L’EVOLUZIONE SPIRITUALE UMANA
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Questa sezione comprende i seguenti articoli:
L'evoluzione
creatrice e il risveglio della coscienza individuale di
Henri Bergson, Premio Nobel
Gurdjieff e
l'evoluzione umana di Luisa Della
Morte e Niccolò Branca
L'evoluzione umana
secondo Teilhard de Chardin di
Aurelio Penna
Il modello evolutivo
della coscienza un'intervista a
Osho di Nitamo Montecucco
Il superuomo: così
parlò Zarathustra di Friedrich
Nietzsche
Esperienze "di
vetta" di Paola Giovetti
La psicologia dei
Buddha e i sette livelli di realizzazione
di Osho Rajneesh
Nuovi e vecchi
sciamani di Italo Bertolasi
L'uomo sconosciuto -
La misteriosa nascita di una nuova specie umana di Yatri
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L'evoluzione creatrice e il risveglio della coscienza individuale
di Henri Bergson, Premio Nobel
La coscienza appare il principio motore
dell'evoluzione.
Se le nostre analisi sono esatte, all'origine
della vita vi è una coscienza, o meglio una supercoscienza...
Mutamento continuo, conservazione del passato
nel presente, vera durata, questi attributi sono effettivamente comuni al
vivente ed alla coscienza; si potrà andar oltre e affermare che la vita, come
l'attività cosciente, è invenzione, creazione incessante. A un dato momento,
in qualche punto dello spazio, ha avuto inizio una corrente ben visibile. Questa
corrente vitale, attraversando i corpi da essa stessa di volta in volta
organizzati, passando di generazione in generazione, si è suddivisa fra le
specie e dispersa fra gli individui, senza perdere alcunché della sua forza,
anzi accrescendosi man mano che avanzava.
Vista in questa prospettiva, la vita si
presenta come una corrente che va da una cellula germinale ad un'altra con
l'intermediazione di un organismo sviluppato.
Tutto avviene come se tale organismo non fosse
altro che un'escrescenza, un germoglio che il vecchio germe sviluppa, nello
sforzo di trasfondersi in un germe nuovo; mentre l'essenziale è la continuità
del progresso avanzante all'infinito, progresso invisibile su cui ogni organismo
visibile avanza a cavalcioni nel breve spazio di tempo che gli è concesso di
vivere.
Indichiamo subito il principio della nostra
dimostrazione: dicevamo che la vita, sin dalla sua origine, è la continuazione
di un solo e medesimo slancio che si è diviso in linee d'evoluzione divergenti.
Qualcosa è cresciuto, qualcosa si è sviluppato attraverso una serie di
aggiunzioni che sono state altrettante creazioni... le cause essenziali che
operano lungo tutte queste varie strade sono di natura psicologica...
...dinanzi all'evoluzione della vita le porte
del futuro rimangono spalancate: è una creazione che prosegue indefinitamente
in virtù di un moto iniziale. E' questo movimento a comporre il mondo in unità,
un'unita feconda, di infinita ricchezza, superiore a qualsiasi sogno
intellettuale, dato che l'intelligenza non è altro che uno dei suoi aspetti o
dei suoi prodotti.
Lo stesso vale per intelligenza ed istinto:
non v'è intelligenza in cui non si scoprono tracce d'istinto, e soprattutto non
vi è istinto che non sia circondato da una frangia d'intelligenza.
L'istinto è simpatia e se, come tale, potesse
estendere il suo oggetto ed anche riflettere su di sé, ci darebbe la chiave
delle operazioni vitali; analogamente l'intelligenza, sviluppata e meglio
indirizzata, ci introduce entro la materia: poiché non ci stancheremo di
ripetere che intelligenza ed istinto sono rivolti in due direzioni opposte, la
prima verso la materia inerte, il secondo verso la vita. L'intelligenza a mezzo
della scienza da lei creata, ci renderà sempre meglio padroni dei fenomeni
fisici; della vita ci darà soltanto, né d'altronde pretende di più, una
ritrascrizione basata sul principio d'inerzia. Essa le gira tutt'intorno,
assumendo, dal di fuori, tutte le prospettive possibili di quest'oggetto ch'essa
vuol attirare nel suo campo, invece di installarsi dentro di esso. Viceversa è
all'interno della vita stessa che ci conduce l'intuizione, cioè un istinto
divenuto disinteressato, cosciente di sé, capace di riflettere sul suo oggetto
e di ampliarlo all'infinito.
L'intelligenza resta il nucleo luminoso
intorno al quale l'istinto, anche se ampliato e affinato dall'intuizione, non
descrive che una vaga sfera nebulosa; ma in mancanza di una conoscenza
propriamente detta, quale è quella riservata alla pura intelligenza,
l'intuizione potrà farci cogliere quanto sfugge ai dati dell'intelligenza e
lasciarci intravedere il modo di completarli.
Infatti, da un lato, se l'intelligenza si
accorda con la materia e l'intuizione con la vita, occorrerà stringerle
dappresso ambedue per estrarre il succo del loro oggetto: e quindi la metafisica
dipenderà dalla teoria della conoscenza; ma, d'altro canto, l'attività
conoscitiva si è scissa in intuizione ed intelligenza allo scopo di potersi
applicare alla materia e, contemporaneamente, per seguire la corrente della
vita. Lo sdoppiamento dell'attività conoscitiva corrisponderebbe così a quello
della realtà ed a sua volta la teoria della conoscenza dipenderebbe dalla
metafisica. Invero ciascuna di queste due ricerche conduce all'altra, esse
costituiscono un circolo, il quale ha come suo unico centro possibile lo studio
dell'evoluzione: è soltanto considerando la coscienza nella sua corsa
attraverso la materia, in cui si perde e si ritrova, si divide e si riforma, che
noi ci faremo un'idea dell'opposizione reciproca dei due termini ed anche,
forse, della loro origine comune.
I fatti... ci suggeriscono l'idea di collegare
la vita o alla coscienza stessa, oppure a qualcosa di simile ad essa.
Tutto avviene come se un'ampia corrente di
coscienza fosse penetrata nella materia, carica, come ogni coscienza appunto,
d'un enorme numero di virtualità mutuamente compenetrantisi. Essa ha trascinato
la materia ad organizzarsi, ma insieme il suo movimento ne è stato
indefinitamente rallentato e diviso: quindi per parte sua la coscienza ha dovuto
assopirsi, come la crisalide nel bozzolo in cui si fabbrica l'ali, mentre dal
canto loro le molteplici tendenze in esse racchiuse si suddividevano in serie
divergenti d'organismi, che del resto le estrinsecavano in movimenti piuttosto
che interiorizzarle in rappresentazioni. Nel corso di tale evoluzione mentre un
certo gruppo di organismi sempre più profondamente si assopiva, un altro si
risvegliava in modo sempre più compiuto ed il torpore dei primi favoriva
l'attività degli altri.
La coscienza appare il principio motore
dell'evoluzione.
Fabbricare significa informare la materia...
Lo spettacolo dell'evoluzione vitale ci
suggerisce una certa concezione della coscienza e pure una certa metafisica
reciprocamente implicantesi: una volta messe in chiaro, questa metafisica e
questa critica del conoscere potranno a loro volta illuminare alquanto l'insieme
dell'evoluzione.
La materia, interpretata come un tutto
indiviso, deve essere considerata una corrente piuttosto che una cosa. In tal
modo ci aprimmo la via per un riavvicinamento fra realtà inerte e vivente.
Istinto ed intelligenza si stagliano,
distinguendosi su di un fondo unico, che .. si potrebbe chiamare coscienza in
generale, e che deve estendersi esattamente come la vita universale.
Intellettualità e materialità si sarebbero
costituite... ed ambedue deriverebbero da un tipo di realtà più comprensivo ed
elevato...
Bisogna ben cominciare col considerare
l'intelligenza colta in sé medesima mediante una diretta intuizione o scorta
per riflessione nella natura come in uno specchio.
Questa è la funzione dell'intelligenza umana,
agire e sapersi agente, entrare in contatto con la realtà ed anche viverla, ma
solo nei limiti in cui essa interessa il lavoro da compiere, il solco che si
scava. Pure un'onda benefica ci bagna e noi ne attingiamo la forza per lavorare
e per vivere; da questo oceano di vita in cui siamo immersi, incessantemente
assorbiamo qualcosa ed avvertiamo che il nostro essere, od almeno l'intelligenza
che lo guida, vi si è formato per una specie di consolidamento locale. La
filosofia non può consistere che in uno sforzo per fondersi di nuovo col tutto:
l'intelligenza, riassorbendosi nel suo principio, ritornerà a vivere il suo
processo genetico: ma quest'impresa non potrà più giungere a compimento di
colpo, dovrà essere di necessità collettiva e progressiva, consistendo in uno
scambio di impressioni che, rettificandosi e sovrapponendosi a vicenda,
finiranno col dilatare in noi l'umanità e col farle trascendere sé medesima.
Soffermiamoci dunque su quanto v'è insieme di
più lontano dall'esterno e di meno penetrato d'intellettualità. Cerchiamo, nel
più profondo del nostro essere, il punto in cui ci sentiamo più intimi alla
nostra stessa vita: ci rituffiamo allora nella durata pura, una durata in cui il
passato, sempre in cammino si dilata di continuo d'un presente del tutto nuovo.
Ma contemporaneamente sentiamo tendersi, fino all'estremo limite, la molla della
nostra volontà; bisogna che, con una forzata contrazione della nostra
personalità su di sé medesima, noi accumuliamo il passato che ci sfugge, per
spingerlo, compatto ed indiviso, in un presente ch'esso creerà
introducendovisi. Molto rari sono gli istanti in cui ci cogliamo in questa
guida; ed essi coincidono con le azioni veramente libere: ma anche allora, non
ci possediamo mai completamente. Il nostro sentimento della durata, cioè la
coincidenza dell'io con se stesso ammette vari gradi ma è più profondo il
sentimento e completa la coincidenza, maggiormente la vita in cui essi ci
ricollocano assorbe l'intellettualità oltrepassandola...
Se le nostre analisi sono esatte, all'origine
della vita v'è una coscienza, o meglio una supercoscienza..
Ma tale coscienza, che è un'esigenza di
creazione, si rivela a sé stessa soltanto là dove la creazione è possibile,
ed entra invece in letargo quando la vita è condannata all'automatismo, e si
risveglierà appena rinasce la possibilità di una scelta. E' per questo che
negli organismi sprovvisti di sistema nervoso essa varia a seconda del potere di
locomozione e di adattamento di cui dispone l'organismo; e negli animali dotati
di tale sistema essa invece è proporzionale alla complicazione degli incroci da
cui si dipartono le vie cosiddette sensoriali e motrici, cioè alla
complicazione del cervello.
In che modo ci si può spiegare tale
corrispondenza tra organismo e coscienza?
Quindi poiché il risveglio della coscienza in
un essere vivente è tanto completo, quanto più ampia è la possibilità di
scelta concessagli, e più numerose le azioni assegnategli, è evidente che lo
sviluppo della coscienza sembrerà dipendere da quello dei centri nervosi.
D'altra parte, poiché ogni stato di coscienza è, per un certo aspetto, una
richiesta rivolta all'attività motrice ed anche un inizio di risposta, non v'è
fatto psichico che non faccia entrare in azione i meccanismi corticali. Sembrerà
quindi che tutto si svolga come se la coscienza scaturisse dal cervello e come
se nei particolari dettagli l'attività cosciente si modellasse sui particolari
dell'attività cerebrale. In realtà invece la coscienza non deriva dal
cervello, ma l'uno e l'altra si corrispondono, perché egualmente misurano,
1'uno con la complessità della sua struttura, l'altra con l'intensità del suo
risveglio, la quantità di scelta di cui un dato vivente dispone.
Nell'uomo, la coscienza spezza la catena, solo
nell'uomo essa si libera: fino a lui tutta la storia della vita era stata uno
sforzo della coscienza per sollevare la materia, ed una compressione più o meno
completa della coscienza da parte della materia che sulla prima ricadeva.
E' in tal senso peculiare che l'uomo è
"termine" e "scopo" dell'evoluzione; dicemmo che la vita
trascende la finalità, come ogni altra categoria, essendo essenzialmente una
corrente lanciata attraverso la materia, che ne trae tutto quanto può. Non ci
fu quindi, propriamente, alcun progetto né piano, e d'altra parte è sin troppo
chiaro che il resto della natura non è stato riferito all'uomo: lottiamo come
le altre specie, abbiamo lottato contro di esse. Inoltre se l'evoluzione della
vita nel suo cammino avesse urtato contro ostacoli diversi, noi saremmo
risultati, fisicamente e moralmente, alquanto differenti da come siamo. Per tali
ragioni si errerebbe nel considerare l'umanità, quale attualmente la
constatiamo, come predeterminata nel movimento evolutivo, anzi non si può
neppure dire ch'essa sia il punto d'arrivo dell'intera evoluzione, perché
questa si è compiuta su parecchie linee divergenti, e se la specie umana è
all'estremità di una di tali linee, altre, con altre specie ai loro estremi,
sono pure state sviluppate. Noi riteniamo quindi che l'umanità sia la ragion
d'essere dell'evoluzione in un senso ben differente.
La coscienza nell'uomo è soprattutto
intelligenza, mentre avrebbe potuto e dovuto essere anche intuizione. Intuizione
e intelligenza rappresentano due opposte direzioni dell'attività cosciente:
l'intuizione procede nello stesso senso della vita, l'intelligenza in senso
inverso, trovandosi quindi automaticamente corrispondente al movimento della
materia. Completa e perfetta sarebbe un'umanità in cui ambedue queste forme
dell'attività cosciente raggiungessero pieno sviluppo.
L'intuizione è pur sempre presente, ma vaga e
soprattutto discontinua: è una lampada quasi spenta, che si ravviva soltanto a
lunghi intervalli ed appena per qualche istante, ma in sostanza, quando è in
gioco un interesse vitale, essa si ravviva. Sulla nostra personalità, sulla
nostra libertà, sul posto che occupiamo nell'insieme della natura, sulla nostra
origine e forse anche sul nostro destino essa proietta una luce vacillante e
tenue, ma che nondimeno spezza l'oscurità della notte in cui ci lascia
l'intelligenza.
Più essa procede in questa impresa, più si
rende conto che l'intuizione è l'essenza dello spirito e, in certo senso, della
vita.
Così la filosofia ci introduce nella vita
spirituale, ed al tempo stesso ci mostra la relazione fra la vita dello spirito
e quella del corpo. In verità la coscienza è essenzialmente libertà, è la
libertà stessa...
Come il minimo granello di polvere è solidale con l'intero sistema solare e viene con esso trascinato dall'indiviso moto di discesa che costituisce la materialità, così tutti gli esseri organici, dal più umile al più perfetto, dalle prime origini della vita sino ai tempi nostri, e in tutti i luoghi e i tempi, non fanno che rilevare ai nostri occhi un'unica spinta, inversa al movimento della materia e, in sé, indivisibile. Tutti i viventi sono uniti e tutti cedono allo stesso formidabile impulso: l'animale ha nella pianta il suo punto d'appoggio, l'uomo è a cavalcioni dell'animalità e l'umanità tutta intera nello spazio e nel tempo, è un esercito immenso avanzante a fianco di ciascuno di noi, avanti e dietro noi, in una carica irresistibile capace di spazzar via tutte le resistenze, di oltrepassare una quantità di ostacoli, forse persino la morte.
Gurdjieff e l'evoluzione
umana
di Luisa Della Morte e Niccolò
Branca
Gurdjieff è stato un pensatore molto
originale, il suo pensiero colpisce e stimola perché con chiarezza e lucidità
porta a riconoscere i meccanismi e i condizionamenti della vita che ostacolano
il cammino verso una presa di coscienza personale. La sua domanda è
apparentemente semplice ed arriva in modo ineluttabile a tutte le persone che
decidono di prendere in mano la propria vita. E questa sostanzialmente è
"qual è il senso e il significato della vita sulla terra, e in modo
particolare dell'uomo?". Pochi cenni biografici ci possono far intravedere
come la vita di Gurdjieff sia stata rivolta sin dai primi anni alla necessità
di dare una risposta a questa domanda.
G.I.Gurdjieff nacque nel
La necessità per l'uomo di essere consapevole
della propria meccanicità è il primo passo che Gurdjieff ci propone di fare
verso una possibilità di cambiamento e di evoluzione. Il più grande errore è
credere che l'uomo abbia un'unità permanente; in realtà l'uomo moderno vive
nel sonno e Gurdjieff lo paragona a una casa senza padrone piena di servi dove
continuamente ognuno di loro cerca di essere il padrone.
Nel documento di presentazione dell'Istituto
per lo sviluppo armonico dell'uomo Gurdjieff dice: "La psiche dell'uomo
moderno è scissa in tre entità completamente indipendenti che non hanno alcun
rapporto reciproco e che sono separate sia nelle loro funzioni che nelle loro
manifestazioni. Questi tre centri (fonte della vita intellettuale, fonte della
vita emotiva e il centro motorio o istintivo), anziché amalgamarsi
interiormente nel modo normale per produrre comuni manifestazioni esteriori,
marciano lungo strade diverse che raramente s'incontrano e perciò non concedono
la minima possibilità di ottenere quello che in realtà si dovrebbe capire per
mezzo della propria coscienza, malamente usata dalla gente moderna
d'oggi.
E ancora: "L'uomo moderno rappresenta tre
diversi uomini in un singolo individuo, il primo pensa in modo completamente
isolato, il secondo Si limita ad aver sensazioni, il terzo agisce soltanto
automaticamente, secondo riflessi stabiliti o accidentali delle sue funzioni
organiche. Ciò deve portare a concludere che l'uomo non è padrone neanche di
se stesso perché non solo non controlli questi centri, che dovrebbero
funzionare completamente subordinati alla sua coscienza, ma non sa neppure quale
di questi centri lo governi. L'uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per
lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa
viene creato per mezzo suo, egli non realizza, ma qualcosa viene attuato
attraverso di lui.
Nel percorso dell'evoluzione Gurdjieff
suddivide la natura umana in sette categorie.
La maggior parte degli uomini si lascia
dominare dagli istinti, da abitudini materiali, cioè dal corpo fisico. Questo
è l'uomo numero uno. I1 suo comportamento è dominato da considerazioni
di tipo materiale, la sua attenzione è rivolta alla quantità più che alla
qualità, al concreto più che ai valori profondi.
Nell'uomo numero due prevalgono i
sentimenti e le emozioni, entusiasmi irrazionali, antipatie e simpatie profonde,
paure e speranze con scarso fondamento nella realtà; agisce fidandosi dei
propri sentimenti.
Nell'uomo numero tre predomina la
funzione del terzo centro, la sua mente predomina sul corpo e i sentimenti, c'è
la propensione a risolvere i problemi più a parole che con i. fatti. Secondo
Gurdjieff la maggior parte di noi appartiene ad una di queste tre categorie.
L'uomo numero quattro non è nato così
ma lo diventa in seguito ad una serie di sforzi di carattere, sulla via della
liberazione dal proprio egoismo e ha visto il proprio percorso nell'evoluzione;
e un prodotto di lavoro di scuola, il suo livello é nettamente superiore
all'uomo numero uno, due e tre, : egli ha soprattutto un centro di gravità
permanente, e i centri psichici iniziano ad equilibrarsi ha un atteggiamento
stabile nei confronti della vita.
L'uomo numero cinque ha
avuto una trasformazione interiore che gli permette di acquisire un diverso tipo
di natura, non più soggetto alle limitazioni dell'esistenza, possiede un io
permanente e tutta la sua conoscenza appartiene a questo io; il suo corpo non
muore con il corpo fisico.
L'uomo numero sei è
il grande santo, possiede un corpo di natura superiore sede dell'intelletto
oggettivo, che tuttavia può ancora perdere.
L'uomo numero sette è
il sapere oggettivo, è libero da qualsiasi limitazione della propria
individualità, possiede volontà, coscienza, un io permanente e immutabile,
immortalità, individualità e tante altre proprietà che non è possibile
definire.
Rispetto all'immortalità, secondo Gurdiieff
l'uomo è un essere naturale con i semi potenziali dell'immortalità ma la cui
crescita non è garantita. Secondo un insegnamento antico l'uomo che ha
raggiunto il completo sviluppo possibile è composto da quattro corpi. Questi
quattro corpi sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si
compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una
relazione e capaci di azione indipendente. Gurdjieff definiva il primo corpo
fisico, nella terminologia cristiana il corpo carnale, il secondo, sempre
secondo la terminologia cristiana, è il corpo naturale, il terzo è il corpo
spirituale, e il quarto, nella terminologia del cristianesimo esoterico, il
corpo divino. Secondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il
secondo il corpo astrale, il terzo il corpo mentale e il quarto il corpo
causale. Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la
carrozza, il secondo è il cavallo, il terzo il cocchiere e il quarto è il
padrone. I1 primo corpo, il corpo fisico, assicura tutte le funzioni necessarie
per la sopravvivenza al secondo corpo; il corpo astrale, l'anima in rapporto al
corpo fisico, si forma quando esiste una sovrabbondanza di sostanze che si
cristallizzano, e, se ciò accade prima che l'uomo muoia, allora il corpo
astrale sopravvive alla morte del corpo fisico. Anche il corpo astrale è
soggetto ai suoi centri, e per questo deve essere educato a elaborare nuove
sostanze. L'uomo che ha due corpi può, durante la sua vita, formare il terzo
corpo. Quando i tre corpi lavorano insieme fissano le nuove proprietà acquisite
formando il quarto corpo . Questo dà accesso a possibilità, che solo l'uomo
autentico possiede e segna il raggiungimento massimo del suo sviluppo su questo
pianeta. In una delle sue caratteristiche esemplificazioni Gurdjieff paragonava
lo sviluppo dei quattro corpi ai processi che avvengono in un alambicco che
contiene diverse polveri mescolate (i nostri io e le nostre multiple volontà).
Se queste vengono riscaldate (lavoro su di sé, lotta tra i si e i no dell'uomo)
si fondono e non sono più facilmente separabili, (formazione del secondo corpo)
e se si aggiungono nuove caratteristiche come il magnetismo o la radioattività
avremo un nuovo prodotto o una nuova sostanza (terzo corpo) che verrà poi
definitivamente fissato (quarto corpo). E' certo che non esiste una scuola
universale per ogni tipo di persona, da sempre esistono scuole corrispondenti
alla divisione dell'uomo in uomo numero uno, due e tre. All'uomo numero uno corrisponde
la via del fachiro, che lotta col corpo fisico; il fachiro deve sviluppare la
volontà sul corpo per ottenere il potere, è una via di sofferenze con esercizi
particolarmente forti; se queste sofferenze vengono superate attraverso la
volontà c'è la possibilità di sviluppare il quarto corpo, ma le altre
funzioni intellettuali ed emozionali rimangono allo stadio primitivo.
All'uomo numero due corrisponde la via
del monaco, della devozione, del sentimento. I1 monaco lavora per lunghissimi
anni nel tentativo di sottomettere tutte le emozioni e se riesce a farle
confluire in una sola anche lui può raggiungere il quarto corpo.
L'uomo numero tre corrisponde
alla via dello yogi: egli lavora sull'intelletto e solo cosi può raggiungere il
quarto corpo, ma le sue emozioni e il suo corpo non ne avranno nessun beneficio.
Certo che se non esistesse un'altra via saremmo messi veramente male. Per
fortuna Gurdjieff ci parla della via dell'uomo astuto, ("1a quarta
via"): quest'uomo conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi
non conoscono, e la cosa più bella e allo stesso tempo affascinante è che per
seguire questa via non bisogna ritirarsi dal mondo, poiché le con dizioni
naturali sono dell'uomo stesso, l'uomo deve comprendere, senza comprendere non
può assolutamente percorrere la quarta via, ogni uomo deve assicurarsi da sé
delle verità che gli renderanno possibile il lavoro simultaneo sul corpo
fisico, emozionale e intellettuale. L'individualità nel senso di unità
interiore, l'io permanente e immutabile, la coscienza, la volontà, possono appartenere
all'uomo. Percorrendo la quarta via si deve sviluppare la consapevolezza e il
ricordo di sé, attraverso la pratica dell'auto osservazione con vari esercizi.
Gurdiieff ci parla dell'esercizio dello stop, che significa: darsi uno
stop e dove sei con la faccia che hai, con i pensieri che hai, con le emozioni
che hai ti dai uno stop e ti vedi in quel momento ti osservi e se noi siamo in
ricordo di noi stessi lo stop può essere pressoché immediato, ma se non ci
ricordiamo di noi, se siamo in un percorso pressoché automatico non riusciremo
a fermarci, non c'eravamo, chi eravamo? Eravamo ciò che sta accadendo fuori di
noi e quindi non riusciamo a fermarci. Perciò uno deve lottare contro le
emozioni negative, contro il mentire, l'identificazione, il considerare,
l'immaginazione. L'evoluzione non è un processo automatico, ma un processo
cosciente; e quando percorriamo questo cammino dobbiamo fare attenzione a tutti
i particolari; poiché il salto è brusco, la coscienza va in una zona
inconscia. Noi viviamo in un sogno, con le nostre attese, le nostre aspettative,
e se ci ricordiamo che stiamo sognando abbiamo qualche possibilità di
svegliarci. Sogno significa che noi pensiamo di essere quello che noi siamo, il
nostro livello di cultura e di civiltà vive di illazioni, di fandonie, di
luoghi comuni, di inesattezze che noi chiamiamo la nostra cultura, la nostra
storia. Tutto questo in grandissima parte è falso come i valori, giudizi,
attitudini e chi ha il coraggio di dirlo apertamente esce dal gregge, viene
additato come un matto ghettizzato, perché affronta direttamente la mente
collettiva dicendogli la verità. E noi ricercatori, che utilizziamo questi
codici pericolosi, lavoriamo in maniera pericolosa su di noi, pericolosa perché
diventiamo cosci di essere in un sogno, perché abbiamo accettato per forza di
cose una mente collettiva, ma ora siamo decidere di togliercela da dosso e di
ricrearci una nuova esistenza, una nuova vita, una nuova consapevolezza di
esistere. La nostra esistenza è in un universo che non conosciamo e noi non
sappiamo perché noi siamo, non ci conosciamo, ma esistiamo così come tutto
esiste e fluisce con una sua armonia, una sua bellezza, una sua infinità, e
questo infinito in cui esisto è divino, sacro.
L'evoluzione umana secondo
Teilhard de Chardin
di Aurelio Penna
Se vi è per l'umanità un ambito nel quale
tutto dovrebbe risultare immutabile, tale è, almeno a prima vista, quello della
religione. Qui infatti l'uomo si trova al cospetto delle realtà ultime,
metafisiche, trascendenti, che, proprio per questo, dovrebbero rappresentare un
punto fermo, assoluto, fuori dalla storia e quindi dalle mutazioni.
Invece è proprio sul terreno religioso che si
assiste alle più macroscopiche e pervasive forme di evoluzione. Ciò accade a
vari livelli: teologico, strutturale, personale. Un esempio del primo lo
troviamo nella Bibbia, che è un insieme eterogeneo di varie decine di libri,
scritti da autori diversi nell'arco di circa 1200 anni. In essa è possibile
rilevare significative evoluzioni del pensiero teologico, a proposito della
stessa concezione di Dio, dell'uomo, come pure del destino di questi dopo la
morte. Un esempio di evoluzione strutturale lo rileviamo dalle varie espressioni
con le quali si è concretizzato il cristianesimo, dal cattolicesimo
all'ortodossia, al protestantesimo, con mutamenti sostanziali nella concezione
dell'autorità e della natura della Chiesa stessa.
Un principio evolutivo è poi reperibile in
modo palese nelle micro storie dei singoli credenti. Pensiamo al Buddhismo, nel
quale l'uomo, attraverso una successione di reincarnazioni, giunge a concludere
la propria parabola nel nirvana. Pensiamo in genere a tutte le religioni, nelle
quali la dimensione del misticismo apre le porte ad un progressivo affinarsi
della spiritualità dell'individuo, che nei casi estremi giunge a svaporare
nell'infinitudine del Tutto.
Una delle teorizzazioni più audaci e
suggestive del principio dell'evoluzione applicata alla realtà universale e
all'uomo in particolare è quella dovuta a Pierre Teilhard de Chardin. Francese
gesuita, vissuto tra il 1881 e il 1955, Teilhard de Chardin fu scienziato
(geologo e paleontologo), filosofo e teologo di grande rilievo, pensatore di
straordinaria ampiezza e originalità, volto a riconciliare il principio
dell'evoluzione con la fede cristiana e insieme a restituire all'uomo una
concreta speranza nel futuro. Il suo pensiero, certamente assai innovativo e
sovvertitore rispetto alla tradizione cristiana, suscitò una dura e sospettosa
reazione da parte del Vaticano e la censura ecclesiastica gli inibì sempre di
pubblicare quegli scritti nei quali tenta di reinterpretare il cristianesimo in
termini di cultura moderna, presentando una visione originale del cosmo,
dell'uomo e del senso della vita, che prende le mosse dalla scienza e propone l
'uomo stesso come chiave e punta qualitativa più alta dell'universo. Nondimeno
egli restò sempre fedele e obbediente alla sua chiesa, accettando con
disciplina l'esilio culturale che gli fu imposto. I suoi scritti sul
significato filosofico e teologico dell'evoluzione e sulla spiritualità
cristiana videro la luce, in quindici volumi, solo dopo la morte; le opere più
compiute sono Le milieu divin e Le phénomène humain.
Teilhard prende le mosse da una prospettiva
evoluzionistica generalizzata e sviluppa il suo pensiero su tre differenti
livelli. Al primo livello, scientifico, vi è un processo nel quale la materia,
da uno stato di semplicità elementare, si fa complessa in corpi sempre più
evoluti, fino all'apparire della vita che, in particolari condizioni, si
manifesta per generazione spontanea, sulla terra e forse anche altrove. Il
processo è governato dalla legge di complessità -consapevolezza, per
cui a strutture organiche sempre più complesse corrisponde una sempre maggiore
coscienza di sé, che raggiunge il massimo nell'essere umano, con il pensiero e
la facoltà della riflessione, che fa riscontro al massimo di complessità
organica, rappresentato dal sistema nervoso e dal cervello. Vi è pertanto una
progressione, dalla "cosmogenesi", alla "biogenesi", alla
"antropogenesi". Ciò dimostra che l'evoluzione, nell'universo, è
direzionale: in un processo di milioni di anni questa ha come meta l'essere
umano, con la sua consapevolezza, il suo pensiero, la sua capacità di amare.
Sorge qui spontanea la domanda: questo
processo evolutivo direzionale si arresta con l'Homo sapiens oppure è in
movimento verso ulteriori mete? Si giunge cosi al secondo livello, quello
filosofico. Sembrerebbe illogico pensare che l'evoluzione termini con la
creazione di una moltitudine di individui separati, se è vero che la storia del
cosmo si manifesta come processo di unificazione. Ecco allora l'affascinante
ipotesi di Teilhard, secondo la quale l'evoluzione continua, non più nella
sfera della biogenesi, bensì in quella della mente e del pensiero, che egli
chiama "noosfera". Le forze evolutive sono ora di natura spirituale,
ossia conoscitive ed affettive ("energia amorosa"); esse unificano
l'umanità, quasi fossero un sistema nervoso spiritualizzato. Il progresso umano
diviene sinonimo di crescita nel1a consapevolezza, la consapevolezza di
possedere un destino unitario. Attraverso un ulteriore processo di milioni di
anni, la capacità di amore e di unione dovrebbe pervenire ad un punto Omega,
fuori del mondo, in cui tutto converge e che fin dalle origini sovrintende il
processo stesso. Teilhard tuttavia rifiuta il cieco determinismo: la crescita
nella capacità di amore e di unione, infatti, presuppone anche una capacità di
rifiutare tutto ciò. In questo modo viene introdotta nel sistema una possibilità
di scelta, quindi un'opzione morale: è possibile decidere fra l'immobilismo e
il trascendimento dello stato attuale.
In tal modo si perviene al terzo livello,
quello teologico, che è poi specificamente cristiano. Teilhard postula una
fonte d'amore personale, collocata fuori del processo evolutivo, un assoluto
trascendente, capace di attivare l'energia amorosa del mondo e quindi dì
condurre l'evoluzione universale al suo compimento. Egli identifica l'Omega
dell'evoluzione con il Cristo della rivelazione, il quale è quindi insieme
l'Alfa e l'Omega, il principio ed il fine di tutto, il Signore e la speranza
dell'universo. In tale contesto, secondo l'autore, assumono piena significanza
le espressioni bibliche degli apostoli Giovanni ("tutto trarrò a me")
e Paolo ("tutto in tutti").
La fede in Cristo diventa così sorgente di
energia inesauribile, che aiuta a compiere la scelta positiva per la
"grande opzione" a favore di una collaborazione cosmica.
Il tradizionale e statico concetto biblico di
creazione viene dilatato a quello di trasformazione creatrice, mentre si impone
un ripensamento della concezione del male (come espressa simbolicamente nel
racconto del peccato originale).
Anche la cristologia viene vista in un'ottica
nuova; la redenzione non è più tanto un'espiazione sulla croce per le colpe
commesse dall'uomo, quanto piuttosto una divinizzazione dell'uomo e del creato.
Il pensiero di Teilhard de Chardin ha
indubbiamente sovvertito gran parte della tradizione biblica e cristiana e
questo rende comprensibili le resistenze e le ripulse cui ha dato luogo; d'altra
parte è anche vero che esso ha esercitato una sensibile influenza sia
all'interno della stessa Chiesa cattolica (Concilio Vaticano II, enciclica Populorum
progressio), sia in larghi ambienti esterni alle religioni tradizionali.
Indubbiamente tra gli aspetti più interessanti della concezione teilhardiana
vanno annoverati sia l'unione della storia dell'uomo con quella della natura,
sia il concetto di partecipazione attiva da parte dell'umanità all'opera
creatrice di Dio.
Il modello evolutivo della
coscienza
un'intervista a Osho di Nitamo
Montecucco
in "scienza e meditazione",
Oregon, USA, 1985
Domanda: potresti esporci il tuo modello
evolutivo di coscienza?
Osho: "I1 termine inconscio è stato
usato per la prima volta in Occidente da Sigmund Freud. Costui non sospettava
nemmeno che in Oriente, nelle nostre antiche scritture, parliamo di questa idea
dell'inconscio da 5000 anni almeno. Quindi Freud pensava di aver scoperto
qualcosa di nuovo. Jung poi scoprì che se vai più in profondità
nell'inconscio troverai l'inconscio collettivo. Anche di questo siamo stati
consapevoli per secoli, in Oriente. Di un'altra cosa ancora siamo stati
consapevoli, che l'Occidente deve ancora scoprire: se vai oltre l'inconscio
collettivo, troverai l'inconscio cosmico, il che è assolutamente logico. La
dimensione cosciente è individuale, l'inconscio è impersonale, l'inconscio
collettivo rappresenta tutto ciò che ti ha preceduto, contiene l'intera storia
della mente umana. Ma la base, le fondamenta non possono essere queste. Più in
profondità vi è l'inconscio cosmico, che è la mente dell'esistenza tutta.
Questi sono i gradini che trovi verso il basso, scendendo in profondità:
inconscio, inconscio collettivo, inconscio cosmico. Questi sono i tre livelli al
di sotto della mente cosciente. Esattamente allo stesso modo vi sono tre gradini
o livelli al di sopra della mente cosciente, che nessuno in Occidente ha mai
sfiorato, nemmeno con il pensiero.
Al di sopra della mente cosciente vi è un
livello che io definisco super-conscio (super consciousness) o di non
mente.
E' il parallelo dell'inconscio, che si trova
al di sotto della mente cosciente, mentre questo si trova sopra la linea della
coscienza. E' un livello impersonale anche questo, con la differenza che ne sei
pienamente cosciente. E' situato al di sopra della mente cosciente e lo puoi
chiamare non - mente o super-conscio. Non - mente perché non vi sono pensieri,
ma un silenzio assoluto. Molti meditatori si fermano a questo livello, pensando
di essere arrivati. In Oriente vi sono alcune religioni che si sono fermate allo
stadio della non mente, così come Sigmund Freud si è fermato all'inconscio e
non si è mai preoccupato di andare più in profondità. Ci sono stati dei
ricercatori spirituali che hanno cercato di andare ancora più su. Andando oltre
il super-conscio trovi il super-conscio collettivo o mente super-cosciente
collettiva. Questo super-conscio collettivo è l'esatto equivalente, verso
l'alto, dell'inconscio collettivo. In questo stato di coscienza hai l'esperienza
di non essere separato, ma di essere parte di una sfera di coscienza, che si
trova al di sopra della biosfera che circonda
Tutto l'operato degli psicologi occidentali
consiste oggi nel riportare l'individuo malato alla normalità, ad un
accettabile livello di consapevolezza, il che viene ritenuto di grande
importanza. In Oriente questo è lo stadio da abbandonare, da lasciarsi dietro
le spalle, in Occidente invece quello è il livello da raggiungere..."
Domanda: "Mi sembra che la tua opera
sia quella di creare negli esseri umani la possibilità di crescere e di fare
esperienza in entrambe le direzioni .
Osho: "Certo, devo seguire entrambi i
percorsi ed il mio lavoro è il più complesso che sia mai stato tentato: pulire
attraverso le terapie i livelli inconsci, per poi elevare la consapevolezza
attraverso la meditazione. Voglio che i miei sannyasin (discepoli)
diventino consapevoli di tutti questi sette stadi: uno è quello in cui vi
trovate, tre sono sotto il livello cosciente e tre sopra. Di questi sette
livelli tre devono essere evitati e tre devono essere alimentati e ognuno
dovrebbe continuare a procedere verso il settimo.
Sto quindi operando in entrambe le direzioni:
con le terapie stiamo cercando di pulire gli episodi oscuri dell'essere e con le
meditazioni cerchiamo di dischiudere le potenzialità racchiuse nei 1ivelli
superiori dell'essere, e questo può essere fatto contemporaneamente.
Se un individuo rimane soltanto normalmente
cosciente non è qualcosa di cui vantarsi tanto...
Se cade al di sotto del livello cosciente, il
che è molto facile, visto che la linea di separazione non è molto netta e di
notte penetri nell'inconscio, i tuoi sogni penetrano alle volte nell'inconscio
collettivo e diventi un leone, il che non è altro che il ricordo di qualche
vita passata in cui avevi quella forma.
Puoi anche diventare una pietra, anche se è
piuttosto raro... Non ho mai incontrato nessuno che abbia fatto questa
esperienza, che starebbe a significare il raggiungimento dell'inconscio cosmico,
perché la pietra è nello stadio di inconscio cosmico. Ma la linea di
separazione non è molto netta, la consapevolezza è fluida: perfino durante il
giorno, se sei seduto da qualche parte, cominci a sognare ad occhi aperti, il
che non appartiene al tuo livello cosciente, ma è il tuo inconscio che si
rivela prendendo il sopravvento sulla mente conscia. A volte accade che dei
frammenti di coscienza dai livelli superiori schiudano le loro porte, perfino
alla gente più comune. Magari te ne stai seduto sulla spiaggia a guardare il
tramonto e tutto ad un tratto hai la sensazione di essere più sensibile.
All'improvviso avverti la bellezza di quel tramonto, come non ti era mai
successo prima. Hai la sensazione di essere più cosciente. Ogni suono, le onde
che accarezzano la superficie, ogni cosa diventano improvvisamente così
cristallini, chiari come non lo sono mai stati. Qualcosa del super-conscio, la
non-mente, è disceso nella tua normale consapevolezza, è penetrato in
te".
Domanda: "E' ciò che Maslow
definisce peak-experiences ?"
Osho: "Si, è esattamente ciò che Maslow
definisce peak-experience. Può accaderti mentre fai l'amore e provi
un'esperienza orgasmica. Si tratta semplicemente di una discesa del
super-conscio, della non-mente, che prende possesso della tua mente ordinaria,
ma non è un fenomeno che puoi controllare, non dipende da te, quindi può
giungere ed andarsene in qualsiasi momento. A volte non c'è alcuna ragione o
causa, sei seduto in silenzio e all'improvviso ti senti trasportato, avvolto da
una singolare bellezza, pervaso da una immensa gioia senza motivo, E questo è
soltanto il secondo livello oltre la normalità, non è niente paragonato al
super-conscio collettivo e il super-conscio collettivo non è niente paragonato
al super-conscio cosmico.
La psicologia sarà una scienza completa e
totale quando comprenderà tutti i sette livelli dell'uomo.
La mia definizione dell'uomo è (Zorba il
Buddha): Zorba consiste solo nei primi quattro stadi, la mente ordinaria ed i
suoi tre livelli inferiori. Buddha consiste dei tre livelli superiori. Tutte le
vecchie religioni hanno cercato di creare una spaccatura per cui i livelli
inferiori si dovrebbero negare e si dovrebbero accettare solo i livelli
superiori, perché solo questi sono autenticamente spirituali, mentre i livelli
inferiori sono animali. Per me invece bisogna comprendere il Tutto, osservarlo,
esserne testimoni, fondere i vari livelli in una unità e solo allora l'uomo sarà
integro, totale.
La mia definizione di quest'uomo è Zorba il
Buddha, e questa è la mia visione dell'uomo futuro".
Il superuomo: così parlò
Zarathustra
di Friedrich Nietzsche
Così parlò Zarathushtra:
Io vi insegno il superuomo. L'uomo è
qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? Avete percorso
il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato
foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia.
Ecco, io vi insegno il superuomo!
Il superuomo è il senso della terra. Dica
la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra!
Vi scongiuro, fratelli, rimanete fedeli
alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze!
Lo sappiano o no: costoro esercitano il
veneficio.
Dispregiatori della vita essi sono,
moribondi e avvelenati essi stessi, hanno stancato la terra: possano scomparire!
Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e
così sono morti anche tutti questi sacrilegi.
Commettere il sacrilegio contro la terra,
questa oggi è la cosa più orribile.
Zarathustra guardò meravigliato la folla.
Poi parlò così:
L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il
superuomo, un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un
periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso
rabbrividire e fermarsi.
La grandezza dell'uomo è di essere un
ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un
tramonto.
Io amo coloro che non sanno vivere se non
tramontando, poiché essi sono una transizione.
Io amo colui che vive per la conoscenza e
vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il
proprio tramonto.
Io amo colui l'anima del quale trabocca da
fargli dimenticare se stesso, e tutte le cose sono dentro di lui: tutte le cose
divengono così il SUO tramonto.
Io amo colui che è di spirito libero e di
libero cuore: il SUO cervello, in
tal modo, non è altro che le viscere del cuore, ma il suo cuore lo spinge a
tramontare. Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una ad una
dall'oscura nube incombente sugli uomini: essi preannunciano il fulmine e come
messaggeri periscono.
Ecco, io sono un messaggero del fulmine e
una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo.
E' tempo che l'uomo fissi la propria meta.
E' tempo che l'uomo pianti il seme della speranza più alta.
Io vi dico: bisogna avere ancora un caos
dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora
del caos dentro di voi.
E così parlò al suo cuore:
Una nuova luce è sorta al mio orizzonte:
compagni di viaggio mi occorrono e vivi, non compagni morti e cadaveri, da
trascinare dove io voglio.
A portar via molti dal gregge - per questo
io sono venuto. Pieni di collera verso di me, hanno da essere il popolo ed il
gregge: predone vuol essere chiamato dai pastori, Zarathustra.
Guarda i credenti di tutte le fedi! Chi
odiano essi massimamente? Colui che spezza le loro tavole dei valori, il
distruttore, il delinquente - ma questi è il creatore.
Compagni per il suo viaggio cerca il
creatore e non cadaveri, e neppure greggi e fedeli. Compagni nella creazione
cerca il creatore, che scrivano nuovi valori, su tavole nuove.
Compagni cerca il creatore, tali che
sappiano affilare le falci. Distruttori li chiameranno e dispregiatori del bene
e del male. Essi invece sono i mietitori che celebrano la festa.
Esperienze "di
vetta"
di Paola Giovetti
Ai giorni nostri sono ormai molto note le
cosiddette esperienze di premorte, cioè le visioni di coloro che per vari
motivi si sono trovati alla fine della vita e sono poi stati recuperati dai
medici. Tali esperienze presentano, indipendentemente da razza, ambiente e
condizionamenti socio - culturali, molti elementi comuni, che portano a ritenere
che si tratti di qualcosa di più di sogni o allucinazioni: il morente infatti
sperimenta se stesso staccato dal corpo fisico, che considera con notevole
disinteresse, è immerso in uno stato di serenità e pace, si vede venire
incontro persone care precedentemente defunte, rivede "il film della
vita", è consapevole di trovarsi in una dimensione fatta d'amore.
In tempi recenti sono state raccolte migliaia
di testimonianze di questo genere e si va alla ricerca di conferme indipendenti
di tale fenomenologia. Una delle più suggestive è senza dubbio quella del dr.
Albert Heim, un geologo svizzero che alla fine del secolo scorso, in seguito a
un'esperienza personale che l'aveva sensibilizzato alla tematica, condusse
un'inchiesta tra coloro che erano stati in punto di morte per cadute in
montagna. Le esperienze personali del dr. Heim e quelle dei suoi intervistati
sono in piena corrispondenza con quelle alle quali la ricerca moderna ci ha
abituati: assenza di dolore, benessere, sensazioni di pace e serenità. Il dr.
Heim presentò il suo studio veramente pionieristico all'Associazione Alpina
Svizzera, che nel 1892 lo pubblicò nel suo Bollettino. Ecco come il geologo
presenta il suo lavoro:
"Presentando ai lettori del Bollettino
una piccola ricerca sulla morte per caduta, non intendo elencare una serie di
storie spaventose e dolorose; e neppure intendo descrivere i singoli casi. Il
mio scopo è studiare scientificamente questi eventi e mostrare che essi sono a
volte spaventosi per chi vi assiste, ma non per chi li vive personalmente. Io mi
propongo di trattare in particolare un punto di estremo interesse, e cioè quali
sono state le sensazioni dell'infortunato nei suoi ultimi momenti di vita? Su
questo punto ci si fanno spesso le idee più spaventose, si pensa a sensazioni
di grande disperazione, di terrore, di spaventoso dolore fisico: le cose però
non stanno così! Non fa molta differenza che la caduta avvenga su una parete
rocciosa, sul ghiaccio o sulla neve, o sia dovuta a una valanga o anche a una
caduta: le sensazioni soggettive di chi precipita sono le stesse. E il medesimo
discorso vale per chi precipita da un'impalcatura, da un precipizio o da una
scala; per chi viene travolto da una vettura, per chi annega o cade in
combattimento. Tutti costoro, come è stato possibile constatare, provano le
stesse sensazioni e affrontano la morte con gli stessi sentimenti. Si dirà che
chi muore in questi incidenti non ha più la possibilità di raccontare quello
che ha provato, ed è vero. Tuttavia coloro che sono sopravvissuti possono
testimoniare anche per coloro che invece sono morti, in particolare quelli che
hanno avuto una perdita di coscienza. A livello di sensazioni, perdita di
coscienza e morte sono la stessa: cosa. Chi non si riprende dallo svenimento e
muore, non ha più la possibilità di raccontare; chi invece si sveglia,
riemerge come dalla morte e può raccontare esattamente com'è la morte per
improvviso incidente: costui in vita sua muore quindi quantomeno due
volte."
Il dr. Heim informa poi che da oltre 25 anni
sta raccogliendo questo materiale, constatando che nella grande maggioranza
degli infortunati (circa il 95%) si possono verificare, indipendentemente dal
livello culturale, gli stessi fenomeni.
In quasi tutti, al cospetto della morte, si
instaura il medesimo stato d'animo, che fra l'altro è diversissimo da quello
che si potrebbe generalmente pensare. Tale stato d'animo viene dal dr. Heim così
descritto: "Non viene avvertito alcun dolore e si prova pochissima paura:
ci si spaventa nettamente di più di al cospetto di pericoli minori. Nessuna
angoscia, nessuna disperazione, nessun dolore, ma tranquilla accettazione,
profonda rassegnazione, sicurezza spirituale e rapidità di valutazione.
L'attività; mentale è enorme, cento volte più veloce e intensa del normale:
non viene percepita nessuna confusione e l'eventualità di una vita d'uscita
viene valutata in modo chiaro e oggettivo. Il tempo sembra dilatarsi. Si agiste
con rapidità fulminea e le idee che vengono sono quelle giuste. In numerosi
casi avviene una visione improvvisa di tutto il proprio passato; infine chi
precipita sente sovente bella musica e ha la sensazione di esser librato in uno
splendido cielo azzurro con nuvolette rosa. Poi la coscienza si estingue senza
alcuna sensazione dolore in genere nel momento dell'impatto, che però al
massimo viene avvertito acusticamente, mai come dolore. Dei vari sensi, l'udito
è probabilmente quello che si estingue per ultimo..."
Il dr. Heim cita poi, a titolo di esempio,
alcune esperienze, tra cui quella di un collega, il dr. J. Sigrist, caduto dalla
vetta del Karpfstock, e la sua personale. Ecco, con le parole stesse del
protagonista, l'esperienza del collega: "La caduta non fu affatto
accompagnata da sensazioni di paura; al contrario, mi sembrava di
venire trasportato giù nel modo più
gradevole e durante tutta la caduta rimasi in piena coscienza. Considerai senza
timore e angoscia la mia situazione e il futuro della mia famiglia, che avevo
coperto con una buona assicurazione
e tutto questo con una rapidità veramente
insolita. Non smisi di respirare e soltanto il violento impatto sulla parete
rocciosa coperta di neve mi tolse senza alcun dolore la coscienza. Non sentii le
ferite alla testa e agli arti. Non potrei immaginare una morte più lieve e più
bella. Il risveglio tuttavia portò con sé sensazioni tutte diverse!"
La personale "avventura" del dr.
Heim risale al 1871 e avvenne quando il geologo insieme al fratello e ad altri
tre scalatori stava scendendo dal Santis ancora coperto di neve.
Heim aveva a un certo punto perso l'equilibrio
ed era precipitato per venti metri: "Sentii i colpi della mia testa e delle
spalle sul pendio roccioso, e sentii anche il colpo cupo quando toccai terra
dopo venti metri di caduta libera. Dolore non ne sentii che dopo circa un'ora.
Durante la caduta formulai un'infinità di pensieri, tutti coerenti e chiari, e
non simili a quelli che si fanno in sogno. Dapprima considerai la possibilità
che avevo di cavarmela, ricordai che avevo in tasca una bottiglietta di acido
acetico che mi sarebbe potuto servire: feci ben attenzione a non perdere il
bastone da montagna, che anch'esso avrebbe potuto essermi utile, mi tolsi gli
occhiali e li gettai via per non ferirmi gli occhi. Considerai le conseguenze
della mia caduta per i miei cari e per i miei compagni di spedizione, e mi dissi
che appena arrivato a terra, anche se fossi stato ferito gravemente, avrei
dovuto gridare con tutte le mie forze: 'non mi sono fatto niente!', in modo che
non si spaventassero troppo e fossero meglio in grado di raggiungermi. Vidi
anche la notizia della mia morte giungere ai miei e li consolai col pensiero...
Poi, come su un palcoscenico, vidi tutta 1a mia vita passata in innumerevoli
immagini: io stesso ne ero l'attore principale, tutto era trasfigurato in una
luce celestiale e tutto era bello e senza dolore, senza paura e senza angoscia.
Anche il ricordo delle esperienze tristi era nitido, tuttavia non malinconico.
Non c'era lotta né contrasto alcuno, anche il contrasto era divenuto amore. Mi
sentivo sempre più circondato da un meraviglioso cielo azzurro e intanto volavo
libero nell'aria e vedevo sotto di me un campo di neve... Poi sentii un colpo
cupo e la mia caduta ebbe fine. Ebbi in quel momento la sensazione che qualcosa
di nero mi passasse davanti agli occhi e con tutte le mie forze gridai più
volte: Non mi sono fatto niente!..."
In realtà il dr. Heim era rimasto svenuto
almeno mezz'ora; la neve evidentemente attutì l'impatto, così che se la cavò
con danni fisici relativamente modesti.
Come si è detto all'inizio, il dr. Heim
raccolse per anni esperienze di persone cadute in montagna, e forte della sua
lunga inchiesta, conclude il suo studio con queste parole: "Confrontando la
mia esperienza con tante altre di cui sono venuto a conoscenza, posso affermare
che la morte per caduta è soggettivamente una bella morte. Avviene in piena
coscienza, senza malattia, senza paura e senza dolore, in completa attività
mentale e sensoriale.
Chi è caduto in montagna ed è morto ha visto
come ho visto io nei suoi ultimi momenti il suo passato trasfigurato. Ha pensato
con amore ai suoi cari; ha udito musica celestiale, ha provato un senso di pace
:e serenità, ha volato in un cielo azzurro e rosa, dolcemente, beatamente,
pacatamente, e poi di colpo tutto è finito: il silenzio. L'incoscienza si
presenta spontaneamente, senza sofferenze e in questo stato un secondo e un
millennio sono identici: per noi, sono un Niente!"
Volutamente, Heim nel suo studio non affronta
le spiegazioni di questo fenomeno, si limita ai fatti e alle testimonianze. Alla
luce delle nostre odierne conoscenze sulle esperienze in punto di morte, lo
studio del geologo Albert Heim acquista però un significato particolare e viene
ad aggiungersi, come un tassello in un mosaico, a quanto finora sappiamo sulla
"terra di nessuno" tra aldiquà e aldilà.
La psicologia dei Buddha e i
sette livelli di realizzazione
di Osho Rajneesh
In passato non esisteva alcuna scienza
psicologica della patologia umana: non esisteva il primo livello della
psicologia.
Nessuno se ne curava perché la malattia
poteva essere scacciata senza entrare nei suoi meccanismi psicologici. Non
c’era bisogno di fare nulla. In Oriente esistevano alcune tecniche e tuttora
esistono che semplicemente ponevano nel nulla il disturbo. I matti venivano
mandati nei monasteri, presso maestri spirituali,
presso religiosi. In Oriente non c’erano gli psicanalisti, c’erano i
maestri. Lo scopo non era curare la mente, lo scopo era trascendere la mente. Ma
una cosa è aiutare un matto ad uscire dalla follia e altra cosa è creare una
scienza psicologica della follia. Per fare questo occorre un approccio
scientifico. In Occidente Freud, Jung, Adler e
altri hanno creato il primo livello di scienza psicologica: la psicologia della
patologia. Magari non sono stati d’aiuto alle persone che erano nei guai, ma
hanno creato un solido terreno scientifico sul quale la seconda psicologia - la
psicologia dell’uomo sano - può crescere.
Questo secondo livello, sviluppato da Maslow,
Fromm, Janov e altri, sta attraversando ora i tormenti della nascita. E’ un
approccio affermativo, che non pensa in termini di malattia ma in termini di
salute, sostanzialmente non preoccupato della patologia ma della crescita di un
essere umano integro.
Questo secondo livello della psicologia ha
preparato la strada dello sviluppo del terzo livello della scienza psicologica:
la psicologia dei Buddha.
Sono esistiti i Buddha,
milioni di individui hanno raggiunto la condizione di Buddha,
ma una scienza psicologica dei Buddha non è
stata finora possibile. Nessuno ha mai tentato di fare ricerca sulla mente
ridestata, di creare una disciplina scientifica. La condizione di Buddha
è esistita come un fenomeno individuale che nessuno ha tentato di studiare
scientificamente.
Gurdjieff
è stato il primo a tentare di sviluppare il terzo livello della psicologia ma
ha fallito. Era un mistico, egli stesso era un Buddha,
ma ha dovuto fare riferimento ad uno dei suoi discepoli P.D.
Ouspensky, per convalidare scientificamente e
costituire una disciplina da quello che era la sua conoscenza…
Ci sono almeno sette tipi di persone al mondo,
così devono esserci almeno sette Buddha. Devono
essere studiati molto profondamente, uno per ciascun tipo. Tutti e sette i tipi
dovranno essere compresi. Finché tutti e sette i tipi non verranno studiati
veramente a fondo, passo per passo, strato per strato, il terzo livello della
scienza psicologica, la psicologia dell’illuminazione
non potrà essere formulata.
Nuovi e vecchi sciamani
di Italo Bertolasi
Lo sciamano è un uomo coraggioso che sfida
l'ignoto e i misteri della nostra esistenza. Un mistico che riesce a curarsi da
dolorose malattie iniziatiche e laceranti crisi esistenziali che lo trascinano
al limite della follia. Un artista che inventa psicodrammi e danze estatiche per
rinsaldare il gruppo e perpetuare così i miti del clan. È uno psicologo
contadino che ristabilisce l' equilibrio armonioso tra il "dentro" e
il "fuori", tra il corpo e l'anima, tra l'uomo e gli dei. È un medico
e un erborista che conosce le "piante maestre" officinali e
psichedeliche. Un econauta che "naviga" nella natura selvaggia spiando
gli animali eletti a spiriti guida. L'aquila insegna agli sciamani della Siberia
il "volo magico" in paradiso. I "tusu guru" Ainu hanno come
"maestro" di danza l'orso e il salmone. Gli sciamani amazzonici
imitano alla perfezione il canto degli uccelli e per diventare forti e
invincibili come gli animali della giungla si adornano di piume colorate e di
orchidee. Per "guardare dentro e guardare fuori verso un mare di
stelle" gli indios Yanomani bevono il tè allucinogeno di Ayahuasca
ricavato dalle liane della Banisteripsis Caapi e gli sciamani amerindi usano il
"peyote", un cactus psichedelico. I sadu indiani India fumano il
polline della Cannabis Sativa e i visionari della Siberia ingeriscono l'Amanita
muscaria, un fungo allucinogeno ricco di muscarina e miscimolo, tossici e
psicoattivi.
Lo sciamano indossa un abito rituale che è
anche una corazza antidemoni, una mappa di simboli cosmici e di itinerari
metapsichici. Alcuni si credono maghi del clima e re delle piogge che assicurano
caccia e raccolti.
In un revaival dell'arcaico e della
spiritualità poeti come Rimbaud e Henry Miller, antropologi famosi come Claude
Lèvi Strauss, esploratori della coscienza e della bioenergetica come Jung,
Groddeck e Reich e artisti come Picasso, Grotowski e Julian Beck li hanno
"spiati", studiati e ammirati. Perché come scrive Claudine Brelet:
"per noi occidentali la ricerca sciamanica è un viaggio non dissimile alla
fuga dei bimbi e degli adolescenti, ma anche degli adulti che, avidi di scoprire
il mondo, lasciano la gabbia delle città per aprirsi ai venti. Per lasciarsi
trascinare dalla sinfonia della natura che li strega e li affascina".
Aggiunge l'etnobotanico e studioso dell'umanità Terence Mc Kenna: "un
rinnovato sciamanesimo è l'ultima buona speranza per riattivare i canali di
comunicazione diretti con l'Altro, con la "mente" della Natura. Un
rinascimento del nostro rapporto arcaico con le piante maestre (e con gli
sciamani) potrebbe creare i nuovi modelli di vita del XXI° secolo, così come
il computer (e la velocità delle comunicazioni) è il modello dominante di
questo tardo XX° secolo".
Ma oggi dove sono finiti gli sciamani? Con la
distruzione delle foreste, della wilderness e il genocidio delle popolazioni
aborigene anche lo sciamano, uomo "arcaico" e supersensibile, sta
scomparendo. Lo sciamano esprime la spiritualità, l'arte, la scienza delle
culture più povere della terra, sconfitte dai colonialismi e dai nazionalismi.
Nel mondo d'oggi senza bibbie e gran monasteri, senza sponsor miliardari e senza
pubblicità sui mass media, lo sciamano non riesce a raccontarsi e perciò a
esistere. E le nuove generazioni del "terzo mondo" che inseguono le
"vecchie" idee del consumismo e delle mode americane non ne vogliono
più sapere di diventare sciamani.
Ma quando tutto sembra perduto il mondo è di
nuovo a una svolta. La caduta di ideali politici e dei miti di un eterno
benessere ha creato un profondo disagio e una curiosità verso nuovi modelli di
vita che contemplino la spiritualità e piani evoluti di coscienza. Ecco allora, con
Da pochi anni è nato in America l'UTA -
Urgent Tribal Assistance - un progetto internazionale a tutela della cultura
sciamanica in aree a rischio. Si vogliono abbattere le barriere culturali e
finanziarie e la "congiura di silenzio" che circonda lo sciamanesimo.
La fondazione paga dei vitalizi a degli sciamani eletti " patriarchi
dell'umanità " che sono studiati e difesi come patrimoni culturali del
mondo. Tra i beneficiari di questo premio c'è un'anziana "mamas"
della tribù colombiana dei Kogi, una sciamana della Siberia e il "lapa"
Wangchuk, un esorcista tibetano che vive nel campo profughi di Tashi Palkiel in
Nepal.
Anche in Europa e in Italia girano ormai con i
loro tamburi i primi sciamani "bianchi". John Perkins ex manager di
successo e fondatore dell' "Earth Dream Alliance" che difende le
foreste dell'Amazzonia si è fatto educare dagli indios Quechua delle Ande e dai
Shuara dell'Amazzonia. Ha scritto due libri: "Psiconavigation" dove
insegna a viaggiare al di là del tempo e all'interno dell'anima e "The
stress free habit" dove elenca pratiche antistress e altri consigli
salutisti dei suoi amici sciamani. Nei suoi workshops ci guida a stati di
rilassamento profondo e alla ricerca dei nostri spiriti guida e animali totem.
Frank Natale dopo un noviziato da guru famosi - Muktananda e Krishnamurti - fonda in America la "Phoenix House" dove si assistono giovani sbandati e drogati. Nella foresta amazzonica riceve un'iniziazione sciamanica e dopo una folgorazione decide di insegnare nel mondo la "trance dance", danza sciamanica. Con gli occhi ricoperti da una bandana e accompagnati da tamburi ci si abbandona a un movimento autogeno e curativo che nasce dal cuore e che esprime la nostra voglia di vivere e la nostra "danza sacra". Ci dice Frank Natale: "Nella trance dance siamo liberi di danzare e gioire alla vita con libertà, senza chiedere il permesso a nessuno. Allora non esistono più peccati, non esiste morale. Il grande errore è quello di non volersi bene, di danneggiarsi qualche volta così profondamente da privarsi dell'autostima e dell'amore per se stessi". Suonare il tamburo sciamanico e danzare e viaggiare ai "confini del mondo" ci fa ritrovare la forza dell'Assoluto che è in noi. E si comprende che tutto quel nostro cercare è già di per sé un trovare. Il nuovo sciamano del terzo millennio è un nuovo Siddharta sempre in cammino: " non per cercare un'altra e migliore dottrina, poiché lo so, che non ve n'è alcuna, ma per abbandonare dottrine e maestri e raggiungere da solo la mia meta o il morire". Un uomo che si risveglia come un re al centro del mondo e si guarda attorno per la prima volta come un neonato: " Il cielo pareva fluire lentamente come i fiumi. Immobile stava il bosco e la montagna e in mezzo v'era lui Siddharta. Bello era il mondo, variopinto, raro e misterioso era il mondo ! ".
L'uomo sconosciuto - La
misteriosa nascita di una nuova specie umana
di Yatri
a cura di Francesca Rabuffi
Da "Unknown Man - The misterious birth
of a new species", Simon and Schuster ed.
"L'uomo sconosciuto" è la prima
dichiarazione da parte di una nuova specie che sta nascendo sulla terra.
L'ultima volta che capitò un simile evento fu 35mila anni fa, quando ci fu
l'evoluzione della scimmia ad Homo Sapiens. L'autore del libro ha raccolto una
grande casistica sia di tipo scientifico, che mistico, per supportare il proprio
assunto: una nuova specie emergerà dal seme rimasto dormiente per millenni
della nostra eredità genetica. Il libro rivela come l'umanità sia ricca di
capacità miracolose rimaste fino ad oggi ancora sconosciute, ma che, una volta
scoperte, cambieranno radicalmente la nostra condizione, permettendoci di vivere
in quello "stato naturale" fino ad oggi riservato a pochi eletti.
Negli ultimi 20 anni, il mondo occidentale ha cominciato a valutare in un'ottica
completamente diversa gli insegnamenti dei mistici orientali e quei valori e
quelle tradizioni, troppo a lungo ignorate in favore di un pensiero razionale e
strettamente scientifico. Le moderne scoperte scientifiche ben si accompagnano
all'antica saggezza dei mistici e questo libro se ne serve per dimostrare
l'esistenza di funzioni evolutive più sofisticate, esistenti all'interno del
nostro sistema ghiandolare, del nostro cuore e del nostro cervello, funzioni che
- una volta attivate - possono portare l'uomo in quello stato di
"illuminazione naturale", tipico dei grandi maestri, come Buddha, Lao
Tzu, Ramana Maharshi e altri, pionieri di quel tipo di vita illuminata, che è
la chiave del prossimo passo evolutivo dell'uomo.
Mescolando abilmente scienza e misticismo,
fatti e supposizioni, l'autore crea un vivido e sorprendente ritratto dell'uomo
che verrà e di come noi - ormai vecchi Homo Sapiens - dobbiamo prepararci per
ciò che verrà.
Funzioni non utilizzate della specie umana:
1. Ci sono delle funzioni sconosciute
all'interno del cervello di cui la scienza moderna comincia solo oggi a
sospettare l'esistenza. Eppure, queste stesse funzioni erano già state
chiaramente spiegate dalla scienza e dai mistici in molte parti dell'Europa e
del Medio Oriente 2500 anni fa.
2. Queste potrebbero essere legate a un più
alto stato di coscienza e sembrano avere un significato all'interno dello
sviluppo evolutivo dell'uomo.
3. La nostra specie ha generalmente ignorato
queste funzioni e le ha lasciate dormienti scegliendo un sentiero evolutivo che
ci ha portati ad un punto morto.
4. La specie umana ora deve affrontare una
crisi di deprogrammazione e una revisione radicale della vera natura della
situazione.
Testimoni evolutivi
Ci sono stati rari e isolati esempi di
individui che, quasi per caso, hanno varcato una particolare soglia evolutiva e
ritenuto di sapere qual è l'obiettivo evolutivo della specie. Questi pionieri
ci spiegano chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Si delinea una
comune convergenza tra diverse testimonianze evolutive. Informazioni
dettagliate, provenienti da tradizioni e culture molto diverse, hanno dunque
qualcosa in comune. I1 maggior comune denominatore è la spiegazione
dell'evoluzione dell'uomo attraverso sette livelli di coscienza evolutiva.
Recenti modelli scientifici occidentali hanno inoltre notevoli aspetti in comune
con quelli delle antiche visioni mistiche. Qualche scoperta sembra già indicare
quale sarà la prossima tappa dell'umanità.
Le condizioni per un cambiamento evolutivo
1. E' ormai un fatto riconosciuto che ogni
cambiamento evolutivo è scatenato da una crisi ambientale di qualche tipo, come
un cambiamento drastico della temperatura, un'esplosione demografica,
un'alterazione del clima, o un impoverimento dell'habitat naturale. Attualmente
noi dobbiamo affrontare tutti questi fattori simultaneamente.
2. Le scoperte tecnologiche e scientifiche
stanno accelerando oltre le nostre capacità e la nostra saggezza
nell'utilizzarle, e di conseguenza potremmo essere proiettati verso una
catastrofe senza precedenti, se non facciamo un salto di qualità nella
comprensione delle cose.
3. Almeno sette delle esplosioni tecnologiche
e culturali degli ultimi quattro decenni sono sufficientemente importanti da
denotare la bomba evolutiva; esse sono e continuano a essere attive
simultaneamente, creando tra di loro delle reazioni a catena secondarie.
4. Un cambiamento radicale è avvenuto nel
campo delle idee nei due decenni scorsi di un'importanza senza precedenti nella
nostra storia. Ogni ipotesi prestabilita è stata messa in dubbio: da quelle
scientifiche, a quelle religiose, all'intero codice morale ed etico della nostra
società. I1 nostro modo di vedere noi stessi la nostra specie nel suo insieme e
l'universo in cui viviamo, ha subito dei profondi cambiamenti. Per la prima
volta nella storia la nostra specie sta cercando di raggiungere - su scala
globale - una più profonda presa di coscienza
Buddhafield - Il campo di informazioni
buddhico
E' mai possibile che un unico individuo possa
cambiare la direzione evolutiva della specie? Se ci fossero cento saggi, o
uomini e donne illuminati, sarebbero sufficienti a provocare l'aprirsi di quella
soglia evolutiva che darebbe inizio a una nuova forma? Sappiamo dal Buddha
Gautama che esiste uno strano fenomeno chiamato Buddhafield (Campo
energetico di Buddha). 2500 anni fa un'incredibile folla di più di 10.000
monaci si riunì intorno a lui, nel piccolissimo stato di Bihar, in India. I1
Buddha affermò che l'intensa energia generata intorno a lui, aveva iniziato
questa reazione a catena. E così sembrò essere, poiché, da tutti i racconti,
più discepoli raggiunsero l'illuminazione con lui, che con qualsiasi altro
Maestro, in tutti i tempi. Però, egli non era solo a Bihar. c'erano almeno
sette altri esseri illuminati del suo calibro, che vivevano nello stato di Bihar,
fra cui Mahavira.
I1 fenomeno dell'illuminazione, però, non fu
ristretto a quella piccola parte dell'India. Esseri illuminati e di genio
apparvero simultaneamente, sia dal lontano che dal vicino Oriente. Difficilmente
può essere una coincidenza il fatto che tanti esseri illuminati e pieni di
coscienza arrivassero nello stesso tempo, a meno che non ci fosse un campo
invisibile capace di influenzare la coscienza, al di là delle barriere
geografiche.
Uno dei nostri attuali pionieri
dell'evoluzione, ha descritto in dettaglio il Buddhafield: "Rivolgersi
a un Campo Maestro, in cui tutti i processi evolutivi hanno già avuto luogo,
permette di accelerare e amplificare i cambiamenti o di vivere direttamente in
quel sistema, senza i passaggi obbligati associati con la lotta individuale per
l'evoluzione. Quindi, come ho indicato, l'adepto spirituale è un meccanismo
unico in natura, che serve all'evoluzione umana e spirituale di tutti gli esseri
umani oltre che alla trasformazione e all'evoluzione di tutti gli esseri e di
tutti i processi esistenti nel cosmo". -di Da Free John.
Una nuova via evolutiva
Se accettiamo, almeno in teoria, che la forza
trainante dell'evoluzione sia il bisogno di "essere conosciuti", e
quindi che il bisogno primario dell'esistenza sia di vedere sé stessa riflessa
nello specchio della coscienza, allora il vero scopo dell'umanità risulta
essere quello di offrire all'Esistenza una superficie che la rifletta.
A questo punto delle nostre ricerche, però,
la terra comincia a tremarci sotto i piedi, perché sembrerebbe che, ogni volta
che un nuovo specchio di coscienza raggiunge il Vuoto portando con sé una nuova
coscienza di se stesso, l'esistenza diventi sempre più cosciente. Divenne
cosciente soltanto nel corpo dell'uomo, al terzo livello. Lungo la scala
dell'evoluzione divenne - grazie agli sforzi dei pionieri dell'evoluzione - più
cosciente di sé stesso e dei suoi problemi. Fu solo al raggiungimento del
settimo livello che avvenne il riconoscimento della sua condizione originale.
Non era uomo, era Dio.
Ora, se dobbiamo credere ai mistici, ogni
volta che la coscienza umana raggiunge il Vuoto,
L'evidenza, fino ad oggi, ci dice che le
specie umane attuali sono i guardiani del Terzo livello e sarebbe quindi logico
dedurre che il prossimo stadio evolutivo di specie sarà al Quarto Livello e
oltre. Il prossimo avanzamento evolutivo potrebbe prendere una direzione
completamente diversa. Se le prossime specie, ad esempio, iniziassero al livello
del Cuore Psichico (Quarto Livello), manifestando poteri paranormali come la
telecinesi, la telepatia, proiezioni astrali e controllo sulla materia, allora
quelle specie sarebbero in un mondo spirituale profondamente diverso da quello
che conosciamo.
E non abbiamo assolutamente modo di prevedere
come potrebbero svolgersi le cose. Molti si sono trovati d'accordo sul fatto che
la "mente stessa è il tempo".
La capacità forse più significativa di
qualsiasi struttura dissipatrice, come la mente, e la ragione stessa della sua
esistenza, sta proprio nel suo potere di distruggere1'intera simmetria del
tempo. L'essere stesso della mente è in divenire.
Né la mente, né l'evoluzione emergono
improvvisamente nel tempo esse sono il tempo. La stessa mente è forse la
più grande e complessa struttura dissipatrice del nostro universo è la più
grande creatrice di fluttuazioni in qualsiasi ambiente "non - in -
equilibrio". Di conseguenza, come specie, siamo depositari del seme della
nuova Genesi evolutiva.
Ogni drastico cambiamento nella nostra
coscienza, ogni profonda alterazione del nostro modo di percepire il nostro
posto nell'universo, qualunque azione che generi nell'ambiente ulteriore
eccitazione, in aggiunta alle forti fluttuazioni già presenti, può far saltare
questo equilibrio precario e può aprire la via a una nuova strada evolutiva.
La genesi
"Quando la materia comincia ad essere
disturbata da condizioni di non - equilibrio, si organizza: si sveglia. Succede
che il nostro mondo sia un sistema di non - equilibrio".
Esiste un recente modello coevolutivo che
sottintende come il "rnacro sistema" del nostro pianeta sia
altrettanto dipendente dal microsistema di atomi, cellule e batteri di cui è
formato, quanto il "microsistema" stesso dall'intero ambiente del
globo. L'evoluzione è vista quindi come un'avventura di cooperazione. Il
pianeta è così un vasto sistema auto-organizzato, un organismo vivente che
contiene miliardi di situazioni "del tutto non - equilibrate", che
creano a loro volta in continuazione nuovi "micro - sistemi", i quali
a loro volta - come quel primo batterio che aiutò a creare l'atmosfera della
terra - alterano il "macro-sistema". E' una gigantesca opera d'arte in
continuo mutamento, che si ricrea in continuazione nel punto in cui un sistema
potrebbe prendere qualunque direzione. Questi punti critici - o punti di
biforcazione - sono proprio i punti dove il sistema improvvisamente prende nuove
connotazioni. La mente umana - come parte di questo intero sviluppo dentro lo
sviluppo - sta ora producendo enormi fluttuazioni, con l'effetto profondo che ha
sull'ambiente.
Questo coinvolgimento della mente umana ha
spinto il sistema a un nuovo punto di biforcazione, dove, in qualsiasi momento,
la struttura della cellula, dell'uomo, del pianeta del sistema solare e oltre,
potrebbe trasformarsi in una forma nuova, più complessa e più evoluta.
L'essere umano è l'elemento chiave di questa struttura, dato che è portatore
della fondamentale struttura dissipativa: la coscienza. L'evoluzione della
coscienza, con l'arrivo dell'Homo Sapiens, è l'inizio di una reazione a catena,
che termina in un livello di realtà completamente diverso.