L’EVOLUZIONE SPIRITUALE UMANA

Questa sezione comprende i seguenti articoli:

L'evoluzione creatrice e il risveglio della coscienza individuale di Henri Bergson, Premio Nobel

Gurdjieff e l'evoluzione umana di Luisa Della Morte e Niccolò Branca  

L'evoluzione umana secondo Teilhard de Chardin di Aurelio Penna  

Il modello evolutivo della coscienza un'intervista a Osho di Nitamo Montecucco

Il superuomo: così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche

Esperienze "di vetta" di Paola Giovetti

La psicologia dei Buddha e i sette livelli di realizzazione di Osho Rajneesh

Nuovi e vecchi sciamani di Italo Bertolasi

L'uomo sconosciuto - La misteriosa nascita di una nuova specie umana di Yatri

   

L'evoluzione creatrice e il risveglio della coscienza individuale

di Henri Bergson, Premio Nobel

La coscienza appare il principio motore dell'evoluzione.

Se le nostre analisi sono esatte, all'origine della vita vi è una coscienza, o meglio una supercoscienza...

Mutamento continuo, conservazione del passato nel presente, vera durata, questi attributi sono effettivamente comuni al vivente ed alla coscienza; si potrà andar oltre e affermare che la vita, come l'attività cosciente, è invenzione, creazione incessante. A un dato momento, in qualche punto dello spazio, ha avuto inizio una corrente ben visibile. Questa corrente vitale, attraversando i corpi da essa stessa di volta in volta organizzati, passando di generazione in generazione, si è suddivisa fra le specie e dispersa fra gli individui, senza perdere alcunché della sua forza, anzi accrescendosi man mano che avanzava.

Vista in questa prospettiva, la vita si presenta come una corrente che va da una cellula germinale ad un'altra con l'intermediazione di un organismo sviluppato.

Tutto avviene come se tale organismo non fosse altro che un'escrescenza, un germoglio che il vecchio germe sviluppa, nello sforzo di trasfondersi in un germe nuovo; mentre l'essenziale è la continuità del progresso avanzante all'infinito, progresso invisibile su cui ogni organismo visibile avanza a cavalcioni nel breve spazio di tempo che gli è concesso di vivere.

Indichiamo subito il principio della nostra dimostrazione: dicevamo che la vita, sin dalla sua origine, è la continuazione di un solo e medesimo slancio che si è diviso in linee d'evoluzione divergenti. Qualcosa è cresciuto, qualcosa si è sviluppato attraverso una serie di aggiunzioni che sono state altrettante creazioni... le cause essenziali che operano lungo tutte queste varie strade sono di natura psicologica...

...dinanzi all'evoluzione della vita le porte del futuro rimangono spalancate: è una creazione che prosegue indefinitamente in virtù di un moto iniziale. E' questo movimento a comporre il mondo in unità, un'unita feconda, di infinita ricchezza, superiore a qualsiasi sogno intellettuale, dato che l'intelligenza non è altro che uno dei suoi aspetti o dei suoi prodotti.

Lo stesso vale per intelligenza ed istinto: non v'è intelligenza in cui non si scoprono tracce d'istinto, e soprattutto non vi è istinto che non sia circondato da una frangia d'intelligenza.

L'istinto è simpatia e se, come tale, potesse estendere il suo oggetto ed anche riflettere su di sé, ci darebbe la chiave delle operazioni vitali; analogamente l'intelligenza, sviluppata e meglio indirizzata, ci introduce entro la materia: poiché non ci stancheremo di ripetere che intelligenza ed istinto sono rivolti in due direzioni opposte, la prima verso la materia inerte, il secondo verso la vita. L'intelligenza a mezzo della scienza da lei creata, ci renderà sempre meglio padroni dei fenomeni fisici; della vita ci darà soltanto, né d'altronde pretende di più, una ritrascrizione basata sul principio d'inerzia. Essa le gira tutt'intorno, assumendo, dal di fuori, tutte le prospettive possibili di quest'oggetto ch'essa vuol attirare nel suo campo, invece di installarsi dentro di esso. Viceversa è all'interno della vita stessa che ci conduce l'intuizione, cioè un istinto divenuto disinteressato, cosciente di sé, capace di riflettere sul suo oggetto e di ampliarlo all'infinito.

L'intelligenza resta il nucleo luminoso intorno al quale l'istinto, anche se ampliato e affinato dall'intuizione, non descrive che una vaga sfera nebulosa; ma in mancanza di una conoscenza propriamente detta, quale è quella riservata alla pura intelligenza, l'intuizione potrà farci cogliere quanto sfugge ai dati dell'intelligenza e lasciarci intravedere il modo di completarli.

Infatti, da un lato, se l'intelligenza si accorda con la materia e l'intuizione con la vita, occorrerà stringerle dappresso ambedue per estrarre il succo del loro oggetto: e quindi la metafisica dipenderà dalla teoria della conoscenza; ma, d'altro canto, l'attività conoscitiva si è scissa in intuizione ed intelligenza allo scopo di potersi applicare alla materia e, contemporaneamente, per seguire la corrente della vita. Lo sdoppiamento dell'attività conoscitiva corrisponderebbe così a quello della realtà ed a sua volta la teoria della conoscenza dipenderebbe dalla metafisica. Invero ciascuna di queste due ricerche conduce all'altra, esse costituiscono un circolo, il quale ha come suo unico centro possibile lo studio dell'evoluzione: è soltanto considerando la coscienza nella sua corsa attraverso la materia, in cui si perde e si ritrova, si divide e si riforma, che noi ci faremo un'idea dell'opposizione reciproca dei due termini ed anche, forse, della loro origine comune.

I fatti... ci suggeriscono l'idea di collegare la vita o alla coscienza stessa, oppure a qualcosa di simile ad essa.

Tutto avviene come se un'ampia corrente di coscienza fosse penetrata nella materia, carica, come ogni coscienza appunto, d'un enorme numero di virtualità mutuamente compenetrantisi. Essa ha trascinato la materia ad organizzarsi, ma insieme il suo movimento ne è stato indefinitamente rallentato e diviso: quindi per parte sua la coscienza ha dovuto assopirsi, come la crisalide nel bozzolo in cui si fabbrica l'ali, mentre dal canto loro le molteplici tendenze in esse racchiuse si suddividevano in serie divergenti d'organismi, che del resto le estrinsecavano in movimenti piuttosto che interiorizzarle in rappresentazioni. Nel corso di tale evoluzione mentre un certo gruppo di organismi sempre più profondamente si assopiva, un altro si risvegliava in modo sempre più compiuto ed il torpore dei primi favoriva l'attività degli altri.

La coscienza appare il principio motore dell'evoluzione.

Fabbricare significa informare la materia...

Lo spettacolo dell'evoluzione vitale ci suggerisce una certa concezione della coscienza e pure una certa metafisica reciprocamente implicantesi: una volta messe in chiaro, questa metafisica e questa critica del conoscere potranno a loro volta illuminare alquanto l'insieme dell'evoluzione.

La materia, interpretata come un tutto indiviso, deve essere considerata una corrente piuttosto che una cosa. In tal modo ci aprimmo la via per un riavvicinamento fra realtà inerte e vivente.

Istinto ed intelligenza si stagliano, distinguendosi su di un fondo unico, che .. si potrebbe chiamare coscienza in generale, e che deve estendersi esattamente come la vita universale.

Intellettualità e materialità si sarebbero costituite... ed ambedue deriverebbero da un tipo di realtà più comprensivo ed elevato...

Bisogna ben cominciare col considerare l'intelligenza colta in sé medesima mediante una diretta intuizione o scorta per riflessione nella natura come in uno specchio.

Questa è la funzione dell'intelligenza umana, agire e sapersi agente, entrare in contatto con la realtà ed anche viverla, ma solo nei limiti in cui essa interessa il lavoro da compiere, il solco che si scava. Pure un'onda benefica ci bagna e noi ne attingiamo la forza per lavorare e per vivere; da questo oceano di vita in cui siamo immersi, incessantemente assorbiamo qualcosa ed avvertiamo che il nostro essere, od almeno l'intelligenza che lo guida, vi si è formato per una specie di consolidamento locale. La filosofia non può consistere che in uno sforzo per fondersi di nuovo col tutto: l'intelligenza, riassorbendosi nel suo principio, ritornerà a vivere il suo processo genetico: ma quest'impresa non potrà più giungere a compimento di colpo, dovrà essere di necessità collettiva e progressiva, consistendo in uno scambio di impressioni che, rettificandosi e sovrapponendosi a vicenda, finiranno col dilatare in noi l'umanità e col farle trascendere sé medesima.

Soffermiamoci dunque su quanto v'è insieme di più lontano dall'esterno e di meno penetrato d'intellettualità. Cerchiamo, nel più profondo del nostro essere, il punto in cui ci sentiamo più intimi alla nostra stessa vita: ci rituffiamo allora nella durata pura, una durata in cui il passato, sempre in cammino si dilata di continuo d'un presente del tutto nuovo. Ma contemporaneamente sentiamo tendersi, fino all'estremo limite, la molla della nostra volontà; bisogna che, con una forzata contrazione della nostra personalità su di sé medesima, noi accumuliamo il passato che ci sfugge, per spingerlo, compatto ed indiviso, in un presente ch'esso creerà introducendovisi. Molto rari sono gli istanti in cui ci cogliamo in questa guida; ed essi coincidono con le azioni veramente libere: ma anche allora, non ci possediamo mai completamente. Il nostro sentimento della durata, cioè la coincidenza dell'io con se stesso ammette vari gradi ma è più profondo il sentimento e completa la coincidenza, maggiormente la vita in cui essi ci ricollocano assorbe l'intellettualità oltrepassandola...

Se le nostre analisi sono esatte, all'origine della vita v'è una coscienza, o meglio una supercoscienza..

Ma tale coscienza, che è un'esigenza di creazione, si rivela a sé stessa soltanto là dove la creazione è possibile, ed entra invece in letargo quando la vita è condannata all'automatismo, e si risveglierà appena rinasce la possibilità di una scelta. E' per questo che negli organismi sprovvisti di sistema nervoso essa varia a seconda del potere di locomozione e di adattamento di cui dispone l'organismo; e negli animali dotati di tale sistema essa invece è proporzionale alla complicazione degli incroci da cui si dipartono le vie cosiddette sensoriali e motrici, cioè alla complicazione del cervello.

In che modo ci si può spiegare tale corrispondenza tra organismo e coscienza?

Quindi poiché il risveglio della coscienza in un essere vivente è tanto completo, quanto più ampia è la possibilità di scelta concessagli, e più numerose le azioni assegnategli, è evidente che lo sviluppo della coscienza sembrerà dipendere da quello dei centri nervosi. D'altra parte, poiché ogni stato di coscienza è, per un certo aspetto, una richiesta rivolta all'attività motrice ed anche un inizio di risposta, non v'è fatto psichico che non faccia entrare in azione i meccanismi corticali. Sembrerà quindi che tutto si svolga come se la coscienza scaturisse dal cervello e come se nei particolari dettagli l'attività cosciente si modellasse sui particolari dell'attività cerebrale. In realtà invece la coscienza non deriva dal cervello, ma l'uno e l'altra si corrispondono, perché egualmente misurano, 1'uno con la complessità della sua struttura, l'altra con l'intensità del suo risveglio, la quantità di scelta di cui un dato vivente dispone.

Nell'uomo, la coscienza spezza la catena, solo nell'uomo essa si libera: fino a lui tutta la storia della vita era stata uno sforzo della coscienza per sollevare la materia, ed una compressione più o meno completa della coscienza da parte della materia che sulla prima ricadeva.

E' in tal senso peculiare che l'uomo è "termine" e "scopo" dell'evoluzione; dicemmo che la vita trascende la finalità, come ogni altra categoria, essendo essenzialmente una corrente lanciata attraverso la materia, che ne trae tutto quanto può. Non ci fu quindi, propriamente, alcun progetto né piano, e d'altra parte è sin troppo chiaro che il resto della natura non è stato riferito all'uomo: lottiamo come le altre specie, abbiamo lottato contro di esse. Inoltre se l'evoluzione della vita nel suo cammino avesse urtato contro ostacoli diversi, noi saremmo risultati, fisicamente e moralmente, alquanto differenti da come siamo. Per tali ragioni si errerebbe nel considerare l'umanità, quale attualmente la constatiamo, come predeterminata nel movimento evolutivo, anzi non si può neppure dire ch'essa sia il punto d'arrivo dell'intera evoluzione, perché questa si è compiuta su parecchie linee divergenti, e se la specie umana è all'estremità di una di tali linee, altre, con altre specie ai loro estremi, sono pure state sviluppate. Noi riteniamo quindi che l'umanità sia la ragion d'essere dell'evoluzione in un senso ben differente.

La coscienza nell'uomo è soprattutto intelligenza, mentre avrebbe potuto e dovuto essere anche intuizione. Intuizione e intelligenza rappresentano due opposte direzioni dell'attività cosciente: l'intuizione procede nello stesso senso della vita, l'intelligenza in senso inverso, trovandosi quindi automaticamente corrispondente al movimento della materia. Completa e perfetta sarebbe un'umanità in cui ambedue queste forme dell'attività cosciente raggiungessero pieno sviluppo.

L'intuizione è pur sempre presente, ma vaga e soprattutto discontinua: è una lampada quasi spenta, che si ravviva soltanto a lunghi intervalli ed appena per qualche istante, ma in sostanza, quando è in gioco un interesse vitale, essa si ravviva. Sulla nostra personalità, sulla nostra libertà, sul posto che occupiamo nell'insieme della natura, sulla nostra origine e forse anche sul nostro destino essa proietta una luce vacillante e tenue, ma che nondimeno spezza l'oscurità della notte in cui ci lascia l'intelligenza.

Più essa procede in questa impresa, più si rende conto che l'intuizione è l'essenza dello spirito e, in certo senso, della vita.

Così la filosofia ci introduce nella vita spirituale, ed al tempo stesso ci mostra la relazione fra la vita dello spirito e quella del corpo. In verità la coscienza è essenzialmente libertà, è la libertà stessa...

Come il minimo granello di polvere è solidale con l'intero sistema solare e viene con esso trascinato dall'indiviso moto di discesa che costituisce la materialità, così tutti gli esseri organici, dal più umile al più perfetto, dalle prime origini della vita sino ai tempi nostri, e in tutti i luoghi e i tempi, non fanno che rilevare ai nostri occhi un'unica spinta, inversa al movimento della materia e, in sé, indivisibile. Tutti i viventi sono uniti e tutti cedono allo stesso formidabile impulso: l'animale ha nella pianta il suo punto d'appoggio, l'uomo è a cavalcioni dell'animalità e l'umanità tutta intera nello spazio e nel tempo, è un esercito immenso avanzante a fianco di ciascuno di noi, avanti e dietro noi, in una carica irresistibile capace di spazzar via tutte le resistenze, di oltrepassare una quantità di ostacoli, forse persino la morte.


Gurdjieff e l'evoluzione umana
di Luisa Della Morte e Niccolò Branca

Gurdjieff è stato un pensatore molto originale, il suo pensiero colpisce e stimola perché con chiarezza e lucidità porta a riconoscere i meccanismi e i condizionamenti della vita che ostacolano il cammino verso una presa di coscienza personale. La sua domanda è apparentemente semplice ed arriva in modo ineluttabile a tutte le persone che decidono di prendere in mano la propria vita. E questa sostanzialmente è "qual è il senso e il significato della vita sulla terra, e in modo particolare dell'uomo?". Pochi cenni biografici ci possono far intravedere come la vita di Gurdjieff sia stata rivolta sin dai primi anni alla necessità di dare una risposta a questa domanda.

G.I.Gurdjieff nacque nel 1877 a Gurmu, città del Caucaso vicino alla frontiera russo - turca e visse poi a Kars, che in quel periodo raccoglieva gruppi etnici di diverse provenienze. Questa convivenza stimolò e facilitò Gurdjieff a viaggiare e a continuare le sue ricerche lontano dai luoghi familiari, entrando in contatto con scuole di pensiero difficilmente avvicinabili. Nella sua autobiografia Incontri con uomini straordinari Gurdjieff ci parla delle persone che incontrò in quegli anni e che influenzarono il suo pensiero. All'inizio della prima guerra mondiale Gurdjieff visse a Mosca e attraverso conferenze, rapporti personali raccolse intorno a sé numerosi allievi con cui formò piccoli gruppi, non solo a Mosca ma anche a Costantinopoli, Tiflis, Londra. Nel'22 si stabilisce a Fontainebleu in Francia e apre l'Istituto per lo Sviluppo armonico dell'uomo, che in diversi periodi raccoglierà persone dalle svariate esperienze, unite dal progetto comune di lavoro su di sé attraverso la danza, l'espressione e l'accudimento della casa. Ma un grave incidente d'auto gli impedisce di viaggiare e di visitare le scuole nel frattempo sorte in tutto il mondo, si dedica perciò interamente alla stesura dei Racconti di Belzebù al suo nipotino. Muore a Parigi nel '49.

La necessità per l'uomo di essere consapevole della propria meccanicità è il primo passo che Gurdjieff ci propone di fare verso una possibilità di cambiamento e di evoluzione. Il più grande errore è credere che l'uomo abbia un'unità permanente; in realtà l'uomo moderno vive nel sonno e Gurdjieff lo paragona a una casa senza padrone piena di servi dove continuamente ognuno di loro cerca di essere il padrone.

Nel documento di presentazione dell'Istituto per lo sviluppo armonico dell'uomo Gurdjieff dice: "La psiche dell'uomo moderno è scissa in tre entità completamente indipendenti che non hanno alcun rapporto reciproco e che sono separate sia nelle loro funzioni che nelle loro manifestazioni. Questi tre centri (fonte della vita intellettuale, fonte della vita emotiva e il centro motorio o istintivo), anziché amalgamarsi interiormente nel modo normale per produrre comuni manifestazioni esteriori, marciano lungo strade diverse che raramente s'incontrano e perciò non concedono la minima possibilità di ottenere quello che in realtà si dovrebbe capire per mezzo della propria coscienza, malamente usata dalla gente moderna d'oggi.

E ancora: "L'uomo moderno rappresenta tre diversi uomini in un singolo individuo, il primo pensa in modo completamente isolato, il secondo Si limita ad aver sensazioni, il terzo agisce soltanto automaticamente, secondo riflessi stabiliti o accidentali delle sue funzioni organiche. Ciò deve portare a concludere che l'uomo non è padrone neanche di se stesso perché non solo non controlli questi centri, che dovrebbero funzionare completamente subordinati alla sua coscienza, ma non sa neppure quale di questi centri lo governi. L'uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa viene creato per mezzo suo, egli non realizza, ma qualcosa viene attuato attraverso di lui.

Nel percorso dell'evoluzione Gurdjieff suddivide la natura umana in sette categorie.

La maggior parte degli uomini si lascia dominare dagli istinti, da abitudini materiali, cioè dal corpo fisico. Questo è l'uomo numero uno. I1 suo comportamento è dominato da considerazioni di tipo materiale, la sua attenzione è rivolta alla quantità più che alla qualità, al concreto più che ai valori profondi.

Nell'uomo numero due prevalgono i sentimenti e le emozioni, entusiasmi irrazionali, antipatie e simpatie profonde, paure e speranze con scarso fondamento nella realtà; agisce fidandosi dei propri sentimenti.

Nell'uomo numero tre predomina la funzione del terzo centro, la sua mente predomina sul corpo e i sentimenti, c'è la propensione a risolvere i problemi più a parole che con i. fatti. Secondo Gurdjieff la maggior parte di noi appartiene ad una di queste tre categorie.

L'uomo numero quattro non è nato così ma lo diventa in seguito ad una serie di sforzi di carattere, sulla via della liberazione dal proprio egoismo e ha visto il proprio percorso nell'evoluzione; e un prodotto di lavoro di scuola, il suo livello é nettamente superiore all'uomo numero uno, due e tre, : egli ha soprattutto un centro di gravità permanente, e i centri psichici iniziano ad equilibrarsi ha un atteggiamento stabile nei confronti della vita.

L'uomo numero cinque ha avuto una trasformazione interiore che gli permette di acquisire un diverso tipo di natura, non più soggetto alle limitazioni dell'esistenza, possiede un io permanente e tutta la sua conoscenza appartiene a questo io; il suo corpo non muore con il corpo fisico.

L'uomo numero sei è il grande santo, possiede un corpo di natura superiore sede dell'intelletto oggettivo, che tuttavia può ancora perdere.

L'uomo numero sette è il sapere oggettivo, è libero da qualsiasi limitazione della propria individualità, possiede volontà, coscienza, un io permanente e immutabile, immortalità, individualità e tante altre proprietà che non è possibile definire.

Rispetto all'immortalità, secondo Gurdiieff l'uomo è un essere naturale con i semi potenziali dell'immortalità ma la cui crescita non è garantita. Secondo un insegnamento antico l'uomo che ha raggiunto il completo sviluppo possibile è composto da quattro corpi. Questi quattro corpi sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione e capaci di azione indipendente. Gurdjieff definiva il primo corpo fisico, nella terminologia cristiana il corpo carnale, il secondo, sempre secondo la terminologia cristiana, è il corpo naturale, il terzo è il corpo spirituale, e il quarto, nella terminologia del cristianesimo esoterico, il corpo divino. Secondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo il corpo astrale, il terzo il corpo mentale e il quarto il corpo causale. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza, il secondo è il cavallo, il terzo il cocchiere e il quarto è il padrone. I1 primo corpo, il corpo fisico, assicura tutte le funzioni necessarie per la sopravvivenza al secondo corpo; il corpo astrale, l'anima in rapporto al corpo fisico, si forma quando esiste una sovrabbondanza di sostanze che si cristallizzano, e, se ciò accade prima che l'uomo muoia, allora il corpo astrale sopravvive alla morte del corpo fisico. Anche il corpo astrale è soggetto ai suoi centri, e per questo deve essere educato a elaborare nuove sostanze. L'uomo che ha due corpi può, durante la sua vita, formare il terzo corpo. Quando i tre corpi lavorano insieme fissano le nuove proprietà acquisite formando il quarto corpo . Questo dà accesso a possibilità, che solo l'uomo autentico possiede e segna il raggiungimento massimo del suo sviluppo su questo pianeta. In una delle sue caratteristiche esemplificazioni Gurdjieff paragonava lo sviluppo dei quattro corpi ai processi che avvengono in un alambicco che contiene diverse polveri mescolate (i nostri io e le nostre multiple volontà). Se queste vengono riscaldate (lavoro su di sé, lotta tra i si e i no dell'uomo) si fondono e non sono più facilmente separabili, (formazione del secondo corpo) e se si aggiungono nuove caratteristiche come il magnetismo o la radioattività avremo un nuovo prodotto o una nuova sostanza (terzo corpo) che verrà poi definitivamente fissato (quarto corpo). E' certo che non esiste una scuola universale per ogni tipo di persona, da sempre esistono scuole corrispondenti alla divisione dell'uomo in uomo numero uno, due e tre. All'uomo numero uno corrisponde la via del fachiro, che lotta col corpo fisico; il fachiro deve sviluppare la volontà sul corpo per ottenere il potere, è una via di sofferenze con esercizi particolarmente forti; se queste sofferenze vengono superate attraverso la volontà c'è la possibilità di sviluppare il quarto corpo, ma le altre funzioni intellettuali ed emozionali rimangono allo stadio primitivo.

All'uomo numero due corrisponde la via del monaco, della devozione, del sentimento. I1 monaco lavora per lunghissimi anni nel tentativo di sottomettere tutte le emozioni e se riesce a farle confluire in una sola anche lui può raggiungere il quarto corpo.

L'uomo numero tre corrisponde alla via dello yogi: egli lavora sull'intelletto e solo cosi può raggiungere il quarto corpo, ma le sue emozioni e il suo corpo non ne avranno nessun beneficio. Certo che se non esistesse un'altra via saremmo messi veramente male. Per fortuna Gurdjieff ci parla della via dell'uomo astuto, ("1a quarta via"): quest'uomo conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono, e la cosa più bella e allo stesso tempo affascinante è che per seguire questa via non bisogna ritirarsi dal mondo, poiché le con dizioni naturali sono dell'uomo stesso, l'uomo deve comprendere, senza comprendere non può assolutamente percorrere la quarta via, ogni uomo deve assicurarsi da sé delle verità che gli renderanno possibile il lavoro simultaneo sul corpo fisico, emozionale e intellettuale. L'individualità nel senso di unità interiore, l'io permanente e immutabile, la coscienza, la volontà, possono appartenere all'uomo. Percorrendo la quarta via si deve sviluppare la consapevolezza e il ricordo di sé, attraverso la pratica dell'auto osservazione con vari esercizi. Gurdiieff ci parla dell'esercizio dello stop, che significa: darsi uno stop e dove sei con la faccia che hai, con i pensieri che hai, con le emozioni che hai ti dai uno stop e ti vedi in quel momento ti osservi e se noi siamo in ricordo di noi stessi lo stop può essere pressoché immediato, ma se non ci ricordiamo di noi, se siamo in un percorso pressoché automatico non riusciremo a fermarci, non c'eravamo, chi eravamo? Eravamo ciò che sta accadendo fuori di noi e quindi non riusciamo a fermarci. Perciò uno deve lottare contro le emozioni negative, contro il mentire, l'identificazione, il considerare, l'immaginazione. L'evoluzione non è un processo automatico, ma un processo cosciente; e quando percorriamo questo cammino dobbiamo fare attenzione a tutti i particolari; poiché il salto è brusco, la coscienza va in una zona inconscia. Noi viviamo in un sogno, con le nostre attese, le nostre aspettative, e se ci ricordiamo che stiamo sognando abbiamo qualche possibilità di svegliarci. Sogno significa che noi pensiamo di essere quello che noi siamo, il nostro livello di cultura e di civiltà vive di illazioni, di fandonie, di luoghi comuni, di inesattezze che noi chiamiamo la nostra cultura, la nostra storia. Tutto questo in grandissima parte è falso come i valori, giudizi, attitudini e chi ha il coraggio di dirlo apertamente esce dal gregge, viene additato come un matto ghettizzato, perché affronta direttamente la mente collettiva dicendogli la verità. E noi ricercatori, che utilizziamo questi codici pericolosi, lavoriamo in maniera pericolosa su di noi, pericolosa perché diventiamo cosci di essere in un sogno, perché abbiamo accettato per forza di cose una mente collettiva, ma ora siamo decidere di togliercela da dosso e di ricrearci una nuova esistenza, una nuova vita, una nuova consapevolezza di esistere. La nostra esistenza è in un universo che non conosciamo e noi non sappiamo perché noi siamo, non ci conosciamo, ma esistiamo così come tutto esiste e fluisce con una sua armonia, una sua bellezza, una sua infinità, e questo infinito in cui esisto è divino, sacro.


L'evoluzione umana secondo Teilhard de Chardin
di Aurelio Penna

Se vi è per l'umanità un ambito nel quale tutto dovrebbe risultare immutabile, tale è, almeno a prima vista, quello della religione. Qui infatti l'uomo si trova al cospetto delle realtà ultime, metafisiche, trascendenti, che, proprio per questo, dovrebbero rappresentare un punto fermo, assoluto, fuori dalla storia e quindi dalle mutazioni.

Invece è proprio sul terreno religioso che si assiste alle più macroscopiche e pervasive forme di evoluzione. Ciò accade a vari livelli: teologico, strutturale, personale. Un esempio del primo lo troviamo nella Bibbia, che è un insieme eterogeneo di varie decine di libri, scritti da autori diversi nell'arco di circa 1200 anni. In essa è possibile rilevare significative evoluzioni del pensiero teologico, a proposito della stessa concezione di Dio, dell'uomo, come pure del destino di questi dopo la morte. Un esempio di evoluzione strutturale lo rileviamo dalle varie espressioni con le quali si è concretizzato il cristianesimo, dal cattolicesimo all'ortodossia, al protestantesimo, con mutamenti sostanziali nella concezione dell'autorità e della natura della Chiesa stessa.

Un principio evolutivo è poi reperibile in modo palese nelle micro storie dei singoli credenti. Pensiamo al Buddhismo, nel quale l'uomo, attraverso una successione di reincarnazioni, giunge a concludere la propria parabola nel nirvana. Pensiamo in genere a tutte le religioni, nelle quali la dimensione del misticismo apre le porte ad un progressivo affinarsi della spiritualità dell'individuo, che nei casi estremi giunge a svaporare nell'infinitudine del Tutto.

Una delle teorizzazioni più audaci e suggestive del principio dell'evoluzione applicata alla realtà universale e all'uomo in particolare è quella dovuta a Pierre Teilhard de Chardin. Francese gesuita, vissuto tra il 1881 e il 1955, Teilhard de Chardin fu scienziato (geologo e paleontologo), filosofo e teologo di grande rilievo, pensatore di straordinaria ampiezza e originalità, volto a riconciliare il principio dell'evoluzione con la fede cristiana e insieme a restituire all'uomo una concreta speranza nel futuro. Il suo pensiero, certamente assai innovativo e sovvertitore rispetto alla tradizione cristiana, suscitò una dura e sospettosa reazione da parte del Vaticano e la censura ecclesiastica gli inibì sempre di pubblicare quegli scritti nei quali tenta di reinterpretare il cristianesimo in termini di cultura moderna, presentando una visione originale del cosmo, dell'uomo e del senso della vita, che prende le mosse dalla scienza e propone l 'uomo stesso come chiave e punta qualitativa più alta dell'universo. Nondimeno egli restò sempre fedele e obbediente alla sua chiesa, accettando con disciplina l'esilio culturale che gli fu imposto. I suoi scritti sul significato filosofico e teologico dell'evoluzione e sulla spiritualità cristiana videro la luce, in quindici volumi, solo dopo la morte; le opere più compiute sono Le milieu divin e Le phénomène humain.

Teilhard prende le mosse da una prospettiva evoluzionistica generalizzata e sviluppa il suo pensiero su tre differenti livelli. Al primo livello, scientifico, vi è un processo nel quale la materia, da uno stato di semplicità elementare, si fa complessa in corpi sempre più evoluti, fino all'apparire della vita che, in particolari condizioni, si manifesta per generazione spontanea, sulla terra e forse anche altrove. Il processo è governato dalla legge di complessità -consapevolezza, per cui a strutture organiche sempre più complesse corrisponde una sempre maggiore coscienza di sé, che raggiunge il massimo nell'essere umano, con il pensiero e la facoltà della riflessione, che fa riscontro al massimo di complessità organica, rappresentato dal sistema nervoso e dal cervello. Vi è pertanto una progressione, dalla "cosmogenesi", alla "biogenesi", alla "antropogenesi". Ciò dimostra che l'evoluzione, nell'universo, è direzionale: in un processo di milioni di anni questa ha come meta l'essere umano, con la sua consapevolezza, il suo pensiero, la sua capacità di amare.

Sorge qui spontanea la domanda: questo processo evolutivo direzionale si arresta con l'Homo sapiens oppure è in movimento verso ulteriori mete? Si giunge cosi al secondo livello, quello filosofico. Sembrerebbe illogico pensare che l'evoluzione termini con la creazione di una moltitudine di individui separati, se è vero che la storia del cosmo si manifesta come processo di unificazione. Ecco allora l'affascinante ipotesi di Teilhard, secondo la quale l'evoluzione continua, non più nella sfera della biogenesi, bensì in quella della mente e del pensiero, che egli chiama "noosfera". Le forze evolutive sono ora di natura spirituale, ossia conoscitive ed affettive ("energia amorosa"); esse unificano l'umanità, quasi fossero un sistema nervoso spiritualizzato. Il progresso umano diviene sinonimo di crescita nel1a consapevolezza, la consapevolezza di possedere un destino unitario. Attraverso un ulteriore processo di milioni di anni, la capacità di amore e di unione dovrebbe pervenire ad un punto Omega, fuori del mondo, in cui tutto converge e che fin dalle origini sovrintende il processo stesso. Teilhard tuttavia rifiuta il cieco determinismo: la crescita nella capacità di amore e di unione, infatti, presuppone anche una capacità di rifiutare tutto ciò. In questo modo viene introdotta nel sistema una possibilità di scelta, quindi un'opzione morale: è possibile decidere fra l'immobilismo e il trascendimento dello stato attuale.

In tal modo si perviene al terzo livello, quello teologico, che è poi specificamente cristiano. Teilhard postula una fonte d'amore personale, collocata fuori del processo evolutivo, un assoluto trascendente, capace di attivare l'energia amorosa del mondo e quindi dì condurre l'evoluzione universale al suo compimento. Egli identifica l'Omega dell'evoluzione con il Cristo della rivelazione, il quale è quindi insieme l'Alfa e l'Omega, il principio ed il fine di tutto, il Signore e la speranza dell'universo. In tale contesto, secondo l'autore, assumono piena significanza le espressioni bibliche degli apostoli Giovanni ("tutto trarrò a me") e Paolo ("tutto in tutti").

La fede in Cristo diventa così sorgente di energia inesauribile, che aiuta a compiere la scelta positiva per la "grande opzione" a favore di una collaborazione cosmica.

Il tradizionale e statico concetto biblico di creazione viene dilatato a quello di trasformazione creatrice, mentre si impone un ripensamento della concezione del male (come espressa simbolicamente nel racconto del peccato originale).

Anche la cristologia viene vista in un'ottica nuova; la redenzione non è più tanto un'espiazione sulla croce per le colpe commesse dall'uomo, quanto piuttosto una divinizzazione dell'uomo e del creato.

Il pensiero di Teilhard de Chardin ha indubbiamente sovvertito gran parte della tradizione biblica e cristiana e questo rende comprensibili le resistenze e le ripulse cui ha dato luogo; d'altra parte è anche vero che esso ha esercitato una sensibile influenza sia all'interno della stessa Chiesa cattolica (Concilio Vaticano II, enciclica Populorum progressio), sia in larghi ambienti esterni alle religioni tradizionali. Indubbiamente tra gli aspetti più interessanti della concezione teilhardiana vanno annoverati sia l'unione della storia dell'uomo con quella della natura, sia il concetto di partecipazione attiva da parte dell'umanità all'opera creatrice di Dio.


 

Il modello evolutivo della coscienza
un'intervista a Osho di Nitamo Montecucco

in "scienza e meditazione", Oregon, USA, 1985

Domanda: potresti esporci il tuo modello evolutivo di coscienza?

Osho: "I1 termine inconscio è stato usato per la prima volta in Occidente da Sigmund Freud. Costui non sospettava nemmeno che in Oriente, nelle nostre antiche scritture, parliamo di questa idea dell'inconscio da 5000 anni almeno. Quindi Freud pensava di aver scoperto qualcosa di nuovo. Jung poi scoprì che se vai più in profondità nell'inconscio troverai l'inconscio collettivo. Anche di questo siamo stati consapevoli per secoli, in Oriente. Di un'altra cosa ancora siamo stati consapevoli, che l'Occidente deve ancora scoprire: se vai oltre l'inconscio collettivo, troverai l'inconscio cosmico, il che è assolutamente logico. La dimensione cosciente è individuale, l'inconscio è impersonale, l'inconscio collettivo rappresenta tutto ciò che ti ha preceduto, contiene l'intera storia della mente umana. Ma la base, le fondamenta non possono essere queste. Più in profondità vi è l'inconscio cosmico, che è la mente dell'esistenza tutta. Questi sono i gradini che trovi verso il basso, scendendo in profondità: inconscio, inconscio collettivo, inconscio cosmico. Questi sono i tre livelli al di sotto della mente cosciente. Esattamente allo stesso modo vi sono tre gradini o livelli al di sopra della mente cosciente, che nessuno in Occidente ha mai sfiorato, nemmeno con il pensiero.

Al di sopra della mente cosciente vi è un livello che io definisco super-conscio (super consciousness) o di non mente.

E' il parallelo dell'inconscio, che si trova al di sotto della mente cosciente, mentre questo si trova sopra la linea della coscienza. E' un livello impersonale anche questo, con la differenza che ne sei pienamente cosciente. E' situato al di sopra della mente cosciente e lo puoi chiamare non - mente o super-conscio. Non - mente perché non vi sono pensieri, ma un silenzio assoluto. Molti meditatori si fermano a questo livello, pensando di essere arrivati. In Oriente vi sono alcune religioni che si sono fermate allo stadio della non mente, così come Sigmund Freud si è fermato all'inconscio e non si è mai preoccupato di andare più in profondità. Ci sono stati dei ricercatori spirituali che hanno cercato di andare ancora più su. Andando oltre il super-conscio trovi il super-conscio collettivo o mente super-cosciente collettiva. Questo super-conscio collettivo è l'esatto equivalente, verso l'alto, dell'inconscio collettivo. In questo stato di coscienza hai l'esperienza di non essere separato, ma di essere parte di una sfera di coscienza, che si trova al di sopra della biosfera che circonda la Terra e di cui tu sei parte intrinseca. Questa esperienza ti rende consapevole dell'unità della coscienza. Alcune religioni si sono fermate al super - conscio collettivo così come Jung si è fermato all'inconscio collettivo. Ancora più su vi è il super conscio cosmico, che ti fa sentire tutt'uno non solo con la coscienza, ma con l'intera esistenza in quanto tale. Questo è il punto in cui si può avvertire ciò che Patanjali chiama il Samadhi. La parola Samadhi indica uno stato in cui tutti i problemi sono risolti, tutte le domande si sono dissolte e sei pervenuto ad uno stadio che non conosce alcun problema, alcuna domanda, che è eterna beatitudine. Questo è lo stato che può essere chiamato "natura divina", perché sei tutt'uno con l'intera esistenza. La psicoterapia occidentale si è inoltrata soltanto nei gradini inferiori della scala ed il motivo di questo è dovuto al fatto che la psicologia occidentale è iniziata dallo studio di gente malata, di individui che soffrivano di disturbi mentali, che si situavano quindi nei gradini più bassi pertanto si è sempre più inoltrata nella scoperta di questi gradini inferiori. La psicologia orientale si è limitata semplicemente a menzionare l'esistenza di questi gradini come qualcosa da evitare, ma non li ha studiati a fondo. In Oriente non è stato compiuto alcuno studio dettagliato a proposito di questi gradini inferiori, ci si è limitati a citarli. Al contrario, in Oriente i tre livelli superiori sono stati oggetto di studio accurato, perché venivano studiati i meditatori, non la gente malata. Poiché l'oggetto di studio era diverso, l'intero approccio si rivelò diverso: osservando i meditatori, la psicologia orientale divenne consapevole del super - conscio, del super-conscio collettivo, del super-conscio cosmico. Si sono inoltrati in stati di coscienza più sani, trovando sempre nuove strade su cui proseguire il cammino. Sfortunatamente la psicologia occidentale ha avuto inizio studiando individui malati ed è giunta a scoprire l'inconscio collettivo, e un giorno scoprirà anche l'inconscio cosmico.

Tutto l'operato degli psicologi occidentali consiste oggi nel riportare l'individuo malato alla normalità, ad un accettabile livello di consapevolezza, il che viene ritenuto di grande importanza. In Oriente questo è lo stadio da abbandonare, da lasciarsi dietro le spalle, in Occidente invece quello è il livello da raggiungere..."

Domanda: "Mi sembra che la tua opera sia quella di creare negli esseri umani la possibilità di crescere e di fare esperienza in entrambe le direzioni .

Osho: "Certo, devo seguire entrambi i percorsi ed il mio lavoro è il più complesso che sia mai stato tentato: pulire attraverso le terapie i livelli inconsci, per poi elevare la consapevolezza attraverso la meditazione. Voglio che i miei sannyasin (discepoli) diventino consapevoli di tutti questi sette stadi: uno è quello in cui vi trovate, tre sono sotto il livello cosciente e tre sopra. Di questi sette livelli tre devono essere evitati e tre devono essere alimentati e ognuno dovrebbe continuare a procedere verso il settimo.

Sto quindi operando in entrambe le direzioni: con le terapie stiamo cercando di pulire gli episodi oscuri dell'essere e con le meditazioni cerchiamo di dischiudere le potenzialità racchiuse nei 1ivelli superiori dell'essere, e questo può essere fatto contemporaneamente.

Se un individuo rimane soltanto normalmente cosciente non è qualcosa di cui vantarsi tanto...

Se cade al di sotto del livello cosciente, il che è molto facile, visto che la linea di separazione non è molto netta e di notte penetri nell'inconscio, i tuoi sogni penetrano alle volte nell'inconscio collettivo e diventi un leone, il che non è altro che il ricordo di qualche vita passata in cui avevi quella forma.

Puoi anche diventare una pietra, anche se è piuttosto raro... Non ho mai incontrato nessuno che abbia fatto questa esperienza, che starebbe a significare il raggiungimento dell'inconscio cosmico, perché la pietra è nello stadio di inconscio cosmico. Ma la linea di separazione non è molto netta, la consapevolezza è fluida: perfino durante il giorno, se sei seduto da qualche parte, cominci a sognare ad occhi aperti, il che non appartiene al tuo livello cosciente, ma è il tuo inconscio che si rivela prendendo il sopravvento sulla mente conscia. A volte accade che dei frammenti di coscienza dai livelli superiori schiudano le loro porte, perfino alla gente più comune. Magari te ne stai seduto sulla spiaggia a guardare il tramonto e tutto ad un tratto hai la sensazione di essere più sensibile. All'improvviso avverti la bellezza di quel tramonto, come non ti era mai successo prima. Hai la sensazione di essere più cosciente. Ogni suono, le onde che accarezzano la superficie, ogni cosa diventano improvvisamente così cristallini, chiari come non lo sono mai stati. Qualcosa del super-conscio, la non-mente, è disceso nella tua normale consapevolezza, è penetrato in te".

Domanda: "E' ciò che Maslow definisce peak-experiences ?"

Osho: "Si, è esattamente ciò che Maslow definisce peak-experience. Può accaderti mentre fai l'amore e provi un'esperienza orgasmica. Si tratta semplicemente di una discesa del super-conscio, della non-mente, che prende possesso della tua mente ordinaria, ma non è un fenomeno che puoi controllare, non dipende da te, quindi può giungere ed andarsene in qualsiasi momento. A volte non c'è alcuna ragione o causa, sei seduto in silenzio e all'improvviso ti senti trasportato, avvolto da una singolare bellezza, pervaso da una immensa gioia senza motivo, E questo è soltanto il secondo livello oltre la normalità, non è niente paragonato al super-conscio collettivo e il super-conscio collettivo non è niente paragonato al super-conscio cosmico.

La psicologia sarà una scienza completa e totale quando comprenderà tutti i sette livelli dell'uomo.

La mia definizione dell'uomo è (Zorba il Buddha): Zorba consiste solo nei primi quattro stadi, la mente ordinaria ed i suoi tre livelli inferiori. Buddha consiste dei tre livelli superiori. Tutte le vecchie religioni hanno cercato di creare una spaccatura per cui i livelli inferiori si dovrebbero negare e si dovrebbero accettare solo i livelli superiori, perché solo questi sono autenticamente spirituali, mentre i livelli inferiori sono animali. Per me invece bisogna comprendere il Tutto, osservarlo, esserne testimoni, fondere i vari livelli in una unità e solo allora l'uomo sarà integro, totale.

La mia definizione di quest'uomo è Zorba il Buddha, e questa è la mia visione dell'uomo futuro".


Il superuomo: così parlò Zarathustra
di Friedrich Nietzsche

Così parlò Zarathushtra:

Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia.

Ecco, io vi insegno il superuomo!

Il superuomo è il senso della terra. Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra!

Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze!

Lo sappiano o no: costoro esercitano il veneficio.

Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire! Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrilegi.

Commettere il sacrilegio contro la terra, questa oggi è la cosa più orribile.

Zarathustra guardò meravigliato la folla. Poi parlò così:

L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi.

La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto.

Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poiché essi sono una transizione.

Io amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il proprio tramonto.

Io amo colui l'anima del quale trabocca da fargli dimenticare se stesso, e tutte le cose sono dentro di lui: tutte le cose divengono così il SUO tramonto.

Io amo colui che è di spirito libero e di libero cuore: il SUO cervello, in tal modo, non è altro che le viscere del cuore, ma il suo cuore lo spinge a tramontare. Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una ad una dall'oscura nube incombente sugli uomini: essi preannunciano il fulmine e come messaggeri periscono.

Ecco, io sono un messaggero del fulmine e una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo.

E' tempo che l'uomo fissi la propria meta. E' tempo che l'uomo pianti il seme della speranza più alta.

Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.

E così parlò al suo cuore:

Una nuova luce è sorta al mio orizzonte: compagni di viaggio mi occorrono e vivi, non compagni morti e cadaveri, da trascinare dove io voglio.

A portar via molti dal gregge - per questo io sono venuto. Pieni di collera verso di me, hanno da essere il popolo ed il gregge: predone vuol essere chiamato dai pastori, Zarathustra.

Guarda i credenti di tutte le fedi! Chi odiano essi massimamente? Colui che spezza le loro tavole dei valori, il distruttore, il delinquente - ma questi è il creatore.

Compagni per il suo viaggio cerca il creatore e non cadaveri, e neppure greggi e fedeli. Compagni nella creazione cerca il creatore, che scrivano nuovi valori, su tavole nuove.

Compagni cerca il creatore, tali che sappiano affilare le falci. Distruttori li chiameranno e dispregiatori del bene e del male. Essi invece sono i mietitori che celebrano la festa.


Esperienze "di vetta"
di Paola Giovetti

Ai giorni nostri sono ormai molto note le cosiddette esperienze di premorte, cioè le visioni di coloro che per vari motivi si sono trovati alla fine della vita e sono poi stati recuperati dai medici. Tali esperienze presentano, indipendentemente da razza, ambiente e condizionamenti socio - culturali, molti elementi comuni, che portano a ritenere che si tratti di qualcosa di più di sogni o allucinazioni: il morente infatti sperimenta se stesso staccato dal corpo fisico, che considera con notevole disinteresse, è immerso in uno stato di serenità e pace, si vede venire incontro persone care precedentemente defunte, rivede "il film della vita", è consapevole di trovarsi in una dimensione fatta d'amore.

In tempi recenti sono state raccolte migliaia di testimonianze di questo genere e si va alla ricerca di conferme indipendenti di tale fenomenologia. Una delle più suggestive è senza dubbio quella del dr. Albert Heim, un geologo svizzero che alla fine del secolo scorso, in seguito a un'esperienza personale che l'aveva sensibilizzato alla tematica, condusse un'inchiesta tra coloro che erano stati in punto di morte per cadute in montagna. Le esperienze personali del dr. Heim e quelle dei suoi intervistati sono in piena corrispondenza con quelle alle quali la ricerca moderna ci ha abituati: assenza di dolore, benessere, sensazioni di pace e serenità. Il dr. Heim presentò il suo studio veramente pionieristico all'Associazione Alpina Svizzera, che nel 1892 lo pubblicò nel suo Bollettino. Ecco come il geologo presenta il suo lavoro:

"Presentando ai lettori del Bollettino una piccola ricerca sulla morte per caduta, non intendo elencare una serie di storie spaventose e dolorose; e neppure intendo descrivere i singoli casi. Il mio scopo è studiare scientificamente questi eventi e mostrare che essi sono a volte spaventosi per chi vi assiste, ma non per chi li vive personalmente. Io mi propongo di trattare in particolare un punto di estremo interesse, e cioè quali sono state le sensazioni dell'infortunato nei suoi ultimi momenti di vita? Su questo punto ci si fanno spesso le idee più spaventose, si pensa a sensazioni di grande disperazione, di terrore, di spaventoso dolore fisico: le cose però non stanno così! Non fa molta differenza che la caduta avvenga su una parete rocciosa, sul ghiaccio o sulla neve, o sia dovuta a una valanga o anche a una caduta: le sensazioni soggettive di chi precipita sono le stesse. E il medesimo discorso vale per chi precipita da un'impalcatura, da un precipizio o da una scala; per chi viene travolto da una vettura, per chi annega o cade in combattimento. Tutti costoro, come è stato possibile constatare, provano le stesse sensazioni e affrontano la morte con gli stessi sentimenti. Si dirà che chi muore in questi incidenti non ha più la possibilità di raccontare quello che ha provato, ed è vero. Tuttavia coloro che sono sopravvissuti possono testimoniare anche per coloro che invece sono morti, in particolare quelli che hanno avuto una perdita di coscienza. A livello di sensazioni, perdita di coscienza e morte sono la stessa: cosa. Chi non si riprende dallo svenimento e muore, non ha più la possibilità di raccontare; chi invece si sveglia, riemerge come dalla morte e può raccontare esattamente com'è la morte per improvviso incidente: costui in vita sua muore quindi quantomeno due volte."

Il dr. Heim informa poi che da oltre 25 anni sta raccogliendo questo materiale, constatando che nella grande maggioranza degli infortunati (circa il 95%) si possono verificare, indipendentemente dal livello culturale, gli stessi fenomeni.

In quasi tutti, al cospetto della morte, si instaura il medesimo stato d'animo, che fra l'altro è diversissimo da quello che si potrebbe generalmente pensare. Tale stato d'animo viene dal dr. Heim così descritto: "Non viene avvertito alcun dolore e si prova pochissima paura: ci si spaventa nettamente di più di al cospetto di pericoli minori. Nessuna angoscia, nessuna disperazione, nessun dolore, ma tranquilla accettazione, profonda rassegnazione, sicurezza spirituale e rapidità di valutazione. L'attività; mentale è enorme, cento volte più veloce e intensa del normale: non viene percepita nessuna confusione e l'eventualità di una vita d'uscita viene valutata in modo chiaro e oggettivo. Il tempo sembra dilatarsi. Si agiste con rapidità fulminea e le idee che vengono sono quelle giuste. In numerosi casi avviene una visione improvvisa di tutto il proprio passato; infine chi precipita sente sovente bella musica e ha la sensazione di esser librato in uno splendido cielo azzurro con nuvolette rosa. Poi la coscienza si estingue senza alcuna sensazione dolore in genere nel momento dell'impatto, che però al massimo viene avvertito acusticamente, mai come dolore. Dei vari sensi, l'udito è probabilmente quello che si estingue per ultimo..."

Il dr. Heim cita poi, a titolo di esempio, alcune esperienze, tra cui quella di un collega, il dr. J. Sigrist, caduto dalla vetta del Karpfstock, e la sua personale. Ecco, con le parole stesse del protagonista, l'esperienza del collega: "La caduta non fu affatto accompagnata da sensazioni di paura; al contrario, mi sembrava di

venire trasportato giù nel modo più gradevole e durante tutta la caduta rimasi in piena coscienza. Considerai senza timore e angoscia la mia situazione e il futuro della mia famiglia, che avevo coperto con una buona assicurazione

e tutto questo con una rapidità veramente insolita. Non smisi di respirare e soltanto il violento impatto sulla parete rocciosa coperta di neve mi tolse senza alcun dolore la coscienza. Non sentii le ferite alla testa e agli arti. Non potrei immaginare una morte più lieve e più bella. Il risveglio tuttavia portò con sé sensazioni tutte diverse!"

La personale "avventura" del dr. Heim risale al 1871 e avvenne quando il geologo insieme al fratello e ad altri tre scalatori stava scendendo dal Santis ancora coperto di neve.

Heim aveva a un certo punto perso l'equilibrio ed era precipitato per venti metri: "Sentii i colpi della mia testa e delle spalle sul pendio roccioso, e sentii anche il colpo cupo quando toccai terra dopo venti metri di caduta libera. Dolore non ne sentii che dopo circa un'ora. Durante la caduta formulai un'infinità di pensieri, tutti coerenti e chiari, e non simili a quelli che si fanno in sogno. Dapprima considerai la possibilità che avevo di cavarmela, ricordai che avevo in tasca una bottiglietta di acido acetico che mi sarebbe potuto servire: feci ben attenzione a non perdere il bastone da montagna, che anch'esso avrebbe potuto essermi utile, mi tolsi gli occhiali e li gettai via per non ferirmi gli occhi. Considerai le conseguenze della mia caduta per i miei cari e per i miei compagni di spedizione, e mi dissi che appena arrivato a terra, anche se fossi stato ferito gravemente, avrei dovuto gridare con tutte le mie forze: 'non mi sono fatto niente!', in modo che non si spaventassero troppo e fossero meglio in grado di raggiungermi. Vidi anche la notizia della mia morte giungere ai miei e li consolai col pensiero... Poi, come su un palcoscenico, vidi tutta 1a mia vita passata in innumerevoli immagini: io stesso ne ero l'attore principale, tutto era trasfigurato in una luce celestiale e tutto era bello e senza dolore, senza paura e senza angoscia. Anche il ricordo delle esperienze tristi era nitido, tuttavia non malinconico. Non c'era lotta né contrasto alcuno, anche il contrasto era divenuto amore. Mi sentivo sempre più circondato da un meraviglioso cielo azzurro e intanto volavo libero nell'aria e vedevo sotto di me un campo di neve... Poi sentii un colpo cupo e la mia caduta ebbe fine. Ebbi in quel momento la sensazione che qualcosa di nero mi passasse davanti agli occhi e con tutte le mie forze gridai più volte: Non mi sono fatto niente!..."

In realtà il dr. Heim era rimasto svenuto almeno mezz'ora; la neve evidentemente attutì l'impatto, così che se la cavò con danni fisici relativamente modesti.

Come si è detto all'inizio, il dr. Heim raccolse per anni esperienze di persone cadute in montagna, e forte della sua lunga inchiesta, conclude il suo studio con queste parole: "Confrontando la mia esperienza con tante altre di cui sono venuto a conoscenza, posso affermare che la morte per caduta è soggettivamente una bella morte. Avviene in piena coscienza, senza malattia, senza paura e senza dolore, in completa attività mentale e sensoriale.

Chi è caduto in montagna ed è morto ha visto come ho visto io nei suoi ultimi momenti il suo passato trasfigurato. Ha pensato con amore ai suoi cari; ha udito musica celestiale, ha provato un senso di pace :e serenità, ha volato in un cielo azzurro e rosa, dolcemente, beatamente, pacatamente, e poi di colpo tutto è finito: il silenzio. L'incoscienza si presenta spontaneamente, senza sofferenze e in questo stato un secondo e un millennio sono identici: per noi, sono un Niente!"

Volutamente, Heim nel suo studio non affronta le spiegazioni di questo fenomeno, si limita ai fatti e alle testimonianze. Alla luce delle nostre odierne conoscenze sulle esperienze in punto di morte, lo studio del geologo Albert Heim acquista però un significato particolare e viene ad aggiungersi, come un tassello in un mosaico, a quanto finora sappiamo sulla "terra di nessuno" tra aldiquà e aldilà.


La psicologia dei Buddha e i sette livelli di realizzazione

di Osho Rajneesh

In passato non esisteva alcuna scienza psicologica della patologia umana: non esisteva il primo livello della psicologia.

Nessuno se ne curava perché la malattia poteva essere scacciata senza entrare nei suoi meccanismi psicologici. Non c’era bisogno di fare nulla. In Oriente esistevano alcune tecniche e tuttora esistono che semplicemente ponevano nel nulla il disturbo. I matti venivano mandati nei monasteri, presso maestri spirituali, presso religiosi. In Oriente non c’erano gli psicanalisti, c’erano i maestri. Lo scopo non era curare la mente, lo scopo era trascendere la mente. Ma una cosa è aiutare un matto ad uscire dalla follia e altra cosa è creare una scienza psicologica della follia. Per fare questo occorre un approccio scientifico. In Occidente Freud, Jung, Adler e altri hanno creato il primo livello di scienza psicologica: la psicologia della patologia. Magari non sono stati d’aiuto alle persone che erano nei guai, ma hanno creato un solido terreno scientifico sul quale la seconda psicologia - la psicologia dell’uomo sano - può crescere.

Questo secondo livello, sviluppato da Maslow, Fromm, Janov e altri, sta attraversando ora i tormenti della nascita. E’ un approccio affermativo, che non pensa in termini di malattia ma in termini di salute, sostanzialmente non preoccupato della patologia ma della crescita di un essere umano integro.

Questo secondo livello della psicologia ha preparato la strada dello sviluppo del terzo livello della scienza psicologica: la psicologia dei Buddha.

Sono esistiti i Buddha, milioni di individui hanno raggiunto la condizione di Buddha, ma una scienza psicologica dei Buddha non è stata finora possibile. Nessuno ha mai tentato di fare ricerca sulla mente ridestata, di creare una disciplina scientifica. La condizione di Buddha è esistita come un fenomeno individuale che nessuno ha tentato di studiare scientificamente.

Gurdjieff è stato il primo a tentare di sviluppare il terzo livello della psicologia ma ha fallito. Era un mistico, egli stesso era un Buddha, ma ha dovuto fare riferimento ad uno dei suoi discepoli P.D. Ouspensky, per convalidare scientificamente e costituire una disciplina da quello che era la sua conoscenza…

Ci sono almeno sette tipi di persone al mondo, così devono esserci almeno sette Buddha. Devono essere studiati molto profondamente, uno per ciascun tipo. Tutti e sette i tipi dovranno essere compresi. Finché tutti e sette i tipi non verranno studiati veramente a fondo, passo per passo, strato per strato, il terzo livello della scienza psicologica, la psicologia dell’illuminazione non potrà essere formulata.


Nuovi e vecchi sciamani
di Italo Bertolasi

Lo sciamano è un uomo coraggioso che sfida l'ignoto e i misteri della nostra esistenza. Un mistico che riesce a curarsi da dolorose malattie iniziatiche e laceranti crisi esistenziali che lo trascinano al limite della follia. Un artista che inventa psicodrammi e danze estatiche per rinsaldare il gruppo e perpetuare così i miti del clan. È uno psicologo contadino che ristabilisce l' equilibrio armonioso tra il "dentro" e il "fuori", tra il corpo e l'anima, tra l'uomo e gli dei. È un medico e un erborista che conosce le "piante maestre" officinali e psichedeliche. Un econauta che "naviga" nella natura selvaggia spiando gli animali eletti a spiriti guida. L'aquila insegna agli sciamani della Siberia il "volo magico" in paradiso. I "tusu guru" Ainu hanno come "maestro" di danza l'orso e il salmone. Gli sciamani amazzonici imitano alla perfezione il canto degli uccelli e per diventare forti e invincibili come gli animali della giungla si adornano di piume colorate e di orchidee. Per "guardare dentro e guardare fuori verso un mare di stelle" gli indios Yanomani bevono il tè allucinogeno di Ayahuasca ricavato dalle liane della Banisteripsis Caapi e gli sciamani amerindi usano il "peyote", un cactus psichedelico. I sadu indiani India fumano il polline della Cannabis Sativa e i visionari della Siberia ingeriscono l'Amanita muscaria, un fungo allucinogeno ricco di muscarina e miscimolo, tossici e psicoattivi.

Lo sciamano indossa un abito rituale che è anche una corazza antidemoni, una mappa di simboli cosmici e di itinerari metapsichici. Alcuni si credono maghi del clima e re delle piogge che assicurano caccia e raccolti.

In un revaival dell'arcaico e della spiritualità poeti come Rimbaud e Henry Miller, antropologi famosi come Claude Lèvi Strauss, esploratori della coscienza e della bioenergetica come Jung, Groddeck e Reich e artisti come Picasso, Grotowski e Julian Beck li hanno "spiati", studiati e ammirati. Perché come scrive Claudine Brelet: "per noi occidentali la ricerca sciamanica è un viaggio non dissimile alla fuga dei bimbi e degli adolescenti, ma anche degli adulti che, avidi di scoprire il mondo, lasciano la gabbia delle città per aprirsi ai venti. Per lasciarsi trascinare dalla sinfonia della natura che li strega e li affascina". Aggiunge l'etnobotanico e studioso dell'umanità Terence Mc Kenna: "un rinnovato sciamanesimo è l'ultima buona speranza per riattivare i canali di comunicazione diretti con l'Altro, con la "mente" della Natura. Un rinascimento del nostro rapporto arcaico con le piante maestre (e con gli sciamani) potrebbe creare i nuovi modelli di vita del XXI° secolo, così come il computer (e la velocità delle comunicazioni) è il modello dominante di questo tardo XX° secolo".

Ma oggi dove sono finiti gli sciamani? Con la distruzione delle foreste, della wilderness e il genocidio delle popolazioni aborigene anche lo sciamano, uomo "arcaico" e supersensibile, sta scomparendo. Lo sciamano esprime la spiritualità, l'arte, la scienza delle culture più povere della terra, sconfitte dai colonialismi e dai nazionalismi. Nel mondo d'oggi senza bibbie e gran monasteri, senza sponsor miliardari e senza pubblicità sui mass media, lo sciamano non riesce a raccontarsi e perciò a esistere. E le nuove generazioni del "terzo mondo" che inseguono le "vecchie" idee del consumismo e delle mode americane non ne vogliono più sapere di diventare sciamani.

Ma quando tutto sembra perduto il mondo è di nuovo a una svolta. La caduta di ideali politici e dei miti di un eterno benessere ha creato un profondo disagio e una curiosità verso nuovi modelli di vita che contemplino la spiritualità e piani evoluti di coscienza. Ecco allora, con la New Age , ritornare di moda i nostri sciamani. Un interesse alimentato dai testi sacri di Castaneda, dal "Tao della Fisica" di Fritjof Capra, dai vangeli della beat generation: "Pellegrinaggio in Oriente" e "Siddharta" di Hermann Hesse, dal trattato di etnobotanica mistica "Il nutrimento degli dei" di Terence Mc. Kenna e oggi dai sei milioni di copie della "Decima Illuminazione" di James Redfield.

Da pochi anni è nato in America l'UTA - Urgent Tribal Assistance - un progetto internazionale a tutela della cultura sciamanica in aree a rischio. Si vogliono abbattere le barriere culturali e finanziarie e la "congiura di silenzio" che circonda lo sciamanesimo. La fondazione paga dei vitalizi a degli sciamani eletti " patriarchi dell'umanità " che sono studiati e difesi come patrimoni culturali del mondo. Tra i beneficiari di questo premio c'è un'anziana "mamas" della tribù colombiana dei Kogi, una sciamana della Siberia e il "lapa" Wangchuk, un esorcista tibetano che vive nel campo profughi di Tashi Palkiel in Nepal.

Anche in Europa e in Italia girano ormai con i loro tamburi i primi sciamani "bianchi". John Perkins ex manager di successo e fondatore dell' "Earth Dream Alliance" che difende le foreste dell'Amazzonia si è fatto educare dagli indios Quechua delle Ande e dai Shuara dell'Amazzonia. Ha scritto due libri: "Psiconavigation" dove insegna a viaggiare al di là del tempo e all'interno dell'anima e "The stress free habit" dove elenca pratiche antistress e altri consigli salutisti dei suoi amici sciamani. Nei suoi workshops ci guida a stati di rilassamento profondo e alla ricerca dei nostri spiriti guida e animali totem.

Frank Natale dopo un noviziato da guru famosi - Muktananda e Krishnamurti - fonda in America la "Phoenix House" dove si assistono giovani sbandati e drogati. Nella foresta amazzonica riceve un'iniziazione sciamanica e dopo una folgorazione decide di insegnare nel mondo la "trance dance", danza sciamanica. Con gli occhi ricoperti da una bandana e accompagnati da tamburi ci si abbandona a un movimento autogeno e curativo che nasce dal cuore e che esprime la nostra voglia di vivere e la nostra "danza sacra". Ci dice Frank Natale: "Nella trance dance siamo liberi di danzare e gioire alla vita con libertà, senza chiedere il permesso a nessuno. Allora non esistono più peccati, non esiste morale. Il grande errore è quello di non volersi bene, di danneggiarsi qualche volta così profondamente da privarsi dell'autostima e dell'amore per se stessi". Suonare il tamburo sciamanico e danzare e viaggiare ai "confini del mondo" ci fa ritrovare la forza dell'Assoluto che è in noi. E si comprende che tutto quel nostro cercare è già di per sé un trovare. Il nuovo sciamano del terzo millennio è un nuovo Siddharta sempre in cammino: " non per cercare un'altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n'è alcuna, ma per abbandonare dottrine e maestri e raggiungere da solo la mia meta o il morire". Un uomo che si risveglia come un re al centro del mondo e si guarda attorno per la prima volta come un neonato: " Il cielo pareva fluire lentamente come i fiumi. Immobile stava il bosco e la montagna e in mezzo v'era lui Siddharta. Bello era il mondo, variopinto, raro e misterioso era il mondo ! ".

 


L'uomo sconosciuto - La misteriosa nascita di una nuova specie umana
di Yatri

a cura di Francesca Rabuffi

Da "Unknown Man - The misterious birth of a new species", Simon and Schuster ed.

"L'uomo sconosciuto" è la prima dichiarazione da parte di una nuova specie che sta nascendo sulla terra. L'ultima volta che capitò un simile evento fu 35mila anni fa, quando ci fu l'evoluzione della scimmia ad Homo Sapiens. L'autore del libro ha raccolto una grande casistica sia di tipo scientifico, che mistico, per supportare il proprio assunto: una nuova specie emergerà dal seme rimasto dormiente per millenni della nostra eredità genetica. Il libro rivela come l'umanità sia ricca di capacità miracolose rimaste fino ad oggi ancora sconosciute, ma che, una volta scoperte, cambieranno radicalmente la nostra condizione, permettendoci di vivere in quello "stato naturale" fino ad oggi riservato a pochi eletti. Negli ultimi 20 anni, il mondo occidentale ha cominciato a valutare in un'ottica completamente diversa gli insegnamenti dei mistici orientali e quei valori e quelle tradizioni, troppo a lungo ignorate in favore di un pensiero razionale e strettamente scientifico. Le moderne scoperte scientifiche ben si accompagnano all'antica saggezza dei mistici e questo libro se ne serve per dimostrare l'esistenza di funzioni evolutive più sofisticate, esistenti all'interno del nostro sistema ghiandolare, del nostro cuore e del nostro cervello, funzioni che - una volta attivate - possono portare l'uomo in quello stato di "illuminazione naturale", tipico dei grandi maestri, come Buddha, Lao Tzu, Ramana Maharshi e altri, pionieri di quel tipo di vita illuminata, che è la chiave del prossimo passo evolutivo dell'uomo.

Mescolando abilmente scienza e misticismo, fatti e supposizioni, l'autore crea un vivido e sorprendente ritratto dell'uomo che verrà e di come noi - ormai vecchi Homo Sapiens - dobbiamo prepararci per ciò che verrà.

Funzioni non utilizzate della specie umana:

1. Ci sono delle funzioni sconosciute all'interno del cervello di cui la scienza moderna comincia solo oggi a sospettare l'esistenza. Eppure, queste stesse funzioni erano già state chiaramente spiegate dalla scienza e dai mistici in molte parti dell'Europa e del Medio Oriente 2500 anni fa.

2. Queste potrebbero essere legate a un più alto stato di coscienza e sembrano avere un significato all'interno dello sviluppo evolutivo dell'uomo.

3. La nostra specie ha generalmente ignorato queste funzioni e le ha lasciate dormienti scegliendo un sentiero evolutivo che ci ha portati ad un punto morto.

4. La specie umana ora deve affrontare una crisi di deprogrammazione e una revisione radicale della vera natura della situazione.

Testimoni evolutivi

Ci sono stati rari e isolati esempi di individui che, quasi per caso, hanno varcato una particolare soglia evolutiva e ritenuto di sapere qual è l'obiettivo evolutivo della specie. Questi pionieri ci spiegano chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Si delinea una comune convergenza tra diverse testimonianze evolutive. Informazioni dettagliate, provenienti da tradizioni e culture molto diverse, hanno dunque qualcosa in comune. I1 maggior comune denominatore è la spiegazione dell'evoluzione dell'uomo attraverso sette livelli di coscienza evolutiva. Recenti modelli scientifici occidentali hanno inoltre notevoli aspetti in comune con quelli delle antiche visioni mistiche. Qualche scoperta sembra già indicare quale sarà la prossima tappa dell'umanità.

Le condizioni per un cambiamento evolutivo

1. E' ormai un fatto riconosciuto che ogni cambiamento evolutivo è scatenato da una crisi ambientale di qualche tipo, come un cambiamento drastico della temperatura, un'esplosione demografica, un'alterazione del clima, o un impoverimento dell'habitat naturale. Attualmente noi dobbiamo affrontare tutti questi fattori simultaneamente.

2. Le scoperte tecnologiche e scientifiche stanno accelerando oltre le nostre capacità e la nostra saggezza nell'utilizzarle, e di conseguenza potremmo essere proiettati verso una catastrofe senza precedenti, se non facciamo un salto di qualità nella comprensione delle cose.

3. Almeno sette delle esplosioni tecnologiche e culturali degli ultimi quattro decenni sono sufficientemente importanti da denotare la bomba evolutiva; esse sono e continuano a essere attive simultaneamente, creando tra di loro delle reazioni a catena secondarie.

4. Un cambiamento radicale è avvenuto nel campo delle idee nei due decenni scorsi di un'importanza senza precedenti nella nostra storia. Ogni ipotesi prestabilita è stata messa in dubbio: da quelle scientifiche, a quelle religiose, all'intero codice morale ed etico della nostra società. I1 nostro modo di vedere noi stessi la nostra specie nel suo insieme e l'universo in cui viviamo, ha subito dei profondi cambiamenti. Per la prima volta nella storia la nostra specie sta cercando di raggiungere - su scala globale - una più profonda presa di coscienza

Buddhafield - Il campo di informazioni buddhico

E' mai possibile che un unico individuo possa cambiare la direzione evolutiva della specie? Se ci fossero cento saggi, o uomini e donne illuminati, sarebbero sufficienti a provocare l'aprirsi di quella soglia evolutiva che darebbe inizio a una nuova forma? Sappiamo dal Buddha Gautama che esiste uno strano fenomeno chiamato Buddhafield (Campo energetico di Buddha). 2500 anni fa un'incredibile folla di più di 10.000 monaci si riunì intorno a lui, nel piccolissimo stato di Bihar, in India. I1 Buddha affermò che l'intensa energia generata intorno a lui, aveva iniziato questa reazione a catena. E così sembrò essere, poiché, da tutti i racconti, più discepoli raggiunsero l'illuminazione con lui, che con qualsiasi altro Maestro, in tutti i tempi. Però, egli non era solo a Bihar. c'erano almeno sette altri esseri illuminati del suo calibro, che vivevano nello stato di Bihar, fra cui Mahavira.

I1 fenomeno dell'illuminazione, però, non fu ristretto a quella piccola parte dell'India. Esseri illuminati e di genio apparvero simultaneamente, sia dal lontano che dal vicino Oriente. Difficilmente può essere una coincidenza il fatto che tanti esseri illuminati e pieni di coscienza arrivassero nello stesso tempo, a meno che non ci fosse un campo invisibile capace di influenzare la coscienza, al di là delle barriere geografiche.

Uno dei nostri attuali pionieri dell'evoluzione, ha descritto in dettaglio il Buddhafield: "Rivolgersi a un Campo Maestro, in cui tutti i processi evolutivi hanno già avuto luogo, permette di accelerare e amplificare i cambiamenti o di vivere direttamente in quel sistema, senza i passaggi obbligati associati con la lotta individuale per l'evoluzione. Quindi, come ho indicato, l'adepto spirituale è un meccanismo unico in natura, che serve all'evoluzione umana e spirituale di tutti gli esseri umani oltre che alla trasformazione e all'evoluzione di tutti gli esseri e di tutti i processi esistenti nel cosmo". -di Da Free John.

Una nuova via evolutiva

Se accettiamo, almeno in teoria, che la forza trainante dell'evoluzione sia il bisogno di "essere conosciuti", e quindi che il bisogno primario dell'esistenza sia di vedere sé stessa riflessa nello specchio della coscienza, allora il vero scopo dell'umanità risulta essere quello di offrire all'Esistenza una superficie che la rifletta.

A questo punto delle nostre ricerche, però, la terra comincia a tremarci sotto i piedi, perché sembrerebbe che, ogni volta che un nuovo specchio di coscienza raggiunge il Vuoto portando con sé una nuova coscienza di se stesso, l'esistenza diventi sempre più cosciente. Divenne cosciente soltanto nel corpo dell'uomo, al terzo livello. Lungo la scala dell'evoluzione divenne - grazie agli sforzi dei pionieri dell'evoluzione - più cosciente di sé stesso e dei suoi problemi. Fu solo al raggiungimento del settimo livello che avvenne il riconoscimento della sua condizione originale. Non era uomo, era Dio.

Ora, se dobbiamo credere ai mistici, ogni volta che la coscienza umana raggiunge il Vuoto, la Coscienza Primaria è sottoposta a profondi cambiamenti. Tutto cambia nel momento estatico della riunione con Se Stesso, inclusa la qualità stessa della spinta evolutiva. E qui arriviamo al problema delle nuove specie.

L'evidenza, fino ad oggi, ci dice che le specie umane attuali sono i guardiani del Terzo livello e sarebbe quindi logico dedurre che il prossimo stadio evolutivo di specie sarà al Quarto Livello e oltre. Il prossimo avanzamento evolutivo potrebbe prendere una direzione completamente diversa. Se le prossime specie, ad esempio, iniziassero al livello del Cuore Psichico (Quarto Livello), manifestando poteri paranormali come la telecinesi, la telepatia, proiezioni astrali e controllo sulla materia, allora quelle specie sarebbero in un mondo spirituale profondamente diverso da quello che conosciamo.

E non abbiamo assolutamente modo di prevedere come potrebbero svolgersi le cose. Molti si sono trovati d'accordo sul fatto che la "mente stessa è il tempo".

La capacità forse più significativa di qualsiasi struttura dissipatrice, come la mente, e la ragione stessa della sua esistenza, sta proprio nel suo potere di distruggere1'intera simmetria del tempo. L'essere stesso della mente è in divenire.

Né la mente, né l'evoluzione emergono improvvisamente nel tempo esse sono il tempo. La stessa mente è forse la più grande e complessa struttura dissipatrice del nostro universo è la più grande creatrice di fluttuazioni in qualsiasi ambiente "non - in - equilibrio". Di conseguenza, come specie, siamo depositari del seme della nuova Genesi evolutiva.

Ogni drastico cambiamento nella nostra coscienza, ogni profonda alterazione del nostro modo di percepire il nostro posto nell'universo, qualunque azione che generi nell'ambiente ulteriore eccitazione, in aggiunta alle forti fluttuazioni già presenti, può far saltare questo equilibrio precario e può aprire la via a una nuova strada evolutiva.

La genesi

"Quando la materia comincia ad essere disturbata da condizioni di non - equilibrio, si organizza: si sveglia. Succede che il nostro mondo sia un sistema di non - equilibrio".

Esiste un recente modello coevolutivo che sottintende come il "rnacro sistema" del nostro pianeta sia altrettanto dipendente dal microsistema di atomi, cellule e batteri di cui è formato, quanto il "microsistema" stesso dall'intero ambiente del globo. L'evoluzione è vista quindi come un'avventura di cooperazione. Il pianeta è così un vasto sistema auto-organizzato, un organismo vivente che contiene miliardi di situazioni "del tutto non - equilibrate", che creano a loro volta in continuazione nuovi "micro - sistemi", i quali a loro volta - come quel primo batterio che aiutò a creare l'atmosfera della terra - alterano il "macro-sistema". E' una gigantesca opera d'arte in continuo mutamento, che si ricrea in continuazione nel punto in cui un sistema potrebbe prendere qualunque direzione. Questi punti critici - o punti di biforcazione - sono proprio i punti dove il sistema improvvisamente prende nuove connotazioni. La mente umana - come parte di questo intero sviluppo dentro lo sviluppo - sta ora producendo enormi fluttuazioni, con l'effetto profondo che ha sull'ambiente.

Questo coinvolgimento della mente umana ha spinto il sistema a un nuovo punto di biforcazione, dove, in qualsiasi momento, la struttura della cellula, dell'uomo, del pianeta del sistema solare e oltre, potrebbe trasformarsi in una forma nuova, più complessa e più evoluta. L'essere umano è l'elemento chiave di questa struttura, dato che è portatore della fondamentale struttura dissipativa: la coscienza. L'evoluzione della coscienza, con l'arrivo dell'Homo Sapiens, è l'inizio di una reazione a catena, che termina in un livello di realtà completamente diverso.