno dopo era morto. E tutto, così, tranquillamente.
Da noi invece, cè il terrore della morte ed in situazioni come queste, non cè nulla di più bloccante. Si lavora per laccettazione. Se i familiari hanno scelto di non dire al paziente la gravità del suo stato, la frase di entrata sarà: "Accetto la mia malattia al 100%" e si fa in modo di rendere congruente questa frase, ed ancora:
"Accetto che posso peggiorare, accetto che posso morire! Accetto che posso perdere la mia indipendenza" perché quando questi timori funzionano come blocchi, tolgono energia alla guarigione. Sono frasi dure, e le lacrime su queste frasi sono molto frequenti. Si trovano affermazioni efficaci per togliere questi blocchi e rinforzare-motivare i pazienti, frasi del tipo: "Prove grandi, persone grandi!" E bello vincere le proprie sfide!!" "E fantastico affidarsi agli altri, avere persone che ti aiutano!!" e si integrano tutti i blocchi.
Si cercano in particolare, le memorie Psico-energetiche legate al tumore e si integrano.
So che è difficile capire cosa significa "incongruenza" e integrazione nella NEI, ma una volta che si vedono lavorare i trainers si capisce la potenza della metodica.
Si inizia, quindi, a lavorare su: "Voglio avere un sistema immunitario forte", Sono convinto al 100% di poter avere un sistema immunitario forte"; Poi si inizia un lavoro di presa di coscienza lavorando sul perdono: "Perdono me stesso per il mio tumore!", Perdono Dio per avermi mandato una prova così grande", Capisco ogni cambiamento da fare per ritornare indietro. Si trovano tutte le frasi che danno incongruenze.
E poi si inizia a lavorare con le visualizzazioni secondo Simonton, attraverso meditazioni guidate. Stiamo facendo addirittura preparare dei videogiochi (per i bambini e giovani cancerosi dove si illustra a mo di fumetto, comè il sistema immunitario e come può restare forte). Visualizzazioni ed ancora visualizzazioni.
Questo il lavoro in privato.
Durante il Seminario si eseguono anche tutti quegli esercizi atti ad aumentare lauto-stima e linnalzamento energetico. Insegniamo a tutti i pazienti il Chi-Neng Qi-gong, un insieme di esercizi dolci per lo scambio energetico con lesterno, con lapertura di tutti i meridiani dellagopuntura ed il rilascio delle energie negative.
In Cina, cè un ospedale dove non ci sono Medici ma solo Insegnanti e dove i risultati sulle malattie croniche raggiungono il 92%, lunica terapia attuata è il Chi-Neng Qi-gong. Per otto ore al giorno, i pazienti lavorano su se stessi solo con il Chi-Neng.
Il paziente viene stimolato in ogni modo a lavorare su di sé, a prendere coscienza dei propri blocchi e dei propri meccanismi e di come potenziare il sistema immunitario al meglio. Allinizio di questi Seminari, avevo anche la collaborazione di un sacerdote che celebrava una Messa di guarigione ed era fantastico (ma siccome avevo pazienti di religioni diverse ho separato le due cose per dare a tutti lopportunità di partecipare). Tutto quello che potenzia la fede e la visione trascendente delluomo è molto utile ed è fantastico il risultato, senza cadere nel bigottismo od altro. Cè anche Dio, ma il paziente deve lavorare su di sé . "Aiutati che il ciel taiuta" ed il responsabile del tumore che il paziente ha non è certo Dio ma il paziente stesso. Il cancro è uno stato generale. Nella maggior parte dei casi quando si va a testare la frase: "Voglio vivere!" cè quasi sempre incongruenza; a livello inconscio il paziente ha già buttato la spugna. Logicamente, non per tutti. Il bello è che con lIntegrazione Neuro-emozionale si può individualizzare e seguire le risposte dellinconscio del paziente.
Il paziente canceroso che dà i peggiori risultati è il paziente depresso. Ricordiamoci bene: "Avere cellule felici significa avere un Sistema Immunitario forte."
Cè molto lavoro da fare in questo settore. Guarigioni? Non ho la bacchetta magica, ci sono guarigioni e ci sono morti; ci sono pazienti che vivono una vita di alta qualità al di là di ogni più rosea previsione; pazienti coraggiosi che sono pronti ad affrontare tutte le loro prove e disposti a lavorare su se stessi, pazienti fantastici che danno dignità alla natura umana.
Mi piace molto lavorare in questo settore e se potessi insegnare questi metodi agli operatori del settore avrei raggiunto uno dei miei obiettivi per aiutare gli altri.
The Emerging Scientific Paradigm in Relation to Healthcare
Beverly Rubik
Institute for Frontier Science
Oakland, CA - brubik@compuserve.com
The crisis today in medicine is a crisis in world view. Conventional models of health and disease, birth and death come out of an old world view or paradigm that sees the universe and life as a machine, and this view is obsolete. As a result, we witness our brokenness not only in medicine, but in many cultural spheres such as business, education, and governmental institutions. Everything based on the outdated world view is sick and crumbling. This world view was described at some length in my article, "The Machine is Broken and No Medicine Can Fix It," which appeared in Alternative Health Practitioner, Vol. 1(3) in Fall, 1995.
Here I would like to describe some features of the emerging paradigm from the physics of living systems. It is useful for providing a foundation or framework for the practice of alternative/complementary medicine and for a new integrative medicine combining the best of conventional and alternative medical modalities that is destined to become our future medicine.
The emerging paradigm celebrates the creative, subtle, empowering, wise, and enduring features of life that were never acknowledged during the age of machines and mechanistic thought. Living systems are self-organizing systems that expend energy in order to maintain their coherence and integrity, and they occasionally undergo shifts in their dynamics due to internal fluctuations or changes in external factors. These dynamical shifts may be challenging enough that we consider them diseases, and many of these resolve themselves over time with little or no medical intervention. Healing is ultimately self-healing, a natural response to internal dynamical shifts or external challenges.
In contrast to natural self-healing in living systems, broken machines remain broken and need active repair performed by others; such is the old world view and for the most part, the view of conventional medicine. However, all living systems are moving by themselves toward greater wholeness of body-mind-spirit, despite the fact that they may be diseased or broken. In this regard, we can consider as the "living system" more than the patient and include others such as close family members and health care practitioners. Healing can be seen as a creative process in which the patient, health care practitioners, and the patient's significant others can enter into and participate, and all can be renewed in the process.
Thus, participation in the healing process on the part of health care practitioners can be far more than diagnosis and treatment. For one, practitioners can educate and empower patients about their conditions and disorders as seen in the light of the new paradigm. Patients should be informed that serious disease can be regarded as a natural disturbance in their body-mind-spirit that can actually lead them to a higher level of organization. This may seem contradictory, since disease is usually regarded as breakdown, but the new paradigm teaches us that disease can be a response to changing dynamic patterns in life, and included in that is a call for increased awareness: to change those particular patterns to overcome the illness before the organism dies. Disease can also be seen as a systemic process that promotes evolution to something greater. In relation to this, the new paradigm reveals that nature is wise and trustworthy and that the patient's body-mind-spirit has an inherent drive to evolve and manifest its full potential of which the patient may not be fully conscious.
Consider the wisdom of bodily symptoms, for example, during a bacterial infection. A fever thwarts the growth of the bacteria and assists the immune system of the patient in overcoming the disease. Moreover, the immune system retains a "memory" of the microbe that has invaded it and is capable of avoiding or averting future attacks by this particular microbe over a lifetime.
Consider another example of a broken leg. The pain prevents us from walking around and injuring ourselves further. Moreover, when the broken bone is finally mended, it is even stronger at the site of the break than before, preventing the possibility of future fractures.
Both of these examples illustrate physical changes that transcend previous vulnerabilities, and as they focus only on the physical they are limited examples. When healing mobilizes more than the physical body and becomes a personal journey, it is a creative process of life and work that is full of uncertainty and unpredictability, but rewarding in the wisdom of mind-body-spirit that is gained. Consider the stories of those who have experienced remarkable recoveries from serious illness that have renewed and strengthed their entire beings. A number of such healing adventures are told in the books, The Heart of Healing (Turner Publishing, Inc., Atlanta, 1993) and Spontaneous Healing, By Dr. Andrew Weil (Alfred A. Knopf, Inc., New York, 1995). It is interesting to note that conventional medicine finds it hard to admit that remarkable recoveries of serious illnesses can indeed occur, sometimes without invasive medical intervention. In the new world view, these are not paranormal events, but distinct possibilities.
In Chinese caligraphy, the word "crisis" is the same as that for "opportunity." In relation to that, disease, for which we are all at risk, offers us opportunities to become physically, emotionally, mentally, and spiritually stronger. It gives us time out to reflect on our whole lives. It can also be a wake-up call to motivate us to change our lifestyle patterns and goals toward new modes which satisfy our innermost being and nourish our bodies back to optimal wellness. A deep spirituality and compassion for others as well as oneself may emerge. People who survive life-threatening illnesses are forever changed; their body-mind-spirit emerges with a new wisdom, a higher state of dynamical order.
From this perspective, practitioners can serve as educators to help patients see their illness in new perspectives. They can then work with patients to create strategies for their healing and optimal wellness. The best health and healing strategies empower patients to understand the dynamics of their health processes and make them wiser and able to cope, survive and thrive, encouraging them to evolve to new levels of being, new body-mind states that are healing states. Such strategies should not strip patients of their power or make them endlessly dependent on medical procedures. Enhanced self-reliance and self-care should be encouraged as much as possible, as it is the most natural, powerful, sustainable, and the safest health care over the long run. This approach recognizes that patients will have different beliefs and expectations about their health and healing, which health practitioners must ascertain and respect as they build the therapeutic relationship.
The new paradigm emerging from chaos theory of dynamic systems also teaches us that very small or subtle stimuli applied to the body-mind can have profound effects and set a sick person on the road to recovery. Thus, disease, especially that which is chronic and degenerative, doesn't always require the sledge-hammer approach of high-tech biomedicine. Here is a fundamental rudimentary model of how the gentler approaches of alternative and complementary medicine can have powerful effects on patients. The loving touch of a healer, a soothing massage, a significant change in diet, nutritional supplements, biofeedback, acupuncture, the subtle information of homeopathic preparations, phototherapy, and the other "soft-impact" approaches of alternative/complementary medicine bring forth the subtle but necessary stimuli that coax the body-mind into self-healing states. Moreover, when such modalites are used in conjunction with one another, they may induce a much stronger healing response. That is, living systems are nonlinear in their additive responses to stimuli: 1 plus 1 plus 1 may equal 9, not 3, and 9 may be the critical value to promote healing. Therefore, individual remedies, although they may not be very effective in themselves, when used in combinations, may promote healing. This principle is called synergy.
Unfortunately, most clinical research on alternative/complementary medicine is focussed on how single modalities rather than how combinations work. With the possibility of synergistic effects to promote healing, it would be fruitful to design and perform studies on multiple alternative/complementary approaches to treating AIDS, cancer, and other challenging illnesses.
The new paradigm from nonlinear dynamical systems theory applied to medicine offers us several new perspectives as sketched here, and reinforces the importance of alternative medical modalities in the new medical model. It provides a rudimentary scientific foundation for the concept that alternative health practitioners serve as midwives of natural healing.
There are a number of other features of the emerging scientific paradigm that can give us insights into alternative medical practices and the emerging medical model underway to help us shape the medicine of the 21st century. Consciousness studies is one such area that will be explored in a subsequent issue of this journal.