L' OLISMO NELLA SCIENZA
In questo importantissimo capitolo cerchiamo di porre in evidenza i principali contributi alla creazione e formulazione di una concezione olistica. A questo capitolo seguiranno altri capitoli che sviluppano temi profondamente legati alla concezione olistica, come "la teoria dei sistemi", "il paradigma olografico", "la coerenza elettrodinamica", "il vuoto subquantistico", "la sincronicità", "lipotesi Gaia", "la teoria dei Cyber".
Questo campo e suddiviso nei seguenti capitoli:
OLISMO - I QUATTRO STATI DI ORGANIZZAZIONE - DALLA FRAMMENTAZIONE ALL'UNITA'
OLISMO: CONTRIBUTI DI Candace Perth, Arthur Koestler, Fritjof Capra, Michael Talbot, Ilya Prigogine, Joseph Campbell, Martha Crampton, Filippo Falzoni.
Consigliamo prima di entrare in questo capitolo la lettura del campo centrale sul PARADIGMA OLISTICO
OLISMO: LA TEORIA DELL'ORDINE IMPLICATO DI DAVID BOHM
a cura di Emanuele De Benedetti
Presentiamo qui la traduzione di un'intervista con David Bohm pubblicata sulla rivista americana New Age Journal, nel numero di settembre - ottobre 1989. L'intervista è stata fatta da John Briggs, autore di 'Fire in the Crucible' (St.Martin's Press), una rivista di scienza popolare sullo stato attuale delle ricerche sulla creatività e il genio. E' anche coautore del libro 'Looking Glass Universe' (Simon & Schuster), che tratta estesamente delle teorie di Bohm, e anche di un libro, uscito di recente, che tratta della teoria del caos e dell'olismo, 'Turbulent Mirror' (Harper & Row).
Olismo: il fluire del Tutto
Il termine olistico viene usato in questi giorni per descrivere di tutto, dalla medicina alternativa ai nuovi modi di trattare gli affari, dai metodi progressisti di insegnamento all'agricoltura vecchio stile. Ma che cosa significa veramente "olistico"?
Se mai qualcuno al mondo lo sa questo è David Bohm. In parte filosofo, in parte mistico, in parte attivista sociale, Bohm è principalmente conosciuto a livello mondiale come un fisico teorico, un esploratore scientifico che ha speso cinquant'anni a investigare laffascinante teoria che tutte le parti dell'universo sono fondamentalmente interconnesse, e formano un tutto initerrotto, un flusso continuo.
Autore di libri quali Causality and Chance in Modern Physics (1957), The Special Theory of Relativity (1961) e la pietra miliare Wholeness and the Implicate Order (1980), Bohm ha creato delle teorie che si estendono alla religione, alla filosofia, alle arti, alle scienze umane oltre che a numerosi campi scientifici. Il lavoro di Bohm l'ha reso un outsider tra i suoi colleghi e lo ha decisamente posto sul fronte avanzato del movimento filosofico - scientifico noto come "la nuova fisica": una ricerca dell'olismo inerente alla natura, che ha trovato dei paralleli tra antiche idee spirituali e le ultime teorie sulle proprietà fondamentali della materia. Recentemente, l'attenzione di Bohm si è focalizzata nell'applicare quello che ha imparato dalla fisica ai problemi della società, ne sono risultati dei mezzi rivoluzionati per risolvere il conflitto sociale attraverso un processo olistico di discussione di gruppo che lo scienziato chiama "dialogo".
Oggi settantunenne e professore emerito di fisica teorica al Birbock College dell'università di Londra, Bohm è un uomo pallido, modesto, che indossa golf tradizionali col collo a" v" e giacche professorali di tweed. Sta seduto per lunghi periodi in apparente passività mentre ascolta le conversazioni che turbinano attorno a lui. Ma quando il soggetto tocca argomenti come la scienza o la trasformazione, il suo aspetto cambia. La sua voce sale di volume, le sue mani si muovono e le sue dita tremano come delle antenne che gli fanno strada attraverso dei raffinati percorsi logici, sconvolgenti nella loro chiarezza In questi momenti il completo assorbimento di Bohm nella sua scienza e nella sua filosofia della totalità diventa carismatico. Bohm è cresciuto nella parte ebraica della città mineraria di Wilkes
Barre, Pennsylvania, dove suo padre era un commerciante di mobili. Nel 1943 ha ricevuto il Ph.D. in fisica all'università della California, in Berkeley, ed è stato uno degli ultimi a laurearsi con J.Robert Oppenheimer, che poco dopo sarebbe andato a dirigere il progetto della bomba atomica a Los Alamos. Dopo la guerra Bohm ha preso un posto di insegnamento a Princeton e mentre era lì ha scritto un libro di testo di meccanica quantistica che venne lodato dal collega professore Albert Einstein e che venne usato molto diffusamente. In parecchie occasioni Bohm e Einstein hanno discusso i loro problemi rispetto alle interpretazioni comunemente accettate della meccanica quantistica, il sistema teorico usato dai fisici per investigare le proprietà della materia a livello atomico. L'insoddisfazione di Bohm rispetto a certi paradossi della meccanica quantistica lo ha condotto all'idea che il mondo dell'atomo è completamente interconnesso e non deve essere considerato semplicemente come una raccolta di parti indipendenti.
Nei libri di testo scientifici il nome. Bohm è stato dato a due fenomeni: "la diffusione di Bohm", per il lavoro che ha fatto a Berkeley e l"effetto Bohm-Aharanov per la sua ricerca fatta a Bristol, Inghilterra. Queste due idee hanno guadagnato a Bohm l'ammirazione dei suoi colleghi, ma le sue teorie iconoclastiche sull'olismo quantistico non sono state altrettanto ben accolte. In alcuni ambienti è stato beffeggiato come uno scienziato che è andato al di là dei limiti permessi della scienza.
L'incontro tra oriente e occidente
Un giorno del 1959 sua moglie Sarah gli ha portato a casa un libro del filosofo indiano Jiddu Krishnamurti. Bohm ha visto immediatamente l'affinità tra il suo crescente interesse per l'olismo a livello atomico e l'insistenza di Krishnamurti sul fatto che tutte le relazioni del cosmo devono essere viste olisticamente, perché fondamentalmente nel cosmo non esistono divisioni.
Krishnamurti sostiene che ognuna delle nostre coscienze individuali è una manifestazione dell'intera coscienza umana, con tutta la sua storia, le sue percezioni e interazioni con la natura. Quindi l'osservatore è la cosa osservata.
Lo scienziato e il saggio sembravano una coppia improbabile. Krishnamurti era una figura spirituale austera, un ragazzo di Madras cresciuto in Inghilterra dai Teosofi che alla fine ripudiò la teosofia assieme a tutte le religioni organizzate e ai sistemi di credenze che si proponevano di dare una struttura alla verità. Bohm cercò Krishnamurti. Tra i due iniziò una profonda amicizia che è durata fino alla morte di Krishnamurti nel 1986. Molte delle loro discussioni metafisiche sono state pubblicate in libri quali 'Truth and Actuality' (1978) e "The Ending of Time"(1983) pubblicato in Italia dall' Ed. Ubaldini.
A metà degli anni '60, in parte come risultato della sua associazione con Krishnamurti, Bohm ha cominciato a sviluppare la sua teoria dell'ordine implicato della totalità. Bohm qualche volta usa la metafora dell'ologramma per spiegare la sua teoria. Un ologramma è un'immagine fotografica prodotta da una luce laser. L'immagine viene immagazzinata su una lastra fotografica e poi ricreata illuminando con un laser la lastra per creare un'immagine tridimensionale. Curiosamente, se illuminiamo col laser una piccola parte tagliata via dalla lastra fotografica originaria, l'immagine che compare è ancora l'intera immagine anche se con qualche dettaglio in meno. In altre parole, ogni parte ha implicitamente trattenuto l'informazione del tutto. Gli ologrammi, tuttavia, sono delle immagini statiche e non catturano quel movimento dinamico che Bohm vede come basilare per l'ordine implicato complessivo dell'universo, dove ogni 'parte' del flusso porta con sé un'immagine implicita del tutto che è in continuo dispiegamento.
La coscienza implicata del Tutto
Una delle più strabilianti applicazioni dell'ordine implicato è la nuova comprensione della relazione tra mente e materia. Gli scienziati sono arrivati a credere che la coscienza umana sia il risultato di una lunga evoluzione in cui gli atomi semplici si sono raggruppati tra di loro in forme sempre più complesse, dalla singola cellula ai rettili, dalle scimmie all'Homo sapiens coi loro cervelli ricchi di corteccia.
La teoria dell'ordine implicato dice, tuttavia, che la coscienza non è solo una proprietà degli animali superiori. La coscienza è intessuta implicitamente in tutta la materia e la materia è intessuta nella coscienza.
Nell'universo bohmiano materia e significato si influenzano continuamente a vicenda, come a livello individuale lo stato della mente può influenzare il corpo e lo stato del corpo può influenzare lo stato della mente.
Riguardo ai problemi sociali Bohm vede il mondo come un luogo pieno di problemi, lacerato da divisioni e conflitti tra gruppi e individui, tra l'uomo e la natura, e pensa che molti di questi problemi potrebbero essere risolti se ci focalizzassimo sulla totalità invece che dare un valore supremo alle parole. Lo scienziato crede che si potrebbe attuare un drammatico cambiamento della società se anche solo pochi individui fossero capaci di realizzare questo spostamento di ottica, perché, secondo la sua teoria, 1a coscienza è già interconnessa con tutte le altre coscienze.
Negli ultimi anni Bohm si è dedicato alla grande sfida di far accadere questo spostamento verso la totalità. In raduni e piccoli gruppi in Europa e in America ha incoraggiato la gente a impegnarsi nel processo di dialogo che ha inventato, che è il suo modo di mettere in pratica la sua idea di ordine implicato in termini sociali.
Quindi Bohm rimane un outsider. Sarah Bohm dice che gli amici scienziati dei vecchi tempi qualche volta le fanno delle domande taglienti su suo marito. Chiedono che cosa fa e perché, come se sentissero che è un traditore e aggiunge: "Qui c'è un uomo che era brillante e che ha lasciato i colleghi del suo gruppo in un modo tale che essi si sentono criticati. Li fa sentire a disagio".
Ho intervistato Bohm recentemente in un giorno freddo e piovoso, nella cucina di campagna della fattoria Bailey, un ritiro in una zona agricola della contea di Westchester, nello stato di New York. Lui e Sarah si sono fermati lì durante il loro pellegrinaggio annuale a Ojai, California, dove Bohm era stato invitato a parlare alla fondazione Krishnamurti.
John Briggs: Che cosa hai imparato dalla tua ricerca scientifica sulla natura che pensi potrebbe essere importante condividere con quelli che non sono degli scienziati?
David Bohm: ho imparato che dobbiamo capire l'unità del mondo . Il modo attuale di romperlo in frammenti non è adeguato. E' questa la ragione per cui abbiamo bisogno di cominciare un dialogo serio, per evitare una maggior frammentazione e per riparare la frammentazione che è già avvenuta.
J.B.: Che cosa intendi quando dici che stiamo rompendo il mondo in frammenti.7 . D.B.: Guardati in giro. Abbiamo ogni genere di divisione. C'è lo scienziato, il non scienziato, il medico, l'uomo di affari. Nella scienza ci sono campi come la fisica, la biologia, le scienze sociali. Entro a ogni campo ci sono altri campi particolari e si capiscono a fatica l'uno con l'altro. In :medicina gli specialisti di una parte del corpo capiscono a fatica che cosa succede in una parte del corpo che è strettamente legata al primo. Ci sono esempi senza fine.
J.B. Perché questo è un problema? Se hai qualche problema alla vista non vai da un oculista, da qualcuno che sia specializzato in quella parte del corpo?
D.B. Pensiamo che il nostro approccio frammentario alla realtà non sia un problema perché molti di noi hanno l'assunzione metafisica inconscia che la natura sia fatta di parti separate. L'occhio è una parte, l'orecchio un'altra parte e queste parti interagiscono. Io faccio l'ipotesi che la realtà non sia fatta così. Se hai qualche problema agli occhi l'ipotesi corrente è che il problema nasca in quella parte. Ma potrebbe non essere così. Potrebbe avere origine nell'intero corpo, nella mente, nella società. Per esempio il problema potrebbe essere lo stress o l'inquinamento. La società che abbiamo creato causerà un deterioramento in ogni genere di parte. Puoi riparare le parti contemporaneamente, ma è come spingere l'inquinamento a monte mentre cerchi di rimuoverne dei pezzi a valle. L'inquinamento stesso è un tipico approccio frammentario. Forse è l'esempio che colpisce di più. Ognuno fa le sue cose, guadagna la sua parte di denaro e produce il suo prodotto, e quindi aggiunge la sua parte di inquinamento. E poiché il mondo è finito, tutti questi piccoli pezzi si influenzano l'uno con l'altro, così il suolo e l'aria sono avvelenati, i pesci muoiono e il clima cambia.
J.B. Questo avviene perché la nostra tecnologia è basata sull'assunzione che puoi estrarre le cose di valore dalla terra, il suo uranio, oro, olio, pesce, ma quando estrai quello che consideri di valore ci sono dei prodotti collaterali che non vuoi?
D.B. Allora possiamo liberarci dei prodotti secondari. E' spazzatura e nessuno sa cosa farsene. L'idea di scavare miniere e di saccheggiare il mondo per ricavarne dei prodotti e, come conseguenza, di generare dei prodotti secondari non desiderati, deriva da un punto di vista atomistico: la gente e i gruppi si pensano come atomi separati. Un gruppo ha voluto produrre bombolette spray e non ha pensato ai risultati. Tutto quello di cui si preoccupavano era di fare delle bombolette e dei frigoriferi, questa era la loro piccola parte.
Ma è saltato fuori che il gas fuoriesce e attacca l'ozono. Un altro gruppo brucia carbone per produrre energia: questa è la loro piccola parte. La gente dell'Amazzonia dice che brucia la foresta solo per ottenere un po' di terra da coltivare. I russi facevano dell'energia nucleare per risolvere i loro problemi, ma Chernobyl è scoppiata e ne è risultato un danno per tutto il nord Europa. Nessuna di queste attività prende in considerazione il fatto che tutto è interconnesso dinamicamente. Le nazioni fanno finta di essere sovrane ma quando il clima cambierà, ci sarà la carestia dappertutto. La gente qualche volta parla del Tutto o tenta di creare delle organizzazioni come le Nazioni Unite, ma è solo un finto atto servile nei riguardi del Tutto: in realtà alle Nazioni Unite non è permesso di fare nulla di serio.
Quello che realmente ci importa sono le nostre divisioni. Ci siamo attaccati. Queste divisioni avrebbero senso se effettivamente il mondo fosse fatto di parti e se le parti fossero indipendenti, ma non lo sono, e così il nostro modo di procedere è una forma di auto inganno.
J.B.: Da dove viene questa ideologia delle parti?
D.B. Nel secolo diciassettesimo l'idea che l'universo fosse come un orologio fatto da Dio. Ogni parte è indipendente e interagisce spingendo e tirando rotelle e ingranaggi. Una macchina può essere smontata e rimodellata scambiando le parti. Poi la gente ebbe delle idee più raffinate sulla macchina. Diceva che era fatta di atomi che si tiravano e si spingevano gli uni con gli altri. Adesso pensano che sia come un superconduttore. Qualunque sia l'ultimo modello di macchina, la gente pensa che sia il modello della natura.
il modello meccanico fa della natura un mezzo per un fine. Questo implica che la natura è lì perché noi possiamo tirare fuori quello che vogliamo. Io sostengo che questo modello non è adeguato. Non sono contrario a trattare le cose come delle parti, ma dobbiamo capire cosa significa la parola parte. Una parte non ha significato se non in termini di un tutto. L'idea di trattare una cosa come soltanto una parte, può funzionare un po' ma non per tempi lunghi.
J.B. Ovviamente la tua idea che non funziona ti deriva dai molti anni in cui hai studiato la meccanica quantistica, c'è qualcosa nella meccanica quantistica che suggerisca che nella natura ci sia fondamentalmente una olisticità?
D.B. Fino alla fine dei diciannovesimo secolo l'idea di poter ridurre tutto a una macchina di qualche genere è prevalsa nella scienza. Poi, nella prima parte di questo secolo, è stato scoperto che gli elettroni, che si pensava fossero le "parti" più piccole della materia, avevano delle proprietà ondulatorie. La meccanica quantistica ha anche scoperto che le onde di luce possono agire come delle particelle. I fisici hanno trovato che un elettrone agisce come un'onda o come una particella a seconda di come viene fatto l'esperimento, in altre parole dipende dall'ambiente circostante. Questo va contro l'idea meccanica che una parte è indipendente da dove si trova, l'ambiente non la cambia e il guardarla non la cambia. Ma un elettrone è più come una persona che si comporta in modo diverso se sa di essere osservata. Negli esperimenti quantistici troviamo che l'osservatore è l'osservato. Quello che sai dell'atomo come risultato del tuo tentativo di vederlo, non può essere separato dal contesto in cui .esiste l'atomo, il che include anche l'osservazione. Di nuovo, questo assomiglia a quello che succede alla gente che viene disturbata quando si sente osservata. Il modello meccanico che vede il mondo come parti non funziona a livello quantistico. Prendi l'esempio della superconduttività. E' un buon esempio di un fenomeno che è difficile da spiegare col modello meccanico.
J.B. Che cos'è la superconduttività?
D.B. Di solito, quando attraverso un metallo viene inviata della corrente, gli elettroni che costituiscono la corrente incontrano molta resistenza. Mentre attraversano il metallo, gli elettroni colpiscono varie imperfezioni del metallo e deviano e si deviano gli uni con gli altri. In questo modo entrano in un movimento di tipo casuale e perdono il loro momento. Ma nella superconduttività la corrente fluisce indefinitamente. Non ha resistenza.
Questa proprietà della superconduttività si manifesta solo a temperature piuttosto basse, dove vediamo che gli elettroni improvvisamente cominciano a muoversi insieme con un'energia elevata, che rimane ordinata e non diventa casuale. Possono aggirare gli ostacoli come dei ballerini che girano attorno a una parte dello scenario sul palcoscenico. A temperature più alte gli elettroni cominciano a rompersi in piccoli gruppi indipendenti. Infine, quando la temperatura è abbastanza alta, diventano come delle persone che si muovono in giro indipendentemente, urtandosi tra di loro. Qui vediamo che in una situazione gli elettroni si comportano come parti, mentre in un'altra, a bassa temperatura, si comportano come un tutto.
J.B. Come spieghi questa differenza così grande nel modo in cui si comportano gli elettroni?
D.B. La mia idea è che un elettrone è una particella, ma è accompagnato da un nuovo tipo di campo, Potremmo chiamarlo un campo olistico. Un campo è qualcosa che si espande in tutto lo spazio. Un buon esempio è un magnete. Se spargi della limatura di ferro su della carta sopra a un magnete, rivela un campo che diventa sempre più debole man mano che si estende nello spazio. Se carichi elettricamente una palla di metallo, diffonderà un campo attorno a sé. Immagina un'onda d'acqua che si diffonde, con un tappo che galleggia all'interno. Campi del genere sono noti da secoli e la proprietà comune a tutti è che il loro effetto diminuisce con la distanza. Questa proprietà permette alla gente di pensare a cose a distanza come a parti separate, indipendenti, che interagiscono attraverso i propri campi. Tutti accettano questo. Ma quello che, come dico, è nuovo riguardo alla meccanica quantistica, è che implica un nuovo genere di campo olistico.
L'elettrone ha questo campo sottile, che è veramente un campo di informazione attiva, che lo guida. La parola "sottile" significa "elusivo", "intangibile", ma anche "finemente interconnesso". Il campo dell'elettrone è finemente interconnesso all'ambiente circostante. Potremmo dire che questo campo elettronico sottile ha una qualità mentale rudimentale.
Una delle qualità della mente è che è attiva in relazione alla forma. Non prendi dentro la tua mente la sostanza o il materiale dell'universo, solo la sua forma. Quando leggi un giornale non assimili il giornale, assimili la forma delle lettere che hanno un significato, e quell'informazione guida la tua attività.
J.B. L'elettrone, col suo campo guida sottile, è quindi come un corpo umano con la guida dell'intelligenza della sua mente.
D.B. Mentre cammini sei guidato dalla mente. Non sei tirato o spinto dagli alberi circostanti. Il corpo fisico viene guidato assimilando le forme dell'ambiente circostante illuminato dalla luce. Questo è ciò che intendo quando dico che l'elettrone ha, di base, una qualità di tipo mentale. Questo suggerisce che non ci sia una divisione così netta tra materia e mente. C'è mente persino a livello quantistico. Quindi, come l'informazione assimilata dalla mente attraverso i sensi ti guida in una passeggiata, così questo campo mette informazioni nell'energia della particella e ne guida il movimento. Il campo dell'elettrone è influenzato da tutto quello che lo circonda. Se hai parecchie particelle allora hai, secondo il mio modello un campo singolo interconnesso, o un pool di informazioni per tutti. Sono in contatto istantaneo attraverso il campo di informazione. Questo è quello che succede anche agli esseri umani. Se prendi parecchi esseri umani che siano legati strettamente da un rapporto e qualcuno colpisce uno di loro, gli altri entrerebbero immediatamente in agitazione. L'agitazione non deve necessariamente essere trasferita meccanicamente. Gli umani, per mezzo delle loro menti, esistono in un campo di informazione. Vediamo di nuovo la somiglianza del mondo subatomico col nostro mondo.
J.B. E la superconduttività viene spiegata dalla tua idea di un nuovo campo elettronico?
D.B. Nella superconduttività, se hai un grande numero di particelle a bassa temperatura, ogni particella è governata dal pool comune di informazioni. Di nuovo è come dei ballerini che hanno tutti un pool comune di informazioni. Ma, man mano che la temperatura aumenta, questo pool di informazioni si rompe, fino a che c'è, praticamente, solo un pool per particella. Quindi tutte le particelle sembrano indipendenti e sembra che agiscano meccanicamente, rimbalzando lontano l'una dall'altra. L'aspetto olistico subentra solo quando abbassi la temperatura.
J.B. La tua idea di dialogo come è connessa con queste idee scientifiche sulla unità inerente alla natura?
Elevare la coscienza dell'intera società
D.B. La mia ipotesi è che abbiamo bisogno di imparare a dialogare gli uni con gli altri a causa di tutta la frammentazione che c'è nel mondo, di cui abbiamo parlato prima. Mi sembra che l'unico modo in cui possiamo superarla e di fare insieme l'esperienza della nostra interconnessione. Abbiamo bisogno di una specie di illuminazione sociale per aiutarla ad accadere. In passato alcune persone avevano sviluppato dei modi per facilitare l'illuminazione individuale, per facilitare la crescita di un'intelligenza più alta dell'individuo per mezzo della meditazione, dell'intuizione mistica o di tecniche analoghe. Ma non abbiamo ancora sviluppato modi per far crescere un'intelligenza sociale più elevata. La difficoltà principale è che abbiamo organizzato la società per algoritmi cioè per insiemi di regole con cui tentiamo di influenzarci l'un l'altro come parti di una macchina. Il risultato è che non possiamo comunicare tra di noi su cose che sono veramente importanti. Questo è evidente a livello internazionale, dove gli argomenti veramente importanti non possono essere discussi al tavolo della conferenza. Discutiamo dettagli minori su quante bombe o carri armati o navi devono essere eliminati. Ma il soggetto importante sono i principi dichiarati che ci mantengono nemici. Per esempio, i russi professano il collettivismo e gli Stati Uniti l'individualismo. Ma a Ginevra non ne parliamo.
J.B. Non sarebbe comunque inutile? Non si trasformerebbe in nient'altro che una disputa accanita?
D.B. E' vero. Ma se non possiamo parlare delle radici del problema, non lo risolveremo mai discutendo soltanto di bombe e navi. Il punto è che non appena la gente prova a parlare di queste cose la loro temperatura sale. Si eccitano e non sono più in grado di ascoltare. Diventano come dei singoli elettroni che si urtano rimbalzando via.
J.B. Quindi nei negoziati teniamo la temperatura bassa, ma non c'è coinvolta molta energia.
D.B. I negoziatori la tengono bassa perché non vogliono eccitarsi troppo. Evitano tutti i problemi di fondo, come fa spesso la gente quando si incontra in società. Sanno che non sono d'accordo sui punti importanti e quindi parlano educatamente. Questo modo di fare non ha molta energia. E quindi non c'è neppure molta intelligenza.
J.B. Quindi quello che possiamo fare è di tentare di negoziare, per trovare qualche terreno comune per i nostri interessi che sono in conflitto.
D.B. E' la stesa metafisica che dice che il mondo è fatto di parti. Dice che ogni persona è un sé separato dotato di un insieme di interessi personali. Ma bisogna chiedersi perché le persone, in Russia, hanno interessi personali russi, mentre le persone in America, hanno .interessi personali americani. Le stesse persone nate in posti diversi avrebbero avuto degli interessi personali diversi.
Un tale interesse personale non nasce dal sé. E' appreso dall'ambiente circostante, dalla cultura locale.
J.B. Va bene, diciamoci d'accordo che siamo condizionati dal nostro ambiente, religioso, politico o altro. Ma questo non è un dato di fatto?
D.B. Ma se fai questa ipotesi allora il problema del conflitto tra le persone è insolubile. Io dico che prima o poi questa ipotesi atomica si frantumerà. Se potessimo stare del tutto da soli, potremmo continuare a pensarci come atomi separati di individui o nazioni. Ma tutti vivono in situazioni così affollate che a un certo punto l'ipotesi che siamo fondamentalmente separati si rivelerà falsa.
Massa critica e sovrappopolazione
J.B. Quello che stai dicendo è che siamo cosi tanti sul pianeta che abbiamo raggiunto una massa critica?
D.B. Sì, è diventato pericoloso. La gente vive nelle città e dice: "Vivo nel mio piccolo appartamento e sono separato e al sicuro''. Ma quando escono fuori per la strada non sono al sicuro. Perché hai ignorato le altre persone e hai permesso loro di degenerare, non sei al sicuro. Queste altre persone potrebbero attaccarti, e ucciderti. L'assunzione che siamo degli atomi separati non funziona: Cal nostro livello di tecnologia e la nostra capacità di distruggere noi e l'ambiente, continuare con quell'assunzione potrebbe significare l'estinzione. Attualmente, a causa di Gorbaciov, sembra che questi pericoli stiano diminuendo. Ma se fallisce, cosa che è sicuramente possibile, ritorneremo alla situazione vecchia e peggio. La popolazione del pianeta è veramente troppo grande perché la gente possa vivere con lo standard che vorrebbe.
Ma non si può discutere di questo. Per esempio, quando la gente cerca di discutere sul controllo delle nascite e l'aborto, non riesce a farlo. Alcuni dicono che il feto ha assoluto diritto di vivere mentre altri dicono l'opposto. Quando cercano di comunicare tra di loro, non ci riescono. E il fatto che non riescono a comunicare è un problema molto più serio dell'argomento particolare che li divide. Non sembra che quelli che dicono che il feto ha diritto di vivere se. ne curino molto dopo che è nato. Si specializzano sul feto. Nello stesso tempo la mortalità infantile aumenta e non sembra che la gente lo noti. Il problema del feto e della mortalità infantile non sono separati. Ma ogni partito si specializza in una parte dell'argomento e ignora gli altri fattori.
Quindi queste persone, ognuna con la sua diversa specialità, sono incapaci di parlare tra di loro. I tentativi di farlo conducono a uno scontro e a considerare l'altro come malvagio. Come potremo parlare insieme? Il dialogo, nel senso in cui io uso questa parola, ha questo scopo. Non è uno scambio, non è una discussione.
Discussione significa rimandarsi la palla avanti e indietro come a ping pong. Ha un qualche valore, ma nel dialogo cerchiamo di andare più a fondo.
J.B. Puoi specificare meglio la tua proposta?
D.B. Creare una situazione dove possiamo sospendere le nostre opinioni e i nostri giudizi per riuscire ad asco1tarci a vicenda. L'idea è che potremmo generare una specie di superconduttività sociale e molta energia nell'interscambio, pur mantenendo bassa la temperatura.
Per farlo abbiamo bisogno di una situazione in cui la gente possa parlare insieme liberamente senza un ordine del giorno o uno scopo specifico che guidino il dialogo. Ci vuole, inoltre, un gruppo abbastanza numeroso da poter sviluppare un certo numero di sottoculture. Se si riuniscono due persone con visioni diverse, in genere eviteranno i problemi importanti. Proteggeranno i loro pool separati di informazioni evitando quelle connessioni che potrebbero farli agitare.
Ma quando abbiamo venti o trenta persone ci saranno senz'altro dei sottogruppi all'interno dei quali salteranno fuori i problemi più profondi. Non è più controllabile. Alla fine il dialogo toccherà le assunzioni non negoziabili di qualche individuo e questo libererà molta energia.
J.B. Puoi fare un esempio?
D.B. Abbiamo tenuto un gruppo di dialogo in Israele ed è saltato fuori il soggetto del sionismo. Alcuni del gruppo dicevano che il sionismo rende impossibile risolvere il problema arabo
ebraico. A questo punto uno è saltato su e ha detto che senza il sionismo Israele e gli Ebrei andrebbero in pezzi. Era molto turbato. La discussione aveva colpito, una delle sue assunzioni non negoziabili. Altre persone, hanno cominciato a eccitarsi. Era un momento pericoloso. L'incontro poteva esplodere, però c'erano ancora delle persone che non erano coinvolte così tanto e queste sono entrate tangenzialmente e hanno mantenuto bassa la temperatura, di modo che abbiamo potuto cominciare ad affrontare questi argomenti. Anche la persona che si era così eccitata sul sionismo non si è arrabbiata abbastanza da andarsene via. Se se ne fosse andato avrebbe fermato il dialogo. Infine la situazione si è calmata (raffreddata) e lui ha potuto guardare le proprie opinioni insieme a quelle degli altri. Questo ha creato un pool di informazione. Tutti hanno cominciato ad operare partendo dallo stesso pool di informazioni.
Creare campi collettivi olistici
Quando ascolti qualcun altro, che ti piaccia o no, quello che dice diventa parte di te Quindi se la temperatura è alta si crea un conflitto sia fuori che dentro. Ma nel dialogo la temperatura viene abbassata e viene a crearsi un pool comune dove la gente sospende le proprie opinioni e ascolta gli altri, quindi le opinioni di ognuno vengono assorbite da tutti gli altri. Questo è quello che intendo per pool comune di informazione.
Prima o poi la gente riconosce che questo pool comune è più importante dei pool separati. Da questo scaturisce uno stato di intelligenza elevata, di intelligenza sociale; puoi chiamarla un tipo di superconduttività.
Così come la superconduttività rende possibili delle cose meravigliose, come i treni che si muovono senza attrito o circuiti dove l'elettricità fluisce a una velocità incredibile allo stesso modo l'intelligenza che nasce dal dialogo crea la possibilità che qualcosa di nuovo entri nelle relazioni umane.
J.B. Lo scopo del dialogo è di scoprire il terreno olistico che è stato ignorato dal modo in cui operiamo come individui e come gruppi di atomi.
D.B. Diciamo che cominciamo con quello scopo, ma che più partecipiamo più lo scopo si ritirerà in sottofondo man mano che lo raggiungiamo. Non vogliamo che lo scopo ci sia di ostacolo. Una volta che cominciamo, i nostri scopi entrano nell'ombra. Scopriamo nuove cose che brillano molto più intensamente dello scopo con cui avevamo iniziato.
J.B. Il dialogo che tu descrivi significa imparare a sospendere la propria posizione. Ma non è un atteggiamento di base degli esseri umani operare partendo da una posizione e avere dei giudizi e delle opinioni immediate sulle posizioni degli altri.
D.B. Gli antropologi che hanno studiato i gruppi di cacciatori raccoglitori dicono che molti di loro si siedono in cerchio senza prendere delle decisioni e sembra che dopo sappiano che cosa fare. Non hanno un individualismo completo, ne ricevono pressioni da parte del collettivo. E' un genere di vita che non porta allo stress che abbiamo noi oggi. E' stato solo con la crescita della tecnologia che abbiamo sviluppato autorità, punizioni, ricompense per indurre gli altri ad adottare le nostre posizioni. Abbiamo dovuto creare degli eserciti per proteggere queste posizioni e ogni genere di tortura e di crudeltà e di inganno. In altre parole, la crescita della tecnologia ci ha portato a un peggioramento della nostra situazione psicologica.
J.B. Ma gli antropologi non sostengono anche che è la tecnologia, la nostra abilità di fare degli strumenti che ci rende diversi dalle altre specie?
D.B. Non penso che quello sia una buona misura dell'intelligenza. Pensa ai delfini o alle balene. Non hanno capacità di costruire degli strumenti. Hanno dei cervelli grandi, ma apparentemente la loro intelligenza è indirizzata diversamente. Qualcuno mi ha raccontato il caso di 8 delfini che si riunivano insieme quando uno di loro veniva attaccato da un pescecane. Formavano un cerchio attorno al pescecane e poi si muovevano verso il centro e lo schiacciavano. Era un'azione collettiva, come la superconduttività e, evidentemente, è nata dalla loro capacità di comunicare.
Non sono sicuro che la capacità di costruire strumenti sia veramente una caratteristica cruciale dell'intelligenza. Forse la capacità di parlare è la più cruciale. Penso che il dialogo libererà una forma di intelligenza più sottile di quella usata per costruire strumenti e attrezzi. L'intelligenza che crea e usa attrezzi non è capace di organizzare la società in modo appropriato da tenere conto delle conseguenze di quegli strumenti.
J.B. L'intelligenza che usa degli attrezzi è l'intelligenza che enfatizza le parti.
D.B. Ed enfatizza anche l'usare le cose come mezzo per un fine. Nel dialogo non enfatizziamo le parti. Non usiamo dei mezzi per uno scopo. Il dialogo non funziona dicendo che stiamo tentando di manipolarci l'un l'altro o il gruppo per uno scopo. Piuttosto stiamo partecipando, parlando insieme, esplorando, creando. Lo scopo non è conosciuto.
J.B. In genere, quando la gente parla di una intelligenza più elevata, parla di un individuo che attinge alla sua intelligenza superiore, ottenendo una realizzazione individuale. Tu pensi che sia disponibile una intelligenza di gruppo?
D.B. Forse un individuo può attingere a una mente superiore, ma abbiamo bisogno, in aggiunta, che questa mente superiore operi socialmente, altrimenti non sopravvivremo.
La maggior parte della nostra vita è sociale. Se non riusciamo à gestire le cose socialmente, l'intelligenza superiore individuale non farà molta differenza.
J.B. Come sai, hai dei critici. Gli scienziati sostengono che sei troppo filosofo per essere uno scienziato. I filosofi sostengono che sei troppo scientifico per essere un filosofo. Talvolta parli di fare della scienza come un artista fa dell'arte e, nella tua discussione del dialogo, c'è una grande parte di psicologia e di sociologia. Come ti definiresti?
La vita muore quando l'amore è finito
D.B. Francamente penso che sia un segno di degenerazione e di frammentazione voler etichettare arbitrariamente la gente.
J.B. Allora come descriveresti una persona che si interessa all'interconnessione del tutto?
D.B. Non penso che abbiamo bisogno di etichettare la gente al di là del dire che sono esseri umani. Puoi dire che sei interessato a ricercare quello che è alla base delle cose. Puoi dire così.
J.B. Puoi ricordarti se da bambino ti interessavi agli argomenti che stiamo discutendo qui?
D.B. Quando ero in quarta, sono stato molto influenzato in direzione della scienza da un libro di astronomia che l'insegnante mi aveva prestato. Parlava del sole, della terra, dei pianeti e mi affascinava molto.
Ho sentito che era qualcosa al di là di tutto il caos e la piccolezza di quello che facevamo nella nostra piccola città. Il libro aveva in frontespizio una piccola poesia di Francis Bourdillon,
"La notte ha mille occhi
il giorno solo uno,
eppure la luce del mondo luminoso muore
col sole che muore. \la mente ha mille occhi,
e il cuore solo uno,
eppure la luce di un'intera vita muore,
quando l'amore è finito."
Era una specie di avvertimento di non dare troppo valore a questa affascinante roba intellettuale. Poteva essere tutto solo come la luce di una stella, era un pensiero che mi faceva rabbrividire. Più tardi mi è diventato chiaro che non importa che cosa facciamo nella scienza o in ogni altro campo, non ci aiuterà se non troviamo un modo di essere connessi l'uno con l'altro a un livello profondo.
L'ordine implicato o nascosto di David Bohm
di F. David Peat da "Science, order and creativity"
In scienza come in arte è necessario lasciar sorgere, dalla percezione creativa, nuovi ordini generativi che vanno oltre i contenuti individuali ed investono tutta l'esperienza culturale comune.
E' nostra opinione che l'ordine implicato o avvolto (enfolded) contenga tale potenzialità. Questa forma di ordine, trattato da Bohm nel libro Wholeness and implicate order ha un rapporto stretto con l'ordine dei fratelli nel senso che, in entrambi, c'è un tutto generato da determinati principi fondamentali.
L'ordine implicato amplia la nozione di ordine generativo al di là di quanto accada nei fratelli.
L'ordine implicato può essere illustrato con l'aiuto del seguente dispositivo: consideriamo due cilindri di vetro concentrici, il più interno fisso e quello esterno in grado di ruotare lentamente. Lo spazio fra i due cilindri è riempito con un liquido vischioso come la glicerina. Quando il cilindro esterno viene ruotato, il fluido vicino è trascinato insieme ad esso quasi alla medesima velocità, mentre il fluido più vicino al cilindro interno che è stazionario sta anch'esso quasi fermo. Il fluido in zone intermedie dello spazio tra i cilindri si muove a velocità diverse, ed in tal modo qualsiasi piccolo elemento della glicerina viene effettivamente tirato come un lungo filo sottile. se mettiamo una goccia di inchiostro indelebile nel liquido, è possibile seguire il movimento osservando come la goccia venga allungata a forma di filo sin tanto che è così sottile da diventare invisibile. a un primo sguardo si può essere tentati di dire che la goccia di inchiostro si è completamente mescolata con la glicerina, così che l'ordine iniziale è andato disperso ed ora è accidentale e caotico. Ma supponiamo che il cilindro esterno venga ora ruotato in senso inverso. Se il fluido è molto vischioso come la glicerina, e il cilindro non viene ruotato troppo velocemente allora l'elemento fluido ripercorrerà esattamente i suoi passi.
Probabilmente l'elemento ritornerà alla sua forma originaria e la goccia di inchiostro apparirà dal nulla (tali dispositivi sono stati in effetti costruiti e il loro effetto è strabiliante). Quello che era stato preso per una perdita caotica e accidentale di ordine era in realtà un ordine nascosto di grado elevato, generato dall'ordine iniziale semplice della goccia, per mezzo del cilindro ruotante. L'ordine nascosto era stato daccapo trasformato nell'ordine originario semplice quando si è invertita la rotazione del cilindro.
Mentre la goccia è presente in forma nascosta si può dire che è avvolta nella glicerina così che si può dire che un uovo è avvolto in una torta.
Quando i cilindri ruotano in senso inverso allora la goccia si svela. Naturalmente questo è impossibile per l'uovo perché i fluidi della torta non sono sufficientemente vischiosi!
Per ottenere un ordine implicato o avvolto da ordini nascosti e però necessario considerare una serie di gocce di inchiostro, avvolte in progressione. Introduciamo la prima goccia e ruotiamo il cilindro un numero n di volte. Aggiungiamo una seconda goccia e similmente il cilindro verrà ruotato un numero n di volte, in tal modo la prima goccia sarà avvolta 2n volte.
Una terza goccia verrà aggiunta, e la seconda verrà ripetuto sino a che siano state avvolte molte altre gocce. Quando si ruota all'inverso il cilindro, una goccia dopo l'altra emergeranno nella forma svelata o esplicata e poi si avvolgeranno ancora indietro nella glicerina.
Se questa operazione ultima viene eseguita che prende consistenza per un certo tempo all'interno del liquido che si muove. L'esperimento può ora essere esteso in modo che le gocce vengono aggiunte in posizioni diverse in progressione. Quando si inverte la rotazione del cilindro, le gocce saranno svelate in una linea che si muoverà lungo lo spazio. Se il movimento è abbastanza rapido esso darà l'impressione di una particella che attraversa lo spazio lungo una traiettoria. Questa particella è semplicemente la manifestazione di un ordine avvolto o implicato molto più grande, all'interno del tutto formato dalla glicerina, un ordine, la gran parte del quale rimane nascosta.
Come è stato spiegato da Bohm in Wholeness and Implicate Order, questo esposto fornisce una buona analogia con molte proprietà quantiche primarie di particelle, come gli elettroni. Per esempio, le gocce potrebbero essere disposte in modo da produrre una traccia continua sino a un certo punto, che salta poi continuativamente per iniziare un'altra traccia ad una certa distanza, fornendoci così un modo per comprendere i salti discontinui dell'elettrone da uno stato quantico ad un altro.
L'esempio serve ad illustrare che cosa si intende per ordine implicato o avvolto. Quello che è essenziale in tale ordine è la presenza simultanea di una sequenza di molti gradi di avvolgimento con differenze simili fra loro, come, per esempio, le gocce di inchiostro nella glicerina. Tale ordine non può essere reso esplicito come un tutto, ma può soltanto manifestarsi con 10emergere di gradi progressivi di avvolgimento. Questo può contrastare con l'ordine esplicito o svelato, in cui differenze simili sono presenti tutte insieme, in forma manifesta ed estesa. Questo ordine esplicito è quello che ovviamente incontriamo nell'esperienza ordinaria e nella fisica classica.
È chiaro che l'ordine esplicito corrisponde molto bene alla visione del mondo in cui la nozione fondamentale è costituita da oggetti separati che si muovono in traiettorie. Queste traiettorie, per altro verso, possono essere descritte con le coordinate cartesiane, per altro verso, possono essere descritte con le coordinate cartesiane.
Sebbene la fisica sia passata attraverso una rivoluzione per la quale le nozioni di particelle e di traiettoria hanno smesso di essere fondamentali, le sottostanti coordinate cartesiane continuano a pervadere il formalismo matematico. La matematica, perciò, contiene in sé la chiave di sopravvivenza del vecchio ordine questo può creare non poche delle difficoltà che la scienza incontra in relazione con le teorie della relatività sia speciale che generale. L'ordine implicato offre la possibilità di aprire approcci molto differenti, in cui queste difficoltà potrebbero forse non sorgere. analogie come quella della goccia di inchiostro sono comunque limitative poiché le particelle reali che compongono le gocce di inchiostro stesse si muovono nell'ordine esplicito sebbene lo sviluppo della goccia in sé possa essere complesso. Una migliore analogia del comportamento di un elettore può essere ottenuta considerando un ologramma, una registrazione fotografica di onde di luce che sono state riflesse su un oggetto.
Nella fotografia normale viene usata una lente per focalizzare la luce da un oggetto in modo che ciascuna piccola sezione dell'oggetto sia riprodotta in una piccola sezione della lastra fotografica. In olografia, la registrazione fotografica fatta con luce laser non assomiglia, in effetti, all'oggetto ma costituita da una fine configurazione di bordi di interferenza. Ogni porzione della lastra contiene adesso l'informazione proveniente da tutto l'insieme dell'oggetto.
Quando la luce laser dello stesso tipo viene usata per illuminare la lastra le onde di luce che emergono assomigliano a quelle che all'origine provenivano dall'oggetto originale. Quello che è particolarmente significativo è che anche se viene illuminata una parte della lastra si ottiene comunque un'immagine dell'intero oggetto. Ciò accade perché la luce proveniente da ogni parte dell'oggetto è avvolta all'interno di ciascun settore della lastra.
Nella fotografia normale l'informazione è depositata localmente mentre nella olografia essa viene immagazzinata globalmente. Illuminando progressivamente settori sempre più piccoli dell'ologramma, le immagini del tutto non sono perdute, anzi dettagli sempre più sottili sono progressivamente più difficili da risolvere. La proprietà globale di avvolgimento di informazioni e dettagli ha qualcosa in comune sia con l'ordine dei fratelli che con quello di Fourier.
L'ologramma fornisce una buona analogia con la natura generale del movimento in base alla meccanica quantica.
Più in generale, con un telescopio, l'intero universo nello spazio e nel tempo è 'avvolto' all'interno di ciascuna regione e può essere 'svelato' con l'aiuto di lenti e apparecchi fotografici.
A prima vista si potrebbe pensare che la luce proveniente da tutte le stelle produce una configurazione totalmente disordinata di onde all'interno di qualsiasi piccola regione dello spazio. Invece ciascuna regione avvolge tutto l'universo. In realtà, è proprio questo processo di avvolgimento e di svelamento che consente agli scienziati ci apprendere attorno all'universo tutto, senza riguardo a dove essi si collochino.
Nel modo abituale di pensare, viene tacitamente riconosciuto un ordine implicato che non si ritiene abbia però alcun significato fondamentale. Per esempio, i processi di avvolgimento sono ritenuti solo modi convenienti di analizzare quello che è fondamentalmente un movimento nell'ordine esplicato, in cui vengono trasmesse in continuazione onde, attraverso un semplice contatto locale di campi.
Tutto ciò è stato illustrato per mezzo delle analogie delle gocce di inchiostro e dell'ologramma. E inoltre possibile combinare alcune caratteristiche di entrambe queste analogie immaginando un'onda che raggiunge un fuoco in una piccola regione dello spazio e poi scompare. Seguita da un onda simile che si focalizza in una posizione leggermente differente, poi un'altra e un'altra e così indefinitamente sino a che si forma una 'traccia' che assomiglia al percorso della particella. Invero le particelle in fisica sono molto più simili a strutture dinamiche radicate in un tutto da cui si svelano e in cui si avvolgono e simili a palle da biliardo stabilizzate soltanto nelle loro forme localizzate.
E' necessario andare più oltre. Sino adesso abbiamo discusso alcune particolari specie di particelle, gli elettroni, e i neutroni, ciascuna delle quali ha un suo ordine implicato. Ma potrebbero esserci ulteriori insiemi sconosciuti di entità, ciascuna con un ordine implicato, oltre a ciò potrebbe esserci un ordine implicato comune, sempre più in profondità, senza limite e totalmente sconosciuto. Questa totalità sconosciuta e indescrivibile verrà chiamata olomovimento. Esso costituisce la base primaria di tutta la materia. come nel caso dell'analogia, in cui una particella viene intesa come una depressione di impulsi onda, così ciascun oggetto o entità emergerà come forma relativamente stabile e costante dall'olomovimento nell'ordine esplicato. Questa forma è sostenuta dall'olomovimento in cui si dissolve, e deve pertanto essere primariamente complessa attraverso dell'olomovimento stesso. È chiaro che l'ordine implicato è quello che in definitiva prevale sebbene sia sempre in relazione essenziale con l'ordine esplicato.
Il fisico Bohm: un significato unisce mente e materia
Bohm, autore di Wholeness and the implicate order (Il tutto e lordine implicato), propone una nozione unificante fondata, in parte, sulle scoperte della fisica quantistica. Il nuovo approccio tenta di porsi in differente modo rispetto a dualità quotidiane, quali interiore-esteriore, fisico-mentale.
Si tratta di uno sforzo per dare un senso alla misteriosa zona di contatto fra mente e materia (poteri curativi, sincronicità, psicocinesi), che continua a manifestarsi nel tempo.
"Il significato potrebbe essere l'anello mancante fra materia ed energia" sostiene il fisico David Bohm, collega di Einstein, autore di testi di meccanica quantistica e discepolo di Krishnamurti, "potrebbe essere il tessuto connettivo che unisce il regno, apparentemente astratto, della mente e il mondo fisico manifesto in un unico continuum".
" Spero di portare alla luce un nuovo modo di pensare, coerente con la fisica moderna e in grado di non separare la mente dalla materia o il soggetto dalloggetto", è stato dichiarato da Bohm recentemente.
Il significato, dunque, simultaneamente fisico e mentale, può servire da legame o da ponte fra mondi oggi separati. E' un legame invisibile, come i due lati del nastro continuo di Moebius. Un'informazione contenuta in un pensiero, sul lato "mentale", è contemporaneamente un'attività chimica dal lato "fisico".
"La biologia moderna tratta la vita come un processo materiale, meccanico", dice Bohm, "peptidi, ormoni, amminoacidi e DNA vengono considerati entità separate, come parti di una macchina ".
D'altra parte, per quanto riguarda gli esseri umani, prevalgono forti distinzioni fra emozioni, pensieri e atti: "questa frammentazione si esprime interiormente come egocentrismo ed esteriormente come mancanza di cura per la vita del pianeta".
Fin tanto che il senso del finito domina la coscienza, " l'individuo sarà realmente questo senso finito. Quando ci renderemo profondamente conto del nuovo significato per il quale l'umanità non ha bisogno di limitarsi a questo modo, allora smetteremo veramente di essere limitati. Saremo aperti all'infinito, in grado di agire creativamente in ogni fase della vita".
Come modello del continuum fra mentale e materiale, Bohm richiama la relazione fra poli elettrici e poli magnetici. Come gli elementi della visione del vecchio mondo, le cariche elettriche sono viste come separate, ognuna generatesi in una porzione di spazio; i poli magnetici, per contro, non hanno una vita così separata, sono meri aspetti di quello che in realtà è un campo magnetico ininterrotto.
"Possiamo guardare al soma (il fìsico) e al significato (il mentale) in modo simile, come due aspetti, introdotti come un "taglio" concettuale arbitrario, nel flusso del "campo" della realtà.
Il termine composto soma-significato implica che i due sono in realtà uno, fra questi mondi non c'è altro se non un movimento apparente a due direzioni.
Ogni forma o configurazione somatica degli elementi ha un significato che può essere intuito a livelli più sottili. Il significato, comunque, si muove anche in un'altra direzione, cioè a livelli più manifesti.
" La risposta fisica complessiva di un individuo ad uno stimolo è direttamente e profondamente influenzata dal significato che hanno per lui certe forme fisiche e psicologiche. "In tal modo," dice Bohm, " si può osservare il movimento del significato attraverso le sue conseguenze somatiche. L'ambiente materiale che ci circonda può essere visto come il risultato fisico del significato sempre diverso e mobile che gli oggetti hanno avuto per gli esseri umani".
Ad un livello più sottile, l'intenzione scaturisce da una previa percezione di significato. " Il significato si comunica all'intenzione e l'intenzione all'azione". In questo processo evolutivo, il significato espanso, come intenzione, " è la fonte ultima di causa ed effetto. "
Ad ogni stadio, la percezione di signifícati freschi, può risolvere le discrepanze fra intenzione e risultato. Una memoria a lungo termine, che è essenzialmente un processo meccanico, tende invece a bloccare nuove prospettive.
Il modello di Bohm apre la scienza ad un'attitudine di partecipazione
Il nuovo modello di David Bohm soma-significato allarga i confini del metodo scientifico e modifica la natura delle scoperte che da esso emergono.
Nella vecchia scienza si usavano una serie di formule matematiche per calcolare che cosa si potesse fare con un oggetto sotto osservazione e si tentava di agire su tale oggetto, come entità separata, per raggiungere i risultati desiderati. Bohm dice che: " non basta proporre astratte leggi matematiche. Queste leggi devono essere intuitivamente comprensibili, dato che sono loro stesse dei significati e partecipano, infatti, al processo complessivo di interflusso degli aspetti mentali e fisici della realtà". "Nell'applicazione di una teoria", dice Bohm, "la nuova latitudine di partecipazione sostituisce l'abituale impostazione osservatore-osservato. Da questo può sorgere un nuovo significato comune che non sia principalmente rivolto a raggiungere risultati di natura predeterminata ". Bohm ritiene che "questo nuovo modo di osservare può portare luce sui fenomeni parapsicologici. Tali
fenomeni implicano, infatti, una connessione, non localizzata, fra la coscienza di una persona in un luogo ed un oggetto, evento o persona, in altro luogo: la connessione avviene su basi fisiche non note". "In questi casi", argomenta Bohm, "il contatto può dipendere più da similarità o da "risonanza" di significati che dalla collocazione nello spazio.
La psicocinesi può verificarsi quando i processi mentali di un individuo si focalizzassero su significati che fossero in armonia con quelli che guidano i processi fondamentali dei sistemi materiali in cui la psicocinesi accade."
Bohm propone un punto di vista unico della teoria dell'evoluzione
La nuova proposta di Bohm ha profonde implicazioni sulla teoria dellevoluzione. Forse la legge della sopravvivenza del più adatto, che è la base portante della macchina di Darwin, può diventare "la legge della sopravvivenza del significato più adatto".
Bohm sostiene che "verrebbero perpetuati quei significati con valore di sopravvivenza più alto rispetto ad un organismo, nella sua interazione con l'ambiente". Osservando il mondo animale e vegetale, Bohm vede uno straordinario effetto reciproco fra soma e significato. " Mimesi, gerarchie, comportamento, aggressione e rituali prospettano comportamenti significativi che non possono essere descritti in termini puramente fisici.
Alcune orchidee mimano, per esempio, il corpo di un'ape femmina; quando l'ape maschio tenta di accoppiarsi con il fiore, raccoglie polline e lo porta al fiore accanto. Non c'è dubbio che l'ape maschio sia attratto dall'orchidea perchè assomiglia ad una femmina. "L'illusione visiva consente al fiore di perpetuarsi". I cicli vitali delle piante e degli animali e le loro interazioni sono organizzati in armonia con il significato che le cose fisiche hanno per loro: "La biologia attribuisce questa caratteristica al DNA. Il significato è dato per scontato".
Daltra parte, Bohm suggerisce che questa elegante ed elaborata manifestazione è "lespressione dell'energia del significato che esplora le possibilità all'interno dei limiti della qualità della materia (soma) in questo mondo".
Nuovi significati che rivelano nuove realtà
Ogni percezione di un nuovo significato da parte della gente cambia realmente la realtà complessiva in cui essi vivono. Questo implica che la realtà non è mai completa.
Per il vecchio punto di vista, significato e realtà, sarebbero decisamente separati. La realtà non si modificherebbe in modo diretto a causa delle percezioni di un nuovo significato, anzi, sarebbe totalmente indipendente dalla nostra comprensione di essa. Se il significato è separato dalla realtà come un tutto, ogni cambiamento avviene per mezzo di un atto di volontà o di scelta, guidato da nuove percezioni di significato. Per contro, se il significato in sé è parte integrante della realtà, ogniqualvolta si osservano reazioni che significano qualcosa di nuovo, è già avvenuto un cambiamento fondamentale. Nessun atto di volontà è ulteriormente richiesto.
Succederà piuttosto che il contenuto di volontà e il quadro delle possibilità percepite, all'interno delle quali operiamo le nostre scelte, si svilupperanno a partire dal significato della situazione totale con cui ci confrontiamo.
Quello che un individuo fa è l'inevitabile conseguenza di quello che l'esperienza, nel suo complesso, significa per lui. Se la gente sostenesse la percezione del mondo come un tutto ininterrotto, con una molteplicità di significati, alcuni armoniosi ed altri no, si creerebbe un mondo completamente diverso, sarebbe possibile una percezione creativa senza fine di nuovi significati, in grado di ricomprendere i vecchi significati in insiemi più armoniosi e più vasti, che creerebbero una trasformazione corrispondente nella realtà complessiva.
IPOTESI COSCIENZA: DALLA FRAMMENTAZIONE ALLOLISMO
Una proposta sperimentale per trasformare l'attuale concezione materialistica della
scienza in una visione olistica ed evolutiva.
di Nitamo Federico Montecucco
Olismo significa comprendere le apparenti divisioni come parti inscindibili dell'unità. Per l'olismo l'esistenza è una organica e indivisibile totalità: la coscienza/informazione rappresenta la sua dimensione implicata o soggettiva, la materia/energia la sua dimensione esplicata o oggettiva. La cultura scientifica si è sviluppata nella frammentazione delle sue discipline e specializzazioni perché ha studiato solo l'aspetto materiale/energetico della realtà e dell'uomo, caratterizzato dalla molteplicità e complessità delle forme e dei fenomeni. La visione olistica-unitaria nasce quando comprendiamo che la coscienza è il centro che unifica la vita in ognuna delle sue infinite dimensioni. E' necessario rifondare il nostro modo di vedere e comprendere le cose, iniziando col percepire in ogni essere l'unità tra materia e coscienza ossia tra la forma oggettiva del corpo e il contenuto soggettivo di informazione della psiche.
L'Ipotesi Coscienza è una proposta scientifica che offre una concreta possibilità alla scienza contemporanea di trasformare il proprio paradigma dicotomico (frammentario) in un paradigma olistico (unitario). L'Ipotesi Coscienza assume che la coscienza (e ogni fenomeno ad essa connesso) sia un legittimo campo di ricerca e conoscenza scientifica e che la cibernetica rappresenti lo strumento cognitivo per comprendere i processi di coscienza (e quindi l'unità implicata della vita) analizzandoli e studiandoli come informazioni. L'Ipotesi Coscienza consta di assunti e definizioni da cui derivano delle deduzioni.
1) Informazione implica coscienza.
Non può esistere informazione senza significato (una informazione senza significato è un non
senso). La percezione del significato implica coscienza.
2) Energia implica informazione
Ogni fenomeno fisico è anche un fenomeno informatico, per cui parallelamente alla quantificazione dei fenomeni in chiave energetica, possiamo avere una lettura e comprensione informatico cibernetica degli stessi.
3) Sintropia.
Parallelamente all'Entropia (che descrive la tendenza dell'energia al disordine in un sistema chiuso come una macchina) esiste la Legge di Sintropia -KLog(I/D) che descrive la tendenza dell'informazione all'ordine in un sistema unitario aperto come un sistema vivente.
4) Principio di Conservazione dell'Informazione
Il Principio di Conservazione dell'energia e della massa implica un Principio di Conservazione dell'Informazione
Definizioni
Coscienza: percezione del senso o significato di una informazione
Mente: capacità autonoma di elaborazione de informazioni
Intelligenza: capacità autonoma di utilizzare informazioni per uno scopo (finalità).
Memoria: capacità di conservare informazioni.
Campo di coscienza: insieme di informazioni in relazione (es.: ogni oggetto come un sasso o una città)
Identità o Self: l'unità di percezione dell'informazione globale di un campo (es. il self cellulare o il sé umano).
Cyber: unita di coscienza, ossia un campo di coscienza unitario, un campo che è cosciente di sé (delle proprie informazioni) (es.: ogni unità vivente).
Campo olistico collettivo, unità di relazione tra elementi: due cyber connessi da un flusso di energia-informazione (es.: due elettroni sullo stesso orbitale atomico o due esseri umani legati da un'amicizia)
Deduzioni
1) Ogni unità materiale esistente (es. fotone, atomo, cellula, uomo, pianeta) implica una unità di coscienza (Cyber) ad un certo livello di evoluzione. Già nei Cyber più primitivi come la cellula, sulla base della legge di Sintropia (autoorganizzazione) e di Conservazione dell'Informazione (memoria), si osserva un certo grado di elaborazione delle informazioni (mente), e di finalizzazione (intelligenza) che sono all'origine del processo dell'evoluzione e che in esso emergono con evidenza.
2) Ogni unità di coscienza è in continuo stato di relazione, ossia di comunicazione di informazioni, con ogni altra unità formando reti e flussi attraversati da coscienza.
3) Ogni particolare relazione informatica tra Cyber, sulla base della legge di Sintropia, crea una particolare connessione che struttura. Ogni forma intelligente di organizzazione chimica, biologica o mentale implica quindi un flusso intelligente d'informazione sottostante.
4) Per il principio di conservazione dell'informazione, comunemente chiamato memoria, ogni esperienza e conoscenza di un essere vivente viene conservata e accresce l'informazione totale del suo campo, ossia la densità cibernetica del Cyber.
La coscienza di sé come "nodo centrale" dell'intera rete di relazioni e quindi come punto di massima densità dell'informazione globale dell'unità vivente, viene conservata in modo particolarmente stabile (es. RNA e DNA).
5) L'evoluzione è un processo di espansione di coscienza in cui si intersecano la linea della piccola evoluzione individuale e quella della grande evoluzione collettiva.
6) L'evoluzione individuale (dei piccoli numeri).
7) L'evoluzione collettiva (dei grandi numeri) comporta l'azione ordinata di un aggregato di Cyber in cui le informazioni diventano sempre più circolanti e "in rete" Transe), ossia in stato di comunicazione fluida. L'aggregato per la legge di Sintropia diventa un campo di informazioni tendente ad un maggiore ordine (connessione che struttura) e a formare una unità di coscienza superiore (Cyber più evoluto). Esempio: aggregati di cellule (atomi o uomini) aumentando la loro intercomunicazione portano ad una maggiore complessità di organizzazione formando una colonia (specializzazione) fino ad arrivare all'unità di coscienza: l'organismo multicellulare (o per gli uomini ad una unità di coscienza planetaria (villaggio globale, Gaia).
(Per approfondire le tematiche teoriche della visione olistica consigliamo la letture dei capitoli: Cibernetica Olistica, Teoria dei Cyber ed Evoluzione della Coscienza.)
OLISMO - I QUATTRO STATI DI ORGANIZZAZIONE - DALLA FRAMMENTAZIONE ALL'UNITA'
di Nitamo Federico Montecucco
Levoluzione delle idee e della coscienza planetaria alla luce delle ricerche sulla coerenza (sincronizzazione) cerebrale
Dalle ricerche neurofisiologiche sulla sincronizzazione (coerenza) cerebrale sono emersi quattro importanti stati di organizzazione. Seguendo la logica della teoria generale dellevoluzione dei sistemi, abbiamo applicato la logica di questi quattro stati neurofisiologici sia ai fenomeni elettromagnetici quantistici e chimici, sia agli organismi viventi sia alle società umane. I quattro stati di organizzazione cerebrale sono:
IL SISTEMA Dl INFORMAZIONE CON CUI DIALOGANO IL
CORPO E LA MENTE
di Candace Perth
Relazione al "Symposium on Consciousness and Survival" sponsorizzato dalI'Istitute of Noetic Science, estratto da Whole Earth Review, Summer 88.
In questo articolo descriverò un insieme di affascinanti e, per lo più, nuove informazioni sulle sostanze chimiche del corpo chiamate neuropeptidi. Basandomi su queste scoperte, avanzerò l'idea che i neuropeptidi e i loro recettori formano una rete per le informazioni all'interno del corpo. Potrebbe sembrarvi un'ipotesi di poca importanza, ma le sue implicazioni sono tuttavia vastissime. Io credo che i neuropeptidi e i loro recettori sono la chiave per capire come la mente e il corpo sono interconnessi e come le emozioni si manifestano nel corpo. In effetti più conosciamo i neuropeptidi più diventa difficile pensare a "corpo e mente" in modo tradizionale, risulta sempre più evidente che bisogna parlare di "mente/corpo" come un'unica entità integrata.
La maggior parte di quello che descriverò sono risultati di laboratorio: scienza "dura"; è importante ricordare che, benché gli studi scientifici di psicologia sono tradizionalmente focalizzati su una sperimentazione fatta su animali, se guardate l'indice di un recente libro di testo di psicologia, non sarà difficile trovare termini come "consapevolezza", "mente" o anche "emozioni". Questi argomenti finora non sono mai stati accettati nel regno della psicologia sperimentale tradizionale, che, normalmente, studia esclusivamente il comportamento, perché può essere osservato e misurato.
La specificità dei recettori
Esiste un campo della psicologia in cui la mente, intesa come stati di coscienza, è stata studiata oggettivamente da almeno vent'anni: è il campo della psicofarmacologia in cui i ricercatori hanno sviluppato metodologie molto rigorose per misurare gli effetti dei farmaci e gli stati alterati della coscienza.
La ricerca in questo campo si è sviluppata partendo dall'assunto che una sostanza può agire solo se è "fissata", ossia se, in qualche modo, si "attacca" al cervello. Quindi i ricercatori inizialmente immaginarono degli ipotetici tessuti i cui costituenti erano capaci di legare una sostanza chimica, proprio come una chiave con la serratura, e li chiamarono "recettori". In questo modo, la nozione di recettori cerebrali specifici per una sostanza, diventò in psicofarmacologia una teoria centrale. E un concetto ormai vecchio.
Negli ultimi anni un punto focale nello sviluppo di questa ricerca si è avuto con l'invenzione di tecniche che permettono di legare le specifiche sostanze ai loro recettori, di studiarne la distribuzione nel cervello e nel corpo e di evidenziarne la struttura molecolare.
Il mio lavoro iniziale in questa area fu presso il laboratorio di Solomon Snyder, alla Johns Hopkins University, dove focalizzammo la nostra attenzione sull'oppio, una sostanza che ovviamente altera la coscienza e che è anche usata in medicina per alleviare il dolore. Ho lavorato a lungo e duramente, superando molti mesi di iniziale fallimento, per sviluppare una tecnica capace di misurare il materiale cerebrale con cui l'oppio interagisce per produrre i suoi effetti. Rendendo breve una storia lunga (e tecnica), diversa dirò che abbiamo usato sostanze radioattive che ci permisero di identificare i recettori per l'oppio nel cervello. Potete immaginare la molecola di oppio che si lega ad un recettore specifico e come da questa piccola connessione si producano una grande sequenza di eventi.
Risultò poi che l'intera classe di sostanze a cui appartiene l'oppio, chiamate oppiacei, che includono la morfina, la codeina e l'eroina, si attaccano agli stessi recettori. Scoprimmo poi che i recettori erano sparsi non solo per tutto il cervello ma anche per il corpo. Dopo aver trovato i recettori per gli oppiacei di provenienza esterna, ci fu un nuovo sviluppo nelle ricerche. Se il cervello e le altre parti del corpo hanno dei recettori per sostanze che provengono dall'esterno, è logico supporre che le stesse sostanze debbano essere prodotte anche all'interno del corpo, altrimenti perché dovrebbero esistere tali recettori? Questa nostra ipotesi ci condusse all'identificazione delle sostanze chimiche chiamate beta endorfine, gli oppiacei endogeni del cervello. Le beta endorfine sono sostanze peptidiche create nei neuroni del cervello e sono quindi dei neuropeptidi. I peptidi vengono prodotti direttamente dal DNA che contiene le informazioni della costruzione Del nostro cervello e del nostro corpo. Se immaginate una normale cellula nervosa potete visualizzare il meccanismo generale. Nel centro della cellula, il nucleo, c'è il DNA, una parte di questo DNA codifica la produzione dei neuropeptidi, che poi si spostano lungo gli estesi prolungamenti della cellula nervosa (gli assoni) e vengono immagazzinati in piccole sfere vicino alla superficie della membrana cellulare, in attesa di una certa carica elettrofisiologica che li libera. Il DNA produce anche i Rettori che sono costituiti dalla stessa sostanza dei peptidi, ma che sono molto più grandi. Bisogna aggiungere che sono stati identificati più di 60 neuropeptidi ognuno dei quali specifico, come le beta
endorfine. Abbiamo quindi un sistema enormemente complesso. Fino a pochi anni fa, si pensava che le informazioni del sistema nervoso erano distribuite presso la superficie tra due cellule nervose: la sinapsi, questo comporta che la sinapsi dei neuroni determina ciò che viene comunicato. Ora invece sappiamo che una grande parte delle informazioni che partono e giungono al cervello, non dipendono direttamente dalle sinapsi di una serie di neuroni posti uno dopo l'altro, ma dalla specificità dei recettori.
Infatti quando una cellula nervosa secerne i suoi peptidi oppiacei, questi possono agire a "chilometri" di distanza da quella cellula nervosa, e lo stesso vale per tutti i neuropeptidi. Nello stesso istante moltissimi differenti neuropeptidi possono scorrere nel corpo, e attaccarsi ai loro specifici recettori. I recettori quindi servono come meccanismo che sceglie le informazioni trasmesse nel corpo.
A cosa ha portato tutto ciò? A qualche cosa di molto affascinante, il fatto che i recettori dei neuropeptidi sono, a tutti gli effetti, la chiave biochimica delle emozioni. Negli ultimi anni i ricercatori del mio laboratorio hanno formalizzato questo concetto in un grande numero di pubblicazioni scientifiche, di cui vi parlerò in breve. Molti scienziati giudicherebbero questa idea oltraggiosa, in quanto non è ancora stata accettata dalla 'saggezza' ufficiale. Infatti, venendo da una tradizione in cui i libri di testo di neurofisiologia non contengono neanche la parola 'emozione' nell'indice, non è senza un certo imbarazzo che abbiamo iniziato a parlare di substrato biochimico delle emozioni.
Inizierò puntualizzando un fatto su cui i neuroscienziati sono concordi da molto tempo, ossia che le emozioni sono mediate dal sistema limbico del cervello. Il sistema limbico include l'ipotalamo (che controlla i meccanismi omeostatici del corpo, e che a volte è chiamato il 'cervello' del cervello) e l'amigdala, due aree di cui noi tratteremo particolarmente.
Gli esperimenti che mostrarono la connessione tra emozioni e sistema limbico furono iniziati da Wilder Penfied e altri neurologi scoprirono che quando stimolavano con elettrodi la corteccia sopra l'amigdala, provocavano un'intera gamma di manifestazioni emozionali: potenti reazioni di rabbia, di dolore o di piacere associate a profonde memorie e sempre accompagnate da un comportamento del corpo, connesso a quelle emozioni. Il sistema limbico quindi fu identificato tramite esperimenti psicologici. Quando iniziammo a creare una mappa delle localizzazioni dei recettori oppiacei nel cervello, scoprimmo che il sistema limbico conteneva alte concentrazioni di questi recettori e, come scoprimmo poi, anche di tutti gli altri tipi di recettori. L'amigdala e, l'ipotalamo, che sono ritenuti classicamente essere i più importanti costituenti del sistema limbico, risultano infatti colmi di recettori oppiacei: quaranta volte di più che nelle altre aree del cervello. Questi "punti caldi" corrispondono a nuclei molto specifici o gruppi di neuroni che gli psicologi e i neurofisiologi hanno identificato come i centri di controllo dell'appetito, del comportamento o del bilanciamento dei liquidi nel corpo. La nostra mappa di recettori conferma ed espande in modo molto importante gli esperimenti psicologici sul sistema limbico.
Introduciamo ora nel nostro quadro alcuni altri neuropeptidi, che, come ho già detto, sono ormai più di 60. Da dove vengono? Molti di loro sono degli analoghi (composti chimici simili) di sostanze chimiche psicoattive, ma, inaspettatamente, una grossa parte è rappresentata dagli ormoni. Gli ormoni storicamente sono stati ritenuti essere prodotti dalla ghiandole endocrine, e non dalle cellule nervose. Si pensava che un ormone fosse concentrato in una ghiandola del corpo e quindi viaggiasse nel sangue, verso i recettori in un'altra parte del corpo. Uno degli ormoni principali è l'insulina, secreta dal pancreas. Si è scoperto ora che questa insulina non solo è un ormone ma è pure un neuropeptide, prodotto e conservato anche nel cervello, e che, naturalmente, esistono recettori cerebrali per l'insulina. Quando abbiamo fatto la mappa dei recettori insulinici, di nuovo abbiamo scoperto "punti caldi" nell'amigdala e nell'ipotalamo. In breve, abbiamo chiaramente provato che il sistema limbico, il luogo delle emozioni nel cervello, è il punto focale dei recettori dei neuropeptidi.
Un altro punto focale: quando abbiamo studiato la distribuzione di questi recettori, abbiamo scoperto che non sono esclusivamente localizzati nel sistema limbico ma che sono presenti in altre parti del corpo. Abbiamo chiamato questi punti di grande concentrazione dell'attività chimica "punti nodali" e abbiamo rilevato che sono collocati in zone del corpo in cui esiste una forte modulazione delle informazioni emozionali. Uno dei punti nodali è nella spina dorsale sulle corna posteriori del midollo spinale, zona in cui vengono gestite le informazioni sensoriali. Abbiamo scoperto che ogni area che riceve le informazioni, da tutti i 5 sensi, è un punto nodale che contiene recettori neuropeptidi.
Credo che queste scoperte hanno affascinanti implicazioni per comprendere come le emozioni lavorano e operano. Consideriamo ora la sostanza chimica angiotensina, un altro classico ormone diventato ora un neuropeptide. Quando abbiamo fatto la mappa dei recettori per l'angiotensina, ancora abbiamo trovato una grande concentrazione nell'amigdala. È noto da tempo che l'angiotensina controlla la sete, infatti, se attraverso un tubicino inserito nel cervello di un topo, mandiamo una goccia di angiotensina nell'amigdala, in dieci secondi il topo inizierà a bere anche se è totalmente sazio di acqua. Chimicamente parlando l'angiotensina provoca un'alterazione dello stato mentale che può essere tradotto come "ho sete". In altre parole i neuropeptidi modificano gli stati di coscienza.
È ugualmente importante considerare il fatto che i recettori non sono solo nel cervello ma anche nel corpo. Le nostre mappe mostrano infatti gli stessi recettori dell'angiotensina sia nel cervello che nei reni, dove favoriscono la ritenzione dell'acqua. Quindi la produzione di angiotensina conduce sia al comportamento del bere che alla conservazione dei liquidi.
La mia convinzione di base è che i neuropeptidi rappresentano la base fisiologica delle emozioni. Come i miei colleghi ed io abbiamo recentemente discusso in un articolo sul Journal of Immunology: la particolare struttura della distribuzione dei recettori neuropeptidici nelle aree della regolazione umorale del cervello, tanto quanto il loro ruolo di mediazione delle comunicazioni nell'interno organismo, rende i neuropeptidi gli ovvi candidati quali mediatori biochimici delle emozioni. È possibile che ogni neuropeptide veicoli un certo tipo di informazioni solo quando occupa un recettore in un certo punto nodale del corpo e del cervello. Se così fosse ogni neuropeptide potrebbe evocare un particolare 'tono' emozionale equivalente ad un preciso stato psichico.
All'inizio del mio lavoro di ricerca credevo, a tutti gli effetti, che le emozioni fossero nella testa ossia nel cervello.
Ora sono persuasa che sono realmente presenti anche nel corpo, esse sono prodotte dal corpo e parte del corpo. Ora non posso più fare la distinzione precisa tra cervello e corpo.
Comunicazione con il sistema immunitario
Voglio portare ora in questo quadro il sistema immunitario. Abbiamo già visto che il sistema ormonale, ritenuto da sempre separato dal cervello, è invece concettualmente parte del sistema nervoso. Quantità di 'succo' vengono secrete e diffuse molto lontano dal luogo dove verranno ricevute. L'endocrinologia e la neurofisiologia sono quindi due aspetti dello stesso processo.
Parlerò ora dell'immunologia, che considero parte di questo stesso processo e che non può più essere considerata una disciplina separata. Una proprietà fondamentale del sistema immunitario è che le sue cellule si muovono. Se non fosse per questo, esse sono identiche agli stabili neuroni del cervello. I monociti, per esempio, che 'mangiano' gli organismi estranei, iniziano la loro vita nel vostro midollo spinale e vengono quindi diffusi nelle vene e nelle arterie. Un monocita viaggia lungo le vie sanguigne e ad un certo punto può ricevere un certo neuropeptide,che si attacca a un recettore sulla sua memoria, ricevendo l'informazione di iniziare un processo di aggregazione (chemiotassi). I monociti non sono solo responsabili del riconoscimento e della gestione dei corpi estranei ma sono anche coinvolti nel meccanismo di riparazione dei tessuti e della guarigione delle ferite. Stiamo parlando del fatto che le cellule del sangue hanno una funzione importante nell'elaborazione delle informazioni che proteggono il nostro intero organismo.
La nuova scoperta a cui voglio dare enfasi ora, è che ogni recettore dei neuropeptidi che abbiamo analizzato (usando un elegante e preciso sistema sviluppato dal mio collega Michael Ruff) è presente anche sui monociti umani. I monociti umani hanno recettori per gli oppiacei, per il PCP, per un altro peptide chiamato bombasina e così di seghetto. Questi motori biochimici delle emozioni sembrano attualmente controllare il ricambio e le migrazioni dei monociti. I monociti comunicano con i linfociti B e T, agendo in tutto il sistema sanguigno, per combattere le malattie e per distinguere il Self da non
Self, decidendo, diciamo, quali parti del corpo sono degenerate (come le cellule tumorali) o estranee e devono essere eliminate dai linfociti K (Killer). Sembra anche che le cellule del sistema immunitario, non solo hanno i recettori per i neuropeptidi, ma che esse stesse producono neuropeptidi. Ci sono categorie di cellule immunitarie che producono beta endorfine e altri peptidi oppiacei. In altre parole, queste cellule producono le stesse sostanze che sono sempre state ritenute i controllori biochimici degli umori del cervello. Queste cellule controllano l'integrità dell'intero corpo e producono sostanze che modificano l'umore: ancora una volta psiche e soma sono fusi in una unità complessa.
Il prossimo punto che voglio sviluppare riguardo ai neuropeptidi è davvero sorprendente. Come abbiamo visto i neuropeptidi sono molecole che mandano segnali: esse inviamo messaggi in tutto il corpo compreso il cervello. Naturalmente per avere una tale ampiezza di comunicazioni, c'è bisogno di componenti che possano "parlare" tra di loro e che possano "ascoltarsi". Nel quadro di quello che stiamo discutendo, le componenti che "parlano" sono i neuropeptidi e quelle che 'ascoltano' sono i recettori. Come può essere? Come possono cinquanta o sessanta neuropeptidi essere prodotti, muoversi nel corpo e parlare a cinquanta o sessanta tipi di recettori che ascoltano? Perché regna l'ordine invece del caos? La scoperta che mi appresto a discutere non è accettata totalmente ma i nostri esperimenti dimostrano che ciò è vero. Ci sono migliaia di scienziati che studiano i recettori e i peptidi oppiacei, e tutti riscontrano una grande eterogeneicità nei recettori. Essi hanno dato una serie di nomi greci a questa apparente diversità. Comunque, con ogni evidenza, l'esperienza dei nostri laboratori suggerisce che esiste solo un tipo di molecola nel recettore oppiaceo: una lunga catena polipeptidica di cui si può scrivere la formula. Questa molecola è in grado di mutare facilmente la propria conformazione all'interno delle membrane, assumendo così un diverso numero di forme. Ho notato così che questa interconversione può avvenire ad una forte velocità, così veloce che è difficile dire, in un preciso istante, in quale stato essa si trovi. In altre parole è come se questa molecola possegga sia una struttura tipo "onda" che tipo "particella", ed è importante notare che l'informazione è memorizzata in relazione alla forma che il recettore aveva in quel preciso momento. Come ho detto, l'unità molecolare dei recettori è davvero straordinaria. Il tetrahymena, un protozoo, uno degli organismi più semplici, nonostante la sua semplicità unicellulare, è capace di fare tutto ciò che anche noi possiamo fare, può, mangiare, fare del sesso e naturalmente produrre gli stessi componenti neuropeptidi di cui abbiamo parlato. Questo protozoo produce insulina e beta endorfina. Abbiamo preso la membrana del tetrahymena e studiato in particolare i recettori oppiacei presenti nella loro superficie, abbiamo anche studiato i recettori oppiacei nel cervello dei topi e nei monociti umani. Crediamo di aver dimostrato che la sostanza molecolare di tutti questi recettori è la stessa. L'attuale molecola del nostro cervello è identica a quella dei recettori oppiacei del più semplice degli animali! Io spero che la forza dei miei argomenti sia evidente. I recettori oppiacei nel mio cervello e nel vostro sono fatti delle stesse sostanze molecolari di quelle del tetrahymena: questa scoperta tocca la semplicità e l'unità della vita ed è comparabile alle quattro coppie di basi del DNA che formano il codice per la produzione di tutte le proteine, che sono il substrato fisico della vita. Sappiamo ora che in questi substrati fisici esistono all'incirca 60 molecole segnalatrici neuropeptiche che prowedono all'elaborazione di tutte le differenti manifestazioni fisiologiche delle emozioni o, se preferite, per esprimere le emozioni vitali da un fluire di energie.
L'identica forma dei recettori del tetrahymena dimostra che i recettori non diventano più complessi nell'evoluzione della complessità degli esseri viventi. Identiche componenti molecolari che gestiscono il flusso di informazioni, attraverso l'evoluzione si conservano. L'intero sistema nel suo complesso e semplice, elegante e completo in se stesso.
Abbiamo parlato della mente e sorge la questione: dove si trova? Nel nostro lavoro la coscienza è apparsa nel contesto dello studio sul dolore e sulla sua modulazione svolta dai recettori oppiacei e dalle endorfine. Moltissimi laboratori stanno misurando il dolore e siamo tutti d'accordo nel ritenere la sostanza grigia periacqueduttale (situata intorno al terzo ventricolo del cervello) come una sorta di area di controllo del dolore, in quanto piena di recettori oppiacei. Noi abbiamo trovato che la sostanza grigia periacqueduttale è anche piena di recettori per virtualmente tutti i neuropeptidi finora studiati.
È ormai noto a tutti che ci sono Yogi che possono esercitare certe pratiche volontarie in modo da non percepire più il dolore; a volte le partorienti possono fare la stessa cosa. Sembra che questo tipo di persone siano capaci di 'inserirsi' nelle loro sostanze grigie periacqueduttali. In qualche modo riescono ad avervi accesso, con la loro coscienza suppongo, e a modificare la soglia di percezione del dolore. Notiamo cosa accade in queste situazioni una persona ha un'esperienza che produce dolore, ma una parte della stessa persona fa coscientemente qualcosa in modo che il dolore non venga sentito. Da dove viene questa coscienza, questo io cosciente, che si inserisce nelle aree cerebrali del dolore in modo che il dolore non venga percepito?
Vorrei ritornare all'idea di rete di informazioni (network).
Una rete è differente da una struttura gerarchica che possiede una parte superiore e una inferiore. Teoricamente ci si può inserire in ogni punto di una rete e raggiungere qualsiasi altro punto. Il concetto di rete mi sembra adatto a comprendere il processo di come la coscienza è presente nelle aree del dolore e di come le modifica per controllarlo.
Tanto lo Yogi che la partoriente usano una tecnica simile per il controllo del dolore: il respiro. Anche gli atleti lo usano. Il respiro è estremamente potente. L'area neurofisiologica della funzione respiratoria è nei nuclei del tronco cerebrale. Io ritengo che questi nuclei dovrebbero essere inclusi nel sistema limbico in quanto sono "punti nodali" fittamente disseminata di neuropeptidi e dei relativi recettori.
La mia idea si potrebbe mettere così: il respiro ha una base fisica nei nuclei del tronco cerebrale che sono anche un punto nodale, questo punto nodale è parte di una rete di informazioni in cui ogni punto è in contatto con ogni altro, per cui la coscienza può, tra le altre cose, inserirsi sulle funzioni delle aree del dolore.
Io ritengo sia possibile concepire la mente e la coscienza come prodotto dell'elaborazione delle informazioni emozionali, e, in quanto tali, la mente e la coscienza apparirebbero esse re indipendenti dal cervello e dal corpo.
La mente può sopravvivere alla morte fisica?
Un'ultima congettura, oltraggiosa probabilmente, ma coerente con il tema di questo simposio su "Sopravvivenza e Coscienza". Può la mente sopravvivere alla morte del cervello? Credo che ora dovremo ricordare come la matematica ritiene che le entità fisiche possono improvvisamente collassare o espandersi all'infinito. Io penso sia importante realizzare che l'informazione è immaganizzata nel cervello e mi sembra plausibile che l'informazione possa trasferirsi in qualche altra dimensione. La molecola di DNA contiene sicuramente le informazioni che producono il cervello e il corpo, e lo psicosoma sembra scambiare (nella riproduzione condazione n.d.r.) le molecole dell'informazione che danno vita all'organismo.
Dove vanno le informazioni dopo la distruzione fisica della molecola (la massa) che la compone? La materia non può essere creata né distrutta, ed è plausibile che il flusso di informazioni biologiche non possa scomparire alla morte e debba essere trasformato in un'altra dimensione.
Chi può razionalmente dire "impossibile"? Nessuno fino ad ora ha unificato matematicamente la teoria dei campi gravitazionali con la materia e l'energia. La matematica della coscienza non è ancora stata applicata. La natura dell'ipotetica 'altra' dimensione è correttamente riconosciuta nella realtà religiosa e mistica, in cui alla scienza occidentale è inibita ad addentrarsi.
Olismo: l'enigma della sfinge
di Gregory Bateson
Estratto da "Dove gli angeli esitano". Queste note sono state scritte da Bateson negli anni '40.
Che cosa pensiamo sia un uomo? Che cosa vuol dire essere umani? Che cosa sono questi altri sistemi con cui entriamo in contatto e quali relazioni li legano?
Accanto all'enigma voglio proporvi un ideale: forse non è raggiungibile, ma almeno è un sogno che possiamo cercare di approssimare. Questo ideale è che le nostre tecnologie, i nostri procedimenti medici e agricoli, e i nostri ordinamenti sociali arrivino ad armonizzarsi con le migliori risposte che sappiamo dare all'enigma della Sfinge.
All'enigma della Sfinge ho dedicato cinquant'anni della mia vita di antropologo. E d'importanza primaria che la nostra risposta sia in armonia col modo in cui gestiamo la nostra civiltà e ciò dovrebbe a sua volta essere in armonia con il I funzionamento effettivo dei sistemi viventi.
Ciò che le persone ritengono "umano" sarà da loro reso parte delle premesse dei loro ordinamenti sociali; e ciò che viene così assimilato sarà sicuramente appreso e diventerà parte del carattere di quanti vi partecipano.
E insieme a questa autoconvalida del nostre risposte c'è qualcosa di ancor più serio: qualsiasi risposta favoriamo nel diventare parzialmente vera propri perché la favoriamo, diventa anche parzialmente irreversibile. In queste faccende vi è un ritardo.
Dobbiamo andare molto ma molto cauti nel fare ipotesi sul tipo di creature con cui abbiamo a che fare. Abbiamo già creato una nazione di litiganti costruendo un mondo in cui si attribuisce valore monetario al danno e alla sofferenza e in cui è rischioso non essere coperti da un'assicurazione, essere disarmati e nudi.
Inoltre le nostre idee su come rispondere all'enigma della Sfinge sono oggi in uno stato fluido. Ci troviamo in piena confusione: le nostre convinzioni vanno mutando con una velocità paragonabile a quella dei grandi mutamenti avvenuti nella Grecia classica, diciamo nel sesto secolo a.C., oppure all'inizio dell'era cristiana. Il nostro è un mondo strano ed esaltante in cui sono in discussione le premesse stesse della lingua. Qual è la lingua del cuore? E quella dell'emisfero destro? E quella dell'Est? È il latino o l'inglese? O il sanscrito? È prosa o poesia? È lingua parlata o cantata? È espressa nell'imposizione delle mani? O nella disciplina del chirurgo, del farmacologo o del massaggiatore? E così via. Tutto ruota intorno all'antico problema del rapporto tra "mentre" e "corpo", il tema centrale delle grandi religioni del mondo.
Le vecchie credenze sono ormai logore e si brancola alla ricerca del nuovo. Qui non si tratta di essere cristiani o musulmani o buddhisti o ebrei. Non abbiamo ancora una risposta nuova ai vecchi problemi. Sappiamo qualcosa, molto poco, della direzione in cui stanno avvenendo le trasformazioni, ma nulla del loro punto di arrivo. Dobbiamo tener vivo nella nostra mente non un'ortodossia, bensì un riconoscimento ampio e partecipe della tempesta di idee in cui viviamo e in cui dobbiamo ingegnarci di costruire il nostro nido, di trovare la pace dello spirito.
Ma per tornare agli aspetti più immediati dell'enigma della Sfinge, due elementi possono portare a una risposta. Il primo è che la "natura umana" si autoconvalida. Il secondo è che nell'instabilità in cui viviamo oggi esiste un punto nodale, ossia l'inizio di una nuova soluzione del problema mente-corpo.
Sono convinto che ne sappiamo abbastanza da poter dire che la nuova visione sarà assai probabilmente unitaria e che la separazione concettuale fra "mente" e "materia", sarà considerata un derivato, un prodotto collaterale, di un olismo insufficiente. Quando mettiamo a fuoco solo le parti, non vediamo le caratteristiche necessarie del tutto e siamo quindi tentati di attribuire i fenomeni che derivano dalla totalità a qualche entità soprannaturale.
"Olistico" è oggi una parola in voga: basti pensare a una locuzione come "medicina olistica", con la quale si indica una moltitudine di teorie e di pratiche, dall'omeopatia all'agopuntura, dall'ipnosi alla terapia psichedelica, dall'imposizione delle mani alla coltivazione dei ritmi alfa, dall'induismo allo Zen, dalla umanizzazione del rapporto medico-paziente alla totale spersonalizzazione delle diagnosi fatte in base al tipo astrologico. E così via.
È da molto tempo che gli uomini sperano in soluzioni olistiche. La parola "olismo" risale a Smuts (negli anni Venti) e nell'Oxford English Dictionary viene definita come "la tendenza in natura a produrre totalità a partire dal raggruppamento ordinato di unità". La riflessione sistematica sulle totalità e sulle relazioni fra l'informazione e l'organizzazione, che consente di assegnare a questa parola un preciso significato formale e non soprannaturale, risale all'Ottocento e a personalità quali Claude Bernard (il "milieu intérieur"), James Clerk Maxwell (il "diavoletto" e l'analisi della macchina a vapore con regolatore, 1870), Russel Wallace (la selezione naturale, 1858) e infine Andrew Still, il "vecchio dottore" una figura assai importante per i medici.
Still fu il fondatore della medicina osteopatica. Verso la fine del secolo si convinse che le patologie del corpo potessero essere provocate da uno sconvolgimento di quella che oggi chiamiamo comunicazione, che l'organizzazione fisiologica interna del corpo fosse una questione di trasferimento di messaggi e che la spina dorsale fosse il principale luogo di smistamento di tutti i messaggi. Manipolando la spina dorsale sarebbe diventato quindi possibile curare tutte le patologie. Still finì col diventare un po' fissato, come del resto tutti gli uomini le cui idee sono in anticipo di un secolo, e finì col credere che le sue teorie non solo spiegassero i molti difetti il cui epicentro è collegato alla spina dorsale, alle sue posture e ai suoi messaggi, ma che potessero essere anche applicate alle invasioni batteriche e così via. Ciò gli procurò dei guai, ma nonostante tutto egli fu uno dei primi olisti proprio nel senso che io voglio dare a questa parola. Oggi naturalmente non c'è più niente di strano nell'idea che la patologia sia una sorta di disarmonia o discrepanza, un blocco o uno scompenso nell'ecologia interna del corpo. Perfino in patologie di origine fisica, come le fratture ossee si comincia a portare l'attenzione anche sull'idea dell'osso spezzato e sulla risposta a questa idea. Queste trasformazioni concordano con gran parte della riflessione contemporanea in tutti i settori della biologia.
Il passo successivo è prevedere che entro i prossimi vent'anni questo modo di pensare apparterrà anche all'"uomo della strada" e costituirà la base necessaria di un tipo di credibilità diffuso in tutta la società e comune allo scienziato e al profano, al medico e al paziente.
La vecchia credibilità è ormai logora e la nuova avanza a velocità sorprendente. In effetti stiamo imparando ad affrontare la tendenza del mondo a generare totalità fatte di unità collegate tra loro dalla comunicazione. È questo che rende il corpo una cosa viva e operante come se avesse una mente - e di fatto ce l'ha.
Ho l'impressione che dopo la seconda guerra mondiale la parola "olistico" abbia assunto un significato pressoché nuovo e molto più preciso, che induce a sperare in una profonda revisione della cultura occidentale.
Si comincia a capire che i misteriosi fenomeni che associamo alla "mente" hanno a che fare con certe caratteristiche dei sistemi che solo di recente sono entrate nell'ambito della scienza. Eccole:
1. Le caratteristiche dei sistemi circolari e auto-correttivi.
2. La combinazione di questi sistemi con l'elaborazione dell'informazione.
3. La capacità delle cose viventi di accumulare energia (uso il termine nel suo senso fisico ordinario: erg, chilogrammetri, calorie, eccetera), col risultato che un cambiamento avente luogo in un certo organo di senso (il ricevimento della notizia di una differenza) può scatenare il rilascio dell'energia accumulata.
Altri elementi ancora che contribuiscono al nuovo modo di concepire il finalismo, l'adattamento, la patologia e, in breve, la vita, vengono studiati in cibernetica, nella teoria dell'informazione, nella teoria dei sistemi e così via. Ma qui voglio richiamare l'attenzione su una caratteristica del nostro tempo, cioè che accanto al venir meno dei modi tradizionali di concepire la mente e la vita, sorgono nuovi modi di riflettere su questi temi, accessibili non solo ai filosofi nelle loro torri d'avorio, ma anche a chi è impegnato nella pratica professionale e all'"uomo della strada". Sotto il profilo storico questi nuovi sviluppi, emersi con chiarezza durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, hanno modificato quasi completamente tutto ciò che diciamo e pensiamo sul processo mentale e sul complesso mente-corpo inteso come entità totale, vivente, autocorrettrice e autodistruttrice.
Se ci accostiamo ai fenomeni della mente con questi nuovi strumenti, allora la genetica e tutta la determinazione della forma e della crescita, ciò che determina la simmetria del nostro volto, con un occhio di qua e uno di là dal naso, insomma tutto ciò che è pilotato dai messaggi provenienti dal DNA, può essere riconosciuto come parte dell'organizzazione mentale del corpo: come parte dell'olismo.
Se allora poniamo la doppia domanda: "Che cos'è un uomo, che può conoscere la malattia o il perturbamento o la bruttezza?" e "Che cosa sono la malattia, lo sconvolgimento o la bruttezza, che un uomo può conoscerli?", i nuovi modi di pensare forniscono una risposta unificante, cioè che un sistema di comunicazione autoricorsivo può essere consapevole di disturbi del proprio funzionamento. Può soffrire e avere molti altri tipi di consapevolezza. Può anche essere consapevole dell'armonia del proprio funzionamento e in tal modo forse addivenire a una reverente consapevolezza del sistema più ampio e più comprensivo e della sua bellezza.
Credere che non esiste una mente distinta dal corpo e (naturalmente) un corpo distinto dalla mente e agire di conseguenza non significa affrancarsi da ogni limite. Significa accettare una nuova disciplina probabilmente più rigorosa della vecchia.
Questo mi riporta alla nozione di responsabilità. È una parola che di solito non uso, ma qui la voglio usare con tutto il suo peso. Come si deve interpretare la responsabilità di coloro che si occupano dei sistemi viventi, della vasta ed eterogenea folla di entusiasti e di cinici, di generosi e di avidi? Tutto costoro, individualmente o collettivamente hanno la responsabilità di un sogno, che è poi il modo di porsi di fronte alla domanda: "Che cos'è un uomo, che può conoscere i sistemi viventi e agire su di essi, e che cosa sono questi sistemi, che possono essere conosciuti? Le risposte a questo duplice enigma devono essere costruire intrecciando insieme la matematica, la storia naturale, l'estetica e anche la gioia di vivere e di amare: tutte contribuiscono a dar forma a quel sogno. Ho ricordato prima che fa parte della natura umana apprendere non solo dettagli ma anche profonde filosofie inconsce, diventare ciò che fingiamo di essere, assumere la forma e il carattere che la nostra cultura ci impone. I miti in cui la nostra vita è immersa acquistano credibilità via via che diventano parte di noi, indiscutibili, profondamente immersi nel carattere, spesso a livello non consapevole, sicché sono essenzialmente religiosi, sono oggetto di fede.
È verso questi miti, e verso le forme che potranno prendere in futuro, che sono responsabili tutti i nostri costruttori di miti, dai poeti agli scienziati, ai politici e agli insegnanti. I medici e gli avvocati e i media sono tutti responsabili dei miti dinamici, delle risposte che essi danno all'enigma della Sfinge.
Holoni
di Arthur Koestler,
da "Le radici del caso" di Arthur Koestler
In primo luogo c'è l'unità delle cose per cui ogni cosa è in armonia con se stessa, è costituita da se stessa, e aderisce a se stessa. In secondo luogo, c'è l'unità per cui una creatura è unita con le altre e tutte le parti del mondo costituiscono un unico mondo. Pico della Mirandola
Il concetto pitagorico di 'armonia delle sfere', ripreso dagli elisabettiani, e la filosofia sottesa alle pratiche di astrologia e di alchimia, si possono tutti considerare variazioni sullo stesso tema: le coincidenze significative sono manifestazioni di un ordine universale onnicomprensivo. Tale concetto è rispecchiato nella sua forma più pura negli scritti di Keplero: "Nulla esiste né accade nel cielo visibile che non sia percepito, in qualche modo misterioso, dalle facoltà della Terra e della Natura; [cosicché] queste facoltà dello spirito qui sulla terra sono influenzate quanto il cielo stesso (...). L'anima naturale dell'uomo non è di misura più grande di un singolo punto e su tale punto sono in potenza impressi la forma e il carattere dell'intero cielo, come se questo punto fosse cento volte più grande". Questa capacità dell'anima umana di essere la cassa di risonanza cosmica ebbe per Keplero, come per Piero, un aspetto mistico e casuale; confermava il nesso governata da leggi rigidamente geometriche.
Un secolo dopo Leibniz sviluppò il suo sistema filosofico, che ebbe un'influenza tanto grande, centrato sul concetto di "monade". Leibniz credeva che le monadi fossero "atomi della natura"; ma diversamente dagli atomi materiali di Democrito erano entità spirituali; ognuna era un microcosmo che rispecchiava l'universo in miniatura. Le monadi non agiscono direttamente l'una sull'altra, "esse non hanno finestre attraverso le quali qualche cosa possa entrare o uscire", ma ciascuna è in 'accordo' o in 'corrispondenza' con ogni altra in virtù di una "armonia prestabilita".
Nell'embrione che si sviluppa, generazioni successive di cellule si ramificano in tessuti diversificati, che alla fine si integrano negli organi. Ogni organo ha il carattere duale di essere una parte subordinata e al tempo stesso un tutto autonomo - che continuerà a funzionare anche se trapiantato in un altro ospite. L'individuo stesso è un tutto organico, ma contemporaneamente è una parte della sua famiglia 0 tribù. Ogni gruppo sociale ha a sua volta le caratteristiche di un tutto coerente ma anche di parte dipendente all'interno della comunità o della nazione. La parte e il tutto, in assoluto, non esistono in nessun luogo. L'organismo vivente e il corpo sociale non sono aggregazioni di parti elementari; sono sistemi di sotto-insiemi, disposti a più livelli e gerarchicamente organizzati, che contengono sotto-insiemi di un livello più basso, simili a scatole cinesi. Questi sotto-insiemi - o 'holoni', come ho proposto di chiamarli - sono entità a due facce, bifronti come Giano, che mostrano di avere sia le proprietà indipendenti del tutto che le proprietà dipendenti delle parti. Ciascun holone deve preservare e far valere la sua autonomia, altrimenti l'organismo perderebbe la sua articolazione e si dissolverebbe in una massa amorfa - ma al tempo stesso l'holone deve restare subordinato alle richieste del tutto (esistente o in evoluzione). In questo contesto 'autonomia' significa che organuli cellulari, cellule, muscoli, nervi, organi, hanno tutti un loro ritmo intrinseco e un modello di funzionamento, e sono coadiuvati da meccanismi autoregolatori; e che essi mostrano la tendenza a persistere e a far valere i loro caratteristici modelli di attività. Questa tendenza autoassertiva è una caratteristica fondamentale e universale degli holoni, evidente a ogni livello; dalle cellule agli individui fino ai gruppi sociali.
D'altra parte, le attività degli holoni vengono messe in moto, inibite o modificate da meccanismi di controllo ai livelli più elevati della gerarchia. Ad esempio, il sistema che regola il ritmo cardiaco è controllato dal sistema nervoso autonomo e dagli ormoni; questi a loro volta dipendono da ordini provenienti da centri del cervello che possono prevalere 0 interferire sulle funzioni abituali dei centri subordinati. Quindi la tendenza anteassertiva dell'holone ha il suo complemento nella tendenza integrativa a funzionare in quanto parte di un insieme più vasto.
La polarità di queste due tendenze, o potenziali, è un fenomeno onnipresente in tutti i domini della vita. Nella molteplicità delle gerarchie sociali, le tendenze autoassertive si manifestano a livelli diversi in forma di egoismo, spirito di corpo, nazionalismo, e così via; le tendenze integrative si manifestano in forma di altruismo, cooperazione, internazionalismo -in genere, come subordinazione agli interessi del livello più elevato, successivo, della gerarchia. La stabilità degli organismi e delle società dipende dal giusto equilibrio tra le tendenze opposte dei suoi holoni. In condizioni di stress, la parte interessata dell'organismo può manifestare la tendenza a sfuggire ai controlli vincolanti del tutto. Lo stesso vale per i gruppi sociali i quali, quando la tensione supera il limite critico, tendono a far valere se stessi a detrimento del tutto. Viceversa, il tutto può esercitare un controllo eccessivamente rigido delle parti, facendogli perdere la loro individualità.
Questa polarità basilare non è un postulato metafisico, ma una diretta conseguenza della natura duale di ogni unità biologica stabile in quanto tutto indipendente e in quanto parte dipendente di un insieme più vasto. Le tendenze autoassertive dell'holone bifronte derivano dal primo, le tendenze integrative dalla seconda. Giano regna anche nella natura inanimata. Nella fisica quantistica, il principio di complementarità attribuisce alle entità subatomiche una natura duale - la capacità di comportarsi come una particella, un piccolo, compatto, tutto, e alternativamente come una funzione d'onda del nirvanico campo psi. Nell'universo in generale, la stabilità è mantenuta dall'equilibrarsi di forze opposte: le tendenze inerziali, centrifughe, rappresentano le proprietà indipendenti delle parti all'interno della gerarchia cosmica, dalle galassie fino alle molecole; mentre le forze coesive, elettromagnetiche 0 gravitazionali, assegnano alla parte il suo posto in un insieme più vasto.
Nella scala dell'evoluzione organica, le manifestazioni delle tendenze integrative si estendono dalla simbiosi e dal colonialismo alle forze coesive che consentono la formazione di greggi e mandrie, ai legami integrativi delle colonie di insetti, e infine ai legami sessuali e alle gerarchie sociali dei primati e degli uomini. Le tendenze autoassertive agiscono in un ambito similare: le piante competono per avere spazio e luce, le specie animali competono per assicurarsi le loro nicchie ecologiche, e all'interno di ogni specie c'è competizione per il territorio, il predominio, le compagne e il cibo.
Le forze attraverso cui si manifesta tale polarità di base variano ad ogni livello, ma ciò nonostante per l'intera gamma ricorre lo stesso modello. Le due facce di Giano -una, quella di un tutto assertivo e orgoglioso; l'altra, quella di un'umile parte integrata - danno un'utile coppia di simboli, che ha certamente una gamma più vasta di applicazioni della coppia freudiana dei princìpi ultimi Eros e Thanatos. A nostro avviso la pulsione sessuale è soltanto una delle molte altre forze integrative presenti sia nelle società umane che in quelle animali; mentre l'aggressività e la distruttività non ci sembrano istinti primari ma fiammate patologiche delle tendenze autoassertive in certe condizioni di stress anormale. Sia Eros che Tanatos fanno la loro comparsa sulla scena dell'evoluzione soltanto in un periodo relativamente tardo: le creature che si riproducono per scissione o gemmazione non sanno nulla di sesso e di morte. I1 grande duetto della metapsicologia freudiana non costituisce l'intera opera lirica.
L'unità individuale e l'unità collettiva delle amebe
Il punto di partenza di questa digressione nella teoria dei sistemi è stata la ricerca di una Unità ultima, condivisa dal mistico, dal fisico e dal parapsicologo; un tipo di unità a cui si può giungere soltanto con lunghe deviazioni attraverso la diversità e trovarla su un giro più elevato della spirale. Anche tra i biologi si sta risvegliando l'interesse per i potenziali che ha la materia vivente di 'ammucchiare' forme di maggiore complessità che mostrano unità-nella-varietà a un livello più elevato - in altre parole, per i poteri integrativi della vita, concezione da non confondere con la teoria secondo cui l'evoluzione si attua mediante mutazioni casuali.
Tali poteri si manifestano forse nel mondo più sorprendente proprio in fondo alla scala dell'evoluzione. Un esempio classico è il comportamento dell'ameba Limax, di cui recentemente John Beibtreu ha dato una descrizione ben precisa. La Limax è un'ameba che vive nei batteri presenti tra le foglie in decomposizione delle foreste. Si riproduce ogni poche ore per scissione cellulare; il che comporta ricorrenti esplosioni di popolazione accompagnate da carestia. Quando sono minacciate dalla carestia, le amebe "cominciano a compiere una metafora letterale della organizzazione di cellule in un individuo multicellulare, o della organizzazione di individui in una entità sociale".
Le amebe smettono di comportarsi come individui e si aggregano in gruppi, che formano agglutinamenti discernibili ad occhio nudo. Questi agglutinamenti a loro volta "formano strisce sparse di materia vivente, le quali (...) si orientano verso punti centrali di raduno (...). Nel mezzo di ciascuno di questi centri di raccolta comincia a formarsi una montagnola mentre gruppi di amebe si arrampicano in cima ad altri gruppi (...). I1 gruppo gradatamente si solleva, dapprima assumendo la forma di un bastoncino spuntato e poi quella inequivocabile di un fallo eretto. Quando tutte le strisce fluenti e in arrivo delle amebe si sono quasi completamente incorporate in questa forma eretta somigliante a una cartuccia di fucile, essa si rovescia sul fianco e ora rassomiglia a una salsiccia viscida. Questa sorta di lumacone comincia allora ad emigrare attraverso il suolo delle foresta verso un luogo dove spera che prevarranno condizioni ecologiche più favorevoli. Le valutazioni del numero della popolazione variano, ma si ritiene in generale che forse si tratti di circa mezzo milione di amebe (...). Dopo aver emigrato per un periodo variabile di tempo (che può essere di due minuti o di due settimane) in direzione della luce e del calore, il lumacone un poco alla volta torna a sollevarsi, assumendo la forma fallica fino a restare eretto sulla propria coda (...). I1 risultato finale è una delicata colonnina rastremata, coronata da una massa sferica di spore. Quando le spore si spargono (...) ciascuna può dischiudersi per liberare una nuova, sottile, ameba.
Le amebe, quando gironzolano da sole, sono pienamente individui - che poi si trasformano in parti del lumacone? I polipi che fungono da tentacoli, da vescica natatoria e da genitali della fisalia sono individui o organi? Le api e le termiti, la cui esistenza è completamente regolata dagli interessi del gruppo, sono possedute da una mente di gruppo? Le spugne e le idre -polipi di acqua dolce - sono forme primitive di vita animale. Se una spugna vivente, 0 un'idra, viene schiacciata finché non è ridotta a pura polpa, poi fatta passare attraverso un filtro sottile, e infine versata nell'acqua, la polpa presto si aggregherà in strisce piatte, quindi si arriccerà in modo da formare delle palle che alla fine saranno individui adulti, dotati di una normale bocca, di tentacoli e così via.
I poteri integrativi della materia vivente sembrano magici. Un verme si può tagliare praticamente in quanti segmenti si vuole e ciascun segmento rigenererà un individuo completo. Poteri rigenerativi simili si trovano nei tessuti embrionali degli animali superiori. Se nell'embrione di una rana la coppa ottica, destinata a diventare il futuro occhio, è tagliata in frammenti, ogni frammento formerà un occhio più piccolo ma completo.
Se la coppa ottica viene trapiantata nel ventre di un embrione di rana, la pelle sopra di essa si trasformerà compiacentemente in cristallino. Se il tessuto preso da un embrione di pulcino ai suoi primissimi stadi è sottoposto allo stesso trattamento di stritolamento e di filtraggio a cui è stata sottoposta la spugna e trapiantato sulla membrana di un altro embrione di pulcino, le cellule - cosi maltrattate - del fegato cominceranno a formare un fegato; le cellule dei reni, un rene; le cellule della pelle, le piume. Questi ed altri esperimenti di laboratorio mostrano in miniatura, per così dire, le manifestazioni della "tendenza integrativa" nello sviluppo embrionale, nella rigenerazione e nella cooperazione sociale -dall'ameba Limax all'ape. In ciascun caso sono operanti dei fattori causali - ma essi obbediscono a leggi specifiche della sostanza vivente, non osservabili nei regni della materia inanimata. Per la fisica classica, la "verità assoluta" è stato il cosiddetto Secondo Principio della Termodinamica - secondo cui l'universo si scarica come un orologio perché tutta la sua energia si dissipa costantemente nel moto casuale tipico delle molecole di un gas - la fine sarebbe quindi come il principio che fu, secondo la Genesi, "forme e vuoto". Soltanto in tempi recenti i biologi si sono resi conto che questa legge vale solo nel caso teorico di un "sistema chiuso", completamente isolato del suo ambiente; mentre tutti gli organismi viventi sono "sistemi aperti" che si nutrono delle energie e dei materiali che trovano nei loro cambiamenti. Invece di scaricarsi come un orologio che dissipa energia nell'attrito, un organismo vivente ammucchia di continuo sostanze chimiche più complesse prendendole dalle sostanze chimiche che lo nutrono, forme più complesse di energia prendendola dall'energia che assorbe, e modelli più complessi di 'informazione' -percezioni, ricordi, idee - dall'input dei suoi recettori. È attivo invece di essere soltanto reattivo; adatta l'ambiente ai suoi bisogni, invece di adattarsi passivamente ad esso; impara dall'esperienza; e dal caos di sensazioni che interferiscono su di lui astrae sistemi conoscitivi; s'imbeve delle informazioni provenienti dall'ambiente così come si nutre delle sue sostanze e combina le sue energie con processi di sintesi.
La stessa tendenza integrativa ad 'ammucchiare' si manifesta nella evoluzione della specie forme più complesse di costituzione e di comportamento, modi di comunicazione più efficienti, con una maggiore indipendenza dall'ambiente e una maggiore padronanza di esso. Citiamo von Bertalanffy, uno dei pionieri del nuovo modo di considerare le scienze biologiche: "Stando al Secondo Principio della Termodinamica, gli eventi fisici tendono in generale a ridurre l'ordine e l'organizzazione. In contrasto con questa tesi, sembra che sia presente nell'evoluzione una tendenza ad aumentare l'ordine".
Questa tendenza ad 'aumentare l'ordine' -una forma di unità più elevata in una varietà più complessa - l'ho definita "tendenza integrativa". Nella presente teoria è considerata un principio di natura "ultimo e irriducibile", complementare alla tendenza autoassertiva, ugualmente basilare, che hanno i suo holoni individuali.
Anche l'individuo umano è un holone bifronte come Giano. Se guarda dentro di sé si vede come un tutto unico, autonomo; se guarda fuori di sé, scopre di essere una parte che dipende dal suo ambiente naturale e sociale. Le sue tendenze autoassertive sono le manifestazioni dinamiche dell'esperienza che egli ha della totalità; la sua tendenza integrativa è una manifestazione del suo essere "parte".
Questa polarità è rispecchiata nel comportamento emotivo. L'autoasserzione trova i suoi sblocchi nell'ambizione, nella competitività, nel comportamento aggressivo-difensivo, a seconda degli stress a cui l'individuo è esposto. Il potenziale integrativo, d'altra parte, può trovare il suo appagamento nell'identificazione con la famiglia, la comunità o qualche altro gruppo sociale. Ma può anche esprimersi nel desiderio di abbandonarsi a qualche cosa che sia più vasto della società e che trascenda i confini dell'Io - qualcosa che può essere Dio, la natura, una cantata di Bach, o il "sentimento oceanico" del mistico. Possiamo definire tale categoria di emozioni, che derivano dalla tendenza integrativa, le emozioni che trascendono l'Io. Esse vengono esperite come devozione, empatia, identificazione, rapporto ipnotico. Se si fa un altro passo, si possono includere in questa categoria gli stati di trance dei mistici e dei medium, gli effetti di certe sostanze stupefacenti psicotropiche e le emozioni che accompagnano le esperienze spontanee di stati più espansi di coscienza.
La Gnosi di Princeton - Lunità tra scienza e
religione
a cura di Filippo Falzoni
Traggo queste pagine da "Che cosa è l'Età dell'Acquario" delle Edizioni Bresci:, una delle interessanti pubblicazioni curate dal Prof. Bernardino del Boca, antropologo ed esoterista di fama internazionale. I suoi scritti mi hanno molto aiutato nel fare quella ginnastica mentale che ci permette di sviluppare l'intuizione.
"Dopo secoli di lotte ed incomprensioni, alla fine degli anni sessanta, quindi vicinissimo all'inizio dell'Età dell'Acquario, esce allo scoperto un modo di pensare unitario tra scienza e religione che riconosce come suo vangelo il libro americano La Gnosi di Princeton di Raymond Ruyer.
Il testo ha come sottotitolo: La scienza alla ricerca di una religione. La nuova gnosi americana - movimento riservato se non addirittura segreto - è sorta in questi ultimi quindici anni a Princeton e a Pasadena, negli ambienti scientifici dei fisici, degli astronomi e dei biologi. Pur rimanendo prettamente scientifica, si considera religiosa nello spirito. Libro sconcertante, La Gnosi di Princeton tende a rovesciare numerose prospettive e a rinnovare i rapporti tra scienza, filosofia e religione. Ve ne proponiamo alcuni brani. "...La tesi fondamentale della Nuova Gnosi è quella di tutte le gnosi. Il mondo è dominato dallo spirito, fatto dallo spirito, o da spiriti delegati. Lo spirito trova (o piuttosto si crea lui stesso) una resistenza, una opposizione: la materia. L'uomo, per mezzo della scienza, una scienza superiore, traslata o spiritualizzata, può accedere allo spirito cosmico e, se è saggio e nello stesso tempo intelligente, trovarvi la salvezza.
La Nuova Gnosi precisa la tesi e soprattutto perviene a renderla rispettabile e conforme alla scienza più positiva. La Nuova Gnosi radicalizza la tesi gnostica. Lo spirito non trova la materia come opponente, esso la costituisce, ne è la stoffa, la sola essenza. La materia, i corpi materiali ne sono solo l'apparenza o il sottoprodotto per effetto di molteplicità disordinata".
" . . . Io non posso pensare che qui-ora. Ogni pensiero, in altri termini ogni presenza a se stesso, è un qui-ora sono convertibili. Non si può pensare altrove, o un'altra volta, o domani. Si pensa ora- qui. Se c'è pensiero, c'è "qui e ora" e reciprocamente se c'è "qui e ora", c'è pensiero. Segno che la distinzione è artificiale: essa non può mai esser fatta realmente né esser mai considerata reale".
"... Poiché ogni essere è "coscienza", ogni essere è dunque intelligente e tutti gli esseri - poiché la proprietà è essenziale - sono egualmente intelligenti. Essi differiscono solo per il contenuto d'applicazione e per i dati del problema di formazione che hanno da risolvere. Un primitivo è altrettanto intelligente di un civilizzato, un ritardato o un sottosviluppato (culturale o biologico), lo è altrettanto di un ben dotato. Differisce solo il contenuto di applicazione mentale. Un cane è intelligente come un uomo, un infusorio come un cane, una molecola come un infusorio. Solo che, per intelligente, noi intendiamo troppo spesso non un essere che attende ai propri affari, ma uno che potrebbe comprendere i nostri e di cui noi potremmo comprendere i suoi".
"... L'individualità biologica donde emerge il mio io rimonta senza soluzioni di continuità, di generazione in generazione, alle cellule viventi più primitive, e queste alle molecole previtali, alle individualità fisiche che sussistono nel tempo per mezzo della continuità semantica della loro azione. Nessuna delle coscienze che dicono io, nessuno dei neuroni i cui legami manifestano quelle coscienze nello spazio, nessuna delle cellule di un vivente attuale sono mai morte - nemmeno questa cellula epidermica che si essicca e sta per staccarsi dalla mia pelle. Nessuno dei viventi attuali è ancora mai morto. Tutti risalgono, come me, al principio del mondo".
"... Al di là dei miti della sopravvivenza e dell'immortalità individuale, vi è il "mito vero" dello Spirito divino. Per i neognostici tutti gli esseri individualizzati e temporalizzati sono solo delle idee divine, alle quali è permessa provvisoriamente una certa autonomia. Le coscienze individualizzate sono così una specie di inconscio divino, di "sogno di Brahma", una sorta di altri io di Brahma, dai quali Brahma si lascia trasportare pur partecipandovi trasversalmente.
Quando Brahma si risveglia, il sogno, nella sua autonomia, svanisce. La memoria interna del sogno cessa di essere chiusa su se stessa ed è trasferita al Risvegliato. Il sognatore umano può così ricordarsi il suo sogno: l'altro io, l'io mnemonico si fonde allora nell'io attuale, centrale. Si può indifferentemente dire che il sognatore si risveglia (ed annulla il suo sogno, o meglio l'autonomia del suo sogno), o che il sogno si risveglia e si annulla da se stesso nella sua autonomia, per fondersi nella coscienza-io unica, e vedersi ancora lui stesso, però dal punto di vista del risvegliato che si ricorda il suo sogno, e non dal punto di vista del sogno che si vive e si vede nella sua sfera chiusa.
Così, in questo senso, morire non è ritornare al niente, è ridiventare il Dio unico. Gli individui viventi sono gli altri io, sognanti, di Dio".
SCI.90.300 - L'universo che si auto-organizza:
l'evoluzione per Ilya Prigogine ed Erich Jantsch
di Fritjof Capra
Il concetto di evoluzione, che costituisce la più rilevante conquista del pensiero scientifico del XIX secolo, fu formulato dalle due maggiori branche della scienza naturale in due modi apparentemente contraddittori. Mentre i biologi Lamark e Darwin asserivano che il mondo vivente si era sviluppato da un disordine iniziale, per giungere all'ordine, attraverso stadi di complessità sempre maggiore, i fisici Clausius e Boltzman svilupparono una teoria conosciuta come termodinamica classica, secondo la quale sistemi fisici isolati procedono inevitabilmente da una situazione di ordine verso il disordine.
La famosa seconda legge della termodinamica sembrava implicare che l'universo intero dovesse rallentare la propria attività sino ad arrestarsi del tutto. Il conflitto tra queste due teorie rimase irrisolto per più di un secolo dalla morte di Darwin. In quel periodo i biologi concentrarono la loro attenzione sui meccanismi di riproduzione e di ereditarietà per cercare di capire in quale misura le varie specie erano in grado di adattarsi ai cambiamenti ambientali attraverso mutazioni genetiche.
Queste ricerche culminarono nella scomposizione del DNA, un evento definito spesso come 'la rottura del codice genetico'. Comunque questi aspetti rappresentano solo un lato del fenomeno dell'evoluzione. L'altro lato è costituito dallo sviluppo creativo di nuove strutture e funzioni senza subire l'influsso dell'ambiente; la manifestazione del potenziale di auto-trasformazione e auto-trascendenza che sembra esistere in ogni sistema vivente. Questa capacità creativa della vita rimase un mistero finché Ilya Prigogine sviluppò una dettagliata teoria dinamica di alcuni sistemi chimici, chiamati "strutture dissipative", che spiega molti fenomeni caratteristici della vita. Questa teoria, non solo fornisce il primo modello coerente della dinamica dellevoluzione, ma risolve anche il puzzle della seconda legge della termodinamica, poiché è basata su di una nuova termodinamica di sistemi aperti. La teoria di Prigogine costituisce la pietra miliare di una nuova impostazione dei sistemi per levoluzione, che è stata sviluppata negli ultimi dieci anni da un certo numero di scienziati di varie discipline.
Erich Jantsch ha pubblicato la prima sintesi di questa nuova teoria dellevoluzione, basata sul paradigma emergente dell'auto-organizzazione. L'auto-organizzazione è, secondo Jantsch, il principio dinamico centrale della vita, che dà l'impulso ad una vasta gamma fenomeni inclusa la capacità di auto-rinnovamento, auto-guarigione, di adattamento e di auto- trascendenza nello sviluppo, apprendimento ed evoluzione. Jantsch si occupa dettagliatamente di tutti questi fenomeni, ma pone l'accento soprattutto sull'evoluzione. L'approccio sistemico permette a Jantsch di occuparsi non solo dell'evoluzione biologica, ma di estendere la dinamica dell'auto-organizzazione anche all'evoluzione sociale, culturale e cosmica. Il suo libro The Self-Organizing Univers non è di facile lettura non tanto per la sua natura tecnica (anche se alcuni capitoli sono molto densi) quanto piuttosto perchè richiede una profonda revisione dei nostri modi convenzionali di pensare la vita, la mente, la materia. Comunque la ricompensa sarà grande. L'emergere di questa nuova teoria dei sistemi in relazione allevoluzione, promette di essere entusiasmante quanto lo fu lemergere della nuova fisica allinizio del secolo ed il libro di Jantsch ci fornisce una meravigliosa e coerente relazione di questo.
L'universo che si auto-trasforma di Ilya Prigogine
Il contributo più significativo per giungere ad una teoria del campo unificata - una visione coerente della natura - è possibile che giunga non dalle formule matematiche di fisici e cosmologi ma piuttosto dalle intuizioni di un premio Nobel laureato in chimica fisica, incuriosito dal concetto di tempo.
Prigogine ci dice che per poco intitolò il suo libro "Tempo, la dimensione dimenticata". "Uno degli scopi basilari del libro è di trasmettere al lettore la mia convinzione che siamo in un periodo di rivoluzione scientifica. Un periodo in cui vengono rivalutati la posizione ed il significato stesso dell'impostazione scientifica. Un periodo non dissimile da quello della sua nascita nell'antica Grecia o della sua rivalutazione al tempo di Galileo". La concezione che Prigogine ha del tempo dalla prospettiva di reazioni chimiche irreversibili può costituire per l'umanità un cambiamento così rivoluzionario come la teoria della relatività di Einstein: una visione del tempo dalla prospettiva di osservazioni fisiche relative. I fisici caratteristicamente hanno evitato di occuparsi delle implicazioni degli eventi irreversibili (cambiamenti oltre il tempo stabilito, a dispetto della seconda legge della termodinamica) (la cosiddetta legge dell'entropia sostiene che ogni cambiamento locale di energia nell'universo è inesorabilmente destinato a dissi- parsi in uno stato di disordine sempre maggiore). Laddove è possibile i fisici tendono sia ad ignorare il tempo, sia a considerarlo bidimensionale. La sua passione per il tempo portò Prigogine negli anni delladolescenza a barattare la sua futura carriera di legale, con quella di scienziato. La sua carriera di ricerca sulla irreversibilità della termodinamica lo portò nel 1977 a vincere il premio Nobel per la sua spiegazione sul modo in cui alcuni cambiamenti di energia si disperdono in uno stato di sempre maggiore ordine, invertendo paradossalmente l'entropia nel raggiungere un grado non reversibile di complessità. I sistemi biologici, i buchi neri (per quanto è stato scoperto sinora), i sistemi stellari al loro inizio e alcune reazioni chimiche sembrano non curarsi affatto dell'entropia. Nello stesso modo, almeno per analogia, si comportano i sistemi che ordinano le informazioni, come il cervello, le culture e le strutture sociali in generale. Prigogine chiama questi sistemi "strutture dissipative", un termine collettivo per entità che scambiano materiali ed energia col loro ambiente. Le strutture dissipative non confutano le leggi dell'entropia più di quanto un aereo possa confutare la legge di gravità. Prigogine considera l'entropia un catalizzatore di complessità, o di aumento di ordine. Poiché le strutture dissipative non possono ospitare il disordine entropico oltre un punto critico, esse improvvisamente si riconfigurano in una sistemazione molto più ordinata che può ospitare l'aumento di entropia. Poiché gli esempi chimici di Prigogine non sono così comuni da poter essere capiti e sperimentati come cose di ogni giorno, egli ha citato altrove un esempio a noi più familiare. Nel traffico di un'autostrada non affollata ogni guidatore si interessa minimamente agli altri veicoli; ma quando il traffico aumenta sempre più si arriva ad un punto in cui ogni guidatore verrà 'guidato' dallandamento totale del traffico, il quale diventa un sistema auto-organizzato. La teoria di Prigogine si rivolge ai sistemi che si auto-organizzano ed alla loro evoluzione ed è per questo che le sue implicazioni pratiche sono profonde. Egli brevemente discute l'attinenza all'origine della vita, l'emergere di nuove specie, la dinamica dell'ecologia e le fluttuazioni delle organizzazioni sociali (città, flusso del traffico, sistemi d'investimento).
Egli dedica una maggiore attenzione alle implicazioni filosofiche e scientifiche:
- L'esistenza di ciò che egli chiama "secondo tempo", un tempo operazionale considerato come entità piuttosto che appena descrittivo.
- Una nuova "complementarietà" di fenomeni meccanici e termodinamici, che è stata il soggetto delle speculazioni di Niels Bahr il quale introdusse in fisica il principio di complementarietà. Prigogine riferisce che le sue scoperte stanno confermando le speculazioni di Bahr.
- Una corrispondente complementarietà o principio di indeterminazione, in cui sia la possibilità che il determinismo - possibilità e necessità giocano una parte nella spiegazione di ogni singolo evento.
- La negazione che l'entropia porta ad una stasi finale o morte. Prigogine sostiene semplicemente che "non ci sono limiti alla stabilità strutturale", cioè strutture dissipative possono riconfigurarsi in modo tale da raggiungere un maggiore ordine. Perciò non ci può essere fine alla storia.
- Il confronto delle maggiori teorie evolutive. "Le fluttuazioni ambientali possono dare origine a momenti di non- equilibrio non previsti dalle leggi fenomenologiche dell'evoluzione".
- L'abbandono della teoria riduzionista. ("... In questo punto di vista non c'è descrizione che si possa considerare la fondamentale"). Secondo questo punto di vista nessuna descrizione può essere considerata quella fondamentale.
- Il rifiuto dell'idea che il futuro sia contenuto nel passato e nel presente. "Anche in fisica, come in sociologia, soltanto alcuni 'scenari' possono essere previsti". Nuove combinazioni e nuovi risultati sono sempre possibili. "L'accresciuta limitazione delle leggi deterministiche significa che noi andiamo da un universo chiuso, in cui tutto è dato, ad un universo nuovo, aperto alle fluttuazioni, alle innovazioni.
Il mondo come rete di relazioni
di Fritjof Capra
da un'intervista pubblicata sul n. 2 della rivista GAIA, Marzo 1986
Domanda: "Per cominciare potresti parlarci un po del modello 'bootstrap'? Sarebbe interessante vedere come la concezione del mondo che soggiace al modello del bootstrap possa essere applicata anche a campi differenti da quello della fisica, come la biologia o l'organizzazione sociale. "
Fritjof Capra: "Questo modello è stato enunciato una ventina di anni fa e all'epoca era un'idea molto nuova e radicale. In effetti lo è tuttora: non è accettata dalla maggior parte dei fisici. E' un approccio allo studio delle particelle elementari che non si basa sul concetto di entità fondamentali e afferma, per la comprensione della realtà atomica e subatornica, il principio dell'autoconsistenza interna. Io lo considero il culmine della concezione del mondo come "rete di relazioni". Questa concezione emerge ora in molte scienze ed è per questo che il modello può essere applicato a numerose discipline.
La realtà è una rete di relazioni ed ogni sua parte non può essere compresa se non in rapporto al resto, cioè non esistono più proprietà fondamentali indipendenti dalle connessioni con tutto il sistema. Il concetto di relazione diventa più importante del concetto di struttura o di entità dell'oggetto: si tratta di un cambiamento radicale dall'oggetto alla relazione. La struttura della rete nel suo complesso è determinata unicamente dalla coerenza logica, l'auto-coerenza delle relazioni.
E' questa in sostanza la filosofia del bootstrap, la sua prima visione del mondo. Fu una vera rivoluzione per la fisica che tradizionalmente scompone la materia in parti fondamentali, elementari, i 'mattoni'. Verso il 1960 Goffrey Chew, l'autore dell'ipotesi del bootstrap, suggerì la possibilità di un approccio secondo cui l'autocoerenza è il solo principio dal quale si devono derivare tutte le proprietà delle particelle, delle interazioni, ecc. Questa teoria è allo stesso tempo molto difficile e affascinante: quando si pensa che tutto è interconnesso diventa molto complicato fare considerazioni su una singola parte del sistema...
Domanda: "Che cos'è una connessione? E una relazione tra due particelle, una forza che le fa interagire? "
Fritjof Capra: "Sì, le connessioni sono le interazioni tra le particelle. Più in generale tutta la materia atomica si presenta come una rete di relazioni estremamente deboli, dense, la cui descrizione matematica era troppo complicata, era quindi necessario concentrarsi solo su alcune connessioni, ma il problema era quello di sapere quali fossero le più importanti. Negli anni 60 non c'era una teoria matematica in grado di analizzare le connessioni ed è per questo che l'idea del bootstrap non ha avuto successo all'epoca della sua formulazione. Un grande passo avanti è stato fatto nel 76 con la scoperta, da parte del fisico italiano Veneziano, della possibilità di usare la topologia come linguaggio proprio di questa teoria. La topologia è un ramo della matematica, una specie di geometria non rigida: le forme non sono rigide e si può deformare tutto fintanto che le relazioni restano le stesse...
Domanda: "Allora, a questo punto, come può servire la filosofia del bootstrap in altre discipline? ".
Fritjof Capra: "... E' un cambiamento molto profondo, da una metafora ad un'altra: da quella della costruzione a quella della rete. Quella della costruzione è la metafora centrale della nostra scienza... Io credo che col bootstrap si abbandoni ora questa metafora delle fondamenta della costruzione. Non c'è alto e basso, non ci sono concetti più fondamentali di altri... Il mondo è percepito come una rete in cui ogni singola parte dipende da tutte le altre e nessuna è più fondamentale. Questa visione ci fa molta paura, perchè è molto diversa dalla nostra tradizione scientifica, intellettuale, filosofica. Ma è la visione dominante, per esempio nella tradizione buddhista e taoista, si ritrova in molte tradizioni mistiche orientali. E' questo passaggio dalla costruzione alla rete, ciò che sta per prodursi ora.
Credo che il quadro ideale e naturale per estendere questa concezione ad altri fenomeni (cosa che ho fatto nel mio libro "Il tempo dei cambiamento") sia la teoria dei sistemi, che è anch'essa legata a questa nozione di rete. Quando si parla di organismi viventi, altre considerazioni si aggiungono a quelle di tipo fisico...
Domanda: "Come vedi l'articolazione tra le tue idee filosofiche, per esempio l'influenza del Taoismo, del Buddhismo e, su queste basi, il passaggio alla formulazione di modelli matematici fisici o scientifici? Cioè la filosofia e i concetti che se ne possono trarre sono soltanto metafore o pensi che esista una struttura comune che possa esprimersi tanto attraverso la filosofia quanto tramite modelli matematici in fisica? ".
Fritjof Capra: "Credo che la filosofia del Taoismo, le tradizioni dei mistici, costituiscano un quadro più ampio che secondo me rappresenta un retroterra o un quadro di integrazione ideale per questo paradigma scientifico sistemico.
La coscienza ecologica in fin dei conti sorpassa la scienza e si rispecchia, si afferma, nella coscienza spirituale o mistica.
Vedo qui un legame molto importante: la coscienza delle interconnessioni e delle interdipendenze fondamentali di tutti i fenomeni, la coscienza dell'integrazione in sistemi più ampi, è nello stesso tempo coscienza ecologica e coscienza spirituale. In questo modo le due si uniscono. Le idee di orientamento spirituale hanno così rapporto profondo con le idee scientifiche. La formulazione scientifica è differente, più specialistica, più ristretta, ma può inserirsi in modo armonioso in questa coscienza spirituale o mistica. "
La "struttura che connette" di Gregory Bateson
di Michael Talbot,
da "Beyond the Quantum"
Per tutta la vita, Bateson, figlio del genetista William Bateson e sposato, per un certo tempo, con Margaret Mead, dedicò molto del suo tempo a formulare un criterio in grado di definire la mente. Mind and Nature del 1980, l'ultimo libro pubblicato prima della sua morte, contiene le sue conclusioni.
Sebbene Bateson non avesse mai menzionato il termine funzionalismo in alcuno dei suoi lavori, il suo punto di vista è spesso identico a quello proposto dai funzionalisti. Per esempio, come i funzionalisti, ritiene che la mente sia un principio esplicativo necessario alla comprensione del comportamento umano, e come i funzionalisti, era anche insoddisfatto sia dal materialismo che dal dualismo; ha scelto, infatti un terreno di mezzo dal quale la mente potesse essere considerata come pura informazione. Secondo Bateson: "La mente è vuota; non è niente. Esiste solo nelle sue proprie idee, e queste pure sono niente".
Quello che separava Bateson dai funzionalisti era l'aveva riconosciuto la natura di "nothing" (letteralmente non cosa) della mente, circa mezzo secolo fa, e da allora l'essere andato avanti dedicando una grossa fetta della sua vita professionale a comprendere come "something" (lett. qualcosa), che sembrava essere "no thing", potesse produrre tanti fenomeni diversi come il nostro senso del sì, l'abilità di apprendere e assimilare nuove informazioni, la nostra saggezza, la nostra follia, l'intero panorama del comportamento umano.
La risposta cui Bateson pervenne era che questo "nothing" possedeva una complessa dinamica e, pur non essendo né sostanza né energia, scorreva in complessi rivoli all'interno delle menti e fra le menti, compenetrando tutto quello che conosciamo come umano, in disegni che possiedono una misteriosa regolarità. Secondo Bateson è la regolarità dei disegni a fornirci il miglior criterio per definire la mente. Nelle dinamiche della mente umana è stata rilevata una notevole regolarità: l'informazione coinvolta nei processi mentali fluisce in catene circolari e/o più o meno complesse, non solo all'interno della mente ma fra la mente e l'ambiente circostante. Pertanto, quando si trova un "something", un qualcosa che emette informazioni, come un faro, e non importa quanto sembri intelligente l'informazione, non c'è comunque ragione di ritenere che quel qualcosa stia funzionando come una mente a meno che non sia anche in grado di ricevere l'informazione ed incorporarla in qualche modo con l'informazione che sta mandando fuori.
Un secondo importante criterio di definizione della mente che Bateson ha proposto, consiste nel fatto che il "something" usa spesso questo flusso circolare di informazione per autoregolarsi e mantenere la propria identità. Per esempio, se il "something", il qualcosa, riceve l'informazione di pericolo, magari in forma di forte calore, non resterà passivo ma reagirà in qualche modo. Differenti "something" reagiranno, naturalmente, in modo differenti ai differenze ti tipi di informazioni, ma tutte le "cose", che definiremmo menti, utilizzeranno almeno alcuni dei flussi circolari di informazione che li attraversano per l'auto- preservazione.
È ovvio che la mente umana adempie ad entrambi i criteri di Bateson.
In ogni caso, quello che diventa ovvio è che sistemi non viventi, come le tartarughe robot di Walter, adempiono pure di due criteri di definizione di mente. I robot elaborano flussi circolari di informazione, ed utilizzano il circuito di informazione per auto regolarsi, come, quando, per esempio, hanno "mangiato" abbastanza elettricità e si allontanano dai contatti elettrici all'interno della loro struttura.
Il fatto che la mente umana e certi sistemi non viventi operino in modo simile è la tesi centrale della scienza cibernetica lo studio dei sistemi autorelogantisi sia meccanici che biologici fondata nel 1940 dal matematico M.I.T. Norbert Weiner. La scienza di Weiner ha dato un grande aiuto alla coesione del pensiero di Bateson su questa materia. Fu, comunque, il genio di Bateson ad espandere il concetto ulteriormente ed a vedere che i medesimi criteri di definizione di mente in una miriade di fenomeni fra i più inaspettati.
Per esempio, mentre studiava la tribù Iatmul sul fiume Sepik un Nuova Guinea, Bateson evidenziò che il flusso di informazione, nelle dinamiche culturali della tribù, seguiva gli stessi principi cibernetici che egli stava tentando di definire per i due criteri di mente. Da ciò Bateson si rese conto che praticamente tutte le organizzazioni sociali, da quelle cosiddette primitive a quelle moderne sono organizzate in armonia con i principi cibernetici. Come le tartarughe robot di Walter, le comunità di persone prendono le informazioni al proprio interno e le mandano fuori in disegni circolari. Allo stesso modo, certo forze sociali come l'amento di una nuova industria possono operare per dividere la comunità, fondata su valori che tutte le culture umane possiedono quali consuetudini, rituali e sistemi di credenze che funzionano come meccanismi di salvaguardia e preservare se stesse.
Bateson percepì che gli stessi principi cibernetici operano anche nel mondo naturale. Una foresta pluviale impiega complesse catene circolari di energia e informazione per autoregolarsi e mantenere se stessa. In modo simile, inquinanti come il DDT seguono pure i principi cibernetici, nel modo in cui circolano attraverso l'ecosistema planetario. In breve, Bateson ha iniziato a percepire che i suoi criteri di mente operavano, praticamente, in tutte le attività biologiche del pianeta, dal modo in cui gli alcolisti razionalizzano la loro assuefazione, alla comunicazione apparente che ha luogo fra i delfini, al modo in cui si sviluppa la schizofrenia, al modo in cui prendono forma le conchiglie.
Ma più importante di tutto è che Bateson ha visto che il processo di evoluzione, il modo in cui la vita sulla terra ha assorbito il retaggio di informazioni dal passato ancestrale per svilupparsi nel tempo e raggiungere lo stato attuale era esso stesso un gigantesco processo cibernetico. In altre parole, i processi di pensiero e di evoluzione seguono entrambi le stesse regole. A causa di questa scoperta Bateson aveva concluso che la mente è immanente in natura.
Bateson non stava tentando di provare l'esistenza del supernaturale, al contrario voleva mettere in rilievo che questo "nothing" che chiamiamo informazione fluisce in giro in tutti i sistemi biologici con modalità estremamente simili.
Bateson chiamò questa similarità "la struttura che connette", e in una privata conversazione, alcuni anni prima della sua morte, confessò di credere che il riconoscimento e lo studio di questo disegno coesivo era lo sviluppo più importante del pensiero occidentale negli ultimi 2000 anni. Questo sentimento lo portò, per una grossa parte della vita, a tentare di insegnare ai suoi numerosi studenti l'importanza di questo disegno. Era sempre sorpreso quando vedeva altri attorno a lui che insegnavano lunghi elenchi i fatti senza spiegare l'elemento coesivo che li teneva tutti insieme. Nel Mind and Nature lamentava: "perché non insegnano quasi nulla di questo disegno che connette?"
E' forse perché gli insegnanti sanno di portare il bacio della morte che renderà senza gusto e senza senso qualsiasi cosa essi tocchino, così saggiamente non vogliono toccare o insegnare niente di reale importanza per la vita? O forse essi portano con sé la morte proprio perché non osano insegnare nulla di importanza vitale? Proprio perché è il "no-thing" dell'informazione, o la struttura che connette determina gli aspetti più importanti di un sistema, Bateson aveva suggerito persino che le relazioni, non gli oggetti, dovrebbero essere la base di tutte le definizioni scientifiche. spiegato malissimo - Sho
Indicò che il modo giusto era forse di iniziare a pensare fenomeni come la mente non in termini di parti componenti ma in termini di danza delle parti interagenti solo secondarie, fissate dalle costruzioni fisiche del sistema a cui corrispondono.
La Gnosi di Princeton - la scienza alla ricerca di una
religione
di Raymond Ruyer.
Dopo secoli di lotte ed incomprensioni, alla fine degli anni sessanta, quindi vicinissimo all'inizio della cosiddetta Età dell'Acquario, esce allo scoperto un modo di pensare unitario tra scienza e religione che riconosce come suo vangelo il libro americano La Gnosi di Princeton - di Raymond Ruyer. La nuova gnosi americana - movimento riservato se non addirittura segreto - è sorta in questi ultimi quindici anni a Princeton e a Pasadena, negli ambienti scientifici dei fisici, degli astronomi e dei biologi. Pur rimanendo prettamente scientifica, si considera religiosa nello spirito. Libro sconcertante, La Gnosi di Princeton tende a rovesciare numerose prospettive e a rinnovare i rapporti tra scienza, filosofia e religione. Ve ne proponiamo alcuni brani.
"...La tesi fondamentale della Nuova Gnosi è quella di tutte le gnosi. Il mondo è dominato dallo spirito, fatto dallo spirito, o da spiriti delegati. Lo spirito trova (o piuttosto si crea lui stesso) una resistenza, una opposizione: la materia. L'uomo, per mezzo della scienza, una scienza superiore, traslata o spiritualizzata, può accedere allo spirito cosmico e, se è saggio e nello stesso tempo intelligente, trovarvi la salvezza."
La Nuova Gnosi precisa la tesi e soprattutto perviene a renderla rispettabile e conforme alla scienza più positiva.
La Nuova Gnosi radicalizza la tesi gnostica. Lo spirito non trova la materia come opponente, esso la costituisce, ne è la stoffa, la sola essenza. La materia, i corpi materiali ne sono solo l'apparenza o il sottoprodotto per effetto di molteplicità disordinata".
" . . . Io non posso pensare che qui-ora. Ogni pensiero, in altri termini ogni presenza a se stesso, è un qui-ora sono convertibili. Non si può pensare altrove, o un'altra volta, o domani. Si pensa ora-qui. Se c'è pensiero, c'è "qui e ora" e reciprocamente se c'è "qui e ora", c'è pensiero. Segno che la distinzione è artificiale: essa non può mai esser fatta realmente né esser mai considerata reale".
"... Poiché ogni essere è "coscienza", ogni essere è dunque intelligente e tutti gli esseri - poiché la proprietà è essenziale - sono egualmente intelligenti. Essi differiscono solo per il contenuto d'applicazione e per i dati del problema di formazione che hanno da risolvere. Un primitivo è altrettanto intelligente di un civilizzato, un ritardato o un sottosviluppato (culturale o biologico), lo è altrettanto di un ben dotato. Differisce solo il contenuto di applicazione mentale. Un cane è intelligente come un uomo, un infusorio come un cane, una molecola come un infusorio. Solo che, per intelligente, noi intendiamo troppo spesso non un essere che attende ai propri affari, ma uno che potrebbe comprendere i nostri e di cui noi potremmo comprendere i suoi".
"... L'individualità biologica donde emerge il mio io rimonta senza soluzioni di continuità, di generazione in generazione, alle cellule viventi più primitive, e queste alle molecole previtali, alle individualità fisiche che sussistono nel tempo per mezzo della continuità semantica della loro azione. Nessuna delle coscienze che dicono io, nessuno dei neuroni i cui legami manifestano quelle coscienze nello spazio, nessuna delle cellule di un vivente attuale sono mai morte - nemmeno questa cellula epidermica che si essicca e sta per staccarsi dalla mia pelle. Nessuno dei viventi attuali è ancora mai morto. Tutti risalgono, come me, al principio del mondo".
"... Al di là dei miti della sopravvivenza e dell'immortalità individuale, vi è il "mito vero" dello Spirito divino. Per i neognostici tutti gli esseri individualizzati e temporalizzati sono solo delle idee divine, alle quali è permessa provvisoriamente una certa autonomia. Le coscienze individualizzate sono così una specie di inconscio divino, di "sogno di Brahma", una sorta di altri io di Brahma, dai quali Brahma si lascia trasportare pur partecipandovi trasversalmente.
Quando Brahma si risveglia, il sogno, nella sua autonomia, svanisce. La memoria interna del sogno cessa di essere chiusa su se stessa ed è trasferita al Risvegliato. Il sognatore umano può così ricordarsi il suo sogno: l'altro io, l'io mnemonico si fonde allora nell'io attuale, centrale. Si può indifferentemente dire che il sognatore si risveglia (ed annulla il suo sogno, o meglio l'autonomia del suo sogno), o che il sogno si risveglia e si annulla da se stesso nella sua autonomia, per fondersi nella coscienza-io unica, e vedersi ancora lui stesso, però dal punto di vista del risvegliato che si ricorda il suo sogno, e non dal punto di vista del sogno che si vive e si vede nella sua sfera chiusa.
Così, in questo senso, morire non è ritornare al niente, è ridiventare il Dio unico. Gli individui viventi sono gli altri io, sognanti, di Dio".
Proprio nel 1975 esce Il Tao della Fisica dello sconosciuto fisico-teosofo americano Fritjof Capra: è subito un successo mondiale. Capra ha fatto un acuto parallelismo tra le ultime acquisizioni della fisica con i più antichi testi orientali, in particolare indù e cinesi. Il principio ispiratore del libro è ancora attualissimo e la scienza, da allora, si è ancor più avvicinata alla religione.
Riportiamo alcuni brani fondamentali.
"... Attualmente, nella fisica moderna si è manifestato un atteggiamento molto diverso. I fisici sono giunti a comprendere che tutte le loro teorie dei fenomeni naturali, comprese le "leggi" che formulano, sono creazioni della mente dell'uomo; proprietà della nostra mappa concettuale della realtà, più che proprietà della realtà stessa. Questo schema concettuale è necessariamente limitato e approssimato, come lo sono tutte le teorie scientifiche e le leggi della natura che esso contiene. Tutti i fenomeni naturali sono in definitiva interconnessi, e per spiegare uno qualsiasi di essi dobbiamo comprendere tutti gli altri il che, ovviamente, è impossibile. I grandi successi della scienza sono dovuti alla possibilità di introdurre approssimazioni. In tal modo, se ci si accontenta di una conoscenza approssimata della natura, si possono descrivere gruppi di fenomeni opportunamente scelti, ignorandone altri meno importanti. Così è possibile spiegare un gran numero di fenomeni a partire da alcuni di essi, e di conseguenza si possono capire diversi aspetti della natura in modo approssimativo senza dover comprendere tutto quanto in una volta sola. Questo è il metodo scientifico; tutte le teorie e i modelli scientifici sono approssimazioni della vera natura delle cose, ma l'errore che si introduce con l'approssimazione è spesso sufficientemente piccolo da giustificare questo modo di procedere. I fisici costruiscono quindi una sequenza di teorie parziali e approssimate, ognuna delle quali, pur essendo più precisa della precedente, non rappresenta una descrizione completa e definitiva dei fenomeni naturali. Come queste teorie, anche le leggi della natura che esse delineano sono mutevoli destinate a essere sostituite da leggi più precise quando le teorie vengono perfezionate. Di solito, il carattere incompleto di una teoria si rispecchia nei suoi parametri arbitrari, o "costanti fondamentali", cioè in quantità i cui valori numerici non sono spiegati dalla teoria, ma devono essere inclusi in essa dopo essere stati determinati empiricamente. La meccanica quantistica non è in grado di spiegare il valore usato per la massa dell'elettrone, né la teoria dei campi rende conto della carica dell'elettrone, e neppure la teoria della relatività spiega il valore della velocità della luce. Nella concezione classica queste quantità erano considerate costanti fondamentali della natura che non richiedevano alcuna spiegazione ulteriore. Nella concezione moderna si ritiene che il loro ruolo di costanti fondamentali sia temporaneo e rispecchi i limiti delle teorie attuali. Secondo la filosofia del bootstrap le teorie future, a mano a mano che aumenterà la loro precisione e il loro campo d'applicazione, dovrebbero essere in grado di spiegare, una dopo l'altra, queste costanti. Quindi ci si dovrebbe avvicinare alla situazione ideale - senza mai raggiungerla - nella quale la teoria non contiene alcuna costante fondamentale non spiegata, e tutte le sue leggi derivano dalla condizione di coerenza interna complessiva.
Tuttavia è importante rendersi conto che anche questa teoria ideale deve contenere qualcosa di non spiegato, sebbene non necessariamente nella forma di costanti numeriche. Fino a quando continuerà ad essere una teoria scientifica, essa richiederà che vengano accettati senza spiegazione alcuni dei concetti sui quali si basa il linguaggio scientifico. Spingere alle sue estreme conseguenze l'idea del bootstrap significherebbe andare al di là della scienza:
In senso lato, l'idea del bootstrap, sebbene affascinante ed utile, non è scientifica... La scienza come la conosciamo richiede un linguaggio basato su alcune strutture non discutibili. Da un punto di vista semantico, perciò, il tentativo di spiegare tutti i concetti può difficilmente essere definito "scientifico ".
E evidente che una concezione della natura di tipo completamente bootstrap, nella quale tutti i fenomeni dell'universo siano determinati unicamente dalla loro coerenza reciproca, si avvicina molto alla visione orientale del mondo. Un universo indivisibile, nel quale tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi, difficilmente avrebbe senso se non possedesse una coerenza interna. Da un certo punto di vista, la condizione della coerenza interna, che costituisce la base dell'ipotesi del bootstrap, e l'unità e l'interrelazione di tutti i fenomeni, posti in così grande rilievo nel misticismo orientale, sono soltanto aspetti diversi della stessa idea. Questa stretta connessione è espressa nel modo più chiaro nel Taoismo. Per i saggi taoisti, tutti i fenomeni nel mondo facevano parte della Via cosmica, il Tao, e le leggi seguite dal Tao non erano state date da alcun legislatore divino, ma erano inerenti alla sua stessa natura.
Le principali scuole del misticismo orientale concordano quindi con la concezione della filosofia del bootstrap secondo la quale l'universo è un tutto interconnesso in cui nessuna parte è più fondamentale delle altre, cosicché le proprietà di una parte qualsiasi sono determinate da quelle di tutte le altre. In questo senso, si potrebbe dire che ogni parte "contiene" tutte le altre e, in realtà, una percezione di mutua incorporazione sembra essere una caratteristica dell'esperienza mistica della natura. Come dice Shri Aurobindo: "Per il senso supermentale non vi è nulla di realmente delimitato: esso si fonda sulla percezione del tutto in ogni cosa e di ogni cosa nel tutto. Questa idea del tutto in ogni cosa e di ogni cosa nel tutto ha trovato la sua elaborazione più ampia nella scuola Avatamsaka del Buddhismo Mahayana che viene spesso considerata il punto più alto e conclusivo del pensiero buddhista".
"... Così si esprime Sir Charles Eliot: "Si dice che nel cielo di Indra esiste una rete di perle disposta in modi tale che, se ne osserva una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Ne] lo stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto, e in effetti é ogni altra cosa. In ogni particella di polvere, sono presenti innumerevoli Buddha". C. Elliot, Japanese Buddhism, Barnes & Noblel, New York 1969. pp. 109.
Tutto il mondo e' pervaso dalla coscienza - Il
famoso mitologo americano parla della sua esperienza della coscienza
di Joseph Campbell
da "Il potere del mito" - Ed. Guanda
Fa parte di un atteggiamento cartesiano pensare che la coscienza appartenga alla testa, come se la testa fosse l'organo da cui essa trae origine. Ma non è così. La testa è un organo che dirige la coscienza in un dato modo, verso un determinato insieme di obiettivi.
Ma c'è anche una coscienza che sta nel corpo. Tutto il mondo vivente è pervaso dalla coscienza. Ho la sensazione che coscienza ed energia siano in fondo la stessa cosa. Dove esiste energia vitale c'è anche coscienza. I1 mondo vegetale possiede certamente una coscienza.
Quando si vive in mezzo alle foreste, come ho fatto io da ragazzo, si ha la possibilità di vedere come tutte queste coscienze differenti entrino in relazione tra loro. C'è una coscienza della piante e una coscienza dell'animale e noi partecipiamo di entrambe. Se mangi certi cibi la bile sa se deve mettersi al lavoro o meno. E' l'intero processo ad essere dotato di coscienza.
Cercare di interpretarlo in termini puramente meccanicistici è un errore.
La nuova coscienza
di Filippo Falzoni Gallerani
Questepoca di crisi e di trasformazione offre allumanità possibilità straordinarie. Siamo in una fase storica in cui è possibile iniziare a vivere secondo modalità nuove, che rappresentano la realizzazione di un più alto livello evolutivo. Il Nuovo Piano di Coscienza inizia a mostrare i suoi effetti e gli albori delletà dellAcquario portano molti individui a comprendere i segreti della coscienza.
La fisica che ha dominato la scienza degli ultimi secoli basata sulle teorie di Newton rappresenta l'universo come un enorme macchina in cui gli accadimenti sono prevedibili secondo leggi lineari di causa effetto. Essa si dimostra del tutto inadeguata per spiegare un gran numero di fenomeni.
Negli ultimi anni la scoperta della meccanica dei quanti e l'opera di Einstein hanno rivoluzionato la visione convenzionale della realtà. Dagli anni 60 di conseguenza, abbiamo assistito al sorgere della coscienza olistica - ecologica - sistemica, al riconoscimento della saggezza delle filosofie orientali e della loro importanza complementare al pensiero pragmatico sviluppatosi in Occidente. Ciò ha aperto un orizzonte coscienziale in cui i fenomeni mistici trovano un posto e sono anzi un aspetto fondamentale della salute dellindividuo alla ricerca di sé e di una nuova consapevolezza.
"Il lavoro di Einstein, dimostra che ciò che noi percepiamo come materia solida consiste in uno spazio vuoto attraversato da un flusso di energia. La fisica dei quanti ha provato che l'atto stesso di osservare condiziona i risultati - ovvero la coscienza dellosservatore influenza losservazione - Il mondo fisico è, in un certo modo, quindi il prodotto della coscienza di chi lo percepisce. Una realtà invisibile ed intelligente è la vera realtà che si nasconde dietro al mondo dei fenomeni. Si è così giunti ad investigare scientificamente sul substrato immateriale che sottende ai fenomeni.
La materia basilare dell'universo, si presenta come una specie di energia pura plasmata dalle intenzioni e dalle aspettative di ogni individuo in un modo che sfida l'antico modello meccanicistico del cosmo e permette di comprendere la dimensione del miracoloso e del "parapsicologico". Tutto questo è in linea con il messaggio dei maestri spirituali e con le dottrine filosofico religiose Orientali.
I presupposti dalla fisica "quantistico relativista" sono stati di basilare importanza per lo sviluppo della Psicologia Transpersonale che studia le dimensioni della coscienza trascendenti lesperienza egoica e il potenziale umano oltre i limiti convenzionali.
In questottica sono riconosciuti e compresi i fenomeni del paranormale (telepatia, chiaroveggenza, precognizione, telecinesi, psicometria), il fenomeno della sincronicità (le coincidenze significative che non possiamo attribuire al caso in termini probabilistici), le esperienze di "coscienza cosmica" o di laccesso a stati di coscienza non "ordinari". Molti studiosi riconoscono che luomo può e deve perciò sviluppare di un diverso rapporto con la realtà e che laccesso alla dimensioni transpersonale ha un straordinario effetto terapeutico.
Come aveva profetizzato Pierre Theilhard le Chardin: "Non è affatto lontano il giorno in cui l'umanità si troverà biologicamente costretta a scegliere tra il suicidio e l'adorazione".
Alluomo è concesso di accedere allautorealizzazione e alla consapevolezza della sua più autentica realtà attraverso lesperienza della natura trascendente dellessere come accade con metodi della Psicologia di frontiera e le più moderne psicoterapie esperienziali che permettono di attivare le forze di autoguarigione latenti nellindividuo e di risvegliarne il potenziale sino ad accompagnarlo oltre i limiti della visione convenzionale, nellarea dello spirito e dellilluminazione.
Quando lindividuo ha accesso a piani di coscienza che trascendono il "mentale condizionato" può percepire la realtà in modo nuovo, sperimentare il valore e la gioia dellesistere, (il bene, il bello, ed il vero), e raggiungere uno stato di benessere che sorpassa la condizione di "normalità patologica" che caratterizza la vita dei più.
I veri maestri permettono a chi li avvicina di sperimentare lUnità della vita, e Sri Babaji, nella sua grandezza, scende fino a noi per aiutarci a trovare questo spazio di libertà e gioia che rappresenta sia lo sviluppo evolutivo della coscienza nella Nuova Era che leterno riassorbimento nellassoluto.
La coscienza delle cellule - Mére parla dell'esperienza
spirituale del suo corpo
di Satprem
Da "La mente delle cellule" Ed. Mediterranee - a cura dell'Istituto Ricerche Evolutive
La sostanza fisica progredisce attraverso ogni formazione individuale: un giorno questa sostanza sarà capace di stabilire un ponte fra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sopramentale quale si manifesterà.
Il corpo è il ponte. Il corpo: cioè le cellule...
Sembra che sia davvero possibile capire solo quando si capisce col corpo...
C'è una coscienza (corporea, suppongo) che fluttua nel corpo in una specie di pace eterna, ma non è come una distesa, la parola non è giusta: è un movimento senza limiti e dal ritmo molto armonioso, molto calmo, molto vasto e tranquillo. E questo movimento è appunto la vita...
Strano, la coscienza è diventata sempre più diffusa e il corpo è come qualcosa che ci naviga dentro, ma non attivamente. Non posso spiegare.
Come un oceano di luce che continua a fare il suo lavoro, e dentro ci fluttua qualcosa... di blu oltremare scuro, conosci quel colore?... Ecco... Ma il corpo potrà lasciarsi andare a quel modo solo quando sarà pronto. Questa è la preparazione. Il movimento è quello di una fusione totale, che ha come risultato l'abolizione dell'ego, cioè uno stato sconosciuto, no?, possiamo dire "mai realizzato fisicamente", perché tutti quelli che cercavano il Nirvana, lo cercavano abbandonando il corpo, mentre il nostro lavoro consiste nel fare in modo che sia il corpo la sostanza materiale, a fondersi. E' proprio quanto stiamo per tentare. Ma come conservare la forma senza un ego? E' questo il problema. Perciò il lavoro procede a piccoli passi. Ecco perché prende tanto tempo: ogni elemento viene ripreso, trasformato. La meraviglia (per la coscienza comune è un miracolo), è conservare la forma perdendo completamente l'ego...
Deve esserci qualcosa di nuovo nella coscienza degli aggregati cellulari... qualche cosa, una nuova esperienza che probabilmente sta avvenendo. Risultato: la notte scorsa ho avuto una serie di esperienze fantastiche - cellulari - che non riesco nemmeno a spiegare e che devono essere l'inizio di qualche nuova rivelazione... Quando è cominciata l'esperienza, c'era qualcosa che guardava (sai c'è sempre un qualcosa che osserva in modo un po' ironico, sempre divertito) e che ha detto: "Beh, se una cosa del genere succedesse ad un altro, si crederebbe malatissimo o mezzo pazzo!". Così mi sono messa tranquilla e ho detto: "Bene, bisogna lasciar fare; starò a guardare, vedrò -voglio proprio vedere...". Indescrivibile, indescrivibile, bisognerà che l'esperienza si ripeta molte volte prima che possa capire, fantastico! è cominciata alle otto e mezzo ed è durata fino alle due e mezzo del mattino.
Cioè neanche per un secondo ho perso coscienza: stavo li e osservavo le cose più fantastiche.
Non so dove tutto questo porterà... E' indescrivibile. Capisci? Diventare una foresta, un fiume, una montagna, una casa ed è una sensazione del corpo, la sensazione assolutamente concreta del corpo. E tante altre cose. Indescrivibile... Si è un'unità - il senso dell'unità...
I1 corpo è diventato trasparente, per dir cosi, e quasi inesistente, non so come dire... non è più di ostacolo alle vibrazioni: tutte le vibrazioni gli passano attraverso. Sicché non ha quasi la sensazione dei propri limiti.
E' un fatto piuttosto nuovo. Vedo che è successo abbastanza progressivamente; ma è un fatto piuttosto nuovo, perciò è difficile da esprimere.
E' proprio il corpo a non sentirsi più limitato: si sente sparso in tutto quel che fa, in tutto quello che lo circonda, in tutte le cose, le persone, i movimenti, le sensazioni, tutto... Sparso, così.
Tutto è diventato molto divertente. E davvero nuovo.
Devo stare piuttosto attenta e cauta a non urtare, a tenere le cose: i gesti sono un po' fluttuanti. Interessantissimo. Deve essere un periodo di transizione, fino al momento in cui si stabilirà la coscienza vera: allora la coscienza funzionerà in un modo totalmente diverso da prima, ma con una precisione che si può prevedere incalcolabile e di tipo molto diverso. Per esempio, per molte cose, la visione è più chiara ad occhi chiusi...
C'è la percezione sottilissima di un modo d'essere che sarà luminoso, armonioso. Tale modo d'essere è ancora indefinibile, ma nel cercarlo c'è una percezione costante (che si traduce in visione) di una luce multicolore, di tutti i colori tutti i colori, però non stratificati, ma come un insieme puntiforme di tutti i colori: un brulicare di puntini. ora lo vedo sempre, associato ad ogni cosa: lo si direbbe "percezione della vera Materia" ...
La mente della vita di Gregory Bateson
di Shantena Augusto Sabbadini
Per molti versi, il pensiero contemporaneo va ritrovando un senso organico e olistico della realtà, la percezione di un tutto vivente che include l'essere umano, la visione di una totalità sistemica assai più complessa e misteriosa dell'universo "macchina" che ha rappresentato il paradigma del pensiero riduzionista. A questa ricchezza, complessità e mistero, Gregory Bateson ha dato contributi fondamentali.
Uno di questi contributi è l'allargamento del concetto di "mente", che viene ad abbracciare un campo più vasto del concetto tradizionale, che identifica la mente con una specie di software del bio-computer cervello. La "mente" di Bateson non è un attributo esclusivamente dell'individuo umano o animale, bensì una forma, un complesso di caratteristiche sistemiche, che abbraccia per esempio, tutti quei "fenomeni che chiamiamo pensiero, evoluzione, ecologia, vita, apprendimento".
Questo modo di vedere è non solo sottile e fecondo, ma anche ricco di speranza per il futuro dell'umanità e del pianeta. Quando la mente umana ritrova il proprio posto, forse per la prima volta da tempi antichi e mitici, in dimensioni più vaste, che la includono come l'organismo include la cellula, ci troviamo di fronte simultaneamente alla grandezza e piccolezza del nostro destino, a un senso di mistico stupore e a una nuova consapevolezza. Se questo modo di conoscere riuscirà a permeare il nostro essere e il nostro agire collettivo, che sono attualmente informati da modelli di separazione e di dominio, possiamo sperare che la specie umana continui ad avere un ruolo nell'evoluzione di questo prezioso piccolo pianeta dove abitiamo.
Un altro importante sviluppo di pensiero che si muove verso una visione più organica della realtà è la descrizione della dinamica dei processi della vita contenuta nella termodinamica delle strutture dissipative di Ilya Prigogine e altri.
Le strutture dissipative potrebbero rappresentare qualcosa come "l'anello mancante" che congiunge l'inorganico all'organico. Esse sono forme che evolvono spontaneamente in un sistema inorganico inizialmente caotico in certe particolari condizioni.
Com'è più dettagliatamente illustrato altrove in questo numero, una struttura dissipativa è un sistema che ammette una descrizione statistica (costituito da un gran numero di componenti), aperto (interagente con l'ambiente circostante), dotato di una sufficiente complessità, attraversato da un opportuno flusso di energia e in una particolare condizione di lontananza dall'equilibrio.
Cruciale è la complessità del sistema, che tipicamente è caratterizzata dalla presenza di anelli di feedback, cioè da catene di determinazione circolari in cui gli effetti di un processo reagiscono sulle cause. Questa situazione, che matematicamente è descritta da equazioni non lineari, è caratteristica della chimica degli organismi viventi, in cui molto sovente un prodotto di una reazione influisce, catalizzando o inibendo, sulla produzione di un reagente. In una dinamica con queste caratteristiche, l'approssimazione lineare della termodinamica classica perde significato e si apre la via a fenomeni molto più complessi e interessati della semplice evoluzione verso l'equilibrio (che è tendenza al disordine e all'uniformità). Al contrario di quanto avviene nella classica termodinamica lineare, nelle strutture dissipative assistiamo all'instaurarsi di ordine e differenziazione a partire dal disordine, all'emergere di struttura dal caos. Un sistema inizialmente omogeneo può ripartirsi in celle, disegnare spirali o geometrie complesse, sviluppare direzioni preferenziali. La sua evoluzione nel tempo può presentare ricorrenze, cicli. Uno degli aspetti più interessanti del fenomeno è l'instaurarsi di una sorta di sintonia in cui il sistema si comporta come un tutto, in cui il processo locale sembra essere informato della totalità, con un comportamento in qualche modo "preorganico". E un aspetto altrettanto interessante è.la presenza nella dinamica del sistema di "punti di biforcazione", punti in cui l'evoluzione del sistema diviene indeterminata: il sistema ha, per cosi dire, libertà di scelta fra due cammini alternativi e fluttuazioni microscopiche manifestano effetti macroscopici.
Questi processi, con ogni probabilità, ci insegnano qualcosa di importante su come funziona un organismo vivente e forse sulle origini stesse della vita. Ma non nel senso di una comprensione meccanica, della comprensione del funzionamento di una macchina. Al contrario, essi suggeriscono una lettura dei processi fondamentali della vita come espressione di una "mente" nel senso di Bateson, di qualcosa come una mente dei processi biologici.
Rendiamo un po' più concreta questa immagine con qualche commento alla caratterizzazione di "mente" offerta da Bateson nel quarto capitolo di Mente e natura, caratterizzazione che rappresenta, secondo l'autore, "la pietra miliare dell'intero libro". Esistono notevoli analogie tra i criteri di Bateson e la fenomenologia delle strutture dissipative. All'inizio del capitolo, Bateson afferma: "Questo capitolo è un tentativo di creare una lista di criteri tale che se un qualsiasi aggregato di fenomeni, un qualsiasi sistema, soddisfa tutti i criteri elencati, dirò senza esitazione che l'aggregato è una mente...". I criteri proposti sono i seguenti:
1) Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti.
2) L'interazione tra le parti di una mente è azionata (triggered) da una differenza.
Una differenza è un fenomeno non sostanziale non situato nello spazio o nel tempo; la differenza è un rapporto con la nega-entropia e l'entropia piuttosto che con l'energia.
3) I processi mentali richiedono energia collaterale.
4) I processi mentali richiedono catene di determinazione circolari (o più complesse) .
5) Nei processi mentali gli effetti di una differenza vanno visti come trasformate (cioè versioni in codice) di eventi precedenti.
Le regole di tale trasformazione devono essere relativamente stabili (cioè più stabili del contenuto) ma sono esse stesse soggette a trasformarsi.
6) La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione dischiudono una gerarchia di tipi logici immanenti nei fenomeni.
I criteri di Bateson sono molto densi, la loro esplicitazione e illustrazione occupa l'intero capitolo IV di Mente e natura, e quindi non si può dare un'idea adeguata della complessità del pensiero. È comunque interessante cogliere qualche impressione, notare le somiglianze che esistono tra la caratterizzazione di mente di Bateson e le caratteristiche delle strutture dissipative di Prigogine.
Il fatto che colpisce immediatamente è che il quarto criterio (catene di determinazione circolari) è una descrizione diretta del tipo di complessità determinante per la possibilità di strutture dissipative. L'ouroboros, l'antichissimo simbolo circolare del serpente che divora se stesso, sembra essere una rappresentazione cifrata di una fondamentale comprensione dei processi vitali.
Il primo criterio è relativamente ovvio, è il presupposto minimo della complessità sistemica. Più interessante è il terzo criterio (energia collaterale), che suggerisce un'altra caratteristica essenziale delle strutture dissipative: il sistema scambia energia con l'esterno, ma i processi di auto-organizzazione non sono conseguenza diretta degli apporti esterni, bensì trasformazioni, governate da parametri esterni, dell'energia interna del sistema. L'effetto delle interazioni con l'esterno è in un certo senso analogo all'effetto che ha la pressione di un tasto sullo stato interno del computer: tale effetto è assai più legato alla complessità interna del sistema che all'energia meccanica impartita al tasto. L'energia collaterale di Bateson è in questo caso l'energia elettrica che alimenta i circuiti interni del computer.
Il secondo e il quinto criterio, "tradotti" in termini di strutture dissipative, ci dicono una cosa di questo genere: le interazioni con l'esterno influiscono sull'auto-organizzazione della struttura (interazione tra le parti della mente) essenzialmente come apporto di informazione (differenza), non di energia, e i processi di auto-organizzazione ( gli eventi precedenti).
Ancora una volta l'immagine del computer può aiutare a rappresentarli più concretamente quanto detto. La "differenza" fra la pressione o meno di un tasto (non, come livello del software, ciò anche determina quello che succede) e le conseguenze della pressione del tasto sono descrivibili come rappresentazione codificata dell'azione di chi sta seduto alla tastiera.
Questi rapidi cenni vogliono essere soltanto delle suggestioni. Se è vero che le strutture dissipative, come sembra, sono i "mattoni" della vita, le analogie che esse presentano con le strutture di una mente suggeriscono che non vi è forse una discontinuità così netta tra i "mattoni" e l'edificio", fra i processi di quella che è stata tradizionalmente considerata "materia inerte" e quelli immensamente più complessi, della nostra mente. Siamo fratelli e sorelle non solo di tutti gli esseri viventi, ma forse dell'intera realtà.
Olismo - il vuoto creativo, l'uomo e la danza
dell'energia
di John Davidson
Tutti i fenomeni psichici sono manifestazioni di attività nel vuoto ed in stati di materia sottili che comprendono lo stato della mente umana e dei pensieri. Le esperienze umane, in cui la maggior focalizzazione dell'attenzione sia nell'ambito di questi campi sottili sono denominate psichiche.
Diventa abbastanza chiaro, pertanto, come la concentrazione dell'attenzione della nostra mente sulla materia fisica possa creare apparenti miracoli. Abbiamo già descritto il percorso energetico fra mente e materia. Quando questi percorsi, normalmente inconsci, sono portati alla coscienza di una persona per mezzo di particolari esercizi yogici o meditativi, a modo in cui gli elementi e le forze della natura provengono ad una manifestazione fisica palese si rivela alla mente concentrata del praticante e può essere manipolato intenzionalmente. Il praticante può allora camminare sull'acqua, volare nell'aria, comprendere il linguaggio degli animali e degli uccelli, comunicare telepaticamente, curare i malati, predire il futuro (una osservazione diretta dello sviluppo delle strutture) e così via. Comunque, tali facoltà non dovrebbero essere utilizzate, perché implicano una perdita di potere spirituale, che serve per un'ascesa più alta e più interiore, mistica. L'uso delle capacità psichiche è spesso esibito in pubblico per fare spettacolo e come tale gonfia la personalità egoica e provoca un'aura ben nota come "glamour". Coloro che pretendono ed esibiscono abitualmente le loro abilità psichiche non sono di norma attendibili nelle loro intuizioni dato che tali 'poteri' si sono incorporati nella personalità in modo egocentrico. Questo non significa, comunque, che manchi una consapevolezza di questi fenomeni nelle persone spiritualmente avanzate, è solo che questi ultimi non fanno spettacolo esterno di qualcosa che è naturale come il respiro. La regola generale consiste nell'obbedire alle leggi naturali del piano in cui si opera. Questo comprende il vivere armoniosamente nel contesto sociale dei tempi, nella misura in cui le leggi sociali siano in armonia o almeno non violino la legge naturale.
La mente in sé è una struttura multidimensionale e tutti gli eventi straordinari, che si rilevano al riguardo, sono spiegabili con legami che le diverse componenti dei nostri processi abitualmente inconsci o per mezzo della cosiddetta dimensione esterna dell'energia inerte. Alcuni di questi fenomeni sono trattati con maggior dettaglio in Subtle Energy and the Web of life.
Concetti, idee e relazioni umane
Le nostre menti producono idee a proposito della "realtà", mentre la "realtà" continua la propria strada; la realtà è diversa dalle idee che abbiamo al suo riguardo nelle nostre menti! Pur tuttavia, esiste una relazione, poiché la mente umana è parte della totalità della Mente, cioè della natura, di quello che noi concepiamo come "realtà" fisica. Le nostre idee scientifiche sulla natura non sono perciò totalmente distorte, vi è una certa corrispondenza.
Ma la nostra visione. è in qualche modo ristretta. Poiché, d'altro canto, soffriamo per le nostre relazioni l'uno con l'altro. Sembra utile conoscere come lo stesso meccanismo - mente operi nel regno delle emozioni umane. Sarà una breve digressione, sebbene sia argomento per molta maggior riflessione.
Molte relazioni seguono uno schema in cui due persone, incapaci di percepire o comprendere veramente il contenuto della mente dell'altro, (questa è la nostra condizione umana), hanno reciprocamente un'immagine, un concetto, nelle loro menti, di come sia o dovrebbe essere l'altro. Quest'immagine si fonda su strutture mentali e bisogni auto - orientati degli individui, sia emozionali che fisici, condizionati da abitudini radicate nell'infanzia o addirittura derivanti da vite passate. Il risultato è che il partner non corrisponde a quest'immagine perché essa non si fonda su come è realmente l'altro.
Possiamo allora andare in due direzioni, o modifichiamo la nostra immagine nel momento in cui le nostre percezioni dell'altro mostrano che lui o lei non sono simili alla nostra immagine, oppure possiamo continuare ad essere frustrati quando la persona non si adegua alle nostre aspettative.
Di solito facciamo le due cose insieme. Se ci rendiamo conto che le nostre percezioni sono imperfette, connesse al nostro background mentale/emozionale e alla nostra struttura della personalità, abbiamo la possibilità di diventare più consci del mare subconscio in cui viviamo, e possiamo impegnarci a un livello più alto di coscienza, nell'ambito delle nostre relazioni.
Se insistiamo inconsciamente che il partner debba adempiere alle nostre aspettative o corrispondere alla nostra immagine mentale, siamo condannati al fallimento e alla sofferenza.
Certo, diamo a noi stessi ottime ragioni perché l'altra persona pensi e si comporti in un certo modo. "E' loro dovere", "Questo è il modo in cui si fanno le cose nella società", e cosi via. Si tratta di tendenze all'autodelusione.
L'unica vera legge in cui le cose sono connesse è quella dell'amore - amore reale, spirituale che unifica, non le nostre passioni umane che chiamiamo amore ma che in realtà contengono un alto grado di egoismo e autoindulgenza. Quando espressa attraverso la mente, l'unità di amore diventa causalità delle relazioni - umane o altre.
Vi è una gran quantità di possibili contesti sociali esterni e dell'ambiente circostante che sono valide espressioni di armonia interiore e di amore. Restando attaccati nel subconscio alle nostre immagini e aspettative di come l'altra persona dovrebbe essere, ci predisponiamo al disastro. Possiamo diventate così frustrati da sviluppate un'immagine mentale negativa del nostro partner, come visione fortemente distorta della realtà.
E' proprio quest'immagine che ci fa combattere e litigare e persino andare in tribunale - e per nulla - con la persona in questione.
In tali circostanze, tendiamo a forzare il nostro partner in modalità consimili di pensiero e emozioni, con il risultato di una relazione disperatamente infelice. Nella attuale situazione mondiale, sottoposti come siamo a così tanti sistemi di credenza, il panorama umano delle circostanze sociali possibili si manifesta appunto in molte immagini potenziali sul come un partner dovrebbe essere e comportarsi; i sentimenti di insicurezza generati da tutte queste possibilità prefigurate distruggono in modo crescente le relazioni umane.
E' un argomento molto vasto e vi è un sempre maggior numero di moderne scuole di psicoterapia che lavorano fondandosi sulla conoscenza delle emozioni come configurazioni energetiche per il miglioramento delle relazioni umane.
Scienza, Olismo e il salto di coscienza
Più si leggono le descrizioni dell'universo prodotto dagli scienziati, dai filosofi e dai mistici, più si comprende che la teoria dell'universo presentata da ciascun individuo specchia esattamente non l'universo - ma il contenuto e la struttura della mente dell'individuo. Messa in altri termini, data la natura energetica della costituzione interiore umana, accade "automaticamente" che la mente di ciascuno di noi si esprima nel modo in cui fa. Questa è una "legge" di natura, del Karma per cui ci ritroviamo dove siamo, sia sul piano fisico che emozionale e mentale.
Quando evolviamo individualmente a livello di coscienza, il nostro punto di vista cambia automaticamente. Per cominciare, possiamo persino cibarci delle nostre idee sul "nuovo" che abbiamo acquisito, scrivendo libri e articoli, dando lezioni a conferenze e così via.
Più tardi, ci rendiamo conto che le idee non sono mie più dello splendore del sole d'estate nella rugiada del mattino. Nel tempo presente, sta accadendo in molti individui un salto di coscienza veramente globale e verso l'alto, addirittura in larghe strati della popolazione, come un salto nella percezione che eccita la persona singola. Ciò porta ad una condizione interiore unitaria e universale che comunque ha ancora molta strada da percorrere. Il risultato è che le teorie dell'universo che accadono in questi esseri umani riflettono questa unità.
Il concetto, a suo tempo cultistico, di olismo sta perciò trovando, in modo crescente, la sua strada nel pensiero convenzionale istituzionale. L'olismo, come percezione della. struttura dell'universo, è vecchio come l'uomo, sebbene la parola sia in paragone relativamente nuova. I mistici hanno sempre espresso l'unità fondamentale e l'interconnessione di ogni cosa, sin dalle origini della Storia delle percezioni dell'uomo.
Adesso, persino il processo analitico scientifico riduzionista si trova incapace ad affrontare la vasta messe di elementi e dettagli che scopre. Infatti gli scienziati vanno via via comprendendo che la conoscenza della causalità e connessione locale non dicono come il tutto operi. Questa situazione è applicabile alle particelle subatomiche, agli atomi alle molecole alla singola cellula, al corpo umano o alla psicologia umana, così come è applicabile all'intero universo, noto e ignoto. L'idea è incapsulata nella parola stessa che usiamo per tutte le cose che conosciamo come universo, un mondo, un "turning" o svolta, un sistema completo ed autocoerente sarebbe piacevole che le nostre università fossero ideate seguendo queste linee.
Oggi abbiamo gente come Paul Davies, professore di fisica teorica all'Università di Newcastle upon Tyne, che commenta con intensa profondità sulla sua stessa disciplina per lungo tempo ritenuta la più fondamentale di tutte le scienze. Davies comprende che questo "fondamentalismo" è relativo soltanto ai processi del pensiero riduzionista, essendo la fisica l'analisi definitiva delle "parti" della natura.
Ma la cosa straordinaria è che essendo pervenuti a questo livello "fondamentale " , siamo riportati indietro alla rete di relazioni nelle strutture energetiche in cui ogni cosa è interconnessa in un unico tutto. Persino la logica riduzionista conduce dunque all'olismo. L'estensione di quell'olismo, però, non è ancora completamente percepito al punto di includere la nostra stessa mente e la nostra coscienza, persino da parte dei molti fisici che abbracciano il concetto olistico. L'abitudine del pensiero classico riduzionista è radicata molto in profondità, d'altra parte l'intuizione interiore, o persino la visione dell'olismo di un unico universo; sia interiore che esteriore, non è qualcosa che possa essere pensato.
D'un tratto potremmo non essere consapevoli che questo è quello che sta effettivamente accadendo. Quando iniziamo a svegliarci può passare molto tempo in cui prevalga ad uno stato di dormiveglia, di semi-incoscienza. Per gli esseri umani, questo processo è continuo: siamo chiusi in un sistema in cui o ci svegliamo lentamente o ritorniamo a dormire in un'incoscienza più profonda. Non siamo mai statici, andiamo su e giù con un ritmo che si dipana nella nostra giornata. Così arriviamo a comprendere molto lentamente che l'analisi intellettuale ci dice poco della natura intrinseca, del modo in cui siamo ed in cui percepiamo l'universo.
E' a questo punto del loro processo di pensiero che gente come Paul Davies suggerisce: "Non vedo alcuna ragione di dare dignità particolare alle prime (particelle fisiche) e non alle seconde (l'organizzazione olistica della rete o i processi), attribuendo l'etichetta di fondamentale".
In altre parole, i meccanismi di integrazione olistica sono oggi visti come più fondamentali in natura delle particelle subatomiche: per esempio, il tutto è più fondamentale che l'analisi delle sue più piccole parti. Si potrebbe esclamare "Urrà"! Ma aspettiamo, infatti i processi di modificazione accadono lentamente e vi sono gradi diversi con cui l'olismo fondamentale della natura è compreso condizionato alla struttura mentale dell'individuo che lo esprime e che lo usa. Così il ronzio degli scienziati moderni sta diventando quello dell"'autoorganizzazione nei sistemi caotici". Ilya Prigogine ha ricevuto il premio Nobel per il suo lavoro che si è svolto lungo queste linee soltanto pochi anni fa e le sue idee stanno cominciando solo adesso a penetrare oltre i confini dei sistemi termodinamici in cui aveva iniziato ad applicarli.
Materia ed energia, hanno notato gli scienziati, sembrano possedere la capacità di "autoorganizzarsi'. Non viene invece posta la domanda da dove nasca questa capacità. E' intrinseca, dicono.
Ma questo è come dire che una particella fondamentale può esistere come una piccola pallina di qualcosa, e noi non abbiamo bisogno di conoscere la natura di quel qualcosa. Chiaramente, nessuna di queste affermazioni è corretta. Gli scienziati sono lacerati fra la visione classica secondo cui la natura si accresce in disordine e entropia e quella secondo cui si autoorganizza continuamente in una complessità sempre più elevata, sempre più grande. Questa è ora la risposta netta alle teorie meccaniciste neo -darwiniane riguardo l'origine della vita dalla materia inerte. L'evoluzione, viene detto, è proprio l'esempio detta capacità della materia o energia di auto-organizzarsi.
Dal punto di vista autenticamente olistico o mistico, l'universo complessivo non tende né verso il caos né verso l'auto-organizzazione.
E' sempre - nel suo essere totale -completamente in equilibrio.
Questa è una funzione, che si attua automaticamente, dell'Uno che si esprime nei molti. L'unità, l'equilibrio ultimo, sarà sempre presente. Questo è il modo in cui le cose stanno insieme.
Ma l'olismo deve essere mistico per comprendere ciò, poiché l'Unità è intrinseca. Non la si può trovare in qualcosa che si manifesta soltanto ai nostri sensi. Tale comprensione avviene soltanto da un punto interiore della coscienza.
Siamo così rimandati all'equilibrio fra yin e yang in tutte le cose manifeste. O, più completamente, all'espressione delle tre gunas, positivo, Zero e negativo. Lo zero è il punto della creazione interiore da cui il più e il meno, la coppia degli opposti, deriva.
Sapendo, allora, che questa è la natura della comprensione umana e che questa è la sua manifestazione autentica, i mistici raramente se non mai si avventureranno in diatribe: la controversia è espressione di una mente confusa divisa contro se stessa e pertanto contro gli altri.
Non è possibile convincere gli altri intellettualmente di qualcosa che emerge come la crema dal latte, come risultato dell'espansione della coscienza. Le idee, la scienza l'espressione sono riflessi secondari del grado di coscienza di un individuo.
Perché l'espressione esterna cambi occorre che la coscienza interna cambi prima. Cercare di cambiare l'espressione quando non si hanno i mezzi per cambiare il livello della coscienza interiore, è un processo destinato al fallimento. E' come mettersi vestiti puliti senza avere prima fatto il bagno. Espresso a livello sociale, ad esempio, si ritrova la ragione per cui imprigionare i malviventi non cambia le loro azioni, Quello che è necessario è un cambio interiore di percezione e ciò non può essere imposto a nessuno, per quanto intelligente la persona possa essere.
Perciò i mistici stanno tranquilli su questi temi controversi, particolarmente quando il loro punto di vista può portare a discussione. Per mia personale esperienza, comunque, possono aggiungere che in privato i loro commenti possono essere ironicamente rivelatori delle autentiche diramazioni della natura umana, sebbene anche allora si è lasciati al sentimento caldo e amabile sulla natura delle nostre umane debolezze. Ma nessun dubbio resta sul punto da cui partire.
Per molti aspetti, i mistici vedono i nostri processi di teorizzazione sul come le cose sono, come un chiacchiericcio infantile. Istruire il bambino perché smetta di comportarsi in modo infantile è irrilevante, bloccherà soltanto la sua crescita naturale. Come accade ai buoni genitori il comportamento infantile è materia che riguarda l'affetto e non il giudizio. Essi sanno che il bambino crescerà superando il chiacchiericcio. Lo hanno visto accadere prima e comprendono il processo.
L'universo che si autoorganizza
di Michael Talbot
Una delle ragioni che hanno indotto la scienza a disinteressarsi del fenomeno dell'autoorganizzazione per così tanto tempo, dipende dal grande rispetto per una delle sue più care leggi, una formidabile affermazione conosciuta come la seconda legge di termodinamica. Nella accezione più semplice questa legge afferma che, nel tempo, ogni sistema chiuso tende ad uno stato di maggiore disordine, come la dispersione di una goccia di inchiostro in un secchio d'acqua, la stanza che tende al progressivo caos e non all'ordine, le montagne che lentamente vengono consumate dal vento e si disgregano in sabbia.
La prima formulazione della seconda legge di termodinamica fu opera del fisico francese Sadi Carnot nel 1824 che basò la sua conclusione sull'osservazione dei motori termici. L'evidenza del processo fisico di dispersione del calore e dell'energia e la constatazione che ogni motore tende verso una rottura, convinse Carnot e la generazione di scienziati che lo seguirono a concludere che la seconda legge di termodinamica doveva essere applicabile anche al resto dell'universo.
C'era un solo problema evidente: gli organismi viventi non si conformavano così precisamente alla legge di Carnot.
Dall'inizio dell'evoluzione sulla Terra l'organizzazione delle cellule, ben lontane dal separarsi, tendono invece ad un progressivo unificarsi, organizzarsi ed evolversi in strutture multicellulari sempre più complesse.
Il problema dell'origine e dell'evoluzione del DNA, con le sue mirabili complessità, pose in evidenza l'inadeguatezza della seconda legge di termodinamica. La comunità scientifica reagì considerando che la vita sul pianeta era una sorta di aberrazione, di caso, un temporaneo fenomeno che sarà distrutto dal flusso delle leggi dell'universo verso il disordine.
La pubblicazione del libro del fisico austriaco Erwing Schrodinger "What is life?" assegnò un punto di ripensamento per una successiva riconciliazione tra la seconda legge e l'evidente spinta dei sistemi viventi verso la complessità. Prigogine fu uno dei ricercatori più convinti della necessità di rivedere che cosa non era stato valutato correttamente nella comprensione termodinamica delle strutture viventi. Secondo lui era necessario scoprire le leggi di come la vita si evolve dal caos.
Per anni lavorò alla formulazione matematica di leggi che chiarissero la comprensione dell'auto-organizzazione. Un ricercatore russo di nome Anatoli Zhabotinsky, negli anni sessanta, scopri una reazione chimica che rispecchiava esattamente le predizioni delle equazioni matematiche di Prigogine. Non più confinato alle vaghe generalizzazioni sulle possibilità dei sistemi auto-organizzanti Prigogine rifinì le equazioni e offrì una comprensione totalmente nuova dei processi termodinamici che possono essere cosi riassunte. La maggior parte dei sistemi che conosciamo (viventi e non) sono aperti e in continuo scambio di materia, energia e, fatto più importante di informazioni con l'ambiente, per cui Prigogine ritiene che tali sistemi devono essere visti come fluttuanti e lontani dell'equilibrio. I sistemi aperti e lontani dell'equilibrio termodinamico, possono nelle loro fluttuazioni arrivare a situazioni di eccesso; se la fluttuazione diventa cosi potente da mettere in stato di instabilità la struttura preesistente, il sistema è giunto ad un punto di crisi che Prigogine chiama "punto di biforcazion".
È in questo punto che "il sistema si comporta come un tutto" e si auto-organizza ad un livello di ordine superiore o si disgrega verso il caos. Il fenomeno dell'evoluzione diventa quindi il risultato dell'insieme degli infiniti salti di organizzazione. Secondo questa concezione l'ordine di un sistema deve passare attraverso un processo di aumento del caos, di crescita del disordine per evolversi ad un ordine più elevato e complesso. Questo nuovo concetto di caos rispecchia la concezione presocratica di un caos creatore, un caos fecondo di nuove esperienze. Le strutture che riescono a superare il punto critico di biforcazione organizzandosi in una struttura completamente nuova, vengono chiamate "strutture dissipative" per la capacità di dissipare il nuovo flusso di energia o di informazione. Per questa teoria Prigogine vinse il Premio Nobel nel 1977.
Questa visione ha implicazioni molto interessanti: 1) che vi sono molte reazioni, come quella di Zhaboinski, che sono a metà strada tra la vita e la nonvita, 2) i sistemi aperti autoorganizzanti sono la norma nell'universo mentre i sistemi chiusi, come quelli descritti dalla seconda legge di termodinamica, sono una sorta di eccezione e 3) il caos non è il fine a cui tende l'intero universo ma uno stato progenitore dell'ordine. Così facendo Prigogine ha rovesciato le implicazioni delle equazioni matematiche della termodinamica classica aprendo dimensioni di ricerca e speculazione totalmente sconosciute prima d'ora: "Questo è il cuore del messaggio" scrive Prigogine, "la materia non è inerte, essa è viva e attiva". Le ricerche di questo studioso sono state utilizzate in numerosi campi come la sociologia, la metereologia, la biologia e la cosmologia.
La visione organismica
di Martha Crampton
a cura di Luciano Marchino - Centro di Documentazione Wilhelm Reich
La specie umana si trova ad un bivio: sembriamo aver raggiunto nel nostro processo evolutivo un bivio in cui le direzioni che scegliamo possono produrre un salto quantico nel processo evolutivo.
C'è la possibilità di esprimere nuovi livelli di creatività e totalità. L'alternativa è fra la frammentazione e il caos oppure l'ordine totalitario del 1984 di Orwell. Le nostre scelte rispecchieranno la visione del mondo che abbiamo.
Questo periodo è segnato da una accelerazione del cambiamento che non ha precedenti. Esperti di ogni specie confessano apertamente la loro incapacità a predire il futuro. Nessuna delle teorie o dei metodi a cui ci siamo riferiti nel passato, sembra adeguata al mondo odierno - sia questo il mondo dell'economia o quello della politica, della fisica o della psicologia. È diffusa la sensazione di bisogno di un nuovo paradigma.
Nella mia pratica di psicosintesi, ho lavorato con i processi di sintesi creativa in individui e in gruppi per due decenni. Nel corso di questo lavoro ho sviluppato alcune ipotesi riguardo al paradigma necessario. Credo che l'essenza del necessario cambiamento di paradigma stia nel passaggio da una visione del mondo meccanicista, ad una organismica.
Dobbiamo imparare a percepire noi stessi e l'universo come una totalità animata, intenzionale, organica nel processo di autocreazione, piuttosto che come "cose" inanimate.
I fondamenti metafisici di questo cambiamento, metafisica centrata su di un processo organismico, sono stati una posizione minoritaria nella filosofia Occidentale, fino da Aristotele. Nei decenni recenti, la Metafisica centrata sul processo ha raggiunto un avanzato livello di sviluppo, particolarmente nel lavoro di filosofi come Whitehead e Hartshorne. Anche le basi logiche di questo cambiamento di paradigma si sono ampliate. Questo secolo ha visto la crisi dei fondamenti della matematica stimolare ricerche sui fondamenti della logica. È chiaro che quello che noi conosciamo come logico non è nient'altro che un piccolo e primitivo frammento di un infinita varietà di logiche. Sarà necessario un paradigma organismico per sviluppare un fondamento logico in grado di contenere principi come "intenzionalità" e "paradosso".
Con questi fondamenti in mente ho rivolto la mia attenzione alla formulazione della scienza della "olodinamica" ('olistica n.d.r.') cioè delle dinamiche strutturali dei complessi organismici. Io propongo questa scienza che è ancora agli inizi, come base per capire il processo creativo, e come "terreno su cui stare" per rispondere alla sfida dei nostri tempi turbolenti.
Nella Sezione che segue, vi farò conoscere alcuni postulati fondamentali del processo organismico o "Olodinamico". Poi discuterò sulla necessità di una visione organismica del mondo. La maggior parte dello scritto presenterà principi e tecniche dello sviluppo umano derivate dalla mia pratica di psicosintesi, in quanto sono in relazione con i postulati di Olodinamica. Nella conclusione svilupperò alcune ipotesi sulle implicazioni di questi principi nel prefigurare delle strutture sociali atte a sviluppare la creatività umana.
Postulati
1 L'universo è un processo evolutivo o una totalità organismica tendente verso un ordine superiore di sintesi creativa. In quanto tale ha le proprietà di un essere vivente piuttosto che quelle di un meccanismo inanimato.
2 La sintesi creativa è un processo combinatorio che fa crescere l'unità all'interno della molteplicità, processo che in quest'ambito è chiamato "valore".
3 Questo processo implica un ordine gerarchico in cui l'ordine "superiore", o livello di organizzazione, fornisce principi formali o strutturali che agiscono come delimitazioni per l'integrazione al suo interno di entità di ordine inferiore. In altre parole, l'ordine superiore agisce da forma senza contenuto ('informazione' n.d.r.) che dà forma al materiale grezzo ('energia') di ordine inferiore (tenendo in considerazione il libero arbitrio delle entità di ordine inferiore).
4 Una entità, un sistema, un processo, possono essere o non essere organismiche.
5 Una entità organismica è caratterizzata da auto-organizzazione.
6 Il processo di auto-organizzazione di una entità organismica è realizzato da un centro di coscienza e di volontà che potremmo chiamare suo "Centro Creativo" o "regnant nexus" (termine di Whitehead). Nota: dell'Essere" manifesterebbe gradi varianti di sviluppo evolutivo.
7 Il concetto di auto-organizzazione include quanto segue:
- un centro 0 "nexus" di consapevolezza e di volontà che dirige il processo;
- l'auto-responsabilità e il libero arbitrio di questo centro organizzatore.
- un integrazione crescente delle varie parti componenti dell'organismo, secondo i principi del 'valore";
- l'integrità delle linee di confine dell'organismo: un processo cibernetico attraverso il quale il Centro Creativo regola i suoi segnali di input in base al feedback dalle parti componenti l'organismo e all'input che viene da un centro creativo sovrastante.
8 Nel suo processo di evoluzione l'universo sembra stia "imparando" in modo particolare attraverso la sintesi creativa. Questo genere di apprendimento può essere definito organismico o olistico, giacché coinvolge la totalità dell'essere: volontà, cuore e mente.
9 Questo tipo di apprendimento organismico è il "nome del gioco", il proposito del processo, a tutti i livelli della gerarchia. Fa crescere i livelli di organizzazione dell'organismo e produce frutti di saggezza piuttosto che mera conoscenza.
10 Contenuto di questo apprendimento sembrano essere i principi e i metodi dello stesso processo evolutivo creativo - cioè imparare a esercitare la libera scelta nell'autocreazione, con gradi sempre crescenti di amore e intelligenza (Nota: "Amore" in questo contesto è un principio di aggregazione che implica attribuzione di valori intrinseci. "Intelligenza" significa comprendere in quanto principio organizzante che funziona attraverso la legge dell'Economia ovvero "fare di più con meno").
11 I1 processo di sintesi creativa viene portato avanti attraverso due principi complementari: la differenziazione e l'integrazione. La differenziazione produce molteplicità. L'integrazione combina la differenziazione in insiemi più complessi.
12 Nel caso di entità organismiche, i processi complementari di differenziazione e integrazione devono essere in equilibrio dinamico.
13 Ogni entità è allo stesso tempo un "tutto" in se stesso ed una "parte" in una matrice più larga.
14 Una entità organismica (come l'essere umano) non può venire integrata in una entità organismica più complessa (come il pianeta o certe strutture sociali) finché non ha raggiunto un punto critico nel suo processo di differenziazione e individualizzazione. Il principio è che l'entità di ordine inferiore deve mantenere la sua identità individuale quando viene integrata nell'entità di ordine superiore.
15 Se si tenta tale integrazione prematuramente, la vitalità e la creatività di entrambe le entità di ordine superiore e inferiore risulteranno diminuite, con possibilità di morte spirituale.
16 Quando si tenta l'integrazione nell'ordine superiore prima che l'organismo di ordine inferiore abbia raggiunto il grado necessario di individualizzazione, l'entità di ordine inferiore può rispondere in due modi fondamentali: fusione primitiva e incapsulamento (spesso con qualche oscillazione tra di loro). Nel caso di fusione primitiva, l'entità di ordine inferiore perde i propri confini e abdica i suoi principi auto-organizzanti all'ordine superiore. Nel caso di incapsulamento, l'entità di ordine inferiore aumenta i propri limiti per poter conservare la sua identità. In entrambi i casi, il processo di individualizzazione delle entità è distorto e ritardato.
17 In quanto esseri umani noi possiamo scoprire i principi e le tecniche del processo evolutivo di autocreazione e applicarli nella nostra vita. Con l'aumentare della nostra abilità a cooperare consapevolmente con il processo evolutivo, si intensifica la nostra esperienza degli scopi, dei significati e dei valori della nostra vita.
Il cuore della materia
di Yatri
tratto da "The unknown man" Simon & Schuster publ.
Katha Upanishad"Il Sé interiore, come lo spirito primevo, indivisibile, totale e vivente, splende in ognuno come consapevolezza testimoniante. Questo Sé nel suo splendore, brillante nella cavità del cuore... non nato e non mortale, che non cresce e non decade, non può soffrire cambiamento alcuno. Si rompe il vaso ma non lo spazio in esso contenuto, e similmente, quando il corpo muore, il suo Sé rimane eterno".
Come molte altre funzioni, il cuore non è per nulla ciò che sembra in apparenza. L'intera nostra specie gli ha accordato in qualche modo un posto molto speciale nello schema delle cose.
Non c'è nessuna spiegazione del fatto che, in ogni cultura del mondo, il cuore sia il simbolo dell'amore.
Nella metà degli anni '80 si scoprì che il cuore era molto più che una semplice pompa come si era creduto; gli atri del cuore secernono un potente peptide, l'ANF, che interagisce con gli altri ormoni e modifica varie regioni del cervello, tra cui l'ipotalamo. E' significativo che stimola anche la magica ghiandola pituitaria a secernere i suoi ormoni che a loro volta influenzano l'intero sistema endocrino e molte parti del corpo tra cui i reni, i polmoni, le surrenali e il sistema nervoso simpatico.
Per un saggio e mistico come Yogeshwaranand Saraswati, il cervello è il centro dell'intero livello psicofisologico dell'organismo, mentre il cuore è ritenuto essere il luogo dell'anima o Atman' (il Sé).
L'intera corrente di forze vibratorie che pervade l'intero psicosoma di un individuo sorge dall'interno del cuore.
Una spirale di illuminazione si apre dal cuore verso l'alto e verso l'esterno attraversa la gola ed espandendosi nel terzo occhio per uscire infine attraverso la corona della testa.
Il risveglio finale può avvenire solo quando c'è una radicale esplosione di comprensione che l'esistenza separata è completa illusione, un'enorme ed inimmaginabile cambiamento di percezione. Questo potrebbe essere considerato il cambiamento finale di paradigma, una scossa totale in grado di far riconoscere la vera realtà delle situazioni. In questo momento esplosivo le energie liberate sembrano penetrare la radice del cervello, la totalità dello psicosoma, illuminando l'intero cervello e liberandolo dentro uno sconfinato Vuoto - vuoto nel vuoto - l'ultimo stadio evolutivo di conoscenza!
Così in alto, così in basso lunita del tutto secondo Gurdjieff
Gurdjieff parla ad un allievo sull'"Unità del Tutto", da 'Vedute sul mondo reale"
Lei è un esperto di letteratura occulta", cominciò Gurdjieff, "e per questo motivo mi riferirò alla ben nota formula della Tavola Smeraldina di Ermete: "Come in alto, così in basso". Questa formula è un ottimo punto di partenza per la nostra conversazione. Ma le premetto che non è affatto necessario ricorrere all'occultismo per avvicinarsi alla conoscenza della verità. La verità parla da sé, qualunque sia la forma in cui si manifesta. Questo fatto le si chiarirà solo con l'andar del tempo, ma fin d'ora vorrei almeno un granello di comprensione. Ripeto, parto da questa formula occulta perché sto parlando con lei. So che ha tentato di decifrarla, e che in un certo senso la comprende: ma questa sua comprensione non è che un debole e lontano riflesso della luce divina.
"Non le parlerò della formula in se stessa, né ho intenzione di analizzarla o decifrarla. Non si tratta di discuterne il significato letterale, ma di prenderla semplicemente come punto di partenza; e parleremo della grande unità di tutto ciò che esiste, dell'unità nella diversità. Voglio attirare la sua attenzione su due o tre facce di un prezioso cristallo, per individuare le immagini quasi impercettibili che vi si riflettono.
"So che lei capisce l'unità delle leggi che governano l'universo, ma le dirò che la sua comprensione è solo astratta e teorica. Non basta che lei concepisca con l'intelletto, ma deve sentire con tutto il suo essere l'esattezza assoluta e l'infallibilità di tale verità; soltanto allora potrà dire in coscienza e con piena convinzione: io so." Questo fu il senso delle parole con cui Gurdjieff iniziò la conversazione.
Poi, con le idee atte a spiegare la formula ermetica citata, cominciò una stupefacente descrizione della sfera in cui si svolge la vita di tutta l'umanità. Per analogia, passò dai piccoli avvenimenti della vita quotidiana di un singolo uomo, alle grandi epoche della storia dell'umanità intera, mettendo così in risalto l'azione ciclica della legge di analogia nell'ambito ristretto alla vita dell'umanità terrestre. Poi, nello stesso modo, passò dall'umanità a ciò che chiamerei la vita della Terra. Egli, facendo ricorso alla fisica, alla meccanica, alla biologia, ecc., descrisse la Terra come un grande organismo simile a quello dell'uomo. Mi resi conto che la luce del suo pensiero convergeva progressivamente verso un unico punto focale. Di tutto ciò che diceva, la conclusione inevitabile era la grande legge della tri-unità, cioè la legge delle tre forze di azione, reazione ed equilibrio, o dei tre princìpi attivo, passivo e neutro. Basandosi su questa legge, e prendendo la Terra come punto di partenza, il suo pensiero, con un volo ardimentoso, si estese a tutto il sistema solare. Esaminando le relazioni Terra-Sole, sottolineò quegli aspetti della legge che sono più vicini all'uomo. Poi, con una breve frase, oltrepassò i limiti del sistema solare. Inizialmente mi balzarono agli occhi i dati astronomici, ma a poco a poco essi impallidirono nell'immensità dello spazio, finendo per svanire completamente: restò soltanto la grande idea emanata da quella stessa legge. Le sue parole risuonavano lente e maestose, e nello stesso tempo sembravano allontanarsi e perdere ogni senso. Dietro di esse si percepiva il pulsare di un pensiero prodigioso.
"Siamo arrivati al ciglio di quell'abisso che l'intelligenza ordinaria dell'uomo non può mai valicare", disse. "Sente come le parole diventano simili e superflue? Sente come la ragione, da sola, è impotente? Ci siamo avvicinati al Principio di tutti i Principi." Poi tacque, guardando pensoso davanti a sé.
Incantato dalla bellezza e dalla grandiosità di quei pensieri, poco alla volta, anziché ascoltare il suono delle parole, le vivevo, e nello stesso tempo coglievo il pensiero non con la ragione ma con l'intuizione. L'uomo, laggiù in basso, si era ridotto a una nullità, ed era poi scomparso senza lasciare traccia. Ero invaso dal sentimento di essere in presenza di un'Infinità Impenetrabile, e nello stesso tempo ero profondamente conscio della mia personale nullità.
Indovinando il mio pensiero, Gurdjieff disse: "Siamo partiti dall'uomo: dove l'abbiamo lasciato? La legge dell'unità è grande, abbraccia tutto. Nell'universo, tutto è uno; ci sono solo differenze di scala. Nell'infinitamente piccolo, troviamo le stesse leggi dell'infinitamente grande. Come in alto, così in basso.
"Quando si leva il sole, la cima delle montagne si illumina, ma la valle è ancora in ombra. Ugualmente, la ragione che trascende la condizione umana contempla la luce divina, mentre coloro che dimorano in basso sono ancora immersi nell'oscurità. Ma ripeto che nell'universo tutto è uno. Siccome la ragione partecipa di quest'unità, essa rappresenta un formidabile strumento di indagine.
"Ora che siamo risaliti all'origine di tutto, scenderemo di nuovo sulla Terra, per darle il posto che le spetta nella struttura dell'universo. Guardi..."
Tracciò un disegno molto semplice e, riferendosi alle leggi della meccanica, sviluppò uno schema della struttura dell'intero universo. Attraverso cifre e numeri disposti secondo un ordine preciso e armonioso, fece in modo da rendere trasparente la molteplicità nell'unità. A poco a poco, questi dati si riempirono di significato, e concezioni fino ad allora morte, cominciarono a prendere vita sotto i miei occhi. Un'unica e sola legge regnava su tutto, e la mia comprensione si schiuse con un senso di beatitudine allo sviluppo armonioso dell'universo. Lo schema aveva preso origine da un Grande Principio terminando alla Terra.
Nel corso di questa esposizione, Gurdjieff sottolineò la necessità di ciò ch'egli definì uno "shock" esterno il quale interviene in momenti ben precisi per armonizzare i due princìpi opposti in un'unità equilibrata. In meccanica, esso corrisponde al punto di applicazione delle forse in un sistema in equilibrio.
"Siamo arrivati al punto in cui si inserisce la nostra vita terrestre", disse. "E per il momento non procederemo oltre. Per esaminare meglio quanto ho appena detto, e per evidenziare ancor più l'unità delle leggi, prenderemo un'unità di misura qualsiasi e l'applicheremo al microcosmo." E mi propose di scegliere personalmente qualche struttura regolare a me nota, come lo spettro solare, la scala musicale, ecc. Dopo un attimo di riflessione, scelsi la scala musicale.
"Ottima scelta", disse Gudjieff. "Effettivamente, la scala delle note musicali, nella sua forma attuale, è stata costruita in tempi antichi da uomini che possedevano la Conoscenza, e lei vedrà quanto può essere utile per capire le leggi fondamentali."
Quel vasto nulla lesperienza olistica dellunità tra le cose.
Un ologramma di vita - Quando l'interno e l'esterno non sono più separati
"... ascoltare; è tutto lì, aperto e chiaro. Devi fare il viaggio non sulla luna, non verso gli dèi ma dentro te stesso. Puoi camminare spedito al tuo interno, e così mettere rapidamente fine al dolore, o prolungare il viaggio, oziando, pigro e disamorato. Occorre avere passione per porre fine al dolore e la passione non si compra con la fuga. È lì quando tu smetti di fuggire.
4 dicembre
Sotto gli alberi c'era molta pace; c'erano molti uccelli che chiamavano, cantavano, cinguettavano, eternamente irrequieti. I rami erano enormi, dalla forma armoniosa, levigati, lisci ed era sorprendente vederli e avevano uno slancio e una grazia che strappavano le lacrime e ti facevano stupire delle cose della terra. La terra non aveva niente di più bello dell'albero, e quando esso fosse morto sarebbe ancora stato bello; ogni ramo nudo, aperto al cielo, sbiancato dal sole, e ci sarebbero stati uccelli che si riposavano sulla sua nudità. Ci sarebbe stato un riparo per le civette, lì in quella profonda cavità, e i vivaci, striduli pappagalli avrebbero fatto il nido in alto nell'incavo di quel ramo; sarebbero venuti i picchi, con la loro cresta rossa di piume alta sulla testa, per entrare in qualche buco; naturalmente ci sarebbero stati quegli scoiattoli striati in corsa per i rami, sempre brontolanti per qualcosa e sempre curiosi; proprio sul ramo più alto di tutti, ci sarebbe stata un'aquila bianca e rossa a scrutare il paesaggio, altera e solitaria. Ci sarebbero state molte formiche, rosse e nere, affaccendate verso la cima dell'albero e altre che correvano in giù, e il loro morso sarebbe stato piuttosto doloroso. Ma ora l'albero era vivo, meraviglioso, e c'era moltissima ombra e la vampa del sole non ti raggiungeva mai; potevi sederti lì per quell'ora e vedere e ascoltare all'esterno senza continuare a spaziare verso l'interno. In realtà l'esterno è l'interno e l'interno è l'esterno ed è difficile, quasi impossibile separarli. Osservi questo meraviglioso albero e ti domandi chi dei due sta osservando l'altro e immediatamente dopo non esiste più osservatore. Ogni cosa è così intensamente viva ed esiste solo la vita e l'osservatore è morto come quella foglia. Non c'è una linea di confine fra l'albero, gli uccelli e quell'uomo che siede all'ombra e la terra che è così generosa. La virtù esiste senza il pensiero e perciò c'è ordine; l'ordine non è permanente, c'è solo momento dopo momento, e quell'immensità arriva con il sole cadente così incidentalmente, così liberamente affettuosa. Gli uccelli sono divenuti silenziosi perché sta facendosi buio e ogni cosa si sta lentamente acquietando, pronta per la notte. I1 cervello, quella cosa meravigliosa, sensitiva e viva, è completamente silenzioso, solo in osservazione, in ascolto senza un attimo di reazione, senza registrare, senza fare esperienza, solo a vedere e ascoltare. Con quell'immensità c'è amore e distruzione, e quella distruzione è forza inaccessibile. Queste sono tutte parole, come quell'albero morto, un simbolo di ciò che era e ciò che esso non è mai. Essa è sparita, è fuggita via dalla parola; la parola è morta, destinata a non afferrare mai quel vasto nulla. come può il cervello essere consapevole di quell'amore, il cervello che è così attivo, affollato, caricato di conoscenza, di esperienza? Tutto deve essere rifiutato perché l'amore sia.
L'abitudine, per quanto possa essere conveniente, distrugge la sensitività; l'abitudine dà il senso della sicurezza e come può esserci lucidità; sensitività, quando si coltiva l'abitudine; non che l'insicurezza porti lucida consapevolezza. Quanto rapidamente ogni cosa diviene abitudine, il dolore così come il piacere, e quindi si insatura la noia e quella particolare cosa chiamata tranquillità. Dopo l'abitudine che ha funzionato per quarant'anni, hai la tranquillità, o la tranquillità alla fine del giorno. L'abitudine ha il suo tempo e ora è la svolta della tranquillità che ancora si trasforma in abitudine. Senza sensitività non ci sono affetto e quell'integrità che non è la reazione guidata dalla contraddittoria esistenza. Il meccanismo dell'abitudine è pensiero sempre in cerca di sicurezza, di una qualche comoda situazione in cui non verrà mai più disturbato. È questa ricerca del permanente che contiene la negazione della sensitività. Essere sensitivi non fa mai soffrire, solo le cose in cui ha preso rifugio provocano sofferenza. Essere totalmente sensitivi è essere totalmente vivi e questo è amore. Il pensiero è molto abile; esso eluderà chi lo insegue che è un altro pensiero; il pensiero non può inseguire un altro pensiero. Solo il fiorire del pensiero può essere visto, ascoltato, e ciò che fiorisce nella libertà giunge a una fine, muore senza lasciare segni.